Debito Pubblico

..ovvero le puttanate ufficiali propagandate dal Sistema Mediatico di IGB
Avatar utente
Karlrex

Debito Pubblico

Messaggioda Karlrex » 13 gen 2010, 12:25

Bankitalia s.p.a pubblica il bollettino della flessione del debito pubblico..chissà come mai..
http://www.tgcom.mediaset.it/economia/a ... 1005.shtml
il resto so' altre puttanate :mrgreen:

Avatar utente
Karlrex

Re: Debito Pubblico

Messaggioda Karlrex » 14 gen 2010, 9:19

Tutti i banchieri vi diranno che se il debito pubblico scende è soltanto un "accidente" :lol: e te pareva!!
http://www.borsaitaliana.it/borsa/area- ... 40&lang=it

Avatar utente
Karlrex

Re: Debito Pubblico

Messaggioda Karlrex » 18 gen 2010, 7:44

L'agenzia Moody's lancia l'allarme del debito pubblico europeo e spiega che(udite udite) molti stati hanno dovuto stampare denaro "a debito" :o :shock: e quando è a credito dunque? Ottimi spunti di riflessione pure per chi ancora sogna :mrgreen:
http://www.ilgiornale.it/economia/allar ... comments=1

Avatar utente
NoumenoNegativo

Re: Debito Pubblico

Messaggioda NoumenoNegativo » 20 gen 2010, 13:51

Se è vero che il debito pubblico scende significa che i banchieri si sono un attimino distratti...

Avatar utente
Karlrex

Re: Debito Pubblico

Messaggioda Karlrex » 20 gen 2010, 21:36

Leggetevi un po' questa e ridete..o piagnete tanto le cazzate degli economisti nn hanno mai fine sopratutto quella dell'uso dell'inflazione :o
http://www.melitoonline.it/2010/01/20/l ... -pubblico/

Avatar utente
Karlrex

Re: Debito Pubblico

Messaggioda Karlrex » 20 gen 2010, 21:37

Karlrex ha scritto:Leggetevi un po' questa e ridete..o piagnete tanto le cazzate degli economisti nn hanno mai fine sopratutto quella dell'uso dell'inflazione :o Sovranità monetaria no eh..mai!!
http://www.melitoonline.it/2010/01/20/l ... -pubblico/

Avatar utente
Karlrex

Re: Debito Pubblico

Messaggioda Karlrex » 18 feb 2010, 7:28

E dopo la Grecia vai con l'Italia..siamo una minaccia con sto debito..magari!! :mrgreen:
Ps:ovviamente ci piegheremo a 90°

!
FINANZA&MERCATI
ILSOLE24ORE.COM > Notizie Finanza e Mercati
Mundell: «L'Italia è una minaccia per l'Eurozona
più della Grecia»
Non è la Grecia, ma l'Italia «la maggior minaccia all'Eurozona.» A sostenerlo è Robert Mundell, premio Nobel per l'economia nel 1999 in un'intervista concessa a Bloomberg Tv a New York. «Sarebbe molto difficile riuscire a salvare l'Italia - ha detto Mundell - Qualsiasi cosa si stia facendo per la Grecia e magari per il Portogallo e anche per l'Irlanda, deve anche essere fatto per salvare l'Italia. L'Italia deve essere preoccupata».

Secondo Mundell, l'alto livello del debito dell'Italia, che secondo la Ue toccherà il 117% del Pil quest'anno, potrebbe creare problemi per l'intera Eurozona qualora un aumento degli oneri finanziari rendesse difficile far fronte agli impegni. L'Italia ha debiti per circa 1. 800 miliardi di euro, oltre cinque volte quelli della Grecia. «Se l'Italia avrà delle difficoltà e diventerà un bersaglio della speculazione - spiega Mundell nell'intervista - allora ci saranno problemi enormi per l'euro». Riguardo all'Eurozona, Mundell - i cui studi contribuirono a preparare le fondamenta per la creazione della moneta unica - ritiene del tutto ingiustificati gli allarmi di chi preconizza una spaccatura dell'unione monetaria. Anzi a suo parere l'Eurozona dovrebbe continuare a crescere arrivando a includere anche l'Inghilterra. Nell'immediato tuttavia le autorità europee «non devono mai permettere per almeno dieci anni» all'euro di superare quota 1,40 sul dollaro perché questo rischia di penalizzare fortemente le esportazioni e di conseguenza l'economia continentale. Quanto alla Grecia Mundell ritiene che sia un problema locale, così come lo è la California per gli Stati Uniti. La California può anche andare in default, ha detto, ma questo non avrà alcuna conseguenza sul resto del paese (P. F.)

fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLi ... iew=Libero

Avatar utente
sergioloy

Re: Debito Pubblico

Messaggioda sergioloy » 18 feb 2010, 9:25

mundell è uno sveglio. ha visto che il debito è alto e quindi ha detto che c'è da preoccuparsi. giusto.
questo è il massimo di previsione che gli economisti si possono permettere, e guarda caso c'è chi è
anni che lo dice, senza essere un economista. fanculo mundell, preoccupati dei Oltre Manica l'indebitamento delle famiglie,
pari come dicevamo a 1.605 miliardi di euro, incide per piu' del 100% sul Pil.

Avatar utente
Umiltao

Re: Debito Pubblico

Messaggioda Umiltao » 18 feb 2010, 12:38

NoumenoNegativo ha scritto:Se è vero che il debito pubblico scende significa che i banchieri si sono un attimino distratti...
"No!"
[Ivan Danko ad Art Ridzik, Chicago, 1988]


NoumenoNegativo ha scritto:attimino
:evil: :evil: :evil: [...] :evil:

Avatar utente
Karlrex

Re: Debito Pubblico

Messaggioda Karlrex » 21 feb 2010, 8:33

Leggetevi un po' queste riflessioni di alcuni economisti in caso di default: ci girano attorno, alcuni nominano pure la facoltà del governo usa(sul "° post) di emettere moneta, supposizioni e mai di riappriopriarsi della sovranità monetaria e studiarne le implicazioni..eh già se non son servi non li vogliamo:
!
16 - 02 - 2010
Fonte: la Repubblica


Quando lo Stato non paga più che fare con un debito in default
Non è mai successo in Occidente, in Europa non converrebbe a nessuno Pochi credono a un collasso dell´euro nonostante la pressione che verrebbe esercitata
di MAURIZIO RICCI
ROMA - Crac, default, bancarotta. In una parola, il terremoto: lo Stato dichiara che non onorerà i suoi debiti ed ecco titoli azzerati, creditori discriminati sulla base del loro potere contrattuale, banche e assicurazioni che fanno il botto, imprenditori e fornitori che rimangono con le fatture in mano, un governo che può spendere solo quello che incassa con le tasse. Uno scenario tanto apocalittico da non essere più verosimile. Infatti, non si è mai verificato. Almeno in Occidente. E in tempi riconoscibili, lasciando perdere, cioè, la Spagna del ´600. L´ultima volta, è stato nella Russia del 1917. Nell´Europa di oggi, non converrebbe a nessuno, tanto meno agli altri paesi dell´area euro che, in caso di default greco o portoghese, finirebbero per pagare indirettamente una parte del conto. Soprattutto, non c´è alcun bisogno di dichiarare bancarotta: come succede ai grandi debitori, che trovano quasi sempre una banca compiacente, il debito impagabile si ristruttura, allungandone tempi e scadenze. O, come possono fare solo gli Stati, si svuota con l´inflazione. Germania e Austria sono uscite in questo modo dalla morsa dei debiti nel primo dopoguerra. L´Italia, nel secondo.
«In linea di principio - dice Marco Pagano - lo Stato sovrano può semplicemente dichiarare che non ripagherà, in tutto o in parte, il capitale e/o gli interessi dovuti sul debito». A questo punto, spiega Pagano, che insegna Economia all´Università di Napoli, «troverà molto difficile o del tutto impossibile contrarre nuovi debiti, almeno per un certo periodo di tempo, per l´ovvio timore che possa rifiutarsi di restituire anche i nuovi prestiti. Perciò la spesa corrente deve essere finanziata con il gettito delle imposte e/o con l´emissione di moneta. Nella misura in cui queste due fonti di finanziamento lo consentono, lo Stato può rimborsare gli interessi sul debito e quote del capitale sul debito pre-esistente. Lo stesso dicasi per il pagamento dei fornitori dello Stato, dei pubblici dipendenti, dei trasferimenti alle famiglie (come le pensioni)». Anche banche e assicurazioni sarebbero colpite: «Quelle che hanno investito in titoli del debito pubblico di uno Stato che si dichiara insolvente ovviamente accusano delle perdite, e quindi (qualora non abbiano fatto degli adeguati accantonamenti per fronteggiare tali perdite) possono a loro volta divenire insolventi». Lo sconquasso argentino, però, con tanto di blocco dei conti correnti in banca, è un´altra storia: «Sono misure - dice Pagano - mirate ad impedire la fuga dei capitali, ma in vista, ad esempio, di un´imposta sui patrimoni, pensata proprio per evitare l´insolvenza. Di per sé, misure di questo genere non sono causate dall´insolvenza da parte dello Stato, né necessariamente associate ad essa».
Storicamente, comunque, anziché dichiararsi insolventi e scatenare questo terremoto, gli Stati hanno preferito la strada della superinflazione, sgonfiando per questa via il valore del debito accumulato. Nell´area euro, però, nessuno Stato può emettere moneta, né contrastare gli effetti dell´inflazione con un deprezzamento della sua valuta. Una iperinflazione si tradurrebbe solo in una drammatica perdita di competitività della singola economia. Più credibile che uno Stato in difficoltà persegua una terza strada indicata da Pagano, quella della ristrutturazione del debito.
«Per esempio, può proporre l´alternativa tra una decurtazione del valore del capitale e/o degli interessi e la conversione del debito pre-esistente in debito con scadenze più lunghe e tassi di interesse diversi da quelli originari. C´è anche da notare che non è detto che lo Stato che dichiara insolvenza tratti tutti i suoi creditori nello stesso modo, cioè offra condizioni uguali a tutti nella ristrutturazione del debito».
Cosa succederebbe in questo caso? Può saltare il banco dell´euro?
Per ora, pochi economisti credono ad un collasso della moneta comune, ma nessuno può escludere che, alla lunga, sotto la pressione dei mercati, si arrivi ad una frantumazione dell´eurozona. Sul piano tecnico del debito sarebbe un colpo devastante? A sorpresa, no. Almeno, non in prima battuta. Così sostiene una nota di Barclays Capital. Se, a parte Francia e Germania, anche Italia o Spagna lasciassero l´euro e ridenominassero il loro debito in «nuove lire» o «nuevas pesetas», questo, da solo, non costituirebbe un «evento creditizio» sufficiente a far scattare il pagamento dei «credit default swaps», i titoli che rappresentano assicurazioni sul debito di paesi o imprese. La sola ridenominazione del debito in altra valuta non è un «evento creditizio» perché l´Italia fa parte del G7 e la Spagna (come l´Austria) ha un rating AAA da almeno una delle grandi agenzie di rating. E´ uno scudo che non vale per Grecia, Portogallo e Irlanda, che non hanno un rating alto. E potrebbe non reggere anche per Italia e Spagna, se, l´uscita dall´euro determinasse un tracollo dell´economia.

Date un'occhiata qui, sul MEF, sembra che tra errori e cambi ci sia qlcs in più..mah
http://rassegnastampa.mef.gov.it/mefnaz ... 14970181-1
Ultima modifica di Karlrex il 21 feb 2010, 8:42, modificato 1 volta in totale.

Avatar utente
Karlrex

Re: Debito Pubblico

Messaggioda Karlrex » 21 feb 2010, 8:40

Altro articolo associato al primo con ennessimi evitamenti:
!
Facciamo un bel default
di Luigi Zingales
Il nostro Paese secondo alcune Cassandre rischia il fallimento. Ma cosa succederebbe se davvero accadesse? Gli scenari di un economista

L’Italia non ce la fa, andava ripetendo Rudiger Dornbusch illustre e rimpianto economista di Mit, nel lontano 1989. E si riferiva al debito pubblico. Dornbusch sosteneva non solo che il nostro debito era insostenibile, ma che dichiarare default era la soluzione migliore per l’Italia. Un forte taglio del debito avrebbe reso possibile una riduzione del carico fiscale, permettendo all’Italia una crescita più elevata. Dornbusch sosteneva addirittura che un default fosse giusto, visto che lo Stato aveva pagato per molti anni un forte premio per il rischio. Una restituzione solo parziale avrebbe solo riportato il rendimento effettivo dei titoli pubblici a livelli normali.

Le sue previsioni si dimostrarono errate. Negli ultimi vent’anni l’Italia non solo è riuscita a sostenere il peso del debito pubblico, ma addirittura a ridurlo: da più del 120 per cento del Pil a ’solo’ il 105 per cento. Ma è riuscita a farlo in condizioni economiche globali molto favorevoli e al prezzo di una crescita molto limitata: solo l’1,4 per cento l’anno contro il 2,3 per cento della media europea.

A fare la Cassandra oggi non è più Dornbusch, prematuramente scomparso, ma il più impersonale mercato dei credit default swap, un nome complicato per indicare contratti di assicurazione contro i rischi di fallimento. Dal costo di questa assicurazione si può dedurre la probabilità di default attribuita dal mercato: per lo Stato italiano 4,6 per cento all’anno (circa il 13 per cento su tre anni). È ragionevole?
Per rispondere a questa domanda è necessario capire come e quando gli Stati sovrani dichiarano bancarotta (come fece l’Argentina nel 2001). Un’impresa paga i suoi debiti per evitare che i creditori se ne impossessino, vendendone i beni. Nel caso di uno Stato sovrano non è così. Fortunatamente, i creditori dello Stato italiano non possono impadronirsi del Colosseo e venderlo all’asta. L’unica arma in loro possesso è quella di non prestare più. Questo rischio è sufficiente a indurre la maggior parte dei paesi a non fare default perché la maggior parte dei paesi (tra cui il nostro) sono perennamente in deficit e quindi bisognosi di prendere a prestito continuamente. Da un punto di vista strettamente economico, un default diventa conveniente solo se un governo risparmia così tanto in spese da interessi da non dover tornare più sul mercato del credito per molti anni.

Con una spesa per interessi pari al 5 per cento del Pil e un deficit che viaggia intorno al 3 per cento, difficilmente un default eliminerebbe all’Italia la necessità di nuovi prestiti. Anche se seguissimo l’Argentina, ripagando solo il 20 per cento del debito (portando la spesa per interessi all’1 per cento del Pil), ci troveremmo con un avanzo di bilancio di solo l’1 per cento del Pil, troppo poco per fronteggiare una recessione severa senza accesso al debito.

Si sbaglia il mercato? In questo periodo di forte volatilità è possibile che le probabilità implicite in questi contratti riflettano più l’avversione al rischio degli operatori che una stima accurata della probabilità che un default si realizzi. D’altra parte anche il governo americano (che puo’ stampare la sua moneta) ha una probabilità di bancarotta pari al 1,5 per cento all’anno o 4,4 per cento su tre anni.
Se vogliamo credere a queste stime, gli scenari più plausibili sono due. Il primo è di una crisi dell’euro dovuto a tensioni interne su come fronteggiare la recessione.
Se l’euro dovesse disintegrarsi sull’opportunità di una politica monetaria e fiscale espansiva, l’Italia, con una moneta debole, si troverebbe a dover pagare tassi di interesse proibitivi. A questo punto il default sarebbe una necessità, non una scelta. Il secondo scenario vede l’Italia soccombere alla tentazione di una svalutazione competitiva. Se, come si teme, la recessione è molto seria con una caduta del Pil superiore al 5 per cento, la tentazione populista di uscire dall’euro per svalutare e ridare fiato alle esportazioni potrebbe diventare seria. Anche in questo caso, il default sarebbe una conseguenza inevitabile dell’uscita dall’euro. Quello che rende questo scenario possibile è che nel breve periodo l’Italia trarrebbe dei benefici rilevanti da questa doppia manovra. Con più di metà del debito pubblico detenuto all’estero, il default sarebbe una tassa pagata prevalentemente dagli stranieri.

Un’impennata di inflazione, non solo possibile ma anche probabile con una moneta nazionale, ridurrebbe il valore delle promesse pensionistiche, permettendo una riduzione del peso dei contributi sociali e quindi favorendo l’occupazione. La svalutazione, se non seguita da una serie di svalutazioni competitive degli altri paesi europei, permetterebbe una esplosione delle esportazioni, rimettendo in moto la crescita.

Ovviamente questa strategia avrebbe costi molti elevati nel lungo periodo. L’ancoraggio della nostra valuta all’euro era una scommessa che le nostre istituzioni potessero adeguarsi a quelle europee. Il default sarebbe un’ammissione non solo che abbiamo fallito in questo adeguamento (purtroppo questo è già evidente), ma che abbiamo perso perfino la speranza di riuscirci in futuro.
Se a prevenire il default fossero solo i costi di lungo periodo, non dormiremmo sonni tranquilli: difficilmente i politici, tanto più quelli nostrani, sacrificherebbero un guadagno immediato per un costo futuro. A prevenire il default sono invece gli effetti redistributivi. La doppia manovra tasserebbe gli anziani (che possiedono più titoli pubblici e diritti pensionistici) e favorirebbe i giovani, che si vedrebbero ridotti il carico fiscale e aumentate le prospettive occupazionali. Da un punto di vista sociale potrebbe trattarsi di una redistribuzione giustificata. Se oggi abbiamo un elevato debito pubblico e pensionistico è perché la generazione dei nostri padri ha speso senza pagare le tasse, scaricando il costo su di noi.

E se oggi il peso delle pensioni è così elevato, è perché quella stessa generazione si è promessa (sulla nostra pelle) pensioni sproporzionate rispetto ai contributi versati. Un default sarebbe solo una vendetta, crudele sì ma non del tutto ingiustificata. Ma a prevenire che questa vendetta possa consumarsi osta il fatto che quella generazione è ancora al potere. Con un presidente del Consiglio ultrasettantenne e un presidente della Repubblica ultraottantenne, l’interesse dei giovani può aspettare e i titoli di Stato sono al sicuro… Europa permettendo.

fonte: http://temi.repubblica.it/espresso-2009 ... =undefined

Avatar utente
Karlrex

Re: Debito Pubblico

Messaggioda Karlrex » 5 mar 2010, 18:42

Ennesime puttanate della Moody's(agenzia di quotazione di merda) sulla situazione italiana ma tra le righe si legge a chi è in mano il nostro debito pubblico oggi(per la maggior parte), il resto leggetelo solite minkiate da ri-flessione :mrgreen:

!
Moody's: «L'Italia sui mercati
ha una buona credibilità»
5 marzo 2010
Il problema della Grecia é che «il Paese ha perso credibilità», ma per l'Italia il discorso é diverso. Alexander Kockerbeck, responsabile del rating sovrano italiano di Moody's, conferma il rating 'Aa2' del nostro Paese con outlook stabile. La credibilità per l'Italia - dice Kockerbeck a Radiocor - «é molto importante perché é e rimane il punto più vulnerabile» con un debito pubblico superiore al 100% e con mercati che, dopo la crisi, «sono cambiati e sono diventati più sensibili».

Il rischio di perdere la credibilità
Una perdita di credibilità, continua Kockerbeck, commentando il caso Grecia, «é molto pericolosa perché con uno stock così elevato ci si deve basare sulla fiducia dell'investitore». Il funzionamento dei mercati del capitale é una condizione assolutamente necessaria per continuare il modello dell'Italia: il debt management é molto sofisticato, la struttura del debito é conveniente e la durata é favorevole.

«Avete fatto molto, quasi tutto per essere protetti dalle conseguenze negative di uno shock da tassi di interesse perché ci vogliono oltre cinque anni perché un aumento dei tassi si faccia sentire sul costo medio del debito». Tutto questo «rappresenta una protezione, ma con un debito pubblico alto resta sempre un 'rollover risk'» perché gli investitori sono cambiati dopo la crisi globale.

I possessori del debito italiano
Molti «non vogliono differenziare, ragionano in bianco o nero - sottolinea l'analista - e questo può essere pericoloso». Inoltre, dall'introduzione dell'euro, ricorda Kockerbeck, la base degli investitori in titoli di Stato é cambiata in Italia e nel resto d'Europa: «nel '99 il 70% del debito pubblico italiano era in mano a risparmiatori italiani, oggi é il 40-45%. Il resto, più della metà, é in mano a investitori istituzionali, soprattutto europei», che «possono cambiare idea da un momento all'altro». Per l'Italia, ma anche per gli altri Paesi ad alto debito, «é importantissima l'immagine che si dà al mondo, la percezione che l'esterno ha del Paese».

La svalutazione perduta
La crisi della Grecia, ricorda Kockerbeck, «é giunta al termine di una crisi finanziaria globale che ha fatto aumentare moltissimo l'avversione al rischio» e ci si muove «appena c'é qualcosa che fa pensare a un rischio». Una prassi, come quella condotta dalla Grecia, che «era risaputa da anni», ora «non viene più sopportata. Ora bisogna fare attenzione, anzi, che i mercati non diventino completamente irrazionali». D'altra parte, il fatto che esistano tensioni all'interno di un'unione monetaria «non é cosa nuova», dice Kockerbeck, e anzi fa parte del gioco: se non si può restituire competitività all'economia con la svalutazione di una volta, allora si é obbligati all'aggiustamento e questa pressione «fa parte della strategia dell'Ue che assomiglia a un programma di razionalizzazione. Alla fine c'é l'obiettivo di fare dell'Europa un'area più competitiva, forse la più competitiva, al mondo».

Per l'Italia, più efficienza nella pubblica amministrazione
In Italia, «lo stock di debito molto alto richiede chiaramente un cambiamento nell'efficienza dell'amministrazione pubblica, soprattutto perché non si trovano più così facilmente le risorse per finanziarla», ma la grande differenza tra Italia e Grecia é che «questa inefficienza si basa su un altro tipo di economia, su un'altra forza economica. Basta cercare di pensare ai marchi industriali famosi nel mondo: di italiani ne vengono subito in mente molti, di greci nessuno».
(Radiocor)

fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLi ... iew=Libero

Avatar utente
kite08

Re: Debito Pubblico

Messaggioda kite08 » 5 mar 2010, 22:52

"":
«nel '99 il 70% del debito pubblico italiano era in mano a risparmiatori italiani, oggi é il 40-45%. Il resto, più della metà, é in mano a investitori istituzionali, soprattutto europei»


:ugeek:

Avatar utente
Karlrex

Re: Debito Pubblico

Messaggioda Karlrex » 17 mar 2010, 8:35

neppure Londra si sente bene!!Che dite la espelleranno?? :lol:

!
Crisi: Bruxelles bacchetta Londra

(ANSA) - BRUXELLES, 16 MAR - 'Mancanza di ambizione' e taglio del deficit 'insufficiente': la Commissione Ue bacchetta il piano di risanamento del governo Brown. Bruxelles chiede una nuova manovra correttiva dei conti. 'Un quadro credibile per riportare le finanze pubbliche verso una posizione piu' sostenibile - si legge - richiede misure correttive addizionali oltre a quelle gia' programmate', se si vuole centrare l'obiettivo di riportare il deficit sotto il 3% entro il 2015, dal 12,9% previsto per il 2010. Nel valutare il programma di convergenza presentato dal Regno Unito, i servizi del commissario Ue agli affari economici e monetari, Olli Rehn - che domani pubblicheranno anche il loro giudizio sui programmi di stabilita' di Italia, Francia, Germania e Spagna - sottolineano come il consolidamento delle finanze pubbliche portato avanti dal governo britannico 'non sia sufficientemente ambizioso e deve essere rafforzato in maniera significativa'. Per Bruxelles, inoltre, 'il raggiungimento degli obiettivi di bilancio previsti sono messi in pericolo dalla possibilita' che il contesto macroeconomico possa essere meno favorevole di quanto previsto dalle autorita' britanniche , cosi' come dalle incertezze relative al settore bancario e agli investimenti'.(ANSA).

http://www.unita.it/notizie_flash/94490 ... tta_londra

Avatar utente
Karlrex

Re: Debito Pubblico

Messaggioda Karlrex » 17 mar 2010, 8:37

Sarà un vizio ma sto cazz de Uè bacchetta tutti :mrgreen:
Ps e poi dicono che non si restituisce il capitale ma solo gli interessi...

!
Economia
Percorso:ANSA.it > Economia > News
Monito dell'Ue al governo italiano Applicare piano di rientro dal deficit
L'Unione europea ne chiede una ''rigorosa applicazione''
16 marzo, 23:22

BRUXELLES - L'Unione europea da' una valutazione complessivamente positiva del piano di rientro dei conti pubblici presentato dall'Italia e ne chiede una ''rigorosa applicazione''. Ma invita anche le autorita' italiane ad essere pronte ad adottare ''ulteriori misure'' nel caso in cui lo scenario macroeconomico dovesse rivelarsi meno favorevole di quanto previsto dal piano stesso. E' quanto si legge nella valutazione dell'aggiornamento del programma di stabilita' dell'Italia per il periodo 2009-2012 che sara' adottata domani dalla Commissione europea. Nel documento - di cui l'Ansa e' in grado di anticipare i contenuti - Bruxelles invita anche l'Italia a ''cogliere ogni ulteriore opportunita' per accelerare'' la riduzione del rapporto tra debito pubblico e Pil.

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche ... 15243.html

Avatar utente
Karlrex

Re: Debito Pubblico

Messaggioda Karlrex » 17 mar 2010, 23:06

quanta generosità dai paesi del club di parigi , cancellano pure il debito all'Afghanistan, c'hanno troppi soldi da parte(saranno a credito loro)..ma che è n'club med? :lol:
Ps:se tanto mi dà tanto..
!
Paesi club Parigi azzerano debito Kabul
Ammonta a un totale di 1.026 miliardi di dollari
17 marzo, 18:25

Paesi club Parigi azzerano debito Kabul (ANSA) - PARIGI, 17 MAR - I 19 Paesi industrializzati membri del club di Parigi hanno deciso oggi di annullare la totalita' del debito dell'Afghanistan. Il debito ammonta a un totale di 1.026 miliardi di dollari. E' quanto riferisce lo stesso club di Parigi in un comunicato.

Avatar utente
Karlrex

Re: Debito Pubblico

Messaggioda Karlrex » 22 mar 2010, 6:52

Il patrimonio dello stato subisce cali..chissà perchè eh?
!
Economia
Percorso:ANSA.it > Economia > News
Patrimonio Stato: in 4 anni -165 mld
Il censimento aggiornato sui beni diffuso dalla Ragioneria
21 marzo, 19:05

Patrimonio Stato: in 4 anni -165 mld (ANSA) - ROMA, 21 MAR - Il Tesoro ha diffuso i dati aggiornati al 2008, sulla consistenza del patrimonio dello Stato,peggiorato in 4 anni di oltre 165 mld di euro. Si va dalle spiagge, ai siti archeologici, alle divise dei militari agli strumenti delle bande, ma anche scrivanie degli uffici e partecipazioni azionarie. Quasi un miliardo di euro corrispondono a 'mobili ed arredi per ufficio', una cifra raddoppiata in 4 anni, dal 2004 al 2008. Ammonta invece a quasi 2 mld di euro il patrimonio abitativo pubblico.

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche ... 07321.html

Avatar utente
domenico.damico

Re: Debito Pubblico

Messaggioda domenico.damico » 22 mar 2010, 10:42

Cioè:
1026.000.000.000 di dollari azzerati?

E come cazzo li cancellano dai bilanci?
E chi li cancella soprattutto?

Francesco Fata
Messaggi: 896
Iscritto il: 10 ago 2009, 16:35
condivido lo Statuto e il Manifesto:
zona operativa:: Roseto degli Abruzzi
azioni: scrittura articoli, studio aspetti tecnico-filosofici, studio idee di riforma monetaria, quota associativa, volantinaggio mirato, interventi sul web
Località: Roseto degli Abruzzi

Re: Debito Pubblico

Messaggioda Francesco Fata » 22 mar 2010, 11:16

domenico.damico ha scritto:Cioè:
1026.000.000.000 di dollari azzerati?

E come cazzo li cancellano dai bilanci?
E chi li cancella soprattutto?


Don't worry, Dome' !

165 miliardi vengono da quei quattro sassi che in italia abbiamo ovunque sotto terra (specie voi a roma) per non parlare di 'ste cazzo di spiagge pubbliche (tze!) aperte a tutti (ma che cazzo ce dovete d'anna' a fa' ar mare!)....privatizziamole che almeno facciamo un po' di selezione!
Il resto ce lo mettono gli atri (non hai saputo che è stata venduta quella ferraglia della torre eiffel?)....al prossimo giro tocca all'arco di trionfo.
Voglio troppo bene al popolo per pensare di votare gente che vuole particolarmente bene a se stessa.
Francesco Fata

----Francesco Fata (ex aggiocampà) ----

Avatar utente
domenico.damico

Re: Debito Pubblico

Messaggioda domenico.damico » 22 mar 2010, 11:20

Ma vennemolo sto cazzo de fiume,no?!

Ultima modifica di domenico.damico il 22 mar 2010, 15:09, modificato 1 volta in totale.

sandropascucci
Messaggi: 13393
Iscritto il: 5 ago 2009, 17:22
condivido lo Statuto e il Manifesto:
zona operativa:: Roma-Lazio-Italia
azioni: articoli, manovalanza di piazza, pagamento quota, volantinaggio in proprio, oratore FdEV, costruzione "cose", scrittura articoli, interventi sul WEB, documentazione burocratica, contatti con altre "entità" (associazioni, enti, strutture..)..
Contatta:

Re: Debito Pubblico

Messaggioda sandropascucci » 22 mar 2010, 12:09

si nun serve, e io dico che nun serve.. famoce na strada!
_____________________________________________
sandropascucci : primit.it signoraggio.com
INTERNET AIUTA A RIVOLUZIONARE IL MONDO COME
TRATTENERE IL RESPIRO AIUTA A PESARE MENO SULLA BILANCIA

Avatar utente
Karlrex

Re: Debito Pubblico

Messaggioda Karlrex » 22 mar 2010, 13:59

questo tanto per ribadire i deficit che extra(siamo un modello :mrgreen: )
!
Italia, deficit commercio extra Ue febbraio sale a 1.622 mln
lunedì 22 marzo 2010 10:10

ROMA (Reuters) - Istat comunica che a febbraio
il saldo commerciale con i Paesi extra Ue ha registrato
un deficit di 1.622 milioni dal deficit di 733 milioni di
febbraio 2009.

Di seguito i dati forniti da Istat (in mln di euro):

BILANCIA EXTRA UE feb 10 gen 09 feb 09

Saldo -1.622 -3.195 -733

Import 11.917 11.211r 10.795

Export 10.295 8.016r 10.062

fonte: http://borsaitaliana.it.reuters.com/art ... 4720100322

Avatar utente
Karlrex

Re: Debito Pubblico

Messaggioda Karlrex » 24 mar 2010, 12:27

La Bce nella sua generosità ci fa gli abbuoni :mrgreen:
!
Bce chiede pagamenti swap e Fra scorporati da deficit Ue -fonte
martedì 23 marzo 2010 19:20

MILANO, 23 marzo (Reuters) - La Banca centrale europea chiede alla Commissione Ue e a Eurostat di depurare il calcolo dei deficit pubblici aI fini di Maastricht dai flussi finanziari derivanti da swap e a Forward rate agreement (Fra).

La crisi greca e le polemiche sorte in merito ad alcune operazioni di swap condotte da Atene con la banca Usa Goldman Sachs (GS.N: Quotazione), che si ritiene abbiano fornito un'indicazione distorta dei conti pubblici ellenici, hanno riportato alla ribalta il tema dell'utilizzo dei derivati nei bilanci pubblici.

Una fonte spiega che, con le nuove regole, i Paesi europei potrebbero continuare ad avvalersi di swap e Fra per gestire il proprio bilancio, fornendo, però, una situazione più chiara e veritiera delle finanze pubbliche domestiche.

Verrebbero, inoltre, ridotti drasticamente gli incentivi per i politici a utilizzare i derivati per modificare in maniera significativa il profilo temporale dei pagamenti per interessi sul debito pubblico, rimandando spese e anticipando entrate.

"Se la Commissione ed Eurostat accogliessero il suggerimento della Banca centrale, allora eventuali maggiori pagamenti di interessi sul debito o flussi positivi derivanti da swap e Fra sarebbero considerati solo transazioni finanziarie e sarebbero scorporate dal calcolo del deficit, rendendo i dati più trasparenti e omogenei nell'Ue", spiega il tecnico.

Ad esempio, nel caso dell'Italia, il 2009 si è chiuso con 1 miliardo di maggiori oneri per interessi pagati sul debito pubblico a fronte di operazioni di swap. Se entrasse in vigore la nuova regola, il disavanzo 2009 per l'Italia notificato a Eurostat risulterebbe inferiore di 1 miliardo rispetto al dato che viene calcolato con le regole attuali.

fonte: http://borsaitaliana.it.reuters.com/art ... CV20100323

Avatar utente
Karlrex

Re: Debito Pubblico

Messaggioda Karlrex » 31 mar 2010, 14:11

Non preoccupatevi che Moody's ci ha dato la medaglia al valore per il nostro "sado-masochismo" :mrgreen: oops volevo dire savoir-faire con l'alto debito pubblico :lol:
!
Moody's: «Italia professionista nella gestione di bassa crescita e alto debito pubblico»
di Isabella Bufacchi

Riuscirà l'Italia a riportare nei prossimi anni i conti pubblici sul cammino virtuoso dell'abbattimento del debito pubblico in rapporto al Pil, in un contesto tutt'altro che favorevole come quello di una crescita debole e fragile? A questa domanda, di quelle che fanno tremare i polsi quando posta alla Grecia o alla Spagna o anche al Portogallo, l'agenzia di rating Moody's risponde senza grandi esitazioni: la sfida è di quelle difficili, certamente, ma l'Italia può contare su "precedenti storici" favorevoli e beneauguranti, in quanto «su un arco temporale di oltre 10 anni l'Italia è riuscita a invertire e stabilizzare il debito pubblico in rapporto al Pil nominale grazie alla riduzione dei costi di finanziamento del debito e soprattutto alla generazione di ampi avanti primari». Dentro la cornice di una crescita contenuta.

In un'analisi pubblicata oggi sulla capacità dell'Italia di invertire la tendenza del debito pubblico, che ha ripreso a crescere rispetto al Pil a causa dalla peggiore recessione dalla seconda guerra mondiale, Moody's riconosce all'Italia la capacità di sapersi muovere entro gli spazi limitatissimi dell'elevata spesa per interessi sul debito. L'Italia, che come non si stanca di ripetere il ministro Tremonti ha il terzo debito pubblico al mondo senza vantare anche il terzo Pil al mondo, è divenuto un paese professionista della gestione dell'alto debito pubblico in un contesto di crescita bassa, pagando sempre puntualmente e integralmente gli interessi e il rimborso dei titoli di Stato.

«L'Italia è riuscita in passato a gestire le limitazioni di bilancio connaturate al contesto di elevato debito pubblico e bassa espansione economica», sostiene Alexander Kockerbeck, senior credit officer autore del rapporto e analista per il rating sovrano dell'Italia, che resta confermato alla "Aa2" con prospettive stabili. «Riteniamo che l'entità dello sforzo richiesta al Paese per tenere sotto controllo il debito pubblico complessivo e i costi del suo finanziametno sia relativamente moderata rispetto ad altri Paesi Ue e non incompatibile per i trascorsi storici».
Il confronto tra l'Italia e gli altri stati dell'eurozona appartenenti alla categoria dei cosiddetti "periferici" fa emergere nettamente le capacità del sistema italiano, radicate in una lunga storia di alto debito pubblico. Moody's ricorda che il debito/Pil italiano crescerà del 14,3% nel quinquennio 2007-2011 (partendo da un livello molto altro, dal 103,5% al 117,8%) contro l'impennata del 71% dell'Irlanda, del 40% della Grecia, del 38% della Spagna e del 27% del Portogallo. «L'Italia è l'unico paese nella zona dell'euro il cui saldo primario - l'indicatore per eccellenza dello stato di salute dei conti pubblici (cioè il saldo tra il totale delle entrate e il totale delle uscite al netto del pagamento degli interessi sul debito) - è previsto con un effetto di riduzione sul debito nel quinquennio in esame».

Per stabilizzare la traiettoria del debito pubblico, puntualizza il rapporto, gli aggiustamenti richiesti all'Italia sono comunque «relativamente contenuti» e peseranno meno in prospettiva sulla ripresa economica e sulla coesione sociale. A sostegno di questa tesi, Moody's richiama le correzioni «brutali» che si renderanno necessarie in quei paesi dove il debito pubblico è schizzato all'insù a causa di enormi deficit primari: è il caso dell'Irlanda (38,4%), Spagna (25,8% Grecia (24,2%), Portogallo (15%) nei cinque anni 2007-2011.

L'analisi tuttavia riconosce che il vero tallone d'Achille dell'Italia è la spesa per interessi sul debito, che resta elevatissima. Ma il Tesoro, anche durante questa crisi che è stata estremamente violenta, ha continuato a privilegiare l'allungamento della vita media del debito e il contenimento delle aste dei BoT, due strategie che allentano l'impatto dell'aumento dei tassi d'interesse sulla spesa per il servizio del debito. Per Moody's, il "track record" dell'Italia è incoraggiante anche sotto questo profilo: «Dopo aver raggiunto il picco del debito/Pil al 121,8% nel 1994, nei successivi 15 anni la stabilizzazione e poi diminuzione del debito è stata raggiunta grazie a una riduzione della spesa per interessi e una generazione di avanzi primari corposi». In quei 15 anni, va detto, l'ingresso dell'Italia nell'Unione monetaria e il conseguente crollo dei tassi d'interesse è stato un fattore di aiuto non da poco per la gestione del debito pubblico.

La sfida per l'Italia, secondo Moody's, è ora quella di ripetere nei prossimi anni le politiche virtuose che ha dimostrato di saper attuare negli anni passati. Per Kockerbeck, guardando agli anni '90 e inizio 2000, l'Italia ha dimostrato di poter affrontare questo tipo di sfide a testa alta: i governi italiani hanno dato prova di saper gestire situazioni difficili già in passato, conoscono i limiti e i rischi di un alto debito pubblico e sanno che devono contenere la spesa sul sociale, sostengono gli esperti di Moody's. Questa impostazione, rilevano, è stata confermata anche dalle politiche dell'attuale governo, per via del rafforzamento della lotta all'evasione fiscale per migliorare le entrate e delle riforme imbastite finora per aumentare l'efficienza della macchina pubblica e monitorarne la spesa. Gli spazi per risparmiare sulla spesa pubblica secondo Moody's l'Italia li ha: anche perchè in passato ha dimostrato di saperli cercare, trovare e attuare con la politica del rigore. Una capacità che gli alti stati "periferici" in eurolandia devono dimostrare da zero. «La sfida più grande è conseguire un'inversione decisa e duratura della dinamica di crescita esponenziale del debito pubblico e dei relativi costi di finanziamento. Alcune recenti iniziative governative indicano che il bilancio pubblico può offrire uno spazio di manovra sufficiente per ulteriori risparmi e incrementi dell'efficienza e stabilire tale trend», si legge nel rapporto.

fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLi ... iew=Libero

Avatar utente
lillifata
Messaggi: 623
Iscritto il: 21 ago 2009, 9:09
condivido lo Statuto e il Manifesto:
zona operativa:: Sicilia
azioni: manovalanza di piazza, volantinaggio in proprio, costruzione cose.
Località: Caltagirone CT

Re: Debito Pubblico

Messaggioda lillifata » 1 apr 2010, 9:53

inchia...c'è da essere ancora più orgogliosi di essere italiani...
l'Italia con le sue politiche virtuose in fatto di gestione del debito pubblico..politiche che sono anche di rigore...e che puntano principalmente al contenimento della spesa sociale...
Un applauso da IGB, bello scrosciante...bravi, bravissimi, bravi, bravissimi, siamo schiavi di qualità...
liliana sgarlata

Avatar utente
Christian Tambasco

Re: Debito Pubblico

Messaggioda Christian Tambasco » 1 apr 2010, 9:58

come rinunciamo a bere noi, come rinunciamo ai servizi sociali noi, come rinunciamo ad essere giusti ed equi noi, come rinunciamo ad essere responsabili del nostro destino noi, come rinunciamo a stare dritti con la schiena noi, ....., ahhhhhh quanto stamo avanti ahhhhh semo l'allievo prediletto per IGB anche se a debito privato ancora non ci siamo, ma possiamo farcela le doti ci sono e la volontà il ragazzo ha dimostrato averla, vedrà signora faremo di suo figlio un default coi fiocchi


Ciao

Avatar utente
Karlrex

Re: Debito Pubblico

Messaggioda Karlrex » 2 apr 2010, 10:25

Siamo tornati indietro di 10 anni quasi , calano le entrate e il deficit si attesta al 5,2%! Colpa dei politici che spendono e spandono :lol:
!
Conti pubblici: deficit 2009 al 5,2%. Dato peggiore da '96
Calano del 2% le entrate totali. Avanzo primario negativo per prima volta da 1991
02 aprile, 10:16

ROMA - Il rapporto deficit-pil si attesta nel 2009 al 5,2% (contro il 2,7% del 2008). Lo comunica l'Istat, spiegando che rispetto al dato del -5,3 comunicato il primo marzo il dato odierno e' un po' migliore perche' non include l'effetto delle operazioni di swap.

Viceversa il deficit si attesterebbe al -5,3%, in linea con la previsione del governo. Nonostante questa piccola differenza, quello comunicato oggi e' il dato peggiore dal 1996. Solo relativamente al quarto trimestre, l'indebitamento si e' attestato al 4,5% (2,4% nel quarto trimestre 2008).
ISTAT, ENTRATE TOTALI 2009 GIU' 2% - Calano del 2% le entrate totali nel 2009. Lo comunica l'Istat, spiegando che le stesse hanno registrato un calo dell'1,2% nel quarto trimestre. Tra gli altri dati comunicati, quello sull'avanzo primario, che nel 2009 e' risultato pari a -0,6% contro il +2,5% dell'anno precedente: si tratta del primo calo dal 1991. Negativo anche il saldo corrente (risparmio): -2% nel 2009 contro il +0,8% del 2008.

fonte: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche ... 78180.html

Avatar utente
Karlrex

Re: Debito Pubblico

Messaggioda Karlrex » 7 apr 2010, 9:08

Belle stime .. dalla BRI sui debiti pubblici e rapporti con il pil si va verso la maraviglia e il popolo ovviamente lascia fare, malgrado sia col culo scoperto
!
06-04-10
CRISI: BRI, NEL 2011 DEBITO/PIL ITALIA AL 130% MA DEFICIT/PIL SOLO 5,1%

(ASCA) - Roma, 6 apr - La crisi finanziaria scoppiata a meta' 2008 sta mettendo a dura prova i conti pubblici dei paesi industrializzati.

''Nel 2011 il rapporto debito/pil di questi paesi superera' il 100%, non era mai accaduto in tempi di pace'', e' scritto in un ''working paper'' della Banca dei Regolamenti Internazionali, pubblicato a fine marzo, e dedicato alle prospettive dei conti pubblici post-crisi.

Conti messi a dura prova dall'emergenza crisi, dove i programmi di salvataggio delle banche hanno assorbito risorse pari ''al 13,2% del Pil dei paesi industrializzati''. A cui vanno aggiunte le risorse spese per la coesione sociale, come il sostegno ai disoccupati.

Per la Bri, ''se l'aumento del rapporto debito/pil sopra il 100% preoccupa, ancora di piu' pericolose saranno le conseguenze del rapido invecchiamento della popolazione'', cosi' viene auspicato l'aumento dell'eta' pensionabile.

Le previsioni della Bri, danno il rapporto debito/pil dell'Italia al 130% nel 2011, stessa percentuale della Grecia. Seguono gli Usa al 100%, poi gli altri big dell'economia mondiale con percentuali comprese tra 74% (Spagna) e 99% (Francia). Il dato peggiore sara' quello del Giappone a quota 204%.

Questa fotografia e' destinata pero' a cambiare radicalmente alla fine del decennio. In assenza di correzioni di politica fiscale dei paesi industralizzati, nel 2020 il rapporto debito/Pil del Giappone salira' al 300%, al 200% in Gran Bretagna e al 150% in Belgio, Francia, Irlanda, Grecia, Italia e Stati Uniti.

Nell'arco di un decennio, dunque l'Italia potrebbe presentare una crescita piu' lenta del debito pubblico grazie alla relativa stabilita' del rapporto deficit/pil (nel 2011 e' previsto al 5,1%, migliore performance tra i pasei industrializzati dopo il 4,6% della Germania). Per la Bri, il rapporto deficit/pil del Belpaese e ''destinato a rimanere contenuto grazie alle politiche gia' adottate (riforma previdenziale e tagli di spesa) e al fatto di essere entrati nella crisi ''con un bilancio non lontano dal pareggio (deficit 1,5% del Pil nel 2007) e senza adottare reali misure di stimolo all'economia'', e' scritto nel rapporto.

Al contrario, l'Irlanda viaggiera' con un rapporto deficit/pil al 13%, Usa, Giappone, Spagna e Gran Bretagna tra 8-10%, tra il 3% e il 7% Austria, Germania, Grecia, Portogallo e Olanda.

fonte: http://www.asca.it/news-CRISI__BRI__NEL ... -BRK-.html

sandropascucci
Messaggi: 13393
Iscritto il: 5 ago 2009, 17:22
condivido lo Statuto e il Manifesto:
zona operativa:: Roma-Lazio-Italia
azioni: articoli, manovalanza di piazza, pagamento quota, volantinaggio in proprio, oratore FdEV, costruzione "cose", scrittura articoli, interventi sul WEB, documentazione burocratica, contatti con altre "entità" (associazioni, enti, strutture..)..
Contatta:

Re: Debito Pubblico

Messaggioda sandropascucci » 7 apr 2010, 11:37

Questa fotografia e' destinata pero' a cambiare radicalmente alla fine del decennio. In assenza di correzioni di politica fiscale dei paesi industralizzati, nel 2020 il rapporto debito/Pil del Giappone salira' al 300%, al 200% in Gran Bretagna e al 150% in Belgio, Francia, Irlanda, Grecia, Italia e Stati Uniti.

e io godrò come un matto, pensando a tutti i coglioni grillini che "..come mai solo l'Italia ha.."
_____________________________________________
sandropascucci : primit.it signoraggio.com
INTERNET AIUTA A RIVOLUZIONARE IL MONDO COME
TRATTENERE IL RESPIRO AIUTA A PESARE MENO SULLA BILANCIA

Avatar utente
Christian Tambasco

Re: Debito Pubblico

Messaggioda Christian Tambasco » 20 apr 2010, 11:12

poi dicono che manca l'informazione...

articolo tutto da leggere (sono 2 pagine) di seguito alcuni stralci in evidenza (grassetto e sottolineato mio):

!
L'incentivo dei governi a ripudiare il debito estero nelle recessioni economiche è generalmente elevato perché la crisi aumenta il costo sociale di rimborsare i creditori esteri e la punizione che subisce il debitore sovrano dopo un default è poco più di un'esclusione temporanea dal credito internazionale.
...........................................................................
Secondo le stime di Barclays Research, il 95% del debito greco è detenuto all'interno dell'Eurozona e principalmente da istituti bancari europei.
...........................................................................
Questo determina un sussidio implicito al governo greco, non solo per i bassi tassi d'interesse (al netto del rischio) accordati al suo debito estero, ma anche perché la Bce consente alle banche dell'Eurozona di ottenere liquidità in cambio dei titoli greci in portafoglio.
...........................................................................
Ne deriva una gigantesca redistribuzione di reddito dai contribuenti ai creditori e, alla lunga, minori prospettive di crescita sia per la Grecia che per gli altri paesi dell'Eurozona.
...........................................................................
Invece che concedere crediti agevolati, l'Unione Europea dovrebbe trovare sistemi per proteggere di più i creditori (cioè imporre che i paesi debitori forniscano qualche tipo di collaterale in garanzia) allo scopo di allargare il mercato del debito sovrano all'interno dell'Eurozona, pur evitando di salvare a ogni costo i paesi debitori. Non esiste alcun sistema finanziario sano (sia nazionale che internazionale) in cui i debitori non possono mai fallire.
...........................................................................


fonte: sole24ore - Patto malsano tra Ue e Atene

è chiaro che se i creditori so' le banche dobbiamo proteggere di più i creditori e fanculo gli Stati Sovrani (? :shock: :lol: )

Avatar utente
Alessandro Bono

Re: Debito Pubblico

Messaggioda Alessandro Bono » 20 apr 2010, 11:23

Aspetta...il tipo vuole che uno Stato fallisca definitivamente? E come, di grazia?

La Grecia dovrebbe forse sprofondare nel Mediterraneo?

sandropascucci
Messaggi: 13393
Iscritto il: 5 ago 2009, 17:22
condivido lo Statuto e il Manifesto:
zona operativa:: Roma-Lazio-Italia
azioni: articoli, manovalanza di piazza, pagamento quota, volantinaggio in proprio, oratore FdEV, costruzione "cose", scrittura articoli, interventi sul WEB, documentazione burocratica, contatti con altre "entità" (associazioni, enti, strutture..)..
Contatta:

Re: Debito Pubblico

Messaggioda sandropascucci » 20 apr 2010, 11:26

> Secondo le stime di Barclays Research, il 95% del debito greco è detenuto all'interno dell'Eurozona e principalmente da istituti bancari europei.


ma come?? e la vecchina greca?
_____________________________________________
sandropascucci : primit.it signoraggio.com
INTERNET AIUTA A RIVOLUZIONARE IL MONDO COME
TRATTENERE IL RESPIRO AIUTA A PESARE MENO SULLA BILANCIA

Avatar utente
Christian Tambasco

Re: Debito Pubblico

Messaggioda Christian Tambasco » 20 apr 2010, 11:32

sandropascucci ha scritto:> Secondo le stime di Barclays Research, il 95% del debito greco è detenuto all'interno dell'Eurozona e principalmente da istituti bancari europei.

ma come?? e la vecchina greca?


è morta!

Avatar utente
Umiltao

Re: Debito Pubblico

Messaggioda Umiltao » 20 apr 2010, 13:46

Barclays è IGB© alla massima potenza, essenza pluricentenaria della City londinese. E' pure uno dei più importanti Specialisti in titoli di Stato che vengono assiduamente alle "nostre" aste.

Grazie Barclays, grazie Paterson, grazie Stamp per le vostre lezioni indimeticabili.

Se non sai qualcosa su moneta e signoraggio basta che vai sul sito di qualche banca e trovi tutto quello che ti serve. O aspetti qualche esternazione sulla stampa "di regime" come questa.

Avatar utente
Umiltao

Re: Debito Pubblico

Messaggioda Umiltao » 20 apr 2010, 13:54

OT, ma neanche tanto: negli Anni 70 la sola Banca d' Italia (ricordo a partecipazione al 100% statale fino al 1992), anche a causa dei vincoli di portafoglio, era arrivata a possedere circa il 30% del debito pubblico italiano.

Alla faccia di chi ancora si ostina a parlare di «mitici Anni 70», quelli della c.d. «moneta sovrana e nazionale».

Avatar utente
domenico.damico

Re: Debito Pubblico

Messaggioda domenico.damico » 20 apr 2010, 14:05

Ma soprattutto...

se ripudiare comporta solo una temporanea esclusione dai circuiti internazionali...
perchè non ripudiare?

Vuoi mettere con 1500 mld di euro/bond in meno sul groppone!

La cosa stupefacente è perchè gli Stati (specie quelli con super-debito) non ripudiano il proprio debito, questo è il dato che dovrebbe far accendere le lampadine.

Avatar utente
Christian Tambasco

Re: Debito Pubblico

Messaggioda Christian Tambasco » 20 apr 2010, 18:01


Avatar utente
Alberto Prandini

Re: Debito Pubblico

Messaggioda Alberto Prandini » 21 apr 2010, 11:24

ma possibile che non si accenda nessuna lampadina quando si sente 300% del PIL?!?!?

sti cazzo di giornalisti lo dicono con una nonscialans pazzesca! :shock:

come dire..eh...checcevoifa?

l'unica soluzione contamplata qual'è?..incrementare i consumi! cazzo che geni! così magari se i consumi dovvessero -grazie a un miracolo- aumentare del 5% il defict andrebbe al 298%..cazzo che affare!

sandropascucci
Messaggi: 13393
Iscritto il: 5 ago 2009, 17:22
condivido lo Statuto e il Manifesto:
zona operativa:: Roma-Lazio-Italia
azioni: articoli, manovalanza di piazza, pagamento quota, volantinaggio in proprio, oratore FdEV, costruzione "cose", scrittura articoli, interventi sul WEB, documentazione burocratica, contatti con altre "entità" (associazioni, enti, strutture..)..
Contatta:

Re: Debito Pubblico

Messaggioda sandropascucci » 21 apr 2010, 14:06

autobannati albe'..
_____________________________________________
sandropascucci : primit.it signoraggio.com
INTERNET AIUTA A RIVOLUZIONARE IL MONDO COME
TRATTENERE IL RESPIRO AIUTA A PESARE MENO SULLA BILANCIA

Avatar utente
Umiltao

Re: Debito Pubblico

Messaggioda Umiltao » 21 apr 2010, 14:10

Infatti stavo aspettando che il soprascritto (a meno di cancellazione del post o attacco di hacker) facesse "log in" e passasse con la penna blu.

qual'è

:mrgreen:

Avatar utente
Alberto Prandini

Re: Debito Pubblico

Messaggioda Alberto Prandini » 21 apr 2010, 17:58

merda!

ma poi...siamo sicuri?

http://www.accademiadellacrusca.it/faq/faq_risp.php?id=3779&ctg_id=44

anche se non è che di questi mi fidi poi molto...scrivono la U come una V

Avatar utente
domenico.damico

Re: Debito Pubblico

Messaggioda domenico.damico » 23 apr 2010, 17:05

Linko una cosa cui sono arrivato non mi ricordo come...

E' lettura economica di puro stampo clericale...quindi brrr...

ma vediamo che dicono

http://www.giustiziaesolidarieta.it/cd% ... /index.htm

Avatar utente
Christian Tambasco

Re: Debito Pubblico

Messaggioda Christian Tambasco » 29 apr 2010, 8:46

fonte: sole24ore La classifica del debito in Europa

!
La classifica del debito in Europa
di Vito Lops
27 aprile 2010

E' l'Irlanda la maglia nera del debito in Europa. Non sembrerebbe così se ci si limitasse a guadare la massa dei bond emessi dal governo di Dublino in relazione al Prodotto interno lordo del paese, che si attesta a fine 2009 su un rapporto del 66%. Un valore molto più basso in confronto al parametro italiano (115%) e della stessa Grecia (113%), oggetto quest'ultima di un tentativo coordinato di salvataggio tra il Fondo monetario internazionale, la Banca centrale europea e la Commissione europea.

Eppure le cifre del debito parlano chiaro: a conti fatti, l'Irlanda è quella messa peggio (si veda tabella in pagina) in fatto di debiti. Come si evince da uno studio di Standard & Poor's, aggiungendo al debito contratto dal governo, quello in carico alle imprese e alle famiglie, si può avere un quadro più chiaro della situazione finanziaria di un paese. Un dato più ponderato perché tiene conto anche del comportamento degli altri attori che fanno girare l'economia. Sulla base di questo mix il sistema paese Irlanda ha un debito pari al 286% del Prodotto interno lordo (ottenuto sommando il 66% del debito governativo, il 133% di quello delle aziende e l'87% sul groppone delle famiglie). In sostanza, è vero che l'Irlanda in questo momento rispetta a pieno i dettami del Trattato di Maastricht secondo cui il rapporto debito pubblico/Pil "deve tendere" intorno al 60%, ma è anche vero che le finanze pendenti di imprese e consumatori irlandesi sono superiori rispetto a qualsiasi altro paese europeo.

Nella classifica dei sistemi economici più indebitati segue, in seconda posizione, il Portogallo con una leva finanziaria del 250% (77% governo, 87% imprese, 86% famiglie), di poco superiore al Regno Unito (245%) che occupa il terzo gradino e precede la Spagna (231%) un altro paese in piena regola con Maastricht (il rapporto debito/pubblico sul Pil è del 54%) ma, nel complesso, decisamente a leva. Anche in Olanda l'indebitamento di aziende e famiglie supera quello delle finanze statali collocando i Paesi Bassi al quinto posto di questa graduatoria con un mix del debito complessivo pari al 230% del Prodotto interno lordo.

Quanto alla Grecia, che da mesi preoccupa l'Unione europea a causa dei conti pubblici traballanti, occupa la settima posizione (194%) subito dopo l'Italia (218%). Queste due economie, da alcuni esperti collocate, insieme a Portogallo e Spagna all'interno dell'acronimo Pigs (anche se alcuni identificano nella "I" l'Irlanda e non l'Italia in questa definizione coniata dalla stampa britannica per indicare il cattivo stato di alcune economie dell'Eurozona) hanno in comune un alto livello del debito pubblico (rispettivamente 113% e 115% del Pil) e una bassa propensione al debito da parte delle famiglie (che letta al contrario significa un'alta propensione al risparmio): 41% per la Grecia e 32% per l'Italia. Una delle differenze tra i due paesi, non da poco, è la solvibilità del debito sovrano. L'Italia è ritenuta molto più affidabile: viaggia con un rating A+ di Standard and Poor's. Secondo Moody's è Aa2 e per Fitch è AA-. La Grecia vacilla tra il BBB+ di Standard and Poor's e il BBB- di Fitch. Non è quindi un caso se ieri i rendimenti dei bond triennali sono balzati oltre il 12% (e si mantengono su tale livello, il 12,22%, anche oggi) e quelli a 10 anni, per la prima volta dal 2001, hanno superato il 9% (oggi 9,68%) con uno spread di oltre 500 punti base rispetto ai BTp di pari durata.


grafico interessante sull'esposizione bancaria rispetto ai titoli di debito e ai prestiti pubblici

fonte: sole24ore Debiti sui titoli pubblici nell'eurozona

Avatar utente
Christian Tambasco

Re: Debito Pubblico...USA

Messaggioda Christian Tambasco » 29 apr 2010, 8:50

fonte: sole24ore Fu così che il Congresso Usa scoprì il debito

!
Fu così che il Congresso Usa scoprì il debito
di Alessandro Merli
28 Aprile 2010

Venerdì scorso, Douglas Elmendorf ha preso tranquillamente il suo posto al Fiscal Forum del Fondo monetario e dichiarato senza scomporsi che il debito pubblico degli Stati Uniti è «insostenibile nel lungo periodo e già nei prossimi anni creerà rischi crescenti». Assai meno tranquilli erano i suoi interlocutori, sapendo che Elmendorf non è un economista qualsiasi, ma il direttore del Congressional Budget Office, l'organismo chiamato a fornire al Congresso un'analisi obiettiva e "nonpartisan" dei conti pubblici.

Il debito pubblico americano, già ora ai livelli più alti degli ultimi 50 anni, è destinato a gonfiarsi, secondo le cifre del Cbo, dal 53% del prodotto interno lordo nel 2009 al 90% del 2020, in assenza di azioni correttive. In valori assoluti, nello stesso periodo, sarà quasi triplicato, da 7.500 miliardi di dollari a 20.300 miliardi.

La coscienza che il debito pubblico rappresenti una minaccia grave per l'economia americana ha cominciato a entrare nelle discussioni ufficiali a Washington. Ieri ha cominciato i lavori una commissione creata dal presidente Barack Obama per proporre entro sette mesi soluzioni al problema. Due considerazioni inducono a notevole scetticismo sulle sue chance di successo. La prima è che i tentativi più recenti di collaborazione fra democratici e repubblicani, come la riforma della sanità e quella delle regole della finanza, sono naufragati miseramente. La seconda è che le posizioni iniziali sono lontanissime: se il debito va affrontato con una combinazione di tagli alla spesa e aumenti di tasse, come suggerisce Elmendorf, l'equazione delle ragioni dell'economia con quelle della politica appare destinata a non trovare soluzione. Perché, a parte la furiosa opposizione delle lobby, i tagli alla spesa incontrano probabilmente l'opposizione invalicabile della maggioranza dei democratici. E perché sulle tasse entrambi i partiti si sono legati le mani: i repubblicani con il dogma di "no new taxes" e i democratici con la promessa di Obama di non alzare le imposte alla classe media, il che significa il 95% degli americani.

Tra le altre cifre presentate da Elmendorf, c'è la spesa per interessi sul debito, che nel 2020 toccherà il 14% del totale della spesa federale, la quarta voce dopo pensioni, sanità e difesa. E questo partendo da una situazione in cui i tassi d'interesse sono straordinariamente bassi. Se gli investitori, molti dei quali internazionali, dovessero prendere per buona l'analisi secondo cui il debito Usa è insostenibile, e convincersi che i meccanismi della politica non sono in grado di mettervi riparo, potrebbero cominciare a chiedere rendimenti nettamente più alti o addirittura rifiutarsi di sottoscrivere altri Treasuries.

Alla cerimonia di apertura dei lavori della commissione, ieri, nessuno ha avuto il cattivo gusto di citare la Grecia, ma l'insostenibilità di cui parla Elmendorf può materializzarsi assai prima del lungo periodo quando gli investitori perdono la fiducia.

Avatar utente
Christian Tambasco

Re: Debito Pubblico

Messaggioda Christian Tambasco » 4 mag 2010, 11:11

anche qui...andava bene metterlo anche nella discussione: "lo Stato Sovrano non conta un cazzo"

fonte: sole24ore Farà bene all'Italia un esame di greco

::
RIFORME SUBITO / Farà bene all'Italia un esame di greco
di Alberto Alesina
4 maggio 2010

L'Eurogruppo e il Fondo monetario internazionale hanno prescritto alla Grecia un taglio immediato dei salari pubblici del 15-20%, un blocco di assunzioni e di aumenti salariali in quel settore per almeno tre anni, un aumento dell'età pensionabile a circa 65 anni (dagli attuali circa 55) per tutti, con tagli alle pensioni stesse, aumenti dell'Iva ma non delle imposte sui redditi per non scoraggiare il lavoro, una tassa una tantum sulle imprese, una liberalizzazione di circa 60 professioni chiuse e settori protetti dalla concorrenza, privatizzazioni e vendite di proprietà pubbliche, liberalizzazioni del mercato del lavoro. Recuperare l'evasione fiscale (enorme) richiederà riforme del sistema politico che ne riducano la corruzione.

Si sente dire che la colpa è degli speculatori ma in realtà è l'esatto contrario: il fatto che la Grecia abbia potuto indebitarsi a tassi simili a quelli tedeschi per anni e anni, protetta dall'appartenenza all'area euro, ha contribuito a questa crisi. Se i mercati si fossero svegliati prima nei confronti del rischio Grecia e se Eurostat avesse scoperto il buco dei suoi conti sarebbe stato meglio per tutti.

Queste politiche di contenimento della spesa per salari pubblici e pensioni, sulle privatizzazioni, liberalizzazioni e riforme del mercato del lavoro sono esattamente la ricetta che da anni viene ripetuta anche per l'Italia e altri paesi europei, soprattutto mediterranei. Sia chiaro: l'Italia non è la Grecia. La sua struttura economica è molto più solida e diversificata e i suoi conti sono in condizioni migliori e una buona parte del nostro debito è domestico. La Grecia era ben più indietro di noi nel riformare le pensioni e ha un impiego pubblico ancora più ridondante del nostro. Ma noi abbiamo comunque un debito di quasi il 120% del Pil, e una crescita di non più dell'1% per i prossimi due anni, che non è sufficiente da sola a ridurre il rapporto debito/Pil con un deficit di circa il 5% del Pil.

Va dato atto che il ministro dell'Economia ha avuto un merito non da poco, cioè aver evitato che la grande recessione da cui stiamo uscendo si trasformasse in una crisi fiscale.

Si è opposto con decisione al solito attacco alla diligenza sulla spesa pubblica, compreso quello di altri ministri, un attacco reso più virulento dalla crisi stessa. Ma cantare vittoria non basta più. Con un debito come il nostro e una crescita asfittica, anche piccoli aumenti dei tassi sono molto gravosi e sarà impossibile ridurre le imposte se il peso degli interessi sul debito aumenta.
Non basta più proclamare che in Italia tutto va bene, che il nostro sistema di welfare non va cambiato, che la spesa pubblica non si può ridurre, che il mercato del lavoro va bene così com'è, che non è necessario che la partecipazione alla forza lavoro aumenti e si lavori di più e meglio per aumentare la produttività. È servito per dare fiducia nei momenti più bui della crisi, ma ora i mercati non si fidano più ciecamente di qualunque paese dell'area euro, e forse non si fidano più tanto nemmeno della Gran Bretagna. Se la Spagna non adotta e presto delle riforme come quelle greche, rischia di vedersi alzare gli spread e trascinare l'Europa in una crisi ben peggiore che coinvolgerebbe anche l'Italia. Qualche giorno fa abbiamo visto segnali di aumento degli spread sul nostro debito, anche se poi si sono abbassati: un piccolo segnale da non trascurare.
È cruciale che l'Italia si avvii in modo graduale nella direzione che l'Fmi ha indicato per la Grecia. Non ci serve certo una dose da cavallo stile greco, ma bisogna dare un segnale ai mercati che abbiamo capito la gravità della situazione di debito pubblico e crescita e ci stiamo muovendo. A questo punto ripetere agli italiani che tutto va bene diventa controproducente, perché rende poi difficile far accettare riforme che, anche se "impopolari" nel breve periodo, evitano però guai ben peggiori dopo, e la Grecia ne è un esempio.

Uno dei pochi aspetti positivi di questa crisi greca potrebbe essere proprio quello di svegliare l'opinione pubblica verso i rischi fiscali che i paesi molto indebitati come il nostro corrono. L'Europa mediterranea non può continuare a invecchiare, crescere e lavorare poco, e affidarsi alla spesa pubblica e al debito pubblico per sopravvivere.

Avatar utente
Christian Tambasco

Re: Debito Pubblico

Messaggioda Christian Tambasco » 7 mag 2010, 13:00

fonte: sole24ore Ora la politica curi l'infezione

::
LA CRISI DELL'EURO / Ora la politica curi l'infezione
di Marco Onado
7 maggio 2010

Le drammatiche giornate vissute sui mercati e nelle piazze in fiamme dimostrano, ancora una volta, che anche un paese molto piccolo può provocare una tempesta globale. La classe politica europea ha largamente sottovalutato questa semplice realtà (nonostante il campanello d'allarme del caso Dubai) e adesso è costretta a misure eccezionali e costose per rimediare a questo fatale errore. A questo punto, la diagnosi è relativamente facile, ma la terapia tanto complessa, quanto dura da accettare.

In questo momento c'è il rischio concreto che i meccanismi di contagio si diffondano dalla Grecia non solo agli altri paesi fortemente indebitati (come Portogallo e Spagna già nel mirino della speculazione) ma all'intero settore del debito dei paesi sovrani, perché - come dimostra una recente ricerca di Citigroup curata da un economista di valore come Willem Buiter - i paesi con i conti in ordine si contano sulla dita di una mano (mutilata, aggiungerei) e tra questi non c'è nessuno fra i grandi paesi, compresi Stati Uniti, Regno Unito e la stessa Germania.
Il che naturalmente non vuol dire che ci sia alle porte un problema d'insolvenza di questi paesi, ma spiega ampiamente perché i mercati siano nervosi nei confronti dell'intero universo dei titoli pubblici e siano pronti, come in effetti hanno già fatto, a chiedere un tasso d'interesse, cioè un premio al rischio, più alto rispetto al passato, aggravando così ulteriormente le finanze pubbliche.

A questo punto, i problemi del mercato dei titoli sovrani creano perdite potenziali nei bilanci delle banche, soprattutto europee: gli analisti stimano che anche le grandi banche francesi, tedesche e spagnole possono registrare minusvalenze significative per effetto dell'aumento degli spread, che cancellerebbero gran parte del miglioramento dei conti registrato dall'inizio del 2009. E si badi che solo nei confronti di Grecia e Portogallo, si stima che le banche francesi, tedesche e britanniche siano esposte rispettivamente per 56, 84 e 37 miliardi di dollari (ricerca Morgan Stanley). Anche questa volta, le banche italiane sono coinvolte solo in misura marginale, tanto che ieri Moody's ha riconosciuto che il nostro è un «sistema bancario robusto». Un ulteriore elemento in più a nostro favore, ma nella tempesta generale anche una consolazione abbastanza magra.

E purtroppo non ci si ferma lì, perché le banche più esposte hanno anche generalmente un basso rapporto depositi/prestiti e quindi devono finanziare sul mercato interbancario una gran parte delle operazioni di prestito. Il problema riguarda quindi un insieme assai più vasto delle piccole banche greche o anche delle banche europee che detengono titoli greci. Se lo spettro del rischio di controparte ricominciasse ad aggirarsi per l'Europa, sarebbero dolori per tutti. Non a caso, quando a partire dall'agosto 2007 le banche smisero di farsi prestiti fra loro, le prime a cadere furono una banca inglese (Northern Rock) e una banca tedesca (Hypo Real Estate).
A fronte di uno scenario così preoccupante, è difficile credere che il piano faticosamente e tardivamente varato nello scorso fine settimana possa essere sufficiente, ammesso ovviamente che i cittadini greci lo accettino. Una qualche forma di ristrutturazione del debito appare inevitabile ed è del resto già implicita sia nelle valutazioni delle agenzie di rating che nei prezzi di mercato. Avere atteso colpevolmente fino all'ultimo porta al risultato, apparentemente paradossale, che un pacchetto d'interventi che in linea di principio consente alla Grecia di non ricorrere al mercato per tre anni, non è più abbastanza credibile.

Occorre quindi aggiungere un elemento in più e cioè riportare il servizio del debito su livelli più sostenibili nel medio periodo. Piuttosto, dati i problemi delle banche europee, bisognerà puntare non sul taglio brutale del valore di rimborso, ma su forme di dilazione delle scadenze che assicurino il pagamento del debito al valore nominale, ancorché in tempi più lontani. In questo modo, l'impatto sui bilanci delle banche potrebbe essere attenuato e si eviterebbero ulteriori salassi a carico dei bilanci statali per ulteriori iniezioni di capitale nelle banche, che sarebbero ancora più difficili da spiegare ai contribuenti di quelle già realizzate.

Purtroppo l'emergenza non si ferma qui, perché occorre anche diradare le nubi che si stanno accumulando sul mercato interbancario internazionale. La Bce ha dato un contributo fondamentale con la decisione di lunedì di continuare ad accettare in garanzia i titoli greci, nonostante il declassamento. Una decisione tanto coraggiosa, quanto indispensabile per garantire la liquidità delle banche di Eurolandia. È probabile che si debbano in un futuro non lontano riaprire i rubinetti delle facilitazioni a lungo termine introdotte nei momenti peggiori della crisi. L'istituzione di Francoforte dimostra di aver superato le remore che l'avevano portata a respingere l'intervento dell'Fmi ed è consapevole che è in gioco l'intera costruzione europea.
Il problema è che se la politica europea non dimostrerà la stessa determinazione e non saprà fare il salto in avanti necessario, l'azione della Banca centrale non sarà sufficiente. È ormai dimostrato che una moneta unica e una politica divisa e frammentata funzionano solo quando le cose vanno bene per tutti. E capirai, diceva Alberto Sordi.

Avatar utente
Christian Tambasco

Re: Debito Pubblico

Messaggioda Christian Tambasco » 10 mag 2010, 10:57

ottimo articolo...per chi sa leggere ovviamente

fonte: sole24ore La spirale dei debiti ingessa l'Europa

::
La spirale dei debiti ingessa l'Europa
di Morya Longo
9 Maggio 2010

«Se ti devo un dollaro io ho un problema, ma se ti devo un milione di dollari allora il problema è tuo». Quando John Maynard Keynes inventò questa massima, non avrebbe mai immaginato che circa un secolo dopo il mondo occidentale sarebbe affogato nei debiti. Secondo le stime del «Sole 24 Ore», usando vari studi e banche dati, se si sommano i debiti totali (pubblici e privati) di Stati Uniti, area euro, Gran Bretagna, Giappone e Canada si arriva infatti oggi a una cifra quasi difficile da pronunciare: 130mila miliardi di dollari. Per intenderci: due volte il Pil mondiale. O due volte e mezza la capitalizzazione di tutte le Borse del globo.

Questo è il male che affligge i mercati: una zavorra che incatena stati, banche, imprese e famiglie. Gli uni finanziano gli altri e viceversa: debitori e creditori hanno lo stesso volto. Eppure solo l'Europa, o meglio alcuni paesi del Vecchio continente, sono colpiti dalla speculazione: salgono i rendimenti dei titoli di stato, s'impennano le polizze anti-default, cadono le Borse. Gli Stati Uniti, che hanno 55mila miliardi di debiti pubblici e privati, sono anzi visti come rifugio. Un paradosso? In parte sì, ma un motivo c'è: sebbene il problema sia comune, tutti pensano che gli Usa abbiano molte più risorse per reagire.

Bersaglio: Europa
La speculazione ha colpito l'area euro - che ha debiti totali per 40mila miliardi $ - perché soffre di un cronico problema: ha da anni una moneta unica, ma non un'unità politica. «Questo rende più difficoltoso il coordinamento delle politiche monetarie e fiscali - osserva Johannes Mueller, economista di Dws (Deutsche Bank) -. La Fed ha comprato i titoli di Stato Usa e la Banca d'Inghilterra quelli britannici, ma la Bce non ha fatto nulla di tutto ciò». I nodi di un'opera incompiuta stanno insomma venendo al pettine. Ecco perché la crisi nata negli Usa sta colpendo l'Europa.

I primi a soffrire sono i paesi ritenuti più vulnerabili. Prima è toccato alla Grecia, quando ha svelato che i suoi bilanci non erano come li aveva sempre mostrati. Così, sebbene la penisola ellenica avesse il sistema bancario più piccolo (gli attivi complessivi raggiungono a mala pena il 150% del Pil) e non avesse una bolla immobiliare (il mattone rappresenta meno del 10% del Pil), è finita subito nella bufera dei mercati. Bufera che le ha impedito di rifinanziare i debiti se non a costi proibitivi. E che, anche dopo il salvataggio, continua a imperversare: non a caso i Cds di Atene stanno ora sui 940 punti base. Alta tensione.

Evidentemente il mercato ritiene che il salvataggio di Atene non basti, perché ci sono altri paesi con squilibri. Ad esempio Portogallo, Spagna e Irlanda. Madrid e Dublino hanno vissuto la grande bolla speculativa immobiliare, con la conseguenza che oggi le famiglie hanno un debito rispettivamente pari al 130% e al 200% del loro reddito. Questo zavorra un'economia che era abituata - grazie soprattutto a una "droga" immobiliare - a correre. A ben vedere, anche la Gran Bretagna (che a fine 2008 McKinsey stimava con un debito totale quattro volte e mezzo superiore al Pil) appare vulnerabile.

La catena di Sant'Antonio
Il problema dell'elevato debito è il rifinanziamento: fin che si trovano investitori disposti a comprare obbligazioni e a prestare soldi, tutto va bene. Ma se gli investitori sono a loro volta indebitati, il meccanismo diventa più farraginoso. Prendiamo le banche. Da un lato sono tra i principali acquirenti di titoli di stato, cioè sono tra i principali finanziatori dei governi. Tanto che oggi quelle europee sono zeppe di titoli di stato di Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna. Ecco perché crollano in borsa. D'altro canto - però - le stesse banche hanno a loro volta una leva finanziaria eccessiva, tanto che molte sono state salvate dagli stati stessi. Insomma: io salvo te, tu salvi me.

Idem per le famiglie. Sono loro a comprare titoli di stato e obbligazioni aziendali - anche attraverso i fondi - e a depositare i risparmi in banca. Ma in molti paesi sono le stesse famiglie ad essere oberate dai debiti concessi dalle stesse banche. Magari - e il cerchio si chiude - da quelle salvate dagli stati. Preoccupa quindi il fatto che il tasso di risparmio mondiale (stimato dal Fmi) sia in calo del 15,1% nel 2009: significa che le famiglie hanno meno soldi da parte e, dunque, meno soldi da investire in titoli di Stato e in banca. Il cappio del debito si stringe. Restano poi i prestatori di ultima istanza: le Banche centrali. Non a caso oggi viene invocata la Bce.

«Exit strategy»
Come uscirne? La risposta è quasi banale: bisogna ridurre i debiti. Il problema è che la cura dimagrante non è facile: provoca rallentamenti economici, squilibri sociali. McKinsey qualche mese fa ha effettuato uno studio per vedere le conseguenze, dagli anni '30 a oggi, di massicce riduzioni dei debiti. Nella storia è accaduto 45 volte. Nella maggior parte dei casi il fenomeno ha causato recessione: «Se accadesse ora - scrive McKinsey - il Pil si contrarrebbe per i primi due o tre anni prima di ripartire». In alcuni casi la riduzione dei debiti ha causato massicci default o alta inflazione. Oppure - ma solo in casi rari - una nuova crescita del Pil.

Avatar utente
sergioloy

Re: Debito Pubblico

Messaggioda sergioloy » 10 mag 2010, 17:53

Christian Tambasco ha scritto:Questo è il male che affligge i mercati: una zavorra che incatena stati, banche, imprese e famiglie. Gli uni finanziano gli altri e viceversa: debitori e creditori hanno lo stesso volto.


si eran resi conto di aver fatto un buon articolo, e allora han dovuto piazzare la stronzata.

Francesco Fata
Messaggi: 896
Iscritto il: 10 ago 2009, 16:35
condivido lo Statuto e il Manifesto:
zona operativa:: Roseto degli Abruzzi
azioni: scrittura articoli, studio aspetti tecnico-filosofici, studio idee di riforma monetaria, quota associativa, volantinaggio mirato, interventi sul web
Località: Roseto degli Abruzzi

Re: Debito Pubblico

Messaggioda Francesco Fata » 10 mag 2010, 18:58

sergioloy ha scritto:
Christian Tambasco ha scritto:Questo è il male che affligge i mercati: una zavorra che incatena stati, banche, imprese e famiglie. Gli uni finanziano gli altri e viceversa: debitori e creditori hanno lo stesso volto.


si eran resi conto di aver fatto un buon articolo, e allora han dovuto piazzare la stronzata.


Veramente...questa (di stronzata) è la minore!
A parte qualche dato statistico interessante, parlare di buon articolo mi sembra 'na cosa grossa!
La "exit strategy" poi, è fantastica! Come dire: l'asino mio, erano 20 giorni che non gli davo da mangiare. Porca troia mo' che si era abituato...è morto!
Voglio troppo bene al popolo per pensare di votare gente che vuole particolarmente bene a se stessa.
Francesco Fata

----Francesco Fata (ex aggiocampà) ----

Avatar utente
Christian Tambasco

Re: Debito Pubblico

Messaggioda Christian Tambasco » 11 mag 2010, 12:36

l'articolo è ottimo nel senso che per quanto cerchino di giustificare il sistema, non possono fare a meno di commettere errori logici come quello da te indicato o forzature che si configurano come vere e proprie stronzate come quella evidenziata da sergioloy


Torna a “Era scritto sul giornale”

Chi c’è in linea

Visitano il forum: Nessuno e 3 ospiti

cron
Eccetto dove diversamente specificato, i contenuti di questo sito sono liberamente riproducibili purché sia citata e linkata la fonte (sono infatti rilasciati sotto una licenza Creative Commons BY-NC-SA 2.0) Il redattore non e' legalmente responsabile per i pensieri e le affermazioni espresse in questo blog dai visitatori. L'autore non assume alcuna responsabilità nel caso di eventuali errori contenuti negli articoli o di errori in cui fosse incorso nella loro riproduzione sul sito. Tutte le pubblicazioni su questo sito avvengono senza eventuali protezioni di brevetti d'invenzione; inoltre, i nomi coperti da eventuale marchio registrato vengono utilizzati senza tenerne conto. Questo sito non è una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità . Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001 Comunque, Costituzione Italiana - Art. 21: Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. :: SE&O :: Salvo Errori et Omissioni "come scrivono le banche, in calce agli estratti conto, per evitare eventuali future azioni penali".