ancora su Bankitalia S.p.A.

..ovvero le puttanate ufficiali propagandate dal Sistema Mediatico di IGB
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Christian Tambasco

ancora su Bankitalia S.p.A.

Messaggioda Christian Tambasco » 29 dic 2009, 16:02

cerca che ti cerca guardate cosa pesco tra gli articoli del 2008 (novembre) del sole24

Norma anti usura raggirata

come si evince dal titolo del link si parla di usura e di come, grazie alla complicità di BANKITALIA, questa venga raggirata, ma facciamolo dire all'avvocato Roberto Vassalle che è considerato dal sole24, un...

Esperto di diritto bancario, considerato il terrore degli istituti di credito per via di alcuni importanti successi ottenuti contro di loro (leggasi illegittimità «all'uso di piazza» per la determinazione degli interessi bancari, anatocismo, mutui usurari, obbligazioni argentine), l'avvocato Roberto Vassalle di Mantova dice la sua sui tassi applicati sul credito al consumo.


e che alla domanda "La Banca d'Italia che ruolo ha in tutto ciò?", risponde:

Non bisogna dimenticare che la stessa Banca d'Italia è di proprietà delle principali banche e si è sempre distinta non tanto nel pretendere dalle banche la rigorosa applicazione della legge, ma nel richiedere interpretazioni e modifiche della legge a favore degli istituti di credito;


sta queastio della proprietà nun la si vole chiudere poi la gente non capisce, si confonde :D

Ciao Christian

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Christian Tambasco

Re: ancora su Bankitalia S.p.A.

Messaggioda Christian Tambasco » 29 dic 2009, 16:29

scusate ero convinto di stare sotto la sezione "Era scritto sul giornale", è possibile spostarla?

Ciao Christian

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Christian Tambasco

Re: ancora su Bankitalia S.p.A.

Messaggioda Christian Tambasco » 14 gen 2010, 15:45

visto che in rete imperversano i sostenitori dell'autonomia e dell'indipendenza e soprattutto coloro che la ravvisano di fatto, di seguito alcuni articoli in cui di fatto sembra ragionevole manifestare quantomeno un dubbio

ricordo quanto già spiegato da Alessandro sul video relativo alla proprietà di bankitalia e riportato sullo statuto (riveduto nel 2006) della stessa

BANKITALIA, secondo l'art. 5 dello statuto, è così costituita:

ASSEMBLEA DEI PARTECIPANTI (AP);
CONSIGLIO SUPERIORE (CS)
COLLEGIO SINDACALE
DIRETTORIO
GOVERNATORE (G)
DIRETTORI/VICEDIRETTORI GENERALI (DV-G)

sappiamo che i partecipanti sono al 95% persone giuridiche private per la gran parte appartenenti al mondo creditizio e previdenziale ma, a detta di qualcuno, non dobbiamo preoccuparci perchè sono irrilevanti e per quanto concerne le nomine l'ultima parola spetta all'esecutivo (al governo di turno, è successo solo nel 1979).

effettivamente dallo statuto si evince che AP nomina CS (TIT. II art.13) e ne determina i compensi (TIT. II art.6). Il CS esprime il parere circa il nome, sia del futuro G, che DV-G (TIT. II art. 17), parere che sarà consegnato al Consiglio dei Ministri che sul quale si può esprimere positivamente o meno, nel primo caso si procederà alla nomina per decreto del Presidente della Repubblica su proposta del Presidente del Consiglio.

già così sembra un ruolo formale più che sostanziale, quello del governo, di ratificare o meno la decisione che non appare affatto concertata, ma vediamo di fatto cosa accade quando è il governo a voler partecipare alla scelta.

quella che sto per mostrarvi è una serie di articoli di recente passato che nel raccontare la vicenda FAZIO-DINI-BERLUSCONI dovrebbero, quantomeno, instillare il dubbio e aprire la mente in modo che possa accettare una sostanza di fatto diversa dalla forma (statuto e cazzate mediatiche a contorno) che la descrive:


AL SERVIZIO DEI CITTADINI - 05 maggio 1993

nomina di Fazio Governatore e prostrazione mediatica
C' E' UN PUNTO di forza nel nostro sistema istituzionale che risulta ancora più straordinario ed evidente in questi tempi di crisi dell' etica pubblica: la Banca d' Italia. C' è poi uno specifico punto di forza nella struttura interna della Banca centrale e questo è il suo ufficio studi, dove alcune decine di giovani e meno giovani economisti lavorano con elevato standard professionale per consentire al direttorio dell' istituto di governare la moneta sulla base di una rigorosa conoscenza della realtà economica, tanto italiana che internazionale. Da questo rinomato ufficio studi sono partiti ed hanno percorso le tappe che li hanno portati al vertice della Banca sia Paolo Baffi sia Carlo Azeglio Ciampi. Dalla medesima esperienza viene ora anche Antonio Fazio, il neo-governatore, l' ottavo nella storia oramai secolare dell' istituto.
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Antonio Fazio lavora da circa trent' anni in via Nazionale e da oltre un decennio ha collaborato, gomito a gomito, con l' ex governatore Ciampi nel direttorio dell' istituto. Insomma, si tratta di un esponente autentico di quella scuola del rigore scientifico ed etico a cui il paese sa di potersi rivolgere con fiducia nei momenti più difficili, come s' è appena visto con la chiamata di Ciampi a Palazzo Chigi in una delle fasi più critiche della storia politica nazionale. E' lecito prevedere che Antonio Fazio non potrà muoversi fuori dal solco tracciato da chi lo ha preceduto: questo dice la sua vicenda personale, questo garantisce comunque la struttura stessa e la tradizione della Banca d' Italia. La nomina di Fazio ha comportato, tuttavia, una non piccola novità rispetto alla prassi del passato: al contrario di numerosi dei suoi predecessori, egli è diventato governatore senza passare per la carica di direttore generale, anzi scavalcando l' attuale, Lamberto Dini. Nel comunicato ufficiale del Consiglio superiore della Banca questo strappo è stato motivato con un dato oggettivo: la sua maggiore anzianità di servizio rispetto a quella del direttore generale Dini e dell' altro vice-direttore Tommaso Padoa Schioppa.
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Nella fase nuova della vita nazionale, che vede l' arroganza della partitocrazia ormai alla gogna, era logico attendersi che la successione al vertice della Banca d' Italia avvenisse nell' ottica di una riaffermazione dell' autonomia della magistratura monetaria. Questo significa la nomina di Antonio Fazio, ma questo è anche il viatico obbligato a cui dovrà attenersi il neo-governatore nella fatica quotidiana dei suoi prossimi anni. In questi primi mesi tutto gli sarà più facile perché il suo predecessore si trova installato a Palazzo Chigi e sarà Ciampi per primo a non tollerare qualsivoglia tentazione di invasione di campo da parte del potere esecutivo.
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L' auspicio è che egli lo vorrà fare con lo stesso coraggio, con la stessa determinazione con cui hanno lavorato i suoi predecessori per lasciare in eredità un' istituzione che non è di questa o quella parte politica o sociale, ma è un pezzo, così raro in Italia, di Stato. Inteso nel senso più alto: di luogo di esercizio del potere al servizio di tutti i cittadini, quale che sia la maggioranza governante del momento. Il compito è arduo ma altri, prima di Fazio, l' hanno egregiamente svolto seppure con alterna fortuna. Non ci deluda, signor governatore. E, per ora, auguri di buon lavoro.



BANKITALIA SCOSSA DAL ' FATTORE D' - Repubblica 19 aprile 1994 (D=Dini)

2 opzioni? vediamo...
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A sostituire il Dini eventualmente ministro, tanto per cominciare. Il candidato è considerato l' anello di congiunzione tra Berlusconi e tanti mondi, uno dei quali è quello che un tempo faceva capo a Giulio Andreotti. Occupa la seconda poltrona in ordine di importanza, dopo quella del governatore che lo ha "sorpassato", un anno fa, quando Carlo Azeglio Ciampi è andato a palazzo Chigi. E poi, nella sua veste di direttore generale, con particolari competenze sull' estero, siede ovunque: nel G10, nella Bri, nel comitato monetario Cee, all' Fmi, alla World Bank, alla Banca interamericana di sviluppo.
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In ogni caso, per la scelta del successore ci sono due modi. La soluzione interna, con generale avanzamento di carriere e l' inserimento nel Direttorio di uno dei 10 funzionari generali: tra questi circolano i nomi di Pierluigi Ciocca, Carlo Santini e Antonio Finocchiaro. Se così fosse l' attuale vicedirettore anziano, Tommaso Padoa Schioppa, diventerebbe il numero due, il nuovo direttore generale della banca. Ma c' è anche la soluzione esterna, come era avvenuto nel 1979 per lo stesso Dini, chiamato a Roma direttamente da Washington, dove era rappresentante per l' Italia presso l' Fmi, in occasione del grande avvicendamento di vertice seguito alla vicenda giudiziaria Baffi-Sarcinelli.
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C' è la candidatura di Dini, c' è chi pone il problema Fazio ma c' è anche Carlo Azeglio Ciampi che rientra, dopo l' esperienza politica, come governatore onorario. La sua vecchia stanza, quella d' angolo nel piano nobile di via Nazionale, è lì che l' aspetta, intatta come l' aveva lasciata un anno fa. E' una tradizione interna anche questa: mai occupare la scrivania dell' immediato predecessore. Ciampi, infatti, quando fu nominato alla successione di Paolo Baffi, non prese la sua stanza. Così come Fazio non s' è mai seduto alla scrivania di Ciampi, optando per l' ufficio che fu di Guido Carli, quello con l' ormai famoso dipinto di San Sebastiano.


LA BANCA D' ITALIA NON E' LA RAI ... - Repubblica 02 luglio 1994

possiamo scegliere insieme? no troppi problemi.
LA NOTA con cui palazzo Chigi rivendica i poteri di nomina dei vertici della Banca d' Italia apre molti e delicati problemi. Occorre, perciò, parlarne con grande senso di responsabilità, evitando ogni polemica strumentale. In primo luogo va detto che il governo ha ragione quando ricorda che l' autonomia istituzionale non si estende fino al punto di escludere l' Esecutivo dalla designazione dei massimi responsabili dell' Istituto.
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In Italia la nomina avviene su designazione del Consiglio superiore della Banca, approvata con decreto del Presidente della Repubblica, promosso dal presidente del Consiglio, di concerto col ministro del Tesoro. La scelta oggi sul tappeto è quella del direttore generale e implica, quindi, il concorde concerto del Quirinale, di palazzo Chigi, del Tesoro e del Governatore (in quanto presidente del Consiglio superiore, cui spetta la designazione).
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E neppure l' attacco proditorio del marzo ' 79, sotto il governo Andreotti, arrivò a piegare l' autonomia e a scalfire l' integrità della Banca, malgrado l' indegna azione penale contro il governatore Baffi e il direttore generale Sarcinelli. Per completezza d' informazione bisogna anche sottolineare che i rarissimi inserimenti esterni hanno visto accedere ai vertici dell' Istituto solo personaggi già assolutamente intrinseci alla Banca. Fu il caso nel 1959 di Guido Carli che, sotto Menichella, ebbe l' incarico di direttore generale, provenendo, però, dall' Istituto italiano dei Cambi, una dépendance della Banca d' Italia che deteneva il 100% del capitale; e fu il caso di Lamberto Dini, che, prima di ascendere alla direzione generale, rappresentava l' Italia (in pratica la Banca centrale) presso il Fondo monetario internazionale.
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L' Italia, a differenza della Germania e della Francia, non ha una legge che sancisca formalmente l' indipendenza della Banca centrale e neppure che definisca suo obbiettivo prioritario la difesa della stabilità della moneta. A questa assenza hanno finora egregiamente supplito tre cose: in primo luogo l' autonomia di fatto (accompagnata dalla nomina senza scadenza) che abbiamo appena descritto; in secondo luogo la sovranità sulla manovra del tasso di sconto; in terzo luogo l' abrogazione del legame tra Tesoro e Banca d' Italia con la fine del conto corrente di tesoreria, un "divorzio" da molti politici sempre contestato in nome dei buoni, vecchi tempi quando la Banca era obbligata ad anticipare le spese governative e a sottoscrivere i titoli pubblici eventualmente rifiutati dal mercato.
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BANCA D' ITALIA, SIGLATA UNA TREGUA - Repubblica 09 settembre 1994

mo te lo spiego a voce
Silvio Berlusconi riconferma il rispetto del governo per l' autonomia dela Banca d' Italia e la sua personale stima al governatore Antonio Fazio. Ufficialmente si conclude così, con questa breve "dichiarazione di pace" affidata al portavoce di Berlusconi, il faccia a faccia tra il presidente del Consiglio e il governatore dell' Istituto di emissione. Un incontro attesissimo, annunciato, rinviato; la prima occasione di dialogo a quattr' occhi dopo un' estate di polemiche e veleni con via Nazionale quotidianamente bersagliata dalle critiche della maggioranza e i mercati in subbuglio. Sono le 19,30, quando il governatore della Banca d' Italia varca il portone di palazzo Chigi.
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Ed é difficile dimenticare che sulla direzione generale dell' Istituto, lasciata vacante proprio da Dini, un braccio di ferro governo-governatore impedisce ormai da cinque mesi la scelta del successore, con la maggioranza che reclama voce in capitolo e il vertice di Via Nazionale che chiede autonomia... Si dice che Fazio sia andato all' incontro con Berlusconi deciso a difendere la scelta di un "interno" per questo incarico così delicato, convinto com' é che la banca abbia le capacità (e le risorse umane) sufficienti per esprimere un suo candidato.
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E quando all' improvviso una berlina grigia attraversa la cancellata di palazzo Chigi con dentro Cesare Geronzi, direttore generale della Banca di Roma, indicato a suo tempo come uno dei possibili candidati esterni per la successione a Dini, sembra chiaro che la scelta é fatta: il papabile é lui, nonostante le sue mille smentite ufficiali, l' ultima di appena qualche giorno fa. Si saprà poi che Geronzi é andato a parlare col sottosegretario Gianni Letta; che al colloquio ha partecipato anche l' amministratore delegato delle Fs, Lorenzo Necci e che, con ogni probabilità, s' é discusso del tormentato "caso Bnc", la banca appunto delle Ferrovie. Dunque, la direzione di via Nazionale non c' entra. E se mai Fazio e Berlusconi avessero raggiunto un accordo su questo punto, lo si saprà solo il prossimo 27 settembre, quando si riunirà il consiglio superiore della banca, l' organo cui spetta il potere di proporre le nomine. Nell' attesa, circolano i soliti nomi: Tommaso Padoa Schioppa e Vincenzo Desario, il primo vicediretore anziano, il secondo giovane per la successione interna. Cui si sommano un pugno di "esterni" che provengono o hanno avuto a che fare con l' Istituto: Rainer Masera, direttore generale dell' Imi; Mario Draghi, direttore generale del Tesoro che continua ad essere tirato in ballo nonostante i suoi niet; l' economista Paolo Savona; il responsabile per l' Europa dell' Fmi, Massimo Russo.
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La pace, se di pace si tratta, troverà nella nomina del nuovo direttore generale la sua consacrazione.


SE CINQUE MESI VI SEMBRAN POCHI - Repubblica 21 ottobre 1994

Sì o No, non: ALTRO
DOPO cinque mesi (e mezzo) di vana attesa, il problema della direzione vacante di Bankitalia sembrava essersi avviato a soluzione. Secondo le procedure previste, il Consiglio superiore della banca ha maturato la sua proposta di nomina al governo, cui spetta di ratificarla o di respingerla.
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A tal fine il governatore Fazio e i suoi collaboratori più stretti sono stati accerchiati da una campagna di attacchi tanto più furibondi quanto più fondati su accuse pretestuose, spesso oltre il limite del grottesco. Il dottor Fazio ha attraversato questa bufera dando prova di un encomiabile senso di responsabilità, ma alla fine ha tenuto ferma la sua convinzione che, proprio in una fase così tempestosa, il principio dell' autonomia della banca centrale andava difeso e affermato anche attraverso la designazione di un direttore interno all' istituto. E ha fatto pure di più: coniugando alcune sue inclinazioni personali con segnali espressi dal governo ha fatto indicare dal Consiglio superiore della banca la candidatura di Vincenzo Desario anziché quella del vicedirettore anziano, Tommaso Padoa Schioppa, notoriamente più inviso alla maggioranza berlusconiana col pretesto della sua affinità culturale con Carlo Azeglio Ciampi. A dispetto di questo comportamento, misurato oltre che responsabile, il governo manda a dire che deve pensarci ancora sulla proposta della Banca d' Italia. Dire che un simile atteggiamento lascia sconcertati è poco. Fra l' altro, sembra proprio che a Palazzo Chigi non si rendano conto di quanto ogni vicenda legata all' autonomia della banca centrale sia strettamente connessa al credito di fiducia che, giorno per giorno, i mercati finanziari concedono alla nostra moneta e, più in generale, a tutti i titoli espressi in lire.
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A questo punto, delle due l' una: il governo ha il potere di approvare o di respingere l' indicazione della Banca d' Italia, si decida e metta anche nel conto che uno schiaffo ulteriore all' autonomia dell' Istituto potrebbe anche provocare un trauma gravissimo e l' abbandono di tutto il gruppo dirigente della banca.
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L' AUTONOMIA DIFFICILE DELLA BANCA D' ITALIA - Repubblica 28 novembre 1994

alla fine chi la spunta?
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Il Parlamento tedesco vincola con una legge apposita la Deutsche Bundesbank a perseguire come obiettivo primario ed esclusivo la difesa del valore del marco, sottraendo così l' istituto di emissione ad eventuali indebite e congiunturali pressioni politiche. In Italia, invece, si affida la difesa dell' indipendenza della Banca d' Italia a una nomina vitalizia del governatore e alla consuetudine delle successioni interne, di fatto trasformando la banca in una istituzione autoperpetuantesi, a prescindere dai cambiamenti delle maggioranze politiche. In mancanza di una norma cogente di diritto positivo che vincoli l' istituto di emissione a tutelare la parità interna della lira, si affida questo compito all' inamovibilità del governatore e alla certezza che il successore sarà scelto all' interno della banca stessa. Questo accade fino al 1979: a Luigi Einaudi (1945-1948) succede il direttore generale Donato Menichella (1948-1960); a Menichella il direttore generale Guido Carli (1960-1975); a Carli il direttore generale Paolo Baffi (1975-1979) e a Baffi il direttore generale Carlo Azeglio Ciampi. In quell' occasione viene però chiamato alla direzione generale un esterno, vale a dire Lamberto Dini, fino a quel momento direttore esecutivo per l' Italia del Fondo monetario internazionale. Quando nel 1993 Ciampi lascia per diventare capo del governo, per la prima volta nel dopoguerra il Consiglio superiore della banca, un organo composto da tredici membri, propone la nomina a governatore non del direttore generale, Lamberto Dini appunto, ma di uno dei due vicedirettori, Antonio Fazio (l' altro è Tomaso Padoa Schioppa).Nulla accade, oltre alle polemiche di stampa: tutto accade invece quando si tratta di nominare il nuovo direttore generale nel momento in cui Lamberto Dini, nel 1994, lascia la Banca d' Italia per diventare ministro del Tesoro. Il governo, in nome di quell' unica eccezione del 1979 che riguardava proprio Dini, tenta di ripetere l' operazione riuscita allora, la nomina cioè di un esterno. Il governatore resiste e alla fine la spunta riuscendo a far passare il suo candidato, Vincenzo Desario, vicedirettore generale.
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Mario Monti: "Ciò che conta, sembrerebbe dal dibattito, è se i vari candidati sono di area laica o di area cattolica, se sono interni o esterni. Irrilevante sembra essere invece la visione che essi hanno del sistema economico e del ruolo della banca centrale". Il governo scende in campo ai massimi livelli. Dice Silvio Berlusconi: "La difesa dell' autonomia funzionale, operativa e istituzionale della Banca d' Italia è uno dei cardini della politica economica dell' attuale governo. L' autonomia non può essere confusa, a fini del tutto strumentali e contingenti, con il potere di nomina dei vertici della banca centrale, potere che, in tutti i paesi industrializzati, è un atto dell' esecutivo".Lamberto Dini, ministro del Tesoro: "Penso che si tenda a fare confusione tra l' autonomia gestionale della Banca d' Italia nell' esercizio delle sue funzioni e le procedure di nomina che sono complesse e che sono di competenza dell' esecutivo". Antonio Martino, ministro degli Esteri: "L' indipendenza della Banca d' Italia va difesa fino in fondo. Non è pensabile che questa indipendenza venga messa in discussione. Ma tutto questo non significa che sulle nomine dei vertici dell' istituto di emissione non intervenga il governo. Lo prevede la legge e non farlo significherebbe disattendere la legge".
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il tutto sembra portare in evidenza un'indipendenza e autonomia solo dall'esecutivo mentre, in virtù dei meccanismi di nomina, i partecipanti mi sembrano molto più rilevanti. Ricordo che stiamo parlando del raro e isolato episodio in cui l'esecutivo faceva valere un suo diritto.

Questo non perchè il sottoscritto si affidi a statuti e etichette giuridiche, ma per rispondere a chi ci si aggrappa, che nonostante tutto i fatti smentiscono qualsiasi parola, scritta o verbale.

Ribadisco inoltre che un eventuale ritorno al pubblico di bankitalia comunque non risolve il problema del sistema debito.

Ovviamente i personaggi, attori di questa storia, non si dividono in buoni o cattivi ma in due tipi di merda di differente qualità, a mio giudizio.

Non parliamo, col senno di poi, della slinguazzata alla nomina di Fazio e ai riferimenti alla sua proverbiale ETICA.

Ciao Christian

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Karlrex

Re: ancora su Bankitalia S.p.A.

Messaggioda Karlrex » 2 apr 2010, 12:35

E' tanto etica ed interessata al sociale(non a caso Bankitalia Spa) che si interessa pure alla formazione dei giovini :mrgreen: studenti Siculi e degli insegnanti sul risparmio su come funzioni la moneta(non di chi è) e giù con economia e finanza a go-go :lol: :lol: ma per favore..

Da vedere il seminario su cosa si basa(sui rischi e altre puttanate :lol: )


Ps:clikkate sull'immagine + volte per ingrandirla
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dmonax

Re: ancora su Bankitalia S.p.A.

Messaggioda dmonax » 3 apr 2010, 0:31

Gli insegnanti a lezione dalla Banca d'Italia? Vale a dire per una comprensione della qualità di un vino si rivolgono all'oste che lo vende anziché consultare un enologo/sommelier...
Ma poi perché "per la prima volta" proprio ora?

Che poi non è vero: c'è già stato il tentativo della BCE con gli opuscoli sulla "stabilità dei prezzi"!

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Karlrex

Re: ancora su Bankitalia S.p.A.

Messaggioda Karlrex » 7 apr 2010, 8:56

Poi torna a preoccuparsi dei redditi degli italiani e fa stime su quanto resisterebbero senza :shock:
Ovviamente sempre per la mancanza di pezzi di carta filigranata colorata ma se ne guarda bene.. ma parla
di difficoltà della vita( ma vaffantokulu)!!
!
Bankitalia: senza redditi,poveri in 90gg
A 32% degli italiani mancherebbero risorse sufficienti
06 aprile, 16:58

Bankitalia: senza redditi,poveri in 90gg (ANSA) - ROMA, 6 APR - Il 32% degli italiani,se si trovasse improvvisamente senza redditi,avrebbe risorse sufficienti per reggere solo tre mesi.Lo dice Bankitalia. Una percentuale comunque inferiore a quella di altri Paesi: in Germania diventerebbe 'povero' in tre mesi il 52% dei cittadini; in Canada addirittura il 56%. La migliore 'tenuta' nostrana di fronte alle possibili difficoltà della vita e' dovuta al 'maggior risparmio a fini precauzionali' messo in campo dalle famiglie, tradizionalmente 'formiche'.

fonte: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche ... 35280.html

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Karlrex

Re: ancora su Bankitalia S.p.A.

Messaggioda Karlrex » 8 apr 2010, 19:10

Bankitaglia blocca l'emissioni di carte di credito(sentite perchè) le sostituiranno con i microcip direttamente
implantati nel culo dei clienti? :mrgreen:
!
arenze per quanto riguarda l'antiriciclaggio e la normativa antiusura
Bankitalia: stop all'emissione di carte di credito dell'American Express in Italia
A seguito dell'inchiesta di Trani, via Nazionale ha trovato numerose irregolarità. Bloccate anche le carte Diners

MILANO - Stop all'emissione di carte di credito da parte dell'American Express Service Europe in Italia. A disporlo è stata la Banca d'Italia a seguito dei controlli effettuati sulla società di carte di credito innestati dall'indagine aperta dalla Procura di Trani, per la quale l'Adusbef si è costituita parte civile.

IRREGOLARITA' - La Banca d'Italia, in un documento consegnato alla procura, lamenta irregolarità e carenze rispetto alla normativa di contrasto al riciclaggio e alla normativa contro l'usura. Così, nella nota, «impone in via cautelare e d'urgenza a codesta succursale italiana dell'American Express il divieto di intraprendere nuove operazioni con specifico riferimento all'emissione di carte di credito». Il divieto scatta 10 giorni dopo la ricezione del provvedimento che riporta la data del primo aprile e che dall'intestazione risulta consegnato a mano. Quindi a partire dal 12 aprile non verranno più emesse nuove carte di credito fino a un successivo provvedimento. La Banca d'Italia, in particolare, ha riscontrato la mancata verifica e registrazione della clientela da parte dell'intermediario finanziario, nonchè l'utilizzo di nominativi di comodo. Sotto il profilo della trasparenza è stata rilevata la mancata comunicazione del limite di disponibilità del credito. Di recente la Banca d'Italia ha bloccato l'emissione di carte di credito anche da parte del Diners Club Italia: il provvedimento risale però addirittura allo scorso settembre ma è emerso solo mercoledì dalla pubblicazione del bollettino di Vigilanza di via Nazionale.

ASSOCIAZIONI DEI CONSUMATORI - Intanto l'Adusbef ha inviato all'Antitrust una richiesta per sollecitare il blocco delle carte di credito emesse anche da tutte le altre società esercenti carte di credito. Lo annuncia il presidente dell'Adusbef Elio Lannutti. «Abbiamo chiesto di estendere questa misura cautelare dall'American Express - afferma Elio Lannutti - alle altre carte perchè c'è un pericolo serio e tangibile per i consumatori e utenti di tutte le altre carte di credito ai sensi del codice del consumo».
Redazione online
08 aprile 2010

fonte: http://www.corriere.it/economia/10_apri ... aabe.shtml

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Karlrex

Re: ancora su Bankitalia S.p.A.

Messaggioda Karlrex » 9 apr 2010, 9:21

Sentitevi la denuncia video di lannutti(lo conosciamo purtroppo), su repubblica, presidente
dell' Adusbef: ''Carte revolving, interessi fino al 250%''
qui il link al video: http://tv.repubblica.it/copertina/adusb ... 5204?video

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lillifata
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Iscritto il: 21 ago 2009, 9:09
condivido lo Statuto e il Manifesto:
zona operativa:: Sicilia
azioni: manovalanza di piazza, volantinaggio in proprio, costruzione cose.
Località: Caltagirone CT

Re: ancora su Bankitalia S.p.A.

Messaggioda lillifata » 10 apr 2010, 20:36

Carte revolving, carte revolver...fai prima a spararti un colpo che a ripagare

simpatico gioco di parole :evil:
liliana sgarlata

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Christian Tambasco

Re: ancora su Bankitalia S.p.A.

Messaggioda Christian Tambasco » 12 apr 2010, 9:09

lilli splendido slogan primitivo ;) :lol:

ciao

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Karlrex

Re: ancora su Bankitalia S.p.A.

Messaggioda Karlrex » 12 apr 2010, 9:35

fatevi i prestiti che il revolver ve lo regalano con i proiettili già inseriti :lol:
!
Tra carte revolving e finanziarie online, attenzione alla giungla dei prestiti facili
ultimo aggiornamento: 10 aprile, ore 14:39
Roma - (Adnkronos) - Con una sola busta paga da 1.600 euro nette, è possibile ottenere anche tre prestiti per 60.000 euro con una rata mensile da 1008,70 euro con 20.227,20 di interessi. Trefiletti (Federconsumatori): "Pensi di avere dei soldi, ti indebiti e poi ti avviti su te stesso" fino al fallimento personale. American Express, Bankitalia blocca l'emissione di nuove carte di credito
Roma, 10 apr. (Adnkronos) - Bankitalia ha solo alzato il coperchio: lo stop all'emissione di carte di credito di primarie istituzioni finanziarie evidenzia i limiti e la fragilità di un sistema, quello del credito personale, che impone immediati correttivi. E, in questo senso, Via Nazionale ha intensificando la sua azione negli ultimi mesi. Due i fattori più critici, le carte revolving e i prestiti facili, soprattutto online.

Le carte revolving, quelle che consentono di rimborsare a rate il saldo di fine mese, spiega il presidente di Federconsumatori Rosario Trefiletti, innescano un "meccanismo perverso", che può portare dritto al fallimento personale: "pensi di avere dei soldi, ti indebiti e poi ti avviti su te stesso". Possono essere "una trappola", soprattutto per i consumatori in difficoltà, considerato anche che gli interessi "sono micidiali, a volte anche del 20%".

Poi, ci sono le Finanziarie senza scrupoli. "Evitare nella maniera più assoluta le finanziarie da tergicristallo, quelle che lasciano volantini sulle auto e pubblicizzano offerte insensate su internet". Anche perché "il rischio è che possano nascondere attività illecite, incluso il riciclaggio di denaro sporco", è l'appello di Trefiletti. Su internet, bastano una busta paga, un po' di incoscienza, e il 'fallimento' personale è servito.

Come avviene nel caso, documentato, denunciato all'ADNKRONOS. Con una sola busta paga da 1.600 euro nette, inoltrate nel giro di poche settimane richieste a tre finanziarie, e dichiarata l'esistenza degli altri finanziamenti, è stata ottenuta l'autorizzazione a tre prestiti per una vacanza, l'acquisto di un'auto e la ristrutturazione di una casa. Rispettivamente, 5.000 euro in 48 rate da 125,10 euro, 25.000 euro in 84 rate da 401,60 euro, 30.000 euro in 84 rate da 482 euro. In totale, fanno 60.000 euro con una rata mensile complessiva di 1008,70 euro e 20.227,20 euro di interessi.

Anche se gli slogan sono spesso equivoci, 'poche domande tante risposte', 'prestito alla velocità della luce', 'soddisfatti senza alcuna garanzia', nulla di illegale e nessun sospetto di truffa. Almeno per le finanziarie prese in esame che sono tutte iscritte all'Ufficio Italiano Cambi e associate all'Assofin, l'associazione di categoria. Per ottenere un prestito basta avere una busta paga, ma sono previste anche formule per chi non può dimostrare il proprio reddito, per sottoscrivere diversi finanziamenti e ritrovarsi, nel giro di pochi mesi, con un sovraccarico di rate. Un'ipotesi, peraltro, che le stesse finanziarie tendono a minimizzare. Massima libertà per il cliente: può saltare una rata, modificarne l'importo, variare la durata del prestito, ma anche estinguere anticipatamente senza pagare alcuna penale. Condizioni tanto invitanti quanto pericolose. Ovviamente, è tutto più semplice se per una bolletta non pagata non si è finiti nel database di qualche centrale rischi. In questo caso, però, spendendo qualcosa in più e ampliando leggermente la ricerca si può ripiegare sull'offerta più spregiudicata, quella che garantisce assistenza anche ai cattivi pagatori, con tanto di portale internet dedicato ai Prestiti per i protestati.

Il problema principale è che diverse finanziarie consentono il finanziamento anche a chi ne ha uno già in essere. Così, lasciandosi un po' prendere la mano, si può partire da un elettrodomestico, passare a una vacanza esotica e finire con il perdere la testa per una macchina nuova. Da qui all'insolvenza, poi, il passo può essere breve. Anche perché non è poi così semplice come sembra valutare correttamente il tasso di interesse effettivo del finanziamento: l'utente si deve confrontare con il TAN, il tasso annuale, e il TAEG, il tasso annuo effettivo globale. Sono due indicatori fondamentali, ma spesso per tanti restano due sigle poco comprensibili.

Il TAN e il TAEG quantificano il tasso di interesse di un prestito personale. Ma il primo, più pubblicizzato, è molto meno importante del secondo, spesso relegato in fondo alle comunicazioni d'offerta. - TAN: sta per "tasso annuale". E' quel tasso di interesse espresso in percentuale sul credito concesso al cliente. Normalmente, per valutare bene la convenienza di un finanziamento, non basta conoscere solamente la misura del tasso annuale applicato dal creditore. Tutte le offerte che vengono presentate, tutti i tassi che vengono scritti, tuttavia, riportano sempre e comunque il TAN. - TAEG: sta per "tasso annuo effettivo globale". E' il tasso che misura tutta una serie di oneri, che di solito sono presenti, tipo le spese di istruttoria della pratica per il finanziamento, spese di assicurazione e garanzia, spese di riscossione delle rate. Il calcolo del TAEG, ora Indice Sintetico di Costo (ISC), non è molto facile, anche se si tratta di trovare quel tasso di interesse che rende uguali la somma del credito concesso al cliente, con la somma complessiva che il cliente dovrà rimborsare alla scadenza. La presenza di questi oneri può far cambiare, di molto, il tasso dell'operazione, ovvero quello che, in concreto, ciascuno andrà a pagare alla società o alla banca che gli ha concesso il finanziamento. La legge stabilisce che, a garanzia del consumatore, gli annunci pubblicitari e le offerte effettuati con qualsiasi mezzo, devono indicare anche il TAEG ed il relativo periodo di validità delle promozioni stesse. Ma questo tasso in genere viene scritto, in piccolo, in basso alla comunicazione in caratteri spesso microscopici.

fonte: http://www.adnkronos.com/IGN/News/Econo ... 72634.html

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Karlrex

Re: ancora su Bankitalia S.p.A.

Messaggioda Karlrex » 13 apr 2010, 0:46

Che cervelli che lavorano per bankitalia , manca solo paolo attivissimo(passivissimo) e poi le teorie diventano
dati di (s)fatto :lol:
da vomito!!
!
Crisi: Bankitalia, forte in Italia
Recessione quasi tutta importata dall'estero
12 aprile, 20:33
Crisi: Bankitalia, forte in Italia (ANSA) - MILANO, 12 APR - La crisi mondiale ha colpito duro l'Italia e nel triennio 2008-2010 i punti di mancata crescita del Pil sono stati 6,5%. Uno studio dei ricercatori della Banca d'Italia Michele Caivano, Lisa Rodano e Stefano Siviero diverge in parte dalla tesi secondo cui il'Italia sarebbe stata colpita meno dalla crisi grazie alla solidita' delle banche, il basso debito delle famiglie e l'assenza di bolla immobiliare, ma riconosce che e' stata una crisi quasi tutta 'importata' dall'estero.

fonte: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche ... 36075.html

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Christian Tambasco

Re: ancora su Bankitalia S.p.A.

Messaggioda Christian Tambasco » 1 giu 2011, 15:51

Una nomina al di fuori dei partiti
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Una nomina al di fuori dei partiti
di Franco Debenedetti
01 giugno 2011

Come pochi giorni fa l'applauso scrosciante di Confindustria, anche quello che ieri all'assemblea di Banca d'Italia ha accolto le ultime «Considerazioni finali» di Mario Draghi, esprimeva, oltre agli auguri, la soddisfazione e l'orgoglio per la sua imminente nomina al vertice della Banca centrale europea. Entra ora nella fase finale la scelta di chi gli succederà.
Che questa sia una decisione politica è un'ovvietà: tenerlo presente serve a mantenere la discussione nel terreno che le è proprio. È chiaro che le scelte vanno fatte tenendo conto delle caratteristiche delle persone: ma prima ancora vengono i rapporti tra istituzioni. Questo infatti è il segnale che primo viene percepito, dentro e fuori i confini, da chi conosce le persone come da chi non le conosce. Ed è anche quello che ha conseguenze che durano nel tempo: perché le persone passano e le istituzioni restano. A maggior ragione questo vale ora che la posizione di governatore della Banca d'Italia è a termine e non più a tempo indeterminato come prima della riforma del 2005.

La Banca d'Italia fa parte dell'Eurosistema. L'indipendenza della Banca centrale dai Governi è la pietra angolare dell'intero sistema dell'euro. All'unicità di questa costruzione contribuisce in modo essenziale l'indipendenza, che è stata voluta dai suoi fondatori più forte e completa di quanto non sia per qualsiasi altra banca centrale. Così è scritto nei suoi statuti, così è stata praticata, anche puntigliosamente, durante i suoi primi dieci anni di vita. E questa caratteristica si riverbera anche sul sistema delle banche centrali che, insieme alla Bce, costituiscono l'Eurosistema.
Banca d'Italia gode di un'autonomia sua propria: la sua attività non è sottoposta al controllo della Corte dei conti. Alla sua assemblea non partecipa nessun membro del Governo. Il Tesoro è il beneficiario di una consistente parte degli utili della Banca, e per tutelare i suoi interessi il direttore generale del Tesoro partecipa ai lavori del Consiglio superiore della Banca e all'assemblea che approva la ripartizione degli utili. Nel suo operare la Banca è stata gelosa custode della propria autonomia, ancor più dopo il "divorzio" del 1981 che soppresse l'obbligo di sottoscrivere i titoli del debito pubblico.


I rapporti con il ministero dell'Economia sono delicati anche perché il ministero è esso stesso proprietario di banche: Poste italiane è dal dicembre 2010 di proprietà del Tesoro, e sono garantite dallo Stato le obbligazioni che esse emettono a fronte dei depositi che raccolgono. La Cassa depositi e prestiti attinge anche alla raccolta non garantita dallo Stato per investimenti che giudica d'interesse pubblico, e lo fa, come recita il suo sito, «in concorrenza con il sistema bancario». Inoltre nella Cassa il Tesoro ha come soci al 30% le fondazioni bancarie, le quali orgogliosamente difendono il loro ruolo determinante negli assetti di governance delle principali banche italiane. La Banca del Mezzogiorno, progetto caro al ministro Tremonti, ha ottenuto pochi giorni fa la licenza da Banca d'Italia e quindi sarà anche formalmente soggetta alla sua vigilanza. L'insieme di queste circostanze fa del Tesoro un attore fortemente presente nel settore del credito, e quindi rientrante, lato sensu, nel settore vigilato da Banca d'Italia.
A queste considerazioni di carattere istituzionale, quelle relative al contesto dell'Eurosistema di cui Banca d'Italia è parte, e quelle relative al contesto del sistema del credito, di cui Banca d'Italia è autorità di vigilanza e in cui operano soggetti di proprietà del Tesoro, si aggiungono quelle di carattere prettamente politico. Il ministro dell'Economia, a quanto si dice, non farebbe mistero del suo desiderio che governatore diventi il direttore generale del Tesoro. Solo per le indiscusse qualità personali e professionali di chi ne è pro tempore il titolare?

L'indipendenza delle autorità, oltre che strumento fondamentale per il loro operare, è una sorta di "bene pubblico" che il Governo deve preservare e accrescere. Alcuni casi pregressi autorizzano a chiedere in questo caso un di più di attenzione. La Banca d'Italia è la prima e la più autorevole delle autorità di regolazione e controllo. «Merito e indipendenza – ha detto ieri Mario Draghi – sono le condizioni essenziali per la credibilità delle sue analisi, per l'efficacia della sua azione. Sono valori da preservare». Non è solo in sé che la nomina del governatore non deve dare adito neppure al sospetto di un'ingerenza politica: essa inevitabilmente viene ad avere un significato simbolico per il concetto stesso d'indipendenza delle autorità. Che i governatori della Banca provenissero dall'interno o, come è avvenuto in alcuni casi, dall'esterno, di nessuno si è avuto motivo per dubitarne l'indipendenza, tutti l'hanno dimostrata. Qualcuno, come Paolo Baffi con il suo vicedirettore Mario Sarcinelli, pagando di persona.


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Christian Tambasco

Re: ancora su Bankitalia S.p.A.

Messaggioda Christian Tambasco » 30 giu 2011, 12:55

fonte LA STAMPA

Bankitalia rischio impasse

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kasiacolagrossi
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Re: ancora su Bankitalia S.p.A.

Messaggioda kasiacolagrossi » 29 set 2011, 10:25

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Banca d'Italia, ancora stallo su Saccomanni
ReutersReuters – 14 ore fa
di Paolo Biondi e Giselda Vagnoni


ROMA (Reuters) - Per la successione di Mario Draghi alla guida della Banca d'Italia è ancora favorito il suo vice Fabrizio Saccomanni ma il via libera potrebbe arrivare solo a ridosso del passaggio dell'attuale governatore alla Banca centrale europea il primo novembre per la determinazione con cui Giulio Tremonti continua a sostenere la candidatura di Vittorio Grilli.

Dopo aver incontrato in rapida successione lo stesso Draghi e il ministro dell'Economia, è lo stesso presidente del Consiglio a dire a metà pomeriggio che lo stallo continua.

"Non ci sono novità" dichiara Berlusconi ai cronisti che lo aspettano alla Camera per la mozione di sfiducia al ministro delle Politiche agricole Saverio Romano.

In una dichiarazione al TG5 il premier, domani 75enne, si augura di ricevere in regalo la fine degli scontri e delle divisioni politiche ma la spina al fianco di Tremonti per il momento resta.

Un ministro che preferisce non essere citato sintetizza così il senso della giornata: "Alla fine sarà Saccomanni perché nessuno è in grado oggi di sfidare la Bce e il Quirinale, ma è una scelta che non può essere fatta oggi".

Insomma il veto di Tremonti a Saccomanni per il momento non è superabile e occorre aspettare.

Che i tempi non siano ravvicinati emerge anche dalle dichiarazioni di Giorgio Squinzi, vice presidente di Confindustria e membro del Consiglio superiore della Banca d'Italia, organo al quale la legge affida il compito di esprimere un parere sul candidato governatore del governo.

"Ormai dovrebbe arrivare tutto al prossimo consiglio del 24 ottobre. Lì ci diranno qualcosa. Al momento non è arrivata alcuna comunicazione da parte del governo", ha detto Squinzi a margine del World Regions Forum di Milano.

Il Consiglio superiore si riunisce ogni mese in via ordinaria ma può essere convocato in qualunque momento in via straordinaria.

Ci si aspettava che il Consiglio Superiore della Banca potesse esprimere il parere previsto dalla legge sul nome del candidato del governo alla poltrona di governatore già nella riunione di oggi.

Così non è stato perché ieri Berlusconi, dopo un incontro di due ore con Tremonti che avrebbe dovuto segnare una tregua tra loro, non ha ancora ottenuto il via libera del ministro dell'Economia sul nome dell'attuale numero due di via Nazionale.

BOSSI: PREFERISCO GRILLI CHE E' DI MILANO

Fonti vicine alla situazione riferiscono che Saccomanni, oltre ad essere fortemente sponsorizzato dallo stesso Draghi, gode anche delle preferenze del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e dello stesso Berlusconi.

Tremonti però, sempre secondo le stesse fonti, continua a insistere sul suo candidato di sempre, il direttore generale del Tesoro, sottolineando il fatto che ha 15 anni meno di Saccomanni, è il miglior tecnico a disposizione ed è dovere e interesse del centro-destra promuovere i dirigenti che hanno ben servito il governo.

La posizione di Tremonti all'interno del Pdl non sembra avere grande seguito se stamane il capogruppo alla Camera si è sentito di dire che mettere in pista il nome di Grilli può rappresentare "un fattore involutivo e non evolutivo".

Ma, per quanto indebolito dalla vicenda Milanese e dalla necessità di procedere a una seconda manovra dopo quasi un mese dalla prima, Tremonti è ancora il garante della coalizione tra Pdl e Lega Nord nonché di una linea di rigore sui conti pubblici.

Alla domanda su chi preferisca alla guida di palazzo Koch, Umberto Bossi ha risposto: "Grilli, è di Milano".

Berlusconi dunque si deve muovere con i piedi di piombo ma Napolitano non sembra voler concedere ancora troppo tempo.

Forse è proprio su indicazione del Colle che Draghi nel pomeriggio è stato ricevuto da Berlusconi e poi anche dallo stesso capo dello Stato.

I giornali italiani ipotizzavano stamane che le due candidature di Saccomanni e Grilli si elidano a vicenda per lasciare spazio a una terza personalità.

Il terzo nome fatto da Berlusconi a fine giugno elencando la rosa dei candidati per Bankitalia è quello di Lorenzo Bini Smaghi, membro italiano nel comitato esecutivo della Bce.

Passando dal board della Bce alla Banca d'Italia Bini Smaghi risolverebbe a Berlusconi un grosso problema: quello di liberare il posto in favore della Francia come promesso al presidente francese Nicolas Sarkozy in cambio dell'appoggio di Parigi a Draghi.

Finora però la candidatura del banchiere centrale toscano, già direttore del Tesoro italiano per gli affari internazionali, non sembra aver preso quota.

Tra le persone vicine alla vicenda c'è chi ritiene Bini Smaghi definitivamente fuori dalla partita per essersi rifiutato di dimettersi quando in giugno palazzo Chigi ha emesso due comunicati per indurlo a farlo.

"Ormai è solo una partita a due. E' troppo tardi perché una terza candidatura possa farsi largo", dice una fonte governativa.

Nell'incertezza qualcuno fa riaffiorare anche l'ipotesi di una staffetta tra governatore e direttore generale di Bankitalia.

In primavera, quando Draghi è stato designato alla Bce dall'Ecofin e già appariva chiaro che la successione sarebbe stata tuttaltro che scontata, fonti vicine alla vicenda avevano ventilato l'idea di un compromesso in base al quale Saccomanni sarebbe diventato governatore con una mandato delimitato nel tempo. All'epoca si pensava che il testimone sarebbe poi passato a Bini Smaghi, nominato nel frattempo direttore generale.

"Oggi invece la staffetta potrebbe avvenire tra Saccomanni e Grilli", sussurra una fonte politica, che per ora però resta isolata.

(hanno contribuito Francesca Piscioneri e Roberto Landucci da Roma, Elisa Anzolin da Milano)

-- Sul sito www.reuters.it le altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia


http://it.notizie.yahoo.com/banca-dital ... 50931.html
katarzyna edyta colagrossi


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