[Italia] tira un'arietta..

..ovvero le puttanate ufficiali propagandate dal Sistema Mediatico di IGB
sandropascucci
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[Italia] tira un'arietta..

Messaggioda sandropascucci » 18 giu 2011, 13:55

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Moody's, possibile taglio rating Italia
ANSA – ven 17 giu 2011

(ANSA) - ROMA, 17 GIU - Moody's ha collocato il rating Aa2 dell'Italia sotto revisione in vista di un possibile downgrade. Secondo Moody's, pesano per l'Italia le sfide sul fronte della crescita dovute a debolezze strutturali ed una probabile crescita dei tassi di interesse.. Inoltre i rischi collegati all'attuazione dei piani di consolidamento dei conti, richiesti per ridurre l'indebitamento a livelli sostenibili. E i rischi collegati alle condizioni di finanziamento per i Paesi europei con alti livelli di debito.
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mr.spyder
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Re: [Italia] tira un'arietta..

Messaggioda mr.spyder » 18 giu 2011, 14:05

mha...diranno che è colpa del "venerdì 17",...e si cominciaaaaa....
Antonio Prezia, detto spyder... anche se non è importante chi sei,ma cosa vuoi fare per cambiare il mondo.

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Re: [Italia] tira un'arietta..

Messaggioda sandropascucci » 18 giu 2011, 17:55

Secondo Moody's, pesano per l'Italia

1. le sfide sul fronte della crescita dovute a debolezze strutturali ed
2. una probabile crescita dei tassi di interesse..
3. Inoltre i rischi collegati all'attuazione dei piani di consolidamento dei conti, richiesti per ridurre l'indebitamento a livelli sostenibili.
4. E i rischi collegati alle condizioni di finanziamento per i Paesi europei con alti livelli di debito.


e basta così? gnente de ché, dai..

cmq è bello vedere che un paese sovrano va a puttane perché

"le debolezze strutturali" vengono pesate come "una probabile crescita dei tassi di interesse"

reale presente pareggiato con virtuale futuro
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LorenzoLenzi

Re: [Italia] tira un'arietta..

Messaggioda LorenzoLenzi » 19 giu 2011, 11:37

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I tre mesi decisivi per i conti Tremonti accelera sui tagli
Il ministro al lavoro per far passare la manovra triennale
ROMA - Novanta giorni di tempo: tre mesi, un'estate, per convincere le agenzie di rating, i mercati, l'Unione Europea. Il nuovo allarme lanciato da Moody's, che segue di poche settimane quello di Standard and Poor's, scandisce, e rafforza, i programmi del ministro dell'Economia. In procinto di partire per Lussemburgo per partecipare all'ennesima riunione dei ministri delle finanze europei dedicata alla Grecia, Giulio Tremonti già pensa alla manovra triennale che presenterà al Consiglio dei ministri del 29 giugno. Con la speranza che, nella situazione attuale, non debba faticare troppo per convincere Silvio Berlusconi e i suoi colleghi ministri a piegarsi alla linea del rigore.
Il «credit watch» con implicazioni negative annunciato due giorni fa da Moody's concede di fatto al governo, prima di un eventuale declassamento del giudizio sulla sostenibilità del debito, tre mesi per sistemare le cose. Approvare la manovra triennale sui conti pubblici per portare il deficit da oltre il 4% attuale a zero nel 2014, incardinarla in Parlamento in modo che si ottenga il via libera definitivo prima della pausa estiva di Camera e Senato, varare il progetto di una riforma fiscale che dia respiro alla crescita, almeno sul lungo periodo, garantendo al tempo stesso l'equilibrio del bilancio. L'unica strada possibile per smarcarsi dal «rischio Grecia», evitando il contagio.

Le avvisaglie politiche, fino a ieri, non propendevano in senso positivo per la riuscita dell'operazione. Tra i ministri da settimane serpeggia silenziosamente una forte preoccupazione per la nuova tornata di tagli alla spesa che tutti vedono all'orizzonte. Alcuni esponenti del governo, pensando al peggio, hanno già messo le mani avanti. Roberto Maroni, titolare del ministero dell'Interno, ha scritto una lettera al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, chiedendo un miliardo di euro aggiuntivo, rispetto agli stanziamenti attuali del bilancio di cui dispone il Viminale, per garantire il funzionamento della macchina amministrativa e della sicurezza. Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, è pronto a mettere sul piatto qualche risparmio sui costi preventivati delle nuove operazioni in Libia, assecondando anche le esigenze politiche della Lega, ma nello stesso tempo pretende garanzie, da poter spendere con gli alleati, sul finanziamento di tutte le altre missioni di pace all'estero. Renato Brunetta, ministro della Funzione Pubblica, continua a mostrare il pugno di ferro agli statali, ma assicura che il congelamento dei contratti non proseguirà oltre il 2013.

Al tempo stesso la Cisl, la Uil, la Confindustria, le cooperative, gli artigiani, i commercianti, e soprattutto una buona parte dei parlamentari della maggioranza, premono per la riduzione del carico fiscale. La Lega Nord ha rotto gli indugi e, delusa dalla prudenza dell'esecutivo a cui imputa la sconfitta nelle elezioni amministrative, si è schierata decisamente a fianco dei sindacati «dialoganti» che ora minacciano lo sciopero generale.

I fronti sui quali lavorare per ottenere i risparmi necessari, dopo anni in cui si è raschiato il fondo del barile, per giunta, si sono ridotti al minimo. Sulle pensioni, ad esempio, si ipotizza di equiparare gradualmente nel tempo l'età pensionabile delle donne a quella degli uomini. La Ragioneria Generale dello Stato ha già considerato e soppesato questa ipotesi. Porterebbe un risparmio cospicuo alle casse dello Stato, valutato in circa sei miliardi di euro ma a regime, cioè nel medio-lungo periodo. Oltre la scadenza del 2014, entro la quale bisognerà garantire il «close to balance», ovvero l'azzeramento, o quasi, del deficit pubblico.

Per ridurre il deficit e creare spazio alla riduzione delle tasse, secondo i tecnici del ministero dell'Economia, non restano che i tagli di spesa. L'avvio del federalismo garantisce qualche economia importante, ma non risolutiva. L'avvento dei costi standard sui quali parametrare la spesa sanitaria devoluta alle Regioni promette un risparmio potenziale considerevole, che qualcuno valuta fino a 20 miliardi di euro nel triennio rispetto alla crescita tendenziale della spesa inglobata nelle previsioni attuali.

Potranno essere etichettati come tagli agli sprechi, e quindi «sterilizzati» dal punto di vista politico, ma per far tornare i conti i tagli alla spesa sanitaria non basteranno. Come la nuova sforbiciata sui costi della politica, che avrà un sapore più simbolico che altro. Per portare a casa il risultato e convincere i mercati, ancora una volta, il ministro dell'Economia sarà costretto ad affondare il bisturi nella spesa dei ministeri. E allo stato attuale può contare su un solo alleato, gli allarmi e gli avvertimenti che arrivano ormai con cadenza regolare dalla Banca d'Italia, dalla Bce, la Commissione europea e le agenzie di rating.
Mario Sensini


Fonte:http://www.corriere.it/economia/11_giugno_19/sensini-tremonti-manovra_14935122-9a4f-11e0-ab5e-79baf40ebd68.shtml

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Re: [Italia] tira un'arietta..

Messaggioda lillifata » 23 giu 2011, 19:54

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Moody's: a rischio rating di 16 banche italiane

23 giugno 2011

Moody's ha messo sotto osservazione il rating di 16 banche italiane in vista di un possibile downgrade. La misura segue la decisione comunicata ai mercati venerdì 17 giugno di porre il rating dell'Italia Aa2 sotto esame in vista di una possibile riduzione del giudizio. A cui ha fatto seguito, tre giorni dopo l'indicazione di un possibile taglio del giudizio sulla solvibilità anche per le società Enel, Eni, Finmeccanica, Poste e Terna.

In giornata, intanto, lo spread tra il BTp decennale italiano e il corrispettivo Bund tedesco è balzato a 208 punti confermando un generale livello di tensione sul mercato dei bond periferici.

Nel dettaglio, l'agenzia di rating ha anche cambiato l'outlook sul debito a lungo termine da "stabile" a "negativo" di altre 13 banche, per riflettere pressioni di lungo periodo sul rating di questi istituti. Le banche il cui rating è stato posto sotto revisione sono: Intesa Sanpaolo, Banca Imi, Banca Cr Firenze, Banca Monte dei Paschi di Siena, Mps Capital Services, Banco Popolare Societa Cooperativa, Banca Nazionale del Lavoro, Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza, Banca Popolare Friuladria, Banca Carige, Banca Sella Holding, Cassa di Risp.di Bolzano-Sudtirol, Cassa di Risparmio di Cesena, Banca Padovana Credito Cooperativo, Cassa Centrale Banca, Cassa Centrale Raiffeisen e Istituto Servizi Mercato Agroalimentare.

Un analogo provvedimento è stato preso da Moody's nei riguardi di Istituto Servizi Mercato Agroalimentare e Cassa Depositi e Prestiti. Le banche di cui Moody's ha cambiato l'outlook a stabile invece sono: Unione di Banche Italiane, Credito Emiliano, Credito Valtellinese, Bancaperta, Banca delle Marche, Banca Italease, Banca Agrileasing, Banca Popolare Alto Adige, BancApulia, Banca Popolare di Cividale, Banca Tercas, Cassa di Risparmio della Provincia di Chieti e Banca Popolare di Spoleto.

Alcune banche, come Unicredit e la Popolare di Milano, non sono state oggetto di provvedimenti perchè hanno già prospettive negative sui rating.


http://www.ilsole24ore.com/art/finanza- ... d=AabuVViD
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Re: [Italia] tira un'arietta..

Messaggioda mr.spyder » 23 giu 2011, 22:54

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Moody's: a rischio rating di 16 banche italiane

23 giugno 2011

Moody's ha messo sotto osservazione il rating di 16 banche italiane in vista di un possibile downgrade. La misura segue la decisione comunicata ai mercati venerdì 17 giugno di porre il rating dell'Italia Aa2 sotto esame in vista di una possibile riduzione del giudizio. A cui ha fatto seguito, tre giorni dopo l'indicazione di un possibile taglio del giudizio sulla solvibilità anche per le società Enel, Eni, Finmeccanica, Poste e Terna.



http://www.youtube.com/watch?v=pdJ1JW-v ... age#t=127s
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Re: [Italia] tira un'arietta..

Messaggioda lillifata » 24 giu 2011, 7:33

Profezie o 2+2?
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Re: [Italia] tira un'arietta..

Messaggioda lillifata » 12 lug 2011, 19:42

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Gli squali della finanza pronti ad addentare l’Italia

Fabrizio Goria

Le banche estere ci voltano le spalle. Fino a pochi giorni fa un contagio della crisi greca era considerato «improbabile». Ora, con Piazza Affari sotto pressione, tutti parlano di «costante deterioramento» della situazione italiana. Ma il vero problema potrebbe arrivare dall’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato.
Dopo la paura di ieri e stamattina, ora Piazza Affari riprende fiato. L’emergenza sul debito italiano non è però finita. Sono sempre di più i commenti ribassisti delle banche d’investimento straniere che rimarcano quanto elevata sia l’incertezza sulla tenuta dei conti pubblici di Roma. Da Credit Suisse a Morgan Stanley, passando per Icap e Merrill Lynch l’opinione è una sola: per Roma la sofferenza è appena iniziata. E dire che, fino a pochi giorni fa, gli stessi istituti di credito ricordavano in coro che l’Italia, nonostante la mole di debito, era al riparo da un contagio della crisi finanziaria europea.

La spinta al ribasso che ha subito la piazza finanziaria italiana negli ultimi due giorni è stata significativa. Secondo i dati di ThomsonReuters, solo nella giornata di ieri sono andati in fumo 16 miliardi di euro di capitalizzazione sui listini italiani. Inoltre, a patire sono stati anche titoli di Stato, i cui rendimenti hanno superato il 6,00%, valore mai toccati dal 1997 a oggi. Lo spread, cioè la differenza, fra i Btp e i Bund tedeschi ha sfiorato i 350 punti base, ovvero il 3,50 per cento. Ma il vero scenario di difficoltà c’è stato oggi, quando sono andati in asta i Bot a 12 mesi. Il rendimento a cui sono stati collocati è passato dal 2,147 al 3,67%, per un totale di 6,75 miliardi di euro rifinanziati.

L’opinione per ora più negativa rimane quella di Credit Suisse. Il suo analista Will Porter, in un report uscito stamattina, ha paragonato il trend dietro al debito italiano a quello di un Collateralized debt obligation (Cdo), un’obbligazione strutturata contenente diversi asset cartolarizzati. Secondo la banca elvetica lo stock di debito di Roma, circa il 120% del Prodotto interno lordo secondo i dati del Fondo monetario internazionale, potrebbe rivelarsi un fardello soprattutto per l’Europa. Se per sostenere l’Italia nelle aste dei bond dovesse intervenire anche il fondo salva-Stati European financial stability facility (Efsf), Bruxelles si prenderebbe carico di fatto delle incombenze italiane, non certo poche. Solo nel 2012 andranno in scadenza bond per circa 184 miliardi di euro, mentre nel 2013 saranno 132.

Secondo le stime di ThomsonReuters, nell’orizzonte temporale da oggi a un anno, lo scenario è particolarmente pesante: saranno 340 i miliardi di euro che dovranno essere rifinanziati. «I rendimenti così elevati rendono più difficile per il Tesoro l’entrata sul mercato obbligazionario», spiega una nota di Morgan Stanley. Nello specifico, per la banca americana «è possibile che l’innalzamento dei tassi d’interesse sui titoli di Stato italiani, elemento che ci aspettiamo nelle prossime settimane, metta a rischio la buona riuscita delle prossime aste». Morgan Stanley ricorda infine che «anche con l’approvazione delle misure di austerity, l’Italia rischia di diventare un bersaglio interessante per gli investitori più aggressivi, grazie alla mole del suo debito pubblico e all’incertezza politica che ancora vige». Parole che corrispondono a quelle della londinese Icap Research, che ieri ha lanciato il proprio allarme sul debito di Roma: «In merito a quelli che la stampa definisce attacchi speculativi, c’è poco da aggiungere, sono falsità. Si è trattato più che altro di nervosismo legato al terzo debito del mondo che entra in uno scenario di sofferenza per via di un consolidamento fiscale che non arriva».

Analoga è la visione di Bank of America - Merrill Lynch. Per il colosso finanziario statunitense è ufficialmente «iniziato il percorso di crisi dell’Italia». Il focus dell’ultima relazione sul nostro Paese lascia poco spazio all’ottimismo: «Di questo passo, il costo per il rifinanziamento del debito italiano potrebbe diventare insostenibile nel giro di una settimana, costringendo l’Italia a non entrare più sul mercato». L’analista di BofA che ha curato il report, Athanasios Vamvakidis, avverte l’Italia. «Abbiamo già chiarito che Roma è troppo grande per fallire e troppo grande per essere salvata, ma il deterioramento della situazione può causare uno shock paragonabile a quello di Lehman Brothers», dice l’istituto di credito americano.

Più tranchant, soprattutto in merito alle prossime aste di titoli di Stato in Italia, è Willem Buiter. L’ex membro della Bank of England, ora capo economista di Citi, ha sottolineato senza mezzi termini che «senza l’intervento della Banca centrale europea il collocamento dei bond sarebbe probabilmente fallito». Oggi infatti la Bce ha acquistato una parte dei Bot italiani in emissione per sostenere l’asta. Colpa della troppa paura che i mercati hanno nei confronti di quella che sarà la manovra correttiva di Roma. Per Buiter il timore è che, anche nella prossima tornata di Btp prevista per giovedì, debba esserci l’intervento esterno della Bce. «Se non arriva Francoforte a sostenere l’asta, questa potrebbe facilmente andare deserta», ha spiegato l’economista britannico. In questo caso, si avvererebbe lo scenario peggiore per l’Italia. Lo stesso che il ministro dell’Economia Giulio Tremonti osteggiava nel finale del 2008: «Non possiamo permetterci neanche lontanamente che vada deserta un’asta pubblica di titoli di Stato».



http://www.linkiesta.it/gli-squali-della-finanza-pronti-ad-addentare-l-italia
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Re: [Italia] tira un'arietta..

Messaggioda MauroB » 14 lug 2011, 0:21

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Economia
Draghi spiega a Tremonti la sua manovra: “O meno spesa, o più tasse”

13 luglio 2011

L’ennesimo capitolo di un rapporto difficile - quello tra Mario Draghi e Giulio Tremonti - si è consumato questa mattina. Il governatore della Banca d’Italia, ormai prossimo al trasloco alla Bce, ha spiegato quale scenario questa manovra prefiguri: un sostanzioso aumento delle imposte
.


http://www.linkiesta.it/economia#ixzz1S1hNus2b

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Messaggioda lillifata » 14 lug 2011, 19:57

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Le agenzie di rating e la politica europea
14 luglio 2011 | Autore Carmen Gallus | Stampa articolo
Chiaro e lucidissimo articolo da Economiaepolitica.it – Consolante che anche in Italia abbiamo degli economisti pensanti!

La domanda se siano giustificate le valutazioni delle agenzie di rating sul debito pubblico portoghese o sulle banche italiane che si affaccia in questi giorni sulla stampa è una domanda in realtà malposta.

Se le valutazioni delle agenzie siano davvero corrette alla fine non è assolutamente rilevante. Di fatto, la funzione di quelle agenzie è quella di coordinare e indirizzare l’attività speculativa verso obiettivi profittevoli. La domanda che ci si deve allora porre è un’altra: un attacco speculativo coordinato e ripetuto nel tempo è in grado di portare Portogallo e poi Spagna e Italia nella stessa situazione di insostenibilità del debito pubblico in cui versa oggi la Grecia? La risposta, su cui concordano tutti gli osservatori autorevoli, che si tratti dei commentatori del Financial Times Martin Wolf e del Wall Street Journal Simon Nixon (ma si veda anche sul Sole 24 Ore del 9/7 l’intervista a Alessandro Guzzini), del ‘guru’ della finanza George Soros, o di noti economisti di diverso orientamento (ad esempio A. Sen e Brad De Long) è: CERTAMENTE SI, a meno che, e questa è l’unica possibilità di salvezza, la BCE non compia una svolta radicale nella propria politica e intervenga in modo tale da garantire bassi tassi di interesse sui titoli del debito sovrano di tutti i paesi europei, non diversamente di quanto ha sinora fatto la Federal Reserve nei confronti del debito pubblico americano. Gli strumenti tecnici e le proposte in tal senso non mancano, non ultima quella circa la creazione di eurobonds recentemente sottoscritta da firme molto autorevoli, tra cui quella di Giuliano Amato.

Quella che finora è mancata è la volontà politica – tanto che la BCE sta facendo una irresponsabile politica di aumento dei tassi di interesse, che aggrava le posizioni debitorie di famiglie, imprese e governi. Ma allora l’Europa dovrebbe prendersela con se stessa prima ancora che con le agenzie di rating[1].

Si dirà: ma certo se la speculazione attacca questi paesi e non altri debbono esservi delle ragioni. Certamente è vero che i paesi della periferia europea hanno delle debolezze strutturali, in primis la difficoltà a mantenere in pareggio i propri conti con l’estero (cioè a esportare quanto importano) legate, tra l’altro, all’impossibilità di governare il tasso di cambio in modo appropriato per le proprie economie. Ma dopo la crisi del 2008 sono molte le economie e i sistemi bancari nazionali ad avere delle fragilità strutturali, e altri paesi come il Giappone e la Gran Bretagna ad esempio, hanno debiti pubblici più elevati in rapporto al PIL di quello di paesi europei oggi in difficoltà. La ragione ultima dell’attacco verso la ‘periferia’ dell’Europa (e di nuovo, su questo consentono gli osservatori internazionali), sta nel fatto che a differenza di altri paesi, quelli europei hanno abdicato alla propria sovranità monetaria e non hanno dunque una banca centrale nazionale che possa operare in modo da difendere il paese dalla speculazione, oppure in modo da rilanciarne le esportazioni e la crescita attraverso una (pur costosa per molti versi) scelta di svalutare il cambio. D’altra parte la BCE non sta agendo (e non ha attualmente il mandato politico per farlo) in modo da difendere le economie di questi paesi nell’unico modo che sarebbe efficace, e cioè, come si è detto, intervenendo in modo da ridurre i tassi di interesse sui titoli del debito pubblico.

Sul Sole 24 Ore del 9 luglio Perotti e Zingales sostengono che la situazione è drammatica, ma c’è una via d’uscita per l’Italia che consiste nel varare rapidamente misure di austerità più severe e più rapide di quelle sinora previste, pari al 4% del PIL tra aumento delle entrate e riduzione della spesa, in modo da raggiungere rapidamente il pareggio nel bilancio pubblico complessivo, cioè comprensivo degli interessi pagati ai possessori dei titoli del debito pubblico. Essi ammettono che si tratterebbe di misure durissime, perché una manovra di queste dimensioni dovrebbe necessariamente richiedere, oltre ad aumenti delle imposte, tagli severi a pensioni e stato sociale (quindi scuola, sanità ecc.) e inoltre la privatizzazione e vendita di tutte le società pubbliche o a partecipazione pubblica (Eni, Enel, Poste, Finmeccanica, Rai sono gli esempi citati). A questo già severo quadro tracciato da Perotti e Zingales bisognerebbe poi aggiungere gli effetti complessivi sull’economia di una tale manovra, che comporterebbe non solo i tagli sopra descritti ma anche di conseguenza una caduta della domanda e del PIL, e dunque della produzione industriale, degli investimenti e dell’occupazione di dimensioni paragonabili a quanto accaduto sulla scia della crisi finanziaria del 2008, e che a quelli si andrebbero ad aggiungere, dato che l’economia Italiana non si è ancora ripresa e ha oggi livelli di produzione e occupazione significativamente al di sotto di quelli pre-crisi.

Il prezzo dunque è estremamente alto. E tuttavia, vista la drammaticità della situazione, dobbiamo chiederci se ciò potrebbe davvero mettere l’Italia al riparo. La risposta è un secco NO. Basti qui una riflessione: i conti su quanto si debba tagliare per portare il bilancio in pareggio sono fatti per volumi di pagamenti degli interessi sul debito che riflettono i tassi di interesse correnti. Ma se la speculazione finanziaria rimane libera di determinare i tassi di interesse sul debito pubblico, questi possono, come per la Grecia e poi per il Portogallo, schizzare a valori tali da rendere impossibile, non importa con quali sacrifici, raggiungere il pareggio di bilancio, e ciò a causa dell’aumento vertiginoso della spesa per il pagamento degli interessi. Poiché tale attività speculativa è possibile e lucrosa, perché mai non dovrebbe essere intrapresa? In che modo i sacrifici descritti potrebbero porvi termine?

Al contrario, proprio la loro inutilità nell’aggiustare i conti dà ulteriore benzina alla speculazione.[2]

Sin qui sta accadendo esattamente quanto era stato previsto e descritto nella lettera sottoscritta nel giugno del 2010 da oltre duecentocinquanta economisti, e come già lì si avvertiva, senza un cambiamento radicale delle sue politiche il prossimo futuro dell’Europa è assai fosco.

http://www.stampalibera.com/?p=28603#more-28603


La lettera degli economisti:

http://www.economiaepolitica.it/index.php/europa-e-mondo/lettera-degli-economisti/
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Messaggioda MauroB » 9 ago 2011, 14:13

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Lo spot del Fisco: "Gli evasori sono parassiti" E i parassiti della Casta? DITE LA VOSTRA


Pubblicità tv e in radio, affissioni nelle stazioni e negli aeroporti: chi sfugge ai suoi doveri nei confronti del fisco è un "parassita sociale". I controlli dell'Agenzia delle Entrate arrivano sotto l'ombrellone

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Roma, 9 agosto 2011 - Gli evasori fiscali sono "parassiti sociali", che non pagando le tasse vivono alle spalle degli altri e danneggiano tutti. E' questa l'immagine scelta per la nuova campagna anti-evasione dell’Agenzia delle Entrate, del ministero dell’Economia e del dipartimento per l’Editoria della presidenza del Consiglio e che, a partire da oggi e per tutto settembre, sarà trasmessa in tv, alla radio e sugli altri media.

"Se tutti pagano le tasse, le tasse ripagano tutti. Con i servizi" e "Chi evade le tasse è un parassita sociale", recitano gli spot che faranno bella mostra di sè con affissioni anche nelle principali stazioni ferroviarie e negli aeroporti di Roma e Milano.

Un messaggio, spiega una nota dell’Agenzia delle Entrate, "che punta a un obiettivo importante per tutti noi: ridurre l'evasione fiscale anche grazie ai comportamenti attivi dei cittadini e renderli consapevoli che senza entrate fiscali, non è possibile fornire servizi pubblici. In sintesi chi evade le tasse vive alle spese degli altri e danneggia tutti".

Caccia agli evasori, dunque, con una campagna a tappeto estiva che dal Nord al Sud punta a mettere a nudo l'evasione 'sotto l'ombrellone'. Nel 2011, infatti, l'Agenzia delle Entrate conta di recuperare oltre 11 miliardi di euro, quasi un miliardo in più rispetto al 2010 (10,2 miliardi).

"L’anno scorso - spiega Luigi Magistro, direttore generale dell’Accertamento dell’Agenzia delle Entrate - i risultati in termini di incassi, di evasione fiscale recuperata, sono stati superiori ai 10 miliardi. Circa il doppio rispetto a tre anni prima. Quest’anno puntiamo a realizzare di più e i risultati di metà anno sono già incoraggianti. Dovremmo recuperare, solo dall’evasione fiscale, oltre 11 miliardi". E di questi circa un quarto "arriveranno soprattutto dai grandi contribuenti perché sono sottoposti ad un’attività di controllo più intensa. Anche perché i ‘grandi’ danno ‘grandi numeri’. In tutto sono circa 3.000 soggetti con un giro d’affari di oltre 100 milioni l’anno".

Ma la manovra ha in qualche modo 'alleggerito' alcuni strumenti per la lotta all’evasione? "No - risponde Magistro - è solo previsto con il decreto sviluppo che non si possano reiterare i controlli sullo stesso soggetto in sei mesi. Ma non è questo che può bloccare il fisco, anzi. Non poter reiterare il controllo può essere anche positivo, magari si va a controllare qualcun altro".

I controlli comunque "ci sono sempre: estate, autunno e primavera", ma in estate - spiega Magistro - "si controllano le attivita’ ferme in inverno. Ora ci si sta concentrando sulle attività balneari perché spesso in questo settore c’e’ un’evasione scandalosa. Siamo partiti ad inizio luglio con un’operazione sul litorale romano. Ma i controlli estivi saranno almeno un migliaio in tutta Italia". Ma l’attività riguarda anche i Vip: "i controlli sono all’ordine del giorno e non abbiamo problemi con i dati base che abbiamo. Ma l’attività in questo periodo riguarda soprattutto i beni di lusso, ad esempio è possibile individuare chi ha il possesso di uno yacht che normalmente e’ in leasing o noleggiato".



http://qn.quotidiano.net/economia/2011/ ... siti.shtml

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Re: [Italia] tira un'arietta..

Messaggioda kasiacolagrossi » 14 ago 2011, 4:03

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Crisi: da Ascoli Piceno a Vibo Valentia, le province a rischio soppressione/Scheda
Adnkronos NewsAdnkronos – ven 12 ago 2011

Roma, 12 ago. (Adnkronos) - Sono 36 le province sotto i trecentomila abitanti che rischiano la soppressione per effetto della manovra all'esame del Consiglio dei ministri.

Diciotto sono attualmente amministrate dal Pd (Benevento, Carbonia-Iglesias, Gorizia, Grosseto, La Spezia, Massa Carrara, Matera, Medio Campidano, Nuoro, Ogliastra, Pistoia, Prato, Rieti, Rovigo, Siena, Terni, Trieste, Vibo Valentia), dodici dal Pdl (Ascoli Piceno, Asti, Campobasso, Crotone, Enna, Imperia, Isernia, Olbia Tempio, Oristano, Savona, Verbano-Cusio-Ossola, Vercelli), quattro dalla Lega (Belluno, Biella, Lodi, Sondrio), una dall'Mpa (Caltanissetta) e una da Sel (Fermo).


la prima o la seconda di manovra?

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Da contratti aziendali a contributo di solidarietà ecco la manovra bis
Tremonti Tremonti
ultimo aggiornamento: 13 agosto, ore 18:10


Roma - (Adnkronos) - Tutti i contenuti del decreto da 45,5 miliardi approvato dal Cdm. Berlusconi: apprezzamento dai leader europei. Pd-Idv-Udc: porteremo le nostre proposte ma no alla fiducia. Bersani: testo da cambiare. Le proposte 'democratiche'. Tremonti e la cravatta Yale. Unioncamere: oltre 5mila imprese nella galassia dei Enti locali. Cgia: per Regioni ed Enti tagli per quasi 15 mld. Addio a 36 province
Roma, 13 ago. (Adnkronos) - "Abbiamo fatto domanda di ammissione ai lavori usuranti, per tutti". Esordisce con una battuta il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti nella conferenza stampa sulla manovra da 45,5 miliardi approvata ieri dal Consiglio dei ministri.

Il decreto, ha spiegato Tremonti, è in corso di "bollinatura da parte della Ragioneria dello Stato", poi verrà inviato al Qurinale e "dalla mezzanotte di domani sarà in Gazzetta ufficiale". ''Saggia'' secondo Tremonti la decisione di non chiedere la fiducia perché si tratta di un provvedimento "serio e impegnativo, da impegnare tutta la classe politica e tutto il Parlamento su interessi di carattere generale, cercando di chiedere fiducia su questi numeri e dal Paese, data la criticità della situazione che ha questo Paese".

Quindi il titolare dell'Economia si è soffermato sulla crisi che ''è evidente che non riguarda solo il nostro Paese ma - ha sottolineato Tremonti - come una quota enorme del pil dell'Europa. La crisi - ha ammonito - può riguardare anche altri Paesi dell'Europa''. Per questo secondo il titolare dell'Economia la soluzione maestra sarebbero stati gli eruobond: ''Non saremmo arrivati a oggi se ci fossero stati''. Per Tremonti, ''è fondamentale un maggiore grado di consolidamento delle finanze pubbliche in Europa''.

''Ho l'impressione - ha aggiunto - che ci sia una grande attesa per il vertice franco-tedesco della settimana prossima. Molto dipende dalle scelte che potranno essere fatte sull'Europa e per l'Europa nei prossimi giorni''.

Quindi il ministro sintetizza i pilastri della manovra che si compone di ''tre parti: i costi degli apparati burocratici e politici e la loro riduzione, la parte relativa allo sviluppo e quella relativa alla finanza pubblica''. "Si tratta - ha spiegato - di un secondo decreto aggiuntivo che si integra con l'altro".

ENTI PUBBLICI - Soppressi tutti gli enti con meno di 70 addetti.

CNEL - In base alle previsioni della manovra i membri del Cnel scenderanno da 121 a 70.

RIDUZIONE POLITICI ENTI LOCALI - Con le riduzioni già realizzate e quelle previste dall'attuale manovra, consiglieri e assessori degli Enti locali scenderanno complessivamente da 140mila a 53 mila, con un rapporto che dall'attuale 1 per ogni 428 abitanti passa a 1 ogni 1.100. La manovra prevede che le Regioni debbano ridurre i consiglieri del 20%, per cui si passerà da un numero complessivo di 775 consiglieri a 610. E' inoltre prevista la riduzione degli assessori e degli stipendi e l'istituzione dei revisori dei conti anche per le Regioni.

ACCORPAMENTO PICCOLI COMUNI - Saranno 1970 i Comuni sotto i mille abitanti soggetti alle unione di municipi previste dalla manovra.

RIFORMA COSTITUZIONALE - Nel processo di riduzione dei costi degli apparati istituzionali "il punto di caduta definitivo - spiega il ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli - sarà il disegno di legge costituzionale approvato dal Consiglio dei ministri, che porterà al dimezzamento del numero dei parlamentari, ma attraverso la fine del bicameralismo perfetto i tempi verranno dimezzati e conseguentemente le spese dell'attività legislativa".

CONTRIBUTO DI SOLIDARIETA' - Il contributo sarà del 5% per i reddito da oltre 90mila euro fino a 150mila e del 10% da 150mila in su. Per quanto riguarda i parlamentari sarà il doppio di quello previsto per il pubblico impiego. Il contributo riguarderà comunque tutti; i lavoratori pubblici lo pagheranno al posto del taglio in busta paga previsto con la manovra già varata nei mesi scorsi dal governo già nel 2011, per i lavoratori privati scatterà per il 2012 e 2013.

CONTRATTAZIONE AZIENDALE - Gli accordi di Pomigliano e Mirafiori saranno estesi a tutti i lavoratori. E' uno tra gli effetti delle nuove norme in materia di lavoro inserite nella manovra e spiegate dal ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi. "E' prevista l'estensione verso tutti i dipendenti di quegli accordi che sono coerenti con l'intesa interconfederale realizzati prima di questa intesa e validati dal consenso maggioritario dei lavoratori. Penso a Mirafiori e Pomigliano ma devono essere accordi coerenti con l'intesa interconfederale", ha spiegato Sacconi.

LICENZIAMENTI - La contrattazione aziendale inserita nella manovra potrà stabilire e derogare a quella nazionale su tutto ciò che definisce l'organizzazione della produzione e del lavoro fino ai licenziamenti senza giusta causa, tranne quelli discriminatori. "La norma che risponde alla sollecitazione della Bce - ha spiegato Sacconi - rafforza la contrattazione di prossimità, quella aziendale e quella territoriale. Non interviene invece su minimi contrattuali ma - ribadisce Sacconi - ha una capacità compiuta su tutto ciò che è organizzazione della produzione e del lavoro anche in deroga ai contratti nazionali, dall'orario di lavoro al mansionamento, dai rapporti lavoro fino alle consequenze del licenziamento senza giusta causa con l'esclusione dei licenziamenti discriminatori". Comunque "l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori non è stato modificato. Non l'abbiamo toccato. Abbiamo solo previsto la possibilità che con accordi aziendali si possano definire accordi in materia di licenziamenti senza giusta causa".

TREDICESIME PI - Nessun taglio delle tredicesime per i dipendenti pubblici degli enti che non rispettano gli obiettivi di riduzione della spesa ma possibile slittamento della loro erogazione. ''Non è un taglio ma - spiega Tremonti - è uno slittamento nell'erogazione''.


http://www.adnkronos.com/IGN/News/Polit ... 47973.html
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Re: [Italia] tira un'arietta..

Messaggioda kasiacolagrossi » 14 ago 2011, 4:09

ps. http://www.adnkronos.com/IGN/News/Polit ... 49817.html

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Via libera a manovra da 45,5 mld Tagli ai ministeri e agli enti locali A breve Tremonti illustra decreto

Roma, 12 ago. (Adnkronos/Ign) - Il Cdm ha dato il via libera alla manovra. "Con il voto all'unanimità del Consiglio dei ministri abbiamo approvato la manovra che va nella direzione che la Banca centrale europea aveva indicato" ha detto il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, in conferenza stampa. "Il nostro cuore gronda sangue per mettere le mani in tasca agli italiani - ha dichiarato il premier - La manovra è equilibrata con tagli e, come logico, con imposizioni".

"Il nostro cuore - ha sottolineato - gronda sangue quando pensiamo che uno dei vanti di questo governo era quello di non aver mai messo le mani nelle tasche degli italiani, mi cito tra virgolette, ma la situazione mondiale è cambiata e abbiamo di fronte la più grande sfida planetaria ed è una sfida che ha colpito il paese numero uno dell'economia mondiale come gli Stati Uniti d'America".

Berlusconi ha spiegato che il provvedimento varato questa sera dal governo avrà un'entità di 20 miliardi per il 2012 e di 25,5 per il 2013. ''Non subiranno tagli le opere di edilizia relative a scuole e carceri'' ha assicurato, mentre ci sono "numerosi interventi" sui costi della politica che "credo siano addirittura eccessivi rispetto a ciò che sarebbe giusto fare, ma abbiamo seguito i desiderata di tanti cittadini che guardando le proprie condizioni hanno ritenuto che i parlamentari avessero delle entrate eccessive". "Abbiamo dimezzato - ha proseguito - il numero di coloro che occupano posti elettivi nei Consigli regionali, provinciali e comunali e il numero di poltrone che sono state eliminate è intorno alle 54mila".

''Non ritengo che sia necessaria la fiducia" ha poi aggiunto, "perché anche le forze dell'opposizione negli interventi recenti che hanno fatto hanno dimostrato di essere assolutamente responsabili per quanto riguarda qualche cosa che non riguarda la nostra situazione politica interna ma che ci è dettata dall'emergenza internazionale". Berlusconi ha scandito: ''Siamo personalmente addolorati, ma siamo soddisfatti, anche dell'apporto che hanno dato tutti i ministri. Abbiamo dentro di noi la sensazione di aver fatto fino in fondo il nostro dovere. Abbiamo lavorato febbrilmente giorno e notte: un ringraziamento va al ministro Tremonti e ai suoi collaboratori e un grazie a tutti gli altri ministri, tutti hanno dato un grande contributo''.

''Abbiamo cercato di modulare la manovra per renderla quanto più equa e corrispondente a esigenze di giustizia possibile'' ha dichiarato dal canto suo Giulio Tremonti, assicurando che non saranno interessati a riduzioni di spesa del settore pubblico ''la sanità, la scuola, la ricerca, la cultura e il 5 per mille''.

Il ministro dell'Economia ha detto che per ciò che attiene direttamente la finanza pubblica tra le misure della manovra figurano la ''riduzione del costo degli apparati amministrativi, i tagli ai ministeri, per quasi 6 miliardi, che possono scendere a 5 miliardi se funziona la Robin Hood Tax a carico del settore energetico. Ferma e bloccata però la bolletta dei cittadini".

Ha proseguito Tremonti: "Noi chiediamo al Parlamento la delega per la riforma assistenziale e fiscale non più sul 2012 ma sul 2011 e nel corso del 2012 pensiamo di ottenere risparmi assolutamente realizzabili per 4 miliardi. Nel caso non fosse possibile realizzare quell'obiettivo la garanzia di salvaguardia e una corrispondente riduzione di regime di tax expenditure".

Tra le misure, ha spiegato, ci sono "un prelievo di solidarietà per i redditi un po' più elevati che allinea quanto fatto nel settore del pubblico impiego", "interventi sui trattamenti pensionistici di entità più o meno pari a 1 mld già sul 2012 ma con proiezione di anticipo dell'anzianità delle donne che non dà un gettito immediato ma in prospettiva dà risultati". E poi "la tassazione delle rendite finanziarie, esclusi i Bot saliranno dal 12,50 al 20%. Scenderanno invece dal 27 al 20% per i depositi bancari e quelli postali", e ancora, "la tracciabilità per i contanti è scesa a 2.500 euro". Inoltre "sono previsti sanzioni forti che arrivano anche alla sospensione dagli ordini per chi non rilascia scontrini e fatture, oltre alla rimodulazione studi settore".

''Non ci sono alternative a fare questo, senza ci sono effetti che impattano sulla vita del paese'' ha scandito il ministro.

Lasciando Palazzo Chigi il ministro Paolo Romani ha detto che c'è stata "una discussione approfondita ma mai nessun problema di rissa nel governo. Ed è stata trovata una buona soluzione". Romani ha parlato anche del nodo pensioni: "La Lega è soddisfatta. Berlusconi e Bossi si sono visti e hanno trovato la quadra".

"La leggerò, certo. Ma così come è uscita, questa manovra non è in grado di rispondere ai problemi" ha commentato il segretario del Pd, Pierluigi Bersani. Secondo Bersani gli interventi previsti "non sono sopportabili e non prevedono nulla per la crescita. Tremonti ha parlato di una ristrutturazione della manovra, qui non c'è proprio nulla di questo ma si anticipa semplicemente una manovra che i mercati avevano giudicato già inadeguata. Si anticipa una fantomatica delega assistenziale, con una clausola che dice 'se non riusciamo a completare la delega, tagliamo le detrazioni al 20%'. Questo vuol dire caricare tutto sulle famiglie ed è insostenibile. Quando ieri dicevo al governo 'non fatevi tremare i polsi', oggi devo prendere atto che gli sono tremate le gambe. Questi qui - ha detto ancora Bersani riferendosi ai componenti del governo e della maggioranza - vorranno prendere in giro il Paese".

''Finalmente il governo ha mostrato le carte. Carte piene sia di ombre sia di luci'', ma ''noi dell'Idv faremo fino in fondo il nostro dovere per evitare che la nave cali a picco" ha rimarcato Antonio Di Pietro.

Critico il vicepresidente di Fli, Italo Bocchino: "Il provvedimento del governo per superare la crisi è l'esatto opposto di ciò che serve al Paese e agli italiani. Si potrebbe sintetizzare con lo slogan 'più tasse e meno servizi'".

La manovra preoccupa anche l'Udc. ''Questa manovra si presenta priva di elementi strutturali e infarcita di tasse e balzelli che colpiranno in particolare i ceti medi e le famiglie italiane - dice in una nota Gian Luca Galletti - Saremo responsabili, come sempre, ma la nostra preoccupazione è altissima''.
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Re: [Italia] tira un'arietta..

Messaggioda sandropascucci » 16 ago 2011, 9:25

traduzione: IGB ha richiamato tutti all'ordine e i camerieri si sono presentati in fila longobarda a leccare il culo e baciare l'anello (e non in quest'ordine).
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Re: [Italia] tira un'arietta..

Messaggioda kasiacolagrossi » 18 ago 2011, 17:15

da una parte le tasse per chi guadagna 90 000 l'euro all'anno dal l'altra il condono fiscale bis.

http://it.reuters.com/article/topNews/i ... EO20110818

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Manovra, scudo bis? Calderoli: Roba da realtà virtuale
giovedì 18 agosto 2011 14:59


ROMA (Reuters) - L'idea di riaprire il condono per i capitali detenuti ancora all'estero, che pure sembra non dispiacere ad esponenti della maggioranza, è per il ministro della Semplificazione Roberto Calderoli solo una invenzione dei giornali.

"Francamente dello scudo bis non ho sentito parlare, però ormai sono i giornali che scrivono le manovre. Se lo scrivete due volte a quel punto diventa realtà, una realtà virtuale che nella manovra non c'è", ha detto Calderoli, dirigente della Lega Nord, a Sky tg24.

La proposta di un nuovo scudo non è un tabu per il senatore del Pdl Lucio Malan, tra i primi parlamentari del partito ad avanzare critiche alla manovra illustrata dal ministro dell'Economia Giulio Tremonti per portare i conti pubblici in pareggio nel 2013.

"Non mi entusiasma ma non mi scandalizzo. E' un modo per tirare su soldi, non possiamo fare troppo i difficili. Invece mi sembra molto difficile far pagare ancora chi si è già avvalso dello scudo fiscale", ha detto Malan, riferendosi da ultimo ad una proposta del Pd.

"Presenterò degli emendamenti a saldo zero o per migliorare i saldi. Un settore dove ci sono margini di miglioramento riguarda le dismissioni delle partecipazioni azionarie dello Stato, penso ad Eni, Finmeccanica, Smt e anche il poligrafico e le Poste. Non si tratta certo di svendere, ma ci sono modi per rendere attraenti queste operazioni ed è poi un modo per allontanare discussioni e polemiche su come nominare i consiglieri delle società, Un programma di dismissioni sarebbe una patrimoniale da far pagare allo Stato e non ai contribuenti".

(Roberto Landucci)
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Re: [Italia] tira un'arietta..

Messaggioda MauroB » 29 ago 2011, 15:23

manovra tagli.png

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Re: [Italia] tira un'arietta..

Messaggioda MauroB » 31 ago 2011, 18:45

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Manovra, Merkel e Bce stanno perdendo la pazienza

L’ennesimo cambiamento della manovra d’austerity italiana sta infiammando l’Europa. La Germania e la Commissione Ue oramai non fanno altro che attendere il giorno successivo per vedere cosa Roma tirerà fuori dal cilindro. Il Financial Times Deutschland attacca Berlusconi, ricordando che «non merita il sostegno della Bce». E avverte: «L’Eurotower non potrà sempre sostenere Roma nelle aste dei titoli di Stato». Senza acquisto di Btp, lo spread coi Bund sarebbe più alto di 70 punti base.

http://www.linkiesta.it/node#ixzz1Wcraor8O

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Re: [Italia] tira un'arietta..

Messaggioda kasiacolagrossi » 3 set 2011, 13:54

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Re: [Italia] tira un'arietta..

Messaggioda MauroB » 6 set 2011, 19:07

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Moody's: fari accesi sul debito italiano

articoli di Alessandro Merli e Vittorio Da RoldCronologia articolo 6 settembre 2011

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Moody's: rating Italia resta sotto osservazione
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In questo articolo
Argomenti: Rating | Italia | Moody's | Reuters | Angela Merkel | Alessandro Merli I | CDU | Bce | Alexander Kockerbeck
di Alessandro Merli

I rapporti di due banche diffusi ieri mattina agli investitori hanno ravvivato le aspettative dei mercati di un prossimo declassamento del debito italiano da parte delle agenzie di rating e contribuito alle turbolenze in una giornata già molto movimentata.

Interpellata in proposito, Moody's si è limitata a ricordare che il voto dell'Italia è sotto revisione per un possibile downgrading dal 17 giugno scorso e che le operazioni di revisione durano in medie tre mesi. Periodo che scade fra una decina di giorni.


Un'analisi degli strategist di Société Générale ha rammentato ieri che l'Italia è sotto la spada di Damocle del declassamento da parte di tutte e tre le principali agenzie. Oltre a Moody's, si tratta di Standard & Poor's, che a sua volta aveva rivisto le prospettive del debito italiano da stabili a negative nel maggio scorso, e di Fitch.

Il downgrading, secondo la nota di Sg, appare probabile a causa dello scenario sia dei conti pubblici sia della situazione macroeconomica. Inoltre, sono sfavorevoli all'Italia, secondo gli analisti della banca francese, i dubbi sulla capacità del Paese di avere accesso al finanziamento sui mercati e un rating tuttora alto rispetto ad altri Paesi nelle stesse condizioni.

Moody's ha mantenuto il rating di Aa2 per l'Italia dal maggio del 2002 ed è stata, delle tre agenzie, la più lenta a correggere il voto del debito del nostro Paese. Nella nota che accompagnava l'annuncio di revisione del giugno scorso, l'agenzia aveva sottolineato, fra gli elementi principali che potevano scattare il downgrading, le difficoltà della crescita, dell'attuazione del risanamento dei conti pubblici e il peggioramento del contesto europeo, con un aumento del costo del servizio del debito.

In un'intervista al Sole 24 Ore, il responsabile del rating dell'Italia, Alexander Kockerbeck, aveva sottolineato in particolare il peggioramento della situazione in Europa e l'effetto di contagio. Tutti questi fattori si sono successivamente realizzati e questo ha acuito le aspettative di mercato di una prossima azione dell'agenzia. Da allora, gli unici aspetti positivi per l'Italia sono la probabile interruzione del ciclo di rialzi dei tassi da parte della Banca centrale europea (a fronte però di un netto peggioramento delle prospettive economiche della zona euro) e, soprattutto, gli interventi a sostegno del debito italiano da parte della Bce. Interventi che tuttavia, come ha ribadito ieri il governatore della Banca d'Italia e prossimo presidente della Bce, Mario Draghi, non possono esser dati per scontati.

Un'altra analisi, condotta dalla banca olandese Rabobank, ha preso in esame invece i casi precedenti di declassamento di Paesi europei e i loro tempi di attuazione, rilevando che, sulla base dell'esperienza passata, quello dell'Italia avrebbe dovuto già essere annunciato entro la fine di agosto. L'Italia si trova già quindi, secondo la banca, in una sorta di tempo supplementare, dal che si potrebbe dedurre anche in questo caso che ci si attende un abbassamento del voto in tempi brevi.

Nelle ultime settimane, i mercati finanziari hanno puntato la loro attenzione in particolare sulla crescita dell'economia italiana, già debole e destinata a indebolirsi ulteriormente sulla scia della frenata tedesca, e sull'incapacità del Governo di varare un piano coerente di riforme per rilanciarla, oltre che i numerosi cambi di direzione sulle misure di aggiustamento dei conti. Tutte valutazioni che pesaranno sul voto delle agenzie di rating, che sui mercati molti cominciano a ritenere imminente, presumibilmente poco dopo che venga finalizzata in parlamento la manovra.

Una dichiarazione poco incoraggiante, anche se non confermata ufficialmente, sarebbe venuta ieri anche dal cancelliere tedesco, Angela Merkel, la quale, secondo una fonte citata dall'agenzia di stampa Reuters, avrebbe detto a una riunione di parlamentari del suo partito, la Cdu, che la situazione di Italia e Grecia è «estremamente fragile».


http://www.ilsole24ore.com/art/finanza- ... d=AaUQou1D

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Re: [Italia] tira un'arietta..

Messaggioda kasiacolagrossi » 16 set 2011, 13:34

da notaio "amico"

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L'IVA aumenta al 21%

In seguito alla definitiva approvazione della manovra finanziaria 2011, l'aliquota IVA ordinaria aumenta dal 20% al 21% a partire da domani, sabato 17 settembre 2011.
Restano invece invariate l'aliquota al 10% prevista per alcune categorie di beni (tra cui i fabbricati a destinazione abitativa e relative pertinenze) e l'aliquota agevolata al 4% (applicabile, tra l'altro, all'acquisto della prima casa).
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Re: [Italia] tira un'arietta..

Messaggioda sandropascucci » 16 set 2011, 13:44

evvai!! era ora!!

:roll:
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Re: [Italia] tira un'arietta..

Messaggioda Luca Mencaroni » 17 set 2011, 2:08

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Re: [Italia] tira un'arietta..

Messaggioda MauroB » 17 set 2011, 9:32

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Moodys: prosegue l'esame del rating italiano per un possibile downgrade. Verdetto a ottobre

Cronologia articolo16 settembre 2011



In questo articolo

Moody's: fari accesi sul debito italiano
Moody's: a rischio rating di 16 banche italiane e della Cassa Depositi e Prestiti
Moody's: possibile downgrade per 23 enti locali


L'agenzia internazionale di rating Moody's «continua la revisione del rating italiano per un possibile downgrade». Lo afferma Moody's in una nota, sottolineando che la revisione si chiuderà il prossimo mese. La comunicazione è arrivata allo scoccare dei 90 giorni di tempo che l'agenzia di rating statunitense aveva per emettere il verdetto dopo aver messo sotto osservazione il rating (giudizio di solvibilità sul debito) dell'Italia lo scorso 17 giugno. inserendo tra i sorvegliati speciali anche 16 banche italiane, la Cassa Depositi e Prestiti e 23 enti locali.

http://www.ilsole24ore.com/art/finanza- ... d=AaAD924D

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Re: [Italia] tira un'arietta..

Messaggioda MauroB » 19 set 2011, 8:57

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Il Fisco nel cantiere delle tasse sulla casa
di Cristiano Dell'Oste e Marco Mobili Cronologia articolo19 settembre 2011
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Il dossier-casa non è finito in un cassetto. Era sul tavolo nei giorni in cui si scriveva il maxi-emendamento alla manovra di Ferragosto, e presto potrebbe essere riaperto. Per ora non si registrano dichiarazioni ufficiali, ma ci sono diversi indizi – come si direbbe in tribunale – gravi, precisi e concordanti. Secondo quanto risulta al Sole 24 Ore, nei giorni scorsi i tecnici hanno iniziato a valutare l'impatto di una rivalutazione delle rendite catastali. Un capitolo che si aggiunge al possibile anticipo dell'Imu già dal 2012, al taglio dei bonus e all'ipotesi di una patrimoniale.

Certo, l'azione di governo si concentra in questi giorni sullo sviluppo, che è la priorità per il Paese. Ma il rischio che il pressing dei mercati richieda ulteriori sforzi sul fronte fiscale non è remoto, anzi. Ecco perché il dibattito sulle possibili correzioni non è mai finito, neppure dopo che la Camera – mercoledì scorso – ha votato la conversione in legge del Dl 138/2011.
In primo piano ci sono gli stessi temi che si rincorrono già da qualche settimana, in una sorta di manovra permanente: la stretta sulle pensioni di anzianità, la valorizzazione del patrimonio pubblico e il condono fiscale, magari abbinato a quello edilizio. Accanto a queste ipotesi, però, ce ne sono altre che potrebbero colpire direttamente gli immobili.

Dagli uffici dell'agenzia del Territorio e da via XX Settembre non arriva alcuna conferma ufficiale, ma il piano-rendite è stato esaminato, quanto meno a livello di fattibilità. Oggi le rendite vengono alzate del 5% a fini Ici in virtù della vecchia legge del primo Governo Prodi (la 662/1996) e domani potrebbero essere aumentate, ad esempio, del 10 o del 15%, o magari essere soggette a una correzione differenziata per categorie di immobili.

D'altra parte, se l'esigenza fosse quella di recuperare gettito per ragioni di cassa, un ritocco delle rendite catastali porterebbe all'erario soldi freschi e subito. Quanti? Un bilocale in una grande città italiana, con una rendita di 732 euro all'anno, passerebbe da 512 a 561 euro di Ici all'anno (ipotizzando un'aliquota al 7 per mille e una rivalutazione del 15%). A livello globale, partendo dalle ultime statistiche pubblicate dal Territorio – e sempre tenendo ferma l'esenzione per l'abitazione principale – si può stimare che un incremento della rivalutazione dal 5% al 10% valga circa 500 milioni di Ici in più all'anno, che diventano 950 se si sale al 15 per cento. Somme alle quali vanno aggiunti i maggiori introiti dell'imposta di registro sui trasferimenti immobiliari e il maggior gettito dell'Irpef sulle seconde case sfitte.

La partita delle rendite catastali si intreccia con quella di un possibile avvio anticipato dell'Imu, la nuova imposta municipale, che partirebbe dal 2012 anziché dal 2014 (si veda anche la pagina precedente). A rigor di logica, Imu e rendite non dovrebbero andare a braccetto, perché aumentare l'aliquota è un po' come alzare il valore su cui la si applica. Ma si potrebbero fare entrambe le cose per lasciare più margini d'azione ai sindaci, che già hanno contestato come «troppo basso» il 7,6 per mille dell'Imu. In un caso e nell'altro, comunque, si tratterebbe di operazioni che agiscono senza toccare le tariffe d'estimo, cioè i valori in base ai quali vengono calcolate le rendite catastali. Operazioni tecnicamente semplici, dunque, che però non farebbero giustizia delle sperequazioni della fiscalità immobiliare, che si trascinano da anni.

In mezzo a tante ipotesi un punto fermo c'è, ed è il riordino delle agevolazioni. Il gruppo degli esperti guidato da Vieri Ceriani ha censito finora 479 tax expenditures nazionali, classificandole in base alla loro funzione (e dunque alla loro importanza). Il risultato è che nessuno dei bonus principali legati alla casa figura nel nocciolo duro degli incentivi intoccabili. E quindi, anche se la valutazione finale sarà puramente politica, è probabile che vengano limate – o tagliate – una o più delle agevolazioni dettate per la casa: le detrazioni del 36% e del 55% (peraltro in scadenza a fine anno), le imposte ridotte sugli acquisti di prime case, lo sconto sugli interessi del mutuo, la cedolare secca sugli affitti, le deduzioni forfettarie sui canoni di locazione. Nella lista c'è anche l'esenzione Ici sull'abitazione principale, ma qui il discorso si fa più complesso, perché Silvio Berlusconi ne ha fatto una bandiera politica fin dal duello tv con Romano Prodi del 2006.

Tutte queste agevolazioni pesano per poco più di 13 miliardi sui 164 conteggiati dai tecnici. Non bisogna dimenticare, però, che i bonus intoccabili valgono 72 miliardi e che l'Iva ridotta al 10% e al 4% incide per circa 27 miliardi. A conti fatti, quindi, le voci effettivamente tagliabili sono meno di quel che sembrano.

La manovra di Ferragosto fissa obiettivi chiari – 4 miliardi di risparmi nel 2012 e 20 a regime nell'anno seguente – che dovranno essere raggiunti con la riforma fiscale o, in mancanza, con un taglio lineare spalmato su tutti i bonus. In un modo o nell'altro, gli immobili sono già nell'agenda del Fisco.

http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e- ... d=AaY5BY5D

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Re: [Italia] tira un'arietta..

Messaggioda MauroB » 20 set 2011, 1:38

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Standard & Poor's abbassa il rating dell'Italia da A+ ad A

Cronologia articolo20 settembre 2011

In questo articolo

Argomenti: Standard and Poor's | Moody's | Italia

Standard and Poor's ha deciso di tagliare il rating sul debito italiano, portandolo da A+ ad A. La notizia è arrivata almeno in parte a sorpresa, dopo che Moody's aveva deciso di tenere sotto osservazione il nostro debito sovrano ancora per un mese, ed è arrivata nella notte (italiana) tra lunedì e martedì. L'agenzia di rating statunitense Standard and Poor's ha dunque declassato il debito sovrano dell'Italia portandolo a «A» da «A+». L'Outlook è negativo.

Il declassamento, spiega S&P in un comunicato, «riflette la nostra visione di prospettive di crescita indebolita» per il Paese. Inoltre, spiega l'agenzia di rating, «la fragile coalizione di governo e le differenze politiche all'interno del Parlamento continueranno probabilmente a limitare l'abilità dell'esecutivo a rispondere con decisione a un contesto macroeconomico interno ed esterno difficile».

Nei giorni scorsi l'altra grande agenzia di rating, Moody's, aveva mantenuto l'Italia sotto osservazione, dicendo però che ci sarebbe voluto un altro meso per valutare il livello di affidabilità del debito sovrano. Però ieri la stessa Moody's ha fatto sapere che le misure di austerità contenute nella manovra approvata mercoledì scorso dal Parlamento italiano sono negative ai fini del merito di credito per le Regioni e gli enti locali del Paese in quanto mettono sotto ulteriore pressione bilanci già sotto stress e introducono incertezze sui poteri e le responsabilità dei Governi locali. Questa è infatti l'analisi dell'agenzia di rating in un commento diffuso all'interno del Weekly Credit Outlook.

http://www.ilsole24ore.com/art/finanza- ... 5828.shtml

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Re: [Italia] tira un'arietta..

Messaggioda MauroB » 20 set 2011, 13:28

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Bond per finanziare le grandi opere

di Giorgio Santilli. All'interno articolo di Carmine Fotina e Marco RogariCronologia articolo20 settembre 2011

ROMA - Si rafforza la possibilità per le società di progetto di emettere obbligazioni per finanziare le infrastrutture in project financing. Ci sta lavorando il ministero dell'Economia, con il sostegno tecnico della Cassa depositi e prestiti. L'obiettivo è quello di rimuovere gli ostacoli che finora hanno di fatto impedito l'utilizzo dello strumento obbligazionario: per esempio l'impossibilità di porre un'ipoteca sui beni demaniali e l'assenza di alcuni decreti dell'Economia sulle modalità di 'pubblicizzazione' di rischi troppo elevati legati alle emissioni.


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Al tempo stesso, la sottoscrizione di questi bond sarà riservata a soggetti particolarmente qualificati come banche, assicurazioni, fondi pensione e forse istituti previdenziali.


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C'è anche l'ipotesi di assegnare un incentivo fiscale alla sottoscrizione di obbligazioni connesse alla realizzazione di infrastrutture strategiche.
Fa passi avanti il 'pacchetto infrastrutture' che costituirà il capitolo più corposo del decreto legge per la crescita. Restano da affrontare ancora non pochi nodi, compreso quello degli incentivi fiscali a chi realizza infrastrutture e quello dei 3 miliardi di finanziamenti pubblici che dovrebbero arrivare dai mutui revocati alle grandi opere in ritardo (2 miliardi) e dai fondi Fas e Ue non spesi per il Sud nel periodo 2000-2006 (1 miliardo). Il lavoro dei tecnici, però, va avanti su tutti i fronti: si lavora ancora al ministero delle Infrastrutture, dove c'è pronta una bozza di 23 articoli che farà da base al confronto con Via XX settembre; e si lavora anche al ministero dell'Economia che dovrebbe presentare un proprio pacchetto di proposte, soprattutto per incentivare la partecipazione dei capitali privati alla realizzazione di infrastrutture. Sullo sfondo, come motore del lavoro sul project financing, resta sempre il documento delle '33 proposte' presentate da Astrid, Italiadecide e Res Publica e commissionate proprio dai ministeri dell'Economia e delle Infrastrutture.

Per il vertice di oggi l'attesa è che si presenti qualche misura a uno stadio più avanzato rispetto all'incontro di giovedì scorso e proprio il pacchetto infrastrutture sembra quello su cui si è più lavorato. L'altro punto critico per le parti sociali è la volontà dell'Economia di varare un decreto a 'costo zero': se questo atteggiamento fosse troppo rigido potrebbe compromettere alla base una manovra per sostenere la crescita. I segnali che arrivano da Via XX settembre sono però di un'interpretazione 'morbida' del principio che potrebbe lasciare spazio, per esempio, allo sblocco e al riutilizzo di risorse incagliate.

Se nei giorni scorsi le novità, per altro ancora al vaglio del ministero dell'Economia, venivano dalla possibilità di utilizzare la cessione di beni pubblici come contropartita alla realizzazione di un'opera infrastrutturale in concessione, dalla proposta di utilizzare i fondi tecnici delle assicurazioni per finanziare infrastrutture e dalla destinazione di una quota dell'extragettito Iva generato dal traffico aggiuntivo creato da un'infrastruttura (poi limitato ai soli porti), oggi il tentativo è di favorire l'ingresso delle banche nelle società di progetto già dal momento della gara per l'affidamento dell'opera: a questo è finalizzata la proposta di riforma della procedura del promotore che vorrebbe dare certezza di tempi e di modalità per l'approvazione del progetto preliminare e dello schema di convenzione, lasciando addirittura al soggetto vincitore della gara l'approvazione self-service del progetto definitivo, senza passare per il Cipe. Le proposte sul tavolo largheggiano anche in favore delle concessionarie autostradali: per l'approvazione dello schema di convenzione si tornerebbe alla situazione precedente alla riforma del 2006. Tornerebbe il parere del Nars (oggi, peraltro, notevolmente indebolito) e salterebbero i pareri del Cipe, della Corte dei conti e delle commissioni parlamentari.

http://www.ilsole24ore.com/art/finanza- ... d=Aazunp5D

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Re: [Italia] tira un'arietta..

Messaggioda MauroB » 20 set 2011, 15:46

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Tremonti: 'Piano decennale per crescita'

Lo scrivera' Ignazio Visco di Bankitalia
20 settembre, 15:15
Tremonti lancia piano per crescita
Il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, lancia un piano decennale per la crescita. L'occasione - secondo quanto riferito all'ANSA - e' il tavolo per lo sviluppo che si e' svolto stamane al Tesoro. Incaricato di scrivere il piano e' Ignazio Visco della Banca d'Italia. ''Il momento e' assolutamente complesso - dice il ministro - ma proprio per questo dobbiamo dare l'idea di cosa fa questo Paese nei prossimi 10 anni, per almeno tre legislature''. Quattro le linee guida: il lavoro, le imprese, il credito e lo Stato. Per uscire dalla crisi ''dobbiamo fare un po' di marketing per l'Italia. Serve un po' di allure che ci dia il respiro di grandi opere''. Poi citando Bismarck ha aggiunto il ministro ''se il popolo sapesse come sono fatte le sue salse e le sue leggi non le mangerebbe''

A BREVE DL INFRASTRUTTURE,COSTO ZERO Nel giro di 10 giorni, per rilanciare la crescita, arrivera' un decreto sulle infrastrutture e da subito si procedera' alla ''manutenzione'' delle misure gia' varate. Il tavolo di confronto al Tesoro per questo si riunira' nuovamente mercoledi' della prossima settimana. Le misure -ha spiegato Tremonti- avranno ''costo zero''.

NORMA ALLA 'GRECA' PER LIBERALIZZAZIONI - Il Governo punta ad avviare le liberalizzazioni, come suggerito dalla commissione europea, seguendo la strada gia' intrapresa dalla Grecia. Questa l'indicazione - secondo quanto riferito all'ANSA - fornita dal ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, al tavolo sullo sviluppo durante il quale si e' parlato appunto della ''norma greca suggerita dall'Ue''
.
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''Si potrebbe inserire per legge - dice - la modifica dell'articolo 41 della Costituzione, cioe' tutte e' lecito se non espressamente vietato''.


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TREMONTI, DARE RISPOSTE A MARCHIONNE SE FA DEMONIO - ''Dobbiamo dare delle risposte a Marchionne se fa il demonio e dice che non vuole stare in Italia perche' c'e' il sindacato''. Lo avrebbe detto il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, - secondo quanto riferito all'ANSA - durante il tavolo per lo sviluppo al Tesoro. ''Ci sara' una ragione - continua - se Marchionne dice che deve uscire da Confindustria se vuole stare in Italia''

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche ... 98963.html

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Re: [Italia] tira un'arietta..

Messaggioda MauroB » 20 set 2011, 15:53

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''Si potrebbe inserire per legge - dice - la modifica dell'articolo 41 della Costituzione, cioe' tutte e' lecito se non espressamente vietato''.


::
Articolo 41
L'iniziativa economica privata è libera.

Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.

La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.
http://www.jus.unitn.it/CARDOZO/Obiter_ ... /art41.htm

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Re: [Italia] tira un'arietta..

Messaggioda MauroB » 20 set 2011, 17:20

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Camera: Governo battuto per la quinta volta

20 settembre, 17:08
Camera

ROMA - Il governo si rimette all'Aula su tutti gli emendamenti al testo sugli spazi verdi pubblici urbani, ''evidenziando che si vota qualcosa che non ha copertura finanziaria'': lo ha annunciato all'assemblea di Montecitorio il sottosegretario all'Ambiente Elio Belcastro dopo che il governo e' stato battuto per l'ennesima volta su emendamenti dell'opposizione al testo.

Sostanzialmente innalzando 'bandiera bianca' rispetto alle assenze in maggioranza, Belcastro ha ''sensibilizzato tutti i deputati a fare attenzione a votare norme senza copertura finanziaria''.

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Re: [Italia] tira un'arietta..

Messaggioda MauroB » 20 set 2011, 17:23

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Italia: nuovo record rischio default

Credit default swaps balzati a 520 punti
20 settembre, 16:51

(ANSA) - ROMA, 20 SET - Vola ad un record storico il rischio default dell'Italia percepito dagli investitori sulla scia del taglio del rating da parte di Standard & Poor's. I credit default swaps (cds) sono balzati a 520 punti dai 489 di ieri, secondo i dati di Cma
.

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Re: [Italia] tira un'arietta..

Messaggioda kasiacolagrossi » 22 set 2011, 13:44

http://www.contropiano.org/it/component ... -in-debito

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Lunedì 19 Settembre 2011 12:06
Una democrazia in debito
di Sergio Cararo*



Immagine

La discussione e la campagna politica per il non pagamento del debito si reggono su dati concreti e per molti versi inoppugnabili. L'incontro nazionale del prossimo 1 ottobre promosso dai firmatari dell'appello “Dobbiamo fermarli”, contiene le potenzialità politiche, sociali e culturali per avviare una seria controffensiva contro il mattatoio sociale imposto dalla Bce e dal governo unico delle banche

E’ stata appena approvata la manovra economica del governo che già Unione Europea e Confindustria tornano di nuovo alla carica invocando la prima misure aggiuntive e la seconda una terapia d’urto che portino l’Italia al di fuori dalla “maledizione” dei Piigs. Contemporaneamente, i reportage dalla Grecia ci descrivono le ferite profonde che le misure imposte dalla Bce hanno già imposto al corpo sociale di quel paese rendendo comuqnue il debito pubblico greco ancora più elevato. La porta girevole delle politiche di aggiustamento dei bilanci pubblici, è ormai un paradosso tanto evidente che più di qualche istituzione insospettabile – dal Fondo Monetario alla Banca d’Italia – sottolinea come non possano che avere effetti recessivi su tutti i paesi euro-mediterranei che sono stati costretti ad adottarle.

L’Italia paga ancora le conseguenze delle terapie d’urto degli anni Novanta (quelle dei governi Amato, Ciampi, Prodi) adottate per entrare nei parametri di Maastricht e poi nell’Unione Economica Monetaria dei paesi europei che hanno adottato l’Euro. Nonostante questo da un lato il debito pubblico non è affatto diminuito ma è aumentato dal 106% del Pil nel 1992 al 120% del 2011, dall’altro le misure antisociali messe in campo in questi ultimi anni hanno devastato servizi sociali strategici come sanità, istruzione, previdenza, trasporti; hanno ridotto del 37,9% in soli dieci anni il potere d’acquisto di salari e pensioni, hanno continuato a trasferire enormi risorse pubbliche e ricchezza dal lavoro e dal risparmio delle famiglie alla rendita finanziaria rappresentata da banche, società di assicurazione, fondi d’investimento italiane e stranieri. (1)

In questo spostamento di ricchezza ci hanno rimesso soprattutto i lavoratori dipendenti, i giovani costretti alla precarietà e alla disoccupazione, i pensionati che hanno dovuto esaurire i loro risparmi per assicurare reddito, abitazioni, finanziamenti alle generazioni successive ormai private di presente e di futuro. Ma in qualche modo ci hanno rimesso anche i profitti generati dall’economia reale basata sulla produzione di beni, soppiantata da una corsa alla rendita speculativa, finanziaria e immobiliare, che ha contribuito alla distruzione degli investimenti e del tessuto industriale del paese.

Il gioco della porta girevole sul debito pubblico – aumentare l’indebitamento per pagare il debito - ha agito su questa realtà sociale stravolgendone l’esistenza e lo status (con la proletarizzazione dei ceti medi) e manipolandone le priorità e le percezioni (con la minaccia del default ).

Chi sono i proprietari del debito pubblico italiano?

La mappa del possesso dei titoli del debito pubblico italiano, visualizza perfettamente questo immenso spostamento di ricchezza dal risparmio delle famiglie (il c.d. Bot people) alle banche e alle società finanziarie.

Una elaborazione della banca d’affari Morgan Stanley, ci aiuta a capire meglio come stanno le cose. Infatti se nel 1991 il debito pubblico era per il 58,6% in mano alle famiglie – sia quelle più ricche sia quelle che avevano investito liquidazioni, qualche risparmio e piccole eredità nei Bot e nei titoli di stato - oggi questa quota è crollata al 14%, mentre i titoli del debito italiano in possesso degli investitori stranieri (banche, fondi,assicurazioni) è schizzato dal 6% del 1991 al 43% del 2010. Occorre sottolineare che, in confronto agli altri paesi Piigs, tale percentuale rimane bassa, cioè il debito pubblico del nostro paese relativamente al resto di Europa, è a forte carattere interno. Infatti anche banche, finanziarie,assicurazioni e fondi di investimento “italiani” (un eufemismo nell’epoca della finanza globale) che nel 1991 possedevano il 25% dei titoli, oggi ne posseggono il 38%, é dunque evidente che la forte percentuale di investitori interni del debito pubblico italiano non è più attribuibile come una volta alla famiglie in veste di grande “formiche risparmiatrici”. La Banca d’Italia infine possiede una piccola del 4% dei titoli del debito pubblico italiano. Riassumendo: l’81% dei titoli del debito pubblico italiano sono nelle mani di banche, assicurazioni e fondi di investimento, società finanziarie siano esse straniere o italiane. (2)

Passando dalle percentuali ai numeri, si può in qualche certificare che su un debito pubblico più o meno di 1.400 miliardi di euro, le entità finanziarie francesi posseggono titoli del debito italiano per 511 miliardi di euro; quelle tedesche per 190 miliardi; quelle anglo-sassoni per 77 miliardi, quelle spagnole per 31 miliardi. (3)

Più della metà del totale debito pubblico italiano è quindi nelle mani dei cosiddetti “investitori esteri” e i quattro/quinti del debito sono nelle mani di banche e soggetti finanziari privati; questo dato, considerato congiuntamente all’abbassamento della propensione al risparmio delle famiglie e considerato quanto emerge dalle indagini giudiziarie, fa individuare un forte interessamento ai titoli del debito pubblico italiano, da parte di società finanziarie prestanome “di rispetto”, direttamente funzionali a quell’economia criminale che ne percepisce chiaramente una modalità pulita e conveniente ai fini di realizzare una buona rendita ma soprattutto un metodo sicuro per il riciclaggio di denaro sporco .

Sta in questa dimensione la maledizione dell’Italia tra i paesi Piigs: “troppo grande per fallire, troppo grande per essere salvata”. Ma, come si dice, la situazione è tutt’altro che stabile e i punti di rottura dentro questa crisi possono essere molteplici e imprevedibili.

Chi piangerebbe sul mancato pagamento del debito pubblico?

Dunque se l’Italia non pagasse il suo debito pubblico, a doversi preoccupare sarebbero soprattutto le banche, le compagni assicurative e i fondi di investimento in gran parte stranieri e in misura minore italiane e le grandi famiglie della malavita organizzata che hanno investito abbondntemente sui titoli del debito per riciclare legalmente i capitali sporchi. In misura irrilevante lo sarebbero poi le famiglie più ricche o le poche che in questi anni di crollo del risparmio sono riuscite a mantenere quote di patrimonio più o meno consistenti investite in titoli del debito pubblico italiano.

Tutti questi soggetti, non solo incassano a scadenza la cedola sui titoli di stato italiano, ma incassano ogni anno una media di 70 miliardi di euro di interessi che lo Stato corrisponde ai possessori dei titoli indipendentemente dalla loro scadenza. Quindi già solo congelando il pagamento degli interessi, si avrebbero a disposizione ogni anno risorse finanziarie rilevanti per avviare piani straordinari per l’occupazione, risanare scuola e sanità, investimenti produttivi e infrastrutturali, risorse che verrebbero sottratte una volta tanto alle banche e alle entità finanziarie private e restituite agli interessi collettivi.

La dimensione stessa del debito pubblico accumulato in questi ultimi venticinque anni dall’Italia, le caratteristiche dei possessori dei titoli del debito pubblico, l’enorme sproporzione tra il peso reale delle risorse sottratte agli interessi sociali collettivi dalle misure richieste dalla Bce e dai “governi delle banche” e la loro possibilità di “incidere” su un movimento globale degli investimenti nell’ordine delle migliaia di miliardi di dollari al giorno, fanno dire ormai a settori crescenti del sindacato, dei movimenti sociali, della politica e della cultura che il debito non può e non deve essere più pagato da lavoratori, disoccupati, pensionati, giovani.

Non solo questi settori hanno “già dato!” in questi venti anni gettando nel secchio bucato del pagamento del debito e degli interessi sul debito qualcosa come 430 miliardi di euro tra tagli ai servizi sociali, nuove imposte, blocco dei salari e delle pensioni, riduzione prestazioni previdenziali, privatizzazioni etc., ma adesso gli si chiede di riprendere la giostra della porta girevole con nuovi tagli, sacrifici, rinunce a diritti acquisiti, negazione di ogni vera prospettiva di lavoro, di reddito, di salario, pensione e di servizi sociali degni di questo nome.

Un campagna di massa contro il pagamento del debito pubblico e per la democrazia

E’ ormai evidente come quaranta o cinquanta miliardi di euro in tagli alle spese e nuove imposte, pesino enormemente sulle condizioni di vita dei settori popolari ma siano del tutto insignificanti nel casinò globale dei mercati finanziari internazionali. Ritenere che la soluzione alla questione del debito pubblico possa passare attraverso ripetute manovre “lacrime e sangue” dei vari governi, è una sanguinosa menzogna che occorre demolire agli occhi della società.

A questa sanguinosa menzogna si può e si deve contrapporre una soluzione diversa e alternativa fondata sul non pagamento del debito, la nazionalizzazione delle banche e la irrinunciabilità della democrazia. Il nesso tra non pagamento del debito e questione democratica è infatti strettissimo e torna ad essere materia che porta direttamente al nodo del cambiamento politico di sistema.

La questione dirimente infatti non è sul “se, il come o il quando pagare il debito”, il problema è che “il debito non va pagato” per imporre un nuovo ordine di priorità all’uso delle risorse disponibili nel nostro e negli altri paesi sottoposti al massacro sociale imposto dalla Bce o dall’Ecofin dell’Unione Europea.

In tutti i paesi ipotecati dal debito (quello estero negli anni ottanta e novanta nei paesi in via di sviluppo, quello pubblico nei paesi europei nel XXI Secolo), la popolazione è stata non solo vessata dalle manovre lacrime e sangue e dalle terapie d’urto – ieri quelle del Fmi e della Banca Mondiale, oggi quelle della Banca Centrale Europea – ma è stata sistematicamente espropriata di ogni sovranità o possibilità di decidere sulle soluzioni adottate. Sistemi elettorali maggioritari, autoritarismo dei governi e sedi decisionali sopranazionali, hanno impedito con ogni mezzo che la società potesse esprimersi sulle scelte decisive, magari anche scegliendo poi di fare i sacrifici richiesti ma solo dopo essere stata consultata, informata e messa nelle condizioni di decidere.

Nell’Unione Europea oggi questo tema è stato posto all’ordine del giorno sulla base di una divaricazione incompatibile tra democrazia e capitalismo. I governi delle banche, veri e propri governi unici ormai e indipendentemente dal partito/coalizione al governo, applicano una governance oligarchica e unilaterale decidendo nelle sedi europee i provvedimenti che dovranno essere adottati e certificati nei singoli paesi. E la discussione stessa si sintetizza in quelle sedi privando di decisionalità sia i parlamenti sia le istanze sociali che possono solo ricorrere agli scioperi e agli scontri di piazza per segnalare la loro opposizione alle misure lacrime e sangue.

La stragrande maggioranza dei partiti parlamentari votano poi i provvedimenti o ne agevolano l’approvazione in nome dell’obbedienza alla superiore istanza europea che viene sbandierata ancora come baluardo rispetto all’instabilità e garanzia di un assetto democratico che occorre salvaguardare anche a costo di misure antipopolari. La rappresentanza politica istituzionale subisce così un ulteriore arretramento che ne svuota ogni contenuto democratico e di rappresentanza sociale.

Questa contraddizione – segnalata con forza dai movimenti degli Indignados spagnoli – appare ormai dirimente in un paese-limite come l’Italia.

Infatti se in altri paesi si sono potuti tenere dei referendum sui vari aspetti dell’integrazione nell’Unione Europea, nel nostro paese questa possibilità democratica è stata sistematicamente negata con effetti molto gravi. In Francia e in Olanda, la società ha potuto discutere e votare sulla Costituzione Europea, in Danimarca, Svezia, Irlanda, Norvegia si sono potuti tenere referendum sull’adesione o meno all’Eurozona o alla stessa Unione Europea. In Islanda addirittura c’è stato il recente referendum che ha sancito il non pagamento dei debiti delle banche. In Spagna, gli Indignados e i movimenti della sinistra e repubblicani hanno chiesto un referendum contro l’introduzione del vincolo di bilancio nella Costituzione

Queste sono state tutte occasioni in cui la gente ha dovuto/potuto informarsi ed esprimere la propria volontà. Il problema per l’establishment europeo, semmai, è che ogni volta che la società dei vari paesi si è potuta esprimere democraticamente, ha votato contro i progetti dell’oligarchia istituzionale e finanziaria bocciandoli sonoramente. .

In Italia niente di tutto questo è stato fino ad oggi possibile perché la Costituzione vieta i referendum in materia di leggi di bilancio e di trattati internazionali. Questo limite “oggettivo” ha permesso da un lato a tutti i partiti, inclusi purtroppo anche quelli della sinistra radicale, di marginalizzare l’analisi e il dibattito sulla natura imperialista dell’Unione Europea, dall’altro ha impedito che le questioni europee trovassero interesse e attenzione in vasti strati della società. Il sistema bipartizan, approfittando di entrambe le condizioni, ha sempre veicolato un europeismo enfatico ed acritico come un dogma che abbiamo visto operare in sede di approvazione della manovra finanziaria imposta dalla “lettera della Bce”.

In realtà questa è ormai una foglia di fico, sia perché nel 2001 il centro-sinistra promosse il referendum confermativo su materia costituzionale come il titolo V della Costituzione (sul federalismo), sia perché è inaccettabile che venga introdotto il pareggio di bilancio nella Costituzione ma si impedisca – trincerandosi dietro la Costituzione – un referendum su questa modifica così rilevante (e del tutto assurda da ogni punto di vista, NdR).

Proposte e soluzioni da discutere e su cui agire

Di fronte all’annodarsi della crisi sistemica del capitalismo che sta colpendo soprattutto gli Stati Uniti e l’Unione Europea (i Brics al contrario non vanno affatto male), si vanno affacciando analisi e proposte che in qualche modo indicano una controtendenza rispetto alla subordinazione - magari critica ma sempre subordinazione - ai diktat della Bce, delle istituzioni finanziarie internazionali e dei governi unici delle banche.

La campagna sul non pagamento del debito e la democrazia che verrà discussa e lanciata il prossimo 1 ottobre, va in questa direzione. E’ chiaro che se dobbiamo indicare una alternativa al massacro sociale e all’autoritarismo crescente, non possiamo sottrarci dall’indicare delle soluzioni.

A settembre Joseph Halevi ha scritto un ottimo saggio su Il Manifesto nel quale sottolinea giustamente che “il nodo é rompere la sudditanza verso il pagamento del debito pubblico come fonte di rendite delle società finanziarie e anche delle grandi imprese, in gran parte a loro volta finanziarizzate”. Halevi diventa però prudente nel passaggio dall’analisi all’indicazione politica e scrive: “Affinché questo ragionamento abbia sbocchi pratici é necessario entrare nel contenuto della spesa pubblica e rilanciare il ruolo ridistributivo della fiscalità. Nell'oscurantismo imperante, però, la mia é una pura illusione” (4).

Il problema infatti è quello di costruire non una “campagna di opinione” sul non pagamento del debito, ma una campagna politica e di massa che non nutra illusioni velleitarie e la collochi ben dentro il senso comune della gente e il conflitto di classe nei vari settori sociali.

Il non pagamento del debito è una di queste soluzioni che possiamo mettere in campo, consapevoli però che questa battaglia implica un cambio di paradigma nelle priorità del sistema politico ed economico in cui operiamo. Non è infatti possibile disgiungere dal non pagamento del debito la questione della nazionalizzazione delle banche, perché è soprattutto il debito “pubblico” verso le banche quello che va eliminato. Si tratta di due misure complementari che rimettono al centro l’interesse collettivo a scapito degli interessi privati che si sono rivelati antagonici proprio verso gli interessi della collettività, costringendola a dissanguarsi per riempire di liquidità i bilanci delle banche, evitare che fallissero e regalandogli la possibilità di lucrare sui titoli del debito pubblico.

Ma il dibattito si va facendo più avanzato anche sul terreno delle soluzioni strategiche nella dimensione europea.

Un libro di prossima uscita edito dalla Jaca Book – “Il Risveglio dei maiali”, e scritto da L.Vasapollo in collaborazione con J.Arriola, R. Martufi, avanza l’idea di un’area monetaria euromediterranea – viene indicato a tale scopo anche l’acronomo “Alias” - tra i paesi Piigs, la sponda sud del Mediterraneo e i paesi dell’Europa dell’est per sottrarre questi paesi all’implosione che deriva dall’egemonia del cosiddetto “polo carolingio” dalla nitida natura imperialista (Francia, Germania, Austria, Olanda, Fiandre, Padania) il quale sta piegando le economie dei paesi deboli dell’Europa ai propri interessi commerciali, finanziari e industriali.

Urge dunque, second gli autori, una via d’uscita all’implosione politica e sociale che però passa per la fuoriuscita dall’UEM (Unione Economica Monetaria europea) e dal dotarsi anche di una propria moneta diversa dall’Euro. “Risulta imprenscidibile per l’affermazione di una nuova moneta e di una politica orientata in favore dei lavoratori, contare su uno spazio produttivo nel quale si possa stabilire una nuova divisione del lavoro basata sui principi di uno sviluppo sociale collettivo solidale e un benessere qualitativo per l’insieme della popolazione della nuova area monetaria Alias…. In una seconda tappa dopo la sua costituzione nei paesi della periferia dell’Eurozona, la nuova moneta e le nuove condizioni di sviluppo sociale ed economico devono diventare una proposta d’integrazione diretta alle altre periferie del capitale europeo: la periferia dell’Est Europa e quella dell’Africa mediterranea” sostengono gli autori nel loro libro/manifesto politico (5).

Ad una conclusione simile, giungeva mesi fa anche un altro economista marxista come Bruno Amoroso, il quale in un saggio scrive che “Per quanto ci riguarda è necessario che si pervenga rapidamente ad una iniziativa valutaria dell’Europa mediterranea che introduca un Euro mediterraneo comprendente la Francia e tutti i paesi dell’Europa del Sud. Questo riporterebbe la sovranità economica e monetaria al servizio degli obiettivi decisi dai governi e dalle istituzioni di questa grande meso-regione europea” (6).

Una rottura della subalternità della politica

Se guardiamo al di fuori di una logica meramente eurocentrista e facciamo tesoro delle esperienze di altre aree del mondo, non puo’ che tornare utile il confronto con i movimenti sociali e le forze intellettuali che hanno condotto la battaglia contro il pagamento del debito nei paesi dell’America Latina. In diversi di questi paesi, la ripresa dello sviluppo economico interno e il significativo cambiamento politico che li ha sottratti ai dogmi e ai provvedimenti liberisti, ha coinciso proprio con la mobilitazione dei movimenti sociali e poi con la decisione di alcuni governi di non pagare il debito. Insomma esperienze concrete da cui una volta tanto la sinistra europea dovrebbe cominciare ad apprendere piuttosto di dare lezioni in giro per il mondo.

L’incontro nazionale del 1 ottobre a Roma lanciato dall’appello “Dobbiamo fermarli” può essere una prima occasione straordinaria per indicare sia un’agenda di lotta che un percorso di approfondimento sulle soluzioni e le alternative alla crisi del capitalismo. Oggi, nel nostro paese, non c'è nessun soggetto politico che affermi pubblicamente queste cose e ne faccia derivare una azione conseguente nel conflitto sociale. E' tempo che una vasta coalizione di forze politiche, sociali, sindacali, intellettuali prenda in mano questa opportunità sula base di una convinta indipendenza politica e la rovesci contro un avversario che rivela ogni giorno di più il suo “odio di classe” contro i nostri settori sociali di riferimento.

* Rete dei Comunisti

Note:

(1) Un recente rapporto diffuso dal Casper afferma che dall’introduzione dell’euro a oggi, i prezzi sono aumentati del 53,7% e che il potere d’acquisto di salari e pensioni ha perso il 39,7%, inserto “Tuttosoldi” su La Stampa del 12 settembre

(2) La Morgan Stanley ha elaborato questi dati sulla base di quelle forniti dalla Banca d’Italia nel 2010. I dati sul 1991 sono della Banca d’Italia. La rivista del Cestes, “Proteo”, ha documentato nel numero di primavera la composizione effettiva del debito pubblico italiano sia sul piano del debito interno che di quello estero. Da quei dati si desume che il termine “debito sovrano” è del tutto incongruo e strumentale alle campagne terroristiche e mediatiche sui rischi sociali del default.

(3) I dati sono indicati nell’articolo “Così la nuova schiavitù dei debiti incrociati crea il contagio globale”, Federico Rampini in La Repubblica del 7 agosto 2011

(4) “Una cacofonia oscurantista”, Joseph Halevi, su Il Manifesto del 4 settembre

(5) “Il Risveglio dei Maiali”, edizioni Jaca Book, settembre 2011

(6) “L’impatto sociale delle politiche europee”, Bruno Amoroso su “Insight”, gennaio 2011

Ultima modifica Martedì 20 Settembre 2011 08:53
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Re: [Italia] tira un'arietta..

Messaggioda sandropascucci » 22 set 2011, 13:57

ottimo, da citare come fonte negli eventi PRIMIT..
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Re: [Italia] tira un'arietta..

Messaggioda MauroB » 23 set 2011, 1:24

!
Fisco: Entrate, redditometro tra un mese

700.000 controlli in un anno, nel 2011 saranno recuperati 11 mld
22 settembre, 20:09

(ANSA) - ROMA, 22 SET - Il redditometro partira' fra un mese e varra' sulla dichiarazione del 2010. Lo ha detto il direttore generale dell'agenzia delle Entrate Attilio Befera ai microfoni di SkyTg24 specificando che l'agenzia ''ha dei data base ricchissimi e possiamo anche controllare tutte le spese sopra i 3000 euro che ci devono essere comunicati''.

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche ... 26453.html

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Re: [Italia] tira un'arietta..

Messaggioda sandropascucci » 23 set 2011, 9:53

sandropascucci ha scritto:ottimo, da citare come fonte negli eventi PRIMIT..

mi autoquoto per precisare: ottimi i DATI e la citazione delle FONTI ma
l'analisi manca totalmente il bersaglio della CAUSA, ossia: creazione dal nulla di moneta.
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Re: [Italia] tira un'arietta..

Messaggioda kasiacolagrossi » 25 set 2011, 10:46

se non lo sa come si crea la moneta un ex dirigente di Bd'I... figuriamoci altri...

!
Italia: "unica soluzione, minacciare il default"




Wall Street Italia - martedì, 20 settembre 2011 - 11:32

Roma - Wall Street Italia ha intervistato Andrea Fumagalli, docente di Economia Politica presso l'Università di Pavia, sul problema del debito pubblico italiano, proprio in concomitanza con la decisione di S&P di colpire con la sua scure il rating del nostro paese.

Di seguito, l'opinione del professore riguardo alla speculazione in atto e alla soluzione che potrebbe mettere la parola fine alla crisi dei Piigs: Fumagalli parla di diritto di default inteso in senso strumentale, di potere eccessivo concentrato nelle mani di pochi istituti finanziari, dunque di speculazione, ma anche di scarsa credibilità dell'Italia e di come uscire dal dramma dei Piigs.

Domanda - Mentre Moody's ha rinviato la propria decisione sul rating italiano, S&P è intervenuta quasi a sorpresa, tagliando il rating sul debito del paese. Una decisione che è stata commentata anche con le spaccature che continuano a dilaniare il nostro governo. Come commenta il downgrade?
Risposta - Il declassamento di Standard & Poor's era nell'aria, e viene facilmente giustificato dalla scarsa credibilità sia del governo italiano che della manovra finanziaria stessa, le cui entrate non sono al momento del tutto certificabili. La manovra ha inoltre effetti recessivi sugli enti locali, anche loro in futuro saranno probabilmente declassati. Ma che la manovra non fosse in grado di raggiungere gli obiettivi in termini di rapporto deficit/Pil non è un fatto nuovo. Si sa infatti che lo scopo delle manovre finanziarie è alimentare, estendoli, i mercati finanziari, tramite privatizzazioni e vendite dei patrimoni pubblici e interventi di decurtazioni dei redditi più poveri a vantaggio di quelli più ricchi (altro che patromoniale!). La Grecia insegna. Inoltre le società di rating, essendo strettamente colluse con le grandi banche d'affari (al cui confronto il conflitto di interessi di Berlusconi è poca cosa), intendono alimentare continuamente e strumentalmente, l'emergenza di un possibile fallimento (shock economy).

Domanda - L'Italia ha continuato comunque a essere oggetto di attacchi speculativi anche prima della decisione di S&P e nonostante l'intervento della Bce, che sta acquistando titoli di stato italiani e spagnoli. Perché l'Italia soffre più, per esempio, della Spagna (i rendimenti a 10 anni italiani si confermano infatti superiori a quelli spagnoli da molto tempo, ormai)?
Risposta - E'importante fare alcune premesse. Se guardiamo la situazione esclusivamente dal lato dei fondamentali, la situazione italiana non è di emergenza: il rapporto debito/Pil si aggira infatti allo stesso livello in cui si trovava prima dell'ingresso del nostro paese nell'euro, e il deficit/Pil, al netto della spesa degli interessi, è inferiore a quello francese, per esempio, e non è molto diverso da quello tedesco. Riguardo all'intervento della Bce, l'istituto ha operato in modo funzionale ai mercati finanziari. Ormai la Bce opera in maniera subordinata e supina all'oligarchia della finanza. La decisione di sostenere i bond è stata presa per iniettare nuova liquidità sul sistema, e soddisfare le richieste dei mercati finanziari.

D. - Ma perché questo accanimento contro i BTP? Qual è la causa scatenante che ha dato il via al sell off sui BTP, visto che i fondamentali non sono così orribili?
R. - Tutto sembra aver avuto inizio con l'annuncio di Deutsche Bank, che ha deciso di ridurre la propria esposizione verso i bond italiani. Da allora, si sono messe in moto, perseguendo i loro unici interessi, le grandi istituzioni finanziarie. Fino all'anno scorso l'oggetto delle speculazioni era il petrolio. Ora, a essere preso di mira, è il welfare europeo. La paura alimenta paura sui mercati e alla fine si arriva alla situazione, ben nota, della profezia che si avvera, del default virtuale che diventa reale. Certo, l'Italia è vulnerabile. Continua a registrare una crescita ben inferiore a quella delle altre economie dell'Eurozona, ha problemi strutturali e di credibilità. Parliamo di un paese in cui a essere protagoniste sono dinamiche salariali assurde e interventi economici deficitari. Sono stati commessi gravi errori anche da parte delle aziende che, per fare profitti, non si sono concentrate tanto sull'obiettivo di aumentare i ricavi, quanto sul perseguimento della riduzione dei costi, in un contesto in cui non è stata data importanza sufficiente al sostenimento dello sviluppo tecnologico.

D. - Dove si colloca in questo contesto la manovra approvata dal governo, ampiamente criticata non solo dall'opposizione, ma anche da molti economisti?
R. - Io ritengo che la finanziaria sarà capace di ridurre il deficit pubblico, non sono sicuro però sul pareggio di bilancio. Visto che la manovra si basa per l'80% sulle entrate, se queste si confermeranno inferiori alle aspettative, sarà necessario un nuovo intervento pubblico. Il problema recessivo ci sarà sicuramente e alla fine, guardando al debito, si tornerà punto a capo, a causa dell'aumento delle spese gli interessi. L'Italia rimarrà sempre sulla graticola, continuerà ad avere sempre il cappio al collo, in quanto i suoi problemi sono strutturali.

D - Dunque, qual è la sua ricetta per difendersi contro la speculazione, considerati anche questi problemi?
R- La soluzione sarebbe, e questo vale per altri paesi europei, il diritto di dichiarare, anzi di minacciare il default. Il default dovrebbe essere strumentale, e portare all'obiettivo di una politica fiscale europea comune, di una sovranità e dunque anche di un budget e di una tassazione europei. Questo, a mio avviso, è l'unico modo per proteggere l'Italia e l'Europa intera dalla speculazione. La cosa interessante infatti, è che questo dramma è stato creato da cinque società che detengono il 96% dei cds scambiati a livello globale. Tali istituti avranno interesse a speculare, fino a quando i titoli di stato emessi dai singoli paesi europei continueranno a esistere. Ma se un paese decidesse di minacciare il default, o di procedere anche alla dilazione del pagamento degli interessi - e lo decidesse davvero, senza fare dietrofront - questi titoli di stato diventerebbero junk, spazzatura, e alla fine verrebbe a mancare l'oggetto su cui i grandi colossi come Goldman Sachs stanno speculando. Ricordiamoci poi di un elemento molto importante, che non tutti sanno: l'87% dei titoli pubblici italiani è detenuto da investitori istituzionali e solo un 13% dalle famiglie, differentemente da quanto comunemente si crede.

D. A quel punto, una volta minacciato il default, cosa accadrebbe?
R. A quel punto, potrebbe finalmente concretizzarsi la soluzione che molti auspicano e che non trova d'accordo la Germania, ovvero quella degli eurobond. L'Europa, sotto la minaccia di un default invocata come diritto da un paese, sarebbe costretta a creare un mercato di titoli di stato protetto, sotto controllo e sottratto alla liberalizzazione dei mercati dei capitali. La gestione di questo mercato potrebbe essere affidata alla Bce o un istituto europeo ad hoc.


http://it.finance.yahoo.com/notizie/Ita ... 1.html?x=0
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Re: [Italia] tira un'arietta..

Messaggioda kasiacolagrossi » 26 set 2011, 19:10

alcuni dati http://www.contropiano.org/it/economia/ ... e-sviluppo

!
Lunedì 19 Settembre 2011 11:35
La rendita "anticapitalista". La ricchezza italiana che non produce sviluppo

Borghesia senza capitalismo o capitalisti senza capitali? Il dilemma sulla classe dominante in Italia è antica quanto la modernità. Per un ragionamento fondato sui dati, anziché sugli assunti indimostrabili, consigliamo la lettura di questa rapida ma interessantissima analisi di Marco Panara, su Repubblica di oggi.

L'elemento che ci sembra da mettere in rilievo è l'assoluta "contrarietà al rischio" che caratterizza il "possidente" italico. Un dato che lo connota come "anticapitalista" in senso decisamente regressivo, come estraneo alla logica e alla cultura dell'"impresa". E che ne spiega, probabilmente, anche le propensioni reazionarie sul piano politico (dalla Lega alla mafia, da Berlusconi agli immobiliaristi), che identificano abbastanza chiaramente il "blocco sociale" che si aggrega contrapponendosi tanto alla "modernità capitalista" (l'Europa imperialista in costruzione è vista con sospetto e ostilità) quanto, ovviamente, alle istanze di emancipazione dei lavoratori e delle classi popolari.

Il culto della "roba" - non della produzione di nuova ricchezza - che produce e attraversa un immaginario "populista" in cui il "valore" può esser creato sostanzialmente dall'occupazione di snodi particolari delle strutture di potere amministrativo (di qui l'importanza - e la prostituzione - delle funzioni "politiche") e/o dei "traffici" (non necessariamente illegali). Per esempio, anche se Panara non se ne occupa in questoa rticolo, la struttura della distribuzione dei prodotti agricoli, con una proliferazione tale di "intermediari" da generare prezzi ridicolmente bassi al momento della raccolta (di qui la crisi dell'agricoltura, specie nei piccoli produttori) e prezzi insopportabilmente alti nella vendita al dettaglio.

Un immaginario pervertito che però "tracima" ben al di là dei settori sociali che ne traggono vantaggio e "contagia" settori popolari, irretiti nel gioco di specchi di una ricchezza esistente ma dall'origine "misteriosa".

*****

Ricchezza inutile, in Italia cresce solo la rendita

Marco Panara

Grande patrimonio, crescita zero. Come e perché in Italia ha vinto il partito della rendita

Gli italiani, ricchissimi e disperati. Ebbene sì, siamo ricchissimi, più dei francesi e dei tedeschi, più degli inglesi, degli americani e dei giapponesi. Lo dicono i numeri: la ricchezza lorda delle famiglie italiane alla fine del 2010 ammonta a 9 mila 732 miliardi di euro, i debiti (sempre delle famiglie) a circa mille miliardi, la ricchezza netta è quindi pari a 8 mila 700 miliardi.

E' una cifra enorme, quasi sei volte il pii, quattro volte e mezzo il debito pubblico, 7,8 volte il reddito disponibile, contro il 7,7 del Regno Unito, il 7,5 della Francia, il 7 del Giappone, il 6,3 della Germania e il 4,8 degli Stati Uniti. Siamo più ricchi di loro ma stiamo peggio. Perché?

Per spiegarlo dobbiamo partire dall'inizio, ovvero da come abbiamo fatto ad accumulare tanto. I motivi principali sono che siamo un popolo di risparmiatori (virtù in erosione) e un popolo di evasori fiscali (difetto che non si erode affatto). Un elevato risparmio consente di accumulare e non pagando le tasse si risparmia e si accumula molto di più. Nel 2009 per esempio la ricchezza complessiva è cresciuta di 93 miliardi, 70 dei quali rappresentati dal risparmio e il resto dall'aumento del valore. Non è un'eccezione, tra il 1995 e il 2009 l'aumento della ricchezza è dovuto per il 60 per cento al risparmio e per il 40 all'aumento del valore. Il passo successivo per avvicinarci a capire perché stiamo peggio è nella struttura economica dell'Italia, la cui sintetica fotografia questa: debito pubblico enorme e debito privato relativamente contenuto, ricchezza privata immensa che però non produce crescita.

Il presidente del consiglio e il ministro dell'economia, oltre a dirci fino a giugno scorso che l'Italia stava benissimo, ci hanno venduto quel contenuto debito privato e la gigantesca ricchezza delle famiglie con elementi di forza, garanzie della tenuta del nostro debito pubblico. Alla prova dell'estate purtroppo non si sono rivelate tali, per la semplice ragione che più che elementi di forza sono segni di squilibrio. Per quello che comportano e per quello che rivelano.

Quello che comportano è sotto i nostri occhi: il debito pubblico elevato sbilancia l'intero paese e rende più costoso anche quello privato. Se la ripartizione fosse diversa, con un 20-30 per cento in più di debito privato e altrettanto in meno di debito pubblico le agenzie di rating e i mercati ci guarderebbero con occhi assai diversi.

Quanto alla ricchezza privata, se è certo che è meglio averla che non averla, è però assai poco utile se non produce crescita. Vuol dire che è immobile e mal gestita. E' come quelle famiglie aristocratiche che hanno immensi palazzi che non producono neanche il reddito necessario a mantenerli. Il loro destino è segnato, cominceranno a venderne dei pezzi fino a ritrovarsi nella casa del guardiano. Se questo è quello che la struttura economica dell'Italia comporta, ancora più illuminante è quello che rivela. Debito pubblico e ricchezza privata sono due facce della stessa medaglia, uno stato senza credibilità e autorevolezza e un privato opportunista spesso saccheggiatore.

A questo punto però, per capire perché questa immensa ricchezza privata non produce crescita, dobbiamo guardarci dentro. Quello che troviamo già dice quasi tutto. Di quei 9 mila 732 miliardi di patrimonio lordo il 57,8 percento è rappresentato da immobili, il 4,9 per cento da beni di valore e da impianti, macchinari, scorte, attrezzature, brevetti, avviamenti (le cosiddette attività reali) e il 37,3 per cento da attività finanziarie.

Cominciamo da quei 5 mila e 600 miliardi di immobili. Solo il 6 per cento, 330 miliardi o giù di lì, sono negozi, uffici o capannoni; il 4,3 per cento (240 miliardi) sono terreni e il resto, ovvero 4 mila 900 miliardi, sono abitazioni. Di queste (in totale sono 29 milioni 642 mila) l'80 per cento sono abitazioni principali e il restante, 5,7 milioni, sono seconde case (poco utilizzate) o case sfitte. Quelle vuote, inutilizzate, sono ben 1 milione e 200 mila.

Passiamo ora alla seconda voce per importanza, le attività finanziarie. Non sono poca cosa, si tratta di oltre 3 mila e 600 miliardi, metà dei quali sono detenuti in contanti, depositi bancari e postali, titoli pubblici e obbligazioni, altri mille miliardi in azioni e fondi comuni e circa 630 sono riserve tecniche delle assicurazioni. Nel complesso la quota rappresentata dal capitale di rischio è più vicina a un quarto che a un terzo del totale.

Infine la cenerentola di questo elenco, le attività reali, 476 miliardi di euro investiti per un quarto circa in beni di valore (quadri, gioielli, mobili di antiquariato) e solo 380 miliardi in beni produttivi. Pochissimo, per un paese che si dice manifatturiero, per un popolo che si ritiene abbia l'imprenditoria nel sangue. Guardandosi intorno, osservando le decine di migliaia di imprese che affollano tutto il Nord, una parte del centro e qualche pezzetto fortunato del sud, e anche escludendo le società quotate, le cui azioni vanno nel capitolo della ricchezza finanziaria, sembrerebbe che il valore dei macchinari, degli avviamenti e delle scorte di tutte quelle imprese sia ben superiore a quei sparuti 380 miliardi.

La spiegazione c'è. Se calcoliamo che secondo il Rapporto Coraporate EFIGE 2011, la percentuale dell'attivo di bilancio delle imprese italiane finanziata con il capitale proprio è pari al 12 percento (in Francia il 30 e in Germania il 34) e 1'88 per cento è coperto dal debito, i conti tornano. Il valore complessivo di tutte quelle attività è vicino a 4 mila miliardi, il problema è che i proprietari di tasca loro ci mettono poco, pochissimo, e infatti uno dei vincoli alla crescita di quelle imprese è che sono poco capitalizzate e molto indebitate. I loro proprietari preferiscono mettere i soldi in appartamenti e nella finanza piuttosto che nelle aziende, e infatti loro sono ricchi e le aziende povere.

A questo punto possiamo tornare alla domanda iniziale: perché con un patrimonio così ricco la crescita del nostro paese è così bassa? La risposta, che è già nel modo in cui quel patrimonio è investito, la dà Giacomo Neri, partner di Pricewaterhouse Coopers, curatore insieme a Gino Gandolfi dell'Università di Parma di un osservatorio sul risparmio degli italiani (Orfeo): «La struttura di questo patrimonio è difensiva e la sua gestione non è ottimale». Questo patrimonio non serve a costruire il futuro ma a difendersi, per una serie di ragioni di ieri e di oggi, che poi sono le stesse che stanno dietro i capitali all'estero. Alla base c'è la sfiducia nello stato, nel suo arbitrio, nelle sue incertezze e instabilità; in passato c'era anche l'inflazione, che aggiungeva sfiducia nella moneta (e quindi gli immobili). A questa si aggiunge la sfiducia nei mercati finanziari, quelli del parco buoi, quelli nei quali le azioni si pesano e non si contano, nei quali gli azionisti di controllo anche se con un pugno di titoli in mano usano l'impresa come casa propria.

C'è anche, dice Roberto Nicastro, direttore Generale di Unicredit, «una ragione culturale: l'immobile piace e rassicura, conserva il valore o lo accresce nel tempo. E l'imprenditore che rischia con la sua attività con il suo risparmio preferisce non rischiare». Ma la ragione chiave è il fisco. Le tasse servono a pagare i servizi comuni, le strade, l'illuminazione, la giustizia, la difesa, per coprire investimenti comuni come l'istruzione e per difenderci da rischi che abbiano deciso di mettere in comune, come la salute e la vecchiaia. Ma il modo come le si raccoglie non è indifferente, disegna il modo di essere di un paese e della sua economia.

Il fisco italiano da decenni ha deciso di caricare tutto il suo peso sull'impresa e sul lavoro, ovvero su quello che crea la ricchezza, e di privilegiare gli immobili e le rendite finanziarie (il cui prelievo solo con l'ultima manovra è passato dal 12,5 al 20 percento). C'è una tabella di Banca d'Italia chiara e terribile: nel 2010 le imposte dirette sono state pari al 14,6 per cento del pil, quelle indirette al 14 per cento e quelle in conto capitale, ovvero sul patrimonio, pari ad un misero 0,2 per cento. Il denaro fugge dove viene meno colpito, e in Italia è meno colpito se si ferma, si immobilizza, esce dalla famigerata denuncia dei redditi.

Lo stock di ricchezza è un vantaggio competitivo nazionale - dice Neri - ma bisogna valorizzarlo, gestirlo bene, renderlo produttivo e dinamico. Ci vuole una politica orientata a questo, in un paesecon tanto risparmio a valorizzare il risparmio gestito favorendo la nascita di grandi imprese del settore, in un paese con un ricco patrimonio immobiliare favorendo la crescita di gestori più grandi e più professionali. In un paese ricco ma fermo riorientando il prelievo fiscale tassando i patrimoni e i beni improduttivi e alleggerendo il carico su lavoro e impresa».

Ci stiamo occupando molto, e giustamente, della produttività del lavoro, forse dovremmo cominciare a occuparci anche della produttività del capitale. Roberto Nicastro aggiunge un segnale di allarme: «Negli ultimi mesi si sta inaridendo il flusso di fondi esteri disponibili a investire in Italia, e se non si recupera rapidamente credibilità e fiducia potrebbe diventare un problema. Questo pone una sfida al risparmio italiano: se continuiamo a mettere i soldi negli immobili come faremo a finanziare la crescita?» Nicastro dà anche la risposta, che riguarda anch'essa le tasse: «Bisogna pensare a un nuovo equilibrio nel trattamento fiscale relativo tra le varie forme di risparmio».

La conclusione che dobbiamo decidere che paese vogliamo, se puntiamo sull'impresa e sul lavoro oppure sulla rendita. Ma dobbiamo sapere che la rendita non sarà eterna: se le cose non cambiano quel patrimonio cominceremo presto a mangiarcelo.


ma se un giorno le famiglie italiane volessero misurare le loro ricchezza con la moneta, da dove la prendono?
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Re: [Italia] tira un'arietta..

Messaggioda MauroB » 26 set 2011, 22:24

!
S&P taglia 11 enti locali giu' Milano e Bologna

Regioni, 'Colpa del Governo'
26 settembre, 20:36
S&P taglia rating a 11 enti locali

di Valentina Roncati

Per primo, una settimana fa, e' arrivato l'avvertimento di Moody's: l'ultima manovra del Governo rischia di avere conseguenze negative sul rating delle Regioni e dei Comuni italiani. Il giorno dopo Standard & Poor's ha deciso di tagliare il rating sul debito italiano, portandolo da A+ ad A. Oggi l'avvertimento di sette giorni fa si e' tramutato in realta': Standard and Poor's ha tagliato il 'voto' a 11 enti locali. Per l'esattezza, l'agenzia internazionale di valutazione dell'affidabilità creditizia ha abbassato da A+ ad A, con outlook negativo, il rating delle Provincie di Mantova e di Roma, delle Regioni Sicilia, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Umbria e Marche, delle città di Genova, Bologna e Milano. Per la città di Torino, invece, è stato rivisto da stabile a negativo l'outlook, mentre è stato confermato ad A il rating sul debito a lungo termine. Subito c'e' stata una levata di scudi di sindaci e dei presidenti delle Province e delle Regioni. Molti si sono affrettati a dire che l'abbassamento del rating e' la dimostrazione del danno che le misure assunte dal governo stanno producendo agli enti locali e ai cittadini. Per i piu' benevoli (o piu' vicini alla maggioranza di governo) la causa sta nell'inevitabile ripercussione di una situazione finanziaria nazionale e internazionale particolarmente delicata. Il presidente facente funzioni dell'Anci, Osvaldo Napoli, mette in guardia: l'abbassamento del rating avra' come inevitabile corollario l'aumento delle tasse che i cittadini saranno chiamati a pagare per gli interessi sul debito dei Comuni. ''Un aumento che non e' pero' imputabile in alcun modo agli amministratori locali - osserva Napoli - bensi' a scelte prese a livello nazionale''.

''Il declassamento di S&P è la dimostrazione che ciò che diciamo è vero: l'accanimento del governo sugli enti locali non può che produrre questi risultati", puntualizza Graziano Delrio, vicepresidente Anci. Il sindaco di Torino, Piero Fassino, rileva come ''e' urgente aprire un tavolo sia per la revisione del patto di stabilita' sia per l'adozione di misure correttive al decreto governativo''. ''Purtroppo quando tutto il sistema Paese non va, nessuno ce la può fare'', fa notare il sindaco di Genova, Marta Vincenzi. ''Effetti negativi potrebbero esserci solo nel caso dell' accensione di nuovi mutui. Visto però che anche le banche italiane sono state di recente declassate, il differenziale non muta", osserva l'assessore al Bilancio del Comune di Milano, Bruno Tabacci. Per il sindaco di Bologna, Virginio Merola, ''paghiamo le conseguenze di una questione nazionale. Non c'é una specificità del Comune''.

Parla di ''decisione attesa'' il presidente della Regione Emilia Romagna, Vasco Errani, il quale resta convinto che ''questa Regione abbia in se' le risorse per uscire dalla crisi, purche' vi sia a livello nazionale un quadro di scelte forti e di sviluppo che accompagnino l'intero Paese''. ''Il taglio è automatico quando si declassa l'Italia anche se i nostri conti sono a posto", e' il secco commento del governatore della Liguria, Claudio Burlando. Il rating intrinseco assegnato da Standard & Poor's alla Regione Friuli Venezia Giulia è 'AA', ma, a causa del declassamento del rating dell'Italia, il valore ufficiale è stato rivisto da 'A+' ad 'A', precisa l'assessore alle Finanze del Friuli Venezia Giulia, Sandra Savino. ''La Regione Umbria, insieme agli altri enti locali, è costretta a pagare per l'inaffidabilità dei conti pubblici dello Stato", sostiene l'assessore al Bilancio, Gianluca Rossi.

''I nostri esperti finanziari hanno dimostrato che, se le Marche fossero state uno Stato indipendente, il nostro rating sarebbe stato superiore, pari ad AA- invece che ad A+'', fa sapere il presidente della Regione Marche, Gian Mario Spacca. ''Il declassamento del rating e' la prevedibile e diretta conseguenza della caduta di credibilita' del nostro Paese - commenta l'assessore della Regione siciliana all'Economia, Gaetano Armao - le responsabilita' vanno trovate nel Governo nazionale che ha sottovalutato il problema fin dal suo insediamento''. Chiede di allentare i vincoli del Patto di stabilità ''che non ci permettono di investire i 250 milioni di euro che abbiamo in cassa'', l'assessore della Provincia di Roma alle Politiche Finanziarie, Antonio Rosati. Mentre l'assessore al Bilancio della Provincia di Mantova, Massimo Dell'Aglio, critica il declassamento: "Non lo meritiamo, perché il nostro è un ente virtuoso".

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche ... 30410.html

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Re: [Italia] tira un'arietta..

Messaggioda MauroB » 27 set 2011, 13:25

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Ue: pronta messa in mora Napoli su rifiuti

Giovedi' in arrivo lettera, l'Italia ha due mesi per la risposta
27 settembre, 13:10
Rifiuti

BRUXELLES - E' pronta la lettera di messa in mora all'Italia per la situazione dei rifiuti a Napoli. La Commissione Ue decidera' giovedi' prossimo e, salvo cambiamenti dell'ultima ora, l'Italia avra' due mesi di tempo per reagire.

Il passo successivo e' la Corte di giustizia e le sanzioni. Lo hanno indicato all'ANSA fonti Ue vicine al dossier.

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche ... 77581.html

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Re: [Italia] tira un'arietta..

Messaggioda MauroB » 27 set 2011, 13:37

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Non pagano la mora sull’Ici:
il Comune gli pignora la casa
26 settembre 2011
| Simone Traverso
Chiavari - Il debito originario con il Comune ammontava ad appena 6,24 euro, ma è stato sufficiente per disporre il pignoramento di un’intera abitazione del valore di circa 700 mila euro.

È l’incredibile vicenda capitata a due coniugi chiavaresi che l’altra mattina si sono visti letteralmente strappar di mano la loro casa dagli ufficiali comunali. Tutto per un debito iniziale da nemmeno 10 euro e un’incomprensione che a raccontarla adesso pare davvero assurda. Un caso limite che ha sconvolto i due sessantenni: la donna, Annamaria (invalida civile), di fronte all’atto di pignoramento è stata vittima di un collasso, si è accasciata al suolo priva di sensi e per rianimarla sono dovuti intervenire i medici del “118” di Lavagna. Nulla di grave, tant’è che Annamaria ha rifiutato il ricovero in ospedale, ma lo spavento, quello difficilmente potrà dimenticarlo. Marito e moglie sono assistiti dall’avvocato Roberto Bottini e nelle prossime ore regoleranno i loro conti con l’amministrazione comunale chiavarese. Pagheranno, insomma, quei 6,24 euro e le eventuali sanzioni per tornare a godersi la loro abitazione senza la spada di Damocle di quel debito col Comune di Chiavari. Resta e resterà lo stupore per un pignoramento che appare quantomeno sproporzionato. L’origine dell’affaire risale al 2003, quando l’uomo e la moglie dimenticano di pagare l’Ici, l’imposta comunale sugli immobili. La tassa viene regolarmente regolata, sebbene in ritardo: i coniugi hanno (ancora oggi) le ricevute di pagamento e altre carte a dimostrarlo. Fatto sta che non si accorgono che, a causa di quella dimenticanza, sono tenuti a pagare anche una mora, 6,24 euro appunto. Così, col passare dei mesi, marito e moglie continuano a ricevere bollettini dal Comune, carte che puntualmente cestinano convinti di aver estinto il debito e assolto al dovere di pagamento dell’Ici. Non è così e la somma da versare alle casse municipali cresce. Tanto, certo, ma non così tanto da arrivare a 700 mila euro. Il legale ha già conteggiato l’ammontare del debito complessivo: circa 700 euro, tra interessi, multe e ritardi. Per arrivare al valore dell’immobile mancano parecchie centinaia di migliaia di euro e però la macchina burocratica non tiene conto di questi “dettagli”. La procedura si dipana inesorabile e, inutile negarlo, pure un po’ pervicacemente. «La prassi - spiega l’avvocato Bottini - prevede che si possa senza dubbio procedere a pignorare i beni, ma sempre commisurando il valore del bene oggetto del provvedimento al debito maturato. L’amministrazione civica avrebbe potuto pignorare un bene mobile, un divano, un mobile, l’auto. Oppure bloccare il conto corrente della donna fino ad avvenuto pagamento». Avrebbe potuto, certo, ma non l’ha fatto: il Comune ha puntato al bersaglio grosso e adesso è lecito pensare che una simile rivendicazione sia stata forse un modo per spaventare i debitori e indurli a saldare tutti i conti, a regolare la propria posizione. Fatto sta che l’altro ieri mattina i funzionari municipali si presentano alla porta di casa della famiglia Pisanu e notificano il provvedimento di pignoramento dell’appartamento. E Annamaria, privata della sua casa per un debito iniziale da 6,24 euro e una banale dimenticanza, sviene. Alla faccia dei messi comunali e di quell’Ici che per fortuna, almeno nel suo caso e per la prima abitazione, non esiste più.

http://www.ilsecoloxix.it/p/levante/201 ... nora.shtml

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Re: [Italia] tira un'arietta..

Messaggioda kasiacolagrossi » 29 set 2011, 10:18

http://it.notizie.yahoo.com/crisi-minis ... Wdl;_ylv=3

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Crisi, ministro Finanze tedesco incontra oggi Draghi, Tremonti e Romani
LaPresseLaPresse – mer 14 set 2011



Roma, 14 set. (LaPresse) - La crisi economica in Europa e i rapporti tra Italia e Germania sono al centro della visita odierna a Roma del ministro delle Finanze tedesco, Philipp Roesler. Il vice cancelliere incontrerà separatamente i ministri dell'Economia e dello Sviluppo economico, Giulio Tremonti e Paolo Romani. Il tour si concluderà con un colloquio in programma a palazzo Koch con il governatore della Banca d'Italia e futuro numero uno dell'Eurotower, Mario Draghi.

Sul tavolo la situazione dell'Italia, alla luce delle forti tensioni sui titoli di Stato e della manovra che oggi approda alla Camera per il voto finale. Secondo quanto si apprende, i ministri italiani ribadiranno la linea espressa ieri dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, durante i suoi incontri con i vertici dell'Ue a Bruxelles e Strasburgo: la manovra è solida, rilancerà l'economia e permetterà il raggiungimento del pareggio di bilancio nel 2013.

A livello internazionale faccia a faccia, in particolare, sulla situazione della Grecia. Negli scorsi giorni, Roesler non aveva escluso la possibilità di un default ordinato per Atene: "Per stabilizzare l'euro - aveva dichiarato in un'intervista al quotidiano Die Wielt - non bisogna avere il timore di pensare ad alcune opzioni e tra queste anche l'insolvibilità ordinata della Grecia".
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Re: [Italia] tira un'arietta..

Messaggioda kasiacolagrossi » 29 set 2011, 10:21

http://it.notizie.yahoo.com/italia-bce- ... 42588.html

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(I)talia, Bce ha chiesto anticipo misure di almeno 1 anno
ReutersReuters – 1 ora 13 minuti fa



MILANO (Reuters) - Il Corriere della Sera pubblica stamane la lettera "strettamente confidenziale" inviata dalla Banca centrale europea all'Italia lo scorso 5 agosto, chiarendo che Francoforte sollecitava Roma ad agire con urgenza, anticipando di "almeno" un anno le misure di bilancio annunciate a luglio.

La lettera chiedeva al governo italiano di raggiungere un deficit dell'1% del Pil nel 2012 e un pareggio di bilancio nel 2013, "principalmente attraverso tagli di spesa".

"L'obiettivo dovrebbe essere un deficit migliore di quanto previsto fin qui nel 2011, un fabbisogno netto dell'1% nel 2012 e un bilancio in pareggio nel 2013, principalmente attraverso tagli di spesa" si legge nella traduzione della lettera pubblicata dal quotidiano.

Nel sottolineare la gravità della situazione sui mercati, il presidente della Bce Jean-Claude Trichet e il governatore della Banca d'Italia Mario Draghi chiedevano all'Italia di varare le nuove misure con decreto di ratificarle entro la fine settembre.

"Vista la gravità dell'attuale situazione sui mercati finanziari, consideriamo cruciale che tutte le azioni [...] siano prese il prima possibile per decreto legge, seguito da ratifica parlamentare entro la fine di settembre 2011. Sarebbe appropriata anche una riforma costituzionale che renda più stringenti le regole di bilancio" dice la lettera.

Oltre all'anticipo del percorso di risanamento tracciato a luglio, la Bce sollecita nella lettera di agosto, il varo di misure per accrescere il potenziale di crescita.

Francoforte sollecita una "complessiva, radicale e credibile straegia di riforme" inclusa la piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali e dei servizi professionali.

Sul sito http://www.reuters.it altre notizie Reuters in italiano Le top news anche su http://www.twitter.com/reuters_italia
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Re: [Italia] tira un'arietta..

Messaggioda MauroB » 29 set 2011, 12:49

Il testo della lettera della Bce al Governo italiano

Cronologia articolo29 settembre 2011Commenti (11)

In questo articolo

Argomenti: Istituzioni dell'Unione Europea | Jean Claude Trichet | Bce | Pubblica Amministrazione | Italia | Eurotower | Mario Draghi

«Caro Primo Ministro». Inizia così la lettera strettamente riservata inviata dalla Bce al Governo italiano datata 5 agosto scorso e firmata dal presidente Jean Claude Trichet e dal futuro numero uno dell'Eurotower, Mario Draghi. Una missiva dettagliata pubblicata sul Corriere della Sera, in cui la banca centrale europea indica le misure antispeculazione da adottare «con urgenza» dall'Italia per «rafforzare la reputazione della sua firma sovrana e il suo impegno alla sostenibilità del bilancio e alle riforme strutturali»: dalle liberalizzazioni alla riforma del mercato del lavoro e delle pensioni alla pubblica amministrazione.

Ecco di seguito il testo della lettera.

«Caro Primo Ministro,
Il Consiglio direttivo della Banca centrale europea il 4 Agosto ha discusso la situazione nei mercati dei titoli di Stato italiani. Il Consiglio direttivo ritiene che sia necessaria un'azione pressante da parte delle autorità italiane per ristabilire la fiducia degli investitori.
Il vertice dei capi di Stato e di governo dell'area-euro del 21 luglio 2011 ha concluso che «tutti i Paesi dell'euro riaffermano solennemente la loro determinazione inflessibile a onorare in pieno la loro individuale firma sovrana e tutti i loro impegni per condizioni di bilancio sostenibili e per le riforme strutturali». Il Consiglio direttivo ritiene che l'Italia debba con urgenza rafforzare la reputazione della sua firma sovrana e il suo impegno alla sostenibilità di bilancio e alle riforme strutturali.
Il Governo italiano ha deciso di mirare al pareggio di bilancio nel 2014 e, a questo scopo, ha di recente introdotto un pacchetto di misure.
Sono passi importanti, ma non sufficienti.
Nell'attuale situazione, riteniamo essenziali le seguenti misure: 1.Vediamo l'esigenza di misure significative per accrescere il potenziale di crescita. Alcune decisioni recenti prese dal Governo si muovono in questa direzione; altre misure sono in discussione con le parti sociali. Tuttavia, occorre fare di più ed é cruciale muovere in questa direzione con decisione. Le sfide principali sono l'aumento della concorrenza, particolarmente nei servizi, il miglioramento della qualità dei servizi pubblici e il ridisegno di sistemi regolatori e fiscali che siano più adatti a sostenere la competitività delle imprese e l'efficienza del mercato del lavoro.
a) E' necessaria una complessiva, radicale e credibile strategia di riforme, inclusa la piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali e dei servizi professionali. Questo dovrebbe applicarsi in particolare alla fornitura di servizi locali attraverso privatizzazioni su larga scala.
b) C'é anche l'esigenza di riformare ulteriormente il sistema di contrattazione salariale collettiva, permettendo accordi al livello d'impresa in modo da ritagliare i salari e le condizioni di lavoro alle esigenze specifiche delle aziende e rendendo questi accordi più rilevanti rispetto ad altri livelli di negoziazione. L'accordo del 28 Giugno tra le principali sigle sindacali e le associazioni industriali si muove in questa direzione.

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/ ... 1227.shtml

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Re: [Italia] tira un'arietta..

Messaggioda sandropascucci » 29 set 2011, 13:00

continua:

c) Dovrebbe essere adottata una accurata revisione delle norme che regolano l'assunzione e il licenziamento dei dipendenti, stabilendo un sistema di assicurazione dalla disoccupazione e un insieme di politiche attive per il mercato del lavoro che siano in grado di facilitare la riallocazione delle risorse verso le aziende e verso i settori più competitivi.

2.Il Governo ha l'esigenza di assumere misure immediate e decise per assicurare la sostenibilità delle finanze pubbliche.
a) Ulteriori misure di correzione del bilancio sono necessarie. Riteniamo essenziale per le autorità italiane di anticipare di almeno un anno il calendario di entrata in vigore delle misure adottate nel pacchetto del luglio 2011. L'obiettivo dovrebbe essere un deficit migliore di quanto previsto fin qui nel 2011, un fabbisogno netto dell'1% nel 2012 e un bilancio in pareggio nel 2013, principalmente attraverso tagli di spesa. E' possibile intervenire ulteriormente nel sistema pensionistico, rendendo più rigorosi i criteri di idoneità per le pensioni di anzianità e riportando l'età del ritiro delle donne nel settore privato rapidamente in linea con quella stabilita per il settore pubblico, così ottenendo dei risparmi già nel 2012. Inoltre, il Governo dovrebbe valutare una riduzione significativa dei costi del pubblico impiego, rafforzando le regole per il turnover (il ricambio, ndr) e, se necessario, riducendo gli stipendi.
b) Andrebbe introdotta una clausola di riduzione automatica del deficit che specifichi che qualunque scostamento dagli obiettivi di deficit sarà compensato automaticamente con tagli orizzontali sulle spese discrezionali.
c) Andrebbero messi sotto stretto controllo l'assunzione di indebitamento, anche commerciale, e le spese delle autorità regionali e locali, in linea con i principi della riforma in corso delle relazioni fiscali fra i vari livelli di governo. Vista la gravità dell'attuale situazione sui mercati finanziari, consideriamo cruciale che tutte le azioni elencate nelle suddette sezioni 1 e 2 siano prese il prima possibile per decreto legge, seguito da ratifica parlamentare entro la fine di Settembre 2011. Sarebbe appropriata anche una riforma costituzionale che renda più stringenti le regole di bilancio.

3. Incoraggiamo inoltre il Governo a prendere immediatamente misure per garantire una revisione dell'amministrazione pubblica allo scopo di migliorare l'efficienza amministrativa e la capacità di assecondare le esigenze delle imprese. Negli organismi pubblici dovrebbe diventare sistematico l'uso di indicatori di performance (soprattutto nei sistemi sanitario, giudiziario e dell'istruzione). C'é l'esigenza di un forte impegno ad abolire o a fondere alcuni strati amministrativi intermedi (come le Province). Andrebbero rafforzate le azioni mirate a sfruttare le economie di scala nei servizi pubblici locali.

Confidiamo che il Governo assumerà le azioni appropriate.
Con la migliore considerazione,
Mario Draghi, Jean-Claude Trichet
 - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - -
sandropascucci : primit.it signoraggio.com
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TRATTENERE IL RESPIRO AIUTA A PESARE MENO SULLA BILANCIA

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Re: [Italia] tira un'arietta..

Messaggioda MauroB » 29 set 2011, 19:20

[
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Dismissioni: 30 miliardi da cessione immobili. Tremonti: al via riforma per ridurre il debito

di Celestina Dominelli. all'interno un articolo di Nicoletta CottoneCronologia articolo29 settembre 2011Commenti (10)

Argomenti: Governo | Alessandra Mussolini | Silvio Berlusconi | Giulio Tremonti | Ministero del Tesoro | Angelino Alfano | Sandro Bondi | Ecofin | Gianni Letta

Dismissioni: patrimonio pubblico vale 1.800 miliardi. Tremonti: al via riforma per ridurre il debito. Nella foto Faro Capo Rizzuto, a Crotone

Il Tesoro prova a ingranare la marcia per il piano dismissioni. E così il seminario organizzato da Giulio Tremontial ministero dell'Economia diventa il primo tassello di un'articolata road map. Il traguardo lo fissa lo stesso titolare di Via XX Settembre al termine del confronto a porte chiuse. «Con oggi prende avvio una grande riforma strutturale per la riduzione del debito e per la modernizzazione e la crescita del Paese». A snocciolare i numeri ci pensa invece Edoardo Reviglio, docente Luiss e capoeconomista della Cdp: il patrimonio pubblico dello Stato vale 1.800 miliardi «di cui 700 miliardi immediatamente valorizzabili».

Tesoro: da cessioni immobili 25-30 miliardi
Reviglio precisa poi che dei 700 miliardi immediatamente valorizzabili sono 4 le aree sulle quali si può agire: crediti, concessioni, immobili e partecipazioni. «Su questi asset - dice - si possono fare subito valorizzazioni». Il patrimonio immobiliare, aggiunge Reviglio, «è stimato in 500 miliardi di cui il 5-10% di 40-50 miliardi è immediatamente vendibile». La valorizzazione del patrimonio dello Stato vale quindi quasi dieci miliardi l'anno a regime, senza considerare le possibili dismissioni immobiliari (entro il 2015 i risparmi annui raggiungibili sarebbero pari a 5 miliardi). Dalle cessioni di immobili pubblici si possono invece ricavare 25-30 miliardi, mentre dalla vendita dei diritti di emissione CO2 sono ricavabili altri 10 miliardi. Tra gli immobili liberi considerati nella stima il Tesoro include anche immobili in locazione a chi non ha più titolo per occuparli.

documenti
La valorizzazione del patrimonio pubblico

Da valorizzazione asset pubblici riduzione debito per 10 miliardi l'anno
La valorizzazione del patrimonio pubblico quindi comporta una riduzione strutturale del deficit di 9,8 miliardi l'anno e cessioni per 35-40 miliardi, si legge in una delle slide realizzate dal ministero di via XX Settembre, stime nelle quali non sono inclusi gli effetti derivanti dalle operazioni di sviluppo immobiliare e dalle politiche sulle partecipazioni. Ulteriori linee di intervento potranno essere individuate tra le attività finanziarie (ad esempio i crediti) e le immobilizzazioni immateriali ovvero le opere
di ingegno, i brevetti, l'avviamento.

Obiettivo: rendimento del patrimonio a quota 5,7 per cento
Nel dettaglio il Tesoro stima 6,6 miliardi a regime (ossia dal 2020) dalla valorizzazione degli immobili (3,3 miliardi riduzione degli spazi e 3 miliardi riduzione dei costi di gestione). Altri 2,5 miliardi dall'aumento del rendimento delle concessioni e 1 miliardo dall'aumento del rendimento delle partecipazioni degli enti locali. L'attuale rendimento del patrimonio è dello 0,9% quello di obiettivo è del 5,7 per cento. La "fotografia" del conto patrimoniale dello Stato mostra all'attivo un patrimonio fruttifero di 675 miliardi rappresentato da crediti e anticipazioni (240 miliardi), intangibles (78), partecipazioni (132), immobili (425), infrastrutture (386) e risorse naturali (176 miliardi).

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/ ... d=AaiHGU8D

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Re: [Italia] tira un'arietta..

Messaggioda MauroB » 4 ott 2011, 22:54

!
Moody's declassa rating Italia ad A2

04 ottobre, 22:46
NEW YORK - L'agenzia Moody's ha deciso di tagliare il rating dell'Italia, portandolo ad A2 con outlook negativo.

Europa brucia 161 mld, paura default Grecia

C'é uno spettro che continua ad aggirarsi per l'Europa e si chiama default greco. Più che uno spettro, per molti operatori di Borsa è ormai una certezza: secondo loro bisogna solo capire con quali modalità avverrà. Si sa che i mercati azionari tendono ad anticipare gli eventi e spesso vedono nero, ma intanto hanno accusato la terza seduta consecutiva in calo, in questo caso molto pesante. L'indice Stoxx 600, che fotografa l'andamento dei principali titoli quotati sui listini del Vecchio continente, ha infatti ceduto il 2,75%, che equivale a 161 miliardi di euro bruciati in una seduta. Tra le piazze più importanti il calo maggiore è quello di Stoccolma, che perso quasi il 4%, ma il segnale peggiore viene proprio da Atene.

La Borsa greca è infatti crollata del 6,2% nell'indice generale e del 7,6% in quello dei 20 titoli principali. Ed è stato un bagno di sangue per le già deboli banche elleniche: Pireus ha ceduto il 18% finale, la National bank of Greece il 14%, Alpha il 9,8%. Da notare che sul mercato dei titoli di Stato si è allentata la tensione per tutti i bond europei, ma un'impennata si è registrata nei rendimenti proprio di quelli greci e, in parte, di quelli del Belgio. In quest'ultimo caso la 'colpa' è quasi tutta di Dexia: all'indomani di un consiglio d'amministrazione straordinario che ha lasciato trapelare anche la possibilità di uno smantellamento della banca franco-belga travolta dalla crisi, con la possibilità di creare una 'bad company', il titolo ha ceduto il 22% finale.

Nel settore finanziario molto male anche Natixis (-9,4%), seguita da Barclays (-7,6%) e da Credit Agricole, che ha perso il 6,5%. Ma il comparto che più ha pagato la giornata nera dei mercati è stato quello delle auto, appesantito anche da un ribasso delle stime sul settore da parte degli analisti di Royal Bank of Scotland: Renault ha ceduto l'8,2%, Fiat e Peugeot il 7,4%. Molto male anche le compagnie aree dopo che l'amministratore delegato della Iata, Tony Tyler, ha definito "non sostenibili" le proiezioni di utili per il comparto nei prossimi anni: Air France-Klm ha per esempio ceduto oltre il 9%. A parte gli abituali settori 'difensivi' dell'alimentare e della farmaceutica, hanno tentato di limitare le perdite i gruppi delle telecomunicazioni. Anzi qualche acquisto si è visto su Telekom Austria e Telecom Italia, saliti rispettivamente del 2,2% e dell'1,5%. Tiene il mercato azionario di Zurigo che si muove fuori dalla zona euro. Di seguito, la chiusura degli indici dei titoli guida delle principali Borse europee: - Londra -2,58% - Parigi -2,61% - Francoforte -2,98% - Madrid -1,54% - Milano -2,72% - Amsterdam -2,02% - Stoccolma -3,96% - Zurigo -0,93%

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche ... 05899.html

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Re: [Italia] tira un'arietta..

Messaggioda MauroB » 7 ott 2011, 18:44

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Anche Fitch boccia l'Italia. Il rating scende ad A+

Cronologia articolo7 ottobe 2011

Anche Fitch declassa l'Italia, abbassando il rating sovrano di lungo termine a "A+" da "AA-", con outlook negativo. La valutazione di breve termine scende a "F1" da "F1+". Il downgrade riflette «l'intensificarsi della crisi della zona euro che costituisce un significativo shock finanziario ed economico che ha indebolito il profilo di rischio sovrano dell'Italia» spiega l'agenzia in una nota, sottolineando che «una soluzione credibile e complessiva della crisi è politicamente e tecnicamente complessa e ci vorrà tempo per realizzarla a per guadagnare la fiducia degli investitori». L'agenzia di rating ha tagliato il proprio giudizio anche sul merito di credito della Spagna.


http://www.ilsole24ore.com/art/finanza- ... d=Aacb2sAE

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Re: [Italia] tira un'arietta..

Messaggioda MauroB » 9 ott 2011, 10:36

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Cgia: e' boom sofferenze bancarie (+40%)

Record nel Lazio, l'incremento e' stato del +70%
08 ottobre, 12:49
(ANSA) - VENEZIA, 8 OTT - Le sofferenze bancarie delle imprese italiane sono aumentate di oltre 21 miliardi di euro; tra il 31 luglio del 2010 e lo stesso giorno di quest'anno, la percentuale di crescita ha superato il 40% (precisamente il +40,2%). Lo sostiene l'associazione artigiani Cgia di Mestre secondo una rilevazione del suo centro studi.

In termini assoluti (al 31 luglio scorso), l'ammontare complessivo delle somme non restituite alle banche italiane ha superato i 74,5 mld di euro.

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche ... 98583.html

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Re: [Italia] tira un'arietta..

Messaggioda MauroB » 11 ott 2011, 13:35

!
Riforma fiscale, allarme Corte Conti Non coperta, tassare beni reali

No a tagli lineari delle agevolazioni, sarebbero recessivi. Tassare beni 'personali e reali'
11 ottobre, 12:51
Il presidente della Corte dei Conti Luigi Giampaolino

ROMA - La riforma fiscale non ha copertura, anche perche' parte delle entrate sono state usate dal decreto di agosto. Bisogna quindi tassare beni ''personali e reali'', evitando i tagli lineari alle agevolazioni che ''sarebbero recessivi''. Lo ha detto il presidente della Corte dei Conti Luigi Giampaolino alla commissione Finanze della Camera.

Un taglio della spesa sociale, così come è prefigurato dal ddl delega di riforma fiscale e assistenziale, è "difficilmente da percorrere", perché finirebbe per colpire i ceti più deboli e in più avrebbe gli stessi effetti negativi per l'economia del Paese "di quelli derivanti da un prelievo fiscale eccessivo e distorto". Lo ha detto il presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, alla commissione Finanze della Camera, che sta esaminando il provvedimento.

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche ... 06899.html

sandropascucci
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Re: [Italia] tira un'arietta..

Messaggioda sandropascucci » 11 ott 2011, 13:44

bei tempi quando la corte dei conti firmava le banconote..
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Re: [Italia] tira un'arietta..

Messaggioda kasiacolagrossi » 12 ott 2011, 12:04

a proposito di bei tempi... in tv ( mi hanno riferito) dicevano qualcosa sul ritorno della lira svalutata in confronto all'euro di 20%... qualcuno ne sa qualcosa? non ho trovato nulla in rete.
katarzyna edyta colagrossi


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