[Europa] tira un'arietta..

..ovvero le puttanate ufficiali propagandate dal Sistema Mediatico di IGB
sandropascucci
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Messaggioda sandropascucci » 23 lug 2012, 17:15

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Eurozona: Commissione Ue, a luglio fiducia consumatori a minimo 35 mesi

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(ASCA) - Roma, 23 lug - Nel mese di luglio la fiducia dei consumatori dell'Eurozona e' scesa a -21,6 punti, il minimo dall'agosto 2009. E' questa la stima preliminare della Commissione Ue, il dato finale sara' diffuso il prossimo 30 luglio. Il nuovo calo della fiducia dei consumatori e' dovuto in al crescente pessimismo sulle prospettive dell'economia, in particolare i timori di perdere il posto di lavoro, che supera ampiamente fattori positivi come il calo dell'inflazione.

STRANO!! :o :o :o :o :o
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Re: [Europa] tira un'arietta..

Messaggioda MauroB » 25 lug 2012, 9:47

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Nuovo colpo da Moody's: declassato il fondo salva-Stati

di: WSI Pubblicato il 25 luglio 2012| Ora 07:45
L'agenzia di rating americana ha rivisto al ribasso, da "stabile" a "negativa", la prospettiva del Fondo europeo di stabilità finanziaria (Efsf), un giorno dopo aver degradato quello della Germania

Moody's ha rivisto al ribasso, da "stabile" a "negativa", la prospettiva del Fondo europeo di stabilità finanziaria (Efsf).

Washington - Appena un giorno dopo aver tagliato l'outlook a Germania, Olanda e Lussemburgo (perché il peso del mantenimento dell'Eurozona dovrebbe ricadere tutto sulle spalle dei tre paesi), l’agenzia di rating Moody’s Investors Service annuncia di aver rivisto al ribasso, da "stabile" a "negativa", la prospettiva del Fondo europeo di stabilità finanziaria (Efsf).

"La variazione nell’outlook per il fondo Efsf riflette la visione negativa su tutti, tranne uno (Finlandia), i garanti con rating AAA", si legge nella nota pubblicata da Moody’s.

Il deterioramento della situazione e un minore giudizio assegnato a paesi core quali Germania, Francia e Olanda, potrebbe portare in futuro all’effettivo downgrade del salva-Stati, avvertono gli analisti di Moody’s.

Il fondo Efsf è stato istituito nel 2010, con lo scopo di salvaguardare la stabilità finanziaria in Europa, attraverso aiuti ai paesi dell’Eurozona in difficoltà. Coperto da garanzie per €780 miliardi, può concedere in prestito fino a €440 miliardi. Il giudizio di Moody’s e Fitch è AAA, mentre Standard & Poor’s gli assegna una AA+.

La notizia non arriva in uno dei momenti migliori per l’Europa, con i rendimenti dei bond spagnoli in continuo rialzo, raggiungono ormai livelli difficilmente sostenibili nel medio-lungo periodo, accrescono il rischio che il paese possa presto trovarsi costretto a richiedere aiuti finanziari.


http://www.wallstreetitalia.com/article ... stati.aspx

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Re: [Europa] tira un'arietta..

Messaggioda enricogrosso » 25 lug 2012, 23:56

Intervengo poco in area pubblica per diversi motivi ma mi congratulo con MauroB per la qualità e la quantità degli aggiornamenti.
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Re: [Europa] tira un'arietta..

Messaggioda Luca Mencaroni » 10 apr 2013, 11:52

::
Proprietà dell’euro: Parlamentare europeo scrive a Draghi
di Francesco Filini

Non avendo ottenuto una risposta esauriente dal Commissario Europeo Olli Rehn, nonostante le due interrogazioni che trovate qui e qui, il Parlamentare Europeo Marco Scurria decide di scrivere direttamente al Governatore della Banca Centrale Europea per cercare di sciogliere definitivamente il problema della proprietà dell’euro all’atto dell’emissione.

Credo che sia davvero assurdo che non si riesca a dare una risposta ad una domanda così importante, qui non c’entrano nulla teorie economiche, complotti, sistemi monetari, ecc…, qui si tratta di diritto. E’ una questione giuridica che va risolta definitivamente. Perché tutto ciò che non è codificato dalle leggi è per definizione fuori legge.

C’è bisogno di persone che facciano conoscere questa tematica, che arrivi anche ad altri politici di qualsiasi schieramento, il Rapporto Aureo chiede quindi di diffondere il più possibile gli atti giuridici prodotti dalle interrogazioni e dalle risposte delle stesse. Non lasciamo solo il Parlamentare Europeo che con coraggio insiste su questo tema! Chiunque può far sentire a Scurria il proprio sostegno, la pagina dei contatti del suo sito si trova qui.

Pubblichiamo di seguito la lettera inviata al Governatore della BCE, buona lettura.


Egregio Governatore,

sono costretto a rivolgermi a Lei per trovare una risposta definitiva ad una domanda che centinaia di persone, singolarmente o attraverso associazioni, in Italia e in Europa mi stanno ponendo. Purtroppo il commissario europeo per gli affari economici e monetari, Olli Illmari Rehn, non ha saputo dare una risposta efficace alle interrogazioni parlamentari poste dal sottoscritto, che le allego, sulla natura giuridica della nostra moneta unica. Infatti non è ancora chiaro il motivo per cui la Banca Centrale Europea risulta, di fatto, proprietaria dell’Euro all’atto della sua emissione, nonostante nessun trattato internazionale attribuisca la proprietà giuridica del mezzo monetario all’Istituto da Lei presieduto.

Sappiamo benissimo che la moneta, come ogni bene mobile, deve necessariamente avere un suo proprietario sin dal momento in cui viene creata. Non risulta chiaro il motivo per il quale la Banca Centrale Europea, a cui spetta, secondo quanto stabilito dall’articolo 128 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, il diritto esclusivo di emettere moneta, ovvero autorizzare le Banche Centrali Nazionali ad emettere il mezzo di scambio, si appropri di quest’ultimo senza alcuna copertura legislativa. Non a caso le banconote a corso legale che circolano nell’Unione riportano la sigla della BCE e, quelle di recente emissione, la Sua firma come Governatore.

Sappiamo bene che i valori monetari creati, anche di recente con la manovra da Lei voluta per dare una risposta alla crisi che va sotto il nome di Long Term Refinancing Operation (LTRO), acquisiscono valore soltanto nella fase della circolazione o meglio nel momento in cui avviene l’addebito al nuovo proprietario. Sono quindi gli accettatori a dare valore al mezzo di scambio e la logica vorrebbe che questi ultimi fossero i legittimi proprietari. Ma non intendo con questa missiva entrare in questioni che attengono alla politica, così come non intendo mettere in discussione in questa sede l’indipendenza delle Banche Centrali.

Vorrei soltanto che il Governatore della BCE possa dare una risposta ai cittadini europei che come me non riescono a comprendere, quale sia il fondamento giuridico che attribuisce la proprietà dell’Euro all’Eurosistema all’atto della sua emissione.

La crisi incombe spietata sulle spalle dei popoli, le tensioni sociali aumentano di pari passo con la povertà e la miseria. Sono certo che Lei vorrà chiarire una volta per tutte questo dilemma che serve davvero a difendere la moneta unica e a dare all’Euro la credibilità che ultimamente, soprattutto in alcuni Paesi membri, sembra un po’ appannata.

Cordialmente,

Marco Scurria”

fonte: http://rapportoaureo.wordpress.com/2013 ... -a-draghi/
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Re: [Europa] tira un'arietta..

Messaggioda roberta » 25 mag 2013, 10:55

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Entrare o uscire dall'euro? Ecco il via vai dei Paesi della UE
Yahoo! Finanza - lun 20 mag 2013 16:41 CEST
Fuori dall'euro. Con il suo recente voto, l'Islanda ha deciso le sue sorti. La vittoria del centrodestra, dopo 4 anni di governo di centrosinistra, si è basata soprattutto sulla proposta di abbandonare le misure di austerità e la moneta unica, dopo anni di rigore necessari per sanare i conti in rosso dell'isola.
E oggi la nuova coalizione ha deciso di sospendere a tempo indeterminato i negoziati di adesione con l'Unione Europea per i prossimi 4 anni, provando ad uscire dalle difficoltà economiche del Paese attraverso misure differenti.

La decisione, annunciata dal nuovo primo ministro islandese, Sigmundur David Gunnlaugsson, sarà mantenuta fino a quando non sarà messa a referendum la scelta di portare avanti i negoziati con la UE: "Non è stato fissato alcun termine per il referendum - ha dichiarato un portavoce del premier - se non che si svolgerà entro i prossimi quattro anni".
Nel frattempo, sono stati presentati nuovi accordi incentrati sulle modalità da affrontare per alleviare il debito delle famiglie e per sostenere la crescita economica di un Paese che è stato dal 2008 una delle più grandi vittime della crisi finanziaria globale. Accordi fatti dagli stessi partiti che nel 2008 portarono l'Islanda nelle condizioni di crisi.
Europa in stand by, dunque. Lo ha ribadito anche Bjarni Benediktsson, il nuovo ministro delle finanze, evidenziando il forte sentimento nazionalista emerso negli ultimi anni. Probabile dunque il ritorno alla Corona, la moneta locale, scelta in netta contrapposizione con i socialdemocratici, precedentemente al governo, che vedevano nell'adesione con la UE un modo per controllare i capitali del Paese. Un punto di forza invece per il centrodestra, che ha vede nell'abolizione dei controlli - che limitano i flussi della Corona dentro e fuori dal Paese - la principale priorità del governo.

Mentre l'Islanda decide per sè, c'è uno Stato rimasto con un piede dentro e uno fuori. Si tratta della Grecia: con tassi di disoccupazione spaventosi - nella regione di Dytiki Makedonia la disoccupazione giovanile è arrivata al 75% - e problemi economici e sociali sempre più difficili da gestire, Atene sembra avere non poche difficoltà a restare all'interno dei 27 Paesi dell'Eurozona. Se l'estate scorsa il capo economista di Citi, Willem Buiter era convinto che la Grecia aveva il 90% delle probabilità di uscire dall'euro entro il primo gennaio 2013, oggi - dopo l'intoduzione del programma di acquisto di titoli governativi, denominato OMT, per salvare la moneta unica dalla speculazione - Buiter fa scendere le probabilità al 60%, restando tuttavia convinto che lo scenario si verificherà nel 2014, dopo le elezioni tedesche.

C'è chi esce e c'è chi non vuole più entrare, come la Polonia. Almeno fino al 2015. Lo scorso marzo, il Presidente polacco Bronisław Komorowski, davanti alla scelta di aderire o meno è rimasto scettico, per poi decidere di rimanere fuori per altri 2 anni, il tempo necessario per "valutare costi e benefici” ha detto Komorowski. Una decisione spinta soprattutto dai timori di fare la fine della Slovenia - con la quale ha molte somiglianze - entrata nell'euro nel 2004 e oggi a rischio default. Stessa decisione presa dalla Bulgaria, la cui entrata era prevista il 1 gennaio 2014 ed oggi in attesa della fine della crisi per aderire.

Qualcuno però, in questo via vai frenetico, è ancora in fila per entrare e aderire alla moneta unica. L'ultima ad entrare è stata l'Estonia, nel 2011: con un'economia al decollo e un debito pubblico ai minimi storici (6,6% del Pil), le stime europee considerano questo piccolo Paese uno dei "gioiellini" dell'UE, secondo solo alla Finlandia per bilanci virtuosi. In attesa di appartenere all'Eurozona ci sono poi Lituania e Lettonia, quest'ultima pronta ad aderire all'euro dal 1 gennaio 2014, l'altra invece attenderà il 2015. Chi invece preme da tempo per ottenere la moneta di Bruxelles è la Romania, ma gli altri Stati membri sono abbastanza scettici. Prima della crisi, l'obiettivo della Romania era di aderire all'Eurozona entro il 2015, ma la recessione economica del Paese assieme all'instabilità politica ha frenato Bruxelles, che ha chiesto a Bucarest di ripristinare la competitività perduta. Se riuscirà, l'obiettivo è fissato per il 2017.
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Re: [Europa] tira un'arietta..

Messaggioda roberta » 25 mag 2013, 10:58

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Crisi dell'Eurozona, la Slovenia si svende

Scritto da Angela Iannone | Yahoo! Finanza – mar 14 mag 2013 16:17 CESTMail0Condividi0Share0Visualizza foto

Slovenia a rischio fallimento, si svende. Lo dichiara un articolo del Wall Street Journal: la crisi finanziaria che sta colpendo questo Paese sta portando da una parte all'innalzamento delle tasse, dall'altra alla vendita di imprese statali, tra cui una banca, una compagnia aerea e la sua principale società di telecomunicazioni. Il tutto per evitare di dover ricorrere agli aiuti internazionali.

"Ce la possiamo fare da soli" aveva dichiarato qualche mese fa il suo premier, Alenka Bratusek, nel suo primo intervento pubblico. Della stessa opinione anche il governatore della banca centrale Josef Makuch. Così, piuttosto che ricorrere alla Troika, questo paese dell'ex Jugoslavia sta lottando per evitare una forte contrazione dell'economia, provando a risanare il sistema bancario svendendo lo svendibile. Con un emissione di obbligazioni di successo, avvenuta la scorsa settimana, il governo sloveno è riuscito ad incassare 3,5 miliardi di euro, contribuendo ad alleviare le pressioni. Ma non è sufficiente. E l'Unione europea, preoccupata per la deriva che sta prendendo il paese, aveva insistito con Lubiana nel concordare un piano per farla emergere dalla crisi. Un piano che comporta aumento delle tasse e svendite di imprese pubbliche.

Il governo di Bratusek ha infatti deciso di voler aumentare il tasso di valore aggiunto sulle imposte dal 20% al 22%, oltre alla vendita di circa 15 aziende di proprietà dello Stato, tra cui Telekom Slovenije, la più grande impresa di telecomunicazioni, la compagnia di bandiera Adria Airways e la banca Nova Kreditna Banka Maribor. Una svendita fatta a malincuore, poichè la Slovenia, che per lungo tempo ha evitato il percorso di privatizzazione che è toccato agli altri Paesi ex socialisti, ha sempre mantenuto pubblico quello che gli sloveni vedono come i "gioielli di famiglia" della nazione per gli investitori stranieri. Un percorso che però ora diventa inevitabile, come dichiarato anche dal ministro delle Finanze Uros Cufer, invitando il Parlamento ad un "ampio consenso politico" a sostegno della privatizzazione. In alternariva, ci sarebbe l'aiuto da parte della UE e del FMI, con le conseguenze, già appurate in Grecia e Cipro, prevedibili.

Il nuovo gettito previsto da questa svendita verrebbe utilizzato per rafforzare il settore bancario, composto da tre istituti di credito di proprietà dello Stato e che insieme hanno circa 7 miliardi di euro di prestiti in sofferenza, pari a circa il 20% della produzione economica annuale della Slovenia. Attraverso la proprietà diretta e indiretta dello Stato, il governo di Lubiana controlla circa il 60% dell'economia locale. Così, oltre alla privatizzazione, si aggiunge anche il taglio degli stipendi dei dipendenti pubblici, che i funzionari sloveni stanno già studiando per mettere in pratica.
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Re: [Europa] tira un'arietta..

Messaggioda sandropascucci » 31 mag 2013, 11:01

oopps!!

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Francoforte, sfila la protesta di Blockupy.
Bloccate le strade di accesso alla Bce
Migliaia di militanti del movimento anticapitalista occupano le strade di accesso al distretto finanziario della città, per impedire ai funzionari delle istituzioni di raggiungere il loro posto di lavoro. Schierata la polizia in assetto antisommossa. A parte qualche sassaiola, le autorità definiscono la protesta fin qui "pacifica"

(reuters)
FRANCOFORTE - Migliaia di militanti del movimento anticapitalista "Blockupy" hanno bloccato l'accesso alla sede della Banca Centrale Europea a Francoforte per protestare contro la gestione della crisi del debito pubblico da parte dei politici europei.

Esibendo slogan del titp "L'Umanità prima del Profitto", i manifestanti hanno marciato sotto la pioggia, arrivando infine a occupare tutte le strade che conducono al distretto finanziario della città, inclusa quella che porta al quartier generale della Deutsche Bank. La folla, stimata dalla polizia attorno alle 2500 unità, si è infine trovata di fronte alle transenne erette dalla polizia, schierata in assetto antisommossa e spalleggiata da camion dotati di cannoni ad acqua ed elicotteri. Secondo la polizia, i dimostranti hanno lanciato sassi e c'è stato qualche tafferuglio, ma ha definito la protesta fin qui "pacifica".

Il movimento "Blockupy" è nato in Europa come emulazione del più famoso "Occupy Wall Street", protagonista della protesta nel 2011. "Il nostro obiettivo", ha spiegato il portavoce Martin Sommer, "è semplice: bloccare le normali attività (della Bce, ndr)". Ad esempio, ha aggiunto Sommer, impedendo agli impiegati delle strutture finanziarie di raggiungere il loro posto di lavoro, come sta accadendo oggi a Francoforte.
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Re: [Europa] tira un'arietta..

Messaggioda roberta » 15 lug 2013, 21:54

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Unione bancaria: arriva l'ora della verità per l'Europa

Scritto da Angela Iannone | Yahoo! Finanza

Unione bancaria, l'inizio della fine dell'Eurozona? Ne è convinto il Wall Street Journal: dopo quattro anni dall'inizio della crisi, il tentativo di convogliare in un'unione bancaria e una supervisione unica potrebbe essere la prova del nove della resistenza della zona euro.

"I critici che sostengono che i progressi sono stati troppo lenti, hanno sottovalutato la portata di ciò che era stato intrapreso", scrive il WSJ. In effetti, creare un sistema unico di norme europee - racchiuse nella nuova normativa Basilea III - istituire un meccanismo unico di vigilanza per per sorvegliare 6 mila banche dell'Eurozona più i vari accordi intrapresi durante gli Ecofin, tra cui le modalità per il salvataggio delle banche, non sono cosa da poco. Eppure.

Eppure qualche giorno fa il primo passo verso l'unione bancaria è stato inceppato. Dalla Germania, che ha contestato Bruxelles quando, durante la presentazione della seconda tappa del meccanismo che regolerà il fallimento delle banche, si è assegnata il potere di decidere quando dare il via al default di un istituto.
Un potere che alla Germania non è andato giù, considerandolo ''troppo ampio'', come non va giù nemmeno l'ipotesi che si crei un fondo unico che intervenga a coprire le spese in caso di fallimento degli istituti di credito, "scagionando" i contribuenti dal salvataggio del sistema finanziario.

Uno scontro che ha rallentato l'iter verso l'unione bancaria, rimandando tutto al 14 settembre. Berlino non allenta la presa e si dubita lo farà a settembre, rimandando l'approvazione prevista per dicembre. Così la Banca Centrale Europea si appresta a prendere i poteri supervisori - previsti per la fine del 2014 - senza l'approvazione del meccanismo unico di fallimento ordinato delle banche e senza un fondo unico che intervenga a coprire qualunque perdita e, quindi, senza poteri.

In realtà, durante il periodo di transizione per la creazione del fondo unico di risoluzione, ci si dovrà accontentare dei fondi nazionali e dell'aiuto dello Stato: è questo il punto che frena la Germania, preoccupata di vedere altri Stati, come già successo a Cipro o in Spagna, pronti ad esplodere, e che il fondo venga utilizzato solo da questi. Berlino boccia dunque la proposta di Michel Barnier, commissario al mercato interno, perchè è convinta che lasciando alla Commissione il potere di far scattare il default - che potrebbe anche utilizzare fondi pubblici - si lascia a Bruxelles anche il potere di decidere di fondi nazionali. E questo proprio non piace alla Germania, preoccupata di vedere l'unione bancaria come un modo per sanare il debito dell'Europa del sud da parte dei contribuenti tedeschi in primis.

Unione bancaria: cosa cambierà per l'Eurozona

La soluzione? La Germania ce l'ha ed è quella di affidare questa nuova competenza all'Esm, che è pienamente in mani tedesche e le cui decisioni verrebbero quindi soltanto dopo quelle del Bundestag.
"Certo - conclude il WSJ- questo richiederebbe il consenso del Regno Unito, che può utilizzare qualsiasi richiesta di modifica del trattato per aprire una più ampia rinegoziazione sulla sua appartenenza alla UE. E lascia ancora aperta la questione di un fondo di risoluzione comune, per cui la Germania si oppone fermamente. Come questa situazione di stallo si risolve può determinare la futura forma dell'Europa".
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Re: [Europa] tira un'arietta..

Messaggioda roberta » 15 lug 2013, 21:54

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Re: [Europa] tira un'arietta..

Messaggioda roberta » 29 set 2013, 22:37

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Le Costituzioni? Un ostacolo per la fine della crisi
Scritto da Angela Iannone | Yahoo Finanza – ven 27 set 2013 16:47 CEST

Tra i primi a tirar fuori l'argomento, JP Morgan. In un documento di 16 pagine, pubblicato qualche mese fa, la storica banca d'affari americana inviava a tutti i Paesi dell'Eurozona questo messaggio: liberatevi delle Costituzioni antifasciste, perché sono all’origine dei vostri guai e della crisi. Un consiglio motivato da uno studio preciso: secondo JP Morgan, infatti, alcuni fattori sociali - come un mercato del lavoro poco flessibile, il diritto di sciopero e un'eccessiva regolamentazione dei settori - presenti nelle Costituzioni dei Paesi dal dopoguerra, sarebbero causa dell'indebolimento dei governi e di ogni tentativo di riforma verso un'economia liberale. Il monito finale della società finanziaria era dunque quello di liberarsi di queste Costituzioni e seguire le indicazioni della Troika, consiglio dato soprattutto a quegli Stati - Spagna, Grecia, Italia e Portogallo - in cui è prevalsa la spinta socialista.

A ritornare sull'argomento oggi è il Wall Street Journal, definendo le Costituzioni "un vero ostacolo per risolvere la crisi dell'Eurozona". Lo spunto a riprendere il discorso viene dalla bocciatura, avvenuta il mese scorso, della legge che facilita i licenziamenti dei dipendenti pubblici da parte della Corte Costituzionale portoghese. La proposta di legge era tra gli impegni del governo fatti nei confronti della Troika in cambio del salvataggio finanziario internazionale ed era una mossa strategica nel piano dei tagli alla spesa pubblica.

Secondo il quotidiano il problema si trova proprio nelle Costituzioni scritte in quegli Stati in cui per anni ha dominato la dittatura, in cui quindi è prevalso il desiderio di far parte di un' Europa più democratica e sociale e dove è più accentuata la componente di protezione sociale nei confronti dei cittadini: "Ci sono Corti - scrive - che sono state in grado di contrastare alcuni tentativi per ridurre la burocrazia statale o rendere la forza lavoro più flessibile". Contrasti che andrebbero "a rendere più difficile la capacità per questi Paesi di raggiungere gli Stati del nord, più ricchi, rimettendo in discussione la redditività a lungo termine delle 17 nazioni dell'Eurozona".

Per questo motivo, negli ultimi cinque mesi la Corte Costituzionale portoghese ha bocciato numerose altre misure, tra cui la tassa sulle indennità di disoccupazione ed altre ritenute ingiuste nei confronti dei lavoratori. Stessa cosa in Spagna, dove le misure riformatrici sono state annullate dagli enti locali rispetto all'esecutivo centrale di Madrid, oppure in Italia e in Grecia dove partiti populisti hanno frenato l'avvio di riforme strutturali. "A differenza degli Stati Uniti - conclude - dove la Costituzione ha soli 7 articoli e 27 emendamenti, il Portogallo ha 296 articoli , l'Italia 139 e la Grecia 120". Perciò, "cambiare la Costituzione è un processo lungo che richiede l'approvazione delle maggioranze parlamentari e in alcuni casi i referendum. Si richiede inoltre al governo di avviare un processo che molti preferiscono evitare".

Se economisti e bancari non vedono di buon occhio le Costituzioni del Sud Europa, per altri sono l'unico strumento di difesa che gli resta: "José Manuel Caldeira , un autista di Lisbona di 46 anni, alla notizia della bocciatura della Corte Costituzionale si è sentito sollevato" di avere un "documento che ci protegge". "Penso che sia l' unica cosa che può fermare queste orribili misure in questi giorni folli ".
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Re: [Europa] tira un'arietta..

Messaggioda roberta » 30 ott 2014, 21:22

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Messaggioda sandropascucci » 4 nov 2016, 8:54

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“Un QE per la gente”. Protesta davanti Bank of England
3 novembre 2016, di Laura Naka Antonelli
Una giornata di fuoco per il popolo e i mercati del Regno Unito: la Brexit si fa in teoria più lontana, vista la sentenza con cui l’Alta Corte di Giustizia ha stabilito che spetta al Parlamento, e non al governo, l’attivazione dell’Articolo 50 del Trattato di Lisbona. E proprio l’attivazione è condizione imprescindibile per iniziare l’iter del divorzio dall’Ue. Non mancherà la battaglia giudiziaria, con il premier britannico Theresa May che ha già detto che il governo impugnerà la sentenza.

In queste ore, trapela tutta la rabbia del fronte Leave, ovvero di chi ha votato a favore della Brexit nel referendum dello scorso 23 giugno. Ma non solo. Il rigetto dell’Europa e in generale delle istituzioni, la frustrazione contro il mondo dell’alta finanza e delle banche centrali è confermato anche dalla manifestazione di fronte alla Bank of England.

Non si tratta di una protesta di piazza, ma di una semplice manifestazione organizzata da Positive Money, che però si fa portavoce di un’idea discussa più volte dagli analisti ed economisti. E’ l’idea dell’helicopter money o anche, l’idea del QE for people, ovvero del “Quantitative easing” per la gente. O meglio ancora, dei soldi dati direttamente al popolo.

Secondo l’associazione, il governo dovrebbe riappopriarsi della sua capacità di creare e distribuire i soldi, sostituendosi così alle banche commerciali (che al momento creano soldi tutte le volte in cui erogano prestiti).

Positive Money, in un tweet, comunica di essere di fronte alla sede della Bank of England per una campagna contro il QE a favore delle multinazionali e per un QE a favore della gente.

“Crediamo che il potere di creare la moneta debba essere rimosso dalle banche che hanno provocato la crisi finanziaria ed essere restituito a un organo democratico, trasparente e responsabile. La nuova moneta deve essere creata e utilizzata solo a beneficio della società nel suo complesso, più che soltanto per il settore finanziario”.

Outside BoE supporting Positive Money! pic.twitter.com/laGtsfn1bb

— Kevin Daniels (@KevinAtp) November 3, 2016

Positive Money are outside the Bank of England now campaigning vs QE for multinationals and for QE for people pic.twitter.com/KkJh4k1ABx

— PositiveMoney Newham (@pmnewham) November 3, 2016

We’re outside the Bank of England. Join the rally to #stopqe for financial markets & create #qeforpeople instead! https://t.co/2FPqH1crp7 pic.twitter.com/yEtqrj82HX

— Positive Money (@PositiveMoneyUK) November 3, 2016

It's time for a more radical approach to quantitative easing. https://t.co/UyITy5LYo3 by @franboait via @Newsweek

— Positive Money (@PositiveMoneyUK) November 3, 2016
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Huro Chan
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Re: [Europa] tira un'arietta..

Messaggioda Huro Chan » 7 nov 2016, 0:34

E bravi Positive Money
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