IL Mondo naviga su un mare di debiti

..ovvero le puttanate ufficiali propagandate dal Sistema Mediatico di IGB
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Karlrex

IL Mondo naviga su un mare di debiti

Messaggioda Karlrex » 9 mar 2010, 9:57

Articolo interessantissimo sull'illuminazione di un falsario che ha capito come funziona l'economia in carcere :mrgreen:
Domanda, dobbiamo finire in galera tutti per capirlo? o bisogna stampà soldi dal nulla pure noi?
interessantissimo:
qui il link: http://rassegna.camera.it/chiosco_new/p ... icle=QBZJA

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Christian Tambasco

Re: IL Mondo naviga su un mare di debiti

Messaggioda Christian Tambasco » 9 mar 2010, 10:23

perfetto e pulito ottimo articolo

Ciao Christian

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Alessandro Bono

Re: IL Mondo naviga su un mare di debiti

Messaggioda Alessandro Bono » 9 mar 2010, 10:24

Molto bello.

Altro che Ida Magli.

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Christian Tambasco

Re: IL Mondo naviga su un mare di debiti

Messaggioda Christian Tambasco » 8 apr 2010, 12:53

visto che si parla di debiti...

fonte repubblica cronaca locale PALERMO:La Regione chiede un mutuo di 700 milioni
servirà a garantire il pareggio di bilancio


!
Confermati nel disegno di legge della Finanziaria i tagli per il personale, stanziati contributi per la Fiat di Termini. Restano scoperti i fondi per il credito d'imposta e quelli per ripianare la voragine degli Ato rifiuti
di ANTONIO FRASCHILLA

Un mutuo da 696 milioni di euro per far quadrare i conti del 2010. La Regione farà ricorso al mercato del credito nella Finanziaria in discussione all'Assemblea regionale per coprire le spese: la banca che si aggiudicherà il mega prestito sarà scelta con bando pubblico. "Il mutuo è necessario per raggiungere il pareggio, non ci sono altre strade" dice il presidente della commissione Bilancio dell'Ars, Riccardo Savona che ha fissato per mercoledì prossimo l'ultimo giorno utile per presentare emendamenti al testo. L'assessore al Bilancio, Michele Cimino, minimizza: "Il mutuo era già previsto nella scorsa finanziaria, solo che nel 2009 non era stato necessario attivarlo". "Di fatto è un ennesimo indebitamento", attacca il deputato Cateno De Luca, ribelle dell'Mpa in commissione.
Di certo c'è che nella manovra consegnata in commissione Bilancio, al di là degli annunci mai concretizzati di riforma della formazione o copertura del debito degli Ato rifiuti, ci sono 408 milioni di spese aggiuntive per investimenti: la fetta maggiore riguarda il rilancio produttivo dello stabilimento Fiat di Termini Imerese, per il quale sono stati stanziati 160 milioni. Altri 80 milioni serviranno per la proroga dei contratti dei precari, 6,8 milioni di euro andranno a coprire il fondo per il sostegno alle famiglie numerose (bonus di 200 euro a figlio per chi ne ha più di tre), 5,2 milioni di euro per i taxi, 10 milioni per l'agricoltura e 40 milioni per l'ex tabella H (che sarà comunque eliminata e trasformata in un fondo di competenza dell'Ars). Ancora non è chiaro come sarà coperta la spesa per il credito d'imposta per l'occupazione proposto dal governo (333 euro al mese per ogni assunto), mancano all'appello 10 milioni di euro. Non c'è traccia, al momento, nemmeno dei 50 milioni di euro all'anno necessari a garantire il mutuo da 1,3 miliardi per i debiti degli Ato: "Il governo si era impegnato, in sede di approvazione della riforma dei rifiuti, a darne la necessaria copertura finanziaria, il tentativo che stanno facendo è quello di camuffare incentivi alla differenziata per coprire i debiti degli Ato", dice il deputato De Luca. "Noi proporremo invece di rifinanziare i capitoli di bilancio per il diritto allo studio, di attivare le zone franche urbane nell'Isola e di chiudere definitivamente l'Esa", dice Giovanni Panepinto del Pd.
Oggi comunque l'assessore Cimino incontrerà il presidente dell'Ars, Francesco Cascio, che ha chiesto la presentazione di un testo "asciutto" che non contenga norme diverse da quelle strettamente finanziarie. Il governo ha infatti presentato un testo che prevede diverse norme che riguardano il personale e un emendamento che prevede la riduzione di un terzo del Famp (il salario accessorio dei regionali) e un tetto agli straordinari. Sempre in tema di personale, un'altra norma prevede la creazione del bacino unico (comprendente anche i dipendenti di agenzie e società) che permetterebbe un più facile ricorso alla mobilità. Previsto l'inserimento di una norma che stanzia 100 milioni per opere pubbliche a vantaggio dei Comuni e la riforma dei consorzi di bonifica e dell'Ente sviluppo agricolo, che quindi rimarrebbe in vita. Sembra invece tramontata qualsiasi ipotesi di riforma della formazione professionale con emendamenti del governo.

(08 aprile 2010)

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Christian Tambasco

Re: IL Mondo naviga su un mare di debiti

Messaggioda Christian Tambasco » 20 mag 2010, 12:19

Italia a rischio derivati

continua il caso dei derivati sottoscritti dal comune di Milano per cui è sotto accusa l'operato di 4 grandi banche. guadagno a loro e il rischio d'impresa, manco a dirlo, al popolino.

parla il procuratore aggiunto Alfredo Robledo di seguito gli articoli su Sole24ore, La Stampa e Repubblica, non ho invece trovato la versione online...bah
Allegati
20100520LA-STAMPA_ITALIA_RISCHIO_DERIVATI.pdf
(90.28 KiB) Scaricato 76 volte
20100520Repubblica_ITALIA_RISCHIO_DERIVATI.pdf
(305.13 KiB) Scaricato 78 volte
20100520Sole24ore_ITALIA_RISCHIO_DERIVATI.pdf
(86.67 KiB) Scaricato 74 volte

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domenico.damico

Re: IL Mondo naviga su un mare di debiti

Messaggioda domenico.damico » 20 mag 2010, 13:12

Anche Napoli è andata...

http://corrieredelmezzogiorno.corriere. ... 0404.shtml

!
Ultimo gradino della fascia di classificazione
La scure di Standard & Poor’s: declassato il Comune di Napoli
Giù il rating (a BBB-). E se la riscossione dei tributi non migliorerà l’agenzia ipotizza un’ulterione diminuzione

NAPOLI — Standard & Poor’s ha abbassato il rating a del Comune di Napoli BBB-da BBB. Una decisione presa «a causa di una debolezza strutturale interna nella generazione di flussi di cassa». Un giudizio che colloca l’amministrazione cittadina all’ultimo gradino della fascia di classificazione medio-bassa, molto ma molto distante da Roma e Milano (entrambe con A+). Questo perché il Comune è stato ritenuto «incapace di generare nuove entrate». Ma non solo, perché per S&P «le prospettive sono negative». Prospettive che però «potrebbero tornare stabili qualora l’amministrazione dimostrasse di poter tornare a tassi di riscossione almeno pari a quelli registrati prima del 2009, dimostrando che la riduzione registrata nel 2009 non è strutturale». Insomma, lo scorso anno è stato l’anno horibilis per il Comune di Napoli e per le sue finanze, specie sul fronte delle riscossioni, anello debole della catena finanziaria del Comune. Comune sempre in affanno sul fronte della riscossione delle multe automobilistiche, della Tarsu, dei fitti. Secondo l’agenzia internazionale «il rating del Comune di Napoli riflette la presenza della delegazione di pagamento, ovvero la priorità accordata al rimborso del debito con i flussi di cassa entranti, i fabbisogni di finanziamento relativamente stabili con un debito consolidato che S&P prevede rimarrà moderato fino al 2012 per la categoria di rating attuale». Altri fattori che limitano il rating comprendono «un avanzo di amministrazione libero negativo e passività contingenti potenzialmente elevate che potrebbero manifestarsi a seguito di sentenze sfavorevoli per il Comune o derivate da enti terzi». S&P sottolinea dunque che solo «la presenza di una percentuale crescente di trasferimenti statali stabilizza la struttura piuttosto debole delle entrate comunali». Inoltre, «nonostante lo scenario di base preveda un miglioramento dei tassi di riscossione delle entrate correnti nel 2010-2012 pari al 90% delle entrate correnti accertate, in linea con il 2007 e 2008, e sopra l’85% registrato nel 2009, i pagamenti delle spese correnti continueranno a ridursi attestandosi in media all’87% delle spese correnti impegnate rispetto ad una media del 92% sul 2007 e 2008». Mentre il debito continuerà di conseguenza a crescere rimanendo intorno al 135% delle entrate correnti, comprensive delle entrate delle società, entro il 2012, rispetto al 120% nel 2008. Secondo S&P, quindi, la situazione di liquidità del Comune di Napoli «è tesa per i tassi di riscossione esigui sul fronte delle entrate proprie che generano crescenti ritardi di pagamento correnti». La giacenza di cassa «rilevata il 29 marzo 2010», tuttavia, pari a 102 milioni di euro, «copre 0,7 volte il servizio del debito del 2010». Ma nonostante la situazione di liquidità sia tesa, i ritardi di pagamento ad oggi si sono registrati solo sul fronte delle spese non primarie. Il rimborso del debito, inoltre, avviene a giugno e a dicembre e coincide con i flussi entranti dell’imposta comunale sugli immobili e dei trasferimenti statali. S&P prevede che il servizio del debito sul 2010-2012 rimarrà relativamente stabile intorno al 10% delle entrate correnti. Le prospettive negative riflettono le perplessità di S&P in merito alla capacità futura del Comune di generare flussi di cassa. L’agenzie di rating si dice anche «ugualmente preoccupata per la presenza di un ammontare consistente di residui attivi» di parte corrente «considerati dal collegio dei revisori di dubbia esigibilità per la loro vetustà». «Rappresentano più del 30% dei residui attivi di parte corrente del 2008 e, se sottratti ai residui esistenti, riducono l’avanzo di amministrazione libero in modo consistente, dal -6% delle entrate correnti del 2008 a oltre il -30%». L’esistenza di passività contingenti potenzialmente elevate che potrebbero emergere sia da contenziosi in corso, sia da pagamenti pendenti verso terzi, ivi comprese le società partecipate dal Comune, sono un’altro fattore di preoccupazione per S&P. Per tutto ciò, il rating potrebbe essere rivisto nuovamente al ribasso in particolare qualora i tassi di riscossione delle entrate tributarie non dovessero migliorare nel 2010 e/o continuassero a ridursi, incrementando oltre lo scenario di base i ritardi di pagamento sulle spese non primarie. Tale scenario di previsione, maggiormente conservativo rispetto a quello di base, prevede una riscossione dei tributi in linea con quanto avvenuto nel 2009 (sotto la media degli anni precedenti), per via della riscossione molto esigua della tassa per lo smaltimento dei rifiuti. L’accertamento della Tarsu è infatti aumentato in modo consistente nel 2009 (rappresentava circa il 45% delle entrate tributarie rispetto a circa il 35% nel 2008) senza tuttavia produrre degli incrementi sul fronte della riscossione dei tributi. Il rating potrebbe ugualmente ridursi qualora un ammontare consistente di passività contingenti si manifestasse o per sentenze esecutive, o per pagamenti pendenti verso terzi.

sandropascucci
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Re: IL Mondo naviga su un mare di debiti

Messaggioda sandropascucci » 20 mag 2010, 13:27

MA IO NON SO SE I GRILLINI DI MERDA, I FACEBOOKIANI PSICOLABILI, I METTAPPARI DE STA MINKIA SI RENDONO CONTO DI QUESTA SCRITTA:

Standard & Poor’s ha abbassato il rating al Comune di Napoli BBB-da BBB


e delle implicazioni MORALI che ci sono dietro..

ma io boh..
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domenico.damico

Re: IL Mondo naviga su un mare di debiti

Messaggioda domenico.damico » 20 mag 2010, 14:44

quelle morali, enormi, ed anche quelle pratiche.

Perchè questi agenti privati/indipendenti/autoreferenziali sono gli agenti del cambiamento;
la rivoluzione-reazionaria la sta facendo il sistema bancario, con il supporto fondamentale della sua faccia istituzionale - banche centrali, FMI, agenzie di rating etc. - che paradossalmente in questa fase di crisi sembrano essere coloro che contastano gli umori del fantomatico mercato (cioè la faccia rapace - e vera - dello stesso sistema bancario).

Mai come in questo caso lo schema problema-reazione-soluzione è rispondente alla realtà: le tre fasi che portano alla soluzione voluta, sono gestite in modo quasi completamente autonomo da IGB.

Ecco che la rivoluzione reazionaria voluta da questi signori e dal loro codazzo fatto di politici-ricconi-alta borghesia-privilegiati vari prende corpo, si fa legge e si fa quadro normativo da quì all'eternità.
Sul piano pratico le conseguenze sono enormi; ma l'inoculamento graduale del famoso cetriolo nel culo del cittadino medio è attutito dal suolo gradevole delle chimere spettacolari, dei richiami al senso del dovere, dalla paura di vedersi sfilare il proprio caro orticello da sotto i piedi.

Tutto si riduce infine all'istinto di sopravvivenza; è proprio questo lo snodo psicologico.
Più procede questo upgrade del sistema, più cresce - anzi viene accresciuta - la paura ed il senso di smarrimento.
Le persone sono indotte a pensare solo alla propria sopravvivenza e poi allo svago dal processo logorante indotto dalla paura.
Questo crea una doppia reazione: o immobilismo/conservazione dello status quo (la maggior parte) o reazioni confuse e controproducenti, ispirate dal contingente e mirate all'immediato.

Entrambe queste reazioni sono contemplate dal sistema, che si giova di esse e può procedere nel suo piano: quella di perpetuare il proprio dominio e renderlo più solido, più coerente, più eterno.

Sul piano pratico TUTTI pagheranno un prezzo; tutti coloro che non avranno giovamento dal Sistema 2.0, ne soffriranno nocumento.
Chi è stato immobile, sarà facile bersaglio e sarà completamente assorbito dal sistema e sarà completamente coerente con esso, diventando un semplice automa; chi si è mosso in modo convulso, soffrirà ancora di più, perchè sarà giudicato inutile e non coerente con il disegno.
Si dovrà adattare e si adatteranno.

Chi capisce il Sistema e non vuole sfruttarlo, è la categoria strana cui mi sento di appartenere.
Per questa categoria di persone non ci sarà via di mezzo.
Se non vincerà la denuncia e la vera rivoluzione, allora saremo additati come pericolo, come eresia, come bestemmia.
Saremo noi quelli che seminano paura, discordia, incoerenza.
L'omogeneità di pensiero ci scaccerà come nemico, come agenti dell'inutile dissenso.

A quel punto saremo sicuri di essere (stati) nel giusto.

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Re: IL Mondo naviga su un mare di debiti

Messaggioda sandropascucci » 20 mag 2010, 17:49

tutto vero ma su qui e qua accento non va..
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Re: IL Mondo naviga su un mare di debiti

Messaggioda domenico.damico » 20 mag 2010, 19:41

"Manco le basi del mestiere...e che cazzo ah Arfio!"

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Re: IL Mondo naviga su un mare di debiti

Messaggioda sandropascucci » 20 mag 2010, 19:42

don Arfio

uff..
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Re: IL Mondo naviga su un mare di debiti

Messaggioda domenico.damico » 20 mag 2010, 20:10


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Messaggioda sandropascucci » 20 mag 2010, 20:20

domenico.damico ha scritto:"Manco le basi del mestiere...e che cazzo ah Arfio!"


quindi è: manco le basi der mestiere te ricordi ma che cazzo arfioo!

ergo hai toppato..
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Re: IL Mondo naviga su un mare di debiti

Messaggioda domenico.damico » 21 mag 2010, 16:24

No... i puntini sostituivano quello che manca...

Ma tu ne usi sempre due, che ne puoi sapere!

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Re: IL Mondo naviga su un mare di debiti

Messaggioda sandropascucci » 21 mag 2010, 18:14

anche tu ne usi due.. poi metti il punto di fine frase...
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Re: IL Mondo naviga su un mare di debiti

Messaggioda domenico.damico » 24 mag 2010, 12:39

... allora vuol dire che tu ne usi solo uno ..

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Messaggioda sandropascucci » 24 mag 2010, 13:21

CERTO.
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Christian Tambasco

Re: IL Mondo naviga su un mare di debiti

Messaggioda Christian Tambasco » 28 mag 2010, 15:37

ed ecco la spada di damocle del rating pure per la capitale...

fonte: MEF S&P: "A rischio il rating della Capitale"

::
S&P: "A rischio il rating della Capitale"

28 maggio 2010

S&P: «A rischio il rating della Capitale» La manovra da 24 miliardi varata dal governo mette a rischio il rating della Capitale. Standard & Poor's ha infatti annunciato ieri di aver messo sotto osservazione per un possibile taglio il giudizio sul Comune di Roma, a seguito delle misure fiscali che riguardano la città guidata dalla Giunta Alemanno Voto), contenute nel decreto correttivo dei conti pubblici. Il rating di lungo termine attuale del Comune è di A+. «Se il Parlamento approverà le misure del governo nell'attuale forma, ne risulterebbe un indebolimento del- la nostra opinione corrente» si legge nel comunicato di S&P, che fa riferimento ai provvedimenti di modifica del capitolo cosiddetto «Roma capitale», contenuti nella manovra, che comprende tagli ai trasferimenti alle amministrazioni locali.
Allegati
20100528S&PRischioRatingCapitale.pdf
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Christian Tambasco

Re: IL Mondo naviga su un mare di debiti

Messaggioda Christian Tambasco » 28 mag 2010, 15:53

checché ne dica prodi...senza sovranità monetaria e fiscale poco si può fare e alla politica non rimane che essere il teatrino che è e trarre più vantaggio possibile per sé

due in una:

fonte: Repubblica - CRONACA DI ROMA Museo della Resistenza a rischio
si mobilitano Zingaretti e Polverini


::
Museo della Resistenza a rischio
si mobilitano Zingaretti e Polverini

La manovra del governo Berlusconi che taglia i fondi a molte istituzioni potrebbe decretare la chiusura dello spazio di via Tasso. I due presidenti si impegnano e promettono un intervento. Alemanno: "Non può chiudere"
28 maggio 2010

Una mobilitazione bipartisan per far vivere il museo di via Tasso. "Trovo un'aberrazione culturale e una regressione civile abbastanza immorale che si possa anche solo pensare che il museo di via Tasso possa chiudere". L'allarme sulla possibile chiusura del museo della Resistenza lo lancia il presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti, a margine della presentazione a Palazzo Valentini dell'iniziativa 'La tribù dei lettori'. A mettere in forse la sopravvivenza del museo di via Tasso la manovra finanziaria che taglia i finanziamenti a decine di istituzioni e enti.

Per Zingaretti, se si verificasse questo taglio ai finanziamenti per il museo, "diventano ciniche le lacrimucce che vediamo su tanti palchi quando si parla della Resistenza: è ipocrita". "Il museo di via Tasso non può chiudere - ha concluso - faremo di tutto perché questo non avvenga, la Provincia è in grado di dare un contributo".

Sul caso interviene anche la presidente della Regione Lazio Renata Polverini. "Bisogna fare in modo che il museo della Liberazione di via Tasso non chiuda. La Regione Lazio farà la sua parte in questo senso, sollecitando il Governo perché garantisca le risorse". "Noi - ha concluso - comunque stiamo verificando la possibilita' di intervenire anche con fondi regionali".

Anche da Alemanno arriva la promessa di un impegno istituzionale per evitare la chiusura. "Il Museo di via Tasso non può chiudere, - ha detto il sindaco - Ci impegniamo affinché rimanga aperto e continui ad essere uno dei presidi della memoria nella nostra città. Faremo di tutto".


poi abbiamo il dilemma Sanità in rosso che pare porti alla drammatica decisione di chiudere 26 ospedali nel Lazio, si dice per non mettere mano nelle tasche dei cittadini, bella storia soldi nun me li levi ma i servizi sì
Allegati
20100528RegioneChiude26_Ospedali.pdf
Repubblica - Cronaca di Roma
28 maggio 2010
(301.39 KiB) Scaricato 78 volte

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Christian Tambasco

Re: IL Mondo naviga su un mare di debiti

Messaggioda Christian Tambasco » 1 giu 2010, 13:01

fonte: sole24ore - Finanza e Mercati Per la Bce le banche europee rischiano di svalutare 360 miliardi sui prestiti alle famiglie e alle imprese
si mobilitano Zingaretti e Polverini


::
Per la Bce le banche europee rischiano di svalutare 360 miliardi sui prestiti alle famiglie e alle imprese

La manovra del governo Berlusconi che taglia i fondi a molte istituzioni potrebbe decretare la chiusura dello spazio di via Tasso. I due presidenti si impegnano e promettono un intervento. Alemanno: "Non può chiudere"
31 maggio 2010

L'aumento dei costi del finanziamento, dovuto alla crisi del debito sovrano nell'Eurozona, comporta una serie di conseguenze che «avranno un impatto negativo sulla ripresa e sulla crescita potenziale dell'economia» dell'area. Così la Bce nel Rapporto sulla stabilità finanziaria, spiegando che a sua volta questo si rifletterà sulla performance del sistema finanziario. I conti pubblici dell'Eurozona hanno toccato un nuovo record negativo nel periodo 2008-2010 come conseguenza della crisi finanziaria e questo può portare a «squilibri economici quali deficit delle partite correnti e pressioni inflative».

L'aumento del fabbisogno di finanziamento dei Governi e la minore fiducia dei mercati nella sostenibilità dei conti pubblici ha fatto salire rendimenti e spread dei bond governativi in alcuni paesi dell'Eurozona e, di conseguenza, i costi del finanziamento. Questo, scrive la Bce, «peggiora il rischio generale a livello di tassi per il sistema finanziario e rende potenzialmente più difficile una spesa pubblica orientata alla crescita, così come il flusso degli investimenti privati».

Le svalutazioni aumentano
Le banche di Eurolandia rischiano di dover svalutare di 360 miliardi di euro i prestiti concessi a imprese e famiglie fra il 2007 e il 2010. La stima è della Bce, che ha aumentato di cinque miliardi, rispetto allo scorso anno, il conto delle possibili perdite dovute alla crisi iniziata con i mutui 'subprimè Secondo le stime di Eurotower, le banche dell'area euro hanno accantonato fra il 2007 e il 2009 238 miliardi di euro a copertura delle perdite dovute al peggioramento della qualità del credito. Un fenomeno accentuato dall'elevata disoccupazione, che sta causando un aumento delle insolvenze su mutui e prestiti. «Questo - spiega la Bce sottraendo la cifra alle sue stime per il quadriennio 2007-2010 - significa che le banche di Eurolandia dovranno accantonare altri 123 miliardi per il 2010».

Decisamente inferiore, invece, la stima sulle perdite di valore dei titoli finanziari nel portafoglio degli istituti di credito: grazie all'apprezzamento di molte attività e al calo degli spread sui prodotti del credito strutturato (come le obbligazioni garantite da mutui), la Bce ha tagliato a 155 miliardi (43 miliardi in meno rispetto a dicembre scorso) le svalutazioni accumulate fra il 2007 e il 2010.


sempre in tema di svalutazione e di debito è interessante anche quest' altro articolo in cui Trichet a proposito della ripresa ci dice che potrebbe essere compromessa per via della crisi dei debiti sovrani e aggiunge che: "la necessità per molti governi di finanziarsi potrebbe complicare l'impegno delle banche a rinnovare proprie obbligazioni in scadenza" :shock:

i debiti sono scoppiati anche a causa degli interventi salvabanche di cui gli stati si sono fatti garanti e ora c'è il rischio che dopo aver rifinanziato a gogò le banche queste potrebbero non prestare il prestato???

ridere per non piangere per dirla con qualcuno, ma poii fateme capì finché si parlava di debito Italiano beh sai noi siamo particolari, siamo indisciplinati, c'è il malaffare, mo se scopre che il malaffare è ovunque, difatti si parla di crisi dei debiti sovrani per l'area euro, ma sarà il sistema ad avere qualcosa che non va a prescindere dal malaffare??? bah
Allegati
20100601BCESvalutazioni.pdf
sole24ore 01-06-2010
di Beda Romano
(76.47 KiB) Scaricato 72 volte

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Christian Tambasco

Re: IL Mondo naviga su un mare di debiti

Messaggioda Christian Tambasco » 4 ago 2010, 10:45

da uno studio di Bankitalia risultano aumentati i debiti...strano in un sistema...DEBITO! :shock:

Immagine
Clicca qui o sull'immagine per ingrandire
Allegati
20100804CresceDebitoFamiglie.pdf
rassegna MEF-Il Messaggero
(65.92 KiB) Scaricato 76 volte

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Christian Tambasco

Re: IL Mondo naviga su un mare di debiti

Messaggioda Christian Tambasco » 6 ago 2010, 12:47

fonte: Repubblica L'allarme della Corte dei Conti
"Debiti dei Comuni alle stelle"


::
L'allarme della Corte dei Conti
"Debiti dei Comuni alle stelle"


06 agosto 2010

ROMA - Allarme della Corte dei Conti per l'indebitamento degli enti locali. "Il ricorso dell'indebitamento è in forte crescita, specie nei comuni" avverte la magistratura contabile precisando che il debito finanziario dei comuni supera i 62 miliardi. Aumenta inoltre il numero di amministrazioni locali che presentano "squilibri economico finanziari", dice ancora la Corte dei Conti, precisando che il debito finanziario dei comuni "cresce limitatamente rispetto al precedente esercizio. Più spinta è la crescita del debito delle province che raggiunge quasi 11,5 miliardi".

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Christian Tambasco

Re: IL Mondo naviga su un mare di debiti

Messaggioda Christian Tambasco » 20 ago 2010, 13:00

fonte: sole24ore Il conto della crisi. Le Pmi hanno rinegoziato 42 miliardi di debiti con le banche

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Il conto della crisi. Le Pmi hanno rinegoziato 42 miliardi di debiti con le banche
di Simone Filippetti

20 agosto 2010

ll costo della recessione sull'«Azienda Italia»? Quarantadue miliardi di debiti finiti in ristrutturazione per le medie e piccole aziende, quelle Pmi che sono l'ossatura del tessuto industriale del Paese. Ma il prezzo della crisi è stato salato anche per le banche, costrette a stralciare oltre il 35%. Un terzo dei crediti erogati è andato in fumo.

Dopo l'abbuffata di finanza degli anni del boom (e della bolla) molte aziende si sono trovate stracariche di debito, spinte dal cocktail di denaro a basso costo e boom dell'M&A. Poi, con la crisi e il credit crunch, hanno iniziato a saltare i famigerati covenants (i parametri di oscillazione tra debito e liquidità generate fissati dalle banche): anche aziende sane e robuste si sono all'improvviso ritrovate con un debito che, prima sopportabile, è diventato insostenibile. Nell'ultimo anno e mezzo, sostanzialmente dall'inizio della recessione, 65 tra le principali aziende italiane hanno dovuto mettere una toppa al problema dei troppi debiti. Dal più semplice sforamento dei parametri, alle rinegoziazioni, fino alle soluzioni stra-giudiziali per evitare le insolvenze. Quest'ultima è stata la formula più utilizzata, introdotta dalla nuova legge fallimentare. L'elevato numero di rinegoziazioni e ristrutturazioni è il segnale indiretto delle ferite lasciate dalla crisi. La cifra, elaborata da un report che circola tra le banche d'affari milanesi, tiene conto di un campione di medie e piccole aziende "eccellenti", quotate e non.

Le cause
Complice la peggior recessione degli ultimi cento anni, redditività e flussi di cassa delle aziende sono caduti e le stime sulle performance future fatte pre-crisi sono diventate carta straccia. A quel punto la struttura finanziaria è diventata sproporzionata e numerose aziende hanno sfiorato il dissesto: di qui lunghe ed estenuanti trattative con le banche che hanno dovuto rinunciare a una fetta consistente di crediti, ma l'alternativa sarebbe stata il default di molte aziende. La prima ondata ha interessato quelle società strapagate dal private equity, appesantite dai debiti delle acquisizioni attraverso leverage buy out: l'incidenza di debiti (30 miliardi su 47 aziende) e degli stralci (il 41% del totale calcolabile) è molto più alte sulle società non quotate.

I debiti del private equity sul Made in Italy....
Tradizionalmente i fondi comprano società private (per poi magari portarle in Borsa): non è dunque un caso che i debiti affliggano maggiormente società in mano al private equity. Dopo averle caricate di leva per comprarle, gli stessi fondi si sono visti costretti a rinegoziare quello stesso debito. Una buona fetta di Made in Italy si è trovata in questa situazione: un big mondiale come Ferretti, il costruttore di yacht di lusso, schiacciato da 1,1 miliardi di esposizione finanziaria dopo l'acquisizione a leva da parte di Candover (uscita azzerando il valore), alle azienda di distributori automatici Argenta (comprata da Cognetas e Investitori Associati da precedenti fondi e con 400 milioni di debito) e N&W (un altro caso di passaggio di mano tra fondi, per 470 milioni di debito); al gruppo alimentare Fiorucci (200 milioni) fino alla Comital, la casa del Domopak (237 milioni). E ancora l'azienda di piccoli elettrodomestici Saeco, che per salvarsi è stata venduta alla olandese Philips, ha dovuto azzerare 300 milioni di debiti su un totale di 535.

...e l'abbuffata delle big cap
Emblema della bulimia di finanza degli anni passati e della necessità di dover correre ai ripari rinegoziando è la Carlo Tassara, la holding del finanziere franco-polacco Romain Zaleski: oltre 6 miliardi di esposizione, la più alta tra quelle censite dallo studio, anche se non esattamente una società industriale nè una Pmi. La tempesta finanziaria ha obbligato la Tassara a invocare il soccorso delle banche che hanno cancellato quasi metà del debito. Interventi anche sui maxi debiti del gruppo immobiliare Risanamento (2,8 miliardi) e Seat (2,7 miliardi). Altri big hanno ancora trattative in corso, come quella sui 770 milioni di debito della Lucchini, il gruppo siderurgico già salvato cinque anni fa dal magnate russo Alexei Mordashov.

Perdita secca
Hanno perso fino all'ultimo centesimo erogato i creditori di It Holding e Mariella Burani Fashion Group: il gruppo di moda di Tonino Perna e quello della famiglia modenese sono finiti in fallimento. Lo stesso è accaduto alla società di tlc di Arezzo Eutelia. Interamente dei creditori, a fine ristrutturazione, è diventata invece Global Garden Product. Per la prima volta in Italia, infatti, nell'ambito di una simile operazione di una società non quotata i creditori sono diventati azionisti al 100% nel capitale. E fuori dal giro dei nomi più noti, il caso delle Funivie Folgarida Marilleva, soffocata da 138 milioni di debiti: anche sulla storica azienda che gestisce gli impianti risalita delle Dolomiti le banche hanno dovuto stralciare più della metà dei loro crediti.

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sergioloy

Re: IL Mondo naviga su un mare di debiti

Messaggioda sergioloy » 25 ago 2010, 12:14

!
Debiti, i Comuni superano lo Stato. Conti in rosso da Torino a Catania

dal corrieredellasera

ROMA - Si fa presto a dire debito pubblico. Perché nell'Italia dove gli enti locali aspirano a conquistare sempre maggiore autonomia, c'è debito e debito. Innanzitutto quello statale, che quest'anno raggiungerà il 118,4% del Prodotto interno lordo. Enorme: ricevuto in eredità certamente da decenni di finanza allegra, anche se chi l'ha ereditato ci ha poi messo del suo. Ma avreste mai detto che i Comuni sono ancora più indebitati dello Stato? Eppure, se sono veri i dati recentemente pubblicati dalla Corte dei conti, le cose stanno proprio così.

Secondo i magistrati contabili, nel 2008 i debiti municipali ammontavano a 62 miliardi di euro, senza però considerare il Campidoglio. L'esposizione del Comune di Roma era talmente elevata che il governo aveva deciso di separare la situazione pregressa dalla gestione ordinaria, con il risultato di assimilarlo agli «enti di nuova costituzione». Calcolando anche l'indebitamento della capitale l'ammontare dei debiti «propri» dei Comuni italiani avrebbero superato di slancio i 70 miliardi di euro, cioè il 120% delle entrate correnti, un dato che in qualche modo si può assimilare al «fatturato comunale». Si tratta di oltre 1.100 euro per ogni cittadino italiano.
Abbastanza per far sorgere seri dubbi sulla sua sostenibilità. Anche perché, sono sempre calcoli della magistratura contabile presieduta da Luigi Giampaolino, se si considera un Comune alla stessa stregua di un'impresa e si paragona il suo bilancio ai conti aziendali, si scopre che il costo di questo debito è ben superiore al risultato economico: è pari, esattamente, al 108% dell'avanzo delle amministrazioni, cioè degli «utili» al netto degli interessi. Questo significa che molti enti locali devono fare letteralmente i salti mortali per far fronte agli impegni finanziari. E non tutti ci riescono. Nel 2008 i Comuni che si sono trovati tecnicamente in disavanzo per questo motivo sono stati ben 220.

Nell'elenco degli enti che si sono trovati in una situazione di «squilibrio» più o meno pesante, anche nomi blasonati. C'è per esempio il Comune di Alessandria, 149 milioni di debiti. Come pure quello di Cesenatico. Poi Pistoia, Viareggio, Orvieto. Per non parlare di alcune città meridionali, come Caserta che con un indebitamento di 129 milioni ha archiviato il 2008 con uno squilibrio di bilancio di quasi 22 milioni di euro, o Foggia, che ha chiuso in passivo per 19 milioni avendo accumulato 128 milioni di debiti. E Aprilia, che se nel 2008 ha registrato un «disavanzo» di 7,7 milioni di euro, si trovava in una situazione di squilibrio ininterrottamente dal 2004. Non un record, certamente, se si considera che il Comune di Giarre, nella Provincia di Catania, era «squilibrato» senza soluzione di continuità addirittura dal 2001.
Questa situazione è senza dubbio la conseguenza della facoltà di ricorso al mercato da diversi anni ormai concessa agli enti locali i quali rivendicavano sempre maggiore autonomia finanziaria. Con la conseguenza negativa, in molti casi, di trovarsi imprevedibilmente ad aver fatto il passo più lungo della gamba: per ingenuità, faciloneria, o semplicemente perché i soldi servivano e lo Stato aveva tagliato le risorse. Esito frequente, quello di dover mettere una toppa talvolta peggiore del buco, magari ricorrendo ai famigerati derivati.

Tutto questo, però, con il rischio di andare incontro alla bancarotta soltanto a parole. Nel 2008 il governo è intervenuto per «salvare», questo fu il termine utilizzato nell'occasione, i Comuni di Roma e Catania. Il primo era stato guidato da un'amministrazione di centrosinistra fin dal 1993, sindaci due candidati premier ulivisti come Francesco Rutelli e Walter Veltroni e aveva accumulato debiti per oltre 8 miliardi di euro (che sarebbero stati successivamente certificati dalla giunta di centrodestra in quasi 10 miliardi) prevalentemente per ripianare i deficit delle aziende di trasporto locale. Il secondo era stato invece da lungo tempo amministrato dal centrodestra: sindaco il medico di fiducia di Silvio Berlusconi, Umberto Scapagnini. Il suo successore Raffaele Stancanelli, dello stesso partito, ha denunciato al suo arrivo una situazione letteralmente catastrofica, con un deficit spaventoso e un debito che veleggiava verso il miliardo di euro: 3 mila euro e oltre per ogni abitante. Scrisse una lettera drammatica a Berlusconi e venne accontentato con un provvedimento che stanziava 140 milioni di euro per la sua città: nella stessa legge era previsto anche un finanziamento di 500 milioni per Roma. Da sottolineare che non soltanto il Comune di Catania ha evitato la bancarotta, ma pure che l'ex sindaco Scapagnini, il quale aveva lasciato al suo compagno di partito Stancanelli una città in quelle condizioni, ha avuto in premio un seggio al Senato.

Situazioni limite, come del resto quella di Taranto. Ma che la dicono lunga sul rischio che possono correre anche le casse dello Stato a causa dei debiti comunali. Ma quali sono gli enti locali più esposti? Va da sé che ha poco senso il valore assoluto. Il debito va visto in rapporto agli abitanti: diversamente il Comune di Roma sarebbe di gran lunga in cima alla graduatoria. Invece, secondo la Fondazione Civicum, il Comune più indebitato in relazione al numero dei residenti sarebbe Torino. Nel 2008 ogni torinese avrebbe avuto sulle spalle una esposizione di 5.564 euro, con una lieve diminuzione rispetto ai 5.771 di un anno prima. Un livello giustificato dai grandi investimenti che la città ha dovuto sostenere per l'organizzazione di grandi eventi come le Olimpiadi invernali del 2006, ma che comunque lo stesso Comune ha rettificato, rigettando la tesi secondo cui sotto la Mole avrebbero più debiti rispetto a Roma e Milano. Secondo una analisi compiuta nel 2006, quindi prima che scoppiasse il «caso» dell'indebitamento della capitale, l'agenzia di rating Standard&Poor's aveva analizzato i conti delle principali città italiane arrivando alla conclusione che Milano aveva un debito pro capite di 2.782 euro, superiore a quello di 2.426 euro dei romani. Secondo Civicum, che ha esaminato i dati del 2008 (con esclusione però di quelli di Roma) l'esposizione dei milanesi avrebbe raggiunto due anni dopo ben 4.012 euro. E il capoluogo lombardo sarebbe secondo soltanto a Torino, precedendo Potenza (2.774), Napoli (2.739), Genova (2.735) e Ancona (2.085): tutti Comuni attestati al di sopra della media. Fra le principali città italiane, quella più virtuosa risultava, per Civicum, Modena: appena 357 euro per abitante. Un terzo dei debiti che aveva il Comune immediatamente precedente, La Spezia (1.156 euro).

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Re: IL Mondo naviga su un mare di debiti

Messaggioda kasiacolagrossi » 16 nov 2010, 20:15

CUBA

http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/ ... ornale_pi1

adesso anche "il Manifesto" ha chiuso gli articoli per abbonamenti... prima, con un giorno di ritardo, potevi leggere il giornale. Non so se è un bene.

Dal più grande paese di riciclaggio (nulla di illegale)...

::
di Leonardo Padura Fuentes - L'AVANA
L'ACCIDENTATA STRADA PER USCIRE DALLA CRISI
Riforme O MUERTE


Il congresso del Pc cubano è stato convocato per l'aprile prossimo, a più di tredici anni dal precedente. Il documento che l'accompagna fissa i principali cambiamenti di politica economica e sociale necessari per la «attualizzazione» (la sopravvivenza?) di un «modello socialista» che non regge più. Ma le incognite e i rischi sono molti
Dopo una lunga attesa e diversi rinvii, il Partito comunista cubano, che sta al governo e regge la politica dell'isola caraibica, ha convocato il suo sesto congresso, fissato per l'aprile 2011. Quello precedente ebbe luogo nel 1997, più di tredici anni fa [...]

è stato reso pubblico e messo in circolazione, in migliaia di copie, un quadretto di trenta due pagine intitolato Progetto di lineamenti della politica economica è sociale, un documento che con un'introduzione e 291 proposte, comincia a definire un nuovo modello di politica economica, produttiva, commerciale e sociale del paese, che si spera, consentirà di superare la crisi del modello attuale [...]
Ultima modifica di kasiacolagrossi il 16 nov 2010, 21:26, modificato 1 volta in totale.
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Re: IL Mondo naviga su un mare di debiti

Messaggioda kasiacolagrossi » 16 nov 2010, 21:25

IRLANDA

http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/ ... ornale_pi1

::
di Paolo Gerbaudo - LONDRA
IRLANDA
Un salvagente europeo per l'ex Tigre celtica

In arrivo un super prestito Ue da oltre 60 miliardi
Brian Cowen, il Taoiseach (primo ministro) liberale irlandese, continua a rifiutarsi di confermare ufficialmente le indiscrezioni secondo cui anche l'Irlanda dopo la Grecia dovrà farsi aiutare dall'Unione europea (Ue) per evitare la bancarotta. [...]
katarzyna edyta colagrossi

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Re: IL Mondo naviga su un mare di debiti

Messaggioda kasiacolagrossi » 22 nov 2010, 13:55

http://www.bbc.co.uk/news/business-11808577

::
22 November 2010 Last updated at 11:53 GMT

Euro and shares rise after Irish rescue deal

European shares and the euro have both risen slightly in value, as markets gave a muted welcome to the bail-out for the Irish Republic.

It comes as Dublin is set to begin the formal process of applying for up to 90bn euros (£77bn; $124bn) of European Union-led loans agreed on Sunday.

The UK's FTSE 100 was up 0.5%, while Germany's Dax had added 0.6%, and the euro had strengthened to $1.376.

The total level of loans the UK will give is expected to to be about £7bn.

This includes Britain's contributions to European Union and International Monetary Fund (IMF) bail-out schemes, and direct bilateral loans.

Chancellor George Osborne told BBC Radio 4's Today programme that it was in the UK's national interest to help the Irish Republic.

"Our two economies are connected, and our two banking systems are interconnected.

"Ireland is a friend in need, and we are here to help."

The bond markets also appeared to welcome the Irish Republic's bail-out news, with yields on Irish bonds falling below 8%, indicating a very small decline in fears it will default on its debt.

Smaller banks

The crisis in the Irish Republic has been brought on by the recession and the almost total collapse of the country's banks, analysts say.

Once known as the Celtic Tiger for its strong economic growth - helped by low corporate tax rates - a property bubble burst, leaving the country's banks with huge liabilities and pushing up the cost of borrowing for them and the government.
Continue reading the main story

The EU and IMF loans will be provided to the Republic over a three-year period.

"It is necessary to help Ireland, otherwise the whole eurozone would be in danger," said Austrian Finance Minister Josef Proell.

Under the bail-out deal, Irish income tax is set to increase, but the country's low 12.5% corporation tax - controversial for some other countries but "non-negotiable" for the Irish government - will not be touched.

Irish Finance Minister Brian Lenihan said the bail-out would also help to reduce the government's budget deficit to a target of 3% of GDP by 2014.

Mr Lenihan said EU and IMF officials had seen the outline of the budget plan, and "it is unlikely that they will request changes".

Dublin will also outline in the plan how the country's banking industry will be restructured, with Irish banks expected to be turned into much smaller institutions.

Despite the bail-out announcement, and the Irish government's efforts to put in place austerity measures, credit rating agency Moody's has warned that it is "likely" to have to reduce its rating for the country.

However, Moody's added that despite the "multi-notch downgrade" it would still leave the Irish Republic with an investment-grade rating.

Announcing the bail-out on Sunday, Mr Cowen appealed for public solidarity.

"To the Irish people I say simply this: We should not underestimate the scale of our economic problems, but we must have faith in our ability as a people to recover and prosper once more," he said.

"The task of rebuilding our economy falls to our own efforts as a people," he told a news conference following a cabinet meeting on the rescue plan.

On Thursday last week, the Irish government admitted for the first time that it may need outside help, as a result of the money it had pumped into its banks.

Previously Dublin had said it did not need any financial support from the European Union and IMF.

Portugal concerns

Some EU officials fear the Republic's financial problems might spread to other eurozone countries with large budget deficits, particularly Portugal.

BBC business editor Robert Peston said "it would be a very foolish individual" who predicted that the Irish bail-out was "the solution to all of the eurozone's problems".

He added: "The reality is that Portugal also has excessive debt, although not to the same scale as Ireland.

"But Portugal also has real structural problems that they will struggle to get through on their own."

Our business editor added that the EU still had sufficient funds to bail-out Portugal, but that it would then leave other nations such as Spain and Italy to "muddle through on their own".

Portugal's Finance Minister Fernando Teixeira dos Santos said the aid package for the Irish Republic "reduces uncertainty and reinforces market confidence" in the wider eurozone economy.
Government deficits as proportion of GDP
mapka.gif



The EU and the IMF launched a 110bn euro rescue programme for Greece in May after the government was faced with the prospect of bankruptcy.

Big government spending cuts sent large numbers of Greeks onto the streets in protest.

What do you think of the bail-out? Will it be enough to prevent further contagion across the eurozone? What kind of conditions should be attached, do you think? Send us your comments using the form below.
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Christian Tambasco

Re: IL Mondo naviga su un mare di debiti

Messaggioda Christian Tambasco » 28 giu 2011, 14:12

fonte sole24ore Pechino stringe sul debito locale

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Pechino stringe sul debito locale
Gianluca Di Donfrancesco
28 giugno 2011

Pechino striglia i governi locali e fa outing sul debito che hanno accumulato. Alla fine del 2010, i conti delle province e delle città, svelati ieri per la prima volta, hanno raggiunto un rosso di 1.650 miliardi di dollari (10.720 miliardi di yuan), una somma pari al 27% del Pil. Meno di quanto ipotizzato da diverse banche internazionali negli ultimi mesi, ma comunque tale da portare il debito nazionale al 70% del Pil, secondo una stima di alcuni analisti, citata dal Financial Times ed elaborata tenendo conto anche dell'indebitamento del Governo centrale e delle sofferenze del sistema bancario. Su 2.800 amministrazioni provinciali, solo 54 hanno i conti in ordine.
L'indagine è stata eseguita su ordine diretto del premier Wen Jiabao, che a marzo aveva chiesto un monitoraggio delle finanze locali, preoccupato che la politica di spesa pubblica avviata nel 2008 per superare la crisi globale potesse lasciare in eredità troppi debiti insolvibili. In effetti, il disavanzo delle autonomie locali è esploso nel 2009, quando è cresciuto del 62%, per rallentare nel 2010 (+19%), grazie alle contromisure messe in atto da Pechino.
Sempre secondo l'indagine governativa, l'80% del debito delle autonomie territoriali è nelle mani delle banche e il 70% arriverà a scadenza entro cinque anni. Quello dell'indebitamento delle province in Cina è percepito dal mercato con uno rischi più seri per la tenuta del Paese. E il rosso, in realtà, potrebbe essere più consistente. All'inizio del mese, un report di Ubs stimava che il debito degli enti locali fosse pari al 30% del Pil e che potesse generare fino a 3mila miliardi di yuan di sofferenze. All'inizio dell'anno, era stata la stessa Banca centrale cinese a creare un certo scompiglio affermando che il debito degli enti locali era pari a poco meno del 30% di tutti i prestiti bancari emessi in Cina. Sulla base di questa stima, alcuni analisti avevano calcolato un buco complessivo di 14mila miliardi di yuan.
Con l'indagine pubblicata ieri, Pechino cerca di ridimensionare la questione. Ma al di là delle cifre, comunque alla portata per un Paese che vanta ritmi di crescita economica a due cifre, oltre 3mila miliardi di dollari di riserve valutarie e banche tra le più capitalizzate del mondo, ciò che preoccupa è la trasparenza delle operazioni.
In Cina, i governi locali non possono indebitarsi direttamente, quindi per finanziarsi in questi anni hanno messo in piedi una galassia di veicoli finanziari («piattaforme di finanziamento») difficile da controllare: sulle 6.576 entità operative pesano 4.970 miliardi di yuan di debiti, la metà del rosso complessivo. Non sempre i prestiti accesi da questi veicoli sono serviti a finanziare la costruzione di strade, ferrovie e delle infrastrutture di cui il Paese ha bisogno e il livello di corruzione delle amministrazioni decentrate autorizza più di un sospetto. La stessa indagine governativa denuncia che alcune province e città hanno usato i prestiti contratti da queste agenzie per investire in Borsa e nel mercato immobiliare.
L'indagine del Governo ha scoperto, inoltre, che 358 di questi veicoli finanziari hanno già acceso nuovi prestiti per far fronte ai debiti in scadenza e che 148 sono addirittura in default, con un tasso d'insolvenza del 16,4 per cento. «Le piattaforme di finanziamento di alcuni Governi - ha affermato Liu Jiay, il direttore dell'Ufficio audit cinese - sono irregolari e la loro capacità di rimborso è piuttosto debole». L'Ufficio audit è la struttura che ha condotto l'indagine. La ricetta proposta per porre un freno a un fenomeno che rischia di diventare destabilizzante è quella di vietare a questi veicoli finanziari di indebitarsi ulteriormente e al contrario di consentire alle autorità locali di emettere bond, in modo che siano direttamente responsabili dei propri debiti
.


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