Le nostre riforme monetarie

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Christian Tambasco

Re: Le nostre riforme monetarie

Messaggioda Christian Tambasco » 22 giu 2010, 13:23

ogni tanto fa bene rileggere le discussioni dal principio e questa è una di quelle che merita

i punti base espressi da vito, come già scritto, li condivido tutti, francesco potrei addirittura delegarlo per parlare in mia vece, soprattutto sull'interesse, alessandro ha stimolato punti molto delicati su cui almeno io mi trovavo in stallo, così come nico con gli spunti circa i limiti dello stato, stefano mi ha fatto saltare sulla sedia con quel "il prestito con restituzione è concesso a chiunque", ma poi riflettendo penso che l'unica cosa che possiamo fare è garantire un sistema trasparente e equo che dia le stesse possibilità a chiunque nell'ambito di leggi condivise poi c'è un processo di maturazione che dobbiamo rispettare e che non è scritto da nessuna parte che prenda la strada preventivamente ipotizzata, non puoi accelerare né ritardare...un po' come la lievitazione dell'impasto...ci vuole il tempo necessario altrimenti il risultato cambia.

una volta creati o ripuliti alcuni meccanismi possiamo solo agire all'interno di questi e costituire/offrire un confronto continuo non si può imporre un pensiero, ma lo si può sviluppare/proporre

se da un lato ci saranno persone che premiano(domanda) progetti(offerta) come il grande fratello, dall'altro ci saranno persone con progetti agli antipodi che cercheranno di stimolare un altro tipo di evoluzione, un altro concetto di cultura, un altro modo di pensare l'intelligenza, un' altra concezione del modus vivendi sociale il confronto tra queste filosofie di pensiero determinerà la società del presente

se il mondo è dominato dalle pecore si vivrà da pecore con buona pace dei pochi che non si ritengono tali e che null'altro possono fare se non scuotere(intellettualmente parlando) gli altri

tutto si sintetizza nella differenza tra socrate e platone dove il primo lavorava cercando di illuminare la base e il secondo parlava di illuminati che avevano la responsabilità di governare separati dai governati. il primo ha fallito solo perché tutti hanno scelto sempre la strada del secondo che, a partire da lui stesso, anch'essa si è sempre rivelata fallimentare

oggi col senno di poi e il contributo di molti pensatori possiamo concederci di provare la strada più difficile ovvero la nostra e la vedo molto simile a quella di socrate e krishnamurti

attraverso il confronto continuo, il sostegno delle nostre convinzioni, il coinvolgimento dell'altro, accettando anche il fatto che preferisca non schiodare da quella sedia, senza mai trascurare di fargli presente il nostro dissenso e le basi su cui tale dissenso poggia

per questo alla corvée preferisco spazi aperti al dibattito, alla partecipazione per stimolare il confronto, nessuno vuole sturare le fogne??? perfetto ne riparleremo tra una mesata (se poi abito nella tua città anche prima) vedrai se poi non ti organizzi, oppure non ce n'è bisogno perché ci saranno persone che per integrare il loro RdC, volontariamente presteranno il loro servizio.

puntare alla spontaneità attraverso la consapevolezza

P.S.: questi thread mi commuovono :cry:

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Lerda Michele
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Re: Le nostre riforme monetarie

Messaggioda Lerda Michele » 22 giu 2010, 16:51

A parere mio nella fase di transizione lo stato deve fare delle scelte, nell' esempio della fiat o delle case automobilistiche in generale la condizione affinchè possano continuare ad esistere potrebbe essere: o convertite gli stabilimenti in produzioni di auto che abbiano una vita utile decente rapportata al costo ( o costruite macchine ad acqua che con cella elettrolitica produce idrogeno... ) oppure chiudete pure i battenti. Se non accettano queste condizioni la produzione passa in mano dello stato, oppure lo stato può decidere come occupare momentaneamente i disoccupati, per esempio realizzando le opere che servono alla comunità ( per esempio: battaglia all' abuso edilizio per salvaguardare le strutture soggette a rischi dovuti a calamità ).

La fase di transizione ha bisogno di una guida che possa riflettere le esigenze di cambiamento della società, nel caso delle lobby e delle multinazionali penso che lo stato debba intervenire e non lasciare all'autoregolazione o almeno non in tutti i casi.
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MrDrago88

Re: Le nostre riforme monetarie

Messaggioda MrDrago88 » 13 lug 2010, 0:20

Vito, perché non pubblichi su questo thread gli schemi che hai pensato, quelli che si trovano sulle tue slide? Magari spiegandoli...

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Umiltao

Re: Le nostre riforme monetarie

Messaggioda Umiltao » 29 dic 2010, 13:54

Tanto per rinfrescare il thread e fissare un' idea di massima con ulteriori spunti... riprendiamo l' analisi dell' interesse monetario, rilevandone gli aspetti negativi.

Il concetto di interesse monetario va eliminato dalla testa perché:

• è una perdita secca per il debitore (Alessandro, ci vuole il tuo articolo :) );
• manca il "sottostante" reale: un' emittente o un prestatore generico che chiede un interesse per un prestito non fornisce alcun valore aggiunto (beni o servizi) in ragione dell' interesse a suo favore, ma solo mezzi di pagamento di costo pressoché nullo;
• il prestatore che prende l' interesse rappresenta un puro parassita economico, dato che riceve rendite finanziarie IN ANTICIPO SUL CICLO PRODUTTIVO REALE;
• le rendite finanziarie (interessi = frutti) generate dal debito / dall' obbligazione a favore del prestatore sono generalmente inversamente proporzionali alla solvibilità del debitore: più il debitore sta male, più il creditore guadagna;
• è privo di senso in un' economia dove la comunità crea e presta mezzi di pagamento a privati senza limite;
• non ha senso in un' economia che mantiene comunque la possibilità di investire capitali e di praticare attività imprenditoriali da cui ottenere profitto (è un grave errore confondere profitto con interesse);
• non ha senso il concetto di rischio per il prestatore a giustificazione etico/economica della sua rendita finanziaria, dato che se si vuole rischiare (e speculare) già lo si può fare entrando nel capitale delle aziende;
• è un concetto idiota poiché si origina dai concetti di rarità e di costo che si sono purtroppo sedimentati a causa di 1. mancanza di moneta per investire quando ci si appoggiava sui metalli nobili (credendo che il valore fosse una dimensione della materia) e 2. cultura monetaria limitata soltanto a pochi attori economici (banchieri) e rimasta tale per secoli, per cui oggi viviamo senza sapere che la rarità e i costo di qualsiasi cosa vengono letteralmente creati dal nulla e pilotati ad arte.

Aggiungete altri aspetti negativi dell' interesse monetario che non ho qui elencato.

Francesco Fata
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Re: Le nostre riforme monetarie

Messaggioda Francesco Fata » 29 dic 2010, 17:58

In allegato un prospetto di come (per ora) la vedo io circa la differenza tra prestiti tra privati a interesse (pur con privazione di denaro da parte del prestatore) e prestiti statali senza interessi con denaro creato dal nulla.

E' da sviscerare piuttosto (nel Caso 1) di come può intervenire la sovranità monetaria pubblica in aiuto di Caio (discorso di Sandro sui buoni emessi e convertiti dallo stato in denaro garantito del bene/servizio potenziale)
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Huro Chan
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Re: Le nostre riforme monetarie

Messaggioda Huro Chan » 29 dic 2010, 20:44

Ecco la risposta della moglie di mio fratello, studentessa di economia, dopo discussione a tavola su signoraggio e interessi bancari. In seguito le ho sottoposto i punti indicati da Vito riguardo gli aspetti negativi degli interessi:



::
"non ha senso in un' economia che mantiene comunque la possibilità di investire capitali e di praticare attività imprenditoriali da cui ottenere profitto (è un grave errore confondere profitto con interesse)"....i capitali non puoi averli liberamente....il rischio e che il sistema vada a pezzi è grosso...
Ripeto… se tu ti riferisci all’inutilità del tasso di interesse che applica la BCE o la BCN per me stai sbagliando….Esso serve e come…Cerco di spiegarti…La BCE è stata costituita per tutelare la stabilità dei prezzi nei paesi facenti parte dell’unione europea monetaria. La stabilità dei prezzi è fondamentale in quanto la deflazione oppure l’inflazione possono avere gravi conseguenze sull’economia di un paese. La BCE decide il livello dei tassi di interesse a breve termine, al fine di contrastare le pressioni inflazionistiche e deflazionistiche e assicurare il mantenimento della stabilità dei prezzi nel medio periodo. Una banca centrale che garantisca la stabilità dei prezzi contribuisce in misura significativa al conseguimento di finalità economiche più generali quali il miglioramento del tenore di vita e il mantenimento dell’attività economica e dell’occupazione su livelli elevati e più stabili. Come unica emittente di banconote (e riserve bancarie), per meglio dire fornitrice monopolistica della base monetaria, la banca centrale determina i tassi ufficiali, cioè i tassi di interesse nominali a breve sui prestiti concessi alle banche. Le attese circa l’andamento futuro di questi tassi possono a loro volta influire su tutta una serie di tassi di interesse bancari e di mercato di più lungo periodo.
In base al Trattato che istituisce la Comunità europea, l’Eurosistema gode di piena autonomia nell’assolvimento dei propri compiti: ne la BCE, ne le BCN appartenenti all’Eurosistema, ne i membri dei loro organi decisionali possono sollecitare o accettare istruzioni da qualsiasi altro organismo.. Inoltre, il divieto di concedere prestiti agli organismi comunitari o agli enti pubblici nazionali rappresenta un ulteriore elemento di protezione dell’Eurosistema da interferenze politiche. L’obiettivo primario dell’Eurosistema e assicurare il mantenimento della stabilità dei prezzi nell’area dell’euro in modo da preservare il potere d’acquisto della moneta unica, quindi evitare inflazione e deflazione……

Il tasso di interesse parte sicuramente dalla BCE che lo applica alle banche ….queste a loro volta lo applicano alle famiglie e alle imprese che si vogliono indebitare…Senza tassi il sistema andrebbe a pezzi…. L’inflazione aumenterebbe a causa della facilità con cui ognuno potrebbe disporre di moneta.....


Brividi.
Arturo Tobia - Berlino

'Il denaro è un'allucinazione collettiva.'
[F.Battiato]

‘Who controls energy controls whole continents, who controls food controls people, who controls money can control the entire world’. [H. Kissinger]

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Umiltao

Re: Le nostre riforme monetarie

Messaggioda Umiltao » 29 dic 2010, 20:45

aggiocampà detto Francesco Fata ha scritto:discorso di Sandro sui buoni emessi e convertiti dallo stato in denaro garantito del bene/servizio potenziale
Si tratterebbe di emissione monetaria vera e propria e INEDITA rispetto a quanto detto finora, visto che (se non sbagli©o) prevede la produzione di beni/servizi PRECEDENTE l' emissione monetaria o, se la tempistica tra produzione ed emissione non può essere considerata diversa da prima, sicuramente è inedita poiché prevede potere d' acquisto MONETARIO del produttore di beni/servizi dopo fotocopiatura del valore nominale del prodotto (come è deciso il valore nominale? media di mercato? trattativa ad hoc e con chi?). Sarebbe una sorta di reddito monetario da lavoro autonomo senza debito e senza scambio moneta-prodotto con terzi (una sorta di reddito di cittadinanza da produzione di beni/servizi, anziché da esistenza della persona fisica).
Nei casi finora trattati in questo thread l' emissione monetaria precede la produzione di beni/servizi (sia coprendo la spesa pubblica, sia erogando i redditi di cittadinanza, sia prestando a privati).

Sandro, spiega™ qui© per bene la tua idea in merito (io ho dato solo un' interpretazione), sennò non si capisce e non si innesta il tutto nella discussione (dato che siamo in area pubblica occorre chiarezza anche per chi legge come semplice visitatore del forum). Messa così come ha fatto Francesco pare qualcosa spuntata fuori da chissà dove...

~~~

Huro Chan, sono le solite risposte, trite e ritrite. Imparate a memoria sui libri di economia. Con queste persone NON ci può essere alcun dialogo: pensano di dire la verità assoluta solo perché sono «universitarie». Sono fondamentaliste, fanatiche e piene di sè. Hai presente «inflazione©™®»...?
La classica scaletta:
Ciao a tutti, IGB© è onesto, il politico no→ Sbagli©, perché bla bla [...], vedi forum→ No, 1=2, inflazione → Idiota! → Offendi e non sai → Ok, addio. Avanti il prossimo.

Come puoi anche solo pensare di ragionare con gente che pone come condizione iniziale imprescindibile «il Sistema Bancario»?
Tu affermi che la Banca ruba, loro ti rispondono che la Banca produce un servizio indispensabile. Come se a quelli che lottano contro il pizzo si rispondesse che la Mala crea posti di lavoro e benessere.

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marcos

Re: Le nostre riforme monetarie

Messaggioda marcos » 30 dic 2010, 10:31

Volevo fare una considerazione sull'interesse applicato ai prestiti. Al di là della scelta tra finanziamenti da sottoporre o meno a interesse (secondo anche diversi criteri), in un sistema a moneta-proprietà, ovvero in cui la quantità di moneta ritirata e distrutta risulta minima e dipendente dalle oscillazioni dell'economia reale, l'interesse avrebbe gli stessi effetti che nel sistema attuale?
Cioè, attualmente l'interesse è l'aspirapolvere (buco nero) che accelera il processo di rarefazione monetaria che congela quindi mercato e sviluppo, con conseguenti "crisi" a seguito.
Nel caso di riforma, l'applicazione di un interesse "etico" (vincolato quindi a requisiti particolari del finanziamento) non sarebbe per così dire controbilanciato dall'emissione priva di debito (a livello aggregato di massa monetaria)?

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Re: Le nostre riforme monetarie

Messaggioda Francesco Fata » 30 dic 2010, 11:14

Per vito:
capisco la tua esigenza di non essere OT sempre e ovunque.
Quindi quando hai dirottato la discussione che era su PRIMIT 2.0 verso l'area pubblica ero un po' scettico (per via dei discorsi "embrionali" che stavamo facendo) ma l'ho accettato.
E' altrettanto chiaro che appositamente non ho citato l'idea di sandro sui buoni emessi e convertiti proprio perchè "embrionale", da discutere e sviscerare. Dare in pasto a tutti qualcosa ancora in fase di discussione interna potrebbe dare adito a equivoci in rete da parte dei soliti idioti di turno incapaci di discernere ma capaci solo di "secernere" merda dalla bocca.
Se dobbiamo discutere di questioni embrionali, per me non sarebbe male tornare su PRIMIT 2.0
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Re: Le nostre riforme monetarie

Messaggioda Francesco Fata » 30 dic 2010, 11:48

Umiltao ha scritto:• non ha senso il concetto di rischio per il prestatore a giustificazione etico/economica della sua rendita finanziaria, dato che se si vuole rischiare (e speculare) già lo si può fare entrando nel capitale delle aziende;


Infatti nel contratto di prestito (specie se supportato da garanzie) il concetto di rischio è "nullo" o "prossimo allo zero" di per sè, in quanto chi riceve il prestito, comunque vada l'attività imprenditoriale, è tenuto a rimborsarlo per intero, prima vendendo tutto il patrimonio sociale, poi, nei casi previsti per legge, anche col proprio patrimonio personale
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Re: Le nostre riforme monetarie

Messaggioda sandropascucci » 30 dic 2010, 12:15

Francesco Fata ha scritto:di per sè


lo sottolinei pure?
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Re: Le nostre riforme monetarie

Messaggioda sandropascucci » 30 dic 2010, 12:18

Umiltao ha scritto:Sandro, spiega™ qui© per bene la tua idea in merito (io ho dato solo un' interpretazione), sennò non si capisce e non si innesta il tutto nella discussione (dato che siamo in area pubblica occorre chiarezza anche per chi legge come semplice visitatore del forum). Messa così come ha fatto Francesco pare qualcosa spuntata fuori da chissà dove...


è tutto nel mio libro..

«SMOLLAI. IO©»
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Re: Le nostre riforme monetarie

Messaggioda sandropascucci » 30 dic 2010, 12:19

diciamo che il PRIMIT è d'accordo su 4 punti su 5

rimane la parte di interessi per i prestatori privati.

io ne continuerò a parlare in PRIMIT 2.0
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Re: Le nostre riforme monetarie

Messaggioda Francesco Fata » 30 dic 2010, 12:36

sandropascucci ha scritto:
Francesco Fata ha scritto:di per sè


lo sottolinei pure?


cos'ha che non va? mi interesserebbe saperlo?
è sempre bello apprendere!
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Re: Le nostre riforme monetarie

Messaggioda Alessandro Bono » 30 dic 2010, 12:41

sé, non sè, come perché.

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Re: Le nostre riforme monetarie

Messaggioda Umiltao » 30 dic 2010, 13:49

Sì©, Francesco. Hai ragione. Avevo pensato pure io quello che hai scritto, ma avevo deciso di non scriverlo per evitare che venisse letto 8-) .
Apri/aprite un thread apposito ORA!!!™ su Primit 2.0 per tali questioni embrionali e affini. Io intendevo il dirottamento solo nel senso di evitare gli OT e i doppioni.

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Re: Le nostre riforme monetarie

Messaggioda kasiacolagrossi » 13 lug 2011, 12:31

stavo rileggendo tutti i post (mi manca ancora un po') e mi stavo chiedendo, a cosa servirà un prestito? Nell'ambiente dove c'è sovranità monetaria (dove la moneta verrà emessa in base ai beni e servizi già esistenti [si può dire anche in base al PIL o è sbagliato?]), prestito non servirà per completare le mancanze della emissione per misurare nuovi beni e servizi creati durante la vita della società? Prestito sarebbe un iniezione di nuova moneta per misurare bene o il servizio che sta per nascere: 1) credito imprenditoriale. Servirà ancora il 2) credito al consumo? per il consumo esisterà RdC e un ulteriore impegno lavorativo (retribuito e scollegato dal RdC). Se nel mondo ci saranno 100 rolex, deve già esistere la moneta per misurare il loro valore. Prendendo il prestito per acquistarli, si velocizzerà il loro acquisto, ma anche aumenta la base monetaria visto che quel bene è già stato misurato tra i beni e servizi. Mi perdo sempre di più.
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Re: Le nostre riforme monetarie

Messaggioda Francesco Fata » 13 lug 2011, 13:42

Kasia, non so se ho ben capìto quello che vuoi dire.
In sovranità monetaria un prestito servirebbe a quello per cui serve oggi: fornire denaro per acquistare beni o servizi subito a fronte di un tuo impegno lavorativo a scadenza col quale mantenere la tua promessa di pagare quel bene che non hai pagato subito.
Quando dici:
kasiacolagrossi ha scritto:Se nel mondo ci saranno 100 rolex, deve già esistere la moneta per misurare il loro valore. Prendendo il prestito per acquistarli, si velocizzerà il loro acquisto, ma anche aumenta la base monetaria visto che quel bene è già stato misurato tra i beni e servizi. Mi perdo sempre di più.

Hai fatto un'ottima osservazione.
Se prendi come punto di riferimento l'equazione di Fisher è chiaro che se c'è stato un prestito (immissione di moneta) all'industria per produrre i 100 rolex e poi fai un altro prestito al consumatore per comprare i 100 rolex, apparentemente stai disequilibrando l'equazione. in realtà tu non devi prendere come riferimento il valore del bene (rolex) in sé ma la quantità di scambi che esso ha generato. Esso ha generato prima gli scambi per l'acquisto delle materie prime e del lavoro necessari per la produzione dei rolex e poi gli scambi che saranno effettuati in sede di vendita del prodotto finito. L'equazione sarà sembre in equilibrio.

Sul reddito di cittadinanza ci andrei cauta. Dovremmo discuterne bene ancora. io non sono convinto dell'utilità di questo sistema di immissione di liquidità (come ho già detto altre volte) in quanto non responsabilizza il cittadino a FARE. Il lavoro dovrebbe essere per me anche e/o soprattutto una funzione sociale, TUTTI dovrebbero lavorare e quindi avere garantita la retribuzione (eccezion fatta nei casi di impossibilità al lavoro come minore età, anzianità, disabilità ecc.)
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Re: Le nostre riforme monetarie

Messaggioda kasiacolagrossi » 13 lug 2011, 15:11

ma quantità di scambi che ha generato prima di esistere come un prodotto finale non è stata già misurata? Partendo dal progetto/l'idea, il materiale, la costruzione del posto dove fabbricarlo, l'operai(?), l'amministrazione ecc ecc ecc ? perciò tutta la moneta che è stata impiagata nella produzione dovrebbe tornare "indietro" acquistandolo a prezzo finale? è questo il senso?


prestito per produzione --> vendita del prodotto finale --> restituzione del prestito per produzione
prestito per consumo --> acquisto del prodotto finale --> restituzione del prestito per consumo

(dove prestito per produrre comparente ogni attività collegata con la produzione di un bene, anche guadagni? visto che anche se il prodotto non è ancora pronto i stipendi devono essere pagati)

ma forse sono già OT.
... l'equazione citata, la devo studiare, è cinese per me.
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Re: Le nostre riforme monetarie

Messaggioda Francesco Fata » 13 lug 2011, 16:48

Premettiamo una cosa:

Io (e/o noi) ci preoccupiamo dell'equilibrio dell'equazione di fisher semplicemente per una questione strategica.
La collettività, dopo secoli di indottrinamento sulla pericolosità dell'inflazione, non è più in grado di capire che l'inflazione non è che un normalissimo metodo di riequilibrio moneta/produzione. Sono tutti terrorizzati dall'aumento dei prezzi di qualche punto e non ci accorgiamo che ogni anno il nostro potere d'acquisto viene sistematicamente più che dimezzato rispetto al reddito che guadagnamo col nostro lavoro. Pensa che su un compenso di 100 € per un lavoro del valore di 100 € noi potremo spendere (alla meglio) non più di 30-40 € in valore reale di beni/servizi, per via di:
40-50 € sul reddito che vanno via per imposte dirette e contributi
10 € per l'iva sui beni (calcolati su circa la metà del reddito spendibile)
10 € per tasse (dirette e indirette) regionali e comunali private e/o per attività imprenditoriali.
Questo "individualmente".
Ora, andare a dire a tutti di non proccuparsi dell'inflazione direi che la vedo dura, quindi occorre dare un parametro ufficiale.

Torniamo a noi:

Kasia, tu non puoi pensare di monitorare costantemente l'equilibrio di questa equazione. Magari non sarà mai in equilibrio ma se i prezzi non salgono non c'è necessità di ritirare moneta tramite tassazione. Se i prezzi salgono inserisci qualche imposta ma solo perchè la gente si allarma in quanto non cosciente che lo stesso aumento prezzi è un "riequilibrare" la moneta alla produzione.
Tieni presente che, concettualmente, in un sistema a sovranità monetaria senza interesse, la produzione non dovrebbe subire aumenti di prezzo "fisiologici". Eventuali aumenti sarebbero soltanto di tipo speculativo/psicologico (da parte del produttore).
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Re: Le nostre riforme monetarie

Messaggioda mr.spyder » 14 dic 2011, 12:02

lo riporto qui perché mi sembra il thread più "appropriato"...
http://finanzapolitica.blogspot.com/201 ... reare.html
>
>
mercoledì, dicembre 14, 2011
Come la creazione di moneta può creare occupazione

Cosa hanno in comune il Modello Economico tedesco del 1933, l'attuale sistema economico cinese, e il New Deal americano o lo stesso "Piano Marshall": la creazione di moneta fiduciaria (carta garantita dagli stati) finalizzata a creare occupazione e sviluppare gli investimenti.

C'è un bellissimo articolo dell'economista Sylos Labini che ricostruisce gli elementi essenziali del piano elaborato da Hjalmar Schacht (Presidente allora della Banca centrale tedesca).

Lo riporto integralmente premettendo come fa lo stesso Labini, che non condivido assolutamente, anzi condanno il Nazismo e il Nazional Socialismo, ma che ritengo interessantissimo l'aspetto economico e i risultati che l'uso della moneta hanno permesso di raggiungere e che questo deve favorire il dibattito attuale sull'uso della moneta.

Prima di lasciarvi alla lettura dell'articolo aggiungo che oggi la Cina usa un sistema analogo, basato su una moneta ad uso interno (lo yuan) controllata rigidamente dallo stato che controlla anche tutto il sistema bancario interno e che usa i proventi delle esportazioni per approvigionarsi di dollari ed Euro da utilizzare per l'acquisto di materie prime o per fare investimenti mirati all'estero tramite i propri fondi sovrani. Ma leggendo quanto segue potrete voi stessi fare analogie e valutazioni:

di Stefano Sylos Labini.
Nei libri di economia si parla tanto del New Deal, però, ci si dimentica che il vero miracolo economico si verificò in Germania. Quando Hitler andò al potere nel 1933 oltre 6 milioni di persone (il 20 % della forza lavoro) erano disoccupate ed al limite della soglia della malnutrizione mentre la Germania era gravata da debiti esteri schiaccianti con delle riserve monetarie ridotte quasi a zero. Oggi i tedeschi hanno il terrore che l’eccesso di debito spinga la Banca Centrale Europea a stampare grandi quantità di moneta la quale farebbe scoppiare l’inflazione.
Per questo la Cancelliera Merkel, con la sua intransigenza sul risanamento dei bilanci dei paesi europei più in difficoltà e con la sua posizione contraria verso l’emissione degli Eurobond e verso gli acquisti di titoli del debito pubblico da parte della BCE, sta spingendo l’Europa in una pericolosa recessione e in una crisi di fiducia che potrebbero avere conseguenze devastanti.
Ma nel miracolo economico degli anni ’30 i nazionalsocialisti si erano creati una teoria monetaria che suonava pressappoco così: ”le banconote si possono moltiplicare e spendere a volontà, purché si mantengano costanti i prezzi. Il solo motore necessario per questo meccanismo è la fiducia. Basta creare e mantenere questa fiducia, sia con la suggestione sia con la forza o con entrambe”.
Sorprendentemente, l’artefice del miracolo economico della Germania nazista fu un uomo di origini ebraiche, Hjalmar Schacht, Ministro dell’Economia e Presidente della Banca Centrale del Reich.
Per il commercio estero, Schacht ideò un ingegnoso sistema per trasformare gli acquisti di materie prime da altri paesi in commesse per l'industria tedesca: i fornitori erano pagati in moneta che poteva essere spesa soltanto per comprare merci fatte in Germania. Il meccanismo, di stimolo al settore manifatturiero, funzionava come un baratto: le materie prime importate erano pagate con prodotti finiti dell'industria nazionale, evitando così il peso dell'intermediazione finanziaria e fuoriuscite di capitali.
Certamente, il protezionismo prima e l'autarchia in seguito crearono un mercato chiuso in cui tutta la realtà produttiva era indirizzata e finalizzata alla produzione di beni per lo stato e / o per il consumatore tedesco.
Il controllo nazista dei cambi e dei commerci esteri dà alla politica economica tedesca una nuova libertà. Anzitutto, perché il valore interno del marco (il suo potere d'acquisto per i lavoratori) viene svincolato dal suo prezzo esterno, quello sui mercati valutari anglo-americani.
Lo Stato tedesco può dunque creare la moneta di cui ha bisogno nel momento in cui manodopera e materie prime sono disponibili per sviluppare nuove attività economiche, anziché indebitarsi prendendo i soldi in prestito. E ciò senza essere immediatamente punito dai mercati mondiali dei cambi con una perdita del valore del marco rispetto al dollaro ed evitando che il pubblico tedesco fosse colpito da quel segnale di sfiducia mondiale consistente nella svalutazione della sua moneta nazionale.
In realtà, non venne praticata la stampa diretta di moneta, poiché il principale provvedimento di Schacht fu l’emissione dei MEFO, obbligazioni emesse sul mercato interno per finanziare lo sviluppo.
In questo sistema è direttamente la Banca Centrale di Stato (Reichsbank) a fornire agli industriali i capitali di cui hanno bisogno. Non lo fa aprendo a loro favore dei fidi; lo fa autorizzando gli imprenditori ad emettere delle cambiali garantite dallo Stato. E' con queste promesse di pagamento che gli imprenditori pagano i fornitori.
In teoria, questi ultimi possono scontarle presso la Reichsbank ad ogni momento, e qui sta il rischio: se gli effetti MEFO venissero presentati all' incasso massicciamente e rapidamente, l'effetto finale sarebbe di nuovo un aumento esplosivo del circolante e dunque dell'inflazione.
Di fatto, però questo non avviene nel Terzo Reich. Anzi: gli industriali tedeschi si servono degli effetti MEFO come mezzo di pagamento fra loro, senza mai portarli all'incasso; risparmiando così fra l'altro (non piccolo vantaggio) l'aggio dello sconto. Insomma, gli effetti MEFO diventano una vera moneta, esclusivamente per uso delle imprese, a circolazione fiduciaria.
Gli economisti si sono chiesti come questo miracolo sia potuto avvenire e alla fine la risposta è stata che il sistema funzionava grazie alla fiducia. L'immensa fiducia che il regime riscuoteva presso i suoi cittadini, e le sue classi dirigenti.
Hjalmar Schacht fu l'inventore del sistema rendendo invisibile l'inflazione: gli effetti MEFO erano un circolante parallelo che il grande pubblico non vedeva e di cui forse nemmeno aveva conoscenza, e dunque privo di effetti psicologici. In seguito Schacht (che fu processato a Norimberga e ritenuto non colpevole) spiegò d'aver pensato che, se la recessione manteneva inutilizzato lavoro, officine, materie prime, doveva esserci anche del capitale parimenti inutilizzato nelle casse delle imprese; i suoi effetti MEFO non avrebbero fatto che mobilitare quei fondi dormienti. In realtà erano proprio i fondi a mancare nelle casse, non l'energia, la voglia di lavorare, la capacità attiva del popolo.
Schacht conosceva bene la frode fondamentale su cui si basa il sistema del credito e i lucri che derivano dall'abuso della fiducia dei risparmiatori, che col loro lavoro riempiono di vero denaro i conti di denaro vuoto, contabile, che la banca crea ex-nihilo. E sapeva che la prosperità della finanza internazionale dipende dall'emissione di prestiti con elevato interesse a nazioni in difficoltà economica.
Un economista britannico, C.W. Guillebaud, ha espresso con altre parole lo stesso concetto: "nel Terzo Reich, all' origine, gli ordinativi dello Stato forniscono la domanda di lavoro, nel momento in cui la domanda effettiva è quasi paralizzata e il risparmio è inesistente; la Reichsbank fornisce i fondi necessari agli investimenti [con gli effetti MEFO, che sono pseudo-capitale]; l'investimento rimette al lavoro i disoccupati; il lavoro crea dei redditi, e poi dei risparmi, grazie ai quali il debito a breve termine precedentemente creato può essere finanziato [ci si possono pagare gli interessi] e in qualche misura rimborsato".
Così Hitler raggiunse il suo scopo primario: il riassorbimento della disoccupazione e la crescita dei salari del popolo tedesco senza alimentare l’inflazione. I risultati sono, dietro le fredde cifre, spettacolari per ampiezza e rapidità. Nel gennaio 1933, quando Hitler sale al potere, i disoccupati sono 6 milioni e passa. A gennaio 1934, sono calati a 3,7 milioni. A giugno, sono ormai 2,5 milioni. Nel 1936 calano ancora, a 1,6 milioni. Nel 1938 non sono più di 400 mila. E non sono le industrie d'armamento ad assorbire la manodopera. Fra il 1933 e il 1936, è l'edilizia grazie ai grandi progetti sui lavori pubblici, inclusa la costruzione della rete autostradale, ad impiegarne di più (più 209%), seguita dall'industria dell'automobile (+ 117%) e dalla metallurgia (+83%).

NOTA – Naturalmente non condivido l’ispirazione ideologica del sito Stormfront e ritengo il nazismo una ideologia criminale. L’intento del mio articolo è quello di mettere in evidenza la politica economica e monetaria seguita dalla Germania di Hitler per risollevare un Paese allo stremo. Una politica che, con i dovuti accorgimenti, potrebbe essere riproposta nell’Europa di oggi dove la disoccupazione ha raggiunto livelli inaccettabili.
Stefano Sylos Labini
Antonio Prezia, detto spyder... anche se non è importante chi sei,ma cosa vuoi fare per cambiare il mondo.


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