Debito Pubblico

..ovvero le puttanate ufficiali propagandate dal Sistema Mediatico di IGB
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Christian Tambasco

Re: Debito Pubblico

Messaggioda Christian Tambasco » 11 mag 2010, 17:45

fonte: repubblica Se i 4 paesi a rischio falliranno
basterà il maxiprestito a salvarli


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Se i 4 paesi a rischio falliranno
basterà il maxiprestito a salvarli

Per Dublino, Atene, Madrid e Lisbona 725 miliardi in tre anni: il massimo rischio potenziale
Per i ribassisti una corsa affannosa a ricoprirsi. Il Financial Times: odore di dita bruciate sull'Europadi MAURIZIO RICCI
11 maggio 2010

"Uno shock & awe numero 2, in 3D, con più effetti speciali e un budget più grosso". Il riferimento di un analista all'offensiva americana in Iraq, forse, non è dei più felici, ma dà l'idea della reazione del mercato. Il pacchetto di salvataggio, varato domenica notte a Bruxelles, è stato accolto come "l'impiego di una forza soverchiante che lascia sgomenti gli avversari", secondo la traduzione corrente della dottrina militare dello "shock and awe".

Anzitutto, per l'entità dei quattrini messi a disposizione dei paesi in difficoltà: 750 miliardi di euro circa. Una cifra largamente superiore alle attese, come recita il manuale delle guerre psicologiche fra governi e speculatori, dove la prima raccomandazione è, appunto, cogliere di sorpresa gli avversari. Non è, del resto, quasi certamente, una cifra scelta a caso.

In base ad una tabella, preparata dalla Bank of America, delle necessità finanziarie dei "Piigs", i paesi deboli dell'euro, da qui al 2013, si arriva, infatti, a quasi 2 mila miliardi di euro. Tuttavia, se si esclude l'Italia, paese fragile, ma, oggi, senza difficoltà di autofinanziamento, e si restringe l'orizzonte al 2012, il fabbisogno finanziario di Grecia, Portogallo, Spagna e Irlanda risulta esattamente di 724,3 miliardi di euro. Ed è un fabbisogno complessivo, che somma, cioè, sia il debito che viene a scadenza sia il nuovo deficit che si forma. In altre parole, è di quanto avrebbero, in totale, bisogno i quattro paesi a rischio, se non fossero più in grado di farsi prestare neanche un euro per proprio conto. Da Bruxelles arriva, insomma, una copertura completa del massimo rischio potenziale possibile.


Il minimo che si possa dire, come l'economista americano Barry Eichengreen, è che "l'Europa ha guadagnato tempo". In effetti, già ieri mattina cominciavano a circolare dubbi su come gli interventi previsti verranno concretamente approvati, finanziati e realizzati. Ma, nella testa dei politici europei riuniti a Bruxelles, il pacchetto di misure varate è, sostanzialmente, una super-arma di riserva da esibire, più che da usare. La guerra di trincea, giorno per giorno, sarà affidata alla Bce e ai suoi acquisti di titoli di Stato sui mercati secondari, nella convinzione che siano sufficienti ad impedire ai loro tassi d'interesse di schizzare verso l'alto, come nelle scorse settimane.

Per ora, nella partita a poker fra governi e mercati, nessuno sembra, infatti, disposto ad andare a vedere l'eventuale bluff di Bruxelles. Al contrario, il "branco di lupi", come erano stati definiti gli speculatori che avevano accumulato posizioni al ribasso sull'euro, risulta in fuga. Un grafico di borsa mostra il crollo verticale - dal 13 all'8 per cento - degli interessi richiesti sui titoli greci a 10 anni, in sole tre ore e mezza: dalle 6 alle 9,30 di ieri mattina. "L'odore di dita bruciate aleggia sull'Europa" scrivono i blogger del Financial Times. Per i ribassisti, è una corsa affannosa a ricoprirsi. Guardare gli spread sui Cds, il Credit default swap, ovvero i titoli con cui ci si assicura contro un eventuale default, ieri era come guardare una bolla che si sgonfia: il costo di un'assicurazione contro il default dei paesi deboli si è praticamente dimezzato nell'arco di una giornata.

L'impressione, però, è che, domenica, a Bruxelles, consapevolmente o meno, non ci si sia limitati a tagliare le unghie alla speculazione. "L'Europa - sostiene Mohamed El-Erian, direttore di Pimco, il leader mondiale del reddito fisso - ha fatto di più che alzare gagliardamente il tono della risposta: l'ha portata ad un livello e ad una dimensione completamente nuovi. Adesso, siamo in acque sconosciute per quanto riguarda la forma e le procedure dell'eurozona". Secondo Elga Bartsch, di Morgan Stanley, come nella crisi dello Sme del 1992, che preparò la strada all'euro, "questa crisi del debito potrebbe agire come un catalizzatore per una unione anche più stretta dei paesi europei". Secondo Marco Annunziata, analista in capo di Unicredit, l'Europa ha compiuto un altro passo verso l'integrazione di bilancio "passiva": nonostante tutte le condizioni elencate, per evitare di accollarsi formalmente debiti altrui, di fatto "i paesi membri della zona euro hanno accettato di mettere in gioco proprie risorse per sostenere i paesi più deboli".

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Christian Tambasco

Re: Debito Pubblico

Messaggioda Christian Tambasco » 11 mag 2010, 17:56

"..
Resta l'anomalia di una moneta senza Stato, di un euro orfano di un governo.
.."


guarda questi dove vanno a parare, eh!?

PRIMA creano il PROBLEMA [per noi] e POI inoculano la [loro] SOLUZIONE.

come dire:

ho questo palo arrugginito in mano -> potrei farmi male cadendoci sopra -> mi occorre un posto dove metterlo -> ehi, tu, peone, dammi il tuo culo.

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sergioloy

Re: Debito Pubblico

Messaggioda sergioloy » 12 mag 2010, 12:02

ero ironico Francesco, andando a vedere, non c'è nulla di concretamente giusto in quell'articolo.
apprezzabile che comincino ad accorgersi che il debito non è così positivo come lo han fatto passare
per anni, nè normale.

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Christian Tambasco

Re: Debito Pubblico

Messaggioda Christian Tambasco » 12 mag 2010, 12:36

Christian Tambasco ha scritto:"..
Resta l'anomalia di una moneta senza Stato, di un euro orfano di un governo.
.."


guarda questi dove vanno a parare, eh!?

PRIMA creano il PROBLEMA [per noi] e POI inoculano la [loro] SOLUZIONE.

come dire:

ho questo palo arrugginito in mano -> potrei farmi male cadendoci sopra -> mi occorre un posto dove metterlo -> ehi, tu, peone, dammi il tuo culo.



questo non ricordo di averlo mai scritto... :shock:

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Christian Tambasco

Re: Debito Pubblico

Messaggioda Christian Tambasco » 12 mag 2010, 14:18

in attesa di risoluzione del mistero: "autori di post mai scritti..." si continua con: "il debito: cos'è, da dove viene e chi se lo accolla"

fonte: corriere Le risposte che mancano

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Le risposte che mancano
Francesco Giavazzi
12 maggio 2010

Nonostante gli annunci di domenica notte, la situazione economica nei Paesi del Sud dell’Europa rimane fragile. Della quantità straordinaria di denaro messa in campo dai governi, gli unici soldi immediatamente spendibili sono quelli della Bce e delle banche centrali nazionali. Da lunedì mattina esse hanno incominciato ad acquistare i titoli pubblici dei Paesi in difficoltà, sostenendone i prezzi.

Le risorse messe a disposizione dal Fondo monetario internazionale possono invece essere usate solo se i Paesi le chiedono e, come la Grecia, accettano le condizioni imposte dal Fondo. Il primo ministro Zapatero, preoccupato dai disordini di Atene, si rifiuta di farlo. Quindi per ora le risorse del Fondo non sono disponibili. Tutto il resto, i quasi 500 miliardi annunciati dall’Ue, per ora sono solo sulla carta. Non è ancora chiaro come verrebbero spesi e soprattutto chi pagherà: se una società in comune fra i 16 Paesi dell’euro, che acquista titoli dei governi in difficoltà ed è finanziata o garantita dai 16 pro quota, oppure mediante interventi bilaterali. Rimangono quindi solo le banche centrali, le quali però non possono continuare ad acquistare titoli oltre un certo ammontare e un certo lasso di tempo. Nonostante questi acquisti siano «sterilizzati», cioè non tocchino la base monetaria, le aspettative di inflazione (almeno quelle implicite nei prezzi dei titoli indicizzati all’inflazione) da lunedì hanno cominciato, seppur lievemente, a salire.

È quindi evidente che occorre passare alla «fase 2». Tamponata l’emorragia, è necessario affrontare le cause della crisi: politica di bilancio e crescita. Questo le banche centrali non possono farlo. I mercati lo hanno presto capito e dopo la positiva reazione iniziale sono tornate le preoccupazioni. È una stupidaggine pensare che coloro che vendono i titoli di Grecia, Spagna e Portogallo siano solo speculatori, e che spaventarli facendo la voce grossa sia il modo per risolvere tutto. Non è così. Gli investitori che stanno vendendo titoli europei sono venditori genuini, non speculatori: vogliono sapere se queste economie ricominceranno a crescere, o se invece sono destinate ad un lungo periodo di stagnazione. Perché in questo caso investiranno altrove i risparmi che le famiglie hanno loro affidato.

La soluzione migliore sarebbe attivare, in Spagna e Portogallo, un programma del Fondo monetario che apporterebbe liquidità, ma soprattutto un’attenta procedura di sorveglianza. Zapatero si rifiuta di farlo. Nei prossimi giorni la Spagna annuncerà un programma di riforme economiche che, a suo parere, dovrebbero rassicurare i mercati senza lo stigma di un intervento del Fondo. È un azzardo: se il piano spagnolo non convincesse, e gli investitori non ricominciassero ad acquistare i titoli di Madrid, la Bce si troverebbe in una situazione molto difficile, stretta tra l’impegno a sostenere da sola la Spagna e i rischi di una svolta nelle aspettative di inflazione.

Infine, pur senza allarmismi, non dobbiamo scordare che le preoccupazioni sulla crescita e la disoccupazione riguardano anche l’Italia. Una manovra estiva fatta di qualche tassa in più e qualche spostamento di spesa ai prossimi anni non è ciò che oggi serve. Occorre spiegare in che modo, dopo un decennio di stagnazione, ricominceremo a crescere e a ridurre la disoccupazione.

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mugiwara-laura caselli

Re: Debito Pubblico

Messaggioda mugiwara-laura caselli » 12 mag 2010, 14:53

(ANSA) - ROMA, 12 MAG - Il debito pubblico italiano a marzo e' salito a 1.797,653 miliardi di euro contro i 1.794,978 di febbraio. Lo afferma Banca d'Italia. Secondo quanto emerge dai dati del Bollettino sulla 'Finanza pubblica' di Bankitalia, le entrate tributarie nel primo trimestre dell'anno si sono attestate a quota 79,672 miliardi di euro, l'1,6% in meno rispetto al primo trimestre 2009.

Fonte: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche ... 23276.html

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sergioloy

Re: Debito Pubblico

Messaggioda sergioloy » 15 mag 2010, 0:37

un articolo interessante.

!
DI GILLES BONAFI
gillesbonafi.skyrock.com

Qua e là si sentono voci che sostengono che l’Europa imploderà e che la Grecia, nonostante l’adozione del piano di austerità, sarà la prima a cadere, seguita da Spagna, Portogallo e Italia. Ciò non accadrà perché tutti i paesi europei sono legati fra loro in un immenso domino finanziario di debiti. Difatti, il fallimento di uno innescherebbe una caduta a catena degli altri. Per dimostrare ciò, niente di più utile del grafico qui sotto, che illustra la connessione europea della rete di debito. Inoltre, le grandi banche europee si trovano direttamente esposte in Grecia, come ad esempio il Crédit Agricole, che, secondo il Wall Street Job Report, è la banca più colpita dalla crisi.

Nell’agosto 2006, infatti, il Crédit Agricole aveva assunto il controllo del 72% della banca Emporiki (terza per numero di sportelli e quinta per gli attivi in Grecia) per due miliardi di euro. Emporiki aveva poi generato, secondo Reuters, una perdita netta di 582,6 milioni di euro nel 2009, dunque: guai all’orizzonte!


Immagine
Debiti dei paesi europei in difficoltà. Fonte: Bank for International Settlements


Secondo le statistiche della Banca dei regolamenti internazionali, se si aggiungono Spagna e Portogallo, l’esposizione delle banche francesi salirebbe ad un ammontare di 306 miliardi di dollari, un vero e proprio suicidio se si abbandonassero questi paesi alla loro sorte. L’unica soluzione si trova nella creazione di una struttura che metta in atto delle condizioni risolutive e che consenta di sanare i crediti a rischio, un’Agenzia Europea del Tesoro che presti in nome dell’ Europa, come ho annunciato nel mio articolo Crisi Sistemica: le soluzioni ( n° 1 : l’Euro)

Un Cers, comitato europeo del rischio sistemico, verrà presto messo in opera, così come un Fondo Monetario Europeo (FME), associato ad un sistema europeo di sorveglianza finanziaria. (SESF). (1) Per convincersene, basta leggere le recenti dichiarazioni dei maggiori protagonisti di questa crisi sistemica. Eccone qui una lista:

- Dominique Strauss-Kahn direttore generale del FMI nel marzo 2010:

«Necessitiamo di un’autorità europea per la risoluzione delle crisi, dotata di potere e di strumenti per gestire nel miglior modo il caso di cedimenti di banche transfrontaliere».

- Jacques Attali nel suo articolo « Dirigeants de l’Europe, agissez ! » il 4 maggio 2010:

« Deve essere decisa, già da domani, la creazione di un’Agenzia europea del Tesoro, immediatamente autorizzata al prestito in nome dell’Unione, e di un fondo budgetario che abbia mandato di controllo sulle spese dei paesi il cui debito supera l’ 80% del PIL» (L'Express)

- Philippe Chalmin professore di economia a Paris Dauphine, membro del Consiglio di analisi economica per il Primo Ministro il giorno 8 Maggio 2010 :

« Ai fautori della sovranità che tentano di ammannire la loro zuppa antieuropea in occasione della crisi finanziaria, bisogna rispondere che oggi occorre più Europa e non meno Europa. Fin dall’inizio sono mancati all’Europa un’effettiva governance politica e gli strumenti che ne derivano per fare di essa un’ entità efficace. L’Europa deve avere il proprio budget, la propria imposta, per intervenire direttamente sui problemi europei. Jean Claude Trichet, il presidente della Banca centrale europea, fa quello che può, ma per esempio ancora non disponiamo di un segretario al Tesoro europeo. » (2)

Il ministro dell’economia tedesco Rainer Brüderle in un articolo del 10 marzo 2010 su Reuters:

« Qualsiasi fondo europeo che fosse creato per salvare economie in difficoltà dell’area euro, non dovrebbe intervenire che nel caso in cui fosse l’intera regione ad essere minacciata dal rischio insolvibilità di uno Stato membro»

In una lettera datata 8 Marzo indirizzata al ministro delle finanze Wolfgang Schäuble, Rainer Brüderl spiega che « un eventuale Fondo Monetario Europeo ( FME) dovrebbe venire in aiuto di quei paesi dell’area euro che abbiano problemi di deficit pubblico e solamente in caso di rischio insolvenza». Tuttavia, è necessario rammentarlo, il problema economico attuale supera il quadro del debito degli stati. In uno dei miei articoli scrivevo:

Siamo infatti di fronte ad una crisi del debito, come illustrato dalle diverse fasi dell’attuale crac :

- Debiti dei singoli e dei “ poveri” che non possono più rimborsare i loro crediti: caso suprime. Più di 12000 case vengono confiscate ogni giorno negli Stati Uniti.

- Debito degli stati che iniettano migliaia di miliardi nelle banche e nell’ economia per mantenere a galla il sistema

Secondo il Fmi la Grecia sarà indebitata per il 123 % del suo PIL nel 2010, la Spagna per il 68%, il Portogallo per il 91 %, e l’ Italia per il 130%. Vista l’evoluzione dei tassi queste cifre sono destinate ad esplodere.Occorrerà andare a cercare il denaro altrove, in una struttura sovranazionale, il FMI con i suoi piccoli futuri satelliti ( FME). Avete dunque compreso che per risolvere il problema del debito verrà creata una montagna di altri debiti. Una gigantesca fuga in avanti, visto che l’ attuale sistema economico funziona sulla base di un trittico privo di senso: debito= consumo= lavoro. Bisognerebbe precisare inoltre che il consumo distrugge la nostra biosfera….( leggere « I presupposti della crisi greca »)

Peggio di ogni altra cosa, ad essere spezzato è il patto sociale, perché è il popolo che sta per passare alla cassa, per una crisi causata dal gotha della finanza. Ammortizzatori ed aiuti sociali si riducono al minimo, le pensioni non saranno più che un ricordo, mentre aumenta in modo esponenziale il numero di persone che perde il proprio impiego. La creazione di un Fondo Monetario Europeo, FME, un CERS, o qualsiasi altro organismo, non potrà che ritardare una scadenza che si rivelerà fatale, e la disoccupazione, in qualsiasi modo venga affrontata, seguirà il modello della Spagna, che ha superato attualmente il 20 % (dato ufficiale) di disoccupati. (3)

Lo scrittore Frédéric Rotolo, in una delle sue mail, parlandomi della crisi greca, scriveva :

" Lei ha certamente visto i Greci ieri mentre tentavano di entrare in parlamento….come ci verrà da loro l’ idea di Repubblica, di rivoluzione? Anche se riuscissero ad entrare nella loro assemblea, o al ministero delle finanze, dovranno accorgersi allora che non è nemmeno da quei luoghi che si controlla l’economia mondiale….che i loro governanti, nel migliore dei casi, sono degli esecutori della grande finanza, dei burattini, dei fusibili. Le macchine del trading quantico sono più potenti di loro. Cosí la volontà umana tende sempre a sfuggire allo stato di natura, a negarlo poiché mette in discussione la sua potenzialità, e si ritrova a stagnare in un mondo, ovvero in un’economia, tutto affatto illusoria”.
Quale sarà la reazione dei popoli quando comprenderanno che il potere è smaterializzato, virtuale, forse intoccabile?

Il patto sociale, il legame che unisce il padrone allo schiavo, è in effetti spezzato, perché le nostre élites sono ormai incapaci di garantire il minimo, vale a dire dare lavoro. Le leggi si stanno inasprendo ovunque, e la democrazia è oggi in pericolo. Le sommosse in Grecia sono solo il segnale d´inizio degli sconvolgimenti a venire.

Albert Camus affermava : « Cosa preferisci, chi ti vuole privare del pane in nome della libertà o quello che vuole la tua libertà per garantirti il pane ? »

Oggi possiamo rispondere né l´uno né l´altro, perché la libertà non è un regalo che si riceve ma un tesoro che bisogna prendersi.

Gilles Bonafi
Fonte: http://gillesbonafi.skyrock.com
Link: http://gillesbonafi.skyrock.com/2856856 ... eenne.html
8.05.2010

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mugiwara-laura caselli

Re: Debito Pubblico

Messaggioda mugiwara-laura caselli » 15 mag 2010, 9:57



E l'unica soluzione sarebbe questa? Creare un'altra pseudo scialuppa di salvataggio x innescare altro debito?

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Christian Tambasco

Re: Debito Pubblico

Messaggioda Christian Tambasco » 15 mag 2010, 15:43

- Debito degli stati che iniettano migliaia di miliardi nelle banche e nell’ economia per mantenere a galla il sistema


Occorrerà andare a cercare il denaro altrove, in una struttura sovranazionale, il FMI con i suoi piccoli futuri satelliti ( FME). Avete dunque compreso che per risolvere il problema del debito verrà creata una montagna di altri debiti. Una gigantesca fuga in avanti, visto che l’ attuale sistema economico funziona sulla base di un trittico privo di senso: debito= consumo= lavoro.


perché è il popolo che sta per passare alla cassa



La creazione di un Fondo Monetario Europeo, FME, un CERS, o qualsiasi altro organismo, non potrà che ritardare una scadenza che si rivelerà fatale, e la disoccupazione, in qualsiasi modo venga affrontata, seguirà il modello della Spagna, che ha superato attualmente il 20 % (dato ufficiale) di disoccupati.


" Lei ha certamente visto i Greci ieri mentre tentavano di entrare in parlamento….come ci verrà da loro l’ idea di Repubblica, di rivoluzione? Anche se riuscissero ad entrare nella loro assemblea, o al ministero delle finanze, dovranno accorgersi allora che non è nemmeno da quei luoghi che si controlla l’economia mondiale….che i loro governanti, nel migliore dei casi, sono degli esecutori della grande finanza, dei burattini, dei fusibili. Le macchine del trading quantico sono più potenti di loro. Cosí la volontà umana tende sempre a sfuggire allo stato di natura, a negarlo poiché mette in discussione la sua potenzialità, e si ritrova a stagnare in un mondo, ovvero in un’economia, tutto affatto illusoria”.


Il patto sociale, il legame che unisce il padrone allo schiavo, è in effetti spezzato, perché le nostre élites sono ormai incapaci di garantire il minimo, vale a dire dare lavoro.


la libertà non è un regalo che si riceve ma un tesoro che bisogna prendersi.


:cry: :cry: :cry:

sono commosso, c'è mezza "Fiera dellE Verità" in questi stralci

:cry: :cry: :cry:

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Christian Tambasco

Re: Debito Pubblico

Messaggioda Christian Tambasco » 20 mag 2010, 10:15

fonte: sole24ore Berlino sbaglia ma anche la Bce può fare meglio

tra le righe un bel

oggi la liquidità in circolazione è determinata dalla domanda delle banche, non è fissata dalla Bce


poi un pizzico di:

il timore che la Bce possa riempire il suo bilancio di titoli che non saranno interamente ripagati


a voi l'intero articolo siori

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Berlino sbaglia ma anche la Bce può fare meglio
di Guido Tabellini
20 Maggio 2010

La crisi valutaria che sta colpendo l'Europa è alimentata da diversi fattori economici: il timore dell'insolvenza della Grecia, la bassa crescita e i disavanzi con l'estero del Sud Europa, la fragilità dei sistemi bancari di molti paesi. Ma vi è anche un altro aspetto che sta diventando rilevante: la sfiducia nelle istituzioni europee (nazionali e comunitarie) e nelle persone che le guidano.

L'improvvisazione, i conflitti, i voltafaccia con cui è stata gestita la crisi della Grecia hanno dato l'impressione che i governi e le istituzioni europee non siano capaci di affrontare le sfide più impegnative. I principali colpevoli sono i governi nazionali, e quello tedesco in particolare. Ora si è avuta un'ulteriore conferma dell'improvvisazione delle autorità tedesche: Bafin, l'agenzia federale per la supervisione finanziaria, ha proibito le vendite allo scoperto sui titoli di stato dell'area euro e su un numero limitato di azioni di società finanziarie; la decisione potrebbe rivelarsi controproducente, perché induce a concentrare le vendite allo scoperto sul cambio o su altri titoli non coperti dalla proibizione, ma soprattutto è stata presa unilateralmente e senza coordinarsi con le altre autorità europee.

Finora la reputazione della Banca centrale europea (Bce) non è stata scalfita. Anzi, il modo in cui ha gestito la crisi successiva al fallimento di Lehman è stato esemplare. Tuttavia, anche la Bce deve stare attenta. La sua opposizione iniziale a un coinvolgimento del Fondo monetario internazionale in Grecia si è rivelata un errore. Né ha giovato la recente intervista rilasciata a un quotidiano tedesco da Axel Weber, governatore della Bundesbank, in cui manifestava il suo dissenso dalla decisione della Bce di acquistare titoli di stato dei paesi euro sul mercato secondario, e il timore che ciò potesse comportare dei rischi per la stabilità.

La credibilità di un'istituzione indipendente come la banca centrale dipende anche dalla convinzione che il suo operato sia guidato da considerazioni tecniche e da principi economici coerenti, e non da esigenze di apparenza politica. A questo proposito, sorprende la decisione della Bce di "sterilizzare" l'acquisto dei titoli di stato con operazioni inverse di drenaggio di liquidità.

Tra il 10 e il 14 di maggio, la Bce ha acquistato circa 16 miliardi di euro di titoli del debito pubblico. Poca cosa, rispetto alle centinaia di miliardi di liquidità in eccesso presso le banche europee. Ma per segnalare il suo impegno a non stampare moneta ed evitare inflazione, la Bce ha anche raccolto liquidità dalle banche, offrendo loro depositi a termine con scadenza settimanale. Peccato però che la stessa Bce, a seguito delle misure eccezionali prese dopo il fallimento di Lehman e tuttora in vigore, continui a offrire liquidità in quantità illimitata alle banche che partecipano alle aste settimanali. In altre parole: oggi la liquidità in circolazione è determinata dalla domanda delle banche, non è fissata dalla Bce.

L'acquisto di titoli di stato sul mercato secondario cambia la composizione del bilancio della Bce, ma non influisce sulla sua dimensione e quindi non altera la quantità di moneta in circolazione. Per cui non c'è nessun bisogno di sterilizzare alcunché.

La sterilizzazione annunciata e attuata dalla Bce, cioè, ha solo un effetto simbolico, non di sostanza. Ma è un simbolo di che cosa? Dell'impegno contro l'inflazione, oppure delle divisioni interne alla Bce? La risposta che occorre tranquillizzare i mercati o l'opinione pubblica tedesca non convince, perché presuppone che gli interlocutori siano sciocchi. Date le circostanze, la Bce ha fatto bene a intervenire acquistando titoli di stato, perché l'alternativa di non fare nulla sarebbe stata ancora peggiore rispetto al rischio di compromettere la credibilità della banca centrale. Ma oggi la preoccupazione non è l'eccesso di creazione di moneta (che è appunto determinata endogenamente dal sistema bancario), quanto il timore che la Bce possa riempire il suo bilancio di titoli che non saranno interamente ripagati. La sterilizzazione non fa nulla per rispondere a questa preoccupazione.

In situazioni come queste, la credibilità delle istituzioni è fondamentale per guidare le aspettative dei mercati e dei cittadini e riacquistare la fiducia. Tuttavia, anche la coerenza nell'affrontare le questioni tecniche è uno dei pilastri su cui si regge la loro credibilità.

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domenico.damico

Re: Debito Pubblico

Messaggioda domenico.damico » 20 mag 2010, 10:20

!
...Ma oggi la preoccupazione non è l'eccesso di creazione di moneta (che è appunto determinata endogenamente dal sistema bancario), quanto il timore che la Bce possa riempire il suo bilancio di titoli che non saranno interamente ripagati. La sterilizzazione non fa nulla per rispondere a questa preoccupazione.


Ma cosa vuoi dire Tabellini? Che la BCE potrebbe fallire?

sandropascucci
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Re: Debito Pubblico

Messaggioda sandropascucci » 20 mag 2010, 10:25

'sto tabellini potrebbe fare tanto ma ormai..
..non è diventato pure rettore della bocconi/luiss/altro prestigios ente di indottrinamento?
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Christian Tambasco

Re: Debito Pubblico

Messaggioda Christian Tambasco » 20 mag 2010, 10:41

da novembre 2008...un CV che è tutto dire altro che utile....ma non lo sarà...chi è e quanto guadagna lo deve proprio a questo sistema

ciao

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Christian Tambasco

Re: Debito Pubblico

Messaggioda Christian Tambasco » 20 mag 2010, 12:48

altro che vecchina qui si legge solo di banche...
Allegati
20100520LA_CITY_FINANZIA_WASHINGTON.pdf
non parliamo poi dei giochini speculativi di cui si legge verso la fine dell'articolo
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sandropascucci
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Re: Debito Pubblico

Messaggioda sandropascucci » 20 mag 2010, 13:06

strano.. beppE grill0 dice che il debito lo abbiamo con noi stessi..
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Christian Tambasco

Re: Debito Pubblico

Messaggioda Christian Tambasco » 26 mag 2010, 14:36

qui siamo alla follia palesata, i rischi per le banche, consigli ai risparmiatori di disfarsi dei Bot, mercati che scommettono contro la politica o contro la ripresa, ma quanto ancora bisogna andare avanti con questi???
Allegati
20100526PreoccupazioneBancheETitoliItaliani.pdf
La Stampa 26-05-2010
intervista a Giorgio Curtiana manager di UBS
(103.57 KiB) Scaricato 136 volte

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Christian Tambasco

Re: Debito Pubblico

Messaggioda Christian Tambasco » 27 mag 2010, 12:30

nel tentativo di elogiare la manovra d'urgenza, almeno per quanto riguarda l'impatto psicologico, il caro e vecchio Alesina, e soci, non può fare a meno di accennare al fatto che uno Stato/Nazione è ostaggio del mercato


Ma il rischio è serio. La probabilità di una perdita di fiducia dei mercati nei confronti dell'Italia per il momento è remota, ma se si verificasse sarebbe un evento dalle conseguenze estremamente severe. Bisogna dunque giocare d'anticipo perché se i mercati dovessero preoccuparsi, anche un surplus primario servirebbe a ben poco data la montagna di debito che l'Italia ha accumulato: i mercati guarderebbero solo al debito, e a quel punto ci sarebbe ben poco da fare.


a voi l'articolo siori

fonte: sole24ore Nella manovra c'è la qualità

::
Nella manovra c'è la qualità

di Alberto Alesina e Roberto Perotti
27 maggio 2010

La politica fiscale in Italia, come in tutta Europa, oggi si muove tra Scilla e Cariddi. Da un lato sono necessarie forti riduzioni dei disavanzi per evitare aumenti dei tassi d'interesse e possibili crisi da debito. Dall'altro una stretta fiscale potrebbe mettere in pericolo la modesta ripresa in atto. In questo momento a noi pare che il rischio più grave per l'Italia sia il primo, dato il rapporto debito/Pil del 120%.

Ecco perché serve una politica fiscale rigorosa in termini di quantità e soprattutto di qualità, cioè di "come" si riduce il deficit. Che si debba ridurre la spesa e non aumentare le aliquote è per fortuna cosa ormai entrata nel lessico politico. Ma tagli temporanei che solo spostino le spese in avanti, e che non incidano sui parametri di spesa automatica servono a poco. Soprattutto non basterebbero oggi perché mercati sofisticati e attenti non si fanno ingannare con così poco.
Ci rendiamo conto che è facile invocare tagli alla spesa standosene comodamente seduti nei propri uffici all'università, e sappiamo bene quali siano i vincoli politici. Ma il rischio è serio. La probabilità di una perdita di fiducia dei mercati nei confronti dell'Italia per il momento è remota, ma se si verificasse sarebbe un evento dalle conseguenze estremamente severe. Bisogna dunque giocare d'anticipo perché se i mercati dovessero preoccuparsi, anche un surplus primario servirebbe a ben poco data la montagna di debito che l'Italia ha accumulato: i mercati guarderebbero solo al debito, e a quel punto ci sarebbe ben poco da fare. Quindi, insieme a misure che riducano subito il deficit, si deve iniziare a riconoscere che la spesa per pensioni e impiego pubblico deve scendere in proporzione al Pil. L'Italia deve costruire un sistema di welfare basato su sussidi temporanei a disoccupati, non su posti di lavoro pubblici permanenti e pensioni d'invalidità fasulle, e l'età pensionabile deve gradualmente salire dati gli andamenti demografici.

Alla luce di tutto questo, come valutare la manovra del governo? Sul fronte della spesa vi sono quattro elementi positivi. Il più importante, sia quantitativamente che come segnale di svolta, è il blocco dei salari pubblici e la riduzione, seppur di poco di quelli più alti.

Un secondo intervento positivo è su regioni, province e comuni: tagli di 4 miliardi nel 2001 e 7 miliardi nel 2012, con un inasprimento delle sanzioni (compresa l'ineleggibilità) per gli amministratori che sforano, e un limite alle assunzioni. Il pubblico impiego regionale è spesso ancora più inefficiente di quello centrale. Mai come in questo caso però il diavolo è nei dettagli: un conto è tagliare i trasferimenti alle regioni, un altro è suggerire dove e come tagliare. E non è chiaro se le misure discriminino in modo adeguato tra regioni virtuose e quelle, come Lazio e Campania, che da anni usano la spesa sanitaria in modo irresponsabile.

La terza area d'intervento sono i costi della politica (anche se dal Cdm sono scomparsi i tagli, già minimi, per i parlamentari e i giudici della Corte costituzionale) e l'abolizione di molti enti inutili. Queste sono misure di facciata nel senso che la loro dimensione non ha un significato macroeconomico; ma non c'è motivo per non attuarle, e in ogni caso in politica i simboli hanno la loro importanza.
La quarta area sono i tanti provvedimenti per ridurre le spese della pubblica amministrazione, dagli organi collegiali alla formazione (notoriamente una fonte di grandi sprechi) alle auto blu. Realisticamente, anche queste misure non porteranno a una rilevante riduzione del deficit (e non tutte verranno attuate), ma anch'esse andavano prese. Nel complesso, l'impressione è che per la prima volta si sia cercato di dare un contenuto concreto alla famosa espressione "ridurre gli sprechi".

L'area dove persistono ambiguità e debolezze sono le pensioni. Si è fatto qualcosa per le pensioni d'invalidità, si è di fatto accelerato di due anni il processo d'innalzamento dell'età pensionabile per le dipendenti statali, e si è ridotta a una la finestra in uscita. Non molto da un punto di vista strutturale. Ma è importante l'aver segnalato che le pensioni non sono intoccabili, e che l'aumento dell'età pensionabile è un processo inesorabile che non va rallentato, anzi accelerato.

Secondo il governo, la manovra dovrebbe ridurre il disavanzo dello 0,8% nel 2011 e nel 2012. Molto dipenderà dall'esito della lotta all'evasione e del minicondono, entrambi i quali sono tipicamente sovrastimati nelle Finanziarie. Gli effetti sulla spesa saranno dunque contenuti, probabilmente meno dello 0,5 per cento. Non vediamo quindi come si possa parlare di "manovra lacrime e sangue"; il pregio della manovra, più che nella quantità, è nella qualità. Era il minimo che si poteva e doveva fare nella situazione attuale, ma va dato atto al governo (o almeno a una parte di esso) che l'ha fatto affrontando alcuni temi spinosi. Il difficile però viene adesso: un conto è annunciare che si vuole bloccare gli stipendi degli statali fino al 2013; un altro è resistere per tre anni alle inevitabili pressioni. Staremo a vedere.

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Christian Tambasco

Re: Debito Pubblico

Messaggioda Christian Tambasco » 1 giu 2010, 12:27

secondo i dati di bankitalia per bocca di Draghi, le famiglie hanno praticamente accannato il BOT la cui detenzione è prossima allo 0, mentre si mantiene stabile al 5% la detenzione di titoli a medio/lungo termine, ma il resto del cucuzzaro???

interessante anche la tabella a pagina 2 dell'articolo in cui si parla di strumenti emessi dalle banche in rapporto ai biglietti e monete

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Gli italiani dicono addio ai Bot

Francesco Fata
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Re: Debito Pubblico

Messaggioda Francesco Fata » 1 giu 2010, 12:52

Christian Tambasco ha scritto:[justify].... le famiglie hanno praticamente accannato il BOT


O' Chri'...però tu nun me poi parla' romanesco dentro 'na frase tutta d'italiano!

ecchecccazzo!
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domenico.damico

Re: Debito Pubblico

Messaggioda domenico.damico » 1 giu 2010, 13:01

Dal dizionario giovani:

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Christian Tambasco

Re: Debito Pubblico

Messaggioda Christian Tambasco » 1 giu 2010, 13:05

Francesco Fata ha scritto:
Christian Tambasco ha scritto:[justify].... le famiglie hanno praticamente accannato il BOT


O' Chri'...però tu nun me poi parla' romanesco dentro 'na frase tutta d'italiano!

ecchecccazzo!


:oops: :roll:

domenico.damico ha scritto:Dal dizionario giovani:

http://www.italysoft.com/curios/dizio-giovani/a.html

Accannare:
Significato: smettere di disturbare
Esempio: ooh! e accanna.... (ooh! e smettila...)
Città: Roma
Anno di inserimento: 1999


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Re: Debito Pubblico

Messaggioda sandropascucci » 1 giu 2010, 13:56

la versione dei fatti secondo il Sistema:

in Italia il debito pubblico è in mano agli italiani (beppE grill0) e sono le vecchine a detenere i BOT (il Sistema bancario-mediatico-diprima-serata).

PERO' io non le vedo ste vecchie de 90 anni che NON comprano BOT "a breve" ma comprano (un po', una miseria) quelli "a lungo".

OTTIMISTE?

se hai 900 anni e 20.000 euro che fai? noncompri a un anno ma a 10 ??

bah..
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Umiltao

Re: Debito Pubblico

Messaggioda Umiltao » 1 giu 2010, 14:18

Senza contare che solo un/a suicida compra a oltre 1 anno, cioè CCT, BTP, BTP€i ecc. e non BOT che sono massimo annuali e a sconto (senza cedola), ORA!!!™ che lo Stato Italiano è a rischio insolvenza (default).

Che poi lo stock dei BOT sia più instabile e più difficile da controllare a causa delle scadenze sfalsate a breve termine che fanno venire la tremarella a Maria Cannata e a TreConti oltre che agli stessi portatori, questo è un altro discorso.
E comunque, hai voluto speculare? Cazzi tuoi. Pedala ORA!!!™.
Come disse anche Thomas Sankarà.

Idem per i portatori bancari che si sputtanano il bilancio a causa dei debitori (Stati e privati) insolventi.

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marko

Re: Debito Pubblico

Messaggioda marko » 1 giu 2010, 14:41

Salve a tutti!
In realtà Bot o Btp per un risparmiatore sono ugualmente facilmente vendibili in caso di un improvviso bisogno. Inoltre se si va in banca ci si fida del consulente ( pensate a Cirio e Parmalat ). Il passaggio dai Bot ai Btp potrebbe essere pilotato dalle banche in vista di prossimi aumenti dei tassi di interessi. Ogni banca ha un portafoglio titoli che può girare ai clienti senza comprare sul mercato.
La cosa che trovo più interessante di questo articolo è invece che 1.036.779 milioni di € di risparmi sono investiti in “ strumenti emessi dalle banche “ . Non si spiega di che prodotti si stia parlando, eppure sono quasi il 30% del risparmio e una voce molto più importante di tutti i titoli di stato messi assieme ( 199.250 milioni di € ).
Non sono fondi comuni ( 188.102 mil € ), cosa saranno mai? E soprattutto qual è la tipologia tipica dei detentori di questi prodotti? Qual è l’importo medio nei portafogli dei risparmiatori?
Ultima modifica di marko il 1 giu 2010, 14:45, modificato 1 volta in totale.

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Umiltao

Re: Debito Pubblico

Messaggioda Umiltao » 1 giu 2010, 14:44

La vecchina non c' è. Non è mai esistita (praticamente).

Quando era più consistente l' investimento in titoli di Stato da parte di soggetti non bancari, solitamente, come negli Anni '80, a detenere titoli di Stato erano le grosse imprese di produzione che si indebitavano con le banche apposta per comprare titoli di Stato e guadagnare sullo spread (diffferenza) tra interesse conferito alla banca e interesse composto ricavato dai titoli di Stato: sì, composto, poichè le grosse imprese di produzione (come la Fiat) non investivano certo 10 milioni di lire in titoli di Stato ma decine di miliardi al colpo e reinvestivano immediatamente l' interesse ricavato su tali titoli di Stato (per esempio sui BOT, cioè lo sconto) in acquisto di altri titoli di Stato che davano ulteriori interessi e così via esponenzialmente: si può ben immaginare quale fosse il guadagno da spread di tali aziende dato che il solo interesse semplice sui BOT 25 anni fa toccava pressochè il 20%...!
L' interesse composto dei ricconi e delle grosse imprese è una delle concause dell' esplosione del debito pubblico da fine Anni '70 a inizio Anni '90, pressochè raddoppiato già in valore % sul PIL, figurarsi in valore assoluto.

Il resto del debito pubblico, cioè la maggioranza, è da sempre detenuto da banche commerciali e centrali, con la centrale italiana (Banca D' Italia) che negli Anni '70 arrivò a detenere fino al 30% del debito pubblico, anche a causa dei vincoli di portafoglio e dell' obbligo di acquisto di titoli non collocati a chiusura aste che durarono fino al luglio del 1981 (in ottemperanza del famoso carteggio Ciampi-Andreatta approfondito in sezione "I Dossier" del forum viewtopic.php?p=1833#p1833 ).

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Umiltao

Re: Debito Pubblico

Messaggioda Umiltao » 1 giu 2010, 14:55

Perciò, concludendo:

- il 20% di debito pubblico in mano alle famiglie del ceto medio (non considerati gli imprenditori e i ricconi) è una stima in eccesso;
- l' 80% del debito pubblico (stima in difetto) è detenuto da banche poichè per quanto detto prima la quota parte eventuale di questo 80% detenuto da imprese e ricconi non bancari è comprata... indebitandosi con le stesse banche, perciò sono le stesse banche a possedere indirettamente questa eventuale parte di debito.



Il Sistema-IGB© non fa che confondere le acque parlando di famiglie, imprese, risparmiatori, estero, interno, ecc. senza mai citare per bene la quota parte detenuta da banche.
Ma se vai a indagare per bene scopri tutto, a partire dagli stessi dati e dai racconti ufficiali.

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Christian Tambasco

Re: Debito Pubblico

Messaggioda Christian Tambasco » 7 giu 2010, 15:12

fonte: Corriere della Sera Tesoro e Banche centrali Il divorzio è finito?

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Tesoro e Banche centrali Il divorzio è finito?
La separazione ha contenuto l' inflazione ma aumentato il debito pubblico

Mucchetti Massimo
6 giugno 2010

Un tempo la Banca d' Italia aveva l' obbligo di sottoscrivere i titoli di Stato inoptati nelle aste del Tesoro. Negli anni Settanta, il governatore Guido Carli non risparmiava severi moniti, ma al dunque, se le banche lasciavano Btp e Cct sul tavolo perché timorose di non poterli ricollocare, stampava moneta e provvedeva. Rifiutarsi sarebbe stata un' azione sovversiva, sommo peccato per quel grand commis d' Etàt. Ma, anno dopo anno, questa dipendenza della Banca d' Italia dal governo favorì l' aumento del debito pubblico e l' inflazione. Oggi si liquida con sufficienza quella politica della spesa pubblica. Forse si trascura che, allora, l' imperativo era quello di tenere l' Italia nel campo delle democrazie e non si valutano appieno i rischi geopolitici di un' alternativa thatcheriana ante litteram in un paese che aveva nel Pci il più forte partito comunista dell' Occidente e, al tempo stesso, uno dei fondatori della Repubblica. Ebbene, nel 1981, pur nell' imperfezione dei tempi, si decise che la banca centrale non avrebbe più garantito il buon fine delle aste dei titoli di Stato. Era il divorzio tra Tesoro e Banca d' Italia. Quest' ultima avrebbe ancora compravenduto titoli pubblici ma solo sul mercato secondario, come un operatore tra gli altri. Quella separazione, che aiutò contro l' inflazione ma non contro il debito pubblico, oggi ispira anche i Trattati europei. L' indipendenza della Bce si fonda sull' astensione delle banche centrali nazionali dal dovere di garantire le emissioni pubbliche, con acquisti che sarebbero fatalmente finanziati stampando moneta, e dunque alimentando l' inflazione. Ma di fronte alla Grande Crisi e ai soccorsi prestati al settore privato dai governi, soprattutto da quelli ritenuti i più virtuosi, l' antico divorzio funziona ancora? Per evitare l' insolvenza di Grecia, Portogallo, Spagna e Irlanda, i governi hanno predisposto l' ormai celebre piano dei 750 miliardi. Ma, prima che il primo euro sia stato speso, la Bce è intervenuta ad acquistare obbligazioni pubbliche dei paesi a rischio. Sul mercato secondario, naturalmente. Il presidente della Bce, Jean-Claude Tritchet, nega di aver agito su pressione dei governi e indica nel bassissimo interesse pagato, a fronte di un' ampia offerta delle banche, la conferma dell' impegno contro l' inflazione. Secondo The Economist, il «giro» è largamente cosmetico, dato che le banche traggono molta della loro liquidità dalla Bce. L' osservazione sarebbe forse stata più vera un anno fa, quando il bilancio della Bce era il triplo di quello del 2009. Ma resta il punto politico. Garantire la liquidità delle obbligazioni pubbliche a rischio sul mercato secondario incoraggia le banche a comprare comunque in sede d' asta. Ma fin dove possono arrivare le banche centrali con i loro patrimoni? D' altra parte, la creazione di base monetaria continuerebbe a opera dei governi che quei 750 miliardi dovranno pur finanziare. Governi e banche centrali non hanno cancellato il divorzio ma, a occhio, si vedono di nuovo nel weekend.

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Christian Tambasco

Re: Debito Pubblico

Messaggioda Christian Tambasco » 7 giu 2010, 17:06

fonte: Repubblica Cameron: "Di fronte a noi anni di sacrifici"
Annunci di tagli anche in Germania


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Cameron: "Di fronte a noi anni di sacrifici"
Annunci di tagli anche in Germania


06 giugno 2010

Il deficit publico inglese ha raggiunto i 156,1 miliardi di sterline nel 2009/2010, pari all'11,1 per cento del Pil, un dato record. E a Berlino partito il vertice per stabilire i risparmi. Entro il 2014 meno 10mila posti di lavoro nel pubblico impiego

LONDRA - La situazione è grave e il Regno ha più che mai bisogno di essere Unito, almeno nel sacrificio. Secondo il neo premier conservatore David Cameron la Gran Bretagna va incontro ad "anni di sacrifici", ha spiegato in un'intervista al Sunday Times. Per il capo del governo britannico è una condizione necessaria per permettere di ridurre il deficit pubblico e il peso "enorme" del debito.

"La qualità di un vero uomo di Stato è di assumere la buona decisione spiegando alla gente gli obiettivi che ci sono dietro ai sacrifici", ha detto Cameron. "Un debito enorme deve essere gestito. Incrociare le dita aspettando la crescita e sperando che scompaia non è una risposta", e poi ha aggiunto: "il Paese è 'scoperto'. E gli interessi su questo scoperto si mangiano ciò che la nazione avrebbe dovuto spendere per altro. Dobbiamo avere la gente dalla nostra parte nel corso di questo difficile viaggio", ha proseguito il leader dei conservatori.

Secondo i dati dell'ufficio di statistica nazionale, il deficit pubblico inglese ha raggiunto i 156,1 miliardi di sterline nel 2009/2010, pari all'11,1 per cento del Pil, un dato record. L'economia britannica si trova quindi in uno stato peggiore di quanto si fosse precedentemente pensato e i tagli, quando arriveranno, saranno "dolorosi". E mentre il vicepremier Nick Clegg, leader dei Liberaldemocratici, rassicura che i tagli non saranno selvaggi come al tempo della Thatcher, Cameron incalza dicendo che "se non facciamo qualcosa finiremo per pagare degli interessi sul debito di 50, 60, 70 miliardi di sterline. Sono cifre pazzesche, più di quanto spendiamo per l'istruzione dei nostri figli o per la difesa della nazione".


Il premier ha poi attaccato le previsioni per la crescita economica - il 3 per cento nel 2011 - stilate dal governo laburista: "Non ci sarà nessun trampolino per la ripresa", ha detto. Quindi la cura, "Bisogna affrontare i conti dello stato sociale, del settore pubblico e la dimensione della burocrazia accumulata in questi anni". Ed è proprio su questo punto che Clegg, a colloquio con l'Observer, ha dispensato la sua dose di ottimismo. "Responsabilità nella spesa - ha detto - non significa tornare agli anni Ottanta: noi faremo le cose diversamente, non permetteremo il ritorno delle differenze tra nord e sud del Paese". Clegg ha poi ricordato che alcuni dei pacchetti di riduzione della spesa pubblica più rigorosi sono stati recentemente portati avanti da governi di "centro-sinistra" come i "socialdemocratici in Svezia, l'amministrazione di Clinton i USA e i liberali in Canada".

Ma la crisi che attanaglia l'Europa fa arrivare anche in Germania, dopo gli annunci, il momento delle scelte. A Berlino sono partiti i due giorni di consultazioni fra i vertici del governo di centro destra di Angela Merkel per stabilire i tagli necessari alla spesa pubblica. "Dobbiamo fissare punti importanti per lo sviluppo della Germania nei prossimi anni", ha dichiarato la Merkel. "E' tempo di risparmi", le ha fatto eco il ministro degli Esteri Guido Westerwelle, leader del partito liberale al governo con i cristiano democratici della Merkel.

Il piano, che sarà annunciato questa settimana, prevede ampi tagli nella spesa, che toccheranno anche i sussidi di disoccupazione e il sussidio di 184 euro al mese che viene erogato alle famiglie per ogni bambino. Secondo fonti ben informate, si pensa di tagliare almeno 10 mila posti di lavoro nel pubblico impiego entro il 2014 e di ridurre gli stipendi a chi rimarrà al lavoro. Secondo il ministro delle Finanze Wolfgang Schaueble, che partecipa al vertice, "bisogna cambiare rotta in tempo per evitare ripercussioni terribili".


uff...ma sto malaffare politico quindi non è solo italiano...sto malaffare...bah qui sembra de vede' "Edward mani di forbice" a forza de tagli :lol:

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Re: Debito Pubblico

Messaggioda kasiacolagrossi » 7 giu 2010, 19:42

lui almeno lo faceva con un spirito artistico... almeno l'effetto "sorpresa/stupore".
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Christian Tambasco

Re: Debito Pubblico

Messaggioda Christian Tambasco » 11 giu 2010, 10:23

ritengo l'articolo seguente molto interessante soprattutto quando dice che la prassi per Banche Centrali diverse dalla BCE è: "titolo non collocato va a finire nella pancia alle Banche Centrali"

poi si è capito che anche quella clausola del trattato di Maastricht lascia il tempo che trova, mentre nella realtà anche la BCE opera come le altre del sistema...qualcuno diceva "tutte chiacchiere e distintivo, chiacchiere e distintivo..." questi fanno come je pare e gli statuti servono solo a cojonacce (*)

fonte: da rassegna stampa MEF Repubblica - Affari & Finanza

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anche la parte finale dell'artico è, a suo modo, interessante






(*)cojonare= termine volgare romano che indica l'azione di fare fesso qualcuno, prendere in giro

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Umiltao

Re: Debito Pubblico

Messaggioda Umiltao » 12 giu 2010, 19:15

Non credo. La legge c' è ed è vincolante. In Italia il vincolo di Maastricht per le BCN europee e per la BCE da esse partecipata-formata (Eurosistema) di acquistare debiti pubblici solo sul mercato secondario (cioè non in asta e/o non con anticipi diretti) venne recepito nell' ordinamento con la legge ordinaria 483/93 del 26 novembre 1993:

http://www.primit.it/forum/phpBB3/viewtopic.php?p=1833#p1833 ← in questo post trovate anche il link alla legge:

http://www.normeinrete.it/cgi-bin/StampaFrameURN?URL=http://www.italgiure.giustizia.it/nir/lexs/1993/lexs_324827.html

Che poi non la applichino di soppiatto è un altro discorso.

Che poi discutano di togliere quel vincolo per legge comportandosi come tutt' ora fa la Federal Reserve è un altro discorso ancora.

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Umiltao

Re: Debito Pubblico

Messaggioda Umiltao » 13 giu 2010, 1:54

In ogni caso queste disquisizioni sui debiti diretti/indiretti con le Banche Centrali trovano il tempo che trovano non perché la legge si cambia alla bisogna e/o la si elude, ma perché comunque vada la situazione non viene né aggravata né attenuata: infatti tutta la quota parte di debito pubblico acquistata dalla Banca Centrale deve essere sempre estinta dallo Stato direttamente con la Banca Centrale stessa se tale parte di debito pubblico rimane di proprietà della Banca Centrale fino a scadenza, cioè lo Stato restituisce moneta direttamente alla Banca Centrale (moneta poi distrutta).
Per chi magari non ha ancora chiaro quanto appena detto, basta pensare all' esempio di una qualsiasi Banca Commerciale che rifila i titoli di Stato alla clientela quando certi titoli diventano troppo rischiosi (il capitale prima prestato rischia di non essere restituito: insolvenza o default dello Stato debitore¹): basta sostituire "clientela" con "Banca Centrale" e otteniamo la stessa operazione di acquisto di titoli sul mercato secondario.

Semplicemente si sta parlando riguardo alla decisione della modalità di emissione di moneta-debito, ovvero decidere il canale o i canali attraverso cui iniettarla nel sistema economico: un virus letale che si comunica attraverso il sangue rimane tale a prescindere dal vaso sanguigno in cui viene iniettato.



Se avete notato ci sono sia su internet che fuori vagonate di signORA!!!™ggisti, pressapochisti e plebei instabili di mente che continuano a considerare l' acquisto diretto di debito pubblico da parte della Banca Centrale come un esempio di vera sovranità monetaria positiva alla pari della solita litania delle nazionalizzazioni.

Mentre al contrario i detrattori idioti tifano per l' acquisto sul mercato secondario (fuori asta) attraverso le Banche Commerciali e le SIM per evitare - così argomentano - le fantomatiche spinte inflazionistiche fomentate dal Tesoro, quest' ultimo descritto come il solito sprecone ingordo di moneta.




¹ Esempi eclatanti, prima l' Argentina e ora la Grecia.

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Christian Tambasco

Re: Debito Pubblico

Messaggioda Christian Tambasco » 25 giu 2010, 9:02

fonte: sole24ore Stampare moneta, vedere ripresa

::
Stampare moneta, vedere ripresa
Martin Wolf
23 giugno 2010

Festina lente (affrettati lentamente) è un consiglio che abbiamo ereditato dagli antichi romani. I politici occidentali odierni dovrebbero farne tesoro. Di fronte agli enormi deficit di bilancio, molti sono arrivati alla conclusione che il risanamento va affrettato il più possibile, nella speranza che produca effetti espansivi. Quante probabilità ci sono che vada così? Poche, secondo me. E ci sono anche a disposizione alternative migliori. Ma il loro inconveniente è che si tratta di misure non ortodosse, e purtroppo molte persone "di buon senso" preferiscono recessioni ortodosse a riprese non ortodosse.


In che modo un drastico risanamento strutturale dei conti pubblici può favorire la ripresa? Come osservano i due professori di Harvard Alberto Alesina e Silvia Ardagna in un autorevole saggio (Il Sole 24 Ore del 14 febbraio scorso), se c'è un deficit probabile più contenuto la fiducia di consumatori e investitori può migliorare, facendo crescere i consumi e facendo scendere i premi di rischio sui tassi di interesse.

Contemporaneamente, sul versante dell'offerta, il risanamento potrebbe incrementare l'offerta di manodopera, di capitali o d'imprenditorialità. Le conclusioni generali di questo saggio sono che le correzioni dei conti pubblici «basate su tagli della spesa e nessun incremento delle tasse hanno maggiori probabilità di ridurre il deficit e il debito pubblico in rapporto al Pil di quelle basate su incrementi delle tasse. Inoltre, i risanamenti operati intervenendo sulla spesa piuttosto che sulle tasse hanno minori probabilità di dare origine a una recessione».

Questa linea di pensiero ha rafforzato la determinazione di George Osborne, il cancelliere dello scacchiere del nuovo esecutivo britannico. Ma è convincente? In una parola sola: no. Gli autori si basano sui dati relativi ai paesi dell'Ocse tra il 1970 e il 2007. Ma l'impatto del risanamento dei conti pubblici dipende dalle circostanze.

Una riduzione del disavanzo dev'essere compensata da variazioni nel saldo con l'estero e nel saldo del settore privato. Se si vuole che la contrazione della spesa pubblica produca effetti espansivi, devono aumentare le esportazioni nette e deve salire la spesa privata, o scendere il tasso di risparmio del settore privato.

Dunque, gli effetti della contrazione della spesa pubblica saranno molto diversi se avvengono in pochi piccoli paesi invece che in molti grandi paesi contemporaneamente come adesso, se il settore finanziario è in buona salute e non azzoppato come adesso, se il settore privato non è fortemente indebitato come adesso, se i tassi d'interesse sono alti invece di essere quasi a zero come adesso, se la domanda esterna è vivace invece di essere stentata come è adesso, e se i tassi di cambio reali subiscono forti deprezzamenti invece di restare fissi come è adesso.

Insomma, quando, come ora, le economie colpite dalla fragilità del settore finanziario equivalgono alla metà dell'economia mondiale (anzi, se si mette nel conto l'economia giapponese, tuttora fragile, si arriva quasi al 60%), quando la grande economia più dinamica del pianeta (la Cina) segue una politica mercantilista, quando i tassi d'interesse sono prossimi allo zero e quando le famiglie e le imprese faticano ad accedere al credito, l'idea che un risanamento prematuro dei conti pubblici possa produrre effetti solidamente espansivi è sicuramente fuori dal comune. Io spero che sia vero. Ma non ci sono molti motivi per crederlo.

Un altro studio, dello Us Committee for a Responsible Federal Budget, ha esaminato i casi del Canada, della Danimarca, della Finlandia, dell'Irlanda e della Svezia. Quello che emerge è l'importanza della domanda esterna e, in molti casi, di un fortissimo deprezzamento del tasso di cambio. Questi esempi di successo sono di qualche utilità per la situazione in cui si trovato attualmente gli Stati Uniti e l'Unione Europea? Ne dubito fortemente.

Un altro approccio ancora consiste nel trovare una situazione che abbia forti analogie con quella odierna. Il termine di paragone più efficace sono gli anni 30, dal punto di vista della percentuale dell'economia mondiale colpita dalla crisi, dal punto di vista dei tassi d'interesse bassi e dal punto di vista del contesto generale disinflattivo (o, in questo caso, deflattivo). Uno studio pubblicato l'anno scorso è arrivato alla conclusione che quando si è tentata la strada degli stimoli di bilancio il successo è arrivato. Ne consegue che il risanamento dei bilanci a quell'epoca avrebbe avuto - anzi, ebbe - effetti contrattivi sull'economia.

Nelle circostanze attuali, la convinzione che un risanamento concertato dei bilanci pubblici in tutti i paesi industrializzati possa produrre effetti espansivi è, per usare un eufemismo, ottimistica. A questo punto mi chiederete: qual è l'alternativa? Se questi deficit enormi persistono, i mercati si spaventeranno, i tassi d'interesse saliranno e le dinamiche del debito diventeranno realmente drammatiche.

Ho due risposte a questo proposito.
La prima, che ho esposto la settimana scorsa, è che il ciclo di deleveraging sta generando colossali eccedenze nel settore privato in tutto il mondo industrializzato. A meno che queste eccedenze si trasformino in surplus complessivi nel saldo con l'estero (con il contraltare di deficit nei paesi emergenti) dovranno essere investite in titoli di stato. Tutto questo contribuisce a spiegare perché i rendimenti sui titoli di stato dei governi meno a rischio rimangono bassi.

La seconda risposta è che se i governi hanno la necessità di tenere in piedi un disavanzo, per sostenere la domanda in un momento di debolezza del settore privato, possono sempre prendere in prestito denaro dalle Banche centrali. Sì, sto parlando di "stampare moneta".
È una misura follemente radicale, raccomandata da quel folle radicale che era Milton Friedman nel lontano 1948. La sua opinione era che il governo poteva espandere la massa monetaria durante le recessioni e contrarla nei successivi periodi di boom economico. Un paese con una moneta a corso forzoso e fluttuante, dunque, potrebbe stabilizzare l'economia senza destabilizzare i mercati del credito. La cosa bella di questa proposta è che non bisogna scegliere se puntare prevalentemente sulla politica di bilancio o sulla politica monetaria: sono due facce della stessa medaglia.

La tesi in favore di un'espansione monetaria aggressiva rimane forte, anche se non allo stesso modo ovunque, dal momento che la crescita della moneta in senso ampio e del Pil nominale è debole. Dunque la politica raccomandata da Friedman di "espansione quantitativa", come viene chiamata, ha ancora una sua logica. Sto consigliando di adottare la politica economica di Robert Mugabe? No. Come per qualunque altra cosa, è il contesto che conta. Al momento attuale, abbiamo "troppo poco denaro per troppi beni". In un contesto simile, la politica monetaria dev'essere aggressiva.

Quando l'economia si sarà ripresa, gli effetti monetari dovranno essere revocati mediante eccedenze di bilancio ottenute con un controllo a lungo termine sulla spesa. Sul breve periodo, delle modifiche ai parametri sulle riserve obbligatorie possono compensare l'impatto sull'espansione monetaria della crescita dei depositi delle banche commerciali presso la Banca centrale. Poiché, in pratica, la massa monetaria è trainata più dalla domanda di credito che dalle riserve, tutto questo forse non sarebbe necessario.
È opinione diffusa che un risanamento strutturale dei bilanci pubblici forte e coordinato, focalizzato sulla spesa, possa far sbocciare cento fiori nel settore privato. Io spero che sia vero. Ma ne dubito. I governi dovrebbero affrettarsi piano. Se tutti si affretteranno veloci, potrebbero - e potremmo - rimpiangerlo quasi altrettanto in fretta.
(Traduzione di Fabio Galimberti)


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La seconda risposta è che se i governi hanno la necessità di tenere in piedi un disavanzo, per sostenere la domanda in un momento di debolezza del settore privato, possono sempre prendere in prestito denaro dalle Banche centrali. Sì, sto parlando di "stampare moneta".
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La cosa bella di questa proposta è che non bisogna scegliere se puntare prevalentemente sulla politica di bilancio o sulla politica monetaria: sono due facce della stessa medaglia.
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Sul breve periodo, delle modifiche ai parametri sulle riserve obbligatorie possono compensare l'impatto sull'espansione monetaria della crescita dei depositi delle banche commerciali presso la Banca centrale. Poiché, in pratica, la massa monetaria è trainata più dalla domanda di credito che dalle riserve, tutto questo forse non sarebbe necessario.
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ovviamente Alesina risponde, direttamente da harvard...

fonte: sole24ore Chi taglia il debito cresce

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Chi taglia il debito cresce
Alberto Alesina
24 giugno 2010

In un articolo pubblicato ieri sul Sole 24 Ore e sul Financial Times Martin Wolf definisce non convincenti i risultati di un lavoro di ricerca di Silvia Ardagna e del sottoscritto. In quel saggio abbiamo esaminato in dettaglio la storia di tutte le riduzioni forti di deficit pubblici dal 1970 ai giorni nostri in tutti i paesi Ocse. I nostri risultati sono che: primo, tagli alla spesa pubblica che riducono i deficit non provocano sempre recessioni, anzi spesso sono associati ad aumenti immediati di crescita; secondo, aumenti di imposte sono fortemente recessivi, quindi dovendo ridurre i deficit conviene farlo dal lato della spesa, soprattutto in paesi dove la pressione fiscale viaggia verso la metà del Pil.

Wolf ipotizza che questi risultati non si applichino oggi perché i tassi di interesse sono bassi, la disoccupazione è alta e l'ouput gap negativo. E che quindi il pericolo è che riducendo la spesa si torni alla recessione.

La tesi di Wolf fondamentalmente si basa sul presupposto che l'evidenza empirica ha dimostrato errato, ovvero che la spesa pubblica stimoli molto l'economia e quindi che tagli di spesa siano molto dannosi. Non è vero: in genere l'effetto in entrambe le direzioni è molto basso soprattutto tenendo conto che più spesa significa prima o poi più tasse. Molti studi recenti lo confermano, compresi quelli spesso citati di Roberto Perotti e di Olivier Blanchard, il capo economista del Fondo monetario internazionale.

Quindi se si taglia la spesa, quando l'economia cresce (come sta crescendo oggi) l'effetto recessivo è basso o inesistente. Gli effetti poi di eventuali tagli di spesa in un paese, diciamo gli Usa, su altri, diciamo l'Europa, sarebbero ancor più bassi: le preoccupazioni di Wolf sull'«aggiustare tutti (o quasi) insieme» sono dunque esagerate.

Wolf ha ragione nel sostenere che in un momento di grave recessione uno stimolo fiscale dovuto sia agli ammortizzatori automatici che a qualche stimolo discrezionale possa servire. Perfino Robert Barro (un antikeynesiano doc) in un lavoro di circa un anno fa lo ammetteva, scrivendo che i moltiplicatori fiscali di cui sopra sono un po' più alti durante le recessioni (un po' più si badi, non enormi). E, infatti, mai mi sarei sognato d'invocare un aggiustamento fiscale nel 2008-2009 anche quando i deficit pubblici stavano salendo paurosamente.

Quello fu l'errore di Hoover nel 1929. Ma ora non siamo nel 1929 e neppure nel 2009. È vero che la ripresa dalla crisi è difficile, e che ci potrebbe essere una seconda recessione. Ma per i motivi esattamente opposti a quelli che sostiene Wolf. Una ripresa a W potrebbe verificarsi per una crisi da debito, per un crollo della fiducia dei mercati nei titoli pubblici anche di paesi come l'Inghilterra. Ciò farebbe schizzare i tassi e allora sì che si creerebbero recessioni. Ragione in più per cui, per evitare una seconda recessione, bisogna riportare gradualmente i deficit sotto controllo, e cominciando adesso.

Wolf si preoccupa (giustamente) della fragilità del sistema finanziario soprattutto europeo. In questo momento non c'è nulla che minacci di più la stabilita dei mercati finanziari e delle banche della montagna di debito pubblico in circolazione, che molti cominciano a vedere come non più tanto sicuro. Se i titoli di stato non sono più sicuri, le banche devono ritirare prestiti che erano "garantiti" nel loro bilancio da titoli un tempo sicuri e con una leva molto alta data la loro sicurezza. Ecco perché le azioni del settore finanziario nelle settimane scorse oscillavano in modo pauroso in funzione del rischio debito pubblico in questo o quel paese. La stabilità finanziaria si ristabilisce con più trasparenza e stress test sulle banche europee, non con più spesa pubblica a pioggia.

Oggi il rischio pende molto più dal lato di recessione da crisi da debito che di recessione da riduzione di spesa pubblica.

Un economista che si svegliasse da un periodo d'ibernazione, non sapesse nulla della storia degli ultimi dieci anni e leggesse l'articolo di Wolf, si immaginerebbe un mondo in piena recessione con governi che ostacolano la ripresa con politiche fiscali restrittive. Questo ipotetico economista si sorprenderebbe non poco quando venisse informato che siamo in una fase di ripresa anche più sostenuta del previsto, e con paesi come Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia con deficit del 10% del Pil o più, e debiti pubblici che viaggiano verso il 100% del Pil; con altri paesi (Spagna, Grecia e Portogallo) a rischio ristrutturazione e/o con piani di salvataggio più o meno in atto; con paesi come l'Italia con debito pubblico al 120% del Pil, e che quindi non si può permettere scivoloni fiscali, mentre la Germania, molto prudente fiscalmente, sta uscendo meglio di altri dalla crisi.


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In questo momento non c'è nulla che minacci di più la stabilita dei mercati finanziari e delle banche della montagna di debito pubblico in circolazione, che molti cominciano a vedere come non più tanto sicuro. Se i titoli di stato non sono più sicuri, le banche devono ritirare prestiti che erano "garantiti" nel loro bilancio da titoli un tempo sicuri e con una leva molto alta data la loro sicurezza.
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sergioloy

Re: Debito Pubblico

Messaggioda sergioloy » 25 giu 2010, 9:51

Christian Tambasco ha scritto:
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La seconda risposta è che se i governi hanno la necessità di tenere in piedi un disavanzo, per sostenere la domanda in un momento di debolezza del settore privato, possono sempre prendere in prestito denaro dalle Banche centrali. Sì, sto parlando di "stampare moneta".
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La cosa bella di questa proposta è che non bisogna scegliere se puntare prevalentemente sulla politica di bilancio o sulla politica monetaria: sono due facce della stessa medaglia.
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Sul breve periodo, delle modifiche ai parametri sulle riserve obbligatorie possono compensare l'impatto sull'espansione monetaria della crescita dei depositi delle banche commerciali presso la Banca centrale. Poiché, in pratica, la massa monetaria è trainata più dalla domanda di credito che dalle riserve, tutto questo forse non sarebbe necessario.
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la prima frase è una summa del problema. "prendere in prestito denaro" ovvero "stampare moneta". dunque quel prestito non esisteva prima, e allora che mi stai prestando? stai creando. e tanto vale lo faccia io.

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Christian Tambasco

Re: Debito Pubblico

Messaggioda Christian Tambasco » 2 lug 2010, 10:47

fonte: sole24ore Controlli e sanzioni nella proposta di Bruxelles per evitare nuove crisi di debito

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Controlli e sanzioni nella proposta di Bruxelles per evitare nuove crisi di debito
di Giuseppe Chiellino
30 giugno 2010

Prende forma il nuovo patto di stabilità e crescita dell'Unione europea mentre in serata Moody's mette sotto osservazione il rating della Spagna e gli indici di Wall Street accusano il colpo con perdite attorno all1 per cento . La commissione Ue ha approvato la proposta presentata dal commissario agli Affari economici, Olli Rehn,sulla governance economica e la supervisione dei bilanci pubblici. Ma bisognerà attendere almeno la fine dell'anno per vedere cambiamenti concreti, ammesso che gli stati membri riescano a mettersi d'accordo su un testo condiviso. Per ora, va preso atto che la proposta dà soddisfazione alle richieste di David Cameron che si era impegnato con il proprio parlamento a non presentare il budget ai partner prima dell'esame in patria.

Meno soddisfatto può dirsi il governo italiano che chiedeva di includere anche il debito privato nella valutazione di sostenibilità: il debito privato va tenuto presente ma per le procedure per deficit eccessivo «è il debito pubblico che alla fine viene preso in considerazione» ha detto Rehn, presentando le proposte della Commissione europea che prevedono procedure di controllo ex ante delle leggi di bilancio nazionali, ma soprattutto pesanti sanzioni economiche, fino alla perdita dei fondi comunitari.

La "cassetta degli attrezzi" per rafforzare la governance economica in Europa, come viene definita la comunicazione approvata oggi dall'esecutivo comunitario, ha tre obiettivi principali, tre "pilastri", per usare il linguaggio di Bruxelles: «rafforzare il patto di stabilità, correggere gli squilibri macroeconomici e le divergenze di competitività, lavorare per creare una cornice robusta e permanente per la gestione delle crisi». Tra settembre e ottobre sarà seguita da proposte formali e, in ogni caso, la commissione si aspetta che l'Ecofin del 13 luglio prossimo possa già confermare il lancio del cosiddetto 'semestre europeo' nel 2011.

Il 'semestre europeo' dovrebbe servire a sincronizzare le sessioni di bilancio e le politiche strutturali degli stati membri, con l'obiettivo di realizzare un coordinamento ex ante nell'Unione, proprio mentre ogni stato predispone le leggi bilancio e le riforme e non quando l'esercizio è già chiuso, come avviene oggi. Si parte a gennaio con un'indagine annuale sulla crescita elaborata dalla Commissione Ue e presentata al Parlamento. Entro aprile gli stati devono presentare alla commissione i programmi di stabilità e convergenza e i piani di riforma per l'anno successivo, per consentire all'esecutivo una valutazione simultanea per tutti i paesi. Sulla base di queste valutazioni, il Consiglio Ue approva i piani entro luglio, con eventuali orientamenti specifici per i singoli stati. Nella seconda metà dell'anno gli stati potranno completare l'iter parlamentare delle leggi di budget nazionali.

Nel semestre, gli stati membri non dovranno portare a Bruxelles leggi di bilancio in piena regola, precisa la Commissione, prima che siano presentate ai rispettivi parlamenti. Una concessione importante alla posizione intransigente del premier britannico David Cameron. Potranno limitarsi a fornire aggiornamenti sui conti dell'anno in corso, lo scenario macro alla base delle previsioni di bilancio, indicazioni concrete sui piani per il bilancio dell'anno successivo, una descrizione delle politiche previste e le proiezioni a medio termine delle principali variabili.

Per rafforzare la sorveglianza macro-economica e individuare meglio gli squilibri, la Commissione propone una classifica a punti, composta da indicatori economici e finanziari, ed effettuerà approfondite analisi-paese, adottando - se necessario - raccomandazioni specifiche per raddrizzare eventuali squilibri. Se tali squilibri saranno ritenuti di "natura seria", scatterà lo strumento correttivo e lo stato membro in questione viene messo in posizione "di squilibrio eccessivo", con conseguenti dettagliate raccomandazioni sulla cui applicazione il governo interessato dovrà riferire all'Ecofin e all'Eurogruppo.

Una procedura analoga sarà utilizzata per tenere sotto controllo la coerenza delle riforme strutturali nazionali con gli obiettivi dell'agenda Europe 2020 (occupazione, inclusione sociale, ricerca e innovazione, istruzione, energia e cambiamento climatico).

Il debito pubblico farà la differenza
«Anticipare, individuare e correggere» sono le parole chiave della sorveglianza sui bilanci nazionali, basata su un «benchmark numerico integrato con valutazioni di tipo economico». Se il ritmo di riduzione del debito non sarà conforme al benchmark, il paese in questione potrà essere sottoposto alla procedura di "deficit eccessivo", già prevista dalla versione attuale del patto. Su questo punto il governo italiano si era speso al consiglio europeo del 17 luglio perché si tenesse conto della sostenibilità complessiva dei livelli di indebitamento di ciascun paese, compreso quindi il debito privato. Il documento approvato oggi, lascia un piccolo margine di indeterminatezza quando parla di "valutazioni di tipo economico". Il commissario Rehn è stato più esplicito: «È necessario considerare» aspetti del debito privato che possono avere un impatto sull'indebitamento pubblico, ha riconosciuto il commissario, «ma bisogna mantenere una distinzione fra debito privato e debito pubblico: è quest'ultimo che alla fine viene preso in considerazione nel quadro delle procedure per deficit pubblico eccessivo».

Per dare un giudizio economico equilibrato su ogni paese, dunque, verranno soppesati anche il livello e l'andamento del debito privato, oltre alla valuta del debito, all'esposizione delle istituzioni finanziarie e allle spese implicite future legate all'invecchiamento della popolazione. Ma il debito pubblico farà la differenza. Da registrare che, intervistato da Sky, Rehn ha definito «un'esagerazione» considerare l'Italia un paese a rischio. La manovra italiana «va nella giusta direzione» ma la Commissione è «preoccupata per il livello del debito pubblico».

Condizione essenziale perché il meccanismo del nuovo patto di stabilità funzioni, secondo al commissione è che gli ordinamenti nazionali facciano proprie le nuove regole e i nuovi principi. Perciò proporrà alcuni "requisiti minimi" a cui il quadro di bilancio nazionale dovrà adeguarsi per assicurare il rispetto del trattato.

Le sanzioni, infine, potranno scattare anche in via preventiva o nelle fasi iniziali della procedura di sorveglianza. Agli stati della zona euro che non saranno abbastanza solleciti nel risanare i conti potrà essere imposta la costituzione temporanea di un deposito fruttifero. Ma lo strumento "correttivo" più severo nelle mani delle istituzioni europee potrebbe diventare l'uso del bilancio comunitario: i paesi che non rispetteranno il nuovo patto di stabilità mettono a rischio i fondi per la coesione sociale, per l'agricoltura e la pesca. Si va dalla sospensione dell'erogazione dei fondi qualora emergesse una posizione di deficit eccessivo, per arrivare alla cancellazione definitiva nel caso in cui lo stato in questione non si adeguasse alle raccomandazioni per risanare i conti. In ogni caso, i beneficiari finali non perderebbero il diritto a ricevere i fondi che sarebbero a carico del bilancio statale.

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Christian Tambasco

Re: Debito Pubblico

Messaggioda Christian Tambasco » 2 lug 2010, 10:51

fonte: sole24ore Tranquilli il prezzo è giusto

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Tranquilli il prezzo è giusto
di Martin Feldstein
1 luglio 2010

Gli investitori con i quali parlo in questi giorni sono alquanto indecisi se preoccuparsi maggiormente per la futura inflazione negli Stati Uniti o per la futura deflazione. La buona notizia è che la risposta - almeno per i prossimi anni - è che gli investitori non dovranno preoccuparsi per nessuna delle due.
L'alto tasso di disoccupazione in America e i bassi tassi di capacità utilizzata implicano che c'è scarsa pressione verso l'alto per stipendi e prezzi negli Stati Uniti.

Al contempo, il recente aumento del valore del dollaro rispetto all'euro e alla sterlina britannica contribuisce a ridurre i costi delle importazioni.
Coloro che danno particolare rilievo al rischio di inflazione, sovente puntano il dito contro l'enorme deficit di bilancio dell'America. L'ufficio del Bilancio del Congresso stima che il disavanzo fiscale del paese per il resto di questo decennio sarà in media pari al 5% del Pil, e farà sì che il debito pubblico passi da meno del 60% del Pil nel 2009 al 90 per cento. Se è vero che questi enormi deficit fiscali costituiranno un problema di grande importanza per l'economia statunitense qualora non si faccia nulla per ridurli, non necessariamente saranno inflazionistici.
I deficit di bilancio sostenuti spiazzano l'investimento privato, spingono verso l'alto i tassi reali di interesse a lungo termine, e accrescono il fardello per i futuri contribuenti. Nondimeno, però, non provocano inflazione, a meno di portare all'eccesso la domanda di prodotti e di manodopera. L'ultima volta che gli Stati Uniti hanno dovuto far fronte a grossi deficit di bilancio, all'inizio degli anni Ottanta, l'inflazione scese vistosamente per la rigida politica monetaria. Europa e Giappone attualmente hanno entrambi grossi deficit fiscali e una bassa inflazione.


Coloro che sono pessimisti in relazione all'inflazione paventano che il governo opti per una politica di più veloce crescita dei prezzi per ridurre il valore reale del debito pubblico. Ma una strategia simile può funzionare soltanto nei paesi in cui la durata del debito pubblico è notevole e il tasso di interesse su quel debito è fisso. Ciò dipende dal fatto che un aumento nel tasso di inflazione provoca un aumento della stessa grandezza dei tassi di interesse sul nuovo debito. I pagamenti più alti degli interessi che ne derivano vanno a sommarsi al debito nazionale, compensando l'erosione del valore reale del debito esistente determinato da una inflazione maggiore.

Nelle circostanze attuali, gli Stati Uniti non possono ridurre il valore reale del loro debito pubblico in modo significativo, indulgendo in un breve periodo di inflazione, perché la scadenza media sul debito esistente è alquanto breve, appena quattro anni all'incirca. I deficit fiscali previsti implicano che il debito che andrà ad aggiungersi a quello esistente nel prossimo decennio sarà pari al totale del debito odierno. Pertanto, alzare l'inflazione non è un rimedio praticabile per l'attuale debito pubblico o i futuri deficit.


Coloro che d'altro canto si preoccupano in relazione alla deflazione fanno notare che l'indice dei prezzi al consumo negli Stati Uniti non è aumentato affatto negli ultimi tre mesi. Perché non presumere dunque che ciò continui e si auto-alimenti - come è accaduto in Giappone - dal momento che i consumatori rinviano gli acquisti aspettandosi prezzi inferiori in futuro? Oltretutto, la deflazione giapponese che persiste dall'inizio degli anni Novanta non dimostra che una volta che è iniziata la deflazione non può semplicemente essere invertita da una politica di facile deficit monetario o fiscale?
La recente debolezza dei prezzi statunitensi, a ogni buon conto, è molto diversa dalla situazione che prevale in Giappone. L'inflazione zero degli ultimi tre mesi è stata un episodio unico e irripetibile dovuto alla caduta dei prezzi energetici. Tutti gli altri componenti dell'indice dei prezzi al consumo sono aumentati negli ultimi mesi, tanto che tale indice dei prezzi al consumo negli ultimi 12 mesi è salito di circa due punti percentuali.


Inoltre, da sondaggi condotti sui consumatori in merito alle loro aspettative risulta che i proprietari di casa negli Stati Uniti si aspettano prezzi in aumento di oltre il 2% sia per l'anno prossimo sia per il futuro in genere. Questo tasso di inflazione previsto è coerente con la differenza tra i tassi di interesse tra i bond ordinari del governo degli Stati Uniti e i Treasury Inflation Protected Securities, i titoli del Tesoro protetti dall'inflazione. Con simili aspettative, pertanto, i consumatori non hanno motivo alcuno di procrastinare gli acquisti.
Una seconda motivazione all'origine di un'inflazione relativamente bassa negli ultimi anni è la temporanea caduta nei costi di produzione. Se da un lato le aziende durante la recessione economica hanno licenziato i loro dipendenti, dall'altro la produzione è calata in ogni caso più lentamente. L'aumento di produzione per operaio che ne è derivato, insieme a una lenta crescita dei salari, ha ridotto il costo unitario della manodopera. Questo processo sta giungendo alla fine, tenuto conto che sta aumentando l'occupazione.
La buona notizia, pertanto, è che la possibilità di un'inflazione o una deflazione significative è molto bassa nell'elenco dei rischi economici ai quali dovranno far fronte l'economia statunitense e gli investitori finanziari. Mentre è plausibile che l'inflazione resti bassa per i prossimi anni, è un altro il fatto che mi rende perplesso: i prezzi dei bond mostrano come gli investitori si aspettano che l'inflazione resti bassa per dieci anni e più, e che non vengano richiesti tassi di interesse più elevati per controbilanciare il rischio derivante dal deficit fiscale.

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lillifata
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Re: Debito Pubblico

Messaggioda lillifata » 10 lug 2010, 19:02

Fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-06-30/gioco-pacchetto-faranno-tutti-080002.shtml?uuid=AYM9La3B

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Con il gioco del pacchetto si faranno tutti male

di Martin Wolf
30 giugno 2010

Il vertice del G-20 in Canada, nel week end, è stato un passo avanti sulla strada della cooperazione o un passo indietro sulla strada del disaccordo? Tutte e due le cose, apparentemente. L'appello finale in favore di «programmi di risanamento dei bilanci pubblici che favoriscano la crescita» accontenta tutti. Ma dà per scontato qualcosa che è tutto da dimostrare, e cioè che un risanamento accelerato dei conti pubblici in questo momento possa sostenere la crescita, invece di danneggiarla.


Ma invece di analizzare nei dettagli i risultati del vertice voglio porre una domanda più generale: a che punto siamo? Mi viene in mente un gioco da bambini, quello in cui un pacchetto viene passato di mano in mano fino a quando la musica si interrompe. A quel punto il giocatore che ha in mano il pacchetto toglie un pezzo dell'involucro e il gioco riparte. Chi rimuove l'ultimo pezzo di carta vince il premio contenuto nel pacchetto.
La nostra versione di questo gioco è molto più raffinata: sono in corso diverse partite contemporaneamente e ci sono tanti pacchetti, che in alcuni casi contengono premi e in altri penitenze. Si giocherebbe meglio se ci fosse collaborazione, come ha osservato il Fondo monetario internazionale nel documento sul «processo di valutazione reciproca del G-20» preparato per il vertice. Ma collaborare è molto difficile. A dispetto di tutte le belle parole, sono molto più probabili esiti non cooperativi.


Ci sono quattro di queste partite. La prima viene giocata all'interno del settore finanziario: lo scopo di ogni giocatore è fare in modo che i prestiti in sofferenza finiscano da qualche altra parte e incassare una commissione per ogni pezzo dell'involucro rimosso nel corso della partita. La seconda partita si gioca fra la finanza e il resto del settore privato, e lo scopo è vendere a quest'ultimo il maggior numero di servizi possibile, facendo in modo che le perdite ricadano sui clienti. La terza partita viene giocata fra il settore finanziario e lo Stato: lo scopo è fare in modo che se tutti gli altri tentativi falliscono sia lo Stato a farsi carico di queste perdite. Poi, quando lo Stato arriva in soccorso, la finanza può vincere giocando allo scoperto contro quegli Stati che lei stessa ha mandato in bancarotta.


La quarta partita si gioca fra gli stati, per fare in modo che altri paesi si accollino le eccedenze di offerta; i paesi in surplus vincono facendo fallire, uno dopo l'altro, prima il settore privato e poi quello pubblico dei loro partner commerciali. Potremmo definire questa tattica "manda in rovina il tuo vicino con la convinzione di essere moralmente nel giusto"; partita che la Germania sta giocando con grande abilità nella zona euro.


Che cos'hanno a che fare queste quattro partite con il vertice del G20? In una parola sola, tutto. La prima partita ha disseminato asset tossici per tutto il sistema finanziario. La seconda ha lasciato il settore privato non bancario soverchiato dal debito e costretto a stringere la cinghia. La terza ha messo in crisi i conti pubblici. La quarta ha contribuito a dare origine alla crisi e ora ostacola la ripresa. Soprattutto, queste partite sono tutte legate l'una all'altra e vanno affrontate tutte insieme. Il G20 di questo è consapevole, ma fino a un certo punto.
Come avrebbe detto Talleyrand sui Borboni, i leader politici non hanno dimenticato niente e non hanno imparato nulla, anche e soprattutto che le attuali crisi di bilancio nascono dal settore privato. Troppo spesso il dibattito affronta il risanamento dei conti pubblici come un problema isolato dal contesto. Ma questo è un errore madornale. Non conta solo il debito pubblico, ma tutto il debito.
L'ultimo rapporto annuale della Bri mostra che tre importanti paesi in deficit (Usa, Gran Bretagna e Spagna) avevano apparentemente un debito pubblico sotto controllo, mentre saliva vertiginosamente la quota del debito delle famiglie in rapporto al Pil. Sono immagini speculari: se il settore privato è in surplus finanziario (eccedenza di entrate rispetto alle uscite) ci dev'essere o un disavanzo di bilancio o un'eccedenza delle partite correnti (o entrambe le cose). Più il surplus del settore privato è ingente, più ingenti dovranno essere il disavanzo di bilancio o l'eccedenza delle partite correnti. Se, all'inverso, si vogliono ridurre i disavanzi, il settore privato dovrà spendere di più in rapporto alle entrate, oppure il saldo con l'estero dovrà migliorare. È evidente che questo deve avvenire con un incremento delle uscite, non una riduzione delle entrate, specialmente dopo una recessione grave.


Che cosa c'entra tutto questo con le decisioni del G20? Prima della crisi finanziaria, c'erano tre gruppi di paesi con eccedenza di entrate rispetto alle uscite: alcuni paesi industrializzati storici, in particolare Germania e Giappone, Cina (che faceva categoria a sé) e alcuni esportatori di materie prime. Contemporaneamente, mentre la maggior parte delle economie emergenti era penalizzata da crisi finanziarie, i surplus di questi paesi erano compensati dai deficit di altri paesi avanzati (gli Usa, l'Europa centrale e orientale). Quando la crisi è esplosa, gli avanzi dei paesi in surplus si sono ridotti per effetto del tracollo della domanda esterna. Ma la loro domanda esterna è stata supportata anche dalla crescita vertiginosa dei disavanzi di bilancio, specialmente nei paesi in deficit: dunque l'indebitamento pubblico ha compensato parzialmente la riduzione dell'indebitamento privato.
È opinione diffusa che il risanamento, infondendo fiducia, possa far germogliare la spesa privata. Ma come dimostra il rapporto Bri, nelle economie colpite da una crisi il deleveraging di solito è prolungato. Essendo stata colpita una fetta ampia dell'economia mondiale, gli effetti negativi probabilmente si protrarranno ancora più a lungo.


Insomma, i pacchetti con eccesso di offerta sono passati dai paesi in surplus al settore privato dei paesi in deficit e, dopo la crisi, al settore pubblico di questi ultimi. Diamo per scontato che molti di essi ora rimetteranno in sesto i conti. Che cosa succederà poi?
Non è chiaro: forse i surplus saranno assorbiti da disavanzi maggiori nel saldo con l'estero nei paesi emergenti, mentre i mercati finanziari, sedotti dalla solvibilità relativa di questi paesi, cercheranno di guadagnare; forse, come temono gli americani, specialmente con l'eurozona che sta passando a un attivo con l'estero, questi surplus finiranno per tradursi in deficit ancora maggiori per lo zio Sam; forse i surplus si ridurranno, con la Cina in testa, e forse verranno sgonfiati da una recessione mondiale prolungata. È abbastanza chiaro però che una discussione isolata sulla necessità di ridurre i deficit di bilancio non funzionerà. Il deficit non può essere ridotto senza risolvere il problema del sovraindebitamento di settori privati in difficoltà, senza ridurre gli squilibri esterni, o in tutti e due i modi.
Le partite che abbiamo giocato finora sono state economicamente dannose. Saremo sulla via della ripresa quando cominceremo a giocare partite migliori.
Copyright The Financial Times Limited 2010
(Traduzione di Fabio Galimberti)
liliana sgarlata

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francescalazzaro

Re: Debito Pubblico

Messaggioda francescalazzaro » 15 lug 2010, 8:56

Non sono sicurissima di "postarlo nel post giusto", ma forse hanno trovato il modo di ["farci"] risparmiare 2 miliardi di euro l'anno...["che culo"]

Praticamente in Italia abbiamo una quantità di auto blu che in termini chilometrici si potrebbe distribuire sull'autostrada da Roma all'Emilia Romagna...ne abbiamo più del doppio di Paesi come la Spagna...diceva oggi la radio...
ora mi chiedo...Vaticano incluso?...

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«Con quei soldi si potrebbero rinnovare i contratti di lavoro»
FRANCESCA SCHIANCHI
ROMA
Oltre quattro miliardi di euro. E’ la cifra che ogni anno spendiamo per mantenere le auto della Pubblica amministrazione, secondo i dati diffusi ieri dal ministro Renato Brunetta. «Una cifra enorme, con quattro miliardi si rinnovano i contratti di lavoro», commenta, «penso si possa spendere la metà facendo meglio lo stesso servizio». Dove precisamente tagliare, il ministro aspetta a dirlo, ma già suggerisce un’indicazione, commentando il numero di 60mila autisti: «Quando vedo 60mila persone utilizzate per portare in giro politici e burocratici mi disturba un po’, preferirei producessero beni e servizi per i cittadini».

I dati presentati ieri vengono da un monitoraggio, non ancora concluso, realizzato tramite questionario on line compilato dalle amministrazioni centrali e locali. Al momento, con la raccolta dati a metà strada (hanno risposto 3.187 su 9.199, pari al 61% dei dipendenti pubblici e al 47% delle auto), le stime parlano di 90mila auto blu che circolano in Italia, divise in tre categorie. Sono 7-10mila le auto definite “blu-blu”, quelle a disposizione di autorità e alte cariche, 18-20mila quelle “blu”, riservate ai dirigenti, con autista (i «papaveri», li chiama Brunetta), infine ci sono circa 60-65mila grigie, senza autista e destinate ad attività operative, quelle «lavoratrici», per dirla come il ministro.

Il tutto, appunto, per un costo di circa quattro miliardi di euro, di cui uno destinato a consumi, assicurazione, noleggi e manutenzione, e tre per il personale. Mediamente, per una vettura blu-blu si spendono ogni anno 142mila euro (e anche di più: «io sarei propenso a portare la cifra a 150mila»), 92mila per una blu e 18mila per una grigia. Se si noleggiasse una macchina con conducente, è calcolato, i costi già scenderebbero a 95mila euro per la prima categoria e 70mila per la seconda.

Sulle cifre che si spendono, pesa per il 75% il costo del personale. Se tutti sforbiciassero il 30% del proprio parco auto, si sottolinea, il risparmio sarebbe di oltre un miliardo di euro l’anno.
«Non sono un fondamentalista, non voglio fare la caccia alle streghe, le auto blu servono», chiarisce il responsabile della Pubblica amministrazione, «ma quelle giuste secondo la legge per far funzionare bene lo stato, in efficienza e funzionalità». E’ lungo l’elenco di chi ha diritto a una vettura di servizio: ne beneficiano in via esclusiva, tra gli altri, ministri e vice ministri, sottosegretari, presidenti delle Autorità indipendenti. E c’è una lista lunga così di chi ne ha diritto in uso non esclusivo, come gli Uffici di Gabinetto dei ministri.

Secondo i dati diffusi da Brunetta, i ministeri dispongono mediamente di 12 auto blu-blu e 190 tra blu e grigie, con le dotazioni più numerose a disposizione dell’Interno e della Giustizia. Ogni vettura di una Pubblica amministrazione percorre in media 10mila chilometri l’anno, e il personale alla guida è mediamente di 2,3 addetti per le auto blu-blu e 1,4 per le macchine blu.

Critica sulle cifre la Codacons: «Il numero delle auto blu è esagerato, non basta dimezzare il costo, occorre portarlo a 1/5 dell’attuale», dichiara il presidente Carlo Rienzi.

La raccolta delle informazioni andrà avanti (al momento scarseggiano soprattutto le risposte da Regioni ed Enti regionali): per i dirigenti che non risponderanno sono previste sanzioni. Poi arriveranno le ipotesi di intervento: ad esempio, la proposta di sanzioni per l’uso improprio di lampeggianti. In autunno, annuncia il ministro, sarà pronto un rapporto finale da illustrare al Parlamento.


http://www.lastampa.it/redazione/cmsSez ... girata.asp

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Christian Tambasco

Re: Debito Pubblico

Messaggioda Christian Tambasco » 9 ago 2010, 9:21

fonte: SOLE24ORE Allarme a metà sui debiti statali

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Allarme a metà sui debiti statali
di Fabrizio Galimberti

08 agosto 2010

Il rimedio peggiore del male? L'esplosione di deficit e debiti pubblici conseguente al meritorio tentativo di arginare la Grande recessione rischia di trasformare una brutta influenza in una severa polmonite?
La prima cosa da dire è che quando i miasmi della sfiducia si diffusero nelle economie e i privati tirarono in barca i remi della spesa, l'unico modo per fronteggiare la situazione era quello di sostituire domanda pubblica a domanda privata. Il funzionamento dell'economia si dipana attorno al grande circolo della domanda e dei redditi. Famiglie e imprese spendono, questa spesa attiva la produzione, i soldi spesi diventano redditi dei lavoratori e profitti delle imprese, questi redditi e profitti permettono di continuare a spendere in beni di consumo e di investimento, il circolo si completa e comincia un nuovo ciclo di domanda e di offerta. Se il cerchio si interrompe perché famiglie e imprese rimandano la spesa e non rimettono i soldi in circolo, l'intero sistema economico si avvita in una recessione. L'unico modo per evitare l'avvitamento sta nell'iniettare altra spesa nel circuito, ed è esattamente quel che fecero i governi del mondo quando si imbarcarono in una gigantesca operazione di soccorso, aumentando le spese e/o riducendo le imposte.
Se tutto questo è cosa "buona e giusta, equa e salutare", perché tanti, dentro e fuori i mercati, considerano questa incursione nella spesa in deficit come una pericolosa avventura, come un rischio non calcolato che può far ripiombare l'economia nelle spire della crisi? In effetti, quando è il settore privato e non il settore pubblico a spendere troppo e accumulare disavanzi e debiti, è raro sentire voci che lamentano e condannano questa "pericolosa dissennatezza". Perché si usano, per il settore privato e per il settore pubblico, due pesi e due misure?
Il perché è presto detto. Nel caso del settore privato le transazioni che creano il debito sono viste come "compravendite" sottoscritte da adulti consenzienti, reversibili e non pericolose. Il pericolo è macroeconomico, come si è visto dall'orgia di indebitamento americano di cui i famosi mutui subprime erano solo la punta dell'iceberg. Ma il pericolo macroeconomico è impalpabile; è difficile metterci un dito sopra ed è avvertito solo da pochi esperti. Il pericolo microeconomico è invece facilmente avvertibile, ma frantumato su milioni di casi individuali. Le conseguenze, fallimenti e bancarotte, possono essere disastrose e numerose, ma sono limitate a casi singoli con importi limitati, non diventano una cause célèbre.

Qui sta la differenza con l'eccesso di debito del settore pubblico. Quando è lo stato a spendere e spandere, il debitore è uno solo. La spesa in deficit non è spezzettata su milioni di debitori, è concentrata su uno solo, e quindi il timore della bancarotta diventa palpabile: il fallimento sarebbe gigantesco, il debitore è uno solo ma i creditori sono milioni, data la larga diffusione dei titoli del debito pubblico. Insomma, l'eccesso di debito pubblico ha molte più probabilità di seminare sfiducia rispetto all'eccesso di debito privato.
Allora, come si esce da questa situazione? La prima cosa da osservare, guardando a questo cosiddetto "eccesso di debito" in giro per il mondo, è che non si tratta di un fenomeno generale. I grafici mostrano che si tratta di un problema dei paesi avanzati. Nel resto del mondo - e il "resto del mondo" ormai copre quasi la metà dell'attività economica del pianeta - il peso del debito diminuisce, e non aumenta. La differenza, come si vede, è impressionante. Nelle economie avanzate il debito pubblico in percentuale del Pil era a quota 81 subito prima della Grande recessione, nel 2007. Il Fondo monetario proietta quel peso del debito a quota 109 nel 2015. Ma nell'"altra metà del cielo" - i paesi emergenti - la stessa percentuale era pari a 35 nel 2007 (in discesa rispetto al 50 del 2000), e nel 2015 viene vista in ulteriore discesa a quota 33.
La differenza, naturalmente, sta nella crescita. Il modo più efficace per tenere a bada il debito è far crescere l'economia. La crescita non solo agisce sul denominatore del rapporto debito/Pil, automaticamente rimpicciolendo quella grandezza; agisce anche - e potentemente - sul numeratore: innalza il gettito fiscale (di solito più che proporzionalmente alla crescita del Pil nominale) e riduce le spese di trasferimenti (quelle legate a povertà, assistenza e disoccupazione).
E allora? Allora il rientro da deficit e debiti nei paesi avanzati è possibile, se le inevitabili restrizioni di bilancio saranno graduali, se programmi credibili di riforma degli esborsi (specie quelli legati all'invecchiamento della popolazione) saranno messi in opera. Ma è soprattutto possibile se questi anni difficili spingeranno a quelle riforme che rendono l'economia più flessibile e spingeranno ad accelerare l'adozione di un impressionante arsenale di innovazioni e ristrutturazioni che il folgorante progresso tecnologico e manageriale continua a mettere a disposizione dei produttori di buona volontà.
fabrizio@bigpond.net.au
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LA PAROLA CHIAVE

Debito pubblico
Il debito pubblico si forma per accumulo dei deficit o per variazione delle poste patrimoniali. Non ci sono regole per giudicare quando un debito pubblico è troppo alto. Dipende da molte variabili, fra cui il livello dei tassi d'interesse che determina quanto costa il servizio del debito stesso. Il Trattato di Maastricht, che stabiliva le condizioni per l'ingresso nell'euro, consigliava un livello di debito pubblico non superiore al 60% del Pil. La crisi ha fatto salire vertiginosamente il debito pubblico, soprattutto nei paesi industrializzati. Il costo del servizio sul debito non è però variato di molto, dato che sono scesi nettamente i tassi d'interesse pagati dagli stati


auff...la solita minestra...du palle!

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domenico.damico

Re: Debito Pubblico

Messaggioda domenico.damico » 23 set 2010, 23:27

I 400 superpaperoni d'America, tutti assieme, riuscirebbero a stento a coprire la metà del debito pubblico italiano...

http://it.finance.yahoo.com/notizie/for ... e.html?x=0

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Christian Tambasco

Re: Debito Pubblico

Messaggioda Christian Tambasco » 5 ott 2010, 8:58

fonte: ilSole24ore «I principali acquirenti del nostro debito pubblico sono le banche centrali straniere»

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«I principali acquirenti del nostro debito pubblico sono le banche centrali straniere»
1 ottobre 2010

I maggiori acquirenti dei nostri titoli di stato sono le banche centrali straniere, mentre sono è praticamente assenti gli hedge fund. Lo ha dichiarato all'agenzia Radiocor Maria Cannata, dg del Debito Pubblico dipartimento del Tesoro, a margine dei lavori dell'ottava edizione del Pan European Bankin Meeting organizzato a Mestre da Banca Ifis e Assiom Forex. Tra i paesi le cui banche centrali investono sul debito del nostro Paese ci sono la Cina, i paesi del Medio Oriente e anche di «uno stato dell'Africa subsahariana», oltre a Stati Uniti e Germania. Un buon segnale quindi che indica l'alta qualità degli acquirenti di titoli italiani.
Il programma di emissioni di titoli del debito pubblico italiano per il 2010, ha aggiunto, è molto avanti con «collocamenti già realizzati alla data del 30 settembre di circa 210 miliardi di euro sui 250 previsti per l'anno». «Siamo a circa l'85% del programma - ha detto - e vista la forte richiesta registrata nelle ultime aste e la qualità dei sottoscrittori, crediamo che non avremo difficoltà a raccogliere i circa 40 miliardi che mancano ancora».

Non sembrano avere sortito per il momento ripercussioni apprezzabili sui titoli di stato dell'Italia e degli altri principali paesi europei le rinnovate tensioni che si registrano invece sul mercato del debito sovrano irlandese. «Il mercato dei bond ha imparato a distinguere fra Stato e Stato - ha spiegato la Cannata e dunque in questo momento le tensioni irlandesi rimangono confinate nell'ambito di quello Stato. Per quanto ci riguarda è vero che si registra un lieve aumento dello spread rispetto ai bund tedeschi ma paradossalmente questo è perchè stanno scendendo in maniera significativa i rendimenti dei titoli tedeschi. Sebbene i nostri rendimenti siano più bassi rispetto a maggio o giugno quando il mercato ha risentito del nervosismo per la situazione della Grecia e di altri fattori, ora lo spread appare in lieve aumento proprio perché i bund tedeschi registrano ribassi ancor più sensibili».

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Christian Tambasco

Re: Debito Pubblico

Messaggioda Christian Tambasco » 5 ott 2010, 9:07

fonte: ilSole24ore Bini Smaghi: il debito pesa sulla crescita dell'Italia e rischia di rallentarla nel prossimo decennio

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Bini Smaghi: il debito pesa sulla crescita dell'Italia e rischia di rallentarla nel prossimo decennio
di Elysa Fazzino
04 ottobre 2010

Il debito pubblico pesa sulla crescita dell'Italia e rischia di rallentarla nel prossimo decennio. Hanno eco all'estero le dichiarazioni fatte a Firenze da Lorenzo Bini Smaghi, membro del board della Banca centrale europea.

L'allarme di Bini Smaghi viene segnalato dalle agenzie Reuters e Bloomberg e trova spazio in particolare sui siti dei media Usa. A causa del debito e dei suoi problemi strutturali, la crescita del prodotto interno lordo italiano rischia di ristagnare, ha detto Bini Smaghi. "Dovremo lavorare molto più di altri paesi per superare il debito e i problemi strutturali", si legge in una breve sul San Francisco Chronicle (Bloomberg).

"L'Italia ha di fronte una crescita debole a causa del pesante debito e del ritardo competitivo"." segnala il New York Times (Reuters). Bini Smaghi – continua - dipinge un "quadro cupo" delle prospettive attuali e future dell'Italia: la recessione e la crisi finanziaria hanno riportato l'Italia indietro di dieci anni in termini di produttività e reddito.

"Non è solo che abbiamo perso terreno rispetto alla Germania. Abbiamo perso terreno rispetto a noi stessi – l'operaio medio produce oggi meno di quanto produceva dieci anni fa". "L'Italia è il solo paese in Europa dove la persona media è più povera di dieci anni fa".

I commenti di Bini Smaghi, aggiunge la Reuters, arrivano nel mezzo di una "debilitante crisi politica" che rischia di porre fine al governo di Silvio Berlusconi, sopravvissuto a un voto di fiducia. La notizia mette in evidenza l'appello di Bini Smaghi per la riforma del mercato del lavoro, dell'istruzione e della competitività. A causa delle battaglie politiche, continua, gli analisti dicono che "le prospettive per le riforme sono limitate".

Bini Smaghi – scrive ancora la Reuters - ha definito "scandaloso" il tasso di abbandono nelle scuole superiori in Italia e ha detto che la forza lavoro è anche meno qualificata di quella di Francia e Germania. Infine, ha gettato "acqua sul fuoco" sulla tesi secondo la quale il Sud sia responsabile del malessere economico italiano.


questo deve essere più str[Primit2.0] ehm bast[Primit2.0] ehm antipatico [auf antipatico si può dire menoi male] dal vivo rispetto a quanto non risulti dalle interviste

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sergioloy

Re: Debito Pubblico

Messaggioda sergioloy » 5 ott 2010, 9:17

i principali acquirenti son banche straniere, dev'essere tutto in mano a italiani emigrati allora, altrimenti non si spiega.

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Christian Tambasco

Re: Debito Pubblico

Messaggioda Christian Tambasco » 5 ott 2010, 10:30

nun te poi distrarre un attimo che te sfuggono certe info mica da poco :D questa è del 30 settembre

è ufficiale: "il debito pubblico non è cosa solo italiana" l'ha detto juncker (che senza la 'c' me diventa er monnezzaRO della BcE)

fonte: corriere Debito pubblico, Juncker: «Non vedo l'Italia sulla soglia delle sanzioni»

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Debito pubblico, Juncker: «Non vedo l'Italia sulla soglia delle sanzioni»
Il presidente dell'Eurogruppo: «Il debito è un problema di tutti, non è un problema che riguarda solo l'Italia»
30 settembre 2010

MILANO - Un messaggio confortante sullo stato di salute dei nostri conti pubblici. «Non vedo l'Italia sulla soglia delle sanzioni»: lo ha detto il presidente dell'eurogruppo, Jean-Claude Juncker, riferendosi alla stretta sui debiti pubblici proposta mercoledì dalla Commissione Ue.

DEBITO - «È evidente - ha affermato Juncker a margine della riunione informale dell'Ecofin in corso a Bruxelles - che l'ondata di debiti pubblici a cui abbiamo assistito in Europa negli ultimi anni non può continuare. Ed è un problema di tutti, non è un problema particolare che riguarda solo l'Italia», ha proseguito il presidente dell'Eurogruppo, spiegando come nel valutare la situazione del debito pubblico italiano verranno presi in considerazione anche «i fattori rilevanti» che incidono su quel debito.

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Re: Debito Pubblico

Messaggioda sandropascucci » 5 ott 2010, 11:04

ma vandam nun c'è? tutti 'sti gianclò..
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Re: Debito Pubblico

Messaggioda domenico.damico » 5 ott 2010, 11:32

...gli esperti di arti marziali stanno nel colimo...

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Christian Tambasco

Re: Debito Pubblico

Messaggioda Christian Tambasco » 5 ott 2010, 11:36

...uhm, però forse dovremmo pensare seriamente ad adottare un gianclò pure noi :roll: ... vuoi per fare arti marziali o, chessò, per parlare di moneta...so' requisiti richiesti oggi da cui nun se pole prescindere... :roll:

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Re: Debito Pubblico

Messaggioda sandropascucci » 5 ott 2010, 12:21

noi abbiamo gianclò de bon e gianclò d'amik..
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Christian Tambasco

Re: Debito Pubblico

Messaggioda Christian Tambasco » 6 ott 2010, 9:30

fonte: corriere Fmi: «La ripresa perde slancio, rischio per alti livelli di debito»

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Fmi: «La ripresa perde slancio, rischio per alti livelli di debito»
L'istituto: rischi di bilancio più elevati per Italia e Grecia. Tremonti: «Obiettivi 2010 saranno centrati»
05 ottobre 2010

WASHINGTON - La ripresa economica mondiale stenta e mostra i segni di un risanamento parziale e incompleto, tanto nel funzionamento del sistema finanziario internazionale quanto nei bilanci pubblici degli Stati, oppressi da uno squilibrio preoccupante. Questo il responso del Fondo monetario internazionale, che mostra preoccupazione anche per i conti delle banche: «Nonostante i miglioramenti i rischi del sistema bancario sono più elevati oggi rispetto a quelli descritti lo scorso aprile. La fiducia non è stata pienamente recuperata e le vulnerabilità finanziarie persistono» aggiunge il Fmi.

ALLARME DEBITO- «La ripresa economica - scrive l'Fmi - ha iniziato a perdere slancio dopo un primo semestre migliore del previsto: i rischi di bilancio restano elevati nelle economie avanzate. Significative debolezze strutturali restano nei conti pubblici e potrebbero contagiare il sistema il sistema finanziario con conseguenze negative per la crescita nel medio termine». per l'istituto di Washington i «rischi restano nell'area euro a causa dell'interazione negativa fra i rischi legati ai debiti degli stati con quelli del sistema bancario». Ma non è migliore la situazione negli Stati Uniti e in Giappone.

PROGRESSI LIMITATI - «Il sistema finanziario resta il tallone d'Achille della ripresa economica», dice il Fondo, sottolineando come dall'aprile 2010 «i progressi verso la stabilità finanziaria hanno subito un rallentamento». «Siamo in un periodo di elevata incertezza per la stabilità finanziaria. La ripresa economica procede accompagnata da una sostenuta volatilità del mercato». Sul banco degli imputati i governi: «Se la politica non terrà fede agli impegni di risanamento, o non li accompagnerà alle riforme strutturali necessarie per generare la crescita le vulnerabilità si faranno più acute».

«ITALIA, DEBITO ELEVATO» - Per l'Fmi, «Grecia e Italia hanno ambedue un elevato livello di debito e forti stabilizzatori automatici, presentando rischi di bilancio più elevati. Anche il Belgio e l'Olanda sono vulnerabili perché i loro bilanci sono più sensibili al deterioramento della crescita economica». Il Fondo prevede per l'Italia un debito 2010 al 118,4% del Pil (al 118,5% nel 2015) contro il 130,2% della Grecia.

TREMONTI: OBIETTIVI SARANNO CENTRATI - A proposito dell'Italia, il ministro del Tesoro, Giulio Tremonti, tranquillizza gli operatori: «Lo confermano anche gli ultimi dati: i conti pubblici sono in linea con le previsioni. Siamo assolutamente tranquilli sul 2010», ha detto a margine di un'audizione in Parlamento. Anche se poi ha lanciato un avvertimento: «Nulla ci dice che alcuni eventi atlantici non ci portino di nuovo in una posizione complicata. Ci sono uno o due Paesi posizionati sull'Atlantico che non è detto che non ci portino di nuovo a una posizione complicata», ribadisce il ministro.

RICETTA IN 5 PUNTI - Tornando all'Fmi, i tecnici di Washington hanno elaborato una «ricetta» in cinque punti per salvaguardare la ripresa e «aiutare a ridurre il rischio che i timori per una crisi del debito compromettano la stabilità finanziaria».
Rafforzare i conti pubblici: i piani in questo senso devono tenere conto delle circostanze specifiche di ogni paese ed essere accompagnati, dove necessario, da riforme strutturali per rafforzare la crescita.
Exit strategy: le banche centrali e i governi devono restare aperti, se e dove necessario, alla possibilità di fornire sostegno finanziario e rendere le exit strategy contingenti ai progressi sul fronte economico e della stabilità finanziaria.
Regole e chiarezza: il Fondo promuove Basilea 3, che migliora gli standard di liquidità e rende più forte il capitale. «Ma serve di più: è essenziale un'ampia agenda di riforma per il settore finanziario che vada al di là dell'industria bancaria e gestisca i rischi sistemici creati dalle singole istituzioni e in generale».
Rigidità del settore bancario: in alcuni paesi, sia all'interno sia all'esterno dell'Europa, istituzioni finanziarie deboli e non vitali devono ancora essere completamente risolte e forzate a ritirarsi da attività non redditizie per ridurre un eccesso di capacità.
Paesi emergenti: dovrebbero essere prese misure lo sviluppo dei mercati dei capitali locali e per il rafforzamento delle regole e della supervisione così da rafforzare la capacità di assorbimento dei locali sistemi finanziari.


cos'è una parodia?! tipo:
IGB: azz le banche hanno speculato troppo con i debiti
SS: non mi parlare di debito che come mi muovo aumenta
IGB: hai un debito elevato ma non mi preoccuperei più di tanto...
SS: davvero?
IGB: sì, davvero, anche perché ci sono segnali di crescita...
SS: auf meno male
IGB: certo lenta...molto lenta...
SS: dici che mi devo preoccupare...
IGB: noooo solo non esagerare va bene?!
SS: ok, grazie...
IGB: ao mi raccomando le banche le devi coprire tu non fare scherzi eh sennò son guai per tutti
SS: ma...e il debito? non so se posso permettermelo
IGB: lascia stare il debito ti ho detto il problema ora sono le banche
SS: ok, allora copro io
IGB: uffa non c'è fiducia e i mercati sono nervosi i segnali di ripresa ci sono tutti, ma l'economia reale soffrirà ancora per molto
SS: intervengo allora a sostegno?!
IGB: sei matto, assolutamente no col debito che ti ritrovi
SS: azz allora mi devo preoccupare del debito?
IGB: diciamo che nonostante sia elevato, non vedo grossi rischi, solo non appesantirlo ulteriormente, già hai salvato il sistema bancario, che vuoi mica puoi salvare capre e cavoli
SS: ok scusa pensavo...sai keynes di qua keynes di là...
IGB: ah sì quello un dibattito interessante non trovi? e hai letto hayek? la scuola di chicago? forte eh, certo la scuola austriaca poi, dai ne parliamo al club uno di questi pomeriggi dopo il golf, a proposito la sai la storia di Law? noooo ti ammazzerai dal ridere dai vieni al club che te la racconto
SS: ah se avrò tempo, qui la coperta non è che sia troppo corta, non ce n'è più
IGB: già, a proposito rileggevo i dati sul debito in rapporto col PIL e...
SS: mbè dimmi non lasciarmi in sospeso
IGB: niente è che in effetti la situazione non è delle migliori
SS: in generale o la mia?
IGB: beh indubbiamente in generale, ma in particolare la tua è disastrosa, dovresti fare qualcosa per questo debito...
SS: e la ripresa, il PIL?
IGB: lascia perdere la ripresa e il PIL che ad oggi hanno ancora seri problemi
SS: come, ancora, eppure abbiamo seguito alla lettera i vostri consigli
IGB: ed erano tutti giusti e avete fatto bene solo che sai com'è la realtà non sempre è determinata da comportamenti razionali e quindi...
SS: quindi
IGB: quindi niente devi abbassare il debito perché così non và
...

P.S.: SS=Stato Suddito

mr.spyder
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fra PRIMITivi o volenterosi
a consapevolizzarsi sullla
moneta debito
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Re: Debito Pubblico

Messaggioda mr.spyder » 6 ott 2010, 19:33

anche perché se erano Stati Sovrani,questa conversazione (ed anche il PRIMIT) non esisterebbe!
Antonio Prezia, detto spyder... anche se non è importante chi sei,ma cosa vuoi fare per cambiare il mondo.


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