L'Irlanda dopo la sovranità cede il popolo

..ovvero le puttanate ufficiali propagandate dal Sistema Mediatico di IGB
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Karlrex

L'Irlanda dopo la sovranità cede il popolo

Messaggioda Karlrex » 5 gen 2010, 7:17

Avevano assicurato(dopo averlo terrorizzato per 2 anni)il popolo che solo con la firma del trattato di Lisbona e la conseguente entrata in europa li avrebbe salvati dall'isolamento economico-social-culturale..tant'è che mo' pure per Nazionalizzare una Banca devono chiede il permesso a Brussels :shock: !La cessione della sovranità e le collusioni-servilistiche dei camerieri dei banchieri ha come conseguenza la cessione del popolo ad altre nazioni(la chiamano impunemente emigrazione).Chissà perchè invece di sfanculare le banche e cambiare il sistema moneta-debito in moneta accreditata, il governo Irlandese ha scelto la via peggiore :?: Ardua risposta eh? Illuminante il pezzo sul dubbio( :?: :shock: )se le banche travolgeranno lo Stato, costringendo entità esterne come l'Fmi o la Ue a intervenire..
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La triste parabola dell'Irlanda
La "Tigre Celtica" perde i figli
di Nicol Degli Innocenti
3 dicembre 2010
Dublino. Proteste per la crisi occupazionale che ha colpito l'Irlanda. Nov 6, 2009 (AFP)

I "figli della tigre" se ne stanno andando. I giovani irlandesi, cresciuti al sole del boom economico, abituati alla luce calda del benessere, sono i più sconcertati dall'ombra scura che la crisi ha fatto scendere sull'isola. Il gelo della recessione ha colpito loro più di tutti: la disoccupazione è raddoppiata al 12,5%, ma il 90% dei posti di lavoro perduti si è concentrato nella fascia di età sotto i 30 anni. Per questo l'Irlanda, per quindici anni calamita d'Europa, autoproclamata Tigre celtica che ha accolto stranieri da paesi vicini e lontani offrendo la certezza di un lavoro, oggi è tornata a essere un paese di emigranti in cerca di impiego.

Quest'anno per la prima volta il numero di irlandesi che hanno deciso di emigrare ha superato il numero degli immigrati. Le pagine più tristi della dolorosa storia d'Irlanda sembrano riscriversi da sole. Nell'arco di 12 mesi, 40mila irlandesi sono partiti alla ricerca di una nuova vita. L'anno prima erano stati solo 7.800. Le mete tradizionali, Gran Bretagna e Stati Uniti, sono ora trascurate perché colpite dalla crisi. Il boom delle partenze è verso Canada e Australia, paesi altrettanto anglofoni ma ora più stabili e quindi più invitanti.

«È difficile esagerare il senso di shock che ha colpito le persone come me, figli della Tigre celtica che non avevamo mai vissuto tempi difficili e davamo per scontata la nostra ricchezza», racconta Rachel Early, trent'anni, web designer licenziata a gennaio. «Io dopo qualche mese - aggiunge - ho trovato un altro lavoro nel digital marketing, ma tanti amici non hanno avuto la stessa fortuna. Chi non è già andato all'estero sta pensando di farlo». Anche Shane McGlynn, ex banchiere, è rimasto solo perché è riuscito a riciclarsi come importatore di tessuti di alpaca dal Peru: «La situazione - racconta - era insostenibile, una bolla che doveva per forza scoppiare. Troppa ostentazione, troppe persone che vivevano oltre le loro possibilità, una vita fasulla a credito». Per chi resta, l'Irlanda in crisi è più tetra e meno ospitale, racconta Armstrong Birhiray, arrivato dalla Nigeria nel 1999 e fino a sei mesi fa felicemente impiegato come tecnico di laboratorio: «Da quando sono stato licenziato ho cercato lavoro senza trovarlo. Ora sarò costretto a fare il tassista, come altri duemila nigeriani qui a Dublino. Il problema è che la crisi ha incattivito la gente, che ora accusa gli stranieri di rubare il lavoro agli irlandesi, con un'ostilità che prima non c'era e che rende la vita più difficile».

Anche gli ottimisti ammettono che il 2010 non promette miglioramenti improvvisi: troppo grave lo shock immobiliare dopo lo scoppio della bolla, troppo pesanti i sacrifici richiesti ai contribuenti, troppo profonda la crisi dei consumi. I pessimisti, che in Irlanda abbondano, possono elencare ragioni convincenti per giustificare le loro fosche previsioni, a partire dalle difficoltà irrisolte del sistema bancario. Resta la possibilità che il governo debba rimpiangere la solenne promessa di garantire tutti i depositi bancari: 400 miliardi di euro, il doppio del Pil. Un'altra possibilità, più concreta, è che Dublino debba nazionalizzare un'altra banca dopo Anglo-Irish Bank e forse più di una. Restano mille dubbi sull'efficacia di Nama, la "bad bank" creata dal Governo per assorbire i crediti inesigibili e gli asset a rischio. «Le banche irlandesi - avverte Morgan Kelly, professore di economia all'University College di Dublino - restano zombie e rischiano di essere troppo grandi per essere salvate. Il dubbio ora è se le banche travolgeranno lo Stato, costringendo entità esterne come l'Fmi o la Ue a intervenire».

L'Irlanda, primo paese dell'Eurozona a entrare in recessione, è ancora in crisi. Tecnicamente l'economia è uscita dalla recessione, dato che nel terzo trimestre il Pil è cresciuto dello 0,3%, ma è pressoché certo il ritorno in territorio negativo nel quarto trimestre. Su base annua il calo del Pil è del 7,5 per cento. Inoltre nel caso dell'Irlanda il dato più significativo è il prodotto nazionale lordo (Pnl), che esclude l'apporto delle multinazionali e che nel terzo trimestre è sceso dell'1,4%, accelerando il declino rispetto al -0,5% registrato nel secondo. Se le multinazionali, specie quelle in settori anti-ciclici come il farmaceutico, vanno bene, le imprese locali continuano ad annaspare, dunque.

Resta però il fatto che la depressione è stata evitata. Le ragioni per essere ottimisti sono soprattutto due. Il governo ha dimostrato di sapere gestire la crisi, tracciando il percorso per uscirne e soprattutto mantenendo la rotta con decisione. Seguendo il saggio principio che quando si parla di rating internazionali non basta agire ma bisogna anche far vedere che si agisce, Dublino ha sbandierato la sua determinazione. «Non siamo la Grecia» è stato il messaggio ripetuto fino alla nausea. Quindi decisioni difficili, pugno di ferro con i sindacati, niente compromessi. La finanziaria di dicembre, la terza in un anno, ha stabilito tagli alla spesa pubblica di 4 miliardi di euro per riuscire a contenere il deficit sotto il 12,5% del Pil e ha imposto supertasse sui ricchi. Però il ministro delle Finanze, Brian Lenihan, ha deciso di non alzare l'imposta societaria del 12,5%, mandando un chiaro messaggio agli investitori: l'Irlanda resta "open for business".La seconda ragione per essere ottimisti è invece esterna: l'economia mondiale si sta riprendendo, ripartono gli scambi commerciali e aumentano i consumi. Per un'economia votata all'export come quella irlandese le prospettive sono positive. Il mercato immobiliare resta malato grave, ma le esportazioni possono trainare la ripresa se l'Irlanda resta competitiva. «Dobbiamo ricordarci - afferma Alan McQuaid, chief economist di Bloxham Stockbrokers a Dublino - che è stato l'export a creare la tigre, ben prima del boom immobiliare. Ora il costo del lavoro è sceso sotto la media europea, abbiamo una popolazione giovane e istruita, non c'è la bomba pensioni di altri paesi europei e le imposte societarie sono basse: ci sono tutte le condizioni per attrarre investimenti dall'estero e ricostruire l'economia in modo sostenibile. Il 2010 sarà un anno difficile, ma prevedo un 2011 positivo per l'Irlanda».

Anche la crisi potrà avere un risvolto positivo, se servirà a porre le basi per una crescita più sostenibile e a dimostrare che l'Irlanda può farcela. «Da un certo punto di vista - spiega Rachel - questa crisi è la cosa migliore che potesse succedere. Ci ha riportato con i piedi per terra. Ora riemerge il vecchio spirito irlandese, di rimboccarsi le maniche e lavorare sodo, non credere che tutto sia dovuto». Per questo è lecito scommettere che l'esodo sarà temporaneo: le migliaia di irlandesi che stanno lasciando il paese non resteranno residenti del Canada o dell'Australia a lungo. Superato questo difficile periodo di transizione, gli emigranti di oggi torneranno a casa. L'Irlanda ha imparato dalla storia, e quindi la storia non si ripeterà.


I NUMERI DELLA CRISI
Difficile prevedere miglioramenti improvvisi per l'economia irlandese, la prima dell'Eurozona a entrare in recessione. Una fase tecnicamente chiusa con il ritorno alla crescita congiunturale nel terzo trimestre del 2009, quando il Pil si è risollevato dello 0,3% rispetto ai tre mesi precedenti. Ma per l'ultima frazione dell'anno si stima una nuova contrazione, mentre il confronto su base annua è ancora fortemente negativo.
Irlanda, presiti delle banche
La recessione irlandese
Irlanda, rendimento dei titoli di Stato a 10 anni
3 dicembre 2010

Qui il link: http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLi ... iew=Libero

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Karlrex

Re: L'Irlanda dopo la sovranità cede il popolo

Messaggioda Karlrex » 30 mar 2010, 20:35

Mo' cominciano con i salvataggi e le nazionalizzazioni ...niente da fa!!
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30-03-10
IRLANDA: DUBLINO VARA VASTO PIANO SALVATAGGIO BANCHE


(ASCA-AFP) - Dublino, 30 mar - Il Governo di Dublino annuncia un vasto piano di salvataggio delle banche irlandesi. In particolare, il ministro delle Finanze, Brian Lenihan, ha specificato che verranno concessi 8,3 miliardi di euro alla banca a controllo statale Anglo Irish Bank. Oltre a cio', saranno concessi aiuti per la ricapitalizzazione di AIB e BoFI, mentre verranno nazionalizzate due banche di credito mutualistico.

fonte: http://www.asca.it/news-IRLANDA__DUBLIN ... ECO-1.html

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Karlrex

Re: L'Irlanda dopo la sovranità cede il popolo

Messaggioda Karlrex » 31 mar 2010, 11:37

ovviamente Bank of ireland anche se in rosso, dice no all'ingerenze governative e te credo :mrgreen:
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Bank of Ireland: rosso da 1,46 miliardi
Allo studio un aumento di capitale da 2,7 mld di euro
31 marzo, 11:26

Bank of Ireland: rosso da 1,46 miliardi (ANSA) - ROMA, 31 MAR - Bank of Ireland ha allo studio un aumento di capitale da 2,7 miliardi di euro, dopo una perdita netta di 1,46 miliardi in 9 mesi del 2009. Una misura necessaria per far fronte ai piu' rigidi requisiti di capitale fissati ieri dalle autorita' irlandesi. Bank of Ireland ha avviato contatti per la raccolta fra gli investitori e ha assicurato di essere in grado di rastrellare capitali sufficienti, evitando il rafforzamento della partecipazione pubblica nell'istituto previsto dal piano del governo.

fonte: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche ... 52788.html

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domenico.damico

Re: L'Irlanda dopo la sovranità cede il popolo

Messaggioda domenico.damico » 31 mar 2010, 13:58

Che patetiche le piangine dell'occidentale bianco, anche l'irlandese che da autodefinirsi tigre celtica a...

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Christian Tambasco

Re: L'Irlanda dopo la sovranità cede il popolo

Messaggioda Christian Tambasco » 1 apr 2011, 8:12

fonte: sole24ore Irlanda schiacciata dai debiti, lo Stato costretto a salvare Irish Life

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Irlanda schiacciata dai debiti, lo Stato costretto a salvare Irish Life
di Vittorio Da Rold
29 marzo 2011

«Il cielo di Irlanda era un oceano di nuvole e luce», oggi è un oceano di bond inevasi e debiti. Nel 2000 le banche islandesi furono privatizzate e deregolamentate e allegramente si indebitarono per 12 volte il Pil del paese. Tutti sanno come è andata a finire l'avventura islandese del Mare del Nord. Le banche d'investimento sono state chiuse e tutti sono tornati a pescare il merluzzo.

Ora l'Irlanda corre lo stesso rischio, la storia si ripete. Dublino è alle corde e dovrebbe, secondo gli stress test in arrivo giovedì, ricapitalizzare di nuovo le sue banche. Come? A quel punto trasformerà i bond emessi dall'ultima banca privata in difficoltà in azioni, tutte operazioni già viste in passato e sempre a carico del contribuente, mosse che alla fine però potrebbero far andare in bancarotta lo stato irlandese. Invece Dublino questa volta dovrebbe fare come l'Islanda (non membro Ue) che, capita la lezione, a un certo punto decise di ristrutturare i senior bond (cioè non garantirli più ma fare un haircut, un taglio di capelli su capitale e rendimenti). Insomma di non metterli tutti sulle spalle dello stato, ma facendo pagare le perdite agli obbligazionisti e agli azionisti delle banche mal gestite.

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Ma non andrà così, chi ha giocato sul moral hazard, sull'azzardo morale, avrà ancora una volta partita vinta. Probabilmente Dublino proteggerà ancora una volta gli obbligazionisti privati delle banche dissestate spalmando le perdite su tutti i contribuenti secondo l'adagio, "profitti privati, perdite pubbliche" o del "too big to fail", troppo grande per fallire. Ma cosa è successo di nuovo nella telenovela celtica-irlandese? Gli stress test messi in atto dalla Banca centrale d'Irlanda potrebbero costringere lo Stato a prendere il controllo dell'istituto di credito Irish Life & Permanent (IL&P), ultima banca del paese ancora completamente privata. È quanto riportato dall'Irish Times, secondo il quale, questi test servono a valutare i fondi propri di cui le banche avrebbero bisogno per sopportare eventuali perdite supplementari, in caso di crisi azionaria, di default di bond sovrani o di aumento del prezzo del petrolio. I risultati dei test, continua il quotidiano, saranno pubblicati giovedì e allora costringeranno IL&P «a cedere una partecipazione consistente allo Stato».

La sola incognita è la quota, che potrebbe essere superiore al 50%, con una nazionalizzazione di fatto dell'istituto. Una tale misura comporterebbe la quasi completa nazionalizzazione del settore bancario irlandese: sono due anni che lo Stato ha dovuto prendere il controllo di molte banche che si trovavano in profonda crisi a causa delle colossali perdite registrate sul mercato del credito e dei mutui fondiari.

Una sola banca privata. Come ricordato dal quotidiano, IL&P attualmente è la sola banca privata che non ha fatto ricorso al sostegno pubblico dall'inizio della crisi finanziaria, che ha già visto la nazionalizzazione effettiva di quattro gruppi bancari: Anglo Irish bank, Allied Irish bank (Aib), Ebs e Inbs. Lo Stato, inoltre, ha una partecipazione anche in un quinto istituto, Bank of Ireland. Questi interventi hanno fatto esplodere il deficit pubblico irlandese, arrivato nel 2010 al 32% del Pil, costringendo lo Stato a chiudere un piano di aiuto da parte dell'Unione europea e del Fondo monetario internazionale di Dominique Strauss-Kahn pari a 85 miliardi di euro. Secondo la stampa, gli stress test irlandesi (i secondi nel tempo, i primi vennero superati brillantemente al punto che si parlò di operazione di marketing, poiché le banche poco tempo dopo dovettero essere salvate) dovrebbero rivelare che i quattro istituti che li hanno affrontati hanno bisogno di capitali tra 18 e 25 miliardi di euro (compresi di 10 miliardi già previsti), una somma inferiore ai 35 miliardi previsti di aiuto alle banche nel piano internazionale di sostegno all'Irlanda.

In realtà il nuovo governo irlandese vorrebbe infliggere perdite su alcuni detentori di obbligazioni in banche irlandesi, scelta a cui si oppone la Bce di Francoforte a causa del rischio contagio. La Bce è pronta ad intervenire con un intervento di sostegno ad hoc per l'Irlanda di acquisti di bond irlandesi nel caso in cui il mercato preoccupato dal livello del debito che ha toccato il 100% del debito, potrebbe disertare le prossime aste. «Penso che questo accordo potrebbe diminuire la paura di una ristrutturazione del debito», ha detto l'economista Oliver Gilvarry, capo della ricerca presso Dolmen Securities. Ma l'ultima parola spetterà agli irlandesi, stufi di pagare con disoccupazione e mancta crescita i profitti della finanza d'assalto.

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marcomulas

Re: L'Irlanda dopo la sovranità cede il popolo

Messaggioda marcomulas » 15 apr 2011, 14:39

Ansa.it

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Irlanda: Moody's taglia rating a Baa3
con un altro taglio Bond Dublino spazzatura
ROMA, 15 APR
Moody's ha abbassato il rating dell'Irlanda da Baa1 a Baa3 a causa del peggioramento delle prospettive economiche del Paese.

Si tratta di un taglio di due gradini all'ultimo grado di investimento. Con un'altra sforbiciata i titoli di stato dell'Irlanda saranno spazzatura, 'junk', e considerando che per Moody's l'outlook sul Paese e' negativo, questa ipotesi sembra probabile.


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