Darwin ed IGB

Tutto quello che hai da dire sul signoraggio..
ps: tu parleresti mai seriamente con un tizio che indossa un passamontagna? Ecco perché devi essere iscritto al Forum per.. (no piangina, tnks)
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sirom

Darwin ed IGB

Messaggioda sirom » 28 apr 2010, 0:28

Darwin come tutti sanno teorizzò che l’evoluzione delle specie è determinata dalla selezione naturale.
Io ritrovo incredibili analogie tra il funzionamento del sistema bancario e le relazioni che esistono tra gli animali in natura.
In entrambe i casi si parte dal presupposto che le risorse sulla Terra sono finite e che vi è una competizione per accedervi.
Nella tendenza dell’ IGB a sottrarre ricchezza al resto del genere umano troviamo l’archetipo del perfetto predatore.
Egli è in cima alla catena alimentare (economica), ed è in cima ad una piramide sociale.
L’ IGB è il vincitore di tutte le competizioni economiche.
Si può supporre che partecipi ad una lotta serrata per il predominio sui rivali, ma che questo non lascia comunque spazio ad un cambio nel destino per le prede.

Se il paragone regge, per analogia con quello che accade in natura, sono portato ad ipotizzare a due soluzioni.

- L’ IGB è colui che mantiene in equilibrio il sistema, impedisce che l’elite si allarghi troppo a chi si spinge per affiancarsi al suo status sociale ( questo causerebbe una pressione eccessiva sulle masse) e causa la morte ai meno adatti o sfortunati. In cima ci stanno solo i più forti (economicamente) in basso la massa di schiavi, per selezione muoiono fisicamente quelli inadatti persino a fare gli schiavi.
- L’ IGB si sta muovendo verso la distruzione del sistema, come un virus attacca il sistema produttivo sino a provocarne la morte.

La seconda ipotesi sarà la preferita per coloro che sono convinti che il sistema essendo esponenziale ( interesse su interessi ) sia destinato ad una implosione su se stesso.
Ma io sono propenso per la prima ipotesi.
L’IGB tiene certamente sotto controllo i numeri ed è interessato ad un afflusso costante di risorse.

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Umiltao

Re: Darwin ed IGB

Messaggioda Umiltao » 28 apr 2010, 1:22

sirom ha scritto:come un virus attacca il sistema produttivo sino a provocarne la morte.

Sai che me ne frega del sistema produttivo... visto che in gran parte è un derivato dello stesso Sistema-IGB©.

Il sistema produttivo industriale moderno è causato dall' invenzione della moneta nominale ma non è al contempo progettato per mantenersi senza traumi se funziona utilizzando moneta-debito nominale autodistruttiva (questa è una definizione più precisa dell' attuale moneta) perché semplicemente non si cambia mai la modalità di emissione monetaria e si costringe ideologicamente il sistema economico reale ad adeguarsi al funzionamento monetario precostituito con tutti gli sconquassi e i danni che vediamo.
Il punto è che siffatta moneta non fa altro che reinventare la rarità della moneta aurea ma a produzione industriale su larga scala già avvenuta e con l' ulteriore svantaggio che è pure un costo in quanto come tale entra nei bilanci aziendali essendo un debito caricato di interessi: togliendo dalla circolazione e distruggendo moneta quando essa viene restituita, il Sistema Bancario crea al contempo anemia monetaria e aumento dei costi e perciò impossibilità di acquisto e scambio di almeno parte degli stessi beni e servizi posti sul mercato, quindi si creano a cascata un sacco di sotto-problemi → viewtopic.php?f=9&t=467

E' bene parlare delle persone in primo luogo, non dei mestieri e delle macchine.

Se non l' hai ancora letto, leggiti Il dogma del lavoro e il signoraggio bancario. Schiavi per sempre.


Anch' io sostengo la prima ipotesi.

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MrDrago88

Re: Darwin ed IGB

Messaggioda MrDrago88 » 28 apr 2010, 1:28

Più semplicemente Darwin non era altro che un accademico asservito al potere con il preciso scopo di portare avanti il dogma della legge del più forte che fa tanto comodo a IGB...

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Umiltao

Re: Darwin ed IGB

Messaggioda Umiltao » 28 apr 2010, 1:32

Non so se lo era, questa dell' asservimento di Darwin è per me la tesi dei soliti clericali arroganti a cui rode il culo per aver perso la nobiltà per diritto di-vino e tutti gli altri privilegi.
Ma la legge del più forte vale sul serio in natura, tant' è che esistono anche i suicidi collettivi tra gli animali...

Siamo noi che vogliamo salvare le specie in via di estinzione.

L' altruismo non esiste. Io© proteggo i miei atomi, non i tuoi. Proteggo i tuoi solo se fa comodo a me.

Il Papa e il suo creazionismo del cazzo difende le sue finanziarie oltre che i suoi atomi.

IGB© però non è stupido e appoggia al contempo le propensioni umanitarie e solidaristiche e le ricerche che confermano una data disposizione naturale degli individui pro domo sua.

Non dimentichiamo che le banche sono obbligate dalla legge a devolvere alle ONLUS e alle no profit parte degli utili e che le Fondazioni Bancarie sono degli istituti senza scopo di lucro che patrocinano a destra e a manca.

Il Sistema Bancario è praticamente un' APS.
Ultima modifica di Umiltao il 28 apr 2010, 1:45, modificato 1 volta in totale.

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MrDrago88

Re: Darwin ed IGB

Messaggioda MrDrago88 » 28 apr 2010, 1:41

Che esista non c'è dubbio, ma che sia l'unica alternativa per una specie evoluta non lo credo. Piuttosto credo che in un sistema dal genere sia stata portata avanti questa convinzione per far si che esso si possa sostenere (uno dei tanti dogmi accademici creati ad arte).
Sono stati santificati gli studi del massone Darwin e sono stati invece omessi quelli di Jean-Baptiste Lamarck, il vero padre della biologia, che studiò l'interazione delle specie diverse che collaboravano tra loro armoniosamente, creando una sorta di equilibrio reciproco che non prevedesse il dominio del più forte a discapito del più debole.

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MrDrago88

Re: Darwin ed IGB

Messaggioda MrDrago88 » 28 apr 2010, 2:06

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Oltre il massone Darwin, la libera scienza di Giuseppe Sermonti


di

Stefano Serafini




È salutare far conoscere meglio la figura straordinaria di Giuseppe Sermonti, il genetista noto per le sue critiche al darwinismo e al totalitarismo della scienza ideologizzata. Basta infatti un giro sul grande fratello collettivo Internet (ad es. una scorsa alla combattuta storia di redazione della sua poco attendibile scheda su Wikipedia) per constatare il rovello di alcuni “attivisti” indaffarati a screditarne l’immagine. Graffitari di provincia dello scientismo[1] che amano riempirsi la bocca dei titoli di riviste stimate e accreditate dalla «comunità scientifica» (della quale per la maggior parte non fanno parte, neanche come gregari), senza rendersi conto di ignorare quale sia, propriamente, il contenuto della scienza, quale funzione abbia in questa contingenza storica, né a cosa serva la divulgazione critica, costoro hanno lasciato in Rete le accuse più strane contro l’importante scienziato e intellettuale italiano: devoluzionista, creazionista, luddista, guru ecc.; si agitano affinché le sue riflessioni, che sono in buona sostanza epistemologiche, vengano classificate come «pseudo-scienza».



Sermonti d’altronde, che è molto amato dai suoi lettori, ha sempre attirato l’odio ideologico di certi ambienti settari. Negli anni ’70, all’uscita del suo primo libro contro lo scientismo, tale prevenzione venne mascherata paradossalmente da “progressismo di sinistra”… contro Sermonti, in difesa delle industrie! Darwin non era ancora in gioco. Causa plausibile dell’avversione di allora, poteva essere l’invidia personale di un potente aspirante barone, che mal ne tollerava la brillante carriera. Ma da sola non bastava, neanche a quei tempi, a spiegare tutta la profondità dell’ostracismo, ben distinguibile dai normali dissidi accademici che bene o male contrappuntano sempre la distinzione di un percorso. Qualche anno fa il progressismo, inteso come “difesa” di Darwin, venne brevemente richiamato alla ribalta da una lettera di sei professori de La Sapienza di Roma, i quali – autentici libertari – pretendevano si censurasse la presentazione di un libro di Sermonti all’Università, giungendo ad accusarlo addirittura di tendenze razziste (quando è invece Sermonti ad additare nel darwinismo una sponda della dottrina della razza).[2] Oggi, più modestamente, altri graffitari rivestono la medesima avversione di un candido amore per la purezza ed il metodo, lamentando presunti o reali «errori», ai quali danno la caccia con tendenziosa acribia nei suoi scritti, indagati piuttosto che letti.[3]

Un’accusa illuminante che ultimamente viene mossa al genetista, è poi quella di essere un «ex scienziato». Ciò denota, nei critici, un’idea curiosamente religiosa, quasi “calcistica”, della scienza: ad essa – indipendentemente da competenze metodologiche, titoli e scoperte – un uomo “apparterrebbe”, e sarebbe così chiamato scienziato, finché ne accettasse le interpretazioni condivise dalla maggioranza, e da essa potrebbe “uscire” perdendo il titolo per apostasia![4]



Giuseppe Sermonti.

Il motivo che da quarant’anni rende il nostro Autore una sorta di spauracchio per una certa nebulosa para-culturale, va spiegato in prospettiva. Coloro che getterebbero Sermonti all’inferno, infatti, ve lo scaglierebbero volentieri insieme a tutta la filosofia, a tutto il pensiero che eventualmente non sottostà all’imperio della ragione mercantile, alla riflessione critica nei confronti del presunto “valore universale e normativo” della conoscenza positivistica, a chi non si piega alla «dittatura del fatto» (Husserl). Non parliamo poi di altre forme dello spirito umano, come la religione e la mistica (o la teoria sociale rivoluzionaria, ormai scomparsa all’orizzonte). Tra gli accusatori di Sermonti, inevitabilmente, e senza che il vecchio biologo abbia a che fare con questo genere di cose, si riscontrano esaltati e beffardi arcinemici di tutto ciò che Piero Angela – simbolo vivente dello statuto televisivo del sapere per tutti – mette in un fiorito mazzo e indica come “cattivo”: dall’omeopatia ai cerchi nel grano, dall’astrologia alla parapsicologia, dalla lettura dei fondi di caffè alla mistica indiana. Non a caso, ogni volta che pare loro esservene l’occasione, ed evitando eventualmente di entrare nel merito, Sermonti viene accusato di misticismo, religiosità, oscurantismo, ecc. Per la maggior parte di queste persone, la scienza non è tanto un particolare metodo e modo della conoscenza umana, storicamente formatosi per il contributo di determinate forze sociali ed economiche, con un suo preciso ambito di competenze formali che ne delimita e in gran parte preforma l’oggetto; ma è l’unica ammissibile forma vera e certa di conoscenza, una conoscenza che avrebbe conchiuso in sé il proprio fine. Persino l’arte e la poesia, se espongono pretese conoscitive (ma a parte rarissimi casi, ciò non avviene più almeno dal XVII sec.), vengono gettate nel cesso da simili signori con il termine molto in voga di «fuffa», e un dirompente rumore di sciacquone.


Sembra incredibile, ma un pensiero talmente limitato da ritenere che la realtà possa essere spiegata unicamente nei termini di una scienza congelata nei suoi traguardi oggettuali odierni, incapace di rendersi conto che gli occhiali scientifici con i quali guarda il mondo e se stesso sono anch’essi parte del mondo, sono anch’essi un prodotto storico, ha assunto al giorno d’oggi, per diffusione, un ruolo di dominio totalizzante. La sua infiltrazione s’è realizzata attraverso i mezzi d’informazione di massa, col sostegno che essi inevitabilmente forniscono alla mediocrità, al ragionamento automatico, acritico, passivo, alla superficialità, al mercato, e all’ideologia che tutto preforma e predigerisce per i cervelli connessi allo spettacolare integrato.[5] Tale pensiero, di fatto, è esso stesso un elemento portante di quella “matrice” di presupposti indiscussi – la merce, lo sfruttamento del forte sul debole, il denaro, lo sterminio “bellico”, la tecnologizzazione dell’esistenza come progresso, ecc. – che dominano e spogliano la nostra vita, e che hanno sostituito di fatto la realtà, tanto da non permetterci più nemmeno di pensarla indipendentemente da essi. Dopo aver proceduto sottotraccia nella società per molti decenni, contrastato sempre più debolmente da una cultura umanistica spettacolarizzata ma comunque di forti radici, recentemente in Italia ha cominciato ad articolarsi sulla bocca delle masse.[6] La teodicea Whig del pensiero positivistico, che ha accompagnato fin dal suo nascere l’imperialismo della borghesia britannica, trionfa così, quando il capitalismo finanziario è giunto al suo sbraco, nel cuore del Mediterraneo come volgare arroganza da blog italiota.


Il tutto, indipendentemente dal fatto che nel frattempo la biologia molecolare ha ormai da tempo superato il dogma dell’evoluzionismo, cioè la centralità della selezione naturale e del caso nello sviluppo di forme e funzioni biologiche, togliendo, per così dire, la terra sotto i piedi ai sedicenti (e ignari) scudieri della Scienza identificata con Darwin.[7] Una conclusione storicamente inevitabile, ma che non avrà presa comunque sul fondo ideologico di costoro, né sul corso dominante delle cose, che ormai del darwinismo già ha smesso di avere bisogno. L’origine è oggi una questione superata dai “gregari” veri, i quali non si occupano certo di Sermonti. Il circuito li ha completamente integrati nella propria intangibilità autoreferenziale, essi la natura non l’indagano più – la creano in laboratorio.

Una vita da biologo

Nato a Roma nel 1925, quarto di sei fratelli (Rutilio, avvocato, politico e giornalista; Tina Bianca; il suo gemello Enrico, agronomo; Vittorio, il famoso dantista; Lia) Giuseppe Sermonti si laurea dopo la guerra in Scienze Agrarie presso l’Università di Pisa e in Scienze Biologiche all’Università di Roma. La sua carriera inizia prestissimo, a soli 25 anni, con la chiamata come responsabile del reparto di Genetica del Centro internazionale di chimica microbiologica (CICM) dell’Istituto Superiore di Sanità diretto da E. B. Chain. Dobbiamo alle sue ricerche la scoperta della sessualità nel Penicillium (a Glasgow, con Guido Pontecorvo) e negli streptomiceti (con sua moglie Isabella). Gli tocca dunque il titolo di padre della Genetica dei microorganismi industriali.[8] Di tale disciplina fonda e dirige la Commissione Internazionale. Consulente di alcune fra le più importanti multinazionali farmaceutiche, come Ciba-Geigy, Lepetit, Eli Lilly e Pliva, dirige la International School for General Genetics del Centro Ettore Majorana, a Erice, presso la quale organizza corsi quadriennali di Microbial Breeding. Nominato cattedratico di Genetica all’Università di Camerino, passa dopo un anno a quella di Palermo, poi a quella di Perugia; è presidente per due anni dell’Associazione Genetica Italiana, e nel 1980 è invitato come vicepresidente al XIV Congresso Internazionale di Genetica, a Mosca.



Nel 1971 pubblica presso Boringhieri il trattato Genetica Generale. L’anno seguente, per Zanichelli, l’operetta divulgativa Vita coniugale dei batteri; ma contemporaneamente comincia a riflettere sul significato della scienza e la sua inadeguatezza per i bisogni fondamentali dell’essere umano. Scrive così anche i due saggi critici e politicamente radicali Il crepuscolo dello scientismo[9] e La mela di Adamo, la mela di Newton,[10] testi sostenuti da una cultura umanistica e scientifica di grande respiro europeo. In essi contesta la riduzione della scienza ad una convenzione strumentale per il dominio tecnico, preorientata in gran parte da cornici di natura extrascientifica (per citarne alcuni: il capitale, l’industria, il mito del Progresso, la guerra). L’ideale ricerca della verità della scienza viene stravolta nei fatti e ridotta a ricerca dell’utile economico, dell’oppressione, e dello sterminio. Sermonti mostra anche con esempi tratti dalla storia della medicina e della chimica che i successi con i quali la scienza accademico-industriale giustifica se stessa, sono quasi sempre dovuti all’appropriazione di conoscenze pre-scientifiche spacciate poi per prodotti di laboratorio, o a sviluppi dell’industria bellica. Ad es. l’aspirina, “rubata” alla saggezza popolare antica che ne usava il principio, contenuto nelle foglie di salice, già duemila anni fa; o gli insetticidi, nati dalle fabbriche riconvertite di armi chimiche. Il darwinismo – un’ideologia ereditata dall’economista Malthus, piuttosto che una visione scientifica basata su dati positivi – è in qualche modo la sintesi di tale spirito perduto, l’essenza pregnante ed esemplare dello scientismo, cioè la tendenza autoritaria ad assolutizzare una razionalità scientifica confinata quale unica forma valida di pensiero, alla quale tutto dev’essere ridotto (in primo luogo la vita). Da qui l’invito di Sermonti all’esodo dalla forma mentis dello scienziato in carriera, trasformatosi in una sorta d’ibrido tra un tecnico, un uomo d’affari, e un sacerdote (o un poliziotto) dell’ordine capitalistico.

La reazione del pubblico fu di grande interesse: i libri ebbero numerose edizioni, che andarono tutte esaurite. La reazione di potenti colleghi accademici fu invece di tutt’altro verso. Il trasferimento alla cattedra di genetica dell’Università di Roma previsto di lì a poco – la famiglia aveva già traslocato – inspiegabilmente si blocca. Una serie di attacchi personali compaiono su L’Unità, e in lettere anonime recapitate al suo mentore scientifico in Gran Bretagna, il genetista Guido Pontecorvo. Il settimanale L’Espresso, non pubblica la recensione de Il Crepuscolo dello scientismo scritta da Guido Ceronetti, che abbandonò la rivista. Approfittando del clima politico degli anni ’70, quando anche la casa editrice Rusconi cade oggetto di poco edificanti inviti ad erigerle intorno un «cordone sanitario», si organizza (in contumacia) una contestazione “studentesca” alle idee dell’Autore, accusato senza troppe spiegazioni di conservatorismo ideologico.


Sermonti non si arrende, e continua a scavare alle fondamenta della scienza. Concentrandosi sull’evoluzionismo neo-darwiniano, lo attacca dall’interno con un approccio strutturalista, e dall’esterno con una radicale critica epistemologica e socio-culturale. Sul fronte scientifico la battaglia si svolge in importanti sodalizi internazionali: dal 1980 egli assume infatti la direzione della Rivista di Biologia, una delle prime pubblicazioni biologiche al mondo, fondata nel 1919 da Ugo Polimanti, e la trasforma in un punto di riferimento mondiale per le più valide idee biologiche non conformi; dal 1986, inoltre, si impegna nel Gruppo di Osaka per lo Studio delle Strutture Dinamiche (Osaka Group for the Study of Dynamic Structures) un progetto nato durante un importante convegno sullo strutturalismo in biologia presso la città giapponese di Osaka. Nel corso del convegno si affermò il termine «post-darwinismo»:[11] affermando l’insoddisfazione verso la biologia darwiniana dominante, i partecipanti si dichiararono infatti piuttosto in continuità con autori che prediligevano lo studio dell’origine dinamica della forma, quali J. H. Woodger e C. H. Waddington, e dichiararono la necessità per la biologia di andare oltre il modello centrato sul determinismo genetico. Il gruppo era composto nel suo nucleo da Sermonti stesso, Dave Lambert, Brian C. Goodwin, Atuhiro Sibatani, Franco M. Scudo, Francisco J. Varela, Antonio Lima-de-Faria, Mae-Wan Ho, Lev V. Belousov, Jerry Webster, René Thom, Hugh Paterson. In seguito aderirono altri studiosi, tra i quali anche Stephen Jay Gould, innamorato del problema della forma. Di rilievo furono anche i contributi extradisciplinari, ad es. quelli dello straordinario fisico italiano Giuliano Preparata.[12]




In Russia qualcosa di simile stava accadendo con l’approccio nomogenetico, rappresentato da L. Berg, A. Ljubiš?ev, S. Meyen e altri, ispirati dall’alternativa del grande von Baer al darwinismo. Partecipando a entrambi, l’embriologo dell’Università di Mosca Lev Belousov, rappresenterà il trait-d’union fra le conferenze nomogenetiche della Scuola biologica russo-estone e gli incontri del Gruppo di Osaka che si svolgeranno negli anni successivi (Praga 1987, Cornwall 1988, Mosca 1989, Oaxtepec 1991, Potsdam 1993).

Giuseppe Sermonti, nella sua veste di direttore della Rivista di Biologia orienterà i propri sforzi controcorrente a favorire tale comunicazione tra le linee strutturaliste della biologia est-europea, giapponese e occidentale, dando così vita in Italia a un plesso fondamentale della presa di coscienza e della diffusione delle idee strutturaliste in biologia.[13]

Il 1986 è anche l’anno della pubblicazione di Dopo Darwin, di cui parleremo più avanti, e quello in cui Sermonti decide di lasciare l’insegnamento universitario. Sul piano culturale e divulgativo l’impegno non è minore, con la pubblicazione di centinaia di elzeviri che nel corso degli anni compariranno sui quotidiani Il Tempo, Roma, Il Giornale e infine Il Foglio (compresa una divertita collaborazione al periodico Astra, in spregio del bigottismo di molti suoi colleghi che mai si “contaminerebbero” dialogando con chi crede all’astrologia), numerose conferenze, e la pubblicazione di sorprendenti volumi che punteggiano un percorso di ricerca vivace e multidisciplinare, intessuto di una scrittura bellissima.



L’anima scientifica

Se già nel 1974 una deliziosa raccolta di fiabe su temi scientifici[14] aveva dimostrato l’interesse dell’Autore per il significato e le simbologie della scienza nascoste nella tradizione delle favole (ad es. la storia di Biancaneve, nata in ambienti della Rühr come figura dell’estrazione dell’argento, “avvelenato” col cianuro e dormiente fino al “bacio” della fornace), nel biennio 1981-1982 compaiono due brevi saggi di intensa meditazione: Le forme della vita[15] e L’anima scientifica.[16] In particolare quest’ultimo, edito inizialmente in poche centinaia di copie, destò l’ammirazione di originali pensatori come Zolla («il capolavoro di Sermonti»), Panikkar (il teologo raccontò di non aver chiuso occhio per divorarlo in una notte) e Cattabiani, il quale, oramai in fin di vita per il cancro che lo affliggeva, pregò l’editore Marco Albertazzi (La Finestra) di ripubblicare «la gemma di Sermonti».[17]

L’anima scientifica è «una discussione sul metodo, una sorta di dialogo sui massimi sistemi, di cui uno è l’evoluzionismo e l’altro è la realtà».[18] Vi scrive Sermonti:

«Come insegnava Goethe, non dovremmo chiederci il perché ma il come delle cose. Nel chiedere il perché c’è un tacito presupposto che dietro ogni cosa ci sia un’intenzione, un proposito (appunto, un “perché”) e quindi che ogni cosa sia scomposta o scomponibile in fini e strumenti, o mezzi di produzione, come un’azienda umana. Sotto tutto questo c’è una sottile mentalità ottimistica, economicistica, produttivistica. No. Il mondo opera su un’altra dimensione, galleggia nell’eterno, è sospeso nell’infinito, ed è per l’appunto questo spostarci nelle sue dimensioni incantate il più raffinato e prezioso risultato della conoscenza, e non, al contrario, quello di rovesciare il mondo ai nostri piedi.

Comprendere la realtà per rappresentazioni, per riferimenti a tipologie, vuol dire riceverla per simboli. (…) [Ma] una scienza che riceve la natura per simboli, che la interpreta attraverso archetipi, si dispone ad offrirci una immagine delle cose che stranamente richiama quella di un’antica ermeneutica, oppure quella di una sacra rappresentazione. (…) Gli scienziati hanno esplorato il mondo per innumerevoli ragioni e ispirazioni, con amore o con odio, con rispetto od arroganza, al servizio della verità o della menzogna. Ciò che semmai si può rimproverare loro è quello d’aver consentito (ma non tutti l’hanno fatto, specie tra i maggiori) a farsi rappresentare dai cavalieri dell’apocalisse, di aver accettato l’invito alla tavola del lupo, o anche d’essersi fatti commuovere dalle omelie di profeti travestiti.

Non voglio processare l’umanità o me stesso, ma proporre una strada in cui trovo più senso, più garbo, più saggezza che nelle piste della scienza ufficiale. E non sono certo io il primo a suggerirla. Io non faccio che ricercare un sentiero che piedi sapienti hanno percorso molto prima di me, e non ho mai ambito né pensato, né preteso, di saper fare qualcosa di più di questo.»[19]

Oltre Darwin

Nel 1980 era già uscita la principale opera sul darwinismo,[20] scritta a due mani col giovane paleontologo Roberto Fondi[21] il quale si dedicò alla seconda parte del volume dedicata all’applicazione dell’Evoluzione all’uomo. In essa si indaga l’aspetto ideologico nascosto sotto l’apparente obiettività scientifica della teoria dell’evoluzione per selezione naturale di Charles Darwin, che aveva mutuato l’idea fondamentale di «sopravvivenza del più adatto» dalla “bibbia” dell’economicismo inglese del suo tempo, il Saggio sul principio della popolazione (1798) di Thomas Malthus. L’idea che il debole debba soccombere, e che la natura porti comunque, automaticamente, verso un miglioramento della specie, piaceva molto ai sostenitori del Progresso e del sistema capitalistico, allora in piena fioritura nel mercantilismo dell’impero britannico.

Se il darwinismo si impose, scalzando in breve tempo altre ipotesi e interpretazioni, si deve insomma soprattutto a fattori sociali ed economici, e non certo, come propugnano i divulgatori della teodicea darwiniana, a una “evoluzione” del sapere per selezione dell’idea migliore. In realtà è il concetto stesso di evoluzione a selezionare e rinforzare la cornice ideologica che l’ha a sua volta scelto, allevato e abbracciato: società mercantile e ideologia scientifica, entrambi frutto del medesimo modello capitalistico, si giustificano a vicenda. Di fronte a un simile incesto, la sola esistenza di altre valide spiegazioni del mondo biologico, genera sorpresa e un senso di liberazione intellettuale. Il libro di Sermonti destò dunque clamore, e in soli due anni conobbe cinque edizioni.

La ricca documentazione offriva per la prima volta ai lettori italiani la conoscenza di ricerche biologiche non darwiniane condotte in molti paesi, riabilitava la dignità scientifica della forma, e ribaltava l’idea di un’origine spontanea della vita e dello sviluppo graduale dal semplice al complesso, mostrando che la ricchezza delle forme viventi non è aumentata col progredire delle ere, e che non sono mai esistite incompiute “forme intermedie”. La vita echeggia nel tempo variazioni di temi perenni, dentro l’architettura senza storia delle leggi naturali. Una rilevante appendice al dibattito verrà aggiunta da Sermonti cinque anni dopo, pubblicando La luna nel bosco, saggio sull’origine della scimmia,[22] che contesta l’origine scimmiesca dell’uomo. Naturalmente Sermonti non vi abbraccia, come si è voluto far credere, una visione devoluzionista (l’idea cioè di una sorta di evoluzione al contrario, discendente, appunto una devoluzione, ad es. dall’uomo alla scimmia). Egli riprende piuttosto l’esposizione della ricapitolazione e della pedomorfosi di Stephen Jay Gould,[23] e la grande idea ologenetica di autori come Karl Ernst von Baer e Daniele Rosa, secondo la quale la completezza, la maggiore ricchezza d’informazione, la massima potenzialità, si trovano al principio piuttosto che alla fine della tassonomia, e lo svolgersi della filogenesi non fa che specificare, adattare a una funzione di nicchia specifica, ciò che era totipotente e dunque aspecifico. Queste tematiche si intrecciano al fenomeno della neotenia, cioè la “risalita” di certe specie verso i propri caratteri originari e potenziali, secondo quanto indicato da Kollman e Bolk. Per quest’ultimo, ad es., la nostra specie si distingue tra gli ominidi proprio per essere neotenica: «l’uomo, nel suo sviluppo fisico, è un feto di primate che è divenuto sessualmente maturo».[24]

L’origine dunque non va intesa in senso temporale e meccanicamente causale. In effetti “le origini” ricercate dalla scienza moderna, interessano poco:

«Esse non sono le ragioni delle forme, ne sono puramente uno strumento, il fango primigenio che, anziché indicare, contraddice e si oppone alla forma che da esso sta per generarsi (…) L’origine – nella tradizione di von Baer – è il piano generale entro di noi, è la classe entro cui siamo collocati nello spazio dei viventi».[25]

Possiamo affermare in tal senso che l’uomo è più giovanile, più vicino all’origine, degli antropoidi arrampicatori ben adattati al proprio pezzo di mondo. L’uomo, animale incompleto e senza nicchia, «creatura aurorale e primigenia», girovaga per il pianeta come l’adolescente del creato, alla ricerca di un’idea sempre al di là dell’orizzonte.

L’argomento verrà ripreso dall’Autore un ventennio dopo nel volume Dimenticare Darwin,[26] una sorta di pacata ed elegantissima resa dei conti col vecchio avversario, davanti al tribunale del tempo. Con argomenti aggiornati alla letteratura scientifica del post-darwinismo e dei grandi colleghi di fronda coi quali ha potuto confrontarsi in tutto il mondo dopo l’edizione del primo libro, conferma le proprie conclusioni, e porge alle discipline della vita l’invito del matematico e filosofo Alfred N. Whitehead: «Una scienza incapace di dimenticare i propri fondatori è perduta». A conclusione della prefazione, Sermonti fra l’altro puntualizza:

«Per le riserve che nutro nei confronti dell’Evoluzionismo sono stato accusato d’essere un “creazionista”. Non lo sono: se me lo si permette, aspirerei soltanto ad essere una creatura.»[27]

Dalla storia della scienza a quella della scrittura

In quegli anni l’editore romano Di Renzo comincerà l’opera ancora in corso di pubblicazione delle «commedie da tavolo»,[28] dialoghi immaginari ma verosimili tra i protagonisti delle più illuminanti vicende storiche della scienza, dalla scoperta delle leggi di Mendel al dibattito sulla circolazione sanguigna, dal Progetto Manhattan, alla vita dello scienziato e filosofo russo Pavel Florenskij.

Esse uniscono il piacere di piccoli e squisiti pezzi teatrali, con l’indagine rivelatrice di avvenimenti cruciali nella scienza, spesso ribaltando luoghi comuni impostisi per decenni. È ad es. divertente constatare come lo scopritore della circolazione sanguigna, William Harvey, il quale difendeva la centralità del cuore nel circolo paragonando l’organo a un re, espungesse la metafora, e abbracciasse addirittura il modello contrario, che dava più importanza alla periferia dei vasi, subito dopo la rivoluzione di Cromwell e la decapitazione di Carlo I.[29]

Dall’interesse per le modalità simboliche, il significato e le origini della scienza, Sermonti, impegnato ad aggiornare e ripubblicare le sue opere, negli ultimi anni ha tratto anche un sorprendente filone di ricerca, apparentemente sconnesso dal suo campo d’indagine. È lo studio dell’origine zodiacale degli alfabeti semitici, basato sulla comparazione formale, simbolica e ordinale con gli antichissimi segni di raffigurazione delle costellazioni (databili a oltre 20.000 anni dal presente) e le lettere della nostra famiglia alfabetica, testimoniate già intorno al III millennio a.C.

L’ordine costante (A, B, C, ecc.) e la forma stessa delle lettere, che in versioni variate vediamo ripetersi per tutti gli alfabeti della nostra civiltà, dal sinaitico, al lineare B, al greco, all’etrusco, al latino, non sarebbero dunque del tutto convenzionali, ma avrebbero una radice rovesciata, che rivolgendosi verso l’alto affonderebbe nel cielo. L’alfabeto non sarebbe che un’immagine derivata delle forme delle costellazioni (vedi figura 6).

Sebbene la corrispondenza formale e ordinale fra i segni alfabetici e le costellazioni sia effettivamente impressionante, l’idea genera sconcerto. Cosa può mai esserci in effetti di più arbitrario, e dunque variabile, delle forme che gli uomini hanno immaginato unendo dei puntini luminosi nel cielo stellato? Eppure, quelle “forme immaginate” hanno una costanza plurimillenaria. Con uno studio transculturale di grande fascino, avvalendosi di contributi pressoché dimenticati di studiosi come Marcel Badouin, Sermonti ricostruisce la misteriosa antichità delle forme del nostro zodiaco, ipotizzandone un’origine paleolitica.[30]

Di più, egli è riuscito a trovare un terzo elemento di paragone, una logica di collegamento extra-formale tra le due classi di segni, e cioè una dinamica astronomica dei miti più antichi della nostra civiltà. Le stesse radici semantiche che sovrintendono alle narrazioni antiche, non sarebbero che illustrazioni dei movimenti dei cieli, come aveva detto il grande Giorgio De Santillana,[31] e ci aiutano a comprendere l’ordine e i sottogruppi (corrispondenti a cicli mitici) delle nostre lettere.

In realtà non si tratta che della medesima riflessione sull’enigma della forma, mossa da una prospettiva più generale, quella culturale. Nel 2002 esce così, dopo una serie di articoli comparsi su varie riviste, Il mito della grande madre, dalle Amigdale e Çatal Hüyük,[32] un saggio avvincente, ricco di osservazioni astronomiche, archeologiche, filosofiche e naturalistiche sulle origini della nostra civiltà. Ad esso sta per aggiungersi un nuovo volume,[33] il quale ne approfondisce e puntualizza molti aspetti.

L’atto di indagare la genesi della scienza (questa religione rispettata e temuta), di sollevare il velo che tutti ritenevano inesistente, e guardare là dove era inconcepibile si potesse spingere lo sguardo, ha condotto lontano l’Autore, dimostrando la fecondità delle sue riflessioni e delle sue intuizioni. Per noi risulta un insegnamento prezioso, e un’inestimabile speranza di libertà e verità.

Tratto da NEXUS New Times n. 79 .

Link

[1] Scientismo è la metafisica che assolutizza (o essenzializza) l’oggetto come definito dai parametri del metodo sperimentale quantitativo nato in Europa tra la fine del XVI sec. e i primi decenni del XVII sec. Esso, in breve, postula che tutta la realtà si riduce a ciò che la condivisione linguistica e teorica (a sua volta convenzionata in termini matematici) preseleziona e definisce come reale, senza porsi il problema della genesi del linguaggio e della teoria stessi, né della relazione costitutiva dell’oggetto con tali variabili, ovvero con il soggetto conoscente. In termini più semplici è l’ingenua fede nella “verità” astorica, assoluta e onnicomprensiva della scienza (sia come metodo, sia come risultati), o un’indebita identificazione della razionalità e della conoscenza medesime con la scienza. In un certo senso lo scientismo è il provincialismo della conoscenza, ed è divenuto per questo il verbo comune della cosiddetta globalizzazione. La globalizzazione ha infatti ridotto il mondo a “provincia” non solo in termini di tempo e spazio, ma anche di qualità e differenze; il suo abitatore tipico è il turista occidentale middle-class convinto di rappresentare a buon titolo, con le sue reazioni e i suoi interessi standard, l’umanità, magari mentre a Parigi, New York o Shanghai cerca il suo pranzo al McDonald.

[2] La vicenda venne seguita dal quotidiano romano Il Messaggero il 20 e il 25 maggio 2003.

[3] Strettamente parlando, non è neanche un’operazione particolarmente originale cercare errori in una produzione che negli anni ha accumulato forse un migliaio di articoli, senza contare i libri!

[4] A titolo di esempio si veda la recensione del CICAP, a firma Andrea Bottaro, al libro Dimenticare Darwin, sul sito http://www.cicap.org. L’autore si prodiga nel mettere in bocca a Sermonti solenni sciocchezze da lui mai profferite, ovviamente senza citare le fonti, s’incaponisce alla ricerca di errori per “trarre in fallo” il professore, e riferendo con acredine un complimento mosso da un lettore al suo stile letterario («Uno che credesse nella reincarnazione, direbbe che Sermonti in una vita precedente fosse [sic] un poeta») conclude: «La cosa veramente difficile da credere è che, solo qualche decennio fa, Sermonti sia stato uno scienziato». Se l’eleganza pare a costui una colpa e quasi un trucco da illusionista, si capisce la competenza estetica dalla quale può accusare l’Autore di «uso pretenzioso di arcaismi» (sic)! Visti i termini – poesia versus scienza – dev’essergli davvero costato un grande sforzo allontanarsi dalle sue solite letture per scrivere la recensione.

[5] Cfr. Guy Debord, Commentari sulla società dello spettacolo, IV: «…in definitiva il senso dello spettacolare integrato è che si è integrato nella realtà stessa man mano che ne parlava; e che la ricostruiva come ne parlava. Così questa realtà non gli sta più di fronte come qualcosa di estraneo (…) Lo spettacolo si è mischiato a ogni realtà, irradiandola. Come era facilmente prevedibile sul piano teorico, l’esperienza pratica della realizzazione sfrenata delle volontà della ragione mercantile avrà dimostrato rapidamente e senza eccezioni che il divenir-mondo della falsificazione era anche un divenir-falsificazione del mondo. Eccetto un patrimonio ancora cospicuo, ma destinato a ridursi sempre di più, di libri e di edifici antichi (…) non esiste più nulla, nella cultura e nella natura, che non sia stato trasformato, e inquinato, secondo le capacità e gli interessi dell’industria moderna. La genetica stessa è diventata pienamente accessibile alle forze dominanti della società» (1988, trad. It. di Fabio Vasarri). Id, La società dello spettacolo, I, 6: «Lo spettacolo, compreso nella sua totalità, è nello stesso tempo il risultato e il progetto del modo di produzione esistente. Non è un supplemento del mondo reale, la sua decorazione sovrapposta. È il cuore dell’irrealismo della società reale. In tutte le sue forme particolari, informazioni o propaganda, pubblicità o consumo diretto di distrazioni, lo spettacolo costituisce il modello presente della vita socialmente dominante. Esso è l’affermazione onnipresente della scelta già fatta nella produzione, e il suo consumo conseguente. Forma e contenuto dello spettacolo sono entrambe l’identica giustificazione totale delle condizioni e dei fini del sistema esistente. Lo spettacolo è anche la presenza permanente di questa giustificazione, in quanto occupazione della parte principale del tempo vissuto al di fuori della produzione moderna.» (1967, trad. It. di Paolo Salvadori). Entrambe le opere di Debord, brevi quanto dense e preziose, meritano di essere lette e meditate, senza spaventarsi per la difficoltà apparente di queste citazioni (all’opposto dell’insignificante facilità del modello Piero Angela, che invece dovrebbe spaventarci). Le si trovano riunite in un unico volumetto tascabile riedito fin dal 2001 da Baldini Castoldi Dalai, e altri (l’importante, a detta dello stesso Autore, è evitare le straduzioni realizzate in Italia prima del 1979).

[6] La diffusione “culturale” attraverso popolari quotidiani (come La Repubblica) e importanti case editrici, è iniziata prima, perché il suo sistematico e ininterrotto martellamento giungesse a ottenere tale risultato. L’apparente obiettivo antireligioso (una vera missione) dei libercoli semi-comici di Odifreddi, Dawkins, Onfray, Hitchens, o l’erotofilia spinta che si riscontra un po’ ovunque, non sono che falsoscopi. Quel che realmente viene mediata è una visione oggettivista della realtà.

[7] Cfr. ad es. l’allegra panoramica di A. Lima-de-Faria, Praise of Chromosome “Folly”. Confessions of an Untamed Molecular Structure, World Scientific, Singapore, 2008, in attesa del prossimo libro di M. Piattelli-Palmarini e J. Fodor, previsto per quest’anno, sull’evoluzione senza adattamento, come annunciato da Piattelli-Palmarini stesso in “L’ornitorinco sconfigge Darwin”, Corriere della Sera, 14/05/2008. Un volume “storico” sull’argomento resta A. Lima-de-Faria, Evoluzione senza selezione. Autoevoluzione di Forma e Funzione, trad. It. Genova, Nova Scripta, 2003. Ma è dell’ottobre 1998 (11 anni fa!) la copertina della rivista New Scientist intitolata: «Evolution is Dead».

[8] Cfr. G. Sermonti, Genetics of Antibiotic-Producing Microorganisms, Wiley & Sons, London 1969.

[9] Rusconi, 1971, riedito nel 2002 per i tipi di Nova Scripta.

[10] Rusconi, 1974, anche questo riedito da Nova Scripta, 2006.

[11] Mae-Wan Ho, “A Structuralism of Process”, in B. C. Goodwin – A. Sibatani – G. Webster (eds.), Dinamyc Structures in Evolution, Edinburgh University Press, Edinburgh 1989. Lo strutturalismo in biologia (più propriamente strutturalismo dinamico) pone al centro della ricerca il problema della forma, della sua genesi e delle leggi che la regolano nel vivente. Rappresenta un’importante tradizione parallela al dominante modello darwinista, e ha dato vita a concetti come quello di «campo morfogenetico».

[12] Cfr. G. Sermonti – A. Sibatani, “Dieci anni del Gruppo di Osaka”, Rivista di Biologia 92 (1999), pp. 211-218. Il testo teorico di riferimento più importante comparso in Italia è l’eccellente volume: G. C. Webster – B. C. Goodwin, Il Problema della Forma in Biologia, Armando, Roma 1988. Rapporti sugli incontri nazionali e internazionali del Gruppo di Osaka si trovano in diversi numeri della Rivista di Biologia.

[13] La nomogenesi (declinata da Autori diversi in varie forme come autogenesi, ortogenesi, ologenesi, evoluzione regolata, ecc.) vede nelle forme viventi e nelle loro disposizioni tassonomiche un ordine non casuale e autopoietico, già presente in potenza al principio del loro dispiegarsi. Per una panoramica della biologia non darwiniana e una trattazione critica (ma – occorre dirlo? – non creazionista) dei contorni culturali della teoria dell’evoluzione cfr. la rivista Atrium, IX (2007) 1, numero speciale sull’evoluzionismo a cura di S. Serafini.

[14] Il Ragno, il Filo e la Vespa, Mondadori, Milano 1974, riedito nel 2004 col titolo La Danza delle Silfidi dall’editore La Finestra (Lavis). A questo volume ne seguiranno altri tre, a carattere tematico: Fiabe di Luna, Rusconi, Milano 1986; Fiabe del sottosuolo, Rusconi, Milano 1989; Fiabe dei fiori, Rusconi, Milano 1992. Col titolo Fiabe di tre reami. Simbolismo e funzione delle fiabe, essi sono stati raccolti in una silloge illustrata di oltre 650 pagine dall’editore La Finestra nel 2004.

[15] Armando, Roma 1981, riedito da Sodalitium, Verrua Savoia 2003.

[16] Dino, Roma 1982, poi Solfanelli, Chieti 1994, poi La Finestra, Lavis 2003, e infine (con il titolo Una scienza senz’anima) Lindau, Torino 2008.

[17] Comunicazione personale di Marco Albertazzi.

[18] G. Sermonti, L’anima scientifica, La Finestra, Lavis 2003, p. 47.

[19] Ivi, pp. 49-51.

[20] G. Sermonti – R. Fondi, Dopo Darwin. Critica all’evoluzionismo, Rusconi, Milano 1980.

[21] Roberto Fondi, un altro autore interessante, attualmente insegna Paleontologia del Quaternario presso l’Università di Siena.

[22] Rusconi, Milano 1985; riedito e ampliato col titolo Il tao della biologia, Lindau, Torino 2007.

[23] Cfr. S. J. Gould, Ontogeny and Phylogeny, Harvard University Press, 1977. La ricapitolazione vuole che lo sviluppo dell’organismo ripercorra gli stadi evolutivi della specie, come illustrato dal noto falso di Ernst Haeckel. La pedomorfosi è lo sviluppo di caratteristiche morfofunzionali giovanili della famiglia in animali già sessualmente maturi, ad es. l’uomo i cui caratteri biometrici (la posizione relativa del foramen, la forma tondeggiante del cranio, ecc.) lo rendono molto simile ai piccoli degli scimpanzé, ma assai meno agli individui adulti (vedi figura 2).

[24] L. Bolk, Das Problem der Menschwerdung, Gustav Fisher, Jena 1926, cit. in G. Sermonti, Il tao della biologia, op. cit. p. 64.

[25] G. Sermonti, Il tao della biologia, op. cit. pp. 130-131.

[26] G. Sermonti, Dimenticare Darwin. Ombre sull’evoluzione, Rusconi, Milano 1999, uno degli ultimi titoli prima della chiusura del grande editore, andato presto esaurito. Riproposto con alcune sviste redazionali da Il Cerchio di Rimini nel 2003 (edizione riveduta e ristampata nel 2006), è anche il primo libro dell’A. tradotto negli Stati Uniti col titolo Why is a Fly not a Horse?, Discovery Institute, Seattle 2005.

[27] G. Sermonti, Dimenticare Darwin. Ombre sull’evoluzione, Rusconi, Milano 1999, p. 14.

[28] Profeti e professori. Tre “commedie da tavolo”, 1997; Scienziati nella tempesta. Profeti e professori, 2003; Tra le quinte della scienza. Profeti e professori. Cinque commedie da tavolo, 2007. Questo approccio alla storia della scienza aveva avuto un precedente, dalla forma più tradizionale, nel volume: Mendel, nascita e rinascita della genetica, La Scuola, Milano 1984.

[29]Cfr. “Le ragioni del cuore”, in G. Sermonti, Profeti e Professori, op. cit., p. 59.

[30] Cfr. G. Sermonti, “Le nostre costellazioni nel cielo del paleolitico”, Giornale di Astronomia, XX (1994) 3, pp. 4-8; G. Sermonti, “¿Desciende el alfabeto de las constelaciones?”, Beroso [Barcelona], 7 (2002), pp. 7-30; G. Sermonti, “Origine astrologica dell’alfabeto”, Avallon 50 (2002), pp. 41-54; G. Sermonti “Mansiones lunares y alfabeto”, Beroso, 10 (2003), pp. 29-50; S. Serafini, “La scrittura celeste: nell’alfabeto un’antica testimonianza archeoastronomica?” e G. Sermonti, “Un tentativo di raffronto tra stazioni lunari e alfabeti”, entrambi in Rivista Italiana di Archeoastronomia, II (2004), pp. 95-106 e 107-116; S. Serafini, “Le forme delle stelle. G. Sermonti sull’origine dell’alfabeto”, Atrium VI (2004) 4, pp. 47-66; G. Sermonti, “L’abbecedario degli astri”, Atrium VII (2005) 1, pp. 5-27; G. Sermonti, “Lettura archeoastronomica del Disco di Festo”, Riv. Italiana di Archeoastronomia, III (2005), pp.17-29; G. Sermonti, “L’alfabeto discende dai cieli”, in Istituto Accademico di Roma, ACTA 2007, Il Veltro, Roma 2007, pp. 209-225.

[31] G. De Santillana – H. Von Dechend, Il mulino di Amleto. Saggio sul mito e sulla natura del tempo, trad. It. Milano, Adelphi 1983.

[32] Mimesis, Milano. L’inizio di tali studi risale a dieci anni prima, dalla collaborazione col turcologo Giacomo Carretto, cfr. G. Sermonti – G. E. Carretto, “Biologia della riproduzione in una città neolitica. Simboli astrali a Çatal Hüyük”, Rivista di Biologia / Biology Forum, 85 (1992), pp. 311-320; G. Sermonti, “Scienza e mito in un sito neolitico dell’Anatolia”, Atti e Memorie della Accademia Petrarca di Lettere, Arti e Scienze, n.s. LV (1993), pp. 69-85.

[33] Mentre scriviamo il volume è in fase di correzione di bozze, e vedrà la luce a breve per i tipi dell’editore Mimesis (Milano).

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Christian Tambasco

Re: Darwin ed IGB

Messaggioda Christian Tambasco » 28 apr 2010, 9:41

sono d'accordo sul fatto che IGB sfrutta determinate correnti per giustificarsi, sono d'accordo più con il punto 1 non tralasciando che l'arroganza, mista a stupidità può facilmente portare al punto 2.

c'è una legge dell'equilibrio molto più simile al gioco del poker in natura dove nessuno è matematicamente più forte dell'altro e soprattutto i rapporti di forza non vengono fatti valere sistematicamente. i leoni mangiano le gazzelle, ma non portano all'estinzione delle gazzelle, mantengono un equilibrio numerico di sostenibilità....inconsapevolmente.

anche i suicidi di massa, vedi, mi sembra, le cavallette, hanno il fine di riportare il numero della specie ai livelli sostenibili dell'habitat, infatti è una sola generazione che salta, sviluppando l'istinto suicida (che poi pare sia dovuto ad un parassita ospite).

aggiungiamoci che tendenzialmente all'interno della stessa specie la famosa legge del più forte non è orientata all'annientamento dell'avversario bensì al riconoscimento da parte di questo e in taluni casi la sua messa al bando dal gruppo

sull'estinzione e la volontà dell'uomo di preservare le specie...beh non dimentichiamoci che qui non siamo in presenza di un'estinzione naturale ma provocata dall'uomo stesso, a meno che non vogliamo introdurre la riflessione che essendo l'uomo un elemento della natura tutto quello che fa e provoca è naturale, ma allora mettiamoci d'accordo e prepariamoci a sostenere tutto e il suo contrario.

la legge di natura può anche andare bene, ma mascherare la stessa con leggi civili, che siano di stampo economico o d'altro tipo, significa fare il più forte al di fuori della natura ovvero potrei avere doti che naturalmente mi permetterebbero di emergere in un gruppo, ma essendo civilmente incompatibili mi portano ad essere l'ultimo, soprattutto se il sistema-uomo si è preoccupato di imbottirmi di morale-religione-filosofia-sociologia-psicologia creati e orientati ad arte. Insomma il risultato è una lite tra due soggetti Natura vs IGB dove un terzo (leggi morali e non) tiene il primo con il secondo che gli da giù botte figurando il più forte.

occhio a dare per scontato di aver compreso la natura, in essa non manca ad esempio la compassione e la solidarietà tra specie e non parlo solo per aver letto qualcosa in proposito...

concordo con Drago sull'equilibrio

vi omaggio di un articolo del sole24ore a proposito di darwin e l'economia che lessi tempo fa e non ho avuto ancora il tempo di commentare: darwinismo economico di Niall Ferguson (ormai di casa nel PRIMIT)


Ciao

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sergioloy

Re: Darwin ed IGB

Messaggioda sergioloy » 28 apr 2010, 10:19

un bell'articolo quello del sole24ore, christian, grazie.

piuttosto, in realtà delle teorie similari a quelle di Darwin furono portate avanti da Herbert Spencer, ma un pò di anni prima,
attraverso l'approfondimento delle teorie malthusiane. quindi semmai l'accusa va fatta a Spencer, non a Darwin.

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Christian Tambasco

Re: Darwin ed IGB

Messaggioda Christian Tambasco » 28 apr 2010, 10:28

sergioloy ha scritto:...............................
piuttosto, in realtà delle teorie similari a quelle di Darwin furono portate avanti da Herbert Spencer, ma un pò di anni prima,
attraverso l'approfondimento delle teorie malthusiane. quindi semmai l'accusa va fatta a Spencer, non a Darwin.


bravo, fu proprio spencer a fornire l'alibi a IGB o almeno fu tra i primi e i più spinti

Ciao

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sandropascucci
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Re: Darwin ed IGB

Messaggioda sandropascucci » 28 apr 2010, 10:44

io fossi in madam nature sincronizzerei i miei vulcani. ne bastano 3 in Europa per inginocchiarla.
chissà poi se le MASSE imparano la lezione sulla leziosità del SistemaIGB..
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Christian Tambasco

Re: Darwin ed IGB

Messaggioda Christian Tambasco » 28 apr 2010, 11:57

sandropascucci ha scritto:io fossi in madam nature sincronizzerei i miei vulcani. ne bastano 3 in Europa per inginocchiarla.
chissà poi se le MASSE imparano la lezione sulla leziosità del SistemaIGB..


uhm...me cominci a preoccupà :shock:

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Re: Darwin ed IGB

Messaggioda sandropascucci » 28 apr 2010, 12:01

senza contare che l'Etna a ottobbre dirà la sua..
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domenico.damico

Re: Darwin ed IGB

Messaggioda domenico.damico » 28 apr 2010, 12:02

" A Pomà so 'ntantino preoccupato..." - fà er Mandrake, sullo svolgimento della gara e con Soldatino in testa...

"Noo...nun te preoccupa...è 'n foco de paja..." risponde er Pomata

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sirom

Re: Darwin ed IGB

Messaggioda sirom » 28 apr 2010, 14:00

In riferimento a...

Il dogma del lavoro e il signoraggio bancario. Schiavi per sempre.

Vito il tuo è un ragionamento affascinante e condivisibile che si basa su un presupposto non dimostrato quasi fosse un'assioma.

L'Esistenza di risorse illimitate sufficienti a permettere a tutto il genere umano di dedicarsi ai propri svaghi.

Ma la mia anima ambientalista mi porta ad aborrire a questa affermazione.

Le risorse della Terra non appartengo solo all'umanità, una parte, la più ampia possibile, deve rimanere a disposizione degli altri esseri viventi.

Quel che rimane può certamente essere diviso equamente tra gli individui del genere umano, ma in modo ecologicamente compatibile.

Se in alcune parti del mondo si muore per l'assenza di assistenza dal costo vicino allo zero, in altre si soffre perché non si possiede una barca, una Ferrari, una megavilla ed una pupa ( non credevo potessero trovarne di così stordite, forse recitano ... ma da oscar! ).

Il problema è che ci illudono che tutto potrebbe essere a portata di mano basta...

L'individuo scompare, nasce una massa di gente ( termine orrendo il cui l'utilizzo è qui appropriato!) televisioguidata ( mio neologismo ) che aspira ad un tenore di vita globalmente insostenibile.

La penuria di risorse creata ad arte da IGB per lucrare, non è garante né sinonimo di risorse infinite.

Vivere per studiare è la massima aspirazione per l'umanità, ma ritenere che ciò possa essere raggiunto senza qualche schiavo che si dedica alla produzione ( e non mi si parli di robots a costi irrisori ) è pura utopia.

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Umiltao

Re: Darwin ed IGB

Messaggioda Umiltao » 28 apr 2010, 14:18

Attenzione a non confondere armonia indolore con armonia dolorosa.

Anche da un punto di vista umano egoistico, è egoisticamente più conveniente la prima, quindi paradossalmente l' altruismo è un sottoinsieme dell' egoismo che supera i limiti dell' equilibrio violento tipico della natura.
Il punto fondamentale è capire come raggiungere il minimo di spreco energetico in stress.

Invece un buon esempio sempre proveniente dalla natura in termini di egoismo positivo che punta all' armonia indolore io lo vedo nella simbiosi, ad esempio i batteri e i funghi simbionti che scambiano favori reciproci con il nostro corpo (nell' intestino) e con le piante (nelle radici), in molti casi necessari alla stessa sopravvivenza.

Sono d' accordo con Alessandro sull' armonia che - NB - nulla c' entra col creazionismo in quanto la stessa non impedisce l' evoluzione delle specie.

Non condivido affatto il considerare magari il termine "evoluzione" in senso negativo: essa è una cosa neutra, ci possono essere sia evoluzioni in senso negativo per un dato aspetto che positivo per un altro, tutto è relativo ai mutamenti dei fattori ambientali condizionanti.
Se all' improvviso la composizione del' aria cambia per effetto delle eruzioni vulcaniche o dello scoppio di bombe atomiche cinesi lanciate da Marco Saba, alcuni individui tipo Sandro Pascucci, essendo degli organismi cibernetici detti in gergo "metalli" di livello pure superiore al T-101 che hanno preso coscienza di sè a Ferragosto e che si sono autocreati un ego, risultano meglio forniti di altri per la sopravvivenza e quindi semplicemente gli altri soccombono senza che lo stesso Pascucci muova un dito.

Inoltre non condivido il continuo accostamento della massoneria a gruppo di soli pazzi che ambiscono al Male Assoluto.
Ricordo come Benjamin Franklin e molte altre personalità che apportarono notevoli benefici all' umanità in genere appartenevano alla massoneria e pure a sette e società segrete parallele poco edificanti.

Io stesso per esempio faccio parte di una loggia pure coperta e mangio bambini dall' età di 3 anni (il 1981 Ciampi-Andreatta fatale fu per me).

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Re: Darwin ed IGB

Messaggioda ivanopino » 3 nov 2010, 12:12

sandropascucci ha scritto:senza contare che l'Etna a ottobbre dirà la sua..

quasi profetico, hai "cannato" solo 2 ore e mezza http://www.cronacalive.it/eruzione-etna-3-esplosioni-sul-vulcano-questa-notte-fumo-e-cenere-dalla-bocca-nuova.html
dimmi la verità, sei in contatto con il folletto dei terremoti, vero?
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Messaggioda Alessandro Bono » 3 nov 2010, 12:28

Ivano, quelli sono gli gnomi.

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Messaggioda sandropascucci » 3 nov 2010, 12:33

eh.. che sarebbe il Mondo senza LaGatta!©..
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Re: Darwin ed IGB

Messaggioda domenico.damico » 3 nov 2010, 12:42

ma perché... esiste il mese di ottobbre?

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Messaggioda sandropascucci » 3 nov 2010, 12:58

e tu da aprile che ti tenevi 'sta cosa dentro?
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Re: Darwin ed IGB

Messaggioda domenico.damico » 3 nov 2010, 13:06

sì...mi ha rovinato l'estate stà cosa.

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Re: Darwin ed IGB

Messaggioda sandropascucci » 3 nov 2010, 13:22

CVD! uno prevede una eruzione con 6 mesi di anticipo e il popolino te conta le doppie..

a pompei avranno fatto lo stesso, ci scommetto..
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Re: Darwin ed IGB

Messaggioda sandropascucci » 3 nov 2010, 13:24

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- nun je crede a quello!! ha detto che ci sarà una "eruzzione" !! te pare che ce n'dovina uno che non sa la regola dello "zione" ?? vabbè.. vado a dormì.. se vedemo domani..
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Re: Darwin ed IGB

Messaggioda sandropascucci » 3 nov 2010, 13:30

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- aò! svejete!!
- che c'è? parla piano e preciso.
- c'è una fuoriuscita anomala di materiale magmatico dalla bocca sud del cratere VSV10!!
- forse volevi dire "si sta palesando una anomala fuoriuscita di materiale magmatico dalla bocca sud del cratere VSV10!!"
- mavaff.. io me dò!
- romano di merda.. io torno a dormire.. anzi.. sto già dormendo.. ronf.. ronf..
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domenico.damico

Re: Darwin ed IGB

Messaggioda domenico.damico » 3 nov 2010, 13:31

...è vero...

uno disse, con fare profetico " ...alle iddi di agosto er vesuvio.. "

Ma da 'ndo viene questo? E tutti a ride.

E siccome il riso abbonda sulla bocca degli stolti...furono puniti.

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Re: Darwin ed IGB

Messaggioda sandropascucci » 3 nov 2010, 13:36

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Re: Darwin ed IGB

Messaggioda sandropascucci » 3 nov 2010, 13:38

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- aò! a moré.. ma che stai a core?
- no, mi sto allontanando con quiescenza inversa dalla mia posizione n-1 verso n+ 1..
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