Il Signoraggio bancario da un altro punto di vista

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roberto
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Il Signoraggio bancario da un altro punto di vista

Messaggioda roberto » 28 ott 2012, 17:49

Condivido in gran parte molte delle considerazioni promosse nei diversi articoli del forum che ho avuto il piacere e la possibilità di leggere, però le argomentazioni sono fin troppo tecniche secondo me. A mio modesto avviso, per promuovere un drastico cambiamento di rotta ci dovrebbe bastare sapere che la politica monetaria è tra i più incisivi strumenti per la gestione economica di una nazione, ed invece di essere attuata da organi istituzionali statali, è sotto il quasi assoluto controllo da parte di soggetti privati! Ciò significa che i crismi del diritto amministrativo e del diritto pubblico vengono letteralmente calpestati.
In primis, sul piano dei principi di diritto pubblico, essendo la sovranità monetaria espressione della sovranità popolare, essa è demandata al Governo (amministrazione) ed al Parlamento (legislazione) per mezzo del mandato elettorale; quest'ultimo è un atto di delega con rappresentanza paragonabile nei fondamenti giuridici alla rappresentanza ex art. 1703 del codice civile (nelle dinamiche in generale intendo dire). Orbene è di dominio comune in giurisprudenza che il mandatario può delegare taluno al compimento di atti necessari al compimento del mandato, ma non può a sua volta diventare mandante in virtù dei diritti per cui è mandatario. Quanto detto, venendo al caso di nostro interesse, significa che il Governo ed il Parlamento potrebbero legittimamente affidare ad enti privati l'assolvimento di alcune mansioni legate alla gestione della politica monetaria (ad es. servizi, organico, gestione operazioni, ecc..), ma non potrebbero, come invece avviene, demandare de plano l'amministrazione ed il controllo della politica monetaria ad un ente non statale, affidandogli così il potere autoritativo espressione della sovranità popolare a sua volta affidatogli dalla cittadinanza con il mandato elettorale. Come ben sapete, invece, fin dal 1893, un passo dopo l'altro (1910, 1926, 1933, 1936, 1989, 1993, 1999 e poi via con la B.C.E.), l'attuale Bankitalia gode della più amplia indipendenza dallo Stato che "dovrebbe" rappresentare (ho escluso la B.C.E. dal ragionamento per semplificare). Già questo basterebbe per paventare l'ipotesi di promuovere giudizialmente questione di legittimità costituzionale delle norme a fondamento dell'attuale sistema monetario italiano (teniamo sempre fuori il discorso unione monetaria europea perchè la cosa si complicherebbe troppo e perchè, comunque, delegittimando a priori lo stato dei rapporti tra le BC e gli Stati, l'attuale sistema monetario europeo vedrebbe crollare le proprie fondamenta).
In secundis, rilevano i principi generali di diritto amministrativo. Il diritto amministrativo è definito da alcuni come la più pura forma di espressione di autoregolamentazione dell’ordine sociale statale; ciò vuol dire che esso è la manifestazione giuridica più vicina al senso dell’ordinamento giuridico, ossia permettere ai consociati (cittadini) di coesistere superando il selvaggio perseguimento dell’uti singuli in favore di condotte protese agli interessi privatistici, che però confluiscano inevitabilmente nell’uti societas. Così nasce il concetto di organi amministrativi, i cui comportamenti dovrebbero essere caratterizzati dai principi di legge che ne dovrebbero fare dei “Santi”, cioè degli esseri perfetti che, privi di interessi propri, agiscono solo e sempre per il bene della collettività; gli organi amministrativi, oltre ad essere dei santi, sono anche degli “Dei in terra” perché possono attuare il potere autoritativo dello Stato (pensate all’espropriazione nel caso dell’amministrazione della res publica, ovvero alla detenzione nel caso dell’amministrazione della giustizia – i tribunali, sono annoverabili tra gli organi dell’amministrazione della società Stato). Dunque gli organi amministrativi sono gli unici a poter esercitare legittimamente il potere derivante dall’intercessione nella sovranità popolare e sono anche gli unici di cui ci si potrebbe fidare ciecamente poiché privi di interessi propri ed interessati solo al bene comune (almeno sulla carta). Ciò che differenzia – sempre sul piano teorico – un ente della pubblica amministrazione dalla purezza in persona è soltanto la fallacia naturalistica degli uomini che lo impersonano.

Alla luce di quanto detto, e ricordando il pensiero espresso circa 2500 anni fa da Platone, secondo cui la polis greca doveva essere amministrata da governanti disinteressati ai quali si sarebbe dovuto vietare il possesso di proprietà terriere e finanche la possibilità di maneggiare oro e argento, concludo dicendo che l’unico soggetto legittimato a concedere prestiti dovrebbe essere lo Stato. Il come è senza dubbio un problema di eguale importanza, ma il primo passo da compiere è, secondo me, colmare il vacuum legislativo in materia e restituire ai cittadini ciò che non può essere nella mani di enti privati (ovviamente è scontato che: ente di diritto pubblico = insormontabile presa per i fondelli).
Ultima modifica di roberto il 15 nov 2012, 11:08, modificato 1 volta in totale.

sandropascucci
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Re: Il Signoraggio bancario da un altro punto di vista

Messaggioda sandropascucci » 29 ott 2012, 17:56

bel post! :)
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