BCE/€...dove si va?

..ovvero le puttanate ufficiali propagandate dal Sistema Mediatico di IGB
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Christian Tambasco

BCE/€...dove si va?

Messaggioda Christian Tambasco » 18 mag 2010, 13:06

articolo interessante quanto preoccupante

verifica anticipata dei piani di spesa...
eliminazione dell'obbligo di approvazione da parte dei 27...
e tanto altro ancora siori e siori :D

fonte: sole24ore Aiuti a tempo contro gli shock

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Aiuti a tempo contro gli shock
di Barry Eichengreen
Martedí 18 Maggio 2010

Le ultime settimane sono state le più incredibili (e importanti) negli undici anni di vita dell'euro. Prima è arrivata la crisi della Grecia, seguita dal piano di salvataggio europeo. Quando la crisi si è allargata al Portogallo e alla Spagna, è arrivato il piano da 720 miliardi di euro. Infine è arrivato il piano di acquisti (senza precedenti) di titoli di stato spagnoli, portoghesi, greci e irlandesi da parte della Bce. Tutto questo era inimmaginabile un mese fa.

Le due settimane sopra le righe dell'Europa sono state caratterizzate anche da previsioni incredibili (e sbagliate): la Grecia sarebbe stata cacciata dall'unione monetaria; Eurolandia sarebbe stata divisa in due tronconi, uno a Nord e uno a Sud; l'euro (e addirittura l'Unione Europea) sarebbe stato abbandonato al suo destino dalla Germania e sarebbe andato in frantumi.

Ma invece di chiamarsi fuori, i leader europei hanno raddoppiato la posta. Sono consapevoli che la loro scommessa avrà un costo enorme, qualora dovesse rivelarsi errata. Sono consapevoli che la loro carriera politica ormai è legata a questa grande scommessa. Ma sono consapevoli anche che avevano messo sul piatto troppe fiches per potersi ritirare dal gioco.
Chi pronosticava la fine dell'euro si è sbagliato perché non ha tenuto in debito conto gli aspetti politici. L'euro è il simbolo del progetto europeo. Jacques Delors, uno dei suoi architetti, una volta definì la moneta unica «il gioiello della corona dell'Europa». Abbandonarlo equivarrebbe a dichiarare fallito l'intero progetto di integrazione europeo.

È vero che i tedeschi sono furibondi per gli aiuti alla Grecia. È vero che Angela Merkel è la prima cancelliera tedesca del dopoguerra a essere nata dopo la Seconda guerra mondiale. Ma le sue idee e le sue azioni sono influenzate dalla società in cui vive, che a sua volta è influenzata da quella storia. E quello che vale per Merkel vale per l'Europa. Ecco perché i leader europei hanno ingoiato il rospo e hanno deciso queste misure senza precedenti.

Ma ora che hanno raddoppiato la posta, gli europei hanno il dovere di far funzionare l'unione monetaria. L'Europa ha banconote eccellenti, ha una Banca centrale eccellente. Ma manca degli altri elementi costitutivi di un'autentica unione monetaria. Ora deve crearli, e in fretta: e per fare una cosa del genere bisogna affrontare materie che in passato erano considerate off-limits.
Per prima cosa, l'Europa ha bisogno di un patto di stabilità vero, che sia fatto rispettare. Questo succederà di sicuro, perché la Germania insiste e non molla la presa. Secondo la proposta della Commissione europea, il patto rafforzato prevederà limiti al disavanzo più stringenti per quei paesi con un forte debito pubblico. Via tutte le eccezioni e le esenzioni. I governi dovranno consentire alla Commissione di vagliare anticipatamente i loro piani di spesa.

Secondo, l'Europa ha bisogno di mercati del lavoro più flessibili. Negli Usa, gli aggiustamenti avvengono anche attraverso la mobilità dei lavoratori. L'Europa non potrà mai essere come l'America da questo punto di vista, per via delle barriere linguistiche e culturali. Il vecchio continente, tuttavia, dovrà puntare sulla flessibilità salariale per potenziare la competitività delle sue aree meno sviluppate, e la flessibilità salariale non è una prerogativa che abbondi in Europa. Tuttavia, i recenti tagli agli stipendi del settore pubblico in Spagna e in Grecia dimostrano che l'Europa è capace di flessibilità salariale.

Terzo, l'area euro ha bisogno di una coassicurazione di bilancio. Ha bisogno di un meccanismo di trasferimenti temporanei in favore di quei paesi che hanno messo in ordine i loro conti pubblici, ma sono vittime di shock esterni.

Per mettere le cose in chiaro, non sono favorevole alla temuta (dalla Germania) "unione dei trasferimenti", cioè l'istituzione di trasferimenti ricorrenti a paesi come la Grecia. Sono favorevole a trasferimenti temporanei in favore di paesi quali la Spagna, che prima della crisi aveva i conti pubblici in ordine, ma poi è stata colpita dalla crisi dell'immobiliare e dalla recessione. Sono favorevole a un'assicurazione sui bilanci che viaggi nei due sensi.

Quarto: la zona euro ha bisogno di un autentico meccanismo di finanziamenti d'emergenza. Le emergenze non vanno affrontate caso per caso da 27 ministri dell'Economia che si affannano per trovare una soluzione prima dell'apertura dei mercati asiatici. E non è il caso che i leader europei, presi dalla disperazione, forzino la mano alla Bce perché risolva le cose. Devono esserci regole chiare sugli esborsi, su chi decide e su quanti soldi sono disponibili. Bisogna eliminare l'obbligo di ottenere l'approvazione di 27 parlamenti nazionali ogni volta che c'è la necessità di agire.

Quinto e ultimo: l'Europa ha bisogno di un sistema coerente di regolamentazione del settore bancario. Se la crisi greca è così complicata è anche perché le banche europee sono sottocapitalizzate, sovraindebitate e piene fino alla punta dei capelli di titoli di stato greci, cosa che esclude la possibilità di una ristrutturazione (e quindi di un alleggerimento) del debito greco. Tutto questo è avvenuto perché la normativa bancaria europea è ancora caratterizzata da una corsa al ribasso. La presunta soluzione, i "collegi" di regolatori, è inadeguata. Se l'Europa ha un mercato unico e una moneta unica, deve avere un unico regolatore del settore bancario.

È un programma molto ambizioso, qualcuno dirà irrealisticamente ambizioso. Ma è il programma che l'Europa deve portare a termine se vuole che la sua unione monetaria possa funzionare.

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sergioloy

Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda sergioloy » 18 mag 2010, 21:29

Secondo, l'Europa ha bisogno di mercati del lavoro più flessibili. Negli Usa, gli aggiustamenti avvengono anche attraverso la mobilità dei lavoratori. L'Europa non potrà mai essere come l'America da questo punto di vista, per via delle barriere linguistiche e culturali. Il vecchio continente, tuttavia, dovrà puntare sulla flessibilità salariale per potenziare la competitività delle sue aree meno sviluppate, e la flessibilità salariale non è una prerogativa che abbondi in Europa. Tuttavia, i recenti tagli agli stipendi del settore pubblico in Spagna e in Grecia dimostrano che l'Europa è capace di flessibilità salariale.

quanto la vogliono tirare ancora la corda?

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Lerda Michele
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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda Lerda Michele » 19 mag 2010, 11:01

Cvd...puntano alla formazione dello stato europeo, cosa che il maltrattato di Lisbona fa in parte, grazie alla crisi dell'area euro non sarà difficile operare un cambiamento definitivo...ovviamente tutto da pronostico NWO™
La vita è qui e ora il resto non conta!!!

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Umiltao

Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda Umiltao » 19 mag 2010, 14:48

Non direi. Puntano semplicemente a ottimizzare il Sistema-IGB©. A dirigere la riforma è come al solito la Germania che ha espliciti vincoli costituzionali di spesa pubblica antideficit.

Non ha senso in nessun caso avere una moneta unica con gente che fa quello che vuole e gente che usa il rigore. Tanto vale il liberi tutti.
Se parliamo del Sistema IGB©, la speculazione non colpisce mai la Germania ma sempre i cazzeggiatori di contorno, specie se piccoli. Emettendo Eurobond già coi Ministeri del Tesoro nazionali senza avere per forza quello europeo si risolverebbe il problema dello spread sui tassi tra i titoli di Stato emessi dai vari Paesi partecipanti all' Euro e l' eventuale cazzeggio di bilancio verrebbe spalmato su tutto l' Eurosistema in maniera uguale.
Ricordo che sia il cazzeggio di bilancio che il rigore sono armi a doppio taglio e/o monete con due facce: chi svaluta vende meglio e si fa comprare a buon mercato, chi rivaluta il contrario. Chi parla di rivalutazione solo come male e di svalutazione solo come bene o viceversa senza contestualizzare dimostra di aver capito ben poco.
La eventuale perdita di potere d' acquisto dei redditi è un altro discorso e compete a un' analisi molto più complessa.

E' sbagliato parlate di NWO, semmai parlerei di OWO (Old World Order), dato che c' è sempre il Sistema Debito di mezzo.
Il punto è che chi sceglie un dato sistema di funzionamento ha interesse in tutti i casi (anche per ego: io sono il più bravo e devo dimostrarlo) a far sì che la scelta venga implementata in modo ottimale.

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Umiltao

Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda Umiltao » 19 mag 2010, 15:00

Non so chi sia il più in pericolo nel caso di default di qualche Stato: se lo Stato stesso o la banca che ne possiede i titoli di debito...!

Ad Angela Merkel conviene salvare la Grecia sennò vanno a puttane i bilanci delle banche tedesche che si ritrovano con asset (attivo di stato patrimoniale) svalutati, anche perché la gente non è più così ignorante da ripetere l' acquisto di titoli di Stato spazzatura come nel caso dell' Argentina, titoli rifilati dalle banche commerciali per evitare le proprie insolvenze (default) o peggio fallimenti.

E non dimentichiamo quanto già rimarcato da Domè® nel thread sul debito pubblico: gli Stati possono in qualsiasi momento mandare a quel paese il portatore del loro debito, anche senza cambiare sistema monetario.

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sergioloy

Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda sergioloy » 19 mag 2010, 15:13

ambedue a mio avviso, ma sarebbe utile a svelare il giochetto. ovvero, che non sono i cittadini ad avere i titoli in mano,
e che i banchieri non governano il mondo come sorta di imperatori, trattasi di complicità del politico (molto spesso banchiere).

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domenico.damico

Bankitalia sterilizza la volatilità dei bond

Messaggioda domenico.damico » 19 mag 2010, 17:23

Eccolo lì, il provvedimento ad hoc.
Questi fanno il cazzo che vogliono con i bilanci, e questa ne è l'ennesima dimostrazione.
Troppa volatilità per i parametri che si sono dati...ed allora un sano provvedimento di sterilizzazione sistema tutti i bilanci delle banche.
E un'altra toppa è stata messa.


Bankitalia sterilizza la volatilità dei bond


!
Arrivano le norme per minimizzare gli effetti tellurici indotti nei bilanci bancari dalla crisi da debito pubblico in atto in Eurolandia e prevenire così «un'ingiustificata volatilità» patrimoniale, determinata da variazioni repentine nelle quotazioni dei titoli presenti nei portafogli trading.
La Banca d'Italia ha infatti varato ieri un provvedimento con il quale viene modificato il trattamento di vigilanza dei titoli di stato dei paesi dell'Unione europea, ai fini del calcolo del patrimonio prudenziale delle banche e dei gruppi bancari italiani. In base alla decisione adottata, spiega una nota di via Nazionale, le aziende di credito italiane potranno utilizzare un metodo che consente di neutralizzare gli effetti delle valutazioni sul patrimonio di vigilanza «limitatamente ai titoli emessi dalle Amministrazioni centrali di paesi Ue inclusi nel portafoglio "attività finanziarie disponibili per la vendita- AFS" (available for sale, ndr)».
Il provvedimento, che porta la firma del Governatore Mario Draghi, ricorda infatti che le attuali linee-guida emanate dal Cebs (Committee of european banking supervisors) contemplano due opzioni: una è quella che è adottata abitualmente dalla normativa di vigilanza italiana, con la quale si prevede di dedurre integralmente la riserva titoli netta negativa dal patrimonio di base (Tier one) e di includere la riserva netta positiva nel patrimonio supplementare (Tier 2) per un importo pari al 50% (si tratta del cosiddetto "approccio asimmetrico").
L'altra possibilità di imputazione a bilancio offerta alle banche dal Cebs è quella che permette di «neutralizzare completamente sia le plusvalenze che le minusvalenze che riflettono l'andamento delle variabili di mercato, come se i titoli fossero valutati al costo storico».
Ed è quest'ultima opzione, già adottata dai principali patesi Ue, che ieri è stata consentita da via Nazionale, perché, si spiega nel provvedimento di Vigilanza «in situazioni di forte turbolenza sui mercati come quelle registrate di recente sui titoli di stato, il meccanismo "asimmetrico", attraverso la deduzione delle minusvalenze, rischia di determinare una ingiustificata volatilità del patrimonio di vigilanza delle banche, per effetto di variazioni repentine di corsi dei titoli, non legate a durature variazioni del merito di credito degli emittenti».
L'esercizio di questa nuova scelta contabile, riferita ai soli titoli in portafoglio disponibili per la vendita, da parte delle banche italiane, potrà essere messo in atto «entro e non oltre il 30 giugno prossimo» dice il provvedimento. In pratica, la nuova normativa prudenziale sarà attuabile a partire dalle relazioni sui bilanci del primo semestre 2010; la sterilizzazione ai fini del patrimonio di vigilanza è selettiva, perché riguarda, solo i titoli di debito e di capitale detenuti nel portafoglio «disponibile per la vendita» e non si applica alle variazioni di valore connesse con l'impairment. Serve soltanto, in altri termini, a neutralizzare gli effetti degli andamenti di mercato avvenuti a partire dal 1° gennaio 2010; del resto, la prospettiva di brusche discese delle quotazioni dei titoli di stato dei vari paesi finiti sotto pressione nelle scorse settimane aveva spinto governi e operatori a interrogarsi sul fatto che le fluttuazioni in conto capitale dei bond incidono direttamente sul tier one e sul core tier one delle banche. «La Banca d'Italia si riserva di modificare la disciplina in relazione agli orientamenti che dovessero maturare a livello internazionale nell'ambito dei lavori per la revisione della disciplina prudenziale» sottolinea peraltro il comunicato di Palazzo Koch. In ogni caso, la normativa varata ieri resterà in vigore fino a che non si sarà realizzata una piena normalizzazione dei mercati.


http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLi ... fromSearch

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Umiltao

Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda Umiltao » 19 mag 2010, 21:53

strafottenza®
del resto, la prospettiva di brusche discese delle quotazioni dei titoli di stato dei vari paesi finiti sotto pressione nelle scorse settimane aveva spinto governi e operatori a interrogarsi sul fatto che le fluttuazioni in conto capitale dei bond incidono direttamente sul tier one e sul core tier one delle banche.


Si fanno tutti di coca alla grande.
Prima stabiliscono le regole di patrimonializzazione delle banche e poi si accorgono che la patrimonializzazione segue certe regole.

Che Sistema Bancario di merda.

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Christian Tambasco

Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda Christian Tambasco » 4 ott 2010, 16:32

fonte: laRepubblica Draghi: "La politica della Bce ha evitato
la perdita di un 1% di Pil in tre anni"


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Draghi: "La politica della Bce ha evitato
la perdita di un 1% di Pil in tre anni"

Il governatore ha anche parlato del rischio delle "banche zombie" e della necessità di non abbassare la guardia sulla via delle riforme, e ha invitato le banche a usare le agenzie di rating solo in aggiunta alle loro valutazioni

01 ottobre 2010

BRUXELLES - La politica monetaria espansiva della Bce e i bassi tassi di interesse hanno permesso all'Italia di contenere la contrazione del Pil che altrimenti "sarebbe stata molto maggiore". Così il governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, nel corso di una conferenza internazionale. Le stime della Banca d'Italia indicano che per il triennio 2008-2010 "si è evitata una caduta del pil pari a un punto percentuale".

C'è però anche un risvolto meno positivo. La grande quantità di liquidità assicurata dalle autorità monetarie europee per aiutare le banche a fronteggiare la crisi rischia di aver creato delle banche "zombie" che vivono solo grazie a questi flussi. "Ci sono diverse banche molto dipendenti dalla liquidità assicurata dall'eurosistema", ha spiegato Draghi, secondo il quale si tratta di "un problema che va affrontato non dalle autorità monetarie europee ma dalle autorità nazionali che devono identificarle e risolvere il problema con azioni coordinate con le exit strategies". Il rischio, secondo il governatore, è che "altrimenti avremmo quelle che si chiamano 'zombie banks' per un certo periodo di tempo".

Nel suo intervento alla riunione dell'Ecofin informale, dove ha illustrato le proposte che il Financial Stability Board (Fsb) si appresta a presentare al prossimo G20 di Seul, Draghi ha insistito sul fatto che "sulle nuove regole finanziarie bisogna andare avanti con la stessa risolutezza mostrata finora. Abbiamo adesso una regolamentazione finanziaria più uniforme rispetto a prima della crisi. La risolutezza mostrata dai regolatori per ottenere una serie concordata di regole - ha proseguito il presidente dell'Fsb - ha portato buoni risultati. Ed è con quella risolutezza che bisogna andare avanti".

L'invito di Draghi è in sintonia con le parole del presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, che ultimamente ha più volte messo in guardia da un rischio di rilassamento nell'azione riformatrice, ora che l'apice della crisi sembra alle spalle. "Certo, non si può cambiare tutto in una notte, i cambiamenti non possono essere istantanei", ha affermato il governatore di Bankitalia parlando ai ministri finanziari europei. Quindi ha sottolineato positivamente come si stia realizzando un'ampia convergenza su molti fronti, anche su quello delle nuove regole per le agenzie di rating e ha affermato in particolare come le banche non dovrebbero utilizzare in modo meccanico i loro giudizi, ma dovrebbero fare uso dei rating in aggiunta alle loro valutazioni.

Draghi ha poi confermato che l'Fsb presenterà ad ottobre le sue raccomandazioni "per risolvere il problema degli intermediari finanziari di rilevanza sistemica", vale a dire le banche troppo grandi per poter fallire.
In particolare, il presidente dell'Fsb ha spiegato come le banche più grandi dovranno innanzitutto avere una maggiore capacità di assorbire le perdite rispetto a quella prevista dalle norme di Basilea III. Lo potranno fare attraverso forme diverse: ogni singola autorità nazionale potrà scegliere la strada da seguire per aumentare il capitale degli istituti finanziari a carattere sistemico, evitando però il ricorso all'aiuto pubblico.

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Christian Tambasco

Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda Christian Tambasco » 18 ott 2010, 12:32

fonte: sole24ore Trichet promuove Draghi: durante la crisi Bankitalia ha tenuto la barra dritta

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Trichet promuove Draghi: durante la crisi Bankitalia ha tenuto la barra dritta
di Gerardo Pelosi
17 ottobre 2010

in Italia «il settore finanziario si è mostrato durante la crisi più resistente di altri e di questo mi congratulo». Jean-Claude Trichet, numero uno della Bce ripercorre nella sua lectio magistralis questa mattina alle giornate di studio del Centro Pio Manzù di Rimini tutte le tappe della crisi finanziaria fin dal 2007. Di fronte alla crisi globale, ha detto Trichet «tutte le banche centrali e anche la Bce hanno dovuto prendere decisioni che non avevamo trovato prima di allora in nessun manuale, decisioni da prendere in tempi brevissimi come quella di fornire liquidità in quantità illimitata e non solo a breve termine ma anche fino a un anno».

Crisi che hanno sollecitato risposte rapide ed efficaci anche da parte dei Governi. «Non tutti I Governi - ha aggiunto Trichet- hanno preso decisioni uguali ed alcuni hanno tratto vantaggio dal fatto di avere istituzioni finanziarie più resistenti». E' il caso, secondo il presidente della Bce, dell'Italia dove «il settore finanziario si è dimostrato essere più resistente e di questo mi congratulo». In particolare l'apprezzamento di Trichet è andato oltre che al settore privato alla Banca d'Italia che sotto la guida di Mario Draghi «è stata estremamente rigida nella propria capacità di supervisione e controllo sul sistema bancario».

Italia - I parametri per il rapporto debito/Pil esistono già e sono quelli di Maastricht. Lo ricorda il presidente della Bce Jean-Claude Trichet nel corso delle giornate internazionali del centro Pio Manzù di Rimini. «E' chiaro - aggiunge Trichet - che quei parametri devono essere oggetto delle nostre attenzioni come più volte affermato dalla Commissione Ue. Sono parametri che devono valere non solo per l'Italia che ha dato prova di reagire positivamente alla crisi finanziaria ma anche per altri Paesi che in futuro dovranno rientrare nei parametri del debito».

Per quanto riguarda le valute, Trichet dice di non avere novità al riguardo ribadendo che la estrema volatilità e il disallineamento sono fattori controproducenti per la stabilità. Comunque Trichet dice di avere apprezzato la recente dichiarazione delle autorità americane che si sono impegnate a un ruolo più forte verso le valute che registrano eccessive fluttuazioni. Relativamente alla Bce, Trichet torna a ricordare che l'ultima decisione del Consiglio esecutivo presa sui tassi ha ribadito che si tratta di misura appropriata perché in linea con il mandato iniziale dato al Consiglio di preservare la stabilità dei prezzi anche in futuro. E l'andamento dei prezzi ha rispettato le previsioni della Bce (+2,67 negli ultimi undici mesi).

Stress Test - «Il primo stress-test sopportato dall'economia e dalle finanza globali». Il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, definisce così la crisi economica da cui il mondo sta cercando di uscire e, intervendo alle giornate di Studio del Centro Pio Manzù, a Rimini, ha sottolineato che «per la prima volta abbiamo messo alla prova il rafforzamento delle interdipendenze delle economie e dei mercati». «Ciò che è successo» e i termini in cui è uccesso, che Trichet ha rapidamente ripercorso, "sono la prova che esiste un'economia globale, com un'altissima capacità di contagio».

Sempre a proposito della crisi, Trichet ha anche spiegato che la crisi del 2007 e del 2008 ha evidenziato «un ruolo fondamentale delle banche centrali», ma anche una «estrema fragilità dell'economia globale», che ha avuto una "evoluzione spontanea.
«È importante - ha detto Trichet - non trovarci più nella stessa situazione le nostre democrazie non reggerebbero un secondo stress. Per questo siamo obbligati a creare un sistema centrale molto più resistente».

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Umiltao

Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda Umiltao » 18 ott 2010, 13:44

«decisioni da prendere in tempi brevissimi come quella di fornire liquidità in quantità illimitata e non solo a breve termine ma anche fino a un anno»

«ma anche per altri Paesi che in futuro dovranno rientrare nei parametri del debito»

«Il primo stress-test sopportato dall'economia e dalle finanza globali»

«Ciò che è successo e i termini in cui è successo sono la prova che esiste un'economia globale, com un'altissima capacità di contagio»

«un ruolo fondamentale delle banche centrali»

«le nostre democrazie non reggerebbero un secondo stress. Per questo siamo obbligati a creare un sistema centrale molto più resistente».

= possiamo fare quello che ci pare e piace. Ma diciamolo, no?

• Jean-Claude: "Sì, ok, hai ragione, ma il popolino vuole che io stia qui a decidere al posto suo. Rassegnati che tanto sarà sempre così©."
○ Io: "E se tu parlassi invece molto più esplicitamente, il popolino capirebbe che può crearsi dal nulla il sistema che più gli conviene e dire «Caro Jean-Claude, o te ne vai o fai solo quello che diciamo noi»...?"
• Jean-Claude: "Per me no, non capirebbe mai, anche perché anche una volta capito la stragrande maggioranza se è con la pancia piena non si ribella e se è con la pancia vuota pensa a riempirla giorno per giorno, la massa è matematicamente destinata a morire di «tanto sarà sempre così©»...".
○ Io: "E va bene, ma tu sei un po' stronzo, ammettilo..."
• Jean-Claude: "In un mondo di stronzi anch' io ho il mio orticello da coltivare, e non è poca cosa nel mio caso. E se parlo sai cosa potrebbe succedermi. Parlerei solo se non avessi nulla da perdere. E sono proprio gli stronzi in piccolo a obbligarmi a fare lo stronzo in grande. Lamentati con i tuoi simili, non con me."
○ Io: "Grazie del consiglio..."

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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda sandropascucci » 18 ott 2010, 14:34

> • Jean-Claude: "In un mondo di stronzi anch' io ho il mio orticello da coltivare, e non è poca cosa nel mio caso.

detto anche: "che nn è poca cosa tra l'altro!!!"© (viewtopic.php?p=22934#p22934)
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sergioloy

Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda sergioloy » 21 ott 2010, 11:28

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Trichet boccia il nuovo patto di stabilità con le sanzioni rinviate di sei mesi

dal Sole24ore

21 ottobre 2010

Il presidente della Banca centrale europea, Jean-Claude Trichet,si è detto «contrario» al compromesso sul nuovo Patto Ue di stabilità e di crescita, trovato tre giorni fa dai 27 ministri finanziari della Ue e su cui la prossima settimana dovranno esprimersi i leader europei riuniti a Bruxelles. È quanto riporta oggi il Financial Times. Secondo il quotidiano britannico, Trichet avrebbe chiesto di inserire una nota, che esprime il suo dissenso, a margine della bozza di riforma del Patto che discuteranno i capi di Stato e di governo.


Trichet non è completamente d'accordo sulle nuove regole di disciplina fiscale per i Paesi dell'Eurozona messe a punto nel rapporto Van Rompuy e approvate dall'Ecofin lunedì. Come precisato da un portavoce dell'Eurotower «è vero che Trichet non è d'accordo su tutti gli elementi contenuti nell'accordo» e per questo «ha redatto una nota che spiega le sue obiezioni». Il compromesso raggiunto in sede Ue dà maggiori poteri alla Commissione europea in materia di sanzioni per deficit eccessivo.

Il Financial Times scrive oggi che Trichet ha chiesto, in sede di trattative, che venisse ritirato il compromesso raggiunto dai ministri delle Finanze perché non era inclusa nel testo una riga di riferimento alle sue obiezioni. In particolare, la Bce avrebbe obiezioni riguardo ai termini temporali (sei mesi di tempo ai Paesi in violazione perché si mettano in regola prima di affrontare qualsiasi sanzione) e vorrebbe invece sanzioni quasi automatiche, come richiesto da diversi esponenti della Bce

Riserve nei confronti dell'accordo, che dovrà essere approvato dai Capi di Stato e di Governo europei la prossima settimana, sono state espresse ieri anche da Juergen Stark, capo-economista della Bce sul Sole 24 Ore.


stiamo a vedere un po' cosa succede.

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Intervista a Stark sul patto di stabilità: Bce delusa, contro la crisi del debito servono misure forti

FRANCOFORTE. Jürgen Stark, 62 anni, è oggi membro del comitato esecutivo della Banca centrale europea; ma negli anni 90 fu tra i negoziatori del nuovo Patto di Stabilità. In questa intervista commenta a caldo la riforma del trattato appena decisa lunedì in Lussemburgo nel tentativo di rafforzare la disciplina di bilancio nell'Unione. Emerge una certa delusione per l'accordo raggiunto due giorni fa dopo mesi di negoziati.


Lei voleva che fosse depoliticizzata la procedura sul deficit-eccessivo: è contento del compromesso?

Non ho ancora visto il rapporto finale del gruppo van Rompuy e non posso commentare su qualcosa che non ho visto ancora. Se le notizie più recenti fossero confermate, i risultati sarebbero molto inferiori alle proposte della Commissione che prevedevano un automatismo più forte nell'applicazione delle sanzioni contro i paesi in deficit. I governi devono prendere azioni decise e adottare misure forti per rispondere alla crisi del debito sovrano.

Lei è quindi deluso.

Voglio essere molto chiaro: i politici devono imparare la lezione di questa crisi. Per assicurare un buon funzionamento dell'Unione monetaria, devono affrontare due questioni: da un lato le regole sulla finanza pubblica, e dall'altro un nuovo meccanismo di sorveglianza macroeconomica. L'indebolimento del Patto di Stabilità nel 2005 si è rivelato una delle cause della crisi del debito sovrano. Abbiamo bisogno di un salto quantico nella riforma del quadro istituzionale indispensabile per governare le politiche macroeconomiche e di finanza pubblica nella zona euro. Il Patto deve poggiare sull'applicazione di sanzioni quasi-automatiche contro i paesi in deficit eccessivo.

Come valuta il modo in cui si è deciso di trattare il problema del debito elevato?

Dobbiamo dare nuova enfasi al debito, e non solo al deficit. Da quando è stata creata la zona euro il debito è stato per molti versi ignorato o tralasciato. In alcuni paesi è rimasto sopra al 100% del Pil. Ciò non è sostenibile neppure in presenza di un deficit inferiore al 3% del Pil.

E per quanto riguarda la sorveglianza macroeconomica?

Dobbiamo monitorare il debito privato per identificare eventuali squilibri. In questo contesto bisogna fare attenzione, tra le altre cose, alle partite correnti e alla competitività dei prezzi dei singoli paesi.

Diventerà permanente un meccanismo di salvataggio dei paesi in difficoltà. Cosa ne pensa? C'è per caso il rischio di creare azzardo morale?

Se avremo regole di finanza pubblica credibili e che garantiscono la sostenibilità dei conti pubblici e se avremo un meccanismo di sorveglianza macroeconomica che corregge eventuali squilibri e vulnerabilità un sistema di risoluzione delle crisi si rivelerà inutile.

Alcuni governi europei credono che sia giusto dare spazio al debito privato per meglio valutare la situazione di un dato paese.

Credo che il debito privato possa essere utile nella sorveglianza macroeconomica, per contrastare l'emergere di squilibri finanziari all'interno della zona euro. Peraltro, i dati relativi agli ultimi anni mostrano che i debiti, privato e pubblico, si muovono spesso in tandem. Tenga presente per esempio che il debito totale italiano, pubblico e privato, è aumentato tra il 1999 e il 2009 dal 195 al 251% del Pil.

Passiamo alla politica monetaria. Alcuni osservatori temono che a questo punto con l'accelerazione della crescita economica il tasso di riferimento (oggi all'1%) sia troppo basso.

Considero la politica monetaria appropriata. Osservo però che con il recente miglioramento della situazione economica è diventata negli ultimi tempi più accomodante. Ci aspettiamo una crescita moderata nei prossimi mesi. Ci sarà un rallentamento in questa seconda parte dell'anno, ma che non deve essere oggetto di eccessive interpretazioni.

In Germania il governo ha dato il suo assenso per un aumento dei salari più generoso che in passato. E' una novità politica. Come reagisce?

Anch'io ho notato questa novità, rimanendone sorpreso. Non sta a me intervenire sulle contrattazioni salariali. Mi limito a osservare che la ripresa economica è molto disuguale da settore a settore, tale da non giustificare incrementi salariali a tappeto. Non dimentichiamoci che l'attività economica è ancora a un livello inferiore a quello precedente la crisi.

C'è chi parla di troppa liquidità e della possibilità di creare nuove bolle. L'oro per esempio è ai massimi storici: è una bolla o riflette la paura di inflazione?

A proposito dell'aumento dell'oro, questo riflette probabilmente il desiderio degli investitori di cercare la sicurezza in un contesto di incertezza. Non vedo per ora segnali di una bolla. Ma dobbiamo monitorare da vicino questa situazione e capire se stiamo assistendo a una nuova corsa a rendimenti generosi. Il consiglio direttivo è pienamente consapevole dell'analisi effettuata dalla Banca per i regolamenti internazionali che qualche settimana fa ha messo l'accento sui rischi che tassi d'interesse bassi e misure straordinarie di liquidità rimangano in essere più del necessario. La Bri ha fatto notare che la corsa a rendimenti generosi da parte degli investitori ha già avuto un impatto sui prezzi delle attività finanziarie.

In questo contesto, il presidente della Bundesbank Axel Weber ha detto che il tasso di riferimento dovrebbe essere rialzato prima piuttosto che dopo. Lo stesso ha detto sulle generose operazioni straordinarie di rifinanziamento. Lei cosa ne pensa?

Attualmente, la posizione di politica monetaria è appropriata. Ciò detto, voglio precisare che abbiamo sempre la possibilità di cambiare la nostra posizione di politica monetaria, anche senza avere eliminato del tutto le misure straordinarie di liquidità. Per quanto riguarda le operazioni di rifinanziamento a tre mesi al tasso fisso e ad ammontare illimitato previste fino a gennaio, decideremo molto probabilmente nella nostra riunione di dicembre se continuarle o meno. Sarà una scelta che dipenderà totalmente dai dati che avremo a disposizione in quel momento.

Il presidente Weber è stato anche molto critico dell'acquisto di obbligazioni da parte della Bce. Ha spiegato che andrebbe sospeso subito e permanentemente.

Questa decisione è stata presa dal consiglio in maggio. E' una misura per sua natura temporanea che continueremo finché sarà necessaria. E' stata decisa per aiutare a calmare i mercati ed evitare un blocco nella trasmissione della politica monetaria. La settimana scorsa l'Eurosistema non ha acquistato titoli sul mercato: assistiamo quindi a un certo miglioramento della situazione, anche se c'è ancora incertezza.

Il presidente della Bundesbank è sempre più critico delle posizioni della Bce. Come spiega questo atteggiamento?

E' normale che ci siano valutazioni diverse all'interno del consiglio direttivo, che ha 22 membri presto 23, ma l'organismo deve parlare con una sola voce dopo aver valutato con attenzione i pro e i contro di una decisione. Le discussioni del consiglio devono avvenire in privato, non in pubblico. Dobbiamo evitare di interferire nei mercati funzionanti. In qual caso il programma di acquisto di obbligazioni diverrebbe quasi uno strumento a sostegno delle politiche di spesa. Questa non è certo l'intenzione del consiglio.

In altri paesi, come il Giappone o gli Stati Uniti le iniezioni di liquidità dovrebbero servire a sostenere l'economia. Lei cosa ne pensa?

Alcuni economisti sostengono che queste misure possano aiutare l'economia, almeno nel breve termine. Io credo che in ultima analisi possano modificare solo le variabili nominali non quelle reali. C'è molta liquidità nel sistema economico mondiale. Potrebbe non essere un problema a livello nazionale, ma potrebbe diventarlo nel tempo a livello globale.

Nel contempo queste iniezioni di liquidità potrebbero indebolire alcune monete a danno dell'euro. C'è chi parla di guerra valutaria. Non ci sono rischi per la valuta unica?

L'espressione guerra valutaria non mi piace. Mi rendo conto però che c'è il rischio di assistere a una corsa al protezionismo. Sarebbe deleteria, come dimostra l'esperienza degli anni 30. Il nostro compito è di sostenere lo spirito di cooperazione internazionale nato subito dopo lo scoppio della crisi. E mi aspetto che questo spirito caratterizzi i dibattiti al prossimo G-20.

Un'ultima domanda visto che questa settimana si celebra la giornata della statistica. Si discute molto del fatto che i dati sul Pil non riflettono bene il quadro economico di un paese. Lei cosa ne pensa?

Ogni tanto riemerge l'idea di creare una nuova statistica più affidabile, più omnicomprensiva. La crisi avrà un impatto sulla crescita a lungo termine ed ecco che riemergono queste discussioni, quasi ci fosse il desiderio di mostrare una situazione migliore di quella reale. E' vero che il dato sul Pil non ci dice tutto su una data situazione economica, ma è bene o male un indicatore comparabile e accettato a livello mondiale, per ora l'unico che dia un quadro sufficientemente ampio.

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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda mr.spyder » 9 dic 2010, 15:06

!
Fisco in ordine sparso e l'euro paga dazio

Questo articolo è stato pubblicato il 09 dicembre 2010 alle ore 06:39.

«Professore, è vero che in questa grande crisi abbiamo visto il trionfo della moneta fiduciaria?». «Yes, but... se vale quello che ho appena detto!». Cosa aveva detto Ben Bernanke di tanto importante per una moneta fiduciaria lo scorso maggio a Tokyo? «Indipendenza della banca centrale, trasparenza e responsabilità» il titolo del suo intervento. È proprio nel legame fra l'indipendenza della banca centrale e la fiducia nella moneta che si possono capire le differenze fra Fed e Bce, e l'urgenza di avere una politica fiscale comune che rafforzi la fiducia nell'euro e permetta di traghettare l'Europa tutt'intera fuori dalla crisi.
Un sistema di moneta fiduciaria si fonda semplicemente su carta straccia che ha valore solo perché si ha fiducia che lo possa avere. Il "Grande Salvataggio", dopo la crisi finanziaria, ha rappresentato il trionfo della moneta fiduciaria. In un sistema di moneta fiduciaria, non c'è limite a quanta moneta si può stampare, l'unico è la fiducia stessa. I paesi che non riescono a sconfiggere le crisi finanziarie con la propria moneta sono quelli in cui non c'è una buona moneta fiduciaria, come nelle crisi dell'America Latina e dell'Asia dell'Est nei decenni passati. Tanto è vero che quei paesi sono afflitti dal peccato originale di poter prendere a prestito solo in valuta estera, perché nessuno si fida della loro moneta.
La fiducia non è cosa scontata ma va conquistata sul campo difendendo la stabilità dei prezzi, garanzia ultima del valore della moneta nel tempo. L'indipendenza della banca centrale è fondamentale per questo. Come diceva David Ricardo, se si lasciasse il potere di stampare moneta ai governi senz'altro ne abuserebbero. Oggi, tuttavia, il concetto d'indipendenza più rilevante è quella strumentale, cioè la capacità di poter utilizzare anche strumenti non ortodossi per obiettivi di breve periodo, come la stabilità finanziaria, che sono a loro volta funzionali per raggiungere la stabilità dei prezzi nel lungo periodo. Ma l'allineamento fra obiettivi di breve e di lungo è cosa delicata, così come lo sono gli acquisti dei titoli di stato. Se i governi prendono le garanzie offerte dalla banca centrale come un invito a essere irresponsabili e spendere di più, la politica fiscale può minacciare la stabilità dei prezzi e mettere in pericolo la fiducia nella moneta. La sostenibilità di lungo periodo dei bilanci pubblici è condizione indispensabile perché questo non avvenga.Dollaro e euro hanno diversi gradi di forza come monete fiduciarie semplicemente perché la Fed ha di fronte a sé una e una sola politica fiscale, con un'ottima storia di credibilità nel rientrare da percorsi insostenibili, mentre la Bce fronteggia tante e fin troppe politiche fiscali senza grande reputazione. Non è una sorpresa che ogni volta che Trichet agisce con strumenti non convenzionali è costretto a sollecitare i governi verso maggiore rigore - e da subito - dal momento che non si può fidare delle loro promesse di lungo periodo. Rigore che peggiora anziché migliorare la situazione.
Una politica monetaria in queste condizioni non è completamente indipendente. Nella crisi di debito oggi, che è anche crisi dell'economia reale, c'è bisogno di politiche monetarie e fiscali espansive che siano però ancorate alla stabilità dei prezzi e alla sostenibilità dei debiti nel lungo periodo. Mancando queste ancore, vengono a mancare gli strumenti di politica economica per uscire dalla crisi.
Dobbiamo quindi dare ragione al mondo anglosassone che vede nella moneta unica un fallimento e concludere che l'euro è una moneta fiduciaria debole? Se lo fosse, tutti gli interventi della Bce nel mercato dei titoli di stato provocherebbero l'effetto contrario di creare panico anziché rassicurare i mercati. Senza l'euro, la Grecia e l'Irlanda avrebbero fatto la fine dell'Argentina. La fiducia nell'euro è invece la novità più preziosa, non scontata, di questa unione, fiducia che va ulteriormente rafforzata. La strada dell'integrazione fiscale, del consolidamento dei debiti a livello europeo, l'unica da perseguire.


http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2010-12-09/fisco-ordine-sparso-euro-063925.shtml?uuid=AYe28AqC

in neretto le parti "salienti" che tradotte suonano come:
noi facciamo quello che ci pare e voi DOVETE avere fiducia...
...alternative:NESSUNA!

!
c'è bisogno di politiche monetarie e fiscali espansive che siano però ancorate alla stabilità dei prezzi e alla sostenibilità dei debiti nel lungo periodo.

e come??visto che:
!
ogni volta che Trichet agisce con strumenti non convenzionali è costretto a sollecitare i governi verso maggiore rigore - e da subito - dal momento che non si può fidare delle loro promesse di lungo periodo.


:shock: :? :shock: :?
Antonio Prezia, detto spyder... anche se non è importante chi sei,ma cosa vuoi fare per cambiare il mondo.

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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda mr.spyder » 17 feb 2011, 15:25

!
Trichet: i debiti europei non vanno ristrutturati

Questo articolo è stato pubblicato il 07 febbraio 2011 alle ore 15:50.

Lo European Systemic Risk Board (Esrb) - la nuova autorità Ue di vigilanza macro-economica presieduta dal presidente della Bce Jean-Claude Trichet - verificherà ogni tre mesi l'esistenza o meno di rischi sistemici che minacciano la stabilità finanziaria della zona euro e dell'intera Ue. Lo ha detto lo stesso Trichet nel corso di un'audizione al Parlamento europeo. I conti pubblici di Grecia e Irlanda vanno risanati secondo i piani concordati con la Ue secondo Trichet, ma questo non può comportare anche una ristrutturazione dei loro debiti.

«Faremo verifiche sul sistema finanziario della Ue ogni trimestre», ha affermato Trichet, ricordando anche come l'Esrb, pur potendo lanciare allarmi ed emettere raccomandazioni, non ha poteri vincolanti: «Dovremo avere un linguaggio convincente e costruire la nostra credibilità nel corso del tempo».

Nel corso dell'audizione all'Europarlamento Trichet ha detto che «la missione dell'Esrb ha un ampio raggio, copre non solo le banche ma tutti gli intermediari finanziari, prodotti, mercati e infrastrutture che possono suscitare preoccupazioni per la stabilità finanziaria a livello europeo».

Trichet ha rilevato come allarmi preventivi e raccomandazioni dell'Esrb non comportino obblighi per chi li riceve «per decisione del Parlamento e del Consiglio», di conseguenza «deve parlare in modo convincente e costruire la propria credibilità nel tempo». Per le raccomandazioni é previsto un meccanismo specifico fondato sul principio del rispetto della raccomandazione «o della spiegazione del motivo per cui non viene rispettata». Trichet ha indicato che l'Esrb é "pienamente determinato a essere all'altezza della missione". Attualmente sta lavorando alle modalità con le quali saranno definiti gli allarmi preventivi e le raccomandazioni per porre rimedio a situazioni che possono mettere a rischio la stabilità finanziaria. Fondamentale sarà la cooperazione tra le tre nuove Autorità di vigilanza Ue (Borse, banche e assicurazioni) e l'Esrb.

http://www.ilsole24ore.com/art/finanza- ... 4446.shtml

chevorrdì?

il top?...il banner pubblicitario a metà articolo:
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gnientegnente che hanno visto IGB sul cofano del Sbus©???
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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda MauroB » 21 feb 2011, 21:56

(ANSA) - ROMA, 21 FEB - La Bundesbank boccia l'ipotesi di dotare il fondo salva-stati europeo, lo European Financial Stability Facility, del potere di comprare titoli di Stato sul mercato. Lo si legge nel bollettino mensile della banca centrale, secondo cui l'ipotesi di riacquisto dei titoli sul mercato secondario da parte dello Efsf (che dal 2013 sara' sostituito dallo European Stability MEchanism, o Esm) sarebbe ''un ulteriore, e poco trasparente, trasferimento di fondi fra governi''.

:lol: :lol: :o

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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda kasiacolagrossi » 21 feb 2011, 23:13

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche ... 31887.html

!
Weber: Paesi indebitati,peggio arrivera'
Cosi' presidente uscente Bundesbank e membro del direttivo Bce
21 febbraio, 20:19

(ANSA) - ROMA, 21 FEB - Per i Paesi europei in crisi a causa del debito troppo elevato, il peggio deve ancora arrivare. Lo dice Axel Weber, presidente uscente di Bundesbank e membro del consiglio direttivo della Bce. ''Facendo il paragone con una maratona, i Paesi problematici hanno fatto finora forse i primi 15 km''. Per Weber, le vere difficolta' arriveranno quando i detentori privati del debito pubblico - banche, fondi e aziende - saranno chiamati ad assumersi la propria quota di perdite sul capitale investito.
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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda Christian Tambasco » 22 feb 2011, 9:30

le vere difficolta' arriveranno quando i detentori privati del debito pubblico - banche, fondi e aziende - saranno chiamati ad assumersi la propria quota di perdite sul capitale investito


chissà perché ho il sentore che a preoccuparsi dovranno essere i fondi e le aziende...

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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda sandropascucci » 22 feb 2011, 9:43

com'è che non parla di famiglie?

beppE grill0 dice che il debito pubblico lo abbiamo con noi stessi..

mica starà mentendo?!?
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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda domenico.damico » 22 feb 2011, 14:47

Secondo me si preoccupano anche le Banche invece, perché si è delineato la situazione che rende necessario un salto di paradigma; e proprio in virtù di questa loro preoccupazione verranno proposte soluzioni estreme e definitive.

Incideranno ancora una volta in maniera massiccia nei quadri normativi dei paesi sovrani, come hanno sempre fatto nel corso degli ultimi 200 anni.

I passaggi epocali però sono delicati per tutti, e anche il vertice bancario/finanziario deve gestirli in maniera chirurgica.
Certamente tutto è più facile se le persone (e tra queste, i più colpevoli, le avanguardie intellettuali) non possono/vogliono capire, e continuano inebetite a "godersi" lo spettacolo.

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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda MauroB » 22 feb 2011, 21:19

Economia Percorso:ANSA.it > Economia > News Crisi: Bce, focus su alti debiti
Evitare vie di fuga da regole bilancio Ue
22 febbraio, 17:18

(ANSA) - ROMA, 22 FEB [background=]La riforma della governance economica Ue dovrebbe concentrarsi sui Paesi dell'area euro con grossi deficit correnti, significative perdite di competitivita' e alti livelli di debito pubblico e privato'.[/background] Lo scrive la Bce in un'opinione formale sulle proposte di riforme della COmmissione Ue.[background=] Nel riformare la governance economica europea bisognerebbe - secondo la Bce - eliminare le 'clausole di fuga' che hanno permesso di aggirare le sanzioni per i Paesi in eccesso di deficit o debito pubblico.[/background]

:o :o :!: :lol: :lol: :lol:

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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda kasiacolagrossi » 22 feb 2011, 21:23

si riscuote? (vie di fuga... :lol: )
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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda MauroB » 8 mar 2011, 13:12

Bankitalia: più prestiti, meno soldi
Aumentati del 5% a gennaio, a fronte del calo sui depositi dell' 1,7%
08 marzo, 10:22

ROMA - Piu' prestiti bancari e meno soldi sul conto corrente. A gennaio sono aumentati del 5%, su base annua, i prestiti richiesti dalle famiglie, mentre sono calati dell'1,7%, sempre su base annua, i depositi dell'intero settore privati, che include anche le famiglie. Sono i dati contenuti nel supplemento ''Moneta e Banche'' della Banca d'Italia, diffuso oggi, che ricorda anche come a giugno le banche abbiano inserito nei prestiti alcune operazioni di cartolarizzazione.

BALZO TASSI PRESTITI FAMIGLIE,CALO IMPRESE - Mutui e prestiti piu' cari per le famiglie a gennaio, mentre gli interessi riconosciuti sui conti correnti registrano una lieve limatura dallo 0,36 allo 0,35%. E' quanto emerge dalle elaborazioni della Banca d'Italia contenute nel bollettino ''Moneta e Banche'', dal quale risulta invece che i prestiti oltre un milione di euro per le societa' non finanziare hanno segnato una riduzione (dal 2,56 al 2,36%). Per le famiglie, invece, i tassi sul credito al consumo sono saliti di quasi mezzo punto all'8,78% dall'8,33% di dicembre, e per i mutui dal 3,18% di fine 2010 al 3,36% di inizio 2011. Per i mutui e' il livello piu' alto almeno dal dicembre 2009.

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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda Christian Tambasco » 1 apr 2011, 8:09

fonte: sole24ore Bce pronta a nuovi prestiti all'Irlanda

::
Bce pronta a nuovi prestiti all'Irlanda
di Vittorio Da Rold e Leonardo Maisano
27 marzo 2011

di Vittorio Da Rold
Jean-Claude Trichet non abbandona gli istituti di credito e prevede nuova liquidità alle banche europee, a Dublino in particolare. La Bce sta studiando i ritocchi finali a un nuovo piano di aiuti per garantire liquidità aggiuntiva alle banche europee in difficoltà, a partire dal quelle irlandesi. Lo rivelano fonti vicine all'operazione, secondo le quali il piano, che prevede tempi più lunghi per i rimborsi dei prestiti, verrà «confezionato su misura per le banche irlandesi».

Le nuove agevolazioni della Bce per le banche verranno rese note la settimana prossima, dopo i risultati degli stress test delle banche irlandesi, risultati su cui gli operatori non fanno troppo affidamento. Il meccanismo andrà a sostituire l'Ela (Emergency Liquidity Assistance) che la banca centrale irlandese garantisce alle banche e somiglierà al Smp, lo strumento adottato dalla Bce per l'acquisto di bond governativi, il piano lanciato nel maggio scorso che interviene quando mancano acquirenti per i bond governativi. In pratica la Bce compra sul mercato secondario titoli del debito pubblico dei paesi in difficoltà, facendo risalire i rendimenti. Finora è stato usato soprattutto per i bond di Grecia, Irlanda e Portogallo. Questo nuovo strumento (che ha provocato le dimissioni dell'ex governatore della Bundesbank, Alex Weber) di aiuti per le banche sarà posto sotto il controllo del consiglio direttivo della Bce, che deciderà di volta in volta le condizioni dei prestiti.

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Bce verso nuovo piano di aiuti salva banche a partire dall'Irlanda
Il vertice di Bruxelles: correzione sui debiti oltre lo 0,5% del Pil - I mercati per ora si accontentano
Vedi tutti » La Banca centrale europea ha in programma di dare un finanziamento a medio termine per le banche irlandesi alleviando la crisi in Irlanda, ma il prestito non risolverà il problema fondamentale della trappola del debito di Dublino.

Il primo ministro Enda Kenny può trarre un sospiro di sollievo per la decisione di Francoforte, ma ha ancora bisogno dell'Europa per tagliare i costi e prolungare la durata di un piano di salvataggio controverso Ue-Fmi poiché gli investitori devono essere ancora convinti che l'Irlanda non è a rischio default.

«È positivo per il debito sovrano ed è positivo per le banche, ma c'è ancora molto lavoro da fare», ha detto Oliver Gilvarry, capo della ricerca presso Dolmen Securities.
«Lo Stato deve ancora affrontare anche altri problemi. Il tasso di interesse e la durata del pacchetto di aiuti Ue e Fmi deve ancora essere esteso».

Gli stress test mostreranno che le banche irlandesi hanno bisogno di circa 25 miliardi di euro, poiché il debito sovrano si è quadruplicato a quasi il 100 per cento del Pil. Sopra questa soglia i paesi fanno fatica ad uscire dal circolo vizioso del pagamento degli interessi e rinnovo dei Tresury bill in scadenza.
Il nuovo piano della Bce, che dovrebbe essere presentato la prossima settimana dopo gli esiti degli stress test, dovrebbe rassicurare gli investitori che le banche irlandesi non dovranno portare i libri in tribunale.

Le cifre parlano chiaro. Il piano della Bce è un piano "su misura" per le banche irlandesi che dipendono dai finanziamenti della banca centrale per sopravvivere dopo che gli aiuti Ue e Fmi non sono riusciti a ripristinare la fiducia in un settore messo in ginocchio dai prestiti facili sui mutui.
Dopo i declassamenti di rating e più severi requisiti di garanzia, le banche in Irlanda avevano ottenuto prestiti di 117 miliardi di euro, pari a oltre il 25% di tutti i prestiti della BCE, il mese scorso.

Il piano della Bce è un piano "su misura" per l'Irlanda ha confermato il premier Kenny. In cambio di cosa? In cambio, il governo dovrà abbandonare la minaccia di infliggere perdite su alcuni detentori di obbligazioni in banche irlandesi, scelta a cui si oppone Francoforte a causa del rischio contagio. «Penso che questo accordo potrebbe diminuire la paura di una ristrutturazione del debito», ha detto Gilvarry.

L'Irlanda spera che l'ultima serie di prove di stress bancari, condotta sotto il controllo di Fmi, Bce e gli esperti indipendenti e con una soglia elevata di capitale minimo, saprà convincere gli investitori che non ci sono brutte sorprese dietro l'angolo.
In Irlanda le banche, molte delle quali sotto il controllo governativo, hanno già "ingoiato" 46 miliardi di euro in capitale dello Stato pur avendo superato gli stress test europei dello scorso anno.

Il debito dell'Irlanda è arrivato a toccare il 125 per cento del Pil entro il 2013, secondo stime Fmi. Anche versando 25 miliardi di euro, di cui 17,5 miliardi di euro presi dal fondo pensione pubbliche d'Irlanda, nelle banche, il piano metterà a dura prova un paese il cui Pil è diminuito dell'1 per cento l'anno scorso.

Con l'Irlanda che lotta per uscire da una delle peggiori recessioni del mondo industrializzato e a metà strada di un piano di tagli selvaggi, il premier Kenny è sotto pressione, politicamente e finanziariamente per ottenere concessioni da parte dell'Europa.
Il tasso medio al 5,8% in Europa per gli 85 miliardi di euro di prestiti Ue-Fmi è visto come una penalizzazione dell'Irlanda.
Ma Francia e Germania si rifiutano di offrire tutte le concessioni senza che Dublino ceda a sua volta sul suo tasso di tassazione delle società. L'aliquota del 12,5% è considerata la pietra angolare della politica industriale in Irlanda e uno dei fattori chiave della sua economia dalle esportazioni.

Se Kenny cedesse alle richieste francesi e tedesche, lui e il suo nuovo esecutivo sarebbero considerati come un fallimento indipendentemente da ciò che l'Europa dovesse offrire. Una situazione davvero difficile.

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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda sandropascucci » 1 apr 2011, 9:41

> Jean-Claude Trichet non abbandona gli istituti di credito..

mavvaffanculo!
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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda domenico.damico » 11 apr 2011, 16:59

ED ECCO LA NUOVA TROVATA:

IL SALVATAGGIO OBBLIGATORIO!

!
DOPO IL CASO PORTOGHESE BRUXELLES VUOLE EVITARE CHE RAGIONI DI POLITICA INTERNA RALLENTINO LE DECISIONI RENDENDO PIÙ ONEROSI I «BAIL-OUT»
La Ue punta al salvataggio obbligatorio
La Commissione studia una proposta per imporre l'intervento del fondo salva-Stati
di MARCO ZATTERIN


La principale lezione della crisi portoghese, terzo e ultimo (si auspica) intervento del fondo anticrac dell’Eurozona, è che in futuro bisognerà evitare che i salvataggi siano decisi dai diretti interessati. Sollecitata da numerosi stati, la Commissione Ue ha deciso di presentare «nel giro di qualche settimana» una proposta «che disciplini la possibilità di costringere un paese debole a chiedere aiuto all’Ue» per evitare la bancarotta. Nel caso di Lisbona, come quello greco e irlandese, ragioni di politica nazionale hanno rinviato le scelte creando margini per gravi ripercussioni sull’intero club della moneta unica. I dettagli sono tutti da definire, ma l’intenzione di Bruxelles è quella di avere l’impianto in vigore già all’inizio del 2013.

Certo non sarà facile, è una questione delicata che sconfina nell’insidioso territorio della sovranità nazionale e potrebbe essere senza difficoltà etichettata come un’indebita intrusione nelle politiche degli stati membri. Nei due giorni di colloqui informali che nel castello di Godollo i ministri hanno approvato l’avvio del meccanismo destinato a rifinanziare il Portogallo «per circa 80 miliardi» e poi si sono chiesti se avessero potuto fare altrimenti. Dal presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, a quelle della Bce, Jean-Claude Trichet, si è capito che una mossa anticipata dei lusitani sarebbe stata una buona idea. L’Eurotower ha persino ammesso di aver fatto precise pressioni perché il premier dimissionario Josè Socrates lanciasse l’sos.

La Commissione proverà a risolvere il rompicapo delle responsabilità delle capitali nei confronti dei partner dell’euro. L’idea del commissario all’Economia, Olli Rehn, risulta essere quella di profittare della «mini riforma» del Trattato richiesta per rendere permanente il Fondo salva-Stati (Efm) dal 2013 per aggiungere una qualche clausola che consenta ai paesi sani di «consigliare caldamente» ai chi sia in difficoltà di tendere la mano e chiedere l’aiuto che l’Europa può dare. Questo, nel nome della stabilità collettiva che una singola tempesta può minare.

Sotto il sole ungherese ieri c’erano volti distesi per la positiva accoglienza che i mercati hanno tributato all’avvia dello studio del piano portoghese da varare in maggio. Qualche preoccupazione, comunque, si è vista sul fronte della congiuntura, definita «positiva, sebbene ancora incerta», dal finlandese Rehn. «La ripresa nell’Eurozona continua, però ci sono rischi legati alla situazione in cui versano alcuni segmenti dei mercati finanziari e all’impatto sulla crescita sia delle crisi in Nord Africa sia del dramma giapponese», ha avvertito Trichet, che poi ha ammesso che «il livello della disoccupazione è ancora inaccettabile». Mentre parlava, la capitale ungherese era invasa da migliaia di donne e uomini scesi in piazza pacificamente per invocare lavoro e sicurezza per il futuro. Due concetti che il passare del tempo rende sempre meno scontati.


Fonte: http://www3.lastampa.it/economia/sezion ... tp/397275/

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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda sandropascucci » 11 apr 2011, 17:29

una colonna di profughi lungo la strada.. per lo più contadini e allevatori..
una mucca cade e si rompe una zampa..
passa l'ufficiale SS e gli spara: "io no potere fedére essere fifente soffriren"

più avanti un carretto si ribalta e l'asinello rimane sotto di esso..
arriva l'ufficiale e BANG: "io no potere fedére essere fifente soffriren"

un ragazzo in bicicletta sbanda e cade nel fosso rompendosi tutte e due le gambe, esce fuori e alzando le mani al cielo:
"che culo non mi sono fatto niente, NON MI SONO FATTO NIENTE!!"
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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda sandropascucci » 11 apr 2011, 17:34

domenico.damico ha scritto:Dal presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, a quelle della Bce, Jean-Claude Trichet


dai

Immagine
miiii non ci posso credere!! i miei jean-claude preferiiiiiiiiiiiiti
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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda mr.spyder » 11 apr 2011, 19:58

Antonio Prezia, detto spyder... anche se non è importante chi sei,ma cosa vuoi fare per cambiare il mondo.

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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda MauroB » 17 apr 2011, 10:07

:mrgreen: per me ce drogano tutti..col gassssssssssse...
esilarante, gas incolore, di sapore dolciastro, usato come blando anestetico
:mrgreen:
La Nato in Libia ormai è (quasi) senza munizioni. Ecco perché
di Gianandrea GaianiCronologia articolo16 aprile 2011Commenta
In questo articoloMedia

Argomenti: Air | John Pike | Global | Nato | Anders Fogh Rasmussen | Libia | Storm Shadow | Europa
Questo articolo è stato pubblicato il 16 aprile 2011 alle ore 17:59.
.
Più che una notizia pare una barzelletta.
Dopo meno di un mese di guerra aerea a bassa intensità contro gli obiettivi militari libici le forze aeree della Nato sono ormai senza munizioni di precisione. Un problema in più che si aggiunge alla cronica carenza di jet per l'attacco al suolo considerato il fallimento del vertice alleato di Berlino nel quale il segretario generale, Anders Fogh Rasmussen, sperava di convincere almeno una parte di 22 Paesi alleati ad affiancare i soli sei che si impegnano nei raid.

Fonti dell'Alleanza atlantica e statunitensi hanno rivelato al Washington Post che le forze aeree di Gran Bretagna, Francia, Canada, Belgio, Danimarca e Norvegia hanno difficoltà a sostenere una campagna di attacchi al suolo, anche se di intensità limitata, per un periodo prolungato. A scarseggiare sono soprattutto le dotazioni anglo-francesi. Dopo il ritiro dei velivoli statunitensi dalle operazioni di combattimento i due Paesi europei sostengono lo sforzo maggiore e la gran parte delle oltre 800 missioni di attacco effettuate dalla fine di marzo. Le aeronautiche di Londra e Parigi registrano anche il più alto consumo di armi e munizioni quali i missili aria-terra Brimstone britannici e gli Aasm francesi e in generale le bombe a guida laser e Gps mentre è probabile che siano ormai esaurite anche le scorte di missili da crociera Scalp/Storm Shadow acquisiti da Armée de l'Air e Royal Air Force.

L'Onu pensa a una nuova risoluzione sulla Libia. Non si esclude l'intervento dei caschi blu

Vedi tutti » Impossibile ipotizzare l'impiego di armi non guidate (bombe a caduta libera e razzi non guidati) sia per non esporre i velivoli a basse quote dove il tiro contraereo potrebbe avere successo, sia per non colpire obiettivi civili. Riempire gli arsenali con nuove armi richiede tempo e anche molto denaro poiché ogni ordigni lanciato dai jet costa tra i 50 mila e i 300 mila euro. Una situazione imbarazzante che sta già provocando reazioni a Londra e Parigi dove molti contestano i tagli ai bilanci della Difesa degli ultimi anni ma anche oltre-Atlantico dove alcuni osservatori sottolineano l'inadeguatezza militare dell'Europa che schiera in Libia aerei che volano ma non combattono e cacciabombardieri ormai privi di munizioni.

«Quella libica non è certo una grande guerra e se gli europei hanno terminato le loro munizioni in una così piccola operazione c'è da chiedersi quale guerra avessero pianificato di combattere o se siano pronti a impiegare le forze aeree solo negli air show», ha commentato ironicamente John Pike, direttore del think-tank Global Security.

Le soluzioni praticabili per evitare che Gheddafi possa umiliare clamorosamente la Nato sono poche.
Difficile immaginare che Italia, Spagna, Svezia e altri Paesi decidano improvvisamente di mettere in campo jet e arsenali per i raids al suolo che da un lato colpiscono bersagli poco paganti (autocarri, pick-up, vecchi corazzati dell'era sovietica) e dall'altro comportano il serio rischio di uccidere civili. L'ipotesi di prelevare bombe e missili dagli arsenali statunitensi per equipaggiare i jet europei è realizzabile in tempi brevi anche se non tutti i velivoli europei sono predisposti per impiegare quegli ordigni. Alla Nato, molti ritengono che presto sarà inevitabile chiedere a Washington di tornare attivamente in battaglia riprendendo i raid
ma per ora l'unico a uscirne vincente è il raìs di Tripoli riuscito in meno di un mese nell'impresa di coprire di ridicolo la Nato

:lol: :lol: corriamo tutti a comprasse le scarpe de cartone... :lol: :lol:

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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda sandropascucci » 18 apr 2011, 10:10

dato che un pickup costa circa €1000 e un ordigno 50.000/300.000..
lancio la campagna:

non puoi bombardarlo? COMPRALO!™



presto vedremo le vignette con un pilota che atterra in testa a una colonna di sgangherati mezzi libici e li compra in contanti..

poi? poi "grazie mario..©"
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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda MauroB » 13 mag 2011, 21:14

(ANSA) - ROMA, 13 MAG - Scende per il secondo mese consecutivo, a marzo, il debito pubblico italiano. Secondo la Banca d'Italia il calo e' stato pari a 7,9 miliardi (a febbraio era stato di 4 miliardi) scendendo a quota 1.868,060 miliardi di euro contro i 1875,9 di febbraio. In crescita a 19,1 miliardi il fabbisogno a causa degli aiuti a Grecia e Irlanda.

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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda sandropascucci » 16 mag 2011, 1:00

wow! due mesi di fila!! dopo 150 anni di crescita.. senzandronucambiodeventu!!
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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda MauroB » 22 mag 2011, 13:59

Crisi: S&P taglia outlook Italia
Confermato rating A+, pesano deboli prospettive di crescita
21 maggio, 10:55
(ANSA) - ROMA, 21 MAG - L'agenzia Standard & Poor's ha tagliato l'outlook dell'Italia da stabile a negativo, confermando il rating A+ al debito a lungo termine e il rating A-1+ al debito a breve. E' quanto si legge in una nota, in cui si sottolinea che ''le attuali prospettive di crescita sono deboli e l'impegno politico per riforme che aumentino la produttivita' sembra incerto''.
:shock: :shock:

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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda MauroB » 22 mag 2011, 14:05

Crisi: Tesoro,Italia rispettera' impegni

Paralisi politica da escludere,presto norme per pareggio in 2014
21 maggio, 12:54

(ANSA) - ROMA, 21 MAG - ''L'Italia rispettera' i suoi impegni'', una possibile paralisi politica ''e' da escludere in assoluto'', il Governo sta preparando ''i provvedimenti mirati a rispettare l'obiettivo del pareggio di bilancio per il 2014'' che il Parlamento approvera' a luglio. Cosi' in una nota il Ministero dell'Economia e delle Finanze replica a S&P's che questa notte ha rivisto da ''stabile'' a ''negativo'' l'outlook dell'Italia pur mantenendo lo stesso rating sul debito a breve e lungo termine.

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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda MauroB » 22 mag 2011, 14:07

Fisco:top riscossioni in Lombardia-Lazio

Regioni piu' vessate? Per agenzia sono piu' virtuose
21 maggio, 17:05

(ANSA) - ROMA, 21 MAG - Sono Lombardia e Lazio le Regioni italiane piu' 'vessate' da Equitalia, che pero' sottolinea come invece tali Regioni siano invece la piu' 'virtuosa'. Nel 2010 il gettito da riscossione coattiva (a seguito di espropri, sequestri conservativi, ipoteche, ganasce fiscali) ha raggiunto nella regione Lombardia un importo pari 1,881 mld di euro. E' quanto emerge da uno studio della Cgia di Mestre.

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LorenzoLenzi

Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda LorenzoLenzi » 8 giu 2011, 21:18

!
Draghi, la mia Bce credibile e autonoma
MILANO - «Credibilità, indipendenza e pragmatismo»: sono i «principi cui guida» cui continuerà a ispirarsi la Bce di Mario Draghi. È quanto scrive al Parlamento europeo lo stesso governatore della Banca d'Italia e prossimo presidente della Banca centrale europea, carica alla quale sarà formalmente indicato il prossimo 24 giugno al posto di Jean-Claude Trichet. «La Bce non cambia» e continuerà a seguire la via dell' autonomia e dell' autorevolezza, ha assicurato Draghi, anticpando in vista di audizione il 14 giugno presso la Commissione affari monetari il suo «no» alla ristrutturazione del debito sovrano della grecia, «un danno per l'Eurozona», e anche all'emissione di Eurobond, possibili solo con «importanti cambiamenti istituzionali» che attualmente «appaiono improbabili».

I TRE PRINCIPI - «Tre principi» sono «fondamentali» nel guidarne l'azione, scrive Draghi. «Innanzitutto, il più alto livello di cerdibilità nel perseguire l'obiettivo della stabilità dei prezzi. In secondo luogo, agire con piena indipendenza nell'interesse generale dell'area dell'euro, dell'insieme dell'Unione europea e dei loro cittadini. In terzo, l'orientamento a valutare nel medio termine, anche con una sana dose di pragmatismo, l'evoluzione dell'ambiente economico e finanziario. Lasciatemi aggiungere - conclude - che considero l'integrità, la trasparenza e l'attendibilità valori cruciali per l'esercizio delle importanti responsabilità affidate alla Bce».

MONITORAGGIO- Nelle risposte pubblicate mercoledì nel sito dell' Europarlamento, Draghi afferma di non vedere ragioni per cambiare il modo in cui l'istituto di Francoforte ha condotto la politica monetaria dell'Unione negli ultimi 12 anni. Avverte che la Bce monitora «molto da vicino» tutti gli sviluppi che contengono un rischio di aumento dei prezzi. È inoltre «scettico» sull'ipotesi di introdurre una tassa sulle transazioni finanziarie e condivide l'idea che un dollaro forte, stabile contro le maggiori valute, sia nell'interesse degli Stati Uniti e dell'economia globale. Draghi incoraggia la Cina a procedere verso un graduale apprezzamento del renmimbi.


Paola Pica
08 giugno 2011

Fonte:http://www.corriere.it/economia/11_giugno_08/draghi-debito-greco_aaf90f8a-91cb-11e0-9b49-77b721022eeb.shtml

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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda Luca Mencaroni » 12 giu 2011, 17:22

::
FRANCOFORTE SUL MENO - Prime novità tecniche per il prossimo presidente della BCE M.Draghi.
L'ormai ex-Governatore della Banca d'Italia ha infatti espresso la volontà di inserire nel retro delle banconote targate BCE© la simpatica scritta:
particolare.JPG

Il cadeau riguarda i tagli che vanno da 5 fino a 100 euro.
nuove_banconote.JPG

Ai microfoni di ScaiTG24 ha dichiarato: «Ho tralasciato i tagli da 200 e 500 euro, tanto quelli il popolo non li ha visti mai. Ho voluto abbracciare la Causa per dar la possibilità ai miei schiavi di liberarsi da questa truffa che perdura ormai da secoli. Ma sono sicuro che, nonostante tutto, ci saranno ancora parecchi che non capiranno: di distrazioni, come potete ben notare, ne è pieno il mondo.»
Ai soliti idioti che chiedevano quale sia quindi la soluzione ha risposto con un secco «oh! ragazzi! io più di così non posso fare.»


ANS[i]A -> Economia -> Nius
Ultima modifica di Luca Mencaroni il 13 giu 2011, 11:51, modificato 1 volta in totale.
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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda sandropascucci » 13 giu 2011, 11:11

Luca Mencaroni ha scritto:Il cadeaux riguarda i tagli che vanno da 5 fino a 100 euro.


i cadeaux o il cadeau, che diamine!
non so come si possa sbagliare così!!

ps: a me hanno segnalato, dopo 3 anni che andava, in giro:

"Tutto è legato e tutto riconduce ad un solo posto: il caveaux della banca di IGB"

con

"Tutto è legato e tutto riconduce ad un solo posto: il caveau della banca di IGB"

e, ovviamente, l'ho modificato subito, trattandosi di ERRORE
(e avendomelo fatto notare, senza manco chiedermi di cambiarlo)
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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda Luca Mencaroni » 13 giu 2011, 12:11

c'hai ragggione! ma la colpa non è mia, io ho solo riportato l'articolo come era sul giornale... :P
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Christian Tambasco

Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda Christian Tambasco » 13 giu 2011, 17:02

fonte: sole24ore Alla periferia d'Europa rischio Fukushima per la Bce

::
Alla periferia d'Europa rischio Fukushima per la Bce
di Paul Krugman
10 giugno 2011
Martin Wolf, commentatore di economia del Financial Times, alcuni giorni fa ha scritto un articolo molto importante sulle difficili scelte che i paesi della zona euro dovranno effettuare. Il 31 maggio Wolf ha scritto: «La zona euro, così com'è stata progettata, ha fallito. Si reggeva su una serie di principi che si sono dimostrati impraticabili al primo contatto con una crisi finanziaria e fiscale». Per sintetizzare la sua tesi possiamo dire che alla periferia d'Europa sono già in atto corse al rallentatore alle banche e che i sistemi bancari di quei paesi sono sostenuti soltanto da un processo in virtù del quale, per esempio, la banca centrale d'Irlanda prende capitali in prestito dalla Bundesbank e poi li presta a sua volta alle banche private irlandesi per subentrare ai depositi che si stanno volatilizzando.

La Bundesbank è già molto turbata per le ingenti richieste per i debitori nei guai, sostenuti dal debito sovrano come collaterale. In ogni caso, però, se in conseguenza della ristrutturazione del debito i finanziamenti si arrestassero, ne deriverebbe il crollo dei sistemi bancari delle nazioni debitrici, processo che Wolf ritiene che possa portare alla loro espulsione dalla zona euro. (Mi fa quasi sembrare un ottimista!). «La zona euro è alle prese con una scelta tra due opzioni, entrambe inaccettabili: o il default e la disgregazione parziale, oppure un supporto ufficiale illimitato» sostiene Wolf. «L'esistenza di questa opzione dimostra che un'unione stabile necessita come minimo di una maggiore integrazione finanziaria e di un più ampio supporto fiscale di quanto si fosse previsto all'inizio. Come procederà adesso la politica in queste scelte? Non ne ho proprio idea».

La Banca centrale europea continua a ripetere che una ristrutturazione è inconcepibile. Ma i programmi di austerity non stanno funzionando. Le prospettive di un ritorno alla finanza normale, più che avvicinarsi, si stanno allontanando. Se volete il mio parere, vi dirò che il livello dell'acqua ormai è sceso talmente tanto da esporre le barre del combustibile nucleare. Ormai ci troviamo prossimi alla fase di fusione del nocciolo.

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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda Huro Chan » 13 giu 2011, 19:57

Interessante, molto interessante. Altra dimostrazione di come la Bundesbank sia il boss dei boss. E poi prendono a pesci in faccia gli italiani per Berlusconi. Christian, puoi allegare un link della fonte per favore? Scusa non mi ero accorto che il titolo fosse cliccabile. :oops:
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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda mr.spyder » 15 giu 2011, 17:16

!
Moody's, a rischio rating Bnp, Agricole e Socgen
15 giugno, 13:41

ROMA - Moody's ha messo sotto osservazione il merito di credito di Bnp Paribas, Societé Generale e Credit Agricole, minacciando una bocciatura a causa della loro esposizione verso la Grecia. Lo scrive l'agenzia di rating in una nota, citando i crediti vantati dalle banche nei confronti del settore pubblico e privato in Grecia e "l'incoerenza fra l'impatto di un potenziale default o ristrutturazione in Grecia e gli attuali rating"


http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche ... 46230.html
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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda MauroB » 5 lug 2011, 20:38

!
Moody's taglia il rating del Portogallo a livello spazzatura

Cronologia articolo5 luglio 2011

Moody's ha tagliato il suo giudizio sul debito del Portogallo da "BAA1" a "BA2" mantenendo prospettive negative sul rating. Secondo l'agenzia c'é «il rischio crescente che il Portogallo debba ricorrere ad un secondo pacchetto di aiuti» nell'ambito del quale potrebbe essere necessaria anche la partecipazione di creditori privati.

Non solo, per Moody's «crescono le preoccupazioni sulla possibilità che il Portogallo non centri in pieno gli obiettivi» di risanamento dei suoi conti pubblici ed in questo senso c'é il rischio di un ulteriore taglio del rating se si verificassero «deviazioni significative dal programma fiscale del governo».


http://www.ilsole24ore.com/art/finanza- ... d=Aam5qYlD

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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda kasiacolagrossi » 9 lug 2011, 14:15

"Notaio Paolo Tonalini":
Tassi di interesse, prosegue l’aumento

Nei giorni scorsi la Banca Centrale Europea ha aumentato il tasso di rifinanziamento principale dello 0,25%, portando così il tasso ufficiale all'1,50%. Prosegue così la prevista fase di risalita dei tassi di interesse, che avevano raggiunto nel 2009 il minimo storico dalla nascita dell'euro. Anche l'Euribor, il tasso interbancario a cui sono parametrati la maggior parte dei mutui ipotecari, ha iniziato a crescere già da alcuni mesi.
Con l’aumento dei tassi i mutui a tasso variabile diventano un poco più costosi. I mutui direttamente legati al tasso Bce sono ancora relativamente pochi, ma il tasso ufficiale non può rimanere disgiunto dall’andamento dell’Euribor, a cui sono legati la maggior parte dei mutui. Ricordiamo che l'Euribor, o tasso interbancario, è il tasso di interesse applicato dalle banche tra di loro. L'Euribor, insomma, è il tasso applicato da una banca che presta dei soldi a un'altra banca.
I mutui rimangono comunque convenienti, se si considera che oggi i tassi, nonostante l’aumento, rimangono bassi, e tali rimarranno almeno per un anno, anche se sono previsti ulteriori aumenti (si parla di un altro quarto di punto in autunno). Per gli anni successivi è ovviamente difficile fare previsioni, e nessuno vi si azzarda, perché le variabili sono troppe. La tendenza all’aumento dei tassi dovrebbe rendere più appetibile il tasso fisso, anche se la differenza rispetto al variabile rimane ancora molto alta, quindi la scelta è da valutare attentamente.
Si conferma invece l’interesse per i mutui a tasso variabile con il tetto, cioè con una soglia massima che non potrà essere superata neppure nel caso in cui i tassi salissero di molto nei prossimi anni. E’ una soluzione proposta, almeno per i mutui prima casa, da molte banche. Il mutuo è a tasso variabile ma ha un "tetto" massimo predeterminato (oggi attorno al 5,50%). In questo modo possiamo approfittare subito dei vantaggi di una rata ridotta, fino a che i tassi rimangono bassi, ma se dovessero aumentare abbiamo la certezza di non andare oltre un certo limite (che peraltro non è molto superiore al tasso fisso che potremmo ottenere oggi). Certo il mutuo con il "tetto" presenta uno "spread" più elevato rispetto a un variabile "puro", quindi ci costa qualcosa in più, ma la differenza è ben poca cosa rispetto alla tranquillità che ci può dare questa soluzione.
Con i tassi di interesse a questi livelli, fare un mutuo rimane conveniente. Chi sta pensando all'acquisto della casa si trova quindi nelle condizioni ideali per concretizzare i propri desideri, approfittando anche della grande offerta di abitazioni attualmente sul mercato, e della riduzione dei prezzi. Ma un mutuo può essere conveniente anche per la finanziare la ristrutturazione della casa, approfittando delle nuove agevolazioni fiscali, o per consolidare il debito (personale o dell’impresa), spostandolo dal breve al lungo termine.
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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda MauroB » 19 lug 2011, 13:42

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Vuoi fare causa al Fisco? Devi pagare una tassa

Tremonti inserisce nella manovra una gabella sulla giustizia fiscale. Il contribuente che vorrà impugnare una decisione ritenuta ingiusta dovrà innanzitutto metter mano al portafogli. Somme he vanno da 146 a 1.500 euro. Una sorta di tassa di accesso al processo introdotta per scoraggiare il contribuente.

Giulio Tremonti
.
Politica
18 luglio 2011 - 19:54
La manovra finanziaria estiva 2011 ha introdotto il «contributo unificato per le spese di giustizia anche nel processo tributario». In sostanza, il contribuente che vorrà impugnare davanti alla Commissione tributaria provinciale una pretesa del fisco ritenuta ingiusta – oppure che vorrà appellare davanti alla Commissione tributaria regionale una sentenza sfavorevole – dovrà pagare una vera e propria tassa d’ingresso iniqua, determinata per fasce di valore della controversia, in sostituzione delle previgenti più gestibili marche da bollo.

Innanzitutto, è assurdo lo scopo perseguito dal governo, e cioè scoraggiare il contribuente dall’intraprendere il contenzioso tributario. La “Giustizia” infatti è un diritto inviolabile del cittadino e lo stato deve garantirla a qualunque costo, senza “prezzolarne” l’esercizio e senza scoraggiarne l’accesso, specialmente quando si tratta di resistere ad una pretesa (che si ritiene) ingiusta proveniente da una Pubblica Amministrazione. Ancora di più quando proviene da quella fiscale.

In questi casi infatti non si può scegliere (come nel caso dell’azione civile) se andare in giudizio. Infatti, per evitare che la pretesa diventi irrimediabilmente definitiva e inoppugnabile, si è costretti a proporre ricorso al giudice. Di conseguenza, quando il contribuente si vede costretto a difendersi davanti alla Commissione tributaria contro l’Amministrazione finanziaria, oltre a sostenere il costo del professionista che lo assiste e a versare immediatamente un terzo dei maggiori tributi con gli accertamenti immediatamente esecutivi, dovrà anche pagare (prima di cominciare) una tassa di accesso al processo, tanto più elevata quanto più alto è il valore della controversia.

Altro che scoraggiare la litigiosità fiscale dei contribuenti. In questo modo, infatti, il contenzioso tributario diventa un “lusso“, una prerogativa riservata ai soli contribuenti più ricchi e negata, di fatto, agli altri. Il che è a dir poco sconcertante. A parità di condizioni infatti, il nuovo balzello anticipato finirà per gravare in maniera maggiormente incisiva e pesante sui contribuenti economicamente più deboli. L’esercizio del diritto di difesa necessario per resistere alle pretese del fisco sarà così assai più difficoltoso per alcuni contribuenti rispetto ad altri. Si genereranno perciò inevitabili e pericolose situazioni discriminatorie.

Il processo tributario era molto più sostenibile con l’imposta di bollo (14,62 euro per ogni quattro facciate scritte o comunque per ogni cento righe scritte), che mediamente si manteneva entro un limite massimo di una decina di marche, con un costo non superiore a 146,20 euro. Con la nuova normativa invece, le controversie di valore fino a 25mila euro contano un contributo unificato inferiore a quella soglia. Sopra i 25mila euro, invece, il contributo sale a 250 euro fino ad arrivare addirittura ad 1.500 euro per quelle di valore oltre 200mila euro.

Nulla da dire se la litigiosità giudiziale dipendesse da una iniziativa unilaterale del contribuente. In materia tributaria si tratta però di una scelta obbligata per resistere a una pretesa immediatamente esecutiva proveniente dall’Amministrazione finanziaria che è il vero “attore” processuale in senso sostanziale e che è libera di determinarne il quantum. Il ché è ancor più grave ed aberrante se si considera che i suoi uffici periferici, titolari del potere di accertamento nei confronti del contribuenti, hanno un budget annuale da rispettare, debbono raggiungere un determinato quantitativo di recuperi impositivi e spartiscono al loro interno specifici incentivi calcolati sulle somme riscosse.

Tradotto in soldoni, significa che gli uffici finanziari, che avevano già tutto l’interesse a far lievitare quanto più possibile le pretese verso i contribuenti abusando spessissimo delle più varie e assurde presunzioni legali, adesso hanno un motivo in più per aumentare le loro pretese: esporre i contribuenti a pagare il «contributo unificato» che andrà ad incrementare a titolo definitivo ed anticipato le casse dello stato. Attingendo all’esperienza di un precedente già verificatosi, e considerata la mole di atti che annualmente arrivano ai giudici di ultima istanza, l’introduzione del contributo aggiuntivo di 168 euro per l’iscrizione a ruolo dei ricorsi davanti alla Corte di cassazione ha comportato per lo Stato un incasso approssimativo di 5 milioni di euro l’anno.

La materia tributaria sarà un terreno fertile, come è facile immaginare, per far germinare tante belle tasse di ingesso al processo tributario. Tasse che possono confidare sulla elevata propensione degli uffici finanziari a far lievitare le loro pretese, affidandosi alle numerose presunzioni legali o alle varie opportunità pseudo-induttive offerte dalla normativa fiscale e predisposte ad hoc da un legislatore eufemisticamente scellerato.

*Avvocato tributarista del foro di Macerata
Presidente del Movimento in difesa dei lavoratori autonomi
.

Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/vuoi-fare-causa ... z1SYBQLLtz

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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda MauroB » 29 lug 2011, 9:24

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Ipotesi salvataggio Ue per Cipro, sarebbe il quarto paese

di Vittorio Da RoldCronologia articolo28 luglio 2011
In questo articolo

Argomenti: Stati membri dell'Unione europea | Demetris Christofias | Irlanda | Grecia | Portogallo | Mediterraneo | Moody's
Il presidente della Repubblica, Demetris Christofias

Il portavoce del governo dimissinario di Cipro, Stefanos Stefanou, ha creato un piccolo caso quando ha affermato, in risposta a una domanda di un giornalista, che «al momento Cipro è in grado di finanziare il suo debito fino alla fine dell'anno. Questo non significa però che Cipro chiederà aiuto al nuovo fondo salva-stati». La rassicurazione, in realtà, ha gettato sconcerto ed è suonata più come un'ammissione di una possibile richiesta di aiuto in arrivo sulle orme di Grecia, Irlanda e Portogallo.


Intanto è crisi di governo a Cipro, dove una crescente spirale di tensioni a livello economico, energetico-industriale e politico ha subito ieri un ulteriore colpo con il declassamento a sorpresa del rating del debito sovrano assestato al paese da Moody's. Una bocciatura che ha evocato l'ipotesi di un quarto paese dell'area euro che potrebbe ritrovarsi nella necessità di chiedere aiuto ai suoi partner, come già accaduto a Grecia, Irlanda e Portogallo. A seguito di consultazioni notturne durante una riunione di emergenza, il presidente Demetris Christofias ha chiesto, ottenendole, le dimissioni a tutti i ministri, per poter procedere ad un rimpasto.

In realtà Cipro ha subito il primo colpo l'11 luglio scorso con l'explosione di un maxi deposito di munizioni in una base navale. A saltare per aria ben 98 container contenenti ordini bellici sequestrati nel 2009 da una nave iraniana diretta in Siria, e lasciati per anni in pieno sole e soprattuto incautamente accanto alla principale centrale elettrica del paese. Situata proprio in quella base, da sola assicurava il 53% dell'energia elettrica dell'isola: l'esplosione ha fatto 13 morti e staccato la corrente a Cipro.

Da allora i problemi hanno iniziato ad accavallarsi, e tra massicce proteste della popolazione contro l'incuria e incompetenza delle autorità ieri due ministri della coalizione di governo si erano già dimessi. Su una economia già fragile, in difficoltà nel pieno della cruciale stagione turistica, e le cui banche sono pesantemente esposte alla vicina 'madre' Grecia, il colpo di Moody's - un declassamento a livello 'Baa1', con cui Cipro è uscita dalla categoria A - è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Il sistema bancario cipriota vale il 600% (860% se contiamo anche le filiale estere) del pil dell'intero paese, pari a 17 miliardi di euro. Cipro è quindi una sorta di Islanda nel Mediterraneo con gravi conseguenze in vista per le finanze del paese se le banche dovessero come è ormai probabile chiedere aiuto al governo di Nicosia.

Parallelamente, per quanto minuscola sia l'economia di questo Stato, la vicenda ha però contribuito ad alimentare le preesistenti tensioni sulle crisi debitorie dei paesi della periferia di Euroladia. Questo quadro ha innescato nuovi indebolimenti del comparto obbligazionario di vari paesi secondo un effetto contagio ormai noto.


http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/ ... d=AasyZ5rD

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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda lillifata » 10 ago 2011, 8:38

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Il coraggio che la Bce non ha, l'urgenza italiana

di Guido Tabellini

Il rallentamento della crescita economica mondiale nella prima metà del 2011 si sta trasformando in una seconda recessione globale. Questo è il segnale che giunge dalle Borse dei Paesi avanzati, e che è confermato dagli indicatori anticipatori del settore manifatturiero in molte parti del mondo, incluse le economie emergenti e i Paesi esportatori.

Alla base di questa involuzione vi sono due fattori. Innanzitutto, l'economia mondiale deve ancora smaltire la sbornia dell'eccesso di debito accumulato negli anni precedenti. Come hanno sottolineato le ricerche storiche di due economisti americani, Kenneth Rogoff e Carmen Reinhart, l'indebitamento eccessivo è sempre seguito da almeno un decennio di bassa crescita, in cui consumi e investimenti languono e la disoccupazione resta elevata. Così sta accadendo ora, sia negli Stati Uniti e in Inghilterra, dove famiglie e settore finanziario avevano accumulato troppi debiti, sia nei Paesi dell'area euro coinvolti nella crisi del debito sovrano. In questa situazione le economie restano fragili e qualunque shock imprevisto può far deragliare la ripresa. La Banca centrale europea (Bce) ha sbagliato quando ha iniziato a far salire i tassi, riducendo troppo presto lo stimolo monetario e sopravvalutando la forza dell'economia europea.

Il secondo fattore che contribuisce a fermare la crescita mondiale è la mancanza di fiducia. Come era successo nel 2008 dopo il fallimento di Lehman, così ora l'aggravarsi della crisi del debito sovrano in Europa e il declassamento del debito americano stanno scatenando un crollo di fiducia generalizzato. I capitali di tutto il mondo sono alla ricerca spasmodica di investimenti privi di rischio, ma non sanno dove trovarli. I rendimenti sui titoli di Stato decennali tedeschi sono scesi al 2,35%, un minimo storico, e anche dopo il declassamento di S&P i titoli decennali americani sono scesi al 2,35%. I due fattori si rinforzano a vicenda. Il rallentamento della crescita rende più difficile smaltire il debito e aumenta la rischiosità degli investimenti, diffondendo la crisi di fiducia. E la mancanza di fiducia fa salire il costo del debito per tutta l'economia, come hanno constatato a loro spese le banche italiane, e ciò frena ulteriormente la crescita.

Cosa fare per uscire da questo circolo vizioso ed evitare una seconda recessione mondiale? In molti Paesi, inclusi gli Stati Uniti, la politica fiscale può fare ben poco, perché è costretta a rispettare il vincolo di bilancio. Ciò sposta l'onere sulla politica monetaria. Ma la Federal Reserve americana ha già fatto quasi tutto ciò che poteva. È probabile che la Fed annunci presto una terza fase di espansione monetaria quantitativa (il cosiddetto QE3), ampliando ulteriormente l'acquisto di titoli di Stato americani.


http://www.ilsole24ore.com/art/finanza- ... 3003.shtml

L'economia mondiale è un patetico alcolizzato cronico che combina una cavolata dietro l'altra...l'economia mondiale è come Bukowski, ma senza l'ironia.
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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda sandropascucci » 10 ago 2011, 9:27

> ..È probabile che la Fed annunci presto una terza fase di espansione monetaria quantitativa (il cosiddetto QE3), ampliando ulteriormente l'acquisto di titoli di Stato americani.


..con moneta creata dal nulla. 'a tabbellì te scordi sempre lo mejo da dì!!
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Re: BCE/€...dove si va?

Messaggioda kasiacolagrossi » 18 ago 2011, 17:08

l'Euro senza la Germania

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euro
Integrazione europea
L’euro senza la Germania
18 agosto 2011 The Times Londra

Immagine

Con le sue rigide posizioni sulla crisi del debito, Berlino è diventata il maggior ostacolo all'integrazione europea. Invece di subire i suoi diktat, la Francia dovrebbe cogliere l'opportunità per imporsi come unica guida dell'Unione.
Anatole Kaletsky

Mentre il “destino federale” dell’Europa appare sempre più vicino, nel progetto europeo emerge una contraddizione ancora più grave di quella tra le politiche monetarie e fiscali delle nazioni della zona euro.

Sono tutti d'accordo: l’Europa deve scegliere se abbandonare l’euro oppure fare un balzo verso un’ “autentico governo economico europeo”, come ha detto il presidente francese Sarkozy dopo il meeting con la cancelliera tedesca a Parigi il 16 agosto.

In sostanza ciò implica due cose. La prima è una parziale permuta dei debiti dei governi nazionali con i cosiddetti eurobond, garantiti congiuntamente da tutte le nazioni della zona euro e dai loro contribuenti. A ciò si oppongono con determinazione Germania, Austria e altre nazioni creditrici, così l’idea degli eurobond è stata accantonata durante il meeting, anche se l’opposizione pare farsi via via più debole.

La seconda condizione, chiesta come quid pro quo dai paesi creditori, sarà un controllo centralizzato sui tassi e sulla spesa pubblica da parte di un tesoro europeo federale che abbia potere di vero sulle politiche fiscali di tutti gli stati membri. Naturalmente a tale idea si sono opposte Grecia, Italia, Spagna e altre nazioni debitrici, quantunque anche questa resistenza si stia sgretolando. In ogni caso, mettere il presidente dell’Unione Europea Herman Van Rompuy al più alto gradino di una nuova commissione non ha facilitato le cose.

In ogni modo, la magagna principale del progetto euro – la contraddizione tra una valuta unica e la molteplicità di politiche fiscali nazionali divergenti – potrebbe ancora risolversi a favore della soluzione federalistica. Questa, del resto, è sempre stata l’intenzione originaria dei padri fondatori dell’euro, François Mitterrand e Helmut Kohl.

Adesso però l’Europa deve affrontare il suo secondo vizio di forma, l’incompatibilità reciproca di fondo nella concezione di Europa federale da parte di tedeschi e francesi. Non soltanto le due nazioni hanno idee molto diverse in fatto di centralizzazione e devolution, ma le loro visioni di Europa federale sono fondamentalmente incompatibili in termini di semplice esercizio del potere.

I tedeschi credono di essere la superpotenza economica d’Europa, e quindi di avere il diritto di gestire la zona euro in maniera consona al loro modello. I francesi sono convinti di essere leader a livello diplomatico, intellettuale e burocratico e pertanto si considerano i dirigenti naturali di tutte le istituzioni europee. La questione fondamentale da risolvere, quindi, se vogliamo che l’euro continui a esistere, non è se l’Europa federale sia o meno necessaria, ma se la nascente federazione sarà guidata dalla Germania o dalla Francia.

Oggi sembra in posizione dominante la Germania, ufficiale pagatore della crisi dell’euro, ma se Sarkozy saprà giocare bene le proprie carte potrebbe smentire questa convinzione. Supponiamo dunque che egli reagisca all’ultimo inconcludente summit con una modesta proposta: potrebbe sostenere che la Germania si è rifiutata di aiutare l’euro in questa crisi; che Berlino non ha acconsentito a emettere eurobond garantiti congiuntamente né permesso alla Banca centrale europea di rifinanziare l’Italia, la Spagna e la Grecia acquistando i loro bond; che i politici tedeschi hanno affermato che i paesi che non sono in grado di onorare i loro debiti potrebbero essere espulsi dall’euro. Perché non ribaltare il tutto, invece, ed estromettere la Germania?

Considerata la sua mancanza di solidarietà nei confronti degli altri paesi della zona euro, si potrebbe chiedere cortesemente alla Germania di fare fagotto. In alternativa, la decisione potrebbe essere innescata da una rivolta politica o da una sentenza di tribunale in Germania qualora gli altri membri della zona euro dovessero non tener conto delle sue obiezioni e costringere la Bce a rilevare ingenti quantità del debito italiano e spagnolo. A quel punto la Germania si troverebbe a coniare il nuovo marco e agli altri paesi si paleserebbe una semplice scelta: calcare le orme di Berlino e uscire dall’euro oppure continuare a restare in un gruppo più piccolo guidato dalla Francia, come avvenne già nell’Unione monetaria latina che vide riuniti Belgio, Francia, Spagna, Italia e Grecia dal 1866 al 1908.

Un ripiegamento deliberato da parte della Germania creerebbe di gran lunga meno problemi a livello legale e istituzionale di una rottura dell’euro causata da un’espulsione forzata di Grecia, Italia o Spagna. Alla Germania si potrebbe garantire una deroga al Trattato di Maastricht, similmente a quella di cui godono Gran Bretagna e Danimarca. I proprietari di titoli tedeschi non farebbero obiezioni, in quanto i loro beni sarebbero convertiti in una valuta più forte, il nuovo marco.

La Bce continuerebbe ad andare avanti come prima, ma senza dirigenti tedeschi (o olandesi o austriaci). Rimosso il veto della Germania, la Banca centrale europea sarebbe libera di acquistare immediatamente quantità illimitate di bond italiani e spagnoli, proprio come la Banca d’Inghilterra e la Federal Reserve degli Stati Uniti stanno comperando i loro titoli pubblici. Col passare del tempo, i membri rimasti della zona euro negozierebbero un nuovo trattato, creando un ministero federale delle finanze incaricato di emettere bond garantiti congiuntamente e di amministrare le politiche fiscali comuni.
Fascino latino

A tutti i paesi latini, Francia inclusa, questa soluzione offrirebbe enormi vantaggi e nessuno svantaggio particolare: recupererebbero il controllo sulla loro valuta e potrebbero utilizzarlo per riscattare i loro debiti pubblici; potrebbero svalutarlo a loro piacere, senza scatenare inutili guerre commerciali con i loro vicini di casa latini; per la Francia, inoltre, i vantaggi geopolitici sarebbero ancora più consistenti: non sarebbe più condannata a giocare sempre in secondo piano rispetto alla Germania e non perderebbe la propria identità nazionale cercando di diventare più tedesca dei tedeschi.

I paesi dell’Europa centrale accorrerebbero a frotte per entrare nell’euro amministrato dalla Francia, in quanto le alternative sarebbero monete sopravvalutate. Polonia e Ungheria preferirebbero di gran lunga considerarsi paesi europei sotto la guida della Francia che non colonie economiche della Germania. Infine, il vantaggio maggiore sarebbe per la Francia, in quanto l’élite burocratica francese diverrebbe leader indiscussa del progetto federale europeo.

Gli esportatori e le banche tedesche, nel frattempo, patirebbero il più grande degli sconvolgimenti deflazionistici. La Germania potrebbe addirittura tornare strisciando a chiedere di essere riammessa in un’unione monetaria amministrata dalla Francia.

Insomma, la diplomazia francese ha l’occasione di affermare una volta per tutte la propria superiorità sulla potenza industriale tedesca e diventare la forza dominante in Europa. Laddove fallirono Clemenceau e Napoleone, Sarkozy potrebbe trionfare: Le jour de gloire est arrivé! (traduzione di Anna Bissanti)

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Eurobond
Possiamo farcela da soli


Secondo Martin Sandbu, opinionista del Financial Times, la Germania è l'unico ostacolo verso l'approvazione degli eurobond da parte dei governi europei. La soluzione potrebbe essere quindi andare avanti senza Berlino.

"Prendete l'eurozona senza la Germania e i suoi probabili alleati Paesi Bassi, Austria, Finlandia e Slovacchia. Escludete anche la Grecia. Gli undici paesi che restano possono creare un mercato obbligazionario da 3.500 miliardi di euro con dati macroeconomici che non sarebbero molto peggiori di quelli dell'eurozona nella sua totalità.

Se una frangia dell'eurozona decidesse di agire per conto suo sarebbe uno schiaffo all'etichetta di Bruxelles. Ma l'atteggiamento della Germania, che strumentalizza la sovranità per proteggere il proprio benessere, è altrettanto contrario allo spirito europeo. La riluttanza di Berlino sarebbe giustificata se la Germania dovesse pagare di tasca sua per il progetto, ma non è così.

E allora perché gli eurobond sono uno svantaggio per la Germania? Economicamente Berlino potrebbe vedere i suoi vantaggi nel prestare denaro diminuire se gli investitori dovessero trovare un'alternativa in un mercato degli eurobond, più grande ed economicamente attraente. Dal punto di vista politico, gli elettori potrebbero aver paura di essere tagliati fuori dall'integrazione europea ancor più di quanto temano di diventare i mecenati dell'Europa. Dunque, per come stanno le cose, il potere è nelle mani degli altri membri dell'eurozona E a questo punto dovrebbero usarlo".
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