Ecuador vs IGB: tira un'arietta..

..ovvero le puttanate ufficiali propagandate dal Sistema Mediatico di IGB
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SisaAnrango
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Ecuador vs IGB: tira un'arietta..

Messaggioda SisaAnrango » 15 gen 2010, 20:35

riporto la discussione già aperta sul vecchio forum:

http://signoraggio.forumfree.it/?t=35694742


c'è una campagna a favore dell'iniziativa dell' Ecuador( il mio paese di origine) contro il debito illegittimo , aperta il gennaio 2009, se qualcuno volesse aderire....

il sig. Pascucci aveva già firmato a nome del PRIMIT, ma non credo che altre firme facciano del male...

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Christian Tambasco

Re: Ecuador vs IGB

Messaggioda Christian Tambasco » 15 gen 2010, 23:07

Sisa anche gli altri del PRIMIT di allora firmarono, tra cui il sottoscritto, ma non mi è dispiaciuto rivedere la questione ecuador thanks per averla fatta riemergere dalla mia memoria andata :D

Ciao Christian

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Re: Ecuador vs IGB

Messaggioda SisaAnrango » 16 gen 2010, 13:14

di niente! grazie mille a te che hai firmato... :D
a propositto ho dimenticato di linkare il sito della campagna..
è questo:
http://www.tlaxcala.es/detail_campagne. ... campagne=7

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Scorba80

Re: Ecuador vs IGB

Messaggioda Scorba80 » 16 gen 2010, 16:22

Firmato ;-)

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Silvio Gesell

Re: Ecuador vs IGB

Messaggioda Silvio Gesell » 18 gen 2010, 20:46

Firmato. Tra i commenti ho messo il link al Primit...

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Re: Ecuador vs IGB

Messaggioda SisaAnrango » 18 gen 2010, 20:56

bravi!
grazie...

silvio sembra che ti interessi la visibilità del PRIMIT... eppure non sei verde! ;)

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Re: Ecuador vs IGB

Messaggioda mr.spyder » 18 gen 2010, 21:33

avevo firmato a suo tempo,ma grazie per aver rinfrescato la memoria
Antonio Prezia, detto spyder... anche se non è importante chi sei,ma cosa vuoi fare per cambiare il mondo.

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Silvio Gesell

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Messaggioda Silvio Gesell » 18 gen 2010, 21:56

Come ho già avuto modo di spiegare personalmente ad alcuni primitivi non sono iscritto perchè incopatibile con lo statuto del associazione, in particolare con la norma che vieta la "Partecipazione ad altri gruppi o associazioni o enti che hanno scopi non compatibili con quelli espressi da questo Statuto". Sono completamente d'accordo con questa regola e condivido pienamente il modo di operare del Primit in questi anni. La coerenza è qualcosa di estremamente raro di questi tempi e sono sicuro che l'associazione abbia avuto diverse proposte di collaborazione-compromesso-svendita con il mondo dei camerieri dei banchieri. Io penso che il Primit sia un esempio di moralità ed eticità senza alcun compromesso, nemmeno con un Grillo che (in Apocalisse Morbida) denunciò il giuoco, nè con i vari Storace, Buontempo ecc. che sembrano interessarsi alla questione. Finchè ci sarà un associazione come questa che tira continuamente il limite verso la la lotta dura senza compromessi e senza alcun tornaconto, tutti gli altri co-protagonisti dovranno fare un passo verso il Primit e non viceversa.
Io personalmente ho dato la mia disponibilità per Fiere ed eventi ma a titolo personale (diversamente non potrei farlo) continuo a sbattere la testa alla ricerca di un cameriere onesto, di un artista che sia più interessato alla verità che al successo e in parole povere sguazzo ancora tra tutto quel ciarpame della società che per molti primitivi è tempo perso e lo hanno ben documentato qui sul forum. Ma l'ingenuità è un difetto (o una qualità?) che è molto difficile da cambiare.

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Re: Iscrizione al Primit

Messaggioda SisaAnrango » 18 gen 2010, 22:27

Silvio Gesell ha scritto:Come ho già avuto modo di spiegare personalmente ad alcuni primitivi non sono iscritto perchè incopatibile con lo statuto del associazione, in particolare con la norma che vieta la "Partecipazione ad altri gruppi o associazioni o enti che hanno scopi non compatibili con quelli espressi da questo Statuto"


peccato!!

Silvio Gesell ha scritto: . Io penso che il Primit sia un esempio di moralità ed eticità senza alcun compromesso, nemmeno con un Grillo che (in Apocalisse Morbida) denunciò il giuoco, nè con i vari Storace, Buontempo ecc. che sembrano interessarsi alla questione. Finchè ci sarà un associazione come questa che tira continuamente il limite verso la la lotta dura senza compromessi e senza alcun tornaconto, tutti gli altri co-protagonisti dovranno fare un passo verso il Primit e non viceversa..


esattissimo! mi scusi (le do del lei :) ) se sono sembrata provocatoria, ma dopo quel utente micedoni...uff!

Silvio Gesell ha scritto:Io personalmente ho dato la mia disponibilità per Fiere ed eventi ma a titolo personale (diversamente non potrei farlo) continuo a sbattere la testa alla ricerca di un cameriere onesto, di un artista che sia più interessato alla verità che al successo e in parole povere sguazzo ancora tra tutto quel ciarpame della società che per molti primitivi è tempo perso e lo hanno ben documentato qui sul forum. Ma l'ingenuità è un difetto (o una qualità?) che è molto difficile da cambiare.


mmmh, buona ricerca allora!
magari un politico a sua volta ingenuo alle prime armi...
come ha scritto il sig. Pascucci : "E’ pur vero che solo POLITICAMENTE si potranno invertire le cose ma per far ciò occorre la CONSAPEVOLEZZA di una grande fetta della popolazione, che sia informata, cosciente e motivata ad operare un RADICALE CAMBIAMENTO NELLA SCENA POLITICA."

però aspettare che arrivi qualcun altro, quando invece possiamo farlo noi...
anch'io spesso mi chiedo se questa ingenuità sia un diffetto o una qualità...
beh, con l'esperienza si impara no?
almeno nel mio caso, che di esperienza non ne ho tanta...

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Re: Ecuador vs IGB

Messaggioda SisaAnrango » 3 apr 2010, 10:50

l'avvocato gioca col fuoco...



!
Il 26 aprile 2007 Manuel Salinas, settanta anni, contadino, soffriva già tremendamente di stomaco quando ha ricevuto la visita del primo ministro Rafael Corre: erano già ventitrè anni che abitava sopra una immensa pozzanghera di petrolio. Non c'era nessuna pozza nera a Shushufindi, nell'Amazzonia a nord dell'Equador, quando Manuel aveva comprato quel piccolo pezzo di terra con i soldi prestati dal fratello. Coltivare la terra era il suo mestiere nel suo paese natale, a più di mille chilometri di distanza, prima che la siccità lo costringesse a partire. Con gli anni, il petrolio sepolto nel suo cortile ha iniziato ad emergere: è iniziato il prurito sulle braccia, poi i problemi gastrici e i viaggi inutili alla capitale alla ricerca di un medico. Oggi Manuel non è più in grado di lavorare. Ma continua a mangiare la manioca e il mais della sua piccola fattoria per sopravvivere: "La povertà e la necessità mi mandano avanti - dice - confido in Dio: per fortuna sono ancora vivo".

Sono trentamila le vittime di un colossale e poco conosciuto disastro ambientale; da sedici anni sono in causa contro una delle più grandi multinazionali del petrolio del pianeta. Nel 1964, la nordamericana Texaco, che dopo una fusione nel 2002 si chiama Chevron-Texaco, ha ottenuto dal governo equadoriano un milione di ettari di giungla gonfia di petrolio da trivellare. Il primo pozzo venne inaugurato tre anni dopo: quando la Texaco interruppe le sue attività in Equador, nel 1992, le trivellazioni in piena giungla erano diventate trecentocinquanta. "Per ventotto anni - spiega l'avvocato Pablo Fajardo, uno dei tre che tutelano i contadini e gli indigeni della zona - la Texaco ha estratto 1,7 bilioni di barili di petrolio con un impatto ambientale incalcolabile". Il processo contro la multinazionale è iniziato faticosamente nel 1993 negli Stati Uniti: impossibile un processo in Equador poichè l'azienda aveva liquidato i suo interessi nel paese sudamericano da tempo. Dieci anni dopo i giudici di New York hanno decretato l'incompetenza di un tribunale nordamericano in materia. Il difficoltoso trasferimento del processo in Equador, fortemente voluto dalla Chevron-Texaco, causò nuovi, interminabili ritardi.

Per Pablo Fajardo, laureatosi avvocato nel 2003, l'affare Texaco è il primo caso. Era uno studente del liceo di Shushufindi quando la gente aveva iniziato ad ammalarsi e lui lavorava saltuariamente per le ditte locali che avevano in gestione gli oleodotti, ripulendo le perdite dai tubi malandati. il totale disprezzo per l'impatto ambientale da parte delle multinazionali del petrolio dunque, lo conosceva già molto bene; con il fratello Josè ha fondato il Comitato per i diritti umani a Shushufindi e raccolto le prime denunce. Tutto è iniziato in una stanza prestata dalla parrocchia locale: con i soldi messi sul tavolo dalla diocesi, Pablo si è laureato in legge per poter consegnare al tribunale le denunce raccolte. "La Texaco - racconta - ha costretto alla fuga interi villaggi che vivevano da sempre nella foresta, spargendo senza alcuna precauzione olio e acqua contaminata nell'ambiente. Alcune etnie, come i Tete e i Sansahuaris, sono sparite dalla faccia della terra. Per limitare le spese, la Texaco non ha rispettato le norme relative alle proiezioni petrolifere sotterranee. I liquidi tossici derivati dall'estrazione - "l'acqua di formazione" è una sostanza bincastra, odorosa di solvente - sono stati raccolti in grandi piscine scavate direttamente nella terra, a poca distanza dai pozzi. Le piscine piene d'acqua di formazione sono più di mille: molte si sono svuotate, confluendo nei fiumi, molte sono state frettolosamente coperte di terra quando la Texaco ha cessato l'attività, altre ancora sono tutt'oggi lì. "Spargevano anche olio combustibile sulle strade per renderle meno polverose - racconta Fajardo - con la pioggia l'olio è finito tutto nei fiumi; lo dico perchè l'ho visto con i miei occhi". Oggi, dopo quasi vent'anni dalla cessazione dell'estrazione, Sushufindi è ancora piena di torri per bruciare i gas di scarto della trivellazione attive notte e giorno; sui corsi d'acqua ristagna un alone oloeso color arcobaleno, l'aria è greve, densa d'ammoniaca.

A dieci metri dalla casa di Manuel Salinas c'è il pozzo 38: da lì il petrolio greggio inzuppa il suo podere. Il pozzo, esaurito, è utilizzato dalla statale Petroequador per iniettare l'acqua di formazione nel sottosuolo. Ma un tubo è rotto e spedisce liquidi tossici nella falda acquifera da cui il contadino prende l'acqua per bere, lavarsi e coltivare i campi. Quando il primo ministro Rafael Correa ha attinto un secchio dal pozzo artigianale della famiglia di Manuel, ha esclamato: "Ma puzza di benzina!". "Quando ho visto quello che ha fatto la Texaco in Equador - afferma Joe Berlinger, regista di "Crude", il più completo documentario sulla vicenda - mi sono vergognato di essere statunitense". Il risarcimento richiesto dai contadini amazzonici alla compagnia petrolifera è di ventisette miliardi di dollari. "Vogliamo solo la riparazione del danno ambientale - spiega l'avvocato - non vogliamo soldi per qualcuno in particolare, ma solo che la Texaco ripari per quanto possibile, visto che sappiamo che gran parte del disastro è ormai irreparabile".

Melania Chama, contadina, quaranta anni, coltiva cacao e manioca accanto al pozzo 27, anch'esso utilizzato dalla Petroequador per spedire l'acqua di formazione sotto terra. Accanto alla sua casa c'è una torre che brucia notte e giorno il gas che esce dal pozzo; Melania ha già subito cinque aborti spontanei. Secondo il perito della Corte di Giustizia dell'Equador, l'incidenza del cancro nella zona è tripla rispetto alla media nazionale. "Per questo - spiega l'avvocato - dobbiamo salvare subito almeno il salvabile. Se togliamo i rifiuti tossici nelle piscine e nei fiumi, possiamo almeno ridare un pò di dignità a chi ci abita". Dignità cerca Santiago Chiria, fondatore di Yamanunka, comunità che accoglie 1420 indigeni Shuar. "Nel nostro territorio - spiega - ci sono pozzi petroliferi da ventotto anni. Ci avevano promesso in cambio tutti i servizi ma oggi non abbiamo acqua potabile nè fogne". Lo stato equadoriano ricava il quaranta per cento del prodotto interno dal petrolio; grazie alle riserve nascoste nella giungla è diventato membro dell'Opec, l'organizzazione che raccoglie i paesi esportatori di greggio. Ma la giungla rimane la zona con il più basso indice di sviluppo, poverissima, oltre che malsana. "Abbiamo iniziato a sospettare dell'acqua dopo le prime morti - spiega Santiago - e abbiamo chiesto aiuto alle ong di Quito. Dopo tre anni di analisi, sappiamo che l'acqua usata dalla comunità è piena di piombo, arsenico e idrocarburi". Jorge Herrera, direttore dell'ospedale di Shushufindi, è d'accordo: l'acqua dei fiumi per lui è assolutamente non potabile.

La strategia di difesa della Texaco fin'ora è stata semplice: gli avvocati dei contadini, affermano, sono solo degli arrivisti a caccia di fama personale e soldi a scapito dell'immagine dell'azienda. In effetti, Pablo Fajardo un pò di notorietà l'ha ottenuta: sconosciuto ai media equadoriani, è stato premiato dalla Cnn e dalla fondazione Goldman per i diritti umani che lo ha paragonato a Davide, nell'impari scontro con Golia. Ma Pablo non è di certo diventato ricco: abita in un piccola casa di due stanze a Lago Agrio da cui prende l'autobus per Quito tre volte al mese. La sua casa in Amazzonia e il suo ufficio nella capitale sono perennemente ingombri di carte: nelle otto ore di viaggio tra il villaggio e la città, Pablo studia l'inglese. Come ha imparato la legge: da solo.

Col tempo la strategia della Chevron-Texaco s'è affinata: ora punta a portare sul banco degli imputati lo stato equadoriano, bloccando di fatto il processo. Secondo la multinazionale i problemi di salute della popolazione non derivano dai pozzi ma dalla mancanza di strutture per la depurazione dell'acqua e di fogne e dall'inadeguatezza degli ospedali e dei medici. La posizione dell'azienda è chiara: non c'è alcuna responsabilità per il danno, dovuto all'incapacità del governo e della compagnia petrolifera statale subentrata nella gestione dell'impianto. L'avvocato di Chevron-Texaco in Equador, Adolfo Callejas, ha affermato più volte che sulle piscine non c'è il logo dell'azienda: è impossibile datare i rifiuti e attribuirli a Texaco, piuttosto che a Petroecuador. L'azienda statunitense, afferma l'avvocato, ha speso quaranta milioni di dollari per ripulire l'Equador prima di cessare l'attività: "Le opere - spiega - furono ispezionate e approvate dai funzionari del governo che ha liberato la Texaco da qualunque obbligo futuro". L'arma contro l'impianto difensivo della Texaco però è un documento classificato come "personale e confidenziale" datato 1972: lo spedì dalla Florida R.C. Shield, funzionario dell'azienda, al responsabile a Quito N.E. Crawford. "Gli eventi importanti devono essere comunicati immediatamente e segretamente - spiega il documento - ovvero quelli che attirano l'attenzione dei media e delle autorità locali. Nessun dato deve essere fornito all'esterno; tutte le comunicazioni interne e i dati anteriori a oggi devono essere immediatamente distrutti".

Nel 2009, dopo diciassette anni di di dibattimento, dalla Corte equadoriana è arrivato il primo parere sul caso favorevole ai contadini: non un giudizio definitivo, giacchè la risoluzione del giudice Juan Nunez Sanabria, presidente della Corte di Sucumbios, è ancora ampiamente impugnabile. Secondo Pablo Fajardo ad ottobre il giudice sarà in grado di emettere una sentenza. Per l'avvocato la possibilità di essere sconfitti è inesistente: "cinquantacinque perizie dimostrano che la contaminazione è avvenuta, che la salute degli indigeni è stata compromessa e che la Texaco ha deliberatamente inquinato il paese per profitto e per razzismo". Fajardo ci tiene affermare che la sua non è una crociata contro il petrolio: afferma che non ci sono alternative valide, ad oggi, ai combustibili fossili e che l'umanità avrà ancora e parecchio bisogno di estrarlo dal sottosuolo. "Ma non possiamo ammettere - conclude - che per estrarre petrolio siano sacrificate impunemente vite umane, insieme alla biodiversità e agli ecosistemi del pianeta".


http://www.rivistaonline.com/Rivista/Ar ... px?id=5932

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Re: Ecuador vs IGB

Messaggioda SisaAnrango » 3 apr 2010, 10:54

ed ecco che gli ultimi risvolti vanno come dovrebbero andare: le multinazionali hanno sempre ragione!! :(


!
Un tribunale della Corte Permanente degli Arbitrati dell'Aia (Paesi Bassi) ha deciso che l'Ecuador dovrà pagare 700 milioni di dollari alla multinazionale petrolifera Chevron.

L'arbitrato del 2006. Secondo i magistrati la giustizia ecuadoriana ha violato il diritto internazionale, ritardando la risoluzione di alcune dispute commerciali tra Texaco e Petroecuador. La sentenza risolve parzialmente sette richieste che Texaco (ora Chevron) intentò in Ecuador tra il 1991 e il 1993. Da allora i tribunali ecuadoriani non hanno emesso alcuna decisione sulle domande. Una situazione di inerzia che Chevron ha sollevato di fronte alla Corte internazionale, determinando la condanna del Paese latinoamericano. Tra le cause intentate da Chevron, vi era la richiesta di un riconoscimento economico addizionale per il petrolio ceduto dalla multinazionale allo stato, che secondo i presunti accordi doveva essere utilizzato per il consumo interno, mentre nella realtà veniva esportato dal Paese andino.

Secondo fonti della compagnia, la Corte ha riscontrato una violazione del Trattato Bilaterale per gli Investimenti tra Stati Uniti e Ecuador, in quanto quest'ultimo non ha messo in atto gli strumenti adeguati affinchè i ricorsi dell'impresa straniera fossero presi in considerazione. In base a questa sentenza i giudici dell'Aia hanno condannato il Paese latinoamericano a pagare 700 milioni di dollari più interessi, in attesa di un giudizio successivo in merito alle imposte applicabili, ulteriori interessi cumulati e spese legali. Chevron presentò domanda di arbitrato nel dicembre 2006 in conformità alle norme della Commissione delle Nazioni Unite per il diritto mercantile internazionale.

La causa per danno ambientale. L'infinita battaglia legale tra la compagnia petrolifera e l'Ecuador non è ancora terminata. Le comunità indigene hanno infatti richiesto un risarcimento di 27 miliardi di dollari alla multinazionale, per i danni ambientali causati nella zona di Lago Agrio dall'allora Texaco. Chevron aveva recentemente ottenuto dalla Corte federale di New York che il contenzioso tra l'Ecuador e la compagnia fosse nuovamente risolto tramite un arbitrato e non da un giudice ecuadoriano (ripetendo il percorso che ha permesso alla multinazionale di ottenere questa condanna di Quito). Il governo ecuadoriano ha presentato appello contro la risoluzione del tribunale newyorkese affermando che l'Ecuador non è parte attrice nella domanda di risarcimento intentata della comunità indigene.



http://it.peacereporter.net/articolo/21 ... 'arbitrato

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Umiltao

Re: Iscrizione al Primit

Messaggioda Umiltao » 3 apr 2010, 14:50

Iscrizione al Primit.

OT. Discussione spostata qui: http://www.primit.it/forum/phpBB3/viewtopic.php?f=10&t=797&start=0

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Re: Ecuador vs IGB

Messaggioda enricogrosso » 14 apr 2010, 19:38

Avevo già firmato a suo tempo. Grazie comunque per le info.
“Il mondo non ricompensa onestà e indipendenza,bensì obbedienza e servilismo”
Enrico Grosso

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Bankster87

L'equador fanc****** il debito estero

Messaggioda Bankster87 » 8 giu 2010, 12:04



Scommetto che 3mounts e Berlusconi non hanno le palle per fare una cosa simile... :lol: :lol:

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LorenzoLenzi

Re: Ecuador vs IGB: tira un'arietta..

Messaggioda LorenzoLenzi » 1 ott 2010, 9:23

!
Roberto Da Rin 01 ottobre 2010

Tentato golpe in Ecuador
BUENOS AIRES. Dal nostro corrispondente
Pareva archiviata la stagione dei colpi di stato in Sud America. Invece no, l'Ecuador sta assistendo a un vero e proprio assedio alla presidenza di Rafael Correa. I saccheggi in strada, i militari che occupano l'aeroporto della capitale Quito, la polizia che circonda e blocca l'ingresso del Parlamento, il presidente trincerato in ospedale, gli annunci alla radio del ministro degli Esteri che chiede alla popolazione di scendere in strada per difendere Correa. Infine l'annuncio del governo, «lo stato di emergenza».
Il presidente ecuadoriano Rafael Correa, in carica dal gennaio 2007, ha denunciato un tentativo di colpo di Stato, dopo che l'ospedale in cui si trova ricoverato perché intossicato dal fumo dei gas lacrimogeni è stato circondato da un gruppo di poliziotti.
«L'unica cosa che ho da perdere è la vita, e lo farò con piacere» ha dichiarato Correa, intervistato al telefono da alcune radio locali. Il presidente ritiene responsabili del tentativo di golpe l'opposizione e una parte delle forze di sicurezza.
Nell'ospedale in cui è ricoverato Correa si sono sentiti degli spari. Un gruppo di poliziotti ha occupato l'edificio del Parlamento: all'origine delle proteste vi è la legge varata - ma non ancora promulgata - dal governo, che taglia i benefit destinati alle forze di sicurezza. Oltre a diminuire le esenzioni fiscali e gli incentivi economici, la legge aumenta l'intervallo minimo necessario per la promozione al grado superiore, che passa da cinque a sette anni.
La tensione è salita alle stelle in mattinata, quando 150 fra agenti e militari hanno occupato alcune caserme e l'aeroporto della capitale: Correa, giunto nello scalo per parlare con i militari, è stato oggetto del lancio di gas lacrimogeni; ricoverato per una lieve intossicazione non ha più potuto lasciare l'ospedale, circondato dai rivoltosi. Il presidente ha ricevuto l'appoggio di tutti i paesi latinoamericani che riconoscono il governo in carica come l'unico legittimo. Una dopo l'altra sono arrivate le dichiarazioni di solidarietà da Brasile, Argentina, Cile, Colombia, Bolivia, Perù, Venezuela e Uruguay. Oltre ai paesi latinoamericani ha reagito subito anche la comunità internazionale: il governo spagnolo ha condannato qualsiasi tentativo di golpe a Quito e a Washington, è stata convocata una riunione d'urgenza dell'organizzazione degli stati americani
In Ecuador l'esercito ferma golpe della polizia e libera il presidente Correa
Il governo dell'Ecuador ha dichiarato lo stato di emergenza nel paese, dopo che un gruppo di militari e poliziotti ha occupato l'aeroporto di Quito e il
Prima che la situazione degenerasse il presidente Correa si era rivolto ai leader dei militari golpisti con queste parole: «Non farò alcun passo indietro: se volete occupare le caserme, se volete lasciare i cittadini indifesi, se volete tradire la vostra missione, fatelo, se volete tradire la patria, fatelo, ma questo presidente non cederà». In serata, Correa ha incontrato una delegazione degli agenti in rivolta.
Il capo di stato maggiore, generale Ernesto Gonzalez, ha comunque confermato il suo sostegno al governo di Correa anche se alcune radio locali non escludono una complicità dei vertici delle forze armate. La protesta inscenata da militari e polizia pare infatti un pretesto per avversare il governo di Correa e spalleggiare i gruppi vicini all'ex presidente Lucio Gutierrez che non a caso ha chiesto lo scioglimento del parlamento e le elezioni presidenziali anticipate.

Fonte: http://www.google.it/url?url=http://www ... 7Xty7c806w


!
ECUADOR: CHAVEZ, STANNO TENTANDO ROVESCIARE CORREA
(AGI) Caracas - Hugo Chavez ha denunciato un tentativo di colpo di stato in Ecuador. Il presidente venezuelano ha chiesto all'Unasur -l'Unione delle nazioni sudamericane- di stare in allerta. "Stanno tentando di rovesciare il governo del presidente Correa. Attenti popoli dell'alleanza bolivariana! Attenti popoli dell'Unasur! Viva Correa!!", ha detto il presidente venezuelano su twitter. (AGI) .

Fonte: http://www.google.it/url?sa=t&source=ne ... wJkWIp7WJw

Sisaaaaaaaaaa :roll: ???

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Re: Ecuador vs IGB: tira un'arietta..

Messaggioda mr.spyder » 1 ott 2010, 19:14

sisa tutto bene??
dacci news...

ps:potevi lasciare un n. di tel ecuadoregno.
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Re: Ecuador vs IGB: tira un'arietta..

Messaggioda SisaAnrango » 3 ott 2010, 4:34

Ciao a tutti!
Il presunto colpo di Stato è finito, le acque si sono
calmate. E' stata più la paura immessa nelle persone che i fatti violenti
(nella mia città ed in quelle vicine, ma credo ovunque).
Le scuole hanno chiuso presto, tutti i negozi e banche incluse hanno chiuso e quasi nessuno usciva più di casa, erano convinti che senza la polizia, questa fosse ormai diventata"la terra di nessuno".
Il timore ed insicurezza diffusa tra tutti i cittadini è stata "geniale", avevano paura perché nn c'erano quei tizi con l'uniforme a proteggerli, quegli stessi di cui si dice che son peggio dei ladri. Sono stati incapaci di reagire.
In Guayaquil, prima hanno iniziato i delinquenti a derubare vari negozi e poi le persone di passaggio hanno saccheggiato tutto, si sono portati addiritura i water in alcuni casi.

Caso diverso invece è stato per Quito (ma neanche tanto), là sì che c'era da aver paura, dato che era l'epicentro del tutto.

Non so, c'è qualcosa che nn mi quadra. Dicono già che di sicuro questa rivolta era stata programmata da tempo, si parla di cospirazioni ed altro.
Ma nn so, non sono convinta di quanto è accaduto.
Ad esempio: se proprio volevano uccidere il presiente nn facevano prima a
piantargli una bomba in macchina o qualcosa del genere? come fecero con Roldos.
Hanno fatto troppo casino per niente.
Per nn parlare dei servizi di intelligenza che si occupano della sicurezza
di Correa, nn erano presenti quando ce n'era bisogno e sono stati addestrati
per agire proprio in questo tipo di situazioni.


p.s: naturalmente sono sana e salva, nn poteva essere altrimenti dato che nn sono riuscita ad uscire dalla città e qui di scontri violenti nn ce ne sono stati.
grazie a tutti ^^

sandropascucci
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Re: Ecuador vs IGB: tira un'arietta..

Messaggioda sandropascucci » 13 feb 2015, 10:44

da: economyup.it

>
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A differenza dei Bitcoin, il Sistema de Dinero Electrónico partito in questi giorni è gestito dalla Banca Centrale. Entro l'anno 500mila utenti potranno utilizzare la valuta digitale per pagare servizi e scambiarsi denaro. La mossa potrebbe aiutare il governo a sganciarsi dal dollaro, moneta ufficiale dopo la crisi economica del 2000

di Luciana Maci

L’Ecuador è il primo Stato al mondo a emettere valuta digitale. Annunciato a dicembre, il Sistema de Dinero Electrónico comincerà ad essere implementato entro fine mese. La nuova moneta viene emessa dalla Banca Centrale dell’Ecuador, quindi differisce in modo sostanziale dai Bitcoin, la più nota tra le criptomonete internazionali, che viene scambiata su Internet senza essere regolata da alcuna autorità finanziaria. Per inciso i Bitcoin, la cui fama è controversa (amati da alcuni, invisi ad altri per eventuali default tecnologici della piattaforma e per il potenziale utilizzo per traffici illeciti) sono stati ufficialmente proibiti in Ecuador a luglio scorso.

Secondo alcuni economisti, la scelta di introdurre una valuta elettronica è dovuta all’intenzione del governo ecuadoregno di abbandonare gradualmente il dollaro. L’Ecuador aveva infatti adottato la moneta statunitense dopo che la sua economia era collassata nel 2000. Ma l’esecutivo smentisce questa versione dei fatti, sostenendo che il Sistema de Dinero Electrónico è pensato per supportare il sistema monetario basato sul dollaro, non per sostituirlo, e sottolineando che per legge le transazioni finanziarie in Ecuador devono essere condotte in dollari. D’altra parte altri osservatori insistono che una mossa del genere potrebbe in teoria consentire alla Banca Centrale del Paese di emettere nuova valuta non direttamente legata alle reserve in dollari.

In pratica come funzionerà la moneta elettronica dell’Ecuador? Intanto le autorità hanno precisato come “non” verrà usata. In una lettera pubblicata in spagnolo sul sito Internet del Banco Central del Ecuador ad agosto, i dirigenti hanno spiegato che non verrà usata per pagare dipendenti pubblici o gestori di appalti pubblici, e hanno affermato che tutto questo non causerà una fuga di capitali.

La scorsa settimana la Banca Centrale ha annunciato di aver firmato un accordo con un’organizzazione che raggruppa 60mila tassisti pronta ad accettare la nuova valuta elettronica. Jorge Calderon, presidente dell’associazione, ha lodato il sistema di pagamento elettronico, sostenendo che eviterà ai tassisti di portarsi dietro troppi spiccioli.

In una seconda fase, che dovrebbe partire a giorni, gli utenti potranno usare la moneta elettronica statale per pagare determinati servizi e per scambiarsi denaro.

Nella terza fase del piano, che, a detta del governo, dovrebbe partire nella seconda metà di quest’anno, i clienti potranno pagare servizi pubblici (come appunto il taxi o altri mezzi di trasporto) attraverso il mobile payment, pagamenti in mobilità.

Secondo Fausto Valencia, responsabile del progetto per conto della Banca Centrale, entro il 2015 utilizzeranno il servizio circa 500mila persone su 16 milioni di abitanti dell’Ecuador. È d’accordo anche Paul Buitink, esperto di criptomonete che insegna all’Universidad San Francisco di Quito. “Il progetto è piuttosto aggressivo, dice, perché il governo vuole davvero che tutta la popolazione usi la moneta elettronica il più presto possibile”.

Per il momento l’opinione pubblica sembra aver accolto con favore l’iniziativa, pur manifestando qualche preoccupazione per la privacy.

Come detto, i competitor non sono i Bitcoin. Piuttosto il Sistema de Dinero Electrónico può essere paragonato a Mpesa, piattaforma di mobile banking nata 8 anni fa in Kenya e poi diffusasi a macchia d’olio in altre parti del mondo che permette a chi possiede la sim card di un determinato operatore di telefonia mobile di trasferire soldi da un telefono all’altro. È un modo per recapitare denaro dalla città in campagna e creare conti bancari personali. L’anno scorso un’intesa tra Vodafone e MoneyGram International, compagnia internazionale di money transfer, ha reso possibile ai clienti Vodafone trasferire denaro in oltre 200 Paesi verso i titolari di un conto corrente M-Pesa.

Oltre all’Ecuador, uno Stato in cui già circola molta moneta digitale è la Svezia: ma in questo caso la valuta online non è regolata da alcuna autorità centrale. In passato era intervenuto sull’argomento anche Yanis Varoufakis, il neo ministro delle Finanze greco. L’aveva fatto con cognizione di causa perché per un paio di anni aveva collaborato con la casa di produzione di videogiochi Valve corporation alla creazione di firewall che impedissero la nascita di bolle finanziarie virtuali, e questa esperienza gli aveva dato una conoscenza di sistemi di moneta virtuale. Sui Bitcoin il ministro greco ha le idee chiare: la definisce “una forma di valuta digitale molto speciale”, ma sottolinea i rischi di deflazione e di controllo della maggioranza delle monete da parte di una minoranza di investitori come “due insormontabili pecche che fanno dei Bitcoin una valuta altamente problematica”. A suo parere l’unica soluzione sarebbe una Banca Centrale del Bitcoin, che eviterebbe una moneta virtuale “totalmente decentralizzata”. Quello che ha fatto l’Ecuador.

10 Febbraio 2015
TAG: Ecuador, Sistema de Dinero Electrónico, Banca Centrale, moneta digitale, Bitcoin, valuta digitale
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Re: Ecuador vs IGB: tira un'arietta..

Messaggioda sandropascucci » 13 feb 2015, 11:01

http://www.bce.fin.ec/

http://www.dineroelectronico.ec/

http://www.scpm.gob.ec/wp-content/uploa ... B3nico.pdf

http://www.telesurtv.net/news/Ecuador-i ... -0019.html


B
K
P
Quito, DM. 12 dicembre 2014

Il lancio della moneta elettronica avrà tre fasi:

Apertura di conti (dal 23 dicembre 2014)

Prime operazioni (da metà febbraio 2015)

Operazioni aggiuntive (dalla seconda metà del 2015)

Aprire l'account di e-money sarà volontaria, gratuita e non ha costi di manutenzione.

Nel corso del 2015 si andranno ad aggiungere servizi come ricariche, prelievi, invio di moneta elettronica ai privati, pagamenti in locali commerciali, trasferimenti, vaglia postali e pagamenti di utenze.

La Banca centrale ha organizzato 2015 un processo di socializzazione e di educazione sull'uso e benefici del sistema di moneta elettronica in tutto il paese, soprattutto per le persone che non hanno conto in banca.

A partire da oggi, 23 Dicembre 2014 , la Banca Centrale dell'Ecuador (BCE) presenta alla cittadinanza la moneta elettronica e quindi inizia la fase di apertura dei conti con questo mezzo di pagamento digitale . Chiunque over 18 può, a livello nazionale, aprire il il proprio conto di moneta elettronica gratis, senza la necessità di rivolgersi ad alcun sportello bancario, digitando il *153# sul tuo telefono cellulare con qualsiasi operatore di telefonia mobile.

Da questa data, gli utenti possono aprire i loro conti. Da metà febbraio 2015, la seconda fase inizieranno le operazioni di ricarica, prelievo, invio di moneta elettronica a persone, incassare in negozi commerciali, di consulenza e bonifici bancari.

Infine, la terza fase avrà inizio nella seconda metà del 2015 con l'incorporazione di pagamento in moneta elettronica dei servizi pubblici (utenze), adempimenti fiscali, ordini e altri casi d'uso.

Grazie al modello di moneta elettronica della Banca Centrale dell'Ecuador, la maggior parte delle operazioni saranno gratuite e il resto avrà un costo di pochi centesimi.

La BCE ha attivo il suo sito per informazioni http://dineroelectronico.bce.ec cos' come il Contact Center per affrontare i dubbi e per dare supporto agli utenti attraverso il numero 1700-153-153.

Vi invitiamo ad attivare il vostro account di moneta elettronica sul telefono.

Direzione della Comunicazione Sociale
Banca Centrale dell'Ecuador
2572-521 ext 2125,2637.

google: 10 IT
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Re: Ecuador vs IGB: tira un'arietta..

Messaggioda sandropascucci » 18 feb 2015, 13:18

da: http://www.argentofisico.org/news/lequa ... man-sacks/

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L’Equador “presta” più della metà del suo oro di riserva a Goldman Sachs

4 GIUGNO 2014 / ER / 0 COMMENTS

Condor Mine EcuadorLiberty BlitzKrieg – Ecuador to Transfer More Than Half its Gold Reserves to Goldman Sachs in Exchange for “Liquidity”

Michael Krieger | Posted Monday Jun 2, 2014 at 10:46 am

Questo è un esempio perfetto di come funziona il gioco. In un mondo in cui ogni governo sulla faccia della terra ha bisogno di “liquidità” e lo scopo primario di ogni governo è ed è sempre stato la sopravvivenza (restare al potere arbitrariamente a tutti i costi) chi ti può dare liquidità è sempre quello che comanda. Ma cos’è sta benedetta liquidità e chi è che la può fornire?


Nell’attuale sistema finanziario (post Bretton Woods) il motore principale della liquidità globale sono generalmente il Dollaro USA e asset basati sul dollaro grazie al suo status di valuta di riserva. Da quando Nixon ha fatto default sul supporto aurifero al Dollaro nel 1971 la creazione di “liquidità” non ha avuto restrizioni di sorta ed è basata meramente su desideri e volontà dei pianificatori centrali (leggasi FED). Come creatrice primaria della liquidità che ogni governo necessita per sopravvivere, la Federal Reserve [che, per inciso, è federale come la Federal Express. Er] è quindi il più potente pianificatore a livello globale e non solo economicamente ma anche nelle questioni geopolitiche.

L’esempio di oggi è quello della cosi detta nazione sovrana dell’Equador, che sta mettendo nelle mani di Goldman Sachs le sue riserve aurifere in cambio di “liquidità” che può essere creata a tiramento di culo e a costo zero da parte della FED: ecco come funziona il mondo oggi (leggetevi il mio post Why Fiat Money is Immoral).

Da Bloomberg:

L’Ecuador, il cui governo è in cerca di liquidità, ha concordato di trasferire più della metà delle sue riserve auree a Goldman Sachs Group Inc. per tre anni.

La Banca Centrale dell’Equador ha reso noto che spedirà 466.000 once d’oro a Goldman Sachs, per un valore di circa 580 milioni di dollari ai prezzi attuali, a patto di vedersi restituire l’intero ammontare fra tre anni da ora. In cambio l’Equador riceverà “instruments of high security and liquidity” e si aspetta di guadagnare fra i 16 e i 20 milioni di dollari durante il periodo dell’accordo.

“L’oro non generava profitti nelle nostre vaults e ci causava anzi delle spese di immagazzinamento. Ora diventa un asset produttivo e che genererà dei profitti,” ha reso noto la Banca Centrale in uno statement. “Questi interventi nel mercato dell’oro rappresentano l’inizio di una nuova strategia permanente di partecipazione attiva da parte della banca centrale in operazioni finanziarie di vendita e acquisto che contribuiranno alla creazione di nuove opportunità di investimento finanziario.”
E questo non è il primo paese del Sud America di cui sentiamo parlare che spedisce le sue riserve d’oro a Goldman. Vi ricordo il mio post dell’anno scorso: Is Venezuela Selling Gold to Goldman Sachs?

Quest’oro finirà dritto dritto in Cina o in Russia. In bocca al lupo per la restituzione, amigos. Chiedete alla Germania.

Michael Krieger
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