Due parole sulla moneta e sul denaro.. E SUL PRIMIT..

..ovvero le puttanate ufficiali propagandate dal Sistema Mediatico di IGB
sandropascucci
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Due parole sulla moneta e sul denaro.. E SUL PRIMIT..

Messaggioda sandropascucci » 10 dic 2009, 13:32

da: http://www.agoravox.it/attualita/econom ... mmentaires

Due parole sulla moneta e sul denaro

“Le opinioni sulla moneta sono altrettanto difficili da descrivere quanto le nuvole in movimento” (Joseph Schumpeter, 1954, p. 352). "Chi ama il denaro, mai si sazia di denaro" (Bibbia, Qohelet 5,9).

Simmel definiva l’essere umano come “l’animale che pratica lo scambio”, più o meno libero, che può arrivare a scambiare pure le relazioni sociali. Quindi è la naturale propensione allo scambio e alla socializzazione, che fonda il denaro come mezzo e lo trasforma in fine (Maria Grazia Turri, "La distinzione fra moneta e denaro", Carocci, 2009, p. 103). Il denaro garantisce il futuro e smaterializza il presente rendendolo solo una possibilità. La moneta è il mezzo che consente una relazione tra tempi diversi (Keynes). Del resto la cosa essenziale da capire è che la “banconota si fonda sull’uomo vivo e non su una morta moneta. Non costa praticamente nulla, e frutta un dividendo del cento per cento in terreni bonificati, serbatoi d’acqua scavati, case costruite, e in vita più sana e più prospera” (Amitav Ghosh, "Il paese delle maree").

Molti economisti ancora oggi non hanno ben presenti le quattro caratteristiche e funzioni fondamentali della moneta: misura del valore, mezzo di pagamento, mezzo di scambio e mezzo per conservare la ricchezza (Polanyi, 1977). La funzione che unisce il denaro alla moneta e che fa della moneta un oggetti sociale è la riserva di valore (2009, p. 39). Però la moneta è anche una “creazione della legge”, nasce quindi da un’istituzione, su garanzia dello Stato, che con la sua autorità autorizza un determinato mezzo di pagamento” (Georg Friedrich Knapp). In realtà l’istituzione dei derivati è un modo per ovviare a questi limiti, con tutti i problemi che possiamo constatare. Qui c’è un’autorità privata che afferma di creare valore, ma non c’è una vera traccia scritta, né un vero riconoscimento da parte della popolazione e non c’è nessuna autorità pubblica che può garantire a medio o a lungo termine quell’innaturale uragano di debiti matematici.

Comunque, se il valore della moneta “dipendesse dal metallo garante (l’oro), e poi dalla credulità delle persone, non ci sarebbero problemi. Tuttavia, il valore dipende dal fatto che le monete, esattamente come le azioni, sono degli atti iscritti, in cui delle persone si rendono garanti del valore di ciò che sta scritto. Il notaio garantisce che la casa di cui si parla nel contratto esiste davvero; il governatore garantisce (avendo alle sue spalle i beni dello Stato, e non semplicemente dell’oro) che la banconota può davvero servire per comprare un panino; l’amministratore delegato garantisce che l’azione corrisponde a delle attività produttive dell’azienda. In questo senso, l’aspetto centrale è la correttezza dell’atto che viene iscritto. Se invece si assume che l’aspetto centrale è la credulità delle persone, che dopo aver smesso di credere all’oro credono in qualunque cosa, allora è del tutto immaginabile che presto o tardi ci sarà una crisi” (Maurizio Ferraris, "La distinzione fra moneta e denaro", Introduzione, 2009, p. 10).

Infatti il valore reale di una moneta è garantito dalle realtà produttive di una regione: la prima attività finanziaria del Monte dei Paschi di Siena era possibile grazie alla garanzia del formaggio prodotto dai pastori della zona, che era sempre necessario e consentiva la sopravvivenza della popolazione locale e delle popolazioni più vicine ("L’ABC dell’Economia", Ezra Pound, Bollati Boringhieri, 2009).

Secondo lo studioso francese Charles Péguy, sarà il popolo, cioè l’insieme di tutti i cittadini, a salvare la classe operaia e la borghesia dal dominio del denaro. Invece Henry Ford confessò: “Meno male che la popolazione non capisce il nostro sistema bancario e monetario, perché se lo capisse, credo che prima di domani scoppierebbe una rivoluzione”. Anche il vecchio banchiere Rothschild affermò una cosa simile: “Pochi comprenderanno questo sistema, coloro che lo comprenderanno saranno occupati nello sfruttarlo, il pubblico forse non capirà mai che il sistema è contrario ai suoi interessi” (Rothschild, 1863). E chiudo la serie di citazioni con un antico proverbio orientale: “Se tu pagare come dici tu, io lavorare come dico io. Se tu pagare come dico io, io lavorare come dici tu”.

Infine, per provare a combattere l’attuale dittatura bancaria, monetaria e usuraia dei grandi gruppi bancari privati o malamente privatizzati segnalo l’associazione Primit che vuole riaffermare i diritti di sovranità monetaria popolare attraverso il suo programma di riforma monetaria italiana, seguendo l’esempio del presidente americano Kennedy, che potrebbe essere stato assassinato anche per la sua volontà di affiancare all’emissione di moneta della Federal Reserve, un’emissione diretta da parte dello Stato, che rappresenta quei cittadini che con il loro lavoro trasformano il credito bancario in un servizio o in un prodotto, creando così il valore reale della moneta. L’attività principale delle banche è quindi quella dell’appropriazione indebita di un valore creato dagli imprenditori e dai lavoratori. Si può dire che nei mutui le banche “garantiscono e anticipano” soldi che non hanno, ma che probabilmente arriveranno grazie al nostro lavoro.

Nota 1 – L’unico Stato americano non in crisi, con tutti i conti in attivo, è lo Stato del Nord Dakota, che ha una banca statale pubblica gestita direttamente dal Governatore, dal Procuratore e dal Commissario all’Agricoltura. In questo modo non si estremizza “il ruolo di usuraio legalizzato” che invece è “magistralmente interpretato” dalle banche private controllate da poche famiglie paramafiose o da qualche manager egoista e psicopatico (Risolvere in modo semplice la crisi economica, Global Research, Stephen Lendman, 15-06-2009. In alto al centro si può cliccare per la traduzione italiana).

Nota 2 – Prima pagare, poi protestare? Alcune considerazioni. Giustissimo. Non si sa però con chi si possa protestare, né a cosa possa servire. Gli italiani sono stati derubati sistematicamente dallo Stato quasi dal suo inizio nel 1861, non solo con le tasse, ma soprattutto con l’inflazione. Prendendo come punto di riferimento la lira dell’anno 2001, subito prima della conversione nell’euro, la lira del 1861 ne valeva 7.302. Nel 1866 ne valeva addirittura 7736. Nel 1916, in piena guerra mondiale, ne valeva 4.471. Poi, inizia la catastrofe: 1.158 nel 1926, 48 nel 1946, 15 nel 1966, 1,82 nel 1986, 1,10 nel 1996 e finalmente 1 nel 2001 (fonte: Corriere della Sera, L’Enciclopedia Geografica, Volume 1, Dicembre 2004). In 140 anni, un’inflazione del 7302%, mediamente più del 50% all’anno. Si può immaginare, a un poveretto (un papà, un nonno) che avesse acquistato buoni del Tesoro, ad esempio nel 1946, cosa gli è rimasto in mano? Ma non è finita qui. Dopo Maastricht, il debito pubblico italiano è cresciuto in modo spaventoso. Contestualmente, i servizi che lo Stato rende ai contribuenti sono peggiorati, su tutti i fronti.

In conclusione, paghiamo e poi protestiamo, ma nessun movimento o partito prende atto della protesta, e non si vede la luce fuori dal tunnel. Né, francamente, si capisce come possa migliorare la situazione con un’economia malavitosa (e sommersa) difficile da calcolare, ma che certamente supera quel 30% di cui si parla (Riccardo Valente, tratto dal sito Italians di Beppe Severgnini di Venerdì 27 novembre 2009).
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Re: Due parole sulla moneta e sul denaro.. E SUL PRIMIT..

Messaggioda sandropascucci » 10 dic 2009, 13:33

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