la tarantola, le banche, la crisi e i rimedi del...TFR

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Christian Tambasco

la tarantola, le banche, la crisi e i rimedi del...TFR

Messaggioda Christian Tambasco » 2 gen 2010, 14:21

Quello che segue è un mio personalissimo commento che ha per oggetto la relazione di Tarantola[1] circa le cause della crisi pubblicata da Bankitalia S.p.A., in data 26 Settembre 2009

passiamo subito alle considerazioni sul sistema bancario in rapporto ai mercati

3. Banche e mercati
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Le banche sono il principale canale attraverso cui la liquidità si diffonde nel sistema economico.
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Nell’ultimo decennio, in linea con la visione evoluzionista del sistema finanziario che postula che i mercati finanziari siano più efficienti delle banche nella gestione dei rischi, si è assistito allo sviluppo del nuovo modello di intermediazione in base al quale i prestiti erogati dalle banche anziché essere tenuti in portafoglio (modello originate to hold) vengono rapidamente cartolarizzati e venduti su un mercato secondario (originate to distribuite). In tal modo le banche operano non più come investitori finali, ma come intermediari puri nella creazione di strumenti finanziari da scambiare su mercati over the counter.
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La ripartizione dei profitti derivanti dal finanziamento deve essere strettamente correlata ai rischi sopportati. In realtà tali incentivi non hanno operato: le banche erogando il credito per cederlo anziché tenerlo hanno bassi (se non nulli) incentivi a selezionare correttamente e controllare gli affidati; si sono abbassati gli standard creditizi;
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Il nuovo modello di intermediazione ha finito quindi per delegare al mercato (alle banche d’investimento e alle agenzie di rating), il compito di allocare rischi enormi veicolati da strumenti complessi, poco trasparenti, il cui valore sottostante derivava da un processo di erogazione del credito nel quale il disegno degli incentivi non corrispondeva agli interessi degli investitori finali. Il modello ha diffuso l’illusione che qualsiasi strumento potesse essere combinato e riconfigurato in modo da risultare altamente liquido e a rischio contenuto.
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mi sembra abbastanza chiaro il concetto che le banche, attraverso i mercati condizionino fortemente lo svolgersi dell'economia reale e che l'attuale crisi ha evidenziato un comportamento poco etico da parte degli operatori che hanno sfruttato la possibilità di scaricare, ancor di più[2], il rischio su attori terzi a cui rifilavano presunte attività in pacchetti in cui il rischio non risultava evidente. Le stesse società di rating ne sono rimaste soggiogate(a detta loro), se non vogliamo per forza pensare male.

Tradotto in linguaggio popolare "se ne sono fregate altamente di chi avrebbe pagato alla fine, pensando solo a mangiare avendo bene in mente l'unica cosa certa, ovvero che non l'avrebbero pagato loro il conto".

signori questo è il mondo bancario e più in generale l'interesse privato a massimizzare i profitti e minimizzare i rischi chi ce lo ha fatto fare a dargli le leve in grado di muovere o soffocare le nostre vite? ma proseguiamo con una bozza circa ipotetici rimedi, sentiamo le linee guida "der Tarantola de bankitalia"

4. I rimedi
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Il fine ultimo è quello di fare in modo che banche e mercati ritornino ad operare in modo corretto ed efficiente, con gli incentivi giusti per consentire flussi ordinati e sufficienti di finanziamenti dai risparmiatori agli investitori con il minor rischio per tutti.

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dobbiamo fare in modo che banche e mercati vengano riforniti ancor di più, ma come possiamo noi poveri cittadini
alimentare i finanziamenti, se il risparmio è stato ucciso al punto tale che lo stesso consumismo è supportato dal debito privato?

di seguito la risposta der Tarantola de bankitalia che è oltre

5. Guardando oltre la crisi: banche e mercati in Italia
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La solidità delle nostre banche è un punto di forza, va preservata e rafforzata. Banche solide, efficienti, capaci di selezionare correttamente il merito di credito sono essenziali per sostenere la ripresa economica. La nuova architettura che si va delineando è senz’altro utile anche per il nostro sistema bancario. Non dobbiamo però dimenticare che la presenza di vecchi problemi strutturali non risolti può condizionare gli effetti positivi derivanti dall’introduzione delle nuove regole.
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L’invecchiamento della popolazione richiede che venga dato nuovo impulso allo sviluppo dei fondi pensione privati. A quasi 15 anni dall’avvio del processo di riforma, che ha introdotto gli strumenti e le norme della previdenza complementare, nonostante una significativa crescita, i lavoratori iscritti rimangono una minoranza e il patrimonio dei fondi pensione è relativamente modesto e decisamente inferiore, in rapporto al PIL, al dato medio dell’area OCSE. La crisi è intervenuta nel momento di decollo di questa forma di risparmio e ne ha in qualche modo
ritardato la crescita, ma non ne ha cancellato la necessità.
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Assai stretto risulta il legame tra i fondi pensione e la borsa
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Il portafoglio finanziario delle famiglie italiane è largamente investito in passività bancarie, che sono divenute la componente più importante del loro attivo (30,5 per cento alla fine del 2008 rispetto a una quota di poco superiore al 20 per cento all’inizio del decennio). In questo arco di tempo le famiglie hanno aumentato soprattutto la quota detenuta in depositi a vista e in obbligazioni emesse dalle banche.
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Si tratta di una situazione lontana dall’efficienza, sia per le famiglie sia per l’economia nel suo complesso, che dovrà essere superata attraverso la ristrutturazione dell’industria del risparmio gestito. La Banca d’Italia si è
espressa diffusamente su questo punto
.



Capito il legame tra TFR e borsa, signori miei tutti questi soldi fermi lì ad ammuffire DEVONO essere destinati al mercato cosicchè gli operatori finanziari possano avere maggiore liquidità per moltiplicare gli strumenti finanziari e far scoppiare la prossima crisi.


6. Conclusioni
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Non è pensabile un sistema di norme che vincoli troppo rigidamente l’attività delle banche e delle altre imprese finanziarie: non sarebbe praticabile oltre che inefficiente.
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La ricerca del profitto è lo stimolo che sospinge l’attività dell’imprenditore, che incoraggia ad innovare e a perseguire l’efficienza. L’attività dei banchieri e degli altri operatori della finanza è mossa dagli stessi incentivi. Ma la mano invisibile che coniuga il perseguimento dell’interesse individuale con il benessere collettivo agisce soltanto quando esiste piena consapevolezza dei limiti imposti non dalla lettera, ma dallo spirito delle norme quindi dalla morale.
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Luigi Einaudi nelle sue “Lezioni di politica sociale” affermava, su un piano più generale, che “[P]ossiamo e perciò dobbiamo far sì che il mercato utilizzi le sue buone attitudini a governare la produzione e la distribuzione della ricchezza entro certi limiti, che noi consideriamo giusti e conformi ai nostri ideali di una società […]. Perciò, noi dobbiamo darci buone leggi, buone istituzioni, creare un buon sistema di istruzione accessibile e adatto alle varie capacità umane, creare buoni costumi.”
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Come richiamato da Papa Benedetto XVI nella citata Enciclica <<L’esclusivo obiettivo del profitto, se mal prodotto e senza il bene comune come fine ultimo, rischia di distruggere ricchezza e creare povertà>>.
L’integrazione finanziaria a livello internazionale ha fatto sì che l’attività degli intermediari e dei mercati abbia un raggio globale, mentre i poteri delle Autorità di vigilanza molto spesso trovano ostacoli formidabili nei confini nazionali.



questi parlano di stimoli legati al profitto, poi ci infilano la morale? bah!

Perfetto, da un lato abbiamo Einaudi che insieme ad una cricca di suoi amici del muretto di bankitalia (che si sentono le anime belle di Platone) vole decidere e condizionare, costumi (non balneari, e me roderebbe comunque) e indirizzi futuri da prendere, "gusti conformi..." ma il gusto non è soggettivo? era? allora va bene.

Dall'altro lato abbiamo Benedetto (s'è benedetto da solo) che sancisce la leggittimità del profitto ma vincolato al bene comune.

Benedetto figliolo, ma quando mai l'interesse economico privato, basato sul profitto e sulla proprietà, in un mondo che ricordiamo essere un insieme finito, è stato vincolato al bene comune, già il singolo commerciante che vive nella speranza che chiuda il suo concorrente non si pone il problema di come costui mangerà dal giorno dopo e tu vuoi dire a degli oligopoli finanziari di andarci piano? bah!

Conclusioni mie, stavolta, quelle de basco.

Quando penseremo di svegliarci? quanto li vogliamo lasciar ancora fare? quanto oltre devono permettersi di andare questi signori? Quanto dobbiamo ancora renderci complici di un sistema parassitario che sfrutta la nostra inerzia?

dobbiamo solo capirlo, dobbiamo solo dirglielo....BASTA!

ciao Christian


[1] Tarantola è il vice-direttore di Bankitalia S.p.A.
[2] mica dovrò sul serio elencare tutti i modi truffaldini con cui sti tizi socializzano le perdite

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