"Il più giusto dei mondi possibili"

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MicheleSchicchi
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"Il più giusto dei mondi possibili"

Messaggioda MicheleSchicchi » 8 set 2011, 21:28

Quando lessi per la prima volta il Candido di Voltaire, non feci molto caso alla frase del filoso Pangloss “Questo è il migliore dei mondi possibili” che nel libro sintetizza il pensiero del filosofo. Nei giorni seguenti però cominciò a tornarmi in testa, non per il significato che aveva nel testo, ma semplicemente per il significato della frase, quando ripensavo quando ai tempi delle medie studiavo con molto interesse le teorie dell'evoluzione di Darwin. Come sappiamo tutti Darwin sosteneva che nella natura vige la legge della selezione naturale, che nei millenni ha mantenuto in vita in ogni specie vivente la caratteristica più forte, che sopraffaceva quella più debole, come si può facilmente notare. Allora cominciai a pensare che, ovviamente, doveva essere lo stesso anche per gli uomini, e capii che la società come oggi è impostata ne è la più ovvia dimostrazione.
Fin dal principio gli uomini si sono sempre organizzati in società dove chi comandava era senza dubbio quello al disopra degli altri, con più carisma e furbizia. Poi è successa un po' la cosa inversa alla selezione: con l'invenzione di nuove tecnologie che avrebbero migliorato la vita degli individui è stato permesso a chi comandava di mantenersi in vita la massa debole al proprio servizio, senza che essa come succede in natura sia morta per fame o per debolezza, aumentando il suo potere a livelli spropositati, e quindi fossilizzando in due fazioni (chi comanda e chi soccombe) la società umana per migliaia di anni, fino ad oggi. C'è da dire però che colui adatto per natura ad essere “il più forte” nasce nella massa dei deboli e chi è “debole” nasce nella cerchia ristretta dei più forti, ma questa fossilizzazione non gli da alcun significato.

In vari aspetti questo sistema esce, come già visto, dalla catena della selezione. Il rallentamento della corsa dell'essere vivente verso la conoscenza della sua vera natura, e quindi di tutto quello che lo circonda, è dovuto ad una serie di limiti, sia che siano le sue caratteristiche fisiche e psicologiche, sia che sia l'interazione di agenti esterni sull'esistenza della sua specie. In ogni caso parliamo di limiti o barriere, pericolosi diversivi di madre natura.
Per l'uomo quel limite è la mente. La mente è una completa distrazione, un veleno e una droga. Ci distrae dalla vita che ci sta intorno, quindi non permettendoci di raggiungere la nostra vera natura, e allo stesso tempo ci porta del male perché ci da pensieri quasi sempre negativi e preoccupazioni.

La mente è un prodotto della società. La società nasce per varie esigenze esterne, e interne. Gli uomini primitivi si radunavano in gruppi perché in gruppo ognuno ha un compito ben preciso, e sopratutto ci si difende dai predatori. Ma il radunarsi in gruppo non è solo affare degli uomini: molti animali si muovono in gruppi per gli stessi motivi, e qualsiasi organismo vivente è un insieme di cellule ciascuna svolgente un compito preciso. Potremmo dire che le caratteristiche dell'uomo, quelle fisiche, gli hanno permesso di fare un passo avanti rispetto a tutte le altre specie, quindi riuscire a sviluppare il cervello e la ragione, lasciando perdere sempre più l'istinto. Nel pianeta terra evidentemente solo le caratteristiche fisiche umane, potevano permettere di svilupparsi a un livello superiore rispetto agli altri esseri viventi, e questo potrebbe significare che in tutto l'universo la vita, e l'intelligenza seguano queste leggi.
A questo punto siamo davanti a una natura che si morde la coda, perché lo sviluppo umano, e la situazione che si è creata fino ad oggi, non hanno portato a nessun miglioramento nella collettività, ma a una situazione di stallo in cui, come spiegato sopra, vige continuamente la legge del più forte, e gli uomini sono accecati continuamente da barriere. Tutto questo ci può portare a una macabra soluzione, che è l'estinzione del genere umano così come è, senza possibilità di cambiare la società e distruggere il più forte. Il limite che non ci permette di evolverci, appunto, è la mente. La stessa cosa successe ai dinosauri: per migliaia di anni hanno dominato sulla terra, di logica avrebbero dovuto evolversi diventando intelligenti, ma la loro fisicità non gliel'ha permesso, cosa che va a sostenere se non confermare la teoria che la forma del corpo umano è l'unica chiave verso lo sviluppo ulteriore, dalla situazione in cui si trovano gli animali.
Detto questo quindi non tutte le speranze sono finite. È chiaro che non si può cambiare la natura umana e le leggi che fino ad ora l'hanno plasmata. Come quell'elemento, la fisicità, permise all'uomo di elevarsi dagli altri animali, per farlo ulteriormente elevare, dobbiamo trovare la chiave per annientare quei limiti che lo bloccano tutt'ora.
La mente è come una droga, non si può farne a meno, ma con una presa di consapevolezza si può uscire dal tunnel.

L'azione di creare una società dunque è utile per gli animali, ma per l'uomo no. Lo stadio superiore in cui vive l'uomo non è adatto a vivere una società, e quindi come reazione diretta e opposta si crea la mente, la raccolta della feccia delle conseguenze di questa incompatibilità. Questa feccia nasce dal fatto che l'uomo, consapevole di vivere, non si sente libero nella società, ma per inerzia e tradizione è costretto a viverci. La società naviga in un insieme di leggi dettate dagli stessi uomini nel tempo, che hanno ucciso lentamente gli uomini stessi. Questo è puro masochismo, senza altre soluzioni. Queste leggi hanno imposto il modo di vivere e di pensare, facendo di chi non le rispettava un emarginato. La società obbliga l'individuo a rispettare quel canone di cittadino modello dandogli un po' di sfogo, ma sempre in limiti ristrettissimi. Dobbiamo vivere in un certo modo, pensare in un certo modo, vestirci in un certo modo, trasgredire in un certo modo, provare piacere sessuale in un certo modo, formando tanti burattini, che dall'interno sembrano diversi l'uno dall'altro, ma che in realtà sono tutti uguali. Qua entra in gioco la mente, perché la preoccupazione di uscire da questo schema e non essere accettato è troppo grossa. Ed ecco che nascono i problemi, l'orgoglio, il pregiudizio, e il pensare di essere più furbi e meglio degli altri. Alla fine chi è che si può definire “normale” tra le persone che abbiamo intorno? Normale è solo la famiglia della pubblicità o del filmetto. Inseguiamo costantemente questi ruoli, e quando qualcosa va storto allora nascono le nevrosi, il non accettare la vita così come è, l'ostinazione a credere che tutto è apposto. Ecco perché la gente diventa pazza: perché vede la realtà. I pazzi sono tra gli uomini più interessanti che ci possano essere: coloro che hanno visto la verità, e per ignoranza e per paura dell'ignoto, non sono riusciti a capire cos'era. La mente, quindi l'orgoglio, l'onore, il pregiudizio, sono solo degli scudi inutili che rovinano i rapporti tra la specie umana. Ecco quindi cosa impedisce un ulteriore sviluppo.
Questo sviluppo, quindi, sta nel dover superare l'inganno che sta al principio, ovvero la legge del più forte. Dobbiamo uscire da questa roulette di morte, ignoranza e avidità. Oggi i banchieri usurai controllano il mondo da dietro lo specchio: la maggior parte della popolazione pensa che sia quel diversivo che è la politica la causa del male, ignorando che i veri capi, i veri tiranni sono i banchieri. Anche per questo il sistema è infinito. Come si fa a distruggere chi non esiste? E anche se spiattelliamo davanti le prove inconfutabili della sua esistenza, allora la risposta ricevuta sarà “ma tanto è da sempre così, che ci vuoi fare”.
L'unica salvezza possibile per l'uomo, e per natura sua e di tutto quello che muove l'universo, è uscire da questa catena abbattendo la barriera della mente e acquistando sempre più consapevolezza di vivere. La libertà individuale è l'unica possibile, per quella collettiva, abbiamo da sempre l'esempio che non lo è. L'esistenza di un qualsiasi individuo vivente in tutto l'universo, è come il grafico di un limite matematico di infinito che tende a 0: più ci si avvicina a 0 e più si abbattono barriere, lo 0 è il tutto, l'infinito, dio, e il cammino verso di esso sarà sempre più lungo ma mai arriverà a destinazione, perché si sa, noi non siamo il tutto, ma ne facciamo parte.
La libertà individuale, quindi, come ulteriore sviluppo della specie, un nuovo livello che la natura riserva ai suoi figli. Molti uomini l'hanno raggiunta, e molti uomini ci sono tutt'ora dentro. È un cammino da percorrere al principio da soli, distruggendo il nostro ego, poi cominciando ad ascoltare chi ha da insegnarci. Una volta raggiunta la libertà individuale allora saremo in grado di capire cosa eravamo prima ed aiutare gli altri individui, e al quel punto starà a loro compiere l'ennesimo passo dell'evoluzione.


Ci tenevo a precisare che il significato che viene attribuito alla frase "questo è il più giusto dei mondi possibili" nel Candido di Voltaire non ha niente a che vedere col significato che gli do io. L'illuminismo, Voltaire e le sue teorie non c'entrano niente.
Inoltre mi scuso per eventuali imprecisioni, ma ancora non sono in grado di esprimere bene quello che penso.
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Re: "Il più giusto dei mondi possibili"

Messaggioda sandropascucci » 9 set 2011, 9:59

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Re: "Il più giusto dei mondi possibili"

Messaggioda MicheleSchicchi » 9 set 2011, 13:07

potrebbe essere anche il contrario..
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Re: "Il più giusto dei mondi possibili"

Messaggioda kasiacolagrossi » 9 set 2011, 13:13

non potrebbe ma lo è.

L'essere umano senza comunità si sarebbe estinto.
Mi spieghi meglio cosa intendi per la "mente"?

comunque noi siamo qualcosa "di più" degli animali da qualsiasi punto di vista. La conoscenza dell'essere umano non può soffermarsi sui esempi fatti sui animali e passere per le bibbia.
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Re: "Il più giusto dei mondi possibili"

Messaggioda sandropascucci » 9 set 2011, 13:32

ciò che siamo "di più" lo siamo in negativo..
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Re: "Il più giusto dei mondi possibili"

Messaggioda MicheleSchicchi » 9 set 2011, 13:34

"L'essere umano senza comunità si sarebbe estinto."
è vero, infatti non ho mica detto il contrario. è naturale per qualsiasi essere vivente vivere in gruppo, però evidentemente per l'uomo oggi non lo è.

"Mi spieghi meglio cosa intendi per la "mente"?"
i problemi che abbiamo ogni giorno

"comunque noi siamo qualcosa "di più" degli animali da qualsiasi punto di vista. La conoscenza dell'essere umano non può soffermarsi sui esempi fatti sui animali e passere per le bibbia."
noi siamo animali..abbiamo una maggiore consapevolezza di vivere rispetto alle altre specie, tutto qui, ma non vuol dire che siamo rispetto a loro chissà cosa.
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Re: "Il più giusto dei mondi possibili"

Messaggioda kasiacolagrossi » 9 set 2011, 14:25

"comunque noi siamo qualcosa "di più" degli animali da qualsiasi punto di vista. La conoscenza dell'essere umano non può soffermarsi sui esempi fatti sui animali e passere per le bibbia."
noi siamo animali..abbiamo una maggiore consapevolezza (non si tratta solo della consapevolezza) di vivere rispetto alle altre specie "e scusa se è poco!!!" [save the last dance - 2001], tutto qui, ma non vuol dire che siamo rispetto a loro chissà cosa.

e io non ho sostenuto di essere chi sa cosa Michele... anche tuo vicino ti assomiglia ma non è tuo fratello. (coda di paglia? )

"L'essere umano senza comunità si sarebbe estinto."
è vero, infatti non ho mica detto il contrario. è naturale per qualsiasi essere vivente (ma anche no, mai visto un branco di serpenti) vivere in gruppo, però evidentemente per l'uomo oggi non lo è. (sicuro?)
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Re: "Il più giusto dei mondi possibili"

Messaggioda MicheleSchicchi » 9 set 2011, 14:46

"comunque noi siamo qualcosa "di più" degli animali da qualsiasi punto di vista. La conoscenza dell'essere umano non può soffermarsi sui esempi fatti sui animali e passere per le bibbia."
noi siamo animali..abbiamo una maggiore consapevolezza (non si tratta solo della consapevolezza) di vivere rispetto alle altre specie "e scusa se è poco!!!" [save the last dance - 2001], tutto qui, ma non vuol dire che siamo rispetto a loro chissà cosa.


e io non ho sostenuto di essere chi sa cosa Michele... anche tuo vicino ti assomiglia ma non è tuo fratello. (coda di paglia? )


l'ultima frase non l'ho capita..cmq certo che è poco! dici "scusa se è poco" come se avessimo raggiunto un traguardo gigantesco, ma siamo pur sempre regrediti. certo se ci compari con gli altri animali allora ti do ragione.


"L'essere umano senza comunità si sarebbe estinto."
è vero, infatti non ho mica detto il contrario. è naturale per qualsiasi essere vivente (ma anche no, mai visto un branco di serpenti) vivere in gruppo, però evidentemente per l'uomo oggi non lo è. (sicuro?)


ok allora hai ragione, non tutti gli animali stanno in gruppo, ma non credo che sia molto importante.
ma il sistema che combattiamo tutti i giorni è o non è esteso a tutta l'umanità, e in tutto il mondo? alla fine non è un gruppo di umani anche il sistema? quindi non credo che le cose siano andate per il meglio quando l'uomo ha iniziato a vivere in gruppo, se evidentemente oggi stiamo a combattere un sistema che logora la sua esistenza.

"Mi spieghi meglio cosa intendi per la "mente"?"
mi ero scordato. anche l'ego fa parte della mente, no?
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Re: "Il più giusto dei mondi possibili"

Messaggioda mulodetrieste » 9 set 2011, 19:28

La cosa che ho capito sicuramente è che l'uso che fai del termine "mente" è forviante. La mente non si sà cosa sia, dov'è sia situta e cosa possa fare. Una semplificazione potrebbe essere pensare al cervello umano come hardware e alla mente come software... ma la comunità scientifica non trova una posizione comune.
L'uomo per sua natura è un'animale sociale, non solo per "difesa" e "paura" ma anche per svago e piacere.


sandropascucci ha scritto:«il lupo è lupo pure perché la pecora è [sa fare solo la] pecora» [sandropascucci, reparto di ostetricia, anno 0]

quoto ma aggiungo

sbattendo in faccia la verità alla pecora, non la trasformo il lupo, allora forse è meglio che mi impegni a far nascere nella pecora un po' di coraggio e la sproni a coltivarlo per poi...sbatterle in faccia la verità.
Non fa parte delle attribuzioni e delle responsabilità di un giornale
dare le garanzie che tutto ciò che viene pubblicato non serva un
qualche interesse.... Edward L. Bernays


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Re: "Il più giusto dei mondi possibili"

Messaggioda ivanopino » 9 set 2011, 19:55

http://www.youtube.com/watch?v=APBLNRQ_HDc
giusto per sdrammatizzare...comunque bell'articolo, da revisionare un po'
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Re: "Il più giusto dei mondi possibili"

Messaggioda MicheleSchicchi » 9 set 2011, 20:44

mulodetrieste ha scritto:La cosa che ho capito sicuramente è che l'uso che fai del termine "mente" è forviante. La mente non si sà cosa sia, dov'è sia situta e cosa possa fare. Una semplificazione potrebbe essere pensare al cervello umano come hardware e alla mente come software... ma la comunità scientifica non trova una posizione comune.
L'uomo per sua natura è un'animale sociale, non solo per "difesa" e "paura" ma anche per svago e piacere.



si in effetti hai ragione..cmq io ho ripreso il concetto di mente dei filosofi orientali (almeno come l'ho inteso io), che mi sembrava la definizione più decisa.
Forse il fatto che nessuno sa cosa sia e dove si trovi significa che è solo un prodotto "artificiale" di noi stessi. un po' come le allucinazioni (che alla fine sono la stessa cosa).
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Re: "Il più giusto dei mondi possibili"

Messaggioda MicheleSchicchi » 9 set 2011, 21:16

poi se almeno una volta avete fumato marijuana sapete sicuramente cosa intendo per eliminare la mente..
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Re: "Il più giusto dei mondi possibili"

Messaggioda sandropascucci » 10 set 2011, 2:11

tipo scrivere questa cosa in un thread pubblico?

bah..

forse è meglio tenerla un po' più imbrigliata 'sta mente..
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Re: "Il più giusto dei mondi possibili"

Messaggioda MicheleSchicchi » 10 set 2011, 13:02

non vedo cosa ci sia di male a scrivere questa cosa..
credo che sia una cosa stupida trattare l'argomento come un tabù.
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Re: "Il più giusto dei mondi possibili"

Messaggioda sandropascucci » 10 set 2011, 14:17

quindi abbiamo dei cannucciari nel PRIMIT?
è questo ciò che deve passare?
anche dei segaioli, quindi, no?
perché chi è che, uomo o donna, non si fa una sega ogni tanto, giusto?
il PRIMIT lotta contro il signoraggio ma già che ci siamo,
(e abbiato i mezzi, no?) parliamo di ogni tabù umano.. tanto..

in fondo i documenti di Francesco Fata li abbiamo letti tutti e
tutti sappiamo riportarli in un evento pubblico, no?

siamo così avanti che possiamo passare allo stadio successivo della Lotta: il problema-Uomo.

bah.. avete mangiato pane e volpe da piccolini, eh?

ufficialmente: il PRIMIT si dissocia dall'uso di sostanze illegali.

parliamo di emorroidi in un 3d separato o usiamo questo?
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Messaggioda sandropascucci » 10 set 2011, 14:21

MicheleSchicchi ha scritto:non vedo cosa ci sia di male a scrivere questa cosa..
credo che sia una cosa stupida trattare l'argomento come un tabù.


certo, per te che hai 12 anni, nessuna Responsabilità Legale e che domani puoi dimetterti con due righe tipo:

basta,
vado via


certo che tu puoi parlare di uso di maria senza tenerne conto delle conseguenze..

ma io boh..
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Re: "Il più giusto dei mondi possibili"

Messaggioda MicheleSchicchi » 10 set 2011, 14:36

ho visto forum pubblici peggio di un semplice "se avete fumato marijuana", non credo quindi
che questa frase vada contro la legge. poi non ho mica incitato all'uso, ne ho detto che ne faccio uso.
se l'ho tirata in ballo significa che è attinente a quello che stavo dicendo prima,
ma vista la reazione, è evidente che non se ne può più parlare.
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Re: "Il più giusto dei mondi possibili"

Messaggioda sandropascucci » 10 set 2011, 17:42

ritieni questo Forum un qualunque forum pubblico?
'nnamo bbene..
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Re: "Il più giusto dei mondi possibili"

Messaggioda Francesco Fata » 12 set 2011, 11:00

Michele, che il tuo sia un bell'articolo (per quanto mi riguarda) non c'è dubbio.
Ma non posso non dare ragione a Sandro quando un articolo sulla funzione sociale della mente diventa una vera e propria discussione. Anche Sandro quando fa una poesia sulla sua pancia divaga dal discorso signoraggio (anche se lì, basta mettere un altro soggetto al posto di "pancia" e magari torniamo ad avvicinarci...forse!), ma è una poesia che sta lì, che ci potrà far sorridere e che potremmo far nostra per...cultura personale, ma non può diventare una discussione lunga e magari pure animata.
Non so se hai seguito la discussione (se così si può dire) che ho avuto con quell'ignorante di LeFouReloaded su Youtube. Là fuori c'è gente che non ha capito un cazzo di signoraggio (ma non dico "filosoficamente", dico "tecnicamente") e gira a piede libero a FARE VIDEO DIVULGATIVI. E quando lo metto in difficoltà con i miei commenti mi banna. Ma ci rendiamo conto. Ora io non posso non preparare un articolo TECNICO da mettere in questo forum che, con tanto di dimostrazioni oggettive documentate, sputtanerà questo individuo che non dovrebbe divulgare neanche il presente del verbo essere figuriamoci l'argomento signoraggio. Questo quindi è prioritario rispetto a una discussione sull'uomo. Ecco tutto qui. Sulla questione cannabis...dai...è anche una questione di "strategia"!
Voglio troppo bene al popolo per pensare di votare gente che vuole particolarmente bene a se stessa.
Francesco Fata

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Re: "Il più giusto dei mondi possibili"

Messaggioda MicheleSchicchi » 12 set 2011, 21:55

quindi stai dicendo che è inutile parlare di signoraggio dal punto di vista sociale?
per me far capire ad una persona la sua condizione di vita è tanto importante quanto fargli capire il meccanismo che la schiavizza.
finché parliamo del signoraggio tecnico, è un conto. la gente magari non capisce come possa condizionare la sua vita.
la discussione che volevo far nascere era sul fatto che se volere cambiare questo mondo, ottenendo la piena sovranità del popolo, sia una cosa realmente fattibile o solo un'utopia. stiamo parlando dello scopo del PRIMIT, non è una cosa prioritaria questa?
io sono a favore dell'utopia, anche se credo che niente sia impossibile (ma un limite c'è sempre), e magari parlandone si sarebbe potuto creare una discussione interessante sull'argomento.

che significa "strategia"?
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Re: "Il più giusto dei mondi possibili"

Messaggioda Francesco Fata » 13 set 2011, 9:59

MicheleSchicchi ha scritto:quindi stai dicendo che è inutile parlare di signoraggio dal punto di vista sociale?
per me far capire ad una persona la sua condizione di vita è tanto importante quanto fargli capire il meccanismo che la schiavizza.
finché parliamo del signoraggio tecnico, è un conto. la gente magari non capisce come possa condizionare la sua vita.

Appunto, l'hai detto. Prima gli devi far capire tecnicamente come condiziona la sua vita e, ti giuro, già questo ti fa due coglioni!
Poi è chiaro che puoi parlare di tutti i risvolti sociali che vuoi.
Come fai a dirgli:il signoraggio e socialmente dannoso perchè bla bla bla...e quando lui ti chiede "ma come fa?" non puoi continuare a dirgli i "bla bla bla..." ma devi fare un passo indietro a spiegare tecnicamente la prima parola.

Ma voi quando parlate di signoraggio, dite ancora:
1) il signoraggio è il guadagno della banca centrale sull'emissione di moneta e consiste nella differenza tra il valore nominale e intrinseco della moneta emessa+ gli interessi?
2) la riserva frazionaria è quel meccanismo con cui il sistema bancario riesce a prestare fino a 50 volte un deposito?
(dai che lo dite ancora, vero?)

Riguardo alla "strategia" non ti basta quanto detto da Sandro?

sandropascucci ha scritto:quindi abbiamo dei cannucciari nel PRIMIT?
è questo ciò che deve passare?

ufficialmente: il PRIMIT si dissocia dall'uso di sostanze illegali.
Voglio troppo bene al popolo per pensare di votare gente che vuole particolarmente bene a se stessa.
Francesco Fata

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Re: "Il più giusto dei mondi possibili"

Messaggioda sandropascucci » 13 set 2011, 12:22

strategia = non parlare, ammiccando e ammettendo, di essere dei fumatori di cose [ancora, purtroppo, 'nvedi questi come stanno.. fai te] illegali

tattica = non parlare, ammiccando e ammettendo, di essere dei fumatori di cose [ancora, purtroppo, 'nvedi questi come stanno.. fai te] illegali nel Forum del PRIMIT

PRIMITivo = non parlare, ammiccando e ammettendo, di essere dei fumatori di cose [ancora, purtroppo, 'nvedi questi come stanno.. fai te] illegali nel Forum del PRIMIT in un'Area Pubblica

ipocrisia? puo' darsi ma:
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Re: "Il più giusto dei mondi possibili"

Messaggioda sandropascucci » 13 set 2011, 12:25

questa storia mi ricorda un po' quella dei tipi che si vantavano di scrivere con pennarello indelebile sulle banconote..

voglio dire.. la domanda non è se è legale o non legale o se è figo o non figo o se funziona o non funziona..
la domanda è PERCHE' DIRLO IN PUBBLICO e, soprattutto, PERCHE' DIRLO QUI IN PUBBLICO..

direi che anche basta, no? se ci si arriva bene, altrimenti cazzi vostri..

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Re: "Il più giusto dei mondi possibili"

Messaggioda MicheleSchicchi » 13 set 2011, 15:44

:lol: ma state dicendo che ho scritto della marijuana per vantarmi?
se è così mi avete frainteso..allora mi spiego meglio.
uno degli effetti della cannabis è quello di eliminare completamente il pensiero costante e farci scordare qualsiasi altro tipo di problema che ci tartasserebbe la testa, amplificando i sensi e dandoci una maggiore consapevolezza di quello che abbiamo intorno tanto che è considerata un antidepressivo naturale.
ecco cosa significa abbattere quella barriera della mente, tutto qui.
la cannabis potrebbe essere un mezzo, ma non credo che a lungo andare faccia bene ai neuroni.


ora che senso avrebbe scrivere della cannabis sul forum del PRIMIT per vantarmi quando ho facebook dove avrei molta più visibilità.
avrò anche 12 anni come dice sandro, ma mi offendete se la pensate così.
poi sai che bello essere etichettato come un drogato. non scherziamo dai..
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Re: "Il più giusto dei mondi possibili"

Messaggioda sandropascucci » 13 set 2011, 21:17

MicheleSchicchi ha scritto:poi se almeno una volta avete fumato marijuana sapete sicuramente cosa intendo per eliminare la mente..

e bastaaaaaaaa!!
'a miche!! basta!! così come l'hai messa [TU] o dobbiamo ammettere che ci facciamo le canne o dobbiamo ammettere che non capiamo di che cazzo parli..

bastava SORVOLARE sul primo "ma io boh" e continuare per dove volevi arrivare.. magari usciva un thread interessante..
ma VOANDRI NO! ogni "correzione" apre una voragine..

ma quando cazzo crescete?!
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Re: "Il più giusto dei mondi possibili"

Messaggioda ivanopino » 14 set 2011, 17:22

certo che ci vuole una pazienza....
@michele: ma fumi prima di leggere/scrivare post??
ipse dixit "uno degli effetti della cannabis è quello di eliminare completamente il pensiero costante e farci scordare qualsiasi altro tipo di problema che ci tartasserebbe la testa"...soprattutto i problemi che potresti dare al PRIMIT non premendo nella tua "mente" il tasto ALT...
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Re: "Il più giusto dei mondi possibili"

Messaggioda mulodetrieste » 14 set 2011, 18:47

sandropascucci ha scritto:bastava SORVOLARE sul primo "ma io boh" e continuare per dove volevi arrivare.. magari usciva un thread interessante..
ma VOANDRI NO! ogni "correzione" apre una voragine..

ma quando cazzo crescete?!

sandropascucci ha scritto:la domanda è PERCHE' DIRLO IN PUBBLICO e, soprattutto, PERCHE' DIRLO QUI IN PUBBLICO..

direi che anche basta, no? se ci si arriva bene, altrimenti cazzi vostri..

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Re: "Il più giusto dei mondi possibili"

Messaggioda MauroB » 15 set 2011, 22:26

> La patria non è un fatto geografico, ma un modo d'essere religioso
di Francesco Lamendola - 11/05/2009
Fonte: Arianna Editrice

Che cos'è la patria?

In genere, la nostra formazione di occidentali, basata sull'istituzione dello Stato moderno, tende a suggerirci una risposta di tipo politico e territoriale.
Il Vocabolario Zingarelli, ad esempio, la definisce come il «paese comune ai componenti di una nazione, cui essi si sentono legati come individui e come collettività, sia per nascita sia per motivi psicologici, storici, culturali e simili».
In effetti, l'etimologia di «patria» deriva da «terram patria(m)», «terra dei padri»; ma i padri, per gli antichi, non sono necessariamente presenti in un luogo fisico. Si pensi ad Enea che viaggia per tutto il Mediterraneo con gli dei penati di Troia: la patria, per lui, è a bordo delle navi, o sulle spiagge che via via egli e i suoi compagni toccano nel corso delle loro peregrinazioni; e, alla fine, è ristabilita presso le foci del Tevere, in Italia.

Ma c'è una maniera ancora più spirituale di intendere la patria, che è propria dei popoli nativi - da noi chiamati, a lungo, «primitivi» o, addirittura, «selvaggi» -, ed è quella di identificarla con una modalità dello spirito, come un fatto essenzialmente religioso: certo legato ad un luogo fisico, ma non in senso giuridico-territoriale.

Una delle prime difficoltà che i bianchi incontrarono con gli Indiani d'America, infatti (ma anche con i popoli africani ed asiatici), era legata alla diversa concezione del rapporto fra terra e nazione. I bianchi pensavano che la terra degli indigeni potesse essere acquistata in moneta sonante, e si stupivano della risposta che le loro offerte ricevevano:
«Come potete pensare che noi siamo in grado di vendervi la terra, nostra madre? Tanto varrebbe che ci chiedeste di vendervi l'aria, il mare o il cielo. La terra non è in vendita, perché non è di nessuno; in essa, poi, riposano i nostri antenati. Che cosa ne penserebbero, di un simile mercato?»
Secondo le definizione di Hubert Weinzierl, «la patria non è un fatto geografico, ma un modo d'essere religioso».
Il capo indiano Seattle, nel suo famoso discorso del 1887, dà una definizione di patria che evidenzia la differenza di concezione fra bianchi e indiani (riportata in: Rudolf Kaiser, «Dio dorme nella pietra. La "scoperta" del pensiero degli Indiani d'America»; titolo originale: «Gott schläft im Stein», Red Edizioni, 1992, e Demetra, 1996, p.142):

«C'è poco in comune tra noi. Le ceneri dei nostri antenati sono per noi sacre, e sacro è il luogo ove riposano; voi, invece, vi allontanate dalle tombe dei vostri padri apparentemente senza dolore…I vostri morti, non appena sono scesi nella tomba, cessano di amare voi e il luogo dove sono nati; presto dimenticati, se ne vanno lontano, oltre le stelle, da dove non ritornano mai più. I nostri morti, invece, non dimenticano mai la terra meravigliosa che diede loro un giorno la vita ed continuano ad amare i fiumi sinuosi, le alte montagne, le valli solitarie; continuano a nutrire i sentimenti più teneri per coloro che vivono con il cuore ormai solo, e ritornano spesso per visitarli e consolarli… Per il mio popolo, dunque, ogni porzione di questa terra è sacra: ogni pendio, ogni vallata, ogni pianura e ogni foresta sono santificati da un dolce ricordo o da un'esperienza dolorosa della mia tribù. Anche le rocce, apparentemente così mute sotto il sole cocente della costa, sono imbevute, nella loro solenne imponenza, del ricordo di eventi del passato legati al destino del mio popolo. E persino la polvere reagisce con più amore ai nostri passi che non ai vostri: essa, infatti, non è che la cenere dei nostri antenati e i nostri piedi nudi avvertono questo contatto benevolo, poiché il terreno è reso fertile dalla vita delle nostre famiglie.»

Così parlava un «primitivo», un «selvaggio»; un membro di quel popolo che i bianchi avevano sempre dipinto come insensibile, rozzo e assolutamente incapace di nutrire nell'animo sentimenti nobili ed elevati.
D'altra parte, non bisogna cadere nemmeno nell'eccesso di voler esasperare la contrapposizione tra la visione della vita - e, in questo caso, della patria - propria delle culture tradizionali, e quella occidentale e cristiana, come si ostinano a fare alcuni attardati cultori del mito russoiano del «buon selvaggio» (che è, precisiamolo una volta per tutte, un mito reazionario, perché basato su una deformazione, e sia pure di segno positivo, delle culture «altre»).
Citando Emanuele Severino, ad esempio, i curatori del libro di Rudolf Kaiser, «Dio dorme nella pietra. La "scoperta" del pensiero degli Indiani d'America»,
radicalizzano la distanza esistente fra la cultura occidentale, basata sull'idea di progresso e su un Dio che vive in alto e nel cuore degli uomini, e le culture native, nelle quali l'uomo è sentito come parte della natura, e nelle quali la sfera del divino partecipa di questa unità.
La forzatura consiste nel fatto di presentare la cultura occidentale come un tutto omogeneo e uniforme, mentre la verità è che in essa, da quasi duemila anni a questa parte - ossia da quando è sorta, dal ceppo della civiltà greco-romana e giudaico-cristiana - esiste una continua tensione e una intensa dialettica fra le sue componenti spirituali.
In particolare, crediamo che sarebbe storicamente poco corretto misconoscere l'esistenza di un filone spirituale, mistico, niente affatto utilitaristico e pragmatico, che ha sempre valorizzato la presenza del divino nella natura (pur senza identificare le due cose) e che non ha mai considerato la natura in termini esclusivi di sfruttamento e di dominio, ma bensì di armoniosa interrelazione, di amore e di comune collaborazione al progetto divino. Una corrente poderosa, che per secoli è stata maggioritaria (durante il Medioevo), e che ha espresso figure gigantesche, come quella di Francesco d'Assisi; e che non è del tutto estinta neppure oggi, sebbene essa sia messa in minoranza da un materialismo e da un nichilismo largamente prevalenti.
Ma torniamo al concetto di patria e alla sua definizione.

Che cosa è la patria, oggi? E che cosa vuol dire, amare la propria patria?
Fino a qualche decennio fa, la risposta sarebbe stata abbastanza semplice, almeno per le persone comuni: la patria coincide con la comunità nazionale; è il luogo ove affondano le proprie radici, a cui sono legati i ricordi e le tradizioni, ove vivono coloro che amiamo, che ci sono simili, che parlano la nostra medesima lingua, che partecipano dei nostri stessi valori, che condividono con noi un orizzonte di senso.
Amare la patria, quindi, significava onorare, rispettare ed essere pronti a difendere, se necessario, tutte quelle cose, anche a costo dei più grandi sacrifici: perché vivere senza di essa era considerato impossibile, o, quanto meno, innaturale e triste, addirittura indegno di un essere umano nel pieno significato della parola.

Ma oggi, nell'era della globalizzazione, delle multinazionali, delle migrazioni di massa, delle società multietniche e multiculturali, non è più così facile dare una risposta a quelle domande.
Il concetto di patria è divenuta vago, sfumato, quasi evanescente; i suoi confini, sempre più labili e indistinti; i suoi valori, sempre più pallidi e sfuggenti. E come è possibile amare un concetto così vago, così aleatorio, così indefinito?

Siamo arrivati al paradosso
che si ricomincia a parlare di patria, da alcuni anni a questa parte, quasi solo in funzione di un rifiuto del diverso; e la patria, che da tanto tempo non faceva più battere i cuori di nessuno, sembra tornata in auge, ora che si tratta di contrapporla ad altre patrie e ad altri contesti culturali, di usarla come un'arma, come un clava da brandire contro il «nemico», reale o anche solo potenziale.

L'idea di patria, in questo caso, conosce una seconda fioritura, ma solo in funzione negativa: non per esprimere ciò che si ama e in cui si crede, ma solo per respingere ciò che non si vuole, ciò che preoccupa o che spaventa.
È triste; ed è una forma d'ipocrisia, di disonestà intellettuale.

Ma che cosa può prendere il posto del concetto tradizionale di patria, se esso è ormai morto e sepolto nei nostri cuori, se non trova più spazio nelle nostre menti?
Perché è indubbio che esso ha lasciato un vuoto; e che un vuoto spirituale esige di essere colmato, pena l'insorgere di uno squilibrio, di una disarmonia, di un conflitto interiore - che potrebbe anche prendere le forme di un conflitto esteriore e materiale.

Sono le società orfane di valori spirituali, quelle che si aggrappano alla prima ideologia che prometta loro di ricompattare i propri ranghi, sempre più sbrindellati e dispersi; e, in genere, questo genere di scorciatoie costituiscono la strada privilegiata per le concezioni totalitarie, fanatiche e intolleranti dei rapporti umani.
La natura teme il vuoto e cerca di riempirlo con i primi materiali che si trova a disposizioni, per quanto illusori e pericolosi possano essere.

Ebbene, nell'attuale contesto sociale e culturale, crediamo che la sola idea di patria suscettibile di rimpiazzare quella tradizionale, ormai tramontata, sia quella basata su di un vincolo di affetto e di gratitudine verso le proprie radici, intese non tanto in senso biologico e geografico («la terra e il sangue» dei nazionalismi classici otto e novecenteschi, e specialmente del pangermanismo), quanto in senso eminentemente spirituale e culturale; patria, inoltre, intesa non in senso esclusivo, bensì in senso inclusivo:
una patria ideale che può accogliere tutto, proprio perché si fonda su ciò che di più autenticamente umano è nell'uomo.

Attenzione: abbiamo detto che «può» accogliere tutto; non che essa «deve» accogliere tutto: e questo è il punto che segna la differenza con un certo cosmopolitismo facilone e irresponsabile, con un relativismo culturale secondo il quale tutto, prima o poi, viene digerito da una determinata società, anche gli innesti più artificiali e irragionevoli, dato che le società, per esso, non sono che un gigantesco tubo digerente, capace di assimilare e metabolizzare qualsiasi cosa - e, come se non bastasse, in tempi straordinariamente rapidi.
Invece non è così.
Una società è in grado di assorbire e metabolizzare tutti quegli apporti che siano realmente funzionali e positivi per la sua fisiologia, cioè per la sua vita spirituale e materiale; non quelli che sarebbero dannosi per essa, inassimilabili e totalmente estranei. In altre parole, tutto ciò che per essa è bene, ma non ciò che, per essa, è male.
Non diciamo «male» in senso assoluto; o, almeno, non necessariamente; ma in senso relativo: male, cioè, relativamente a quel contesto, a quella situazione. Dunque, non si tratta, per forza, di giudizi di valore; si tratta di ragionevoli giudizi di fatto, inseriti in un preciso contesto, in una situazione storicamente data.

La storia è il regno del possibile; e, anche se una robusta carica di utopia le è sempre necessaria per impedirle di afflosciarsi su un pragmatismo ognora più ristretto, che finirebbe per divenire cinismo vero e proprio, resta pur sempre il fatto che non si ha il diritto di scommettere il futuro delle nuove generazioni su un azzardo, di qualunque tipo esso sia; e foss'anche un azzardo generoso e, per certi aspetti, ammirevole.
Si obietterà, a questo punto - ed è una obiezione sin troppo facile - che tutto sta a vedere chi si prenderebbe il diritto di stabilire che cosa sia «bene» e che cosa sia «male», rispetto alla propria patria, e sia pure in senso relativo, senza cioè disprezzare o negare i valori delle altre culture e delle altre patrie.

Il relativismo oggi dominante, sovente camuffato da liberalismo esasperato e da democraticismo radicale, vorrebbe che si rispondesse: «nessuno»; e, da ciò, trarrebbe la conclusione, cara alla generazione del Sessantotto, che è «vietato vietare», e che tutto va bene, senza limitazione alcuna, altrimenti cadremmo - esso dice - in una prassi poliziesca e repressiva.
Ora, a costo di passare per fautori di pratiche poliziesche e repressive, dobbiamo avere il coraggio di rifiutare la logica distruttiva di questo relativismo nichilista; e di affermare che, pur nella consapevolezza dei limiti e dei rischi di una tale operazione, ogni cittadino di una determinata patria ha il pieno diritto di esprime la propria opinione su ciò che, per quest'ultima, egli considera un bene o un male; su ciò che, a suo giudizio, può farle del bene o del male; su ciò che può farla vivere in pace e in armonia, e su ciò che potrebbe sospingerla verso le tensioni e i conflitti,.

Certo, la tensione e il conflitto non possono mai essere eliminati del tutto; e, fino ad un certo punto, ciò non sarebbe nemmeno auspicabile, in quanto la tensione e il conflitto sono, anche, l'espressione di una sana e vivace dialettica interna, che attesta il buono stato di salute di una determinata società.
Fino ad un certo punto, però.
Vi è un punto di non ritorno, oltre il quale la tensione e il conflitto divengono una spirale puramente distruttiva, che nessuno potrebbe augurare responsabilmente alla propria patria, se davvero la ama e la vuole vedere prospera.

Ma esistono, oggi, persone abbastanza innamorate della patria, da avere il coraggio civile di dire queste verità, talvolta scomode, quasi sempre impopolari; e da essere disposte a pagare, sulla propria pelle, il prezzo richiesto per difenderle e portarle avanti, senza lasciarsi intimorire da ricatti e minacce, ora larvati, ora espliciti
Ultima modifica di MauroB il 29 feb 2012, 23:03, modificato 1 volta in totale.

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Re: "Il più giusto dei mondi possibili"

Messaggioda MicheleSchicchi » 1 nov 2011, 15:39

perchè considerare la patria solo il pezzo di terra in cui siamo nati? perchè non l'intero pianeta o addirittura l'universo?
faccio riferimento anche a questo http://www.primit.it/forum/phpBB3/viewtopic.php?f=37&t=55&p=34551#p34481
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Re: "Il più giusto dei mondi possibili"

Messaggioda kasiacolagrossi » 1 nov 2011, 18:14

Perché il Sistema ha meno difficoltà nel comandare un pezzo di terra e suoi abitanti, sono utili i recinti, più gestibili e creano la possibilità alla mitragliatrice di sparare sempre nuove pallottole.
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Re: "Il più giusto dei mondi possibili"

Messaggioda MauroB » 3 nov 2011, 15:42

MicheleSchicchi ha scritto:perchè considerare la patria solo il pezzo di terra in cui siamo nati? perchè non l'intero pianeta o addirittura l'universo?

personalmente credo che non sia nulla di nocivo a considerare la patria l'intero pianeta, ma io personalmente vedo la cosa un pò troppo astratta per un comune mortale o comunque una conseguenza dell' amore per la propria terra.

Secondo il mio punto di vista per patria si deve intendere il luogo dove vivo, costruisco la mia vita, dove posso crescere i miei figli, il posto dove posso curare e dare conforto ai miei malati, ..etc..

può avere una logica reale amare l'intero pianeta senza prima imparare ad amare la terra che calpesti tutti i giorni e che ti da i frutti che ti trovi tutti i giorni sulla tua tavola , dandoti la possibilità di vivere..?

per fare un esempio banale : io amo l'intero pianeta. si ok bello.fantastico.
ma mi dimentico o non provo interesse a prendermi cura del piccolo fiume che passa vicino alla mia casa,
facendo si che invece di curarlo con amore perché possa rendere più belle e fertile le mie terre ,
esso alle prime piogge esonderà e distruggera tutto quello che ho costruito.

Oggi grazie al nostro sistema economico che cispinge a un inarrestabile bisogno di crescita, con una speciale particolarità a distruggere e annientare i sentimenti dell' uomo, ci allontana dai veri bisogni della vita.
Se oggi non produci cose di successo sei fuori. Devi produrre per il pil.
Ecco perche credo occorra riscoprire l'amore per la nostra patria, ma non in modo negativo, ma per esprimere un sentimento in una cosa che si ama.

In quanto se ami la la tua terra come puoi permettere che altri la depredino e la distruggono ?
Un figlio che ama la propria madre/padre può lasciare che altri gli facciano del male restando indifferente ?
Perche devo aver bisogno dei recinti se il popolo ritovasse l'amore per la propria patria?

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Re: "Il più giusto dei mondi possibili"

Messaggioda ivanopino » 3 nov 2011, 16:32

bisognerebbe poi delimitarne i limiti...
@maurob: legali o geografici?
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Re: "Il più giusto dei mondi possibili"

Messaggioda kasiacolagrossi » 3 nov 2011, 22:15

MauroB ha scritto:Un figlio che ama la propria madre/padre


ma come fa un figlio amare madre/padre se questi sono composti da 100 mila miliardi di cellule? :roll:
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Re: "Il più giusto dei mondi possibili"

Messaggioda MicheleSchicchi » 3 nov 2011, 22:23

ecco perchè l'amore è pura attrazione (sessuale)
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Re: "Il più giusto dei mondi possibili"

Messaggioda kasiacolagrossi » 3 nov 2011, 23:06

parlavo dell'amore verso la Terra, Michele (hai dimenticato aggiungere "secondo me", comunque si ama ciò che ci fa stare bene/essere felici, non tutti abbiamo i stessi criteri nell'amare). Essa è disponibile per tutti, non ci dovrebbero essere le frontiere (quelle che ci sono servono solo da recinto e recinto serve per catalogare informazioni, anagrafici ad esempio, il controllo, l'organizzazione... il territorio sul quale viviamo non è NOSTRO, noi lo soltanto utilizziamo), il posto dove vivi è una sua "cellula" (o meglio tu e le cose che trovi intorno a te siete delle cellule della Pianeta sulla quale vivi)

MauroB ha scritto:Secondo il mio punto di vista per patria si deve intendere il luogo dove vivo, costruisco la mia vita, dove posso crescere i miei figli, il posto dove posso curare e dare conforto ai miei malati


a parte i TUOI malati... perché non si può farlo in ogni parte della Pianeta? Il fatto che l'essere umano ha smesso di migrare, come era nella sua natura, ha portato a delle rivendicazioni dei pezzi del Pianeta sulla quale viveva. "Questo è MIO pezzo di Terra, qui vivo IO, e TU NO!" e io dico: no caro/a tu ti sei solo fermato/-ata.

MauroB ha scritto:può avere una logica reale amare l'intero pianeta senza prima imparare ad amare la terra che calpesti tutti i giorni e che ti da i frutti che ti trovi tutti i giorni sulla tua tavola , dandoti la possibilità di vivere..?


se amo il Pianeta, non posso non amare ciò che lo compone.

(Mauro, ma sei un prete? :) )
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Re: "Il più giusto dei mondi possibili"

Messaggioda MicheleSchicchi » 4 nov 2011, 0:29

MauroB ha scritto: In quanto se ami la la tua terra come puoi permettere che altri la depredino e la distruggono ?


secondo me (<--per kasia ;) ) attaccarsi al luogo di nascita, insomma alla patria, credo sia come attaccarsi a quello stato di ignoranza che credo qualunque persona sia passata nel PRIMIT abbia vissuto, ovvero quello che eravamo prima di scoprire la truffa. è come ostinarsi a vivere in quella gabbia, che ci cullava, ci ha cresciuto, e alla fine era tutto quello che pensavamo di avere. il mondo è vasto, ed è anche tuo.
chi sei tu per dire che nessuno può entrare nella "tua" terra, qualsiasi cosa faccia. e anche se la depreda e la distrugge, aldilà della moralità e del giusto e sbagliato, come fai a dire che non può, quando pure la proprietà è un'idea dell'uomo.
l'ideale "patria" ci rende solo egoisti e gelosi di fronte ad un mondo che per natura, segue le sue leggi, e che quindi è destinato a smontare un ideale. è lo stesso egoismo e gelosia che un uomo prova quando gli viene detto che non è libero ecc. ecc., "perchè devi depredare e distruggere il mio ideale?" ti direbbe.
la libia ha potuto qualcosa contro la NATO? no, perchè la NATO è più forte, ha più mezzi di distruzione. e al di là della moralità tutto questo è "giusto" (dico "giusto" perchè non trovo un'altro termine), perchè è la natura. cosa serve combattere per un ideale contro un mondo che di per sé è già giusto così?
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Re: "Il più giusto dei mondi possibili"

Messaggioda sandropascucci » 4 nov 2011, 9:46

ma troveresti mai uno altro termine?
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Re: "Il più giusto dei mondi possibili"

Messaggioda ivanopino » 4 nov 2011, 11:47

MicheleSchicchi ha scritto:ecco perchè l'amore è pura attrazione (sessuale)

parente del famoso Schicchi allora?!
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Re: "Il più giusto dei mondi possibili"

Messaggioda kasiacolagrossi » 4 nov 2011, 17:46

MicheleSchicchi ha scritto:
secondo me (<--per kasia ;) )


non è per me, ma per te. :) un pensiero non è mai una costante, evolve. domani potresti pensare l'altro, potresti completarlo. è un approccio diverso alle nostre verità. (ma questo già sai)


MicheleSchicchi ha scritto:la libia ha potuto qualcosa contro la NATO? no, perchè la NATO è più forte, ha più mezzi di distruzione. e al di là della moralità tutto questo è "giusto" (dico "giusto" perchè non trovo un'altro termine), perchè è la natura. cosa serve combattere per un ideale contro un mondo che di per sé è già giusto così?


è la natura, solo se "la natura" è distruggere. se "la natura" è creare/vivere felici ecc, è contro natura. cambia "la natura", cambia tutto. tutti quei conflitti nascono dal attaccamento al recinto, dal "bisogno" di difenderlo per paura di? non siamo più i leoni o lupi che difendono il loro territorio, siamo onnivori (se ci piaccia o no), abbiamo ogni strumento per potersi procurare il cibo o altro, e sì che siamo qualcosa "in più" Michele e non è vero che lo siamo in negativo, Sandro. Il problema è che abbiamo strumenti (il sapere e predisposizioni psico-fisiche) ma continuiamo a comportarsi/vivere secondo le regole dei lupi (o qualsiasi altro animale).

può essere?
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Re: "Il più giusto dei mondi possibili"

Messaggioda kasiacolagrossi » 10 nov 2011, 23:28

Il problema è che abbiamo strumenti (il sapere e predisposizioni psico-fisiche) ma continuiamo a comportarsi/vivere secondo le regole dei lupi (o qualsiasi altro animale).

per dirlo più semplicemente, evoluzione è miglior adattamento all'ambiente. unico problema è che le nostre azioni modificano quel ambiente in continuazione è in maniera molto veloce. Ogni azione sbagliata che fai oggi, domani un uomo la accatta e non la riconosce più come sbaglio ma come parte del ambiente e evolve con quella modifica (esempio figli. azione sia negativa sia positiva naturalmente). Noi possiamo modificare il corso delle cose, visto che come unico essere vivente abbiamo possibilità di osservare, comprendere, realizzare, perciò "dominare" sul ambiente... se riusciamo noi per primi a inviare il messaggio "positivo" quello un giorno diventa consuetudine.

credo.
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Re: "Il più giusto dei mondi possibili"

Messaggioda mulodetrieste » 11 nov 2011, 9:50

Ieri sera ho guardato il film "the new world"
ci sono alcune riflessioni del protagonista che ho trovato interessanti su come potrebbe essere e come non dovrebbe essere un mondo migliore

http://www.mymovies.it/trailer/?id=35850

http://www.youtube.com/watch?v=uERc0C7LlqY&feature=related

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dare le garanzie che tutto ciò che viene pubblicato non serva un
qualche interesse.... Edward L. Bernays


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Re: "Il più giusto dei mondi possibili"

Messaggioda MicheleSchicchi » 12 nov 2011, 14:54

kasiacolagrossi ha scritto:
è la natura, solo se "la natura" è distruggere. se "la natura" è creare/vivere felici ecc, è contro natura. cambia "la natura", cambia tutto. tutti quei conflitti nascono dal attaccamento al recinto, dal "bisogno" di difenderlo per paura di? non siamo più i leoni o lupi che difendono il loro territorio, siamo onnivori (se ci piaccia o no), abbiamo ogni strumento per potersi procurare il cibo o altro, e sì che siamo qualcosa "in più" Michele e non è vero che lo siamo in negativo, Sandro. Il problema è che abbiamo strumenti (il sapere e predisposizioni psico-fisiche) ma continuiamo a comportarsi/vivere secondo le regole dei lupi (o qualsiasi altro animale).

può essere?


chi l'ha detto che distruggere è natura mentre creare no? la riproduzione non è natura? non capisco..

è vero che siamo qualcosa in più e è vero che abbiamo strumenti..ma chissà perchè sono migliaia di anni che la storia è sempre quella e non cambia mai niente..pensi ci sia qualcosa di sbagliato in noi? come può essere possibile che ci sia qualcosa di sbagliato?
un macchina funziona solo se tutto è al posto giusto, e solo l'usura del tempo sarà in grado di fermarla.
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Re: "Il più giusto dei mondi possibili"

Messaggioda kasiacolagrossi » 12 nov 2011, 19:18

Michele leggi ciò che hai scritto su Libia e NATO, poi mia risposta e vedi dove hai sbagliato interpretazione.

perché non sappiamo imparare sui sbagli commessi se non sono commessi da noi stessi... e in alcuni casi non basta neanche questo. (per risponderti alla domanda sul perché tutto si ripete)
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Re: "Il più giusto dei mondi possibili"

Messaggioda MicheleSchicchi » 13 nov 2011, 20:51

continuo a non capire..
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Re: "Il più giusto dei mondi possibili"

Messaggioda kasiacolagrossi » 13 nov 2011, 23:05

la libia ha potuto qualcosa contro la NATO? no, perchè la NATO è più forte, ha più mezzi di distruzione.

ok, manco una mosca può qualcosa contro di te, ma ciò non significa che la natura è che tu la uccidi.

e al di là della moralità tutto questo è "giusto" (dico "giusto" perchè non trovo un'altro termine), perchè è la natura.

è la natura, solo se "la natura" è distruggere/uccidere/dominare.


cosa serve combattere per un ideale contro un mondo che di per sé è già giusto così?


se "la natura" è creare/vivere felici ecc, è contro natura distruggere/uccidere/dominare. cambia "la natura", cambia tutto. ci sono sempre delle scelte da fare e queste determinano la natura.


(meglio di così non ci riesco :( )
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Re: "Il più giusto dei mondi possibili"

Messaggioda kasiacolagrossi » 13 nov 2011, 23:12

mulodetrieste ha scritto:Ieri sera ho guardato il film "the new world"
ci sono alcune riflessioni del protagonista che ho trovato interessanti su come potrebbe essere e come non dovrebbe essere un mondo migliore

http://www.mymovies.it/trailer/?id=35850

http://www.youtube.com/watch?v=uERc0C7LlqY&feature=related



carina la parte dove protagonista narra che indigeni non conoscono senso di proprieta.... e dopo qualche giorno viene catturato (grazie alla sua armatura non ucciso) e portato al guinzaglio davanti al Re...

lo devo rivedere.
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Re: "Il più giusto dei mondi possibili"

Messaggioda mulodetrieste » 14 nov 2011, 13:57

kasiacolagrossi ha scritto:carina la parte dove protagonista narra che indigeni non conoscono senso di proprieta.... e dopo qualche giorno viene catturato (grazie alla sua armatura non ucciso) e portato al guinzaglio davanti al Re...

lo devo rivedere.


era la parte che ha catturato la mia attenzione :D
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Re: "Il più giusto dei mondi possibili"

Messaggioda MicheleSchicchi » 15 nov 2011, 17:10

ok, manco una mosca può qualcosa contro di te, ma ciò non significa che la natura è che tu la uccidi.

e se la uccido sono contro natura?

se "la natura" è creare/vivere felici ecc, è contro natura distruggere/uccidere/dominare. cambia "la natura", cambia tutto. ci sono sempre delle scelte da fare e queste determinano la natura.

non possono coesistere entrambe? (creare-->distruggere)
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Re: "Il più giusto dei mondi possibili"

Messaggioda kasiacolagrossi » 15 nov 2011, 17:45

se la tua scelta è uccidere ciò che ti è possibile visto la forza, grandezza, mezzi non è contro la tua scelta, ma è contro la mia che scelgo pur avendo i stessi mezzi e predisposizioni (la natura) di non farlo.

la natura è la forza, grandezza, colore, predisposizione ecc ecc ecc. Il modo nel quale la usi non è più una cosa non determinata da te. La natura sono i mezzi, come li usi dipende da te. ciò che fa la differenza è la scelta che fai.
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Re: "Il più giusto dei mondi possibili"

Messaggioda MicheleSchicchi » 16 nov 2011, 19:14

anche tu dimentichi i "secondo me" o sbaglio? ;)

ma scusa, se io ammazzo una mosca a te cambia la vita?

e le scelte che uno fa da cosa dipendono? non siamo sopraelevati al sistema, ne facciamo parte e ne subiamo i principi e le conseguenze.
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