[DOSSIER n.14] il ritorno dell'oro..

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sandropascucci
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[DOSSIER n.14] il ritorno dell'oro..

Messaggioda sandropascucci » 14 mar 2011, 11:47

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Il parlamento dello Utah approva un disegno di legge che riconosce l'oro e l'argento come valuta legale
traduzione a cura del PRIMIT

Pubblicato Marzo 04, 2011
Il parlamento dello Utah Giovedì ha votato sulla legge che permetterebbe di riconoscere all'interno dello stato come moneta a corso legale l'oro e le monete d'argento coniate dal governo. (AP)

L'Utah ha fatto il primo passo verso il ritorno al gold standard Venerdì, quando il parlamento ha approvato un disegno di legge che riconoscerebbe l'oro e le monete d'argento coniate dal governo federale come moneta a corso legale.

Il parlamento ha votato 47-26 in favore della legge che vorrebbe anche esonerare dalla tassa sui redditi da capitale la vendita dell'oro e richiede l'istituzione di una commissione per studiare valute alternative per lo stato.

Il disegno di legge adesso mira al Senato dello stato dove ci si aspetta una votazione entro la prossima settimana.

Con questa legge le monete metalliche non sostituirebbero l'attuale carta moneta, ma sarebbero utilizzare e accettate volontariamente come alternativa.

Se la legge dovesse passare, lo Utah diventerebbe il primo di 13 stati che hanno proposto misure simili ad adottarla. Gli altri stati sono il Colorado, la Georgia, il Montana, il Missouri, l'Indiana, l'Iowa, il New Hampshire, l'Oklahoma, il South Carolina, il Tennessee, il Vermont e Washington.

I sostenitori del disegno di legge dello Utah affermano di voler mandare un messaggio al resto del paese.

“La gente sente che nell'era dei quantitative easing e dell'interesse zero qualcosa è andato storto con le nostre politiche monetarie”, dice Jeffrey Bell, il direttore delle politiche per il Washington-based American Principles in Action, che ha aiutato a dare forma alla proposta di legge.

“Se uno stato dovesse riconoscere l'oro come una valuta valida, penso che questo darebbe coraggio alla gente, non solo negli altri stati, ma anche a Washington”, afferma.

Gli Stati Uniti hanno utilizzato il gold standard dal 1873 al 1933, quando il presidente Franklin D. Roosevelt rese illegale la proprietà privata dell'oro nel bel mezzo della Grande Depressione. Il presidente Richard Nixon ha abbandonato completamente il gold sndard quando annunciò nel 1971 che gli Stati Uniti non avrebbero più convertito dollari ad un tasso fisso.

I critici del gold standard dicono che questo limita il controllo sulle politiche monetarie degli stati lasciandoli vulnerabili agli shock finanziari, come la Grande Depressione. Dall'altro lato i favorevoli argomentano che la dipendenza dalla Federal Reserve del sistema finanziario attuale espone il valore della moneta degli Stati Uniti al rischio dell'inflazione galoppante.

da: http://www.foxnews.com/politics/2011/03 ... al-tender/
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sergioloy

Re: DOSSIER [n.14]: il ritorno dell'oro..

Messaggioda sergioloy » 24 mar 2011, 22:14

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dal Corriere della Sera

Lo Utah rispolvera i dollari d'oro

Parte dallo stato dei mormoni la «controriforma aurifera» come critica alle politiche della Federal Reserve

Lo Utah sta pensando di ritornare ai dollari d'oro e d'argento aboliti nel 1933 da RooseveltNEW YORK – Lo Utah ripristina il «gold standard», il regime monetario aureo abolito dal presidente Franklin Delano Roosevelt nel 1933: il parlamento dello Stato dei mormoni ha approvato una legge, ora alla firma del governatore, che consentirà ai negozi di Salt Lake City e delle altre città dell’altopiano roccioso di accettare in pagamento monete d’oro e d’argento con l’effige dell’aquila e del bisonte, anziché i soliti dollari in banconote.
CONTRORIFORMA AURIFERA - Il passo è largamente simbolico: un’impennata alimentata dalla nostalgia aurifera di uno Stato del vecchio West che si ribella contro la Federal Reserve. Il parlamento dello Utah ha eliminato la tassa sui trasferimenti di oro, fin qui trattato come una forma di investimento patrimoniale, non come un mezzo di pagamento. Per rendere davvero fluida la circolazione di monete auree, anche il Congresso di Washington dovrebbe adottare una misura analoga. Cosa che rimane altamente improbabile, anche se il North Carolina si è messo sulle orme dello Utah e altri Stati hanno cominciato a interrogarsi sulla praticabilità di una «controriforma aurifera».

MALUMORI VERSO LA FED - Il punto è che da un capo all’altro del Paese si sta coagulando un forte malumore nei confronti della Banca centrale Usa: un istituto che, con la sua politica monetaria molto permissiva adottata per sostenere l’economia e fornire denaro a buon mercato a un sistema bancario che ha rischiato il fallimento, viene ora accusato di aver seguito una linea che porterà inevitabilmente a una svalutazione del dollaro e al ritorno dell’inflazione.


CRISI SENZA PRECEDENTI - In parte è fisiologico che nei momenti difficili la Fed di Ben Bernanke finisca sotto tiro: il Paese è sprofondato in una crisi economica di una gravità senza precedenti che ha richiesto misure d’emergenza dolorose. La Banca centrale è venuta incontro al governo, gravato da condizionamenti elettorali, assumendosi la responsabilità delle misure più impopolari: i salvataggi di banche e finanziarie prima, l’immissione nel sistema di enormi quantità di denaro a costo zero dopo. La Fed è un organismo tecnico, non deve andare a caccia di voti. Ma finire sotto tiro al Congresso è, per lei, comunque pericoloso: sta facendo riemergere la tentazione di politicizzare la gestione della politica monetaria.


il grassetto mio è perché mi faceva ridere "a costo zero" non perché sia una novità.

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Re: DOSSIER [n.14]: il ritorno dell'oro..

Messaggioda sandropascucci » 25 mar 2011, 9:03

che giornalista di merda!
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Re: DOSSIER [n.14]: il ritorno dell'oro..

Messaggioda sandropascucci » 25 mar 2011, 9:17

io sarei l'ultimo a parlare di Italiano ma credo si usi
"aurifero" laddove ci sia oro in presenza fisica, concreta, originale: "giacimento aurifero", "acque/terreno aurifero", ecc..
e
"aureo" negli altri casi: "periodo aureo", "moneta aurea", "regola aurea", ecc..
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domenico.damico

Re: DOSSIER [n.14]: il ritorno dell'oro...

Messaggioda domenico.damico » 5 mag 2011, 11:41

!
Oro record e la Banca centrale del Messico compra quasi 100 tonnellate di lingotti
di Guido De Franceschi


La Banca centrale del Messico, in un breve torno di settimane tra febbraio e marzo di quest'anno, ha silenziosamente comprato 93,3 tonnellate di oro, per un valore di poco più di quattro miliardi e mezzo di dollari. Lo si evince dal bilancio della Banca centrale stessa e dai dati resi noti dal Fondo monetario internazionale.

Si tratta di un vigorosissimo ingigantimento delle riserve in oro messicane, visto che a inizio 2011 queste ammontavano, nel loro complesso, a poco meno di 7 tonnellate.
Con questo acquisto monstre di 93,3 tonnellate, che sono pari al 3,5 per cento dell'oro estratto in un anno nel mondo, il paese centroamericano ha scalato quasi quaranta posizioni nella classifica degli Stati con riserve auree più consistenti e ora, con circa 100 tonnellate complessive, è collocato al trentatreesimo posto. Ancora lontanissimo, in ogni caso, non soltanto dalle 8.133 tonnellate di Washington, che è la capolista, ma anche dalle 3.400 tonnellate della Germania, dalle 2.450 dell'Italia o dalle 1.054 della Cina.

Eppure l'acquisto deciso dalla Banca centrale messicana è rilevante. Infatti, con l'indebolirsi del dollaro nei confronti di altre valute importanti e con i persistenti segnali di instabilità provenienti dai mercati finanziari, l'oro, la cui valutazione galleggia, con piccole variazioni dello zero-virgola per cento, in prossimità dei massimi storici, sta diventando per più di un paese una scelta privilegiata per diversificare con prudenza le proprie riserve. Specie per le economie emergenti come il Messico e per alcuni componenti del cosiddetto gruppo Bric (Brasile, Russia, India, Cina).
New Delhi, nel mese di ottobre 2009, ha comprato in un'unica soluzione 200 tonnellate del metallo giallo direttamente dal Fondo monetario internazionale; si è trattato, in quel caso, dell'unica recente acquisizione di entità superiore a quella effettuata nel primo scorcio del 2011 dal Banco Central de México. La Cina, con operazioni spalmate in sei anni tra il 2003 e il 2009, ha comprato circa 450 tonnellate d'oro. La Russia, suppergiù nello stesso periodo, ha gradualmente iniettato nelle sue riserve 400 tonnellate dello stesso metallo prezioso. Tra gli altri paesi che hanno fatto shopping aureo c'è anche la Thailandia, che nel mese di marzo ha puntato sul lingotto aggiungendo alle sue riserve quasi 10 tonnellate d'oro.

Per molti che comprano qualcun'altro viene invece consigliato di vendere. È il caso di Lisbona che è stata invitata da Norbert Barthle, responsabile finanziario della Cdu, il partito della cancelliera tedesca Angela Merkel, a sbarazzarsi di una consistente porzione delle 384 tonnellate d'oro presenti nelle riserve portoghesi. Il paese lusitano, in Europa, è quello che ha più oro accumulato in proporzione al volume della propria economia. E si calcola che, riuscendo ad allocare una parte di questo oro sui mercati oppure in blocco a qualche compratore volenteroso, il Portogallo potrebbe sgrossare di circa un quinto il prezzo corrispondente al salvataggio di cui ha bisogno.


Fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/finanza- ... fromSearch

sandropascucci
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Re: DOSSIER [n.14]: il ritorno dell'oro...

Messaggioda sandropascucci » 5 mag 2011, 12:01

!
E si calcola che, riuscendo ad allocare una parte di questo oro sui mercati oppure in blocco a qualche compratore volenteroso, il Portogallo potrebbe sgrossare di circa un quinto il prezzo corrispondente al salvataggio di cui ha bisogno.


che dù cojoni con questa puttanata della vendita di oro! ma c'hanno lannutti pure lì?
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domenico.damico

Re: DOSSIER [n.14]: il ritorno dell'oro..

Messaggioda domenico.damico » 5 mag 2011, 12:08

e che nun conosci ELIAO LANNUTTAO DE INZUPPEIRA?

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Re: DOSSIER [n.14]: il ritorno dell'oro..

Messaggioda sandropascucci » 23 ago 2011, 12:26

prendiamo sempre queste notizie con la famosa attenzione riservata al "boccone avvelenato"
(ne abbiamo già parlato decine di volte)

:

:

 L'ignoranza uccide.. 
..o almeno toglie molto alla piena comprensione..

Che peccato non sapere le lingue estere.. davvero! Chissà cosa si nasconde dietro un titolo così criptico..

Hugo Chávez pide la repatriación de su oro
y la Banca de Inglaterra no lo tiene


Ma proviamo, così.. tanto per ridere, a tradurlo:

Hugo Chàvez arichiede 'ndietro l'oro suo
ma la Banca d'Inghilterra (detta La Zozza) se l'è magnato..


zozza.png

e addamò! [n.d.t.]

:

:

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Messaggioda sandropascucci » 23 ago 2011, 12:56

::
Hugo Chàvez chiede il rimpatrio del suo oro e la Banca d’Inghilterra non ce l’ha più
di Attilio Folliero

La Banca di Inghilterra ha venduto tutto il suo oro, anche quello che il Venezuela le aveva affidato in custodia. Secondo l’analista Max Keiser la Banca di Inghilterra non ha l’oro venezuelano e per questa deve rivolgersi al mercato per poterlo consegnare al Venezuela.

Oggi il Venezuela chiede giustamente il rimpatrio delle sue 211 tonnellate d’oro che erano state inviate in Inghilterra e in altre banche di tutto il mondo, come garanzia per i prestiti erogati dal Fondo Monetario Internazionale ai governi di Jaime Lusinchi nel 1988 e di Carlos Andrés Pérez nel 1989.

Il Venezuela ha cancellato tutti i suoi debiti da vari anni, ma l’oro dato in garanzia rimane nei forzieri delle banche di vari paesi: il 17,9% in Inghilterra, il 59,9% in Svizzera , l’11,3% negli Stati Uniti, il 6,4% in Francia e lo l 0,8% a Panamá; mentre solo il 3,7% delle sue riserve d’oro si trovano nelle casseforti del Banco Central de Venezuela.

Oggi Hugo Chávez ha richiesto il rimpatrio del suo oro e risulta che la Banca di Inghilterra, pure percependo un compenso per custodire l’oro venezuelano, nella realtà l’aveva venduto. Giustamente, di fronte alla domanda del governo venezuelano, ora lo deve consegnare, non ha materialmente l’oro e quindi per adempiere ai suoi obblighi deve cercarlo nel mercato mondiale, cosa che sta facendo salire il prezzo. Ovviamente Hugo Chávez non è la causa di questo rialzo, ma la colpa è dei banchieri ladri che hanno venduto persino l’oro che dovevano custodire.
Inoltre la giusta richiesta di Hugo Chávez ha allertato il mercato mondiale, generando ancora più incertezza in relazione all’opportunità di detenare divise quali il dollaro e l’euro. Tutti gli investitori del mondo stanno comprando oro ed argento come beni rifugio.

Ricordiamo che il Venezuela detiene una delle più forti riserve internazionali di oro al mondo con 366 tonnellate e inoltre ha miniere di oro, come quella di Las Cristinas, una delle più grandi del mondo con più di 500 tonnellate di riserva.

Oltre al rimpatrio del metallo prezioso, Hugo Chávez ha annunciato la nazionalizzazione di tutte le attività ollegate all’oro, perché, come ha spiegato, si tratta di un prodotto strategico e lo stato non può lasciare in mani ai privati e alle multinazionali straniere le proprie attività.
Fino ad oggi, in Venezuela le attività di settore minerario collegate alll’oro erano date in concessione a imprese transnazionali che potevano trattenere il 50 percento dell’oro estratto, mentre dovevano vendere il restante 50 percento alla Banca Centrale del Venezuela. D’ora in poi, sarà lo stato a incaricarsi dell’estrazione dell’oro e di tutte le attività collegate.

Inoltre Hugo Chávez, in accordo con la Banca Centrale, in virtù della crisi che penalizza Stati Uniti ed Europa e in attesa del probabile crollo del dollaro e dell’Euro, ha annunciato che la sua riserva internazionale, oggi totalmente nelle banche dei paesi in crisi, sarà diversificata e messa nelle banche di Brasile, Russia e Cina, cioè in banche dei paesi BRICS, che rappresentano il futuro dell’economia mondiale.

Fonte: http://attiliofolliero.blogspot.com


Così la decisione di Chavez di nazionalizzare l'oro venezuelano rischia di mettere in crisi il mercato
Cronologia articolo23 agosto 2011
In questo articoloArgomenti: Materie prime | Banca d'Inghilterra | JPMorgan Chase | Borsa Valori | Venezuela | Hugo Chavez | Bri

Questo articolo è stato pubblicato il 23 agosto 2011 alle ore 11:07.

Accedi a My In deciso rialzo è anche l'oro con consegna a dicembre, che ha registrato un progresso dell'1,4% a 1.917,90 dollari l'oncia. In questo mese di agosto sconvolto dal crollo delle Borse il prezzo del metallo prezioso è aumentato del 16,8%, mettendo a segno la migliore performance mensile dal settembre 1999. Secondo gli analisti interpellati dall'agenzia Bloomberg, a questo punto, è possibile che venga raggiunta la soglia dei 2mila dollari entro la fine di dicembre, con un incremento annuale del 41%, il più alto degli ultimi 30 anni.

La decisione del presidente Hugo Chavez di nazionalizzare l'oro venezuelano - sostiene un'analisi di GoldMoneyNews, curato dall'intermediario GoldMoney - sta causando il più grande movimento fisico di oro della storia recente. Questo non sta solo contribuendo a spingere le quotazioni del metallo prezioso ai record attuali ma può portare anche mettere in crisi il sistema. Il mega-movimento deciso da Hugo Chavez comporta lo smobilizzo di oltre 211 tonnellate di oro, l'equivalente di oltre 12 miliardi di dollari alla chiusura di venerdì scorso.

«Mentre i grandi rialzi degli ultimi due anni del prezzo dell'oro sono stati legati alle attività delle banche centrali nel mercato dell'oro, con i grandi acquisti da parte di India, Cina e Russia, la recente mossa del Venezuela - sottolinea l'analisi - è piuttosto unica: invece che comprare più oro, il Venezuela vuole semplicemente rimpatriare ciò che è già suo. A differenza degli acquisti delle banche centrali, che potrebbero comportare solo una voce di registro, in questo caso si tratta di una cosa reale: oro fisico che viene trasportato in giro».

«La cosa più significativa - si legge ancora - è la scoperta che circa la metà delle 99 e 11,2 tonnellate di oro contabilizzare rispettivamente presso la Banca d'Inghilterra (BoE) e la Banca dei regolamenti internazionali (Bri), sono conservate nelle "banche dei lingotti" come JP Morgan Chase. Questo - continua - ha portato molti a credere che il grande recupero d'oro in corso possa essere un fattore può che contribuisce al recente aumento del prezzo dell'oro».

Un movimento che coglie, evidenzia ancora il lavoro, «il punto di ciò che il Gata, (Gold Anti-Trust Action Committee, fondato nel 1998 per mettere in luce e contrastare le dinamiche di cartello nella formazione delle quotazioni e dell'offerta dell'oro e degli strumenti finanziai collegati) ha evidenziato per oltre un decennio: le "banche dei lingotti" e le banche centrali hanno lavorato a braccetto per gestire il prezzo dell'oro e molto dell'oro fisicamente depositato presso le "banche dei lingotti" e le banche centrali è ipotecato, dato in garanzia o venduto più volte, con crediti multipli per ogni barra di oro fisico».

«Quando un grande cliente come il Venezuela decide improvvisamente di prendere possesso del suo oro, può causare - continua- una corsa alle banche del lingotto, non diversa da quella tanto temuta per i contanti. La corsa in banca scatta quando i clienti cominciano a perdere fiducia nella capacità di questa di detenere il loro contante. Bastano pochi grandi clienti che ritirano nello stesso momento per mettere sotto stress il sistema bancario a riserva frazionaria. Presto, il panico colpisce le masse e si formano le code agli sportelli».
fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/finanza- ... d=AaNjFKyD
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Re: DOSSIER [n.14]: il ritorno dell'oro..

Messaggioda kasiacolagrossi » 26 ago 2011, 23:33

http://attiliofolliero.blogspot.com (il blog è stato cancellato)
katarzyna edyta colagrossi

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Messaggioda sandropascucci » 27 ago 2011, 8:45

l'ultimo articolo:

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domingo 21 de agosto de 2011
La crisi economica e la losca manovra del governo per svendere il patrimonio pubblico italiano

Attilio Folliero, Caracas 21/08/2011


La manovra finanziaria 2011 è stata approvata circa un mese fa (Legge 111 del 15/07/2011 e pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 16/07/2011), ma già è stata varata una manovra bis! Siamo convinti che la manovra e la manovra bis avranno pochi effetti. Siamo già in crisi e le manovre 1, 2 e le altre che verranno aggraveranno la crisi. In passato varie volte abbiamo scritto che di questo passo l’Italia scivolerà verso la dittatura. Tutte queste manovre stanno gettando i presupposti per una ulteriore svendita dei beni italiani: la riserva d’oro italiana, la quarta per grandezza al mondo, grandi imprese pubbliche ancora in mano allo Stato, alcune delle quali già privatizzate parzialmente, le imprese municipalizzate, quelle che danno sempre grandi profitti, come la raccolta dei rifiuti, o la distribuzione dell’acqua.

Stiamo attenti, che certi paesi, per esempio in Bolivia la privatizzazione dell’acqua arrivò al punto che ai boliviani più poveri non solo venne negato l’allaccio all’acqua potabile ma vennero costretti a pagare, anzi prepagare per riempire alla fonte i secchi d’acqua. Per poter prelevare l’acqua alla fonte, tramite un secchio, dovevano prima aver pagato la quota prevista!

A tutto questo vanno aggiunti i beni del demanio pubblico, che fanno gola a molti privati, soprattutto alle multinazionali. Qualcuno dirà che sulla base delle attuali leggi non è possibile vendere i beni del demanio. Poveri illusi!

Tutti hanno parlato dei tagli e delle nuove tasse, ma nessuno ha messo in evidenza ciò che di losco, veramente losco sembra nascondersi nella finanziaria.

Invito a leggere il comma 18 dell’articolo 10 della Legge 111 del 15/07/2011. Il comma in questione recita esattamente:

“I crediti, maturati nei confronti dei Ministeri alla data del 31 dicembre 2010, possono essere estinti, a richiesta del creditore e su conforme parere dell'Agenzia del demanio, anche ai sensi dell'articolo 1197 del codice civile”.

Dalla lettura sembra intendersi che i debiti che ha lo Stato (che al momento ammontano complessivamente a circa 1.900 miliardi di euro, possono essere estinti, quindi pagati su richiesta del creditore. Qui sorge il primo problema: un creditore si presenta allo Stato e chiede il saldo dei debiti. Lo Stato, in base a questo comma li estingue. Ma con quali soldi o per meglio dire come paga il creditore? Dato che il comma prosegue con la dicitura “su conforme parare dell’Agenzia del demanio” si intuisce che i debiti potranno essere estinti su richiesta del creditore cedendo beni del demanio; se non fossimo in presenza di beni del demanio non ci sarebbe stato bisogno del parere dell’Agenzia del demanio! E’ giusto?

Il comma conclude rimandando all’articolo 1.197 del codice civile, che a sua volta recita:

“Il debitore non può liberarsi eseguendo una prestazione diversa da quella dovuta, anche se di valore uguale o maggiore, salvo che il creditore consenta (1320). In questo caso l’obbligazione si estingue quando la diversa prestazione è eseguita. Se la prestazione consiste nel trasferimento della proprietà o di un altro diritto, il debitore è tenuto alla garanzia per l’evizione e per i vizi della cosa secondo le norme della vendita (1483 e seguenti, 1490 e seguenti), salvo che il creditore preferisca esigere la prestazione originaria e il risarcimento del danno. In ogni caso non rivivono le garanzie prestate dai terzi”.

Quest’articolo del codice civile è tirato in ballo per giustificare il fatto che il creditore che ha prestato soldi allo Stato, invece di ricevere i soldi, possa ricevere una prestazione differente, ossia un bene del demanio. Ossia il codice civile dice che se una persona contrae un debito in denaro non può liberarsi del debito restituendo cose differenti dal denaro, anche se fossero cose di pari valore o addirittura di valore superiore, salvo che il creditore sia d’accordo.

Praticamente con questa finanziaria a parte i tagli e l’aumento delle tasse si stanno dettando i presupposti per poter pagare i creditori con un bene del demanio, una spiaggia ad esempio. L’attuale governo, qualche tempo fa non aveva pensato ad esempio di “fare cassa” dando in concessione le spiagge? L’idea venne ritirata per l’avversa opinione pubblica. Oggi tale possibilità è stata introdotta nel silenzio più assoluto dei media ufficiali. La cosa si presenta in maniera ancora più losca perché la norma in questione sembra aprire la strada ad una trattativa diretta tra debitore e Stato (ministero), eliminando anche la regola dell’offerta più vantaggiosa, essendo necessario il solo parere favorevole dell’agenzia del demanio. Io credo che siamo di fronte alla privatizzazione del patrimonio artistico e paesaggistico del Belpaese.

Il fine ultimo del debito pubblico è l’appropriarsi da parte di ristretti e potenti gruppi economici di imprese, beni e patrimoni dello Stato di cui il privato, il gruppo per quanto potente mai avrebbe potuto entrare in possesso.

Solo la scusa di un enorme e impagabile debito pubblico può portare perfino alla vendita ed alla svendita dei beni del demanio pubblico. L’opinione pubblica non si oppone, anzi finisce per favorire azioni del genere, pena la necessità di sborsare di tasca propria ulteriori tasse.

Inoltre ci sono imprese in cui nessun privato, neppure il più potente potrebbe mai pensare di entrare. E’ sufficiente pensare alla costruzione della capillare linea ferroviaria o la capillare linea telefonica. In Italia, quando si iniziò a costruire la linea ferroviaria nessun privato avrebbe mai potuto pensare di costruirla! Così come nessun privato sarebbe stato in grado di realizzare la Telecom, ex SIP.

In questi casi, per queste imprese colossali, solo lo Stato è in grado di realizzarle, avendo la possibilità di trovare gli enorme finanziamenti necessari attraverso i crediti garantiti dallo Stato. Come si arriva alla vendita o meglio alla svendita della Telecom, ex Sip? Una volta che lo Stato ha terminato l’opera ed è un’opera che da frutti, grossi guadagni, il privato potrà entrarne in possesso grazie al problema del debito pubblico. Il debito è enorme, è impagabile, lo Stato deve vendere le proprie imprese. Il gruppo economico interessato all’acquisto, per poter entrare in possesso dell’impresa pubblica in questione, o meglio controllare totalmente l’impresa non deve neppure sborsare l’intera quota, essendo sufficiente in una società per azioni, essere in possesso della quota di maggioranza. Pensate al gruppo che è riuscito a controllare la Telecom, ex Sip.

Il problema dell’Italia è dunque grave, dato che ha debiti accumulati per 1.900 miliardi di Euro, che rappresentano il 120% del PIL, quota che sembra destinata a crescere. Con le manovre in atto si finirà per: aumentare il fallimento delle imprese o accelerare la fuoriuscita delle imprese dall’Italia, verso quei territori che permettono maggiori guadagni; aumenterà la disoccupazione; diminuiranno gli introiti sia diretti che indiretti. Conclusione: il PIL si contrae, il debito aumenta percentualmente sul PIL, ma continua ad aumentare anche se il bilancio fosse in pareggio per via dell’aumento degli interessi sul debito, che continuano a crescere.

L’alto debito pubblico è dunque la giustificazione per svendere quanto è rimasto da svendere e perfino, come visto, si cederanno i beni del demanio pubblico e si arriverà anche alla cessione delle imprese municipalizzate, quindi alla privatizzazione dell’acqua e non ci sarà nessuna opinione pubblica contraria.

E’ già successo, anche in Italia, negli anni novanta e succederà ancora. Si stanno dando tutti i presupposti. Tra l’altro la reazione degli italiani è ormai compromessa da decenni di istupidimento della televisione privata. Ovviamente sto parlando di reazione immediata. Successivamente, quando l’italiano si ritroverà non solo privato di una fonte di reddito, derivante dal lavoro, ma anche di quei meccanismi di protezione e di assistenza che allo stato attuale gli impediscono di rendersi conto del problema cui stanno andando incontro (pensione, sanità, educazione, ecc…), necessariamente spinto dai rimorsi della fame saranno costretti a ribellarsi.

Oggi l’italiano non protesta perché comunque ha la pancia piena, grazie alla pensioni delle generazioni passate, ai risparmi del passato, all’assistenza sanitaria gratuita, ecc…; ma tutto questo sta per terminare. Necessariamente si va incontro ad esplosioni sociali, come ci insegna la storia. Naturalmente quando le esplosioni sociali saranno forti, il ricorso alla dittatura sarà inevitabile. Solo un regime forte, dittatoriale, fascista può operare una dura repressione, non certo una democrazia, sia pure solo formale.

Ricordiamo un attimo il passato recente. L’Italia aveva un grande patrimonio costituito dalle imprese pubbliche ed aveva l’IRI, l’Istituto per la Ricostruzione Industriale, che gestiva le imprese pubbliche. L’IRI per anni è stata una delle più grandi aziende del mondo, oggi diremmo multinazionale, superata solo da alcune multinazionali statunitensi. Ancora nel 1992 era l’azienda con il maggior fatturato (vedasi articolo del Corriere), equivalente a circa 40 miliardi di Euro e nel 1993 era ancora al settimo posto al mondo per fatturato.

Le aziende dello Stato, le aziende IRI, facevano profitto ed erano ovviamente molto appetibili dal grande capitale. Le imprese pubbliche non solo producevano, vendevano e davano lavoro, ma erano anche fonte di grossi introiti per lo Stato. Come si giustificò la sua vendita o meglio la svendita? Semplice: si disse che l’Italia aveva il grosso problema del debito pubblico e per ridurlo era necessario vendere qualcosa. Ovviamente il privato non compra carrozzoni, imprese che danno perdite, ma solo imprese che fanno guadagnare, soprattutto se fanno guadagnare molto.

Per poterle vendere (o per meglio dire per poterle comprare con lo sconto, diciamo così, o al prezzo più basso possibile) era necessario farle apparire come imprese in crisi. A capo della gestione delle imprese pubbliche italiane venivano posti gli amici o gli amici degli amici del grande capitale interessato ad acquistare; questi illustri gestori della cosa pubblica al fine di imporre la tesi che le imprese statali andavano vendute perché allo Stato non apportavano benefici, facevano di tutto per creare queste perdite. Gli amici e gli amici degli amici del grande capitale invece di servire l’Italia ed il popolo italiano servivano il grande capitale.

Conclusione: grazie a queste manovre tese a svalorizzare le imprese pubbliche, il grande capitale poté acquistare le migliori imprese italiane a prezzi di svendita (vedasi: Il sacco d’Italia).

Dunque, l’Italia vendeva perché aveva bisogno di ridurre il debito pubblico ed allo stesso tempo faceva dei grossi affari – ci dicevano – perché si stavano vendendo dei carrozzoni che davano solo perdite e tutti erano felici e contenti.

Quando mai il capitale privato acquista carrozzoni? L’Italia vendette i suoi gioielli e momentaneamente, grazie ai quattro soldi di questa svendita, ridusse per quegli anni il debito pubblico.
Negli anni successivi, dato che la politica non è mai cambiata (ossia ha continuato a macinare deficit di bilanci) ed allo stesso tempo sono mancati gli introiti delle imprese pubbliche svendute, il debito è velocemente salito a circa il 120% del PIL ed il futuro è irrimediabilmente compromesso.

I politici di turno hanno continuato a gestire la cosa pubblica esattamente come prima, spendendo più di quanto avessero a disposizione, ossia creando annualmente dei deficit, coperti ovviamente con nuovi debiti (i Buoni del Tesoro, o Bond per la sua sigla in inglese).

Tra l’altro la recente nata Unione Europea, al servizio unicamente del grande capitale, imponeva che si continuasse a vivere facendo deficit; infatti, con la regola che il deficit non potesse superare il 3%, stava dicendo che gli stati potevano e dovevano spendere più di quanto avessero a disposizione, altrimenti se avesse voluto bilanci senza deficit, avrebbe imposto la regola del pareggio di bilancio.

Lasciando liberi gli stati di accumulare annualmente un 3% di debiti, la UE e chi stava dietro sapeva benissimo che in dieci anni gli stati si sarebbero ritrovati con deficit minimi del 30%, da aggiungere a quelli pregressi.

A questo si aggiunge il fatto che praticamente nessuno Stato rispettava tale regola, ossia tutti sforavano tranquillamente il tetto del 3%, presentando alla UE bilanci truccati, che tutti sapevano essere truccati. In questo modo si è favorito il debito pubblico, che non è un problema di alcuni stati, come vogliono farci credere i giornali di regime, ma di tutti gli stati della UE.

Anche stati considerati solidi (sic!), come la Germania o Francia, che dieci anni fa presentavano debiti inferiori al 50%, con la regola imposta dalla UE hanno finito per ritrovarsi con debiti dell’80% o più (Vedasi: Tabella del debito pubblico degli Stati al 2010).

Continuano a dirci che l’Europa si divide in due: l’Europa degli stati del nord, opulenti, con politici capaci e probi e quindi meritevoli di restare nell’area Euro; l’Europa dei, PIGS (dei maiali), degli stati del sud, con deficit spaventosi, politici corrotti, che non meriterebbero di restare nell’area Euro. E’ assolutamente vero quello che si dice dei PIGS (Portogallo, Italia, Grecia, Spagna; ovviamente la I ben potrebbe identificarsi con l’Irlanda, Stato del nord, fino a pochi anni fa esaltato come modello di Stato capitalista), ma è altrettanto vero che gli stati del nord sono ugualmente nei guai (ad essere sinceri sarebbe più opportuno utilizzare una ben nota parola di cinque lettere che a qualcuno apparirebbe una volgarità).

La verità, dunque, è che tutti gli stati sono in fallimento, compresi quelli del nord. Il fatto di avere debiti inferiori agli stati del sud, significa solo che stanno meglio degli stati del sud, ma ugualmente sono sulla soglia del fallimento. Ovviamente l’Italia è tra i paesi con i problemi più gravi e difficilmente risolvibili, a meno che non si adottino determinate politiche già sperimentate in altre latitudini, in America Latina.

Tutto sembra indicare che l’Italia non ha un futuro molto roseo davanti e se crolla l’Italia, ossia fallisce, ossia arriva il giorno in cui il Ministro delle Finanze di turno deve dire al mondo “Signori non possiamo pagare i nostri debiti”, crolla inevitabilmente tutta l’Europa.

Tutti abbiamo assistito alla farsa (destinata a sfociare in tragedia) del salvataggio greco, di un piccolo paese; se il problema dovesse toccare un grande paese come l’Italia, la fine dell’Europa sarebbe inevitabile.

E non dimentichiamo l’altra grande farsa che si è consumata dall’altra parte dell’Atlantico. Che l’accordo sia stato solo una farsa si intuisce analizzando le cifre. Gli USA hanno vissuto per decenni al di sopra delle loro possibilità, accumulando anno dopo anno déficit di bilanci pubblici, che sono ormai impagabili, oscillando tra i circa 15.000 miliardi dei dati ufficiali ed i circa 30.000 miliardi quando si aggiungono i dati del salvataggio (improbabile) delle imprese in crisi; a tutto questo va aggiunto il déficit dell’intera società statunitense (Imprese e famiglie) e qui ovviamente gli zeri sono così tanti che è sufficiente dire che sono impagabili.

Il problema degli USA non si è risolto con l’accordo del 2 agosto - come hanno cercato di farci credere tutti i media ufficiali del mondo – e l’aumento del limite del debito a 14.694 miliardi; il debito USA al 18 agosto ha già raggiunto i 14.620 miliardi, quindi fra non molto tempo si ripresenterà il problema; inoltre i tagli annunciati (qualche centinaio di miliardi all’anno), che saranno sopportati dalle fasce più deboli, attraverso i tagli all’educazione, alla sanità, alle pensioni, all’assistenza sociale, per quanto possano sembrare enormi sono ridicoli in confronto ai deficit previsti dai bilanci USA del prossimo decennio. Infatti i bilanci preventivi per il decennio 2012-2021 presentati da Obama prevedono entrate complessive nel decennio per 39.084 miliardi di dollari, a fronte di uscite pari a 46.055 miliardi, per un déficit complessivo di 6.971 miliardi, cui vanno aggiunti altri 794 miliardi per il pagamento degli interessi sul debito. Tagliare spese (e ripetiamo ai danni dei più deboli, lasciando intatte le spese militari ad esempio) per un migliaio di miliardi è semplicemente una barzelletta. E’ una farsa che si trasformerà in tragedia.

Fonte: Ufficio del Bilancio del Congresso USA (CBO). Notare che al debito riportato vanni aggiunti oltre 4.600 miliardi dei debiti fra le amministrazioni pubbliche.

Prima della crisi, il 10/10/2007, avevamo parlato di una imminente crisi che non sarebbe stata la solita crisi ciclica del capitale, ma la crisi che avrebbe condotto al tracollo dell’occidente. Molti ancora non hanno capito che non si tratta di una crisi congiunturale, ma strutturale ed alla fine tutto l’occidente (Stati Uniti ed Europa) ne uscirà fortemente ridimensionato, con la possibilità che l’area Euro vada incontro ad una disgregazione, cosi come gli USA potrebbero cessare di esistere come Stato unitario; ma questo lo aveva già previsto Igor Panarin nel 1998.

Ovviamente dire tracollo dell’occidente non significa la fine del sistema capitalistico, che ha ancora ampi margini di crescita e di fatto sta crescendo in zone del mondo, dove fino a qualche anno fa sembrava di essere in pieno medio evo. Il tracollo ovvero il forte ridimensionamento riguarderà l’Europa occidentale, gli USA ed ovviamente Israele, Stato che esiste ed esisterà solo fino al giorno in cui esisterà la protezione degli Stati Uniti.
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Re: DOSSIER [n.14]: il ritorno dell'oro..

Messaggioda sandropascucci » 30 ago 2011, 19:12

lo dicevo che era un problema tecnico:

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Google mi censura

pubblicata da Attilio Folliero il giorno martedì 30 agosto 2011 alle ore 7.37

Dopo che Google mi ha cancellato i 4 blog che avevo in blogspot, la email (attiliofolliero@gmail.com) e sta cancellando ogni riferimento alla mia persona nel suo motore di ricerca (al momento rimangono circa 50.000 documenti), ho ricostruito in wordpress il blog dedicato agli articoli.

Ho anche scritto un nuovo articolo intitolato: "Avevo visto giusto: vanno all'attacco dell'oro dell'Italia". Vi ringrazio se fate circolare la notizia della censura da parte di google nei miei confronti e della riapertura di un nuovo blog in wordpress.

http://attiliofolliero.wordpress.com/20 ... %99italia/
http://attiliofolliero.wordpress.com/20 ... llo-world/

E' necessario creare un grande sito in cui far confluire tutti quanti amano la libertà vera e sono contro il sistema, contro il capitale, contro tutte le religioni.

Cordiali saluti Attilio Folliero

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Re: DOSSIER [n.14]: il ritorno dell'oro..

Messaggioda mr.spyder » 7 dic 2011, 19:18

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Bankitalia:riserve oro superano 102 mld
Dato rispecchia rivalutazione oro, riserve totali a 138 mld
07 dicembre, 19:02

Bankitalia:riserve oro superano 102 mld (ANSA) - ROMA, 7 DIC - Le riserve auree di Bankitalia hanno superato i 100 miliardi di euro. Al 31 novembre 2011 le riserve hanno toccato i 102,575 miliardi con un incremento del 22,25% rispetto al 30 novembre 2010 quando ammontavano a 83,905 miliardi e del 23,37% dal 31 dicembre 2010 quando ammontavano a 83,197 miliardi. Lo comunica via Nazionale sottolineando che la rivalutazione sul mese di ottobre e' stato di 5.622 milioni.


e così finalmente mettiamo un punto sulla fantasticheria che l'Italia ha riserve d'oro!
BANKITALIA S.P.A. ha riserve d'oro che come ormai tutti (???) sanno non è dello stato italiano ma privata per il 95% http://www.bancaditalia.it/bancaditalia ... ipanti.pdf
dunque,anche ammettendo che fosse dell'Italia,vendendolo tutto farebbero...
1900 miliardi (debito pubblico) - 138 miliardi (oro) = 1762 miliardi di debito
se a questi sottraessimo tutta la moneta legale (euro bankonote+monetine) quantificata in circa 862 miliardi = 900 miliardi.
riassumendo: se anche (utopisticamente) avessimo tutti gli euro in circolazione+tutto l'oro di bankitalia spa il nostro debito resterebbe di 900 miliardi di euro.
mmmm comincio a sospettare che il problema sia la MONETA-DEBITO....non so,...voi che dite?
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Re: DOSSIER [n.14]: il ritorno dell'oro..

Messaggioda sandropascucci » 7 dic 2011, 20:23

non so.. devo chiedere a fotogian..
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Re: DOSSIER [n.14]: il ritorno dell'oro..

Messaggioda mr.spyder » 3 feb 2012, 20:25

da tradurre (please)
http://money.cnn.com/2012/02/03/pf/stat ... /index.htm
!
States seek currencies made of silver and gold
By Blake Ellis @CNNMoney February 3, 2012: 10:53 AM ET
Worried that the Federal Reserve and the U.S. dollar are on the brink of collapse, more than a dozen states have proposed using their own alternative currencies of silver and gold.

Worried that the Federal Reserve and the U.S. dollar are on the brink of collapse, more than a dozen states have proposed using their own alternative currencies of silver and gold.

NEW YORK (CNNMoney) -- A growing number of states are seeking shiny new currencies made of silver and gold.

Worried that the Federal Reserve and the U.S. dollar are on the brink of collapse, lawmakers from 13 states, including Minnesota, Tennessee, Iowa, South Carolina and Georgia, are seeking approval from their state governments to either issue their own alternative currency or explore it as an option. Just three years ago, only three states had similar proposals in place.

"In the event of hyperinflation, depression, or other economic calamity related to the breakdown of the Federal Reserve System ... the State's governmental finances and private economy will be thrown into chaos," said North Carolina Republican Representative Glen Bradley in a currency bill he introduced last year.

Unlike individual communities, which are allowed to create their own currency -- as long as it is easily distinguishable from U.S. dollars -- the Constitution bans states from printing their own paper money or issuing their own currency. But it allows the states to make "gold and silver Coin a Tender in Payment of Debts."

To the state legislators who are proposing state-issued currencies, that means gold and silver are fair game, said Edwin Vieira, an alternative currency proponent and attorney specializing in Constitutional law. And since gold has grown exponentially more valuable, while the U.S. dollar continues to lose ground, the notion has become increasingly appealing to state lawmakers, he said.

The state gold rush: Utah became the first state to introduce its own alternative currency when Governor Gary Herbert signed a bill into law last March that recognized gold and silver coins issued by the U.S. Mint as an acceptable form of payment. Under the law, the coins -- which include American Gold and Silver Eagles -- are treated the same as U.S. dollars for tax purposes, eliminating capital gains taxes.

Since the face value of some U.S.-minted gold and silver coins -- like the one-ounce, $50 American Gold Eagle coin -- is so much less than the metal value (one ounce of gold is now worth more than $1,700), the new law allows the coins to be exchanged at their market value, based on weight and fineness.
Local currencies: In the U.S., we don't trust

"A Utah citizen, for example, could contract with another to sell his car for 10 one-ounce gold coins (approximately $17,000), or an independent contractor could arrange to be compensated in gold coins," said Rich Danker, a project director at the American Principles Project, a conservative public policy group in Washington, D.C.

South Carolina Republican Representative Mike Pitts proposed a currency system that would allow people to use any kind of silver or gold coin -- whether it's a Philippine Peso or a South African Krugerrand -- based on weight and fineness. Pitts said in the bill, which currently has 12 co-sponsors, that the state is facing "an economic crisis of severe magnitude."

Republican representatives from Washington State followed suit in January, introducing a bill that would also allow any gold and silver coins to be considered legal tender based on metal values. Minnesota, Iowa, Georgia, Idaho and Indiana are also considering similar proposals.

Many of the bills would make it possible for residents to exchange the physical coins for goods and services, so you could use coins to buy anything from groceries to a car as long as the store chooses to accept them.

However, most people aren't going to walk around with such valuable coins in their pockets, said Vieira. Plus, calculating the value of the coins -- especially if they come from different parts of the globe and are of different sizes and shapes -- will get tricky.

It's more likely that the states will create electronic depositories and accounts for the coins to make transactions easier, when and if the initial bills are passed, he said.

Utah Gold & Silver Depository is already developing a system where customers could use debit cards linked to their gold holdings. When customers swipe their debit cards to make transactions, physical gold and silver coins would be transferred between accounts in privately-owned depositories (or vaults) based on the market value of the metals.

Before deciding on a specific form of currency, some states -- including Minnesota, Tennessee, Virginia and North Carolina -- are considering proposals that would first require a committee to review their alternative currency plan.

The future of U.S. currency: The states' proposals have been gaining steam among Tea Partyers and Republicans, many of whom also endorse a nationwide return to the gold standard, which would require the U.S. dollar to be backed by gold reserves.

Tea Party "father" Ron Paul is sponsoring the "Free Competition in Currency Act," which would allow states to introduce their own currencies, and rival Newt Gingrich is calling for a commission to look at how the country can get back to the gold standard.

But it will be the individual states that could really get the ball rolling, said Vieira. Even if several of the current proposals get killed, the introduction of so many bills at the state level is drawing national attention to the issue, he said.
Funny money: 11 local currencies

Of all the state proposals circulating right now, Republican-controlled states including South Carolina, Georgia, Idaho and Indiana have the best chance of passing their proposed bills this year, said American Principles Project's Danker. If just one or two states implement an alternative currency, it could have a Domino effect, he said.

"I think we could get a couple passed in this legislative session, and that would show this is mainstream, popular and it would be a justification for more of the risk-averse states for doing this," he said.

There are, of course, many people who think the recent push for alternative state currencies should be stopped in its tracks. David Parsley, a professor of economics and finance at Vanderbilt University, said he thinks state-issued currencies are a "terrible" idea.

"Having 50 Feds" could debase the U.S. dollar and even potentially lead the country into default, he said. "The single currency in the United States is working just fine," said Parsley. "I have no idea why anyone would want to destroy something so successful -- unless they actually wanted to destroy the country." To top of page
First Published: February 3, 2012: 5:07 AM ET
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Re: DOSSIER [n.14]: il ritorno dell'oro..

Messaggioda sandropascucci » 20 ago 2012, 16:00

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Gold club: l’oro fisico comincia a fare paura

Scritto da Rischiocalcolato | Trend Online – 37 minuti fa

Ieri me ne stavo bel bello a gustarmi una bella insalata pomodori e tonno (dietetica) dopo un paio di ore bicicletta fra le colline umbre, accendo il Tivu’ poco dopo l’ora canonica (13.00) per seguirmi un Tiggì a caso. Becco il TG5 e toh si parla di oro fisico… Bene (Stoccarda: A0LCPZ - notizie) signore e signori, ci siamo, l’oro fa paura anche in italia. Ed è evidente sia così è un bene rifugio in grado di sostituire l’altro bene rifugio registrato, tassabile e nel bilancio delle banche italiane: la casa.
Solo pochi giorni fa scrivevo di quanto sia folle investire in immobili (o rimanere investiti in immobili) in Italia e come una delle alternative possibili, in questo periodo storico fosse stato proprio il nostro amico oro.
In quanto ad alternative “reali” fra oro e immobili come investimento in italia non c’è partita, la situazione di mercato e fiscale è nettamente a favore del metallo giallo. L’unico vantaggio residuo della casa è la possibilità dell’affitto, certo bisogna trovare un inquilino affidabile e che sia in grado di pagare, buona fortuna. Il punto è che ogni euro impegnato in monete e lingotti esce dal sistema bancario, i proprietari di immobili che hanno la propensione ad investire in beni reali non possono non essere attratti dall’idea di sostituire i loro investimenti nel mattone in metallo sonante.
E occhio a tremare non sono solo gli immobiliaristi (ci sarebbe il fratellino del tizio che possiede mediaset)… i bilanci delle banche italiane sono pieni zeppi di immobili, sia per garanzia dei mutui che per inventario patrimoniale. Quindi il crollo dei prezzi non sarà indolore per i banchieri, specie se il frutto delle vendite non finisse in qualche prodotto finanziario ma in metallo fisico nella diretta disponibilità dei cittadini. Capite quanto grande sia la minaccia gialla (ma senza occhi a mandorla) , Ma torniamo al TG5: il servizio sull’oro fisico è stato persino comico se non fosse che è andato in onda in qualità di “informazione”. La cronaca di quanto sono riusciti ad inventare sull’oro la lascio all’ottimo er monnezza, vi garantisco per esperienza diretta che è tutto vero sia la cronaca del “servizietto” del TG5 e il mitico “l’Oro è ai minimi storici” pronunciato dall’annunciatrice come introduzione al “pezzo di giornalismo”(meschinetta): da Argento Fisico Secondo il TG5 l’Oro è “AI MINIMI STORICI” !!! … Beccate polli, beccate! Bellissima questa. Uno non fa in tempo a finire di dire quanto sono cialtroni, manipolatori e mendaci la maggior parte dei “giornalisti” che subito ne vedi una più colossale delle altre! Il video del TG5 delle 13:00 di oggi non è “embeddable” per cui vi lascio solo un pajo di screenshot e il link (con tanto di copiosa, doverosa, pubblicità) a questa storica panzana data in pasto alle pecore nell’ora in cui brucano. Parla di oro dal minuto 9:95 al minuto 11:30 circa. La presentatrice esordisce con la pindarica affermazione che “L’oro, ora ai minimi storici (?!?!??!?!), non sembra più essere un bene rifugio.. ma sentiamo perchè ..” … da Oscar delle telenovelas sudamericane! Poi il servizio: “Indiani e cinesi comprano meno oro, e il prezzo scende”. Ok, gli indiani è vero, risulta anche a me che in questi mesi stiano comprando meno oro (e più argento!)… per forza, coi prezzi che ha (!! alla faccia del minimo storico) e con la rupia in calo importante sul dollaro… ma sempre di quantità colossali stiamo parlando quando parliamo del “consumo” di oro indiano, storicamente l’India è il primo consumatore d’oro al mondo (sorpassata solo negli ultimissimi tempi dalla Cina).
, I cinesi ne comprano meno? Forse zia Hu Cin Thai e cugino Ho Ming Su, ma la banca centrale cinese sta comprando quantità di oro, attraverso Hong Kong, da giorno del giudizio! 383 tonnellate importate via HK nei soli primi 6 mesi del 2012! … senza dimenticare poi che la Cina è da qualche anno pure il primo produttore mondiale del metallo giallo e quindi andrebbero sommate le quantità prodotte internamente (355 tonnellate nel 2011) a quelle importate via HK. Tutta da ridere insomma che i cinesi comprino meno oro… ma non è un “falso in atto pubblico”?! “Oggi un’oncia troy (…) vale 1600 dollari, IL MINIMO del 2012, molto sotto il record storico di 1920 dollari l’oncia toccato meno di un’anno fa” … gioca con la distrazione insita nella scimmia umano medio, fra l’altro distratto dal piatto di pastasciutta sotto al naso. Non mente stavolta ma giocando coi toni di voce e le virgole sembra che siamo al disastro per chi ha ancora un po’ d’oro in casa o addosso.
“Ma ragioniamo in euro. Oggi la quotazione è di 41 euro e 70 centesimi al grammo, lo scorso settembre, al cambio attuale (!!!!!!!) dell’euro col dollaro, era a 50 euro al grammo“ …. cioè, avete capito che razza di barbatrucco si sono inventati?! Hanno mischiato arbitrariamente la quotazione in dollari di settembre 2011 cambiandola in euro col cambio EUR/USD di oggi!!! Cioè, hanno preso i 1920 di settembre 2011 e li hanno cambiati in euro col cambio ridotto EUR/USD, a “soli” 1,22 dollari per euro, di oggi!! E così se ne sono usciti ad ora di pranzo a sparare alla signora Maria che aspettava Beautiful che meno di un anno fa l’oro era a 50 euro al grammo!! Tutta da ridere, puro triplo salto mortale all’indietro con avvitamento! Applausi! Veramente da applauso alla manipolazione della realtà… chevvuoi, dal TG5 … sarà per questo che non lo guardo da … da sempre! , 50 euro al grammo capito!? A settembre 2011 questa era la quotazione dell’oro che il TG5 lascia credere al povero pollo che se li guarda, che “si informa” col loro circo equestre! E continua: “un calo di 8 euro ogni grammo”…. “8 euro ogni grammo!! pensa la signora Maria! Devo correre a venderlo prima che ne cali di altri 8! con 8 euro ormai ci mangiamo in 4 a pranzo e a cena con la crisi e le tasse che ci sono!”…. veramente infame questo passaggio! “Il TRACOLLO viene appunto spiegato con la minore domanda …..“ e poi via di repetita, consiglio velato a tutti di buttarsi piuttosto sull’azionario (magari Mediaset (Dusseldorf: MDS.DU - notizie) ?) e saluti cordialissimi ed amichevoli alla siura Maria.
Beh, torniamo alla REALTA’. Cioè… solo 4 estati fa (agosto 2008, 1500 giorni fa) lo potevate comprare a 550 euro/oz e cioè sui 17-18 euro al grammo …. e nel 2001 lo compravate sui 300 euro/oz, sugli 8-9 euro al grammo …. certo, i 42 euro al grammodi oggi (+ premium) sono un minimo STORICO… eh si… dev’essere per questo che non passa settimana che non spunti un nuovo compooro nella mia città.
Cheddire?! No comment. Faranno sparire il video dai loro archivi se salta fuori che balle sparano… o no? tanto.. chissenefrega se i tg e i giornali (di regime) dicono e scrivono quello che gli pare e le notizie se le inventano di sana pianta … ANZI: coi migliori complimenti al Tg5, “per i patriottici servigi resi alla patria” da parte di Mario M. e Mario D.
Comunque… se si inventano notizie come questa vorrà ben dire che hanno una bella paura dell’oro e del suo essere una valuta, la migliore delle valute in anni come questi. E dove va l’oro, in linea di massima l’argento segue (o talvolta precede).
, PS Nei tag ci metto pure “satira” perchè questa del TG5 fa proprio ridere, è veramente una pièce, un pezzo comico.
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Re: DOSSIER [n.14]: il ritorno dell'oro..

Messaggioda sandropascucci » 11 ott 2012, 14:50

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Oro, i 10 Paesi con le maggiori riserve

Milano Finanza – mer 10 ott 2012 08:30 CEST

Oltre 31.447 tonnellate. E’ l’ammontare d’oro che, secondo le statistiche di fine settembre del World gold council (Wgc), l'associazione internazionale delle aziende minerarie aurifere, è detenuto sotto forma di riserve dalle banche centrali di tutto il mondo. Cento tonnellate in più del trimestre precedente.

In questa preziosa classifica l'Italia è al terzo posto con 2.451,8 tonnellate d'oro, che rappresentano il 72% dei fondi totali esteri (contro una media dell'Eurozona del 63,3%). Dietro questi dati c'è la tendenza delle Banche Centrali con eccezione della Bundesbank, che si è alleggerita dal settembre 2011 di 4,7 tonnellate, a diventare negli ultimi anni acquirenti netti del metallo prezioso al fine di diversificare le riserve valutarie. Durante l’estate la Corea ha comprato 16 tonnellate, il Paraguay 7,5 tonnellate e la Russia 18,7 tonnellate.

Ma l’incremento maggiore nei mesi di luglio e agosto spetta alla Turchia, che ha acquistato 51,3 tonnellate, in conseguenza della decisione di accettare il metallo giallo come garanzia dalle banche commerciali. Ecco i primi dieci Paesi per riserve ufficiali d’oro.

Stati Uniti:
Sono al primo posto con 8.133,5 tonnellate d’oro, stabili sul trimestre precedente. Il 75,4% delle riserve estere del Paese sono in oro.

Germania:
Segue con meno della metà delle riserve degli Stati Uniti. A fine settembre l’ammontare è infatti di 3.395,5 tonnellate (erano 3.396,3 a fine giugno). Il 72,4% dei fondi esteri del Paese sono in oro.

Italia:
Mille tonnellate in meno della Germania, ma pur sempre un terzo posto con 2.451,8 tonnellate, stabili sul trimestre precedente. In oro sono il 72% delle riserve estere (in aumento dal 70,9% di fine giugno).

Francia:
Poco meno dell’Italia le riserve aurifere francesi (2.435,4 tonnellate). Il 71,6% dei fondi esteri del Paese sono in oro.

Cina:
Il primo Paese asiatico che compare nella graduatoria con 1.054,1 tonnellate d’oro, che rappresentano tuttavia solo l’1,7% delle riserve estere contro una media mondiale del 10%.

Svizzera:
Dopo aver alleggerito le sue riserve aurifere nel maggio del 2000 (1.300 tonnellate), la banca centrale elvetica detiene attualmente 1.040,1 tonnellate. Solo l’11,5% delle riserve estere è in metallo prezioso.

Russia:
Il Paese sta diversificando le sue riserve valutarie in oro fin dal 2006. A fine settembre deteneva 936,7 tonnellate (il 9,6% delle riserve estere), in aumento dal trimestre precedente (911,3 tonnellate).

Giappone:
Le tonnellate d’oro detenute dal Paese del Sol Levante sono 765,2 (il 3,2% delle riserve estere). Dopo lo Tsunami del 2011 la Bank of Japan ha venduto oro per immettere 20 trilioni di yen nel sistema.

Olanda:
Nel caveau della banca centrale ci sono 612,5 tonnellate (il 59,8% delle riserve estere).

India:
La Riserve Bank Of India ha acquistato oro nel corso degli anni dall’Imf (International monetary fund - FMI Fondo Monetario Internazionale). A fine settembre deteneva 557,7 tonnellate (il 10% delle riserve estere) stabili sul trimestre precedente.
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Re: DOSSIER [n.14]: il ritorno dell'oro..

Messaggioda MauroB » 24 ott 2012, 22:22

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Bundesbank: l'oro resti dov'è, non deve rientrare in Germania

di: Andrea Tarquini Pubblicato il 24 ottobre 2012| Ora 13:17

La banca centrale, custode dell'ortodossia monetaria, sta vendendo oro da Londra. Nein ai controllori di Stato che vorrebbero fare un inventario delle riserve auree, un tesoro da 133 miliardi che dal primo Dopoguerra è tutto nei forzieri stranieri.

Berlino - Nonostante non ci siano ancora annunci ufficiali, la Germania sta vendendo oro da Londra, nel quadro di una rete di 'attivita' strategiche' segrete che hanno ridotto l'ammontare di lingotti d'oro conservati nei forzieri della Banca d'Inghilterra a 500 tonnellate.

Dalla Bundesbank e' arrivato un secco no ai controllori di Stato che vorrebbero fare un inventario delle riserve auree, un tesoro da 133 miliardi che dal primo Dopoguerra è tutto nei forzieri stranieri di Francia, Inghilterra e Stati Uniti.

**********************************

Il contenuto di questo articolo, pubblicato da La Repubblica - che ringraziamo - esprime il pensiero dell' autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

di Andrea Tarquini

Berlino - Se non è tutto oro quello che riluce, non tutti i pregiudizi sono sempre veri. Tocca alla Bundesbank, il fortino dei Templari dell’ortodossia monetaria e custodi del Modell Deutschland, dire che bisogna fidarsi degli stranieri, anzi è più sicuro e più redditizio che l’oro tedesco resti dov’è. All’estero. Guai a sognare di rimpatriarlo.

Avventura insolita. La Corte dei conti tedesca ha chiesto un inventario delle riserve auree tedesche, tutte depositate all’estero dal dopoguerra, nel mondo diviso dalla guerra fredda. E non è tutto: aveva insistito per rimpatriare una buona parte dei lingotti. Nostalgia, anzi ‘Sehnsucht’ dell’oro. Quasi evoca le leggende wagneriane dell’Oro del Reno, ma non parliamo del prode Sigfrido contro il drago Fafnir, bensì di 3.396 tonnellate in lingotti, almeno 133 miliardi di euro. Arma assoluta dell’eurozona, seconde riserve auree al mondo per quantità e valore dopo quelle degli Stati Uniti.

"Effettuiamo prelievi come accertamento dei nostri stock", ha intimato la Corte dei conti. Quasi evocando spettri di diffidenza antica verso il resto del mondo. Neanche per sogno, sarebbe contro ogni prassi, ha replicato l’istituto guidato dal giovane Jens Weidmann, il grande rivale di Mario Draghi al vertice Bce. Pochi lo sanno, ma dal dopoguerra l’Oro del Reno è emigrato.

Quando la Bundesbank nacque – nel 1948, un anno prima della Repubblica federale
- la Germania sconfitta e l’Europa intera erano divise. Da un lato democrazie sotto l’ombrello atomico angloamericano, dall’altro paesi di antica cultura occidentale (dalla Polonia alla Cecoslovacchia sesta potenza industriale del mondo) asserviti all’Impero del Male creato da Stalin. E si creò il paradosso.

La banca simbolo e legittimazione della giovane democrazia di Bonn, nata un anno prima di quest’ultima, decise consigliata dai vincitori, ex nemici e alleati, di mettere i suoi lingotti al sicuro. A Fort Knox superblindato della Fed, nei bunker della Bank of England difesi dai migliori reparti e jet di Sua Maestà, nei forzieri della Banque de France. Passarono i decenni, l’Impero del Male crollò, la Germania fu riunificata, ma i lingotti restarono lì.

"E se trovassimo al loro posto piombo o cartone verniciato?", ironizza Der Tagesspiegel. Niente paura, stanno bene là, più vicini alle maggiori piazze d’affari mondiali, assicura la Bundesbank.

Se insomma un Goldfinger tentasse di rubare l’Oro del Reno, Navy seals americani e Sas britannici lo salveranno, è il messaggio. Nel film di 007 per inciso Goldfinger che sfida Sean Connery e tenta di svaligiare Fort Knox fu interpretato da un grande, compianto attore tedesco, Gert Froebe.

http://www.wallstreetitalia.com/article ... mania.aspx

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Re: DOSSIER [n.14]: il ritorno dell'oro..

Messaggioda sandropascucci » 25 ott 2012, 11:00

come puzza 'sta storia dell'oro fisico.. mhmm..
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Re: DOSSIER [n.14]: il ritorno dell'oro..

Messaggioda MauroB » 30 ott 2012, 0:22

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Germania: l'oro e' esaurito 10 anni fa

di: WSI Pubblicato il 26 ottobre 2012| Ora 09:39

Lo sostiene l'esperto dei metalli preziosi James Turk, secondo cui tutto il gold nei forzieri stranieri e' stato dato in affitto sui mercati. Ecco perche' la Bundesbank non vuole che si faccia un inventario?

New York - L'oro che fa capo alla Germania e' in realta' gia' esaurito da dieci anni.

A sostenerlo e' l'analista dell'industria dei metalli preziosi James Turk, che intervistato da King World News Turk e' stato molto chiaro: i forzieri di lingotti tedeschi sono stati svuotati del loro contenuto gia' nel 2001, per via delel attivita' di prestito effettuate dalla Bundesbank.

Turk ha sottolineato che un'enorme incertezza circonda la questione dell'oro dato in prestito. Non si sa se e' tornato nei forzieri e se "i forzieri che dovrebbero contenere le riserve d'oro tedesche sono ancora vuoti".

Dev'essere per questo che dalla Banca Centrale tedesca e' arrivato un secco no ai controllori di Stato che vorrebbero fare un inventario delle riserve auree, un tesoro da 133 miliardi che dal primo Dopoguerra è tutto nei forzieri stranieri di Francia, Inghilterra e Stati Uniti?

Secondo le ultime voci pareva che la Germania stesse vendendo oro da Londra, nel quadro di una rete di 'attivita' strategiche' segrete che hanno ridotto l'ammontare di lingotti d'oro conservati nei forzieri della Banca d'Inghilterra a 500 tonnellate.

http://www.wallstreetitalia.com/article ... ni-fa.aspx

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Re: DOSSIER [n.14]: il ritorno dell'oro..

Messaggioda sandropascucci » 7 nov 2012, 16:10

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Il governo tedesco ha chiesto un controllo delle sue riserve d’oro fisico
OCTOBER 31, 2012 BY GOLDTONY LASCIA UN COMMENTO

Stando ad un rapporto confidenziale della Corte dei Conti, la Germania ha ritirato i due terzi delle sue vaste riserve d’oro dalle casseforti della Banca d’Inghilterra più di dieci anni fa, poco dopo il lancio dell’euro.
La rivelazione è stata fatta dopo un rapporto della Corte dei Conti tedesca che raccomandava di procedere con un inventario « sul posto » delle riserve d’oro custodite a Londra, Parigi e New York, per verificare seil metallo giallo fosse veramente presente.

La Germania possiede 3,396 tonnellate d’oro, per un valore complessivo di 143 miliardi di euro, la seconda riserva di metallo prezioso più grande dopo quella degli Stati Uniti. La quasi totalità di questo oro è stata trasferita all’estero durante la Guerra Fredda, per timore di un attacco da parte dell’Unione Sovietica.

Circa il 66% è stato depositato nella Riserva Federale di New York, 21% alla Banca d’Inghilterra, e l’8% alla Banca di Francia. La Corte dei Conti tedesca ha fatto sapere ai legislatori in un rapporto scritto che l’oro in soggetto « non è mai stato verificato fisicamente », ed ha ordinato alla Bundesbank di rendere sicuri l’accesso ai depositi.

La Corte dei Conti ha domandato il rimpatrio di più di 150 tonnellate nei prossimi tre anni per verificare la qualità ed il peso dei lingotti d’oro. Altra notizia è che Francoforte non ha un registro dei lingotti.

Il rapporto ha anche affermato che la Bundesbank ha ridotto le sue riserve a Londra da 1440 tonnellate a 500 tra il 2000 ed il 2001, probabilmente perché le spese di custodia erano troppo elevate. L’oro fu trasportato in aereo a Francoforte.

Questa rivelazione ha letteralmente stupito gli esperti del mercato dell’oro. Il trasferimento da Londra fu fatto quando l’euro era al suo minimo storico, a 0,84$. Ma anche perché in quel periodo la Banca d’Inghilterra vendeva la maggior parte delle sue riserve d’oro, per volere di Gordon Brown, quando il mercato non era ancora saturo.

Peter Hambro, un dirigente della miniera d’oro Petropavlovsk(UK), afferma che la Bundesbank avrebbe ritirato il suo oro come gesto di protezioni visto che, apparentemente, non aveva dei lingotti custoditi a Londra. « Hanno forse pensato che la Banca d’Inghilterra aveva venduto o prestato troppo oro ed allora era meglio ritirare il proprio. Per tutto ciò che ha a che fare con l’identificazione: potete identificare l’oro che avete fatto custodire, o non siete altro che un creditore generale con un conto metallo?

Il rapporto fa seguito alle accuse del gruppo tedesco « Bring Back Our Gold » e dei suoi alleati del GATA (Gold Antitrust Action Committee) negli Stati Uniti, sapendo che non si può fare affidamento sui dati ufficiali. Denunciano che le Banche Centrali hanno prestato o venduto al ribasso una buona parte del loro oro.

Il ritornello è stato ripetuto in coro dai legislatori tedeschi: « Tutto l’oro deve ritornare in patria, è in momenti di crisi come quelli attuali che occorre avere delle certezze sulle nostre riserve d’oro » ha detto Heinz-Peter Haustein dei Democratici Liberi (FDP) .

La Bundesbank ha dichiarato d’avere piena fiducia nell’integrità e nell’indipendenza dei custodi del proprio oro, e che riceve dei rapporti dettagliati ogni anno. Ciononostante ha lasciato intendere che altre misure verranno prese per sicurizzare le riserve. « Questo potrebbe implicare una ricollocazione di una parte delle nostre riserve ».

« Al fine che le riserve d’oro fungano da riserva di cambio, devono essere rapidamente convertibili in moneta di riserva senza restrizioni logistiche. È la ragione per cui una parte delle riserve è custodita in Banche Centrali partners all’estero » ha spiegato martedì la Bundesbank.

http://www.comprareoro.net/governo-tede ... -oro-1093/
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Re: DOSSIER [n.14]: il ritorno dell'oro..

Messaggioda mr.spyder » 21 gen 2013, 0:05

!
La Germania riporta a casa l'oro conservato nei fortini esteri


Entro il 2020 la Bundesbank rimpatrierà quasi 700 tonnellate di lingotti d'oro delle sue riserve attualmente conservati all'estero. In una nota la banca centrale tedesca spiega come grazie a queste operazioni entro il 2020 metà delle riserve auree della Germania saranno custodite nel Paese, rispetto alla quota attuale del 31%.

La Germania possiede le seconde maggiori riserve d'oro al mondo dopo gli Usa, circa 3.396 tonnellate con un valore di 133 miliardi di euro, secondo i giudici contabili tedeschi.

Il rimpatrio di parte dell'oro tedesco - al centro di polemiche anche in tempi recenti - penalizzerà soprattutto la Francia, dove è attualmente depositato l'11 per cento del totale. Questa quota - pari a 374 tonnellate - sarà azzerata (dal momento che la Francia è come la Germania nella zona dell'euro, spiega la banca centrale) mentre resterà immutato il 13% stoccato presso la Bank of England. In calo dal 45 al 37% del totale la quantità di oro tedesco depositata a New York.

Dopo il trasferimento attuato ai tempi della Guerra Fredda le ragioni dei depositi aurei che rimangono all'estero, ribadisce anche oggi la Bundesbank, sono nella necessità di poter contare in tempi rapidi su garanzie in oro nel caso di necessità di approvvigionamenti di dollari o altra valuta estera. Il valore dell'oro "rimpatriato" - alle quotazioni attuali - è di circa 27 miliardi di euro.

La notizia dà peraltro risposta a una pressione popolare che era andata crescendo dopo che in primavera due parlamentari della Cdu avevano chiesto di poter vedere, dopo quello depositato presso la Fed, anche l'oro tedesco depositato in Inghilterra e Francia senza tuttavia esser accontentati.

Di lì era nata una iniziativa popolare che chiedeva «il ritorno in patria dell'oro tedesco» alla quale avevano aderito anche diversi uomini politici e che aveva poi portato a ottobre la Corte dei Conti a chiedere alla Buba un inventario completo dei suoi asset nel metallo prezioso. La Bundesbank aveva a stretto giro di posta rassicurato la Corte dei conti circa la piena disponibilità delle proprie riserve d'oro, anche di quelle depositate per ragioni logistiche presso banche centrali straniere.

In risposta a un preciso interrogativo, la Bundesbank aveva inoltre indicato che non si poteva accogliere l'invito della Corte dei conti a prelevare grosse quantità di oro dall'estero per verificarne lo stato in quanto la richiesta non era conforme alla prassi in uso tra banche centrali. Di norma, aveva spiegato la Bundesbank, si chiede solo una conferma scritta degli stock depositati presso ogni banca centrale.

A distanza di due mesi, i vertici dell'istituto sembrano tuttavia aver maturato una decisione diversa che prevede anche, come visto, la fine dei depositi in Francia. Questa decisione non ha carattere politico ma di semplice natura finanziaria: in caso di crisi valutaria globale, infatti, la Bundesbank preferisce stoccare il proprio oro in Paesi da cui potrebbe ricevere in cambio del metallo una divisa diversa dalla propria da poter utilizzare per interventi sul mercato.

http://www.ilsole24ore.com/art/finanza- ... fromSearch
Antonio Prezia, detto spyder... anche se non è importante chi sei,ma cosa vuoi fare per cambiare il mondo.

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Re: DOSSIER [n.14]: il ritorno dell'oro..

Messaggioda sandropascucci » 21 gen 2013, 10:39

pare che benetazzo non sia d'accordo, per i lcaso italiano almeno..

>
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LA FAVOLA DELLE RISERVE AUREE ..::.. postato il 19/01/2013

Scrivo questo articolo con lo scopo di far chiarezza sulle esternazioni di tanti cialtroni che si possono trovare in rete ogni qualvolta si ricerchino informazioni e notizie sulle politiche monetarie delle banche centrali, sulla riserva frazionaria e anche sulle riserve auree di ogni paese. Andiamo in ordine: secondo la maggior parte di questi invasati, che scrivono di complotti contro tutto il mondo, le riserva auree italiane sono state devolute alla BCE da circa 12 anni per far nascere l'euro e soggiogare pertanto tutti i popoli che ora sono stati impoveriti e quindi non hanno più mezzi di redenzione economica. Vi è di più: stando a questi bloggers improvvisati (che si nascondono sempre dietro a un nickname di fantasia) le riserve sarebbero state svendute ancora tempo addietro alle grandi banche centrali sovranazionali e non sarebbero più disponibili per la popolazione italiana. Gli stessi sottolineano e promuovono sempre e comunque tesi insostenibili sul genere della favola delle riserve auree in base alla quale mettendo mano alle riserve auree si potrebbero risolvere tutte le crisi del nostro paese, dando finalmente piena convertibilità aurea alle banconote italiane in circolazione.


Cominciamo con il quantificare le riserve: secondo l'ultima relazione sul bilancio della Banca d'Italia le riserve auree italiane ammontano a 2.452 tonnellate, che al fixing odierno di un'oncia d'oro hanno un controvalore di 145 miliardi di USD che al cambio eur/usd di 1.3275 fanno circa 109 miliardi di Euro. Le riserve auree italiane rappresentano la terza riserva aurea al mondo, dopo quelle di Stati Uniti di Germania, quarta se consideriamo anche la dotazione del FMI. Tale ammontare è rimasto presso chè invariato negli ultimi dieci anni, vale a dire che non si sono verificate operazioni di smobilizzo che ne hanno ridimensionato il montante. La notizia che tuttavia sconvolgerà molti bloggers complottisti è che queste riserve non sono ubicate massivamente a Francoforte o Bruxelles come si vorrebbe far credere, ma sono segregate e custodite a Roma in Via Nazionale, presso Palazzo Koch (sede storica della Banca d'Italia). Ad essere pignoli non sono proprio tutte 2.452 segregate a Roma, una percentuale modesta si trova segregata presso altre banche centrali del mondo in qualità di collaterale per precedenti operazioni di politica monetaria (pensiamo a quando esisteva la piena convertibilità con il dollaro).


Per ovvie ragioni di convenienza e rischio, i gold bars (lingotti d'oro) non vengono mai spostati logisticamente, ma rimangono nella titolarità dell'effettivo proprietario attraverso un vincolo di indisponibilità presso il soggetto che li ha in deposito o li custodisce: quindi sostanzialmente non si verifica mai lo spossessamento materiale. Lo stesso tipo di approccio è stato riprodotto quando è stata costituita la Banca Centrale Europea la quale è nata con una propria dotazione di 502 tonnellate di metallo giallo. Tutto questo oro in realtà non è fisicamente posseduto in proprio dalla BCE, in quanto le singole banche nazionali che costituiscono il suo azionariato hanno effettuato un conferimento in garanzia pro-quota (l'Italia al 12%) tuttavia con possesso in proprio. Questo significa che una parte della consistenza fisica segregata a Palazzo Koch (60 tonnellate per la precisione) è nella disponibilità della BCE, quale effettivo proprietario di quella provvista di metallo, ma è in possesso della Banca d'Italia. Tecnicamente si suole utilizzare il termine di safekeeping deposit per identificare queste circostanze.


Recentemente abbiamo avuto modo di sentire svariati interlocutori politici proporre lo smobilizzo di parte delle riserve auree per contrarre quantitativamente il peso del debito pubblico: come avete potuto apprendere in testa di lettura, le riserve ad oggi valgono 109 miliardi di euro, uno smobilizzo totale produrrebbe una contrazione di appena il 5% dello stock di debito pubblico complessivo (2020 miliardi, ultima rilevazione). L'operazione (ammesso che sia possibile sul piano istituzionale) pertanto avrebbe un risultato complessivo piuttosto modesto: ricordiamo sempre che le riserve auree sono identificate universalmente anche come gradiente di ricchezza implicita di un paese: una sorta di ultimo salvadenaio a cui attingere prima di andare a colpire coattivamente il patrimonio dei contribuenti. Al momento attuale pertanto, con uno scenario politico non ben definito, rappresentano ancora una garanzia consistente per i detentori non residenti del debito pubblico: andarle a smobilizzare comprometterebbe quelle poche sicurezze che possiamo spendere sul piano internazionale in termini di collaterali a garanzia. Forse è anche per questo che l'Italia difficilmente può dichiarare default, avendo molto da cui attingere all'ultimo momento.

| Riproduzione concessa con citazione della fonte

da: http://www.eugeniobenetazzo.com/
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Re: DOSSIER [n.14]: il ritorno dell'oro..

Messaggioda mr.spyder » 21 gen 2013, 13:10

!
le riserve ad oggi valgono 109 miliardi di euro, uno smobilizzo totale produrrebbe una contrazione di appena il 5% dello stock di debito pubblico complessivo (2020 miliardi, ultima rilevazione). L'operazione (ammesso che sia possibile sul piano istituzionale) pertanto avrebbe un risultato complessivo piuttosto modesto


!
Forse è anche per questo che l'Italia difficilmente può dichiarare default, avendo molto da cui attingere all'ultimo momento.


euggè,basta che te decidi...
sono briciole,ma ci evitano il default???...
ma allora facciamo default, diamogli 'ste briciole,azzeriamo il debito,e cominciamo domani con una moneta di proprietà no?
...mha...
Antonio Prezia, detto spyder... anche se non è importante chi sei,ma cosa vuoi fare per cambiare il mondo.

ivanopino
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Re: DOSSIER [n.14]: il ritorno dell'oro..

Messaggioda ivanopino » 21 gen 2013, 20:07

Le riserve auree italiane...come La Banca d'Italia di italiano hanno solo il nome :evil:
Ivano Pino

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Re: DOSSIER [n.14]: il ritorno dell'oro..

Messaggioda sandropascucci » 14 giu 2013, 11:09

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New gold and copper mines discovered in NE Iran

11 January 2013, 00:37 (GMT+04:00)

New gold and copper mines have been recently discovered in South Khorasan Province in the northeast of Iran, the Mehr News Agency quoted Behrouz Borna, the deputy head of Iran's Geology and Mineral Exploration Organisation, as saying.
Three other gold mines had also been previously discovered in Kurdestan Province in the west of the country, he added.
On November 26, 2012, IRIB quoted Borna as saying that the country ranks first in the Middle East for possessing the region's largest mineral reserves, Press TV reported.
Iran is ranked among the 15 major mineral-rich countries of the world and exports its industrial and mineral products to 159 countries, including Iraq, China, the United Arab Emirates, India and Afghanistan.
Iranian Industry, Mine and Trade Minister Mehdi Ghazanfari said that Iran holds two per cent of the world's total mineral reserves.
He added that the mineral reserves include 12 metal and 36 non-metal ores.
Some 5000 mines are being worked in the country, he said, adding that around 340 million tons of minerals were extracted in the past year which ended March 19.
In July, the Fars News Agency reported that some 120 tons of gold is held by Iranians at homes.
The annual demand for gold is 300 tons in Iran, while the domestic production is about 2.5 tons per year, showing a significant gap between supply and demand in the market.
Do you have any feedback? Contact our journalist at agency@trend.az
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Re: DOSSIER [n.14]: il ritorno dell'oro..

Messaggioda sandropascucci » 14 giu 2013, 11:14

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La Repubblica Islamica investe miliardi di Euro nelle sue raffinerie di rame, riserva strategica quanto petrolio e gas!

Immagine

La lavorazione iraniana di rame, attualmente situata sulle 220mila tonnellate all'anno raddoppierà fino a sfiorare le 500,000 tonnellate alla fine del quinto piano di sviluppo quinquennale, che arriverà nel 2015; la notizia é stata comunicata dal Ministero della Repubblica Islamica per l'Industria, le Miniere e il Commercio nella giornata di avantieri, giovedì 26 gennaio.

Mehdi Ghazanfari ha riportato l'annuncio a margine di una cerimonia per l'inaugurazione di una serie di impianti per la lavorazione dell'importante metallo nella provincia sudorientale di Kerman durante la quale ha anche dichiarato che, a fronte delle riserve comprovate di circa 57 miliardi di tonnellate di rame, il cui valore si può rozzamente stimare attorno ai 600 miliardi di Euro, l'Iran può a buon diritto inserirsi nella top ten dei paesi estrattori insieme al Cile, al Perù, alla Polonia, alla Russia, al Messico, all'Australia, alla Cina, al Kazhakistan e allo Zimbabwe.

Il Direttore Amministrativo delle Industrie iraniane del Rame, Ardeshir Sa'd-Mohammadi ha annunciato lo scorso mese che qualcosa come 6 miliardi di Euro nel potenziamento delle strutture estrattive e lavorative, soltanto nel periodo che é andato da marzo a dicembre 2011. Grazie a questi massicci investimenti la capacità iraniana di lavorazione del metallo salirà ulteriormente dopo il 2015, arrivando alle 700mila tonnellate annue.

L'aumento della capacità autonoma dell'Iran di lavorare il proprio rame renderà la Repubblica Islamica sempre meno dipendente dall'estero, permettendole, oltre che di continuare a soddisfare le proprie crescenti richieste per l'importante metallo (necessario soprattutto per le lavorazioni tecnologiche), di aumentare la propria "riserva strategica" o anche di vendere l'eccedenza di rame raffinato sul mercato internazionale.
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Re: DOSSIER [n.14]: il ritorno dell'oro..

Messaggioda sandropascucci » 14 giu 2013, 11:16

..l'Iran può a buon diritto inserirsi nella top ten dei paesi estrattori insieme al Cile, al Perù, alla Polonia, alla Russia, al Messico, all'Australia, alla Cina, al Kazhakistan e allo Zimbabwe.

tutti i paesi più infamati, presi per il culo, temuti, corteggiati e attaccati (da parte di IGB-USA)..
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Re: DOSSIER [n.14]: il ritorno dell'oro..

Messaggioda sandropascucci » 29 ott 2013, 11:08

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da: http://www.ilsole24ore.com/art/finanza- ... d=AbzI6tdH

Finanza e Mercati Materie Prime
Le autorità Usa accendono un faro sui meccanismi di fixing di oro e argento

di Sissi Bellomo14 marzo 2013Commenti (1)
IN QUESTO ARTICOLO

Argomenti: Materie prime | "Partito Politico ""per il Sud"" " | Martin Wheatley | FSA | Task Force | Gary Gensler | Hsbc | Iosco

Dopo il Libor potrebbe essere la volta dell'oro. Il meccanismo del fixing, con cui da quasi un secolo cinque banche stabiliscono il principale riferimento di prezzo per il metallo giallo, ha attirato l'attenzione delle autorità di mercato, che stanno esaminando la possibilità di manipolazioni. Lo riferisce l'agenzia Dow Jones, specificando che per ora si tratta solo di discussioni interne alla statunitense Commodity Futures Trading Commission (Cftc) e che non è stata ancora aperta alcuna indagine formale.
Se i sospetti dovessero essere confermati, potrebbe scoppiare un nuovo scandalo, analogo a quello che ha travolto gli istituti coinvolti nella determinazione del tasso interbancario londinese e per cui Barclays, Royal Bank of Scotland e Ubs hanno già pagato oltre 2,5 miliardi di dollari.
La stessa Barclays partecipa anche alle due conference call quotidiane destinate a fissare il prezzo dell'oro, insieme a Deutsche Bank, Hsbc, Bank of Nova Scotia e Société Générale. Del fixing dell'argento, finito anch'esso sotto la lente della Cftc, si occupano invece solo Deutsche Bank, Bank of Nova Scotia e Hsbc. Quest'ultimo è nato nel 1887, mentre quello dell'oro risale al 1919.
Dal risultato delle consultazioni dipendono benchmark di prezzo utilizzati in tutto il mondo, dal settore minerario a quello orafo. Il fixing influenza inoltre l'andamento delle quotazioni dell'oro su un mercato che secondo il World Gold Council ha scambi giornaliero per 240 miliardi di dollari.

«I fixing non sono arbitrari», ha dichiarato la London Bullion Market Association, che non ne è direttamente responsabile, ma si occupa di fissare gli standard di qualità per i lingotti trattati sulla piazza londinese. «È un sistema che per arrivare al prezzo si basa in gran parte su domanda e offerta. È d del tutto trasparente. Niente a che vedere con il Libor».
Il presidente della Cftc, Gary Gensler, insieme a Martin Wheatley, managing director della britannica Fsa, presiede la task force dello Iosco, che etro questa primavera dovrebbe stabilire nuove linee guida sui benchmark utilizzati nei mercati finanziari.

©RIPRODUZIONE RISERVATA


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da: http://www.ilsole24ore.com/art/finanza- ... d=Ab7zjn7F

Finanza e Mercati In primo piano
Scandalo Libor, la Fed sapeva fin dal 2007 ma le autorità Usa e britanniche non intervennero

di Nicol Degli Innocenti. Con un articolo di Claudio Gatti14 luglio 2012Commenti (2)
IN QUESTO ARTICOLO

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Argomenti: Euribor e Libor | Fed | Timothy Geithner | Marcus Agius | Bob Diamond | Ministero del Tesoro | Banca d'Inghilterra | British Banking Association
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di Nicol Degli Innocenti

LONDRA - Lo scandalo Libor avrebbe potuto essere evitato se solo le autoritá fossero intervenute con piú decisione. Nuovi documenti venuti alla luce rivelano che la Federal Reserve americana giá nel 2007 aveva avuto una "soffiata" da parte di un dipendente di Barclays che la sua banca, cosí come altre, pilotava il tasso interbancario e che il fixing non era quindi attendibile.


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Libor, il costo del contenzioso: le banche potrebbero pagare fino a 22 miliardi
I signori che decidono il nostro Libor. Non solo Barclays, ecco le altre banche nel mirino. Contratti da 800mila miliardi di dollari
«La nostra sensazione è che il Libor non è realistico e non riflette il costo reale dei finanziamenti», scriveva l'anonimo banchiere. La "gola profonda" di Barclays nella sua email alla Fed aveva detto che la banca britannica aveva iniziato a manipolare il Libor «per adeguarsi a quello che facevano tutti gli altri». La Fed nel 2008 aveva informato la Banca d'Inghilterra dei timori sulla credibilitá del tasso interbancario e l'allora presidente Timothy Geithner, attuale segretario al Tesoro Usa, aveva proposto sei riforme per cambiare il sistema e prevenire abusi. Il governatore della Banca d'Inghilterra aveva girato le proposte alla British Banking Association, responsabile del Libor, che lo aveva assicurato che avrebbero tenuto conto delle preoccupazioni espresse e delle riforme proposte dalla Fed.

Poi peró nulla è stato fatto dalle autoritá Usa o britanniche, troppo prese dalla gestione della crisi finanziaria, e il fixing coordinato tra banche è andato avanti fino al 2009, come stabilito dall'indagine tuttora in corso. La Fed sostiene che l'email di Barclays era solo espressione di «voci di mercato», poco piú di pettegolezzi, e non rappresentava una prova di illeciti commessi. Peró secondo messaggi interni alla Fed del 2008 è evidente che i dirigenti sapevano che il problema era reale ma non sono intervenuti per bloccare gli abusi. «Le banche hanno una tendenza a sottostimare i loro costi reali di finanziamento per limitare le voci sui loro problemi di liquidità», aveva scritto un dirigente Fed.

Barclays è l'unica banca che finora ha ammesso le responsabilità dei suoi trader nel manipolare il tasso interbancario e ha pagato una multa di 290 milioni di sterline per chiudere la vicenda. Lo scandalo ha portato alle dimissioni del presidente Marcus Agius, dell'amministratore delegato Bob Diamond e del chief operating officer Jerry del Missier. Almeno altre dodici banche sono coinvolte, tra cui Citigroup, Ubs e Deutsche Bank, e si prevede che nelle prossime settimane le autorità confermeranno il loro ruolo nello scandalo e le multe che devono pagare.

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Re: DOSSIER [n.14]: il ritorno dell'oro..

Messaggioda sandropascucci » 29 ott 2013, 11:12

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Riserve di oro nelle banche centrali, un pericoloso schema Ponzi
23 ottobre 2013
Lo scorso febbraio la Germania aveva chiesto il rimpatrio del suo oro depositato nelle banche americane. Gli Stati Uniti avevano ammesso di non poterlo consegnare prima di diversi anni, in quanto i forzieri erano vuoti.

Negli scorsi anni Venezuela, Libia e Iran hanno rimpatriato le proprie riserve di oro all’estero. La Polonia ha fatto domanda e sta ancora aspettando. Svizzera, Paesi Bassi e Messico vogliono sia fatta chiarezza sullo stato effettivo delle loro riserve di oro depositate nei forzieri all’estero.
Anche lo Stato del Texas vuole riprendersi l’oro che aveva depositato nei forzieri della Federal Reserve : “Non vogliamo dei semplici certificati – ha detto il senatore texano Capriglione – Vogliamo il nostro oro.”

In realtà (come già parzialmente ammesso a denti stretti dai diretti interessati) i forzieri della Fed e delle banche centrali sono vuoti. L’oro che queste istituzioni pretendono di avere, fisicamente non lo hanno.
Una banca ha il diritto di dare l’oro in locazione o di scambiarlo a termine, con la garanzia teorica di poterlo recuperare.
Ufficialmente, questa operazione permette di affidare l’oro alle “Bullion banks”, ossia banche specializzate che assicurano i costi di deposito del metallo prezioso.

Malgrado non dovrebbero, in quanto fungono da “deposito”, queste banche specializzate si permettono di vendere o dare in locazione questo oro, tramite certificati o in forma fisica. Operazioni che possono susseguirsi a catena, come in un classico schema Ponzi.

Da Wikipedia : Lo schema Ponzi è un modello economico di vendita truffaldino che promette forti guadagni alle vittime a patto che queste reclutino nuovi “investitori”, a loro volta vittime della truffa.

Secondo il giornalista economico Yannick Colleu “Il medesimo stock di oro, inizialmente venduto da una banca centrale o da un detentore di metalli preziosi può essere dato in locazione, venduto, poi rivenduto e venduto di nuovo, ecc.
Diversi esperti si accordano nello stimare che vi sarebbe un rapporto di 1 a 100 fra l’oro cartaceo e l’oro fisico realmente disponibile.”

Il giornalista Cyrille Jubert aggiunge : “Sino a poco tempo fa pochi acquirenti chiedevano una consegna reale di oro fisico. Questo ha permesso ai banchieri che controllano il mercato di spingere il principio delle riserve sino al limite del sistema.”

Lo schema Ponzi funziona finchè tutti fanno la loro parte. Al minimo intoppo il castello crolla e solo chi possiede realmente oro fisico riuscirà a cavarsela.


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La Germania vuole il rimpatrio dell’oro depositato negli USA, ma i forzieri della Federal Reserve sono vuoti
17 febbraio 2013
Le autorità germaniche hanno informato il governo degli Stati Uniti dell’intenzione di rimpatriare parte delle circa 1’500 tonnellate di lingotti depositati presso la Federal Reserve di New York.

C’è chi dice che la Germania chiede il rimpatrio del proprio oro unicamente a causa di pressioni politiche interne e che nessun altro paese seguirà l’esempio.
Invece il co-direttore generale dell’azienda di gestione di investimenti Pimco, Mohammed al Erian, dichiara che “non vi è dubbio che la richiesta tedesca si traduce in pressione su altri paesi per rimpatriare gli averi in oro depositati nelle banche centrali estere.”

Il redattore economico britannico Ambrose Evans Pritchard, scrive su The Telegraph : “Le banche centrali nel mondo intero hanno acquistato nel 2012 il più grande volume di oro degli ultimi 50 anni. Hanno accumulato 536 tonnellate supplementari, diversificando le nuove riserve e evitando le monete “sospette” : dollaro statunitense, euro, lira sterlina e yen.
L’Accordo di Washington (siglato nel settembre 1999, impegnava le banche centrali a limitare le vendite delle riserve auree per cinque anni) in virtù del quale ogni anno la Gran Bretagna, la Spagna, i Paesi Bassi, l’Africa del sud, la Svizzera e altri paesi hanno venduto parte del loro oro sembra già appartenere all’epoca illusoria in cui gli investitori pensavano che l’euro avrebbe rimpiazzato l’oro diventando un pilastro accanto al dollaro.
Questa speranza è svanita. In 10 anni gli averi delle banche centrali in euro-obbligazioni sono calate del 26%.

Euro e dollaro non ispirano fiducia. L’Unione monetaria europea è una costruzione malandata, incline a barcamenarsi di crisi in crisi senza il supporto di un dipartimento del Tesoro comune. Quanto al dollaro, è seduto su una piramide di debiti.

Ned Taylor-Leyland, della Cheviot Asset Management, sostiene che la Federal Reserve e la Banca d’Inghilterra non restituiranno mai l’oro ai proprietari stranieri, in quanto questo oro non esiste più.
Altri affermano che più precisamente Stati Uniti e Gran Bretagna non hanno venduto le riserve d’oro, le proprie e quelle estere, ma le hanno date in prestito o impegnate come garanzia. Di fatto dunque non le possiedono.
E’ stato documentato che la Federal Reserve ha dato in prestito gran parte delle sue riserve in oro e che le grandi banche prendono in prestito l’oro alle banche centrali, prestandolo a loro volta a molteplici terze parti.
Dunque, non sarebbe sorprendente se la Federal Reserve avesse bisogno di anni per poter restituire alla Germania 300 tonnellate di lingotti d’oro [...] anche se la Fed afferma di avere 6’720 tonnellate del prezioso metallo nella sola sede di New York.

Il co-direttore generale di Pimco Bill Gross dichiara : “Ogni mese la Federal Reserve acquista obbligazioni del Tesoro e crediti ipotecari per 85 miliardi di dollari. In realtà, non ha di che garantirli, niente oltre alla fiducia.”
Quando un operatore di primaria importanza come J.P. Morgan o Bank of America vende le sue obbligazioni al Tesoro della Fed, ottiene un credito denominato “riserva”. Può spendere le sue “riserve” in cambio di altro, ma a questo punto un’altra banca ottiene un credito per le sue riserve, ecc. ecc.
La Federal Reserve ha detto alle banche : “Dateci la vostra fiducia, onoreremo sempre le “riserve”. Dunque le banche danno fiducia alla Fed, le aziende i i singoli danno fiducia alle banche e avanti in questo modo.

54 trilioni di dollari (1 trilione = 1’000 milioni) di credito nel sistema finanziario degli Stati Uniti basati unicamente sulla fiducia verso una banca centrale, che nei suoi forzieri non ha di che garantire né la fiducia né tutti questi soldi.

Lingotti in tungsteno laccato d’oro sono stati trovati un po’ ovunque e un esperto germanico conferma l’esistenza di falsi lingotti d’oro segnati con il marchio ufficiale degli Stati Uniti.
La Federal Reserve ha respinto una richiesta del governo di Berlino di ispezionare le proprie riserve in oro depositate nei forzieri di New York.
Ovvio che i tedeschi abbiano perso fiducia nell’affidabilità della Fed e vogliano avere il proprio oro a casa, sotto controllo.
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Re: DOSSIER [n.14]: il ritorno dell'oro..

Messaggioda sandropascucci » 29 ott 2013, 11:14

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Mercoledì, 31 marzo 2010

Quest'anno il Venezuela potrebbe emettere obbligazioni oro-backed

14:21 Caracas -. quest'anno Venezuela potrebbe emettere obbligazioni oro-backed, ha detto il ministro delle industrie di base e minerario Rodolfo Sanz, operazione il paese del petrolio ha visto in passato, ma non è mai venuto a realizzare. L' principale esportatore di petrolio in America Latina ha vaste riserve non sfruttate di oro, come i depositi di Las Cristinas e Brisas, la cui azienda sta progettando di fare con aziende canadesi, ma il progetto non è stato sviluppato, secondo la Reuters. "Stiamo lavorando, la preparazione, lo studio con la Banca centrale la possibilità di emettere obbligazioni oro-backed ", ha detto Sanz ha detto ai giornalisti prima di installare una commissione Venezuela-Russia bilaterale che ha preparato la visita a Caracas il Venerdì il primo ministro russo Vladimir Putin. "se noi, sarebbe di quest'anno ", ha detto il funzionario, senza elaborare. Secondo il Fondo monetario internazionale (FMI), il partner del paese OPEC ha una delle più grandi riserve d'oro al mondo. presidente Hugo Chavez ha ribadito nei suoi 11 anni di potere che le sue politiche socialiste riuscire a ridurre la forte dipendenza dell'economia venezuelana del petrolio, che rimane la principale risorsa del paese e una delle poche fonti di valuta estera. Sanz ha detto che il paese mira a rendere mineraria alla sua seconda fonte di reddito. sulla miniera Cristinas, il ministro ha detto che la ricerca continua di partner, ma Chavez aveva detto che il Venezuela sarebbe esplosa la stato sud-orientale di progetti di Bolivar con i partner russi, tra cui azienda canadese russo Rusoro. "(La volontà sfruttare), con il quale soddisfare le nuove condizioni che lo Stato sta mettendo ", ha detto Sanz. -


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VENEZUELA
Il presidente Chavez ritira l'oro da Usa e Ue
«Non continueremo a finanziare lo sviluppo del Nord. Basta».

Chavez è presidente del Venezuela dal 1999.
(© Ansa) Chavez è presidente del Venezuela dal 1999.

Il presidente venezuelano, Hugo Chavez ha dato ordine ai suoi ministri di intraprendere i passi necessari per ritirare l'oro delle riserve internazionali del Paese depositato nelle banche degli Stati Uniti e dell'Unione Europea fin dal 1980. Lo rende noto la statale Agencia Venezolana de Noticias (Avn), precisando che ciò è avvenuto nel corso di una teleconferenza con alcuni di loro.
«È in atto una vera e propria canea in merito alle riserve e cogliamo la palla al balzo per riportare il nostro oro nei caveau della Banca Centrale», ha sostenuto Chavez, precisando in particolare che «in Gran Bretagna abbiamo 4,595 miliardi di dollari in oro, 800 milioni sono negli Stati Uniti ed altri 381 milioni in Canada».
NAZIONALIZZARE IL SETTORE AURIFERO. «Non dobbiamo spiegare nulla a nessuno», ha aggiunto il presidente che, tra l'altro, in mattinata ha annunciato che si appresta ad approvare una legge che gli consentirà di nazionalizzare tutte le attività del settore aurifero. «Le nostre riserve ammontano a 29,9 miliardi di dollari, 18,294 delle quali sono in oro», ha detto Chavez che, secondo Avn, si è anche chiesto: «Fino a quando noi Paesi del Sud continueremo a finanziare lo sviluppo del Nord? È arrivata l'ora di dire basta».
Mercoledì, 17 Agosto 2011

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Venzuela, sbarcato il primo carico d'oro richiamato in patria da Ugo Chavez
Ad agosto il presidente, spaventato dalla crisi economica mondiale, aveva annunciato la nazionalizzazione delle miniere, il divieto di esportare il prezioso metallo e il ritiro delle riserve auree, circa 211 tonnellate, custodite in Usa ed Europa. E venerdì è arrivato il primo carico da Parigi che ha poi attraversato le strade di Caracas tra la ali di folla in tripudio


Enrico Silvestri - Dom, 27/11/2011 - 17:42
commenta
È iniziato venerdì il più colossale trasferimento d'oro della storia, vale a dire quello delle riserve auree del Venezuela, circa 211 tonnellate, attualmente giacenti nelle banche americane ed europee. L'altra giorno infatti è arrivata all'aeroporto della capitale il primo carico, di entità ignota, arrivato dalla Gran Bretagna via Parigi. Scortato da soldati e carri armati, in mezzo a due ali di folla in tripudio, il carico ha poi preso la strada per la Banca Centrale di Caracas. La decisione era stata annunciata in estate dall'eccentrico presidente Ugo Chavez che contemporaneamente aveva anche nazionalizzato l'industria estrattiva e azzerato l'esportazione di oro dal Paese.
Il Venezuela infatti oltre che di petrolio è uno dei Paesi più ricchi di oro e la sua industria mineraria attualmente è in grado di estrarne ogni anno circa 4,5 tonnellate. Le autorità venezuelane avevano tradizionalmente riservato circa il 30 per cento dei suoi giacimenti all'esportazione, cifra elevata appena l'anno scorso dallo stesso Chavez al 50 per cento. Ma dopo appena 12 mesi, con una delle sue consuete piroette, il presidentissimo ha fatto una clamorosa marcia indietro, annunciando la nazionalizzazione dell'intera filiera estrattiva del prezioso metallo, proibendo nel contempo l'esportazione di un solo grammo di prezioso metallo. Non solo, preoccupato dalla turbolenze dei mercati finanziari di Usa e Europa, ha deciso anche di richiamare in patria 221 tonnellate d'oro delle 365 tonnellate che costituiscono le riserve nazionali.
E dopo l'annuncio ecco la realizzazione, con l'arrivo venerdì del primo carico proveniente da Parigi. Il volo è atterrato a Caracas ed è stato subito preso in consegna da un nutrito gruppo di uomini armati che hanno viaggiato su cinque furgoni blindati, a loro volta scortati da due carri armati leggeri. Durante il tragitto fino alla Banca Centrale, il convoglio è passato in mezzo a due ali di folla festante che gridavano e agitavano bandiere nazionali. «Sta tornando nel posto che non avrebbe mai dovuto lasciare, le volte della Banca Centrale non delle banche di Londra o degli Stati Uniti. È il nostro oro» ha commentato Chavez che ha poi precisato solo come l'oro fosse in precedenza custodito in un caveau inglese, senza però precisarne quale fosse l'istituto di credito e il suo esatto quantitativo. Il presidente ha spiegato come la sua decisione fosse mirata a proteggere il Paese dalla crisi economica che sta attanagliando Gli Stati Uniti e l'Europa. Una decisone che i suoi oppositori politici hanno tuttavia bollato come costosa sconsiderata.
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Messaggioda sandropascucci » 29 ott 2013, 11:15

fonte: http://glaucobenigni.blogspot.it/2013/0 ... va-la.html
(ci sono foto e link)

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venerdì 19 luglio 2013

L'ORO ALLA PATRIA ... L'ORO CHE GARANTIVA LA MONETA CIRCOLANTE ... L'ORO AMMASSATO IN USA, UK E SVIZZERA PER SALVARLO DAI COMUNISTI ... L'ORO PER LE ASTRONAVI ! MA SOPRATTUTTO L'ORO ITALIANO DOV'E' ? QUANT'E,' DI CHI E' ?

According to the World Gold Council, bullion banks are investment banks that function as wholesale suppliers dealing in large quantities of gold. All bullion banks are members of the London Bullion Market

Read more: http://www.ehow.com/facts_6824846_defin ... z2YfVJLHNE

Glauco Benigni 19.7.2013

PRIMA PARTE
Recentemente l'Oro è tornato ad essere un tema rilevante e strategico nel dibattito mondiale . “La notizia che la Germania vuole rimpatriare parte delle sue riserve auree dagli Usa e dalla Francia – scrive Robert Lenzner, ex banchiere e oggi analista di Forbes – fa molto preoccupare, perchè è il primo grande segnale che la fiducia tra le Banche Centrali del mondo si sta deteriorando” E quando la fiducia si incrina non si sa mai come va a finire.
L'episodio non è isolato. Sono tanti i Paesi che negli ultimi 50 anni hanno ricoverato il loro oro nei grandi caveau americani e inglesi, ma ora lo rivorrebbero indietro. Tra questi Paesi ovviamente non poteva mancare l'Italia. “Sembra però” che ci siano dei problemi .

Dopo aver trascorso 50 anni in casa straniera oggi l'Oro della Germania vorrebbe tornare in patria: per lo meno il 50% . Lo ha deciso recentemente la Bundesbank, la seconda grande proprietaria di riserve auree nel mondo . Perchè e perchè ora ? Ci sono diverse ragioni. In parte perchè una lobby di economisti, legali e uomini d'affari tedeschi sta esercitando pressioni, ma non solo. La storia ha inizio lo scorso ottobre quando la Corte dei Conti tedesca ha richiesto un'ispezione presso i forzieri delle Banche Centrali che custodiscono il loro oro all'estero. Non era mai successo prima e ciò ha da subito innescato un'atmosfera da thriller internazionale. Inoltre c'erano precedenti ambigui. Secondo il magazine Der Spiegel : “nel 2007, dopo numerose richieste, alcuni ispettori della Bundesbank erano stati autorizzati ad entrare nel caveau della FED americana , ma … solo nell'anticamera ! Quattro anni dopo, in maggio 2011 gli ispettori fecero una seconda visita e stavolta ebbero modo di entrare in uno dei 9 compartimenti dove si trovava l'oro tedesco. Qualche lingotto venne pesato, ma l'esito di tali verifiche fu, su richiesta della FED, posto sotto segreto. Ahi, ahi, ahi!
Da quel momento si comincia ad elaborare un piano settennale di restituzione che avrebbe avuto inizio nel 2013 e si sarebbe dovuto concludere nel 2020. Oggetto: il trasferimento di 54.000 lingotti dai caveau di New York a quelli di Francoforte. Un'operazione (apparentemente ) senza effetti collaterali sul mercato. In realtà tale da innescare un effetto domino.


Gli olandesi, che hanno solo il 10% del loro oro in casa e il resto nei caveau di New York, Ottawa e Londra, si sono agitati e hanno chiesto anche loro ispezioni e resoconti . Altri paesi si stanno disponendo a fare altrettanto.
Ovviamente in tale scena gioca un ruolo anche la crisi dell'Euro. Secondo Peter Krauth, analista di Money Morning, “la Germania si sta preparando in caso di dissoluzione dell'area Euro e vuole il suo oro, eventualmente per sostenere un nuovo Deutsche Mark“. Questa ipotesi, che riporterebbe le lancette della storia monetaria indietro di 40 anni, è sostenuta anche da altri analisti e Autorità Monetarie .
A questo punto si pone un dubbio? Ma l'Oro è ancora lì dove dovrebbe essere? Se così fosse perchè ci vogliono 7 anni per farlo rimpatriare? Steve Scacalossi, vicepresidente della TD Security, dice che l'Oro “is allocated outside” , cioè la FED lo ha “prestato” o “dato in leasing” a qualcun'altro , quindi non si può restituire in tempi brevi perchè ciò influirebbe negativamente sugli interessi che la FED percepisce da chi lo sta usando.
Keith Barron però, un geologo responsabile di imponenti ricerche minerarie, va giù più duro : “Credo che la maggior parte delle riserve auree del mondo occidentale, che dovrebbero essere nei caveau delle Banche Centrali Custodi, sia in realtà in mano di privati in India e ciò che rimane continua ad essere inoltrato verso l'Asia. Pertanto la maggior parte dell'oro occidentale “è sparito “ (has been vanished) dai caveau ed è ora solo una voce di registro. Queste Banche Centrali e le Bullion banks (una bullion bank è una banca d'affari che funziona come trader all'ingosso di grandi quantità d'oro, ndr.) semplicemente “rollano” i contratti di locazione e l'oro non torna mai nelle nazioni d'origine.”
A conferma delle affermazioni di Barron c'è un tragico precedente.
Nel 1990 Drexel Burnham Lambert, una delle maggiori Banche d'Affari del tempo, andò in bancarotta coinvolta nello scandalo dei famosi junk bonds di Michael Milken. Pochi sanno che la Banca del Portogallo le aveva “prestato” 17 tonnellate d'oro. Oro che semplicemente evaporò. A quel tempo l'oro quotava 380 dollari per oncia.
Qualche mese fa l'oro volava verso i 2000 dollari l'oncia … e questo valore fa la differenza. In questa nuova scena parlare di 7 mesi per la restituzione sarebbe anche pensabile, ma 7 anni no! Un tale periodo genera sospetti inevitabili. Sarebbe questo un tempo utile a “buy back” l'oro dato in prestito? E come si fa a “ricomprare” a 2000 dollari l'oncia un bene che in passato valeva molto, molto meno? Le Banche Custodi che incautamente hanno fatto circolare “fuori casa” l'oro che era stato loro affidato, oggi dovrebbero dissanguarsi per riottenerlo e restituirlo. E dovrebbero anche cancellarlo dai loro libri contabili.
Fra l'altro, se la Germania insiste e si tira dietro altre nazioni, il mercato dell'oro fisico potrebbe reagire in modi impensabili. Le Banche Centrali di molte nazioni emergenti (come vedremo) stanno acquistando come mai in passato. Il prezzo potrebbe andare alle stelle. In ogni caso la parola d'ordine che sta circolando è “ridateci il nostro oro fisico” .
Non ostante il dialogo tra i vari gestori dei Forzieri sia da sempre piuttosto “riservato” oggi cominciano a trapelare informazioni alimentate da un sospetto : “Vuoi vedere che c'è meno oro nelle casse delle Banche Centrali Custodi di quanto viene riportato ufficialmente ?”.

Cerchiamo di ricostruire un po' di questa storia misteriosa. Una storia che vede protagonista un metallo tanto nobile quanto losco. Un metallo che ha reso schiavi milioni di uomini nelle miniere, che ha provocato guerre e distruzioni, che ha creato ricchezze oscene ...

Negli ultimi 4 decenni lo svuotamento dei caveau sarebbe avvenuto in 2 modi : attraverso aste e operazioni segrete.
Le aste erano il modo più semplice e ufficiale. Un primo dato comparve nel 1975, quando venne rivelato che le riserve auree totali di tutte le nazioni e organizzazioni internazionali del mondo ammontavano a 36.700 tonnellate. Il Global Finance Power decise di mandarle all'asta e di “ottimizzare” le procedure di cessione, scambio, leasing. Il processo, su grande scala, era stato innescato dall'abolizione del gold standard dollar, effettuata da Nixon nel 1970-71. Dopo secoli, l'Oro perdeva il suo ruolo di massimo garante del valore della carta moneta circolante, mantenendo peraltro quello di metallo per gioiellieri, dentisti e costruttori di raffinati marchingegni tecnologici, anche aerospaziali. A questo punto era una materia prima come un'altra. “Vendete !” tuonò il Dio mercato. “Rollate questo immenso valore ovunque sia possibile.”

Tutte le aste d'oro delle riserve ufficiali possono essere suddivise in tre categorie:
1) Le prime aste: dalla seconda metà degli anni 1970 fino all'inizio degli anni 1980, organizzate dal Ministero del Tesoro USA e dal Fondo Monetario Internazionale;
2) Le Aste da parte delle Banche Centrali, nell'ambito del cosiddetto “Washington Gold Agreement” siglato nell'autunno del 1999, e 3) Aste isolate da parte di singole Banche Centrali e organizzazioni internazionali in anni diversi.

Negli anni 70, gli USA hanno “ceduto” a diversi soggetti 530 tonnellate e il FMI ha “ceduto” 732 tonnellate - per un totale di 1.262 tonnellate. Negli 80, l'attività è continuata in sordina. Negli anni 90, le vendite nette di oro dei paesi economicamente sviluppati raggiungono la considerevole somma di 2.900 tonnellate. Alla fine del 2000, le riserve auree ufficiali del mondo contenevano 3.600 tonnellate in meno di oro rispetto al 1975.

Come accennato, nel settembre 1999 era stato firmato il 1° WGA – Washington Gold Agreement, tra 17 Banche Centrali, compresa la Banca Centrale Europea. Regolava le vendite di oro nel corso dei successivi cinque anni e ufficialmente mirava a non far cadere il mercato. “In realtà - secondo Valentin Katasonov , analista di Global Research- il suo obiettivo era il contrario: obbligare le Banche Centrali a vendere le riserve per mantenere bassi i prezzi dell'oro.” Anche Marco Saba, Direttore della Ricerca del Centro Studi Monetari, conferma : “ C'è tra le Banche Centrali una continua manipolazione attiva. Fanno operazioni in perdita sui futures”. Vennero stabilite delle «Quote» per i singoli paesi per un totale complessivo di 2.000 tonnellate. Nel settembre 2004, l'accordo è stato aggiornato con nuove regole. (WGA-2). Infine, nel settembre 2009, venne siglato il « 3° accordo di Washington» (WGA-3) .
Dal 2001 al 2009 i maggiori venditori sono stati : Svizzera (1.300 tonnellate), Francia, Gran Bretagna e Paesi Bassi. Seguiti da Spagna e Portogallo. Il volume medio annuo delle vendite delle Banche Centrali è stato pari a 385 tonnellate. Nel 2009, tuttavia, al culmine della crisi finanziaria, c'è stata una inversione di rotta nelle politiche delle Banche Centrali, specialmente quelle asiatiche. Perchè ? Può essere considerata anche un manifesto segno di sfiducia nel Dollaro Usa ? “Anche di più della semplice sfiducia – afferma Saba – potrebbe essere il primo passo di un progetto antagonista per creare nuove valute garantite dall'oro”

In ogni caso : complessivamente, nei 40 anni successivi all'abolizione del gold standard, un totale di 6.500 tonnellate di oro sono state vendute, prestate, “allocate”. Secondo i dati ufficiali, le riserve auree sono ora solo poco più di 30.000 tonnellate.
Stranamente un' analisi dettagliata di molte delle operazioni di vendita di oro da parte delle Banche Centrali Custodi mostra che le cessioni sono state eseguite quando erano più vantaggiose per il compratore e non per il venditore. Un esempio classico di “privatizzazione”. Ecco un paio di casi .

Tra il 1999 e il 2002, quando il mercato dell'oro mondiale era al suo punto più basso rispetto ai precedenti 20 anni, la Banca d'Inghilterra ha venduto nel corso di 17 aste, 400 tonnellate d'oro, più della metà delle proprie riserve auree. La decisione di vendere fu presa dal Ministro delle Finanze, Gordon Brown. Prima delle aste c'erano 715 tonnellate di oro britannico nei caveau, alla fine, ne rimasero poco più di 300 tonnellate. I proventi delle vendite di oro vennero convertiti in dollari, euro e yen. Valute che oggi si trovano tutte in sofferenza .
Anche qui , come riporta il sito Disinformazione.it, c'è da annotare un episodio interessante “tra il 2000 e il 2001, la Bundesbank avrebbe ridotto le sue detenzioni d’oro a Londra da 1440 tonnellate a 500 tonnellate, ufficialmente «perché i costi di stoccaggio erano troppo alti». A quel punto, il metallo fu trasportato per via aerea a Francoforte. ...Perché questa mossa? Semplice, per evitare che l’oro andasse in giro e non tornasse più”.
Nella primavera 2010 Londra chiese un'indagine : il prezzo dell'oro si era moltiplicato più di quattro volte rispetto al prezzo di vendita di 10 anni prima (1.250 dollari per oncia troy contro 256-296 dollari). Si scoprì che le “perdite” derivanti da quella incauta vendita ammontavano a 7 miliardi di sterline. E 'interessante notare che tra il 1999 e il 2001, il Segretario del Tesoro degli Stati Uniti era Larry Summers, che era in stretto contatto con Gordon Brown e che aveva esercitato pressioni per decidere le cessioni d'oro.
L'altro esempio è la Svizzera. Nel 1999, le riserve auree ufficiali della Svizzera erano pari a 2.590 tonnellate (era il secondo posto dopo gli USA). Tra il 2000 e il 2005, la Banca Nazionale Svizzera ha venduto un totale di 1.300 tonnellate di oro. Il prezzo medio dell'oro a quel tempo era 350 dollari per oncia troy (oscillava tra 250 e 450 dollari). Nell'autunno del 2012, il prezzo dell'oro sui mercati mondiali si stava avvicinando al valore di 1.800 dollari, quindi più di cinque volte superiore al prezzo medio del periodo 2000-2005. Si calcolò pertanto che le perdite di questa operazione ammontavano a 60 miliardi di dollari. Circa 9 volte le perdite derivanti dalla vendita delle riserve auree inglesi. Una vera stranezza .
Questi esempi dimostrano che le aste d'oro non sono andate a favore delle autorità monetarie o dei popoli della Gran Bretagna e Svizzera, ma a favore degli acquirenti, che ovviamente preferiscono restare anonimi. Se poi ci si chiede come mai quei “volponi” degli Inglesi e degli Svizzeri abbiano commesso un tale errore. La risposta, ancora secondo Marco Saba è : “ Chi ha facoltà di stampare moneta se ne frega del prezzo dell'oro”

Il 1990: operazioni segrete per rimuovere oro dai caveau delle banche centrali

Nel 1990 le Banche Centrali hanno iniziato attivamente a fornire oro in leasing. Secondo Katasonov “Queste operazioni sono state tenute nascoste al pubblico, ai legislatori e ai governi. Uno degli obiettivi principali di queste pratiche segrete era abbassare il prezzo dell'oro, che indirettamente continuava a rivaleggiare con il dollaro USA. A quel tempo, l'oligarchia finanziaria aveva bisogno di un dollaro forte per attività di buy-up in tutto il mondo”. Molti analisti rivelarono i piani segreti della finanza globale, che aveva asservito la maggior parte delle Banche Centrali di tutto il mondo ai propri interessi. Venne istituito il GATA (Gold Anti-Trust Action) con l'obiettivo di scoprire le operazioni segrete del «Cartello dell'oro», un'associazione di fatto costituita da : Federal Reserve Bank, Banca d'Inghilterra, Banche di Wall Street (in primo luogo Goldman Sachs), e una serie di altre banche e società finanziarie, anche europee, tra cui la Bundesbank e la Banca Nazionale Svizzera. Nel “cartello” figuravano anche le aziende di estrazione dell'oro. Una di loro, la Gold Fields Mineral Services (GFMS), ha riconosciuto che all'inizio del 21 ° secolo “quasi 5.000 tonnellate di oro, elencate nei bilanci delle banche centrali, si trova “fuori dai caveau” .
Secondo James Turk, analista finanziario autore di “The collapse of dollar” : “se si studiano le statistiche doganali di Gran Bretagna e Stati Uniti si può concludere che solo in questi due paesi, la fuoriuscita segreta di oro dalle riserve ufficiali, tra il 1991 e il 2002, ammonta a 7.287 tonnellate” .

Le stime di Frank Veneroso, che ha pubblicato un rapporto eccezionale sul mercato dell'oro dal titolo «Il 1998 Gold Book Annual», sono ancora più drammatiche. Nel suo rapporto, Veneroso giunge alla conclusione “che la vendita di oro da parte delle Banche Centrali (4.000 tonnellate annue ) ha artificialmente soppresso il volume totale della domanda di oro (circa 1.600 tonnellate l'anno).” Secondo i calcoli di Veneroso “invece di 33.000 tonnellate le Banche Centrali avevano ufficialmente nel 1998, solo 18.000 tonnellate”. Al di fuori delle Banche Centrali, circolavano dunque 15.000 tonnellate di oro consegnate a organizzazioni esterne per mezzo di operazioni di aste, leasing e credito. In linea di principio, le stime di Veneroso non contraddicono quelle di James Turk. Sono più grandi, in quanto tengono conto non solo della rimozione di oro ufficiale da Gran Bretagna e Stati Uniti, ma anche della maggior parte delle altre principali Banche Centrali.

(fine della Prima Parte)


SECONDA PARTE

I trucchi contabili delle banche centrali custodi

Al centro della storia delle Riserve Auree c'è una questione “grossa e pelosa” : ma di Chi sono i lingotti che erano/sono ammassati nelle Banche Centrali e che poi sono state date in gran parte in leasing alle Bullion Banks ?” Dipende dalla proprietà delle Banche Centrali stesse . In ogni caso che siano esse “private” sin dall'origine o che siano esse state “privatizzate” in più riprese, la proprietà delle riserve auree non è mai stata chiara. Specialmente nel secondo caso. Cioè se una Banca Centrale Nazionale, posseduta da Banche Pubbliche, viene privatizzata, siamo sicuri che nel passaggio di proprietà si sia calcolato per bene il valore delle riserve auree trasferite ? Da qui deriva una certa fumosa cautela che, per esempio in Italia, come vedremo, sconfina con una aspra riservatezza.
Secondo un documento della BCE sul trattamento delle riserve internazionali dell'Eurosistema, le linee guida di rendicontazione non richiedono di differenziare tra l'Oro nelle casseforti e l'Oro locato o scambiato con un'altra parte. Il documento afferma che, "le operazioni reversibili in oro non hanno alcun effetto sulla quantità di Oro monetario, indipendentemente dal tipo di transazione (ad esempio swap su oro, pronti contro termine, depositi o prestiti), in linea con le raccomandazioni contenute nelle linee guida del FMI» . Quindi, le Banche Centrali hanno il permesso di continuare a annotare l'Oro fisico nel loro bilancio, anche se lo hanno scambiato o allocato all'esterno.

Pochissime Banche Centrali chiariscono, nelle loro relazioni, esattamente qual è la percentuale delle loro riserve auree ufficiali memorizzate come metallo fisico e quale percentuale invece è stato ceduto in prestito o scambiato, e così via. Sarebbe difficile sostenere la reputazione di una Banca Centrale, se ammettese di aver affittato le proprie riserve d'oro ad una bullion bank intermediaria che lo rivendeva, per esempio alla Cina o alla Russia, anche negli anni della Guerra Fredda.

Tuttavia, le cifre fanno supporre, ancora secondo l'analista Valentin Katasonov “che questo è esattamente ciò che è accaduto. E' più che probabile che l'Oro delle Banche Centrali sia scomparso e che le bullion bank che l'hanno venduto non hanno alcuna reale possibilità di ricomprarlo”. Il traffico di oro da parte delle banche centrali continua

L'ipotesi è sostenuta anche da Erik Sprott, miliardario e noto investitore con 35 anni di esperienza nei mercati finanziari, nonché grande conoscitore dei meandri del commercio dell'oro. Sprott ritiene “che i dati ufficiali non tengono pienamente conto della domanda effettiva di oro sul mercato mondiale (stimata dal World Gold Council tra 4.000 e 4.500 tonnellate all'anno)”. Secondo i suoi calcoli “la domanda effettiva sarebbe stata superiore di 2.300 tonnellate negli ultimi dieci anni e l'offerta ufficiale, attraverso nuove operazioni di estrazione e di rottami d'oro, non sarebbe sufficiente a soddisfare la domanda d'oro reale del mondo”.
Esisterebbe pertanto una fonte segreta di oro che copre un fabbisogno non contabilizzato di circa 2.300 tonnellate l'anno. Ancora secondo Sprott :” i volumi di oro offerti ufficialmente sul mercato dai Forzieri delle Banche Centrali non sono sufficienti.” Dall'inizio del 21 ° secolo, forniture supplementari sono state dunque fornite in segreto dalle Banche Centrali Custodi e dal Fondo Monetario Internazionale.

Se l'affermazione di Sprott è corretta le riserve auree delle banche centrali dei paesi economicamente sviluppati sono stati disponibili per soddisfare la domanda aggiuntiva non contabilizzata. Quindi, già da un paio d'anni, i caveau delle banche centrali di quei paesi sarebbero molto meno pieni di quanto affermano. Inoltre, vale la pena ricordare che questi forzieri erano già mezzi vuoti nel '98, secondo le stime di Veneroso “Già nel 1998, quasi la metà delle riserve auree ufficiali di tutte le banche centrali erano fuori dai caveau”
In questa ipotesi non solo alcuni Banchieri Centrali avrebbero ceduto il “proprio oro”, ma anche quello che custodivano per conto di altre nazioni . Ricordiamo che le Banche Centrali di alcuni paesi non solo utilizzano i loro depositi per elencare l'oro nei loro bilanci, ma anche oro appartenente a paesi stranieri che per motivi “politici” sono stati invitati ad affidarglielo. Come ad esempio l'Italia che ha, in passato, affidato un terzo delle proprie riserve alla FED per metterlo al riparo dalla minaccia comunista.
In connessione con la richiesta inevasa della Germania per rimpatriare il suo oro, si scopre dunque che del totale tedesco, pari a circa 3.400 tonnellate, più di due terzi, 1.536 tonnellate, si trova nelle casse della Federal Reserve Bank di New York ; 374 tonnellate sono nei sotterranei della Banca di Francia e 450 tonnellate nel caveau della Banca d'Inghilterra. Ma quei lingotti ci stanno ancora o sono stati tramutati in altro ?

Vediamo la questione dall'osservatorio di quei paesi che giocano il ruolo di magazzinieri. I grandi custodi dell'oro del mondo sono : Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Svizzera detti anche “the Golden Billion Group”. Inoltre, in Svizzera , il ruolo di custode non è solo giocato dalla Banca Nazionale, dal momento che la Svizzera è anche la sede della Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI).
Secondo dati rilasciati a ottobre del 2012 : l'oro di proprietà Usa ammonterebbe a 8.133 tonnellate e quello custodito in Usa a 6.200 tonnellate; mentre l'oro di proprietà inglese ammonterebbe a sole 310 tonnellate, una quantità irrisoria rispetto a quello custodito in UK che sarebbe pari a 5.067. tonnellate
Nei sotterranei della Federal Reserve Bank di New York e della Banca d'Inghilterra dovrebbero esserci dunque più di 11.000 tonnellate di oro estero. Da notare che solo in Gran Bretagna la quantità di oro estero è 16 volte superiore a quella di oro britannico. Mentre negli Stati Uniti, l'oro straniero costituisce solo il 76% delle riserve Usa.
La Banca d'Inghilterra “custodisce” l'oro dei vari paesi del Commonwealth (Australia, Canada, India, ecc.) e oggi svolge un ruolo importante anche per i paesi dell'Europa continentale. L'Austria, per esempio, le ha affidato l'80% delle sue riserve auree, l'Olanda il 18% e la Germania 13%. Ci sono anche “clienti” di altri paesi. La Banca Centrale del Messico, per esempio, affida agli inglesi il 95 per cento del suo oro.

Oggi però l'intero castello traballa a causa di alcune impreviste accelerazioni della Storia
1) Secondo una recente ricerca dell'OMFIF - Official Monetary and Financial Institutions Forum, “la domanda di oro crescerà sospinta dal bisogno di creare un nuovo sistema di riserva multimonetaria, in cui la valuta cinese tenterà di giocare un ruolo importante, tale da equilibrare l'instabilità del dollaro e dell'euro” .
2) La domanda cinese di oro è dunque in rapida ascesa. Il tasso di crescita delle importazioni di oro in Cina è senza precedenti. L'importazione di oro, attraverso Hong Kong, è stata pari a 45 tonnellate nel 2009, a 431 tonnellate nel 2011 e nel 2012 ha superato 834 tonnellate. La Cina intende continuare i propri acquisti sui mercati mondiali per soddisfare le crescenti esigenze del settore orafo, la crescente domanda di investimenti e per costituire una propria riserva aurea statale.
3) Dopo la prima ondata della crisi finanziaria un certo numero di Banche Centrali ha iniziato attivamente a comprare oro sul mercato mondiale.
4) All'inizio del 2013 il processo è stato definito la “febbre gialla”. La corsa all'oro è il segnale che misura la paura. Un gesto che accomuna piccoli risparmiatori, bottegai improvvisati che esibiscono grandi cartelli “Compro Oro” e Autorità monetarie. L'Oro ridiventa un rifugio.
5) Nei primi 11 mesi del 2012 le Banche Centrali di diversi paesi emergenti hanno messo in cassaforte 350 tonnellate d'oro (dato World Gold Council) . Al primo posto tra i compratori la Turchia con quasi 80 tonnellate, dietro la Russia con 55 tonnellate che vanno ad aumentare una riserva già ben nutrita di 900 tonnellate, al terzo posto le Filippine con 35 tonnellate seguite di un soffio dal Brasile. Le sorprese arrivano da Kazakhstan e Iraq che si piazzano al quinto e sesto posto con una trentina di tonnellate ognuno . Messico, Corea del Sud, Paraguay e Ukraina chiudono la classifica.
6) E' stata dimezzata la fornitura di oro sotto forma di rottami metallici. In media, nel corso del primo decennio del 21 ° secolo, le dimensioni di questo tipo di alimentazione era pari a 1.700 tonnellate. Oggi è pari a 850 tonnellate.
7) Un certo numero di paesi in tutto il mondo vuole “rimpatriare” le riserve ufficiali di oro dall'estero. Oltre alla Germania , Paesi Bassi, Ecuador e Azerbaigian hanno iniziato i preparativi per il rientro del loro oro. Tutto ciò potrebbe tradursi in un grande panico se , come certe fonti affermano, non c'è più oro nei caveau dei paesi “guardiani” .
Secondo Valentin Katasonov analista di Global Research “ L'oro potrebbe esaurirsi da un momento all'altro. Forse è già finito. Uno dei segnali sono gli scandali sempre più frequenti che continuano a divampare sul «tungsteno oro»”. Il tungsteno oro sarebbero le barre di tungsteno con le quali sarebbero state sostituite le barre d'oro all'interno di Fort Knox. Al riguardo sono in corso diverse inchieste da parte di membri del Congresso Usa,tra cui brilla l'iniziativa di Ron Paul , Presidente della Commissione Affari Monetari. Rod Kirby nel suo sito “The market Oracle” così si esprime : “ Circa 15 ani fa – durante l'amministrazione Clinton – tra 1.300.000 e 1.500.000 barre di tungsteno da 400 once furono prodotte in USA. Successivamente 640.000 di queste barre sono state ricoperte d'oro e inviate a Fort Knox dove sono tutt'ora.” E' superfluo sottolineare che se ciò fosse vero ci si troverebbe di fronte alla truffa più grossa della Storia.
E in Italia ?
A questo punto sarebbe interessante capire qual'è la situazione in Italia, visto che ufficialmente la nostra nazione possiede una quantità d'oro che ci colloca al Quarto posto nella classifica mondiale, dopo USA, Germania e FMI.
(Tralasciamo in questa sede di affrontare quella parte di dibattito che si interessa al come utilizzare le riserve auree per diminuire il debito pubblico perchè ci si imbatte in una giungla di affermazioni contrapposte nella quale districarsi, senza una vera bussola politica (che non c'è), è impossibile). E cerchiamo qualche dato .
Il valore delle riserve auree italiane sarebbe “Centodieci miliardi di Euro, pari a 2.451 tonnellate di lingotti d'oro, di cui circa un terzo custodite nei sotterranei della Federal Reserve, a New York; ulteriori piccole quote sono vincolate alla nostra partecipazione alla Banca dei Regolamenti Internazionali e alla BCE. La parte residua, cioè poco meno di due terzi, è conservata a Roma , nei sotterranei della Banca d'Italia”.
Questi dati sono forniti a febbraio 2013 da Giorgio Vitangeli , direttore di “La finanza sul web”. Agoravox parlava di 2.697 tonnellate a ottobre 2009. In un delizioso e ossequioso “Passaggio a Nord Ovest, Alberto Angela in visita a Palazzo Koch fornisce, nell'ottobre 2010, un dato estroso “ nel 2005 – ci dice – il valore delle riserve auree ammontava a ben 20 miliardi di euro”. Poi una voce fuori campo fa sapere che 8.000 lingotti pari a 100 tonnellate sono finiti a Francoforte nei caveau della BCE.
Secondo Wikipedia la quantità totale sarebbe invece, a dicembre 2011, 2700 tonnellate. Il sito “NO Censura” a marzo 2012 riporta un controvalore di 98,123 miliardi di Euro. Eugenio Benetazzo, economista indipendente, conferma il dato delle 2.452 tonnellate ma dice che valgono 109 miliardi di Euro e chiarisce che : “60 tonnellate sono nella disponibilità della BCE “. Altre fonti “girano” attorno alle 2400 tonnellate. Cercando i dati si scopre inoltre che il 19.1.2012 , due parlamentari del PDL, Fabio Rampello e Marco Marsilio, inoltrarono a Mario Monti un'interrogazione con risposta scritta nella quale chiedevano (candidi !), di far chiarezza sulle riserve auree italiane. La risposta non c'è mai stata.
Allora ho inoltrato via email alla Divisione Stampa e Relazioni esterne di Palazzo Koch una serie di domande : E' vero che : 1) il valore delle riserve auree era pari nel 1999 a 22 MLD di Euro e oggi si avvia a superare i 110 MLD di Euro ? 2) I lingotti d'oro sono 2.451,1 tonnellate e circa un terzo sarebbe custodito dalla Federal Riserve in Usa ? 4) Una quota ( quale ?) sarebbe vincolata alla nostra partecipazione alla Banca dei Regolamenti Internazionali e alla BCE ? 5) Non esiste risposta certa alla domanda "A Chi appartengono le riserve auree custodite da Banca d'Italia"" ?
(Nel 2009 l'allora Ministro dell'Economia Giulio Tremonti pensò di tassare una tantum le plusvalenze sulle riserve auree. La BCE obiettò e nell'occasione … )
6) Jean Claude Trichet disse " Siamo sicuri che l'oro sia della Banca d'Italia e non del popolo italiano ? (nella stessa occasione) 7) L'ex Governatore Mario Draghi affermò " Le riserve auree appartengono agli italiani e non a via Nazionale"? 8) (Se è vero) Come si devono interpretare queste affermazioni ? 9) E' stata richiesta alla FED la restituzione delle Riserve auree italiane e tale richiesta non ha ottenuto un seguito adeguato ?
Ho ottenuto una sola risposta : “In riferimento alla domanda 1 si informa che al 30.6.2013 il valore delle Riserve Ufficiali in Oro della Banca d'Italia era pari a Euro 71,838 miliardi”. Miracolo ! E dove sono finiti gli altri 30-40 miliardi stimati nei diversi anni dalle varie fonti ? Chissà ? Forse ci vorrebbe, almeno, un'altra interrogazione parlamentare.

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Pubblicato da glauco benigni a 06:33
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Re: DOSSIER [n.14]: il ritorno dell'oro..

Messaggioda sandropascucci » 29 ott 2013, 11:30

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Oro, fiducia e indipendenza. Parte 1°

Giovedì, 10/17/2013 11:51
Di Adrian Ash - BullionVault

“Fede e religione sono i temi chiave” ha dichiarato Edel Tully di UBS, banca di investimento e bullion bank svizzera, riassumendo la conferenza della LBMA di quest’anno.

Temi difficili da ignorare, visto che la conferenza si svolgeva a Roma, in un hotel a Monte Mario da cui si poteva ammirare la cupola di San Pietro. E qualsiasi bene che non da rendimenti, e che è crollato di prezzo per più di due anni, deve sembrare un investimento basato sulla speranza e sulla preghiera più che sulla fredda logica.

Invece che fede e religione, però, le parole che ho scritto sul mio quaderno di appunti sono state “fiducia e indipendenza” come temi chiave della conferenza. Perché mentre Edel Tully sentiva sussurri di credi eterni, in dio o nell’oro, io dovevo invece tapparmi le orecchie per le urla fine troppo terrene in merito a sicurezza, sovranità, fiducia e libertà.

L’oro forma un triangolo con queste idee lungo tutta la storia. Fiducia e indipendenza hanno nuovamente incontrato l’oro a Roma la scorsa settimana a Roma. Perché la folla odierna di moderni cittadini che pagano le tasse, rappresentanti di governo, prestatori, trader, alti prelati e il resto devono ancora avere fiducia gli uni negli altri ma richiedono anche indipendenza. E come la conferenza della LBMA ha mostrato, il modo in cui l’oro e l’argento sono trattati spiega la fiducia delle persone nelle altre persone, e la libertà di scegliere come agire.

Prendiamo per esempio i banchieri centrali. Tendono a vendere l’oro quando costa poco, e comprare e tenerlo quando non è così. Come ha commentato giustamente Terence Keeley di Blackrock durante la conferenza, “non è il modo di diversificare un portafoglio.”

L’oro delle banche centrali però non serve a raddrizzare bilanci o portare avanti i profitti. L’oro è più che altro un valore di indipendenza, anche se una tale indipendenza mette in dubbio la fiducia della banca centrale nei confronti delle altre istituzioni. Istituzioni come per esempio l’unione monetaria che in teoria la banca centrale dovrebbe approfondire e sviluppare.

Non che alcuno dei rappresentanti delle sei banche centrali che hanno parlato alla conferenza abbiano osato dire nulla di simile. Nessuna dichiarazione esplicita. Ma non c’è bisogno di un traduttore simultaneo per capire cosa è stato detto.

“La fiducia è il bene più importante per una banca centrale” ha annunciato Salvatore Rossi di Bankitalia. Il secondo bene più importante, è sembrato che implicasse, è l’oro. E vista la recente storia dell’Italia e dell’oro della banca centrale, sembra certamente che supporti la fiducia dell’opinione pubblica nella banca centrale. Come ha detto Rossi, l’oro chiaramente supporta l’indipendenza della banca dal governo.

“Non devo ricordarvi il ruolo unico che ha l’oro nelle riserve delle banche centrali” ha detto Rossi, ricordando comunque ai 700 e oltre delegati riuniti a Roma che l’oro “è unico tra i beni perché non è emesso da nessuno”. Non porta con sé nessuna passività e non ha bisogno di una controparte per dimostrare il proprio valore intrinseco.

Il rappresentante della banca centrale italiana ha poi indicato “ragioni psicologiche” per il ruolo chiave dell’oro. Ragioni sottolineate anche da Clemens Werner della Bundesbank, la banca seconda al mondo per riserve totali d’oro, dopo gli Stati Uniti. Oltre 40 anni dopo la fine dello standard aureo e ottanta anni dopo che il sistema monetario toccò il fondo, ha menzionato “fiducia” e “precauzione” come i due motivi fondamentali per continuare a possedere oro.

Perché come Rossi ha spiegato nel suo discorso, l’oro “potenzia la capacità di ripresa” delle riserve complessive delle banche centrali, che aumentano di valore tipicamente quando gli altri beni crollano. Sopratutto, l’oro “costituisce l’indipendenza della banca centrale” dal governo. Come lo faccia, Rossi non lo ha detto. Ma mentre cinque minuti di taxi più in là Berlusconi cercava di mettere fine al governo, il punto era chiaro per chi conosceva la storia.

Il Cavaliere nel 2009 attentò all’oro della Banca d’Italia, che lo invità ad andare sapete dove. La BCE, alleata di Bankitalia, reiterò l’invito. Provare a tassare i profitti non realizzati della banca centrale sull’oro era illegale secondo il trattato dell’Euro, e violava più di un trattato sull’indipendenza dal governo che le banche centrali devono conservare. L’allora governatore di Bankitalia Mario Draghi è adesso capo della BCE, e il suo comportamento nel 2009 sembra un buon esempio di come la BCE, e le banche centrali più importanti in Europa, reagirebbe oggi ad un eventuale attacco simile alle riserve d’oro.

Rimane certo che né le riserve dell’Italia, né quelle della Germania sono in vendita quest’anno. Alexandre Gautier ha confermato che ciò è vero anche per le riserve francesi. È vero anche però che alla fine degli anni ’90 la Banca di Francia diceva lo stesso per poi avvantaggiarsi dei prezzi in rialzo durante i primi anni del nuovo millennio. Anche Gautier ha parlato alla conferenza, sia di compravendite che di prestiti, per dire soltanto che le prime sono molto limitate e gli ultimi sono da escludere. Almeno fino a quando ci sarà chi è in grado di offrire un buon collaterale al prestito d’oro. Cosa che è improbabile quanto necessaria ora che (paragonato a 10 o 15 anni fa quando i prestiti d’oro da parte delle banche centrali erano di gran moda, così come lo erano le vendite, escludendo Roma e Francoforte), “l’ambiente è completamente diverso. Non sono sicuro che si potrebbe accettare un prestito di un anno senza collaterale.”

E questo ci riporta alla fiducia... come vedremo nella seconda parte di questo articolo.

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Oro, fiducia e indipendenza. Parte 2°

Martedì, 10/22/2013 16:53

Comprare oro segnala tipicamente la mancanza di fiducia nelle altre persone.

Eppure mentre i governi di tutto il mondo danno agli investitori e alle banche centrali motivi sempre nuovi per perdere la fiducia, il trend non sembra essere più di acquisti continui da parte delle banche centrali, secondo gli ultimi dati relativi all’oro diffusi dal FMI.

“L’attività delle banche centrali nel 2013 suggerisce che l’appetito per l’oro è stato stimolato” nota Blu Putnam, chief economist al gruppo CME, nel suo Market Insights on Gold.

Oltre ciò, secondo quanto commenta il team delle commodities alla banca francese Natixis, gli acquisti da parte delle banche centrali “che due anni fa erano la forza che guidava il prezzo dell’oro, non solo hanno rallentato ma sono diventati vendite nette,” anche se di solo 20 tonnellate rispetto al record decennale raggiunto la scorsa primavera, con un volume aggregato di 31.940 tonnellate.

E c’è poco di che stupirsi...

Piuttosto che comprare oro, come indica il grafico del CME, il gruppo delle banche centrali è stato venditore netto per venti anni, iniziando dalla fine degli anni ’80. Le banche asiatiche e degli altri mercati emergenti hanno poi aumentato la domanda mentre i prezzi salivano, e il Dollaro crollava. Le banche dell’Europa Occidentale che avevano venduto hanno poi messo un freno ai disinvestimenti, mentre la crisi finanziaria si abbatteva a livello globale.

Ora, al contrario, “Non ci sentiamo a nostro agio con la volatilità dell’oro” ha dichiarato Juan Ignacio Basco, deputy general manager della Banca Centrale dell’Argentina, alla conferenza della London Bullion Market Association di quest’anno. “Anche se è solo una piccola parte delle riserve totali.”

La volatilità del prezzo di quest’anno, ha proseguito Basco, ha “sicuramente cambiato” l’atteggiamento delle banche centrali nei confronti degli acquisti in oro. L’esperienza argentina è un esempio emblematico.

La banca centrale argentina ha tagliato le riserve di oro fisico mentre i prezzi crollavano negli anni ’90, da 120 tonnellate fino praticamente ad annullare la quantità. Mentre i prezzi risalivano, l’Argentina ha ricomprato circa 62 tonnellate. Le ultime 8 sono state comprate quando il prezzo ha toccato i massimi storici, alla fine dell’estate 2011.

Cosa è successo da allora? Comprare oro a $1800 all’oncia ha risultato in una perdita del 30% negli ultimi due anni. Il crollo del prezzo avvenuto nella primavera 2013 è stato “maggiore di due deviazioni standard”, ha detto Basco, quindi “stiamo usando opzioni per allentare la volatilità”. Perché con l’oro così volatile, al ribasso invece che al rialzo, “dobbiamo fare qualcosa”.

Questa perla, più il commento di Alexandre Gautier, direttore della Banque de France, sembrerebbe confermare il punto che Natixis ha chiamato in causa sei mesi fa, prima del primo declino dell’oro di aprile. Ovvero, che dopo aver comprato oro per raggiungere le quantità desiderate mentre i prezzi stavano salendo, molte banche centrali minori “sono diventati hedger più che accumulatori, vendendo a prezzi alti e comprando quando il prezzo scende per mantenere le riserve d’oro dentro il proprio range di riferimento”.

Tale attività, conosciuta nei mercati finanziari come “hedging dinamico” coinvolge opzioni e altri contratti derivati. Non viene aggiunto nessun metallo, anche se i prezzi crollano. Perché quei prezzi in discesa, più il raggiungimento di livelli target al picco nel 2011, hanno spaventato le banche centrali dei mercati emergenti che hanno interrotto gli acquisti di oro nel 2013. L’oro cartaceo è più che sufficiente per perfezionare l’allocazione in oro del portafoglio.

Tempi difficili possono comunque rendere l’hedging dinamico meno urgente. Come indicano i dati del FMI raccolti dal World Gold Council, le riserve ufficiali dell’Argentina sono rimaste costanti come proporzione delle riserve totali. Rimanendo attorno al 6,5% di valore, l’oro è rimasto stabile mentre il prezzo crollava grazie all’ultima crisi economica nei paesi dell’America Latina, che ha causato una vendita di tutte le valute nel tentativo di spingere il Peso sui mercati valutari internazionali.

Anche così, la Banque de France, notoriamente un player importante nel settore del lending dell’oro, dopo aver al termine degli anni ’90 fatto hedging e vendite, ora è “nuovamente attiva per le altre banche centrali e istituzioni ufficiali” come ha dichiarato Gautier alla conferenza della LBMA. Sicuramente le banche centrali europee si tengono ben strette le proprie riserve. Quindi i governi che stanno tenendo occupati la Banca centrale francese, che siano acquirenti, venditori o hedger, devono essere da qualche altra parte.

Quale è il problema fondamentale, allora? La Cina. Se non fosse per altro, è risaltata la sua assenza. È stata la prima conferenza in cinque anni, infatti, durante la quale le riserve della Cina non hanno costituito un argomento caldo del dibattito. Forse perché si da per scontato che la Cina stia continuando ad accumulare riserve.

La Cina non ha fatto dichiarazioni ufficiali per quanto riguarda le proprie riserve d’oro dal 2009, quando si venne a sapere dell’aggiunta di 450 tonnellate alle 600 già dichiarate. In sei mesi, l’India, l’altro gigante del mercato dell’oro in Asia, acquisì 200 tonnellate, comprando dal FMI ad un prezzo che presto si rivelò un vero affare, a $1050 all’oncia. Mentre la domanda privata di oro in India ha da quel momento messo in difficoltà il governo nella gestione del deficit commerciale, portando il governo a mettere un divieto sulle importazioni di oro, la domanda della Cina ha continuato a crescere.

Il primo produttore al mondo, la Cina probabilmente supererà l’India come il maggiore consumatore durante il 2013. Basta fare due operazioni, e il gap tra fornitura e domanda privata sembra così enorme che non è difficile identificare la Banca Popolare come acquirente dell’ultima spiaggia al giorno d’oggi.

Perché? Più libero di parlare rispetto ai banchieri centrali dell’Europa Occidentale, Basco è d’accordo con il punto chiave di Bundesbank e Banque de France. Anche se un po’ meno diplomaticamente. “L’oro è una questione strategica” ha dichiarato alla conferenza. Non c’è dubbio che lo dica da un punto di vista del portafoglio. Politicamente, l’oro è di certo ugualmente strategico.

Pechino lo sa. E lo sa anche il governo indiano. Eppure i temi chiave di quest’anno alla conferenza della LBMA, fiducia e indipendenza, sono i più chiamati in causa dai privati Indiani, stranamente assenti dalla discussione anche se in realtà costituiscono l’argomento più caldo per i 700 e oltre professionisti riuniti a Roma.
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Re: DOSSIER [n.14]: il ritorno dell'oro..

Messaggioda sandropascucci » 29 ott 2013, 11:31

da: http://argentofisico.blogspot.it/2013/0 ... diana.html

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LUNEDÌ 2 SETTEMBRE 2013

ZH: Ideona della Banca Centrale Indiana. Convincere i Templi a donare alla patria il loro oro
E mentre la settimana inizia con un crollo istantaneo all'apertura asiatica per oro e argento (sino a 1370 e 23 $/oz?), Tyler ci fa sapere che (magari domani ve lo traduco meglio ;D) ...


Zero Hedge - India's Holy Mary: Converting Sacred Temple Gold Into Dollars
Submitted by Tyler Durden on 09/01/2013

Now, the India Times, reports that as the dollar-starved desperation deepens, the local central bank is "discussing with banks on how to convince temple trusts to deposit their hoard of idle jewellery that could be converted into bullion."

In other words, the government is going for the sacred gold which will be sold to keep the petrodollar economy functioning for another several months.

Surely, yet another "transitory" measure.

cioè: ora il governo sta cercando di convincere i templi a dare l'oro alla patria! ... "solo in prestito, eh, poi torna!" ... "chevvenefate di tutti quei giojelli, quell'oro, messi li ad ammuffire!?"

Tirupati is among the world's richest temples with an estimated gold hoard of about 1,000 tonnes, nearly double of India's estimated imports this year. The country, as a whole, is estimated to have a gold stock of 18,000-30,000 tonnes. The temple trusts, however, do not seem inclined towards such a plan, at least for now

il solo tempio di Tirupati ha oro per 1.000 tonnellate (!!!), quasi il doppio degli import indiani di quest'anno secondo il Times of India (che da l'oro in mano alle famiglie indiane in un range dalle 18 tonnellate alle 30.000 tonnellate) .... capperi! più di molte banche centrali del mondo! (il tempio di Tirupati da solo intendo).

che I-DE-O-NA!
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Re: DOSSIER [n.14]: il ritorno dell'oro..

Messaggioda sandropascucci » 30 nov 2013, 8:38

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Venezuela verso tracollo finanziario: "svende" il suo oro a Goldman Sachs

A due anni dal colossale rientro delle scorte auree volute da Chavez, il nuovo presidente Maduro è alle prese con un contratto "capestro" con la banca d'investimento americana, per far cassa.

CARACAS – Il presidente del Venezuela Nicolàs Maduro, per cercare di rientrare dalle gravissime difficoltà finanziarie in cui versa il suo Paese, sta svendendo il suo oro a Goldman Sachs. La moneta locale (il Bolivar) in un anno ha perso ben il 31% del suo valore rispetto al dollaro, mentre il tasso di inflazione annuo è salito alle stelle (oltre il 46 per cento). Le riserve di valuta estera venezuelane, nel solo 2013, sono scese da 29,9 miliardi di dollari a 20,6 miliardi. Nel frattempo, con l’estero è aumentato di 12 volte in dodici mesi, da 182 milioni di dollari a 2,19 miliardi.

La scorsa settimana il governo ha annunciato l’emissione di titoli di stato per altri 4,5 miliardi di dollari, con interessi che dovrebbero superare il 16%.

Una situazione da collasso, da bancarotta. A corto di nuove opzioni e in una situazione di disperazione, la Banca Centrale del Venezuela (BCV) ha offerto a Goldman Sachs un affare che la banca d’investimento quotata sul NYSE GS è ansiosa di sfruttare. Denaro per oro, è lo schema offerto agli americani. BCV chiede cioè a Goldman Sachs di amministrare un prestito in denaro in cambio di oro. Anche se il piano è perfettamente legale la sua etica è piuttosto discutibile.

Ne parla il quotidiano venezuelano El Nacional, spiegando che la BCV depositerà oro per un valore di 1,8 miliardi di dollari a Goldman Sachs, a garanzia di un prestito di 1,62 miliardi di dollari in sette anni, al tasso d’interesse annuo dell’8 per cento. Tecnicamente il Venezuela (terzo produttore di petrolio al mondo) non sta vendendo oro ma, considerando la situazione economica e la difficile solvibilità, l’operazione appare a grande rischio e, in teoria, la popolazione venezuelana potrebbe vedersi sottrarre buona parte della propria riserva aurea. Ma ciò che è più inquietante è che il presidente Maduro sta utilizzando l’oro, un bene di valore finale e sicuro, alla stregua di un bene meno sicuro. Infatti, Goldman Sachs quoterà le scorte in dotazione per sette anni sul mercato secondario di Wall Street. Invece, l'ammontare di 1,8 miliardi di dollari, attraverso i dovuti calcoli, potrebbe essere sufficiente per richiedere un prestito di ben 36 miliardi allo stesso tasso d’interesse. In definitiva, il Venezuela mette nelle mani di Goldman Sachs una montagna d’oro per un piccolo prestito, attraverso un accordo che contiene alcune clausole che potrebbero rendere l’operazione ancora più catastrofica. Per Goldman Sachs, con la quotazione in borsa della preziosa riserva aurea che porterà cospicui profitti, si tratta, è proprio il caso di dirlo, di un affare d’oro, se non del secolo.

A rischiare fortemente è il Venezuela, perché il prezzo dell’oro nel breve periodo potrebbe subire un ulteriore rallentamento delle quotazioni, come stima la stessa Goldman Sachs (evidentemente non ha letto Maduro le previsioni della sua controparte sul metallo giallo), secondo cui i prezzi di oro, rame, ferro e soia dovrebbero crollare del 15% nel 2014. Inoltre, la Federal Reserve ha tutta la convenienza a tenere basso il prezzo dell’oro, dovendo riconsegnare alla Bundesbank i lingotti depositati presso Fort Knox entro il 2019, esattamente un anno prima della scadenza del contratto tra Venezuela e Goldman Sachs.

C’è da scommettere, quindi, che gli americani spingeranno per tenendo le quotazioni del metallo, dovendo nel frattempo la Fed ri-acquistare i lingotti precedentemente ceduti sul mercato. “Dulcis” in fundo, una clausola dell’accordo prevede che, se la quotazione dell’oro dovesse scendere sotto il 10%, La Banca Centrale Venezuelana sarà tenuta a depositare sul conto una quantità di oro supplementare per garantire l’aumentato controvalore del prestito.

E dire che il defunto presidente Hugo Chavez, esattamente due anni fa, aveva fatto rientrare in patria, in un solo giorno, qualcosa come 16.908 lingotti d’oro, in casse da 500 chilogrammi l’una, per un totale di circa 30 tonnellate di oro, arrivate con un volo speciale all’aeroporto Simon Bolivar di Caracas. La maggior parte del metallo prezioso proveniva dall’Inghilterra, Francia, Lussemburgo e Svizzera. L’operazione denominata “Oro Patrio” (che complessivamente avrebbe fatto rientrare in patria l’85% dell’oro custodito in tutto il mondo) impiegò circa 500 uomini delle forze speciali, cinque mezzi blindati e diversi mezzi aerei.

"Quell'oro non sarebbe dovuto mai uscire dal paese e farlo rientrare rappresenta innanzitutto un atto di riappropriazione per il popolo venezuelano", disse il presidente Chavez.
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Re: DOSSIER [n.14]: il ritorno dell'oro..

Messaggioda Huro Chan » 6 dic 2013, 1:14

Avevo trovato e messo da parte da tradurre quest'articolo, poi ne ho sentito parlare per radio, ho capito che é una roba abbastanza grossa:

P

R

I

M

I

T

[>>]

Le grandi banche hanno manipolato il prezzo dell'oro.

A CURA DEL SERVIZIO TRADUZIONI PRIMIT.IT ( ogni copia è permessa con un link all’originale: http://goo.gl/GmRJVI )

NOTA DEL TRADUTTORE: "Benchmark-Prozesse" è un concetto molto importante. "Processo di riferimento" non rende bene l'idea e non è sufficiente a far capire l'importanza e la profondità di tale meccanismo, nel mondo finanziario/economico. Il "processo di riferimento" è in realtà un fondamentale punto di riferimento, un vero e proprio "paletto", che si fissa saldamente a terra e attorno al quale TUTTO poi ruota. Lasceremo, quindi, tale terminologia tecnica, in modo che il Lettore prenda anche confidenza con questi termini così oscuri e, perciò, manipolabili da traduzioni/ttori poco interessati a sviscerare le questioni. Una traduzione oscura di un termine oscuro potrà mai portare luce? Sicché "Benchmark-Prozesse" o "benchmarking" o "benchmark process" entrerà nel nostro bagaglio culturale, a danno di IGB.



Dopo gli scandali per la manipolazione dei tassi d'interesse e di cambio di mercato, la BaFin tedesca e altri sorveglianti controllano se la truffa è avvenuta anche sui mercati dell'oro e dell'argento. Nel mirino ancora una volta la Deutsche Bank.

Di Madeleine Nissen e Francesca Freeman, WSJ.de


Dopo la vicenda degli interessi e la possibile manipolazione del mercato valutario, le autorità di regolamentazione in Europa adesso indagano sui processi di determinazione del prezzo di argento e oro. Le prove delle autorità sono dirette contro un manipolo di banche europee, tra cui la Deutsche Bank.

Queste banche fissano i prezzi [fissare, quotare, determinare il prezzo = "fixing" - nota didattica del PRIMIT] per entrambi i metalli preziosi determinati giornalmente a Londra. Accanto la Deutsche Bank, per il caso del "Gold Fixing", ci sono le britanniche Barclays, HSBC, Bank of Nova Scotia e anche Société Générale [francese]. La Deutsche Bank è anche coinvolta nella (falsificazione) della quotazione del prezzo dell'argento - insieme con HSBC e Bank of Nova Scotia .

L'autorità di controllo dei servizi finanziari britannica (Financial Conduct Authority , FCA) esaminerà le azioni delle banche nel determinare il prezzo, ha confermato un addetto ai controlli.

In Germania si affiancano alle indagini in corso del BaFin su Libor e Euribor anche altri controlli riguardanti i "Benchmark Process sui prezzi dell'oro e dell'argento" ["manipolazione sulla determinazione del prezzo di oro e argento" - ndT]. Così riferisce un portavoce del Wall Street Journal tedesco.

Deutsche Bank, HSBC e Société Générale hanno rifiutato di commentare l'inchiesta. Presso la Barclays nessuno era reperibile per un commento. Un portavoce della Bank of Nova Scotia ha dichiarato in una e-mail le direttive interne della banca, ma non ha fatto riferimento alla domanda circa le indagini.

//
nota da un altro articolo: "In un comunicato inviato via email, un portavoce di Bank of Nova Scotia ha detto che la banca ha «politiche efficaci e prassi consolidate, una cultura del rispetto delle regole profondamente radicata e una gestione continuamente tesa a migliorare i propri processi e le pratiche esistenti. Tutte le nostre attività raggiungono o superano questi standard.»
//

Giá all'inizio dell'anno l'autorità statunitense della Commodity Futures Trading (CFTC) ha sollevato la questione di fronte al FCA britannico. Il "Gold-Fixing" ["fissaggio/determinazione del prezzo dell'oro" - ndT] a Londra dovrebbe essere controllato perché il metodo quasi invita agli abusi, sostengono gli americani contro la vigilanza finanziaria britannica. La CFTC non ha preso ulteriori provvedimenti normativi.

Il commercio di metalli preziosi è particolarmente torbido, dal momento che non tutti gli ordini sono trattati sui mercati a termine. Nel mercato monetario l'oro è scambiato direttamente tra i partner commerciali ["over the counter" / non quotato in borsa, ndT]. Questo significa che non vi è alcuna fonte di dati ufficiale per i prezzi che cambiano di mano. Altra cosa sono i Futures sull'oro, che sono negoziati in borsa.

"Il mercato dell'oro non è così trasparente come l'oro quotato in borsa", ha detto l'analista di commodities Andrey Kryuchenkow di VTB Capital. "E 'un mercato molto liquido e grande, perciò non c'è revisione."

Il ruolo della Deutsche Bank è ancora oscuro

La capitale britannica è stata per secoli un centro del commercio di oro. Il metallo prezioso viene scambiato a tutte le ore. Ogni mattina e ogni pomeriggio un gruppo di partecipanti al mercato si accorda [sul prezzo dell'oro].

Questo cosiddetto "London-Fixing" ["quotazione alla londinese" - nota sarcastica] è determinato in una conferenza telefonica tra le filiali delle cinque banche menzionate. Durante l'incontro fanno offerte sulla base di un prezzo di apertura dell'oro, per conto delle banche e dei loro clienti. Regolano quindi il prezzo in base al numero di acquirenti e venditori .

Il prezzo si ritiene "fissato", quando il numero di acquirenti e venditori è equilibrato. Lo stesso processo avviene a mezzogiorno per l'argento - in una conference call tra Deutsche Bank, HSBC e Bank of Novia Scotia.

Oltre a determinare il prezzo dei metalli preziosi, le autorità stanno anche esaminando gli indici chiave per i prezzi del petrolio, delle valute e dei tassi di interesse.

La valanga è iniziata, poiché (le banche coinvolte) erano già note per essere le più grandi banche di investimento in collusione in un trust (cartello) per la fissazione dei tassi di riferimento come il Libor e Euribor .

Adunanze nel Forex Trading

A poco a poco anche queste "adunanze per i giochini di borsa" [libera traduzione di "Verabredungen im Devisenhandel", ndT] sono venute alla luce. A quanto fin'ora risulta, gli investitori professionisti ("traders") utilizzavano questi "vantaggi informativi" per piazzare al momento giusto ordini (sul mercato) per proprio tornaconto.

Intanto il ruolo della Deutsche Bank è ancora per lo più oscuro. Ma le indagini rappresentano un'ulteriore battuta d'arresto al tentativo di guadagnare nuova fiducia. Non solo tra i clienti, ma anche tra gli investitori. Qualora venisse alla luce che i traders di Deutsche Bank sono coinvolti nella manipolazione del commercio di oro e argento, il rischio di contenziosi aumenterebbe.

Solo nel terzo trimestre, la banca aveva aumentato gli accantonamenti per rischi legali a 4,1 miliardi di euro. C'erano anche i costi aggiuntivi di 1,3 miliardi di euro per rischi la cui probabilità è inferiore al 50 per cento.

Questo articolo è stato precedentemente pubblicato con il titolo "BaFin indaga sulla sospetta manipolazione del prezzo dell'oro" sul " Wall Street Journal Deutschland".

A CURA DEL SERVIZIO TRADUZIONI PRIMIT.IT ( ogni copia è permessa con un link all’originale: http://goo.gl/GmRJVI )
Articolo originale: http://www.welt.de/wall-street-journal/ ... haben.html

[^]

F

O

R

U

M

Ultima modifica di sandropascucci il 6 dic 2013, 13:29, modificato 7 volte in totale.
Motivazione: aggiustamenti vari
Arturo Tobia - Berlino

"Il denaro è un'allucinazione collettiva."
[F.Battiato]

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Re: [DOSSIER n.14] il ritorno dell'oro..

Messaggioda mr.spyder » 28 gen 2015, 13:58

!
L'oro guadagna il 10% in un mese. Il 2015 sarà l'anno del rimbalzo? Quattro indizi su cosa accadrà
Che siano tornati i flussi in acquisto sul metallo giallo è un fatto: solo nell'ultima settimana le posizioni nette al rialzo sui future o le opzioni sull'oro sono aumentate del 27%, spiega David Mazza di Spdr. Ma è un fuoco di paglia o il rimbalzo continuerà

(Marka)

In un mondo finanziario ormai dominato dalle svalutazioni valutarie e dall'incubo della deflazione, aumenta il nervosismo delle Borse. E mentre l'economia perde slancio e si gonfia una colossale bolla obbligazionaria, con tassi negativi su molti titoli di Stato dell'eurozona, i mercati si interrogano sulla reale efficacia delle misure di quantitative easing varate dalle banche centrali, ormai in guerra aperta tra loro. E riscoprono il tanto bistrattato oro. «Nello scenario deflazionistico detenere oro non costa praticamente nulla - spiega Michael Hewson, chief market analyst di CMC Markets Uk - e il metallo prezioso rappresenta un'ottima copertura contro l'incompetenza delle Banche centrali».
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Antonio Prezia, detto spyder... anche se non è importante chi sei,ma cosa vuoi fare per cambiare il mondo.

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Re: [DOSSIER n.14] il ritorno dell'oro..

Messaggioda sandropascucci » 18 nov 2015, 18:30

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Boom di ritiri di oro da forzieri JP Morgan. Panico da corsa agli sportelli

18 novembre 2015, di Laura Naka Antonelli

ROMA (WSI) – Fibrillazione sul mercato dell’oro, esattamente sul Comex, la piattaforma dove vengono scambiati i futures sul bene rifugio per eccellenzadove in alcuni casi si richiede anche la consegna fisica dei metalli preziosi in generale. Nelle ultime ore è stato ritirato ben il 24% dell’oro (eligible, ovvero ammissibile) presente nel forziere gestito da JP Morgan.

La banca americana, infatti, insieme ad altre – come HSBC, Scotia Mocatta – ha il compito di gestire i suddetti forzieri, veri e propri magazzini, di proprietà del Comex.

In primis, bisogna capire cosa è l’oro ammissibile. L’oro fisico stoccato nei magazzini del Comex può essere infatti sia ammissibile, che registrato. Ammissibile (eligible) significa che il metallo è in linea con alcuni requisiti richiesti dalla piattaforma. Il Comex pretende infatti determinate caratteristiche di purezza, di dimensione dei lingotti e anche di provenienza. Oro e argento, per esempio, devono essere stati prodotti da una società di raffinazione approvata dal Comex stesso. Per oro e argento ammissibili, insomma, si intendono quelle quantità fisiche presenti nei magazzini del Comex e conformi agli standard di mercato. Si tratta poi, elemento fondamentale, di metalli fisici che sono presenti nei forzieri per conto di terzi, ma che non sono disponibili per le consegne che possono venire richieste nei contratti a termine scambiati. Quando invece i metalli sono “registrati”, vuol dire che le scorte possono essere ritirate.

Nel caso dell’oro ammissibile, si fa riferimento dunque a quella particolare situazione in cui un investitore decide di mettere al sicuro determinate quantità che ha ricevuto presso il Comex, come in una cassetta di sicurezza. A tal proposito, il Comex stesso offre grandi sconti rispetto alle tariffe di mercato a quegli investitori che decidono di salvaguardare le loro quantità di oro dentro i suoi forzieri.

Perché dunque ritirare una quantità così enorme di oro, nel caso del magazzino gestito da JP Morgan, se il motivo era assicurarsi la salvaguardia del metallo? La quantità rimossa è stata poco superiore alle 4 tonnellate. Le ipotesi sono due: o un grande investitore possessore di quell’oro ha deciso di poter sentirsi al sicuro anche depositando l’oro in un magazzino che non fosse necessariamente quello del Comex; oppure, un’altra possibilità è che l’oro è stato ipotecato e che dunque i lingotti sono stati inviati alla Svizzera, dove verranno raffinati in lingotti che possono essere utilizzati sul Shanghai Gold Exchange.

Quanto è impressionante è la velocità del ritiro. Basti pensare che quando la Germamia chiese di riavere l’oro depositato presso la Fed, dovette aspettare poi cinque anni per vedersi consegnata una quantità di 5 tonnellate.

In più, stando a quanto riportano fonti , la quantità di oro che è stata rimossa dal forziere gestito da JP Morgan è superiore di qualsiasi ammontare di oro presente in tutti gli altri magazzini del Comex, che sono classificati come registrati, e che dunque sono disponibili per la consegna.

Il mistero non è stato svelato. Ma si inizia a temere che la bolla che si è formata sul Comex quest’anno – e che ha per oggetto il paper gold – possa aver indotto chi tiene al proprio oro e chi vuole essere certo che sia al sicuro, di fuggire dalla piattaforma, temendo di non vedersi consegnare i propri lingotti al momento di una sua eventuale richiesta. Come nel caso, insomma, del correntista che decide di ritirare i soldi dalla banca, perché teme che facciano una brutta fine.
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Messaggioda sandropascucci » 18 apr 2016, 11:53

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19 APRILE, YUAN DAY
Pubblicato da redazione in Geopolitica, Titoli di testa 15 aprile 2016 Commenti disabilitati su 19 APRILE, YUAN DAY 0 Visite
ChinaGoldDRH

YUAN SOSTENUTO DA ORO A GIORNI SUI MERCATI

Con una mossa scioccante probabile, per schiacciare l’economia degli Stati Uniti overnight, la Cina si rifiuta di rendere convertibile da o verso dollaro il suo nuovo Yuan sostenuto dall’oro.
Il nuovo Yuan sarà introdotto il prossimo Martedì 19 aprile.
Quando il Fondo monetario internazionale (FMI) ha accettato di aggiungere lo Yuan al paniere di valute mondiali utilizzate come riserva globale e per il commercio internazionale, voleva che la Cina rendesse lo yuan più affidabile come moneta. Da allora, la Cina ha quasi non-ancorato il suo yuan al dollaro, permettendo al suo valore di oscillare sui mercati mondiali.
Ma per anni, la Cina è stata ad accumulare enormi quantità di lingotti d’oro; alcuni hanno detto che il loro appetito per lingotti è stato “sconcertante”. E con un nuovo Yuan sostenuto da oro che sta per essere rilasciato Martedì prossimo, il mondo intero avrà una scelta di una nuova moneta da utilizzare per il commercio internazionale: Il vecchio dollaro americano, che è sostenuto da nulla, o il nuovo Yuan cinese, che è sostenuto da oro.
Quale valuta useresti?
Quando questa nuova moneta è emessa, i paesi che sono stati costretti a usare dollari per decenni, e hanno dovuto tenere miliardi di dollari nelle loro riserve di valuta estera, saranno liberi di scaricare quei dollari. Ma non saranno in grado di metterli in Cina per il nuovo Yuan!
La Cina ha riferito deciso di “non ci può essere la conversione di Yuan basato su oro da o verso dollari.”
Ciò che la Cina teme è che molti paesi in tutto il mondo vorranno scambiare i loro dollari di riserva degli Stati Uniti per il nuovo Yuan, lasciando la Cina con montagne di dollari senza valore.
La Cina ha già diversi miliardi di dollari di riserve in dollari USA e non ne vuole o ha bisogno di più.
Se la notizia di questa decisione da parte della Cina è corretta, allora i paesi di tutto il mondo possono solo decidere se desiderano continuare a commerciare con gli Stati Uniti o no.
Lo sconvolgimento che ciò potrebbe causare già la prossima settimana, sarebbe sconcertante.
Fonte: https://www.superstation95.com/index.php/world/1152


https://www.superstation95.com/index.php/world/1152
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CHINA SAYS "NO DOLLARS" FOR NEW YUAN

Post by U.S.Reporter - Apr 13, 2016
CHINA SAYS "NO DOLLARS" FOR NEW YUAN


In a shocking move likely to crush the US economy overnight, China is refusing to make its new gold-backed Yuan, convertible from or to US Dollars. The new Yuan will be introduced next Tuesday, April 19.

When the International Monetary Fund (IMF) agreed to add the Yuan to the basket of world currencies used for Global Reserves and International Trade, they wanted China to make the Yuan more reliable as a currency. Since then, China has almost un-pegged its Yuan from the Dollar, allowing its value to fluctuate on world markets.

But for years, China has been amassing huge amounts of gold bullion; some have said their appetite for bullion has been "staggering." And with a new gold-backed Yuan to be issued next Tuesday, the entire world will have a choice of a new currency to use for international trade: The old US Dollar which is backed by nothing, or the new Chinese Yuan, which is backed by gold. Which currency would YOU use?

When this new currency is issued, countries that have been forced to use US Dollars for decades, and have had to keep billions of dollars in their foreign currency reserves, will be free to dump those dollars. But they won't be able to dump them to China for the new gold-backed, Yuan!

China has reportedly decided "there can be no conversion of gold-backed Yuan to or from US dollars." What China fears is that many countries around the world will want to trade their reserve US dollars for the new Yuan, leaving China with mountains of worthless US dollars. China already has several trillion in US dollar reserves and does not want or need more.

If news of this decision by China is correct, then countries around the world may just have to decide whether or not they wish to continue trading with the USA at all?

The upheaval this could cause as early as next week, would be staggering.

This is a fast-=developing story; check back.
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Messaggioda sandropascucci » 18 apr 2016, 11:57

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La Russia accelera l’uscita dal dollaro
di F. William Engdahl - 07/12/2015

Da tempo Cina e Federazione Russa hanno capito, così come altre nazioni, che il ruolo del dollaro come principale valuta di riserva mondiale è il loro tallone d’Achille economico. Finché Washington e Wall Street controllano il dollaro, e finché la maggior parte del commercio mondiale richiede dollari per i pagamenti, le banche centrali come quelle di Russia e Cina saranno costrette ad accumulare dollari sotto forma di “obbligazioni” del debito del Tesoro USA, come riserva di valuta per proteggere le economie dalla guerra valutaria che la Russia ha subito a fine 2014, quando l’appropriatamente denominato ufficio su terrorismo e intelligence finanziaria del Tesoro degli Stati Uniti e Wall Street scaricarono il rublo con l’accordo USA-Arabia Saudita per far crollare i prezzi mondiali del petrolio. Ora Russia e Cina sono dirette verso l’uscita dal dollaro. Il bilancio dello Stato della Russia dipende fortemente dai profitti delle esportazioni di petrolio. Ironia della sorte, a causa del ruolo del dollaro, le banche centrali di Cina, Russia, Brasile e altri Paesi diametralmente opposti alla politica estera degli USA, sono costrette a comprare debito del Tesoro USA in dollari, di fatto finanziando le guerre di Washington, con cui mira a danneggiarli. Ciò sta cambiando. Nel 2014 Russia e Cina firmarono due accordi colossali 30ennali sul gas russo per la Cina. I contratti hanno precisato che lo scambio sarà in rubli e renminbi, non in dollari. È l’inizio di un processo accelerato della de-dollarizzazione in corso oggi.
Renminbi nelle riserve russe
Il 27 novembre la Banca Centrale della Russia annunciava di annettere il renminbi cinese nelle riserve ufficiali della banca, per la prima volta. Al 31 dicembre 2014, la banca centrale della Russia aveva riserve costituite per il 44% da dollari, il 42% di euro e la sterlina inglese per poco più del 9%. La decisione d’includere renminbi o yuan nelle riserve ufficiali della Russia aumenterà l’uso dello yuan nei mercati finanziari russi, a scapito del dollaro. Lo yuan ha iniziato a essere commercializzato come valuta, anche se non ancora pienamente convertibile in altre, nella Borsa di Mosca dal 2010. Da allora il volume delle compravendite yuan-rublo è cresciuta enormemente. Nell’agosto 2015 i cambiavalute russi e le aziende acquistarono 18 miliardi di yuan, circa 3 miliardi di dollari, con un aumento del 400% rispetto all’anno precedente.
Il rublo d’oro è in arrivo
Ma le azioni di Russia e Cina per sostituire il dollaro quale valuta di mediazione negli scambi commerciali, un commercio il cui volume è notevolmente aumentato dalle sanzioni di USA e UE nel marzo 2014, non sono le ultime. L’oro è in procinto di un drammatico ritorno sulla scena monetaria mondiale da quando Washington unilateralmente stracciò il trattato di Bretton Woods, nell’agosto 1971. A quel punto, su consiglio dell’emissario personale di David Rockefeller al Tesoro, Paul Volcker, Nixon annunciò che Washinton si rifiutava di onorare gli obblighi del trattato rimborsando i dollari detenuti all’estero con l’oro della banca centrale degli Stati Uniti. Da quel momento, voci insistettero che di fatto le casseforti di Fort Knox siano vuote; se ciò venisse verificato, significherebbe la fine del dollaro come valuta di riserva. Washington sostiene categoricamente che la Federal Reserve possiede 8133 tonnellate di riserve auree. Se fosse vero, sarebbe di gran lunga superiore alla seconda, la Germania, le cui riserve auree ufficiali sono indicate dal FMI a 3381 tonnellate. Nel 2014 un evento bizzarro emerse alimentando i dubbi sulle statistiche ufficiali dell’oro statunitense. Nel 2012 il governo tedesco chiese alla Federal Reserve di restituire alla Bundesbank, la banca centrale tedesca, l’oro “in custodia” della FED. Scioccando il mondo, la banca centrale statunitense rifiutò di restituire alla Germania il suo oro, con la flebile scusa che la Federal Reserve “non poteva distinguere i lingotti tedeschi da quelli degli Stati Uniti…” Forse dobbiamo credere ai revisori dell’US Federal Reserve per cui l’oro fu escluso dai tagli al bilancio degli Stati Uniti? Nello scandalo che ne seguì, nel 2013, gli Stati Uniti rimpatriarono 5 misere tonnellate di oro tedesco a Francoforte e annunciarono di dover attendere il 2020 per completare il richiesto rimpatrio delle 300 tonnellate. Altre banche centrali europee iniziarono a riprendersi il loro oro dalla FED, sempre più sfiduciati verso la banca centrale statunitense. In tale dinamica, la banca centrale della Russia accumulò drammaticamente le riserve auree ufficiali, negli ultimi anni, dato che la crescente ostilità con Washington s’era accelerata di molto. Dal gennaio 2013, l’oro ufficiale della Russia è aumentato del 129%, arrivando a 1352 tonnellate al 30 settembre 2015. Nel 2000, alla fine del decennio del saccheggio degli Stati Uniti della Federazione Russa, durante i bui anni di Eltsin, le riserve auree della Russia erano pari a 343 tonnellate. Le casseforti della Banca centrale russa che, al momento della caduta dell’Unione Sovietica nel 1991 avevano circa 2000 tonnellate di oro ufficialmente, furono spogliate durante il controverso mandato del capo della Gosbank, Viktor Gerashenko, che disse a una Duma sorpresa che non sapeva spiegare dove fosse l’oro russo. Oggi è un’epoca diversa di certo. La Russia ha di gran lunga sostituito il Sudafrica come terzo Paese per miniere d’oro al mondo e per tonnellate annue estratte. La Cina è la numero uno. I media occidentali hanno propagandato molto il fatto che le sanzioni finanziarie guidate dagli Stati Uniti abbiano ridotto in modo significativo le riserve di dollari della banca centrale russa. Ciò che non segnalano è che la banca centrale in Russia ha acquistato oro, molto oro. Le riserve della Russia in dollari USA si sono ridotte recentemente, per le sanzioni, di 140 miliardi dal 2014, in parallelo al crollo del 50% del prezzo del petrolio, ma la disponibilità di oro è aumentata del 30% dal 2014, come indicato. La Russia detiene il maggior numero di once d’oro per gli exchange-traded funds (ETF). Solo a giugno, aggiunse il 12% della produzione mondiale annuale delle miniere d’oro, secondo seekingalpha.com. Il governo russo adottò la proposta molto sensata dell’economista russo e consigliere di Putin, Sergej Glazev, vale a dire che la Banca Centrale di Russia acquistasse ogni singola oncia di oro russo estratto ad un prezzo interessante in rubli, garantendosi l’aumento delle riserve auree dello Stato, evitando anche che la Banca Centrale comprasse oro sui mercati internazionali in dollari.
La bancarotta dell’egemone
Alla fine degli anni ’80, osservando la grave crisi bancaria degli Stati Uniti assieme al netto declino del loro ruolo, dal dopoguerra ,di nazione industriale leader mondiale e alle multinazionali degli Stati Uniti che esportavano la produzione nei Paesi dai bassi salari come Messico e Cina, gli europei cominciarono a concepire una nuova moneta per sostituire il dollaro come riserva e creare gli Stati Uniti d’Europa per rivaleggiare con l’egemonia statunitense. La risposta europea fu la creazione del trattato di Maastricht al momento della riunificazione della Germania, agli inizi degli anni ’90. La Banca centrale europea e l’euro più tardi, costruiti dall’alto e gravemente compromessi, ne furono il risultato. Una sospetta scommessa vincente da miliardi di dollari dello speculatore degli hedge fund George Soros, nel 1992, contro la Banca d’Inghilterra e la parità della sterlina, respinse Regno Unito e City di Londra dall’emergente alternativa europea al dollaro. Qualcuno ci guadagnò facilmente con gli stessi hedge fund colpendo l’euro nel 2010 attaccandone il tallone d’Achille, la Grecia, seguita da Portogallo, Irlanda, Italia, Spagna. Da allora l’Unione europea, obbiettivo di Washington e incatenata alla NATO, non minaccia più l’egemonia statunitense. Tuttavia, sempre dal 2010, mentre Washington tentava d’imporre la Full Spectrum Dominance del Pentagono sul mondo sotto forma dei cosiddetti cambi di regimi arabi manipolati dalla Tunisia all’Egitto alla Libia e ora, con scarsi risultati, in Siria, Cina e Russia si sono avvicinate. L’alternativa russo-cinese al dollaro, sotto forma di rublo d’oro e renminbi o yuan d’oro, potrebbero avviare la reazione a catena dell’uscita dal dollaro statunitense, e quindi avviare un serio declino nella capacità degli Stati Uniti di utilizzare il dollaro quale riserva per finanziare le guerre con i soldi altrui. Ciò potrebbe avvantaggiare un mondo in pace rispetto alle guerre dell’egemone perdente, gli Stati Uniti.5F. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in Scienze Politiche all’Università di Princeton, è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora


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Russia e Cina: tutti gli ultimi passaggi per liberarsi dalle catene del dollaro. William Engdahl Russia e Cina: tutti gli ultimi passaggi per liberarsi dalle catene del dollaro. William Engdahl

La Cina ha anche concordato con la Russia di unificare il nuovo progetto ferroviario ad alta velocità della Via della Seta

La Russia è in procinto di fare un altro passo importante verso la liberazione del Rublo dal sistema del dollaro, scrive F. William Engdahl, consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University, in esclusiva per la rivista online New Eastern Outlook.

Il Ministero delle Finanze ha appena rivelato che valuta l’emissione di titoli del debito pubblico russo in Yuan. Questo sarebbe un modo elegante per disancorarsi dalla dipendenza e reagire alle pressioni del terrorismo finanziario del Tesoro USA, rafforzando allo stesso tempo i legami tra Cina e Russia, il peggior incubo geopolitico di Washington.

Il Viceministro delle Finanze russo Sergej Storchak ha annunciato che il suo ministero studia attentamente ciò che sarà necessario per emettere obbligazioni russe denominate in yuan. L’ultima novità rientra nella strategia a lungo termine di Russia e Cina, colpendo al cuore l’egemonia degli USA, il ruolo del dollaro come principale valuta di riserva mondiale delle banche centrali. Il dollaro è circa il 60% delle riserve delle banche centrali oggi, seguito dall’euro. Ora chiaramente la Cina agisce con attenzione, quale prima potenza commerciale mondiale facendo del Renminbi o yuan cinese un’altra importante valuta di riserva, avendo così enormi implicazioni geopolitiche. Finché il dollaro statunitense è la prima valuta di riserva, il mondo deve di fatto acquistare buoni del Tesoro degli Stati Uniti per le sue riserve in dollari, permettendo a Washington di avere un deficit di bilancio dal 1971, quando il dollaro lasciò il gold exchange standard. In effetti Cina, Giappone, Russia, Germania e tutti i Paesi con surplus commerciale finanziano il deficit di Washington permettendole di condurre guerre in tutto il mondo.

E’ un paradosso che Russia e Cina, almeno, siano decise a porvi fine al più presto possibile. L’anno scorso Russia e Cina firmarono giganteschi accordi energetici 30ennali per fornire petrolio e gas russi alla Cina. I pagamenti saranno in valute locali e non in dollari. Già nel 2014 l’adozione delle moneta nazionale nel commercio bilaterale tra Cina e Russia è aumentato di nove volte nel 2013. Lin Zhi, capo del Dipartimento per l’Europa e l’Asia centrale del Ministero dello Sviluppo Economico cinese annunciava a novembre che, “Circa 100 banche commerciali russe aprono conti corrispondenti alle transazioni in yuan. L’elenco delle banche commerciali in cui i depositanti possono aprire un conto in yuan aumenta“. Lo scorso 18 novembre la maggiore banca russa, Sberbank, è diventata la prima banca russa a finanziare lettere di credito in yuan cinesi.

Strategia a lungo termine

China-buying-U.S.-Debt. Tutto ciò significa che Russia e Cina progettano attentamente una strategia a lungo termine per uscire dalla dipendenza della valuta degli Stati Uniti, cosa che, come le sanzioni dello scorso anno hanno svelato, rendono entrambi i Paesi vulnerabili alle devastanti guerre valutarie statunitensi. Alla Cina è stata appena concessa, “in linea di principio” dal gruppo dei 7 ministri delle Finanze, l’adozione dello yuan nel paniere di valute del Fondo monetario internazionale che compongono i Diritti Speciali di Prelievo. Oggi solo dollaro, euro e yen giapponese sono inclusi nel paniere. Comprendere lo yuan sarà un enorme passo per farne una valuta di riserva internazionale, al tempo stesso indebolendo la quota del dollaro. Le riserve estere della Cina sono prevalentemente crediti in dollari USA, principalmente obbligazioni del Tesoro USA, una debolezza strategica perché in caso di guerra possono essere congelati, come l’Iran sa fin troppo bene. E’ indispensabile per la Cina aumentare la quota d’oro delle riserve e diversificare il resto in altre valute.

La Cina ha inoltre concordato con la Russia di unificare il nuovo progetto ferroviario ad alta velocità della Via della Seta con l’Unione Economica Eurasiatica. Allo stesso tempo, Pechino ha annunciato la creazione di un enorme fondo da 16 miliardi di dollari per sviluppare le miniere d’oro lungo la ferrovia che collega Russia, Cina e Asia centrale, suggerendo grandi piani per costruire banche centrali con quote di riserva in oro. La banca centrale cinese ha notevolmente aumentato le riserve auree negli ultimi anni, sebbene non sia ancora noto se siano superiori alle presunte 8000 tonnellate riserve auree della Federal Reserve. Ci si aspetta la Cina riveli le riserve d’oro una volta formalmente accettata nel paniere DSP del FMI, forse entro la fine dell’anno. Nel 2014 Song Xin, presidente della China Gold Association, dichiarò, “Dobbiamo creare la nostra banca dell’oro al più presto possibile… Potrà inoltre aiutare ad acquisire riserve e darci voce e controllo sul mercato dell’oro“. Un fondo settoriale per l’oro con i Paesi della Via della Seta è stato istituito nel nord-ovest della Cina, a Xian, a maggio, guidata dal Shanghai Gold Exchange (SGE) della Banca nazionale cinese PBOC.

La Cina è il maggior produttore mondiale di oro. Tra i 65 Paesi lungo la Cintura economica della Via della Seta numerosi avrebbero importanti riserve e consumatori di oro. Xinhua riferisce che 60 Paesi hanno investito nel fondo, aiutando le banche centrali degli Stati aderenti ad aumentare le riserve in oro. Il dr. Diedrick Goedhuys, ex-consigliere economico del Reserve Bank del Sud Africa, in una intervista mi ha detto, “voglio sottolineare la qualità unica dell’oro, se visto come risorsa finanziaria è un bene che non dipende da nessuno. Un buono del tesoro, per esempio, è un bene nelle mie mani, ma una passività o debito da rimborsare nei libri del tesoro. L’oro è un bene puro. Il piano di estrazione dell’oro cinese è di grande importanza; un piano a lungo termine che richiederà dieci anni prima che abbia effetti significativi“.

Ora, con Washington e Wall Street sempre più frustrati nell’indebolire Rublo e Renminbi, le due potenze compiono passi da gigante per liberarsi dalle catene dei dollari, una mossa che potrebbe liberare gran parte del genere umano se fatta nel modo giusto.
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Re: [DOSSIER n.14] il ritorno dell'oro..

Messaggioda sandropascucci » 18 apr 2016, 12:29

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Re: [DOSSIER n.14] il ritorno dell'oro..

Messaggioda Huro Chan » 24 apr 2016, 23:41

Clinton Emails: NATO Killed Gaddafi To Stop Gold-Backed Currency
Posted on January 15, 2016 by Sean Adl-Tabatabai in News, US // 9 Comments
Hillary Clinton emails reveal that NATO were told to kill Gaddafi due to Libya's plans to create a gold-backed currency

One of the newly released 3,000 Hillary Clinton emails published on New Year’s Eve reveals shocking evidence that Western nations used NATO to topple Libyan leader Gaddafi in order to thwart the leaders attempts to create a gold-backed currency, which would have competed with big banks in the West.

The emails reveal that the French-led NATO military invasion of Libya was also given the go-ahead by the West in order to give France a larger share of Libyan oil production.

Thefreethoughtproject.com reports:

The April 2011 email, sent to the Secretary of State Hillary by unofficial adviser and longtime Clinton confidante Sidney Blumenthal with the subject line “France’s client and Qaddafi’s gold,” reveals predatory Western intentions.

The Foreign Policy Journal reports:


The email identifies French President Nicholas Sarkozy as leading the attack on Libya with five specific purposes in mind: to obtain Libyan oil, ensure French influence in the region, increase Sarkozy’s reputation domestically, assert French military power, and to prevent Gaddafi’s influence in what is considered “Francophone Africa.”

Most astounding is the lengthy section delineating the huge threat that Gaddafi’s gold and silver reserves, estimated at “143 tons of gold, and a similar amount in silver,” posed to the French franc (CFA) circulating as a prime African currency.

The email makes clear that intelligence sources indicate the impetus behind the French attack on Libya was a calculated move to consolidate greater power, using NATO as a tool for imperialist conquest, not a humanitarian intervention as the public was falsely led to believe.

According to the email:

This gold was accumulated prior to the current rebellion and was intended to be used to establish a pan-African currency based on the Libyan golden Dinar. This plan was designed to provide the Francophone African Countries with an alternative to the French franc (CFA).

(Source Comment: According to knowledgeable individuals this quantity of gold and silver is valued at more than $7 billion. French intelligence officers discovered this plan shortly after the current rebellion began, and this was one of the factors that influenced President Nicolas Sarkozy’s decision to commit France to the attack on Libya.)

The email provides a peek behind the curtain to reveal how foreign policy is often carried out in practice. While reported in the media that the Western backed Libyan military intervention is necessary to save human lives, the real driving factor behind the intervention was shown to be the fact that Gaddafi planned to create a high degree of economic independence with a new pan-African currency, which would lessen French influence and power in the region.

The evidence indicates that when French intelligence became aware of the Libyan initiative to create a currency to compete with the Western central banking system, the decision to subvert the plan through military means began, ultimately including the NATO alliance.


Fonte: http://yournewswire.com/clinton-emails- ... -currency/
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Re: [DOSSIER n.14] il ritorno dell'oro..

Messaggioda mr.spyder » 27 apr 2016, 9:06

Huro Chan
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psss....psss....huro?...non è che mi/ci/vi/ti/si/bi faresti la traduktionen ???

tench'iù veri macci!
Antonio Prezia, detto spyder... anche se non è importante chi sei,ma cosa vuoi fare per cambiare il mondo.

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Re: [DOSSIER n.14] il ritorno dell'oro..

Messaggioda sandropascucci » 30 mag 2016, 11:47

per backup:
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lunedì 30 maggio 2016
L'era post-LBMA è arrivata e con essa ci sarà un reset dei prezzi dell'oro
Etichette: Asia, bullion bank, Cina, cospirazioni, David Jensen, economia, media, metalli preziosi, traduzioni, UK

di David Jenesn


Se si dovesse descrivere, con una parola, una sola qualità dell'oro che lo rende buono sia come denaro sia come protezione di ricchezza, quella parola sarebbe integrità. L'oro fisico non può essere stampato, non può essere creato da una banca centrale, non può essere accreditato dal nulla. E per un periodo di quattromila anni, i mercati hanno scelto oro e argento come denaro. La sostituzione dell'oro e dell'argento con la cartamoneta fiat nel corso dell'ultimo secolo, è stato un semplice bip nella storia monetaria dell'umanità.

La ricchezza reale, in ultima analisi, fugge dai mercati che lanciano segnali di prezzo corrotti. E questa è una minaccia reale per il mercato dell'oro e dell'argento più grande al mondo, il London Bullion Market Association (LBMA), dove ogni giorno viene fissato il prezzo di riferimento dei due metalli (o "fix") per minatori, investitori e, soprattutto, per i mercati finanziari occidentali.

Il trading di contratti scoperti sul LBMA è iniziato alla fine degli anni '80 e, secondo il LBMA, rappresentano ora la stragrande maggioranza dei volumi di scambio giornalieri dell'oro a Londra. L'introduzione dei contratti scoperti non è una questione di poca importanza, considerando anche le pressioni di Evelyn Rothschild nei confronti di Margaret Thatcher affinché approvasse questo cambiamento nel mercato dell'oro. I Rothschild hanno gestito il Gold Fix ogni giorno mediante le loro banche, fissando il prezzo nel LBMA dal 1919 fino al 2004.

Il LBMA afferma che in questi contratti scoperti il possessore è un semplice creditore chirografario nei confronti dell'oro, e non un proprietario a tutti gli effetti. Questa è una differenza importante. Mentre la proprietà dell'oro reale può essere creata solo attraverso un passaggio di proprietà del metallo fisico, il quale è limitato, le rivendicazioni cartacee non garantite nei confronti dell'oro possono essere create senza limiti -- e lo vediamo coi contratti scoperti nel mercato dell'oro di Londra.

Il trading lordo giornaliero sul mercato del LBMA è di 200 milioni di once -- due volte la produzione annua mondiale delle miniere d'oro e, secondo il LBMA, è 10 volte superiore al volume totale di negoziazioni saldate. Tuttavia, come accennato in precedenza, vi è una distinzione importante da fare. La stragrande maggioranza di queste negoziazioni giornaliere non è composta da oro. Sono invece costituite sostanzialmente da questi contratti scoperti, i quali rappresentano promesse e non oro di per sé. Infatti la negoziazione di contratti scoperti presso il LBMA ha corrotto l'oro: si è passati da scambi con un asset reale e limitato, a scambi con un asset virtuale e illimitato.



Dove sono le 10,000+ tonnellate d'oro?

Utilizzando quel moltiplicatore che si usa nel trading delle materie prime (2X o 3X sui volumi degli scambi giornalieri) per calcolare l'open interest, o le rivendicazioni totali, abbiamo che il volume degli scambi giornalieri a Londra implica un open interest totale da 400M a 600M once d'oro nel mercato spot -- rivendicazioni da 13,000 a 19,000 tonnellate d'oro. Il LBMA si trova nella City di Londra (una sorta di città-stato quasi indipendente, che opera sotto le proprie regole e governance all'interno di Londra) e non pubblica cifre precise riguardo l'open interest, come invece fa la maggior parte degli exchange nel settore delle materie prime o delle commodity.

I fondi pensione, le partecipazioni corporative, i fondi sovrani, le partecipazioni private, ecc. che detengono contratti scoperti sull'oro fisico, hanno per le mani un sostituto dell'oro. L'offerta di contratti scoperti crea "oro" dal nulla e il massiccio volume di compravendite giornaliere può praticamente muovere il prezzo dell'oro a qualsiasi livello, poiché l'unico limite è l'obbligo di consegnare l'oro fisico a quei pochissimi che lo richiedono in consegna. Questo meccanismo è inoltre supportato dal leasing dell'oro fisico da parte delle banche centrali e dei funzionari nelle compagnie d'estrazione che vendono la loro produzione attraverso il LBMA e le bullion bank. Ciò ha consentito una soppressione artificiale del prezzo di mercato dell'oro, svantaggiando le imprese minerarie e la società nel suo complesso, oltre al fatto di fare una strage tra gli azionisti.

La manipolazione del prezzo dell'oro non rappresenta semplicemente un impatto negativo sugli azionisti nel settore minerario a beneficio degli acquirenti di gioielli e lingotti in Asia -- la manipolazione dell'oro contribuisce anche alla destabilizzazione del sistema finanziario, come vedremo.



Larry Summers scopre la relazione tra oro e tassi d'interesse reali

Larry Summers, che negli anni '90 ha fatto parte di entrambe le amministrazioni Clinton fino a ricoprire il ruolo di Segretario del Tesoro, scrive nel suo saggio Gibson's Paradox And The Gold Standard[1] che i prezzi reali dell'oro (prezzi in dollari costanti al netto dell'inflazione) si sono spostati in modo inverso rispetto ai tassi d'interesse reali -- vale a dire, al calare dei tassi d'interesse reali aumenta il prezzo dell'oro, riflettendo un movimento dentro l'oro e fuori le obbligazioni. Summers scrive che, dal 1973 fino alla data del saggio, "[...] abbiamo dimostrato che il prezzo reale dell'oro [...] mostra una correlazione negativa con il tasso d'interesse reale" [pag. 24] e che "[...] la correlazione negativa tra i tassi d'interesse reali e il prezzo reale dell'oro, la quale costituisce la base della nostra teoria, è una caratteristica dominante delle attuali fluttuazioni del prezzo dell'oro." [pag. 4]

Come si è visto negli anni '70 e nei primi anni '80, tassi d'interesse reali sempre più negativi sono contrassegnati da un rapido aumento dei prezzi dell'oro, che a loro volta spingono i tassi d'interesse reali più in alto per attirare i soldi di nuovo nelle obbligazioni.

Il saggio di Summers si concentra sul rapporto tra i tassi d'interesse reali (tassi d'interesse nominali meno il tasso d'inflazione) ed i prezzi reali dell'oro (misurati in dollari costanti rettificati all'inflazione). Quindi diamo uno sguardo ai tassi d'interesse reali e al prezzo reale dell'oro sin dagli anni '70. Facendo riferimento all'importante lavoro di Reginald Howe, possiamo vedere come nel 1987 il prezzo reale dell'oro (adattato a dollari costanti utilizzando l'indice BLS dei prezzi al consumo degli Stati Uniti) si fosse discostato improvvisamente dal percorso dei tassi d'interesse reali. Da allora il prezzo reale dell'oro è sceso fino all'anno 2000, sebbene i tassi d'interesse reali diventassero sempre più negativi. Nell'agosto 1987 Alan Greenspan, che per 10 anni era stato direttore della JP Morgan, divenne presidente della Federal Reserve. Alla fine degli anni '80 l'introduzione dei contratti scoperti sul LBMA, i quali andavano a ridurre artificialmente la domanda di oro reale, nonché il leasing occulto delle riserve d'oro sul mercato (fatti ben documentati dal Gold Anti-Trust Action Committee [GATA] e da numerose altre fonti), si allinea con suddetta divergenza tra prezzi dell'oro e tassi d'interesse reali.





Nel corso degli anni il metodo di calcolo dei prezzi al consumo è stato cambiato più volte dal Bureau of Labor Statistics. Prendendo in considerazione il metodo di calcolo dell'IPC nel 1980 (fornito da John Williams di www.shadowstats.com&#41; per avere una misura più uniforme in dollari costanti, otteniamo una visione meglio delineata tra prezzi dell'oro a dollari costanti e tassi d'interesse reali. Si può notare che il prezzo dell'oro è sceso anche se i tassi d'interesse reali sono diventati negativi -- l'inverso del rapporto naturale -- e tutti siamo consapevoli delle bolle finanziarie scoppiate in questo periodo a causa delle politiche monetarie allentate delle banche centrali.





In sintesi, sopprimendo il prezzo dell'oro con la creazione di un'offerta artificiale di "oro cartaceo" come sostituto dell'oro fisico, è stato disattivato un indicatore chiave riguardo i tassi d'interesse negativi ed è stato rimosso un ostacolo alle politiche monetarie inflazionistiche delle banche centrali. Di conseguenza nel corso degli ultimi decenni le politiche monetarie allentate si sono diffuse a livello mondiale. I mercati e l'economia globale sono stati distorti da tassi d'interesse reali eccessivamente bassi, con conseguenti bolle e destabilizzazioni finanziarie ed economiche.

Secondo il Wall Street Journal, i livelli di debito a livello globale sono ora superiori a $200,000 miliardi, o circa il 300% del PIL mondiale rispetto al 150% del PIL storicamente sostenibile in Occidente.

Un ulteriore indicatore della distorsione quotidiana del prezzo spot dell'oro possiamo riscontrarlo nel grafico qui sotto, il quale rappresenta il tasso di leasing dell'oro (una sorta di proxy per la disponibilità di oro fisico a Londra). Il prezzo spot dell'oro sul LBMA ha iniziato a scendere bruscamente il 2 novembre 2015, ma nel corso dei due mesi successivi il tasso di leasing dell'oro è aumentato e, in particolare, la durata dei vari tassi di leasing si sono invertiti completamente rispetto alla norma (con il tasso di leasing ad una settimana superiore al tasso a sei mesi, segnalando una carenza di metallo nel mercato spot dell'oro).



Fonte dei dati: GOFO (Gold Forward) rate: Commerzbank, LIBOR e LBMA a.m. Gold Fix: St. Louis Fed.[2]


Nei mercati normali le cose non funzionano così. In un mercato spot tipico con beni limitati, le carenze di un asset causano un aumento dei prezzi, non una diminuzione. Il LBMA è un exchange in cui i prezzi spot dell'oro sono spinti verso il basso, conducendo ad un aumento della domanda di oro fisico che trasmette la carenza d'oro nel mercato del leasing dell'oro. E tutto questo con pochissime consegne di oro fisico. La maggior parte delle persone conserva i propri contratti scoperti.

L'introduzione del denaro (cartaceo) scoperto porterà ad un crollo monetario quando la crescita esponenziale del debito per supportare l'espansione della massa monetaria diventerà asintotica; e cortocircuitare per decenni i mercati dell'oro e dell'argento ha spento quei segnali d'allarme che avrebbero forzato una riforma del sistema monetario.

Negli ultimi anni, e ormai mesi, l'effetto distorsivo dei contratti d'oro scoperti e il leasing occulto delle riserve auree delle banche centrali, hanno messo in progressiva mostra la fragilità dell'attuale sistema finanziario. Mentre in passato l'aumento della volatilità giornaliera nel mercato dell'oro era considerato solo come una valvola di raffreddamento nella gestione delle bullion bank, il mercato dell'oro si sta ormai svegliando. Questo risveglio è ancora ai margini, ma ha già avuto un effetto significativo sul mercato dell'oro, ma non ancora sull'oro cartaceo del LBMA.



L'oro di Londra non c'è più

Secondo i dati analizzati dagli analisti di BullionStar, Ronan Manley e Koos Jansen, il 2013 ha visto una cospicua fuoriuscita d'oro dai caveau di Londra, lasciandoli vuoti secondo il giornalista di Bloomberg Kenneth Hoffman.




Di recente il LBMA ha modificato le sue statistiche sulle raffinerie d'oro, le quali indicano che l'oro di Londra è stato trasformato in lingotti d'oro da un chilo e spediti principalmente in Asia. Nell'agosto 2015 sono state riviste le statistiche sulla raffinazione relative al 2013 e l'attività di raffinazione ha visto una riduzione di 2,000 tonnellate, oscurando la fuoriuscita d'oro da Londra.

Il World Gold Council, finanziato da compagnie minerarie, non ha segnalato questa fuoriuscita la quale ha lasciato circa 6 tonnellate d'oro nei caveau di vari ETF e della Banca d'Inghilterra.

Il LBMA, quindi, non ha riserve d'oro a copertura delle 11,000/19,000 tonnellate d'oro nell'open interest. E le bullion bank stanno ora tentando di vendere i loro caveau a Londra. Di recente una banca cinese ha acquistato il caveau da 1,500 tonnellate che Deutsche Bank ha messo sul mercato dopo essere uscita dal London Daily Gold Fix.

Con le principali bullion bank che hanno abbandonato il mercato di Londra, si pone la questione se vi sia stato un quid-pro-quo tra il Regno Unito e la Cina: quest'ultima, con i suoi enormi possedimenti d'oro, contribuirebbe a calmare la crisi dell'oro in via di sviluppo a Londra facendo ritornare metallo giallo nel Regno Unito? L'Inghilterra, non a caso, ha sostenuto l'AIIB cinese nel 2015, convincendo anche altri paesi occidentali a fare lo stesso e anche a considerare lo yuan cinese come valuta di riserva.



Il reset di prezzo post-LBMA

Il LBMA sembra essere in una posizione in rapida degenerazione: visto che l'oro disponibile è in gran parte volato via da Londra, al di fuori della Banca d'Inghilterra e degli ETF, come farà a mantenere le apparenze nel mercato spot dell'oro e un enorme open interest? Mentre il flusso d'oro proveniente dai minatori consente al LBMA di soddisfare alcune consegne e sopprimere i prezzi, è ovvio che questo mercato cartaceo non sarà in grado di sopportare un aumento delle consegne fisiche. Il mercato di Londra non può sostenere alcun ritiro d'oro come avvenuto nel 2013.

Ci stiamo avvicinando ad un cambiamento che potrà fornire il catalizzatore per l'inevitabile repricing dell'oro e segnerà la fine del giochetto dell'oro cartaceo del LBMA. Sto parlando del Gold Fix cinese gestito dallo Shanghai Gold Exchange (SGE), il quale verrà seguito in un secondo momento da un mercato dell'oro internazionale proprio sotto l'egida dello SGE. Il funzionamento di quest'ultimo è molto diverso da quello del LBMA coi contratti scoperti, perché prima che possa essere emesso un contratto alla cui base c'è un lingotto da un chilo d'oro, tale lingotto dovrà essere prima consegnato ad una raffineria approvata e poi depositato presso lo SGE.

Questo crea un problema, in quanto i prezzi spot dello SGE basati sul trading dell'oro fisico ad un certo punto divergeranno da quelli del LBMA basati su contratti scoperti. Un premio di prezzo per l'oro fisico a Shanghai non potrà essere smorzato dall'oro di carta a Londra.

Fino ad oggi 10 banche cinesi hanno annunciato che parteciperanno al Gold Fix dello SGE, ma non le banche occidentali. In risposta a questa riluttanza, la Cina ha minacciato che se le banche occidentali non parteciperanno, perderanno l'accesso al mercato dell'oro cinese.

Questa mancanza d'interesse manifestata dalle bullion bank occidentali nei confronti del nuovo Gold Fix cinese è comprensibile, in quanto creerebbe un paradosso che la banca partecipante dovrebbe spiegare. Ovvero, si verrebbero a creare due prezzi spot dell'oro che non potrebbero essere sottoposti ad arbitraggio: un prezzo spot dello SGE per l'oro fisico e un secondo prezzo spot a Londra per l'oro cartaceo. Il mercato farebbe emergere progressivamente un prezzo molto più elevato dell'oro, mentre il LBMA verrebbe spinto ai margini.

Prezzi dell'oro in ascesa farebbero salire i tassi d'interesse per attirare capitali di nuovo nelle obbligazioni. L'effetto a catena si propagherebbe ai prezzi dei mercati globali delle obbligazioni e degli asset finanziari, mentre i prezzi dell'oro in ascesa e i tassi d'interesse del mercato obbligazionario alle stelle metterebbero fine alle manipolazioni centrali e alla finanza delle bolle. Con le grandi banche occidentali estremamente sensibili al mercato dei derivati e con bilanci fortemente sottoposti a leva finanziaria, all'orizzonte non possono esserci altro che turbolenze finanziarie.

In sintesi, le banche centrali hanno gestito un racket in collaborazione con il LBMA e le bullion bank -- e il truffato è il 99.999% della popolazione.

Quando Bill Dudley della NYFED s'è rifiutato di rispondere alle domande concernenti eventuali swap sull'oro degli Stati Uniti, allora un osservatore è pienamente legittimato a chiedersi se queste azioni siano illecite. Ascoltate Dudley a partire dal minuto 50:00 del seguente video:





E quando ascoltiamo parlare i banchieri centrali, capiamo anche perché non possano presentare un piano razionale per la politica monetaria. Questa gente ha talmente intorbidito i mercati finanziari e del debito che ora sta dicendo d'essere "dipendente dai dati" e che dobbiamo prepararci per tassi d'interesse negativi e per una società senza contanti, mentre la bolla del credito globale sta implodendo su sé stessa.

La fine dell'aggisutamento del prezzo di riferimento globale dell'oro cartaceo da parte del LBMA, è inevitabile. Per quanto riguarda i tempi, tenete d'occhio il nuovo Shanghai Gold Fix e riceverete ulteriori segnali che il mercato si sta rendendo conto di quanto sia fasullo il mercato dell'oro cartaceo e dell'inutilità del LBMA.

Fate attenzione, gente.

Questa storia non deve per forza di cose avere un finale catastrofico. Centinaia di milioni di once d'oro rimangono nelle mani dei cittadini e far coniare nuove unità monetarie alle Zecche in modo da sensibilizzare gli individui all'oro e all'argento, insieme ad una ristrutturazione organizzata del mercato obbligazionario, riuscirà a far evitare la prossima crisi. Purtroppo, in politica la regola è quella di "non lasciar mai andare sprecata una crisi". I nostri politici e gli interessi finanziari che li appoggiano utilizzano queste crisi per esercitare un maggiore controllo sui cittadini, e a questo giro si vuole bandire il denaro contante in modo da espandere il controllo dello stato sulla società. Il decentramento del conio e la fine del monopolio monetario concentrato nelle mani dello stato, non è qualcosa di allineato con quelli che attualmente sono gli obiettivi del potere.

Quando scoppierà la crisi del mercato dell'oro, diventerà rapidamente evidente che una delle poche fonti d'oro saranno i minatori. Quando lo si comprenderà, ci sarà una corsa spasmodica alle azioni di quelle miniere d'oro nelle cui mani hanno risorse d'oro e argento. La questione è se queste azioni negoziate nei mercati finanziari, sottoposti a violenti spasmi, forniranno un rifugio utile.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


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Note

[1] Summers & Barsky, agosto 1985, NBER Working Paper No. 1680: http://www.nber.org/papers/w1680.pdf

[2] Dalla fine di ottobre 2015 fino alla fine di dicembre 2015, non sono stati pubblicati i dati online del GOFO.


per link e immagini originali: http://francescosimoncelli.blogspot.it/ ... sa-ci.html
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