Novità dalla FED

..ovvero le puttanate ufficiali propagandate dal Sistema Mediatico di IGB
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hi_volt

Novità dalla FED

Messaggioda hi_volt » 31 dic 2009, 17:10

Salve a tutti,
sono nuovo del forum (sono quello che commenta le notizie sul signoraggio di IxR su FB). La notizia che sto per presentarvi non l'ho trovata sul giornale, ma penso sia interessante. La Fed ha pubblicato la bozza per la creazione di un nuovo strumento di politica economica per ridurre l'inflazione del dollaro. Lo strumento si chiamerà "Term deposit facility" ed in pratica consiste nel drenaggio dei soldi in eccesso nelle banche per trasferirli in depositi gestiti dalla FED. Attenzione che questi fondi non fanno parte della riserva obbligatoria, ma sono un "aggiunta" considerata a parte che riceverà degli interessi. Non mi è ancora chiaro per cosa verranno utilizzati questi soldi, anche perchè sono una cifra spaventosa: circa 1 triliardo di dollari (ho messo il nome perchè non so quanti zeri ci vogliono). Vi allego il pdf della FED con tutte le indicazioni e le precisazioni tecniche della "Term deposit facility".

http://www.federalreserve.gov/newsevent ... 1228a1.pdf

Colgo l'occasione per augurare buon anno a tutti!

sandropascucci
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Re: Novità dalla FED

Messaggioda sandropascucci » 31 dic 2009, 21:48

grazie.
interessante e un po' complicato..
ma tra un paio di giorni vedrò cosa posso capirci..
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Karlrex

Re: Novità dalla FED

Messaggioda Karlrex » 4 gen 2010, 12:38

[b]Adesso Capite chi comanda.[/b].

La dichiarazione della Fed dopo il congresso di Atlanta:della serie, prima faccio così e poi..come ti porto a..
Buona lettura
!
Svolta Fed: usare anche i tassi contro le bolle sui mercati
dal nostro inviato Mario Platero


ATLANTA – Il Presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, ha chiarito che se non vi saranno nuove regole adeguate a prevenire il formarsi di bolle speculative, l'istituto centrale statunitense potrà, e dovrà, agire sui tassi di interesse, alzandoli, per sgonfiare d'anticipo una possibile bolla prima che presenti un pericolo sistemico. Bernanke non aveva ancora mai fatto dichiarazioni così forti su come la politica monetaria può diventare uno strumento per prevenire il formarsi di bolle finanziarie. Si tratta dunque di una svolta storica per la gestione e per l'interpretazione del ruolo della Fed. Il suo è anche un messaggio diretto soprattutto al Congresso, che cerca di mettere delle redini alla Banca centrale americana. Ma è anche un messaggio per il mercato: se il suo discorso è strategico e non di breve termine, ci sarà qualcuno sul mercato che sconterà le parole di Bernanke come un possibile riscaldamento per un rialzo dei tassi di interesse a breve, atteso non prima dei prossimi sei mesi.

"Se riforme adeguate non saranno adottate, o se saranno introdotte per risultare poi insufficenti a prevenire una forte accumulazione di rischi finanziari, dovremo restare aperti all'idea di usare la politica monetaria come strumento supplementare per rispondere a quei rischi, procedendo con cautela e tenendo sempre presenti le difficoltà implicite in quell'approccio".
Una piccola rivoluzione dunque. Quando in un'altra epoca il suo predecessore alla guida della Fed Alan Greenspan parlò di "esuberanza irrazionale" e cercò di contenere la bolla di fine anni Novanta, fu attaccato dal Congresso e accusato di interferire con il normale corso dello sviluppo economico e de mercati finanziari. Ora Bernanke dichiara che la crisi degli ultimi anni e' stata la "peggiore dell'era moderna", una crisi che ha chiaramente creato un problema nel percorso di crescita sostenibile, una delle responsabilità primarie della Fed, generando così la necessità di interventi preventivi.

Bernanke ha fatto le sue dichiarazioni ad Atlanta, dove si tiene la riunione annuale degli economisti americani, un crocevia annuale, forse il più importante, per fare il punto sulle teorie economiche e sugli sviluppi della teoria attorno alla crisi.
La Fed secondo alcuni è corresponsabile della crisi per aver lasciato tassi di interesse troppo bassi troppo a lungo subito dopo l'attacco dell'11 settembre e per non aver controllato adeguatamente gli istituti bancari. Bernanke ha tuttavia difeso l'operato della Fed, pur ammettendo alcuni errori: se è vero che la Fed ha forse tenuto i tassi di interesse troppo bassi e troppo a lungo fra il 2002 e il 2006, "una regolamentazione più severa e una supervisione più incisiva delle prassi di sottoscrizione e della gestione del rischio sarebbero stati più efficaci nel contenere la bolla immobiliare di un generico aumento dei tassi di interesse" ha detto Bernanke. La colpa insomma è degli strumenti derivati incontrollati, dell'uso che le banche ne hanno fatto e della mancata supervisione da parte di varie autorità, non soltanto della Fed.

Finora, inoltre, la Fed, sempre su pressione dei politici e del Congresso, limitava l'intervento su possibili formazioni di bolle speculativa usando lo strumento dei tassi. La teoria dice che è difficile stabilire quando una bolla diventa davvero una bolla e soprattutto quando questa bolla è pericolosa; la Fed perciò in genere vigilava intervenendo a posteriori con forti diminuzioni dei tassi di interesse. A questo punto, in aggiunta alla tradizionale analisi ciclica (surriscaldamento dell'economia, inflazione), la questione-regole diventa centrale in un contesto di mercato globale e visto che spesso non sono osservate, la decisione della Fed aggiunge uno strumento da usare con decisione se e quando necessario, stumento che sarà temuto dai mercati. Ma necessario visto che gli stessi mercati hanno dimostrato di non sapersi autoregolamentare.
03 gennaio 2010

Fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLi ... iew=Libero
Ultima modifica di Karlrex il 20 mar 2010, 22:09, modificato 1 volta in totale.

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Karlrex

Re: Novità dalla FED

Messaggioda Karlrex » 4 gen 2010, 12:44

In aggiunta per il discorso precedente Bernanke: http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLi ... iew=Libero

e qui c'è da ride..o piagne :roll: http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLi ... &correlato

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lillifata
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Re: Novità dalla FED

Messaggioda lillifata » 5 gen 2010, 8:00

la frase conclusiva è illuminante: "Ci manca solo, a questo punto, che il congresso controlli la produzione di biglietti verdi"...non sia mai!!!
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Karlrex

Re: Novità dalla FED

Messaggioda Karlrex » 5 gen 2010, 8:30

lillifata ha scritto:la frase conclusiva è illuminante: "Ci manca solo, a questo punto, che il congresso controlli la produzione di biglietti verdi"...non sia mai!!!

Come dire:non sia mai perchè m'hai messo incinta che ti metta a fare il padre :mrgreen:

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Karlrex

Re: Novità dalla FED

Messaggioda Karlrex » 19 feb 2010, 7:01

A volte ce lo scrivono, l'abbiamo sotto gli occhi ma nn lo vediamo! La Fed ha già fissato il "costo"(gli si sarà aumentata la materia prima :lol: ) del danaro aumentando il tasso..ovviamente tutto a scopo benefico :mrgreen: ohu affrettatevi è a bon marchè :lol:

!
ANSA.it > Economia > News
Aumenta il costo del denaro Tasso di sconto sale di quarto di punto allo 0,75%
La Banca centrale Usa decide l'aumento del tasso di sconto di un quarto di punto
18 febbraio, 23:36
NEW YORK - La Fed alza il costo del denaro per le banche e ritocca il tasso di sconto, quello applicato agli istituti che ricevono prestiti dalla banca centrale, di un quarto di punto allo 0,75% dall'attuale 0,50%. Ma avverte: "la decisione non segnala alcun cambiamento per le prospettive economiche o per la politica monetaria" e si prevede che non si traduca in una stretta delle condizioni finanziarie per le famiglie o le imprese". I tassi - aggiunge - rimarranno bassi per un periodo prolungato di tempo".

L'annuncio della Fed mette le ali al dollaro e affonda l'euro, sceso a 1,35 rispetto al biglietto verde. L'aumento del tasso di sconto, che entrerà in vigore dal 19 febbraio, rappresenta una delle prime mosse della Fed per ritirare le misure eccezionali messe in campo per far fronte alla crisi. A partire dal prossimo 18 marzo - aggiunge la banca - sarà inoltre ridotta la durata massima dei prestiti prestiti ottenuti dalle banche nell'ambito della finestra di tasso di sconto sarà drasticamente ridotta a 'overnight' contro i 28 giorni attuali. "Come la chiusura di alcuni programmi straordinari all'inizio del mese" i cambiamenti annunciati oggi puntano a "un'ulteriore normalizzazione" delle attività di credito della Fed, mette in evidenza la banca centrale che già da diverso tempo aveva segnalato la volontà di aumentare il tasso di sconto alla luce dei miglioramenti dei mercati finanziari.

In tempi normali, il tasso di sconto è solitamente un punto percentuale superiore ai tassi di riferimento, i Fed fund attualmente fissati fra lo zero e lo 0,25%. L'aumento rappresenta un primo passo per un ritorno alla normalità dello spread fra i due valori. "La Fed valuterà nel corso del tempo se ulteriori aumenti degli spread sono necessari" aggiunge la banca centrale. "L'aumento degli spread" in seguito al ritocco del tasso di sconto e "la riduzione della durata massima" dei prestiti "incoraggerà - spiega la Fed - le istituzioni a fare affidamento sui fondi provenienti dai privati" per le esigenze di breve termine. La finestra del tasso di sconto è stato uno dei primi strumenti utilizzati dal Fed per far fronte alla crisi: le banche solitamente vi ricorrono per fronteggiare eventuali carenze di risorse overnight. Nell'agosto del 2007 il board della Fed ha esteso la durata dei prestiti a 30 giorni e poi, nel marzo del 2008, a 90 giorni per aumentare la liquidità nel mercato interbancario dopo il quasi collasso di Bear Stearns.

fonte:http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2010/02/18/visualizza_new.html_1705343569.html

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DanieleMascheroni

Re: Novità dalla FED

Messaggioda DanieleMascheroni » 19 feb 2010, 14:26

il tasso di sconto ha subìto un aumento "modesto", così definito da Bernake (presidente FED), per iniziare quella manovra di exit strategy che porterà gli stati uniti ad indirizzarsi verso l'uscita dalla crisi. con l'andare del tempo e quindi con la sperata ripresa dell'economia questo tasso è destinato ad alzarsi ulteriormente. le banche preferiranno tenere fermi i soldi nei depositi della banca centrale (penalizzando quindi i prestiti ai privati e alle aziende) per ridurre la quantità di creedito in circolazione. questo eviterà un aumento del tasso di inflazione senza andare a modificare il costo del denaro stampando o distruggendo banconote (o bit, che siano).


Bernake dichiara però che "Queste modifiche non sono da intendersi come un avvicinamento a condizioni finanziarie più restrittive per le famiglie e per le imprese, e non segnalano alcun cambiamento sull'outlook della politica monetaria".

dall'inizio della crisi è la prima volta che il tasso disconto viene alzato. al momento è 0.75% l'aumento è stato di 0.25% (quindi prima era 0.5)

gli investitori hanno dato molta fiducia alla cosa infatti il dollaro è salito parecchio mentre i titoli di stato sonoscesi di conseguensza aumentando i rendimenti.

c'è da sottolineare che è stato modificato il tasso di sconto e NON il tasso fed (tasso di interesse) per ora quindi la cosa penalizza solo le banche e non i privati a cui verranno SOLO ("solo" si fa per dire) negati più prestiti, quindi di buono non toccheà cose come le rate dei mutui.

i tassi sono destinati ad aumentare con la ripresa del mercato: leggo nel quote di Karlrex sulla notizia ansa messa in evidenza che "potrebbero" aumentare. non capisco perchè darci questa mera illusione che la fed sia diventata una società che fa beneficenza. i tassi "devono" risalire a come erano prima della crisi, se non di più. sarebbe stato più corretto dire "La Fed valuterà nel corso del tempo QUANDO ulteriori aumenti degli spread sono necessari" e non "La Fed valuterà nel corso del tempo SE ulteriori aumenti degli spread sono necessari"

a prescindere dal fatto che questa economia è malata.. e che andrebbe sradicata e sostituita ex novo... e che queste modifiche qui non cambiano molto le cose...
mi viene cmq da pensare...:
è forse un'azione che agli occhi del popolo potrebbe sembrare sensata. la bce ad es ha tenuto il tasso all'1% per tutta la durata della crisi. e mi sembra che la manovra fed non comporti (ripeto:mi sembra) una stretta monetaria ma anzi controlla l'andamento del mercato valutario.
mi chiedo inoltre riguardo a tremonti e ai global bond in dollari statunitensi: emessi in quanto era prevista una drastica svalutazione del dollaro... strano che abbia sbagliato così tanto i suoi calcoli... vedremo alla scadenza dei bond (2015 mi pare, boh?) come sarà il valore dollaro, anche perchè che la fed avrebbe cambiato i tassi lo aveva annunciato da molto tempo, da prima che si parlasse di emettere titoli indicizzati al dollaro.

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Karlrex

Re: Novità dalla FED

Messaggioda Karlrex » 25 feb 2010, 9:22

Bella la relazione di Barnanke al senato, si vede proprio chi detiene il potere :mrgreen:
lui espone, lui bacchetta, lui dice cosa fare..
!
FINANZA&MERCATI
ILSOLE24ORE.COM > Notizie Finanza e Mercati ARCHIVIO
Bernanke: ripresa ancora lenta
Non cambio politica monetaria
24 febbraio 2010
Bernanke: mercato del lavoro resterà debole a lungo
"Dai nostri archivi"
Cina e debito muovono i mercati più della Fed
La Fed drenerà liquidità alzando i tassi sulle riserve
L'economia americana accelera ma la Fed si divide sui tassi
Borsa, Wall Street positiva Anche l'Europa in leggero rialzo
Bernanke: «Presto possibile il rialzo dei tassi di sconto»

Il presidente della Fed espone al congresso Usa il rapporto semestrale sulla strategia della Fed. La disoccupazione ancora un problema. Costo del denaro eccezionalmente basso a lungo. «Comunque pronti a ridurre le misure straordinarie sulla liquidità».

«Il mercato del lavoro resterà debole a lungo anche se la perdita di posti di lavoro rallenta». Di più: proprio a causa della dinamica della disoccupazione, e di una ripresa ancora lenta, «i tassi d'interesse resteranno per un lungo periodo a un livello basso». Ancora: «i mercati finanziari migliorano e abbiamo i mezzi per ritirare le misure straordinarie sulla liquidità», anche se l'economia non ha ancora la forza per camminare da sola con le proprie gambe.

Sono questi alcuni dei temi al centro dell'intervento sulla politica monetaria di Ben Bernanke davanti al Congresso Usa. Un'audizione in cui il presidente della Fed spiega la strategia prossima futura della Banca centrale americana.

Il lavoro preoccupa
Bernanke dice che la perdita di posti di lavoro rallenta, ma il mercato del lavoro rimane debole.
Com'è noto il tasso di disoccupazione nell'ultimo trimestre del 2009 dovrebbe essere compreso tra il 9,5 e il 9,7 per cento. E le stime, realizzate da Bloomberg, indicano una percentuale attorno al 9,1% nel 2011. Si tratta di valori un po' al di sotto del picco del 10% raggiunto in autunno, ma comunque numeri che indicano l'esistenza di un problema di fondo nell'economia a stelle e strisce. Lo stesso senatore democratico Bob Mendez, membro di quella Banking committee che sta ascoltando le parole di Mr Fed, aveva sottolineato in mattinata: «Dovremo capire come si vuole aiutare le piccole e medie imprese che, in questo momento, sono le uniche a creare posti di lavoro. Cosa vuole fare la Fed su questo fronte?».

Che il tema dell'occupazione sia al centro del dibattito sulla futura politica della Fed lo aveva già espresso Janet Jellen, presidente della Fed di San Francisco, una delle economiste più ascoltare negli Stati Uniti. La Jellen, solo due giorni fa, ha detto che: «L'economia americana sta sempre più imparando a crescere senza alti livelli di occupazione. Il che, ovviamente è un problema». Il taglio dei costi fissi, le ristrutturazioni e le maggiori efficienze potranno sì permettere un buon andamento dei profitti, ma questo farà felici soprattutto gli azionisti della Corporate America; al contrario mette in difficoltà quella middle-class che, senza lavoro, non spende più e, quindi, fa calare la domanda aggregata. «Per questo - ha aggiunto la Jellen - è necessario mantenere i tassi ad un livello eccezionalmente basso per ancora molto tempo: la crescita economica è ancora molto debole; l'ipotesi di una ripresa a forma di "V" non è così scontata. Esiste la possibilità di una ricaduta, con un percorso congiunturale che potrebbe formare la figura della "W"». «Siamo certamente in una ripresa "jobbless" », fa da eco Mark Gertler, professore di economia all'Università di New York.

I tassi bassi ancora a lungo
La scorsa settimana la Banca centrale americana ha portato allo 0,75% il tasso di sconto, in una mossa prevista dal mercato e volutamente realizzata al di fuori del Fomc per mostrare che la politica monetaria non viene cambiata. «L'intenzione di Bernanke - era la spiegazione in "coro" degli esperti - è finalizzata, passo dopo passo, ad avviare l'uscita dalle politiche d'emergenza sulla liquidità». Una tesi che Bernanke, nel dire che «i tassi resteranno bassi ancora a lungo», ha pienamente confermato.

L'exit strategy
L'impostazione, d'altro canto, la si era capita proprio con la mossa sul discount rate. Normalmente il tasso di sconto, che è il tasso cui la Fed presta denaro alle banche nel brevissimo periodo, è superiore di 100 basis points sui Fed fund. Questa differenza, nel periodo più buio della crisi, era scesa allo 0,25 % per permettere agli istituti di credito di accedere con minori oneri alla liquidità della Fed. Adesso si sta tornando alla normalità, come lo stesso Bernanke aveva ampiamente annunciato. Una normalità che, però, non riguarda la politica dei tassi, bensì la liquidità.

Il timing esatto
Già la liquidità. Uno dei problemi che la Fed, ma anche la Bce, deve affrontare è quello che, alla fine, tutti questi fiumi di denaro non sono serviti a "irrogare" l'arida pianura dell'economia reale. Ma, al contrario, sono rimasti all'interno del sistema interbancario: le banche, cioè, li hanno usati o per patrimonializzarsi; o per fare profitti grazie alle divisioni di investment banking (ed elargire "incredibili" bonus); o per acquistare «Treasury, da dare in garanzia alla stessa Fed, per acquistare nuova liquidità», come dice Jim Rogers. In questo scenario è banale sottolineare che la tempistica dell'uscita dalle politiche straordinarie sulla liquidità è fondamentale. Nella sua relazione Bernanke ha sottolineato che «la Fed ha tutti i mezzi per eliminare quesgli interventi» ma fondamentale è il timinng.

In questo periodo, infatti, viene meno la forza di diversi programmi governativi a sostegno dell'economia reale. Per tutti: negli Usa è in scadenza il programma di detrazione di 8.000 dollari per l'acquisto della prima casa. Così, la domanda di diversi economisti è: cosa succede se, nel momento in cui la "droga" della liquidità viene eliminata, spariscono anche gli aiuti statali? Non c'è il rischio di ricadere in una recessione ancora peggiore di quella da cui (sembra) si sta lentamente e a fatica uscendo? La risposta a simili quesiti e duplice: da un lato c'è chi, sottolineando il boom del deficit di bialncio dei paesi dell'Occidente, mette in guardia rispetto ad una politica di deficit spending che sì, potrebbe portare a crescere ancora nel breve periodo, ma prepara le basi per un crollo delle finanze pubbliche. Dall'altro lato, invece, c'è chi sostiene ( tra cui il nobel Paul Krugman) che non bisogna preoccuparsi troppo del deficit: il vero obiettivo è quello di sostenere un'economia ancora troppo debole pre riprendersi da sola. In molti, propendo per una terza via. Trovare il giusto equilibrio tra rigore di bialncio, exit strategy e sostegni alle economie.
La Fed non si attende un downgrade degli Usa
Bernanke, peraltro, ha indicato le sue stime sulla crescita economica: il Pil Usa dovrebbe migliorare tra il 3% e il 3,5% quest'anno e tra il 3,5% e il 4,5% nel 2011, non sufficiente per
compensare i posti di lavoro perduti durante la recessione. Il presidente della Fed, poi, ha anche detto di non aspettarsi un downgrade sull'affidabilità creditizia degli Stati Uniti, nonostante l'enorme deficit del budget federale.

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Re: Novità dalla FED

Messaggioda Karlrex » 9 mar 2010, 8:19

Ecco l'ultima contro i falsari(essi stessi?) la nuova banconota !! :mrgreen:

!
Usa: nuova banconota da 100 dollari per combattere i falsari

sabato, 6 marzo, 2010, 17:50

Washington, 6 mar. – (Adnkronos) – Gli Stati Uniti lanceranno il prossimo 21 aprile una nuova banconota da 100 dollari, prodotta per combattere le falsificazioni. Lo rende nonto un comunicato del dipartimento del Tesoro. La nuova banconota sara’ presentata in una cerimonia ufficiale dal presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, dal segretario del Tesoro, Timothy Geithner, e dal capo dei servizi segreti americani, Mark Sullivan, responsabili di combattere la contraffazione monetaria. La banconota da 100 dollari e’ il taglio piu’ alto in circolazione negli Usa, e la sua ultima versione e’ stata lanciata nel 1996.

fonte: http://www.ultimenotizie.tv/notizie-dal ... lsari.html
Allegati
banknote bernanke.jpg
la nuova banconota con l'effige del vero presidente international

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Re: Novità dalla FED

Messaggioda Karlrex » 17 mar 2010, 23:00

La Fed comunica che supervisionerà tutte le Banke sopratutto quelle a cui appartiene :mrgreen: ..e non!
E siccome è poco(scasassero) pure Main e Wall Street! Come si prendono per il culo gli americani manco noi...forse!!
!
Bernanke, a Fed supervisione banche
Vogliamo connessione con Main Street, non solo Wall Street
17 marzo, 20:58

Bernanke, a Fed supervisione banche (ANSA) - NEW YORK, 17 MAR - 'E' necessario rafforzare la supervisione del sistema'. Lo afferma il presidente della Fed, Ben Bernanke, nel corso di un'audizione. Non vogliamo -aggiunge- essere il regolatore delle istituzioni che sono troppo grandi per fallire.La Fed vuole regolare la banche grandi e piccole, e avere una connessione anche con Main Street, non solo con Wall Street, dice riferendosi alla proposta di un senatore in base alla quale alla Fed andrebbe la supervisione delle banche con oltre 50 mld di asset.

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche ... 20626.html

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Re: Novità dalla FED

Messaggioda Karlrex » 20 mar 2010, 21:25

:lol: :lol: questa si commenta da sè..ma che gioco è??? :mrgreen:
!
Fed: mondo in mano a banche, e' follia
Bernanke: mega-istituti facciano un 'testamento' contro il crac
20 marzo, 16:39

Fed: mondo in mano a banche, e' follia (ANSA) - ROMA, 20 MAR - 'E' da incoscienti che il destino dell'economia mondiale sia legato alle fortune di poche gigantesche banche'. Lo ha detto Ben Bernanke. Il presidente della Fed ha definito 'pericoloso' il problema posto dalle banche 'troppo grandi per essere lasciate fallire'. Gli istituti di dimensioni eccezionalmente grandi potrebbe per questo essere obbligati a redigere una sorta di 'testamento', per aiutare il management e le autorita' a prevenire le crisi smontando pezzo per pezzo l'azienda.


fonte: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche ... 92620.html

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Re: Novità dalla FED

Messaggioda Karlrex » 20 mar 2010, 22:07

eccolo il gioco spiegato(almeno in parte) :mrgreen: chi è che dice che la Fed risponde al potere politico o altro???tanto è vero che pensa di fa ricorso :lol: ma per favore..
!
Giudici alla Fed: più trasparenza
nei salvataggi delle banche
di Vittorio Carlini
20 marzo 2010

Le banche e la finanza agitano sempre più le acque della politica e di "main street" negli Stati Uniti. Proprio ieri due notizie hanno rinfocolato le polemiche Oltreoceano.

La prima arriva dal Wall street journal che, pescando nel mondo della Lehman Brothers pre-fallimento, ha preso all'amo un'altro esempio di cattiva, se non fraudolenta, gestione della banca. Un'altra possibile prova della volontà del top management di nascondere informazioni e falsare il valore degli asset tossici immobiliari, come ha già mostrato il report voluto dalla corte fallimentare e reso noto pochi giorni fa.

Prima del crack, in Lehman c'era chi denunciava
Il foglio americano ha pubblicato una lettera di un vice presidente del gruppo, tal Matthew Lee, che nel maggio 2008, cioè ben prima del tristemente famoso week end di settembre, metteva in guardia sulla possibilità che il "senior management" avesse violato il codice interno aziendale. In che modo? Semplice: ingannando gli investitori e gli organi di controllo di mercato sul reale valore degli asset. In pratica Lee faceva da eco alle perplessità degli analisti che si domandavano se Lehman non stesse illegalmente posticipando svaluazioni, in modo da non fare apparire le perdite così ampie. Un presa di posizione che Lee ha pagato caro: infatti, lui spedì la lettera al direttore finanziario Erin Callan e al Chief risk officer Chris O'Meara; pochi giorni dopo fu espulso dall'azienda.

Se da un lato, giorno dopo giorno, si alza il coperchio sulla brutta realtà della banca di cui Richard Fuld si sentiva orgoglioso, dall'altro lato il mondo bancario fa quadrato contro una decisione della corte d'appello di New York.

I giudici "contro" la Fed
I giudici di Manhatan, seoondo quanto riportato da Bloomberg, hanno sentenziato, confermando una decisione del tribunale di primo grado, che la Federal reserve americana deve rendere pubblici i documenti che identificano gli istituti finanziari sostenuti dalle operazioni di salvataggio. Cioè, dai bailout messi in campo dal governo di Washington. Una scelta che ha scatenato un putiferio. «Si tratta di un terribile errore - dice Chris Kotowski, analista di Openheimer & Co -. Ogni volta che la Fed deve dare dei fondi a un istituto, dovrebbe sì essere informata la commissione ad hoc del Congresso, ma non il pubblico in generale». Perché? «Sarebbe solo un modo per stigmatizzare la banca - risponde Kotowsky -, per sottoporla ad una critica inutile e generalizzata» che, peraltro, la indurrebbe a non chiedere altri sostegni in futuro. La decisione unanime della Corte d'appello cita, tuttavia l'Us Freedom of Information Act che richiede "la disclosure" del materiale considerato. «La norma - si legge nella sentenza - non permette l'esclusione del Board (della Fed, ndr) da tale obbligo. Se si pensa che tale esenzione è necessaria per l'interesse nazionale, allora dovrebbe essere richiesto un intervento da parte del Congresso». La Fed, dal canto suo, non ha preso bene la decisione e si è riservata l'eventuale ricorso verso la sentenza.

Continuano i fallimenti di banche negli Usa
Che poi il tema delle banche sia sempre una spina nel fianco dell'economia americana non lo dicono soltanto le difficoltà che la riforma, ormai annacquata, voluta da Barack Obama sta incontrando al Congresso. Non è solo quello. Ci sono anche i dati dei continui fallimenti di banche, soprattutto locali. Dall'inizio dell'anno sono saliti a 37. Venerdì scorso altre quattro banche (in Georgia, Alabama e Minnesota) sono state chiuse . Una passaggio che costerà circa 599 milioni di dollari.

fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLi ... iew=Libero

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Re: Novità dalla FED

Messaggioda Karlrex » 29 mar 2010, 20:43

Che articolo :lol: , sopratutto se riferito alle parole pronunciate dall'ex Vice presidente della Fed di qualche settimana fa! Che bel giochino il loro pensate c'ha fatto pure un saggio(ve lo linko) e che titolo!! :mrgreen:

!
17/03/2010
Un conflitto di interessi alla Federal Reserve?

La Federal Reserve, come molte altre banche centrali, ‘regola i suoi clienti’, e questa, secondo l’ex vicepresidente della Fed Alan S. Blinder – “una strana situazione”. “Ci sono molte aziende in America a cui piacerebbe regolare i loro clienti – ha scritto in un saggio sulle “Banca centrali in una democrazia” – ma poche riescono a farlo. Secondo me, è però un grande errore per la Federal reserve considerare se stessa come un’organizzazione di servizio a beneficio delle banche. È un errore che le persone nel Sistema della Federal Reserve fanno, di tanto in tanto, ma fortunatamente non molto spesso.

Oggi, dopo enormi turbolenze finanziarie, nel board della Fed di New York ci sono Jamie Dimon, presidente e chief executive officer della JPMorgan Chase, la banca d’investimento che con l’aiuto della Fed ha salvato la Bear Stearns, e Jeffrey Immel, presidente e Ceo di General Electric, un gruppo finanziario (insieme a Denis M. Hughes, presidente della Afl-Cio dello Stato di New York, un sindacato!). Tre banchieri sono nel board di ciascuna delle dodici banche distrettuali (locali) della Federal Reserve (e questo è un male), ma la Fed di New York è la più importante: realizza la politica monetaria, controlla e regola le istituzioni finanziarie e aiuta a mantenere i sistemi di pagamento degli Stati Uniti.

Due grandi banchieri in quel board è, assolutamente, un grave errore.

fonte: http://riccardosorrentino.blog.ilsole24 ... serve.html
Saggio del "saggio" : http://www.richmondfed.org/publications ... linder.pdf

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Re: Novità dalla FED

Messaggioda Karlrex » 30 mar 2010, 10:12

L'importante che la loro politica monetaria sia adeguata(a chi??) poi il resto è dettaglio :mrgreen:
Da non sottovalutare che la Fed vuole pure farsi commissario per le finanziarie,ruolo da stato,
ma in realtà lo è!!
!
Usa, politica monetaria è adeguata - Evans (Fed)
martedì 30 marzo 2010 09:28

HONG KONG, 30 marzo (Reuters) - Le preoccupazioni circa un rischio inflazionistico per l'economia americana sono minime, ha detto il presidente della Federal Reserve di Chicago Charles Evans, secondo cui la politica monetaria attuale resta adeguata.

La grossa preoccupazione della Fed riguarda invece la disoccupazione, ha proseguito l'americano nel corso di un incontro con i media a Hong Kong. Evans ha aggiunto di aspettarsi un tasso superiore al 9% alla fine dell'anno e intorno all'8% a fine 2011, ma si augura possa scendere al 5% una volta che l'economia si sia completamente ripresa.

La Fed, ha detto ancora Evans, dovrebbe avere il potere di commissariare gli istituti finanziari che provocano tensioni nel sistema finanziario.

Nella riunione di marzo, l'autorità bancaria Usa aveva confermato l'intenzione di tenere i tassi ai minimi record attualmente in atto ancora a lungo.

fonte: http://it.reuters.com/article/itEuroRpt ... CO20100330

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Christian Tambasco

Re: Novità dalla FED

Messaggioda Christian Tambasco » 13 ago 2010, 15:23

fonte: sole24ore La Fed compra altri titoli di stato

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La Fed compra altri titoli di stato
di Daniela Roveda

11 agosto 2010

NEW YORK
La Federal Reserve è pronta a monetizzare una porzione del debito pubblico per dare una nuova spinta al passo da lumaca dell'economia americana. Al termine della consueta riunione del Federal Open Market Committee, il comitato esecutivo della Banca centrale ha confermato ieri ufficialmente il rallentamento della crescita Usa negli ultimi mesi, e ha deciso di continuare l'espansione monetaria per evitare che l'economia entri in una spirale deflazionistica. Wall Street ha risposto positivamente a una decisione in gran parte attesa, e tutti gli indici di Borsa hanno recuperato gran parte delle perdite della mattinata, anche se nei minuti finali hanno perso di nuovo terreno (S&P 500 -0,60%, Nasdaq -1,24%, Dow Jones -0,51%).
La manovra annunciata a grandi linee dalla Federal Reserve prevede il reinvestimento delle mortgage backed securities in scadenza (i titoli tossici cartolarizzati legati ai mutui) in titoli del Tesoro a lungo termine; la Fed aveva acquistato oltre mille miliardi di queste obbligazioni nel corso del 2009 e nei primi mesi del 2010 per abbassare i tassi di interesse sui mutui e far ripartire il mercato delle cartolarizzazioni ma poi non aveva riacquistato i titoli in scadenza, con l'obiettivo di far tornare gradualmente alla normalità un bilancio che in meno di due anni è lievitato da 900 miliardi a 2.300 miliardi. Benché l'importo complessivo di questa manovra sia relativamente modesto, la sua adozione lancia un chiaro messaggio simbolico ai mercati: la Banca centrale è consapevole del pericolo deflazionistico e resta pronta a intervenire se necessario. L'exit strategy e la «dieta» di bilancio possono aspettare.
La parola deflazione, una spirale al ribasso dei prezzi che ha condannato per esempio il Giappone a dieci anni di stagnazione economica negli anni 90, è sulla bocca di tutti gli operatori di Wall Street da quando le statistiche economiche hanno iniziato a segnalare la frenata della ripresa Usa. Ieri altri due dati hanno confermato il trend: la produttività negli Stati Uniti è scesa dello 0,9% nel secondo trimestre, primo calo dalla fine del 2008, e le importazioni cinesi in luglio sono aumentate solo del 22,7% contro il 53% di giugno. Il primo dato implica che le aziende americane saranno riluttanti ad assumere nuovi dipendenti; il secondo che la domanda cinese di prodotti americani potrebbe sgonfiarsi.

Le implicazioni del calo di produttività sull'occupazione sono particolarmente preoccupanti perché è proprio l'elevato numero di disoccupati e di sottooccupati a frenare la ripresa economica. «La crescita della spesa dei consumatori è vincolata dall'elevato tasso di disoccupazione» si legge nel comunicato del Federal Open Market Committee, che registra anche una ripresa nel breve termine «più modesta del previsto» e un'attività edilizia «depressa». Per sostenere l'occupazione dei dipendenti degli enti pubblici, ieri il Parlamento americano ha approvato uno stanziamento di 26 miliardi di dollari destinati agli stati, una misura tuttavia di entità limitata.
Nemmeno quest'ultima manovra espansionistica della Federal Reserve avrà probabilmente un effetto sulle decisioni di investimento delle imprese americane, in parte perché le decisioni sono paralizzate dall'incertezza sulla politica di bilancio di Obama. «Le aziende non sanno ancora se il Parlamento abolirà gli sgravi fiscali voluti da George Bush o se rinnoverà i crediti di imposta per gli investimenti in ricerca e sviluppo. E non sanno ancora quantificare gli effetti della riforma sanitaria e della riforma finanziaria sui costi aziendali» dice Ross deVol, capoeconomista del centro di ricerca Milken Institute.
DeVol resta comunque ottimista sulle prospettive dell'economia americana, in aperto contrasto con la maggioranza degli economisti Usa. «In questi giorni va di moda il pessimismo, ma un'analisi dei dati e dei trend economici passati indicano che la situazione è molto migliore di quanto non si pensi, e che il pericolo di deflazione è minimo». DeVol pronostica per il 2010 una crescita del 3,5% del Pil, la creazione di 1,8 milioni di nuovi posti di lavoro, e un aumento del 2,8% della spesa in consumi; ma ammette che gli ultimi dati su produttività, importazioni cinesi e occupazione potrebbero costringerlo a ritoccare le previsioni al ribasso. Anche dopo il ritocco, la sua previsione è crescita moderata, non recessione a doppia V.
È d'accordo con lui Thomas Hoenig, presidente della Fed di Kansas City, che ancora una volta si è dissociato dalla decisione del comitato esecutivo di ieri. «L'economia è in crescita e non ha bisogno di altre spinte» ha detto.

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Christian Tambasco

Re: Novità dalla FED

Messaggioda Christian Tambasco » 5 ott 2010, 9:36

fonte: corriere Bernanke lancia l'allarme: «Ripianare il deficit imporrà sacrifici e scelte difficili»

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Bernanke lancia l'allarme: «Ripianare il deficit imporrà sacrifici e scelte difficili»
Il governatore della Fed: «Serve un piano di riduzione del deficit a un livello praticabile a medio termine»
05 ottobre 2010

MILANO - Il deficit di bilancio americano è «una minaccia reale e crescente» che richiede l'imposizione di «sacrifici» e «decisioni molto difficili» il governatore della Federal reserve Usa Ben Bernanke in un discorso inatteso lancia l'allarme sullo stato di salute dell'economia statunitense.

MINACCIA REALE - «La minaccia del deficit sulla nostra economia - ha detto Bernanke- è reale e crescente e questo deve essere una ragione sufficiente per i responsabili della politica di bilancio per mettere a punto un piano credibile di riduzione del deficit a un livello praticabile a medio termine». Gli Stati Uniti hanno fatto fronte alla crescita del deficit di bilancio provocata dalla crisi economica e, a più lungo termine, la crescita è stata stimolata anche dall'invecchiamento della popolazione che mette a rischio il sistema pubblico di assicurazione-malattia e delle pensioni, ha aggiunto Bernanke. «Non c'è nessun dubbio su questa questione: pareggiare questo deficit imporrà che i dirigenti politici e la popolazione prendano delle decisioni molto difficili e accettino i sacrifici. Le condizioni economiche forniscono poco spazio per ridurre il deficit significativamente entro i prossimi due anni, ma a medio e lungo termine la situazione è ben differente. Se venissero mantenute le attuali politiche la situazione diverrebbe insostenibile entro pochi anni» con un effetto valanga su tutta l'economia ha concluso Bernanke.


toh chi se lo sarebbe mai creso da una moneta sovrana come il dollaro poi :lol:
ma bernanke ha letto l'ultimo capolavoro in termini di saggistica economica di Barnard?!?!?!

debito è bello
debito rende tutti più ricchi e felici
debito è solo una "gimcana" niente di più

eh bernanke bernanke nun te applichi abbastanza, nun me fa pensa' che nun sei all'altezza eh! sei pure l'omo dell'anno ca[Primit2.0]...volo (fateme finì la parola eccheccavolo)

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sergioloy

Re: Novità dalla FED

Messaggioda sergioloy » 5 ott 2010, 9:50

ma tu christian non capisci, bernanke sta fingendo, sta portando avanti lo spauracchio del debito, perché sa che lo Stato può
indebitarsi all'infinito. e dai, son basilari queste, christian.

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Christian Tambasco

Re: Novità dalla FED

Messaggioda Christian Tambasco » 5 ott 2010, 10:01

dici che è tutta na fiction?! :o ah beh, allora chiedo venia all'uomo dell'anno :roll:

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sergioloy

Re: Novità dalla FED

Messaggioda sergioloy » 15 ott 2010, 9:35

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dal Sole24ore del 15/10/10
Tutti contro tutti sui cambi. Il Giappone ha più bond Usa della Cina e l'euro vola sul dollaro

di Morya Longo

La Federal Reserve compra titoli di stato Usa per tenere bassi i loro rendimenti. E dato che questo equivale a stampare moneta, l'effetto finale è di svalutare il dollaro. Di riflesso, le banche centrali degli altri paesi sono costrette a comprare dollari per cercare di contrastare l'eccessivo apprezzamento delle loro valute nei confronti del biglietto verde. E come lo fanno? Comprando anche loro titoli di stato Usa. Ecco qual è il vero campo di battaglia della "guerra delle valute": il gigantesco mercato dei titoli di stato Usa.

Per motivi opposti, tutte le banche centrali – tranne quella cinese – li stanno infatti rastrellando come bestie fameliche: la Fed ne ha acquistati 300 miliardi solo con il primo «quantitative easing» e ora prepara il bis, mentre le banche centrali estere ne hanno comprati 357 miliardi solo nei primi 7 mesi del 2010. Risultato finale: i rendimenti dei titoli di stato del paese più indebitato al mondo sono schiacciati sui minimi storici e sono destinati a scendere ancora. Un paradosso. O meglio: una vera e propria bolla. Alimentata non da aggressivi trader, ma dalle banche centrali. Da «Bubble-man»: nomignolo dato dai blog Usa al presidente della Fed Ben Bernanke.

Che gli investitori non americani (e si tratta principalmente delle banche centrali) stiano aumentando gli acquisti di T-Bond Usa lo si vede chiaramente dai dati del Tesoro americano. Tra il 2003 e giugno 2009 gli investitori esteri partecipavano ai collocamenti di titoli di stato decennali con una domanda mediamente pari al 27% del totale. Poi, da luglio 2009 fino all'asta di ottobre 2010, la domanda estera mediamente sale al 42,5% del totale. Con punte, a settembre, superiori al 50%. Tradotto in soldoni, da inizio anno gli investitori esteri hanno comprato in asta 684 miliardi di dollari di titoli di stato Usa a medio e lungo termine e 1.192 miliardi di titoli con durata inferiore a un anno. Depurando il dato dalle scadenze e dalle vendite, risulta che da gennaio a luglio (non esistono dati più recenti) i non-americani hanno aumentato i titoli di stato in portafoglio di 357 miliardi. Ma è sicuro che se si aggiornasse a ottobre, la cifra sarebbe ben più elevata.

Il motivo di questi acquisti, arrivati principalmente dalle banche centrali estere, è legato alla "guerra delle valute". Iniziano infatti ad aumentare nel luglio 2009: guarda caso il dollaro in quel periodo perdeva quota. Poi, da inizio 2010 quando il biglietto verde si rafforza, la domanda estera si calma. Per poi riprendere e toccare il record nei mesi più recenti. E non è un caso che il maggior acquirente sia la banca del Giappone, che da gennaio a luglio ha aumentato i titoli Usa in portafoglio del 7,3% a 821 miliardi per contrastare il super-yen. E non è un caso neppure il fatto che l'unico paese dove gli acquisti si sono fermati sia la Cina (che ha ridotto i T-Bond in portafoglio del 4,72%): Pechino sta infatti cercando lentamente di rivalutare lo yuan. «Le banche centrali estere sono davanti a un bivio: o comprano titoli Usa, oppure devono accettare un eccessivo apprezzamento delle loro valute con conseguenze negative sulle esportazioni», osserva Marco Annunziata, capo economista di UniCredit.

Insomma: non hanno scelta. E il motivo è ovvio: il cosiddetto "quantitative easing" della Fed Usa (cioè l'acquisto di titoli di stato Usa) sta svalutando il dollaro. Per cui gli altri paesi devono intervenire in senso opposto. Di fatto, quindi, i grandi acquisti di T-Bond sono il risultato di una partita di giro. Ma l'effetto sui rendimenti è enorme: oggi i Treasury decennali rendono il 2,47% e tanti sono convinti che scenderanno al 2%. È impossibile dire quanto di questo rendimento sia causato dalla guerra delle banche centrali e quanto dal mercato vero. Certo è che rendimenti così bassi per un paese con un debito gigantesco hanno poco senso.

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Re: Novità dalla FED

Messaggioda sandropascucci » 15 ott 2010, 9:55

> di Morya Longo
La Federal Reserve compra titoli di stato Usa per tenere bassi i loro rendimenti.


e come, di grazia?

> E dato che questo equivale a stampare moneta,

ah, ecco! ma controindicazioni? non ci sono?

> l'effetto finale è di svalutare il dollaro.

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sergioloy

Re: Novità dalla FED

Messaggioda sergioloy » 15 ott 2010, 10:03

Non c'è nulla che riguardi la moneta che non possa essere alla portata di una persona mediamente curiosa, diligente e intelligente. [..] Lo studio della moneta, più di ogni altro settore dell'economia, è quello in cui ci si serve della complessità per travestire la verità o per sfuggirle, non certo per rivelarla. [John K. Galbraith]

sempre più valida questa frase.

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Re: Novità dalla FED

Messaggioda kasiacolagrossi » 7 nov 2010, 15:00

http://www.contropiano.org/Documenti/20 ... ionale.htm

::
Il gioco pericoloso della Federal Reserve statunitense nella guerra delle monete
di Redazione


La Federal Reserve continua a cercare di rilanciare l'economia USA con strumenti soltanto monetari. E spiazza con le sue mosse perfino le aspettative del mercato. La banca centrale americana ha annunciato il 3 novembre che acquisterà 600 miliardi di titoli di stato da qui a giugno, per facilitare una frenata nella caduta dell'occupazione ed evitare una spirale deflattiva.

Misure di queste dimensioni erano state prese sono in piena crisi, dopo il fallimento di Lehmann Brothers. Il comunicato finale del Fomc (il comitato che guida la politica monetaria della Fed) spera però di tornare gradualmente «a livelli più elevati di utilizzo delle risorse, in un contestao di stabilità dei prezzi, il progresso verso i propri obiettivi è stato deludentemente lento». Il rischio di queste politiche è, come noto, di alimentare aspettative inflazionistiche a lungo termine, con pesanti conseguenze sulla stabilità economica.

Il programma di acquisto di titoli di stato equivale in pratica stampare dollari. Altri 2.000 miliardi erano stato «pompati» negli ultimi due anni, sempre nella speranza di far ripartire la crescita. Ma, se questo era servito a bloccare il credit crunch ed evitare il tracollo totale del sistema finanziario, non è invece affatto servito a far ripartire l'economia reale. Le banche, infatti, piene di «titoli tossici», hanno preso i fondi federali ma li hanno tenuti in cassaforte, senza prestarli alle aziende e quindi aiutare il ciclo produttivo.

Un così grande allargamento della liquidità, infine, non potrà non riflettersi sulla quotazione del dollaro rispetto alle altre monete. Del resto, non è un mistero che l'indebitamento USA nei confronti del mondo è talmente ampio che solo una drastica svalutazione del dollaro può ridurne la portata. E' proprio quello che non vogliono i paesi che hanno fin qui investito in titoli di stato Usa (Cina, Giappone, Brasile, ecc), che andrebbero in questo caso a rimetterci sia dal lato degli investimenti effettuati, sia da quello delle esportazioni verso gli Usa.

In conclusione, gli Stati Uniti – come fanno dal 1971, quando sganciarono il dollaro dalla parità con l'oro, diventando così l'unico paese che poteva permettersi di stampare moneta a volontà - cercano ancora una volta di scaricare i propri problemi e gli squilibri del proprio modello di accumulazione sul resto del mondo. Ma è un gioco che diventa ora davvero pericoloso.
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Re: Novità dalla FED

Messaggioda sergioloy » 12 nov 2010, 13:39

::
LA FED ALL’ISOLA DI JEKYLL: SONO TORNATI, 100 ANNI DOPO !

DI ROBERT WENZEL
economicpolicyjournal.com

Beh, non è fantastico?

Soltanto alcuni giorni dopo aver annunciato il lancio del QE2, la Fed terrà ora un’importante conferenza sull’isola di Jekyll per celebrare gli incontri segreti che si tennero là 100 anni or sono e che ebbero come risultato la creazione della Fed.

L’isola si trova nell’Atlantico, al largo delle coste della Georgia.

Nel novembre 1910, il senatore Nelson W. Aldrich, il vicesegretario al Tesoro A. P. Andrews ed altri personaggi di spicco della finanza arrivarono al Jekyll Island Club per discutere di politica monetaria e del sistema bancario. Gli incontri segreti portarono alla creazione della Federal Reserve.

Il fondatore della rivista Forbes, Bertie Charles Forbes, scrisse alcuni anni dopo:

“Immaginatevi un gruppo composto dai più grandi banchieri della nazione lasciare furtivamente New York su una carrozza privata con il favore dell’oscurità, viaggiando di nascosto per centinaia di miglia in direzione sud, imbarcandosi su una misteriosa lancia, approdando su un’isola praticamente deserta se non la presenza di alcuni domestici e vivendo là una settimana intera in una tale rigida riservatezza che i loro nomi non vennero mai pronunciati, per paura che i domestici potessero venire a sapere le loro identitità e rivelare al mondo la più strana e segreta spedizione della storia della finanza americana. Fu imposta a tutti la massima segretezza. L’opinione pubblica non doveva avere la benché minima idea di quello che sarebbe stato fatto. Il Senatore Aldrich comunicò ad ognuno di recarsi discretamente in una carrozza che la società ferroviavia aveva ricevuto ordini di preparare su un binario poco frequentato. Il gruppo partì, gli onnipresenti cronisti di New York era stati sbaragliati... Nelson (Aldrich) aveva confidato a Henry, Frank, Paul e Piatt che era pronto a tenerli imprigionati sull’isola di Jekyll, lontani dal resto del mondo, finché non avessero sviluppato e redatto un sistema monetario scientifico per gli Stati Uniti, la vera nascita dell’attuale sistema della Federal Reserve, il piano attuato sull’isola di Jekyll in consultazione con Paul, Frank e Henry... Warburg è l’anello che lega insieme il sistema di Aldrich con l’attuale sistema. Lui più di ogni altro ha fatto diventare tutto questo realtà.


Economic Policy Journal è riuscito ad avere il programma del convegno della Fed che celebrerà l’anniversario dei 100 anni degli incontri segreti.

Il 6 novembre il Presidente della Federal Reserve Ben Bernake parlerà del tema ‘La Federal Reserve: passato e presente’ prima della conferenza ‘Un ritorno all’isola di Jekyll: le origini, la storia e il futuro della Federal Reserve’ organizzata dalla Federal Reserve Bank di Atlanta presso il Jekyll Island Club Hotel.

La conferenza si aprirà il giorno prima, venerdì 5 novembre, quando il Presidente della Federal Reserve Bank di Atlanta, Dennis Lockhart, porgerà il benvenuto ai partecipanti.

Saranno inoltre presenti alla conferenza:

Il Presidente della Federal Reserve Bank di Philadelphia, Charles Plosser, modererà una discussione del saggio ‘Stabilire una supervisione più efficiente del sistema bancario: come la nascita della Fed ha modificato la supervisione bancaria’.

Il Presidente della Federal Reserve Bank di Cleveland, Sandra Pianalto, modererà una discussione sul saggio ‘Le promesse e i risultati della Federal Reserve come prestatore di ultima istanza 1914-1933’.

Il Presidente della Federal Reserve Bank di Dallas, Richard Fisher, modererà una discussione sul saggio ‘Dove tutto è iniziato: commercio internazionale, il mercato per le accettazioni e la creazione del prestatore di ultima istanza in Gran Bretagna’.

Il Presidente della Federal Reserve Bank di St.Louis, James Bullard, modererà la discussione sul saggio “Dall’approvazione di una legge alla fondazione di un istituto: le aspettative dei primi anni del sistema della Federal Reserve’.

Il Presidente della Federal Reserve Bank di Saint Louis, James Bullard, modererà una discussione sul saggio ‘La Fed dall’accordo Tesoro-Fed (1951) alla fine del monetary targeting (1982)’.

Il Presidente della Federal Reserve Bank di Richmond, Jeffrey Lacker, modererà una discussione sul saggio ‘Il recente scompiglio finanziario: nuove direttive per un’analisi politico-monetaria’.

Il Presidente della Federal Reserve Bank di Chicago, Charles Evans, modererà una tavola rotonda su “Il ruolo della ricerca nelle decisioni di politica monetaria”.

Il Presidente della Federal Reserve Bank di Minneapolis, Narayana Kocherlakota, parlerà di ‘Politica e bolle sugli asset’.


Inutile dirlo, non può uscire nulla di buono da una conferenza di membri della Fed che discuteranno dopo aver appena lanciato il QE2 e che saranno “ispirati” dalla storica ubicazione dell’isola di Jekyll e dalle celebrazioni per i 100 anni.

Dato che l’attuale presidente della Fed ama i nuovi “strumenti” tramite i quali gonfiare la moneta e che alla conferenza si parlerà dei nuovi (e vecchi) strumenti, questi signori rafforzeranno la loro folle convinzione di poter microgestire l’economia senza creare un’inflazione pericolosamente alta. Essi pensano di non essere stati direttamente responsabili del recente ciclo di espansione e recessione, anche se l’aveva creato Alan Greespan con la sua sconsiderata macchina da stampa. Terribile.

Robert Wenzel
Fonte: www.economicpolicyjournal.com
Link http://www.economicpolicyjournal.com/20 ... aaack.html
1.11.2010

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Re: Novità dalla FED

Messaggioda kasiacolagrossi » 10 giu 2011, 8:51

http://cogitoergo.it/?p=2666 da lì a seguire altri link.

!
La Federal Reserve USA ammette di non possedere oro
giovedì, giugno 9, 2011

di Attilio Folliero
http://attiliofolliero.blogspot.com/

Immagine

La notizia è di quelle importanti, anche se nei media ufficiali non troveremo traccia. Alvarez Scott (nella foto, N.d.E.), avvocato della Federal Reserve, il banco centrale degli Stati Uniti, lo scroso primo giugno, in un dibattito con il congressista republicano Ron Paul, ha ammesso che la Federal Reserve non possiede oro ed ha spiegato che l’oro ascritto al bilancio del Banco Centrale USA si riferisce a certificati in oro del 1934. Vedasi il video del dibattito in cui l’avvocato Alvarez Scott afferma che la FED non possiede oro dal 1934.
Nel 1934, la legge sulle riserve in oro, obbligò la Federal Reserve, il banco centrale USA a consegnare tutto il suo oro al Ministero del Tesoro, ottenendo in cambio certificati in oro, equivalenti al valore dell’oro consegnato a prezzo del 1934; tale valore è stato rivalutato negli anni successivi, ma attualmente è fermo dal 1973 a 42,22 dollari l’oncia.

VIDEO

A parte la possibilità per la FED di demandare il Tesoro, significa che il dollaro emesso dalla FED dal 1934 in poi non è mai stato supportato dall’oro. Ossia, il valore reale del dollaro è da considerarsi decisamente inferiore a quello che tutti credono proprio perchè non ha nessun supporto in oro.
Il dollaro negli ultimi quarant’anni è stato stampato in quantità enormemente superiore al supporto in oro che si credeva in possesso alla FED; adesso si scopre che la FED non possiede alcun oro, quindi il dollaro è supportatato da un bel niente! Conclusione: vale ancora meno di quanto si potesse immaginare.
In sostanza il dollaro, la moneta USA, nel 1944 era diventata la unica moneta utilizzata negli scambi internazionali in virtù del fatto che con gli accordi di Bretton Woods era diventata l’unica moneta convertibile in oro. Tutti i paesi del mondo per potere operare a livello internazionale si sono riempiti di dollari credendo che fosse supportato dall’oro. Il 15 agosto del 1971 gli USA decretano l’inconvertibilità dell’oro, però di fatto il dollaro non era mai stato convertibile dato che la Federal reserve non possedeva oro e non lo possiede físicamente dal 1934, come ha ammesso oggi!
Il dollaro anche dopo il 1971 continua ad essere usato come moneta internazionale grazie al fatto che il petrolio, il prodotto più importante, è scambiato in dollari, ma di fatto il dollaro è una moneta sopravvalutata e quando crollerà, cosa sempre più prossima ormai, trascinerà nel baratro gli USA e tutto l’occidente (Vedasi nostro articolo[url)=http://attiliofolliero.blogspot.com/2011/05/dominique-strauss-kahn-il-fondo.html] “Dominique Strauss-Kahn, il Fondo Monetario Internazionale, il ruolo egemonico degli Stati Uniti ed il destino di milioni di esseri umani”[/url]).
La notizia odierna della conferma ufficale che la FED non possiede oro fisico dal 1934 non fa altro che confermare che il valore del dollaro, praticamente non sopportato da un bel niente, è sopravvalutato ed è destinato a svalutarsi.
Se a ciò, aggiungiamo le voci sempre più diffuse, secondo le quali le riserve in oro degli USA, che dovrebbero ammontare a 8.133,5 tonnellate di proprietà del Tesoro e stivate a Fort Knox, sarebbero state in gran parte vendute in passato e sostituite da oro falso, ovvero tungsteno ricoperto da un leggero strato di oro (vedasi, ad esempio l’articolo di Dan Eden “Fake gold bars! What’s next?”) si comprende che la fine del dollaro ed il declino degli USA è molto più vicino di quanto si possa credere.
Pubblicato daAlba kan, Voci dalla Strada

non è il giornale, non è la novità... ma il video parla da se...
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Re: Novità dalla FED

Messaggioda kasiacolagrossi » 17 giu 2011, 17:43

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Re: Novità dalla FED

Messaggioda sandropascucci » 17 giu 2011, 18:22

www.signoraggio.com si è "fatto un nome"
poiché CONCENTRAVA tutte le info sul signoraggio in un unico portale..

in più metteva delle.. "chicche" tipo traduzioni (fatte a mie "spese") o scoop in linea PRIMA di altri..

spesso era il SOLO sito a parlare-di..

il PRIMIT NON HA QUESTA FACOLTA' ??

dobbiamo ASPETTARE il lavoro di ALTRI?

PRIMITivi!!! 'ndo cazzo state?
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