Goldman Sachs

..ovvero le puttanate ufficiali propagandate dal Sistema Mediatico di IGB
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sergioloy

Goldman Sachs

Messaggioda sergioloy » 24 dic 2009, 12:40

LA PIÙ POTENTE E SEGRETA BANCA D'INVESTIMENTI AL MONDO

DI JOHN ARLIDGE
The Sunday Times

L'anonimo edificio color ruggine al numero 85 di Broad Street, nella parte bassa di Manhattan, non sembra un posto che valga la pena di fermarsi a guardare, ed è proprio quello che piace a coloro che ci lavorano. Gli uomini e le donne che in un piovoso mattino vi sbarcano nella tipica tenuta di Wall Street - abiti scuri, ventiquattrore e BlackBerrys – sono molto riservati. Vanno rapidamente dalle Lincoln nere all'edifico attraversando praticamente il nulla: nessuna targa sulla facciata o indicazione nel vestibolo, nulla che permetta di collegare il sorvegliante armato all'esterno con l'attività svolta all'interno. C'è un buon motivo per tutta questa segretezza: il numero 85 di Broad Street, New York, NY 10004, è dove ci sono i soldi, tutti i soldi.

È il miglior posto per produrre denaro che il capitalismo globale sia mai riuscito a immaginare e, dicono molti, è una forza politica più potente di qualsiasi governo. La gente che lavora oltre le porte vetrate fa più soldi di molti stati. I beni ammontano complessivamente a 1 trilione di dollari, le entrate annuali sono dell'ordine di decine di miliardi, i profitti, vari miliardi, vengono generosamente ridistribuiti all'interno.

Nella foto: Lloyd Blankfein, amministratore delegato di Goldman Sachs

In quest'anno di crisi lo stipendio medio di ciascuno dei 30.000 dipendenti dovrebbe raggiungere la cifra record di 700.000 dollari, con picchi di varie decine di milioni (centinaia di migliaia di volte più di un inserviente della stessa impresa). E quando avranno finito di diventare "schifosamente ricchi a 40 anni", i funzionari non si ritroverebbero in brache di tela nemmeno se l'attività dovesse andare a carte quarantotto; verrebbero paracadutati in uno dei prestigiosi posti politici negli USA o all'estero, facendo nascere il sospetto che "governino il mondo". Il numero 85 di Broad Street è la sede della Goldman Sachs.

La più famosa banca d'investimenti si nasconde dietro la piena di denaro che genera e fa piombare su Manhattan, sulla City di Londra su e buona parte delle altre capitali finanziarie in tutto il mondo. Ma adesso i maghi occulti dell'impero bancario sono obbligati a esporsi alla fredda luce del giorno. Pubblico, politici e stampa ritengono che la crisi creditizia sia la conseguenza delle spericolate attività di trading delle banche e in primo luogo della Goldman, quella di più successo tra le sopravvissute. Politici e commentatori fanno a gara per denunciare la Goldman con termini sempre più pesanti: "ladri tra i ladri", "vandali economici", "capitalisti di rapina". Vince Cable, portavoce del Lib Dem Treasury, confronta i recenti eccezionali risultati della banca (un profitto di 3,2 miliardi di dollari solo nel quarto trimestre) e i previsti bonus con la situazione lavorativa e le entrate della gente comune nel 2009.

Negli USA la situazione è ancora peggiore. La rivista Rolling Stone ha pubblicato un articolo che descrive la Goldman come "un'enorme sanguisuga che succhia incessantemente sangue se solo sente odore di soldi". Nel suo ultimo documentario (Capitalism: A Love Story), Michael Moore si presenta al numero 85 di Broad Street con un furgone portavalori, tira fuori un sacco contrassegnato da un enorme dollaro, si volge verso l'edificio e urla: "Siamo qui per riprenderci i soldi dei cittadini americani!".

Di colpo la reputazione della Goldman è diventata ancora più tossica degli swap e degli altri incomprensibili strumenti finanziari, e questo danneggia gravemente qualcosa che la banca considera al di sopra di tutto: gli affari. La Goldman, principale obiettivo della rabbia popolare e dei politici, e potenziale prima vittima di nuove regole draconiane, ha quindi deciso a malincuore che è arrivato il momento di parlare e combattere. Ed ecco perché, in una luminosa mattinata autunnale in cui tutto sembra possibile – anche un invito a pranzo con i padroni dell'universo – mi sono ritrovato a passare dinanzi alla guardia che aveva bloccato Michael Moore e ad entrare nell'edificio senza nome.

"Ah! Ci ha sorpreso a complottare in tempo reale", dice Lloyd Blankfein, staccandosi da un gruppo di alti dirigenti che stanno discutendo il suo viaggio a Washington del giorno precedente. Blankfein, 55 anni, presidente e CEO della Goldman, abito scuro e vivace cravatta di Hermès ornata con piccole biciclette rosse, e ha tra le mani un'enorme tazza di caffè. Forse è la caffeina, o forse la cravatta (un regalo d'anniversario di sua figlia), certo è che è in forma perfetta per uno che tutti sembrano odiare. "Qui è come un safari", scherza, "e lei è venuto a osservare gli animali".

Blankfein potrebbe essere il Dio Sole di Wall Street, ma con l'attuale tempesta economica non ci tiene a farlo sapere, e qualsiasi segno di status symbol o, orrore!, ostentazione viene cancellato dalla sua vita, almeno pubblicamente. Prendiamo ad esempio il suo ufficio al 30° piano: le sedie sono le stesse di quando diventò CEO tra anni orsono, non c'è traccia dei tappeti tessuti a mano da 87.000 dollari o dei cestini per rifiuti da 5.000 dollari che fanno parte della tradizione di Wall Street, nessun segno di esuberanza irragionevole. Solo caffè, che arriva freddo. Il giusto tono per il lavoro in corso. Il grande mago di Wall Street si sta preparando per la più difficile vendita della sua vita: è qui per esaltare il buon vecchio capitalismo, le banche d'investimento, e la Goldman Sachs.

Fortunatamente per lui, e per la sua impresa, è un venditore maledettamente in gamba. Comincia con un tono umile: si rende conto che "la gente ne ha le palle piene, è incavolata, da fuori da pazza" per il modo d'agire delle banche. La Goldman ha una parte di colpa per gli sconvolgimenti che hanno quasi distrutto il sistema finanziario mondiale: come molte altre banche ha prestato troppo denaro, per la prima volta in oltre dieci anni l'anno scorso ha registrato un trimestre in perdita e ha finito col prendere in prestito da Washington capitali bail-out. "Lo so che se mi spaccassi il collo la gente gioirebbe" aggiunge. Ma poi passa pian piano a difendere la funzione del sistema bancario moderno. "Svolgiamo una funzione fondamentale" sostiene, smettendola di autoflagellarsi. "Aiutiamo le aziende a raccogliere capitale e a crescere. E le aziende che crescono creano ricchezza, che a sua volta permette alla gente di trovare posti di lavoro, e questi generano a loro volta altra crescita e altra ricchezza. È un circolo virtuoso". Per rendere inattaccabile il suo punto di vista, fa un'affermazione sorprendente: "Svolgiamo una funzione sociale".

Funzione sociale? Tutti quelli che hanno perso il lavoro o si sono visti decurtare gli stipendi, grazie alle banche che avevano rifilato loro ipoteche sospette e prospettato investimenti talmente complessi che nemmeno chi li vendeva sapeva di cosa si trattava, sarebbero ben contenti di spiegargli dove ficcarsi i suoi scopi sociali. Blankfein è un ottimo propagandista della creazione di ricchezza; ma della sua ricchezza. Non è il ricco rampollo che tesse elogi del capitalismo selvaggio dal suo ovattato nido d'aquila al 30° piano; nato nel duro quartiere del Bronx da un impiegato postale e una receptionist, fu il primo nella sua famiglia a frequentare le scuole superiori ed entrò ad Harvard grazie all'aiuto finanziario ricevuto.

Anche se si è assegnato uno stipendio annuale superiore a quello che quasi tutti noi potremmo mai sperare di ricevere (68 milioni di dollari nel solo 2007, un record tra i CEO di Wall Street, e oltre 500 milioni di dollari in azioni della Goldman) continua a definirsi "un semplice lavoratore".

Ma se parlassimo dei capi d'accusa? I banchieri hanno portato il mondo sull'orlo della bancarotta, e invece di fare l'unica cosa giusta, buttarsi dalla finestra, hanno implorato i governi per riuscire a succhiare i soldi dei contribuenti e farla franca. Ora, esattamente un anno dopo, si comportano come se non fosse accaduto nulla: giocano e vincono coi nostri risparmi. Nel secondo trimestre i profitti della Goldman hanno raggiunto la cifra record di 3,4 miliardi di dollari, in buona parte guadagnati negoziando azioni, valute e beni patrimoniali.

La Goldman ha ricominciato a farlo per due buoni motivi: in primo luogo perché i mercati globali sono in netta ripresa (un recupero del 50% dai minimi toccati con la crisi creditizia, grazie ai nuovi capitali, in buona parte pubblici, immessi nei circuiti finanziari), e in secondo luogo perché – con Lehman Brothers e Bear Stearns fuori gioco, Merrill Lynch una pallida ombra di se stessa, Citigroup e UBS senza la potenza di un tempo – la banca ha ora messo le mani su una fetta più grande della torta. "Ce ne f*** dei concorrenti. Abbiamo di nuovo un bilancio florido e un gruzzolo più grande e ricco da spartirci"; è così che i banchieri della Goldman presentano la situazione. Non c'è da stupirsi se la banca sta accantonando oltre 20 miliardi di dollari da distribuire in stipendi e bonus.

Giusto e lucrativo. Ma non sarà invece piuttosto ingiusto? La Goldman non sta per caso agendo come l'equivalente moderno dei pescecani di guerra, avvantaggiandosi della crisi globale e delle misure di emergenza dei governi per rastrellare milioni? Persino l'esperto finanziere George Soros sostiene che gli enormi profitti delle banche di Wall Street sono "regali mascherati" dello stato.

Blankfein respinge l'insinuazione che la Goldman abbia avuto bisogni di capitali a fondo perduto e, per estensione, rifiuta l'idea che la società stia ora approfittando dell'aiuto pubblico. Certo, ha ricevuto 10 miliardi di dollari dal programma Tarp (Troubled Asset Relief Program) di Washington, ma ha già rimborsato la somma con un sostanzioso interesse del 23%. La Goldman ha inoltre tratto vantaggio dal salvataggio federale della grande assicuratrice statunitense AIG, con la quale aveva sottoscritto assicurazioni per 20 miliardi di dollari, ricevendo in cambio miliardi di dollari (forse 13) quando Washington ha trasferito 90 miliardi nelle casse del traballante gigante. Blankfein insiste nel dire che la Goldman era protetta dalle perdite dell'AIG nel miglior modo possibile, con fondi liquidi, e che in caso di fallimento dell'assicuratrice non ne avrebbe quindi sofferto; ma i critici dicono che se l'AIG fosse scomparsa dalla scena l'intero sistema finanziario sarebbe imploso, trascinando nel baratro anche la banca. Ma c'è di più; in piena crisi la FED ha infranto una tradizione vecchia di 80 anni e ha permesso alla Goldman di trasformarsi da banca d'investimenti in holding bancaria, e di ottenere quindi prestiti agli stessi bassi tassi d'interesse concessi alle banche commerciali. Blankfein afferma che la Goldman ha cambiato statuto non per problema di soldi ma perché, dopo il collasso della Bear Stearns e della Lehman, era evidente che il mercato non credeva più nella capacità dell'US Securities and Exchange Commission di regolamentare le banche d'investimento. Essere controllata dalla FED avrebbe aiutato a ristabilire la fiducia nell'intero sistema finanziario.

Indipendentemente dalle vere ragioni alla base della decisione, nemmeno il più fanatico sostenitore della Goldman può negare che solo grazie all'aiuto pubblico esiste ancora un sistema finanziario in cui la banca può continuare a operare. Washington ha sostenuto l'economia e le banche statunitensi con oltre 12 trilioni di dollari. Veramente Blankfein non si rende conto che per quasi tutti noi è esasperante vedere la Goldman rastrellare tanto denaro mentre dobbiamo barcamenarci per arrivare a fine mese? Al contrario, insiste nel dire che dovremmo gioire per i successi della banca, non condannarli. "Francamente, tutti dovrebbero essere contenti" sostiene. Parla seriamente? Incredibile. I risultati della Goldman, argomenta, sono il segnale più chiaro di un nascente recupero economico che avvantaggerà non solo lui e la sua banca ma tutti noi "Il sistema finanziario ci ha trascinato nella crisi e adesso ce ne tirerà fuori".

Blankfein si lancia in un'altra affermazione altrettanto audace. Dovremmo essere contenti che la Goldman abbia ricominciato a elargire compensi faraonici. La banca non deve rispettare il tetto massimo sui bonus deciso dal presidente Obama, perché ha rimborsato in liquido i fondi bail-out a suo tempo ricevuti; poter offrire i migliori stipendi per assumere e mantenere i migliori banchieri non affosserà il sistema ma anzi lo salverà. Uno stipendio legato ai risultati garantisce un'attività responsabile di alto livello: "Se guarda le nostre norme sui compensi, noterà che c'è sempre stata una la perfetta corrispondenza tra livello di compensi e risultati nel lungo periodo. Altri registravano perdite ma pagavano lo stesso bonus rilevanti; ora sono in parte scomparsi dal mercato, e si capisce perché".

Molti non sono d'accordo, e ritengono che nell'attuale piatto panorama economico, i compensi faraonici non sono più necessari. Lucian Bebchuk, professore di legge, economia e finanza alla Harvard Law School, sostiene: "Attualmente per le banche è più facile evitare che i propri dipendenti vengano allettati da altre offerte. Ci sono opportunità meno interessanti che nel 2007".

D'accordo, dimenticate, se ci riuscite, i fondi bail-out, i bonus, i capitali rapinati. Ma sicuramente Blankfein non può ignorare la tesi dell'editorialista David Hare. Nel suo scritto più recente, Hare considera una forma di "ricatto" sostenere che non c'è recupero possibile se non lasciamo ai banchieri la libertà di continuare ad agire come hanno sempre fatto e a premiarsi con somme illimitate. È quello che sostennero i minatori negli anni '70, solo che questa volta al posto della National Unio n of Mineworkers ci sono la City e Wall Street. Blankfein non ha tempo da perdere con discorsi di questo tipo: i banchieri non sono minatori. "Ho questo da dirvi" sibila mentre gli occhi si riducono a una fessura "se crolla il sistema finanziario crolla anche la nostra attività, e, mi creda, in tal caso crollerà anche la sua attività e quella di qualsiasi altro cittadino".

Come un paziente che è uscito dal coma, per Blankfein la crisi creditizia è servita solo a rinforzare la sua passione per far soldi. Parlare con lui è come parlare con qualcuno nelle cui vene scorrono dollari, non sangue; crede fermamente di essere bravo in quel che fa e che quel che fa è intrinsecamente buono. Ed ha i suoi sostenitori: nella lista New Establishment 2009, Vanity Fair gli ha assegnato l'ambito primo posto, dinanzi a figure come Steve Jobs, alla guida di Apple, o Sergey Brin e Larry Page, i fondatori di Google. Altri, ad esempio l'editorialista del New York Times Andrew Ross Sorkin, sostengono che il pubblico non può "avere tutto e il contrario di tutto"; nel pieno della crisi dell'ultimo anno, ricorda Sorkin "molti incrociarono le dita e si augurarono che la Goldman e i sopravvissuti di Wall Street venissero salvati per arrestare la caduta, e adesso che le banche sono finalmente di nuovo in grado di funzionare normalmente le vorrebbero di nuovo nella polvere".

Che siate o meno d'accordo, un fatto è certo: "la tenace G" sembra avere in mano le carte vincenti nei momenti buoni ma anche, lo abbiamo visto in tempi recenti, in quelli cattivi". Rimane solo una semplicissima domanda: come fa? Qual'è la sua ricetta segreta? Per cercare di trovare la risposta dovete lasciare l'ufficio di Blankfein e scendere al 17° piano. Strada facendo potrete ascoltare i banchieri d'investimento, i trader, gli strateghi e i quantisti (i cervelloni matematici che creano fantastiche formule) che parlano di "tassi d'interesse degli swap", "default no credit", "opzioni exotic e vanilla", "differenziali lettera/denaro", "bund", "bobl" e Dio solo sa cosa ancora. Quando passate dinanzi all'85 di Broad Street non potete naturalmente vedere i soldi fluttuare, ma potete sentirli spostarsi giorno e notte tra banca centrale, banche commerciali e d'investimento, grandi aziende, oligarchi sovietici, operatori mediorientali e sceicchi, petrolieri texani e anonimi milionari nelle Bermuda e nelle isole Cayman.

In un ufficio con una macchia d'inchiostro sul tappeto, lavora Liz Beshel, il primo ingrediente fondamentale della mistura segreta della Goldman. La banca assume solo il meglio in assoluto, e non ce ne sono molte come Beshel. Madre nubile di 40 anni, parla a una tale velocità e con una tale conoscenza dei segreti dei mercati finanziari che in pratica ci vuole una laurea della Harvard Business School per seguire il filo del suo discorso. Reclutata dalla Goldman quando era ancora all'università, si organizzò per prepararsi a un MBA della Columbia University di New York "nei fine settimana". Proprio come voi. Avanzò rapidamente nella gerarchia della banca d'investimenti e divenne il più giovane tesoriere generale nella storia della banca. Oggi sorveglia ogni sterlina investita dalla banca, ogni yen prestato, ogni dollaro che entra o esce dal bilancio; almeno un trilione di dollari al giorno. Quanti soldi possiede la banca in questo momento? chiedo. "164,2 miliardi di liquido o equivalente", risponde senza fermarsi un solo istante a tirare il fiato.

È proprio grazie a persone come Beshel che la Goldman Sachs non solo dispone di un così grosso capitale ma è anche capace di sfruttarlo. Ogni giorno lo staff soppesa attentamente i beni della banca, fino all'ultimo centesimo, ed esamina con rigore clinico perdite e profitti. La banca è così in condizione d'individuare, con chiarezza e rapidità, le tendenze dei mercati, e, afferma, di gestire i rischi meglio di quanto possono fare quasi tutti gli altri istituti di credito. "Riteniamo che le nostre decisioni sono le migliori" sostiene Beshel, e ci sono prove a favore di questa affermazione. Prendiamo, ad esempio il settore dei subprime, la bomba creditizia tossica che ha dato il via alla crisi economica. Un anno prima che gli avventati prestiti immobiliari distruggessero Lehman e Bear Stearns, costringessero a un matrimonio di convenienza tra Merrill Lynch e Bank of America e tra HBOS e Lloyds, e trasformassero la Royal Bank of Scotland in una barzelletta, le valutazioni quotidiane della Goldman avevano evidenziato sofferenze modeste e per non più di una settimana. Nella maggior parte delle banche le perdite sarebbero passate sotto silenzio o sarebbero state considerate un incidente di percorso; invece la Goldman organizzò una riunione degli alti vertici per cercare di capire cosa stava succedendo. Anche se i mercati immobiliare e creditizio erano ancora in piena effervescenza, la banca non apprezzò la situazione e cominciò a ridurre le esposizioni. Quando esplose la crisi creditizia le sue perdite nel settore dei mutui ammontarono a soli 1,7 miliardi di dollari, meno di qualsiasi altra grande banca d'investimenti (la UBS perse 58 miliardi di dollari).

Essere più furbi della maggior parte dei banchieri è una cosa, ma per lavorare alla Goldman bisogna lavorare ancora più duramente. Chiedetelo a Sarah Smith, una cinquantenne ex studentessa della Bromley (Kent) che lasciò il Regno Unito per diventare capo contabile. "È la cultura del tempo pieno" sostiene "Quando c'è bisogno di voi, dovete essere disponibile. E se quando c'è bisogno di voi non rispondete al telefono, non ci sarà più bisogno di voi per molto ancora".

L'anno scorso Smith, il cui ufficio è a un tiro di schioppo dall'Embassy Suites, l'albergo dove lo staff della Goldman va a riposare per qualche ora dopo aver lavorato fino al punto da cominciare a dormire in piedi, ha preso solo pochissimi giorni di congedo. Quanti giorni di vacanza può prendere ogni anno? " Non lo so. Nessuno in realtà lo sa perché nessuno li può sfruttare tutti".

La brutale etica lavorativa consente alla Goldman di essere in vantaggio al momento di accaparrarsi i clienti migliori, e con più soldi. Un esperto dirigente della banca spiega "Sin dall'inizio venite programmati a rendere più degli altri, a vedere più gente: clienti o partner dei diversi fondi". Lo staff viene inoltre addestrato a un severo "lavaggio di cervello" dei clienti e dei contatti. "Chiedete quale è stato il loro migliore affare e come vedono il mercato, dice uno "offrite in cambio qualcosa, ma ottenete sempre di più in cambio. Poi diffondete l'informazione tra i colleghi che si mettono al lavoro per sfruttare l'informazione e fare soldi". Altre banche non dispongono di queste buone informazione, e se i singoli banchieri le hanno tendono a non condividerle, perché le considerano una potente arma da usare a proprio esclusivo vantaggio. "La Goldman non lavora in questo modo" continua il dirigente "Domina uno spirito di corpo". O come preferisce dire un banchiere rivale "Sono una furba banda di teppisti".

Dane Holmes - 39 anni, 185 centimetri, 130 chili, ex giocatore di basket-ball – è il responsabile dei rapporti con gl'investitori. Da l'impressione di poter travolgere chiunque si trovi sulla sua strada – e persino un solido muro! Ma sostiene: "Non è così che lavora la Goldman. Agendo da solo potrete avere uno splendido futuro come banchiere, ma non qui. Il sistema elimina coloro che non sono capaci di operare in gruppo".

Quando la Goldman persegue un obiettivo, tutti i componenti del team hanno la loro parte da svolgere. Prendete quest'articolo. Quando la banca ha accettato l'intervista non è stato facile trovare un alto dirigente da intervistare. Michael Sherwood, 44 anni, corresponsabile europeo, è rientrato, via Mosca, dalla riunione del FMI a Instabul al quartier generale di Londra per un'intervista di 40 minuti, prima di ripartire per incontrare alcuni clienti del Golfo.

L'idea del lavoro in gruppo arriva in alto. La Goldman non è un partner privato (è diventato pubblico una decina di anni orsono) ma i capi lavorano duro per far passare un approccio familiare "ci siamo dentro anche noi". Altri dicono che sembra piuttosto un culto, ma viene considerato un complimento. Alcune procedure sono perfettamente logiche. I bonus, ad esempio, non sono legati alle prestazioni personali, come in molte altre banche, ma a quelle della banca nel suo insieme, e i partner ricevono a una buona percentuale delle remunerazioni in azioni che possono vendere solo quando lasciano la Goldman. Viene così eliminata quella che Dina Powell, la trentaseienne d'origine egiziana a capo del ramo filantropico della Goldman, chiama gli "stronzi egomaniaci" che potrebbero essere tentati dall'idea di operare allo scoperto nella speranza di ottenere bonus più elevati.

Altre procedure sono inquietanti. Lo staff è costretto ad ascoltare la posta vocale protetta mattino, mezzogiorno e sera per gli ultimi consigli di Blankfein e Eileen Dillon, il quarantottenne ufficialmente responsabile delle operazioni dell'ufficio operativo ma ufficiosamente consigliere. La Goldman è la maggior utilizzatrice di posta vocale al mondo e le informazioni vanno dalle ultime cifre su perdite e profitti al rapporto su quello che i responsabili operativi dei principali clienti hanno detto a Blankfein e ai suoi collaboratori a colazione, o a istruzioni tipo "in nome del cielo, staccate tutto in vacanza".

Cosa spinge persone tanto brillanti da poter fare qualsiasi cosa vogliano a lavorare giorno e notte per la banca? Il denaro, naturalmente. Non a caso la Goldman Sachs è soprannominata "Goldmine Sachs" (la miniera d'oro Sachs). C'è tanta ricchezza in giro che in un anno normale un buon partner di una banca d'investimenti ricava sui 3,5 milioni di dollari, un buon trader tra i 7 e i 10 milioni, e un membro del comitato di gestione tra i 15 e i 25 milioni. Nel 2008, 953 dipendenti hanno ottenuto bonus di almeno 1 milione di dollari. Blankfein ha un bel dire che è ancora un semplice lavoratore, ma possiede un appartamento da 30 milioni di dollari in Central Park West e una villetta di 600 metri quadrati a Hamptons, il ritrovo estivo dell'elite di New York. Un ex banchiere della Goldman descrive la cultura d'impresa "totalmente ossessionata dal denaro. Ero come un asino dinanzi al quale veniva fatta ondeggiare la più grossa e appetitosa carota che si possa immaginare. I soldi sono il parametro per misurare il vostro successo, e c'è sempre spazio per accumularne ancora di più: se non state pensando a una casa più grande o a una barca più lunga state rimanendo indietro. È come una droga". Droga è la parola che usa anche Sherwood, che sa di cosa parla: è al suo secondo super yacht dal costo di vari milioni di sterline. "Mi piacciono le barche" ci dice. Non i velieri, le barche. È il suo modo per mettersi sulla stessa lunghezza d'onda di Sir Philip Green, un amico miliardario che trascorre parte dell'anno sul Lionheart, uno yacht di 60 metri e dal valore di 32 milioni di sterline, ancorato nella baia di Monaco. "Quante barche ho comprato?" dice Sherwood "Non è il momento migliore per rispondere".

Ma esiste anche un'altra potente molla: il dubbio. Può darsi che all'85 di Broad Street domini l'arroganza, e in privato Blankfein ama scherzare (ma non poi tanto) sul fatto che "ha raggiunto la perfezione". Ma al di là di queste bravate lo staff della Goldman s'interroga costantemente sulle proprie capacità. "C'è una profonda e continua paranoia in tutto quello che facciamo" dice Sherwood. Ed è vero per i risultati dei singoli ma anche per le prospettive della banca nel suo assieme.

L'insicurezza è profondamente radicata nel sistema, e la percepite prima ancora di essere assunti. La maggior parte dei candidati viene intervistata almeno 20 volte, e in alcuni casi anche 30, prima di ricevere un'offerta. Una volta assunto ciascun membro dello staff viene ininterrottamente e costantemente sorvegliato dai suoi colleghi. C'è un metro di giudizio per ogni aspetto delle prestazioni ottenute, e tutti vengono misurati nel contesto della propria divisione e della struttura globale. Ogni anno la divisione Human Capital Management (si noti il termine Capital; alla Goldman la gente è denaro) posiziona ciascun dipendente in uno dei quattro quartili. Quelli più in alto vengono doviziosamente premiati. Ma cosa ne è di quelli più in basso? Chi li prende in considerazione? Non saranno in circolazione ancora per molto: si è dentro o si è fuori. "Ogni anno licenziamo il 3-5% del personale (all'incirca 1.500 persone) al livello più basso" dice Richard Gnodde, 49 anni, corresponsabile delle operazioni in Europa, basato a Londra.

Prendere gente del livello superiore, farla sentire come appartenente al livello inferiore e infilarla in un gruppo che lavora spasmodicamente ogni santa ora che Dio – pardon, Goldman – ci concede, è importante, non c'è dubbio. Ma non è l'asso nella manica della banca. L'asso nella manica è la sua straordinaria capacità di gestire una rete, la più grande rete di talenti al mondo. A differenza di altre banche, i più capaci vengono incoraggiati a darsi da fare, rastrellare tutti i soldi di cui potranno avere bisogno in futuro e poi andarsene per "lavorare bene". La permanenza media dei partner è di otto anni. "Non vi fate certo assumere per arrivare alla pensione" dice un dipendente "Avete la vostra opportunità per arricchirvi e poi per togliervi dai piedi". Ma "lavorare bene" non significa gestire un ospedale a Kinshasa per lottare contro l'aids; significa occupare i posti più importanti nelle istituzioni finanziarie, le banche centrali e le borse di tutto il mondo. L'elenco di ex dirigenti della Goldman che hanno occupato posti chiave nell'amministrazione statunitense e negl'istituti più importanti di New York e di Washington lascia a bocca aperta: Robert Rubin (segretario del tesoro all'epoca di Clinton), Hank Paulson (segretario del tesoro all'epoca di George Bush), William Dudley e Stephen Friedman (attuale presidente ed ex direttore generale della New York Federal Reserve), Mark Patterson (capo dello staff del segretario del tesoro Timothy Geithner), Joshua Bolten (capo dello staff all'epoca del presidente Bush), Robert Hormats (consigliere economico del segretario di stato Hillary Clinton), Gary Gensler (direttore dell'US Commodity Futures Trading Commission), Reuben Jeffery /sottosgretario di stato per gli affari economici e agricoli all'epoca di Bush), John Thain e Duncan Niederauer (il precedente e l'attuale capo della New York Stock Exchange), Adam Storch (capo operativo alla Securities and Exchange Commission). Inoltre Michael Paese, il nuovo responsabile della lobby della Goldman a Washington, ha lavorato per Barney Frank, il congressista che presiede l'House Financial Services Committee. Per vedere le cose nella giusta luce, immaginate cose succederebbe se il cancelliere Alistair Darling e i suoi principali consiglieri Mervyn King (governatore della Bank of England), Xavier Rolet (capo della London Stock Exchange) e Hector Sants ( capo della Financial Services Authority) avessero lavorato nella stessa banca prima di entrare nel governo. Non c'è da stupirsi se uno dei soprannomi della Goldman è "Government Sachs".

I critici dicono che avere amici ben piazzati fornisce alla banca la forza vitale. I funzionari governativi che occupano posti chiave, sostengono, discutono privatamente le politiche messe in atto più con la Goldman che con le altre banche. Nel suo nuovo libro "Too Big to Fail", Andrew Ross Sorkin descrive una riunione. Al momento di passare dalla banca al ministero del tesoro statunitense, Paulson, il predecessore di Blankfein, si era impegnato a non discutere con la Goldman, ma a giugno dello scorso anno si era trovato a Mosca mentre il consiglio di direzione della Goldman era a pranzo con Mikhail Gorbachev. Dato che si trattava di un "evento sociale" i legali del ministero autorizzarono Paulson a incontrare i suoi vecchi colleghi, che vennero gratificati con racconti sulla sua permanenza al ministero e con previsioni sull'economia globale. Il consiglio della Goldman gli chiese cosa ne pensasse della possibilità che un'altra banca fallisse, come la Bear Stearns. Documenti resi pubblici recentemente dimostrano che pochi mesi più tardi, quando, nel momento culminante della crisi, quando Paulson stava lavorando al salvataggio dell'AIG, il nome di Blankfein appare 24 volte in 6 giorni sul listato delle chiamate telefoniche di Paulson. Le grandi banche, inclusa la Goldman, che possedevano contratti assicurativi con l'AIG vennero rimborsate interamente, invece che con 60 cents a dollaro come avevano chiesto insistentemente i negoziatori dell'AIG, lasciando intravedere la possibilità di un "accordo amichevole" tra Paulson e Blankfein.

La Goldman respinge con forza l'idea che la presenza di tanti ex dipendenti nei posti chiave del mondo politico le permetta di ricevere un trattamento di favore. "Sono persone di estrema integrità" afferma Sherwood, ma la riunione di Mosca e le trattative sull'AIG permettono di dubitarne, per dirla in modo gentile.

Più tempo passate all'85 di Broad Street più vi convincete che la Goldman sta sfruttando al meglio la globalizzazione. Nei settori finanziario e governativo, dispone degli esperti migliori, più aperti e più impegnati nel loro lavoro. Lo ammettono anche i critici, secondo i quali, però, i ben oleati ingranaggi permettono loro di ottenere molto più del semplice successo, cosa della quale la banca è poco propensa a parlare. Anche se sanno gestire bene i rischi e sono capaci di uscire dai mercati al momento giusto, i maghi della banca hanno la loro buona parte di colpa nel gonfiare le bolle speculative - dot.com, azioni, immobiliare – e, continuano i critici, hanno contribuito ad aumentarle con offerte azionarie ai grossi clienti e con la commercializzazione di obbligazioni e azioni prima di fare marcia indietro.

I detrattori accusano inoltre le divisioni negoziazione e investimenti di "giocare sulle due sponde" del mercato. La Goldman negozia titoli per le grandi aziende e per i fondi pensione. Opera inoltre come consulente per molte società di cui negozia i titoli. Ciò significa che sa perfettamente quello che stanno facendo sul mercato. Diciamo che un investitore contatta la Goldman e che vuole comprare nel mercato petrolifero: la banca può fornire una previsione accurata di cosa probabilmente succederà, perché sa cosa le aziende del settore sue clienti stanno facendo, proprio in base ai consigli da lei forniti, e quali altri grandi investitori stanno operando. E questo significa anche che la banca può condurre al meglio le sue stesse operazioni petrolifere. I critici paragona la situazione a un grande casinò, nel quale la casa conosce tutte le mani di ogni tavolo e usa l'informazione per arricchirsi a spese di tutti i giocatori. La Goldman respinge le accuse di "capitalismo da roulette": quante più informazioni sono nelle sue mani, sostiene, tanto meglio può consigliare le società clienti e tanto meglio può far coincidere le esigenze di compratori e venditori, ottenendo i migliori prezzi del mercato. E nega con forza l'accusa di profittare delle informazioni o di agire in maniera eticamente scorretta. Una insuperabile barriera tra trader e consulenti impedisce qualsiasi conflitto d'interessi. Le regole sono talmente severe che se un banchiere della divisione investimenti tentasse di usare il suo pass elettronico per entrare in uno dei piani della divisione trading, non solo si vedrebbe rifiutare l'accesso ma verrebbe convocato per fornire spiegazioni.

Quale che sia la formula usata, una cosa è sicura: la Goldman ha evitato la bolla creditizia e sta venendo fuori dalla crisi più forte che mai. Le spoglie al vincitore. Ma molti non sono convinti che una Goldman più forte e più furba sia necessariamente un bene. Vince Cable mette in guardia: "Se c'è qualcosa che abbiamo imparato è che le banche dispongono di un potere eccessivo sui consumatori e i governi. La Goldman Sachs non è mai stata così potente, e questo dovrebbe allarmarci".

I leader mondiali e i responsabili finanziari stanno cercando di mettere a punto piani per limitare la libertà d'azione di banche come la Goldman e di definire un tetto per gli stipendi pagati ai dipendenti. Non crederete certo che si tratti di una battaglia a gusto di Blankfein, con la sua incrollabile fiducia nella purezza ed efficienza del mercato libero. Ma la cosa divertente è che la sta combattendo, perché pensa che renderà l'attività delle banche più sicura e permetterà alla Goldman di guadagnare ancora di più in futuro.

"Gli orientamenti governativi elaborati fino ad oggi vanno nella giusta direzione" sostiene. Pagare il personale in base alle prestazioni e dare come bonus azioni vincolate e liquidi per garantire il successo a lungo termine è "auspicabile ed è qualcosa che già facciamo". "Ingordigia, ma a lungo termine"; è così che i responsabili dell'istituto descrivono le politiche d'investimento e pagamento. Blankfein sostiene le proposte per garantire una migliore capitalizzazione delle banche. "Se prima non capivamo i limiti di un capitalismo scatenato, adesso invece ne siamo coscienti. Ogni proposta per rendere il sistema migliore e più sicuro è benvenuta". Avrebbe potuto aggiungere: solo, non imponete tasse sui guadagni.

Per Blankfein, alla fine, tutto si riduce a una cosa: trovare la migliore, più veloce e più sicura maniera di guadagnare soldi, poi aggiungerci altri soldi, e condire il tutto con altri soldi. Non è interessato a un'analisi della realtà ma solo a sostanziose entrate per i suoi clienti, la sua banca, il suo personale, i suoi azionisti, e in ultima analisi, pensa, per noi. La sua quasi religiosa devozione per il dogma finanziario si è esternata in una secca dichiarazione proprio quando stavo per uscire da quell'edificio anonimo e ritrovarmi immerso nel tramonto autunnale. Prima di andarmene gli ho fatto una domanda per rispondere alla quale, in questo tempi agitati, tutti, dal tipo in strada che vende panini al chili per 99 centesimi al fantamiliardario re di Wall Street che lavora 30 piani più su, si sarebbero fermati un attimo a riflettere, per poi magari fornire una risposta equivoca: è possibile accumulare troppi soldi?

"È possibile essere troppo ambiziosi? È possibile avere troppo successo?" sibila Blankfein "Non voglio che quelli che lavorano in questa banca pensino di aver fatto tutto quello che era in loro potere e se ne vadano in vacanza. Devo proteggere gl'interessi degli azionisti, e ovviamente della Goldman: non voglio quindi porre un limite alla loro ambizione, e mi risulta difficile pensare a un limite per i loro guadagni".

Allora, affari come sempre, senza preoccuparsi della rabbia della maggior parte della gente? Goldman Sachs, pilastro del libero mercato, creatore di supercittadini, oggetto d'invidia e timori, continuerà a diventare più ricca di Dio? Un rapido ghigno sulla faccia di Blankfein. Definitelo una persona ricca e facoltosa che si burla della gente. Definitelo un perfido. Definitelo come volete. Ma è solo, ci dice, un banchiere che "sta facendo il lavoro di Dio".

Come accumulano i loro soldi

Può darsi che il nome Goldman Sachs non significhi gran cosa per voi. Ma se intrattenete rapporti bancari con la HSBC, usate il gas per cucinare, comprate via Ocado, guardate Grande Fratello, comprate i vostri capi di abbigliamento da Gap, usate un sistema di navigazione satellitare TomTom, o più semplicemente assaporate un panino al formaggio, allora la Goldman fa parte della vostra vita.

La struttura, composta da tre divisioni, è una banca d'investimenti che raccoglie capitali per i clienti e qualche volta investe fondi propri. Nel Regno Unito ha raccolto capitali per la HSBC, Centrica (proprietaria di British Gas), e Ocado, il sito della Waitrose per la vendita online di prodotti alimentari, con un giro di affari annuo di oltre 400 milioni di sterline.

Ha aiutato a finanziare la Endemol, la società che ha creato il grande Fratello, ed è il più importante investitore individuale di Eurotunnel. Si è occupato di struttura azionaria per la TomTom e J Crew. È la banca di Gap. Ha ristrutturato Premier Foods, uno dei cui rami è la fabbrica di sottaceti Branston. La Goldman è anche una trading house; commercia materie prime (ad esempio petrolio e oro), azioni e debiti societari. La terza divisione si occupa di gestione patrimoniale. Gestisce beni per conto dei fondi di pensione, le società di assicurazione e di patrimoni individuali. Guadagna caricando pesanti spese (di solito il 2-4%) alle aziende e ai clienti che assessora e di cui gestisce i patrimoni, o negoziando coi fondi propri, attività tradizionale sin dagli inizi.

La banca venne fondata a New York nel 1869 da Marcus Goldman, un ebreo immigrato dalla Bavaria, cui si associò più tardi il genero Samuel Sachs. Esclusa dal chiuso mondo protestante dei trader di azioni e obbligazioni, la Goldman si scavò una proficua, anche se poco esaltante, nicchia comprando e vendendo titoli di credito a breve. Alla fine del secolo, guidava il mercato dell'offerta primaria di azioni, compiendo i primi passi sul mercato azionario di aziende blue-chip come la Sears e la Ford.

Avendo dovuto cominciare al di fuori del rassicurante mondo di Wall Street, la Goldman assunse le persone più furbe e attive che le fu possibile trovare, capaci di sfruttare le trappole del mercato, sottrarre affari ai rivali e guadagnarsi l'appoggio di amici ben piazzati. Sotto la guida di Sidney Weinberg, responsabile esecutivo dal 1930 al 1969, la banca trasformò i migliori laureati in un gruppo ad-hoc capace di lavorare 24 ore al giorno per i clienti.

Superlavoro, superstipendi, supertutto

La Goldman Sachs sarà pure una banca di Wall Street, ma il suo ruolo e la sua influenza a Londra sono notevoli. Nell'ufficio di Fleet Street, composto dalle antiche sedi di due giornali poi unificate, lavorano circa 5.500 persone. I trader siedono dove una volta le presse stampavano The Daily and Sunday Telegraph e The Daily and Sunday Express. È la banca della City coi maggiori utili: dal 2000 al 2008 i profitti per dipendente si sono aggirati sulle 181.000 sterline all'anno, e quest'anno lo stipendio medio dovrebbe arrivare alle 458.000 sterline. È uno dei principali contribuenti della City.

Quest'anno il cancelliere Alistair Darling si aspetta d'incassare oltre 2 miliardi di sterline in tasse societarie, IVA e imposte.

Lo staff gode di generosi benefici. L'azienda ha un apposito responsabile per essere sicura che gli ospiti possano mangiare e bere coi partner della Goldman in perfetto stile e al riparo da occhi indiscreti. C'è una sala di ginnastica, un'infermeria e un asilo. Ogni dipendente riceve d'ufficio un'assicurazione sanitaria e può prendere un tassì ogni volta che lo considera opportuno. La notte un serpente di tassì in attesa si snoda fin sul retro dell'edificio.

L'ufficio londinese è gestito da Michael Sherwood (sopra) e Richard Gnodde. Sherwood, conosciuto come Woody, è il duro. L'ex trader sembra volersi rifare come modello al suo buon amico, il miliardario Sir Philip Green. Parla rapidamente e senza perifrasi.

Come per Sir Philip, il suo sfacciato modo di condurre affari permette di dare il meglio. Nel 2006 la British Airports Authority chiese alla Goldman di studiare il modo migliore per respingere un'offerta di acquisto ostile di Ferrovial, il gigante spagnolo della costruzione. La Goldman, il cui team includeva Sherwood, rispose che una tattica avrebbe potuto essere quelle di vendere la BAA alla stessa Goldman. La proposta indignò la BAA e spinse Hank Paulson, all'epoca CEO della Goldman, a mandare un severo messaggio che censurava i responsabili coinvolti. La lettera divenne nota come "the spank from Hank".

Al contrario Gnodde è un banchiere d'investimento soave. Sembra come se venisse fuori da un catalogo d'abbigliamento per uomo degli anni '70. Rappresenta il guanto di velluto (o dovremmo dire cashmere?) che ricopre il pugno di ferro di Woody. È conosciuto per aver consigliato il signore dell'acciaio indiano Lakshmi Mittal nella sua offerta da 17 miliardi di sterline per l'acquisizione del produttore europeo Arcelor.

Sherwood e Gnodde sono consigliati da eminenze grige, ad esempio Lord (Brian) Griffiths, a suo tempo consigliere speciale di Margaret Thatcher e responsabile dell'unità politica del primo ministro dal 1985 al 1990 e antico direttore della Bank of England. Si tratta di uno dei consiglieri internazionali della banca, ma opera anche da consigliere spirituale. "Una volta venne da me un dipendente; pensavo che volesse parlarmi della sua carriera, ma in realtà era venuto a discutere l'etica bancaria. Fu una lunga conversazione", ricorda Griffiths.

Cristiano impegnato e sostenitore del Lambeth Fund dell'arcivescovo di Canterbury, Griffiths è un utile strumento di pubbliche relazioni. È stato lui, ad esempio, a parlare il mese scorso in difesa dei superbonus. "Se dicessimo che non ci saranno superbonus, o bonus dello stesso livello degli anni scorsi, un sacco di aziende della City sposterebbero le loro operazioni in Svizzera o in Medio oriente", ha proclamato nella St Paul’s Cathedral.

Ogni anno, nel periodo dei bonus, Sherwood e Gnodde invitano lo staff a mantenere un profilo basso e a non ostentare la loro opulenza. Quasi tutti lo fanno e investono i loro milioni in beni immobili, soprattutto in zone esclusive di Kensington, Regent’s Park, Fulham, Notting Hill Gate, Chelsea, Highgate e Hampstead. Per molti anni un partner, Julian Metherell, se ne è andato allegramente in giro in una scassata Nissan Sunny rossa.

Ma non tutti i pezzi grossi della Goldman riescono ad evitare la luce dei riflettori. Un intramontabile racconto degli anni d'oro racconta che tre dirigenti londinesi, (Scott Mead, Jennifer Moses e suo marito, Ron Beller) avevano una tale liquidità da non rendersi conto che un assistente, Joyti De-Laurey, aveva alleggerito i loro conti correnti di oltre 4 milioni di sterline.

I pezzi grossi della Goldman mandano i ragazzi alle stesse scuole private, e se non amano quella nella loro zona, ne creano una. Mead è stato il cofondatore di una scuola preparatoria a Notting Hill, con 200 studenti tra i 4 e i 14 anni. Anche le mogli dei funzionari della Goldman Sachs adottano un profilo basso e si dedicano alle opere di carità.

Come negli USA, la banca è in stretto contatto col governo. L'ex capo economista e partner, Gavyn Davies, è spostato con Sue Nye, consigliere speciale di Gordon Brown. Ai tempi di Tony Blair, Davies divenne direttore della BBC. Il suo successore alla Goldman come capo economista, David Walton, aveva un posto nel Monetary Policy Committee della Bank of England. Paul Deighton, che dirige il comitato organizzatore dei giochi olimpici di Londra, era capo operazioni della Goldman.

La Goldman è un consulente bancario fondamentale del governo. L'anno scorso Brown affidò alla banca la consulenza per la vendita della Northern Rock.

Amici nei posti chiave. La rete politica della Goldman

Segretari del tesoro statunitense, capi del New York Stock Exchange, consulenti della Casa Bianca e di Downing Street: chiunque abbiate in mente ha lavorato per la Goldman Sachs. Ecco solo alcuni degli alti papaveri della banca che hanno le mani in pasta nella politica mondiale

Sue Nye/Gordon Brown

Consigliere speciale di Gordon Brown, Nye è sposata con Gavyn Davies, l'ex capo economista e partner della Goldman. All'epoca di Tony Blair, Davies divenne presidente della BBC, carica dalla quale rassegnò le dimissioni nel 2004, dopo il rapporto Hutton.

Robert Rubin/Bill Clinton

Rubin ha passato 26 anni alla Goldman prima di entrare nell'amministrazione Clinton come consigliere economico. Ha lavorato come segretario al tesoro per quattro anni dal 1995, e continua ad essere consigliere del presidente Barack Obama

Hank Paulson/George Bush

Paulson è stato CEO della Goldman prima di divenire segretario al tesoro USA. Nel momento culminante della crisi creditizia, quando Paulson stava lavorando al salvataggio dell'AIG, il nome di Blankfein appare 24 volte in 6 giorni sul listato delle chiamate telefoniche di Paulson.

Larry Summers/Barack Obama

Summers, consigliere economico di Obama, non ha mai lavorato direttamente per la Goldman, ma ha fatto parte del governo Clinton alle dipendenze del suo mentore, Robert Rubin. La Goldman pagò 135.000 a Summers per partecipare a una conferenza di un giorno nel 2008, prima dell'avvento di Obama.

Sachs nella City

Michael Sherwood: vice presidente e corresponsabile esecutivo della Goldman Sachs International. Conosciuto come Woody, è noto per le sue capacità di trader. Nel 2008 il suo salario di base è stato di 415.000 sterline.

In un anno favorevole può ragionevolmente attendersi che i bonus facciano lievitare la somma a un totale di circa 6.000.000 di sterline. È uno dei due boss della sede di Londra.

Richard Gnodde: corresponsabile esecutivo della Goldman Sachs International. Nel 2008 il suo salario è stato di 1,3 milioni di sterline, probabilmente in parte sotto forma di bonus. Si ritiene che nel 2007 sia stato il direttore più pagato a Londra, con un totale di 11,7 milioni di sterline. L'altro anno lo stipendio ha subito una riduzione del 90%.

Matthew Westerman: responsabile globale dei mercati dei capitali. Nel 2009 i bonus dovrebbero permettergli di mettersi in tasca oltre 5 milioni di sterline. Ex banchiere della Rothschild, ha fatto le sue prove negli anni '30 con le fluttuazioni dei mercati azionari in Europa. Nel 2000 è stato assunto dalla Goldman Sachs per dirigere la nuova divisione affari europei. Quest'anno ha partecipato alla raccolta di capitali societari, permettendo alla Goldman di scremare lauti profitti. È quindi in lista per un sostanzioso bonus.

Yoel Zaoui: capo della banca europea d'investimenti. Nel 2009 incasserà probabilmente oltre 5 milioni di sterline. Dipendente fin dal 1988. Zaoui ha avuto un'ascesa fulminante, ottenendo l'ambita partnership in soli 10 anni. Ha avuto spesso scontri verbali con Michael, il fratello maggiore che ha ricoperto un ruolo equivalente nella banca concorrente Morgan Stanley.

Karen Cook: direttore della Goldman Sachs International e presidente della Goldman Sachs Europe, nel 2009 il salario e i bonus di Cook dovrebbero superare i 5 milioni di sterline. Madre di sei figli, è stata corresponsabile della finanzia aziendale in UK presso la banca Schroders prima di passare alla Goldman nel 1999. Ha partecipato in acquisizioni multimiliardarie, ad esempio quella da 10,2 miliardi di sterline della Kraft. A cura di Philip Beresford

La forza dei numeri

Nel 2007, Lloyd Blankfein, boss della Goldman Sachs, ha guadagnato 68 milioni di dollari, un vero primato per un CEO di Wall Street. Un buon specialista d'investimenti può arrivare a 3,5 milioni all'anno, un buon trader a 7-10 milioni, un membro del comitato di direzione a 12-15 milioni.

La Goldman non è la più grande banca al mondo. La ICBC, the Industrial and Commercial Bank of China, ha un numero di dipendenti 11 volte superiore, ma non è la più ricca. La HSBC ha 2,4 trilioni di dollari di beni patrimoniali (la Goldman solo 1 trilione). E non è la più importante per capitalizzazione di borsa. Vale 95 miliardi di dollari rispetto ai 201 della 201 HSBC. Ma è la più redditizia.

La Goldman ha il miglior rapporto dipendente/profitti di qualsiasi concorrente: in media 222.000 dollari all'anno nel periodo 2000-2008. Nello stesso periodo, la JP Morgan Chase, la più vicina rivale, ha avuto un profitto annuo di 133.000 dollari per dipendente.

Nel secondo trimestre dell'anno in corso, i profitti della Goldman hanno raggiunto la cifra record di 3,4 miliardi di dollari.


Fonte: http://www.timesonline.co.uk

lo so è molto lungo ma ne vale la pena, alle volte si ha l'impressione di essere schiavi di altrettanti schiavi.

sandropascucci
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Re: Goldman Sachs

Messaggioda sandropascucci » 24 dic 2009, 12:47

troppo lungo..
l'ho letto solo 2 volte..
 - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - -
sandropascucci : primit.it signoraggio.com
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Christian Tambasco

Re: Goldman Sachs

Messaggioda Christian Tambasco » 24 dic 2009, 14:43

da una prima lettura rimango impressionato da....

sergioloy ha scritto:LA PIÙ POTENTE E SEGRETA BANCA D'INVESTIMENTI AL MONDO
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"se crolla il sistema finanziario crolla anche la nostra attività, e, mi creda, in tal caso crollerà anche la sua attività e quella di qualsiasi altro cittadino"
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Altri, ad esempio l'editorialista del New York Times Andrew Ross Sorkin, sostengono che il pubblico non può "avere tutto e il contrario di tutto"; nel pieno della crisi dell'ultimo anno, ricorda Sorkin "molti incrociarono le dita e si augurarono che la Goldman e i sopravvissuti di Wall Street venissero salvati per arrestare la caduta, e adesso che le banche sono finalmente di nuovo in grado di funzionare normalmente le vorrebbero di nuovo nella polvere"
...............................................................................................................

Quando passate dinanzi all'85 di Broad Street non potete naturalmente vedere i soldi fluttuare, ma potete sentirli spostarsi giorno e notte tra banca centrale, banche commerciali e d'investimento, grandi aziende, oligarchi sovietici, operatori mediorientali e sceicchi, petrolieri texani e anonimi milionari nelle Bermuda e nelle isole Cayman.
...............................................................................................................

"164,2 miliardi di liquido o equivalente"
...............................................................................................................

Viene così eliminata quella che Dina Powell, la trentaseienne d'origine egiziana a capo del ramo filantropico della Goldman, chiama gli "stronzi egomaniaci" che potrebbero essere tentati dall'idea di operare allo scoperto nella speranza di ottenere bonus più elevati
...............................................................................................................

Per vedere le cose nella giusta luce, immaginate cose succederebbe se il cancelliere Alistair Darling e i suoi principali consiglieri Mervyn King (governatore della Bank of England), Xavier Rolet (capo della London Stock Exchange) e Hector Sants ( capo della Financial Services Authority) avessero lavorato nella stessa banca prima di entrare nel governo. Non c'è da stupirsi se uno dei soprannomi della Goldman è "Government Sachs".
...............................................................................................................

Documenti resi pubblici recentemente dimostrano che pochi mesi più tardi, quando, nel momento culminante della crisi, quando Paulson stava lavorando al salvataggio dell'AIG, il nome di Blankfein appare 24 volte in 6 giorni sul listato delle chiamate telefoniche di Paulson. Le grandi banche, inclusa la Goldman, che possedevano contratti assicurativi con l'AIG vennero rimborsate interamente, invece che con 60 cents a dollaro come avevano chiesto insistentemente i negoziatori dell'AIG, lasciando intravedere la possibilità di un "accordo amichevole" tra Paulson e Blankfein.
...............................................................................................................

La Goldman respinge con forza l'idea che la presenza di tanti ex dipendenti nei posti chiave del mondo politico le permetta di ricevere un trattamento di favore. "Sono persone di estrema integrità" afferma Sherwood, ma la riunione di Mosca e le trattative sull'AIG permettono di dubitarne, per dirla in modo gentile.
...............................................................................................................

"È possibile essere troppo ambiziosi? È possibile avere troppo successo?" sibila Blankfein "Non voglio che quelli che lavorano in questa banca pensino di aver fatto tutto quello che era in loro potere e se ne vadano in vacanza. Devo proteggere gl'interessi degli azionisti, e ovviamente della Goldman: non voglio quindi porre un limite alla loro ambizione, e mi risulta difficile pensare a un limite per i loro guadagni".
...............................................................................................................

Definitelo una persona ricca e facoltosa che si burla della gente. Definitelo un perfido. Definitelo come volete. Ma è solo, ci dice, un banchiere che "sta facendo il lavoro di Dio".
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I pezzi grossi della Goldman mandano i ragazzi alle stesse scuole private, e se non amano quella nella loro zona, ne creano una. Mead è stato il cofondatore di una scuola preparatoria a Notting Hill, con 200 studenti tra i 4 e i 14 anni. Anche le mogli dei funzionari della Goldman Sachs adottano un profilo basso e si dedicano alle opere di carità.
...............................................................................................................

La Goldman è un consulente bancario fondamentale del governo. L'anno scorso Brown affidò alla banca la consulenza per la vendita della Northern Rock.
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....con particolare preferenza per la storia del lavoro di Dio

intanto grazie sergio per la traduzione

poi aggiungo....QUI TUTTI SO' AUTONOMI TRANNE GLI STATI!

Ciao Christian

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domenico.damico

Re: Goldman Sachs

Messaggioda domenico.damico » 11 gen 2010, 16:50

Grazie a sergioloy per la traduzione; un pezzo che fa capire tante tante cose.

Tra le centinaia di stimoli, mi colpisce questo passaggio:

Come negli USA, la banca è in stretto contatto col governo. L'ex capo economista e partner, Gavyn Davies, è spostato con Sue Nye, consigliere speciale di Gordon Brown. Ai tempi di Tony Blair, Davies divenne direttore della BBC. Il suo successore alla Goldman come capo economista, David Walton, aveva un posto nel Monetary Policy Committee della Bank of England. Paul Deighton, che dirige il comitato organizzatore dei giochi olimpici di Londra, era capo operazioni della Goldman.

Un serie di commistioni e di incroci di parentele che coinvolge appena 4-5 persone e che comunque già abbraccia tutto: banche, governi, media, sport.

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marcomulas

Re: Goldman Sachs

Messaggioda marcomulas » 12 gen 2010, 11:43

Pagò una media di 595.000 dollari per impiegato
Goldman Sachs vuole pulire la sua immagine
destinando parte dei suoi bonus alle ONG


New York - La banca statunitense Goldman Sachs potrebbe chiedere ai suoi
dirigenti principale di destinare una percentuale dei loro guadagni a
qualsiasi ONG per "soavizzare" le future critiche sulla gestione.

La Società, che ha già reso il denaro pubblico ricevuto durante la crisi,
ripartì 16700 milioni di dollari in bonus sino al settembre del 2009,
motivo per il quale ricerca nella carità la redenzione pubblica del suo
direttivo, secondo quanto afferma il quotidiano "New York Times".

Secondo il giornale, le gratifiche raggiunsero i 595.000 dollari di media
per impiegato, nonostante in alcuni casi furono di quantità ben superiori:
per esempio, nel 2008, 953 impiegati ricevettero più di un milione di
dollari testa.

In qualsiasi caso, il recupero della banca potrebbe rendere ancora più
elevati i bonus del 2009: la società spera di annunciare que quest'anno ha
avuto un guadagno intorno ai 12.000 milioni di dollari, rispetto agli
11.700 milioni di dollari realizzati nel 2007.

Goldman Sachs, che già creò nel 2007 un programma che controlla le
donazioni che i suoi lavoratori compiono verso tali organizzazioni, pagò
quell'anno un bonus di 68 milioni di dollari al suo presidente consigliere
delegato, Lloyd Blankfein.

La quantità destinata alle ONG potrebbe esser simile a quella che qualche
anno fa mise in moto la banca di investimento, bruciata, Bear Stearns, una
delle vittime dell'attuale crisi finanziaria. Quella banca chiese di
destinare annualmente il 4% degli stipendi ad un'organizzazione
umanitaria, e arrivava persino ad ispezionare i rimborsi che ottenevano
dal del fisco per assicurarsi che adempiessero alla sollecitazione.

Il giornale newyorkese segnala che se Goldman Sachs si accordasse per una percentuale simile, allora sarebbero " Cento milioni di dollari quelli che sarebbero reinvestiti in organizzazioni umanitarie", anche se l'ammontare finale dipenderà dal numero di dirigenti che parteciperanno all'iniziativa.


Economia | Elmundo.es

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Karlrex

Re: Goldman Sachs

Messaggioda Karlrex » 2 feb 2010, 10:57

E dopo le parole di Obama così risponde:Sti cazzi!! :mrgreen:
http://www.corriere.it/economia/10_febb ... aabe.shtml

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Karlrex

Re: Goldman Sachs

Messaggioda Karlrex » 5 feb 2010, 7:45

Il bonus se l'acchiappano e " le crisi sono cose che succedono, come i cicloni, a volte quattro in un anno, a volte nessuno" ..e i cittadini come gli allora schiavi nei campi coloniali del cotone
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLi ... iew=Libero

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Re: Goldman Sachs

Messaggioda lillifata » 5 feb 2010, 9:58

"Una volta venne da me un dipendente; pensavo che volesse parlarmi della sua carriera, ma in realtà era venuto a discutere l'etica bancaria. Fu una lunga conversazione", ricorda Griffiths.

Quel dipendente chissà che fine ha fatto...sarà in quel 3-5% di licenziati??

Tutto questo mi fa schifo.
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Re: Goldman Sachs

Messaggioda Karlrex » 8 feb 2010, 8:02

Tutto fumo e niente arrosto? Che etica sti fantasmi :mrgreen:
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLi ... iew=Libero

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Re: Goldman Sachs

Messaggioda Dennis » 8 feb 2010, 8:45

La Goldman...Mi ri corda un certo Professor Romano Prodi!!!

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Re: Goldman Sachs

Messaggioda Karlrex » 8 feb 2010, 8:47

Dennis ha scritto:La Goldman...Mi ri corda un certo Professor Romano Prodi!!!

Dennis ti sei fermato a Prodi? :shock: studia e scopri che tutto il gold man sucks è intorno a te :lol:

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Re: Goldman Sachs

Messaggioda enricogrosso » 9 feb 2010, 22:44

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Re: Goldman Sachs

Messaggioda Riccardo Terlizzi » 11 feb 2010, 14:07

Goldman Sachs...il simbolo di quell'idea che dovrebbe scomparire dalla faccia della terra: la banca svolge una funzione sociale.

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Re: Goldman Sachs

Messaggioda enricogrosso » 11 feb 2010, 17:17

I tre porcellini "banca" giocano il ruolo delle 3 scimmiette: "Non vedo, non sento, non parlo".
“Il mondo non ricompensa onestà e indipendenza,bensì obbedienza e servilismo”
Enrico Grosso

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Christian Tambasco

Re: Goldman Sachs

Messaggioda Christian Tambasco » 20 apr 2010, 12:14

in riferimento all'articolo tradotto da Stefano in testa al thread:

fonte: sole24ore - La torre d'avorio che strozza Goldman Sachs

!
La torre d'avorio che strozza Goldman Sachs
di Guido Gentili

Dettagli, solo dettagli. Ciascuno dei quali non significa alcunché sul piano giudiziario e non fa la storia di Goldman Sachs, la superbanca americana fondata nel 1869, ritenuta a torto o a ragione più potente di tanti governi (e capace comunque d'influenzarli tutti o quasi), simbolo del turbo-capitalismo finanziario e incriminata ora (per frode) dalla Sec americana.
Eppure, lontano dal frastuono delle cifre miliardarie e dalla guerra arrembante tra i pro e i contro, qualcosa affiora. Dettagli, appunto, che se non altro fanno riflettere.

Il quartier generale della Goldman Sachs, ad esempio.Sul finire del 2009,l'inchiesta di John Arlidge del Sunday Times inizia parlando dell'anonimo edificio color ruggine al numero 85 di Broad Street, nella zona bassa di Manhattan. Non sembra, scrive Arlidge, «un posto che valga la pena di fermarsi a guardare, ed è proprio quello che piace a coloro che ci lavorano».

Aprile 2010. Sul Wall Street Journal, Susanne Craig racconta il nuovo headquarter costato più di due miliardi di dollari. Siamo sempre nella Lower Manhattan, ma tutto è cambiato. E ostentato. L'edificio di 43 piani, scrive Craig, «sfoggia murales giganteschi, soffitti svettanti degni di un teatro dell'opera, una palestra da 5mila metri quadri dove si tengono anche corsi di fitness chiamati "addominali super", bagni turchi,una sky lobby inondata di luce mentre nella vecchia sede l'area ristorazione era in un scantinato senza finestre». Tanta luce, sì, ma non per tutti i 6.500 dipendenti che pure godono tutti di superstipendi. Già, perché gli uffici esterni sono riservati ai 300 partner, mentre per i managing director non ci sono finestre. Quanto ai vicepresidenti, «siedono ora in postazioni di lavoro dislocate all'interno di uno spazio aperto che, nei tempi andati, qualcuno avrebbe descritto come area dattilografi ». Come dice il titolo dell'articolo, la nuova sede crea "principi e servi della gleba" di medioevale memoria.
Dall'anonimato all'ostentazione di un successo illimitato in tempi di crisi qualcosa s'è rotto, nella leggendaria Goldman Sachs? Possibile. Passi la provocazione, ma le cronache esalano anche un filo d'odore "fantozziano" anni 70, quando il ragioniere-travet Ugo Fantozzi/Paolo Villaggio finiva per fare la "triglia umana" nell'acquario del Mega Direttore Galattico, il conte Lamberti.
È tutto super, nella straordinaria macchina produttrice di soldi, ma ci sono conti che non tornano. Arlidge ha scritto di una «brutale etica lavorativa » e di «procedure inquietanti come quella per cui lo staff è costretto ad ascoltare la posta vocale mattino, mezzogiorno e sera per gli ultimi consigli di Blankfein».
Lloyd Blankfein, classe 1954, è il capo supremo di Goldman Sachs che, ha detto di sé, «è solo un banchiere che sta facendo il lavoro di Dio». Dio? Blankfein è un uomo che non mette limiti, a partire dalle ambizioni e dai guadagni di GS. Però va ricordato che il "lavoro di Dio" lo faceva, dichiaratamente, anche un altro, già diversi anni fa: Jeffrey Skilling, capo di Enron, la "banca del gas" fallita nel 2001. Skilling è stato condannato nel 2006 ad oltre 24 anni di carcere. Faceva il lavoro di Dio, ma Dio non lo sapeva o Skilling ha esagerato? Dettagli, solo dettagli.

20 aprile 2010

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sergioloy

Re: Goldman Sachs

Messaggioda sergioloy » 27 apr 2010, 10:39

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dal Sole24ore del 27 aprile 2010

Gli azionisti fanno causa a Goldman
di Marco Valsania

Partono le denunce degli investitori contro Goldman Sachs. Il primo ricorso alla magistratura federale è stato presentato ieri a New York: accusa la regina di Wall Street di aver nascosto agli azionisti l'esistenza di un'inchiesta della Securities and Exchange Commission. Altre due denunce sono state inoltre depositate fin da venerdì sera alla Corte suprema dello stato. La Sec il 26 aprile ha accusato Goldman di frode per i derivati sui mutui subprime contenuti nel veicolo Abacus 2007-Ac1. Stando alle autorità è stato progettato appositamente dalla banca assieme a uno dei suoi grandi clienti, l'hedge fund di John Paulson, per consentire scommesse sulla caduta immobiliare all'insaputa di altri investitori in Abacus. L'amministratore delegato LLoyd Blankfein e i vertici di Goldman hanno respinto ogni addebito.

La denuncia degli azionisti potrebbe ora dare nuovo filo da torcere alla regina di Wall Street su un nuovo fronte: il tribunale dovrà infatti pronunciarsi su una richiesta di class action, di far scattare un'azione collettiva a nome di tutti gli azionisti, per aver violato norme di trasparenza. Oggetto del contendere è la cosiddetta Wells Notice, la notifica spedita dalla Sec a Goldman per avvisarla dell'indagine e di possibili richieste di sanzioni. La banca ha ricevuto la comunicazione nel corso dell'estate del 2009, senza però informare il mercato. Il caso è stato portato dall'azionista di Goldman Ilene Richman, rappresentata dallo studio legale Robbins Geller Rudman & Dowd. Nel mirino della causa sono anche il direttore finanziario David Viniar e il direttore generale Gary Cohn.

Le denunce arrivano in un momento molto delicato per la banca: gli uomini d'oro di Goldman Sachs, sette tra dirigenti ed ex dirigenti, salgono oggi sul banco degli imputati del Congresso. Tra loro Blankfein e il trader Fabrice Tourre, al centro della creazione di Abacus. L'audizione parlamentare, organizzata dalla Commissione permanente d'inchiesta guidata dal senatore democratico Carl Levin, è stata paragonata, per l'alta tensione, alle indagini della Commissione Pecora durante la Grande Depressione, che attaccarono il grande finanziere JP Morgan.

I parlamentari hanno già reso pubbliche numerose email che minacciano di imbarazzare Goldman: esponenti della banca paiono celebrare scommesse vincenti sulla bufera immobiliare e chiedono di discutere solo di persona temi delicati. Tourre in un messaggio paragona un suo prodotto finanziario a Frankenstein. Goldman ha a sua volta rilasciato documenti in sua difesa, sostenendo di aver fatto solo attività di hedging, di protezione da perdite, senza speculare ai danni di altri investitori.

L'ultimo colpo all'immagine di Goldman è giunto dal Wall Street Journal: in un lungo articolo ha descritto l'atteggiamento «spietato» dentro la sempre più influente divisione mutui, con i suoi 400 funzionari. Freschi di generosi bonus intascati nel 2007, una decina di trader celebrarono pubblicamente i successi in tempi di crisi con una gara a chi divorava più hamburger, circondati da colleghi che li incitavano.


se questo è il lavoro di dio, ho amici molto più competenti del creatore.

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sergioloy

Re: Goldman Sachs

Messaggioda sergioloy » 28 apr 2010, 10:38

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Goldman Sachs si difende di fronte al Senato americano

dalSole24ore

27 APRILE 2010


Dopo il primo stop imposto dai repubblicani al Senato alla riforma della finanza voluta dai democratici e in particolare dall'Amministrazione Obama, l'attenzione di Wall Street si concentra sulle audizioni al Senato dei vertici di Goldman Sachs e delle persone coinvolte nell'inchiesta per frode della Sec.

Goldman Sachs ha cominciato a scommettere contro il mercato dei mutui nel 2007 tramite il trading "short" (al ribasso attraverso vendite alle scoperto), in modo da bilanciare le perdite della società in quel settore. E' quello che ha detto durante la propria testimonianza alla sottocommissione di indagine permanente del Senato il direttore finanziario David Viniar, sentito durante le audizioni al Senato assieme all'amministratore delegato Lloyd Blankfein. Nel dicembre 2006 «abbiamo cominciato a registrare perdite su base quotidiana nei prodotti collegati ai mutui» e nella società regnava «crescente preoccupazione» a causa della «maggiore volatilità e del calo dei prezzi degli asset collegati ai subprime». Il risultato è stato il passaggio allo short trading, ma «nel 2008 si è tornati alle scommesse al rialzo». L'obiettivo della società «era ridurre il rischio e in questo senso abbiamo avuto discreto successo», dirà invece Craig Broderick, responsabile della gestione del rischio dal 2007.

Mentre il settore immobiliare colava a picco, infatti, Goldman Sachs riuscì nel 2007 a generare «ampi profitti» scommettendo contro il mercato. «Goldman dice che queste scommesse sono state ragionevoli, ma i documenti interni mostrano che non si é trattato di una cosa ragionevole, anzi uno dei dirigenti ha descritto la situazione come 'the big short'», ha detto il presidente della sottocommissione di indagine permamente del Senato Carl Levin, che sente oggi i vertici di Goldman Sachs, a partire dall'amministratore delegato Lloyd Blankfein e il direttore finanziario David Viniar. La sottocommissione indaga da 18 mesi sul Goldman, accusata di avere scommesso contro il mercato dei mutui nel 2007 tramite il trading "short" (al ribasso attraverso vendite alle scoperto). I «conflitti di interesse» citati dalla Securities and Exchange Commission, la Consob americana, «potrebbero non essere illegali, ma sicuramente sembrano eticamente discutibili», ha detto la repubblicana del Maine Susan Collins, uno dei più agguerriti membri della commissione.

Fabrice Tourre, il trader di Goldman Sachs al centro delle accuse di frode della Sec alla banca d'affari newyorkese, si è difeso oggi di fronte al Congresso americano. Il 31enne francese, un "enfant prodige" della finanza, ha negato «categoricamente le accuse della Sec. E mi difenderò in tribunale contro queste falsità». Tourre ha partecipato a un'operazione in cui Goldman ha venduto agli investitori Aca Management e Ikb Deutsche Industriebank uno strumento finanziario chiamato Abacus 07AC-1 legato ai mutui subprime e rivelatosi fallimentare. Secondo le autorita di Borsa agli investitori sarebbero state date informazioni fuorvianti sulla composizione di quello strumento. Tourre, oltre che per il suo ruolo, è stato criticato anche per una serie di e-mail rese pubbliche in cui si commentava con soddisfazione alcuni guadagni fatti scommettendo sul fallimento di alcuni mutui.

La Sec infatti sostiene che Goldman avrebbe venduto Abacus alla società Aca non rivelando la posizione dell'hedge fund Paulson &Co., coinvolto nella creazione di Abacus e con una visione ribassista sul mercato immobiliare. «Sebbene non mi ricordi le parole esatte che ho utilizzato, mi ricordo di aver informato Aca che il fondo di Paulson avrebbe assunto delle protezioni di credito sulla transazione AC-1. Questo significava necessariamente che Paulson avrebbe anche scommesso al ribasso», ha detto Tourre. Il manager ha concluso che la transazione «non è stata pensata per fallire», anche perché Aca e Ikb «erano due dei miei clienti più importanti».

Questa sera il presidente Barack Obama parlerà dell'economia americana e del debito degli Stati Uniti. Non è previsto che riparli della riforma finanziaria fino a domani. Ma non è detto che lo stop al Senato, dove i democratici non sono riusciti per ora a stoppare la minaccia di filibustering, ostruzionismo, dei repubblicani, non riaccenda il dibattito. Non è ancora chiaro quale effetto produrrà nell'elettorato americano l'intreccio tra l'inchiesta Goldman e le negoziazioni a Capitol Hill tra democratici e repubblicani. E' certo però che Obama è determinato ad andare avanti con una riforma di Wall Street, come ha spiegato di recente dal blog della Casa Bianca.

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Re: Goldman Sachs

Messaggioda sergioloy » 4 mag 2010, 11:46

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DI ELLEN BROWN
http://www.webofdebt.com/

Come un programma destinato a salvare il libero mercato si è trasformato in un mostro

Mentre la SEC è impegnata ad indagare su Goldman Sachs, potrebbe anche prendere in esame un’altra truffa guidata da Goldman: il front running computerizzato utilizzando programmi di trading ad alta frequenza.

I commentatori dei mercati amano parlare di “capitalismo del libero mercato” ma secondo l’opinionista di Wall Street Max Keiser, questo non esiste più. Si è infatti trasformato in quello che la sua collega televisiva Stacy Herbert definisce “capitalismo del mercato manipolato”: oggi tutti i mercati sono soggetti a manipolazione per un profitto privato.



Keiser non sta solamente facendo speculazione. Egli sostiene di aver inventato uno dei programmi più utilizzati per compiere le manipolazioni ma non è quello che intendeva veramente creare. Il suo programma brevettato era progettato per eliminare le manipolazioni dai mercati, e questo sarebbe stato fatto facendo corrispondere automaticamante gli acquirenti con i venditori, eliminando il “front running” – gli intermediari che acquistano o vendono in anticipo su grandi ordini in arrivo dai loro clienti. Il programma era volto ad eliminare il conflitto di interessi che esiste quando gli intermediari che fanno corrispondere gli acquirenti con i venditori vendono anche per proprio conto. Ma il programma è caduto nelle mani sbagliate ed è diventato il prototipo per programmi di trading automatizzato che in realtà agevolano il front running.

Chiamato anche “Trading ad Alta Frequenza” (HFT) o “black box trading”, il programma di contrattazioni automatizzate utilizza computer ad alta velocità guidati da complessi algoritmi (istruzioni impartite al computer) per analizzare i dati e sbrigare gli ordini in quantità enormi a velocità elevatissime. Come il giocatore di poker che sbircia le carte dell’avversario da uno specchio, l’HFT consente all’operatore di sbirciare i principali ordini in arrivo e posizionarsi in cima per sottrarre una parte dei profitti. Badate che questi importanti ordini istituzionali sono i nostri soldi – fondi pensione, fondi comuni, 401K.

Quando la “creazione del mercato” (facendo corrispondere gli acquirenti con i venditori) era fatta strettamente da intermediari umani nella sala della Borsa Valori, le manipolazioni e il front running erano considerati un prezzo da pagare accettabile (anche se moralmente discutibile) per avere mercati continuamente “liquidi”. Ma il front running dei computer, utilizzando programmi di contrattazioni complessi, è un genere di truffa completamente diverso. Una piccola falla del sistema si è tramutata in un mostro. Keiser sostiene che il front running computerizzato con l’HFT è diventato l’attività principale di Wall Street e la forza trainante principale della maggior parte del volume degli scambi, contribuendo non solo a buona parte dei profitti provenienti dalle contrattazioni ma anche alla manipolazione dei mercati per scopi economici e politici.

Lo “specialista virtuale”: il prototipo delle contrattazioni ad alta frequenza

Fino a poco tempo fa la maggior parte del mercato veniva realizzata da intermediari chiamati “specialisti”, vale a dire quelle persone che si vedono nella sala della Borsa di New York e che contrattano il prezzo delle azioni. Il lavoro dello specialista ebbe origine più di un secolo fa, quando era stata riconosciuta la necessità di un sistema di contrattazioni continue. Ciò significava contrattare anche quando non c’era alcun acquirente o venditore “reale” che attendesse a prendere parte alla contrattazione.

Lo specialista è un intermediario che tratta un’azione ben specifica e che rimane in un punto preciso della sala tenendone un inventario. Egli pubblica i prezzi “bid” (miglior prezzo di acquisto) e “ask” (miglior prezzo di vendita), gestisce gli ordini “limite”, esegue le contrattazioni ed è responsabile delle gestione del flusso ininterrotto di ordini. Se c’è un forte spostamento della domanda dalla parte della “vendita” o dalla parte dell’”acquisto”, lo specialista interviene e vende o acquista prelevando dal proprio inventario per soddisfare la domanda, finché il divario si è ridotto.

Questo dà la possibilità allo specialista di contrattare per sé, utilizzando la sue informazioni confidenziali per registrare dei profitti. Questa pratica è disapprovata dalla Securities Exchange Commission (SEC) ma non è mai stata seriamente regolamentata perché è stata considerata necessaria per mantenere i mercati “liquidi”.

La“Virtual Specialist Technology” (VST) di Keiser fu sviluppata per Hollywood Stock Exchange (HSX), una simulazione multigiocatore basata sul web nella quale i giocatori utilizzano denaro virtuale per acquistare e vendere “azioni” di attori, registi, film in uscita e altre opzioni relative all’industria cinematografica. Il programma determina in automatico il vero prezzo di mercato, confrontando i “bid” con gli “ask” e valutando la quota di ciascuno. Keiser e il co-fondatore di HSX, Michael Burns, fecero domanda di brevetto nel 1996 per un “sistema di contrattazioni di titoli implementato al computer con una funzione specialistica virtuale” e fu assegnato loro il brevetto degli Stati Uniti n. 5960176 nel 1999.

Purtroppo le cose andarono male dopo il crollo delle dot.com quando la società di Keiser, la HSX Holdings, vendette, nonostante la sua opposizione, il brevetto della VST alla società di investimenti Cantor Fitzgerald. Cantor Fitzgerald congelò poi la parte del programma che avrebbe eliminato il front running, come le aziende farmaceutiche che acquistano brevetti in concorrenza per toglierli dal mercato. Invece di impedire il front running, il programma fu alterato in modo che potesse in realtà accrescere quella pratica disonesta. Keiser (che ora vive in Europa) fa notare che questo genere di abuso di brevetto è illegale ai sensi della legge europea sulla proprietà intellettuale.

Nel frattempo, il progetto del programma VST rimaneva in bella mostra all’Ufficio brevetti, dando suggerimenti ad altri inventori. Per ottenere un brevetto, i richiedenti devono elencare uno “stato dell’arte” e quindi dimostrare che il loro brevetto ne è in qualche modo un miglioramento. L’elenco per il brevetto di Keiser mostra che è stato richiamato da altri 132 riguardanti programmi di contrattazione automatica o HFT.

L’HFT è giunto rapidamente a dominare gli scambi. Le società di contrattazioni ad alta frequenza oggi contano per il 73% di tutte le contrattazioni degli equity americani, malgrado queste rappresentino solamente il 2% delle circa 20.000 società operanti.

Nel 1998, la SEC consentì che le reti di comunicazione elettronica online, ovvero i sistemi alternativi di contrattazione, diventassero scambi azionari a tutti gli effetti. I sistemi alternativi di contrattazione (ATS) sono sistemi di corrispondenza ordini automatizzati a computer che offrono opportunità simili a quelle di scambio a costi inferiori ma che sono spesso soggetti a requisiti di divulgazione inferiori e regole di contrattazione diverse. I sistemi informatici fanno corrispondere in automatico ordini di acquisto e di vendita che erano stati a loro volta inviati tramite computer. La creazione del mercato che una volta veniva effettuata con un “registro dello specialista” – un qualcosa che poteva essere esaminato e verificato – viene ora effettuata da una “scatola nera” invisibile, senza controllo.

Per oltre un secolo il mercato azionario è stato un vero mercato, con operatori in carne e ossa che rilanciavano offerte su offerte nella sala della Borsa Valori. In un solo decennio le contrattazioni in sala sono state del tutto eliminate tranne che per gli scambi più importanti, come la Borsa Valori di New York (NYSE). E anche in quei mercati, le contrattazioni in sala convivono con le contrattazioni elettroniche.

I sistemi alternativi di contrattazione permettono praticamente a qualunque operatore abbastanza grande di fare ordini direttamente nel mercato, invece che inoltrarli agli operatori al NYSE. I sistemi alternativi di contrattazione consentono anche a qualunque operatore abbastanza grande dotato di un sofisticato programma HFT di effettuare contrattazioni di front running.

Il Flash Trade: come viene manipolato il gioco

Una componente essenziale del front running computerizzato è una pratica discutibile chiamata “flash trade”. Gli ordini flash sono permessi grazie ad una scappatoia nel regolamento che consente, al pagamento di una quota, di mostrare in anticipo gli ordini ad alcuni operatori. Un tempo il NYSE consentiva agli specialisti di dare un’occhiata in anticipo agli ordini in arrivo, ma ora questa pratica è stata sostituita da una politica “di parità” che dà a tutti gli investitori uguale accesso a tutte le quotazioni dei prezzi. Tuttavia, alcuni ATS in forte concorrenza con gli scambi consolidati per le attività commerciali hanno adottato l’uso del flash trade per separare le attività di contrattazione dagli scambi. Un ordine in arrivo viene mostrato per una frazione di secondo ad un operatore prima di essere inviato al sistema del mercato nazionale. Se l’operatore riesce a far corrispondere la miglior offerta nel sistema otterrà quell’ordine prima ancora che il resto del mercato possa vederlo.

La rapida occhiata rivela la contrattazione in arrivo ma non il prezzo limite – il prezzo massimo al quale l’acquirente o il venditore è disposto a contrattare. Questo è ciò che calcola il programma HFT ed è ciò che dà all’operatore ad alta frequenza lo stesso genere di informazioni confidenziali disponibili all’operatore tradizionale: l’operatore ad alta frequenza ora riesce a sbirciare le carte dell’avversario. Questo significa che gli operatori ad alta frequenza possono fare molto di più che sottrarre grossi profitti agli altri investitori: possono davvero manipolare i mercati.

Le modalità con le quali viene fatto sono state spiegate da Karl Denninger in un lucido post pubblicato nel luglio 2009 su Seeking Alpha:

“Diciamo che c’è un acquirente disposto a comprare 100.000 azioni di BRCM ad un prezzo limite di 26,40 dollari. Vale a dire che l’acquirente accetterà qualsiasi prezzo fino a 26,40 dollari. Ma il mercato, in questo momento particolare, è a 26,10 dollari, trenta centesimi in meno.

“Allora i computer, avendo rilevato attraverso i loro ordini flash (che dovrebbero essere illegali) che c’è un desiderio di azioni Broadcom, iniziano ad emettere piccoli ordini (in genere in pacchetti azionari da 100) di tipo IOC – “Immediate or Cancel” – per vendere a 26,20 dollari. Se quell’ordine viene “mangiato” allora il computer emette un ordine a 26,25 dollari, poi a 26,30, poi a 26,35, poi a 26,40. Quando tenta a 26,45 dollari non ottiene alcun “morso” e l’ordine viene immediatamente cancellato.

“L’afflusso di offerta arriva, ma guarda che coincidenza, a 26,39 dollari e si sostiene che il mercato è diventato ‘più efficiente’.

“E’ assurdo, perché non c’era alcun “vero venditore” a nessun di quei prezzi! Questo schema di offerta era inteso per fare una sola cosa – manipolare il mercato individuando quelle che si pensava fossero informazioni nascoste – il prezzo limite dell’altra parte!

“Con le normali code di ordini e i normali flussi la persona con il limite di ordine vedrebbe l’offerta a 26,20 dollari e potrebbe abbassare il proprio limite. Ma i computer sono così veloci che a meno che non ne abbiate uno altrettanto rapido non c’è alcuna possibilità: il vostro ordine viene immediatamente “violentato” al prezzo limite pieno! Venite fregati di 29 centesimi per azione il che vi è stato letteralmente sottratto dalle società HFT che hanno visto le vostre carte prima che voi potevate rilevare l’attività, hanno determinato il vostro prezzo massimo e quindi vi hanno venduto ad una cifra la più vicina possibile al vostro prezzo massimo”.

La presunta giustificazione per i programmi ad alta frequenza è che essi “migliorano la liquidità” ma Denninger dice: “Sono fesserie. Hanno trasformato il mercato in un gioco truccato dove gli ordini istituzionali (cioè voi, il signor Rossi e la signora Rossi quando acquistate o vendete dei fondi comuni!) venite regolarmente fregati a vantaggio di alcune grandi banche internazionali”.

A dire la verità gli operatori ad alta frequenza stanno togliendo liquidità dal mercato. Così sostiene John Daly sul britannico Globe and Mail, citando Thomas Caldwell, amministratore delegato di Caldwell Securities Ltd.: “I grandi investitori istituzionali sanno che se iniziano a far passare un grosso pacchetto di azioni ad un certo prezzo – anche se questo pacchetto è suddiviso in tante piccole contrattazioni su diversi ATS e mercati – possono dare inizio ad un’inondazione di ordini ad alta frequenza che spostano immediatamente i prezzi di mercato a svantaggio dell’istituto… è questa la ragione per cui gli istituti si sono riuniti nei cosiddetti gruppi oscuri gestiti da ATS come Instinet, e da operatori individuali come Goldman Sachs. I gruppi consentono agli operatori di offrire i prezzi senza rivelare pubblicamente le loro identità e scoprire le proprie carte”.

Poiché questi grandi gruppi oscuri sono poco visibili agli altri investitori e ai regolatori, essi bloccano la libera ed equa contrattazione il cui funzionamento dipende da mercati per aste aperti e trasparenti.

Il famigerato manipolatore dei mercati: Goldman Sachs

Tyler Durden, scrivendo su Zero Hedge, fa notare che il gioco HFT è dominato da Goldman Sachs, che egli definisce “un hedge fund in tutto e per tutto tranne che per l’appoggio della FDIC”. Goldman era una banca di investimenti fino al crollo del 2008 quando è diventata una banca commerciale da un giorno all’altro per capitalizzare sui sussidi del salvataggio federale, tra cui denaro esente da interessi proveniente dalla Fed che può utilizzare per speculare sugli scambi ATS poco trasparenti dove i mercati sono manipolati e controllati.

A differenza del NYSE, che è aperto tutti i giorni solamente dalle 10 del mattino alle 4 del pomeriggio, le contrattazioni ATS durano ventiquattr’ore al giorno e sono particolarmente intense quando il NYSE è chiuso, cioè quando ci sono poche contrattazioni azionarie da poter essere facilmente manipolate. Tyler Durden scrive:

“Poiché i mercati continuano a salire giorno dopo giorno, indipendentemente dal peggioramento delle condizioni economiche, sono solamente questi HFT che determinano la direzione complessiva del mercato, generalmente senza fondamentali o motivi tecnici. E basandosi su poche righe di codice, gli investitori al dettaglio si ritrovano truffati in un mercato in salita che non ha nulla a che vedere con i primi segnali di ripresa o con una qualche società cinese che acquista qualche altro centinaio di server Intel: gli HFT stanno semplicemente portando avanti lo stesso mito del mercato Ponzi che avevamo visto nel caso Madoff, ma su una scala enormemente più vasta”.

La manipolazione dell’HFT ci aiuta a capire in che modo Goldman Sachs abbia guadagnato lo scorso anno 100 milioni di dollari al giorno dal suo reparto contrattazioni, giorno dopo giorno, su 116 giorni di contrattazioni su 194 dalla fine di settembre 2009. Quando si conoscono le carte dell’avversario è come rubare le caramelle a un bambino.

Ridare vita al libero mercato

Quindi, che cosa si può fare per ristabilire dei mercati liberi ed equi? Un passo nella giusta direzione sarebbe quello di proibire i flash trade. La SEC sta proponendo delle norme in tal senso ma non sono ancora state rese effettive.

Un altro controllo proposto sull’HFT è una Tobin tax – una piccola imposta su ogni contrattazione finanziaria. Le proposte vanno dallo 0,005% all’1%, soglia abbastanza bassa da essere difficilmente avvertita dai legittimi investitori “buy and hold”, ma abbastanza alta per affossare l’HFT, che sottrae piccolissimi profitti da un numero enorme di contrattazioni.

Questo è quanto sostengono i proponenti ma una piccola imposta potrebbe non essere in realtà sufficiente per affossare l’HFT. Considerate l’esempio di Denninger, in cui l’operatore ad alta frequenza non guadagnava solo pochi centesimi ma 29 centesimi pieni a contrattazione e aveva la possibilità di racimolare questa cifra su 99.500 azioni (100.000 azioni meno 5 contrattazioni in pacchetti da 100 a somme inferiori). E’ un guadagno di 28.855 dollari su una contrattazione da 2,63 milioni di dollari, non male per pochi millesimi di secondo di lavoro. Imponendo uno 0,1% di Tobin tax su questi 2,63 milioni il profitto su ridurrebbe a 26.225 dollari ma è ancora un bel guadagno per una contrattazione che dura meno di un battito di ciglia.

La soluzione ideale sarebbe quella di risolvere il problema alla radice – il meccanismo di regolazione dei prezzi. Keiser sostiene che questo potrebbe essere fatto vietando l’HFT e installando in tutti gli scambi il suo programma VST nella sua concezione originale. Il vero prezzo di mercato sarebbe allora stabilito automaticamente, escludendo sia la manipolazione umana che quella elettronica. Keiser fa notare che gli azionisti della sua ex azienda hanno avanzato la richiesta per annullare la vendita a Cantor Fitzgerald e recuperare il programma perché l’accordo non è mai stato perfezionato e gli investitori di HSX Holdings non hanno mai ricevuto un centesimo dalla vendita.

C’è solo un problema con la loro richiesta: le scartoffie che dimostrano che era stato inviato agli uffici di Cantor Fitzgerald al World Trade Center diversi mesi prima del settembre 2001. Come il capitalismo del libero mercato, sembra che le prove siano andate in fumo.

Ellen Brown
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21.04.21010

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sandropascucci
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Re: Goldman Sachs

Messaggioda sandropascucci » 4 mag 2010, 11:49

sergioloy ha scritto:
!
DI ELLEN BROWN
http://www.webofdebt.com/


Ellen Brown
Fonte: http://www.webofdebt.com
Link: http://www.webofdebt.com/articles/compu ... unning.php
21.04.21010

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che cazzo.. je l'ho fatta conosce io ed ecco i risultati..
e l'ho sempre portato in palmo di mano..
mavvaffanculo..
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Re: Goldman Sachs

Messaggioda mr.spyder » 4 mag 2010, 11:52

ecco dov'è finito jjules.....è diventato Sancho Panza.
Antonio Prezia, detto spyder... anche se non è importante chi sei,ma cosa vuoi fare per cambiare il mondo.

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Christian Tambasco

Re: Goldman Sachs

Messaggioda Christian Tambasco » 4 mag 2010, 16:18

fonte: sole24ore Goldman Sachs ha contribuito alla crisi subprime

::
«Goldman Sachs ha contribuito alla crisi subprime»
di Daniela Roveda
4 Maggio 2010

LOS ANGELES - «Abbiamo contribuito allo scoppio della bolla che ha portato alla crisi, finanziando progetti immobiliari con un livello di indebitamento troppo elevato». Lloyd Blankfein, ceo di Goldman Sachs, ha riconosciuto in un'intervista alla Cnn che la banca d'affari ha avuto una parte di responsabilità nella crisi finanziaria provocata dai crediti subprime. Molti analisti ritengono che la dichiarazione di Blankfein serva a meglio preparare il terreno per il management in vista dell'assemblea del 7 maggio. Secondo il Financial Times, inoltre, la banca ha in programma la revisione delle pratiche di gestione dei clienti istituzionali, una decisione che potrebbe rendere più semplice il patteggiamento con la Sec, la Consob americana, nella causa civile per frode. A complicare la situazione, tuttavia, è arrivata in serata la notizia che la stessa Goldman è stata citata in giudizio nel procedimento per insider trading a carico dell'hedge fund Galleon.
L'ammissione di Blankfein stride con quanto detto poco prima da Warren Buffett, secondo cui Goldman Sachs non ha colpa, non ha fatto nulla di male. Ma questa volta la sua opinione non è stata presa alla lettera come accade di solito, perché anche l'oracolo di Omaha è un uomo e investitore, e si dà il caso che nel 2008 al culmine della crisi finanziaria abbia comprato 5 miliardi di dollari in titoli Goldman, il cui valore è piombato del 22% dal giorno in cui la Securities and Exchange Commission ha fatto causa al colosso di Wall Street per frode.
È suonato strano quindi che uno dei più accaniti critici degli eccessi di Wall Street e dell'uso di strumenti rischiosi come i derivati abbia preso le difese della banca che forse più di ogni altra personifica gli eccessi di Wall Street. Durante il consueto appuntamento annuale con 37.000 azionisti della sua Berkshire Hathaway, un raduno ormai noto come la Woodstock del capitalismo, Buffett ha detto che le sue più aspre critiche vanno agli organi di vigilanza. «Quando si verifica un fenomeno di massa, è lecito dire che tutti hanno colpa. Non c'è un solo "cattivo"» ha detto Buffett.
Per l'oracolo di Omaha, Goldman non ha fatto nulla di diverso o di più grave di tutti gli altri; nel caso specifico del veicolo di investimento Abacus al centro della causa della Sec, Buffett si è limitato a dire che le banche che hanno perso soldi non gli fanno pena. E ha espresso piena fiducia nel ceo di Goldman Lloyd Blankfein.
Buffett ha preso anche le difese della società di valutazione del debito Moody's, sotto accusa insieme alle sue concorrenti per avere distribuito valutazioni esageratamente alte ai complessi strumenti finanziari basati sui mutui subprime per incassare le commissioni delle banche emittenti. «Queste società offrono fantastici servizi» ha detto; Buffett possiede 31 milioni di azioni Moody's.

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Christian Tambasco

Re: Goldman Sachs

Messaggioda Christian Tambasco » 16 lug 2010, 9:37

fonte: NEWS RADIOCOR SOLE24ORE Goldman Sachs: patteggiamento da 550 mln $ con Sec su causa frode

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Goldman Sachs: patteggiamento da 550 mln $ con Sec su causa frode
16/07/2010 08:06

E' il massimo mai pagato da una societa' di Wall Street (Il Sole 24 Ore Radiocor) - New York, 16 lug - Goldman Sachs e la Securities and Exchange Commission hanno trovato un accordo sul patteggiamento da 550 milioni di dollari (il massimo mai pagato da una societa' di Wall Street) che chiude la causa civile per frode intentata dalla Consob americana lo scorso 16 aprile. L'accordo "e' la cosa giusta", ha detto un portavoce di Goldman. La Sec "si e' riservata il diritto" di riaprire il caso qualora emergessero nuove informazioni.
"Goldman ha ammesso pubblicamente la sostanza delle accuse e di avere dato informazioni incomplete", ha detto Robert Khuzami, direttore della divisione esecutiva della Sec. La Sec accusava Goldman di non avere comunicato ai clienti che investivano in Cdo (collateralized debt obligation, complessi titoli obbligazionari garantiti spesso dai mutui subprime) che l'hedge fund Paulson & Co avrebbe contribuito a creare uno strumento per consentire alla banca e ad alcuni clienti selezionati di scommettere contro il mercato immobiliare.

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Christian Tambasco

Re: Goldman Sachs

Messaggioda Christian Tambasco » 16 lug 2010, 11:41

nel mentre il loro operare li mette in condizione di starti attaccato al culo fin dall'infanzia neonatale...

fonte: ANSA Goldman, Tpg acquista Ontex

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Goldman, Tpg acquista Ontex
Maggiore acquisiszione europea del 2010 per 1,2 mld di euro

15 luglio, 20:43

(ANSA) - NEW YORK, 15 lug - La divisione di private equity di Goldman Sachs e il fondo Tpg hanno raggiunto un accordo per acquistare il big dei pannolini Ontex. La societa' e' stata rilevata dalla rivale Candover per 1,2 miliardi di euro. Si tratta della maggiore operazione di acquisizione avvenuta in Europa quest'anno, superiore anche ai 995 milioni di sterline messi sul piatto da KKR per Pets at Home.

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Christian Tambasco

Re: Goldman Sachs

Messaggioda Christian Tambasco » 5 gen 2011, 10:33

fonte: www.borsaitaliana.it Chi attende con ansia l'Ipo di Facebook si metta pure il cuore in pace

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MF ANALISI: Chi attende con ansia l'Ipo di Facebook si metta pure il cuore in pace
di Shira Ovide Wall Str
January 05, 2011 02:09 ET (07:09 GMT)
Dowjones

MILANO (MF-DJ)--Chi attendeva con ansia l'ipo di Facebook ora puo' mettersi il cuore in pace. Facebook ricevera' 500 milioni di dollari in cash da Goldman Sachs e dalla russa Digital Sky Technologies, sulla base di una valutazione del social network di 50 miliardi di dollari. A differenza di Google, che aveva atteso sei anni prima di approdare in borsa, Facebook, che di anni ne ha quasi sette, non sembra interessata a seguirne l'esempio. In un'intervista rilasciata il mese scorso a 60 Minutes, programma di approfondimento di Cbs, alla domanda se Facebook avrebbe mai effettuato un'offerta pubblica iniziale, il ceo Zuckerberg aveva risposto: "Forse".

Supponendo che gli organi regolatori non intervengano sulla questione, Facebook potrebbe resistere a tempo indeterminato alla tentazione di andare in borsa. Due dei motivi principali che spingono una societa' giovane a quotarsi in Borsa (attirare i primi investitori e raccogliere fondi per espandersi) non sembrano valere per Facebook. Grazie agli scambi al di fuori del mercato, gli azionisti di Facebook possono riconvertire le azioni in denaro quando vogliono, sebbene entro certi limiti. E grazie a schiere di entusiasti investitori, Facebook puo' facilmente procurarsi i mezzi per assumere ingegneri, comprare altre aziende o lanciare nuovi servizi. Secondo il Wall Street Journal, in autunno Accel Partners, uno dei primi investitori in Facebook, ha venduto circa 517 milioni di azioni fuori del mercato. Altri investitori hanno offerto quote in Facebook attraverso canali come SharesPost, che mette in contatto acquirenti e venditori di azioni di societa' ad ampio flottante.

Secondo SharesPost, il social network e' stato valutato anche 57 miliardi di dollari in alcune recenti transazioni (e gli organi di disciplina stanno verificando se queste ultime siano un tentativo di aggirare l'obbligo di quotazione per le societa' con piu' di 500 investitori). Anche se Facebook non e' tenuta a divulgare i dati contabili perche' closely held company (societa' controllata ad ampio flottante), alcuni investitori svegli come Microsoft, Greylock Partners, Elevation Partners e Accel hanno investito in Facebook quasi un miliardo di dollari.

Questo spiega in parte perche' la tanto attesa ipo continua a venire rimandata. Il 2012 dovrebbe essere l'anno giusto. Forse.

Certo, non si sa con sicurezza se Facebook riuscira' ancora a tenere a bada i nuovi investitori (in particolare Goldman) sulla questione dello sbarco in borsa. Anche i dipendenti potrebbero aspettare con ansia un'ipo, dopo che ad aprile Facebook aveva vietato loro di vendere azioni, eliminando cosi' un'importante valvola di sfogo. Ma neppure Wall Street sembra insistere piu' di tanto sull'offerta pubblica iniziale, a differenza di quanto per Google, letteralmente presa d'assalto dai banchieri ansiosi di guidare l'ipo del motore di ricerca. Addirittura alcuni banchieri temono che la quotazione possa scatenare un'ondata di offerte di societa' hi-tech, come era accaduto per Netscape negli anni Novanta.

Al momento la sola opinione che conta e' quella di Zuckerberg, e se per lui va bene aspettare ed essere un miliardario soltanto sulla carta, la lunga fila di investitori pronti a coprirlo di denaro potra' mantenere la macchina ben oliata (al di fuori del mercato) ancora per molto tempo.

(END) Dow Jones Newswires


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