bernake uomo dell'anno

..ovvero le puttanate ufficiali propagandate dal Sistema Mediatico di IGB
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Biro5
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bernake uomo dell'anno

Messaggioda Biro5 » 16 dic 2009, 16:55

Marco Savino

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Alberto Prandini

Re: bernake uomo dell'anno

Messaggioda Alberto Prandini » 16 dic 2009, 19:48

La sua leadership creativa ha contributo a fare in modo che il 2009 sia stato un periodo di debole ripresa anzichè di depressione catastrofica e oggi continua a detenere un potere senza pari sul nostro denaro, i nostri posti di lavori, i nostri risparmi e il nostro futuro come nazione. Le decisioni da lui prese, e quelle che prenderà in futuro determineranno il nostro percorso verso la prosperità, la direzione della nostra politica e la nostra relazione con il mondo

ahahah creativa?

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Christian Tambasco

Re: bernake uomo dell'anno

Messaggioda Christian Tambasco » 17 dic 2009, 9:07

Alberto Prandini ha scritto:La sua leadership creativa ha contributo a fare in modo che il 2009 sia stato un periodo di debole ripresa anzichè di depressione catastrofica e oggi continua a detenere un potere senza pari sul nostro denaro, i nostri posti di lavori, i nostri risparmi e il nostro futuro come nazione. Le decisioni da lui prese, e quelle che prenderà in futuro determineranno il nostro percorso verso la prosperità, la direzione della nostra politica e la nostra relazione con il mondo
....................................


esattamente quello che mi aveva colpito...ma si leggono? e chi legge cosa CI legge?

la NOSTRA vita nelle mani di un uomo? un gruppo? un ruolo? pazzi loro che scrivono noi che leggiamo e rimaniamo indifferenti..... leadership creativa? mavvaf...
pure artisti li famo diventà sti economisti

ciao Christian

sandropascucci
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Re: bernake uomo dell'anno

Messaggioda sandropascucci » 17 dic 2009, 9:47

beh.. sapete.. io un po' li capisco..

da qui:

"Bernanke, secondo la motivazione che ha dato la rivista, «è stato protagonista nel guidare la più importante economia del mondo. La sua leadership creativa ha contributo a fare in modo che il 2009 sia stato un periodo di debole ripresa anzichè di depressione catastrofica e oggi continua a detenere un potere senza pari sul nostro denaro, i nostri posti di lavori, i nostri risparmi e il nostro futuro come nazione."

a qui: "Le decisioni da lui prese.."

è il solito appecoronamento servile di chi mangia dalla mano di IGB.. voglio dire.. lo abbiamo già visto..

ma questo:

"e quelle che prenderà in futuro.."

è proprio buttarsi dei trucioli di ferro sul culo e dire: "serviti pure mio signore et padrone"

che cazzo ne sai cosa sarà il FUTURO? ma io boh..
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Karlrex

Re: bernake uomo dell'anno

Messaggioda Karlrex » 23 gen 2010, 17:11

L'uomo dell'anno scarikato?? mah!! Obama gli darebbe anche il suo.. :mrgreen:
http://www.ilgiornale.it/economia/berna ... comments=1

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Re: bernanke uomo dell'anno

Messaggioda Karlrex » 25 gen 2010, 6:46

Continua ancora la stagione teatrale sulla riconferma di Bernanke(governatore) alla guida della Divina "FED"..Sti americani, ti credo che hanno inventato l' Oscar :lol:
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche ... 76108.html

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Karlrex

Re: bernake uomo dell'anno

Messaggioda Karlrex » 25 gen 2010, 13:45

Dopo il siparietto Bernanke si confermerà uomo dell'a(n)no :mrgreen:
http://www.ilgiornale.it/economia/usa_f ... comments=1

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Karlrex

Re: bernake uomo dell'anno

Messaggioda Karlrex » 28 gen 2010, 9:16

E' confermato che è di nuovo lui governatore.Indovinate da chi è stato rieletto?
Così come Draghi e tutti gli altri alla faccia di chi dice che è il parlamento ad eleggerli, ma andate và..
http://borsaitaliana.it.reuters.com/art ... UE20100127

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Karlrex

Re: bernake uomo dell'anno

Messaggioda Karlrex » 31 gen 2010, 14:11

E il senato usa si inchina(90°): Qui la conferma ufficiale con video relativo
http://www.corriere.it/economia/10_genn ... aabe.shtml

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Re: bernake uomo dell'anno

Messaggioda Karlrex » 2 feb 2010, 12:34

E Bini Smaghi con la leccata di culo ribadisce l'indipendenza(chi comanda) della BCE!
http://www.libero-news.it/regioneespanso.jsp?id=338669

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lillifata
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Re: bernake uomo dell'anno

Messaggioda lillifata » 11 feb 2010, 6:01

Bernanchione bello dichiara che a presto si prepara una simpatica strategia per drenare liquidità e spingere gli istituti di credito a conservare al calduccio della FED gli eccessi di liquidità, ammaliati dagli invitanti tassi di sconto che presto aumenteranno.
Il tutto a scapito di imprese e privati. manco a dirlo, và.
Così dice.
!
Bernanke: «Presto possibile
il rialzo dei tassi di sconto»

Ben Bernanke, presidente della Federal reserve americana, non ha parlato. Il testo del discorso lo ha depositato al Congresso, rinviando l'audizione con i congressmen a causa della tempesta di neve che sta flagellando Washington. Le parole scritte dal governatore, tuttavia, hanno un peso specifico notevole e promettono di produrre non poche conseguenze.

Bernanke, infatti, ha detto che la Fed potrebbe optare per un aumento del tasso di sconto «presto». Un aumento che, comunque, sarebbe «modesto». Sono parole importanti. Non tanto per l'ammissione che il costo del denaro, quando l'economia avrà dato segni sufficienti di ripresa, verrà alzato, quanto per quell'avverbio temporale, «presto», che rafforza l'idea di una banca centrale americana che si appresta a realizzare l'inizio della exit strategy.

Nell'intervento, Bernanke spiega che il tasso pagato agli istituti che lasciano i loro eccessi di liquidità presso la banca centrale potrebbe salire per qualche tempo con l'effetto dunque di incoraggiare le banche a privilegiare questo strumento di investimento a scapito dei prestiti a privati e aziende. Così facendo dunque la Riserva federale mirerebbe a ridurre la quantità di credito in circolazione allo scopo di scongiurare un surriscaldamento dell'economia e una ripresa dell'inflazione senza tuttavia agire direttamente sul costo del denaro.

Il tasso di sconto diventerebbe dunque in questa fase della congiuntura lo strumento privilegiato per una prima fase per ridurre l'eccesso di credito in circolazione nel sistema finanziario ed avviare di conseguenza la exit strategy. La Fed inoltre potrebbe aumentare lo spread tra il tasso di sconto che applica alle banche per i fondi di emergenza e i tassi interbancari a breve.

«È possibile - scrive ancora Bernanke - che la Federal reserve usi per qualche tempo il tasso di interesse pagato sugli eccessi di liquidità come strumento principale per la sua politica monetaria». Nessuna decisione finale a riguardo è stata tuttavia ancora presa. Al momento la Fed paga lo 0,25% sulle riserve per oltre 1100 miliardi di dollari degli istituti privati detenuti nei suoi forzieri.

Agendo sul tasso di sconto, inoltre, Bernanke ritiene che si possa determinare di conseguenza un aumento dei tassi ai quali le banche si prestano denaro a vicenda, con il risultato di una riduzione dell'eccesso di speculazione. Bernanke esclude inoltre nell'intervento che la banca centrale possa cedere a breve qualcuno degli asset rilevati dalle banche nel corso della crisi ed esclude che la Fed possa registrare una perdita sul prestito concesso ad Aig.




http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLi ... iew=Libero

E poi vedete anche:
!
La Fed drenerà liquidità alzando i tassi sulle riserve
di Riccardo Sorrentino

È una piccola rivoluzione. Inevitabile, dopo la crisi e il diluvio di liquidità: la Federal reserve potrebbe cambiare il suo principale strumento di politica monetaria. I Fed funds potrebbero andare in soffitta, o almeno passare in secondo piano, e lasciare il posto ai tassi sulle "riserve in eccesso", quelli che le aziende di credito depositano volontariamente alla banca centrale.

La Fed ha infatti un problema. Quando dovrà alzare i tassi - un'eventualità lontana, ma prevedibile - e quindi ritirare parte del diluvio di liquidità messa in circolazione per contrastare la crisi i Fed funds saranno un'arma spuntata. Già nei momenti di grande turbolenza hanno mostrato tutti i loro limiti e hanno spinto la banca centrale a inventare nuovi strumenti.
Hanno infatti accesso a quei fondi, e a quei tassi, un numero limitato di aziende di credito: i 21 primary dealers, che fanno in buona sostanza da filtro verso il sistema bancario. Alle operazioni della Bce, per fare un confronto, partecipa invece qualche centinaio di istituti. È evidente che, con la massa di denaro in circolazione, alzare i Fed funds significa incidere su una porzione limitatissima del costo del denaro, con effetti molto indiretti su tutta la struttura dei tassi.

L'alternativa - che, secondo The Wall Street Journal, il presidente Ben Bernanke potrebbe presentare domani al Congresso - è quella di elevare i tassi pagati dalla Fed sulle riserve in eccesso, quelle che superano la soglia delle riserve obbligatorie (pari al 10% dei conti correnti) mantenute dalle aziende di credito presso la banca centrale per facilitare i pagamenti interbancari. Oggi quel tasso è allo 0,25%; portarlo, per esempio, all'1% significherebbe disincentivare tutte quelle operazioni, a cominciare dalla concessione di credito, per le quali si prevede un rendimento inferiore, uguale, o persino leggermente superiore: perché rischiare se la Fed concede quel rendimento senza incertezze? «Se dovessimo alzare i tassi pagati sulle riserve in eccesso aumenteremmo il prezzo del credito. Questo, a sua volta, ridurrebbe la domanda di credito», ha spiegato William Dudley, presidente della Fed di New York; ma già ad aprile 2009, il vicepresidente della Fed di Washington Donald Kohn aveva fatto riferimento all'uso dei tassi sulle riserve.

Il sistema è quello usato dalla Nuova Zelanda, un laboratorio da tempo sotto la lente d'ingrandimento della Fed (si veda Il Sole 24 Ore del 7 giugno 2009). La New Zealand Reserve Bank ha fatto aumentare le dimensioni del suo bilancio - come hanno poi fatto tutte le altre banche centrali - fin dal 2006: lo ha quadruplicato, allo scopo di gestire meglio il mercato interbancario, senza creare iperinflazione come qualcuno temeva.

Come? Ha tenuto relativamente alto il rendimento pagato sulle riserve - che a Wellington sono tutte volontarie - il quale ha funzionato da "pavimento" per tutti gli altri tassi. La liquidità è fluita copiosa, al livello desiderato dal sistema, e i prezzi non sono volati verso l'alto. «Questo è coerente con la teoria economica standard», ha spiegato in una sua ricerca Feroli di JPMorgan che ha aggiunto «gli aumenti di base monetaria attraverso operazioni di mercato aperto influenzano l'inflazione solo se essi incidono sui tassi di interesse». È, questo, un esperimento prezioso per la Fed.

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLi ... dfb80e97d5

e un refresh:

!
Borse, il freno della Fed
e l'ottimismo degli economisti
di Walter Riolfi

16 Gennaio 2010

C'è qualcosa che non quadra tra il comportamento della Fed e le previsioni degli economisti. Perché mentre la prima non perde occasione per manifestare una inusitata prudenza sulla ripresa economica, i secondi danno prova di discreto ottimismo. Prendiamo il sondaggio compiuto recentemente dal Wall Street Journal su 56 economisti americani. La gran parte di loro pensa che il Pil Usa, dopo una crescita del 2,2% nel terzo trimestre 2009, rimbalzerà del 4,3% nell'ultimo quarto dell'anno e che viaggerà attorno al 3% per tutto il 2010. Non sono grandi numeri per l'economia di un paese che era solito uscire dalle recessioni con recuperi ben più ampi; ma in ogni caso, anche un +3% segnalerebbe una discreta espansione, dopo una crisi che enfaticamente è stata definita la «peggiore dagli anni Trenta». E anche gli economisti dell'Ecri (Economic Cycle Research Institute), dopo aver smussato un poco la baldanza manifestata fino a novembre, hanno dichiarato ieri che «la presente ripresa è destinata a continuare nei prossimi mesi».
La Fed, invece, è tutta attenta a verificarne la sostenibilità. E gli stessi economisti intervistati dal Wsj prevedono che la banca centrale americana non alzerà i tassi fino a settembre e che li porterà all'1% solo a fine anno. È quel che pensa il mercato fissando allo 0,31% il rendimento dei Treasury a 12 mesi. Va bene che tra i compiti di politica monetaria della Fed, a differenza della Bce, c'è anche quello della piena occupazione; e il numero dei disoccupati non sembra destinato a scendere ancora per lunghi mesi. Ma tassi praticamente a zero, come sono i Fed Funds dal 16 dicembre 2008, non s'erano mai visti negli Usa. E soprattutto non s'erano mai misti così bassi per un così lungo periodo. Se avessero ragione gli economisti nel pronosticarli immutati fino a settembre, significherebbero 21 mesi di politica monetaria ultra espansiva, degna di una paese come il Giappone. Tutte le critiche avanzate ad Alan Greenspan, reo d'aver lasciato i Fed Funds all'1% dal giugno 2003 al giugno 2004, ed avere pertanto creato le premesse della bolla speculativa, apparirebbero quasi risibili.
Forse ha ragione Ben Bernanke a essere così prudente perché, come dimostrano l'inatteso calo delle vendite al dettaglio di dicembre e l'aumento dei sussidi di disoccupazione, la ripresa si profila piuttosto incerta. Forse hanno ragione anche i critici di Bernanke, quando sostengono che tassi a zero, se non riescono a stimolare la domanda, possono invece animare la speculazione e creare una bella effervescenza su azioni, materie prime e bond societari. E forse ha ragione il populismo del presidente Obama nel pretendere 9 miliardi di dollari di maggiori tasse alle banche salvate con il denaro dei contribuenti. Di certo non hanno ragione le banche nel lamentare il sopruso. Perché dopo aver provocato la peggior crisi sul credito dal 1930, aver invocato poi gli aiuti del governo e dopo aver fatto nel 2009 inusitati utili prendendo a prestito dalla Fed il denaro allo 0,25% per investirlo in titoli di stato (o altri bond) quanto meno al 3% e senza rischi, dovrebbero avere almeno il pudore di tacere.
Il problema si creerà quando la Fed deciderà di mettere fine alla sua politica espansiva e quantitativa. È vero che ha guadagnato 46 miliardi nel 2009 con le attività più o meno tossiche acquistate dalle banche, divenendo di fatto la maggior banca d'affari al mondo e facendo impallidire i conti di Goldman Sachs, ma è anche vero che quei titoli non li potrà riversare sul mercato creando un nuovo terremoto. Per questo il 2010 non si presenta propriamente un bell'anno per Wall Street e per i mercati azionari occidentali. Ma per un po' le borse potrebbero ancora tirare, visto che la politica commerciale delle banche è tornata a puntare sul risparmio gestito: cosicchè un'abbondante e fresca liquidità dovrebbe riversarsi sulle azioni.
In settimana l'S&P ha perso lo 0,78% (-1,22% il Nasdaq) e lo Stoxx l'1% (-1,3% Milano, -2,2% Parigi, -2,7% Francoforte, -1,5% Londra).16 Gennaio 2010

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLi ... &correlato
Ultima modifica di lillifata il 11 feb 2010, 9:51, modificato 1 volta in totale.
liliana sgarlata

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Bankster87

Re: bernake uomo dell'anno

Messaggioda Bankster87 » 11 feb 2010, 7:56

Mi sa che anche Trichet farà la stessa cosa.
Non oso immaginare come schizzeranno gli interessi sul debito... a questo punto ben venga il default piuttosto che una lenta agonia di tagli continua della spesa pubblica.

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enricogrosso
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Re: bernake uomo dell'anno

Messaggioda enricogrosso » 11 feb 2010, 17:29

Biro5 ha scritto:http://www.corriere.it/esteri/09_dicembre_16/time-bernanke-uomo-anno-2009_afb4d92c-ea43-11de-8d37-00144f02aabc.shtml

ecco il nostro eroe........ :lol:




Il banchiere ha battuto allo sprint anche il velocista Usain Bolt e il generale McChrystal
Bernanke uomo dell'anno secondo Time
Il magazine americano dedica la copertina al presidente della Federal Reserve: ha evitato la catastrofe economica



MILANO - E' Ben Bernanke, il presidente della Federal Reserve, la banca centrale americana, l'«uomo dell'anno 2009» secondo la rivista Time che come consuetudine dedica l'ultima copertina dell'anno a i personaggi che si sono maggiormente distinti sulla scena internazionale. Bernanke, secondo la motivazione che ha dato la rivista, «è stato protagonista nel guidare la più importante economia del mondo. La sua leadership creativa ha contributo a fare in modo che il 2009 sia stato un periodo di debole ripresa anzichè di depressione catastrofica e oggi continua a detenere un potere senza pari sul nostro denaro, i nostri posti di lavori, i nostri risparmi e il nostro futuro come nazione. Le decisioni da lui prese, e quelle che prenderà in futuro determineranno il nostro percorso verso la prosperità, la direzione della nostra politica e la nostra relazione con il mondo».

Bernanke ha battuto nella selezione finale il generale Stanley McChrystal, «il lavoratore cinese», il presidente della Camera Nancy Pelosi e il velocista Usain Bolt. L’anno scorso ad aggiudicarsi
L'annuncio della scelta sul sito del magazine americano
l’ambito riconoscimento era stato l’allora presidente eletto Barack Obama, che di lì a poche settimane si sarebbe insediato alla Casa Bianca. Nel 2007 fu invece la volta del premier russo Vladimir Putin. Tra gli altri vincitori del passato anche Bono, il presidente George W.Bush e il fondatore e ad di Amazon.com Jeff Bezos. Particolarmente innovativa quella dedicata a ciascun individuo: sotto la scritta «You», ovvero «tu», era stata posizionata una superficie riflettente. L'uomo dell'anno era così chiunque vi si potesse rispecchiare.
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Karlrex

Re: bernake uomo dell'anno

Messaggioda Karlrex » 16 mar 2010, 10:54

C'era sfuggita una notiziola del 4/12/2009 in cui al senato si svolgeva la solita pantomimica di attacco alla FED e al suo governatore da rieleggere(come poi è avvenuto)! Interessante il dibattito(populista) di Dodd e Paul e la difesa di Bernanke stesso della "sua" Federal Reserve Bank(spa)!Quante ne sanno :mrgreen:

!
Bernanke: non toccate la Fed

4 dicembre 2009
Ben Bernanke

Ben Bernanke è finito sotto attacco al Senato durante le prime audizioni per la sua riconferma alla guida della Federal Reserve. Il capo della Fed ha risposto mettendo in guardia dalle tentazioni di togliere indipendenza e poteri alla banca centrale.

L'attacco in alcuni casi è stato più violento di quello che ci si potesse aspettare: «Lei è la definizione dell'azzardo morale - ha detto il senatore Jim Bunning, repubblicano del Kentucky, rivolgendosi a Bernanke, seduto nella poltrona dei testimoni nella sala della commissione bancaria al Senato - farò tutto quello che posso per bloccare la sua nomina». E sul fronte opposto, da sinistra, il senatore indipendente del Vermont Bernie Sanders ha promesso ostruzionismo per far cadere la sua nomina. «Avevamo un'altissima opinione di lei - ha aggiunto il senatore Richard Shelby, repubblicano dell'Alabama - ora ho paura che la nostra fiducia e la nostra disponibilità siano state mal riposte». Ma Christopher Dodd il presidente della Commissione, che vuole depauperare con un suo progetto di legge la Fed di buona parte dei suoi poteri, ha sottolineato che Bernanke ha gestito bene la parte più complessa della crisi e ha raccomandato la sua conferma: «È il leader giusto, per questo dovrebbe essere confermato alla guida della Fed inviando allo stesso tempo un messaggio corretto ai mercati», ha detto Dodd.

Sono in pochi a dubitare della conferma di Bernanke. E il governatore si è difeso strenuamente: «Le azioni della Fed hanno contribuito in modo sostanziale al significativo miglioramento delle condizioni finanziarie, portando il paese a quello che sembra l'inizio della ripresa», ha detto. Dal dibattito di ieri tuttavia si ha la conferma di una partita più vasta e importante, appena iniziata, quella che si propone di ridimensionare sia i poteri che la proverbiale indipendenza della Fed. Alla Camera il deputato repubblicano Ron Paul ha persino chiesto che le decisioni della Fed in materia di politica monetaria vengano passate al vaglio del Congresso. Al Senato la manovra di Christopher Dodd è più subdola: propone la creazione di una nuova agenzia di controllo preposta alla regolamentazione nel post crisi. Un'idea opposta a quella dell'amministrazione, che vuole invece porre la Fed al centro delle attività di sorveglianza.

Dalle audizioni è emerso un elogio generalizzato per il modo in cui Bernanke ha gestito la crisi esplosa nel 2008, con immediate e potenti iniezioni di liquidità. Ma è anche emerso un attacco al modo in cui ha esercitato il suo ruolo di controllore, in un periodo in cui le banche si accollavano rischi crescenti. Non solo, recentemente è emerso che già nel 2003, quando era nel consiglio della Fed, Bernanke fu l'architetto della linea politica che portò il costo del denaro su livelli troppo bassi alimentando la speculazione selvaggia che poi portò alla crisi del 2007/2008. È soprattutto per quest'ultima ragione che ieri, al coro dei senatori che vorrebbero bocciarlo, si è aggiunta l'autorevole voce del Wall Street Journal. In un editoriale ha chiesto che Bernanke rassegni le dimissioni. Bernanke ha preso atto degli errori nella sorveglianza: «Non abbiamo fatto un lavoro perfetto nel regolare gli eccessi di rischio nel settore finanziario» ha detto. Subito dopo però, ha aggiunto: «Sarebbe una tragedia se, dopo tutte le difficoltà che gli americani hanno dovuto affrontare negli ultimi due anni, la nazione non riuscisse a compiere i passi necessari per evitare il ripresentarsi della crisi e, andando avanti, dobbiamo fare in modo che la Fed resti indipendente e sia in grado di agire in modo efficace». Sarebbe un errore - ha detto - togliere alla Fed i poteri di vigilanza sulle banche.

La partita è aperta dunque. Dodd ha ammesso che sarà difficile votare prima di fine anno. E non c'è dubbio che se le due partite parallele, quella per la riconferma di Bernanke e quella per un ridimensionamento della Fed, diventassero interscambiabili, evitare il ridimensionamento della Banca centrale sarebbe di gran lunga l'obiettivo storico più importante.

CONGRESSO OSTILE
Clima pesante
Deputati e senatori criticano la Fed per non aver saputo prevenire la crisi, ma anche per le risposte che ha dato, giudicate troppo «morbide» nei confronti di Wall Street. In questo contesto si inseriscono due progetti di legge anti-Fed
Il progetto Dodd
Il senatore Chris Dodd (nella foto in basso), democratico, presidente della commissione bancaria del Senato, ha presentato un disegno di legge che toglie alla Fed il cruciale potere di vigilanza sulle banche. Un'«agenzia per la stabilità finanziaria», gestita da un Cda che includa rappresentanti della Fed, avrebbe le funzioni di vigilanza sui grandi istituti e il potere di smembrarli se la loro situazione di crisi minaccerà l'economia
Il piano Paul
Ron Paul, repubblicano, ha proposto invece di sottoporre al vaglio del Congresso le decisioni della Fed sui tassi. La sua proposta, che è passata in commissione alla Camera, è stata definita un grave attacco all'indipendenza della Fed
4 dicembre 2009

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLi ... &correlato

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Karlrex

Re: bernake uomo dell'anno

Messaggioda Karlrex » 14 apr 2010, 9:54

Che meraviglia sti banchieri! Bernanke tramite la FED, ti prepara cul_turalmente e ti tutela :lol: sappiamo come!
!
Bernanke, Fed tutela consumatori
Banca centrale, rafforzeremo le misure anti frodi
14 aprile, 09:13

Bernanke, Fed tutela consumatori (ANSA) - NEW YORK, 14 APR - La Fed e' impegnata a migliorare la letteratura finanziaria e a tutelare i consumatori dalle frodi. Lo afferma Ben Bernanke. La banca centrale, spiega il presidente della Fed, lavora 'attivamente' per coltivare l'educazione finanziaria ed e' impegnata a sviluppare e rafforzare la tutela dei consumatori'.

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Re: bernake uomo dell'anno

Messaggioda Alessandro Bono » 14 apr 2010, 10:01

Già me lo vedo. Un po' come un rapinatore che ti dice di stare attento agli scippi.

Comunque tanto di cappello. Se fossi il governatore di una banca centrale non sarei in grado di dire a qualcuno di fare attenzione alle truffe e rimanere serio allo stesso tempo.

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domenico.damico

Re: bernake uomo dell'anno

Messaggioda domenico.damico » 15 ott 2010, 14:35

Andando sui siti ufficiali si scoprono nomi, carriere, cariche e frequentazioni dei vari IGB.
Girando su quello della Bank of England e scorrendo le biografie dei vari tizi che sono negli organi decisionali, colpiscono le cariche che hanno, il curriculum pieno di titoli, la vita così piena di attività.

Poi ci sono le "coincidenze", come quella riportata nella biografia di Mervyn King, governatore della Bank of England, su wikipedia:

...was a Visiting Professor at Harvard and the Massachusetts Institute of Technology where he shared an office with then Assistant Professor Ben Bernanke...

http://en.wikipedia.org/wiki/Mervyn_King_(economist)

Cioè i due futuri governatori più importanti della terra condividevano un ufficetto a Boston nei primi anni '80.
Che carini...chissà come tubavano i due piccioncini.

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Re: bernake uomo dell'anno

Messaggioda enricogrosso » 20 ott 2010, 10:35

A proposito di BeRnanke:

Bernanke: Il disastro finanziario globale e' imminente
di Maurizio d'Orlando

"La via d’uscita è l’austerità, ma anche una riduzione della democrazia, a favore del sistema bancario."

http://www.antimafiaduemila.com/content/view/31155/48/
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Re: bernake uomo dell'anno

Messaggioda Christian Tambasco » 20 ott 2010, 10:48

fonte: megachip2 Bernanke: Il disastro finanziario globale è imminente

::
Bernanke: Il disastro finanziario globale è imminente
di Maurizio Orlando
Martedì 19 Ottobre 2010

Dietro fumose espressioni per iniziati, il presidente della Fed afferma che la situazione è ormai insostenibile.

Le conseguenze su debito pubblico, pensioni e sanità su Usa, Europa e Giappone.

La via d’uscita è l’austerità, ma anche una riduzione della democrazia, a favore del sistema bancario.


Milano (AsiaNews) - Il disastro finanziario bancario americano e globale è ormai imminente. E non lo dice solo il commentatore di AsiaNews, che lo va ripetendo da quasi cinque anni [i].

Lo dice il presidente della Fed, la Banca Centrale statunitense, Ben Shlomo Bernanke[ii].

Ovviamente, lo dice nel linguaggio iniziatico degli economisti, ma una volta decifrato dal gergo, il significato della prima parte del discorso è molto chiaro. Il discorso è stato tenuto il 4 ottobre scorso nel corso di un convegno annuale a Rhode Island (Usa) ed è pubblicato sul sito stesso della Fed. Ciononostante pare che questo importante discorso pubblico di Bernanke sia “sfuggito” alla stampa “indipendente”, che non l’ha ripreso.

Qui di seguito ne offriamo ai nostri lettori una semplice “traduzione” in linguaggio corrente di alcuni brani (riportando in nota i riferimenti tradotti dall’inglese – in modo da fornire ai dubbiosi la possibilità di verificare).

Afferma Bernanke [iii] (d’ora in poi: B.) che la recessione è grave, che gli effetti non sono solo di breve termine ma soprattutto di lungo periodo e che a causa dell’invecchiamento della popolazione (cioè il prolungamento delle aspettative di vita) il mantenimento dell’attuale sistema pensionistico e di quello sanitario pubblico è insostenibile (il riferimento è agli Usa, ma si applica a tutti i Paesi avanzati e a molti anche del resto del mondo, con esclusione del Cile, per la nota riforma pensionistica attuata dal gen. Pinochet).

Anche lo stato finanziario delle amministrazioni locali è drammatico ma il grosso del problema è a livello federale[iv] e perciò di questo si deve discutere.

Il deficit statale è esploso in poco tempo [come aveva già fatto notare sin dall’inizio AsiaNews, mai nella storia recente si era verificato un simile improvviso aumento] ed è arrivato a toccare i livelli raggiunti alla fine della II Guerra mondiale [v] (un paragone adoperato in precedenza anche da questa piccola agenzia stampa missionaria cattolica). L’attuale ripresina non tragga in illusione, tra non molto (B. dice nel medio lungo termine), sarà chiaro che la situazione è insostenibile.

Non ci si illuda che questa momentanea pausa significhi che la tempesta è davvero passata [vi] perché mancano fondi per pensioni e sanità (B. attribuisce tutto al prolungamento delle aspettative di vita, ma non fa alcun accenno alle spese militari, che invece AsiaNews aveva aggiunto a quello che comunemente diremmo i “conti della serva”). Stiamo scontando oggi [vii], dice il governatore, una crisi che viene da molto lontano, una crisi di sistema.

Per andare sul concreto, B. prende il caso dello Stato, il Rhode Island, il più piccolo degli Stati Uniti, ma il problema è più generale ed affligge, anche Europa e Giappone ed in misura pure maggiore[viii].

A questo punto del suo discorso, B. afferma che la situazione è così disastrosa che se ne potrebbe perdere il controllo in qualsiasi momento [ix].

Per di più, mentre dal lato delle tasse, il sistema fiscale [x] è inefficiente, iniquo, complesso e deprime l’attività economica, dice il governatore, dall’altro lato la spesa pubblica non solo è inefficace nel conseguimento degli obiettivi prefissi, ma è anche molto cara. Il problema è perciò molto grave sia nel breve che nel medio termine, siamo nelle mani dei creditori esteri ed un aumento delle tasse metterebbe del tutto in ginocchio il Paese[xi].

Inoltre aumentare le imposte ora non è una buona idea anche perché ci priverebbe dell’ultima carta disponibile e che invece dobbiamo riservarci per potercela giocare in situazioni estreme come ad esempio in caso di sommosse interne causate dalla depressione economica, da guerre o catastrofi naturali [xii].

Non sappiamo bene quando potremmo dover affrontare una situazione d’insolvenza sul debito pubblico, ma potrebbe essere a breve e perciò i politici dovrebbero sbrigarsi a mettere in atto misure d’austerità perché non se ne vedrebbero gli effetti sperati che a distanza di anni [xiii].

Le conferme del governatore della Fed relative alle previsioni ed alle analisi formulate in questi anni da AsiaNews terminano qui. Il suo discorso però prosegue con delle considerazioni quanto mai interessanti. Bernanke, afferma, infatti, che è difficile attuare le necessarie misure d’austerità in uno Stato in cui le leggi sono stabilite da un sistema parlamentare (Camera e Senato), vale a dire in un sistema i cui componenti (i cosiddetti rappresentanti del popolo) sono soggetti ad un periodico e fastidioso scrutinio, le elezioni popolari [xiv].

Il senso del resto del discorso, troppo lungo per essere ulteriormente riportato, ma disponibile per gli studenti ed i dubbiosi sul sito stesso della Fed, è che occorre esautorare il sistema parlamentare al nobile fine di attuare l’austerità. Per l’esercizio di traduzione del discorso di B. occorre un piccolo aiuto lessicale. La parola chiave per comprendere come il parlamento debba essere privato di autorità è che occorre “applicare regole fiscali”. In altre parole egli afferma che occorre sottrarre agli organi elettivi ogni potere autonomo in merito alla determinazione delle tasse.

A sostegno della sua tesi Bernanke cita molte vicende interne americane degli ultimi decenni. Di particolare interesse è però il riferimento all’Unione Europea (molto simile in questo a una Unione “Sovietica”).

Già in base ai trattati costitutivi dell’UE vengono introdotte queste “regole fiscali” ai parlamenti “nazionali”, ma ora, dice B. con ammirazione, i dirigenti europei stanno lavorando per rendere tali strumenti ancor più coercitivi [xv].

Il riferimento è al “Nuovo Patto di Stabilità” europeo deciso (di fatto) nel giugno 2010, pochi mesi fa cioè, in seguito alla crisi greca e degli altri Paesi europei cosiddetti PIGS. Il governatore della Fed è dunque ben informato, sa che ormai in Europa i bilanci degli Stati non sono più in mano né dei parlamenti né dei governi “nazionali”, ma di un “Soviet” – che in russo significa consiglio, organo di consiglio – centrale europeo, un organismo non eletto.

Questo organo di consiglio determina di fatto le decisioni di spesa pubblica riguardanti più di trecento milioni di europei.

Altrettanto dobbiamo fare in America, dice il successore di Greenspan.

Il governatore della Fed si mostra brillante, limpido e geniale. In confronto alle sue quasi impercettibili controfigure in altri Paesi del mondo ed ai suoi colleghi europei egli è anche schietto: le cose le dice, da buon americano, chiare e tonde.

La democrazia elettiva è un orpello del passato è un soprammobile da mettere sotto teca e tenere blindato affinché non dia disturbo a chi ha davvero il potere.

A costo di stritolare la gran parte della popolazione e soprattutto la classe media, con la cosiddetta (e purtroppo comunque necessaria) “austerità”, occorre salvare chi è troppo grande per fallire. Per quanto grandi e macroscopici siano stati i suoi errori e perfino i suoi crimini, il sistema bancario ed i suoi uomini non vanno chiamati a risponderne in proprio. A loro scudo e protezione c’è e perciò si può e si “deve” sempre paventare “l’instabilità” economica e finanziaria, un’arma di ricatto potente.

Una così forte bordata antidemocratica nel cuore del Paese che ha come vessillo la democrazia può sembrare incredibile e quasi paradossale.

In fondo però quello che Bernanke ha detto è logico. Chiariamolo: egli, in quanto governatore della Federal Reserve, non è preposto a servire il popolo e la sua Patria. Egli è solamente a capo della banca centrale, cioè l’organo consorziale del sistema bancario.


NOTE

[i] Vedi AsiaNews.it, 03/03/2010, Rischia di esplodere già quest’anno il debito pubblico degli Usa

[ii] Vedi, Federal Reserve, 04/10/2010, Discorso del gov. Bernanke a Rhode Island, 4 ott.

[iii] “La recente e profonda recessione e il successivo lento recupero hanno creato gravi pressioni sul bilancio, non solo per molte famiglie e per le imprese, ma anche per i governi. Invece, negli Stati Uniti, le amministrazioni a tutti i livelli sono alle prese non solo con gli effetti a breve termine di debolezza economica, ma anche con le pressioni di lungo periodo che saranno generate dalla necessità di fornire assistenza sanitaria e sicurezza della pensione a una popolazione “in via d’invecchiamento”. Non c’è niente da fare: rispondere a queste sfide richiederà ai politici e al pubblico di prendere alcune decisioni molto difficili e accettare alcuni sacrifici. Ma la storia rende chiaro che i Paesi che spendono continuamente più delle loro possibilità subiscono un rallentamento della crescita dei redditi e del tenore di vita e sono inclini a una maggiore instabilità economica e finanziaria. Al contrario, una buona gestione fiscale è un elemento fondamentale di crescita e prosperità sostenibili”.

[iv] “Sebbene i governi statali e locali affrontino significanti sfide fiscali, oggi il mio obiettivo primario sarà la situazione del bilancio federale e le sue implicazioni economiche. Mi limiterò a descrivere i fattori che sottolineano gli attuali deficit di bilancio previsti e spiegare perché è fondamentale che mettiamo la politica fiscale americana su un percorso sostenibile. Vorrei anche offrire alcune riflessioni sull’opportunità di nuove norme fiscali o istituzioni che potrebbero contribuire a promuovere una transizione di successo alla sostenibilità di bilancio negli Stati Uniti”.

[v] “La posizione di bilancio del governo federale è peggiorata sensibilmente negli ultimi due anni fiscali, con un deficit di bilancio medio del 9,5% del reddito nazionale in quel periodo. Per confronto, il deficit era in media del 2% del reddito nazionale negli anni fiscali dal 2005 al 2007, prima dell’inizio della recessione e della crisi finanziaria. Il recente aggravamento è stato in larga parte il risultato di forte calo delle imposte fiscali provocato dalla recessione e dalla successiva lenta ripresa, così come da un aumento della spesa federale necessario per alleviare la crisi e stabilizzare il sistema finanziario. Come risultato di quei deficit, il debito federale accumulato misurato in relazione al reddito nazionale è aumentato a un livello mai visto dall’indomani della Seconda guerra mondiale”.

[vi] “Per il momento, il deficit di bilancio si è stabilizzato e, fintanto che l’economia e i mercati finanziari continuano a recuperare, dovrebbe ridursi in rapporto al reddito nazionale nel corso dei prossimi anni. Le condizioni economiche prevedono poco spazio per ridurre il disavanzo in maniera significativa nel prossimo anno o due; invece, la prematura stretta fiscale potrebbe mettere a rischio la ripresa. Nel medio e nel lungo termine, tuttavia, la storia è ben diversa. Se le impostazioni dei criteri attuali sono mantenute, e postulando ipotesi ragionevoli di crescita economica, il bilancio federale sarà su un sentiero insostenibile nei prossimi anni, con la proporzione del debito federale detenuta dagli investitori (lett. il pubblico) che aumenterà ad un ritmo sempre più crescente rispetto al reddito nazionale. Inoltre, al crescere del debito pubblico , di pari passo aumenteranno anche gli esborsi per gli interessi ad esso relativi, il che a sua volta comporterà un ulteriore incremento del deficit previsto. Le aspettative di grandi e crescenti deficit pubblici potrebbero in futuro soffocare la spesa corrente delle famiglie e delle imprese – per esempio, riducendo la fiducia nelle prospettive a lungo termine per l’economia o aumentando l’incertezza circa i futuri oneri fiscali e della spesa pubblica – e quindi contenere la ripresa dell’economia. Le preoccupazioni circa le condizioni di equilibrio fiscale di lungo periodo dei conti pubblici, potrebbero anche vincolare la flessibilità delle politiche di bilancio opportune per reagire alle condizioni economiche del momento. Di conseguenza, le misure prese oggi per migliorare la posizione a lungo termine delle finanze pubbliche del Paese non contribuirebbe solo a garantire la stabilità economica e finanziaria a lungo termine, potrebbero anche migliorare le prospettive a breve termine dell’economia”.

[vii] “Le sfide fiscali che dovremo affrontare spaventano particolarmente perché sono per lo più il prodotto di potenti tendenze di fondo, non di circostanze e fattori temporanei o di breve termine. Due delle forze coercitive più importanti sono sia l’invecchiamento (medio) della popolazione degli Stati Uniti, il cui ritmo si intensificherà nei prossimi due decenni, cioè dal momento in cui la generazione del “baby-boom” (quella nata nei due decenni dopo la II guerra mondiale) andrà in pensione si è fermato, che il rapido aumento dei costi sanitari. Poiché le esigenze di assistenza sanitaria degli anziani sono in aumento, i programmi federali di assistenza sanitaria sono sulla buona strada per essere da soli di gran lunga la più grande fonte di squilibri fiscali a lungo termine. Infatti, le proiezioni della Commissione Intercamerale di Bilancio, il Congressional Budget Office (CBO), mostrano un raddoppio nei prossimi 25 anni del rapporto della spesa federale per i programmi di assistenza sanitaria (soprattutto Medicare and Medicaid) rispetto al reddito nazionale , ed in seguito continueranno ad aumentare ulteriormente in modo significativo. La capacità di controllare i costi di assistenza sanitaria ora che la nostra popolazione invecchia, pur continuando ancora a fornire assistenza di alta qualità a chi ne ha bisogno, sarà determinante non solo per ragioni di bilancio ma anche per mantenere il dinamismo in senso più esteso dell’economia. L’invecchiamento della popolazione degli Stati Uniti graverà anche sulla previdenza sociale, poiché, all’interno del sistema, il numero dei lavoratori che pagano le imposte aumenta più lentamente rispetto al numero di persone che ricevono proventi d’indennità- quest’anno, ci sono circa cinque individui di età compresa tra i 20 e i 64 anni per ogni persona di 65 anni e più anziani (un rapporto di 5 a 1). Entro il 2030, quando la maggior parte dei “baby boomers” [i nati nei due decenni del dopoguerra] sarà in pensione, questo rapporto è previsto in calo ad un livello di circa il 3 a 1, e potrebbe successivamente diminuire ancora dato che le aspettative di vita continuano ad aumentare. Nel complesso, le pressioni fiscali previste connesse con la sicurezza sociale sono notevolmente inferiori alle pressioni associate ai programmi sanitari federali, ma presentano ancora una sfida significativa per i responsabili politici”. [viii] “Le stesse tendenze di fondo che interessano finanze federali metteranno inoltre pressioni sostanziali sui bilanci statali e locali, che le organizzazioni come la vostra hanno contribuito a evidenziare. Nel Rhode Island, come in altri stati, il maturare dell’entrata in pensionamento dei dipendenti statali, insieme con l’aumento continuo dei costi di assistenza sanitaria, condurrà ad obblighi di spesa per le pensioni dei dipendenti pubblici e per l’assistenza sanitaria ai pensionati (ex dipendenti pubblici) che sono destinati a diventare sempre più difficili da soddisfare . Le stime degli impegni futuri di spesa privi di accantonamenti di copertura del fondo pensione (degli ex dipendenti pubblici) per l’insieme degli stati (degli Stati Uniti) si estendono su uno spettro molto ampio di ipotesi, ma alcuni ricercatori sono pervenuti a determinare addirittura la cifra di 2’000 miliardi di dollari sulla base dei dati fino alla fine del 2009. Le stime degli impegni di spesa degli Stati (degli Stati Uniti) per le prestazioni sanitarie che dovranno essere fornite ai pensionati (ex dipendenti pubblici) sono ancora più incerte a causa della difficoltà di fare una stima delle spese mediche negli anni futuri. Tuttavia, una recente stima indica che le amministrazioni locali dei diversi Stati hanno un totale collettivo di obblighi di spesa pari a quasi $600 miliardi solo per prestazioni sanitarie ai pensionati (pubblici). Queste prestazioni sanitarie sono state in genere gestite sulla base di un sistema di contribuzione a consumo (pay-as-you-go), e pertanto potrebbero imporre un sostanziale onere fiscale nei prossimi anni dal momento in cui un gran numero di lavoratori statali andranno in pensione.

Può essere di scarso conforto, ma gli Stati Uniti non sono soli nell’affrontare le sfide fiscali. La recessione globale ha inferto un duro colpo alle condizioni fiscali della maggior parte delle altre economie avanzate, e, come negli Stati Uniti, le loro spese per la sanità pubblica e le pensioni dovrebbero aumentare sensibilmente nei prossimi decenni, dato il loro invecchiamento (medio) della popolazione. Infatti, la popolazione degli Stati Uniti è complessivamente più giovane di un gran numero di Paesi Europei, così come in Giappone”.

[ix] “Torniamo alla questione della sostenibilità fiscale a lungo termine. Come ho discusso, le proiezione del CBO e di altri mostrano futuri deficit di bilancio e debiti continuamente e per sempre in aumento, e a tassi crescenti. A dire il vero, le proiezioni sono in certa misura solo esercizi ipotetici. Quasi per definizione, una traiettoria insostenibile dei disavanzi e dei debiti non avverrà mai, perché i creditori non sarebbero mai disposti a concedere prestiti a un Paese in cui il debito fiscale rispetto al reddito nazionale è in crescita senza limite. Herbert Stein, un saggio economista, una volta ha detto: “Se qualcosa non può andare avanti all’infinito, si fermerà”. In un modo o nell’altro, degli adeguamenti fiscali sufficienti a stabilizzare il bilancio federale a un certo punto di sicuro si verificheranno. L’unica vera questione è se questi adeguamenti avranno luogo attraverso un procedimento cauto e ponderato che dia peso alle priorità e dia alle persone il tempo per adeguarsi ai cambiamenti nei programmi di governo o nelle politiche fiscali, o se gli adeguamenti fiscali necessari scaturiranno da una precipitosa e dolorosa reazione a fronte di una crisi fiscale incombente o già in essere. Poiché le scelte e i compromessi necessari per conseguire la sostenibilità fiscale sono davvero difficili, sicuramente è meglio fare queste scelte in maniera deliberata e riflessiva”.

[x] “Si può asserire che l’imperativo di raggiungere la sostenibilità fiscale a lungo termine è sia un’opportunità che una sfida. Le opportunità per entrambe le riforme, di tasse e di spesa pubblica, sono ampie. Per esempio, molte persone concordano sul fatto che il codice fiscale degli Stati Uniti è meno efficiente e meno equo di quanto potrebbe essere; inoltre, il codice è eccessivamente complesso e impone pesanti costi amministrativi e di osservanza delle conformità. Riscuotere le entrate attraverso un più efficiente, meglio progettato regime fiscale potrebbe migliorare la crescita economica e rendere per lo meno in qualche modo più facile il raggiungimento di politiche fiscali sostenibili. Allo stesso modo, molti programmi di spesa federali potrebbero senza dubbio essere modificati in modo da poter conseguirne gli obiettivi cui sono prefissi in modo più efficace e a costi inferiori. Certamente, dei continui sforzi per ridurre i costi delle cure sanitarie e la spesa pubblica per la salute, dovrebbe essere una priorità assoluta, pur continuando a garantire cure appropriate per chi ne ha bisogno”.

[xi] “Se si mancherà di affrontare la nostra insostenibile situazione fiscale, si espone il nostro Paese a gravi costi e rischi economici. Nel breve periodo, come ho già detto, le preoccupazioni e l’incertezza riguardo l’esplosione del deficit futuro potrebbe rendere le famiglie, le imprese e gli investitori più cauti circa la spesa, l’investimento di capitale, e le assunzioni. Nel lungo termine, un livello crescente del debito pubblico in rapporto al reddito nazionale è suscettibile di esercitare una pressione al rialzo sui tassi d’interesse, e quindi inibire la formazione di capitale, la produttività e la crescita economica. Deficit pubblici sempre maggiori aumentano, ceteris paribus, la nostra dipendenza da finanziatori esteri il che implica che la quota di reddito nazionale degli Stati Uniti deputata a pagare gli interessi agli investitori stranieri aumenterà nel tempo. Il reddito pagato agli investitori stranieri non è disponibile per il consumo o l’investimento interno. E un costo sempre più elevato del servizio del crescente debito nazionale significa che gli adeguamenti, quando arriveranno, potrebbero essere forti e dirompenti. Per esempio, i forti aumenti delle tasse, che potrebbero essere necessari per coprire l’interesse crescente sul debito, andrebbero a rallentare la crescita potenziale, riducendo gli incentivi per il lavoro, il risparmio, le nuove assunzioni e l’investimento.

[xii] “Infine, un grande debito federale riduce la flessibilità dei politici per aumentare temporaneamente la spesa necessaria per affrontare le emergenze future, come la recessione, le guerre, o i disastri naturali”.

[xiii] “Sarebbe difficile individuare una soglia specifica in cui il debito federale inizia a causare più numerose spese consistenti e rischi per l’economia nazionale. Un chiaro limite forse non esiste; i costi e i rischi potrebbero crescere più o meno proporzionalmente rispetto all’aumento del debito federale. Quello che oggi davvero sappiamo, però, è che la minaccia per la nostra economia è reale e crescente, il che dovrebbe essere motivo sufficiente per i responsabili delle politiche fiscali per mettere a punto un piano credibile per riportare i deficit a livelli sostenibili nel medio termine. Quanto prima viene stabilito un piano, tanto più tempo le persone su cui ricadono le conseguenze interessate avranno per prepararsi per i cambiamenti necessari. Infatti, in passato, dei lunghi tempi preparatori hanno contribuito a rendere gli adeguamenti necessari meno dolorosi, e quindi politicamente realizzabili. Per esempio, il progressivo innalzamento dell’età pensionabile minima per ottenere il pieno trattamento pensionistico è stato approvato nel 1983, ma non ha iniziato ad avere effetti fino al 2003 e la riforma non sarà completata fino al 2027, dando così ai futuri pensionati tempo sufficiente per adeguare i loro piani di lavoro, risparmio e pensione”.

[xiv] “Tra tutta l’incertezza che circonda le prospettive economiche a lungo termine e di bilancio, una certezza è che sia entrambi i rami del Parlamento (Camera dei Rappresentanti e Senato) attuali e futuri che l’attuale ed i futuri presidenti dovranno prendere alcune decisioni molto difficili per mettere il bilancio di nuovo su di una traiettoria sostenibile. Possono queste decisioni essere rese più semplici per i nostri leader eletti? In diversi momenti, alcuni Parlamenti degli Stati Uniti ed alcuni governi stranieri hanno adottato regolamenti in materia di legislazione fiscale tali da contribuire a ristrutturare il processo di approvazione del bilancio [N.d.R.: ad esempio in Italia la finanziaria triennale “blindata” voluta nel luglio 2008 dal ministro Tremonti che negli anni successivi non consente al Parlamento di stabilire che minime variazioni]. Le norme di bilancio sono accordi legislativi destinati a promuovere la responsabilità fiscale vincolando le decisioni sulla spesa e sulle tasse. Per esempio, le norme fiscali possono imporre vincoli sui risultati-chiave di bilancio, come la spesa pubblica complessiva, il deficit o il debito. Nel resto del mio intervento discuterò dell’utilizzo delle norme fiscali per affrontare i problemi di bilancio a lungo termine, a cominciare da un’analisi degli Stati Uniti e dell’esperienza estera”.

[xv] “Molti altri Paesi hanno fatto esperienza o sperimentato regolamenti in materia di legislazione fiscale. L’Unione Europea, mediante trattati, ha adottato regole di vincoli alla legislazione fiscale già nei primi anni del 1990, con l’obiettivo di garantire che tutti i membri mantenessero politiche fiscali sostenibili. Le regole specificavano che i Paesi avrebbero dovuto mantenere i loro deficit pubblici pari o inferiori al 3% del loro prodotto interno lordo (Pil), e che il debito pubblico non deve superare il 60% del Pil. [N. d. R il riferimento è al Patto di Stabilità europeo, PdS, stipulato nel 1997 ed entrato in vigore nel gennaio 1999 che pone agli stati membri dei vincoli di bilancio, i cosiddetti “parametri di Maastricht”. Il PdS mette sotto tutela della Commissione Europea i deficit ed i debiti pubblici degli Stati membri mediante un particolare tipo di procedura di infrazione, la Procedura per Deficit Eccessivo, PDE, adottata dal Consiglio dei Ministri della UE, un organo politico, su proposta della Commissione Europea, un organo burocratico non eletto] Già prima della recente crisi finanziaria e della recessione, tuttavia, i meccanismi di applicazione di queste regole non hanno impedito che tali obiettivi venissero violati, e i problemi fiscali in molti Paesi della zona euro sono stati recentemente una fonte di stress economico e finanziario. I leader europei stanno lavorando per rafforzare i propri strumenti per far rispettare la disciplina fiscale” [N. d. r. il riferimento è al Nuovo Patto di Stabilità europeo, proposto dalla Commissione Europea a metà maggio del 2010 in seguito alla crisi del debito greco e di altri paesi minori, che prevede maggiori sanzioni a carico degli Stati membri inadempienti. La maggiore differenza è però che la decisione finale non sarà presa dal Consiglio dei Ministri della UE, ma sarà imposta automaticamente dalla Commissione Europea ai governi ed ai parlamenti eletti degli Stati membri sulla base di procedure burocratiche pre-definite].

mr.spyder
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Re: bernake uomo dell'anno

Messaggioda mr.spyder » 15 mag 2011, 23:19

dice cose "interessanti" o niente di nuovo?
http://www.youtube.com/watch?v=m4-Pz-ZHSJc
Antonio Prezia, detto spyder... anche se non è importante chi sei,ma cosa vuoi fare per cambiare il mondo.


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