Nord Dakota, strano miracolo

..ovvero le puttanate ufficiali propagandate dal Sistema Mediatico di IGB
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LorenzoLenzi

Nord Dakota, strano miracolo

Messaggioda LorenzoLenzi » 1 mag 2010, 13:07

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Nord Dakota, strano miracolo
Maurizio Blondet 30 aprile 2010


Il Nord Dakota: il solo Stato USA che ha una sua banca pubblica, è il solo che abbia avuto una crescita economica l’anno scorso.

La fonte della tabella sottostante è la Federal Reserve di Philadelphia. Il Nord Dakota è uno Stato climaticamente sfavorito, poco popolato (700 mila abitanti), con poche industrie e agricoltori sparsi nel nulla gelato. Eppure, dal 2000, il suo prodotto interno lordo è cresciuto del 56%, il reddito personale del 43%, e i salari del 34%. E lo Stato ha un attivo di bilancio di 1,2 miliardi di dollari.

Ciò, mentre tutti gli Stati americani, a cominciare dalla ricchissima California, sono in passivo, vicini al fallimento o giù virtualmente in bancarotta, e devono tagliare le più necessarie spese pubbliche, scuola, sanità e trasporti.

Il segreto del Nord Dakota è semplice: dal 1919, ha una sua banca di Stato, creata apposta per liberare gli agricoltori e le piccole imprese locali dalle unghie dei banchieri provati. Lo Stato deve depositare per legge tutti i suoi fondi nella banca di Stato, e lo Stato garantisce i depositi. La banca è diretta da un governatore che viene eletto dal popolo, dal commissario all’agricoltura e dall’attorney general, anche queste cariche elettive.

La banca del Nord Dakota fa prestiti agli agricoltori, anche in partnership con banche private, oculatamente. E retrocede allo Stato i profitti che consentono il trucco della riserva frazionale (per cui, con un dollaro di depositi, il banchiere ne presta 10, esigendo interessi sui 10), quei profitti che i banchieri privati si tengono per sè.

Il risultato è evidente: crescita dell’economia in piena crisi. (Cash-starved states need to play the banking game: North Dakota shows how)

Ma non fatelo sapere a Giavazzi, nè a Ciampi, nè a Draghi.


http://www.effedieffe.com/content/view/10131/179/
http://www.webofdebt.com/articles/state_bank_option.php

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domenico.damico

Re: Nord Dakota, strano miracolo

Messaggioda domenico.damico » 1 mag 2010, 16:47

Il sito della Bank of Dakota.

http://www.banknd.nd.gov/about_BND/history_of_BND.html

Sono una banca dello Stato, va bene.
Ma usano dollari a debito, anche se partecipando in modo più sociale alla vita economica dello Stato.
Lo stesso Stato, da quello che ho capito, intasca i dividendi, e sempre lo Stato garantisce i depositi.

E' sicuramente una situazione particolare.

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Christian Tambasco

Re: Nord Dakota, strano miracolo

Messaggioda Christian Tambasco » 1 mag 2010, 20:32

ma che roba, in questi giorni mi stavo traducendo proprio quanto riportato sul sito della Bank of North Dakota e sul sito governativo del North Dakota

è dal 1919 che hanno la loro banca (l'unico stato federale con banca pubblica), in pratica si erano rotti le palle delle speculazioni dei banchieri e dei finanzieri.

anche se usano il dollaro, socializzano....i guadagni ottenuti tramite i prestiti oppure li reinvestono per la gran parte nell'industria o attività locali.

studing in progress...

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Lerda Michele
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Re: Nord Dakota, strano miracolo

Messaggioda Lerda Michele » 6 mag 2010, 23:49

Molto singolare...ma cos'è IGB sé girato dall' altra o cosa? Strano, chissà quanti yankee sanno questa cosa!
La vita è qui e ora il resto non conta!!!

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Umiltao

Re: Nord Dakota, strano miracolo

Messaggioda Umiltao » 7 mag 2010, 0:13

Da qualche parte, non ricordo ORA!!!™ dove, ho letto che la Federal Reserve per certe banche del territorio USA non ha alcun controllo (vigilanza) nè collegamento (rifinanziamento o salvataggio)... cioè se ne sbatte altamente le palle...!

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Bankster87

Re: Nord Dakota, strano miracolo

Messaggioda Bankster87 » 7 mag 2010, 0:29

Ma se nel Nord Dakota stanno solo lupi e cervi, ad IGB che gli frega se sta una banca nazionalizzata???? Niente........

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Christian Tambasco

Re: Nord Dakota, strano miracolo

Messaggioda Christian Tambasco » 13 ago 2010, 15:26

fonte: sole24ore Il piccolo miracolo del North Dakota

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Il piccolo miracolo del North Dakota
di Andrea Malan

11 agosto 2010

BISMARCK. Dal nostro inviato
La capitale si chiama Bismarck, il governatore Hoeven e il numero uno della banca centrale Hardmeyer. Benvenuti nel Land del North Dakota! Nell'America della disoccupazione e dei conti in rosso, lo stato fondato alla fine dell'800 dagli emigrati tedeschi (e scandinavi) è riuscito con un mix di frugalità contadina, spirito pionieristico e fortuna a sfuggire alla recessione con una performance economica da primato: tasso di disoccupazione al 3,3% (il più basso degli Usa), bilancio in surplus per 340 milioni di dollari (pochissimi altri stati possono vantarlo), nessun segno di crisi immobiliare. Uno stato che ha un governatore repubblicano e tasse bassissime, ma al tempo stesso conserva ancora la proprietà pubblica di una grande banca e un impianto di lavorazione dei cereali fondati entrambi cent'anni fa dal movimento socialista della "Nonpartisan league" per ribellarsi ai finanzieri di Wall Street e agli industriali di Minneapolis. Uno stato dove la prudenza contadina è stata un fattore decisivo - insieme al recente boom del petrolio - nello sfuggire alla recessione.
Fino a dieci anni fa il North Dakota ha vissuto di agricoltura. Immaginate centinaia di chilometri di pianura piatta o con dolci ondulazioni, coltivata a perdita d'occhio a grano, avena e ogni tipo di cereale... Chi non faceva il contadino vendeva macchine per l'agricoltura. E i figli che non volevano fare il mestiere dei padri, emigravano. «Io sono cresciuto a Mott - racconta Eric Hardmeyer, presidente della Bank of North Dakota – nel nord ovest. Mio padre vendeva macchinari agricoli; ha ceduto il negozio nel 1985. A quell'epoca erano in tre a fare il suo lavoro a Mott, ora ne è rimasto uno solo». L'emorragia di abitanti è proseguita dagli anni 30 fino alla fine del ventesimo secolo.
Poi, improvvisamente, è arrivato il petrolio. O meglio, il petrolio sotto i campi di grano c'è sempre stato, e aveva già innescato due mini-boom economici negli anni 50 e 80. Ma le tecniche di estrazione scoperte negli ultimi anni, in particolare la trivellazione in orizzontale, hanno catapultato la produzione del North Dakota al quarto posto negli Usa dopo Texas, Alaska e California (80 milioni di barili estratti nel 2009).

A nord-ovest di Bismarck praticamente in ogni campo di grano e di soia c'è una torre di trivellazione o un pozzo già in funzione. La strada statale 22 che da Dickinson, nell'ovest, porta a nord verso il Canada, è più affollata di qualsiasi strada del North Dakota: dai pick-up della Halliburton ai Tir che portano container e provviste.
Certo, tutto va visto in prospettiva: in uno stato che ha 650mila abitanti anche l'afflusso di qualche centinaio di persone può avere un grande impatto. Ma l'arrivo del personale impegnato nelle trivellazioni ha messo a dura prova la capacità di accoglienza della regione. Molti degli operai dormono in container o caravan. Alcuni, per lo più i tecnici specializzati, stanno qualche mese con stipendi degni di una piattaforma petrolifera e poi tornano a casa. Altri rimangono e lasciano dei vuoti alle spalle. «Un paio di settimane fa un nostro reporter sportivo se ne è andato a ovest perché ha detto che avrebbe guadagnato molti più soldi...», racconta Jeff Zaleski, editorialista del Forum di Fargo, la città più popolosa dello stato. E anche a Bismarck - la capitale è una tranquilla città di 60mila abitanti sulle rive del Missouri - tutti i fast food e i supermercati espongono il cartello "cerchiamo personale".
«Abbiamo bisogno di più gente» sintetizza Shane Goettle, responsabile del Commercio nell'amministrazione statale. Fargo ospita più di 20mila studenti in tre università, oltre a un polo di industria e servizi che comprende il maggior campus della Microsoft fuori da Seattle. E grazie alla piena occupazione, l'intero North Dakota sta attraendo immigrati dal resto degli Stati Uniti: «Da stati vicini e in crisi, come Minnesota e Michigan - spiega Goettle - ma anche da California o Florida». Un compito non facile, visto che la temperatura può scendere in inverno fino a meno trenta. Ricordate il film Fargo dei fratelli Cohen? Tutti qui puntualizzano che la storia si svolge in realtà in Minnesota; ma le tormente di neve sono le stesse...
Il boom ha anche effetti collaterali positivi sulle tasche dei cittadini: le tasse sull'attività petrolifera, per ora circa 500 milioni l'anno, hanno permesso al governatore John Hoeven di ridurre le altre imposte sulla proprietà di 580 milioni nel budget 2009, aumentando al tempo stesso gli investimenti nell'istruzione - un miracolo agli occhi di qualsiasi altro americano alle prese con i tagli alla spesa pubblica. Basta passare il ponte sul Red River e andare a Moorhead: la città gemella di Fargo è in Minnesota e paga quindi le maggiori difficoltà economiche dello stato confinante, soprattutto il deficit di bilancio che costringe le comunità locali a tagliare i servizi. Anche solo lo stato di manutenzione delle strade è ben diverso, e mentre Fargo assume insegnanti, Moorhead li licenzia.
Poiché i ricavi petroliferi aumentano a vista d'occhio, si è posta al governo del North Dakota la necessità di decidere cosa farne. Le tasse sono già a livelli minimi e la costituzione del North Dakota, a differenza di quella dell'Alaska, impedisce di restituire direttamente i fondi ai cittadini. Così è stato costituito un fondo, alimentato con il 30% dei proventi del petrolio, per far fronte in futuro agli anni delle vacche magre che - come i primi pionieri appresero rapidamente - seguono inevitabilmente quelli di prosperità. Un fondo non molto diverso da quello costituito in Norvegia per gestire i proventi del greggio nel Mare del Nord. A novembre gli elettori saranno chiamati a decidere con un referendum se trasformare il fondo in un legacy fund, un fondo vincolato che non potrà essere utilizzato fino al 2017 e anche in quel caso potrà esserlo solo con una maggioranza dei due terzi, sottraendolo ai capricci della politica.
Nel campo della politica il North Dakota continua a seguire una strada tutta sua: ha un governatore repubblicano e alle elezioni del 2008 ha votato McCain contro Obama, ma l'intera delegazione al Congresso di Washington (due senatori e un deputato) è democratica. Come mai? La risposta di Zaleski è disarmante: «Mandiamo a Washington tre democratici per far arrivare qui la maggior quantità possibile di soldi altrui; ma eleggiamo un governatore repubblicano perché spenda il meno possibile dei nostri».

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sergioloy

Re: Nord Dakota, strano miracolo

Messaggioda sergioloy » 13 nov 2010, 9:40

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NORTH DAKOTA, IL MIRACOLO FATTO IN CASA

DI MARCELLO FOA
ilgiornale.it

Qual è lo Stato che può vantare una disoccupazione al 4,4%? E aumenti del Pil a due cifre con incrementi dei redditi delle persone fisiche pari al 23% tra il 2006 e il 2009? Uno pensa: non può essere che la Cina. Sbagliato. Anche nell’ansimante America c’è chi va alla grande. L’autore di questo miracolo è il North Dakota, ovvero uno dei piccoli e in apparenza marginali tra i 50 che compongono la federazione statunitense.

La sua fortuna? Aver dato retta, tra il 1915 e il 1920, alla Nonpartisan League, un movimento locale che l’establishment tentò di fermare bollandolo come populista, ma che in realtà era lungimirante. Quel movimento indipendente propose agli elettori del North Dakota di non aderire al Federal Reserve System ovvero al circuito finanziario imperniato sulla Fed, la Banca centrale americana. Pensavano, i contadini dello Stato, che non ci si potesse fidare dei banchieri di Wall Street e che fosse più saggio avvalersi di un Istituto indipendente. Il tempo ha dato loro ragione.

Il successo del North Dakota è tutto qui: pur usando il dollaro come valuta di scambio, oggi è l’unico Stato americano che non dipende dalla Federal Reserve. A garantire le sue riserve sono i cittadini, i quali, in caso di dissesti finanziari non potrebbero avvalersi dell’assicurazione federale sui depositi. Lo Stato corre un rischio, ma ipotetico: in oltre 90 anni di vita l’istituto non è mai stato in difficoltà ed è passato indenne attraverso ogni crisi.

Per legge lo Stato e tutti gli enti pubblici devono versare i fondi nelle casse della Banca centrale del North Dakota, che li usa non per ottenere utili mirabolanti, né per oliare indebitamente le banche private, ma per aiutare la crescita dello Stato. Di fatto agisce come un’agenzia di sviluppo economico e dunque sostiene progetti d’investimento, concede finanziamenti a tassi molto bassi, nonché un numero impressionante di prestiti agli studenti a condizioni eque.

Sarà per la mentalità contadina di quella gente o per le virtù civiche sia degli amministratori della banca che dei cittadini, ma il tasso di spreco e di inefficienza è bassissimo. Per dirla in altri termini: quegli investimenti non sono sprecati in progetti insensati o improduttivi, dunque non producono carrozzoni parapubblici con interessi e prospettive clientelari, ma producono ricchezza nel territorio e dunque nuovo gettito fiscale, nuovi fondi per la banca; insomma, generano un ciclo virtuoso.

Sembra l’uovo di Colombo, ma altro non è che il trionfo del buon senso. In ultima analisi lo scopo della banca centrale di un Paese dovrebbe essere quello di agevolare uno sviluppo economico armonioso e senza squilibri finanziari o inflazionistici. La Bank of North Dakota ci riesce a tal punto da chiudere ogni anno in utile (nel 2009 per 58 milioni di dollari), denaro che torna ai legittimi proprietari ovvero ai contribuenti. Il sistema funziona così bene che diversi Stati americani vogliono imitarlo. E mica solo staterelli, anche colossi come California, Ohio, Florida, stufi di un meccanismo che negli ultimi trent’anni ha creato una ricchezza illusoria.

La Federal Reserve, infatti, non appartiene ai cittadini americani, ma alle banche, che pertanto sono i suoi azionisti di riferimento, così come, peraltro, avviene per la Banca d’Italia. Il liberista Ron Paul da anni sostiene, inascoltato, che una Banca centrale non è nemmeno contemplata dalla Costituzione americana e che di fatto tradisce lo spirito dei fondatori degli Stati Uniti d’America. Furono gli ambienti di Wall Street, nel 1914, a indurre il presidente Wilson a creare la Fed, la quale, però, nel corso dei decenni ha assunto compiti e generato dinamiche devianti, sottraendo al popolo la sovranità finanziaria.

Contrariamente alla Fed, la North Dakota Bank non ha bisogno di considerare interventi straordinari a sostegno di un’economia asfittica, né di comprare i Buoni del Tesoro invenduti, per la semplice ragione che lo Stato non ha debiti ed è addirittura in surplus. La North Dakota Bank non ha seguito la moda dei subprime, né della cartolarizzazione dei debiti, né delle altre diavolerie finanziarie escogitate negli ultimi anni dai dissennati e avidissimi manager delle grandi banche d’affari. Ha continuato ad essere una banca centrale al servizio della comunità, capace di mettere a disposizione dei privati le risorse necessarie per avviare imprese che poi non vivono di sussidi, ma secondo le regole di mercato. È la rivincita di un’America semplice e vincente, ma di cui nessuno parla mai.

Marcello Foa
Fonte: http://www.ilgiornale.it
Link: http://www.ilgiornale.it/esteri/north_d ... comments=1
12.10.2010

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Umiltao

Re: Nord Dakota, strano miracolo

Messaggioda Umiltao » 13 nov 2010, 13:58

Nell' articolo riportato da Stefano nel post precedente i seguenti punti da me evidenziati in grassetto sono notevoli:

::
Contrariamente alla Fed, la North Dakota Bank non ha bisogno di considerare interventi straordinari a sostegno di un’economia asfittica, né di comprare i Buoni del Tesoro invenduti,

Sia di lezione alle merdacce che continuano a dire in generale che le Banche Centrali non prestano più direttamente agli Stati. La Fed fa tutt' ora quello che faceva la Banca d' Italia fino al luglio 1981. E nessuno di questi escrementi si scandalizza (te credo, puzzano di suo).
Ma Trichet liquidità in quantità illimitata© ci sta pensando su in questi mesi.


::
per la semplice ragione che lo Stato non ha debiti ed è addirittura in surplus.

«Addirittura» un corno. Ma per favore! Anche nell' Italia sprecona da sempre l' avanzo primario del totale delle Pubbliche Amministrazioni (Stato compreso) è positivo. Sono invece gli interessi su debito pubblico a causare il deficit: ecco perché le stesse P.A. spendono più di quello che incassano.
Gli Stati indebitati spendono più di quello che incassano solo perché devono dare soldi in interessi a 4 idioti privati per poi toglierglieli di nuovo tassandoli a destra e a manca e ai soliti parassiti (banche, finanziarie e assicurazioni) che però sfuggono al fisco molto più facilmente.
Tutto ciò è originato dal fatto che in passato le Pubbliche Amministrazioni hanno preferito indebitarsi con tipografie e altri privati anziché creare la propria moneta per finanziare a costo zero ogni tipo di investimento pubblico e ogni tipo di spesa aggiuntiva, oltre alle risorse già garantite dal prelievo fiscale.
Infatti il prelievo fiscale esiste da millenni, invece l' indebitamento pubblico solo da qualche secolo.
Dato che oggi è un fatto normale avere avanzo primario pure in presenza di sprechi elevati e alla faccia di chi si strappa le vesti per gli sprechi stessi, risulta un' ovvietà constatare che la spesa per interessi sul debito pubblico mangia totalmente l' avanzo primario stesso e porta in più in deficit il bilancio: ciò significa che, da quando iniziarono la spesa e gli investimenti pubblici indebitandosi già secoli or sono, il deficit pubblico si crea a causa del debito pubblico stesso e non a causa di incapacità di copertura delle spese vive - sprechi compresi - da parte della classe politica attraverso il fisco.

Se c' è uno spreco che va tagliato, il primo è proprio quello che - udite udite - porta gli Stati in deficit: la spesa per interessi sui debiti pubblici.
Il problema è che si preferisce colpire in primo luogo mediaticamente lo spreco del quasi straccione che lavora poco e male ma che tutto sommato rispende sul territorio piuttosto che del ladro già miliardario e coi capitali nascosti esentasse all' estero. Ma il debito e il deficit pubblici servono proprio a quest' ultimo per guadagnare senza lavorare.
Infatti William Paterson confermava ciò già agli albori del Sistema-Debito dicendo che "Il banco trae beneficio dall' interesse su tutta la moneta che crea dal nulla".
Paradossalmente finanziare sprechi convenzionali risulta invece un comodissimo trucco psicologico per nascondere Il Grande Spreco™ del debito verso le tipografie bancarie e la finanza in genere.

ORA© un sunto di quanto detto (si può riportare magari anche da altre parti).
Gli Stati spendono più di quello che incassano esclusivamente perché ormai da qualche secolo è stata sostituita la miniera con la tipografia.
Dato che trovare metallo nobile nella miniera era molto faticoso e logorante mentre l' appropriazione della pepita era a costo nullo, si è ben pensato di sostituire la fatica con il debito, il sudore e le malattie con gli interessi e l' appropriazione della pepita con la stampa di un pezzo di carta, quest' ultimo però diventato di proprietà della ex miniera (banca) anziché del portatore.

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sergioloy

Re: Nord Dakota, strano miracolo

Messaggioda sergioloy » 9 mar 2011, 21:47

::
Il Miracolo delle Mauritius

2011-03-07
di Joseph E. Stiglitz

NEW YORK - Supponiamo che qualcuno dovesse descrivere un piccolo paese che assicura l'istruzione universitaria gratuita per tutti i suoi cittadini, trasporti scolastici per i bambini e assistenza sanitaria gratuita - compresa la chirurgia cardiaca - per tutti. Si potrebbe sospettare che un tale paese sia straordinariamente ricco o sulla corsia prefereziale per una crisi fiscale.

Dopo tutto, i paesi ricchi dell'Europa stanno rendendosi conto sempre più che non possono pagare per l'istruzione universitaria, e chiedono ai giovani e alle loro famiglie di sostenerne i costi. Da parte loro, gli Stati Uniti non hanno mai tentato di offrire il college gratuito per tutti, e c'è voluta una dura battaglia solo per garantire l'accesso all' assistenza sanitaria ai poveri americani - una tutela che ora il partito repubblicano sta lavorando duramente per abrogare, perché il paese non può permetterselo.
Ma le isole Mauritius, una piccola nazione al largo della costa orientale dell'Africa, non sono né particolarmente ricche, né sulla via della crisi di bilancio. Tuttavia, hanno trascorso gli ultimi decenni a costruire con successo una economia diversificata, un sistema politico democratico, e una forte rete di sicurezza sociale. Molti paesi, non ultimo gli Stati Uniti, potrebbero imparare dalla sua esperienza.

In una recente visita in questo arcipelago tropicale di 1,3 milioni di persone, ho avuto la possibilità di vedere alcuni dei passi in avanti fatti alle Mauritius - realizzazioni che possono sembrare sconcertanti, alla luce del dibattito negli Stati Uniti e altrove. Considerate la proprietà della casa: mentre i conservatori americani dicono che il tentativo del governo di estendere la proprietà della casa al 70% della popolazione statunitense è stato la causa del tracollo finanziario, l'87% dei Mauriziani possiede una casa di proprietà - senza alimentare nessuna bolla immobiliare.

Ma ora arriva il difficile: alle Mauritius il PIL è cresciuto più rapidamente del 5% all'anno per quasi 30 anni. Sicuramente, deve esserci un "trucco". Le Mauritius devono essere ricche di diamanti, petrolio, o di qualche altra merce di valore. Ma le Mauritius non hanno risorse naturali sfruttabili. Infatti, quando si avvicinava l'indipendenza dalla Gran Bretagna, ottenuta nel 1968, le prospettive erano così tristi che il vincitore del Premio Nobel per l'economia James Meade nel 1961 scrisse: "Sarà un grande risultato se [il paese] riuscirà a garantire un'occupazione produttiva per la sua popolazione senza una grave riduzione degli attuali livelli di vita. ... Le prospettive di uno sviluppo pacifico sono deboli."

Come a dimostrare che Meade sbagliava, i Mauriziani hanno aumentato il reddito pro capite da meno di 400 dollari al tempo dell'indipendenza a più di 6.700 dollari di oggi. Il paese è progredito dalla monocultura a base di zucchero di 50 anni fa ad un'economia diversificata, che comprende il turismo, la finanza, il tessile, e, se i piani attuali daranno i loro frutti, la tecnologia avanzata.

Durante la mia visita, il mio interesse era quello di capire meglio che cosa aveva portato a quello che alcuni hanno chiamato il Miracolo delle Mauritius, e che cosa si potrebbe imparare. Ci sono, infatti, molte lezioni, alcune delle quali dovrebbero essere tenute ben presenti dai politici degli Stati Uniti e altrove, che combattono le loro battaglie di bilancio.

In primo luogo, la questione non è se noi possiamo permetterci di fornire assistenza sanitaria o istruzione per tutti, o garantire la proprietà della casa in maniera diffusa. Se le Mauritius possono permettersi queste cose, anche l'America e l'Europa - che sono di diversi ordini di grandezza più ricche - possono anche loro. La questione, piuttosto, è come organizzare la società. I Mauriziani hanno scelto un percorso che porta a maggiori livelli di coesione sociale, di benessere e di crescita economica - e a un minor livello di disuguaglianza.

In secondo luogo, a differenza di molti altri piccoli paesi, le Mauritius hanno deciso che la maggior parte delle spese militari sono uno spreco. Non è necessario che gli Stati Uniti arrivino a questo: solo una parte dei soldi che l'America spende in armi contro nemici che non esistono, permetterebbe di fare molta strada verso la creazione di una società più umana, inclusa l'assistenza sanitaria e l'istruzione a chi non se le può permettere.

In terzo luogo, le Mauritius hanno riconosciuto che senza risorse naturali, la sua unica risorsa era la gente. Forse questo apprezzamento per le sue risorse umane è anche ciò che ha portato le Mauritius a rendersi conto che, date le differenze religiose, etniche e politiche del paese - che alcuni avevano cercato di sfruttare per indurlo a rimanere una colonia britannica - l'istruzione per tutti era fondamentale per l'unità sociale. Quindi c'è stato un forte impegno per le istituzioni democratiche e la cooperazione tra lavoratori, governo e datori di lavoro - esattamente l'opposto di quel tipo di dissenso e di divisione che oggi viene provocato dai conservatori negli Stati Uniti.

Questo non vuol dire che alle Mauritius non ci siano problemi. Come molti altri paesi di successo dei mercati emergenti, le Mauritius sono colpite da una perdita di competitività dei tassi di cambio. E, dato che sempre più paesi sono intervenuti per indebolire i loro tassi di cambio in risposta al tentativo dell'America di fare svalutazioni competitive attraverso il quantitative easing, il problema sta diventando sempre peggio. Quasi sicuramente, anche le Mauritius dovranno intervenire.

Inoltre, come molti altri paesi del mondo, le Mauritius oggi si preoccupano per l'inflazione importata da alimentari ed energia. Rispondere all'inflazione aumentando i tassi di interesse non farebbe che aggravare i problemi dei prezzi elevati con una elevata disoccupazione e un tasso di cambio ancor meno competitivo. Interventi diretti, restrizioni agli afflussi di capitale a breve termine, tasse sui capital-gains, e stabilizzare il sistema bancario attraverso una regolamentazione prudenziale, sono tutte misure che dovrebbero essere considerate.

Il miracolo delle Mauritius dura dall'indipendenza. Ma il paese lotta ancora con alcuni dei suoi retaggi coloniali: la disuguaglianza nella proprietà della terra e nella ricchezza, così come la vulnerabilità alla politica globale ad alto rischio. Gli Stati Uniti occupano una delle isole al largo delle Mauritius, la Diego Garcia, come base navale, senza indennizzo, ufficialmente in locazione dal Regno Unito, che non solo ha mantenuto le Isole Chagos, in violazione delle Nazioni Unite e del diritto internazionale, ma ha anche espulso i suoi cittadini e si rifiuta di permettere loro di ritornare.

Gli Stati Uniti ora devono agire bene nei confronti di questo paese pacifico e democratico: riconoscere alle Mauritius la proprietà legittima di Diego Garcia, rinegoziare il contratto di locazione, e riscattare i peccati del passato pagando una giusta somma per la terra occupata illegalmente da decenni.


banca centrale pubblica ecc, ecc, dunque attendiamo saba e seguito a breve.

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Re: Nord Dakota, strano miracolo

Messaggioda kasiacolagrossi » 12 mar 2011, 2:36

Umiltao ha scritto:il deficit pubblico si crea a causa del debito pubblico stesso e non a causa di incapacità di copertura delle spese vive - sprechi compresi - da parte della classe politica attraverso il fisco.


ma qualcuno lo ha detto ai politici?
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Re: Nord Dakota, strano miracolo

Messaggioda kasiacolagrossi » 12 mar 2011, 14:35

http://www.foxnews.com/politics/2011/03 ... z1Fpv5E6Uo
!
Utah House Passes Bill Recognizing Gold, Silver as Legal Tender
Published March 04, 2011
| FoxNews.com



Utah took its first step Friday toward bringing back the gold standard when the state House passed a bill that would recognize gold and silver coins issued by the federal government as legal currency.
The House voted 47-26 in favor of the legislation that would also exempt the sale of gold from the state capital gains tax and calls for a committee to study alternative currencies for the state.
The legislation now heads to the state Senate, where a vote is expected next week.
Under the bill, the coins would not replace the current paper currency but would be used and accepted voluntarily as an alternative.
If the bill passes, Utah would become the first of 13 states that have proposed similar measures. The others states are Colorado, Georgia, Montana, Missouri, Indiana, Iowa, New Hampshire, Oklahoma, South Carolina, Tennessee, Vermont and Washington.


Backers of Utah's bill say they want to send a message to the rest of the country.
"People sense that in the era of quantitative easing and zero interest rates, something has gone haywire with our monetary policy," said Jeffrey Bell, policy director for the Washington-based American Principles in Action, which helped shape the bill.
"If one state recognizes gold as a valid currency, I think it would embolden people not just in other states but in Washington," he said.
The U.S. used the gold standard from 1873 until 1933, when President Franklin D. Roosevelt outlawed the private ownership of gold amid the Great Depression. President Richard Nixon abandoned the gold standard altogether when he announced in 1971 that the U.S. would no longer convert dollars to gold at a fixed value.
Critics of the gold standard say it limits countries' control over its monetary policy and leaves them vulnerable to financial shocks, such as the Great Depression. But supporters argue that the current financial system's dependence on the Federal Reserve exposes the value of U.S. money to the risk of runaway inflation.
Ultima modifica di kasiacolagrossi il 12 mar 2011, 19:00, modificato 1 volta in totale.
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mr.spyder
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Re: Nord Dakota, strano miracolo

Messaggioda mr.spyder » 12 mar 2011, 18:48

riporto:
!
E lo Utah vota il ritorno al dollaro d' oro

(m. ga.) Dal Far West, nostalgie aurifere e venti di ribellione contro la Federal Reserve. Ieri sera il parlamento dello Utah ha votato a larga maggioranza (47 a 26) una norma che restituisce valore legale alle monete d' oro e d' argento. La si potrebbe liquidare come la mossa demagogica e anacronistica di un nucleo di nostalgici del «gold standard» e del regime aureo abolito da Roosevelt nel 1933: la legge riguarda, infatti, monete emesse a livello federale. E il governo non ha nulla di simile in cantiere. Il voto dello Stato dei mormoni ha, invece, fatto drizzare molte antenne perché dietro c' è la pressione dei Tea Party, attivissimi anche a Washington dove giocano di sponda col deputato Ron Paul, padre di Rand (un «senatore del tè») e nemico giurato della Fed. Lo Utah, poi, ha nel mirino proprio la Banca centrale: la misura votata, infatti, vara anche lo studio di una valuta locale diversa dal dollaro. RIPRODUZIONE RISERVATA

Gaggi Massimo

(5 marzo 2011) - Corriere della Sera
Antonio Prezia, detto spyder... anche se non è importante chi sei,ma cosa vuoi fare per cambiare il mondo.

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Umiltao

Re: Nord Dakota, strano miracolo

Messaggioda Umiltao » 12 mar 2011, 21:19

OT
kasiacolagrossi ha scritto:
Umiltao ha scritto:il deficit pubblico si crea a causa del debito pubblico stesso e non a causa di incapacità di copertura delle spese vive - sprechi compresi - da parte della classe politica attraverso il fisco.

ma qualcuno lo ha detto ai politici?
Stiamo cercando di dirglielo noi.
Ma è praticamente tempo perso con tale classe "dirigente". Così facendo stiamo semplicemente mostrando all' opinione pubblica quanto segue: la quasi totalità dei "politici" non sa alcunché di come funziona la finanza pubblica.
E' un paradosso, ma questa è la realtà. E' come se i pesci non abbiano mai visto l' acqua.

Fase 1): il cittadino elettore schiaccia a caso dei pulsanti in cabina elettorale, delegando al politico.
Fase 2): il politico eletto schiaccia a caso dei pulsanti in Parlamento, delegando a IGB©.

E così IGB© è diventato pari al Destino, a Zeus che lancia fulmini, a un vulcano che esplode con umilté©, a un terremoto di straordineria intensité©, al Rolex al polso di Sacchi "Ce l' ho... non è colpa mia...".

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kasiacolagrossi
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Re: Nord Dakota, strano miracolo

Messaggioda kasiacolagrossi » 10 apr 2011, 11:16

http://webofdebt.wordpress.com/2011/03/ ... #more-1128
!
WISCONSIN: BROKE UNLESS YOU COUNT THE $67 BILLION . . .
Posted on March 7, 2011 by Ellen Brown

Public sector man sitting in a bar: “They’re trying to take away our pensions.”
Private sector man: “What’s a pension?”
– Cartoon in the Houston Chronicle

As states struggle to meet their budgets, public pensions are on the chopping block, but they needn’t be. States can keep their pension funds intact while leveraging them into many times their worth in loans, just as Wall Street banks do. They can do this by forming their own public banks, following the lead of North Dakota—a state that currently has a budget surplus.

Wisconsin Governor Scott Walker, whose recently proposed bill to gut benefits, wages, and bargaining rights for unionized public workers inspired weeks of protests in Madison, has justified the move as necessary for balancing the state’s budget. But is it?

After three weeks of demonstrations in Wisconsin, protesters report no plans to back down. Fourteen Wisconsin Democratic lawmakers—who left the state so that a quorum to vote on the bill could not be reached—said Friday that they are not deterred by threats of possible arrest and of 1,500 layoffs if they don’t return to work. President Obama has charged Wisconsin’s Governor Scott Walker with attempting to bust the unions. But Walker’s defense is:

“We’re broke. Like nearly every state across the country, we don’t have any more money.”

Among other concessions, Governor Walker wants to require public employees to pay a portion of the cost of their own pensions. Bemoaning a budget deficit of $3.6 billion, he says the state is too broke to afford all these benefits.
Broke Unless You Count the $67 Billion Pension Fund . . .

That’s what he says, but according to Wisconsin’s 2010 CAFR (Comprehensive Annual Financial Report), the state has $67 billion in pension and other employee benefit trust funds, invested mainly in stocks and debt securities drawing a modest return.

A recent study by the PEW Center for the States showed that Wisconsin’s pension fund is almost fully funded, meaning it can meet its commitments for years to come without drawing on outside sources. It requires a contribution of only $645 million annually to meet pension payouts. Zach Carter, writing in the Huffington Post, notes that the pension program could save another $195 million annually just by cutting out its Wall Street investment managers and managing the funds in-house.

The governor is evidently eying the state’s lucrative pension fund, not because the state cannot afford the pension program, but as a source of revenue for programs that are not fully funded. This tactic, however, is not going down well with state employees.

Fortunately, there is another alternative. Wisconsin could draw down the fund by the small amount needed to meet pension obligations, and put the bulk of the money to work creating jobs, helping local businesses, and increasing tax revenues for the state. It could do this by forming its own bank, following the lead of North Dakota, the only state to have its own bank — and the only state to escape the credit crisis.

This could be done without spending the pension fund money or lending it. The funds would just be shifted from one form of investment to another (equity in a bank). When a bank makes a loan, neither the bank’s own capital nor its customers’ demand deposits are actually lent to borrowers. As observed on the Dallas Federal Reserve’s website, “Banks actually create money when they lend it.” They simply extend accounting-entry bank credit, which is extinguished when the loan is repaid. Creating this sort of credit-money is a privilege available only to banks, but states can tap into that privilege by owning a bank.
How North Dakota Escaped the Credit Crunch

Ironically, the only state to have one of these socialist-sounding credit machines is a conservative Republican state. The state-owned Bank of North Dakota (BND) has allowed North Dakota to maintain its economic sovereignty, a conservative states-rights sort of ideal. The BND was established in 1919 in response to a wave of farm foreclosures at the hands of out-of-state Wall Street banks. Today the state not only has no debt, but it recently boasted its largest-ever budget surplus. The BND helps to fund not only local government but local businesses and local banks, by partnering with the banks to provide the funds to support small business lending.

The BND is also a boon to the state treasury. It has a return on equity of 25-26%, and it has contributed over $300 million to the state (its only shareholder) in the past decade — a notable achievement for a state with a population less than one-tenth the size of Los Angeles County. In comparison, California’s public pension funds are down more than $100 billion—that’s billion with a “b”—or close to half the funds’ holdings, following the Wall Street debacle of 2008. It was, in fact, the 2008 bank collapse rather than overpaid public employees that caused the crisis that shrank state revenues and prompted the budget cuts in the first place.
Seven States Are Now Considering Setting Up Public Banks

Faced with federal inaction and growing local budget crises, an increasing number of states are exploring the possibility of setting up their own state-owned banks, following the North Dakota model. On January 11, 2011, a bill to establish a state-owned bank was introduced in the Oregon State legislature; on January 13, a similar bill was introduced in Washington State; on January 20, a bill for a state bank was filed in Massachusetts (following a 2010 bill that had lapsed); and on February 4, a bill was introduced in the Maryland legislature for a feasibility study looking into the possibilities. They join Illinois, Virginia, and Hawaii, which introduced similar bills in 2010, bringing the total number of states with such bills to seven.

If Governor Walker wanted to explore this possibility for his state, he could drop in on the Center for State Innovation (CSI), which is located down the street in his capitol city of Madison, Wisconsin. The CSI has done detailed cost/benefit analyses of the Oregon and Washington state bank initiatives, which show substantial projected benefits based on the BND precedent. See reports here and here.

For Washington State, with an economy not much larger than Wisconsin’s, the CSI report estimates that after an initial startup period, establishing a state-owned bank would create new or retained jobs of between 7,400 and 10,700 a year at small businesses alone, while at the same time returning a profit to the state.
A Bank of Wisconsin Could Generate “Bank Credit” Many Times the Size of the Budget Deficit

Economists looking at the CSI reports have called their conclusions conservative. The CSI made its projections without relying on state pension funds for bank capital, although it acknowledged that this could be a potential source of capitalization.

If the Bank of Wisconsin were to use state pension funds, it could have a capitalization of more than $57 billion – nearly as large as that of Goldman Sachs. At an 8% capital requirement, $8 in capital can support $100 in loans, or a potential lending capacity of over $500 billion. The bank would need deposits to clear the checks, but the credit-generating potential could still be huge.

Banks can create all the bank credit they want, limited only by (a) the availability of creditworthy borrowers, (b) the lending limits imposed by bank capital requirements, and (c) the availability of “liquidity” to clear outgoing checks. Liquidity can be acquired either from the deposits of the bank’s own customers or by borrowing from other banks or the money market. If borrowed, the cost of funds is a factor; but at today’s very low Fed funds rate of 0.2%, that cost is minimal. Again, however, only banks can tap into these very low rates. States are reduced to borrowing at about 5% — unless they own their own banks; or, better yet, unless they are banks. The BND is set up as “North Dakota doing business as the Bank of North Dakota.”

That means that technically, all of North Dakota’s assets are the assets of the bank. The BND also has its deposit needs covered. It has a massive, captive deposit base, since all of the state’s revenues are deposited in the bank by law. The bank also takes other deposits, but the bulk of its deposits are government funds. The BND is careful not to compete with local banks for consumer deposits, which account for less than 2% of the total. The BND reports that it has deposits of $2.7 billion and outstanding loans of $2.6 billion. With a population of 647,000, that works out to about $4,000 per capita in deposits, backing roughly the same amount in loans.

Wisconsin has a population that is nine times the size of North Dakota’s. Other factors being equal, Wisconsin might be able to amass over $24 billion in deposits and generate an equivalent sum in loans – over six times the deficit complained of by the state’s governor. That lending capacity could be used for many purposes, depending on the will of the legislature and state law. Possibilities include (a) partnering with local banks, on the North Dakota model, strengthening their capital bases to allow credit to flow to small businesses and homeowners, where it is sorely needed today; (b) funding infrastructure virtually interest-free (since the state would own the bank and would get back any interest paid out); and (c) refinancing state deficits nearly interest-free.
Why Give Wisconsin’s Enormous Credit-generating Power Away?

The budget woes of Wisconsin and other states were caused, not by overspending on employee benefits, but by a credit crisis on Wall Street. The “cure” is to get credit flowing again in the local economy, and this can be done by using state assets to capitalize state-owned banks.

Against the modest cost of establishing a publicly-owned bank, state legislators need to weigh the much greater costs of the alternatives – slashing essential public services, laying off workers, raising taxes on constituents who are already over-taxed, and selling off public assets. Given the cost of continuing business as usual, states can hardly afford not to consider the public bank option. When state and local governments invest their capital in out-of-state money center banks and deposit their revenues there, they are giving their enormous credit-generating power away to Wall Street.

——————————————

Ellen Brown wrote this article for YES! Magazine, a national, nonprofit media organization that fuses powerful ideas with practical actions. Ellen is an attorney and the author of eleven books, including Web of Debt: The Shocking Truth About Our Money System and How We Can Break Free. Her websites are webofdebt.com andellenbrown.com.


http://www.facebook.com/note.php?note_i ... 9253840114
::
DI ELLEN BROWN

WebofDebt.com



Mentre gli stati lottano per far quadrare i bilanci, le pensioni pubbliche rischiano grosso; ma non dovrebbe essere necessariamente così. Gli stati possono mantenere intatti i loro fondi pensionistici con un “leverage” per tante volte quell’ammontare in prestiti, come fanno le banche di Wall Street. Possono farlo formando banche di loro proprietà, seguendo l’esempio del North Dakota, l’unico stato ad avere le sue proprie banche e un notevole attivo di bilancio.



Gli impiegati pubblici non prenderanno alla leggera quella passeggiata di bilanci statali fatti quadrare a spese dei benefici sindacali. Dopo tre settimane di proteste nel Wisconsin, le convinzioni rimangono forti ed aumenta la pressione. Quattordici legislatori democratici del Wisconsin hanno detto venerdì scorso di non essere frenati dalle minacce di un possibile arresto e di 1500 licenziamenti se non ritornano al lavoro. Il presidente Obama ha accusato il Governatore del Wisconsin Scott Walker di tentare di far saltare i sindacati. Ma la difesa di Walker è:



“Siamo sul lastrico. Come quasi tutti gli altri stati in tutto il paese, non abbiamo più soldi."



Insieme ad altre concessioni, il governatore Walker vuole chiedere agli impiegati pubblici di pagare una porzione del costo della loro pensione. Lamentando un deficit di bilancio di $3,6 miliardi, dice che lo stato è troppo povero per potersi permettere tutti questi benefici.



Sul lastrico, se non si conta il fondo pensionistico di $67 miliardi…



Questo è quanto dice, ma secondo il CAFR (Comprehensive Annual Financial Report) del 2010 del Wisconsin, lo stato avrebbe 67 miliardi di dollari in fondi pensionistici e in altri fondi fiduciari previdenziali, investiti principalmente in azioni e titoli di credito che fruttano un modesto interesse.



Uno studio recente del PEW Center per gli Stati Uniti ha mostrato che il fondo pensionistico del Wisconsin è quasi interamente sovvenzionato, ovvero che può adempiere ai suoi impegni per anni senza attingere da fonti esterne. Richiede un contributo annuo di appena $645 milioni per far fronte ai pagamenti delle pensioni. Zach Carter, scrivendo nel Huffington Post, nota che il programma pensionistico potrebbe risparmiare altri $195 milioni l’anno solo eliminando i suoi gestori di fondi comuni di investimento di Wall Street e gestendo autonomamente i fondi. Il governatore ha evidentemente messo gli occhi sul lucrativo fondo pensionistico statale, non perché lo stato non si possa permettere il programma pensionistico, ma come una fonte di reddito per programmi che non sono completamente sovvenzionati. Tuttavia, questa tattica non va giù ai dipendenti.



Fortunatamente, c’è un’altra alternativa. Il Wisconsin potrebbe attingere al fondo per la piccola somma necessaria ad adempiere agli obblighi pensionistici, ed investendo la gran parte del denaro per creare lavori, aiutare le aziende locali, ed aumentando il reddito fiscale per lo stato. Potrebbe fare questo formando la sua banca, seguendo l’esempio del North Dakota, l’unico stato ad avere la sua banca -- e l’unico stato scampato alla crisi del credito.



Questo potrebbe essere fatto senza spendere i soldi del fondo pensionistico, né prestandoli. I fondi potrebbero essere semplicemente spostati da una forma di investimento ad un’altra (azioni in una banca). Quando una banca concede un prestito, né il capitale della banca, né i depositi nei conti correnti dei suoi clienti vengono prestati ai mutuatari. Come si osserva nel sito web della Dallas Federal Reserve, “le banche creano effettivamente denaro quando lo prestano”. Estendono semplicemente la contabilità del credito bancario, che viene estinta quando viene estinto il mutuo. Creare questo tipo di denaro a credito è un privilegio disponibile solo per le banche, ma gli stati possono attingervi possedendo una banca.



Come il North Dakota è sfuggito alla crisi del credito



Ironicamente, l’unico stato ad avere una di queste macchine di credito di stampo socialista è uno stato conservatore repubblicano. La Bank of North Dakota (BND) di proprietà statale ha consentito al North Dakota di mantenere la sua sovranità economica, una sorta di ideale conservatore dei diritti degli stati. La BND è stata fondata nel 1919 in risposta ad un’ondata di pignoramenti ad opera delle banche di Wall Street fuori dal controllo statale. Oggi lo stato non solo non ha debito, ma ha recentemente vantato il suo massimo surplus di bilancio. La BND contribuisce a sovvenzionare non solo il governo locale, ma le aziende locali e le banche locali, alleandosi con le banche per fornire i fondi per sostenere il prestito alle piccole aziende.



La BND è inoltre un vantaggio per il tesoro statale, avendo contribuito con oltre $300 milioni alle casse dello stato negli ultimi dieci anni, un risultato significativo per uno stato con una popolazione minore di un decimo di quella della Los Angeles County. Nel 2008, la BND ha fruttato un dividendo del 26% allo stato. Che batte di gran lunga la maggior parte degli investimenti di Wall Street, per lo meno se l’esperienza della California è una guida. I fondi pensionistici pubblici della California sono sotto di oltre $150 miliardi – miliardi, con la “b” [“bilions” n.d.r.] – ovvero vicino alla metà del patrimonio del fondo, a seguito del tracollo del 2008 di Wall Street. È stato infatti il crollo delle banche nel 2008, piuttosto che lo stipendio troppo alto dei dipendenti pubblici, a causare in primis la crisi che ha ridotto i redditi statali portando ai tagli di bilancio.



Sette stati considerano adesso di creare banche pubbliche



Di fronte all’inerzia federale e alle crescenti crisi locali di bilancio, sempre più stati stanno esplorando la possibilità di fondare delle loro banche di proprietà statale, secondo il modello del North Dakota. L’11 gennaio 2011 è stata introdotta una proposta di legge per creare una banca statale nella legislatura dello stato dell’Oregon; il 13 gennaio è stata introdotta una simile proposta di legge nello stato di Washington; il 20 gennaio, è stata presentata una proposta di legge per una banca statale nel Massachusetts (a seguito di una proposta del 2010 che era decaduta); e il 4 febbraio è stata introdotta una proposta nella legislatura del Mayland per uno studio della fattibilità che esaminasse le possibilità. Si uniscono all’ Illinois, alla Virginia e allo stato di Hawaii, che hanno introdotto proposte simili nel 2010, portando a sette il numero degli stati con tali proposte.



Se il governatore Walker volesse esplorare questa possibilità per il suo stato, potrebbe passare al Center for State Innovation (CSI), che è situato lì vicino nella sua città capitale di Madison, Wisconsin. Il CSI ha effettuato analisi dettagliate sui costi/benefici delle iniziative per banche statali dell’Oregon e di Washington, che mostrano previsioni di sostanziali benefici basate sul caso della BND. Si vedano le relazioni qui e qui.



Per lo stato di Washington, con un’economia non molto più grande di quella del Wisconsin, la relazione del CSI stima che dopo un periodo iniziale di avvio, fondare una banca di proprietà dello stato creerebbe o contribuirebbe al mantenimento di circa 7400 – 10700 posti di lavoro all’anno solamente per le piccole aziende, fruttando al contempo un profitto allo stato.



Una banca del Wisconsin potrebbe generare “credito bancario” di molte volte superiore al deficit di bilancio



Gli economisti esaminando le relazioni del CSI ne hanno definito conservative le conclusioni. Il CSI ha fatto le sue proiezioni senza far affidamento sui fondi pensionistici statali per il capitale bancario, sebbene abbia ammesso che quest’ultimo potrebbe essere una potenziale fonte di capitalizzazione.



Se la Bank of Wisconsin dovesse usare i fondi pensionistici statali, potrebbe ottenere una capitalizzazione di oltre $57 miliardi – pari quasi a quella della Goldman Sachs. Ad una richiesta di capitale dell’8%, 8 dollari di capitale possono sostenere $100 di prestiti, con una capacità potenziale di prestito di oltre $500 miliardi. La banca avrebbe bisogno di depositi per compensare gli assegni, ma il potenziale di generare credito potrebbe essere ciononostante enorme.



Le banche possono creare tutto il credito bancario che vogliono, limitato solo da: (a) la disponibilità di mutuatari solvibili, (b) i limiti di prestito imposti dai requisiti del capitale bancario, e (c) dalla disponibilità di “liquidi” per compensare gli assegni in uscita. La liquidità può essere acquisita o dai depositi dei clienti della banca o prendendo prestiti da altre banche o dal mercato monetario. In caso di prestito, il costo dei fondi è un fattore [che incide] ; ma con il tasso odierno molto basso della Fed dello 0,2%, un tale costo è minimo. Tuttavia, ripeto, solo le banche possono usufruire di questi tassi molto bassi. Gli stati sono ridotti a prendere prestiti a circa il 5% -- a meno che non abbiano banche di loro proprietà; o che, ancor meglio, non siano banche. La BND è costituita come “il North Dakota operante nel mercato come la Bank of North Dakota”.



Ciò vuol dire che tecnicamente, tutto il patrimonio del North Dakota appartiene alla banca. I fabbisogni di depositi della BND sono inoltre coperti. La BND ha un’enorme base di depositi controllata, dato che tutti i redditi statali vengono depositati nella banca per legge. La banca riceve anche altri depositi, ma la maggior parte dei suoi depositi sono fondi del governo. La BND cautamente non compete con le banche locali per i depositi dei consumatori, che ammontano a meno del 2% del totale. La BND dichiara di avere depositi di $2,7 miliardi e prestiti in essere di $2,6 miliardi. Con una popolazione di 647 000 persone, questo si traduce in circa $4000 pro capite di depositi, a sostegno di pressappoco la stessa cifra di prestiti.



Il Wisconsin ha una popolazione pari a nove volte quella del North Dakota. A parità di fattori, il Wisconsin potrebbe essere in grado di accumulare oltre $24 miliardi di depositi e di generare una somma equivalente di prestiti – oltre sei volte tanto il deficit lamentato dal governatore dello stato. Tale capacità di prestito potrebbe essere usata per molti scopi, a seconda della volontà della legislatura e della legge statale. Le possibilità comprendono: (a) un’alleanza con le banche locali, sul modello del North Dakota, rafforzando le loro basi di capitale per consentire un flusso del credito alle piccole aziende e ai proprietari di immobili, dove ce n’è oggi un’assoluta necessità; (b) sovvenzionare l’infrastruttura letteralmente a interesse zero (dato che lo stato sarebbe proprietario della banca e si riprenderebbe qualsiasi interesse pagato); e (c) rifinanziare i deficit dello stato quasi senza interessi.



Allora perché sprecare l’enorme potere di generazione del credito del Wisconsin?



I problemi di bilancio del Wisconsin e di altri stati, non sono stati causati dalla spesa eccessiva per benefici previdenziali, ma da una crisi del credito a Wall Street. La “cura” è di far riprendere il flusso creditizio nell’economia locale, e questo può essere fatto usando i beni dello stato per capitalizzare le banche di proprietà statale.



Contro il modesto costo per l’istituzione di una banca di pubblica proprietà, i legislatori dello stato devono ponderare i costi molto maggiori delle alternative – tagliare i servizi pubblici essenziali, licenziare i lavoratori, aumentare le tasse sugli elettori che pagano già troppe tasse, e vendere i beni pubblici. Dato il costo per continuare gli affari come al solito, gli stati non possono certo permettersi di non considerare l’opzione di una banca pubblica. Quando lo stato e i governi locali investono il loro capitale in banche fuori dallo stato e vi depositano i loro redditi, danno il loro enorme potere di generare credito a Wall Street.



Ellen Brown è avvocato e presidente del Public Banking Institute. Ha scritto undici libri, tra cui Web of Debt: The Shocking Truth About Our Money System and How We Can Break Free (2010).
katarzyna edyta colagrossi

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Umiltao

Re: Nord Dakota, strano miracolo

Messaggioda Umiltao » 10 apr 2011, 14:35

In particolare (dalla traduzione postata su facebook), questa è la politica monetaria auspicata da Ellen Brown anche per il Wisconsin:

::
Il Wisconsin ha una popolazione pari a nove volte quella del North Dakota. A parità di fattori, il Wisconsin potrebbe essere in grado di accumulare oltre $24 miliardi di depositi e di generare una somma equivalente di prestiti – oltre sei volte tanto il deficit lamentato dal governatore dello stato. Tale capacità di prestito potrebbe essere usata per molti scopi, a seconda della volontà della legislatura e della legge statale. Le possibilità comprendono: (a) un’alleanza con le banche locali, sul modello del North Dakota, rafforzando le loro basi di capitale per consentire un flusso del credito alle piccole aziende e ai proprietari di immobili, dove ce n’è oggi un’assoluta necessità; (b) sovvenzionare l’infrastruttura letteralmente a interesse zero (dato che lo stato sarebbe proprietario della banca e si riprenderebbe qualsiasi interesse pagato); e (c) rifinanziare i deficit dello stato quasi senza interessi.

«prestiti, prestito» → CVD_1. Si parla solo di una banca statale o di un sistema di banche statali che prestano e basta, a chiunque e compreso lo Stato stesso, come qualsiasi banca.
Non si parla né di Ministero del Tesoro che emette moneta direttamente per i suoi scopi pubblicistici né (figuriamoci) di erogazione di redditi di cittadinanza alle persone fisiche.

(a) → CVD_2. Lo Stato interviene per rafforzare il potere monetario delle banche commerciali private entrando nel loro capitale, come già avviene oggi su larga scala in tutto il Mondo (Stati Uniti, Gran Bretagna e Germania in particolare) per decisione del Sistema-IGB© stesso.
Entrare nel capitale di un ente significa acquistarne le azioni/quote/partecipazioni, non certo acquistare la proprietà del prodotto (moneta, in questo caso).

(b) → CVD_3. Lo Stato paga comunque in anticipo gli interessi alla banca di cui è proprietario utilizzando il prelievo fiscale, non c' entra alcunché il fatto che DOPO tali interessi gli vengano rifusi indirettamente dalla banca stessa via dividendi azionari e/o via tassazione e/o via remunerazione conti correnti di Tesoreria; inoltre, come sempre, viene bellamente dimenticato di dire che lo Stato deve ANCHE restituire alla sua banca il capitale prestatogli per le infrastrutture, sempre utilizzando il prelievo fiscale: si commette il solito grave errore di considerare gratuito il capitale nominale del prestito, mentre in realtà viene sempre rimborsato e nel caso dello Stato tramite il prelievo fiscale né più né meno del pagamento degli interessi.
Solita madornale confusione tra proprietà delle azioni/quote/partecipazioni della banca (mezzo di produzione) e proprietà della moneta (prodotto).

(c) → CVD_4. Di nuovo l' errore di considerare l' interesse (quasi) a costo zero, mentre in realtà è pagato in anticipo per poi essere riconsegnato, quindi trattasi di partita di giro a posteriori (come l' IVA per le imprese) e NON di gratuità. E' gratuito per la persona giuridica "Stato", ma non certo per i cittadini che devono comunque pagare tasse per pagare gli interessi (oltre come già detto per rimborsare il debito).
Si parla esplicitamente di rifinanziare il deficit, quindi di debito pubblico. Se ci si riferiva a emissioni di moneta non bancaria, si sarebbe utilizzata un' espressione come "moneta emessa senza generare debito" o simili, non certo "rifinanziare", "sovvenzionare", "credito" e "rafforzamento delle basi di capitale".
Non si è capaci di uscire dai soliti schemi mentali del Sistema-IGB©.

Insomma, il solito sabarnardismo® dei soliti incompetenti. Nulla di nuovo sotto il sole.



Ringrazio Kasia per la segnalazione e per aver così consentitomi di mettere definitivamente ne Il Bestiario™ Ellen Brown.

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Umiltao

Re: Nord Dakota, strano miracolo

Messaggioda Umiltao » 10 apr 2011, 18:13

Il punto è che dare la proprietà della moneta ai singoli individui e mettergliela in tasca all' atto dell' emissione (come dovrebbe accadere anche per gli eventuali utili delle aziende di Stato) anziché ai soliti fantasmi giuridici (come alla banca o al solo Stato) fa paura e dà fastidio a quasi tutti perché DEMOLISCE di colpo il castello di puttanate inculcato nei cervelli, cioè i dogmi su cui si regge la Società [del cazzo] di IGB©, la "nostra" Società.

Ecco il vero motivo per cui Auriti venne snobbato e abbandonato da tutti o anche distorto e deviato nei messaggi per portare acqua al nauseante mulino dei soliti depistatori politici.



☺ "Sì, ma il Fascismo... Sì, ma il Comunismo... Sì, ma il lavoro... Sì, ma l' inflazione... Sì, ma Della Luna... Sì, ma i rettiliani... Sì, ma la decrescita felice senza muco©... Sì, ma ©™®..."
☻ "No, sei sodomizzato sessualmente da schiavo mentale di IGB©. Quelle che hai citato sono tutte™ creazioni dell' Allevatore di Bestiame che ruba all' atto dell' emissione: IGB©."

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Re: Nord Dakota, strano miracolo

Messaggioda mr.spyder » 10 apr 2011, 18:41

Umiltao ha scritto:☻ "No, sei sodomizzato sessualmente da schiavo mentale di IGB©.


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