europa:tira un'arietta

..ovvero le puttanate ufficiali propagandate dal Sistema Mediatico di IGB
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melynu
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europa:tira un'arietta

Messaggioda melynu » 28 nov 2011, 23:34

LE BANCHE SI PREPARANO ALL’EVENTUALITÀ DELLA FINE DELL'EURO

Postato il Sabato, 26 novembre @ 06:18:10 CST di supervice


Economia DI LIZ ALDERMAN
New York Times

Per il coro sempre più fitto
degli osservatori timorosi di una prossima fine dell’eurozona, la
Cancelliera Angela Merkel ha un duro rimprovero: “Non avverrà mai.”

Ma
alcune banche non ne sono così certe, specialmente quando la crisi del
debito sovrano ha minacciato di ingabbiare anche la stessa Germania
questa settimana, quando gli investitori hanno cominciato a
interrogarsi sulla statura di questa nazione per ricoprire il ruolo di
pilastro dell’Europa.

Venerdì Standard & Poor’s ha abbassato il rating
del Belgio da AA a AA+, riportando che non sarà in grado di tagliare l’
accumulo del suo debito a breve. Questa settimana le agenzie di rating
hanno avvisato che la Francia potrebbe perdere la tripla A se la crisi
aumentasse. Giovedì le agenzie hanno abbassato quelli di Portogallo e
Ungheria a junk.

Mentre i dirigenti europei ancora affermano che non c’
è alcun bisogno di fissare un Piano B, alcune delle maggiori banche
mondiale, e dei suoi supervisori, lo stanno già facendo.

“Non
possiamo, e non saremo, noncuranti di questo”, ha detto questa
settimana Andrew Bailey, un regolare della Financial Services Authority
britannica: “Non dobbiamo ignorare l’eventualità di un’uscita
disordinata di alcune nazioni dall’eurozona.”

Questa settimana le
banche - tra cui Merrill Lynch, Barclays Capital e Nomura - hanno
pubblicato una serie di resoconti che analizzano la possibilità di una
rottura dell’eurozona. “La crisi finanziaria dell’eurozona è entrata in
una fase ancora più pericolosa”, hanno scritto venerdì gli analisti di
Nomura. Se la Banca Centrale Europea non dovesse fare quello in cui i
politici hanno fallito, “una rottura dell’euro sarebbe, non tanto
possibile, quanto probabile”, ha affermato la banca.

Le maggiori
istituzioni finanziarie britanniche, come la Royal Bank of Scotland,
stanno elaborando piani per l’eventualità che l’impensabile diventi
realtà, hanno affermato i supervisori della banca questo giovedì. I
regolatori degli Stati Uniti hanno spinto le banca americane come
Citigroup e altre a ridurre l’esposizione sull’eurozona. In Asia le
autorità di Hong Kong hanno incrementato il controllo dell’esposizione
internazionale delle banche locali e straniere alla luce della crisi
europea.

Ma le banche nelle grandi nazioni dell’eurozona che solo di
recente sono state infettate dalla crisi sembrano non essere granché
agitate.

Le banche in Francia e Italia in particolare non stanno
creando piani di salvataggio, dicono in banchieri, per la semplice
ragione che hanno concluso che è impossibile una frattura dell’euro.
Anche se banche come BNP Paribas, Société Générale, UniCredit e altre
hanno recentemente scaricato debito sovrano europeo per decine di
miliardi di euro, si è convinti che non sia necessario fare di più.


“Mentre negli Stati Uniti c’è chiaramente l’idea che l’Europa possa
subire una rottura, noi crediamo che invece debba rimanere così com’è”,
ha detto un banchiere francese, riassumendo le convinzioni delle banche
francesi. “Nessuno sta dicendo, ‘Abbiamo bisogno di una soluzione di
ripiego’”, ha detto il banchiere, che non era autorizzato a parlare in
pubblico.

Quando Intesa Sanpaolo, la seconda banca italiana, ha
valutato nello scorso marzo le differenti contingenze in preparazione
del suo piano strategico per il 2011-13, nessuna di queste si basava
sulla possibile frattura dell’euro, e “anche se la situazione si è
evoluta, non abbiamo ritenuto di dover considerare questa possibilità”,
ha detto Andrea Beltratti, direttore del consiglio di amministrazione
della banca.

Beltratti ha detto che le banche sarebbero il primo
campanello di allarme dei guai in caso di maggiori pressioni sull’euro,
e che Intesa Sanpaolo è stata “molto attenta” per quanto riguarda
liquidità e capitale. Nella scorsa primavera, la banca ha innalzato il
capitale di cinque miliardi di euro, uno dei maggiori incrementi in
tutta l’Europa.

Beltratti ha affermato che l’Italia, come l’Unione
Europea, può adottare una serie di iniziative politiche per tenere
lontana la rottura dell’euro. “Ero sicuramente più fiducioso alcuni
mesi fa, ma sono ancora ottimista”, ha detto.

Questa settimana i
dirigenti europei hanno riferito di essere più determinati che mai a
tenere in vita la moneta unica, specialmente in vista delle elezioni in
Francia il prossimo anno e in Germania nel 2013. A conferma, la Merkel
ha detto che avrebbe raddoppiato gli sforzi per spingere l’unione verso
una maggiore unità fiscale e politica.

Questo compito ora sembra
leggermente più semplice per il fatto che la crisi ha sfrattato i
leader deboli dai paesi inguaiati dell’eurozona come Italia e Spagna.
Ma è ancora una strada in salita, visto che la signora Merkel anche
questa settimana ha continuato a opporsi alla creazione di obbligazioni
sostenute dall’eurozona.

Politicamente, persino l’ipotesi dell’
allontanamento della Grecia è sempre più considerato un anatema.
Malgrado le aspettative che la Grecia – e le banche che le hanno
prestato fondi – possano ricevere salvataggi dai contribuenti europei
fino a nove anni, i funzionari temono che questa fuoriuscita possa
aprire un vaso di Pandora degli orrori come una seconda Lehman, o
addirittura l’uscita di altri paesi dalla moneta unica.

L’unione
monetaria dell’Europa fu formata più di un decennio fa e comprende 17
membri dell’Unione Europea, creando un potente blocco economico con l’
obbiettivo di cementare la stabilità in tutto il continente. Dette il
via ad anni di prosperità per i suoi membri, specialmente per la
Germania, mentre i tassi di interesse calavano e i soldi affluivano
nell’unione, fino a quando, tre anni fa, la bancarotta di Lehman
Brothers fece piombare i mercati globali del credito nel caos e la
crisi finanziaria si ravvivò con il quasi default della Grecia nello
scorso anno. La creazione dell’eurozona comporta una serie infinita di
contratti e di beni interdipendenti, ma nessun meccanismo per l’
abbandono di un paese.

Ma, mentre la crisi sopraggiunge nel ricco nord
dell’Europa, le banche hanno incrementato la preparazione per qualsiasi
esito. Ad esempio, anche se è legalmente, finanziariamente e
politicamente complicato per la Grecia uscire dall’eurozona, alcune
banche stanno comunque annotando come gli euro si possono convertire
nelle dracme, come possono essere eseguiti i contratti e se un tale
evento possa causare un grippaggio dei mercati globali del credito.

La
Royal Bank of Scotland è una delle più grandi banche che stanno
testando la sua capacità di affrontare una rottura dell’euro. “Facciamo
molti stress test su quello che potrebbe succedere se l’euro si dovesse
frantumare o se alcune cose dovessero verificarsi, come l’espulsione di
alcune nazioni dall’euro”, ha detto Bruce van Saun, direttore della
finanza della RBS. Ma, ha aggiunto: “Non vogliono farla sembrare più
grave di quanto lo sia.”

Alcune imprese stanno prendendo precauzioni
simili. Il gigantesco operatore turistico tedesco TUI ha di recente
fatto sensazione in Grecia, dopo aver inviato lettere agli albergatori
greci chiedendo che i contratti vengano rinegoziati in dracme per
proteggersi dalle perdite se la Grecia dovesse uscire dall’euro.

TUI
ha preso questa iniziativa pochi giorni dopo che la Cancelliera Merkel
e il presidente francese Nicolas Sarkozy avevano riconosciuto, nel
corso di una riunione dei leader del G-20 tenuta all’inizio di questo
mese a Cannes, che la Grecia avrebbe potuto lasciare l’unione
monetaria. Giovedì la banca centrale greca ha avvisato che se la
nazione non riuscirà a migliorare rapidamente le sue finanze, la
domanda sarà “se il paese debba rimanere o meno nell’area euro”.

In un
sondaggio pubblicato mercoledì su circa 1.000 dei suoi clienti,
Barclays Capital ha detto che circa la metà si aspettano che almeno uno
dei paesi esca dall’eurozona; il 35 per cento che la rottura sia
limitata alla Grecia, e uno su 20 si aspetta l’uscita di tutti i paesi
periferici entro il prossimo anno.

Alcune banche stanno ora guardando
ben oltre i confini del proprio paese. Venerdì Merrill Lynch è stata l’
ultima a emettere un report in cui si analizza cosa accadrebbe se
alcuni paesi dovessero lasciare l’eurozona e ritornare alle loro
vecchie monete. Se Spagna, Italia, Portogallo e Francia dovessero oggi
ripartire a stampare le loro divise, queste probabilmente si
indebolirebbero contro il dollaro, riflettendo la relativa debolezza
delle loro economie, è il calcolo di Merrill Lynch.

Le monete delle
economie più forti di Germania, Paesi Bassi e Irlanda probabilmente si
rafforzerebbero sul dollaro, secondo l’analisi.

In Asia le banche e i
regolatori osservano la situazione con sempre maggiore allarme. Norman
Chan, il direttore esecutivo della Hong Kong Monetary Authority, ha
affermato mercoledì che i regolatori hanno incrementato la sorveglianza
sull’esposizione delle banche con l’Europa.

Questi stanno lavorando
con i manager delle banche sugli stress test per determinare come la
stabilità finanziaria delle banche possa essere colpita da un maggiore
dissesto finanziario in Europa, ha detto un banchiere di Hong Kong che
vuole rimanere anonimo.

Il pericolo principale di una rottura dell’
euro breakup - afferma Stephen Jen, collaboratore di gestione con la
SLJ Macro Partners di Londra, è il “rischio della ridenominazione”, l’
effetto imprevedibile che la rottura dell’euro avrà sui titoli
finanziari mentre le nuove monete cercano il proprio livello sul
mercato e i valori dei contratti stipulati in euro vengono rivalutati.


La maggior parte delle persone spera che questo non accadrà. “Ricordate
quando Lehman andò in bancarotta, nessuno poteva anticipare cosa
sarebbe successo dopo”, ha affermato il banchiere francese che non era
autorizzato a parlare in pubblico. “E quella era una compagnia, non una
nazione. Se un paese lasciasse l’euro, moltiplicate l’effetto Lehman
per 10”, ha detto.

**********************************************


Fonte: Banks Build Contingency for Breakup of the Euro

25.11.2011
mario melinu

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Re: europa:tira un'arietta

Messaggioda mr.spyder » 22 dic 2011, 17:51

>
>
Cina si aggiudica quota portoghese Edp
Cinese Three Georges rileva 21% societa' per 2,69 mld euro
22 dicembre, 17:44

Cina si aggiudica quota portoghese Edp (ANSA) - ROMA, 22 DIC - La Cina si aggiudica una quota del gruppo energetico portoghese statale Edp Energias de Portugal. Lisbona - nel quadro delle dismissioni pianificate dal governo - ha infatti scelto fra i potenziali acquirenti la cinese Three Georges che paghera' 2,69 miliardi di euro per il 21% di Edp.

(ANSA).
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Re: europa:tira un'arietta

Messaggioda lillifata » 23 gen 2012, 17:25

http://www.linkiesta.it/sukuk-bond-irlanda

::
La cattolica Irlanda teme il default e lancia bond islamici

Matteo Di Paolo
Sono obbligazioni particolari, i bond islamici chiamati Sukuk Bond, e proprio la cattolicissima Irlanda potrebbe lanciarle a breve. Rispettano la legge islamica, che vieta ai prestiti di generare interessi, e sono ovviamente appetibili per investitori sensibili alla Sharia, come i paesi del Golfo. La troika composta da Fmi, Bce e Ue ha certificato che Dublino, per il 2011, ha centrato gli obiettivi: ma per stabilizzarsi e scongiurare il rischio di fallimento meglio cautelarsi. Anche ricorrendo alla legge islamica.
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Finanza
23 gennaio 2012 - 11:40

L’Irlanda potrebbe essere il primo Paese europeo a emettere Sukuk bond, riferiscono fonti vicine al ministero delle Finanze. Queste obbligazioni dal nome esotico stanno prepotentemente entrando sulla scena. Intercettano le necessità degli investitori arabi poiché non entrano in conflitto con la legge islamica, che vieta ai prestiti di generare interessi. Vengono strutturati in differenti tipologie, sostanzialmente attraverso accorgimenti tecnici si crea una successione di flussi di cassa che armonizza il profilo rischio/rendimento tipico delle obbligazioni europee con i precetti della Sharia. E pur essendo la legge islamica in vigore solo in alcuni paesi, molti musulmani moderati sono favorevoli all’utilizzo di questi ibridi Islam-friendly.

Una recente proiezione di Kuwait Finance House vede le nuove emissioni di tali bond sfondare la barriera dei 200 miliardi di dollari nel 2012, con un balzo anno su anno del 25-30 per cento. E, soprattutto, prospettive di sviluppo sono enormi. Alcuni Paesi europei stanno da lungo tempo valutando l’opportunità di dare il via a emissioni di questo tipo, Francia, Regno Unito e Lussemburgo ad esempio. Lo stato tedesco del Saxony-Anhalt ne emise 100 milioni di euro già nel 2004. Ma nessuno sembra ancora aver fatto la mossa decisiva. È notizia dell’ultima ora quella secondo la quale potrebbe essere l’Irlanda la prima a scendere in campo. Sebbene una ricerca di PricewaterhouseCoopers del 2010 avesse analizzato questa opportunità per Dublino, solo in questi giorni si è presa la via più concreta per la nascita di questi bond.

L’Irlanda è tuttora sottoposta alle tutele di Ue, Banca centrale europea (Bce) e Fondo monetario internazionale (Fmi) che la scorsa settimana hanno emesso il loro bollettino periodico di valutazione del piano di rientro previsto nel bailout del novembre 2010. La valutazione positiva ha sbloccato una rata dei fondi del salvataggio da più di 9 miliardi di euro, ma resta molto da fare. Dublino, che si dibatte tuttora tra strette fiscali, deleveraging bancari e tassi d’interesse sui bond oltre i limiti di sostenibilità, ha dovuto fronteggiare una tremenda crisi bancaria che ha pompato il deficit 2010 al 32 per cento. La troika composta da Ue, Bce e Fmi ha accertato che gli obiettivi 2011 sono stati centrati. In particolare l’obbiettivo del deficit al 10,6% è stato ampiamente entro le stime, con una proiezione intorno al 10 per cento. La crescita dell’economia dovrebbe essere positiva nel 2012 ma solo del 0,5%, metà di quello che era previsto fino a due mesi fa. In quest’ottica, il Paese sta cercando di riguadagnare la fiducia e pianifica di tornare sul mercato durante il 2012. Il tasso del bailout è del 3,2% mentre lo spread fra i bond decennali irlandesi e i corrispettivi tedeschi è a 627, rendimento quindi ancora superiore alla barriera dell’8% che costrinse a ricorrere all’intervento d’emergenza. In quest’ottica, l’opportunità offerta dai Sukuk bond è enorme.

I capitali provenienti dai Paesi islamici cercano sempre più canali nei quali indirizzare gli enormi surplus delle loro bilance commerciali. Oggi i Paesi occidentali offrono moltissime opportunità: banche da ricapitalizzare, infrastrutture strategiche da costruire, imprese in difficoltà da salvare. Necessità di liquidità da una parte, dotazione abbondante dall’altra. Fanno da contraltare i notevoli limiti all'azione, ad esempio, dei fondi sovrani, dovuti a fattori geopolitici. L’opinione pubblica e i governi sono spaventati. Esempi in questa crisi ce ne sono molti e c’è chi crede, come la banca HSBC, che accettarne l’intervento, non in modo solo parziale, avrebbe potuto salvare Lehman Brothers, la quarta banca statunitense collassata nel settembre 2008.

Ora è uno stato dell’eurozona, peraltro "distressed", a voler attrarre questi capitali direttamente. L’occasione è ghiotta. Con i Sukuk bond ci si può rivolgere sia a fondi specializzati sia a investitori non istituzionali, anche residenti nel paese emittente, oltre che ai già noti fondi sovrani, in questo modo limitando la sudditanza al creditore forte e concentrato, come invece succede fra Cina e Usa. Il target sarebbero, oltre ai 30.000 islamici residenti, cittadini e fondi della Malesia e dei paesi del Golfo dove cresce una classe media vogliosa di diversificare i propri investimenti.

Le manovre di avvicinamento stanno proseguendo. CIMB, il maggiore arranger mondiale di Sukuk bond, originario della Malesia, ha stabilito il suo primo equity fund europeo in Irlanda negli scorsi mesi e il paese si propone sempre più come hub della finanza islamica in Europa. È stato quotato qui un Sukuk da 2 miliardi di dollari di Goldman Sachs. Il Paese ha accordi fiscali con più di 60 paesi nel mondo per evitare la doppia tassazione su questa tipologia di asset. E dopo il primo studio di PricewaterhouseCoopers il terreno sembra definitivamente pronto, sia per Dublino sia per l’eurozona.
liliana sgarlata

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Re: europa:tira un'arietta

Messaggioda mr.spyder » 24 gen 2012, 14:58

>
>
Referendum Ue sull'adesione della Croazia: Dichiarazione congiunta dei Presidenti Barroso e Van Rompuy

23/01/2012
Dopo la pubblicazione dei risultati ufficiali del referendum sull'adesione della Croazia all'Unione europea, il presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, e il Presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, hanno rilasciato la seguente dichiarazione comune:

"Accogliamo con favore l'esito positivo del referendum sull'adesione della Croazia all'Unione europea. Con questo voto, i cittadini croati hanno dato il loro appoggio all'integrazione europea. Ci congratuliamo con la Croazia e con la sua popolazione per la loro scelta: l'adesione all'Ue aprirà nuove opportunità per loro e contribuirà a garantire la stabilità e la prosperità della loro nazione.

Con questo mandato popolare, il governo croato può ora completare i rimanenti preparativi per l'adesione. Ci aspettiamo un processo di ratifica senza difficoltà dal Parlamento croato, nonché dai parlamenti di tutti gli Stati membri dell'Ue, in modo che la Croazia possa diventare il ventottesimo membro dell'Unione il 1 luglio 2013.

La prossima adesione della Croazia invia un segnale chiaro a tutta la regione dell'Europa sud-orientale. Mostra che, attraverso il coraggio politico e riforme determinate, l'adesione all'Ue è a portata di mano. Il voto positivo di oggi è, dunque, una buona notizia per la Croazia, una buona notizia per la regione e una buona notizia per l'Europa".

http://ec.europa.eu/italia/attualita/pr ... zia_it.htm
( ps: questo è "bellissimo": http://www.askthepresident.eu/ - vogliamo chiedergli qualcosa? )
poracci...
Antonio Prezia, detto spyder... anche se non è importante chi sei,ma cosa vuoi fare per cambiare il mondo.

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Re: europa:tira un'arietta

Messaggioda mr.spyder » 24 gen 2012, 15:07

stessa notizia fonte diversa: http://it.euronews.net/2012/01/23/croaz ... -nel-2013/
>
>
Croazia nell’Ue nel 2013
Se non ci saranno incidenti di percorso, nel giugno del 2013, la Croazia aderirà all’Unione europea diventandone il 28 esimo stato membro.
Il 66% dei croati ha detto sì, rispondendo positivamente al referendum che si è tenuto domenica.
Ma visto il tasso di partecipazione, pari al 43%, si può parlare di rassegnazione piuttosto che di euforia.
Nel 2003, a qualche anno dall’inizio dei negoziati l’Unione rappresentava una sorta di Eldorado per l’80% dei croati.
“Sono convinto che sia un bene aver votato in favore, ho sei figli e il loro futuro mi sembra più sicuro, così come la loro scolarizzazione; sono sinceramente positivo”.
“Non avevamo alternative, tuttavia c‘è una sorta di scetticismo”.
“Ci saranno molte cose positive, cose meno positive, ma ci abitueremo, penso che dipenderà da noi”.
I negoziati di adesione sono iniziati nel 2005, portati avanti dalla destra; nel corso di questi sei anni ci sono stati momenti diifficili.
Adesso è un governo di sinistra che finalizza l’accordo:
Primo ministro, Zoran Milanovic:
“È un momento storico per il nostro Paese, saremo responsabili delle nostre decisioni. Successo o fallimento dipendono solo da noi”.
¨
Il percorso resta comunque delicato. Dopo l’esperienza di Romania e Bulgaria, il cui ingresso nel 2007 è stato forse troppo precipitoso, la Commissione ha messo a punto una procedura inedita con cui si segue da vicino avanzamento e progressi dello stato candidato.
Per quanto riguarda la Croazia gli indicatori economici pongono molti punti interrogativi.
La crescita rallenta, la disoccupazione è quasi pari al 18% e il debito pubblico è pari al 102% del Pil.
L’ingresso nell’Unione non porterà niente di buono comunque all’inizio.
Ruza Tomasic, deputata conservatrice:
“ Dobbiamo far crescere la nostra economia, aumentare le nostre esportazioni, solo allora potremo aderirvi. L’economia versa in una situazione critica, non abbiamo quasi una banca centrale, entriamo in gionocchio”.
I detrattori dicono che il Paese non ha niente da guadagnare da questa adesione.
A fare il gioco di quest’ultimi la recente storia dei Balcani: la Croazia ha ritrovato la propria indipendenza appena 20 anni fa, rientrare in una struttura sovranazionale a molti ricorda i tempi della ex Jugoslavia. Da qui il loro: no grazie.
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Contatta:

Re: europa:tira un'arietta

Messaggioda sandropascucci » 24 gen 2012, 15:30

il 66% del 43%.. e la chiamano democrazia..

comunque il lupo è lupo pure perché la pecora è pecora..

28 persone hanno detto sì, su 100.
15 hanno detto no..
e le altre 57?

MMUUUUUUUUUUUUUUUUUUTE.
 - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - -
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INTERNET AIUTA A RIVOLUZIONARE IL MONDO COME
TRATTENERE IL RESPIRO AIUTA A PESARE MENO SULLA BILANCIA

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Re: europa:tira un'arietta

Messaggioda mr.spyder » 24 gen 2012, 15:33

oppure stanno ancora cercando le icone "si voglio aderire" e "no,non voglio aderire" su FB...mha...
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Re: europa:tira un'arietta

Messaggioda mr.spyder » 30 gen 2012, 16:03

>
>
Tassi bond Portogallo a massimi (22,69%)
Interviene la Bce

30 gennaio, 15:18

Tassi bond Portogallo a massimi (22,69%) (ANSA) - ROMA, 30 GEN - Il rendimento pagato dai titoli quinquennali portoghesi e' balzato al 22,69%, segnando un massimo storico per i dodici anni di vita dell'euro. La Bce - riferiscono fonti di mercato - sta intervenendo con acquisti sul debito lusitano.
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Re: europa:tira un'arietta

Messaggioda MauroB » 3 apr 2012, 22:05

>
>
Irlanda: si scatena rivoluzione fiscale

di: WSI Pubblicato il 03 aprile 2012| Ora 11:30

Quasi la metà dei cittadini irlandesi si rifiuta di pagare l’imposta sulla casa decisa del governo per ripagare il prestito usuraio.


Roma - Finora l'Ilranda e' stata come un bambino condiscendente che accetta senza lamentarsi la pillola amara dell'austerita'. Sia per il modo con cui la sua gente ha accettato di buon grado i rimedi molto severi del governo imposti dall'alto e dalle autorita' internazionali per scongiurare un default del debito, sia per i segnali di ripresa economica vista ultimamente.

Ma le cose sono cambiate nettamente negli ultimi giorni: nel fine settimana migliaia di persone sono scese in strada per protestare contro le nuove misure di austerita' e rincari fiscali, mentre circa la meta' delle famiglie ha deciso che non paghera' una nuova tassa sulla casa.

I prezzi immobiliari sono crollati. Le banche e le aziende sono fallite in massa, i nuovi posti di lavoro disponibili si sono ridotti al lumicino. E la gente fa fatica a pagare il mutuo.

Sono 4,6 milioni gli irlandesi che hanno sofferto per la crisi finanziaria scoppiata quattro anni fa e che ha costretto il governo a rivolgersi all'Unione Europea e al Fondo Monetario Internazionale per un prestito da $90 miliardi.

Gli irlandesi hanno sopportato a lungo tagli alle spese e aumento delle tasse drastici, guadagnandosi le lodi di Bruxelles. Ma sabato, dopo che 5 mila persone sono scese in strada a Dublino per manifestare contro il governo e le banche, ben 1,65 milioni di famiglie non si sono iscritte per il versamento di una nuova tassa annuale di 100 euro. Alla scadenza del termine, solo la meta' del popolo irlandese si era registrato.

Centinaia di migliaia di persone ora rischiano di subire delle multe e potenzialmente anche di finire a processo. Si tratta a tutti gli effetti di una rivoluzione fiscale che potrebbe smantellare la strategia del governo volta a rimettere in sesto l'economia e rendere ancora piu' difficile l'implementazione delle nuove misure di austerita'.

L'introduzione della tassa contro le famiglie e' stata accolta con una campagna contraria lanciata da attivisti politici e anche piccole comunita', che hanno esortato tutti a boicottare la nuova imposta. Visto il successo riscontrato dalle iniziative, devono aver sicuramente stimolato un nervo scoperto.

Tra gli slogan campeggiavano "Non posso pagare, non paghero'". "Quando i banchieri pagano, allora pagheremo anche noi!". Chi si oppone alla tassa, sostiene che l'aliquota e' identica sia per i benestanti sia per i piu' poveri. L'indignazione e' alimentata dalla percezione generale che un gruppo elitario di banchieri, politici e agenti immobiliari ultra ricchi ha distrutto l'economia senza aver ancora pagato un soldo e senza aver ricevuto la punizione che si merita.

Come se non bastasse, tutto cio' sta accadendo mentre il paese si prepara a recarsi alle urne in occasione di un referendum sul Fiscal Compact. Un'eventuale bocciatura del nuovo patto di bilancio europeo il 31 maggio, quando andra' in scena il voto popolare, porterebbe alla fuga degli investitori stranieri necessari per la ripresa economica dell'isola.

Secondo il ministro delle Finanze irlandese, Michael Noonan, si tratta di continuare "la costruzione della fiducia nell'Irlanda", sottolineando che l'interessamento espresso questa settimana da un fondo sovrano cinese rispetto alle opportunita' d'investimento nell'isola non ci sarebbe stato "se non fossimo completamente coinvolti nell'Eurozona".

Dello stesso avviso il premier Enda Kenny, che ha ricordato come la percezione dell'Irlanda da parte dei leader europei "e' cambiata completamente negli ultimi nove mesi" ed ora il Paese e' visto come destinazione per investimenti. Secondo un recente sondaggio, il 49% degli intervistati si e' dichiarato a favore del trattato, il 33% contrario mentre il 18% e' ancora indeciso.


http://www.wallstreetitalia.com/article ... scale.aspx

roberta
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Re: europa:tira un'arietta

Messaggioda roberta » 19 apr 2012, 0:05

!
Argentina, ritorsioni Ue dopo l'operazione Ypf

L'amministratore delegato di Repsol non ci sta. Il giorno dopo la decisione del governo argentino di nazionalizzare Ypf, la società petrolifera prima per importanza nel Paese sudamericano (e controllata proprio da Repsol), Antonio Brufau ha fatto sapere: «L'Argentina intende nazionalizzare Ypf a poco prezzo», ha affermato in una conferenza stampa riportata da Bloomberg. L'amministratore delegato ha inoltre annunciato che la compagnia spagnola ha intenzione di utilizzare tutti gli strumenti legali a sua disposizione e di chiedere una compensazione adeguata per la società, il cui valore è stimato a 18,3 miliardi di dollari, pari a 46,55 dollari per azione.
«PROPAGANDA PER COPRIRE LA CRISI». Per Brufau, inoltre, «il presidente dell'Argentina, Cristina Kirchner, nell'annunciare la nazionalizzazione di Ypf fa propaganda per coprire la crisi economica del Paese e per distrarre la popolazione dai problemi interni». Secondo Brufau, inoltre, l'operazione nei confronti di Ypf è «discriminatoria», perché riguarda un caso singolo, e «ingiustificata».

La Ue annulla l'incontro del comitato Europa-Argentina
E non si è fatta attendere nemmeno la reazione dell'Unione Europea, che sta lavorando accanto alla Spagna per trovare una soluzione a questa controversia, che sta seguendo in modo «prioritario».
BARROSO: «RISPETTARE ACCORDI BILATERALI». Il presidente della Commissione europea ha espresso al governo argentino «preoccupazione» e «disappunto» per la decisione sul commissariamento della compagnia petrolifera Ypf . Barroso, che ha confermato di essere in contatto con il Primo ministro spagnolo Mariano Rajoy, ha affermato: «Abbiamo chiesto all'Argentina una soluzione che non danneggi nessuna delle due parti». Il presidente della Commissione Ue ha però lamentato: «Sono seriamente deluso dall'annuncio fatto il 16 aprile. Ci aspettiamo che le autorità argentine rispettino i loro impegni e obblighi internazionali, in particolare quelli che risultano dall'accordo bilaterale sulla protezione degli investimenti in Spagna». Il leader portoghese della Ue ha però lanciato un invito: «Sottolineiamo con forza la necessità di una soluzione condivisa che non danneggi nessuna delle due parti», ha precisato.
«SERVE CERTEZZA GIURIDICA». Intanto, però, L'Unione europea ha messo in atto la prima ritorsione nei confronti del governo argentino, cancellando una riunione del Comitato congiunto Ue-Argentina che era in agenda per giovedì 19 aprile. Il presidente Barroso ha chiesto ai propri uffici di studiare, in stretto contatto con le autorità spagnole, «tutte le opzioni possibili che potrebbero essere seguite» nel caso della decisione dell'Argentina su YPF. Lo ha precisato la portavoce della Commissione, Pia Ahrenkilde Hansen, precisando che la Commissione europea ha invitato «ancora una volta le autorità argentine a rispettare gli accordi internazionali. Il nostro approccio», ha inoltre proseguito, «è di avere una certezza giuridica per la compagnia spagnola, ma anche per le altre aziende europee. Abbiamo anche detto chiaramente che vogliamo una visibilità, la più ampia possibile, per quanto riguarda gli investimenti in Argentina».

Per Abc: «La Kirchner ha superato la linea rossa»
La vicenda, come era prevedibile, ha tenuto banco il 17 aprile sui giornali spagnoli, che parlano di «spoliazione», «esproprio» e «sfida argentina».
EL PAIS: «LA YPF NUOVO CARROZZONE PUBBLICO». «Consumata la spoliazione», titolava l'editorale di El Paìs, secondo cui la decisione «avrà delle conseguenze gravi per l'Argentina». In particolare, il quotidiano dice che «non è difficile prevedere che una Ypf dominata dalla banda che governa l'Argentina perderà ogni possibilità di fare utili e si trasformerà in un altro strumento inutile di sovvenzioni che finirà per dilapidare le risorse del Paese».
EL MUNDO: «SI MERITANO LE RAPRRESAGLIE IBERICHE». A giudizio di El Mundo, inoltre, «l'Argentina merita le rappresaglie che verranno adottate visto che ha ridicolizzato le leggi internazionali, il diritto alla libera impresa e quello di proprietà».
Molto critico anche il giudizio di Abc, secondo cui la presidentessa Cristina Kirchner «ha superato la linea rossa», avviandosi su un cammino che recentemente solo Venezuela e Bolivia avevano imboccato e che «sappiamo dove porta: alla miseria e all'annullamento della democrazia». Anche le edizioni online dei quotidiani iberici mettono in guardia l'Argentina sulle possibili contromisure del governo iberico.


Martedì, 17 Aprile 2012


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Re: europa:tira un'arietta

Messaggioda kasiacolagrossi » 19 apr 2012, 10:52

intanto si sono ripresi petrolio. :)
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Re: europa:tira un'arietta

Messaggioda roberta » 4 mag 2012, 1:01

vedi sopra.

::
La Bolivia segue l'esempio argentino: Morales nazionalizza la compagnia elettrica spagnola e occupa la sede con le forze armate

02 maggio 2012

Il presidente della Bolivia, Evo Morales, ha annunciato ieri, nel giorno della festa del lavoro, la nazionalizzazione del 100% della compagnia Transportadora de Electricidad S.A. (TDE), di proprietà di Red Electrica Internacional, filiale del gruppo spagnolo Red Electrica. Morales - scrive il Wall Street Journal - ha ordinato alle forze armate l'occupazione della sede dell'azienda a Cochabamba.

La notizia arriva due settimane dopo l'esproprio della società petrolifera Ypf a danno della spagnola Repsol annunciato dalla presidenta argentina Cristina Fernandez de Kirchner. Quello boliviano è dunque un nuovo caso Repsol Ypf, ma con numeri molto più piccoli: la filiale boliviana Tde vale l'1,5% del fatturato di Ree che nel paese ha investito circa 80 milioni di euro. Morales ha spiegato la decisione con l'inadeguatezza degli investimenti locali della compagnia, facendo eco alla presidente argentina.

"Il presente decreto ha l'obiettivo di nazionalizzare, a favore della Empresa Nacional de Electrificacion (ENDE), per conto dello Stato Plurinazionale della Bolivia, il pacchetto azionario detenuto da Red Electrica Internacional nella compagnia Transportadora de Electricidad", ha dichiarato il presidente dal palazzo presidenziale di La Paz.
El Pais aggiunge che la Spagna è stata avvisata solo tre ore prima

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Re: europa:tira un'arietta

Messaggioda roberta » 14 lug 2012, 10:06

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Romania: Antonescu attacca Bruxelles, non riceviamo ordini dall'esterno
13 Luglio 2012 - 19:51

(ASCA) - Roma, 13 lug - La Romania e il suo capo di Stato ''non ricevono ordini'' dall'esterno. E' la dura replica del presidente ad interim Crin Antonescu, espressa oggi nel corso di una conferenza stampa a Bucarest nei confronti di Bruxelles. ''Voglio essere chiaro una volta per tutte: il presidente della Romania, anche provvisorio, non riceve ordini o disposizioni da chiunque, se non dal Parlamento e dal popolo romeno'', ha dichiarato il segretario del Partito Nazionale Liberale, all'indomani dell'incontro tra il premier romeno Viktor Ponta e il presidente della Commissione Jose' Manuel Barroso dopo la destituzione di Traian Basescu, votata dalla ''Casa del Popolo'' la scorsa settimana.

Il j'accuse e' rivolto alla lettera con la conferma degli impegni che il primo minsitro Ponta avrebbe preso ieri davanti ai leader dei Ventisette e del Consiglio Ue, attesa da Barroso ''al massimo entro le 18 di lunedi'''. Le misure, secondo qualificate fonti europee, riguarderebbero 11 punti tra cui ''il rispetto dello stato di diritto e l'indipendenza del sistema giudiziario'' nel Paese e ''il ripristino della fiducia'' in un sistema politico di cui ''preoccupa'' il livello di corruzione''.

Ad intensificare le tensioni, inoltre, l'ipotesi ventilata questa mattina da alti funzionari Ue secondo cui l'Unione sarebbe pronta a varare un pacchetto di sanzioni nei confronti delle autorita' di Bucarest se la crisi politica in atto dovesse intensificarsi. ''Se la situazione dovesse peggiorare'', hanno precisato le fonti, Bruxelles potrebbe perfino ricorrere all'articolo 7 del Trattato di Lisbona che prevede la sospensione di alcuni diritti, tra cui quello di voto in seno al Consiglio europeo.

Le dure parole di Antonescu seguono le ''preoccupazioni'' fomulate a piu' riprese nei giorni scorsi dalla stessa Commissione Ue a proposito della rapidita' dell'iter che ha portato in una settimana alla destituzione di Basescu e alla sostituzione dei vertici di Camera e Senato. Dal canto suo il premier Ponta era tuttavia intervenuto assicurando che la Romania restera' ''un paese stabile nel quale viene rispettato in pieno lo stato di diritto''. ''Tengo molto all'immagine di una Romania democratica, in grado di risolvere il dibattito interno con il voto politico e popolare'', aveva ribadito ieri a Bruxelles nell'ambito di un'offensiva diplomatica mirata ad alleviare le preoccupazioni dei partner europei e americani.

Ad infuocare gli animi, infine, l'annuncio dell'invio di una delegazione dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa guidata dal presidente Jean Claude Mignon per il 18 e 19 luglio. Secondo l'agenda, programmata in giornata, Mignon sara' accompagnato dal parlamentare svizzero Andreas Gross, presidente del gruppo socialista, e da Anne Brasseur, presidente dei liberaldemocratici. (fonte Afp).
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Re: europa:tira un'arietta

Messaggioda enricogrosso » 26 lug 2012, 16:32

Il titolo del 3D è Europa : tira un'arietta anche se potrebbe andare a sovrapporsi ad altri già aperti :

http://economia.panorama.it/eurolandia/ ... ead-crolla
“Il mondo non ricompensa onestà e indipendenza,bensì obbedienza e servilismo”
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