LA CULTURA LA FACCIO IO - Firmato: IGB

..ovvero le puttanate ufficiali propagandate dal Sistema Mediatico di IGB
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domenico.damico

LA CULTURA LA FACCIO IO - Firmato: IGB

Messaggioda domenico.damico » 23 giu 2011, 11:51

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Le fondazioni bancarie passano per essere mecenati, enti benefici, culturali, etc
Sono ormai le grandi protagoniste della scena culturale dei grandi paesi europei.
La cosa strana è che tutto ciò è vero.
Strana perché il banchiere, da rapace avvoltoio, di colpo si trasforma in docile benefattore.
Ma ragionando, poco, si capisce anche perché accade questa strana cosa:
per gestire il potere vanno occupati tutti gli spazi. Tutti.
Non si deve muovere foglia che il banchiere non sappia/voglia/decida/avalli.
Questo articolo del corriere della sera ne è palese testimonianza: a parte la benefica pubblicità che ne deriva (in prima pagina su tanti giornali italiani), si capisce come IGB riesca in questo modo ad arrivare dove non arriverebbe mai con la sua figura normale di rapace affarista.
Si mette la maschera e va al ballo: la maschera più bella, più elegante, più innovativa e tradizionale allo stesso tempo, ma alla bisogna anche la più sobria e discreta.
Egli va a tutti i balli: non solo quelli in pompa magna, della alta borghesia nella grandi città, ma anche ai balli di provincia, di paese, quelli di campagna.
Eventi culturali, sagre di paese, musei metropolitani, compagnie teatrali, università, biblioteche antiche e moderne: tutti devono qualcosa al banchiere in maschera, dopo essere andati da lui col cappello in mano.
Conosce, elargisce favori, dà pacche sulle spalle, intesse relazioni; tutto per mascherare la realtà del debito che sta vendendo, e che passerà a riscuotere con gli interessi.
E' un lavoro duro. Ma che dà grandi frutti.
Modificare la realtà. Modellarla. Distruggere ciò che gli è inutile o dannoso.
Cancellare il pre-esistente, dal vissuto e dalle coscienze.
Per poi ricostruire e rimodellare tutto a propria immagine e somiglianza.


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IL MUSEO DONATO DA Intesa Sanpaolo
Progetto Cultura, il nuovo museo in piazza della Scala
Il polo comprende la casa del Manzoni ed è grande il doppio di Brera. Bazoli :«Fare cultura per fare l'Italia


MILANO - L'impegno dei banchieri nell'arte risale alla Firenze del Rinascimento: Medici e Strozzi erano committenti e collezionisti, stabilivano i prezzi delle tele e costruivano gloria o sfortuna di maestri e città. L'iniziativa del gruppo bancario Intesa Sanpaolo di aprire nelle sue sedi storiche di Milano un grande museo - con spazio espositivo che risulta doppio rispetto a quello della Pinacoteca di Brera (8.300 metri quadrati espositivi) - è nel solco di questa tradizione, che l'ipercapitalismo nichilista appariva aver cancellato. E parzialmente cancellato persino a Milano, dove sino all'età di Mattioli, Olivetti e Mattei la finanza e l'impresa avevano svolto un ruolo determinante nello sviluppo civile, accanto a quello del cattolicesimo ambrosiano.

MILLE OPERE - Così, dopo il museo Diocesano aperto anni fa, e dopo l'inaugurazione del civico museo del Novecento l'autunno scorso, ora la prima banca italiana destina ampi spazi per esporre opere d'arte: inizialmente saranno 200, ma entro il 2012 circa mille tra quelle del suo patrimonio costituito da diecimila pezzi. Questa iniziativa fa parte di «Progetto Cultura», un vasto impegno della banca nel campo dei Beni culturali. Un impegno che comprende la già avvenuta apertura di palazzi storici diventati musei (Palazzo Zevallos a Napoli e Palazzo Leoni Montanari a Vicenza, più una prossima apertura a Torino) e l'iniziativa «Restituzioni», con la quale la banca ha finanziato il restauro di 600 opere indicate dalle sovrintendenze. «Si tratta di un progetto - ha dichiarato il direttore del «Corriere della Sera» Ferruccio de Bortoli introducendo ieri la presentazione dell'iniziativa - che è un'offerta nazionale e federalista insieme, perché intende unire e non dividere».

IL QUADRILATERO - Il nuovo museo milanese si chiamerà Gallerie di Piazza Scala e darà vita a un «nuovo quadrilatero» - così non ci sarà solo quello della moda. Coinvolge quattro palazzi storici riadattati dall'architetto Michele De Lucchi (il Comitato scientifico del progetto è costituito da Gianfranco Brunelli, Aldo Grasso e Fernando Mazzocca). Si tratta di Palazzo Anguissola, un edificio commissionato dal conte Antonio Anguissola a Carlo Felice Soave nel 1775; l'ampliamento di questa dimora realizzato nel 1829 dal maestro del neoclassicismo Luigi Canonica; l'adiacente Palazzo Brentani-Greppi e l'ex sede della Banca Commerciale, costruita su piazza Scala da Luca Beltrami tra 1909 e 1911 in stile rinascimentale. Nelle oltre venti sale ricavate all'interno di questi spazi le opere saranno collocate con particolare attenzione al rapporto tra genere figurativo e contesto decorativo.
A metà settembre aprirà la prima parte di questo intervento, quella di Palazzo Anguissola dedicata alle collezioni del XIX secolo. Qui saranno esposte 200 opere provenienti sia dalle collezioni della banca sia da quelle della Fondazione Cariplo («135 quadri sui 767 di proprietà della nostra fondazione» ha dichiarato il presidente della Cariplo Giuseppe Guzzetti) con particolare attenzione per la stagione romantica e risorgimentale. Ci saranno opere di Francesco Hayez, Gerolamo Induno, Angelo Inganni, ma anche di Mosè Bianchi, Gaetano Previati e Aristide Sartorio. Un allestimento particolare sarà qui riservato ai bassorilievi del Canova.

PALAZZO BELTRAMI - Entro la fine del 2012 sarà inaugurata anche la seconda parte, quella di Palazzo Beltrami su piazza Scala, dove saranno ospitate le collezioni del '900: si tratta di 2.700 opere a disposizione (probabilmente esposte a rotazione). Si partirà dai Futuristi, Balla, Depero per passare a De Chirico e De Pisis, quindi al Movimento Arte Concreta, al Gruppo degli Otto, sino alla Poesia visiva, all'Arte Povera (Paolini, Boetti e Merz), Burri, il Concettuale, la Pop-art e la Nuova Figurazione. Ci dovrebbe essere spazio anche per il contemporaneo (Beecroft) e per qualche maestro extra-moenia: Picasso, Kandinsky e Warhol. Successivamente, Progetto Cultura coinvolgerà anche l'adiacente Casa del Manzoni. Il presidente del Consiglio di Sorveglianza di Intesa Sanpaolo, Giovanni Bazoli, ha sottolineato che questa iniziativa prende il via tra due date strategiche: quella dei 150 dell'Unità d'Italia e quella 2015 dell'Expo milanese. «Noi ci sentiamo fortemente impegnati nel fare cultura per fare l'Italia in questo momento di crisi della coscienza civile», ha dichiarato Bazoli. «Si ritiene che l'intervento delle banche oscilli tra filantropia e sponsorizzazione: noi cerchiamo di esprimere originalità e responsabilità come nel nostro modo di fare banca». Il ministro per i Beni e le Attività culturali, Giancarlo Galan, ha invitato artisti e intellettuali a non dividersi sull'articolo 9 della Costituzione (protezione del patrimonio), a seguire il metodo di questa iniziativa e «a non stare sempre all'opposizione, perché si perde un'occasione per riformare il Paese». Sul via al progetto Grande Brera, «atteso da mezzo secolo», Galan ha onestamente dichiarato: «Non ho cinque anni davanti; posso solo dire che, per me, è una priorità».

CAPITALE DEL SAPERE - Rassicurati i vertici di decine (forse centinaia) di enti e fondazioni che si avvalgono dei fondi di Intesa e di Cariplo per le loro attività («il museo si aggiunge in un coordinamento generale», ha assicurato Bazoli), resta difficile, per ora, valutare quale peso una galleria così imponente potrà avere su Milano in termini di «marketing urbano». Soprattutto perché - «pur con materiale differente», come confida Mazzocca - queste collezioni raddoppiano quelle del Museo dell'Ottocento di villa Belgiojoso (un secolo, all'oggi, ritenuto poco glamour dai circuiti chic) e del Museo del '900 all'Arengario. Per cui, quello di Intesa Sanpaolo è «un progetto per continuare a fare di Milano una capitale del sapere accessibile ai cittadini», come ha dichiarato il neosindaco Giuliano Pisapia (era presente anche Letizia Moratti), ma deve trovare forme di raccordo con gli spazi espositivi già presenti e vicini. Il problema sarà dunque cercare di spiegare - ancora una volta - che Milano non è solo la città del lavoro, del calcio e delle boutique, e nemmeno esclusivamente del Cenacolo e del Teatro alla Scala. Ma quando si fondano troppe leggende è poi difficile decostruirle o aprirsi al futuro e all'altro.

Pierluigi Panza
23 giugno 2011


Fonte: http://milano.corriere.it/milano/notizi ... 1964.shtml

mr.spyder
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Re: LA CULTURA LA FACCIO IO - Firmato: IGB

Messaggioda mr.spyder » 23 giu 2011, 22:41

eccome.infatti la cultura del DEBITO viene inculcata anche ai ragazzini a scuola...
come mi racconta mia sorella,che quando gli chiedo che voti prende mio nipote,
mi risponde che i "voti" non esistono più.....ora c'è il DEBITO di studio,di apprendimento,una cosa del genere....
Antonio Prezia, detto spyder... anche se non è importante chi sei,ma cosa vuoi fare per cambiare il mondo.


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