BCE/€...dove si va?

..ovvero le puttanate ufficiali propagandate dal Sistema Mediatico di IGB
sandropascucci
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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda sandropascucci » 7 dic 2011, 17:16

il Fondo EFSF si sta indebitando per aiutare a risanare i conti di quei Paesi indebitati che non ce la fanno a pagare i propri debiti??

mhmm.. mi dà molta sicurezza questo Sistema monetario.. sì sì..
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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda mr.spyder » 7 dic 2011, 17:29

e allora vediamo con chi si sta indebitando...chi saranno mai questi 47 generosi?
http://www.efsf.europa.eu/attachments/e ... oup_en.pdf
mmmminkia come mi squarzo dal ridere,...
dai,basta!
smettiamola qui e apriamo un sito porno!
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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda sandropascucci » 7 dic 2011, 17:32

più porno di questo?
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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda mr.spyder » 7 dic 2011, 17:37

http://www.efsf.europa.eu/attachments/faq_en.pdf
questo è un misto sadomaso-hard-bondage,...molto BONDAGE! più incatenati di così...
!
 A6 - Who manages the EFSF?
The Chief Executive Officer is Klaus Regling, a former Director General of the European Commission‟s Directorate General for Economic and Financial Affairs who also worked at the International Monetary Fund (IMF) and the German Ministry of Finance and has professional experience of working in financial markets.
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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda mr.spyder » 7 dic 2011, 17:46

qua passiamo al TRAGICOMICO:
!
 A4 - Where is the EFSF headquartered?
The EFSF is located at 43 Avenue John F. Kennedy, L-1855 Luxembourg.


PROPONGO LA GIORNATA MONDIALE DEL POPOBAWA ( http://it.wikipedia.org/wiki/Popobawa )
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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda mr.spyder » 9 dic 2011, 16:31

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Draghi, nessuna probabilita' ipotesi fine euro
Governatore, manovra Italia incoraggiante
08 dicembre, 18:24

FRANCOFORTE - "Sarebbe imprudente creare piano di contingenza su una contingenza che si ritiene non abbia alcuna probabilità". Lo ha detto il presidente della Bce, Mario Draghi, a proposito dell'ipotesi di un piano delle banche centrali europei per prepararsi all'ipotesi del ritorno alle valute nazionali

TENSIONI MERCATI FORTI, ALTA INCERTEZZA - L'area euro è soggetta a una"alta incertezza" e a "tensioni di mercato intensificate".Lo ha detto il presidente della Bce Mario Draghi.

IN AIUTO BANCHE CON PRESTITI A TRE ANNI - La Bce corre in aiuto delle banche, lanciando due operazioni con cui dà alle istituzioni finanziarie liquidità illimitata a 36 mesi. Lo ha annunciato il presidente dell'Eurotower, Mario Draghi.

PIU' FACILI PRESTITI PER BANCHE - La Banca centrale europea ha ampliato la gamma di titoli che le banche possono fornire come 'collaterale', cioé come garanzia in cambio di liquidità,includendovi fra l'altro gli 'Abs', i titoli garantiti da attivi come i mutui. Lo ha detto il presidente della Bce Mario Draghi.

BCE TAGLIA STIME PIL UE-17, NEL 2012 FRA -0,4% E +1% - La Bce ha tagliato le sue stime trimestrali sulla crescita dell'area euro. Lo ha riferito ilpresidente Mario Draghi. Le nuove 'staff projections' preparate dagli economisti dell'Eurotower danno ora fra 1,5% e 1,7% la crescita 2011, tre mesi fa stimata fra 1,4% e 1,8%, e fra -0,4%e +1% quella 2012 (tre mesi fa stimata fra 0,4% e 2,2%).

BCE: INFLAZIONE UE-17 FRA 1,5 E 2,5% NEL 2012 - Gli economisti della Bce hanno variato le loro previsioni sull'inflazione nell'area euro. Le nuove 'staff projections' danno ora l'inflazione 2011 fra 2,6 e2,8% (contro una forchetta fra 2,5% e 2,7% di tre mesi fa) e quella 2012 fra 1,5% e 2,5% (per il 2012 (da 1,2%-2,2%precedente). Lo ha detto il presidente della Bce Mario Draghi

DRAGHI, PATTO DI BILANCIO FONDAMENTALE CONTRO CRISI - Un nuovo "accordo di bilancio" fra i Paesi dell'Unione europea che impegni al risanamento del bilancio è un elemento chiave per riportare la stabilità sui mercati finanziari. Lo ha ribadito il presidente della Bce Mario Draghi.

MANOVRA ITALIA INCORAGGIANTE,ORA CRESCITA - La manovra correttiva del governo Monti contiene "elementi molto incoraggianti" ed è"importante" anche se ora conta la sua attuazione. Lo ha detto il presidente della Bce Mario Draghi, spiegando che 'sicuramente rafforzera' la fiducia", ma anche che "dovranno seguire altre misure orientate alla crescita e competitività"

MAI DISCUSSA IPOTESI TETTO A SPREAD - La Banca centrale europea "non ha mai discusso l'ipotesi di mettere un limite ai rendimenti" o agli spread dei Paesi in difficoltà. Così Mario Draghi, alla domanda se la Bce stia preparando un rilancio degli acquisti dititoli di Stato dopo l'attuazione di un "contratto di bilancio" nella Ue.

LEGALMENTE DIFFICILE PRESTITO A FMI PRO-UE - E' "legalmente molto complicato" ipotizzare un prestito da parte della Bce al Fmi per finanziare i Paesi in difficoltà della zona euro. Lo ha detto il presidente della Bce, Mario Draghi, spiegando che si tratta di "rispettare lo spirito dei trattati" europei che impediscono all'Eurotower di finanziare i Paesi membri.(ANSA).

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche ... 53423.html
post originale scritto da dattilografi che non conoscono la barra spaziatrice e che non rileggono prima di postare...uff

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S&P:al vaglio rating Europa dopo summit
Agenzia esamina impatto su situazione stress sistema
09 dicembre, 14:48

S&P:al vaglio rating Europa dopo summit (ANSA) - ROMA, 9 DIC - Standard & Poor's si riserva di valutare le implicazioni dell'esito del vertice Ue prima di prendere decisioni su un eventuale taglio del rating di 15 Paesi dell'eurozona. Lo afferma l'agenzia in una nota spiegando che S&P intende ''esaminare le implicazioni del summit e il suo impatto sulla situazione di crescente stress sistemico da noi individuato''.
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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda mr.spyder » 9 dic 2011, 16:40

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Per Eba in Europa servono 114,7 mld, polemica
Bankitalia, italiane in grado di resistere choc
08 dicembre, 18:52
Per Eba in Europa servono 114,7 mld, polemica

Le banche europee hanno un fabbisogno di capitale stimabile in 114,7 miliardi di euro. E' quanto anticipa Bloomberg, citando un documento dell'Autorita' bancaria europea. L'iniezione di mezzi freschi da parte del sistema bancario europeo e' inteso come risposta alla crisi del debito sovrano. Mentre le banche italiane hanno bisogno di rafforzare il capitale per complessivi 15,4 miliardi di euro (a ottobre la stima era di 14,7 miliardi), le banche tedesche dovranno sostenere ricapitalizzazioni per 13,1 miliardi. Complessivamente il sistema bancario del Vecchio Continente ha oggi un fabbisogno di 8 miliardi in piu' rispetto alle stime di ottobre. Le banche europee devono dare indicazioni sui propri piani volti al rafforzamento del capitale entro il venti gennaio. Alle banche spagnole servono 26,2 miliardi di euro e a quelle francesi 7,3 miliardi di euro. Sono le stime dell'Eba relative al fabbisogno del sistema creditizio dei due Paesi europei per far fronte alla crisi del debito sovrano
BANKITALIA, ITALIANE IN GRADO DI RESISTERE CHOC - Bankitalia punta a concordare con l'Eba la cessione, da parte delle banche italiane, di ''specifiche attivita''' allo scopo di conseguire parte degli obiettivi patrimoniali stabiliti dall'autorita' europea. E' quanto spiega Via Nazionale. Banca d'Italia ''rassicura sull'effettiva capacita' del sistema bancario di resistere a shock particolarmente sfavorevoli''. Lo spiega Via Nazionale commentando i dati diffusi dall'Eba secondo cui ''alcune misure per il rafforzamento dei coefficienti patrimoniali sono gia' a uno stadio avanzato per le banche italiane''.

ABI A EBA, USATI CRITERI VALUTAZIONE DIVERSI IN UE - L'Abi invia una lettera all'Autorita' bancaria europea per denunciare l'utilizzo di criteri di valutazione diversi per esaminare il grado di rischio delle singole banche europee. Lo si legge nella lettera inviata al numero uno dell'Eba, Andrea Enria, dal direttore generale dell'Abi, Giovanni Sabatini, che si dice pronto ad approfondire nel merito questo argomento

LA SITUAZIONE DELLE BANCHE - L'Eba conferma l'adeguatezza del capitale del gruppo Intesa SanPaolo del capitale. Lo si legge in una nota dalla banca presieduta da Giovanni Bazoli. L'autorita' conferma pertanto le stime dello scorso ottobre L'esercizio sul capitale condotto dall'Eba, si legge nella nota della banca, in cooperazione con Bankitalia, ''ha determinato che Intesa Sanpaolo soddisfa il criterio del 9% relativo al coefficiente Core Tier 1 dopo la rimozione dei filtri prudenziali sulle esposizioni sovrane nel portafoglio disponibile per la vendita e la valutazione prudente, che rispecchia gli attuali prezzi di mercato, delle esposizioni sovrane nel portafoglio relativo a strumenti detenuti fino a scadenza e in quello relativo ai crediti.

Il rafforzamento patrimoniale richiesto dall'Eba al Banco Popolare ammonta a 2.731 milioni di euro. Lo si legge in una nota della banca. Il fabbisogno di capitale e' dunque leggermente inferiore ai 2.817 milioni previsti a fine ottobre. Il Banco Popolare mette in guardia dai rischi sull'erogazione del credito alle famiglie e alle imprese derivanti dalle stime dell'Eba sul capitale, giudicando ''non appropriata'' la richiesta dell'autorita' europea nei confronti di una banca, quale e' il Banco, che svolge attivita' di credito a favore di famiglie e pmi e i cui rischi sono ''sostanzialmente'' legati all'esposizione in titoli di Stato. Il rafforzamento patrimoniale richiesto, si legge in una nota, ''comporta infatti gravi impatti negativi per l'economia italiana, con specifico riferimento all'attivita' di erogazione del credito, nonche' distorsioni della concorrenza su scala europea e nazionale''. Per questa ragione il Banco si augura che le previsioni dell'Eba ''possano essere riviste quanto prima, prevedendo un diverso livello di Core Tier 1 per le banche domestiche a vocazione retail''.

''Banca Monte dei Paschi di Siena presenta un fabbisogno di 3.267 milioni di euro''. E' questo il risultato dei test sulla capitalizzazione condotti dall'Eba sulle banche italiane, come si legge nella nota di Bankitalia. Sui risultati del test Eba Mps rimarca in una nota il fatto che la decisione di ipotizzare il conseguimento di un Core Tier 1 ratio del 9% entro giugno 2012 non appaia appropriata per banche che svolgono quasi esclusivamente attivita' di credito a servizio delle famiglie e delle imprese, e i cui rischi finanziari sono legati sostanzialmente all'esposizione verso titoli governativi italiani. Tale richiesta ha comportato e rischia di comportare gravi impatti negativi per l'economia italiana, con specifico riferimento all'attivita' di erogazione del credito, nonche' distorsioni della concorrenza su scala europea e nazionale. Per tali ragioni l'istituto si augura che le attuali previsioni dell'Eba possano essere riviste quanto prima, prevedendo un diverso livello di Core Tier 1 per le banche domestiche a vocazione retail. Salvo tali riserve, l'istituto precisa comunque che fara' ogni miglior sforzo per raggiungere un Core Tier 1 ratio del 9% entro la fine di giugno del 2012, tramite un mix di azioni che verranno presentate all'Autorita' di Vigilanza nazionale entro il 20 gennaio 2012.

La quantificazione del fabbisogno di capitale complessivo per Unicredit dopo i risultati dei test Eba diffusi oggi e' di 7.974 milioni di euro. La banca lo scorso 14 novembre ha deliberato un aumento di capitale per 7,5 miliardi. Dopo le valutazioni dell'Eba sul capitale, Unicredit afferma in una nota di voler assicurare il raggiungimento di un Core Tier 1 ratio al 9% entro la fine di giugno 2012. L'istituto presentera' alla Banca d'Italia un piano per il raggiungimento di tale obiettivo. Il piano conterra' l'insieme di azioni predisposte per soddisfare l'obiettivo del 9%, riducendo cosi' il fabbisogno a zero entro giugno 2012. Il piano dovra' essere presentato entro il 20 gennaio 2012 e verra' discusso con le autorita' nazionali competenti, nell'ambito dei collegi dei supervisori e con l'Eba. Includendo la ristrutturazione dei 'cashes' e l'aumento di capitale recentemente annunciato, UniCredit avra' un capital buffer di 1,7 miliardi di euro come conseguenza di un Core Tier 1 ratio (che include i cashes e l'annunciato aumento di capitale) del 9,4% rispetto al livello richiesto del 9%.

Unione di Banche Italiane ha bisogno di una maggiore capitalizzazione pari a 1.393 milioni di euro. E' quanto prevedono i test sulla patrimonializzazione condotti dall'Eba, come riporta Bankitalia.

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche ... 73700.html

l'EBA è QUESTA "COSA" QUA: http://www.eba.europa.eu/Home.aspx
scatole,che contengono scatole,che contengono scatole,che contengono scatole ,che NON contengono il DEBITO,LO CREANO!
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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda kasiacolagrossi » 12 dic 2011, 19:18

!
Doccia fredda della Bce, acquisti bond prima volta sotto un miliardo
12/12/2011 16.10


La Banca centrale europea ha ulteriormente e drasticamente ridotto i suoi acquisti di titoli di Stato dell'area euro sotto stress. La scorsa settimana l'ammontare di queste operazioni è sceso ad appena 635 milioni di euro, a fronte dei 3,662 miliardi di bond acquistati nella settimana antecedente.

I dati sono stati riferiti oggi dalla stessa Bce e mettono nero su bianco quella doccia fredda che la scorsa settimana proprio dall'istituzione monetaria era stata riversata sulle attese dei mercati. Francoforte ha esplicitamente escluso che gli accordi di rafforzamento della disciplina di bilancio possano spianare la strada a un consistente aumento dei suoi acquisti calmieranti di bond.

Già l'ammontare di due settimane fa, i 3,662 miliardi, aveva segnato un netto calo degli acquisti di titoli di Stato della Bce: nella settimana precedente queste operazioni avevano assommato a 8,581 miliardi di euro. Dall'inizio del programma di acquisto dei bond governativi a maggio del 2010 la Bce ha finora speso 207,5 miliardi di euro.

La Bce ha riattivato queste operazioni lo scorso agosto, quando vi erano evidenti segnali di contagio della crisi sui debiti pubblici, estendendo i suoi acquisti alle emissioni di Italia e Spagna. Dopo la notizia, lo spread Btp/Bund si attesta a quota 460 punti, ma in mattinata era anche arrivato a 473 punti base, e non si arrestano le perdite a piazza Affari, con l'indice Ftse Mib che ritorna sotto quota 15mila punti, lasciando sul terreno il 3,03%.

Sul mercato obbligazionario pesa l'esito del vertice europeo, "che ha disatteso molte aspettative", sostiene Chiara Manenti, fixed-income strategist di Intesa Sanpaolo, ricordando che "forse l'unica certezza" emersa "è l'inserimento di vincoli di bilancio strutturale molto più stretti. Un vincolo dello 0,5% per il deficit strutturale ha poca rilevanza" se si ripeterà di nuovo una situazione del genere, osserva la Manenti.

Per gli economisti del Credit Suisse ci vogliono quattro meccanismi per tornare a crescere. Il primo riguarda un alleggerimento fiscale dei Paesi core dell'Europa, anche se non c'è nessuna possibilità, a detta degli esperti. L'euro si indebolirà ancora di più, arrivando addirittura a 1,10 dollari (1,3214 il cambio odierno).

Il terzo espediente vedrebbe i rendimenti obbligazionari abbassarsi, cosa che potrebbe essere raggiunta sempre mediante l'espansione della situazione patrimoniale della banca europea di Francoforte (ogni 1% di sconto sui rendimenti obbligazionari europei aggiunge lo 0,4% al Pil). Inoltre va ricordato che il rendimento dei titoli europei in media è più del doppio di quelli degli Stati Uniti e del Regno Unito.

L'ultima soluzione sarebbe quella di costringere le banche a ricapitalizzare per evitare che i loro asset ponderati per il rischio si abbassino. La mutualizzazione del debito dovrebbe funzionare, a detta sempre del Credit Suisse, perché il debito pubblico all'88% del Pil e il deficit di bilancio al 4,1% del Pil sono ben al di sotto dei livelli statunitensi. Ma come può essere raggiunta la mutualizzazione? Il percorso verso gli eurobond non può essere considerato finché il meccanismo fiscale e le modifiche al pareggio di bilancio non saranno in funzione.

Secondo gli economisti poi la Bce attuerà il quantitative easing nel primo trimestre 2012, ma dopo altre cattive notizie, come ad esempio il Pmi sui nuovi ordini che scenderà a 35 punti. Tuttavia, le recenti dichiarazioni della Bce sono sembrate preoccupanti. Il Fmi, l'Esm (il programma di finanziamento permanente europeo) e il fondo salva-Stati (Efsf) stanno lavorando tutti insieme, ma ci vorrà del tempo per sistemare le cose.

In generale, "riteniamo che ci sono cinque questioni chiave che devono essere affrontate", hanno proseguito gli esperti. Prima di tutto la crescita: potrebbe figurarsi uno scenario con una crescita a meno dell'1% del Pil. In secondo luogo la mutualizzazione del debito.

La terza questione riguarda la solvibilità. Il problema è che dopo l'aggiustamento della leva finanziaria del settore privato in eccesso in Irlanda (300%) e Portogallo (230%), il debito pubblico rispetto al Pil entro il 2014 salirà al 140% circa in entrambi i Paesi. Il quarto problema riguarda l’accordo definitivo sul Psi (private sector involment) greco, che non è ancora avvenuto. La solvibilità è l'ultimo punto chiave e potrebbe essere raggiunta se il Fmi o l'Efsf o l'Esm funzioneranno. Invece "dobbiamo ancora fare affidamento sulla Bce nel breve termine", hanno concluso gli esperti del Credit Suisse.


http://libero.milanofinanza.it/news/det ... enzie=TMFI
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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda MauroB » 13 dic 2011, 22:11

!
Notizie > Europa
Barroso: l'accordo Ue non basta. Van Rompuy: strada lunga
all'interno articolo di Vittorio Da RoldCronologia articolo13 dicembre 2011Commenti (1)
In questo articoloMedia

Argomenti: Mercato del lavoro | Herman Van Rompuy | Josè Barroso | Unione Europea | Consiglio Europeo

Questo articolo è stato pubblicato il 13 dicembre 2011 alle ore 10:15.
L'accordo del summit «non è abbastanza», perché il problema della zona euro «non è solo di conti pubblici ma anche finanziario, quindi serve rilanciare crescita e occupazione»: lo ha detto il presidente della Commissione Ue Josè Barroso alla plenaria di Strasburgo.

Barroso ha aggiunto che le richieste della Gran Bretagna sui mercati finanziari «minacciavano» la sopravvivenza del mercato unico.

Il presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, ha detto che l'Eurozona dovrà percorrere «una lunga strada per ripristinare la fiducia», una strada che sarà «più lunga di quanto ci si potesse aspettare», sostenendo che «servirà tempo per correggere gli errori fatti a Maastricht».


http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/ ... d=AaT9YoTE

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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda MauroB » 14 dic 2011, 19:04

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Intesa e Unicredit rischiano rivolta degli schiavi del debito in Ungheria

di: WSI Pubblicato il 14 dicembre 2011| Ora 11:24

New York - Un milione di ungheresi che hanno acceso mutui immobiliari in franchi svizzeri durante lo scoppio della crisi subprime, ora si trovano a dover fare i conti con una montagna di debito da 4.900 miliardi di fiorini ($22 miliardi).

Il tracollo del 40% della valuta nazionale rispetto alla divisa elvetica - racconta Bloomberg - ha reso salatissimi gli interessi da pagare per la propria casa. I costi sono saliti ai massimi degli ultimi venti anni, spingendo il primo ministro Viktor Orban a definire questo tipo di prestiti immobiliare una "schiavitu' del debito".

Per dare una mano ai cittadini indebitati, Orban ha imposto alle banche di accettare di subire delle perdite che potrebbero raggiungere quota 900 milioni di euro ($1,2 miliardi). Gli istituti coinvolti, tra cui figurano Erste Group Bank AG e Raiffeisen Bank International, si sono detti disposti ad accettare fino a 2,2 miliardi di perdite aggiuntive, ma solo se il governo avesse promesso di non imporre ulteriori misure in futuro.

Se l'esecutivo non manterra' le promesse, le banche hanno minacciato di abbandonare il paese". "Vista anche la crisi finanziaria in cui e' coinvolta l'Europa occidentale, aumenta il rischio che le banche dell'Ovest lascino l'Ungheria, perche' per loro rappresenta un rischio troppo alto", osserva a Bloomberg Neil Shearing, senior emerging markets analyst di Capital Economics.

Inutile aggiungere che sarebbe un disastro. "Le banche ungheresi sono incredibilmente dipendenti dalle societa' madri occidentali per quanto riguarda le linee di credito a breve termine. Ben che vada, significa che le condizioni creditizie resteranno difficili".

Sei delle maggiori societa' finanziarie ungheresi sono controllate da gruppi stranieri, tra cui Intesa Sanpaolo, UniCredit e la tedesca BayernLB. Solo OTP Bank Nyrt., la maggiore banca del paese, e' ancora interamente nazionale.

Ma lo stato che rischia di piu' e' l'Austria. Al 30 giugno, le banche della nazione dell'Europa continentale hanno prestato $42 miliardi a cittadini ungheresi, $23 miliardi a italiani e $21 miliardi ai tedeschi, secondo i dati della Bank for International Settlements.

Le politiche del premier Orban nei confronti delle banche hanno avuto un effetto particolarmente negativo per il business dell'Austra, che fino al 1918 era il partner dell'Ungheria nella Monarchia Duale dell'Impero Asburgico e che e' tornata a fare affari con Budapest dopo la caduta del muro di Berlino e la fine dell'era comunista, nel 1989.

Per citare le parole dell'agenzia di rating Moody's, l'esposizione delle banche austriache alla regione centro-orientale europea sono "il singolo maggiore evento di rischio per il debito sovrano". Gli istituti austraici sono in affari anche con altri paesi dell'Est Europa. Il 5 dicembre Standard & Poor’s ha avvertito Vienna che potrebbe pedere la sua tripla A se dovesse aiutare le banche nazionali ad aumentare i loro livelli di capitale.

L'Austria, insieme a Francia e Germania, e' uno dei sei stati che conservano il rating piu' alto sulla qualita' del credito sovrano. L'associazione delle banche ungheresi ha proposto un suo piano, che include ulteriori perdite per le banche, che potrebbero toccare i $2,2 miliardi.

L'Ungheria ha chiesto 20 miliardi di euro di aiuti al FMI. Ue e Bce hanno gia' criticato il piano di ripagamento del debito e il programma potrebbe essere incluso nelle trattative con il Fondo Internazionale.

"Qualsiasi tentativo di ristrutturare in via unilaterale il debito detenuto in valuta estera e' fuori discussione", ha detto Shearing, analista di Capital Economics. "Impossibile che l'FMI lo autorizzi. Qualsiasi operazione di ristrutturazione dovra' essere approvata dalle banche e dal governo".


http://www.wallstreetitalia.com/article ... heria.aspx
.

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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda kasiacolagrossi » 17 dic 2011, 22:57

!
Tasso BCE al minimo storico

L’8 dicembre scorso la Banca Centrale Europea ha nuovamente ridotto il tasso di rifinanziamento principale dello 0,25%, riportando così il tasso ufficiale al minimo storico dell’1% (che era stato già raggiunto nel 2009). Una scelta accolta con favore dai mercati finanziari, che conferma la scelta della Banca Centrale Europea di combattere la recessione economica europea utilizzando tutti gli strumenti a sua disposizione. Ricordiamo che nel corso del 2011 il tasso ufficiale era stato aumentato, in due riprese, di mezzo punto, per contrastare i primi segnali di inflazione. L’aggravarsi della crisi aveva convinto la Banca Centrale Europea a invertire la rotta, riducendo il tasso di un quarto di punto il tre novembre scorso.
La riduzione del tasso incide direttamente solo sui mutui a tasso variabile legati al tasso Bce, che sono ancora pochi. In teoria alla riduzione del tasso ufficiale dovrebbe corrispondere anche una riduzione dell’Euribor, a cui sono legati la maggior parte dei mutui ipotecari, ma nell’attuale situazione del sistema bancario europeo, caratterizzata dalla mancanza di liquidità, ciò potrebbe non avvenire. Ricordiamo che l'Euribor, o tasso interbancario, è il tasso di interesse applicato dalle banche tra di loro. L'Euribor, insomma, è il tasso applicato da una banca che presta dei soldi a un'altra banca. Chi ha un mutuo a tasso variabile parametrato all’Euribor, dunque, potrebbe anche non beneficiare di alcuna riduzione nell’importo delle rate.
Per i nuovi mutui, invece, il problema è attualmente rappresentato dall’aumento generalizzato dello spread, cioè del margine di guadagno applicato dalla banca rispetto al parametro di riferimento. Oggi le banche si trovano in difficoltà nella raccolta dei fondi, a causa della crisi di fiducia nel sistema, e devono sostenere costi più alti per finanziarsi, come dimostrano i tassi di interesse sempre crescenti offerti sui conti di deposito o altri strumenti finanziari analoghi, utilizzati per il parcheggio temporaneo della liquidità. Ecco perché le banche sono costrette ad aumentare il margine (spread) applicato ai clienti per i nuovi mutui da stipulare nei prossimi mesi. L’aumento dello spread vanifica l’eventuale riduzione del parametro di riferimento, quindi i nuovi mutui risultano oggi più costosi di quelli stipulati negli ultimi anni.
Appare sempre più interessante la scelta del tasso fisso, oggi proposto a tassi vicini a quelli del variabile, che tutela dalla possibilità di un futuro aumento dei tassi.
Si conferma anche l’interesse per i mutui a tasso variabile con il tetto, cioè con una soglia massima che non potrà essere superata neppure nel caso in cui i tassi salissero di molto nei prossimi anni. E’ una soluzione proposta da molte banche per i mutui prima casa. Il mutuo è a tasso variabile ma ha un "tetto" massimo predeterminato. In questo modo possiamo approfittare subito dei vantaggi di una rata ridotta, ma se dovessero aumentare abbiamo la certezza di non andare oltre un certo limite (che peraltro non è molto superiore al tasso fisso che potremmo ottenere oggi).

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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda kasiacolagrossi » 20 dic 2011, 14:33

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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda mr.spyder » 28 dic 2011, 14:52

>
>
Bce: record depositi banche a 452 mld
Livello piu' alto da nascita euro
28 dicembre, 10:17
(ANSA) - ROMA, 28 DIC - Nuovo record dei depositi overnight delle banche dell'eurozona presso la Bce: ieri gli istituti hanno parcheggiato 452 miliardi di euro un livello mai raggiunti dall'introduzione dell'euro e che batte il massimo toccato il giorno precedente a quota 411,8 miliardi. (ANSA).
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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda mr.spyder » 1 gen 2012, 20:42

http://www.thedailybell.com/3379/Ron-Pa ... -of-Europe

!
Beware the Coming Bailouts of Europe
Tuesday, December 20, 2011 – by Ron Paul


Dr. Ron PaulThe economic establishment in this country has come to the conclusion that it is not a matter of "if" the United States must intervene in the bailout of the euro, but simply a question of "when" and "how." Newspaper articles and editorials are full of assertions that the breakup of the euro would result in a worldwide depression, and that economic assistance to Europe is the only way to stave off this calamity. These assertions are yet again more scare-mongering, just as we witnessed during the depths of the 2008 financial crisis. After just a decade of the euro, people have forgotten that Europe functioned for centuries without a common currency.

The real cause of economic depression is loose monetary policy: the creation of money and credit out of thin air and the monetization of government debt by a central bank. This inflationary monetary policy is the cause of every boom and bust, yet it is precisely what political and economic elites both in Europe and the United States are prescribing as a resolution for the present crisis. The drastic next step being discussed is a multi-trillion dollar bailout of Europe by the European Central Bank, aided by the IMF and the Federal Reserve.

The euro was built on an unstable foundation. Its creators attempted to establish a dollar-like currency for Europe, while forgetting that it took nearly two centuries for the dollar to devolve from a defined unit of silver to a completely unbacked fiat currency note. The euro had no such history and from the outset was a purely fiat system, thus it is not surprising to followers of Austrian economics that it barely survived a decade and is now completely collapsing. Europe's economic depression is the result of the euro's very structure, a fiat money system that allowed member governments to spend themselves into oblivion and expect that someone else would pick up the tab.

A bailout of European banks by the European Central Bank and the Federal Reserve will exacerbate the crisis rather than alleviate it. What is needed is for bad debts to be liquidated. Banks that invested in sovereign debt need to take their losses rather than socializing those losses and prolonging the process of adjusting their balance sheets to reflect reality. If this was done, the correction would be painful, but quick, like tearing off a large band-aid, but this is necessary to get back on solid economic footing. Until the correction takes place there can be no recovery. Bailing out profligate European governments will only ensure that no correction will take place.

A multi-trillion dollar European aid package cannot be undertaken by Europe alone, and will require IMF and Federal Reserve involvement. The Federal Reserve already has pumped trillions of dollars into the US economy with nothing to show for it. Just considering Fed involvement in Europe is ludicrous. The US economy is in horrible shape precisely because of too much government debt and too much money creation and the European economy is destined to flounder for the same reasons. We have an unsustainable amount of debt here at home; it is hardly fair to US taxpayers to take on Europe's debt as well. That will only ensure an accelerated erosion of the dollar and a lower standard of living for all Americans.


davide? huro? qualcuno bravo in inglese...
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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda Huro Chan » 1 gen 2012, 22:38

!
Attenzione al piano di salvataggio in arrivo per l'Europa.
Martedì, 20 Dicembre 2011 – di Ron Paul


L'establishment economico in questo Paese è giunto alla conclusione che la questione non è "se" gli Stati Uniti debbano intervenire nel salvataggio dell'euro, ma semplicemente "quando" e "come". Gli articoli di giornale e gli editoriali sono pieni di affermazioni che la rottura della moneta unica porterebbe ad una depressione a livello mondiale, e che l'assistenza economica per l'Europa sia l'unico modo per scongiurare questa calamità. Queste affermazioni sono ancora una volta piene di allarmismo, così come successe nei momenti piu' oscuri della crisi finanziaria del 2008. Dopo appena un decennio dall'Euro, la gente ha dimenticato che l'Europa ha funzionato per secoli senza una moneta comune.

La vera causa della depressione economica è la politica monetaria senza controllo (dei governi n.d.t.) : la creazione di moneta e credito dal nulla e la monetizzazione del debito pubblico per opera di una banca centrale. Questa politica monetaria inflazionistica è la causa di tutti gli alti e i bassi, ma è proprio quello che le élite politiche ed economiche in Europa e negli Stati Uniti stanno prescrivendo come risoluzione per la crisi attuale. Il passo successivo in discussione è un drastico piano di salvataggio multi-miliardiario dell'Europa da parte della Banca Centrale Europea, con l'aiuto del FMI e della Federal Reserve.

L'euro è stato costruito su una base instabile. I suoi creatori hanno tentato di realizzare una moneta simile al dollaro per l'Europa, dimenticando che ci sono voluti quasi due secoli per il dollaro di devolvere da un'unità definita d'argento ad una moneta completamente scoperta e a corso forzoso. L'euro non ha avuto una storia del genere, sin dall'inizio era un sistema puramente a corso legale, quindi non è sorprendente per i seguaci dell'economia austriaca che essa sia a mala pena sopravvissuta per un decennio e che ora stia completamente crollando. La depressione economica dell' Europa è il risultato della reale struttura dell'euro, un sistema di moneta a corso forzoso che ha permesso ai governi di scivolare lentamente nell'oblio aspettando che qualcun altro avrebbe poi pagato il conto.

Un piano di salvataggio delle banche europee da parte della Banca Centrale Europea e della Federal Reserve aggraveranno la crisi invece di alleviarla. Ciò che serve è liquidare i cattivi debiti. E' necessario che le banche che hanno investito in debito sovrano prendino atto delle loro perdite, piuttosto che far ricadere tali perdite sulla società e prolungare il processo di adeguamento dei loro bilanci in modo che riflettano la realtà. Se questo fosse fatto, la correzione sarebbe dolorosa ma veloce, come strappare un grande cerotto, ma ciò è necessario per tornare su solide basi economiche. Finchè tale correzione non avviene, non ci può essere ripresa. Il dissoluto salvataggio dei governi europei potrà solo garantire che nessuna correzione abbia luogo.

Un pacchetto di aiuti multi-miliardario non potrà essere intrapreso dalla sola Europa, ma richiederà il coinvolgimento del FMI e della Federal Reserve. La Federal Reserve ha già pompato miliardi di dollari nell'economia degli Stati Uniti senza dimostrare nessun miglioramento. Considerare il coinvolgimento della FED in Europa è ridicolo. L'economia statunitense è in pessime condizioni proprio a causa del debito pubblico troppo elevato e dell'eccessiva creazione di moneta e l'economia europea è destinata a ristagnare per le stesse ragioni. Abbiamo una quantità insostenibile di debito qui a casa, non è affatto giusto che i contribuenti statunitensi si assumano anche il debito europeo. Questo può solo garantire un'erosione accelerata del dollaro e un tenore di vita inferiore per tutti gli americani.
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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda ivanopino » 2 gen 2012, 11:52

"aria fritta", parlano di tutto e di niente (come al solito...)
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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda Huro Chan » 3 gen 2012, 0:22

Cosa aggiungeresti/modificheresti tu nell'articolo?
Arturo Tobia - Berlino

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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda ivanopino » 4 gen 2012, 11:10

Non proprio fritta, ma in alcune parti mi sembra un frittatone...può darsi che Ron stia ben attento a ciò che dice, e nella sua posizione lo posso capire...

Un po' più di CHIAREZZA:
>sostituirei i termini "assistenza economica" "aiuto" con "indebitamento"
> si parla della vera causa della depressione (la creazione del denaro) e poi si fa il paragone col dollaro (come se non stiamo parlando della stessa cosa, ovvero moneta-debito), di quanto era "stabile" confronto all'euro (ma secondo voi la moneta-debito può mai portare ad una economia stabile??)
>si meraviglia che la FED con la sua politica affossi il popolo americano, quando è stata concepita proprio con quello scopo.
>poi dice che l'economia statunitense è in pessime condizioni per "il debito pubblico troppo elevato e per l'eccessiva creazione di moneta", come fossero due cose distinte...
Insomma, si parla di Ron Paul, mica l'ultimo arrivato, ma non risulta evidenziato il concetto MONETA=DEBITO...un articolo del genere, nonostante contiene importanti verità, non fa molta chiarezza e laddove non si è chiari si rischia di confondere e depistare
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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda mr.spyder » 4 gen 2012, 15:26

è solo un articolo (nella sezione "era scritto sul giornale")
è la "sua" visione della cosa.
ora si sta (ri)candidando come presidente...vuole abolire la FED...e poi?...
(vogliamo fare una colletta su fb e vedere se viene a spiegarci cosa ha capito o aspettiamo che ci pensi p.b.??)
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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda MauroB » 11 gen 2012, 19:38

!
Pensioni: in Europa una bomba da 39 mila miliardi di euro

di: WSI Pubblicato il 11 gennaio 2012| Ora 11:12

Pensioni: in Europa una bomba da €39 trilioni. Germania e Francia contano per €7,6 e €6,7 trilioni.


Roma - Un problema ben più grande rispetto al debito pubblico. Pendenze pari a €30 trilioni circa, quelle dei fondi pensione statali europei, obbligazioni cinque volte il debito pubblico dei 19 paesi dell’Unione sotto analisi. Sono i risultati di uno studio commissionato dalla Banca centrale europea, condotto dal Research Center for Generational Contracts, della Freiburg University.

La Germania conta per circa €7,6 trilioni del totale, la Francia per €6,7 trilioni, circa il 47%, secondo gli autori del report Christoph Mueller, Bernd Raffelhueschen e Olaf Weddige.

Dati preoccupanti, considerando anche che le varie misure messe in atto per ridurre l’indebitamento rischiano di spingere il Blocco verso la recessione, andando dunque ad esacerbare la crisi finanziaria in corso.

Natalità stabile o in calo, con aumento delle aspettative di vita, vanno poi ad aggravare il quadro, con la percentuale della produzione destinata alle pensioni impostata per raggiungere il 14% nel 2060.

"Situazione insostenibile che chiaramente deve essere modificata", ha commentato a Bloomberg Jacob Funk Kirkegaard, ricercatore associato del Peterson Institute for International Economics a Washington.

Tra le varie macro-aree, l’Europa è quella con la percentuale più alta di over-60, che dal 22% del 2009 dovrebbe raggiungere il 35% nel 2050, stando alle stime delle Nazioni Unite. La media mondiale dovrebbe invece passare dall’11% del 2009 al 22% nel 2050.

http://www.wallstreetitalia.com/article ... -euro.aspx

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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda kasiacolagrossi » 11 gen 2012, 21:40

come si chiamava 'sta cosa? rientro dolce? tutto miele insomma...
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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda MauroB » 17 gen 2012, 0:19

!
S&P taglia rating Efsf, Draghi: siamo in una situazione gravissima

Presidente Bce: 'Attuare tempestivamente le decisioni dei leader sui fondi salva-Stati'
16 gennaio, 21:32
di Marisa Ostolani

BRUXELLES - Nuovo schiaffo dell'agenzia di rating Standard&Poor's che ha declassato il Fondo salva stati Efsf della Ue, dalla tripla A a AA+. La decisione e' legata all'ondata di downgrade di venerdi' scorso che ha colpito ben nove paesi della zona euro, tra cui Francia e Austria, soci importanti dell'Efsf, ed arriva mentre il governatore della Bce Mario Draghi lancia un nuovo allarme sulla tenuta della zona dell'euro. ''Siamo in una situazione gravissima'', ha detto Draghi nelle vesti di presidente dell'autorita' europea per i rischi sistemici in audizione davanti alla commissione parlamentare economico-finanziaria. L'ex governatore Trichet, ha ricordato Draghi, aveva parlato di 'dimensioni sistemiche' della crisi, ma ''da allora la situazione e' peggiorata'', ha ammonito Draghi. E' ''vitale'' percio' che le decisioni prese dai leader europei siano attuate ''tempestivamente e completamente''. ''Gli strumenti di debito di lungo termine emessi dall'Efsf - afferma invece Standard & Poor's in una nota - non sono sostenuti dalle garanzie di membri con rating AAA. E ora sono coperti da garanzie di membri con AA+. Riteniamo che i rafforzamenti necessari per bilanciare quella che riteniamo una ridotta capacita' di credito dei garanti dell'Efsf al momento non ci siano'', spiegano gli analisti dell'agenzia. Tuttavia, S&P si dichiara pronta a ridare la tripla A se al fondo 'salva-stati' verranno affidate risorse aggiuntive. Il declassamento ''non riduce la capacita' di prestito di 440 miliardi di euro'' del Fondo che mantiene ''mezzi sufficienti per rispettare i suoi impegni'', e' la replica del presidente dell'Eurogruppo Jean-Claude Juncker. ''L'Efsf ha i mezzi per rispettare gli impegni attuali e altri eventuali, da oggi all'entrata in vigore dell'Esm (il fondo permanente), a partire da luglio'', rincara il presidente dell'Efsf, Klaus Regling. Di diverso avviso Draghi secondo il quale l'Efsf potra' mantenere la stessa 'capacita' di fuoco solo se ''i Paesi con la tripla A aumenteranno i loro contributi''. Vale a dire: Germania, Finlandia, Lussemburgo e Olanda. L'alternativa a questo scenario, per Draghi, sono prestiti piu' cari. E aumentano anche i dubbi sull'adeguatezza della dotazione dell'Esm di 500 miliardi di euro. ''La riesamineremo entro marzo'', ha annunciato Juncker, aumentando cosi' la pressione sulla Germania che si oppone a rafforzare i 'firewall' dell'eurozona. Anche la Commissione Ue spinge per aumentare la dote dell'Esm, per renderlo adeguato ai rischi di insolvenza di paesi come la Spagna e l'Italia. La decisione odierna di S&P e' destinata ad arroventare una polemica sulle agenzie di rating che era gia' caldissima. ''Le agenzie di rating non sono istituti di ricerca imparziali ma hanno i loro interessi e svolgono il loro ruolo molto in linea con il capitalismo finanziario Usa'', ha dichiarato il commissario Ue agli affari economici e monetari ad una Tv finlandese, dando voce ad accuse finora solo sussurrate. Qualcuno ha fatto soldi dalla ''destabilizzazione'' della Ue, ha denunciato Rehn, rilanciando la linea di Bruxelles che vuole riformare le agenzie internazionali di rating, ''declassandone'' i giudizi rispetto ai mercati finanziari. Una linea dalla quale il governatore della Bce, Mario Draghi, non si discosta di molto. Bisognerebbe ''imparare a vivere senza le agenzie di rating'' o quanto meno ''imparare a fare meno affidamento'' sui loro giudizi, ha detto Draghi, secondo il quale tutte le agenzie di rating ''hanno subito un grave danno di immagine e reputazione durante la crisi''. La 'botta' ricevuta da S&P ha rafforzato la determinazione europea a serrare i ranghi contro la speculazione finanziaria e il rischio di recessione. L'attenzione e' rivolta alla conclusione dei negoziati sul nuovo Patto di bilancio (Fiscal compact), che impegnera' solennemente i 26 stati membri che lo stanno negoziando a rispettare la regola del pareggio di bilancio e a ridurre il debito in eccesso. Il presidente Ue van Rompuy oggi ha confermato che l'accordo arrivera' entro il mese e la firma il primo di marzo. Ma non mancano i problemi perche' l'entrata in vigore del nuovo Patto potrebbe durare piu' a lungo di quanto sperato, spuntando sul nascere l'efficacia di uno strumento fortemente voluto dalla cancelliera Merkel. Resta poi ancora da neutralizzare il rischio di un default della Grecia. Secondo il New York Times, l'Ue punta ora piu' a controllarlo che non ad evitarlo. I negoziati della troika Ue-Fmi-Bce si sono incagliati venerdi' scorso a causa del mancato accordo tra le autorita' greche e il settore privato sul taglio del valore dei bond greci. I colloqui riprenderanno il 20 gennaio, dopo consultazioni tra i team tecnici. ''Siamo fiduciosi che i negoziati si concluderanno presto con un accordo'', ha detto il portavoce dell'esecutivo. Nelle ultime settimane, l'accento di Bruxelles si e' spostato con piu' enfasi dal consolidamento dei bilanci (sui quali si ritiene che siano in corso sforzi significativi) alla necessita' di fare ripartire la crescita. ''La Ue ha bisogno di una strategia anti-recessione'', ha detto van Rompuy parlando dopo l'incontro con Monti. Bruxelles segue con grande attenzione i programmi di riforma messi in atto in diversi stati membri, incluso l'Italia. Contatti ''tecnici'' sono in corso con il ministero del lavoro per scambi di informazione sulla riforma del lavoro e delle pensioni.

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche ... 17302.html

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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda MauroB » 18 gen 2012, 10:56

!
Banca Mondiale taglia stime 2012: pil frena

Eurolandia -0,3%,economie avanzate +1,4%
18 gennaio, 08:30salta direttamente al contenuto dell'articolo
salta al contenuto correlato

Bankitalia: incertezza crescita molto elevata

NEW YORK - Decisa sforbiciata alle stime di crescita 2012 e 2013. La Banca Mondiale taglia le proprie previsioni in seguito alla crisi dell'area euro, che pesa sulla crescita mondiale rallentandola. E avverte: sulla crescita ci sono molto rischi, fra i quali quello che le nuove stime siano troppo ottimiste. Il pil mondiale crescerà del 2,5% nel 2012, ovvero 1,1 punti percentuali in meno rispetto a quanto previsto in giugno. Nel 2013 la crescita dovrebbe accelerare al 3,1%. Motore del pil saranno quest'anno le economie in via di sviluppo, che cresceranno del 5,4%. Per le economie avanzate la crescita sarà dell'1,4%, con il pil di Eurolandia previsto contrarsi dello 0,3%. "Il rallenatmento dell'economia è percepibile nella diminuzione degli scambi commerciali a livello mondiale e nel calo dei prezzi dei prodotti di base" afferma la banca Mondiale.

Gli scambi commerciali sono previsti salire del 4,7% nel 2012, contro il +6,6% del 2011 e il +12,4% del 2010. "I paesi in via di sviluppo devono prepararsi a nuovi shock con la crisi del debito nell'area euro e il rallentamento della crescita delle grandi economie emergenti" evidenzia l'istituto di Washington, riferendosi alla Cina e al Brasile. I paesi in via di sviluppo hanno meno spazio di manovra fiscale e monetaria rispetto al 2008-2009 per combattere la crisi. Per questo "devono finanziare i loro deficit, dare la priorità alle reti di protezione sociale e alle infrastrutture e condurre stress test sulle banche nazionali". Le prospettive per i paesi poveri sono favorevoli ma - evidenzia la Banca Mondiale - "se la crisi si intensifica nessuno sarà risparmiato. E' necessario prepararsi al peggio". Secondo la Banca Mondiale, in questo contesto, il tema della sicurezza alimentare per i paesi più poveri è centrale.


http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche ... 52504.html

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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda mr.spyder » 19 gen 2012, 14:35

>
>
Bce: nuovo prestito avra'alta domanda
Draghi, ma probabilmente sara' inferiore a prima operazione
19 gennaio, 14:26 (ANSA) - ROMA, 19 GEN - Dal nuovo prestito di fondi illimitati a tre anni alle banche, previsto per febbraio, ''c' aspettiamo una domanda probabilmente inferiore al primo, ma sempre molto alta''. Lo ha detto il presidente della Bce Mario Draghi. A dicembre la Bce ha prestato alle banche, al tasso fisso dell'1%, quasi 500 miliardi.
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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda lillifata » 20 gen 2012, 18:09

Intervista di Serge Latouche a "Servizio Pubblico":

http://www.youtube.com/watch?v=8bfnFNJ850A

Serge Latouche ha pubblicato un nuovo libro:

http://www.decrescita.com/news/?p=1328
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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda ivanopino » 21 gen 2012, 22:32

visto che nell'intervista non l'ha fatto, spero che almeno nel libro spieghi il funzionamento e la storia della moneta-debito, anche se ho l'impressione che siano le solite chiacchiere sul capitalismo, sul liberismo, sul consumismo...è un economista, spero almeno abbia studiato e compreso il signoraggio :?
Ivano Pino

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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda mr.spyder » 24 gen 2012, 15:31

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Monti, ci sarà evoluzione ruolo Bce
Premier risponde a conferenza stampa a Bruxelles
24 gennaio, 15:24
Monti, ci sarà evoluzione ruolo Bce (ANSA) - ROMA, 24 GEN - ''Credo che si possa assistere ad una evoluzione''. Cosi' il presidente del Consiglio Mario Monti in conferenza stampa a Bruxelles ha risposto a chi gli chiedeva conto delle opinioni di tanti economisti secondo i quali l'unica soluzione alla crisi sia che la Bce diventi prestatore di ultima istanza.
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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda mr.spyder » 24 gen 2012, 16:33

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Abi, ok btp a banche con fondi Bce
Auspicio e' intervento sia sufficiente a sostenere debito
24 gennaio, 15:54
Abi, ok btp a banche con fondi Bce (ANSA) - ROMA, 24 GEN - Le banche italiane possono usare i 116 miliardi ricevuti dal prestito triennale Bce per comprare Btp, visto che i titoli possono essere ridepositati all'Eurotower in cambio di liquidita' per il credito. Lo dice il presidente Abi Giuseppe Mussari in un'audizione alla Camera, augurandosi che l'intervento sia ''sufficiente'' a sostenere il debito italiano.
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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda mr.spyder » 2 feb 2012, 15:25

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crisi: juncker, insufficienti misure Ue
Presidente Eurogruppo in conferenza a Lussemburgo
02 febbraio, 13:21

crisi: juncker, insufficienti misure Ue (ANSA) - ROMA, 2 FEB - Le misure varate all'ultimo vertice europeo del 30 gennaio per fronteggiare la crisi dei debiti sovrani nell'eurozona ''sono ampiamente insufficienti''. Lo ha detto il presidente dell'Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, durante una conferenza a Lussemburgo, riferisce Bloomberg.
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Re: Bankitalia sterilizza la volatilità dei bond

Messaggioda kasiacolagrossi » 6 feb 2012, 3:52

domenico.damico ha scritto:Eccolo lì, il provvedimento ad hoc.
Questi fanno il cazzo che vogliono con i bilanci, e questa ne è l'ennesima dimostrazione.
Troppa volatilità per i parametri che si sono dati...ed allora un sano provvedimento di sterilizzazione sistema tutti i bilanci delle banche.
E un'altra toppa è stata messa.


Bankitalia sterilizza la volatilità dei bond


!
Il provvedimento, che porta la firma del Governatore Mario Draghi, ricorda infatti che le attuali linee-guida emanate dal Cebs (Committee of european banking supervisors) contemplano due opzioni: una è quella che è adottata abitualmente dalla normativa di vigilanza italiana, con la quale si prevede di dedurre integralmente la riserva titoli netta negativa dal patrimonio di base (Tier one) e di includere la riserva netta positiva nel patrimonio supplementare (Tier 2) per un importo pari al 50% (si tratta del cosiddetto "approccio asimmetrico").
L'altra possibilità di imputazione a bilancio offerta alle banche dal Cebs è quella che permette di «neutralizzare completamente sia le plusvalenze che le minusvalenze che riflettono l'andamento delle variabili di mercato, come se i titoli fossero valutati al costo storico».
Ed è quest'ultima opzione, già adottata dai principali patesi Ue, che ieri è stata consentita da via Nazionale, perché, si spiega nel provvedimento di Vigilanza «in situazioni di forte turbolenza sui mercati come quelle registrate di recente sui titoli di stato, il meccanismo "asimmetrico", attraverso la deduzione delle minusvalenze, rischia di determinare una ingiustificata volatilità del patrimonio di vigilanza delle banche, per effetto di variazioni repentine di corsi dei titoli, non legate a durature variazioni del merito di credito degli emittenti».
L'esercizio di questa nuova scelta contabile, riferita ai soli titoli in portafoglio disponibili per la vendita, da parte delle banche italiane, potrà essere messo in atto «entro e non oltre il 30 giugno prossimo» dice il provvedimento. In pratica, la nuova normativa prudenziale sarà attuabile a partire dalle relazioni sui bilanci del primo semestre 2010; la sterilizzazione ai fini del patrimonio di vigilanza è selettiva, perché riguarda, solo i titoli di debito e di capitale detenuti nel portafoglio «disponibile per la vendita» e non si applica alle variazioni di valore connesse con l'impairment.


http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLi ... fromSearch



Provvedimento_18_5 patrimonio di vigilanza Bd'I.pdf
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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda kasiacolagrossi » 10 feb 2012, 12:28

!
Pechino scopre in Berlino un alleato vulnerabile
Germania-Cina :::: Jian Junbo :::: 9 febbraio, 2012 ::::


La visita di due giorni della Cancelliera tedesca Angela Merkel in Cina la scorsa settimana è coincisa con notevoli progressi nella cooperazione bilaterale nonostante la persistente divergenza relativa a diverse questioni, tra cui l’Iran.

Come ha dichiarato il Presidente Hu Jintao durante l’incontro dello scorso venerdì con la Merkel, la visita di quest’ultima cementa “la fiducia e la sintonia” tra i due Paesi.

I tempi della visita della Merkel rendono bene l’idea di come i due Paesi prestino grande attenzione alla cura delle relazioni bilaterali. La Cina è il primo Paese extraeuropeo che la Merkel visita quest’anno, e la Merkel stessa è in assoluto il primo leader straniero che i dirigenti cinesi hanno incontrato nell’Anno del Dragone.

Nel corso del suo incontro con Hu la Merkel non ha mancato di sottolineare come in Germania questo sia l’Anno della Cultura Cinese e come la Cina sia l’ospite d’onore dell’annuale fiera espositiva Hannover Messe.

In occasione di un incontro separato tenuto giovedì con la Merkel, il Premier cinese Wen Jiabao ha reso noto che la Cina potrebbe decidere di contribuire al fondo europeo salva-Stati, anche se non ha fornito le cifre esatte del contributo economico. “La Cina sta analizzando e sta valutando attraverso il Fondo Monetario Internazionale (FMI) le vie più indicate per essere coinvolta più profondamente nella soluzione definitiva della crisi dei debiti sovrani europei usando i canali preposti dal Meccanismo Europeo di Stabilità/Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria”, ha detto Wen nel corso di una conferenza stampa congiunta con la Merkel.
La visita cinese della Merkel è solo l’ultima di una lunga serie negli ultimi due anni. La frequenza con cui i rappresentanti ufficiali dei due Paesi fanno la spola tra Pechino e Berlino mette bene in luce come i legami tra le due maggiori Nazioni esportatrici al mondo non siano mai stati tanto stretti, e come i due Stati non abbiano mai avuto tanti interessi strategici in comune come oggi.

Apparentemente Pechino considera il miglioramento delle proprie relazioni con la Germania, leader economico dell’eurozona, come la chiave di volta per intensificare i rapporti con l’UE. Il fatto che Wen abbia annunciato il possibile soccorso cinese all’Europa proprio in occasione della visita della Merkel non è certo una semplice coincidenza.

Prima di lasciare la Cina la Merkel ha poi osservato come la sua amministrazione stesse attualmente adoperandosi per implementare gli accordi di cooperazione strategica tra i due Paesi in una serie di campi che vanno dallo sviluppo tecnico, all’economia, al sistema legale fino alla tecnologia agricola. Presso l’Accademia Cinese delle Scienze Sociali ha dichiarato: “Oggi possiamo parlare a pieno titolo di una partnership di cooperazione strategica, vista la nostra stretta collaborazione in diversi settori. Oggi arrivo qui proprio nella speranza di consolidare ulteriormente tale cooperazione”.

Soltanto tre mesi prima del viaggio della Merkel in Cina (il quinto da quando ha assunto la carica istituzionale nel 2005), il Ministro degli Esteri cinese Yang Jiechi si trovava a Berlino per il secondo appuntamento del dialogo strategico sino-tedesco tra i rispettivi Ministri degli Esteri. In quell’occasione ha dichiarato:

“Il Mondo Moderno sta vivendo un periodo di profondi cambiamenti. La comunità internazionale deve prestare sempre maggiore attenzione nei confronti di temi quali cooperazione e sviluppo. Sebbene l’Europa stia attualmente vivendo dei momenti difficili, essa rappresenta ancora uno degli attori più importanti sulla scena internazionale. Cina e Germania rafforzano i loro rapporti di cooperazione bilaterale, e la loro rispettiva influenza sugli eventi globali è in continua crescita. Entrambi i Paesi dovrebbero sfruttare la situazione globale e le occasioni uniche che ci si presentano per il futuro sviluppo delle relazioni bilaterali per promuovere senza sosta l’accrescimento stabile e a lungo termine della partnership strategica tra i due Stati”.

Il dialogo strategico, la cui prima tornata si è svolta lo scorso aprile a Pechino, rappresenta solo la punta della fitta e profonda serie di scambi di visite ufficiali in corso tra i due Paesi.

Nel gennaio 2011, il Vice Primo Ministro cinese Li Keqiang, favorito per succedere a Wen Jiabao nella veste di premier a inizio 2013, è stato in visita a Berlino. Il Vice Cancelliere e Ministro degli Esteri Guido Westerwelle ha visitato Pechino tra marzo e aprile dell’anno passato. E’ di tutta evidenza come le relazioni sino-tedesche vivano uno stato di salute decisamente buono dopo avere toccato il punto più basso nel corso del 2008.

I rapporti tra Cina e Germania avevano raggiunto la massima freddezza nel 2008, dopo che la Merkel nel 2007 aveva incontrato il Dalai Lama (la massima autorità spirituale del Tibet attualmente in esilio). Berlino aveva anche offerto il suo sostegno indiretto al Movimento per il Tibet Libero e aveva deciso di boicottare la cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici Estivi di Pechino nel 2008 adducendo a motivazione il sostegno cinese al regime del Sudan, che Berlino accusava di genocidio.

La crisi era giunta dopo che la Merkel si era recata in visita ufficiale in Cina nel 2007, facendo sorgere la speranza di un roseo futuro per le relazioni sino-tedesche sulla scia dell’operato dei suoi predecessori, Helmut Kohl e Gerhard Schroeder. Questo però non le impedì di virare ben presto verso una diplomazia “orientata dai valori” come esplicitato nella relazione strategica sull’Asia presentata dal suo partito nel 2007.

Pechino giudicò mosse ostili l’incontro della Merkel col Dalai Lama e le iniziative prese dall’amministrazione tedesca; in risposta rimandò o cancellò del tutto una serie di visite ufficiali, incontri e forum di cooperazione bilaterale. Le relazioni non ritornarono a livelli normali fino a quando la Merkel non rilasciò alcune dichiarazioni che correggevano il tiro a margine del summit Asia-Europa tenutosi nell’ottobre del 2008 a Pechino.

Le relazioni sino-tedesche ritornarono gradualmente ai livelli standard, tanto che oggi Berlino appare l’alleato informale di Pechino in Europa (specialmente per quel che riguarda gli affari internazionali), e Pechino sembra dal canto suo l’alleato strategico di Berlino nel continente asiatico.

Questa evoluzione nei rapporti tra i due Paesi è arrivata senza alcun cambio delle rispettive classi dirigenti ai vertici, a dimostrazione che i due Stati hanno trovato un terreno d’incontro comune sebbene Berlino non abbia abbandonato la sua Strategia Asiatica “orientata dai valori”.

Ci sono diversi elementi concreti alla base dei passi in avanti della “partnership strategica” tra Cina e Germania.

Il più importante è probabilmente quello dei legami economici e degli interessi finanziari in comune. Si stima che il volume di interscambio commerciale tra Cina e Germania sia destinato a raggiungere i 160 miliardi di dollari quest’anno, in crescita rispetto ai 142 dell’anno passato, e pari a un terzo del volume totale del commercio della Cina con l’Unione Europea. Ciò mette chiaramente in luce come i due Paesi siano diventati ancora più dipendenti dai mercati dell’altro, in particolare in un periodo di recessione economica globale come quello presente in cui poi l’UE è sottoposta alla forte pressione della crisi interna dei debiti sovrani.

Dal momento che l’UE assorbe il 60% delle esportazioni tedesche, la Germania (in quanto economia fondamentalmente basata sull’export) ha dovuto sondare il terreno alla ricerca di nuovi mercati. La Cina è divenuta naturalmente la destinazione ideale per i prodotti tedeschi. Anche la Germania da parte sua costituisce un importante mercato di riferimento per la Cina, nonché partner di rilievo nel settore della cooperazione tecnologica.

Pechino e Berlino hanno inoltre posizioni simili in tema di affari economici internazionali. Sia la Cina che la Germania si oppongono a forme di protezionismo, in costante crescita per via dei dazi doganali diretti o indiretti che diversi Paesi adottano per “tutelare” i propri mercati interni.

I due Stati sono accomunati anche da visioni comuni in politica estera. Nel marzo del 2011 sia Pechino che Berlino si sono astenute dal votare la Risoluzione 1973 delle Nazioni Unite che sosteneva l’imposizione di una no-fly zone sulla Libia. Atteggiamento analogo tenuto anche nelle settimane seguenti nei confronti dell’azione militare intrapresa contro il regime di Tripoli dalla North Atlantic Treaty Organization (NATO) col sostegno degli Stati Uniti d’America.

Punti di vista simili sui maggiori temi internazionali hanno anche indotto i rappresentanti diplomatici dei due Paesi ad esprimere apprezzamento e sostegno reciproco nei loro confronti, nonostante tali prese di posizione siano fondate su concezioni ideologiche totalmente differenti. E’ interessante notare a tal riguardo come il Cancelliere tedesco Merkel abbia ricevuto la nomina come candidata al premio Confucio per la Pace (riconoscimento nato dall’iniziativa di un privato in risposta al Premio Nobel per la Pace) per essersi opposta all’attacco aereo della NATO in Libia.

Lo scorso giovedì Wen ha affermato che Cina e Germania dovrebbero operare congiuntamente in risposta ai temi della crisi finanziaria internazionale e dei debiti sovrani europei. Se l’offerta di aiuto della Cina in merito alla crisi del debito europeo potrebbe essere più retorica che concreta (Wen ha fatto notare come spetti all’Europa risolvere la propria crisi interna, anche se la Cina continuerà a sostenere la stabilità dell’Euro), resta il fatto che l’annuncio del sostegno cinese al piano di salvataggio è rilevante per lo sviluppo della partnership strategica.

E’ fondamentale che la Germania, in quanto leader di punta dell’economia dell’eurozona, cerchi il sostegno di altri Paesi per la risoluzione della crisi attuale, dal momento che ogni successo in tal senso andrebbe a rafforzare la leadership di Berlino all’interno della UE. Ciò ha un suo significato particolare anche perché Pechino non si affida più alla tattica del “divide et impera” nel suo approccio alla politica europea (cosa che faceva quando raffreddava i rapporti con uno Stato stringendo contemporaneamente quelli con un altro).

Per la Cina intrattenere oggi buoni rapporti con la Germania significa intrattenerli con l’Unione Europea, che considera attore di vitale importanza nella lotta per arrivare a un mondo multipolare e alla fine dell’egemonia statunitense.

Mentre gli USA procedono nella loro strategia di “ritorno in Asia” e la Cina viene messa sotto pressione dai Paesi confinanti alleati di Washington, garantirsi buone relazioni con l’UE attraverso buone relazioni con la Germania può contribuire in maniera positiva a sconfiggere i disegni statunitensi per isolare la Cina sullo scenario globale.

Se da un lato Berlino può beneficiare del mercato cinese in costante crescita e della cooperazione economica, dall’altro la Cina può beneficiare della Germania e dell’Europa sul piano economico e su quello politico. In altre parole: una Cina in rapido sviluppo e un’Europa forte e unita hanno potenzialmente diversi interessi in comune.

Questo matrimonio apparentemente sereno non è comunque costruito unicamente su basi solide, se si considera il rischio legato a scontri valoriali e ideologici.

Una volta che la crisi del debito nella UE sarà stato risolto e l’Occidente si sarà risollevato dalla sua crisi odierna, potrebbe riemergere e tornare in primissimo piano il “vecchio” spirito di critica dell’Europa verso Pechino su diritti umani, protezionismo commerciale e diritti sulla proprietà intellettuale. Ritornerà prepotentemente sulla scena l’obiettivo strategico dell’Europa di “allineare” o “normalizzare” (leggasi “occidentalizzare”) la Cina. Va poi detto anche che le relazioni atlantiche tra Stati Uniti ed Europa resteranno sempre più salde rispetto a quelle di quest’ultima con la Cina.

A questo scenario generale si aggiunga poi il conflitto di interessi euro-cinese per quanto attiene tre settori di competenza principali: l’alta tecnologia (la Cina sta velocemente colmando il divario che la separa dall’Occidente), l’export su scala globale e il mercato delle risorse naturali (soprattutto provenienti dai Paesi in via di sviluppo). Questo significa di non doversi aspettare che la Cina possa in futuro continuare a mantenere una partnership accomodante e priva di problemi con la Germania e l’Europa senza ostacoli di alcun tipo. I punti di vista condivisi e gli interessi in comune tra le parti sono tante quante le loro divergenze.

Per questa ragione Cina e Germania devono necessariamente stabilire i propri legami per lo sviluppo nel lungo termine sulla base di considerazioni pragmatiche e razionali. Lasciare che l’emotività abbia la meglio sulla diplomazia può avere potenzialmente ricadute pesanti in uno scenario internazionale complesso come quello attuale.

Dottor Jian Junbo, ricercatore universitario dell’Istituto di Studi Internazionali dell’Università di Fudan, in Cina, attualmente assistente accademico in visita presso la London School of Economico and Political Sciente nel Regno Unito.

(Copyright 2011 Asia Times Online (Holdings) Ltd.).

Traduzione di Alessandro Iacobellis


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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda sandropascucci » 15 feb 2012, 17:33

per i coglioni che (a) dicono che la BCE non presta soldi agli Stati e (b) l'euro non è sovrano perché non c'è prestatore di ultima istanza:

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La banca centrale greca? Fa la Fed
Fabio Pavesi

Questo articolo è stato pubblicato il 15 febbraio 2012 alle ore 06:37.

Quel po' di rassegnazione che circola tra gli operatori non è inusuale. Un salvataggio greco c'è già stato e un altro è in procinto (forse) di passare.
Sono serviti? Hanno rimesso le cose a posto? Pare proprio di no, in una sequela infinita che sembra non vedere fine. Come una gigantesca idrovora che succhia acqua da tutte le parti salvo poi perderla per strada.
Il triennio di dura recessione di Atene dice che quel rapporto di debito/Pil è condannato con ogni probabilità a crescere anche nei prossimi anni, rendendo vano ogni sforzo. Ma non c'è solo la mole di aiuti vanificati messi in campo.
C'è una droga più sottile e quasi invisibile che ha tenuto (si fa per dire) in piedi il sistema. Quella droga è la liquidità messa in campo dalla Banca centrale greca in tutti questi anni. Uno studio di Ubs ha quantificato gli sforzi dell'ultimo baluardo istituzionale di Atene. Ebbene basta scorrere i numeri per avere il senso della gravità (e inutilità) degli sforzi.

Prestatore di ultima istanza

Il bilancio della Banca centrale greca è passato dai 35 miliardi di euro del gennaio 2008 ai 165 miliardi di euro di oggi con un incremento di 130 miliardi cioè il 366% in soli quattro anni. Oggi il bilancio della Banca centrale ellenica vale da solo quasi il 70% del Pil greco. Un'enormità. A cosa si deve tanto gigantismo? Semplice quei soldi sono serviti a tenere letteralmente in piedi le banche elleniche. Senza quel prestatore di ultima istanza in cui si è trasformata la banca centrale del Paese, il settore del credito ellenico sarebbe imploso da molto tempo. Farà sorridere ma mentre molti osservatori chiedono alla Bce di trasformarsi nella Fed americana, c'è un pezzo dell'Eurosistema che di fatto fa la Fed da molto Tempo. Quei 130 miliardi sono finiti a rimpinguare i conti delle banche greche: solo sulla più grande, la National Bank of Greece, l'aiuto dell'istituto centrale vale il 25% del suo bilancio; su Eurobank e Alpha Bank siamo sopra il 33%. Soldi necessari come l'aria, dato che nel frattempo i depositi sono fuggiti: dall'ultimo trimestre del 2009 come documenta Credit Suisse le prime 4 banche della penisola hanno perso mediamente il 25% dei fondi dei propri correntisti. In cifre sono 55 miliardi che mancano dai bilanci. Se a questo si associano i 40 miliardi di bond del Tesoro greco in pancia agli isituti di credito e che dovranno prima o poi venire svalutati, ben si capisce che senza la droga della banca centrale locale, il sistema del credito non esisterebbe più. Ma anche la banca centrale ha sempre più gambe gracili per tenersi in piedi.
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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda sandropascucci » 15 feb 2012, 17:45

stampa a go-gò:



BANCA CENTRALE STAMPA MONETA
Banca del Giappone aumenta a sorpresa l'offerta di moneta

Questo articolo è stato pubblicato il 15 febbraio 2012 alle ore 06:39.

Con una mossa a sorpresa, la Banca del Giappone (Boj) ha deciso di allentare ancora la propria politica monetaria, aumentando di 10mila miliardi di yen il programma di acquisto di bond di Stato per sostenere l'economia, uno sforzo finanziario che così arriva a 65mila miliardi (844 miliardi di dollari). L'annuncio ha avuto immediate ripercussioni sulla quotazione dello yen, sceso ai minimi da tre mesi, con una flessione dell'1,1% a 78,47 contro il dollaro e a 103,02 contro l'euro. Una buona notizia per Tokyo, che ormai da anni cerca di frenare la corsa del cambio. La notizia ha dato sostegno alla Borsa, con l'indice Nikkei in crescita dello 0,6% e ai massimi da sei mesi.

Con la decisione di ieri, la Boj si mette sulla scia della Federal Reserve statunitense che ha di recente affermato di essere pronta a potenziare il proprio quantitative easing. In parte, anzi, la mossa è stata quasi obbligata proprio per prevenire ulteriori svalutazioni del dollaro nei confronti della moneta giapponese.Non a caso, di recente si era riattivato il pressing del Governo, che nelle scorse settimane ha chiesto a più riprese l'intervento della Banca centrale per contrastare la deflazione. Smentisce tutto, ovviamente, il governatore della Boj, Masaaki Shirakawa, che si è affrettato a precisare come l'allentamento non sia stato deciso per finanziare il deficit giapponese. L'istituto, ha assicurato Shirakawa, ha agito in piena autonomia, senza subire le pressioni politiche da parte del Governo di Tokyo.

Agire attraverso operazioni di acquisto di asset è ormai l'unica leva rimasta alla Banca centrale per allentare la politica monetaria, visto che i suoi tassi sono tra lo 0 e lo 0,1%, livello al quale sono stati confermati appunto ieri, con una decisione presa all'unanimità dal board della Boj.La Banca centrale ha anche esplicitato per la prima volta il proprio obiettivo di stabilità dei prezzi, fissando un target inferiore al 2% per l'inflazione core nel medio e nel lungo termine e dell'1% nel breve periodo. Anche qui, la Boj segue l'esempio della Federal Reserve che ha recentemente fissato il proprio target d'inflazione al 2 per cento.


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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda sandropascucci » 15 feb 2012, 21:30



BANCA CENTRALE STAMPA MONETA
Nuova iniezione di liquidità a Londra

Leonardo Maisano

10 febbraio 2012

LONDRA. Dal nostro corrispondente

Il Comitato di politica monetaria, consesso di saggi che pilota le scelte della Banca d'Inghilterra, s'è diviso secondo le voci della City, ma il nuovo round di allentamento quantitativo è stato varato.

La Bank of England acquisterà bond per 50 miliardi di sterline (59 miliardi di euro circa) secondo una pratica che ha effetto analogo a stampare moneta. Con questa decisione salgono a 325 i miliardi immessi nel sistema da Londra per far fronte al credit crunch prima e ai segnali di recessione. E probabilmente non finirà qui. Capital Economics, quotato think tank londinese, prevede 25 miliardi a maggio e altri 50 in estate, lungo una dinamica che potrebbe portare Londra alla soglia dei 500 miliardi di quantitative easing. Ipotesi non peregrina che sbatte, però, con l'atteggiamento tenuto dai membri del Comitato.

Le minute della riunione di ieri con le posizioni dei singoli partecipanti saranno diffuse la prossima settimana, ma appare scontato che Adam Posen, super colomba dell'allentamento monetario, abbia cercato di alzare fin d'ora a 75 miliardi la quota del nuovo round. Così come, sul fronte opposto, il chief economist della BoE, Spencer Dale, avrebbe voluto tenere la barra ferma a quota 275 miliardi senza cioè aggiungere un solo pound. Motivo? L'inflazione. Calata dal 5,2% al 4,2 è destinata a crollare rapidamente al target del 2% secondo la maggior parte degli economisti. Opinione non unanime, visto che a dar retta alla scuola di pensiero a cui si iscrive Dale si noterebbero già resistenze al raffreddamento dei prezzi.

Posizioni estreme a parte, la netta maggioranza dei membri del Comitato ha optato per una misura attesa, prevista com'era stata già in novembre, un mese dopo la decisione della BoE di acquistare titoli per 75 miliardi. Nella seduta di ieri è stato inoltre confermato, come appariva scontato, il matenimento dei tassi allo 0,5 per cento.

Il dibattito sull'allentamento quantitativo incrocia, evidentemente, quello della crescita economica. Londra secondo l'Ocse ha una dinamica lentissima, seconda sola, fra i membri del G-7, a quella italiana. Nel trimestre da ottobre a dicembre il Pil britannico si è contratto dello 0,2%, ma secondo una stima del National institute of economic and social research (Niesr) diffusa ieri anche il mese di gennaio sarebbe in linea con il trend recessivo.

«Non si può parlare tecnicamente di recessione - ha spiegato Simon Kirby autore della ricerca - perché sono necessari due trimestri negativi e consecutivi, ma da quattro mesi l'economia britannica arretra».

Non è detto che continui. Ci sono molti segnali che indicano il contrario. È di ieri, infatti, il dato sulla produzione industriale (+0,5%) e in particolare del settore manifatturiero (+1%) da leggere insieme alla contrazione del deficit commerciale (1,1 miliardi in dicembre) che appare ai minimi dal 2003. Resta da vedere, lo si capirà nelle prossime settimane, se si tratta di passaggi temporanei, ricadute occasionali di un rimbalzo stagionale. È il caso ad esempio del forte boom che si era registrato nelle vendite al dettaglio. Fenomeno natalizio che si è rapidamente ridimensionato con le famiglie pronte a richiudere i portafogli, gesto preoccupante in un Paese che è tradizionalmente sostenuto dai consumi interni.

Così quattro anni dopo la più profonda recessione dal Doguerra ad oggi l'economia inglese rimane di almeno quattro punti inferiore ai livelli pre-crisi. Mentre la disoccupazione cresce oltre le previsioni non essendo il settore privato in grado di compensare i tagli - almeno mezzo milione di posti - del pubblico impiego. Il quantitative easing basterà a fermare tutto ciò e ad accelerare la ripresa? Non ci sono prove empiriche, nel caso inglese, di ricadute dirette ed immediate. Ma a questo punto a Mervyn King, governatore della Bank of England, non resta che provare.

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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda kasiacolagrossi » 15 feb 2012, 21:43

una domanda... tutto ciò per aumentare il patrimonio di vigilanza? :roll:
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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda kasiacolagrossi » 15 feb 2012, 22:05

sandropascucci ha scritto:stampa a go-gò:

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Banca del Giappone aumenta a sorpresa l'offerta di moneta

Questo articolo è stato pubblicato il 15 febbraio 2012 alle ore 06:39.

Con una mossa a sorpresa, la Banca del Giappone (Boj) ha deciso di allentare ancora la propria politica monetaria, aumentando di 10mila miliardi di yen il programma di acquisto di bond di Stato per sostenere l'economia, uno sforzo finanziario che così arriva a 65mila miliardi (844 miliardi di dollari). L'annuncio ha avuto immediate ripercussioni sulla quotazione dello yen, sceso ai minimi da tre mesi, con una flessione dell'1,1% a 78,47 contro il dollaro e a 103,02 contro l'euro. Una buona notizia per Tokyo, che ormai da anni cerca di frenare la corsa del cambio. La notizia ha dato sostegno alla Borsa, con l'indice Nikkei in crescita dello 0,6% e ai massimi da sei mesi.

Con la decisione di ieri, la Boj si mette sulla scia della Federal Reserve statunitense che ha di recente affermato di essere pronta a potenziare il proprio quantitative easing. In parte, anzi, la mossa è stata quasi obbligata proprio per prevenire ulteriori svalutazioni del dollaro nei confronti della moneta giapponese.Non a caso, di recente si era riattivato il pressing del Governo, che nelle scorse settimane ha chiesto a più riprese l'intervento della Banca centrale per contrastare la deflazione. Smentisce tutto, ovviamente, il governatore della Boj, Masaaki Shirakawa, che si è affrettato a precisare come l'allentamento non sia stato deciso per finanziare il deficit giapponese. L'istituto, ha assicurato Shirakawa, ha agito in piena autonomia, senza subire le pressioni politiche da parte del Governo di Tokyo.

Agire attraverso operazioni di acquisto di asset è ormai l'unica leva rimasta alla Banca centrale per allentare la politica monetaria, visto che i suoi tassi sono tra lo 0 e lo 0,1%, livello al quale sono stati confermati appunto ieri, con una decisione presa all'unanimità dal board della Boj.La Banca centrale ha anche esplicitato per la prima volta il proprio obiettivo di stabilità dei prezzi, fissando un target inferiore al 2% per l'inflazione core nel medio e nel lungo termine e dell'1% nel breve periodo. Anche qui, la Boj segue l'esempio della Federal Reserve che ha recentemente fissato il proprio target d'inflazione al 2 per cento.


© RIPRODUZIONE RISERVATA

fonte: ilsole24ore


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Tokyo azzera i tassi e stampa moneta

Stefano CarrerCronologia articolo06 ottobre 2010





Questa volta non ha aspettato ulteriori manovre espansive da parte della Federal Reserve, ma le ha anticipate. La Banca centrale del Giappone (BoJ) ha sorpreso ieri i mercati con tre nuove mosse che portano verso limiti estremi la sua politica monetaria, al fine di sostenere una economia in peggioramento e cercare di indebolire lo yen: una iniziativa che sancisce il ricorso a strumenti monetari non ortodossi anche per influire su un mercato dei cambi sempre più instabile e che finisce per rendere ancora più probabile l'avvio di una fase-2 di allentamento quantitativo da parte della Fed (tanto che, dopo un ripiegamento iniziale, lo yen si è persino rafforzato sul dollaro).
Dopo oltre 4 anni Tokyo torna anzitutto ai tassi zero, abbassando il riferimento overnight dallo 0,1% alla fascia tra zero e 0,1%; in secondo luogo, la BoJ promette formalmente di mantenere un contesto di tassi virtualmente a zero finché durerà la deflazione; infine, «come misura temporanea», l'istituto creerà dal nulla un fondo – aumentabile in futuro – da 5mila miliardi di yen (circa 60 miliardi di dollari) per comprare una vasta gamma di asset finanziari e quindi gonfiare di liquidità il sistema: non solo bond governativi a lungo termine (cosa che ha provocato l'unico dissenso nel board), ma anche obbligazioni aziendali, commercial papers asset-backed e non, Etf e fondi immobiliari (Reit). Il tutto con la conferma del programma da 30mila miliardi di yen che, dietro garanzie, offre alle banche prestiti ultra-agevolati. È un pacchetto che nella sostanza riattiva strategie di allentamento quantitativo, anche se il governatore Masaaki Shirakawa ha preferito definirlo come una «politica organica di allentamento monetario».
La sorpresa sta non solo nei tempi - anticipati rispetto alle attese mosse della Fed – ma anche nel fatto che Shirakawa ha rinnegato il suo scetticismo sull'utilizzo di una politica monetaria aggressiva per puntellare l'economia e indebolire il cambio. La giustificazione formale della BoJ sta in una revisione al ribasso delle prospettive economiche del Paese – dopo l'ultimo rapporto Tankan e i dati sulla frenata della produzione industriale – in parte dovuta al rallentamento di economie straniere e agli effetti del superyen. Secondo vari analisti, però, la BoJ si è piegata alle forti pressioni del governo anche per evitare guai peggiori, ossia il rischio di future limitazioni, per via legislativa, della sua autonomia. Così la sua mossa di ieri si inserisce nel recente crescendo rossiniano di manovre governative: il minipacchetto di stimoli da 920 miliardi di yen annunciato il 10 settembre, l'intervento diretto sul mercato dei cambi da 2.125 miliardi di yen iniziato il 15 settembre, l'avvio dei piani per una addizionale di bilancio da 4.600 miliardi di yen che sta per essere discussa alla Dieta.
I mercati già segnalano di scontare la potenziale inefficacia delle misure varate dalla BoJ, che almeno sul fronte valutario rischiano di essere vanificate dalla Fed in una sorta di «guerra dell'allentamento monetario». «La BoJ sta facendo cose che prima ha detto di ritenere indesiderabili, non necessarie e inefficaci», osserva Richard Jerram di Macquarie Securities, per il quale l'istituto mostra di agire con riluttanza: non a caso non ha abolito il limite auto-imposto secondo cui il suo portafoglio di titoli pubblici a lungo non deve eccedere la quantità di banconote in circolazione (ha solo detto che i bond addizionali saranno trattati «in modo diverso»).
Altri hanno sottolineato che in fondo, rispetto ai volumi di asset già comprati dalla Fed o dalla Banca d'Inghilterra, l'espansione promessa da 60 miliardi di dollari del bilancio della BoJ appare poca cosa. «Che succederà domani? – si chiede poi Daisuke Uno, capo strategist alla Sumitomo Mitsui – La Banca del Giappone ha ormai sparato le ultime cartucce e in pratica c'è ben poco che possa ancora fare se la situazione peggiorerà». In definitiva, dare fondo alla politica monetaria significa, per Tokyo, avvicinare la necessità di nuovi e controversi interventi diretti sul cambio dopo quello di metà settembre.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il risiko dei cambi
Variazione sul dollaro
EURO
-3,25%
I timori
Eurozona penalizzata
I paesi del club della moneta unica si sentono penalizzati nelle esportazioni, e quindi nella ripresa economica, dal cambio dell'euro, considerato troppo alto soprattutto dalla Francia e dall'Italia
Gli obiettivi
Giù il cambio
La Banca centrale europea non intende agire sul tasso di cambio, ma i governi spingono per un deprezzamento della moneta unica, in modo da riconquistare competitività specie nei confronti dello yuan
Tasso d'interesse
1,0%
STERLINA
-1,59%
Regno Unito sotto stress
Il principale timore del governo riguarda la tenuta dei conti pubblici. Per questo Cameron è impegnato in un drastico piano di risanamento che nel medio-lungo termine potrebbe rafforzare la sterlina
Nuovi stimoli
La Banca d'Inghilterra potrebbe lanciare nuove misure di iniezione di liquidità con l'obietivo proncipale di dare nuova linfa alla ripresa e con quello secondario di non rafforzare la sterlina sul mercato dei cambi
0,5%
DOLLARO*
+0,15%
Stati Uniti stagnanti
Washington accusa la Cina di essere responsabile della disoccupazione e della lentezza della ripresa Usa con la sua politica monetaria che tiene artificialmente basso lo yuan
Yuan «libero»
Gli Stati Uniti stanno intensificando la pressione sulla Cina perché lasci lo yuan libero di apprezzarsi. Pechino ha già fatto un primo passo in tal senso, ma per Washington non è ancora abbastanza
0,25%
YUAN
+1,99%
Cina inflessibile
Pechino ha bisogno di crescere del 7-8% l'anno per assorbire i nuovi ingressi nel mercato del lavoro. Un apprezzamento dello yuan potrebbe compromettere questo obiettivo
Ruolo globale
Pechino difende la propria sovranità monetaria e concede ben poco alle pressioni Usa e Ue per l'apprezzamento della sua moneta. Al tempo stesso, la Cina vuole fare dello yuan una valuta globale
5,3%
REAL
+3,96%
Brasile in pericolo
Brasilia è sempre più preoccupata dall'apprezzamento del real, che rischia di mettere in pericolo la competitivtà dell'export, uno dei pilastri del miracolo economico brasiliano
Super-tassa
Ieri il ministro delle Finanze Guido Mantega ha annunciato il raddoppio della tassa sugli investimenti in titoli obbligazionari dal 2 al 4 per cento. L'obiettivo è scoraggiare l'ingresso di capitali speculativi
10,75%
FRANCO
+6,74%
Svizzera e superfranco
Berna è dalla parte delle vittime della guerra valutaria. Gli investitori vedono nel franco un approdo sicuro e la moneta si rivaluta nonostante gli interventi della banca centrale sul mercato dei cambi
Traguardo lontano
La Banca centrale svizzera vuole a tutti i costi rallentare la rivalutazione del franco. Nelle ultime settimane la moneta ha perso qualcosa contro dollaro ed euro ma resta troppo forte per le autorità elvetiche
0,25%
YEN
+10,43%
Giappone in tensione
Le esportazioni pesano per oltre l'11% sul Pil del Giappone (il 16% nel 2008). Il recente rally dello yen rischia di spiazzare le sue aziende e quindi di compromettere una ripresa già difficile
Ossigeno all'economia
Il governo di Tokyo si è fissato da mesi l'obiettivo di fermare la corsa dello yen e svalutare la moneta anche per far ripartire i consumi interni e i prezzi, da troppo impantanati nella deflazione
0,05%

fonte: ilsole24ore


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La Banca del Giappone vende yen per la prima volta in sei anni. Balza Tokyo. Euro oltre quota 1,29 dollari

15 settembre 2010

La Banca del Giappone (Boj) è intervenuta vendendo yen per la prima volta in sei anni. Questa manovra (venduti 100 miliardi di yen pari a 1,21 miliardi di dollari) ha messo le ali al dollaro indebolendo, come era nelle intenzioni delle autorità nipponiche, lo yen. I mercati finanziari hanno apprezzato la mossa tanto che la Borsa di Tokyo ha chiuso in rialzo del 2,34% dopo aver toccato nel corso della seduta rialzi superiori al 3 per cento.

Hanno brindato alla manovra sul mercato dei cambi in particolare i titoli legati alle esportazioni, settore trainante dell'economia giapponese e decisamente penalizzato da uno yen forte (da settimane, prima della manovra di oggi, viaggiava stabilmente sui massimi degli ultimi 15 anni sul dollaro).

Tra i titoli più evidenza Sharp (+5,19%), Nikon (+4,76%), Sony (+4,1%), Olympus (+3,6%), Toyota (+3,8%) e Canon (+1,8%).

L'intervento ha spinto al rialzo anche l'euro, il dollaro australiano e la sterlina del 2% in seduta contro la valuta giapponese sebbene non sia chiaro se il Giappone abbia comprato altre valute oltre al dollaro.

Il ministro delle finanze Noda ha confermato l'intervento in una conferenza stampa, dicendo che il Giappone si tiene in contatto con le altre autorità all'estero, ma che il Giappone è intervenuto da solo. La Fed e il Tesorodegli Stati Uniti non hanno voluto fare commenti al momento. Successivamente il governatore della Boj, Maasaki Shirakawa ha detto che continuerà a fornire ampia liquidità ai mercati.

Yen obiettivo 85. Lo yen era salito fino a quota 82,87 per dollaro prima dell'intervento, un nuovo massimo di 15 anni, successivamente è sceso di oltre il 2% a quota 84,97. Secondo molti dealer l'intento delle autorità giapponesi è di portare lo yen fin verso 85.

fonte: ilsole24ore
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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda MauroB » 15 mar 2012, 11:27

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Bini Smaghi,nuovi aiuti Lisbona,Dublino

Creare subito firewall per evitare nuovo caso Grecia

15 marzo, 11:09
(ANSA) - ROMA, 15 MAR - Al Portogallo serviranno nuovi aiuti per 100 miliardi di euro se non riuscira' a finanziarsi sul mercato fino al 2016 e all'Irlanda altri fondi per 80 miliardi.

Lo afferma l'ex consigliere esecutivo della della Bce, Lorenzo Bini Smaghi,in un articolo sul Financial Times online. Per Bini Smaghi bisogna ''creare subito un firewall'' in modo da assicurare che la Grecia resti un caso unico, rafforzare la dotazione dei fondi Efsf ed Esm e anche del Fmi con i contributi di Usa e Paesi emergenti.


http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche ... 82993.html

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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda MauroB » 15 mar 2012, 13:06


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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda MauroB » 21 mar 2012, 15:12

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Unione Fiscale flop. Forte imbarazzo Olanda

di: WSI Pubblicato il 21 marzo 2012| Ora 14:24

Mark Rutte, primo ministro dell'Olanda. Il paese virtuoso mette in pericolo l'Unione fiscale.

Roma - Un tempo esistevano i paesi virtuosi, che presentavano deficit e debiti pubblici esemplari, da "cattedra" per i disgraziati Piigs e altre economie europee che male avevano fatto i loro conti. Per evitare il peggio, questi paesi virtuosi si misero d'accordo e crearono il cosiddetto "Fiscal Compact": un insieme di sanzioni e di regole che molti analisti - leggi articoli sotto - hanno presentato come una vera e propria minaccia all' esistenza stessa di sovranità nazionale.

Tutto, alla fine, per far piacere a loro, i paesi virtuosi: Germania (prima di tutto lei, vera artefice del trattato sull'Unione fiscale), Francia e Olanda.
Ma ora arriva l'imbarazzo, che non è poco, proprio per l'Olanda, : già, la stessa che lo scorso anno aveva fatto tremare i paesi europei non virtuosi, per bocca del premier Mark Rutte e del ministro delle finanze Jan Kees de Jager: entrambi avevano affermato che i paesi che non avessero rispettato le regole fiscali avrebbero dovuto essere esplusi dall'Eurozona .

Lo scorso settembre, la coppia disse: "Un accordo è un accordo. Da ora in poi dobbiamo impedire ai paesi di violare le regole beneficiando dell'impunità", aggiungendo : "in futuro, ci potrebbero essere sanzioni definitive che potrebbero costringere alcuni paesi a lasciare l'euro".

Ma cosa risponderà ora la "virtuosa" Olanda ai paesi che non ha fatto altro che bacchettare negli ultimi mesi? E cosa dirà la Germania, certamente imbarazzata nel vedere che lo stato tra i suoi alleati più stretti nel perseguire la strada del rigore fiscale, è il primo tra i virtuosi ad aver dato il cattivo esempio?

I numeri parlano da soli. Stando a un articolo pubblicato sul Telegraph, il "National Bureau for Economic Policy Analysis (CPB) ha reso noto che il deficit di bilancio olandese potrebbe crescere fino al 4,6% del Pil sia quest'anno che l'anno prossimo; e il livello è decisamente superiore a quella soglia del 3% che 25 paesi dell'Ue si sono ripromessi di centrare entro il 2013. Ma c'è anche di peggio. In un rapporto, il CPB afferma che "l'Olanda deve far fronte agli stessi problemi di Italia e Spagna".

Le ultime parole famose, dunque. Secondo il think tank, il governo olandese sarà costretto a questo punto a introdurre misure di austerity, se vuole centrare i target stabiliti con il Patto fiscale. E proprio il rafforzarsi delle misure di austerity, per andare incontro a quanto ha voluto prima di tutto la Germania, a cui l'Olanda si è placidamente accodata, continua a spaventare diversi economisti, e non solo.

Francois Hollande, candidato socialista alla corsa presidenziale in Francia e in testa nei sondaggi, sta conquistando per esempio un nutrito gruppo di alleati nella campagna anti patto fiscale. E Tim Geithner, segretario al Tesoro Usa, ha avvertito contro l'introduzione di misure e sanzioni che potrebbero far inceppare il cammino verso la ripresa della già debole Europa, parlando di una "spirale di austerity che uccide la crescita e che si rafforza da sola".


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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda MauroB » 27 mar 2012, 22:55

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Bomba derivati da $230.800.000.000.000

di: WSI Pubblicato il 27 marzo 2012| Ora 06:56

I principali istituti "troppo grandi per fallire"? E intanto diventano sempre più grandi. Le maggiori 5 banche contano derivati per $220 trilioni.

New York - Too big to fail (troppo grandi per fallire)? Eppure, trimestre dopo trimestre, i principali istituti diventano sempre più grandi. Stando alle ultime rilevazioni, che si riferiscono al periodo ottobre-dicembre 2011, le 5 più grandi banche global (JPMorgan, Bank of America, Morgan Stanley, Goldman Sachs e HSBC) contano per il 95,7% ($220.000 miliardi) del mercato dei derivati, una bomba che in totale raggiunge i $230.800.000.000.000.

Proprio volendo estrapolare una buona notizia da questi dati, si potrebbe dire che i numeri sono in calo, considerato che nel secondo trimestre 2011 questi 5 istituti avevano il 95,9% dei $250 trilioni in derivati. Tuttavia, numeri che continuano ad essere preoccupanti.

Per completare la scia di dati, l’esposizione lorda globale ai derivati è cresciuta di $107 trilioni nella prima metà del 2011, per raggiungere $707 trilioni, secondo i dati della Banca dei Regolamenti Internazionali.

Insomma. Il rischio sembra essere quello di un’altra, nuova, crisi finanziaria, considerato che le cause della precedente non sono ancora state risolte. Il mercato è pieno di titoli tossici pronti ad implodere. La vera domanda sembra essere quando arriverà la scintilla.


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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda MauroB » 28 mar 2012, 13:36

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Il bilancio in rosso delle economie insolventi

di: WSI Pubblicato il 28 marzo 2012| Ora 11:02

New York - E' sorprendente che in un mondo nel quale tutto dipende dai soldi, e' impossibile trovare un bilancio consolidato tra le economie insolventi.

Le economie di Giappone, Usa e Eurozona sono state gonfiate dalle iniezioni di liquidita' delle banche centrali e hanno visto salire i livelli del debito sovrano in maniera sproporzionata.

Il mondo e' al verde. Ed e' assai peculiare che il problema sarebbe anche sormontabile se non fosse per un unico dettaglio: gran parte degli asset delle economie mondiali coincide con le loro singole passivita'.

Potrebbe essere veramente il colpo fatale inflitto al tentativo dei governi di diluire le passivita' mondiali: finirebbe infatti per avere lo stesso effetto anche sugli asset economici. E sulle famiglie, che tanto investono in quei beni e risorse.

Ecco perche' uno dei rischi maggori si cela nel debito della Bce. Ammonterebbe a circa 500 miliardi la passivita' complessiva che la Banca centrale tedesca avrebbe accumulato per i prestiti concessi alle economie periferiche nell’ambito del sistema di pagamenti intra-europei denominato "Target 2". A cui la Bundesbank rischia di dover dire addio nel caso di una rottura della zona euro.


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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda sandropascucci » 28 mar 2012, 14:35

buongiorno WSI!
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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda MauroB » 30 mar 2012, 21:44

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Accordo sul fondo salva-stati: 'ciambella' da €800 mld

di: WSI-TMNews Pubblicato il 30 marzo 2012| Ora 13:07

Accordo sui fondi salva-stati: potenza di fuoco a €800 miliardi.

Copenaghen - Per impedire scossoni dai mercati e per tenere a galla Spagna e Italia, la capacità del fondo salva-Stati sarà portata da 500 a 800 miliardi di euro. E' quanto hanno deciso i ministri della zona Euro approvando anche il versamento accelerato delle tranche destinate al fondo.

Soddisfatti i ministri dell'Eurozona: "La strategia anti-crisi ha funzionato, i mercati sono in condizioni migliori". E i cittadini, invece? Quelli dovranno rassegnarsi a ripagare debito per i prossimi 20 anni.

Dopo anni di vorticose acrobazie finanziarie l'Europa si trova impantanata in un punto di non ritorno con gli stati membri che si trovano a fare i conti con un debito di fatto impossibile da ripagare. Almeno non sul breve termine.

L'ammontare complessivo del "muro di fuoco" comprenderà 500 miliardi di euro destinati al fondo permanente Esm (European Stability Mechanism), che sarà operativo da luglio 2012, e 200 miliardi già impegnati nell'esistente Efsf (European Financial Stability Facility). A questi, si aggiungono altri 53 miliardi che verranno da prestiti bilaterali già destinati alla Grecia e 49 miliardi in aiuti provenienti dal fondo europeo Efsm (European Financial Stability Mechanism).

Da metà 2013 il volume massimo di prestito dell'Esm sarà di 500 miliardi. Per un periodo transitorio fino a metà 2013 l'Efsf "potrà impegnarsi in nuovi programmi per assicurare una capacità reale di prestito di 500 miliardi". Soddisfatti i ministri dell'Eurozona: "La strategia anti-crisi ha funzionato, ora i mercati sono in condizioni migliori". Gioca ancora al rilancio, invece, il ministro austriaco Maria Fekter che dice: "Firewall sarà superiore agli 800 miliardi".

I ministri delle Finanze dell'Eurozona hanno, invece, posticipato a metà aprile la decisione su chi andrà a ricoprire il sesto seggio nel consiglio esecutivo della Bce. Lo ha annunciato il presidente dell'Eurogruppo, Jean-Claude Juncker: "La decisione non era possibile" ed è stata "rinviata a metà aprile".

In pole position c'è il governatore della Banca centrale lussemburghese, Yves Mersch: "E' il candidato migliore per il lavoro, ma la decisione fa parte di un pacchetto".


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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda kasiacolagrossi » 3 apr 2012, 11:22

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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda MauroB » 4 apr 2012, 14:26

"
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>
UK a rischio credit crunch"

di: WSI Pubblicato il 04 aprile 2012| Ora 10:23

L'economista australiano Steve Keen e' considerato uno dei maggiori esponenti delle teorie catastrofiste. Ma, come Roubini, se lo puo' permettere.

New York - A fine novembre ha indicato un "giublieo del debito" come l'unica soluzione per uscire dal vortice della crisi sovrana europea. E’ indubbiamente uno degli economisti piu’ radicali e provocatori in circolazione. Il curriculum glielo consente, tuttavia: Steve Keen aveva previsto con largo anticipo la crisi finanziaria ed e’ una delle menti piu’ apprezzate nel mondo universitario.
Innanzitutto secondo il professore australiano i prestiti irresponsabili fatti dalle banche non vanno onorati: "Se teniamo il settore parassita delle banche in vita, l’economia ne morira’", e’ uno dei concetti piu' forti espressi da Keen in una conversazione tenuta con l'emittente radiofonica inglese Bbc.
L'economista, che si ispira alle teorie dell'americano Hyman Minsky, propone una riduzione del livello di indebitamento privato attraverso la "cancellazione unilaterale".
La sua proposta non ortodossa prevede il lancio di "un giubileo del debito moderno" che riduca il debito privato senza apportare svantaggi ai risparmiatori, ma che riduca invece drasticamente l’influenza, il potere e i redditi del settore finanziario.
Keen - che si definisce un 'post-keynesiano' - e’ convinto che il capitalismo neo classico ‘mainstream’ rappresenti un rischio maggiore per la sopravvivenza dello stesso capitalismo, di quanto non possa fare un gruppo rivoluzionario di estrema sinistra. "Il punto dove ci hanno portato le speculazioni piu’ estreme e gli schemi Ponzi offre la dimostrazione piu’ eclatante".
"Pensavo che gli Stati Uniti versassero in una situazione difficile, ma l'ammontare del debito nel Regno Unito e' da restare senza fiato.. siete diretti verso un'altra fase di credit crunch", ha dichiarato Keen agli ascoltatori britannici dell'evento promosso dalla London School of Economics.
In un appuntamento che e' andato presto esaurito, il direttore della trasmissione BBC Newsnight Paul Mason ha chiesto al suo ospite piu' prestigioso "Perche' l'economia e' immune alle leggi del progresso intellettuale?". La risposta laconica di Keen: "per la politica".

La dichiarazione piu' ad effetto e' stata sicuramente quella pragmatica secondo cui "Non c'e' bisogno degli economisti per avere un'economia. Ma c'e' bisogno di ingegneri per avere un ponte".

Durante il colloquio radiofonico si e' anche discusso di proposte concrete per scongiurare la recessione e del fatto che il settore finanziario ha creato ricchezza premiando un comportamento di tipo parassita. E' a quel punto che Keen, considerato uno degli economisti catastrofisti piu' espliciti, e' tornato su uno dei concetti piu' forti della sua teoria, secondo il quale "se si tiene in vita il settore bancario - nella sua forma parassita in cui si e' mutato - l'economia prima o poi ne soccombera'".

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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda ivanopino » 9 apr 2012, 21:21

La dichiarazione più ad effetto e' stata sicuramente quella pragmatica secondo cui "Non c'e' bisogno degli economisti per avere un'economia".

finalmente un economista intellettualmente onesto...e il giubileo del debito pare davvero l'unica soluzione logica nell'immediato... "mi piace" questo elemento :]
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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda MauroB » 12 apr 2012, 11:39

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Bce agita lo spettro di nuove misure austerity
di: WSI Pubblicato il 12 aprile 2012| Ora 10:15

Francoforte - I paesi dell'area euro dovranno tagliare i debiti pubblici a livelli "decisamente inferiori al 60 per cento" del Pil e questo "in molti paesi richiederà altri notevoli sforzi per un periodo prolungato". Questo, a causa del "contesto radicalmente mutato" dei mercati finanziari mondiali. E' quanto scrive la Bce, nella sezione dedicata alla sostenibilità del debito pubblico, contenuta nel suo ultimo bollettino mensile.

"Molti paesi avranno bisogno di conseguire avanzi (di bilancio) primari pari o superiori al 4 per cento del Pil", facendo riferimento al surplus prima delle spese per gli interessi sul debito.

L'istituto di Francoforte insiste sulla necessità di un maggiore rigore fiscale: "Per promuovere la fiducia, la crescita sostenibile e l'occupazione il Consiglio direttivo esorta i governi a ripristinare posizioni di bilancio solide e ad attuare riforme strutturali energiche. E' necessario onorare appieno gli impegni assunti nel quadro del Patto di stabilità e crescita e affrontare con determinazione i punti di debolezza in termini di competitivita'. Le autorita' nazionali devono dar prova della massima responsabilità per assicurare la sostenibilità dei conti pubblici, accrescere la capacità di aggiustamento dei mercati dei beni e servizi e del lavoro, incrementare la produttività e la competitività e garantire la solidità del sistema finanziario. In particolare, i paesi che hanno subito perdite di competitività di costo devono assicurare un aggiustamento salariale sufficiente e promuovere la crescita della produttività".

Riforme dunque strutturali, ulteriori diminuzioni del debito/Pil, in un contesto in cui le condizioni di salute europee portano il nome della recessione. I target dei debiti a un livello inferiore al 60% portano molti a pensare che un rigore di bilancio del genere comporterà di nuovo l'applicazione di misure di austerity, che si teme continueranno a flagellare ulteriormente la congiuntura dei paesi più deboli dell'area euro.

La stessa Bce afferma che "le prospettive economiche sono prevalentemente soggette a rischi al ribasso, che riguardano in particolare il rinnovato intensificarsi delle tensioni nei mercati del debito dell'area dell'euro e la loro potenziale propagazione all'economia reale dell'area e sono altresì connessi a ulteriori rincari delle materie prime". Ancora più preoccupante il commento sulle condizioni del mercato del lavoro, destinato ad attraversare "un ulteriore peggioramento nel breve termine".

Nel commentare le note dolenti dell'Eurozona che stanno facendo parlare particolarmente di sè negli ultimi giorni, ovvero Italia e Spagna, l'istituto sottolinea che il rialzo degli spread Italia e Spagna si è verificato "sullo sfondo di una riconsiderazione delle prospettive di crescita nell'area euro".

Ma è vero che l'Italia e anche la Francia, il Belgio, la Grecia, l'Olanda, il Portogallo e la Spagna, presentano per il 2012 un fabbisogno di rifinanziamento pubblico "particolarmente rilevante" e superiore al 20% del Pil. Lo rileva la Bce valutando le vulnerabilità "a un clima di fiducia negativo e a effetti di propagazione avversi".


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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda kasiacolagrossi » 4 lug 2012, 13:52

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La Bce taglierà i tassi?


Sulla scia dell'esito positivo del Consiglio europeo della scorsa settimana, che ha portato ad un timido accenno di una futura unione bancaria - e quindi una maggiore integrazione tra gli stati membri - il presidente della Bce Mario Draghi ha deciso che alla riunione prevista per giovedì prossimo tra la Bce e la Bank of England (BoE) taglierà i tassi di interesse. Per dare una boccata d'ossigeno agli investitori e restituirgli fiducia, in modo da garantire un'ulteriore possibilità per accedere al credito. Dopo l'apertura delle linee di credito per 1.030 miliardi dello scorso anno, le previsioni di taglio previste per giovedì saranno di 0,25 punti percentuali al nuovo record storico di 0,75% e si parla anche di un nuovo swap tra le principali banche mondiali, il tutto per far sì che la recessione che sta colpendo l'Eurozona si plachi.

Questa politica di abbassamento dei tassi di interesse della Bce, qualora fosse confermata, sarebbe un'azione necessaria per gli istituti bancari, in un periodo di carenza di liquidità, il cui accesso al credito della Bce sarebbe meno costoso, e più in generale in seguito alle situazioni economiche sempre più problematiche nell'area euro, emerse proprio durante il vertice della scorsa settimana. Vertice nel quale Draghi aveva annunciato un'intensificazione dei rischi, affermando inoltre di non contare molto sul canale dei tassi d'interesse per trasmettere gli impulsi della politica monetaria in un momento in cui i mercati sono semiparalizzati. Un taglio da parte dell'Eurotower che gli analisti di Société Générale avevano previsto già settimane fa, quando lo scorso 25 giugno hanno affermato - nelle parole di James Nixon, capo economista per l'Europa - che "la recessione sarà significativa e la situazione del credito è in deterioramento. Pertanto, per evitare shock, è possibile che la Bce decida di optare per un taglio di 50 punti base al costo del denaro".

Una politica che favorisce ancora più poteri al suo presidente, definito dal New York Times "il più potente tra le autorità non elette nel mondo democratico", sostenendo che queste nuove decisioni renderanno la Bce più simile alla Federal Reserve americana sulla vigilanza bancaria. Completamente differente da quella del suo predecessore, Jean-Claude Trichet, che ha sempre mantenuto una politica di austerità, dettata dall'aumento dei tassi di interesse verso quegli Stati con un elevato debito pubblico. Politiche rigorose ed estreme: è di qualche mese fa la dichiarazione di Trichet che vedeva nella bancarotta dell'Europa l'unica soluzione per salvare l'euro e successivamente appropriarsi delle politiche fiscali. C'è meno catastrofismo e - a detta degli analisti - maggiore ottimismo nelle manovre e nelle prese di posizione di Draghi, il "Machiavelli della moneta unica" secondo il Nyt, che al momento hanno influenzato positivamente anche i mercati: l'ipotesi di tagliare a breve il costo del denaro ha portato un segno positivo nelle borse del Vecchio Continente, in attesa della decisione che verrà presa giovedì.
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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda MauroB » 10 lug 2012, 14:11

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Germania: si va verso la bocciatura dell'ESM

di: WSI Pubblicato il 10 luglio 2012| Ora 09:46

La corte costituzionale pare propensa a bloccare la partecipazione del motore d'Europa al piano salva stati. Non potra' far altro che vietare che vengano imposte passivita' e debiti ai tedeschi.

I giudici della corte costituzionale tedesca di Karlsruhe. Si dovrebbe esprimere oggi sulla legalita' della partecipazione della Germania all'ESM.

New York - La corte costituzionale tedesca potrebbe bocciare lo schema di salvataggio studiato dall'Europa, stabiliendo che il sistema del fondo salva stati viola la legge nazionale tedesca.

Lo ha detto all'emittente Cnbc Robert Rennie, global head delle strategie sul valutario di Westpac Bank, spiegandone le ragioni.

"Ci stiamo avvicinando al punto in cui i tedeschi, e ovviamente la corte costituzionale che rappresenta la gente, ne avra' abbastanza", ha dichiarato l'analista nell'intervista.

Rennie e' convinto che i giudici della corte baseranno la propria decisione unicamente sull'esito di un'altra sentenza, pronunciata l'anno scorso, In quel caso la corte aveva vietare di imporre una passivita' o un debito su un numero sconosciuto di tedeschi.

"E' proprio come nel caso del fondo ESM che fa da garante per le banche spagnole: e' l'ESM o e' il governo che fa da garante? Se si conviene che e' il fondo ESM, allora il rischio ultimo pesa sulle spalle di tutta l'Eurozona e a quel punto per la corte costituzionale non rimarrebbe altro che vietare alla Germania di partecipare al progetto dell'ESM".

La Corte di Karlsruhe si riunira' oggi, martedi' 10 luglio, giorno in cui potrebbe gia' esprimere un giudizio.

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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda sandropascucci » 10 lug 2012, 18:11

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