«L'italiano che non ruba è l'italiano che non ha potere..

..ovvero le puttanate ufficiali propagandate dal Sistema Mediatico di IGB
sandropascucci
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«L'italiano che non ruba è l'italiano che non ha potere..

Messaggioda sandropascucci » 7 nov 2013, 9:35

.. di rubare [ancora]» [sandropascucci, 2013]

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IL TESORO DEI BIGLIETTI CLONATI

LA REPUBBLICA
di DANIELE AUTIERI e CARLO BONINI, con articoli di ALBERTO FLORES D'ARCAIS, GLORIA BAGNARIOL e ORIANA LISO. Servizi dei nostri corrispondenti ENRICO FRANCESCHINI, ANAIS GINORI, NICOLA LOMBARDOZZI e ANDREA TARQUINI. Video di LUCA FERRARI e DANIELE MASTROGIACOMO, montaggio di ALBERTO MASCIA

ESCLUSIVO/ LA MEGATRUFFA di DANIELE AUTIERI e CARLO BONINI

Un bunker segreto stampa biglietti clonati. Così l'Atac ricicla fondi neri per la politica

Nel 2008 si sigla un patto bipartisan per la pacificazione e la continuità nella gestione dei trasporti capitolini tra centrodestra e centrosinistra in una cena a casa dell'ex ad dell'Ente Eur, Riccardo Macini, braccio destro di Alemanno. Si blinda un sistema che consente la produzione di milioni di titoli di viaggio paralleli che non sono fatturati e che producono 70 milioni di euro l'anno da spartirsi e per finanziare i partiti. L'incredibile frode denunciata in una relazione finita in Procura e confermata da un'altra indagine interna rimasta senza conseguenze. L'accesso alla struttura protetta consentito solo allo stesso personale presente da dieci anni. Il silenzio dell'attuale vertice dell'aziendaROMA - Al cuore di una città in bancarotta - 800 milioni di euro è il deficit annuale del comune di Roma - c'è un'azienda pubblica che spiega molto, o forse tutto, di questo abisso di insolvenza. Perché in fondo ne è insieme lo specchio e una delle cause. È la più grande azienda del trasporto pubblico locale in Italia e una delle più grandi in Europa. È la peggiore. Perché, da dieci anni almeno, è la stanza di compensazione e la tasca della politica capitolina. Il perno di un Sistema. È Atac spa. Acronimo di "Azienda Tramvie ed Autobus del Comune": 12mila dipendenti, un miliardo di passeggeri nel 2012 (un terzo di quelli della "Rapt" parigina, un quarto di quelli londinesi della Transport for London), un deficit annuo di oltre 150 milioni e un debito che ha raggiunto 1 miliardo e 600 milioni.

In Atac tutto è stato possibile. Crasso clientelismo, appalti gonfiati. Ma - si scopre ora - anche digerire un audit interno che denuncia un'emorragia di liquidità da biglietti clonati che avrebbero la loro stamperia clandestina proprio dentro l'azienda. Un fiume di denaro nero, per una contabilità altrettanto nera necessaria a finanziare chi a questo carrozzone assicura la sopravvivenza. La Politica.

Per due mesi, "Repubblica" ha raccolto documenti e testimonianze che raccontano cosa è diventata Atac. Perché ne è cruciale il controllo. Ha quindi chiesto al nuovo amministratore delegato dell'azienda, Danilo Broggi, di rispondere ad alcune domande. A cominciare dalle circostanze illuminate dalla più sorprendente delle truffe - i biglietti clonati, appunto - che si consumerebbe ai danni della società con complicità interne. Ma ne ha ottenuto un cortese rifiuto via mail. Restano dunque una serie di evidenze per un racconto che ha il suo incipit nella primavera di cinque anni fa.

"L'ACCORDO"
È il 29 aprile del 2008. Ventiquattro ore prima, il voto ha consegnato il Campidoglio al nuovo sindaco Gianni Alemanno. Il senatore Pdl (e futuro vicesindaco di Roma) Mauro Cutrufo presenta un'interrogazione parlamentare ai ministri del Lavoro, dell'Interno e della Giustizia. Attacca la gestione "veltroniana" delle aziende comunali, denuncia appalti truccati, disservizi, e sprechi.

Ma la verve polemica e la voglia di pulizia ai vertici delle aziende comunali della Destra è un fuoco fatuo, che si spegne in un'estate. "Nel settembre del 2008 - racconta un ex manager dei trasporti - partecipai ad una cena a casa di Riccardo Mancini in cui si parlò dei vertici delle aziende del trasporto pubblico". Mancini, in quel momento, è l'asso di briscola del nuovo sindaco. Ha un passato neofascista in Avanguardia Nazionale e un presente da tesoriere della campagna elettorale di Alemanno (il futuro, lo vedrà prima issato alla poltrona di ad dell'Ente Eur e quindi in galera per le tangenti degli appalti per i filobus destinati al corridoio mobilità nel quartiere Laurentino). Per la "politica dei trasporti" è dunque da lui che bisogna passare.

Ebbene, la sera di quel 29 aprile 2008, intorno al tavolo di casa Mancini, oltre al senatore Pdl Vincenzo Piso, sono seduti alcuni top manager. "Fu l'occasione - racconta la fonte - per parlare di un accordo politico bipartisan, siglato ad alti livelli, che avrebbe imposto pacificazione e continuità sulle aziende del trasporto pubblico nel passaggio dal centro-sinistra al centro-destra". Lo spoil system promesso da Alemanno è dunque un'operazione di facciata. Prova ne sia che la maggior parte degli alti dirigenti nominati nell'era veltroniana non viene cacciata, ma assegnata ad altre posizioni di rilievo. Ma, soprattutto, che la linea degli operativi, a partire dai direttori generali, rimane al suo posto. "Al termine della cena il messaggio era chiaro a tutti - ricorda ancora l'ex manager - Il sistema andava preservato".

LA CONTINUITA' DEL SISTEMA
Primavera 2008, estate 2013. Marino è il nuovo sindaco di Roma e, il 27 luglio, Danilo Broggi arriva in Atac come nuovo amministratore delegato. In molti, dentro e fuori l'azienda, parlano con enfasi di "rivoluzione". Perché la nomina del manager milanese (è stato ad di Consip) viene letta come segno di macroscopica discontinuità. E' così? In realtà, il povero Broggi mette piede in un'azienda che è una foresta pietrificata, dove il "patto" ha garantito continuità assoluta negli uomini. Il presidente dell'azienda, Roberto Grappelli, confermato da Marino, è stato infatti nominato da Gianni Alemanno nel dicembre del 2012. Al culmine di una parabola che lo ha visto, dal 2010 al 2012, amministratore delegato di Officine Grandi Revisioni (la società che gestisce la manutenzione dei veicoli Atac) e, prima di allora, presidente di Met.Ro. (altra società della galassia).

Antonio Cassano, il potente ex-direttore generale di Atac (oggi "a disposizione" dell'ad Broggi con uno stipendio di quasi 280mila euro), è un sopravvissuto a tre consiliature (Veltroni, Alemanno e adesso Marino) e dal 2002 ricopre cariche apicali che gli hanno consegnato la gestione operativa dell'azienda. Gioacchino Gabbuti, dopo aver guidato l'Atac dal 2005 al 2009, prima con Veltroni poi con Alemanno, viene accomodato sulla poltrona di amministratore delegato di Atac Patrimonio (società nata per vendere il patrimonio immobiliare dell'azienda ma che fino ad ora non ha concluso una sola operazione) con uno stipendio, tra indennità e bonus, di quasi 600mila euro. Il direttore acquisti, Franco Middei, nonostante le inchieste in corso su alcuni appalti sospetti, rimane saldamente ancorato alla sua poltrona, dove è arrivato nel 2008, dopo aver ricoperto incarichi di rilievo nella società Trambus, poi confluita in Atac.

"BIGLIETTI FALSI"
L'inossidabilità del Sistema Atac ha una ratio, a quanto pare. Che sembra un segreto di Pulcinella e che una fonte interna all'Azienda (di cui Repubblica conosce l'indentità e a cui ha assicurato l'anonimato) racconta con assoluta franchezza. Così: l'Atac stampa biglietti per autobus e metro. E i biglietti sono denaro. Chi ha le mani sui biglietti, ha le mani sulla cassa. E se quella cassa è in parte in chiaro e in parte in nero, perché quei biglietti sono in parte veri e in parte falsi, chi ha le mani sull'Atac ha di fatto le mani su una banca che batte moneta.

Già, "i biglietti falsi". E' una truffa che può costare all'Atac anche 70 milioni di euro l'anno, perché consente di immettere sul mercato milioni di titoli di viaggio contraffatti. E le cui dimensioni si possono intuire leggendo una semplice voce del bilancio 2012. I ricavi dalla vendita dei biglietti risultano pari a soli 249 milioni di euro, poco più del 20% del valore totale della produzione dell'azienda, che supera il miliardo. Eppure, dalle statistiche aziendali, emerge che quasi un miliardo di passeggeri prende ogni anno i mezzi gestiti dall'Atac, autobus e metropolitane.

Dunque? La Guardia di Finanza ha lavorato a lungo sulla "falsa bigliettazione Atac", arrivando alla conclusione che si tratta di "un sistema oliatissimo capace di creare una contabilità parallela" dell'azienda. Un pozzo milionario senza fondo necessario a finanziare attività di altro genere. Ma ora la fonte di Repubblica dice di più. Della truffa spiega il meccanismo (semplice), il cuore, i beneficiari. "Tutti i biglietti emessi da Atac - dice - hanno un numero. Il processo normale di bigliettazione è costruito in modo che quando il biglietto viene ceduto ai rivenditori ufficiali entra automaticamente in una white list. Una volta acquistato e obliterato lo stesso biglietto finisce invece in una black list. Così quando il ciclo si conclude, white list e black list si ricongiungono e i biglietti venduti e utilizzati vengono cancellati. Quest'ultimo passaggio nel sistema di Atac non c'è. La black list non è mai ricongiunta con la white list e un ipotetico biglietto clonato con lo stesso numero di serie può passare anche dieci volte senza che le macchinette lo riconoscano. Atac è come la Banca d'Italia: ha la carta moneta, ci scrive sopra che cifra è, vende e rendiconta. Il tutto senza segregazione di responsabilità, cioè senza alcun controllo esterno".

La frode, a quanto pare, va avanti da 13 anni. Ancora la fonte: "Tutto nasce intorno al 2000 con la gara vinta dalla società australiana Erg per la fornitura della tecnologia informatica per la bigliettazione. Nel 2003 l'allora presidente di Atac Mauro Calamante scrive all'ex-sindaco Walter Veltroni una lettera riservata personale in cui denuncia che Atac non controlla il flusso dei soldi. A quel punto viene deciso di bonificare alla Erg il debito accumulato da Atac per il pagamento del servizio, e di cominciare a internalizzare tutto. Il management Erg entra dentro Atac e continua a resistere fino ad oggi. Erg nel frattempo cambia pelle e ritorna a lavorare con Atac con il nome di Claves, una società controllata dalla stessa Erg e con una quota importante in mano a Banca Finnat, la potente fiduciaria romana. Cambiano i nomi, ma gli uomini che gestiscono il servizio sono sempre gli stessi". "In via Sondrio, dove si cono alcuni uffici Atac - prosegue la fonte - è presente da anni un'area blindata alla quale si accede solo con un badge abilitato. Quello è il nucleo di dipendenti ex-Erg che non sono mai cambiati nel tempo. Sono una ventina e in tutti questi anni non è mai stata introdotta alcuna discontinuità nel personale. Lì dentro è raccolta l'intelligenza del sistema di bigliettazione".

Quindi, la chiosa. "È un sistema che dura da anni, un tram sul quale in tanti sono saliti e scesi arricchendosi. Manager, prima di tutto, e poi la politica. I benefici di un sistema che può drenare fino a 70 milioni di euro vanno oltre le istituzioni locali, e toccano anche alcuni parlamentari. Il salto di qualità arrivò nel 2006 quando si capì che al tavolo avrebbero dovuto sedersi tutti, centrosinistra e centrodestra. Il modo migliore per assicurarsi che nessuno lo avrebbe ribaltato".

L'AUDIT INTERNO E LE "CHIESETTE"
L'Atac non ignora cosa accade con i suoi biglietti. Il 3 agosto 2012 consegna alla Procura di Roma una "Relazione tecnico investigativa sui titoli di viaggio dell'Atac spa", un report coperto da segreto cui ha lavorato un team di ingegneri, investigatori e specialisti.

"La maggior parte degli illeciti attinenti i titoli di viaggio - si legge nella Relazione - sono avvenuti a mezzo complicità interne all'azienda (...). Ciò perché il settore dei titoli di viaggio Atac è vasto e complesso, il personale impiegato è numeroso, i compartimenti sono stagni e se ciò evita le comunicazioni e le associazioni, viene favorita invece la formazione di 'chiesette' consolidate sulle quali il controllo diventa difficile (...) Il sistema di bigliettazione elettronica dell'azienda è completamente indifeso". Un secondo report, frutto del lavoro di una commissione interna di manager Atac, al contrario non è mai uscito dagli uffici di via Prenestina. Troppo, e troppo gravi, a quanto pare, le scoperte che documentava.

Il 7 marzo scorso la Procura di Roma invia i primi avvisi di garanzia a tre alti dirigenti dell'Azienda (l'allora direttore commerciale, il responsabile della bigliettazione elettronica e il dirigente del settore informatico), ma il sasso sembra cadere in uno stagno. Perché la regola della sopravvivenza è digerire tutto, non strillare. Le "chiesette" hanno bisogno di far semplicemente dimenticare. Non fosse altro perché i biglietti non sono l'unica grana.

APPALTI GONFIATI
Negli ultimi anni, Atac e Metropolitane di Roma (Met.Ro.), azienda dedicata alla gestione dei mezzi di trasporto fusa in Atac l'8 aprile del 2010, finiscono infatti al centro di numerosi scandali sull'assegnazione degli appalti. L'altra grande voce del Sistema. Qualche esempio.

Il 31 dicembre 2009, l'amministratore delegato di Metropolitane di Roma, Antonio Marzia, firma il provvedimento 112 che prevede la fornitura di 500 dischi freno per i mezzi della linea del metro B. Valore totale della commessa: 3,3 milioni di euro. L'appalto viene affidato senza gara alla Ats, una piccola azienda con 11 dipendenti registrati nel 2008 e un capitale sociale di 100mila euro. L'8 aprile del 2010, al momento della fusione con Atac, la gestione degli appalti di Met.Ro passa quindi nelle mani dell'ad di Atac, Adalberto Bertucci. Ma invece di bloccare la commessa, la direzione tecnica dell'azienda richiede un intervento di sostituzione massiccio per il biennio 2010-2011 che prevede l'acquisto di 2.500-3.000 dischi freni per un valore previsto di oltre 13 milioni di euro, sempre da assegnare alla Ats. Ebbene, una semplice ricerca di mercato, realizzata dal membro del collegio sindacale Renato Castaldo sulle maggiori aziende mondiali del settore, dimostra che il prezzo medio per un disco freno non sono i 6.752,20 euro riconosciuti da Atac alla Ats, ma tra i 1.300 e i 1.600 euro.

Pagare le commesse fino a sei volte il prezzo di mercato sembra normale e consolidata amministrazione in Atac. L'8 aprile del 2008 la società Officine Grandi Revisioni (Ogr), costola di Met.Ro. e di Atac per la manutenzione dei veicoli, trasmette al top management delle due aziende una ricerca di mercato dedicata ai pezzi di ricambio acquistati per le "Frecce del Mare", i convogli che collegano la Capitale a Ostia. Il confronto si concentra sui vetri porte. A fronte dei due ordini approvati da Met.Ro. il 20 agosto e l'11 novembre 2008 alle ditte Angeloni srl e Vapor Europe srl, che prevedono un costo a pezzo di 98 euro per la prima e 128,52 per la seconda, le offerte pervenute dalle altre aziende contattate sono in media dieci volte più basse, e si aggirano tra i 6,48 e i 13,60 euro a pezzo.

Non cambia la musica nel 2011. Atac assegna un appalto per i servizi di pulizia con un valore a base d'asta di 95 milioni di euro. Una gara su cui, il 22 aprile di quest'anno, accende un faro il collegio sindacale che nella relazione allegata al bilancio 2012 denuncia una maggiorazione del 30% rispetto alle gare precedenti per lo stesso servizio. Ma per Atac, evidentemente, non è un problema. I "conti" che devono tornare non sono quelli dei bilanci.

05 novembre 2013© Riproduzione riservata
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Re: «L'italiano che non ruba è l'italiano che non ha potere.

Messaggioda ivanopino » 7 nov 2013, 10:46

A me sta storia dell'italiano che ruba e del resto del mondo buono e giusto mi sa di miopìa paesana.
Ogni città, ogni regione, ogni stato conosce bene le proprie magagne e poco quelle altrui, per questo nasce la miope quanto sterile lamentela: "il vittoriese è un impostore, il siciliano è mafioso, l'italiano è ladro, etc…".
Eppure noi sappiamo bene che storicamente i grandi predatori sono stati, per esempio, gli inglesi, gli spagnoli, i francesi…durante le colonizzazioni cos'altro facevano se non RUBARE ai poveri per dare ai ricchi?
Adesso, che agli stati si sono sostituite le multinazionali nello sfruttamento dei paesi del terzo mondo, come la mettiamo??
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Re: «L'italiano che non ruba è l'italiano che non ha potere.

Messaggioda sandropascucci » 7 nov 2013, 11:15

come sai io parlo solo di ciò che so, di ciò che vivo. io conosco l'italiano. non faccio salvo nessun altro, con questo.

ps: la partita doppia l'ha inventata un italiano..
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Re: «L'italiano che non ruba è l'italiano che non ha potere.

Messaggioda ivanopino » 7 nov 2013, 18:10

anche sul termine "italiano"…ma l'Italia cos'è? c'è una identità culturale?
da siciliano mi sento più vicino culturalmente ad un tunisino che ad un trentino, per esempio.
per non parlare del presupposto su cui è avvenuta l'unificazione nazionale…(vedi l'ottimo argomento da te aperto poco tempo fa).
diciamo che ciò che ci lega al termine "italiano" è la giurisdizione e la lingua (che poi anche lì...).
ps: anche la prima banca multinazionale, per come intesa modernamente, mi sembra fosse italiana…fiorentina. ma il calabrese con il fiorentino, a parte, ripeto, legge e lingua (importata) che ha da spartire come consuetudini, filosofia, storia, tradizione?
mi sembra che si generalizzi su questo termine, e questo crea confusione sull'argomento "signoraggio"…poi medio-man se ne esce fuori con il paragone con gli stati "forti", che sono belli, organizzati, onesti, civili, e si perde di vista il Problema
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Re: «L'italiano che non ruba è l'italiano che non ha potere.

Messaggioda roberta » 8 nov 2013, 8:39

ritirato
benvenuti roberta, firenze

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Re: «L'italiano che non ruba è l'italiano che non ha potere.

Messaggioda sandropascucci » 8 nov 2013, 10:12

oggi siamo italiani. se non c'è un punto di partenza non c'è un punto di arrivo. quando il cerchio è/sarà chiuso allora non ci saranno più distinzioni. non prima. altrimenti, ti dico, "siciliano" che cazzo vuol dire? nulla. e così via dal micro al macro e ritorno. tunisi è milano per quelli di capo di buona speranza..

e la Terra non ha un nord e un sud, nel suo vagabondare nell'universo..

eblabla..

ripeto: se prendi un qualunque italiano e lo metti in banca quello si riempie le tasche.
che lo faccia il tedesco non l'ho detto né negato.

come diceva Auriti: una frase ha un significato esplicito e uno implicito.
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Messaggioda sandropascucci » 30 ott 2014, 11:40

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Arrestato per abuso d'ufficio il direttore regionale Lazio dell'Agenzia del Demanio
Ai domiciliari Renzo Pini. Inchiesta della procura di Roma sull'affidamento di un appalto

30 ottobre 2014

Arrestato per abuso d'ufficio il direttore regionale Lazio dell'Agenzia del Demanio
(ansa)
I militari del Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di finanza hanno arrestato all'alba di oggi Renzo Pini, di 64 anni, direttore regionale del Lazio dell'Agenzia del Demanio.

Nell'ambito di un'inchiesta condotta dalla Procura di Roma sull'affidamento di un appalto, a Pini è contestato il reato di abuso d'ufficio. Ora è ai domiciliari, insieme ad altre otto persone: tra loro Marcello Visca, ex componente del comitato di gestione dell'Agenzia del Demanio del Lazio, imprenditori e funzionari di banca.
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Messaggioda sandropascucci » 31 ott 2014, 10:37

che famigghia!!

da: http://www.oggi.it/attualita/notizie/20 ... attamenti/
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09 ottobre 2014
Daniele Pulcini, l’ex marito di Claudia Montanarini condannato a un anno e quattro mesi. Ma assolto dall’accusa di maltrattamenti

Claudia Montanarini, guerra legale con l'ex marito Daniele Pulcini

L’imprenditore e padre dei tre figli della Montanarini riconosciuto colpevole di lesioni, ingiurie e minacce. Assolto invece dall’accusa di maltrattamenti in famiglia

La prima condanna l’ha ricevuta lui. Ancora un capitolo della guerra infinita fra l’ex tronista di Uomini e Donne Claudia Montanarini e l’ex marito l’imprenditore Daniele Pulcini. A settembre lei era finita ai domiciliari per stalking. E adesso lui è stato condannato a un anno e quattro mesi di carcere (GUARDA LE FOTO PRIVATE DI CLAUDIA)

Claudia Montanarini arrestata, parla l’ex marito Daniele Pulcini: “Mi ha accoltellato”. Ma la sorella Giulia la difende – LEGGI | FOTO

LA CONDANNA – Lesioni, ingiurie e minacce. Questi i capi d’accusa che hanno portato alla condanna di Pulcini. La vicenda era scoppiata nell’aprile 2013 quando la Montanarini aveva denunciato l’uomo, padre dei suoi tre figli, sostenendo di essere stata vittima di abusi psicologici e fisici, e di essere anche stata picchiata dal marito e presa a cinghiate. Per lui era arrivato un divieto di avvicinamento all’ex, e ora il giudice monocratico della sesta sezione penale del tribunale di Roma ha inflitto all’imprenditore una condanna a un anno e quattro mesi di carcere. Il pubblico ministero aveva chiesto una condanna a quattro anni. Il giudice gli ha invece riconosciuto le attenuanti generiche e lo ha assolto dall’accusa di maltrattamenti in famiglia. Oltre a revocare il divieto di avvicinamento.

Claudia Montanarini arrestata: la sorella di Giulia è nei guai per stalking – LEGGI | FOTO

LE REAZIONI – Pulcini tuttora vive con i figli avuti dal matrimonio con l’ex tronista. “Accetto serenamente la sentenza ma di sicuro non la condivido” ha detto dopo il verdetto. Mentre il suo legale ha fatto sapere che attenderà di leggere le motivazioni prima di decidere se ricorrere in appello. Sempre secondo l’avvocato Tito Lucrezio Milella nel processo sarebbe emerso che “La stessa Montanarini lo ha accoltellato e gli ha distrutto la Ferrari in preda alla gelosia perché lui non era convinto di volerla sposare”. Insomma, un primo capitolo della guerra legale si chiude. Ma per Claudia i guai sono tutt’altro che finiti, visto che resta ai domiciliari e accusata di stalking per aver perseguitato l’attuale compagna proprio dell’ex marito, e di corruzione per aver pagato due poliziotti affinchè terrorizzassero la donna.

E Giulia, la sorella di Claudia Montanarini, si mette in vendita su Ebay – LEGGI | FOTO


da: http://roma.repubblica.it/cronaca/2014/ ... -99332101/

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Lazio, arrestato per abuso d'ufficio il direttore regionale dell'Agenzia del Demanio
Ai domiciliari Renzo Pini, insieme ad altre otto dirigenti di banca e imprenditori, tra cui Pulcini condannato per lesioni, ingiurie e minacce nei confronti dell'ex moglie Claudia Montanarini. Accusati di aver pilotato un bando di gara per un'area parcheggio di piazzale Clodio. In un video la consegna della mazzetta

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30 ottobre 2014

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Lazio, arrestato per abuso d'ufficio il direttore regionale dell'Agenzia del Demanio
(ansa)
I militari del Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di finanza hanno arrestato all'alba di oggi Renzo Pini, di 64 anni, direttore regionale del Lazio dell'Agenzia del Demanio. Nell'ambito di un'inchiesta condotta dalla Procura di Roma sull'affidamento di un appalto, a Pini è contestato il reato di abuso d'ufficio. Ora è ai domiciliari, insieme ad altre otto persone: tra loro Marcello Visca, ex componente del comitato di gestione dell'Agenzia del Demanio del Lazio, quattro imprenditori, tre dirigenti di Banca e un funzionario pubblico.

Il direttore regionale dell'Agenzia del Demanio del Lazio, gli imprenditori, i dirigenti di Banca e il funzionario pubblico ora in pensione che fungeva da trait-d'union, erano tutti d'accordo per pilotare l'aggiudicazione in concessione dello sfruttamento di un'area urbana della Capitale, precisamente un'area parcheggio di piazzale Clodio. Questo è lo scenario che emerge dalle indagini svolte degli uomini del Nucleo speciale di polizia valutaria, coordinati dalla Procura della Repubblica di Roma. Traffico d'influenze illecite, turbativa d'asta, falso e abuso d'ufficio i reati contestati a Renzo Pini, Antonio e Daniele Pulcini, Giuseppe Aliberti, Edoardo Zucchetti, Marcello Visca, Fausto Mecatti, Pasquina D'Onofrio e Giuseppe Avenia. Per queste accuse, da questa mattina all'alba, i finanzieri hanno dato esecuzione agli arresti domiciliari disposti dal gip di Roma, Maria Paola Tommaselli, nei confronti dei nove indagati.

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A fronte di una 'mazzetta' di oltre 100milaeuro, Marcello Visca, già in servizio presso l'Agenzia del Territorio di Roma, ha influenzato la Direzione regionale dell'Agenzia del Demanio affinché confezionasse ad arte il bando per l'aggiudicazione della gara pubblica, avvantaggiando un'azienda appositamente costituita dalla cordata dei quattro imprenditori romani e determinando l'implicita esclusione degli altri offerenti. Le indagini hanno dimostrato come la struttura del bando sia stata elaborata 'a tavolino', con previsioni e clausole perfettamente calzanti con le aspettative e i requisiti della società riconducibile agli indagati i quali, peraltro, venivano informati in anteprima sull'andamento della gara. L'impresa "Flora Energy", risultata poi vincitrice, ha potuto contare anche sull'appoggio di alcuni dirigenti di banca, grazie ai quali è stato possibile ottenere false attestazioni circa il possesso dei requisiti di solidità patrimoniale necessari a partecipare alla gara pubblica. Eseguito nei confronti degli indagati anche il sequestro di una somma pari alla 'mazzetta' pagata.

"In 44 anni non ho avuto un avviso di garanzia", dice Marcello Visca in un video girato con un tablet dall'imprenditore Daniele Pulcini durante la consegna del danaro per l'intermediazione svolta a vantaggio della "Flora Energy". Quel video, girato per scherzo mentre avveniva la consegna di 120mila euro a fronte dei 150mila pattuiti, è stato sequestrato dai finanzieri del nucleo di polizia valutaria e ora costituisce una delle più importanti fonti di prova. Nel video si nota Visca che prende le mazzette in un clima di ilarità e di goliardia. Poi avviene il pagamento degli altri 30mila euro. Daniele Pulcini non è nuovo a problemi con la giustizia: il 7 ottobre scorso è stato condannato a un anno e quattro mesi di reclusione per lesioni, ingiurie e minacce nei confronti della show-girl ed ex moglie Claudia Montanarini.

Gli imprenditori Antonio e Daniele Pulcini, padre e figlio, sono il motore della questione che arriva a coinvolgere il direttore regionale dell'Agenzia del Demanio del Lazio, Renzo Pini, e tre dirigenti delle banche Monti dei paschi di Siena e Popolare di Sondrio. Pulcini, infatti, sono tra i destinatari delle ordinanze di custodia cautelare per le irregolarità, compreso un compenso di 150 mila euro per l'intermediazione di Marcello Visca, legate all'aggiudicazione di un'area a piazzale Clodio, a due passi dal tribunale, da destinare a parcheggio. Non solo. Daniele Pulcini non ha avuto alcuna remora "nel consegnare personalmente a Marcello Visca il denaro prezzo della sua mediazione, a seguito dell'intervenuta sottoscrizione, in epoca successiva alla scadenza prevista, dell'atto di concessione avendo con ciò realizzato il risultato perseguito". La "disinvoltura e la spregiudicatezza" di Pulcini jr - secondo il gip del tribunale di Roma, Maria Paola Tomaselli, - nel gestire l'intera operazione, con la "corresponsione di ulteriori somme di danaro per perseguimento di obiettivi vantaggiosi per lui o per le sue società, tramite l'attività di influenza da quest'ultimo spiegata nei confronti di Renzo Pini o di altri pubblici ufficiali".

Gli altri arrestati, oltre al direttore dell'Agenzia Demanio del Lazio Renzo Pini ed a Visca, quest'ultimo già capo della segreteria dell'ex sottosegretario al ministero dell'Economia Maria Teresa Armosino (governo Berlusconi), sono gli imprenditori e i dipendenti di banca Fausto Mecatti, Pasquina D'Onofrio e Giuseppe Avenia. Secondo l'accusa, il bando sarebbe stato "confezionato" su misura per favorire la "Flora Energy", riconducibile ai quattro imprenditori. La fissazione di garanzie bancarie particolarmente rigide e tali da escludere dalla gara la quasi totalità dei 14 concorrenti, ad esempio, era stata superata dalla "Flora" con una fidejussione da 1,5 milioni di euro ottenuta in modo fittizio. Da qui il coinvolgimento dei tre dipendenti di banca che rispondono, insieme con gli imprenditori, di turbativa d'asta.

Attraverso l'intermediazione di Visca, previo via libera di Pini, la "Flora Energy" avrebbe inoltre ottenuto di rientrare in gara malgrado la presentazione della documentazione fuori dai termini previsti e un'anomala durata della concessione, 19 anni contro i 6-10 anni di prassi. Pini è accusato dai pm Corrado Fasanelli e Maria Cristina Palaia di abuso d'ufficio, mentre per Visca è stato configurato il reato di traffico di influenza illecita. Quest'ultimo, previsto dall'articolo 346 bis del codice penale, è stato preso in esame per la prima volta dalla procura di Roma. Introdotto nel 2012 dalla legge Severino sulla corruzione, punisce chiunque "sfruttando relazioni esistenti con un pubblico ufficiale o con un incaricato di un pubblico servizio, indebitamente fa dare o promettere, a sè o ad altri, denaro o altro vantaggio patrimoniale, come prezzo della propria mediazione illecita verso il pubblico ufficiale in relazione al compimento di un atto contrario ai doveri di ufficio".

L'Agenzia del demanio ha condannato "qualsiasi comportamento disonesto, a difesa e tutela dell'onorabilità di tutti i dipendenti che operano quotidianamente al servizio dello Stato e dei cittadini. Auspica che l'Autorità giudiziaria possa velocemente fare piena luce sulla vicenda dell'arresto del direttore della sede regionale del Lazio, Renzo Pini - scrive l'Agenzia del demanio in una nota - L'Agenzia del demanio, consapevole della grande responsabilità che un funzionario dello Stato si assume nell'esercitare il delicato ruolo della gestione dell'amministrazione pubblica, offre la massima collaborazione e supporto all'Autorità giudiziaria. Inoltre - conclude la nota - l'Agenzia sottolinea che sta assumendo tutti i provvedimenti contemplati dalla disciplina legale e contrattuale".
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sandropascucci
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Re: «L'italiano che non ruba è l'italiano che non ha potere.

Messaggioda sandropascucci » 31 ott 2014, 11:07

LE PAROLE CHIAVI SONO "ANTONIO PULCINI" E "MARIA BICE ASARA"
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da: http://archiviostorico.corriere.it/2009 ... 2049.shtml

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ROMA
Licenze romane: le specialità del gruppo sardo dei Pulcini
Il ricco business di Antonio

Gli altri imprenditori del mattone lo chiamano il «sardo». Lui, Antonio Pulcini, 73 anni, è invece romano di origini abruzzesi, ma a Olbia è stato al centro di una delle tante vicende giudiziarie che lo hanno coinvolto: una maxi-speculazione edilizia da 95 mila metri cubi di cemento sulla costa dove è nata la moglie Maria Bice Asara, alla quale risultano intestate molte srl che costituiscono il Gruppo Pulcini, partecipato anche da fiduciarie con sedi a Lussemburgo e in Olanda. Antonio Pulcini ha comunque il cuore delle attività a Roma. Schivo, ha poche frequentazioni con i big del settore, anche se ha avuto affari in comune con Salvatore Ligresti. Dietro il velo di riservatezza, si nasconde un piccolo e florido impero finanziario: secondo fonti in procura, avrebbe un patrimonio complessivo - fra cash e immobili - vicino al miliardo di euro, «anche se la ricostruzione è difficile da fare per via della complessa rete di imprese e perché potrebbero esserci dei soci non rivelati». Dietro la sua scrivania, un quadro di Andy Warhol. Ma da dove viene tanta ricchezza? La storia imprenditoriale del «sardo» nasce da lontano: un' impresa edile come tante. Pulcini però ha fiuto per gli affari. Negli anni Ottanta intuisce che per fare il salto di qualità deve entrare nei palazzi del potere. Annoverato fra gli imprenditori amici dello «squalo» Sbardella, ottiene licenze, affitta palazzi ad aziende pubbliche (Ama), accumula soldi. Viene indagato per la vendita di Villa Blanc, gioiello venduto dallo Stato, poi riacquistato e rivenduto in una girandola di trattative che coinvolgono anche Pulcini. E ancora, spunta il suo nome nell' inchiesta sulla tangenti al Tribunale di Roma e nello scandalo Italsanità. Le amicizie rendono. Come risulta anche dagli atti delle interrogazioni parlamentari presentate fra il 96 e 97 da vari esponenti del centrodestra, Pulcini beneficia di prestiti ottenuti con una certa facilità per oltre 600 miliardi di lire da parte del vecchio Banco di Napoli. Intanto le sue attività continuano a prosperare. Nella Roma «veltroniana» partecipa alla riqualificazione del quartiere Esquilino. E fra le pieghe del Piano regolatore all' epoca ancora da ultimare realizza un intero quartiere, le Terrazze del Presidente, alle porte della Capitale. Zona Eur: da qualche settimana è sotto sequestro. L' iter delle licenze, cominciato quando Pulcini era socio in affari con Ligresti negli anni ' 90, è finito nel mirino della procura dopo una denuncia della trasmissione Report. La vicenda è complessa. Eur Servizi, società-veicolo della speculazione, voleva realizzare un grande centro polifunzionale. Primo stop. Poi l' iter ripartì grazie a una sanatoria del primo governo Berlusconi. E le giunte capitoline di centrosinistra rilasciarono le licenze per edilizia residenziale a fronte dell' impegno, fra l' altro, a realizzare infrastrutture. I palazzi sono stati costruiti. Le infrastrutture in parte. Gli appartamenti, più di mille, venduti. I soldi incassati. Un grande imbroglio secondo la procura. Che ha sollevato dalle responsabilità la politica e la giunta Veltroni, e ha indagato cinque funzionari del Comune: secondo i pm avrebbero aiutato Pulcini a aggirare la burocrazia ottenendo licenze facili a suon di mazzette.

Foschi Paolo

Pagina 008/009
(12 gennaio 2009) - Corriere Economia


da: http://lanuovasardegna.gelocal.it/regio ... -1.8839297

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TEMPIO
Caso Sanciu, primi interrogatori
L’inchiesta con nove indagati per circonvenzione d’incapace
12 marzo 2014

Caso Sanciu, primi interrogatori
TEMPIO. Prenderanno avvio, questa mattina, gli interrogatori di alcune delle nove persone rimaste coinvolte nell’indagine avviata dalla procura della Repubblica sulla circonvenzione d’incapace di un amministratore delegato di due società immobiliari affetto da una malattia psichica. L’indagine, condotta personalmente dal capo della procura gallurese Domenico Fiordalisi, vede coinvolti l’ex senatore Pdl ed ex commissario dell’Autorità portuale di Olbia Fedele Sanciu, il quale con i fratelli Gabriele e Daniele Pulcini e la loro madre, Maria Bice Asara, faceva parte del consiglio di amministrazione delle società Armo Srl di Olbia e Coral Srl di Arzachena, che si occupano di realizzare e vendere unità immobililiari. Nell’inchiesta sono implicati anche Marcello Ancilli, 72 anni di Poggibonsi, e Antonio Cassetta, 74 anni di Bari, braccio destro nell’isola dell’imprenditore romano Antonio Pulcini. Il costruttore che, con la sorella Rita Pulcini, ha realizzato dagli anni Settanta in poi decine di immobili a Olbia e diversi residence sulla Costa, compreso il mega villaggio di Poltu Cuatu, un insediamento turistico tra la Costa Smeralda e Baia Sardinia. Nell’indagine sono finite anche le consorti di Fedele Sanciu e del fratello Francesco, Giovanna Sechi e Margherita Putzu, in quanto risultano socie delle due imprese immobiliari la cui quota societaria di maggioranza pare fosse nelle mani del gruppo Pulcini. Il primo ad essere sentito dalla polizia giudiziaria dovrebbe essere, questa mattina, Antonio Cassetta, ritenuto il rappresentante isolano della famiglia di costruttori romani. A far scattare l’inchiesta è stato un accertamento della guardia di finanza in relazione alla variazione degli incarichi societari in seno alle due imprese immobiliari. La stranezza è che a capo delle società il gruppo dirigente aveva nominato una persona legata alla famiglia Pulcini ma da tempo affetta da deficienza psichica dovuta ad una malattia degenerativa del cervello. Da qui l’inchiesta condotta dal procuratore di Tempio Domenico Fiordalisi che la settimana scorsa ha disposto una mega perquisizione nelle abitazioni e negli uffici delle nove persone finite sul registro degli indagati e scattate a Olbia, Roma, Poggibonsi e Palau. Diversi indagati, tra i quali l’ex senatore Fedele Sanciu, avrebbero chiesto d’essere sentiti dal magistrato. (g.p.c.)


da: http://roma.repubblica.it/cronaca/2014/ ... -94041351/

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Masini: "Lago ex Snia, ora un progetto partecipato per rilanciarlo"
L'assessore ai Lavori pubblici: "Con Caudo abbiamo bloccato il bando di Alemanno"

di PAOLO BOCCACCI
18 agosto 2014

Masini: "Lago ex Snia, ora un progetto partecipato per rilanciarlo"Le immagini sono affascinanti, riprese da un drone che vola in alto e immortala in tutta la sua bellezza il lago dell'ex Snia al Pigneto. E così, con un documentario realizzato dallo Studio Aira, si aggiunge un tassello alla valorizzazione di questo specchio d'acqua unico a Roma, sottratto alla speculazione. "Prima" spiega l'assessore ai Lavori Pubblici Paolo Masini "con l'assessore all'Urbanistica Caudo abbiamo bloccato il bando fatto da Alemanno per costruire lì quattro torri di abitazioni per 176 mila metri cubi. E dopo sono stati messi in bilancio 500 mila euro per avviare i lavori di riqualificazione. Ora insieme al Municipio e ai cittadini e con l'impegno che abbiamo assunto nel bilancio, è possibile pensare a un progetto condiviso e partecipato che mette al centro la salvaguardia degli edifici vincolati, la difesa dello spazio pubblico del parco e dello straordinario specchio d'acqua. Un progetto importante per una delle aree urbane più costruite e dense".

"Ma adesso" afferma il presidente del V Municipio Giancarlo Palmieri "bisogna completare l'opera di demanializzazione di tutto il lago, che in alcune parti è ancora proprietà di privati".

Intanto l'esproprio dell'area che si trova alle spalle dell'ex Snia Viscosa è stato completato e con l'abbattimento della recinzione su via di Portonaccio è stato ufficialmente e definitivamente regalato un inaspettato angolo di verde al quartiere.

La storia della zona è lunga e tormentata. L'ex Snia, durante la Seconda guerra mondiale una fabbrica di tende, divise e zaini per i soldati al fronte, fu acquistata negli anni Sessanta da un palazzinaro romano, Antonio Pulcini. Pulcini voleva abbattere quelli che ormai erano diventati ruderi in un centro commerciale. Ma il piano regolatore degli anni Sessanta non glielo permise. Negli anni Novanta, però, tornò alla carica: nelle aree in cui non c'erano capannoni e costruzioni decise di realizzare parcheggi interrati. Ma le scavatrici arrivarono alla falda acquifera dell'Acqua Bullicante che ha creato il lago. Iniziarono a costruire un edificio, di cui resta uno scheletro. Ma poi i lavori, senza permessi, dopo un'inchiesta di Repubblica, furono fermati dalla magistratura.

Intanto, e siamo agli inizi degli anni '90, viene aperto il parco delle Energie, amatissimo dagli abitanti del quartiere, il cui ingresso è adiacente a quello del centro sociale Ex Snia. Negli anni poi vengono avanzate proposte per riqualificare l'ex Snia, che nel frattempo viene occupata da extracomunitari che alla fine diventeranno più di 800, di cui almeno 300 bambini. La fabbrica era stata divisa in "appartamenti" e il lago serviva da bagno e da rifornimento d'acqua. Poi all'inizio degli anni 2000 fu sgomberato. E oggi si è dato il via alla creazione di un parco.

"Questo risultato" conclude Enzo De Martino del comitato di quartiere "è arrivato grazie alla mobilitazione di tutti gli abitanti riunioti nel Forum del Parco delle Energie. Che sono riusciti ancora una volta a dare l'alt alla speculazione dopo il tentativo del centro commerciale del '92, dei Mondiali di Nuoto del 2009 e le residenze universitarie previste nel 2010. A luglio è partita una "call" internazionale rivolta agli architetti e agli studi di progettazione per l'allestimento dell'area del lago, che deve esser considerata monumento naturale".


da: http://lanuovasardegna.gelocal.it/olbia ... -1.8805015

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Blitz della Finanza, Sanciu indagato per circonvenzione di incapace
Perquisizioni a casa dell’ex parlamentare nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Tempio
di Giampiero Cocco
07 marzo 2014

Blitz della Finanza, Sanciu indagato per circonvenzione di incapace

OLBIA. Gli uomini della guardia di finanza hanno bussato, ieri mattina, al portone d’ingresso della villa di Pedres, alla periferia di Olbia, che, da oltre quindici anni appartiene all’ex senatore del Pdl Fedele Sanciu.

Nelle mani degli uomini del nucleo tributario della guardia di finanza del gruppo provinciale di Sassari, di quello di Olbia e degli investigatori delle Fiamme gialle del gruppo di Roma Centro c’era un’ordine di perquisizione firmato dal capo della procura della Repubblica di Tempio, Domenico Fiordalisi. Il quale, nell’avviare una nuova inchiesta sul già plurinquisito ex senatore pidiellino, ipotizza nei confronti dell’uomo politico e di altre otto persone il reato di circonvenzione di incapace avendo messo, a capo di due società immobiliari facenti capo all’ex senatore e agli altri soci, un amministratore unico delegato alla liquidazione affetto da “deficienza psichica”.

Romani. Tra gli indagati figurano i fratelli Gabriele e Daniele Pulcini, oltre alla madre Maria Bice Asara, una famiglia di imprenditori romani, guidata sin dagli anni Settanta dai fratelli Rita e Antonio Pulcini, i quali realizzarono nell’isola residence, immobili commerciali, strutture sanitarie e centinaia di villette facendo ricorso, in alcuni casi, alle agevolazioni finanziarie e fiscali per il Giubileo, scoprendo in Olbia uno dei sentieri percorsi dai pellegrini diretti verso il Vaticano. Distrazione. Il tutto, stando all’inchiesta che si preannuncia dirompente, per consentire la distrazione di fondi dalle immobiliari “Armo srl” di Olbia e “Coral srl” di Arzachena. A dirigere le quali era stato messo un impiegato di Basilea (Svizzera), Francesco Magoni, di 70 anni, residente a Palau e da anni affetto da malattia degenerativa. Fedele Sanciu è travolto nel giro di pochi giorni da una terza inchiesta giudiziaria.

Le prime due riguardano l’incriminazione per concorso, con il ministro della Infrastrutture e trasporti Maurizio Lupi, in abuso d’ufficio per la sua nomina a commissario straordinario dell’Autorità portuale di Olbia, la seconda è invece relativa ad una vicenda legata a presunti abusi edilizi commessi nella sua villa di Pedres, reati per il quale è stato indagato dal sostituto procuratore della Repubblica di Tempio Riccardo Rossi.Per Sanciu si è trattato semplicemente di “una acquisizione di documenti, fatto più che naturale per un imprenditore”.

Militari. Ma l’ordine di perquisizione disposto dal capo della Procura gallurese va ben oltre. Decine di militari si sono presentati nelle abitazioni e nello studio professionale di Marcello Ancilli, a Poggibonsi, e nella casa del pensionato Antonio Cassetta, a Olbia.

A Roma le Fiamme gialle, coordinate dal comando di legione di Cagliari dal generale di Brigata Umberto di Nuzzo (che ieri l’altro era a colloquio con il procuratore capo della Repubblica di Tempio, Domenico Fiordalisi) e diretti dal colonnello Francesco Tudisco di Sassari hanno perquisito le abitazioni e gli uffici delle imprese di costruzione gestite dai fratelli Davide e Daniele Pulcini, che hanno ereditato l’impero di mattoni realizzato dal padre.

Su quali documenti e strumenti informatici è scattato il provvedimento di acquisizione e sequestro non è trapelata alcuna indiscrezione, anche perché, a tarda sera, l’operazione avviata all’alba dai militari del gruppo di Olbia non era ancora conclusa.

Fiducia. Fedele Sanciu, assistito dal suo legale di fiducia, l’avvocato Marco Pilia, ha ribadito anche ieri, al termine della perquisizione in abitazione e uffici, di riporre “fiducia nell’operato della magistratura, certo di non aver commesso alcun abuso tantomeno mai violato la legge”.

La terza inchiesta, condotta personalmente dal capo della procura della Repubblica, è stata avviata dopo che gli investigatori della guardia di finanza di Tempio avevano acquisito dei documenti nei quali sarebbe evidenziata una azione illecita dopo la recente nomina, quale amministratore unico e liquidatore delle due società facenti parte della holding immobiliare gestita dalla famiglia Sanciu, di una persona affetta da malattia mentale. ©RIPRODUZIONE RISERVATA


da: http://www.freetimemagazine.net/pdf/poltu-quatu.pdf

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da: http://www.aslrmf.it/joomla/pdf/amminis ... 202013.pdf
da: http://www.comune.golfoaranci.ot.it/mod ... ntent=5296

da: http://tommasofoti.com/view-tredicesima.asp?cod=410

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Foti (An): Crac del Banco di Napoli. La Banca d'Italia ha svolto accertamenti sulla cessione dei contratti immobiliari?


On. FOTI - Al Ministro del tesoro (5-01309)
Per sapere - premesso che -:

risulta all'interrogante che il signor Antonio Pulcini, sia in proprio, che quale titolare della società Tramontana, abbia - nel luglio del 1993 - ceduto al Banco di Napoli i proventi del contratto di locazione dell'immobile posto Roma, via Calderon de la barca, 87, attuale sede dell'azienda municipale (Ama) nel contesto di un contratto di mutuo stipulato tra il summenzionato Pulcini e il Banco di Napoli stesso;
nonostante il fatto che il Banco di Napoli avesse notificato, nel settembre del 1993, all'Ama la cessione del contratto, il Pulcini ha continuato a percepire i proventi dello stesso, e fino al momento delle note vicende relative al crack del Banco di Napoli;
l'importo annuo del contratto di locazione dell'immobile in questione ammonterebbe a lire 1.800.000.000 (unmiliardoottocentomilioni) -:
se i fatti denunciati siano noti al Governo e se siano stati registrati e rilevati dagli ispettori della Banca d'Italia; se l'istituto di credito abbia attivato le necessarie procedure per il recupero del danno allo stesso cagionato dalla negligenza (?) dei responsabili;
in caso affermativo a che punto siano le azioni finalizzate al risarcimento, e se non sia opportuno suggerire l'esperimento di procedure cautelari nei confronti dei soggetti responsabili.

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La risposta del Governo
Sottosegretario PINZA - Commissione VI - Data 19.6.97
Il Sottosegretario Roberto Pinza evidenzia come con l'interrogazione in esame l'interrogante ponga quesiti circa la cessione al Banco di Napoli da parte del signor Antonio Pulcini, quale esponente della ""Tramontana srl"", dei proventi del contratto di locazione di un immobile sito in Roma, stipulato con l'azienda municipale ""Ama"", la quale nonostante la cessione - avvenuta nel luglio 1993 - avrebbe continuato a corrispondere al signor Pulcini, anziché al Banco, il relativo canone.

Al riguardo, si fa presente che, dal rapporto relativo agli ultimi accertamenti ispettivi condotti presso il Banco di Napoli, non emergono elementi relativi alla vicenda segnalata nell'interrogazione.

La relazione ispettiva descrive diffuse anomalie nei criteri di concessione e gestione di facilitazioni creditizie, nonché perdite nei confronti di primarie controparti, tra cui il ""gruppo Pulcini"".

Per queste anomalie sono stati mossi al Banco specifici rilievi, contestati anche ai vertici del Banco stesso, ai sensi dell'articolo 45 del decreto legislativo 1° settembre 1993, n° 385 (testo unico bancario), per la violazione delle disposizioni di vigilanza in tema di istruttoria delle pratiche di affidamento. La relativa procedura si è conclusa con l'emanazione, in data 3 febbraio 1997, del decreto sanzionatorio da parte del Ministro del Tesoro, su proposta della Banca d'Italia.

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La replica di Foti
Tommaso FOTI (gruppo Alleanza Nazionale) sottolinea come i fatti segnalati nell'interrogazione corrispondono al vero: l'interrogazione stessa avrebbe potuto essere consegnata agli ispettori della Banca d'Italia per lo svolgimento delle loro ispezioni sulla gestione del Banco di Napoli. Ritiene che le sofferenze del gruppo Pulcini, cui si è fatto riferimento nella risposta del Sottosegretario avrebbero potuto essere quantificate: si dichiara pertanto insoddisfatto e preannuncia che presenterà un ulteriore strumento di sindacato ispettivo per ottenere informazioni in merito.


da: http://archiviostorico.corriere.it/1996 ... 2750.shtml

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IL PERSONAGGIO
Pulcini, da Villa Blanc ai superstiti del Banco Napoli
------------------------- PUBBLICATO ------------------------------ IL PERSONAGGIO TITOLO: Pulcini, da Villa Blanc ai superprestiti del Banco Napoli - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - ROMA . Maggio ' 92. Un signore ritira 825 milioni alla Cassa di Risparmio all' interno del Tribunale di Roma. Quei soldi gli servono per dimostrare al giudice che due sue imprese sottoposte a procedura fallimentare possono pagare i creditori. Ma il denaro appena ritirato prende il volo, scippato da due malviventi in moto. Sfortuna? Ci vuol ben altro per impressionare uno come Antonio Pulcini. Il costruttore romano, 53 anni ben portati e una trentina di microsocieta' immobiliari con cui fare affari, non e' infatti nuovo al clamore dei denari. Ora viene a galla che il Banco di Napoli, che nel ' 95 ha perso oltre 3mila miliardi, non ha badato a risparmi nei finanziamenti elargiti. Indovinate chi sta alla testa dei beneficiari? Proprio Antonio Pulcini che ha ottenuto il suo ultimo prestito nel gennaio ' 95, portando la propria esposizione nei confronti del Banco intorno a quota 600 miliardi. Possibile che tutto questo denaro sia finito nelle tasche di un imprenditore il cui nome rievoca scandali come Italsanita' e Villa Blanc? "Dov' e' il problema?", esclama il costruttore raggiunto telefonicamente mentre sta per spiccare il volo verso la Sardegna, dove si e' distinto per lottizzazioni a Olbia su terreni vincolati dalla Sovrintendenza alle antichita' (c' erano reperti punici) e soprattutto per lo scempio di Poltu Quartu, 95mila metri cubi in soli 7 ettari. "Intanto i miliardi sono solo 560 . dice Pulcini . e sono stati concessi soltanto per beni reali, complessi in costruzione, aree edificabili e complessi locati a terzi. Le aree romane sono tutte urbanizzate e riguardano un milione di metri cubi. L' area sulla Colombo e' di 370 mila metri cubi. Poi ci sono le costruzioni ultimate e quelle in corso, come il blocco di 808 appartamenti sempre sulla Colombo. Insomma i valori sui beni dati in garanzia sono almeno il doppio dei prestiti concessi". Tutto chiaro? Mica tanto, se si torna con la memoria al 1992 e alla vicenda della Snia Viscosa, nel cui perimetro sulla Prenestina la "Pinciana 188" di Pulcini intendeva costruire un centro commerciale. Peccato che le mappe catastali ufficiali fossero diverse tra loro, una che autorizzava a costruire, l' altra che esplicitamente lo vietava. In questo regno di incertezze Pulcini si muove perfettamente a suo agio e anche quando per la vicenda di Villa Blanc la magistratura e' arrivata a spiccare un mandato di cattura nei suoi confronti (poi revocato dal Gip) lui se ne e' infischiato allegramente girando in barca per il Mediterraneo.

Brogi Paolo

Pagina 17
(6 aprile 1996) - Corriere della Sera


da: http://donnadonna.blog.tiscali.it/2010/ ... ng_wp_cron

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LA PRINCIPESSA DI POLTU QUATU 2010 E’ MISS THARIN PERRUCCI
22 Agosto 2010

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Finalmente l’affascinante piccola Venezia della Costa Smeralda ha la sua Miss Poltu Quatu 2010, la reginetta Tharin Perrucci fasciata dal presidente di giuria l’imprenditore Gabriele Pulcini e incoronata dalla sua consorte Simonetta Pulcini. Tharin dal nome apache che significa “ ricchezza interiore”, vive a Roma, laureata in giurisprudenza, sogna di diventare la nuova Elena Sofia Ricci. La serata è stata presentata da Angelo Martini conduttore e autore di Numeri Uno su Rai Due, ideatore della manifestazione insieme a Jo Squillo, per la regia di Leonida Gennaro, nella raffinatissima discoteca Clù, locale diretto da Stefano Spezia e Daniele Aprile già ideatori di Spazio 900 a Roma. Le miss hanno indossato la griffe Renè & Martini disegnata dalla stilista Ungherese Renè Komjati, art director Simonetta Martignago. Tra gli ospiti la campionessa del mondo tennista Mara Santangelo, l’imprenditori Daniele e Francesco Pulcini, il conduttore sportivo Ilario di Giovanbattista, il principe Carlo Giovannelli, l’attore Walter D’Errico, le giornaliste Jessica di Cesare e Vittoriana Abbate, Cristina Mezzetti, la Miss Top Model Moldava Mariana Zavtoni, l’avv. Giancarlo Paglietti. Seconda classificata Miss Cinema Nicol Spolveratova, terza Vladyslava Sytnyk miss Moda Mare, quarta Maya Licina Miss fotogenia, quinta Francesca Casula, Ornella Vacca, Enrica Micconi, Jessica de Vivo, Annalisa Mosconi, Federica Albanese, Stefania Bigliato. La serata è continuata con la performance della brava e bella Jo Squillo che ha proposto il suo evergreen “ Siamo Donne”. Il presentatore Angelo Martini rinnova l’appuntamento dedicato alle bellezze in Costa con la seconda edizione di Miss Porto Rotondo il 25 Agosto al Tartarughino.


da: http://www.patrimoniosos.it/rsol.php?op ... e&id=50594

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LAZIO - URBANISTICA: L´impero-Pulcini, dalla Snia a Poltu Quatu
(s. c.)
Mercoledì, 31 Dicembre 2008 la Repubblica - ROMA
Il costruttore romano negli anni Novanta fu al centro di indagini sulle tangenti del mattone


I rapporti con il finanziere milanese Ligresti E per villa Blanc rischiò l´arresto

Il suo motto è «lavoro, lavoro e ancora lavoro». Ogni giorno nei cantieri, i suoi naturalmente, entra alle 7 ed è capace di uscirne alle 10 di sera. Controlla ogni dettaglio, è un costruttore vecchio stampo, allergico alla finanza, ha tre figli che gli hanno dato qualche pensiero, due di loro nel 2003 finirono sui giornali per la vicenda degli esami comprati a Giurisprudenza. Antonio Pulcini, 65 anni, moglie sarda, ha una seconda passione nella vita. L´isola dove la consorte nacque: Olbia ma soprattutto Poltu Quatu, villaggio di 95 mila metri cubi in 7 ettari di costa che realizzò negli anni ´80.
Personaggio schivo, lontane origini abruzzesi come gran parte dei "palazzinari" romani, ha fama di essere piuttosto ruvido ma con un´intelligenza imprenditoriale sopraffina. È sempre alla fine degli ?80, ben appoggiato dalle giunte capitoline e laziali guidate dal pentapartito (Dc e Psi dettavano l´agenda politica) che Pulcini si fa strada. È tra i costruttori che realizzano le ville dell´Olgiata, edifica palazzine, una anche di fronte al teatro dell´Opera, non di rado il suo nome rievoca vecchie inchieste giudiziarie sul mattone: da presunte irregolarità nella compravendita di Villa Blanc, la villa ottocentesca ora della Luiss, per la quale nel ?93 ha anche rischiato l´arresto, ai sospetti di manomissione di atti pubblici. Come nella mappa catastale per ottenere il cambio di destinazione d´uso di una ex fabbrica di sua proprietà, la ex Snia Viscosa, dove doveva nascere un centro commerciale: i lavori cominciarono ma subito fecero danni, le tubature cedettero e si creò il "Laghetto della Snia", come tuttora lo chiamano al Pigneto. Già allora si riteneva che Pulcini a Roma fosse uno dei terminali degli interessi del finanziere Salvatore Ligresti, ma nel caso ex Snia, Ligresti smentì. Ed è in quegli anni anche l´avvio delle Terrazze del Presidente ancora col viatico dell´assessore regionale sbardelliano Paolo Tuffi.

L´intervista
"Grazie a chi ho costruito? Alla politica italiana" Così Pulcini rispose alle domande di Report

Ecco come il costruttore Antonio Pulcini aveva risposto alle domande di Paolo Mondani, inviato di Report, nella puntata "I re di Roma" andata in onda lo scorso 4 maggio.
Il giornalista fuori campo:
«... Spuntano i palazzoni di Via Di Acilia... Sono le Terrazze del Presidente... Siamo nel 1990, ai costruttori Antonio Pulcini e Salvatore Ligresti arriva un primo miracolo: la regione Lazio (allora con governo Dc-Psi ndr.) concede di realizzarli su un´area destinata a verde e servizi pubblici. Ma Tar e Consiglio di Stato dichiarano quei palazzi abusivi. Nel ´94, il secondo miracolo, il condono edilizio del governo Berlusconi con anche un emendamento ad hoc per sanare le case di Acilia. Chi deve ringraziare di tutto questo?»
Il costruttore Pulcini: «Credo...non lo so...la politica italiana. Che devo dire?». Fuori campo si vede che ha dato soldi, tutti dichiarati, a partiti come An e Lega Nord.
Il giornalista: «Quanti appartamenti realizzate lì?»
Pulcini: «Circa 1300, per oltre 4 mila persone».
Il giornalista: «Quanto costano a metro quadro?»
Pulcini: «In questo momento sui 4000/4500. E´ un buon prodotto, di elevata qualità. Lo può andare a visitare. E se dovesse aver bisogno di comprare una casa si può accomodare nei nostri uffici»


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da: http://classicmotorblog.blogspot.it/201 ... sogno.html

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L'eleganza senza tempo di auto da sogno al Poltu Quatu Classic


Si è conclusa domenica 13 luglio la prima edizione di Poltu Quatu Classic, Concorso di Eleganza per auto d'epoca, organizzato da Poltu Quatu Resort e Auto Classic, società leader in Italia per la vendita e il restauro delle automobili d'epoca, in collaborazione con B-Cool International.

È stato un successo e non poteva essere altrimenti, visti gli ingredienti di questa prima edizione del concorso: il mare color smeraldo di questo angolo di Sardegna, la classe senza tempo di autentici gioielli su quattro ruote, l'incanto di una sfilata di alta moda che ha fatto da preludio alla passerella delle auto d'epoca allestita nella magica cornice di Poltu Quatu Resort.

Un fine settimana dedicato all'eleganza, quindi, quello appena trascorso a Poltu Quatu Resort, che ha visto trionfare l'Alfa Romeo 1750 Gran Sport del 1932 presentata dal collezionista Svizzero Axel Marx, un'automobile meravigliosa realizzata in soli sei esemplari dalla Carrozzeria Brianza. L'eleganza senza tempo di questa automobile ha reso unanime il giudizio finale della blasonata giuria internazionale convocata dagli organizzatori per assegnare il "Best in Show" di questa prima edizione del concorso.

Al vincitore è stato consegnato un prezioso orologio della Maison elvetica Eberhard & Co. insieme al prestigioso trofeo messo in palio dal Museo dell'Auto di Torino per la vettura più originale. Alla Fiat 1500 Viotti di Daniele Spataro è stata assegnata la coppa Auto Classic per il miglior restauro, l'Isotta Fraschini di Silvano Cima è stata scelta dal portale Gare d'Epoca come auto più glamour dell'evento e Francesco De Leo con l'Alfa Romeo 1900 cabriolet appartenuta a Papa Giovanni XXIII è stato premiato con il Trofeo della Fiera Internazionale di Padova Autoemotodepoca per aver portato in Sardegna l'auto con il passato storico più importante. Infine le tre vetture che hanno conquistato la vittoria di classe (la Lancia Lambda Torpedo del Museo Nicolis, la Fiat 8V di Giuliano Bensi e la Jaguar E Type Spyder di Ugo Amodeo) hanno ricevuto dalle mani delle bellissime modelle vestite dalla stilista peruviana Claudia Bertolero una bottiglia Magnum Dom Perignon, main sponsor dell'evento.

Il Presidente di Poltu Quatu Resort Francesco Pulcini e il Vice Presidente Cristina Roma Pulcini, patron della manifestazione, stanno già lavorando alla seconda edizione di Poltu Quatu Classic, mentre gli organizzatori del concorso (Auto Classic e Bcool International) sono già stati sommersi dalle richieste di partecipazione, ma anche nel 2015 il numero degli equipaggi selezionati resterà limitato a soli trenta collezionisti e alle loro meravigliose automobili.

Pubblicato da Motor a 05:00
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Re: «L'italiano che non ruba è l'italiano che non ha potere.

Messaggioda sandropascucci » 31 ott 2014, 12:33

da: http://lanuovasardegna.gelocal.it/regio ... -1.8807866

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Sotto la lente i re del mattone
Gabriele e Davide Pulcini, rispettivamente classe 71 e 72, sono i figli prediletti di Antonio Pulcini, uno dei “sette re” del mattone di Roma e di Maria Bice, la moglie olbiese dell’imprenditore...
07 marzo 2014

Gabriele e Davide Pulcini, rispettivamente classe 71 e 72, sono i figli prediletti di Antonio Pulcini, uno dei “sette re” del mattone di Roma e di Maria Bice, la moglie olbiese dell’imprenditore romano che può sfidare a monopoli palazzinari quali i Ligresti, i Caltagirone e i De Angelis. Negli anni Settanta Antonio Pulcini, allora affiancato dalla sorella Rita (una funzionaria della presidenza del consiglio dei ministri con l’hobby per il mattone) realizzò diversi residence nella costa di Olbia, mentre da solo portò avanti il faraonico progetto di Poltu Quadu, ai confini della Costa Smeralda. Un insediamento turistico ancora saldamente nelle mani dei rampolli Pulcini, Davide e Gabriele i quali, negli anni Ottanta, incapparono in una inchiesta su esami di giurisprudenza truccati in una università romana. Ora dirigono l’impero creato dal padre e racchiuso nella “Pulcini Group”


da: http://roma.repubblica.it/dettaglio/sap ... so/1438569

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Sapienza, lauree facili: 27 a processo
Sono docenti, impiegati e studenti. L´accusa: "Esami comprati"
di Marino Bisso

La Sapienza Una raffica di rinvii a giudizio per l´inchiesta sugli esami venduti alla Sapienza tra il 2002 e il 2003 . Sono ventisette gli indagati, tra docenti, impiegati e studenti, che siederanno il prossimo 9 luglio al banco degli imputati. Il gup Barbara Callari, ha anche disposto due assoluzioni e sei proscioglimenti.

I reati contestati dal sostituto procuratore Vincenzo Barba, a seconda delle posizioni, variano dall´associazione per delinquere, falso, fino al concorso in corruzione. Il processo si svolgerà davanti all´ottava sezione collegiale del tribunale. Tra i rinviati a giudizio figurano nove impiegati dell´ateneo, tra cui l´usciere Nicola Circosta, la bibliotecaria Civita Ribaudi e la segretaria Matilde Mariani, presunti «cervelli» dell´organizzazione.

Cinque gli assistenti-esamintori che saranno sotto processo: Gabriele Troise, Putti Pietro Maria, Giorgio Francolini, Fausta Pugliese e Michele Franco Gelardi, nonché l´allora professore di Economia politica Gianfranco Albini. Infine saranno dietro il banco degli imputati dodici tra studenti e familiari degli stessi tra cui i fratelli Gabriele e Daniele Pulcini. Il giudice ha assolto, in sede di giudizio abbreviato, perché il fatto non sussiste (articolo 530 comma secondo Cpp che equivale alla vecchia formula dell´insufficienza di prove) la studentessa Cinzia Fazi e l´assistente Franco Calà. Non doversi procedere, invece, per l´assistente Fabio Franceschi, gli studenti Paolo Visco, Carmina Corigliano, Giuseppe Fabiano, Cristiano Rossi e per l´impiegata Annarita Massari.

Lo scandalo della compravendita degli esami nell´ateneo più grande d´Europa scoppio nel luglio del 2003. Allora vennero arrestate diciotto persone (cinque docenti, sei impiegati e sette studenti) in esecuzione di un´ordinanza di custodia cautelare emessa da Mariagiulia De Marco su richiesta del pm Barba.

Complessivamente furono indagate 35 persone. L´inchiesta si concentrò soprattutto sull´attività accademica della facoltà di Giurisprudenza dalla metà del 2002 fino al giugno dell´anno successivo. I carabinieri accertarono che ventisette gli esami erano stati truccati. In sostanza emerse un supermarket delle promozioni: bastava pagare fra i 1.500 ed i 3.000 euro, in base alla difficoltà della materia, per superare gli esami più ostici. L´operazione battezzata «Minerva», in omaggio alla statua che sorge davanti al rettorato dell´università, venne accompagnata anche dalle perquisizione di uffici e abitazioni di docenti, impiegati e studenti.

E proprio durante le indagini vennero rinvenuti, documenti e materiale proveniente dalla facoltà. I carabinieri sequestrarono anche un timbro, che sarebbe stato usato per falsificare statini ed altri documenti relativi agli esami. In alcune furono rinvenuti piccoli oggetti di valore, tra cui un crocifisso di notevole valore: regali che alcuni studenti avrebbero consegnato ai docenti dopo le promozioni.
(28 marzo 2008)


da: Razza stracciona: Uomini e storie di un'Italia che ha perso la rotta Di Sergio Rizzo

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Re: «L'italiano che non ruba è l'italiano che non ha potere.

Messaggioda sandropascucci » 5 nov 2014, 10:22

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Archivio . AdnAgenzia. 2004 .08 .16

ITALIA-GB: GITA IN MOTOSCAFO PER BERLUSCONI E BLAIR (2)
TURISTI INGLESI STUPITI ALLA VISTA DI BLAIR, CHERIE PRENDE IN BRACCIO BIMBA

(Adnkronos) - Berlusconi e Blair, a quanto si apprende, sono arrivati a Poltu Quatu intorno alle 19.45 dove sono stati accolti tra gli applausi, da una folla di curiosi. Alcuni turisti inglesi, sorpresi dalla presenza del loro primo ministro lo hanno salutato. Il primo a scendere dal motoscafo Magnum e' stato proprio il leader laburista, in compagnia della moglie Cherie, seguito dal Cavaliere. A fare gli onori di casa e' stato Antonio Pulcini, proprietario di Poltu Quatu, che ha voluto illustrare ai due ospiti le bellezze del posto, accompagnandoli in un giro tra i negozi del porto.

''Sono sceso qui perche' e' uno dei posti piu' belli della Sardegna'', ha detto Berlusconi. Sempre guardati a vista dagli uomini della sicurezza, i due premier hanno fatto una breve passeggiata. La consorte di Blair, Cherie, ha anche preso in braccio Maria Beatrice, la nipotina di appena tre mesi di Pulcini.

(Res/Ct/Adnkronos)
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Re: «L'italiano che non ruba è l'italiano che non ha potere.

Messaggioda sandropascucci » 6 nov 2014, 14:16

Pino Daniele ci sta, dai..

Na' tazzulella e' cafè
e mai niente ce fanno sapè
nui ce puzzammo e famme,
o sanno tutte quante
e invece e c'aiut…
c'abboffano e' cafè.
Na' tazzulella e' cafè
ca sigaretta a coppa pè nun verè
che stanno chine e sbaglie,
fanno sulo mbruoglie
s'allisciano se vattano
se pigliano o' cafè.

E nui passammo e vuaie
e nun putimmo suppurtà
e chiste invece e ra na mano
s'alliscianose vattano,
se magnano a città

Na' tazzulella e' cafè
acconcia a vocca a chi nun pò sapè
e nui tirammo annanzi
che rulore e' panze
e invece e c'aiutà
c'abboffano e' cafè.
Na' tazzulella e' cafè
ca sigaretta a coppa
pè nun verè
s'aizano e' palazze
fanno cose e' pazze
ci girano c'avotano
ci iempono e' tasse.
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Re: «L'italiano che non ruba è l'italiano che non ha potere.

Messaggioda sandropascucci » 19 nov 2014, 10:53

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Nuovo Isee anti-evasione: smaschera i "furbetti" che non dichiarano il c/c
Nella nuova Dichiarazione sostituitiva per calcolare il reddito equivalente c'è una casella che consente di individuare chi negli anni passati non ha dichiarato depositi o altri strumenti finanziari. Secondo le vecchie dichiarazioni, il 90% di coloro che hanno richiesto prestazioni in base all'Isee non aveva rapporti bancari. Ma i conti correnti sono 40 milioni, praticamente uno a testa. Ora sarà possibile il controllo incrociato

di ANTONELLA DONATI

18 novembre 2014

Nuovo Isee anti-evasione: smaschera i "furbetti" che non dichiarano il c/cROMA - L'Isee come strumento antievasione. Non per il futuro ma per stanare quanti hanno, fino ad oggi, presentato false attestazioni sul proprio patrimonio finanziario per poter accedere alle prestazioni agevolate, alla riduzione delle tasse universitarie e agli sconti d'imposta. Nella nuova versione della Dichiarazione sostitutiva unica (Dsu), infatti, è presente una casellina che, nel momento in cui si intende presentare di nuovo la richiesta per l'Isee, consentirà di individuare in automatico chi ha nascosto depositi e investimenti di rilievo per ottenere un Isee più basso. E' una delle maggiori novità legate al nuovo reddito equivalente, l'Isee appunto, il cui decreto è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale nella serata di lunedì e che diverrà operativo dal 1° gennaio prossimo.

I conti mai dichiarati. Con il precedente sistema, basato sull'autocertificazione, era lasciato alla "buona volontà" e alla correttezza di chi richiedeva le prestazioni indicare non solo i dati reddituali ma anche quelli relativi alla componente mobiliare del patrimonio, vale a dire depositi, conti correnti, e altri strumenti finanziari. L'ammontare complessivo di queste voci era destinato ad essere valorizzato ai fini del calcolo dell'Isee, al di là degli interessi ricavati da questi investimenti.

Dalle rilevazioni effettuate prima dell'entrata in vigore della riforma, che ha portato alla nuova Dsu, vale a dire in riferimento ai dati rilevati a tutto il 2012, risultava che il 90% di coloro che richiedevano l'Isee dichiarava di non avere rapporti bancari o postali. Dalle informazioni raccolte presso l'Anagrafe tributaria, in riferimento allo stesso periodo, invece, risulta un numero di conti correnti e rapporti finanziari in essere che supera il tetto dei 40 milioni, praticamente almeno un conto per ciascun soggetto maggiorenne, e non tutti a saldo zero. Che la disparità tra i dati dichiarati a fine Isee e quelli presenti nell'anagrafe tributaria non fosse dovuta solo a dimenticanze involontarie lo dimostra anche il fatto che in un anno, ossia da quando è entrata in vigore la riforma, la richiesta di nuovi Isee, secondo dati di fonte sindacale, si è ridotta di oltre il 10%. In sostanza il semplice "effetto annuncio" in riferimento al rafforzamento dei controlli su indicare risparmi e investimenti ha quindi già dato i suoi frutti. Con la nuova Dsu questo impianto antievasione è ulteriormente rafforzato.

Scheda: come funziona il nuovo Isee

Raccolta e incrocio dei dati. Chi si trova a compilare il quadro FC2 destinato, appunto, ai dati su conti correnti e altre forme di investimento, avrà a che fare anche con una casella che precede quella destinata all'indicazione analitica della giacenza e degli investimenti. La casella deve essere barrata da chi intende dichiarare di non aver posseduto, nel 2014, alcun tipo di rapporto finanziario.

Una dichiarazione che fa scattare in automatico verifiche presso l'Anagrafe tributaria, come espressamente previsto dalle nuove norme, e l'incrocio con i dati dell'Inps riferiti ai modelli Isee. Insieme ai redditi che non rientrano nell'elenco dei dati che sono più autocertificati, ossia tutti quelli relativi alle dichiarazioni fiscali, l'Agenzia delle entrate è infatti tenuta a comunicare all'Inps anche le informazioni relative all'esistenza di rapporti in essere con banche, Poste italiane, intermediari finanziari, imprese di investimento, fondi comuni, società di gestione del risparmio e altri operatori finanziari, individuando omissioni e difformità rispetto ai dati autocertificati.

Si potrà quindi individuare facilmente chi ha dichiarato il falso, in quanto in assenza di rapporti bancari o postali l'Agenzia delle entrate potrà effettuare controlli ad hoc, e i nominativi dei soggetti sottoposti a controllo nei cui confronti emergono divergenze nella consistenza del patrimonio mobiliare dichiarato ai fini Isee rispetto a quello accertato presso l'Anagrafe tributaria, sono comunicati alla Guardia di finanza.

Le possibili opzioni. Sulla base di questo sistema, chi ha nascosto rapporti con gli intermediari finanziari in passato ha quindi di fronte a sé due opzioni: evitare di ripresentare in futuro la Dsu e rinunciare all'accesso a prestazioni o riduzioni d'imposta alle quali non ha diritto, oppure autodenunciarsi e sottoporsi ai controlli. In questo ambito ovviamente non avrà nulla da temere chi non ha indicato i dati per semplice dimenticanza, dato che chi ha un conto corrente con giacenza limitata non corre alcun rischio se non ha nascosto al fisco altri redditi.

La giacenza media sui conti. Peraltro, in riferimento ai conti correnti, c'è già in vista una novità destinata a semplificare la vita di chi presenta la Dsu. Nel modello attuale è richiesta l'indicazione della giacenza media sul conto, una dato che deve obbligatoriamente essere ricavato dalle comunicazioni periodiche che la banca invia. Per ottenere la giacenza media occorre infatti sommare i "numeri creditori totali" riportati negli estratti conto in maniera da coprire tutto l'anno (ad esempio, se si ricevono estratti conto trimestrali, il primo estratto riporta i numeri creditori totali dal 1° gennaio al 31 marzo, il secondo dal 1° aprile al 30 giugno e così via) e poi dividere questo importo per 365. Un calcolo che rappresenta una inutile complicazione aggiuntiva e non pochi rischi di errore. Per questo motivo nella Legge di stabilità è stato previsto che dal prossimo anno i dati siano acquisiti direttamente tramite Anagrafe tributaria.
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Messaggioda sandropascucci » 3 dic 2014, 10:02

da: http://roma.repubblica.it/cronaca/2014/ ... ef=HREC1-4

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Caso Di Stefano, il deputato Pd interrogato dai pm. Ma non risponde su accusa corruzione
Il parlamentare è stato ascoltato dai magistrati per 4 ore nell'ambito dell'inchiesta sulla presunta tangente da 1,8 milioni che avrebbe ricevuto dai costruttori Pulcini

02 dicembre 2014

Caso Di Stefano, il deputato Pd interrogato dai pm. Ma non risponde su accusa corruzione

Si è concluso dopo 4 ore l'interrogatorio del deputato Pd Marco Di Stefano davanti ai pm romani. Di Stefano si è avvalso della facoltà di non rispondere sulla vicenda che lo vede indagato per la presunta tangente da 1,8 milioni di euro che avrebbe ricevuto dai costruttori Antonio e Daniele Pulcini, mentre ha fornito la propria versione dei fatti riguardo la sparizione, 5 anni fa, di Alfredo Guagnelli, suo ex braccio destro. Di Stefano non ha rilasciato dichiarazioni all'uscita dalla Procura.

"Mi sono riservato di produrre a brevissimo una memoria riepilogativa con allegati documenti per chiarire le complicate vicende che mi riguardano e conseguentemente di sottopormi alle domande degli inquirenti" ha dichirato Marco Di Stefano in una nota diffusa dopo essere comparso davanti ai pm di piazzale Clodio. "Oggi - aggiunge - ho manifestato ai magistrati, verso il lavoro dei quali ho nutrito e continuo a nutrire una stima e una fiducia incondizionate, la necessità di riacquistare una minima serenità personale e familiare che mi permetta di ricostruire, con precisione e in maniera documentata, avvenimenti e vicende varie e diverse tra di loro, che risalgono a diversi anni fa, rispetto ad alcune delle quali sono venuto a conoscenza di avere un coinvolgimento solo in quest'ultimo fine settimana".

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Dalle prime indiscrezioni risulterebbe però che Di Stefano ai magistrati ha ribadito di non aver avuto "rapporti d'affari con Alfredo Guagnelli". L'esponente Pd ha sostanzialmente confermato quanto già dichiarato nello scorso novembre, quando fu ascoltato nel quadro degli stessi accertamenti sulla scomparsa di Guagnelli, quest'ultimo destinatario di una tangente da 300 mila euro da parte dei costruttori Pulcini. "Guagnelli - dichiarò in quell'occasione - non è mai stato un mio assistente o collaboratore, ma un semplice amico con cui condividevo esclusivamente momenti di vita privata e mai la mia attività politica. Non sono mai stato a conoscenza delle sue attività e dei suoi rapporti imprenditoriali e posso escludere categoricamente che sia stato mai coinvolto in vicende che potessero interessare la Regione Lazio".
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