[VENEZUELA] tira un'arietta..

..ovvero le puttanate ufficiali propagandate dal Sistema Mediatico di IGB
sandropascucci
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[VENEZUELA] tira un'arietta..

Messaggioda sandropascucci » 11 mar 2015, 8:50

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Allarme Venezuela tra crisi, crollo del bolivar e voci di colpo di stato
Giuseppe Timpone
Aggiornato il 05 Marzo 2015, ore 12:09
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Il Simadi non funziona, il Venezuela è nel caos economico
Situazione in costante peggioramento in Venezuela, dove il bolivar continua a collassare sul mercato nero e la produzione di beni è sempre più bassa. Mentre nel paese manca di tutto, il presidente Nicolas Maduro teme un colpo di stato.
Economia Venezuela Leggi gli altri articoli
Il bolivar, la valuta del Venezuela, sta collassando a un ritmo fin troppo allarmante sul mercato nero, segno che la situazione starebbe precipitando verso un punto di non ritorno. La scorsa settimana, per la prima volta è stata sfondata al cambio illegale la soglia di 200 bolivar per un dollaro, ma già oggi un biglietto verde si scambia in barba alle leggi contro ben 264 bolivar, una svalutazione del 98% rispetto al cambio ufficiale (Cencoex) di 6,3, del 27% rispetto al nuovo cambio "di mercato", il Simadi, introdotto un mese fa per consentire ai venezuelani di scambiare liberamente bolivar contro dollari e che attualmente registra un rapporto medio quotidiano tra le due valute a 177,69.

Crollo bolivar è allarme
Il paradosso è che da quando è entrato in funzione il Simadi, il bolivar è crollato del 30% al mercato nero, quando avrebbe dovuto registrare un rafforzamento, data la maggiore quantità (teorica) di dollari sul mercato. Proprio questo dato segnalerebbe non solo che le limitazioni all'accesso di dollari esistenti anche con il Simadi avrebbero reso inefficace la piattaforma gestita dal governo, ma anche che esiste una così alta domanda di dollari e un'offerta così infima, che nei fatti non esiste un vero mercato del cambio.

Lo dimostra anche il mancato funzionamento del Sicad, il sistema delle aste della Banca Centrale del Venezuela, che eroga dollari alle imprese importatrici di beni secondari a un tasso compreso tra 12 e 50, ma di cui al momento, dopo l'ingresso del Simadi, non si ha traccia. Non ci sono dollari da distribuire, anche perché il paese non esporta null'altro, se non petrolio, le cui quotazioni sono in ripresa nelle ultime settimane, ma pur sempre dimezzate rispetto a 9 mesi fa.

APPROFONDISCI - Venezuela, perché il nuovo cambio Simadi non scalfisce il mercato nero?

Il crollo verticale del bolivar al mercato nero, un'approssimazione abbastanza realistica al valore che la valuta avrebbe sul libero mercato del cambio, dimostrerebbe anche che probabilmente molti venezuelani hanno approfittato del Simadi per ottenere dollari e scambiarli subito al cambio illegale, incassando un quantitativo maggiore di bolivar, in modo da proteggersi contro il rialzo dei prezzi, dato che l'inflazione è salita già al 68%.

Gli economisti avvertono, però, che il tracollo potrebbe essere la spia di un allarme ancora più grave: le imprese starebbero esaurendo qualsivoglia scorta di beni e pur di produrre sarebbero disposte a comprare dollari a qualsiasi costo. Il guaio è che i prezzi amministrati dal governo non rendono conveniente la produzione e la vendita, perché a fronte di un'esplosione dei costi, i ricavi sarebbero fermi o crescerebbero inadeguatamente. Da qui anche la potente carenza dei beni, con file sempre più lunghe agli ingressi di negozi e supermercati.

APPROFONDISCI - Il Venezuela è davvero a rischio default nel 2015? Il bolivar collassa ancora

Golpe Venezuela?
Infine, c'è un capitolo politico inquietante: alla trasmissione"En Contacto con Maduro", il presidente Nicolas Maduro ha dichiarato di avere le prove che una minoranza di potentati economici nel paese, appoggiata dagli USA, complotterebbe contro il suo governo e sarebbe alla radice di questa diffusa carenza di beni e della crisi.

Non è la prima volta che Maduro attacca l'America, ma adesso è passato dalle parole ai fatti: ha chiesto la riduzione del personale presso l'ambasciata USA a Caracas, limitandolo a 17 unità, come quello venezuelano negli USA e ha limitato l'ingresso di cittadini americani, intimando il divieto per l'ex presidente George W.Bush, il suo vice Dick Cheney e il senatore repubblicano di origini cubane Marco Rubio.

Maduro teme che Washington stia architettando un colpo di stato ai suoi danni e girerebbe voce che il golpe arriverebbe dai militari. Che sia una boutade o meno, il crollo della sua popolarità, che Datanalisis da al 22% e la gravissima crisi dell'economia venezuelana potrebbero fungere realmente da stimolo per apparati del suo stesso partito, degli ambienti militari o dell'opposizione per tentare di rovesciare il governo. A Caracas manca solo il caos politico alla tragedia economica e finanziaria.

APPROFONDISCI - Venezuela, la crisi dilaga: tasso di miseria più alto al mondo
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Re: [VENEZUELA] tira un'arietta..

Messaggioda sandropascucci » 11 mar 2015, 8:51

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Venezuela, perché il nuovo cambio Simadi non scalfisce il mercato nero?
Giuseppe Timpone
Aggiornato il 23 Febbraio 2015, ore 10:28
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Venezuela, il Simandi non funziona come dovrebbe
Nonostante sia entrato in funzione un sistema di libero scambio di dollari contro bolivar, il mercato nero in Venezuela resta intatto, così come le possibilità di sfruttare le "falle" del sistema per realizzare grossi profitti ufficialmente illegali.
Economia Venezuela Leggi gli altri articoli
Il Venezuela ha introdotto ormai una decina di giorni fa il Simadi, il nuovo sistema del cambio, che affiancherà i due tassi preferenziali a cui vengono scambiati ufficialmente bolivar contro dollari per l'acquisto di beni primari, come cibo e medicine, pari rispettivamente a 6,3 e 12. A differenza di questi due, il Simadi è basato su una fissazione della parità sul libero mercato, pur con limitazioni sul fronte della domanda di dollari. In verità, esso non è l'unico cambio affidato al mercato, perché in nero è già possibile da anni acquistare biglietti verdi, attualmente al cambio di circa 190 bolivar per un dollaro.

Quando il Simadi è stato annunciato, la speranza del presidente Nicolas Maduro e del governo era di porre fine al mercato nero, floridissimo, visto che il cambio ufficiale è sopravvalutato di circa il 95% e la domanda di dollari non riesce ad essere soddisfatta. Il sistema carente ha, poi, dato vita a una diffusa corruzione, per cui i pochi fortunati che riescono ad entrare in possesso di valuta americana al cambio di 6,3 o a quello di 12 corrono spesso al mercato nero per scambiare i dollari contro 180-190 bolivar. Queste distorsioni avrebbero dovuto essere eliminate dal suddetto Simadi, invece, come suggerisce l'aggiornamento quotidiano del cambio sul mercato nero, la situazione è rimasta del tutto uguale.

Al momento, in barba alle leggi un dollaro continua ad essere scambiato contro 190 bolivar. Nei giorni scorsi è stato sfondato per la prima volta questo limite, segno che la domanda di dollari sul mercato nero resta quella di sempre. Ma allora cosa non starebbe funzionando?

APPROFONDISCI - Il Venezuela svaluta il bolivar del 96% col nuovo cambio Simadi. Ma sta funzionando?

Il Simadi, per ammissione dello stesso Maduro, non evade più del 5% delle richieste. Ai privati è consentito acquistare non oltre 10.000 dollari. Per i viaggi all'estero possono essere scambiati fino a 3.000 dollari, non più di 300 all'anno per gli acquisti online. Questi limiti hanno reso il sistema inadeguato, per quanto consentano a più venezuelani di prima di entrare in possesso di valuta straniera.

Una cosa appare certa: le società straniere, che vantano complessivamente crediti per 23 miliardi di dollari (più del valore delle riserve), frutto di ricavi prodotti in loco in bolivar e che non hanno potuto essere scambiati in biglietti verdi, non starebbero utilizzando il Simadi, continuando a sperare che il cambio prima o poi salga e che i tassi preferenziali siano resi in futuro più accessibili. Facile capire il perché: se le compagnie aeree convertissero i 3,6 miliardi di dollari di crediti con il Simadi e fatturati al cambio ufficiale di 6,3, dovrebbero accettare di perdere il 96% della somma complessiva.

APPROFONDISCI - In Venezuela cresce il rischio default. Le compagnie aeree contro Maduro

Crisi bolivar continua
Il paese dei 4 cambi offre anche enormi possibilità di arbitraggio e di corruzione a dir poco preoccupante. Poniamo che un cittadino venezuelano (ma anche straniero) convertisse 10.000 dollari con il Simadi al cambio di 170, ottenendo così 1,7 milioni di bolivar. Ipotizziamo che riesca ad accedere in qualche modo, magari con l'"aiutino" di un funzionario compiacente, al cambio ufficiale di 6,3, che legalmente serve all'acquisto di beni primari, ri-convertendo in dollari i suoi 1,7 milioni di bolivar. Otterrebbe così 270.000 dollari, 27 volte tanto la cifra inizialmente investita nell'operazione, per un rendimento del 2.600%! E tutto questo, in teoria, potrebbe avvenire anche in pochi minuti.

E' evidente che grosse opportunità di realizzi di questo genere non possono che essere oggetto di appetiti di funzionari pubblici e ambienti governativi, rendendo sempre più possibile l'eliminazione delle distorsioni provocate da un sistema valutario confuso e sempre più inadeguato a soddisfare le esigenze dell'economia venezuelana.

APPROFONDISCI - Venezuela, Maduro annuncia un nuovo sistema di cambio. Svaluterà il bolivar?

da: http://www.investireoggi.it/
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Re: [VENEZUELA] tira un'arietta..

Messaggioda Francesco Fata » 11 mar 2015, 11:04

"...il paese non esporta null'altro, se non petrolio...."

"....Da qui anche la potente carenza dei beni, con file sempre più lunghe agli ingressi di negozi e supermercati."

Mi chiedo perchè, quando si parla di inflazione, i grandi signori dell'informazione e formazione accademica e giornalistica citano sempre come causa unica o quantomeno principale l'emissione monetaria a go-go e basta, senza citare se dall'altra parte (a fronte di questa emissione monetaria) ci siano beni e servizi realizzati e scambiati. In ogni economia di ogni paese non è stata mai la sola stampa di moneta a causa inflazioni galoppanti ma l'inesistenza di beni e servizi da scambiare. Il Venezuela è l'ennesima dimostrazione di questo fatto, come lo è stata weimar o lo zimbabwe sempre sulla bocca di questi economisti de noandri!
Voglio troppo bene al popolo per pensare di votare gente che vuole particolarmente bene a se stessa.
Francesco Fata

----Francesco Fata (ex aggiocampà) ----

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Re: [VENEZUELA] tira un'arietta..

Messaggioda sandropascucci » 16 mag 2016, 12:10

da: https://lospiegone.com/2016/05/16/lombr ... venezuela/
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L’ombra del sangue tra i due Venezuela

Posted by EMANUELE BOBBIO on 16 MAGGIO 2016

“Gloria al bravo pueblo que el yugo lanzó la ley respetando la virtud y honor” Così l’inno nazionale venezuelano, intitolato Gloria al bravo pueblo, inneggia al popolo coraggioso che, rispettando la legge, strappò il giogo guadagnandosi virtù e onore. L’inno nasce nell’ottocento quando il Paese si libera dal regime coloniale, ma adesso il tema torna di attualità. Adesso i popoli in Venezuela sono due, da una parte il popolo che rimane con il presidente Maduro mentre dall’altra chi si è schierato con l’opposizione filo-occidentale.
gloria-al-bravo-pueblo-25-de-mayo-dia-del-himno-nacional.jpg

Avevamo già affrontato la crisi del Venezuela, Un Paese alla deriva, ma nell’ultima settimana la situazione è peggiorata molto. L’economia sta crollando, da Caracas arrivano solo foto di persone in fila per i beni di prima necessità. Proprio ieri il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha stimato l’inflazione per il prossimo anno che si attesterebbe attorno al 700%, anche grazie alla continua operazione di signoraggio che il governo sta portando avanti. La crescita del paese è bloccata, in termini di PIL, su un -4% nel 2015, ma i prospetti per quest’anno sono ancora peggiori. Oggi il Presidente Maduro ha affermato che è necessario occupare le fabbriche e giustiziare i proprietari, che sono a suo parere i responsabili della “Guerra Economica”.

La crisi infatti viene raccontata dal regime madurista con questa narrazione: la crisi e i problemi sociali sono quelli di una guerra tra proletari e capitalisti, tra paesi poveri e paesi ricchi. Bisogna ricordare che il prezzo del petrolio, che crolla, è l’arma con cui le grandi potenze stanno avvelenando il Venezuela. Chavez aveva riportato il paese alla crescita economica proprio nazionalizzando le industrie petrolifere, puntando a rimettere al centro della politica i cittadini e il welfare utilizzando quegli introiti.

2015041193150-maduro5
Questa settimana il presidente Maduro ha presentato un decreto che mobilita, per la prossima settima, l’esercito e la milizia rivoluzionaria. La motivazione è esplicita e chiara: l’esercito si mobiliterà per prepararsi a qualsiasi evenienza. Il governo ha inoltre presentato un decreto che gli permetterà di governare da solo esautorando il parlamento, usando solamente i decreti legge.

Asamblea-Nacional-Venezuela
Il Parlamento è nelle mani dell’opposizione e ha infatti respinto la decisione, ma questo atto è stato annullato dalla Suprema Corte venezuelana, che si è schierata apertamente con il presidente. Nel frattempo la questione ancora aperta è quella del referendum. Il parlamento guidato dall’opposizione ha, infatti, richiesto un referendum per destituire il presidente, consegnando le firme. Il Consiglio di Stato non ha però ancora iniziato a controllare queste firme, così da non permettere lo svolgimento della votazione.
Il referendum per la destituzione del presidente è molto particolare in Venezuela. Le votazioni popolari, in tutto il mondo, legano la propria validità al quorum, ma in Venezuela per poter destituire il Presidente è necessario raggiungere lo stesso numero di voti che ha eletto il presidente stesso, in questo caso 7 milioni e mezzo.

Il Venezuela risulta quindi totalmente spaccato in due. Una parte si rivede e crede ancora nel chavismo e nel socialismo sudamericano, l’altra è stanca di sperare e vuole uscire dalla condizione di indigenza, anche accordandosi con gli USA. Le due parti si scontrano per strada e sui giornali.

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Il presidente Maduro ha puntato il dito proprio contro gli USA, per cercare di individuare in essi la causa della situazione venezuelano. Secondo Maduro, il piano coinvolge tutto il Sud America. Si spiega così il fallimento della sinistra in Brasile e Argentina e il tentativo di inginocchiare l’ultimo avamposto socialista in Sud America: il Venezuela. Maduro indica come mandante degli Stati Uniti nel continente il presidente colombiano, Juan Manuel Santos ed ha, proprio ieri, fatto espellere dal Paese un ex diplomatico colombiano.

venezuela.jpg
Dall’altra parte l’opposizione cavalca il malcontento sociale e chiama il popolo a ribellarsi e a far cedere Maduro. In questa settimana vi sono già state due manifestazioni di piazza che hanno chiesto un passo indietro al presidente.

Le due metà di un paese stanno combattendo e comunicano ma tutti dal di fuori del Venezuela stanno cercando di lavorare per convincere le parti a dialogare. Il ministro degli esteri del Vaticano, Paul Gallagher, arriverà nel paese il 24 maggio, cercando di far incontrare le due parti.

paul gallagher.jpg
Paul Gallagher
Cosa potrebbe riportare la situazione alla calma? Le richieste delle due parti sono totalmenteinconciliabili da ogni possibile dialogo. Il presidente Maduro, vuole che il Parlamento si zittisca e rimanga quieto, almeno fino alle prossime elezioni presidenziali. Il Parlamento non accetta compromessi e accetterà solo le dimissioni del Presidente.

La paura più grande è la guerra civile. Il ministro della difesa venezuelana si è detto disposto a fare qualsiasi cosa per difendere il Paese, intendendo con questo il Venezuela chavista. Questa la frase del Ministro della difesa “la FANB (Fuerza Armada Nacional Bolivariana)si assumerà tutto il potere possibile per fermare l’ingerenza e il colpo di stato della guerra economica”. I servizi segreti americani, riferiscono fonti del Washington Post, hanno definito il paese in una situazione disperata ad alto rischio politico. Il rischio politico viene dichiarato quando vi è un altissimo rischio di guerra civile, altri paesi così segnalati sono l’Afghanistan e il Sudan.

Fuerza-Armada-Nacional-2.jpg
Il mondo guarda al Venezuela e spera. Tutti gli osservatori internazionali sanno che il Venezuela è un laboratorio politico per il Sud America e il paese esploderà in una violenta guerra civile, allora questo potrebbe essere il futuro anche del Brasile e dell’Argentina, avendo questi paesi tutti le stesse, più o meno grandi, problematiche. La soluzione del problema forse ce la descrive ancora l’inno venezuelano che nell’ultima strofa invita il paese a rimanere unito nello spirito dell’essere venezuelani e sudamericani.
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Messaggioda sandropascucci » 26 mag 2016, 9:02

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Il Venezuela vende montagne di oro per pagare i debiti
–di Sissi Bellomo 25 maggio 2016
(Afp)
(Afp)
Il Venezuela sta vendendo i gioielli di famiglia pur di riuscire a onorare i debiti. Soltanto nel primo trimestre le sue riserve auree sono calate del 16%, dopo che nel corso del 2005 Caracas le aveva già ridotte di un quarto.

Le vendite di oro sono state imponenti: 1,37 milioni di once tra gennaio e marzo, secondo le statistiche del Fondo monetario internazionale, equivalenti a 38,8 tonnellate di metallo. L’ultima volta che una banca centrale aveva messo sul mercato così tanti lingotti nel giro di tre mesi risale al 2007. In quel caso era stata la Svizzera, all’epoca impegnata a ridurre il peso dell’oro nelle sue riserve, che considerava eccessivo e legato a principi obsoleti di gestione della ricchezza del Paese.

“Si tratta di un sacrificio, l’ennesimo sacrificio di un Paese che non vuole arrendersi a un ormai inevitabile default”



Il caso del Venezuela non potrebbe essere più diverso. Qui si tratta di un sacrificio, l’ennesimo sacrificio di un Paese che non vuole arrendersi a un ormai inevitabile default. Sprofondato in una crisi drammatica dal crollo del petrolio - che ha fatto esplodere il bubbone di decenni di politiche economiche dissennate - il Paese latinoamericano è al collasso. Il Pil è diminuito del 5,7% nel 2015 e per il 2016 il Fmi prevede una contrazione dell’8%, con inflazione che potrebbe sfiorare il 500%.


18 maggio 2016
Venezuela, parlamento respinge decreto Maduro su stato emergenza
Nei negozi ormai manca quasi tutto, dal latte in polvere per i neonati alla carta igienica. Le fabbriche di Coca Cola hanno dovuto chiudere i battenti perché sono rimaste senza zucchero, la settimana lavorativa negli uffici pubblici è accorciata a due giorni per risparmiare, mentre le carenze di energia - paradossali in un Paese che possiede immensi bacini idroelettrici, oltre alle maggiori riserve petrolifere al mondo - costringono a blackout di 4 ore al giorno.

Disfarsi dell’oro può sembrare un sacrificio secondario. Ma in Venezuela - dove il metallo prezioso rappresenta tuttora oltre il 60% delle riserve valutarie - non è un segnale da sottovalutare. Le autorità continuano ad assicurare che quest’anno non ci saranno default. Ma di questo passo le casse saranno presto vuote.
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Messaggioda sandropascucci » 26 mag 2016, 9:31

da: http://umbvrei.blogspot.it/2016/05/vene ... .html#more

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lunes, 23 de mayo de 2016

Venezuela: Una reforma monetaria factible y necesaria
Eudes Vera, Aporrea, 07/05/2016 (*)

Invito a Leer: El dólar, el euro, el petróleo y la invasión norteamericana

La opinion de Attilio Folliero. Publico esta propuesta de reforma monetaria para estimular el debate, aun no estoy de acuerdo con su contenido, que de hecho propone la introduccion, en via transitoria, del dolar como moneda de Venezuela. No estoy de acuerdo: la moneda de Venezuela es el Bolivar y tiene que quedar el Bolivar y menos que menos pensar en su sostitucion con el dolar, moneda destinada a la quiebra. Chavez ha sido asesinado (por inoculacion del cancer, cosa posible segun experto) porque proponia el abandono del dolar como moneda de transacion internacional. Y me parece una ofensa a su memoria proponer la sostitucion del bolivar por el dolar, asi como hace descaradamente la oposicion venzolana.


Recuerdo que el importante exponente de la oposicion venezolana, Tomas Guanipa, en la ultima campaña electoral para las elecciones parlamentarias, propuso la dolarizacion de los salarios. Yo creo que Venezuela tiene que aprovechar sus grandes recursos naturales (el petroleo, el gas y el oro) para introducir el Bolivar de oro. Todos sabemos que Venezuela descansa sobre inmensas reservas de oro, actualmente en fase de certificacion. De ser cierto que en el subsuelo de Venezuela hay una de las mas grandes reservas de oro del mundo o quiza la mas grande en absoluto bien haria en pensar en la introduccion del Bolivar de oro. Aun, obviamente, la aversion de las grandes potencias imperiales seria enorme. De todo modo quien se dice "revolucionario" no deberia pensar en sostituir una moneda devaluada (el bolivar) por otra destinada inevitablemente a la quiebra (el dolar estadounidense).

La tarea de un revolucionario es luchar por sostituir el sistema capitalista existente en nuestro planeta por un sistema mas humano; un sistema economico basado en la producion de bienes para satisfacer las necesidades humanas (incluyendo en las necesidades humanas tambien las necesidades de los otros animales, ser humanos tambien exactamente como el hombre). Y en este sistema humano no hay espacio, ni hay necesidad de monedas, de bancos centrales, de bancos en general; ni de comercio y comerciantes, ni de todas estas profesiones al servicio del sistema. Attilio Folliero, Caracas 23/05/2016


Estimados lectores, imaginemos por unos momentos que a partir de mañana por un proceso democrático se instaure en el país un nuevo gobierno que no responda a directrices del PSUV ni de la MUD sino solo del pueblo.

Primero que todo hagamos una corta digresión para visualizar algunas variables macroeconómicas de hoy que encontraría el nuevo gobierno mañana.

Liquidez Monetaria (LM). Bs. 4.537.891 MM. Reservas Internacionales (RI). $12.707 MM. Dólar Implícito (DI): DI = LM/RI = Bs. 357,12. Salario Mínimo (SM): Bs. 15.051. Salario Mínimo en Dólares Implícitos (SMDI): SMDI = SM/DI = $42,15.

Supongamos que este gobierno imaginario acomete como su primera prioridad una Reforma Monetaria, cuyos objetivos principales serían: 1. Acabar con la influencia de Dólar Today en la cotización de la moneda estadounidense, si es que la hay. 2. Acabar con la gran corrupción cambiaria actual que consiste en comprar dólares preferenciales a 10 o 300 bolívares y luego venderlos en el mercado negro a Bs. 1300, más o menos. 3. Acabar con la inflación (la más alta del mundo) que actualmente padecemos los venezolanos.

Como parte de esa reforma monetaria, la primera medida que aplicaría este nuevo gobierno sería que en lo sucesivo el salario de todos los venezolanos se cancelará en dólares. Así, un trabajador que devengue el salario mínimo recibirá cada mes $42,15, en lugar de Bs.15.051. Les pregunto, estimados lectores, ¿No creen ustedes que el poder de compra de $42,15 dólares es mucho mayor que el de Bs. 15.051?

La segunda medida que aplicaría este gobierno hipotético consistiría en congelar la liquidez monetaria actual en Bs. 4.537.891 MM y simultáneamente cesar la impresión de billetes en bolívares.

La tercera medida de esta Reforma Monetaria, simultánea con las dos anteriores, consiste en utilizar el 10% de las RI, vale decir, $1270,7 MM, como respaldo de las nuevas monedas metálicas: centavo, locha, medio y real, las cuales serían usadas para operaciones de dar vuelto (sencillo), y tendrían la siguiente paridad fija:

1 centavo o puya = $0,01; 1 locha = $0,125; 1 medio = $0,25; 1 real = $0,50.

En lo sucesivo el Estado Venezolano sólo podría acuñar las anteriores monedas metálicas en un monto total que no exceda el 10% de las reservas internacionales. De esta manera la paridad anterior siempre estaría garantizada.

Al entrar en vigencia esta Reforma Monetaria, todas las operaciones en billetes de 1$ en adelante se efectuarán exclusivamente en esta moneda, por el lapso de un año. Este lapso se puede renovar previa aprobación popular mediante referendo consultivo.

El siguiente paso que contemplaría esta Reforma Monetaria consiste en que el Banco Central de Venezuela recogerá en el lapso de seis meses toda la liquidez monetaria actual (4.537.891 MM), utilizando la siguiente tasa de conversión:

1 dólar = 500 bolívares actuales

Esta tasa de cambio implica que el BCV debe destinar $9.075,782 MM de las actuales reservas a esta conversión. En el lapso de seis meses habrán desaparecido todos los billetes venezolanos actuales y las reservas internacionales se habrán reducido en la cantidad anterior quedando un remanente de $3.658,22 MM, de las cuales se reservarían $1.273,40 MM para respaldar la acuñación de las nuevas monedas metálicas.

Pero paralelamente en esos seis meses habrá ingresado diariamente a Venezuela alrededor de $60 MM, producto de exportar 2 MM de barriles diarios a un precio no menor de $30 el barril. Igualmente con la Reforma Monetaria el gobierno percibirá ahora el impuesto sobre la renta en dólares. Como se sabe el ingreso por Impuesto sobre la Renta tradicionalmente ha sido mayor que el ingreso petrolero. No sería de extrañar entonces que al cabo de 1 año de vigencia de la reforma monetaria, las reservas internacionales hayan aumentado considerablemente por encima de su valor actual. Esto permitirá al cabo de ese tiempo y previa aprobación de referendo consultivo la impresión por parte del Estado de billetes en bolívares, pero será un nuevo bolívar, revaluado, con la siguiente cotización

1 bolívar (nuevo) = 1 dólar

Sin embargo, la reforma monetaria debe venir acompañada de una reforma de la constitución que prohíba taxativamente la impresión de billetes en bolívares que no cuenten con el respaldo equivalente en reservas internacionales. En todo caso, sólo si el pueblo lo aprueba en referendo el Estado podrá imprimir los nuevos billetes en bolívares. De lo contrario, las transacciones en billetes sólo se harán en dólares. Pero perduraría el nuevo bolívar a través de las monedas centavo, locha, medio y real.

Como se puede fácilmente vislumbrar la calidad de vida de los venezolanos al cabo de ese tiempo habrá aumentado significativamente pues la inflación se habría reducido muy posiblemente a un dígito. Y si el nuevo gobierno acoge la propuesta nuestra y también del Dr. Felipe Pérez Martí, ex Ministro de Planificación del Presidente Chávez, consistente en entregar a cada venezolano adulto al menos por el período de un año la cantidad de $30 mensuales provenientes de las resultas petroleras, el salario mínimo se elevaría a unos $62, muy por encima del que rige actualmente.

Hemos propuesto como referencia de esta reforma monetaria adoptar el dólar estadounidense como moneda de libre circulación en Venezuela. Sin embargo, podría perfectamente reemplazarse el dólar por otra moneda fuerte como el euro o el yuán, si el pueblo así lo decidiere en referendo consultivo.

(*) Eudes Vera es Presidente de la Asociación Civil Defensores del bolívar
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Re: [VENEZUELA] tira un'arietta..

Messaggioda roberta » 4 dic 2017, 21:39

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Venezuela, Maduro lancia il Petro, critpovaluta di Stato

di Elena Dal Maso




Ridotto in uno stato di default caotico, il Venezuela ha annunciato la creazione del Petro, una moneta virtuale agganciata alle riserve di petrolio, oro, gas e diamanti del Paese, per lottare contro il "blocco finanziario" imposto dagli Stati Uniti.

Il presidente Maduro vuole imporre il Pedro come prima criptovaluta di Stato al mondo, ma, come notano alcuni siti finanziari inglesi (Zerohedge, gruppo Abc Media), sarebbe meglio definirla clepto-valuta, vista la condizione di povertà generalizzata nel Paese da diversi anni e l’incapacità a oggi dei grandi gruppi industriali venezuelani di pagare gli obbligazionisti internazionali. E, in ogni caso, esiste una differenza strutturale fra Bitcoin e Pedro: il primo non poggia su nulla, il secondo dovrebbe essere sostenuto dalle materie prime del Paese, per far scordare ai creditori il triste andamento del Bolìvar.

"Annuncio che il Venezuela introdurrà un nuovo sistema di criptomoneta basato sulle sue riserve petrolifere. Il Venezuela creerà una criptomoneta, il Petro, per assicurare la sua sovranità monetaria, per procedere alla transazioni finanziarie malgrado il blocco finanziario", ha spiegato Maduro nel corso del suo messaggio settimanale alla nazione.

Da fine novembre il governo socialista sostiene che le risorse per pagare il debito estero sono arrivate dagli alleati russi e cinesi grazie alla riorganizzazione dei titoli di Stato e dei titoli della petrolifera statale Pdvsa. Intanto l’Associazione di Swaps e Derivati (ISDA) ha dichiarato che il Venezuela è in una situazione di violazione dei pagamenti. Nelle scorse settimane tre bond del debito pubblico sono scaduti (anche nel periodo di grazia) per un valore di circa 280 milioni di dollari. Le autorità economiche venezuelane hanno detto che si era provveduto al pagamento, ma gli investitori non hanno ancora ricevuto nulla.

L’agenzia di rating Standard & Poor’s ha intanto emesso per la seconda volta un giudizio negativo di default parziale, questa volta per il mancato pagamento dei titoli sovrani venezuelani del 2025 e del 2026: "Il Venezuela non ha pagato 237 milioni di dollari". S&P Global Ratings mantiene così la prospettiva negativa del Paese rispetto alla situazione di mora. "Il governo venezuelano", ha aggiunto, "potrebbe incorrere in nuovi mancati pagamenti o chiedere uno scambio del debito, il che si traduce in un default nei prossimi tre mesi". Il governo di Maduro ha ribadito che alcuni pagamenti sono stati fatti e che nei prossimi giorni si faranno gli altri. Attualmente, il Venezuela è nello stesso livello finanziario di rischio del Mozambico, secondo S&P.

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