BCE/€...dove si va?

..ovvero le puttanate ufficiali propagandate dal Sistema Mediatico di IGB
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MauroB
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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda MauroB » 24 ago 2011, 2:01

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Crisi: Greenspan,euro si sta sgretolando

Sistema bancario europeo dovra' affrontare pesanti difficolta'
23 agosto, 17:54

(ANSA) - ROMA, 23 AGO - L'ex presidente della Federal Reserve Alan Greenspan ritiene che ''l'euro si sta sgretolando'' e questo ''sta creando difficolta' davvero considerevoli al sistema bancario europeo''. Parlando oggi al MeriTalk 2011 Innovation Nation Forum a Washington Greenspan ha affermato che la crisi del debito dell'eurozona sta avendo anche pesanti conseguenze sugli Stati Uniti, poiche' l'Europa e' il mercato di riferimento di circa il 20% delle esportazioni Usa.



http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2011/08/23/visualizza_new.html_752769103.html

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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda MauroB » 28 ago 2011, 11:20

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Crisi: Tremonti, non e' ancora game over

Eurobond unico modo per investire nel nostro futuro
27 agosto, 13:01

(ANSA) - ROMA, 27 AGO - ''La crisi ha una dimensione finora non nota nell'esistente''. Lo ha detto il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, parlando al Meeting di CL a Rimini. ''Non c'e' ancora il game over'', ha ribadito riprendendo l'immagine della crisi come video game, in cui ad un mostro ucciso ne segue immediatamente dopo un altro piu' grande. Tremonti ha quindi criticato la posizione della Germania in Europa e ha ribadito che ''l'unico modo per investire sul nostro futuro sono gli eurobond''.


http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche ... 28240.html

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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda MauroB » 28 ago 2011, 11:31

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Trichet parla a Jackson Hole e chiede riforme strutturali. Lagarde (Fmi): «Non perdiamo altro tempo»

Cronologia articolo27 agosto 2011


Di fronte a una crescita stentata sia in Europa che negli Usa, l'obiettivo principale per tutti i Paesi deve essere quello di «una crescita forte» attraverso «riforme strutturali di lungo termine». Lo ha detto il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, intervenendo al simposio dei banchieri centrali a Jackson Hole, nel Wyoming.

«Valuteremo caso per caso». Il presidente ha poi spiegato che l'uso di misure «non standard» da parte della Bce - quelle varate per contrastare la crisi, vedi la maggiore liquidità alle banche - sarà valutato caso per caso. «L'uso di tali misure - ha aggiunto - dipende da come funzione la trasmissione della politica monetaria e deve essere commisurato con il livello di malfunzionamento dei mercati finanziari».

Lagarde (Fmi): «Non c'è più tempo». I rischi per l'economia globale stanno aumentando e non è più possibile perdere tempo. È la tesi dalla direttrice generale del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde, anche lei intervenuta al vertice di Jackson Hole. Secondo la numero uno dell'Fmi, «gli svilupi di questa estate indicano che siamo in una fase pericolosa. Gli ostacoli sono chiari. Rischiamo di vedere la fragile ripresa deragliare. Dunque, dobbiamo agire adesso».

Il risanamento dei conti non può essere l'unico obiettivo dei Governi. «Detto semplicemente», ha sottolineato Lagarde, «le politiche macroeconomiche devono sostenere la crescita» e anche «la politica monetaria deve rimanere fortemente accomodante, poichè i rischi di recessione controbilanciano quelli di inflazione».

Lagarde ha anche invitato l'Europa a ricapitalizzare le banche, anche attraverso fondi pubblici se i canali privati non saranno sufficienti. Inoltre, ha aggiunto, i Paesi europei devono mettere in campo piani di taglio al deficit «credibili». Negli Usa invece, il nodo del consolidamento fiscale di lungo termine non deve far ignorare l'importanza di alimentare la crescita nel breve. «Dopo tutto - ha concluso Lagarde - chi può credere che gli impegni a ridurre il deficit possano sopravvivere a una lunga stagnazione con alta disoccupazione e tensione sociale?».

http://www.ilsole24ore.com/art/economia ... d=AakrkWzD

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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda MauroB » 29 ago 2011, 16:44

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ANSA.it > Economia > News

Fmi taglia stime Pil Italia, Ue e Usa

World Economic Outlook del Fondo Monetario taglia stime anche per Ue e Usa

Christine Lagarde, direttore generale dell'Fmi

ROMA - Sforbiciata del Fondo Monetario Internazionale alle stime di crescita dell'Italia. Nella bozza del World Economic Outlook, che l'ANSA è in grado di anticipare, il Fmi prevede che nel 2011 il Pil italiano avanzerà dello 0,8%, 0,2 punti percentuali in meno delle stime di giugno, e nel 2012 la crescita rallenterà allo 0,7%, cioé 0,6 punti in meno rispetto alle precedenti previsioni.

"L'Italia recentemente ha molto rafforzato il proprio programma fiscale di medio periodo": è quanto afferma il Fondo Monetario Internazionale, sottolineando che "il raggiungimento del pareggio di bilancio nel 2013, che è l'obiettivo del governo, richiederebbe alcune misure addizionali". Il testo della bozza è stato presentato al board del Fondo il 17 agosto. "La recente stretta adottata dall'Italia e l'impegno a portare avanti alcune delle misure per il consolidamento di bilancio varate a luglio sono benvenuti", aggiunge il Fmi.

"Entro la fine della prima metà del 2011 la maggior parte di economie sono tornate vicine ai livelli di produzione di prima della crisi. Ciò riguarda molte delle economie avanzate e di quelle emergenti che sono state colpite fortemente dalla crisi. Tuttavia l'Italia e la Spagna continuano ad essere in ritardo". Secondo il Fmi "la produzione persa nell'area euro e negli Usa durante la crisi non sarà recuperata".

TAGLIATE STIME DI CRESCITA EUROLANDIA - Il Fondo Monetario Internazionale ha tagliato le proprie stime di crescita per Eurolandia. Nel 2011 la crescita si fermerà all'1,9%, 0,1 punti percentuali in meno rispetto alle previsioni di giugno scorso, mentre per il 2012 la revisione al ribasso è di 0,3 punti all'1,4%. Il Fmi mette in guardia dal rischio che "la crisi vada oltre il controllo dei policymakers, nonostante la forte risposta politica adottata nel summit europeo di luglio". "Se i rischi al ribasso proseguono la Banca Centrale Europea avrebbe spazio per allentare ulteriormente la propria politica monetaria". Parola del Fondo Monetario Internazionale che avverte anche che "la Bce dovrà continuare a intervenire con forza sui mercati dei titoli del debito sovrano per fermare l'eccesso di volatilità".

CRESCITA MONDIALE INDEBOLITA, AUMENTANO RISCHI - "L'attività globale si è indebolita ed è divenuta più squilibrata e i rischi al ribasso sono aumentati". E' l'analisi del Fondo Monetario Internazionale che ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita mondiali: a rallentare sono soprattutto le economie avanzate, mentre continuano a tenere i paesi emergenti e in via di sviluppo. Il Pil mondiale avanzerà quest'anno del 4,2% e il prossimo del 4,3%, con una riduzione rispettivamente di 0,1 e 0,2 punti percentuali rispetto alle ultime stime di giugno. Il complesso delle economie avanzate, secondo il Fmi, registrerà una crescita dell'1,8% nel 2011 e del 2,2% nel 2012, con un taglio di 0,4 punti percentuali in entrambi i casi. Per il blocco dei paesi emergenti e in via di sviluppo, invece, le attese di crescita restano ferme ad un +6,6% e +6,4% nel 2011 e 2012. Il Fondo spiega che sullo sfondo di una serie di fragilità strutturali irrisolte, l'economia internazionale è stata colpita quest'anno da alcuni grandi shock: il terremoto e tsunami in Giappone, le tensioni in alcuni paesi produttori di petrolio e la grande turbolenza finanziaria dell'area euro. Per le economie avanzate, in particolare, il Fmi si attende "una continua, ma debole e sconnessa ripresa", a meno che le politiche "non vengano rafforzate". I principali rischi risiedono in Eurolandia e negli Usa. Nel primo caso il Fmi teme che la crisi finanziaria in atto vada al di là del controllo dei policymakers e nel secondo caso punta il dito contro i rischi che arriverebbero dallo stallo politico sulle misure di bilancio, da un mercato immobiliare debole, dall'aumento dei tassi di risparmio delle famiglie o dal peggioramento delle condizioni finanziarie. "Ognuna di queste due eventualità - avverte il Fondo - avrebbe gravi ripercussioni per la crescita globale". Quanto a Eurolandia, infine, il Fmi chiede che "alle istituzioni finanziarie fragili venga chiesto di capitalizzarsi ulteriormente, accettino l'iniezione di capitale pubblico, oppure vengano ristrutturate o chiuse".

IN USA MAGGIOR TAGLIO STIME PIL, A +1,6% NEL 2011 - Secco taglio del Fondo Monetario Internazionale alle previsioni di crescita per gli Usa. Sullo sfondo di un'ondata di revisioni al ribasso, si legge nella bozza del World Economic Outlook che l'ANSA può anticipare, che "la revisione più considerevole è la riduzione delle stime di crescita degli Usa nel 2011 e 2012". Per quest'anno infatti il Fmi ha tagliato di quasi un punto (0,9 punti percentuali) il Pil americano al +1,6%, e per il prossimo ha ridotto la propria stima di crescita di 0,7 punti al +2%. Per gli Usa "la prima priorità è di avviare presto un piano di riduzione del deficit nel medio periodo". Il Fmi non manca di puntare il dito contro i rischi che potrebbero derivare "da un impasse politico sul consolidamento di bilancio". Secondo il Fmi in ogni caso "le profonde divisioni politiche mantengono una profonda aurea di incertezza circa gli sviluppi della politica Usa".

RISCHI ECONOMICA USA; FED SIA PRONTA A INTERVENTI - Visti "i crescenti rischi per la crescita Usa, la Federal Reserve dovrebbe tenersi pronta ad adottare nuove misure non convenzionali di sostegno all'economia". Così il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) nella bozza del World Economic Outlook, che l'ANSA è in grado di anticipare. Nel documento il Fmi afferma più in generale che "la politica monetaria può restare accomodante in molte economie avanzate". E in particolare per l'area dell'euro sottolineano che "tenere i tassi fermi agli attuali bassi livelli è importante, visto che le pressioni inflazionistiche diminuiscono e aumentano i rischi causati dalle tensioni sui debiti sovrani e sui mercati finanziari".

GIU' STIME PIL FRANCIA 2011-2012; TAGLIO GERMANIA 2012 - La Francia crescerà nel 2011 dell'1,8% e nel 2012 dell'1,6% (-0,3 punti per tutti e due gli anni). Invariate le stime della Germania per il 2011 (+3,2%) e tagliate di 0,4 punti (al +1,6%) nel 2012. Mentre quelle della Spagna sono state tagliate di 0,1 punti percentuali al +0,7% nel 2011 e di 0,3 punti per il 2012 con un Pil in crescita dell'1,3%. Queste le previsioni del Fondo Monetario Internazionale (Fmi) contenute nella bozza del World Economic Outlook, che l'ANSA è in grado di anticipare. Gli economisti statunitensi suggeriscono che per far fronte alla crisi in corso "i politici devono ratificare rapidamente gli impegni presi durante il summit di luglio".


http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche ... 66102.html

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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda MauroB » 30 ago 2011, 14:13

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La crisi dell’Italia sui mercati~
La nuova manovra delude l’Europa

Giovanni Del Re

Al 6 di agosto la Commissione Europea aveva chiesto di trasformare subito in misure concrete le “coraggiose decisioni” annunciate dal governo. A bocce quasi ferme, fonti comunitarie interpellate da Linkiesta, commentano così la “nuova” manovra: «Ci saremmo aspettati delle decisioni rapide e soprattutto chiarezza, perché questo vogliono i mercati. Un continuo cambio di misure annunciate e un continuo allungamento dei tempi vanno nella direzione opposta».

Economia
30 agosto 2011 - 11:50
BRUXELLES - No, non era questo che si era immaginato il commissario agli Affari economici Olli Rehn quando, nell'ormai "lontano" 6 agosto aveva espresso a Silvio Berlusconi apprezzamento per le «coraggiose decisioni» annunciate dal governo. Allora il finlandese aveva chiesto «alle autorità di trasformarle rapidamente in misure concrete». Rehn aveva inoltre osservato che «data la gravità della situazione» il piano del governo «dovrebbe essere sostenuto da tutte le parti politiche». Parole cui ha fatto eco il 14 agosto il presidente del Consiglio Ue Herman Van Rompuy che in una telefonata a Silvio Berlusconi definiva le misure «opportune e rigorose».

E infatti eccoci al 29 agosto: dal grande annuncio del premier sono passate quattro settimane tra risse, bisticci, minacce e quant'altro, con una continua modifica delle misure annunciate, aumento Iva sì, anzi no, tassa ai ricchi no, sì, taglio agli enti locali, forse meno, eliminazione province e chi più ne ha più ne metta. Insomma, un caos collettivo. «Le decisioni di lunedì - commenta laconico il Wall Street Journal - indicano la terza volta quest'estate che il governo proclama misure di austerity, spingendo gli analisti a mettere in dubbia la sua credibilità».
Quel che osserva il quotidiano finanziario americano rispecchia ciò che si pensa a Bruxelles.
Ufficialmente, la Commissione Europea non si pronuncia, aspetta di vedere nero su bianco le proposte. Si sa però che i contatti, come ha spiegato lo stesso portavoce del commissario Rehn, Amadeu Altafaj, «sono quotidiani». Fuori dai denti e dietro le quinte il tono dei commenti che registriamo è questo: «Di fronte alla gravità della situazione - dicono fonti comunitarie - ci saremmo aspettati delle decisioni rapide e soprattutto chiarezza, perché questo vogliono i mercati. Un continuo cambio di misure annunciate e un continuo allungamento dei tempi vanno nella direzione opposta». Le fonti aggiungono lapidarie: «la risposta l'Italia l'avrà, se non dall'Ecofin informale a Breslavia (il 16 e 17 settembre n.d.r.), dai mercati». Bruxelles preoccupata? Risposta: «eccome».

E' chiaro che a questo punto, di fronte allo stravolgimento delle misure, la Commissione dovrà provvedere a un riesame più o meno completo della manovra. Lo stesso ministero dell'Economia, solo qualche giorno fa, l'aveva del resto preannunciato. Una cosa è già chiara: i tecnici di Rehn storcono decisamente il naso di fronte a calcoli basati su entrate derivanti dal rafforzamento della lotta all'evasione, che dovrebbe sopperire al gettito che avrebbe portato la tassa ai superricchi, cancellata dal Cavaliere. «Come si è visto nel caso della Grecia - dicono fonti comunitarie - calcoli di questo genere sono aleatori, e dunque rischiosissimi e di conseguenze difficilmente affidabili». E difficilmente la Commissione si farà abbindolare da misure grottesche come l'eliminazione delle province per via Costituzionale (cioè alle calende greche) anziché di alcune immediatamente, per decreto.
Non c'è solo Bruxelles, d'altronde. C'è anche la Banca Centrale Europea, che finora ha salvato l'Italia e la Spagna con massicci acquisti di titoli di Stato dei due paesi (6,65 miliardi di euro solo la scorsa settimana). Chi si ricorda ancora della famosa lettera congiunta inviata un mese fa al governo di Roma dal presidente della Bce Jean-Claude Trichet e dal suo successore in pectore Mario Draghi? I due avevano dettato misure chiare e precise, che, insieme alla pressante telefonata al Cavaliere della cancelliera Angela Merkel, avevano spinto il governo a presentare la nuova manovra che anticipa al 2013 il pareggio di bilancio. E proprio a nuove, chiare misure da parte italiana, Francoforte aveva legato il suo massiccio intervento.

«La Bce - avvertono fonti comunitarie a Bruxelles - non potrà continuare a lungo con gli acquisti di Btp, soprattutto se la manovra italiana non sarà convincente». Del resto Trichet ha già dovuto fronteggiare le pesantissime critiche del presidente tedesco Christian Wulff, proprio per l'acquisto di titoli di stati in crisi debitoria. Ieri, in un'audizione davanti al Parlamento Europeo, Trichet ha da un lato difeso la legittimità giuridica dell'operazione, dall'altro ha lanciato un chiaro avvertimento, il cui destinatario è chiarissimo: «gli acquisti (di titoli di Stato) sul mercato secondario - ha avvertito - non possono essere usati per aggirare il principio della disciplina di bilancio». Peccato invece che proprio il calo dello spread dei Btp con i Bund tedeschi - dovuto alla Bce - abbia indotto i nostri politici a perdere il senso d'urgenza e di rigore nella manovra.
Il risveglio potrebbe essere davvero spiacevole.


http://www.linkiesta.it/la-nuova-manovr ... e-l-europa

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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda MauroB » 31 ago 2011, 19:06

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Dal Portogallo il più grande piano taglia-deficit in 50 anni. Obiettivo: pareggio dei conti nel 2015

di Vito LopsCronologia articolo31 agosto 2011

Austerity a tutta forza per i Governi dei paesi europei. Mentre in Italia sono ore decisive per l'approvazione della manovra bis che dovrebbe accorciare i tempi per accorciare la data del pareggio di bilancio dal 2014 al 2013, il Portogallo si appresta ad annunciare, secondo quanto riporta il Financial Times, un maxi-piano di tagli per portare il deficit vicino a quota zero nel giro di quattro anni. Si tratta della manovra più pesante degli ultimi 50 anni.

Una forte azione sul bilancio in scia agli accordi presi tra Portogallo, Unione europea e Fondo monetario internazionale a maggio nell'ambito del piano di salvataggio da 78 miliardi di euro a favore del Paese iberico.

Il primo ministro portoghese, Pedro Passos Coelho, ha detto che il taglio del deficit previsto nella nuova manovra sarà la prova più dura che il Portogallo dovrà affrontare da quando dal 1974 è stata introdotta la democrazia.

Come il Portogallo proverà a ridurre il deficit
La strategia completa del piano verrà resa nota solo a metà ottobre, quando il Governo presenterà le proposte per il bilancio 2012. Ma lo schema generale dovrà essere indicato entro mercoledì, ultimo giorno disponibile, secondo gli accordi presi con Ue e Fmi.

Tra le indicazioni al momento trapelate, Passos Coelho ha comunicato un probabile taglio alle spese sanitarie del 15% nel 2011 e nel 2012 spiegando ai sostenitori del suo partito (il socialdemocratico Psd) che «non c'è altro modo». I sindacati, intanto, preparano una mobilitazione contro i tagli. Alcune sigle hanno chiesto «disobbedienza civile» per protestrare contro i nuovi pedaggi sradali, ma lo stesso primo ministro si è detto disposto «a un ampio dialogo sociale» per evitare che le manifestazioni dilaghino - sulla falsariga di quanto accaduto nei mesi scorsi in Grecia, il terzo Paese, con Irlanda e Portogallo, che ha sinora ottenuto aiuti di Ue e Fmi - proprio in concomitanza dell'annuncio di un severo piano di austerity.

Il ministro delle Finanze, Victor Gaspar, ha anticipato che il Governo taglierà la spesa primaria del 9%, pur non fornendo ulteriori dettagli. Mentre il ministro dell'Economia, Álvaro Santos Pereira, ha promesso un «taglio storico» alla spesa corrente.

Gli economisti si aspettano inoltre una riduzione dei posti di lavoro nel settore pubblico del 2% l'anno nei prossimi tre anni. Possibile, inoltre, un taglio del 45% dei posti dirigenziali nelle autorità locali.

L'obiettivo
Secondo quanto previsto nell'ambito del piano di salvataggio triennale da 78 miliardi di euro, il Portogallo si è impegnato a ridurre il deficit di bilancio dal 9,1% del Prodotto interno lordo del 2010 al 5,9% nel 2011 e al 3% nel 2013. Per rassicurare gli investitori il Governo ha promesso inoltre di ridurre il disavanzo "vicino allo zero" entro il 2015.

Le misure di austerity, indispensabili per riportare ordine fra i conti pubblici, rischiano però di frenare l'economia, già in profonda recessione. L'esecutivo prevede una contrazione del Pil del 2,3% nel 2011 e dell'1,7% nel 2012 prima di tornare alla crescita nel 2013. Ma alcuni economisti internazionali si aspettano uno scenario più fosco con un arretramento del Pil del 4% nel 2011, come nel 2012.


http://www.ilsole24ore.com/art/finanza- ... d=AaFUWR0D

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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda MauroB » 23 set 2011, 13:05

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Moody's taglia rating Slovenia

Valutazione resta in 'negative review'
23 settembre, 11:47
(ANSA) - LUBIANA, 23 SET - L'agenzia Moody's ha tagliato oggi di un punto la nota di affidabilita' del debito della Slovenia, portandolo da Aa2 a Aa3 (comunque il quarto giudizio piu' alto), confermando la valutazione in 'negative review', ovvero prospettive negative.

La decisione e' giunta due giorni dopo la caduta del governo di centro-sinistra del premier Borut Pahor e in un momento difficile per l'economia del paese, l'unico della ex Jugoslavia a far parte della Ue e dell'Eurozona.

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche ... 68942.html

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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda MauroB » 25 set 2011, 11:37

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Draghi: governi facciano la loro parte

Geithner mette in guardia: l'Europa rischia default a cascata
24 settembre, 22:07

Washington - E' necessario rafforzare i bilanci pubblici, irrobustire la competitività e attuare "pienamente" la riforma della finanza. E' l'appello che lancia a governi e autorità di regolamentazione il presidente del Financial Stability Board e governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, in seguito "alle tensioni sui mercati e alla stretta interconnessione tra i rischi sul sistema finanziario e quelli sui debiti".

Il Financial Stability Board "sta attentamente monitorando gli sviluppi del mercato e le azioni per rafforzare i bilanci delle banche, e i suoi membri stanno lavorando insieme a sostegno della stabilità finanziaria". "I governi dei paesi rilevanti devono fare la loro parte" e "allo stesso tempo - incalza Draghi - l'industria finanziaria deve continuare a riparare e rafforzare i bilanci per rendersi più resistente agli shock".

"Le condizioni macroeconomiche sono peggiorate. I mercati finanziari restano deboli" evidenzia Draghi. "Nel mondo ci sono 205 milioni di persone senza lavoro e nei prossimi mesi il numero può aumentare se la ripresa rallenta. Un maggior numero di donne nel mercato del lavoro nel mercato del lavoro aiuta la crescita" aggiunge Draghi che, sul tema dell'uguaglianza fra sessi, parteciperà in ottobre a un conferenza in cui saranno presentati degli studi al riguardo di Banca Mondiale e Banca d'Italia.

Nel discorso depositato all'International Monetary and Financial Committee (Imfc), il braccio operativo del Fondo Monetario Internazionale (Fmi), Draghi evidenzia come "le attuali tensioni sui mercati finanziari legate ai timori" sulla crisi del debito "presentano sfide urgenti per le autorità finanziarie". E il Financial Stability Board sta lavorando per rafforzare il sistema finanziario e presenterà al G20 di novembre alcune raccomandazioni sulle istituzioni finanziarie sistematicamente importanti.

"Il primo docuemnto comprenderà un ampio piano di misure per migliorare la capacità delle autorità di risolvere le istituzioni sistematicamente importanti in fallimento. Il secondo documento - spiega Draghi - presenterà una metodologia per valutare l'importanza sistemica globale delle banche". "Il successo" delle riforme finanziarie "dipende dalla piena e globale attuazione delle politiche concordate.

Il Financial Stability Board riporta regolarmente dal 2008 sui progressi fatti nello sviluppo e nell'attuazionE delle riforme" osserva Draghi. "E' importante che la comunità internazionale completi - aggiunge Draghi - la piena attuazione delle riforme se vogliamo veramente costruire un sistema finanziario più resistente". E "gli ultimi sviluppi sul mercato hanno sottolineato la necessità di spingere per attuare pienamente il programma globale di riforme finanziarie per assicurare che le istituzioni finanziarie, i mercati e le infrastrutture siano più resistenti".

GEITHNER,DA UE RISCHIO CATASTROFICI, DEFAULT A CASCATA - I rischi legati alla crisi del debito in Europa sono catastrofici: la minaccia è quella di "default a cascata". L'allarme è del segretario al Tesoro, Timothy Geithner. "La minaccia di default a cascata, assalto alle banche e i rischi catastrofici devono essere eliminati perché minano tutti gli altri sforzi in Europa e a livello globale" afferma Geithner all'International Monetary and Financial Committee (Imfc).

MERKEL,USCITA GRECIA EUROZONA AVREBBE EFFETTO DOMINO - La cancelliera tedesca Angela Merkel ha nuovamente difeso dalle critiche del partito il salvataggio della Grecia: una uscita della Grecia dall'eurozona, o una ristrutturazione del debito avrebbero un effetto domino, ha detto la cancelliera, secondo quanto riferisce la Dpa. La Merkel ne ha parlato in un incontro con la base del partito a Oldenburg, in Bassa Sassonia. "Una ristrutturazione del debito greco alzerebbe enormemente la pressione su altri paesi", ha detto. Ogni volta che si propone una soluzione, ha aggiunto la cancelliera, bisogna valutare attentamente le conseguenze su tutti gli altri paesi
.
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche ... 37176.html

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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda MauroB » 27 set 2011, 13:08

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Il sogno dei fondi illimitati

di Isabella BufacchiCronologia articolo27 settembre 2011

In questo articolo

Argomenti: Obbligazioni | Efsf | Eurostat | Germania | Italia | Spagna | Grecia | Borsa Valori | Bce
I numeroni fanno sempre stragi di cuori. Piacciono, a prima vista, seducono perché fanno sognare. È circolata l'ipotesi di un fondo salva-Stati con una potenza di fuoco da 3mila (o 2mila, perché no) miliardi di euro e questa cifra mozzafiato ha sostenuto le Borse - oscurando provvisoriamente i timori di recessione e default greco - e ha contribuito a riportare lo spread tra BTp e Bund a 385 punti, con il rendimento dei titoli tedeschi in risalita dall'1,71 all'1,81 per cento.

Ma esiste un precedente: quando esplose il caso della Grecia, nel maggio 2010, il clamore dell'annuncio del piano da "one trillion dollars" fu seguito da una crisi senza precedenti del debito sovrano europeo. Nella sua prima versione (quella attuale) l'Efsf può emettere bond fino a 225 miliardi, nella seconda (non ancora attuata) 440 miliardi in vista del fondo permanente Esm (anticipato forse dal 2013 al 2012) con una capacità di intervento da 500 miliardi. Ma non basta. Quando a Grecia, Portogallo e Irlanda la crisi di fiducia si è allargata a Spagna e Italia, il mercato ha calcolato che le risorse per ipotetici salvataggi degli Stati europei in crisi di liquidità sarebbero dovute lievitare ad almeno 2mila miliardi (le aste a medio-lungo termine di Italia e Spagna potrebbero superare i 1.200 miliardi nel 2012-2015).

Miliardo più miliardo meno, l'arsenale delle munizioni è lievitato verso quota tremila, una cifra che in realtà sta a significare "senza limiti". Il mercato reclama un'Eurolandia in grado di attingere a un bacino di risorse illimitate per arginare qualsiasi forma possa assumere in futuro la crisi del debito: ricapitalizzare le banche, sostituirsi alle aste dei titoli di qualsiasi Stato, coprire i fabbisogni pubblici per evitare default.

La cifra di per sé è un simbolo. E c'è da aspettarsi che, dopo l'infatuazione, dalla forma il mercato passerà alla sostanza. Le uniche risorse illimitate disponibili sono quelle delle banche centrali, e quindi Bce: per questo è spuntata ieri l'idea di un Efsf che si finanzi tramite Francoforte. Altra fonte "illimitata" è la leva: l'Efsf potrebbe garantire in parte (il 20%?) le emissioni dei titoli di Stato di Paesi in crisi di liquidità, consentendo alla Bce di acquistarne senza scrupoli (fino a 2.200 miliardi?). Oppure per estendere a dismisura i confini del superveicolo si potrebbero rilanciare le cartolarizzazioni: impacchettare bond o prestiti dell'Efsf per erogarne dei nuovi. Leverage e asset-backed securities tornano al centro del dibattito, questa volta schierati dalla parte dei "buoni".

Che siano 2mila o 3mila miliardi, con o senza leva, con o senza Abs, queste risorse diventeranno un fardello per gli Stati con le spalle larghe. Eurostat lo ha messo bene in chiaro quando ha contabilizzato gli Efsf-bond come debito pubblico, ripartendoli nello stock dei debiti degli Stati garanti dell'Efsf stesso. Il pozzo senza fondo dal quale attingere potrebbe costare il rating "AAA" a Germania e Francia, persino alla Bce, all'Efsf e all'Esm. Quando il mercato si sveglierà dal sogno da 3mila miliardi, i politici europei dovranno essere pronti a evitare che Borse e spread ripiombino nell'incubo.

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/ ... d=AaVF2r7D

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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda MauroB » 27 set 2011, 20:55

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In Francia la scuola va in piazza e fa tremare Sarko

Arianna Sgammotta

In Francia si scalda il clima sociale con 165 mila insegnanti che oggi sono scesi in piazza contro i tagli alla scuola pubblica. Ma anche il clima politica è in evoluzione. Domenica per la prima volta dal 1958, la sinistra ha vinto le elezioni per il Senato dove avrà la maggioranza assoluta. Così l'Eliseo si deve rassegnare che nei prossimi mesi lo scontro è destinato a salire.
.

Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/francia-la-scuo ... z1ZBFxUBw5

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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda MauroB » 28 set 2011, 21:24

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In UniCredit dalle rive del Danubio si vede la fine dell’Euro

Antonio Vanuzzo

Stavolta si tratta di uno più credibile di Alessio Rastani, il trader intervistato dalla Bbc che sogna una nuova recessione. Per l’economista Attila Szalay-Berzeviczy, che guida la divisione securities globale di UniCredit, «l’euro è praticamente morto», e «l’Europa sta per affrontare un terremoto finanziario dal fallimento della Grecia». Una visione apocalittica che, dicono da Piazza Cordusio, è puramente personale e non rappresenta la banca in alcun modo.

Attila Szalay-Berzeviczy guida la divisione securities globale di UniCredit
Finanza
28 settembre 2011 - 17:48
Stavolta si tratta di uno più credibile di Alessio Rastani, il trader italo-iraniano intervistato dalla Bbc e diventato una star del web per aver dichiarato di sognare un’altra recessione e che il vero padrone del mondo è la banca d’affari Goldman Sachs. L’economista Attila Szalay-Berzeviczy guida la divisione securities (brokeraggio e custodia) globale di UniCredit, e al portale magiaro Index ha dichiarato senza mezzi termini che: «L’euro è praticamente morto, e l’Europa sta per affrontare un terremoto finanziario dal fallimento della Grecia», aggiungendo che: «L’unica domanda è per quanti giorni ancora la retroguardia senza speranza dei governi europei e della Bce può reggere».

C’è di più: «Un default ellenico provocherà un immediato terremoto di magnitudo 10 in tutta Europa, i sottoscrittori di bond ellenici dovranno liquidare l’intero investimento, la nazione non sarà più in grado di pagare gli stipendi e le pensioni, e i bancomat saranno svuotati in pochi istanti».

Chiamandosi Attila, le battute vengono automatiche. Da Piazza Cordusio, fanno sapere che le affermazioni di Szalay-Berzeviczy sono assolutamente a titolo personale e non rappresentano in alcun modo la posizione della banca, ma la sua come economista ed ex presidente della Borsa di Budapest.

A qualunque titolo abbia parlato, il signor Szalay-Berzeviczy, rimane un dipendente di UniCredit, e invocare l’apocalisse non è proprio il massimo quando in Piazza Affari il titolo del tuo datore di lavoro ha perso quasi il 60% del suo valore da un anno a questa parte. Di più, la cosa stona ancora di più se si lavora in posizione importante in un istituto che sulla tenuta europea ha puntato tutto o quasi. Di questi tempi, l’Ungheria non sembra portare gran fortuna all’istituto guidato da Federico Ghizzoni: prima la decisione, da parte del Governo di Viktor Orban, di tassare il comparto per diminuire il deficit pubblico del Paese. Poi, la scorsa settimana, l’approvazione parlamentare della riconversione in fiorini dei mutui denominati in franchi svizzeri ad un tasso scontato di un quarto rispetto a quello di mercato, con la differenza a carico delle banche. Infine, le funeste riflessioni del Sig. Attila, che spara dalle rive del Danubio.
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Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/unicredit-dalle ... z1ZHDwWDDd

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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda kasiacolagrossi » 29 set 2011, 21:25

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Bce, Germania: sottosegretario Asmussen sostituirà Stark nel board
LaPresse – mar 27 set 2011


Berlino (Germania), 27 set. (LaPresse/AP) - Il sottosegretario federale alle Finanze, Joerg Asmussen, è stato nominato dalla Germania come sostituto del dimissionario Juergen Stark nel comitato esecutivo della Banca centrale europea. Lo ha riferito il portavoce del cancelliere Angela Merkel, Steffen Seibert, confermando il nome già indicato come possibile alternativa per l'Eurotower al capo-economista tedesco uscente. Membro dell'Spd all'opposizione, Asmussen ha avuto un ruolo centrale nel dibattito sulla crisi dell'aurozona. Perché il sostituto di Stark entri ufficialmente nel board della Bce servono ancora le firme dei ministri delle Finanze di tutta l'area della moneta unica.
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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda mr.spyder » 29 set 2011, 22:10

finalmente un uomo "del popolo" al comando:

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La Merkel manda un bocconiano dell’Spd in Bce

Dario Ronzoni

L’uscita a sorpresa dalla Bce di Jurgen Stark, l’economista tedesco e membro dell’Exectutive Board della Banca centrale europea, porta all’Eurotower Jörg Asmussen, finora vice ministro delle Finanze del governo guidato da Angela Merkel. Per lo Spiegel, «uno dei funzionari più potenti della Germania».

9 settembre 2011 - 16:45
Jörg Asmussen
CHI È
Nato a Flensburg nl 1966, sostituirà Juergen Stark, dimissionario da oggi, come membro del consiglio di amministrazione della Bce.

CARICA
Vice-ministro delle Finanze tedesco, ma membro dell'Spd

STUDI
Dal 1988 al 1994 Studia economia a Giessen e a Bonn sotto la guida di Axel Weber.
dal 1991 al 1992 consegue un Master in Business Administration all'Università Bocconi di Milano

CARRIERA
Nel 1994 svolge il ruolo di responsabile del progetto nel campo della politica economica, sociale e del mercato del lavoro al Institut für Sozialforschung und Gesellschaftspolitik GmbH, Centro di ricerche sociologiche a Colonia.

1996: Comincia la sua carriera al Ministero Federale delle Finanze tedesco, sotto Theo Weigel. È responsabile della divisione internazionale per lo sviluppo della politica economica e monetaria.

1998: Diventa segretario personale del segretario di Stato responsabile Heiner Flassbeck, responsabile per la politica europea, di questioni monetarie e di credito e della politica finanziaria e monetaria internazionale

1999: diventa capo del gabinetto del Ministero e segretario personale del ministro federale delle Finanze

2002: assume la carica di Capo del Dipartimento responsabile su questioni chiave della politica europea e delle roblematiche di carattere finanziario relative alle politiche europee.

2003: Capo del Dipartimento per le politiche del mercato finanziario

2008: Diventa Vice-ministro al Ministero Federale delle Finanze. Il ministro Wolfgang Schäuble, nominato dal governo di coalizione di centrodestra di Angela Merkel, rinnova l'incarico ad Asmussen e gli affida la responsabilità politica della gestione della crisi della Grecia.

Siede attualmente nel Comitato Direttivo per il salvataggio delle banche del fondo SoFFin; e nel consiglio della BaFin, l'Autorità di vigilanza finanziaria. È uno dei sei membri del gruppo di esperti sulla "nuova architettura dei mercati finanziari”, organismo che elabora proposte per nuove regole dei mercati finanziari che hanno, tra l'altro, un aumento della trasparenza del mercato.

HA DETTO
Luglio 2011: si esprime a favore della partecipazione della banche private per il salvataggio della Grecia (guarda l'intervista di Reuters). Ma ribadisce la contrarietà della Germania agli Eurobond.

Agosto 2011: in un'intervista con Cnbc, Asmussen si esprime contro un allargamento dell’ EFSF: European Financial Stability Facility (il fondo salva stati dell'Unione). Le banche europee, aggiunge, non hanno bisogno di un’immediata ricapitalizzazione, malgrado le crescenti preoccupazioni rispetto agli istituti fortemente esposti con economie periferiche come, ad esempio quella greca e portoghese.

HA SCRITTO
In un articolo pubblicato sul sito del ministero delle Finanze tedesco dedicato alle turbolenze dei mercati finanziari, Stark si è espresso a favore dell’inserimento del vincolo di bilancio in Costituzione, una misura già adottata dalla Germania e in cantiere in Francia, Spagna e – con il disegno di legge costituzionale di recente approvazione al consiglio dei ministri – anche in Italia. Stark ha scritto, parlando di uno studio commissionato sullo stato dei conti pubblici tedeschi, che «si dimostra che limiti severi al deficit nel contesto delle leggi nazionali possono dare un efficace contributo non solo per una politica finanziaria sostenibile, ma anche per ridurre il premio di rischio sui mercati dei capitali».

DICONO DI LUI
Lo Speigel lo definisce «uno dei funzionari più potenti della Germania». Una nota di Lou Brien, responsabile di strategia di mercato al DRW Trading Group di Chicago, lo considera un «insider della Merkel».

Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/jorg-asmussen#ixzz1ZNHGUI1t
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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda MauroB » 5 ott 2011, 13:14

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Banche: Ue, situazione sta peggiorando

Realta' ora diversa da quando sono stati fatti gli stress test
05 ottobre, 12:50
(ANSA) - BRUXELLES, 05 OTT - ''La situazione delle banche sta peggiorando per la crisi dei debiti, e non e' piu' quella che avevamo quando abbiamo effettuato gli stress test'': lo ha detto oggi un portavoce della Commissione Ue, precisando che Bruxelles monitora da vicino l'evoluzione della situazione che per ora, ad esempio, ha avuto un impatto evidente su Dexia.

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche ... 14423.html

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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda MauroB » 5 ott 2011, 13:17

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Fmi: rischio recessione globale in 2012

Grecia non ha urgenza aiuti,rivedere piano salvataggio di luglio
05 ottobre, 12:55
(ANSA) - ROMA, 5 OTT - A livello globale contiamo su una crescita modesta nel 2012, ma una recessione non si puo' escludere: lo ha detto il direttore del braccio europeo del Fmi Antonio Borges, presentando il rapporto sulla situazione economica Ue. Quanto alla Grecia, il Fondo sottolinea che al momento non c'e' urgenza di dare soldi ad Atene: non ne ha bisogno ora, abbiamo tutto il tempo per fare le nostre valutazioni sulle misure che ha preso prima di dare il via libera alla sesta tranche di aiuti.

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche ... 13653.html

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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda MauroB » 11 ott 2011, 13:32

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Trichet, crisi peggiora, basta ritardi

Per banche rischi liquidita' alti, Efsf puo' intervenire
11 ottobre, 10:21
(ANSA) - ROMA, 11 OTT - ''La crisi, che ora e' sistemica, nelle ultime tre settimane e' peggiorata e le istituzioni devono agire rapidamente, senza ulteriori ritardi che altrimenti aggraveranno la situazione'': lo ha detto il presidente della Bce, Jean Claude Trichet, in un'audizione al Parlamento Ue.

''Sono aumentati i rischi di liquidita' e di finanziamento delle banche e l'Efsf puo' essere utile per ricapitalizzare gli istituti'', ha aggiunto Trichet riferendosi al Fondo salva-Stati.

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche ... 30985.html

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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda MauroB » 14 ott 2011, 9:31

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Notizie > Europa

S&P declassa la Spagna. Portogallo: taglio tredicesime e mezz'ora di lavoro in più

Cronologia articolo14 ottobre 2011
In questo articolo
Media
Argomenti: Governo | Pedro Passos Coelho | Lisbona | Comitato Esecutivo | SP

Lisbona presenta il nuovo piano di austerity: sale l'Iva e aumenta l'orario di lavoro del pubblico impiego. Nella foto le proteste contro il piano di austerità del Governo portoghese davanti al ministero delle Finanze a Lisbona (Reuters)

S&P declassa Madrid. E Lisbona taglia le tredicesime e aumenta l'orario di lavoro ai dipendenti pubblici. i dipendenti pubblici portoghesi dovranno lavorare mezz'ora in più al giorno, rinunciare alla quattordicesima e godranno di meno deduzioni fiscali, ma anche i consumatori dovranno pagare un'Iva maggiorata: questi alcuni punti-chiave della manovra economica «lacrime e sangue» che il premier portoghese, Pedro Passos Coelho, ha presentato oggi alla tv dopo l'approvazione del bilancio 2012 da parte del suo governo di centrodestra. Una manovra per soddisfare le richieste dell'Europa a fronte dell' arrivo del bailout da 78 miliardi di euro.

«Non avremmo mai dovuto arrivare a questo punto», ha detto Passos Coelho, sottolineando come le draconiane misure siano necessarie per tirare il Portogallo fuori dall'emergenza. «Ora più che mai, raggiungere gli obiettivi nazionali e riuscire ad applicare bene la manovra 2012 e superare l'emergenza nazionale dipende dall'impegno assoluto di tutti», ha aggiunto il premier.

La manovra - che molti economisti temono avrà un effetto depressivo sull'economia portoghese, che attraversa una grave recessione, accompagnata da un tasso di disoccupazione del 12% - sarà presentata dal governo al parlamento di Lisbona lunedì, dove non dovrebbe avere problemi ad essere approvata per la confortevole maggioranza su cui poggia l'esecutivo.

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/ ... d=AaLG0pCE

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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda MauroB » 20 ott 2011, 11:39

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Slovenia:S&P taglia rating ad AA- da AA

Conti pubblici peggiorati da inizio crisi
20 ottobre, 10:54

(ANSA) - ROMA, 20 OTT - Standard & Poor's taglia il rating della Slovenia di un gradino ad AA- da AA con outlook stabile. Lo rende noto l'agenzia Usa, spiegando che ''i conti pubblici del Paese sono peggiorati dal 2008 con l'inizio della crisi finanziaria e il governo sloveno finora non ha ancora presentato un piano di consolidamento credibile''. Il mese scorso gia' Fitch e Moody's avevano abbassato il giudizio sulla Slovenia dopo la caduta del governo del premier Borut Pahor.

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche ... 97479.html

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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda mr.spyder » 27 ott 2011, 14:36

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Il Vaticano lancia le sue proposte
"Serve nuova autorità finanziaria mondiale"
Un organo che, sullo sfondo della crisi economica, "regoli il flusso e il sistema degli scambi monetari": è questo ciò che auspica il Pontificio consiglio per la giustizia e la pace, in un documento presentato dal cardinal Peter. K.A. Turkson e da monsignor Mario Toso
Il Vaticano lancia le sue proposte "Serve nuova autorità finanziaria mondiale"

CITTÀ DEL VATICANO - Il Vaticano fa appello alla creazione di una nuova autorità finanziaria mondiale che, sullo sfondo della crisi economica, "regoli il flusso e il sistema degli scambi monetari", superi il sistema di Bretton Woods e coinvolga i Paesi emergenti e quelli in via di sviluppo, nella prospettiva della creazione di una più generale "autorità pubblica a competenza universale". Questo uno dei punti principali del documento "Per una riforma del sistema finanziario e monetario internazionale nella prospettiva di un'autorità pubblica a competenza universale" presentato oggi in Vaticano dal Pontificio consiglio per la giustizia e la pace.

Riforma del sistema monetario. Nel documento si fa appello "alla riforma del sistema monetario internazionale e, in particolare, all'impegno per dar vita a qualche forma di controllo monetario globale, peraltro già implicita negli statuti del fondo monetario internazionale. E' chiaro - scrive il dicastero vaticano - che, in qualche misura, questo equivale a mettere in discussione i sistemi dei cambi esistenti, per trovare modi efficaci di coordinamento e supervisione. E' un processo che deve coinvolgere anche i Paesi emergenti e in via di sviluppo nel definire le tappe di un adattamento graduale degli strumenti esistenti. Sullo sfondo si delinea, in prospettiva, l'esigenza di un organismo che svolga le funzioni di una sorta di 'banca centrale mondiale' che regoli il flusso e il sistema degli scambi monetari, alla stregua delle banche centrali nazionali. Occorre riscoprire la logica di fondo, di pace, coordinamento e prosperità comune, che portarono agli accordi di Bretton Woods, per fornire adeguate risposte alle questioni attuali. A livello regionale tale processo potrebbe essere praticato con la valorizzazione delle istituzioni esistenti, come ad esempio la Banca centrale europea".

"Ciò - prosegue il documento del Pontificio consiglio per la giustizia e la pace - richiederebbe, tuttavia, non solo una riflessione sul piano economico e finanziario, ma anche e prima di tutto, sul piano politico, in vista della costituzione di istituzioni pubbliche corrispettive che garantiscano l'unità e la coerenza delle decisioni comuni. Queste misure dovrebbero essere concepite come alcuni dei primi passi nella prospettiva di una autorità pubblica a competenza universale; come una prima tappa di un più lungo sforzo della comunità mondiale di orientare le sue istituzioni alla realizzazione del bene comune. Altre tappe dovranno seguire, tenendo conto che le dinamiche che conosciamo possono accentuarsi, ma anche accompagnarsi a cambiamenti che oggi sarebbe vano tentare di prevedere".

Tassazione delle transizioni finanziarie. Anche "su misure di tassazione delle transazioni finanziarie, mediante aliquote eque, ma modulate con oneri proporzionati alla complessità delle operazioni, soprattutto di quelle che si effettuano nel mercato 'secondario'" è necessaria una riflessione, si legge nel documento: "Una tale tassazione sarebbe molto utile per promuovere lo sviluppo globale e sostenibile secondo principi di giustizia sociale e della solidarietà; e potrebbe contribuire alla costituzione di una riserva mondiale, per sostenere le economie dei Paesi colpiti dalle crisi, nonché il risanamento del loro sistema monetario e finanziario".

Effetto devastante di ideologie liberiste. L'attuale crisi economica e finanziaria è l'"effetto devastante delle ideologie liberiste", sostiene il Pontificio consiglio: "Un effetto devastante di queste ideologie, soprattutto negli ultimi decenni del secolo scorso e i primi anni del nuovo secolo, è stato lo scoppio della crisi nella quale il mondo si trova tuttora immerso", si legge nel documento del dicastero vaticano. "Cosa ha spinto il mondo in questa direzione estremamente problematica anche per la pace? Anzitutto un liberismo economico senza regole e senza controlli. Si tratta di una ideologia, di una forma di 'apriorismo economico', che pretende di prendere dalla teoria le leggi di funzionamento del mercato e le cosiddette leggi dello sviluppo capitalistico esasperandone alcuni aspetti".

Mondo globalizzato rischia di essere Torre di Babele. "In un mondo in via di rapida globalizzazione, il riferimento a un'autorità mondiale diviene l'unico orizzonte compatibile con le nuove realtà del nostro tempo e con i bisogni della specie umana. Non va, però, dimenticato che questo passaggio, data la natura ferita degli uomini, non avviene senza angosce e senza sofferenze", si legge nel documento, che ricorda come già Giovanni XXIII, e poi Benedetto XVI nella enciclica "Caritas in veritate", abbiano proposto la creazione di un'autorità mondiale.

Cupidigia minaccia democrazia. "Nessuno - si legge nel documento presentato dal cardinal Peter. K.A. Turkson e da monsignor Mario Toso, presidente e segretario del dicastero della Santa Sede - può rassegnarsi a vedere l'uomo vivere come 'un lupo per l'altro uomo', secondo la concezione evidenziata da Hobbes. Nessuno, in coscienza, può accettare lo sviluppo di alcuni Paesi a scapito di altri. Se non si pone un rimedio alle varie forme di ingiustizia gli effetti negativi che ne deriveranno sul piano sociale, politico ed economico saranno destinati a generare un clima di crescente ostilità e perfino di violenza - si legge nel documento vaticano - sino a minare le stesse basi delle istituzioni democratiche, anche di quelle ritenute più solide".

(24 ottobre 2011)


http://www.repubblica.it/economia/2011/ ... -23760987/
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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda MauroB » 31 ott 2011, 19:20

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Niente rimborsi per i Cds greci e ora la "grana derivati" rischia di penalizzare l'Italia. Ecco perché

di Andrea FranceschiCronologia articolo31 ottobre 2011

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I tassi dei BTp, perché il mercato vende l'Italia

In questo articolo
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Argomenti: Arte | Banca Zarattini | Moody's | Italia | Atene | Lehman Brothers

Ancora una giornata di tensione per i debiti sovrani dei paesi periferici. Il differenziale di rendimento tra i titoli italiani e tedeschi è tornato sopra quota 400 e il tasso sui BTp decennali ha fondato quota 6%, non lontano dalla "punto di non ritorno" del 7 per cento. Nonostante l'accordo raggiunto in sede europea quindi, i mercati restano dubbiosi su una possibile soluzione alla crisi dei debiti dell'Eurozona.

Oltre al problema della credibilità dei governi nell'attuare le misure di risanamento dei conti, dalle sale operative si segnala anche il nodo irrisolto sui credit default swap sulla Grecia. Nonostante la pesante ristrutturazione del debito di Atene infatti la Isda, l'autorità che decide sui derivati, ha stabilito che, di fatto non c'è default. E questo perché l'accordo raggiunto tra banche e Ue per un taglio di circa il 50% del valore nominale sui titoli greci, ha natura formalmente "volontaria".

La questione però è controversa. Chi ha scommesso sul default di Atene ora non può riscuotere il rimborso e di fatto si trova in mano carta straccia. E un po' di amaro in bocca perché, con un haircut del 50% è difficile sostenere che la Grecia non sia in default. Lo sanno i mercati e lo hanno certificato le agenzie di rating. Venerdì scorso Fitch ha scritto che l'accordo per l'haircut sui titoli greci rappresenta di fatto un "credit event". Insomma quella circostanza che dovrebbe far scattare il rimborso dei cds si è effettivamente verificata. Non c'è quindi ragione per cui chi ha scommesso sul crack di Atene non possa riscuotere. Il problema è che le agenzie di rating non hanno voce in capitolo sui derivati.

In mattinata ha rincarato la dose anche Moody's. «La provata inefficacia dei Cds su Atene - ha scritto l'agenzia in una nota - mette in discussione anche la protezione anche su altri debiti sovrani». C'è insomma un problema di credibilità per il mercato dei credit default swap.

La questione rischia ora di pesare sulle quotazioni dei titoli di stato. Vediamo in che modo. La funzione primaria dei Cds è quella di controbilanciare il rischio crack. Funzionano come una polizza di assicurazione. Anche se sono stati spesso criticati come uno strumento degli speculatori, hanno una loro ragion d'essere nel mantenere l'equilibrio del mercato. Chi vuole comprare un Btp, ma lo considera rischioso, sarà più incentivato a farlo se avrà a dispozione uno strumento per coprirsi nell'eventualità di un default dell'Italia. Se però questo si dimostra inefficace (vedi il caso Grecia) il paracadute non funziona più e allora il mercato preferisce vendere.

Come si è arrivati a questa situazione? I credit default swap fanno paura. Fin dai tempi del crack di Lehman Brothers. Questi derivati hanno giocato un ruolo non da poco nell'innescare l'effetto domino sui mercati finanziari. «I governi - spiega Francesco Paglianisi gestore di Banca Zarattini - non vogliono che si ripeta lo stesso nel caso della Grecia. Evidentemente hanno esercitato fortissime pressioni sull'Isda per non rispettare i contratti. E questa si è inventata il cavillo della volontarietà. Vogliono salvaguardare la tenuta del sistema, ma non hanno tenuto conto degli effetti collaterali: ora i fondi si trovano senza alcun strumento di copertura sui debiti dei periferici e quindi vendono».

http://www.ilsole24ore.com/art/finanza- ... d=AalUfUHE

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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda kasiacolagrossi » 2 nov 2011, 22:39

http://it.finance.yahoo.com/notizie/Il- ... 4.html?x=0

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Il diagramma del piano di salvataggio dell’Eurozona

Yahoo! Finanza - venerdì, 28 ottobre 2011 - 10:34
Il consulente al seguito di uno dei leader europei coinvolti nelle recenti discussioni sul salvataggio degli Stati in crisi - la cui identità resta segreta - mostra lo schema del piano di salvataggio dell'Eurozona [leggi il bilancio del vertice a Bruxelles]. In alto a sinistra si vede anche la sigla "ITA", che indica il nostro paese, insieme a Grecia, Irlanda, Spagna e Portogallo.
Riuscite a interpretarlo?

Immagine


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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda sandropascucci » 3 nov 2011, 9:40

forse continua sul retro..
 - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - -
sandropascucci : primit.it signoraggio.com
INTERNET AIUTA A RIVOLUZIONARE IL MONDO COME
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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda mr.spyder » 3 nov 2011, 11:23

...ha copiato da qui: viewtopic.php?p=32777#p32777
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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda Francesco Fata » 3 nov 2011, 11:38

Qualcosa si capisce:
440 mld di EFSF è il fondo salva stati
150 mld vanno direttamente per Portogallo irlanda e grecia (forse altro?)
250 mld passando per il sistema bancario creano un effetto leva di 1000 mld (indicato con "leveraged "EFSF") che si tradurranno in prestiti garantiti dai governi (support government insurance) ma indirettamente (tratteggiato) andranno a incrementare le riserve a garanzia delle banche (core capital) del 9% (che viene fissato a 106 mld) per poter fare prestiti per 1000 mld.
Questa leva finanziaria di 1000 mld verrà quindi creata per 3/4 dai 250 mld del fondo salva stati, grazie alla garanzia del 9% di riserva costituito dal capitale delle banche, capitale che proverrà :
1) dal settore privato (private sector PS)
2) indirettamente dallo stesso effetto leva del fondo salva stati
3) dal giro della morte banche-fondo monetario-indicato in basso a sinistra con le banche che si faranno prestare soldi dal IFM tramite emissione di bond (bond che aumenteranno il famoso core capital del 9% che aumenta la capacità di fare prestiti)

Chiaramente questi, da personcine precise quali sono, quando non hanno capito qualcosa hanno messo un po' di punti interrogativi, così che quando vanno a casa riprendono il libro di economia e si chiariscono le idee.
Voglio troppo bene al popolo per pensare di votare gente che vuole particolarmente bene a se stessa.
Francesco Fata

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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda mr.spyder » 5 nov 2011, 13:39

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MES Meccanismo Europeo di Stabilità nuovo trattato economico da ratificare entro il 31 dicembre 2011
Pubblicato il 25/10/2011

Cari amici, pubblichiamo questo articolo anche se dubitosi perche’ una cifra ha fatto squillare un campanello d’allarme alle nostre orecchie. Nel documento in PDF di cui trovate il link qui sotto si parla di 500.000 (cinquecentomila?) milioni di Euro e non e’ chiarissimo per cosa.

E se questa proposta venisse approvata si formerebbe un vero e proprio direttorio transnazionale che svuoterebbe completamente gli stati membri. Nemmeno noi ne avevamo mai sentito parlare, se qualcuno di voi ha maggiori informazioni le lasci nei commenti.

Un nuovo trattato trattato europeo, di cui nessuno ha sentito parlare? Ebbene si. E’ un trattato che riguarda tutti i paesi dell’eurozona. E non è un caso che nella maggior parte dei paesi interessati non circoli assolutamente alcuna informazione su questo trattato. La ragione è che è molto pericoloso per i cittadini! Non dovreste saperne niente prima che le cose non siano diventate definitive!

Il trattato istituisce una nuova amministrazione europea, chiamata Meccanismo Europeo di Stabilità (MES): da non confondere con i predecessori, i fondi di soccorso europei MESF e FSFE, di cui si sente molto parlare nei telegiornali in questi giorni !!! Il FSFE è dotato di massimo 440 miliardi attualmente, ossia 1320 euro per euro-cittadino.

Il MES sostituirà i due precedenti e avrà la facoltà di svuotare le Casse degli Stati quando e tutte le volte lo vorrà. Il MES non ha limiti. Il Consiglio del MES sarà composto dai 17 ministri delle Finanze che ne diventeranno i Governatori. Sono loro che prenderanno le decisioni. I parlamenti nazionali non avranno voce in capitolo sul MES, né sui suoi Governatori che godranno di una totale immunità (come del resto tutti i suoi dipendenti).

Fino a oggi Bruxelles ha reso pubblico un unico esemplare del trattato… in inglese! (il 96,5%della popolazione dell’eurozona parla altre lingue!).

TRATTATO CHE ISTITUISCE IL MECCANISMO EUROPEO DI STABILITA’ (ESM)

http://consilium.europa.eu/media/121679 ... y%20en.pdf

E’ stato firmato l’11 luglio 2011. Curiosamente nessun giornale francese o internazionale vi ha consacrato il sia pur minimo titolo. Il trattato diventerà definitivo dopo la ratifica dei parlamenti nazionali. Normalmente tali ratifiche sono una semplice formalità ed è poco probabile che i deputati abbiamo già capito che il testo significa la fine del potere supremo del parlamento, quello di decidere il bilancio. E quando le Casse saranno vuote, anche noi dovremo stringerci la cintura sempre di più per salvare l’euro e le banche.

Bruxelles vuole che i Parlamenti dell’eurozona diano il loro accordo entro il 31 dicembre 2011.

Articolo ripreso da www.comite-valmy.org. Traduzione di Nicoletta Forcheri.

http://www.consulenza-finanziaria.it/me ... mbre-2011/

qualcuno ne ha sentito parlare?
Antonio Prezia, detto spyder... anche se non è importante chi sei,ma cosa vuoi fare per cambiare il mondo.

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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda kasiacolagrossi » 5 nov 2011, 15:48

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La BCE riduce il tasso di interesse

Giovedì scorso la Banca Centrale Europea ha ridotto il tasso di rifinanziamento principale dello 0,25%, riportando così il tasso ufficiale all'1,25%. Una decisione che non appariva scontata fino alla vigilia, e che dimostra l’intenzione del nuovo Governatore, Mario Draghi, di combattere la recessione economica europea utilizzando tutti gli strumenti a sua disposizione. Ricordiamo che nel corso del 2011 il tasso ufficiale era stato aumentato, in due riprese, di mezzo punto, per contrastare i primi segnali di inflazione, legati alla speranza di una ripresa dell’economia. L’aggravarsi della crisi ha convinto la Banca Centrale Europea a invertire la rotta, riducendo nuovamente i tassi. Ci si aspetta dunque una nuova riduzione di un quarto di punto nei prossimi mesi, per riportare il tasso ufficiale al minimo storico dell’1% già raggiunto nel 2009.
La riduzione del tasso incide direttamente solo sui mutui a tasso variabile legati al tasso Bce, che sono ancora pochi, ma dovrebbe comportare anche una riduzione dell’Euribor, a cui sono legati la maggior parte dei mutui ipotecari. Ricordiamo che l'Euribor, o tasso interbancario, è il tasso di interesse applicato dalle banche tra di loro. L'Euribor, insomma, è il tasso applicato da una banca che presta dei soldi a un'altra banca. In genere, comunque, chi ha in corso un mutuo a tasso variabile dovrebbe beneficiare di una lieve riduzione dell’importo delle rate.
Per i nuovi mutui, invece, il problema è attualmente rappresentato dall’aumento generalizzato dello spread, cioè del margine di guadagno applicato dalla banca rispetto al parametro di riferimento. Oggi le banche si trovano in difficoltà nella raccolta dei fondi, a causa della crisi di fiducia nel sistema, e devono sostenere costi più alti per finanziarsi, come dimostrano i tassi di interesse sempre crescenti offerti sui conti di deposito o altri strumenti finanziari analoghi, utilizzati per il parcheggio temporaneo della liquidità. Ecco perché le banche sono costrette ad aumentare il margine (spread) applicato ai clienti per i nuovi mutui da stipulare nei prossimi mesi. L’aumento dello spread vanifica l’eventuale riduzione del parametro di riferimento, quindi i nuovi mutui risultano più costosi di quelli stipulati negli ultimi anni.
Nel complesso, comunque, i tassi offerti per i mutui finalizzati all’acquisto della prima casa rimangono convenienti, e sembrano destinati a calare, o quantomeno a rimanere stabili, nel corso del prossimo anno. Per gli anni successivi è difficile fare previsioni, e nessuno vi si azzarda, perché le variabili sono troppe.
Rimane interessante anche la scelta del tasso fisso, che in partenza risulta più caro rispetto al variabile, ma tutela da un futuro aumento dei tassi, che su un mutuo di venti o venticinque anni non può essere escluso.
Si conferma anche l’interesse per i mutui a tasso variabile con il tetto, cioè con una soglia massima che non potrà essere superata neppure nel caso in cui i tassi salissero di molto nei prossimi anni. E’ una soluzione proposta, almeno per i mutui prima casa, da molte banche. Il mutuo è a tasso variabile ma ha un "tetto" massimo predeterminato. In questo modo possiamo approfittare subito dei vantaggi di una rata ridotta, fino a che i tassi rimangono bassi, ma se dovessero aumentare abbiamo la certezza di non andare oltre un certo limite (che peraltro non è molto superiore al tasso fisso che potremmo ottenere oggi).

Notaio Paolo Tonalini
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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda kasiacolagrossi » 7 nov 2011, 21:52

http://www.contropiano.org/it/economia/ ... -interesse


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Giovedì 03 Novembre 2011 14:35

Esordio col botto. Draghi taglia i tassi di interesse
di Redazione Contropiano


Mario Draghi ha scompagiunato tutte le previsioni dlela vigilia, che lo volevano "prudente" almeno alla prima uscita. E invece ha abbassato i tassi di interesse, facendo capire di voler "promuovere" la crescita.

Del resto, non c'è altro modo - nell'Europa attuale . di muovere le acque. Per Berlusconi è una buona notizia che rischia però di essere pessima: qualcosa contro la cri si puà fare (rimanendo sempre in territorio "capitalistico"). Solo lui non ci riesce. Quindi... ( ma nessuno se lo chiede perché nessun politico ci riesce fare qualcosa contro la crisi senza aumentare il debito? )

Immagine

l nuovo presidente della Banca centrale europea taglia il tasso di interesse dello 0,25%. Volano le Borse europee. Resta il pericolo Grecia. Bloccata una tranche di aiuti da 8 miliardi di euro. Ad Atene è caos nel governo: maggioranza a rischio. Ma il vero sorvegliato speciale resta l'Italia: la fiducia nella capacità di ripagare il debito crolla e lo spread con i bund tedeschi torna a salire, sfondando ogni record a 462 punti per poi rientrare a 435. Il rendimento tocca quota 6,3%. Asia in calo.

Indispensabile, dunque, sentire come l'ha presa l'house organi di onfindustria.

*****

Mossa a sorpresa della Banca centrale europea, che proprio nel giorno del debutto di Mario Draghi al Consiglio direttivo ha stabilito di tagliare di 0,25 punti i tassi di interesse dell'area euro. Una completa inversione di rotta quindi, rispetto alle manovre rialziste che l'istituzione aveva portato avanti fino al luglio scorso. Ora potrebbe pesare il rapido deterioramento del quadro economico dell'area euro, ma forse ancor più l'allarmismo dei mercati che si è riscatenato con l'altrettanto inattesa decisione della Grecia di sottoporre a referendum i piani di risanamento e aiuto appena negoziati con il resto dell'area euro. Con la moneta unica che, dopo il taglio deciso da Draghi, è in in rialzo a 1,3770 contro dollaro, sfiorando +0,4 per cento sulla chiusura di ieri.
Draghi debutta alla Bce tagliando a sorpresa i tassi. Spread in calo dopo la decisione

Un rialzo apparentemente in contrasto con la decisione di tagliare i tassi, che tipicamente causa un ribasso della moneta di riferimento, ma va tenuto presente che la politica monetaria americana è ancora più accomodante di quella europea: la Federal Reserve tiene i tassi attualmente a un intero punto percentuale sotto quelli della Bce. Contro la sterlina l'euro è in ribasso a 0,8585 (-0,3 per cento) mentre è sostanzialmente invariato contro lo yen a 107,18.

Tornando alla decisione della Bce, il tasso di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali, sulle operazioni di rifinanziamento marginali e sui depositi presso la banca centrale calano di un quarto di punto, rispettivamente all'1,25 per cento, al 2 per cento e allo 0,50 per cento. Una sforbiciata che se da un lato potrebbe offrire sollievo, perché a cascata alleggerisce i costi di accesso al credito a imprese e famiglie, dall'altro è anche un segnale della criticità che si è creta sull'economia.

Sull'area valutaria è riespolosa la tensione, dopo la decisione della Grecia. Uno sviluppo che ha improvvisamente riacceso gli allarmi per una bancarotta del paese, con potenziali ricadute su tutta l'area euro che hanno reinnescato alta tensione su tutti i titoli di Stato dei paesi della periferia. Per questo oggi l'altra questione più pressante all'esame del Consiglio sembrava esser quella del proseguimento degli acquisti della Bce di titoli di Stato sotto stress. Su questo e sulla sorpresa sui tassi a illustrare gli orientamenti della Bce sarà lo stesso Draghi, nella consueta conferenza stampa esplicativa che si tiene alle 14 e 30 (segui la diretta). Il taglio era inatteso dalla maggior parte degli analisti soprattutto perché al 3 per cento su base annua l'inflazione resta ben superiore ai livelli obiettivo della Bce. Non appena si sarà conclusa la conferenza stampa, secondo quanto riferito ieri dalla Bce, Draghi lascerà Francoforte per recarsi a Cannes, dove parteciperà al G20.
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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda kasiacolagrossi » 7 nov 2011, 22:01

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Sabato 05 Novembre 2011 10:04


Uscire dall'euro? Non è più un tabù
di Redazione Contropiano



Uscire dall'euro sta diventando un'opzione ammissibile per diversi paesi. E anche sulla stampa più intelligente il problema viene posto senza nascondersi dietro un dito.



Proponiamo qui intanto un articolo da Lettera 43, giornale online fatto con molta (e vera) professionalità. ( :roll: )

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******

Euro, la fine di un tabù
Quanto costerebbe agli Stati l'uscita dalla moneta unica.

di Barbara Ciolli

Prima dell’opzione di un referendum in Grecia, l’euro era sacro. «Tornare indietro non si può, dobbiamo salvare la moneta unica», aveva dichiarato Angela Merkel, signora dell’Eurozona, con Nicolas Sarkozy al seguito.
Di fronte a un «sì» di massa alla consultazione popolare, al G20 di Cannes i leader dell’Unione europea hanno gettato la maschera, rompendo un tabù: se Atene vuole uscire, vada. Non sarà certo la fine del mondo, paventata solo fino a un mese fa.
Ovvio che, per tutti, saranno dolori, Germania inclusa. Ma se per la Grecia il crollo sarà irrimediabile, i Paesi forti resteranno a galla.
Alla fine, per tutto, o quasi, si troverà un rimedio. I «trattati irrevocabili», potranno essere modificati. Anche perché, se le clausole europee non prevedono l’uscita dall’euro, nessun comma vieta a uno Stato membro di prendere una decisione politica unilaterale, per di più legittimata dalla volontà popolare.
I CONTENZIOSI LEGALI. Se ciò dovesse avvenire, si apriranno spinosi contenziosi legali con gli altri Stati e con i creditori privati, sia stranieri sia nazionali: veri e propri grovigli giuridici, per sciogliere i quali saranno impiegati anni. Tuttavia, anche queste perdite saranno difficilmente rimborsabili in tutta Europa, e a rimetterci l’osso del collo saranno soprattutto i cittadini greci. Inoltre, se l’uscita provocherà un effetto domino, tutti i Paesi Piigs (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna) dell’Eurozona saranno flagellati dalla svalutazione.


Lo scenario: Grecia e Italia fuori dall'euro

Immagine

Teoricamente, ciò che ora è diventato possibile per la Grecia, è uno scenario futuribile anche per gli altri anelli deboli dell’Ue.
Ammettere, per la prima volta, questo sviluppo a breve termine significa aprire un varco, una sorta di exit strategy, percorribile, a mali estremi, anche dagli altri Stati della cosiddetta Europa del Sud, a bassa velocità.
Per il Vecchio Continente sarebbe un passo indietro, una sconfitta politica, oltre che economica. Ma tant’è, ha scritto l’autorevole Frankfurter Allgemeine Zeitung, «l’euro non è mai stato il coronamento del processo di unificazione» e ora «le probabilità di creare una sorta di Stati Uniti d’Europa si assottigliano sempre di più». «L’euro», inoltre, «non è solo una vittima della crisi del debito sovrano, è una delle sue cause principali», tanto più che «il marco è stato sostituito non perché era una cattiva moneta, ma perché era una moneta troppo buona».
ISOLARE IL PAZIENTE GRECO. Così, mentre alla vigilia del voto nel Parlamento ellenico per la fiducia al premier George Papandreou, anche lo Spiegel ha titolato «Buona notte, Grecia!», un’eventuale uscita dall’euro, per gli analisti tedeschi, è diventata «gestibile», se non auspicata. A patto, però, che «il paziente greco venga isolato», frenando il più possibile una reazione a catena ad altri Stati.
«Nessuno potrà impedire al Paese di abbandonare l’Eurozona. Per la Grecia, comunque, sarà una catastrofe. È come se, non potendo uscire dalla porta, lo Stato si trovasse a dover saltare una finestra dal 17esimo piano», ha spiegato a Lettera43.it Giacomo Vaciago, economista dell'Università Cattolica esperto in politiche monetarie.
RISCHIO EFFETTO DOMINO. Già prima del crollo, i titolari del conti correnti inizieranno ad assaltare le banche, e la dracma reintrodotta avrà un valore stimato dal 30% al 50% inferiore all’euro. Nessun investitore straniero correrà ad acquistare la nuova valuta. E, con la massiccia svalutazione, anche l’industria ellenica del turismo, di fatto l’unico motore per lo sviluppo, subirà pesanti contraccolpi.
«Per l’Italia, al contrario, uscire dall’euro non avrebbe ripercussioni interne così drastiche», ha concluso Vaciago, «il Paese ha un’industria più articolata. Una svalutazione avrebbe, se non altro, il vantaggio di rimettere in moto l’economia. Anche se, per l’estero, le ricadute sarebbero più pesanti e i contribuenti italiani, inoltre, pagherebbero uno scotto enorme. Con un effetto di generale impoverimento».
Le regole dei trattati Ue e i vincoli legali
Ingresso della banca centrale greca ad Atene.

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La Germania, al contrario, sarebbe il meno penalizzato tra gli Stati di Eurolandia. Anche se, comunque, uno studio del colosso bancario Ubs ha stimato un onere tra i 6 e gli 8 mila euro, a carico di ogni cittadino tedesco, il primo anno dell’uscita dall’euro (4 mila euro i successivi), a fronte di una perdita tra i 9.500 e gli 11.500 euro per ogni contribuente greco.
La forbice tra i due Stati non è larghissima. La salute delle due economie, però, è molto diversa. Al contrario di Atene, se fosse Berlino a spiazzare tutti, scegliendo di uscire dall’euro, non ci sarebbe alcun crac verso l’esterno, anzi.
IL RITORNO DEL SUPERMARCO. Banche e creditori stranieri sarebbero ben contenti di avere in pancia obbligazioni tedesche, perché il marco si apprezzerebbe rispetto all’euro. L’export ne risentirebbe pesantemente, schiacciato dalla nuova supervaluta. Ma, nonostante questo lato negativo della medaglia, il sistema-Paese reggerebbe.
Non a caso, ha scritto sempre la Faz, nonostante il governo Merkel abbia esorcizzato fino all'ultimo lo spettro della fine della moneta unica, a porte chiuse, sin dai primi vertici del 2010 sul rafforzamento del Fondo salva-Stati (Efsf), la Cancelliera ha posto all'Ue la questione di regolare uscita dall'euro.
IL VUOTO LEGISLATIVO UE. Da un punto di vista legale, infatti, i trattati Ue e sull'euro hanno previsto l'entrata, ma non l'uscita dall'Eurozona. «Solo con il trattato di riforma di Lisbona, in vigore dal dicembre 2009, è stata inserita la clausola di recesso dall'Unione, non dall'euro», ha spiegato a Lettera43.it Tito Ballarino, giurista e ordinario di Diritto internazionale all'Università di Padova.
Questa procedura, al limite, potrebbe essere applicata anche per abbandonare l'area euro. Per farlo, però, si impiegherebbero anni. Così come per rivedere i trattati dell'Ue. D'altra parte, un Paese sovrano politicamente ha piena facoltà di chiedere al suo popolo, ed eventualmente, recedere dalla zona comune.
IL NODO DEI RIMBORSI. Con un passo del genere, si aprirebbe il nodo legale dei debiti di Stato, da onorare ai creditori stranieri, dopo essere svantaggiosamente stati convertiti nella nuova moneta. «Un accordo possibile, considerata l'emergenza, potrebbe essere quello di far uscire la Grecia dall'Eurozona, con la clausola che i debiti contratti in euro restino da ripagare in euro», ha concluso l'esperto.
Tuttavia, «per la legge internazionale, il diritto di come regolare il proprio debito è riservato ai Paesi indebitati». I quali, ha precisato Ballarino, «non hanno l'obbligo di onorare i propri debiti. E non è neppure ipotizzabile che, come le aziende in bancarotta, gli Stati siano costretti a cedere le loro proprietà ai creditori. Questi ultimi, infine, non possono inviare il loro esercito, come avveniva nei secoli passati».

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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda kasiacolagrossi » 7 nov 2011, 22:03

http://www.contropiano.org/it/economia/ ... -cosa-fare?

!
Giovedì 03 Novembre 2011 07:44


Ma la Bce sa cosa fare?
di J. Bradford DeLong


QUalche dubbio sullo statuto della Bce c'era sempre stato ("lotta all'inflazione" come unico obiettivo). Ora prendono corpo a livello internazionale.

La gestione della crisi da parte della bance centrale sotto la presidenza Trichet non + stata esente da critiche e perplessità da parte di economisti e imprenditori di ogni livello. Il quotidiano di Confindustria dà ora corpo a queste per plessità in modo abbastanza netto. Indirettamente, è una richiesta di "discontinuità" inviata a Mario Draghi.

Immagine

*****

La Bce non è convinta di se stessa
J. Bradford DeLong

Quando la Banca Centrale Europea ha annunciato il suo programma di acquisto di buoni del tesoro statali, ha fatto sapere ai mercati finanziari che detestava quest'idea, che non si impegnava completamente e che sarebbe tornata indietro appena possibile. In effetti, la Bce ha dichiarato di ritenere che la stabilizzazione dei prezzi dei titoli di Stato portata avanti da questa politica fosse soltanto temporanea.
È difficile pensare a un modo più controproducente di mettere in atto un programma di acquisto di bond. Mettendo in chiaro dall'inizio che non credeva nella propria politica, la Bce ha in pratica garantito il suo fallimento. Se così chiaramente non ha alcuna fiducia nei titoli che stava comprando, perché gli investitori dovrebbero pensarla in modo diverso?
La Bce continua a credere che la stabilità finanziaria non faccia parte della propria missione di base. Come ha spiegato il presidente uscente, Jean-Claude Trichet, la Bce ha «un solo ago sulla propria bussola, quella dell'inflazione». Il rifiuto della Bce di essere il prestatore di ultima istanza ha reso necessaria la creazione di un'istituzione surrogata, il Fondo europeo per la stabilità finanziaria (Efsf). Ma tutti nei mercati finanziari sanno che l'Efsf è troppo debole perché ricopra questo compito - e ha una struttura di governance difficile da avviare.
Forse la cosa più sorprendente circa la missione monocromatica di stabilità dei prezzi della Bce e la sua indifferenza totale per la stabilità finanziaria - e l'interesse ancora minore per il benessere dei lavoratori e per le imprese che mandano avanti l'economia - è il suo allontanamento radicale dalla tradizione delle banche centrali. Le banche centrali moderne sono nate dal collasso del boom del sistema di canali britannico all'inizio degli anni Venti del XIX secolo. Durante la crisi finanziaria e la recessione del 1825-1826, una banca centrale - quella d'Inghilterra - intervenne per proteggere la stabilità finanziaria nel momento in cui l'esuberanza irrazionale del boom si trasformò nel pessimismo e nei rimorsi della recessione.
Nel suo libro Lombard Street, Walter Bagehot ha citato Jeremiah Harman, il governatore della Banca d'Inghilterra durante la crisi degli anni 1825-1826: «Abbiamo dato a prestito... con tutti i mezzi possibili e in modalità mai adottate prima; abbiamo accettato azioni come garanzie, abbiamo comprato dei buoni del Tesoro, abbiamo dato anticipi sui buoni del Tesoro, non solo abbiamo scontato direttamente, ma abbiamo anche dato degli anticipi enormi sui depositi di cambiali, in breve, in ogni modo compatibile con la sicurezza della Banca, e siamo stati più che generosi in molti casi. Vedendo lo stato spaventoso in cui versava il pubblico, abbiamo dato tutta l'assistenza in nostro potere...».
Lo statuto della Banca d'Inghilterra non conferiva l'autorità legale necessaria a intraprendere queste operazioni per la stabilità finanziaria proprie di un prestatore di ultima istanza. Ma la Banca le fece comunque.
Una mezza generazione dopo, il parlamento britannico dibatté circa l'opportunità di modificare lo statuto della Banca in modo da darle esplicitamente i poteri propri a una fonte di credito di ultima istanza. La risposta fu no: garantire un potere esplicito avrebbe voluto dire minare la fiducia nella stabilità dei prezzi, poiché era già «difficile contenere l'emissione eccessiva, il deprezzamento e la frode». In effetti, garantire dei poteri espliciti di prestatore di ultima istanza alla Banca d'Inghilterra avrebbe voluto dire che «il millennio dei mercanti di carta sarebbe stato imminente».
Ma i leader del Parlamento erano anche convinti che l'assenza di un'autorità designata ad agire in quanto prestatore di ultima istanza non avrebbe impedito alla Banca d'Inghilterra di farlo nel momento del bisogno. Come scrisse il First Lord del Tesoro Sir Robert Peel: «Se fosse necessario assumere un'importante responsabilità, oso dire che saremmo disposti ad accettare questa responsabilità».
Le nostre istituzioni politiche ed economiche attuali sono basate sulla scommessa che un mercato decentralizzato fornisca un meccanismo di pianificazione sociale, di coordinazione e di allocazione del capitale migliore di qualsiasi altro siamo stati in grado di concepire finora. Ma fin dall'alba della rivoluzione industriale, parte di questo sistema è stata un'autorità finanziaria centrale capace di tenere in vita la fiducia nel fatto che i contratti saranno rispettati e le promesse mantenute. Svariate volte il ruolo di prestatore di ultima istanza è stato parte indispensabile di questa funzione. Questo è quanto la Bce sta buttando via oggi.
Bradford DeLong, ex assistente del Segretario
del Tesoro degli Stati Uniti,
è docente di Economia presso l'Università
della California a Berkeley
(Traduzione di Roberta Ziparo)
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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda MauroB » 17 nov 2011, 0:35

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ANSA.it > Economia > News Cannata,su debito ora soffrono anche AAA
Problema non e' piu' solo dell'Italia ma dell'Europa
16 novembre, 16:33

(ANSA) - MILANO, 16 NOV - Il problema del debito sovrano non e' ''solo dell'Italia ma anche dell'Europa''. Lo ha detto Maria Cannata, dirigente generale del debito pubblico italiano, nel suo intervento a un convegno sulla crisi del debito sovrano in area euro. ''Ieri - ha spiegato - la Francia ha raggiunto livelli di spread dell'Italia a giugno ed e' aumentato di 30 punti base lo spread su Austria, Finlandia e Olanda. Sono le 'triple A' che iniziano a soffrire''.


http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche ... 67046.html

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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda MauroB » 17 nov 2011, 0:57

!
Finanza e Mercati > In primo piano

Barroso: è crisi sistemica. Necessarie nuove misure. La modifica dei Trattati? Richiede tempo

Il presidente della commissione europea Jose Manuel Durao Barroso (EPA)

«Stiamo fronteggiando una crisi sistemica che richiede un impegno da parte di tutti e potranno essere necessarie nuove misure» Lo ha detto il presidente della Commissione Ue José Barroso all'Europarlamento a dimostrazione dell'estrema preoccupazione con cui Bruxelles sa seguendo gli avvenimenti dei mercati in questi ultimi giorni.

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Lo stesso ha poi frenato su una modifica dei Trattati europei per dare più potere alla Banca centrale europea (fra cui quello di emettere nuova moneta come nelle possibilità delle banche centrali di Stati Uniti, Inghilterra, Svizzera e Giappone). La modifica dei Trattati europei per migliorare la governance «richiede tempo, dunque non può essere una soluzione immediata».


«L'euro non diventerá più forte con la frammentazione dell'Ue» ha poi aggiunto, sottolineando che la moneta unica «è il cuore dell'Europa» e per questo «non richiede nuove istituzioni». Ma in questa fase di crisi i fari sono puntati sulla crescita, senza la quale, ha concluso, «non si esce dalla crisi».

Crisi sistemica, fare di più
«Siamo ora di fronte a una vera e propria crisi sistemica che richiede un impegno anche maggiore da parte di tutti, e questo può richiedere misure utleriori e molto importanti», ha avvertito Barroso. Per questo la Commissione presenterá il 23 novembre a Bruxelles non solo l'annunciato Rapporto annuale sulla crescita, base di lavoro per il secondo semestre europeo per la preparazione delle politiche di bilancio dei 27 per il 2013, ma anche due proposte legislative per rafforzare la sorveglianza nei Paesi in difficoltá e il libro verde sugli Eurobond.

Mentre «entro la fine dell'anno» Bruxelles presenterá anche, ha annunciato il presidente dell'esecutivo Ue, una proposta per rafforzare la voce dell'eurozona a livello internazionale, prevedendo una rappresentazione unica nei forum come per esempio il G20 ma anche il Fmi.

Perché, ha ammonito Barroso, «lasciatemi essere chiaro: tutti i livelli di azione devono essere ora usati senza ritardi». È infatti una «questione di buon senso avere ora una governance economica più forte nell'eurozona e ovviamente anche nell'Ue», per cui «riforme a livello nazionale devono essere completate con strutture appropriate a livello europeo».

Il primo regolamento che Bruxelles presenterá il 23 è relativo a una «sorveglianza accresciuta degli stati membri che hanno seri disturbi finanziari o che richiedono assistenza finanziaria», e «fornirá un'interfaccia tra l'assistenza finanziaria intergovernativa e la sorveglianza basata sui Trattati Ue, portando quindi il tutto nel quadro comunitario». Il secondo regolamento, invece, ha spiegato Barroso, sará per una «sorveglianza rafforzata dei paesi Ue che sono in procedura per deficit eccessivo», stabilendo «passi graduali e condizioni per monitorare le politiche di bilancio nazionale» dando alla Commissione e al Consiglio il potere di «esaminare ex ante la bozza di bilancio» prima della loro adozione da parte dei parlamenti nazionali.


http://www.ilsole24ore.com/art/finanza- ... 5518.shtml

mr.spyder
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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda mr.spyder » 21 nov 2011, 17:55

http://www.ecb.int/stats/euro/circulati ... ex.en.html
ci sono i grafici della circolazione di moneta legale anno per anno.(sono espressi in miliardi)
o non so leggerle io o sono stati emessi solamente 861,973 miliardi?
di cui circa 23 in monetine :shock: (solo l'Italia ha 1900 miliardi di debito)
qualcuno può smentirmelo per favore?? (oltre al grafico,ci sono i pdf scaricabili)
inoltre stiamo parlando di emissione,quindi molte saranno andate perse,ritirate,distrutte,sostituite,ecc.

qui la produzione:
http://www.ecb.int/stats/euro/productio ... ex.en.html
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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda mr.spyder » 21 nov 2011, 18:18

mr.spyder ha scritto:qui la produzione:
http://www.ecb.int/stats/euro/productio ... ex.en.html

2002: 115,005 milioni di euro
2003: 103,613 milioni di euro
2004: 107,984 milioni di euro
2005: 185,850 milioni di euro
2006: 186,000 milioni di euro
2007: 260,000 milioni di euro
2008: 129,252.00 milioni di euro
2009: 475,973.45 milioni di euro
2010: 264,910.50 milioni di euro
2011: 171,273.00 milioni di euro
2012: 184,580.95 milioni di euro

(nota:nessuna banconota da 500 euro prodotta nel 2002,2003,2006,2008 e...2012)

per le monetine ci sono solo 52,502 milioni di euro di monetine de 2002
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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda sandropascucci » 21 nov 2011, 20:39

non c'è legame 1:1 tra la moneta legale e il debito pubblico

specialmente dopo 161 anni..
 - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - -
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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda Francesco Fata » 23 nov 2011, 1:12

In effetti non capisco il motivo del dubbio.
Come dice Sandro non c'è più il legame tra debito pubblico e moneta legale soprattutto perchè lo Stato quando chiede moneta in prestito gli viene erogata esclusivamente (o quasi) moneta fiduciaria tramite accrediti nei conti correnti statali o delle amministrazioni pubbliche.
Voglio troppo bene al popolo per pensare di votare gente che vuole particolarmente bene a se stessa.
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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda mr.spyder » 23 nov 2011, 1:29

ovviamente il dubbio non c'è visto che è una certezza (per i PRIMITivi almeno)
ma leggerlo nero su bianco fa un certo effetto (in area pubblica)
l'ho specificato che le cifre sono intese a livello mondiale???
TRADUKTIONEN X I "forestieri":
con tutte le eurobanconote del mondo,si coprirebbe meno della metà del solo debito pubblico italiano!!
ma a noi che c'e frega,tanto abbiamo ( :lol: ) la terza riserva d'oro del mondo....PER ORA...
Ultima modifica di mr.spyder il 23 nov 2011, 1:33, modificato 1 volta in totale.
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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda kasiacolagrossi » 23 nov 2011, 1:31

che sarebbe la famosa "piccola percentuale" [10% in giù] della moneta in circolazione. però facendo i conti si può arrivare alla moneta bancaria.

184,580.95 milioni di euro - 10%

(tutta la moneta) x - 100 %
---------------------------------------------------
184,580.95 milioni di euro x 100%
----------------------------------------- = x (tutta moneta)
10 %


(mi confondono la virgola e il punto... la cifra avrà un zero in più)




184,580.95 milioni di euro - 10%
(moneta bancaria) x - 90 %
-----------------------------------------------------
184,580.95 milioni di euro x 90%
----------------------------------------- = x (moneta bancaria)
10 %
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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda MauroB » 24 nov 2011, 0:26

!
Germania verita': piu' debiti di Grecia e Italia

di: WSI Pubblicato il 23 novembre 2011| Ora 15:09

La copertina del numero di Handelsblatt dal titolo "La Verita'": contiene l'articolo sul debito tedesco che tanto ancora fa discutere.

New York - "La verita'", cosi' titolava in copertina il giornale tedesco Handelsblatt in un articolo in cui veniva smentito il presunto virtuosismo dei tedeschi in materia fiscale. Il debito reale, se si includono spese per pensioni e sanita' in un paese che deve fare i conti con un invecchiamento della popolazione, sarebbe di 5 mila miliardi piu' alto.

I dati ufficiali per il 2011 fanno stato di 2.000 miliardi, ma secondo il giornale le cifre sarebbero diverse, in quanto nel calcolo non sono incluse le spese per le pensioni, la sanità e l’aiuto alle persone non autosufficienti. Ma l'ammontare reale raggiungerebbe i 7.000 miliardi di euro. La Germania sarebbe dunque indebitata per il 185% del suo prodotto interno lordo e non per l’85% come dichiarato ufficialmente.

A titolo di confronto, il debito della Grecia raggiungerà nel 2012 il 186% del Pil, mentre quello dell’Italia e' al 120%. La soglia critica oltre la quale il debito ostacola la crescita e' il 90% del Pil.

"Nei sei anni passati alla guida del paese Angela Merkel ha creato piu' debito di tutti i cancellieri degli ultimi quarant’anni messi insieme – sottolinea il capo economista del quotidiano – Questi 7 mila miliardi di euro sono un assegno a vuoto firmato dai tedeschi, che verra' pagato dalle generazioni future".


http://www.wallstreetitalia.com/article ... talia.aspx

:o :?: :o

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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda mr.spyder » 24 nov 2011, 10:49

!
La Bce Appello degli economisti internazionali Eurotower ultima arma salva-Stati

16 novembre 2011 — pagina 16 sezione: ECONOMIA
Paul Krugman "La Banca Centrale diventi prestatore di ultima istanza" I DIRIGENTI europei sono troppo preoccupati nel punire i debitori-peccatori per riconoscere che tutto sta franando per la mancanza di un lender of last resort, che non può essere che la Bce. Potevano servire gli eurobond, ma si è visto che è impossibile lanciarli. Si avvicina il momento in cui, anziché una corsa dei cittadini agli sportelli delle banche, ci sarà una corsa delle banche a scaricare i titoli italiani o spagnoli o di qualche altro Paese. Uno scenario apocalittico che si potrebbe evitare solo architettando qualche intervento che coinvolga la Bce cambiandone al più presto la fisionomia. Altrimenti la speculazione minaccia di provocare una serie di uscite traumatiche dall' euro in una reazione a catena incontrollabile: la prossima stazione sarà la Francia. Joseph Stiglitz "Ora Draghi segua l' esempio della Federal Reserve negli Usa" LA STRATEGIA per la Grecia com' era prevedibile non funziona. Se la Bce è così preoccupata che un credit event crei una tempesta, è tempo che assuma un atteggiamento più attivo per risolvere i problemi: eliminare le trattative fuori mercato e non trasparenti dei derivati, assicurare che le banche siano capitalizzate, prevenire le interconnessioni fra gli istituti. Misure che in America la Fed ha intrapreso: se la Bce motiva le sue riluttanze con il fatto che non è un lender of last resort, a maggior ragione va rimosso questo bando per responsabilizzarla nella soluzione della crisi. La Bce deve anche evitare che i fondi provenienti dall' Fmi e dall' Ue abbiamo una seniority maggiore su quelli privati: questi ultimi ovviamente diventano più rischiosi e i tassi salgono. Paul De Grauwe "Immettere tanta liquidità non c' è rischio di inflazione" LA BCE deve assumersi compiti più importanti, è inutile delegarli al fondo salva-Stati. Questo si è rivelato un fallimento per la sua contorta governance con l' obbligo di unanimità e per la cronica sottocapitalizzazione. L' Efsf è uno spreco di risorse: va abolito e i poteri di intervento finanziario vanno dati alla Bce. È l' unica in grado di intervenire con una forza tale, visto che ha risorse illimitate in quanto può battere moneta, da scoraggiare qualsiasi speculazione. Il momento è favorevole: vista la debolezza della congiuntura non c' è pericolo di inflazione e il sistema può sopportare massicce iniezioni di liquidità. Non c' è neanche bisogno di riformare i trattati: la Bce potrebbe prestare più pesantemente alle istituzioni creditizie dei singoli Paesi ottenendo lo stesso risultato. Wolfgang Munchau "Così si apriranno le porte all' emissione di eurobond" DARE alla Bce il potere di lender of last resort è necessario. I paesi dell' euro si trasformeranno da un' unione di singole responsabilità per i debiti sovrani ad un insieme di responsabilità comuni, e magari in un futuro sarebbe possibile l' emissione di eurobond. La Bce sarà il perno intorno al quale costruire finalmente una soluzione comune ai problemi strutturali: si armonizzeranno i settori finanziari; si migliorerà il mercato di prodotti e servizi; si coordineranno le regole del mercato, un' area oggi off-limits. I Paesi dovranno cominciare a coordinare anche le politiche fiscali, e sul lungo termine si potrà pensare a introdurre tasse a livello di eurozona. A differenza del semplice mercato comune, l' eurozona avrà bisogno di un suo ministro delle Finanze. Gregorio De Felice "L' istituto sia finanziatore del fondo per i Paesi in crisi" E' SICURAMENTE opportuno che il ruolo della Bce cresca. Senza affrontare complesse revisioni normative, si può subito consentire il finanziamento della Bce all' Efsf. Il 26 ottobre sono state prese importanti decisioni, dal rafforzamento del fondo fino a 1000 miliardi alla facoltà di finanziare gli aumenti di capitale delle banche, ma se ne è persa traccia: non è chiaro se, come e quando verranno implementate. Il mercato è deluso dalla mancanza di riforme annunciate come salvifiche. C' è poi la possibilità che negli acquisti di titoli la Bce assuma un atteggiamento più aggressivo nel fornire obiettivi di prezzo anziché assecondare il mercato. Deve comunque essere chiaro che i singoli governi nazionali devono fare la loro parte: non si può pensare ad un ruolo taumaturgico della Bce. Nouriel Roubini "È ora di politiche espansive per non pesare su Francoforte" E' TEMPO di affrontare subito le necessarie modifiche dei trattati europei e quindi dello statuto della Bce perché questa diventi a tutti gli effetti e a pieno titolo un lender of last resort sul modello della Fed. Ed è preliminare un' inversione di tendenza della politica tedesca, su due fronti: le modifiche, e poi il far sì che a questa nuova funzione della Bce non si debba mai fare ricorso. Come? Attivando politiche espansive che compensino le restrizioni e l' inevitabile recessione della periferia dell' Europa, Italia compresa. Altrimenti questi Paesi non si riprenderanno mai. E senza crescita sarà impossibile risolvere il problema del debito. La Germania deve attivarsi in tal senso. In questo quadro, la Bce sarebbe probabilmente costretta ad effettuare solo una serie di minimi, o poco più, interventi. Rainer Masera "Ma già oggi fa il possibile per contenere gli spread" sostengono il mercato forzando sulla domanda, creando spazio per emissioni primarie a condizioni più vantaggiose, contribuendo a tenere sotto controllo per quanto possibile gli spread. È fondamentale il sostegno di liquidità alle banche pressate da Basilea 3: la Bce per i limiti statutari, quando presta soldi alle banche, lo fa in modo diretto o più spesso attraverso le banche nazionali con il sistema Target 2. Le banche nazionali presentano un rendiconto periodico a Francoforte, che compensa le partite in perdita. Una procedura messa a rischio dai crescenti importi in gioco. - EUGENIO OCCORSIO

http://ricerca.repubblica.it/repubblica ... tower.html
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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda kasiacolagrossi » 25 nov 2011, 20:34

http://wyborcza.biz/biznes/1,100896,106 ... landu.html

!
Niemcy nie chcą słyszeć o wspólnych obligacjach eurolandu
Tomasz Bielecki, Bruksela 24.11.2011 aktualizacja: 2011-11-23 20:40

Szef Komisji Europejskiej ostro broni euroobligacji przed Berlinem. - Rozsądniej byłoby poczekać z krytyką do dokładnego zapoznania się z naszym pomysłem - mówił wczoraj


Komisja Europejska oficjalnie rozpoczęła wczoraj dyskusję o "obligacjach stabilizujących" (czyli euroobligacjach), ale kanclerz Angela Merkel już na kilka godzin przed wystąpieniem Barrosa obwieściła, że "skupianie się na tym pomyśle jest niewłaściwe". Jako lek na kryzys Berlin promuje bowiem teraz dyscyplinujące poprawki do traktatów UE, a nie "uwspólnianie" długu krajów euro. Choć sprzeciw Niemiec de facto blokuje pomysł euroobligacji, to Barroso nie bez racji przypominał wczoraj, że niejeden pomysł Komisji (np. wzmocnienie EFSF) był najpierw odrzucany, a po kilku miesiącach zatwierdzali go przywódcy UE.

Komisja analizuje pomysł emisji euroobligacji przez unijną instytucję występującą w imieniu krajów euro. Wspólne obligacje obniżyłyby koszty kredytu dla słabszych krajów euro, bo silniejsze (jak Niemcy) niejako użyczałyby im wiarygodności. Miałyby też utrudnić spekulantom ataki na poszczególne kraje euro.

- Mogłoby to prowadzić do jeszcze bardziej beztroskiej polityki budżetowej w niektórych krajach - przekonywał jednak wczoraj niemiecki minister finansów Wolfgang Schäuble. Rosnąca rentowność obligacji istotnie może być narzędziem dyscyplinowania krajów przez rynki, choć akurat w eurolandzie ten mechanizm kompletnie zawiódł, np. w przypadku Grecji. Ateny cieszyły się tanim kredytem aż do kryzysu.

W najradykalniejszym wariancie Komisji euroobligacje miałby całkowicie "uwspólnić" przyszły dług krajów euro. W wariancie pośrednim - tylko do wysokości np. 60 proc. PKB każdego z krajów. Trzecia, jedyna niewymagająca zmian traktatów i zarazem najmniej przekonująca opcja przewiduje, że euroobligacje nie miałyby wspólnych gwarancji eurolandu. Natomiast ich atrakcyjność na rynku miałoby zwiększać m.in. dodatkowe zabezpieczenie (np. rezerwami złota) i przede wszystkim pierwszeństwo spłaty przed innymi zobowiązaniami.

Euroobligacje musiałyby być połączone ze zgodą krajów eurolandu na mocny, najpewniej zapisany w traktatach UE, wzajemny nadzór nad polityką budżetową. Ponadto Komisja zgłosiła projekt przepisów nakazujących krajom euro, by do połowy października przedkładały plany budżetowe (oparte na niezależnych od rządów prognozach) do oceny Komisji i eurogrupy. Bruksela mogłaby prosić o poprawki, ale nie miałaby prawa weta.

Komisja chce też wzmocnionych kontroli nie tylko w krajach korzystających z pomocy funduszu ratunkowego (i spłacających tę pomoc), ale też w państwach, w których zdaniem Brukseli występują "poważne zagrożenia dla stabilności finansowej". Teraz pod takim nadzorem znajdują się Włochy, choć nie ma to umocowania w prawie unijnym. Te propozycje wzmacniają zapisy "unijnego sześciopaku" przewidującego sankcje finansowe za uporczywe lekceważenie zaleceń Brukseli.

Ostrzejsze reformy powinien zaproponować szef Rady Europejskiej Herman Van Rompuy na grudniowym szczycie UE. Berlin chce, by euroland mógł blokować złe plany budżetowe krajów, które korzystają z pomocy funduszu ratunkowego.

Wczorajsza nieudana aukcja niemieckich obligacji (Berlin sprzedał na akceptowalnych warunkach papiery za 3,64 mld z planowanych 6 mld euro) - dowód rosnącej nerwowości rynków - sprawiła, że od debat o reformach traktatów bardziej palące stały się pytania, jak i za co ratować euroland w najbliższych tygodniach. Paryż wrócił do postulatów o pożyczkach z EBC lub nawet druku pieniędzy, ale Berlin nadal jest przeciw.






::
Germania non vuole sentir parlare di Eurobond
Tomasz Bielecki, Bruxelles 2011/11/24 modifica: 2011/11/23 20:40

Capo della Commissione europea difende fortemente Eurobond di fronte a Berlino. - Sarebbe più saggio attendere la critica fino alla conoscenza della nostra idea - ha detto ieri

La Commissione europea ha lanciato ufficialmente ieri un dibattito su "obbligazioni di stabilizzazione" (cioè eurobbligazioni), ma il cancelliere Angela Merkel, già qualche d'ore prima del intervento di Barroso, ha annunciato che "l'attenzione su questa idea è sbagliata». Come rimedio per la crisi ora Berlino promuove disciplinanti modifiche ai trattati dell'UE, e non "unione" il debito dei paesi dell'euro. Anche se opposizione della Germania de facto blocchi l'idea di Eurobond, non è senza ragione che Barroso ha ricordato ieri che più di una idea della Commissione (ad esempio il rafforzamento del EFSF) è stata prima rifiutata, e dopo alcuni mesi accolta con i leader europei.


La Commissione esamina l'idea di emettere Eurobond da un'istituzione dell'Unione europea che agisce per conto dei paesi dell'euro. Le obbligazioni comuni avrebbero abbassato il costo del credito per i paesi più deboli dell'euro, perché i più forti (come la Germania) in qualche modo presterebbero la loro credibilità. Ostacolerebbe inoltre gli attacchi degli speculatori sui singoli paesi dell'euro.

- Questo potrebbe portare ad ancora più incurante politica fiscale di alcuni paesi - ha insistito ieri il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schäuble. L'aumento dei rendimenti obbligazionari può effettivamente essere uno strumento per disciplinare i paesi attraverso mercati, anche se proprio nella zona euro questo meccanismo ha completamente fallito, per esempio, nel caso della Grecia. Atene ha percepito il credito a basso costo fino alla crisi.

Nel più radicale variante della Commissione, Eurobond "unirebbe" in futuro il debito dei paesi dell'euro. Nel variante intermedio - per esempio, solo fino al 60 % del PIL di ciascun paese. In terzo luogo, l'unico che non richiede modifiche ai trattati ed è anche variante meno convincente, prevede che l'eurobond non avrebbe garanzie congiunte della zona euro. Tuttavia, la loro attrattiva sul mercato avrebbe dovuto aumentare fra l'altro, le sicurezze aggiuntive (come le riserve d'oro), e soprattutto la priorità del pagamento davanti gli altri impegni.

Eurobond dovrebbero essere collegato con il consenso dei paesi della zona euro, più sicuro scritta nei trattati dell'UE, sorveglianza reciproca delle politiche di bilancio. Inoltre, la Commissione ha notificato il progetto di norme che richiedono ai paesi di euro, entro la metà di ottobre, la priorità dei piani di bilancio (sulla base di proiezioni indipendente dai governi) per la valutazione della Commissione e l'Eurogruppo. Bruxelles potrebbe chiedere degli emendamenti, ma non avrebbe alcun potere di veto.

La Commissione vuole anche un maggior controllo non solo nei paesi che ricevono aiuto dal fondo di salvataggio (e rimborsano gli aiuti), ma anche nei paesi dove secondo Bruxelles ci sono "seri rischi per la stabilità finanziaria". Ora, soggetta a tale vigilanza è Italia, anche se questo non ha alcun fondamento nel diritto comunitario. Queste proposte rafforzare le disposizioni di "dell'UE six-pack", che prevede sanzioni pecuniarie per persistente trascuratezza delle raccomandazioni di Bruxelles.

Più severe riforme dovrebbe proporre capo del Consiglio europeo Herman Van Rompuy al vertice di dicembre dell'UE. Berlino vuole essere in grado di bloccare i mal piani di bilancio dei paesi dell'euro che beneficiano del fondo di salvataggio.
Infruttuosa l'asta di ieri delle obbligazioni tedesche (Berlino ha venduto i titoli a condizioni accettabili per la prevista 3,64 miliardi da 6 miliardi di euro) - la prova del nervosismo crescente dei mercati - ha fatto sì che il dibattiti sulla riforma dei trattati sono diventati domande più pressanti su come e cosa salvare in Eurolandia nelle prossime settimane. Parigi tornò alle richieste di prestiti dalla BCE o addirittura stampare soldi, ma Berlino è ancora contro di essa.
Ultima modifica di kasiacolagrossi il 28 nov 2011, 13:21, modificato 1 volta in totale.
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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda kasiacolagrossi » 25 nov 2011, 20:40

http://wyborcza.biz/biznes/1,100896,107 ... ie_by.html

!
Paryż z Berlinem zmienią traktakty europejskie by ratować euro
Tomasz Bielecki, Bruksela 25.11.2011 aktualizacja: 2011-11-24 20:57


Francja i Niemcy przygotują wspólny projekt zmian w traktatach UE przed 9 grudnia. - Powstrzymamy się od wysuwania żądań wobec Europejskiego Banku Centralnego. Szanujemy jego niezależność - powiedział w czwartek prezydent Nicolas Sarkozy.


Francuski pomysł to wzmocnienie funduszu ratunkowego eurolandu EFSF pożyczkami z EBC, radykalne zwiększenie skali (lub co najmniej taka deklaracja) interwencyjnego skupu obligacji zagrożonych krajów euro na otwartym rynku (w celu zbicia ich rentowności). Paryż myśli nawet (to zapewne wymagałoby zmiany traktatu) o uczynieniu z EBC pożyczkodawcy ostatniej instancji dla rządów euro. To oznaczałoby zgodę na kryzysowy dodruk pieniądza - jak robi to amerykański bank centralny Fed.


Sarkozy forsował poszerzenie misji EBC już przed październikowym szczytem eurolandu, ale napotkał wówczas twardy opór Merkel - ciężkie spory przesunęły datę szczytu euro, ale Paryż musiał ustąpić.

Od tego czasu kryzys rozlał się na Włochy, ponownie atakuje Hiszpanię, a nawet wprowadził nerwowość na rynku niemieckich papierów.

Ponadto jest już jasne, że nie wypalą pomysły z ostatniego szczytu euro na wzmocnienie EFSF za pomocą inżynierii finansowej oraz inwestycji z Chin czy Brazylii. Francuski minister finansów François Baroin sygnalizował zatem od kilku dni, że Paryż ponownie będzie próbować nakłonić Niemców do złagodzenia stanowiska na temat EBC.

Jednak Merkel znów nie ustąpiła w sprawie niemieckiej koncepcji banku centralnego, który ma bronić przed inflacją, a nie pomagać rządom przez masowy skup ich obligacji czy też druk pieniądza.

- Niemcy i Francja mają różną historię, która rzutuje na stosunek do EBC - tłumaczył Sarkozy. Hiperinflacja przyczyniła się do zapaści w międzywojennych Niemczech, co pomogło dojść do władzy faszystom. Berlin do dziś tą traumą tłumaczy swój lęk przed inflacją i łamaniem rygorystycznie pojmowanej niezależności EBC.

Strasburskie spotkanie Merkel, Sarkozy'ego i Montiego nie dało odpowiedzi, za co ratować euroland, skoro nie można liczyć na aktywniejszą rolę EBC. Zwłaszcza że Merkel powtórzyła swój sprzeciw wobec częściowego uwspólnienia długu krajów euro przez emisję euroobligacji.

Niemiecką receptą na kryzys jest szybka zmiana traktatów UE, która zaprowadziłaby większą koordynację i dyscyplinę budżetową w eurolandzie.

Berlin - to na razie nieoficjalne informacje - chciałby pozywać rządy psujące budżet przed unijny trybunał w Luksemburgu, a nawet dać eurolandowi prawo weta wobec złych decyzji budżetowych krajów objętych pomocą finansową.

Wczoraj Sarkozy i Merkel ogłosili, że wspólnie wypracują projekt poprawek przed szczytem UE z 9 grudnia. Choć zmiany dotkną tylko kraje euro, to będą wymagać zatwierdzenia przez wszystkie 27 państw UE, bo na razie oddalił się pomysł, by zmiany zapisać w odrębnej umowie dla krajów eurolandu.

Nowy włoski premier Mario Monti wykorzystał spotkanie, by nie tylko opowiedzieć o planowanych cięciach i reformach, ale też włączyć się - jak szef rządu trzeciej gospodarki euro - w debaty o reformie eurolandu, do których Berlusconi zupełnie nie miał głowy. Merkel, Sarkozy i Monti spotkają się - jeszcze przed szczytem UE - w Rzymie, by znów rozmawiać o nowelizacji traktatów. To ma osłabić zarzuty o zbytniej dominacji niemiecko-francuskiego duetu w UE.


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Parigi a Berlino cambiare traktakty europea per salvare l'euro
Tomasz Bielecki, Bruxelles 2011/11/25 modifica: 2011/11/24 20:57


Francia e la Germania prepara un progetto congiunto di cambiamenti nei trattati dell'UE prima del 9 dicembre. - Espellere si asterranno dal crediti nei confronti della Banca centrale europea. Noi rispettiamo la sua indipendenza - ha detto Giovedi presidente Nicolas Sarkozy.


L'idea francese è quello di rafforzare la zona euro soccorso fondo di prestiti EFSF da parte della BCE, il drammatico aumento della scala (o almeno tale dichiarazione), intervento per i paesi più vulnerabili delle obbligazioni in euro sul mercato aperto (al fine di rompere la loro redditività). Parigi pensato (probabilmente richiederebbe una modifica del Trattato) di fare del creditore della BCE di ultima istanza per i governi dell'euro. Ciò significa accettare la crisi ristampa soldi - come fa la banca centrale americana FED.


Sarkozy ha spinto per l'ampliamento della missione della BCE prima del vertice di ottobre della zona euro, ma poi incontrato una dura resistenza Merkel - controversie gravi spostato la data del picco l'euro, ma Parigi ha dovuto dimettersi.

Da allora, la crisi versato in Italia, la Spagna ha attaccato di nuovo, e persino introdotto il nervosismo del mercato tedesco dei titoli.

Inoltre, è già chiaro che le idee non bruciano fuori dalla vetta ultima dell'euro per rafforzare EFSF utilizzando ingegneria finanziaria e di investimento in Cina o in Brasile. Ministro delle Finanze francese Francois Baroin quindi segnalato alcuni giorni fa, che Parigi sarà ancora una volta cercare di convincere i tedeschi ad alleviare la posizione della BCE.

Ma la Merkel ha dato modo ancora una volta, non sul concetto tedesco di una banca centrale, che è quello di difendere contro l'inflazione, e non per assistere i governi della massa comprare le loro obbligazioni o stampare moneta.

- Germania e Francia hanno una storia diversa, che ha un effetto sul rapporto della BCE - ha spiegato Sarkozy. L'iperinflazione ha contribuito al crollo della Germania tra le due guerre, che ha aiutato i fascisti al potere. Berlino è ancora il trauma spiega il suo timore di inflazione e di rottura rigorosamente compresa l'indipendenza della BCE.

Strasburgo incontro Merkel, Sarkozy e Monti non poteva rispondere per quello che per salvare Eurolandia, se non può contare sul ruolo attivo della BCE. Tanto più che Merkel ripetuto la sua opposizione al parziale uwspólnienia debito dei paesi euro mediante emissione di Eurobond.

Ricetta tedesca di crisi è il rapido cambiamento nei trattati dell'Unione europea, che zaprowadziłaby maggiore coordinamento e la disciplina di bilancio nell'area dell'euro.

Berlino - le informazioni non ufficiali sul caso - citare in giudizio il governo vuole rovinare il bilancio dell'UE davanti al tribunale di Lussemburgo, e anche dare eurolandowi di veto sulle decisioni di bilancio male i paesi coperti dagli aiuti finanziari.

Sarkozy e Merkel ieri ha annunciato che insieme sviluppano progetti di modifica prima del vertice UE del 9 dicembre. Anche se i cambiamenti riguardano solo i paesi dell'euro, sarà necessaria l'approvazione da tutti i 27 paesi dell'UE, per quanto respinto l'idea che i cambiamenti siano salvati in un accordo separato per i paesi dell'Eurozona.

Il nuovo primo ministro italiano Mario Monti usato l'incontro non solo per parlare dei tagli previsti e le riforme, ma anche incluso - come il terzo capo di governo dell'economia dell'euro - nel dibattito sulla riforma della zona euro, che Berlusconi aveva assolutamente la testa. Merkel, Sarkozy e Monti soddisfare - anche prima del vertice UE - a Roma, per parlare ancora una volta circa la modifica dei trattati. Questo ha indebolito le accuse di indebito predominio franco-tedesco duo nell'UE.
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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda kasiacolagrossi » 27 nov 2011, 18:10

mr.spyder ha scritto:
mr.spyder ha scritto:qui la produzione:
http://www.ecb.int/stats/euro/productio ... ex.en.html

2002: 115,005 milioni di euro
2003: 103,613 milioni di euro
2004: 107,984 milioni di euro
2005: 185,850 milioni di euro
2006: 186,000 milioni di euro
2007: 260,000 milioni di euro
2008: 129,252.00 milioni di euro
2009: 475,973.45 milioni di euro
2010: 264,910.50 milioni di euro
2011: 171,273.00 milioni di euro
2012: 184,580.95 milioni di euro

(nota:nessuna banconota da 500 euro prodotta nel 2002,2003,2006,2008 e...2012)

per le monetine ci sono solo 52,502 milioni di euro di monetine de 2002



hmm.... una domandina... ma questi sono emessi solo dalla BCE o i valori sono accumulati tra la BCE e BCN ?

http://www.ecb.int/ecb/educational/fact ... 14.it.html

>
>
Emettono le banconote in euro congiuntamente con la BCE: l’emissione delle banconote è di competenza sia della BCE sia delle BCN; queste ultime si occupano dell’immissione in circolazione dei biglietti. Le BCN soddisfano la domanda di banconote in euro attraverso gli ordini di produzione annuali e la gestione delle scorte a livello di Eurosistema; entrambe le funzioni sono coordinate dalla BCE. Le BCN adottano, infine, le misure utili al conseguimento di un’elevata qualità dei biglietti in circolazione e all’analisi delle contraffazioni.


http://www.ecb.int/ecb/educational/fact ... 01.it.html

>
>
Alla fine del 2009 circolavano intorno a 12,7 miliardi di banconote per un valore di 767 miliardi di euro.



http://www.ecb.int/stats/euro/circulation/html/index.en.html

* (è lo stesso della citazione di Antonio)
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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda kasiacolagrossi » 29 nov 2011, 20:07

http://www.oenb.at/de/rund_ums_geld/bar ... :14-159211

>
>
Euro-circolazione

Le informazioni sul pezzo e la circolazione valore delle banconote e monete in euro in base alla zona euro mensilmente dalla Banca centrale europea. Essi si basano su informazioni fornite dalle banche centrali nazionali dell'area dell'euro. Gli effettivi quantitativi dei valori alla fine del mese sono disponibili dal 20 il mese successivo sono disponibili.

Data: 31 Ottobre 2011
A partire dal 31 Ottobre 2011 , 14,4 miliardi di banconote per un valore di EUR 864,4 miliardi e 97,1 miliardi monete con un valore di EUR 22,9 miliardi in circolazione. Nel complesso, le banconote in euro in circolazione ammontano quindi a 887,3 miliardi di euro.
Rispetto al mese precedente (settembre 2011), il valore delle banconote e monete in circolazione, è salito nella zona euro nel mese di ottobre al 0,82 % . Rispetto a ottobre dello scorso anno la circolazione è aumentato di 6, 05 % .
La figura seguente mostra l'evoluzione della circolazione della zona euro dopo l'introduzione dell'euro.

Immagine

Le seguenti due figure mostrano il numero di banconote e monete in circolazione per Denominazione:

Immagine

Immagine



traduzione con google

fine OT
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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda mr.spyder » 1 dic 2011, 13:28

!
Crisi: Boe si prepara a default euro
Banca centrale inglese prepara piano emergenza
01 dicembre, 12:08

Crisi: Boe si prepara a default euro (ANSA) - ROMA, 1 DIC - Il capo della Bank of England Sir Mervyn King ha detto che le autorita' finanziarie britanniche stanno preparando piani di emergenza di fronte alla possibilita' di un default o di una rottura dell'eurozona.
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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda mr.spyder » 1 dic 2011, 13:32

!
Economia
Percorso:ANSA.it > Economia > News
Draghi: non escluso cambiamento trattati
Presidente Bce parla a Parlamento europeo
01 dicembre, 10:40

Draghi: non escluso cambiamento trattati (ANSA) - BRUXELLES, 1 DIC - ''Un cambiamento dei trattati non va escluso''. Lo ha detto il presidente della Bce, Mario Draghi, parlando davanti alla plenaria del Parlamento europeo a Bruxelles.


MA COME??
ma non era impossibile???
ma allora,se si possono cambiare,CAMBIAMO IN FAVORE DEL POPOLO NO?
....aah,già...il popolo non sa neanche quale sia il problema,figuriamoci proporre una "soluzione"...
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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda mr.spyder » 7 dic 2011, 15:17

!
Il paracadute europeo è sempre meno sicuro

di Isabella Bufacchi
07 dicembre 2011
Se il fondo di stabilità Efsf dovesse perdere la "AAA" di Standard & Poor's, il suo costo della raccolta sui mercati lieviterebbe (due triple A di Moody's e Fitch sono meno di tre triple A) e di conseguenza i suoi prestiti erogati a Portogallo, Irlanda e prossimamente alla Grecia verrebbero concessi a tassi più elevati. Il beneficio del "salvataggio" attraverso l'Efsf, cioè il risparmio sulla spesa per interessi degli Stati soccorsi, verrebbe ridimensionato e il piano di rientro e consolidamento dei conti pubblici portoghesi, irlandesi e greci rischierebbe di diluirsi. La "AAA" dell'Efsf non è dunque una scelta solo politica, non è un fiore all'occhiello di un'Eurozona altrimenti dal look dimesso, ma è una necessità.

La probabilità che l'Efsf perda una delle sue "AAA", quella di S&P's, da ieri è molto concreta. Il managing director dell'agenzia di rating per il debito sovrano Ue Moritz Kraemer ha scandito in conferenza stampa che l'Efsf dipende, in virtù delle sue garanzie, integralmente dalla tripla "A" dei suoi garanti. Basterebbe che uno soltanto degli Stati garanti perdesse la "AAA" (di uno o due gradini) per portare il rating dell'Efsf al suo nuovo livello, quindi uno o due notches più basso. Un problema. Già da qualche tempo i costi della raccolta dell'Efsf, nonostante le triple "A" di S&P's, Moody's e Fitch, sono saliti, pagando un premio importante sopra i rendimenti dei titoli di Stato tedeschi.

A rischio la tripla A del salva-Stati

Questo spread è in parte fisiologico. Gli Efsf-bond sono emessi per piccole quantità e quindi pagano un premio di illiquidità, il differenziale tra il prezzo di acquisto e di vendita è più ampio rispetto a quello di un titolo di Stato benchmark: e dopo tutto questo gran parlare, in circolazione attualmente si vedono solo quattro Efsf-bond per un totale di 12,5 miliardi con un massimo di 3,7 miliardi e minimo di 2,2 miliardi per emissione. In aggiunta, le obbligazioni Efsf rappresentano una forma di bond strutturato perché nel caso di "default", non scatterebbe una procedura lineare di un solo Stato che sborsa direttamente ma sarebbe chiamato in causa un gruppo di Stati. L'ampio spread tra gli Efsf-bond e i Bund, tuttavia, oltre al premio per l'illiquidità e per la struttura, ha riflesso negli ultimi tempi la presa di distanza dei grandi portafogli internazionali nei confronti dell'euro e delle istituzioni europee. E se S&P's privasse il fondo di stabilità salva-Stati di una tripla "A", questo strumento verrebbe in qualche misura ulteriormente ridimensionato.

La via d'uscita c'è per salvare la "AAA" dell'Efsf . Kraemer stesso, e il comunicato S&P, hanno indicato la strada. L'affidabilità creditizia dell'Efsf dovrebbe essere potenziata con forme di garanzia supplementari, esterne però agli Stati eventualmente declassati ex-AAA. «Non esistono garanzie con rating "AA+" che possano portare alla "AAA", quale che sia il loro ammontare», ha messo in chiaro Kraemer. All'Efsf servirebbe il supporto di una tripla "A" esterna: potrebbe essere quella implicita dell'Fmi o della Bce?
http://www.ilsole24ore.com/art/finanza- ... d=AaQAJ4RE

traduzione:ALTRO DEBITO CON ORGANI SOVRANAZIONALI

chi può tradurre questo? http://www.ilsole24ore.com/pdf2010/Sole ... e0503a9a7b
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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda sandropascucci » 7 dic 2011, 16:02

che figata!!

ma chi legge capisce pienamente di che FUFFA si parla o no?

è come dire che il salvagente abbisogna di ulteriore elemento per restare a galla..

in pratica questo salvagente non è di materiale galleggiabile, che INTRINSECAMENTE può stare a galla MA, a sua volta, è a rischio naufragio..

un po' come gettare a uno che sta per affogare una ciambella di piombo legata a una corda..
se la corda tiene AAA_llora il poveretto si salva, aggrappandosi al tondo piombo..
ma se la corda cede va giù lui, il piombo e il pezzetto di corda strappato..

che gran ridere!!

(si fa per dire..)
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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda mr.spyder » 7 dic 2011, 16:33

se vuoi sbellicarti ancora un poco qui ne hai da leggere: http://www.lagazzettadeglientilocali.it ... ntrata.pdf
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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda mr.spyder » 7 dic 2011, 17:08

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Bce:domani potrebbe varare nuove misure
Si prevede estensione prestiti a banche


Bce:domani potrebbe varare nuove misure (ANSA) - ROMA, 7 DIC - La Bce domani potrebbe annunciare misure straordinarie per stimolare i prestiti tra le banche e far ripartire la ripresa economica. Lo riferiscono fonti vicino all'operazione. Le opzioni prevedono un allentamento delle garanzie bancarie, che Francoforte chiede per erogare credito, e l'estensione a due anni dei prestiti. Quest'ultima scelta potrebbe incoraggiare le banche a concedere credito ad aziende e famiglie e quindi allentare la stretta creditizia.
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche ... 25502.html

traduzione del neretto:fate 'mpò come ve pare,mentre invece sono scettico sul condizionale potrebbe incoraggiare le banche a concedere credito ad aziende e famiglie e quindi allentare la stretta creditizia.
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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda mr.spyder » 7 dic 2011, 17:13

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Fondo Efsf lancia bond a breve termine
Regling, non sostituira' emissioni durata piu' lunga
07 dicembre, 17:01

Fondo Efsf lancia bond a breve termine (ANSA) - ROMA, 7 DIC - Il fondo salva-Stati Efsf lancera', entro la fine dell'anno, bond a tre, sei e dodici mesi, allo scopo di aumentare la flessibilita' del fondo. ''Il nuovo programma a breve termine e' in linea con l'ampliamento delle attivita' - ha detto l'amministratore delegato del Efsf Klaus Regling - e non sostituira' quello a lungo termine ma gli dara' piu' flessibilita'''. Le aste saranno aperte a tutti i membri del Efsf Market Group, che al momento riunisce 47 istituzioni internazionali.
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche ... 98630.html


insomma le frustate al popolo-schiavo arriveranno con una frusta più flessibile....fiuuu,che culo!
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