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sandropascucci
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Messaggioda sandropascucci » 25 feb 2011, 10:28

non hanno capito un cazzo: so' proprio amerecani..

!
Obama e il superdebito /1

24 febbraio 2011 — pagina 37 sezione: R2

«Siamo alla bancarotta degli Stati Uniti. Non fra 30 anni, non fra 5 anni: oggi». Laurence Kotlikoff, economista dell'università di Boston ed esperto dell'agenzia Bloomberg, evoca lo scenario-catastrofe più estremo. Il Washington Post parla di una «paurosa montagna di debiti federali, statali e comunali, a livelli-record mai visti dalla seconda guerra mondiale». I toni allarmati hanno solide giustificazioni. Fra otto giorni, se non si trova un'intesa bipartisan per rifinanziare questo debito, potrebbero chiudere tutti gli uffici federali: niente stipendi pubblici, e saranno paralizzate prestazioni essenziali come il pagamento delle pensioni. La battaglia politica si arroventa su questo tema, ha già scatenato il più esteso conflitto sociale che l'America conosca da 30 anni. Per la prima volta nella storia di una generazione, dall'Ohio all'Indiana le piazze sono piene di manifestanti.

Si sente uno slogan che era scomparso dal lessico nazionale: «Sciopero generale».

Un'idea inaudita, ma quel che resta del sindacato Usa sta giocando una battaglia per la vita o la morte. Le lacerazioni politiche sono provocate da circostanze eccezionali. Per la prima volta dal 1946 il debito pubblico complessivo degli Stati Uniti supera la ricchezza nazionale prodotta in un anno. La fatidica soglia del 100% nel rapporto debito/Pil è stata già oltrepassata altrove (dall'Italia al Giappone) ma è ben più grave se accade nella nazione più ricca del mondo, i cui buoni del Tesoro sono stati sempre considerati come l'investimento più sicuro. I paragoni con la seconda guerra mondiale sono fuorvianti: allora la situazione era molto meno grave.

Come spiega l'economista di Harvard Kenneth Rogoff, «dopo il 1946 l'America fu in grado di ridurre il debito velocemente grazie a una serie di fattori favorevoli: l'economia più competitiva del mondo, una forza lavoro molto giovane, contribuirono a un boom della crescita che oggiè impossibile». Secondo Rogoff oggi «la traiettoria del debito è spinta nella direzione diametralmente opposta», un rialzo inesorabile provocato dal pensionamento delle generazioni del baby-boom. E' sommando il debito previdenziale che si supera la soglia fatidica del 100% del Pil. Perfino il segretario al Tesoro Tim Geithner è stato costretto a pronunciare la parola «default» (bancarotta) evocandone le «conseguenze catastrofiche». Geithner in queste ore sta cercando di mediare con il Congresso per alzare la soglia del debito finanziabile attraverso nuove emissioni di titoli pubblici.

Il tetto del debito federale stabilito per legge (che non include i debiti dei singoli Stati Usa, né delle città, né della previdenza) è stato fissato a 14.300 miliardi. Quella quota sta per essere superata, e senza un voto del Congresso si blocca tutto. L'esercizio del bilancio provvisorio del 2011 non può prolungarsi oltre il 4 marzo.

Dopo, avverte Geithner, la chiusura degli uffici federali può diventare inevitabile «e darebbe un colpo tremendo alla ripresa economica». Ma i repubblicani, che hanno la maggioranza alla Camera, vogliono imporre le loro condizioni: Barack Obama deve accettare immediatamente 60 miliardi di tagli di spesa, o il bilancio federale non avrà i loro voti. Dietro le diatribe sui numeri c'è una scelta di valori: Obama rifiuta di tagliare i fondi alla scuola, all'università, all'ambiente. «Sono gli investimenti sul nostro futuro, la chiave della nostra competitività, la condizione per un ripresa sana», dice il presidente.

Il dramma del debito fa da sfondo a una battaglia sociale che è divampata a livello locale. «Cancellare il sindacato per tagliare il debito», è il tema unificante che la destra sta cavalcando. Forti della loro avanzata nelle elezioni di novembre, dove hanno trionfato in molti Stati, i governatori repubblicani usano l'allarme-bancarotta per un affondo che il Wall Street Journal definisce «il più grande attacco ai sindacati da quando Ronald Reagan spezzò lo sciopero dei controllori di volo 30 anni fa». Ad aprire l'offensiva è stato Scott Walker, governatore del Wisconsin, con un'iniziativa esplosiva: basta contrattazione collettiva nel pubblico impiego, vietato negoziare su pensioni e assistenza sanitaria. E' la cancellazione di mezzo secolo di diritti sindacali, rafforzata da una serie di misure per scoraggiare o impedire il tesseramento dei pubblici dipendenti da parte delle Union. Se non passa questa legge, Walker ha già minacciato il peggio: licenzierà subito 1.500 dipendenti pubblici.

«E' il più grave assalto alla contrattazione collettiva che si ricordi nella memoria di una generazione», lo definisce il New York Times, aggiungendo che questo è «un colpo al cuore per il movimento dei lavoratori». La reazione è stata proporzionale. Da una settimana le scuole del Wisconsin sono chiuse, la capitale dello Stato (Madison) è paralizzata dai cortei sindacali. I democratici che siedono nel Parlamento locale, pur di far mancare il numero legale e impedire il varo della legge anti-sindacale, hanno scelto uno spettacolare «Aventino»: sono scappati fuori dai confini del Wisconsin per sottrarsi alle ingiunzioni della polizia che voleva ricondurli in aula. La federazione di tutti i sindacati del Wisconsin ha annunciato che la settimana prossima potrebbe indire uno sciopero generale. E' una forma di lotta scomparsa in America, che riporta a precedenti molto lontani: proprio il Wisconsin nel 1959 fu il primo Stato ad approvare il diritto alla contrattazione collettiva. Intanto la destra non demorde. L'esempio di Scott Walker fa scuola in altri Stati: in Ohio, Indiana, perfino nel Michigan che è sede dell'industria dell'auto, i repubblicani propongono leggi analoghe contro i diritti sindacali. Guarda caso l'epicentro sono gli Stati del Midwest cruciali per la rielezione di Obama nel 2012. E si scopre che dietro l'offensiva contro il sindacato c'è la regìa dei soliti noti: Walker e gli altri governatori repubblicani hanno ricevuto generosi finanziamenti dai fratelli Charles e David Koch, i potenti miliardari amici dell'estrema destra. I Koch sono proprietari di un impero economico (dal petrolio alla chimica) che boicotta sistematicamente le riforme di Obama e foraggia il movimento anti-Stato del Tea Party. «Siamo di fronte a un attacco coordinato su vasta scala contro le classi lavoratrici», dice l'ex governatore democratico dell'Ohio, Ted Strickland, battuto alle elezioni di novembre dall'offensiva del Tea Party. E aggiunge che «l'allarmedebito diventa l'occasione per un'offensiva politica».

Il copione è proprio quello scritto da Reagan nel 1981: licenziando in tronco 11.000 controllori di volo in sciopero, per sostituirli con nuovi assunti (molti dei quali militari), il presidente più amato dalla destra diede un colpo mortale ai diritti sindacali nel settore privato. All'epoca il 20% dei lavoratori dipendenti americani erano iscritti alle Union, oggi la percentuale si è dimezzata.

Nel privato meno del 7% della manodopera è sindacalizzata.

Resiste il bastione del pubblico impiego, col 36% di iscritti al sindacato: ed è lì che ora l'offensiva della destra vuole sfondare e c h i u d e r e l a p a r t i t a . R o n Blackwell, chief economist della più grande confederazione sindacale, Afl-Cio, dice che «il piano per mettere fuorilegge la contrattazione collettiva nel pubblico impiego è una minaccia mortale per noi, siamo alla battaglia per la sopravvivenza». E' d'accordo Harley Shaiken, specialista di diritto del lavoro all'università di Berkeley: «In queste ore negli Stati Usa si gioca il futuro del movimento dei lavoratori americani».

I repubblicani sono certi di aver scelto un bersaglio impopolare, proprio come Reagan nel 1981.

Dopo decenni di sacrifici per i lavoratori dell'industria privata, gli statali appaiono spesso come dei privilegiati. L'ultimo sondaggio Gallup-Usa Today però riserva una sorpresa: il 61% degli americani sono contrari a cancellare i diritti sindacali del pubblico impiego. Quasi che temano di veder scomparire l'ultimo baluardo di un rapporto di lavoro meno feroce di quello instaurato nel settore privato. Fra otto giorni, se l'intera amministrazione federale sarà costretta a chiudere, ogni americano dovrà scegliere da che parte stare.
- DAL NOSTRO CORRISPONDENTE FEDERICO RAMPINI

da: http://ricerca.repubblica.it/repubblica ... o.071.html
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domenico.damico

Re: :: CRACK USA ::

Messaggioda domenico.damico » 26 feb 2011, 0:12

e comunque c'è Barnard che capisce ancora meno degli americani...

per lui gli Usa sono un Paese a moneta sovrana !
Fantastico.

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MauroB
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Re: :: CRACK USA ::

Messaggioda MauroB » 1 mar 2011, 18:51

> Economia > News Bernanke,aiuto monetario non puo' durare
Default Usa sarebbe molto pericoloso'
01 marzo, 18:39
- ROMA 1 MAR- La Fed non puo' mantenere una posizione di politica monetaria troppo espansiva per troppo a lungo. Cosi' Ben Bernanke, aggiungendo che nei prossimi mesi la Fed valutera' se e' possibile iniziare a ritirare alcune misure straordinarie di sostegno monetario all'economia. L'ipotesi di un default sul debito pubblico Usa sarebbe, ha detto poi, molto pericolosa con un balzo dei tassi e una probabile nuova crisi. Serve - ha proseguito - porre un limite al debito pubblico pena la creazione di un vero caos.

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domenico.damico

Re: :: CRACK USA ::

Messaggioda domenico.damico » 2 mar 2011, 10:16

La parola CAOS sta girando un pò troppo... caos nel mediterraneo, caos negli Usa, caos in medioriente... il caos dell'economia e del debito...

Chissà perché mi viene in mente lo schema PROBLEMA-REAZIONE-SOLUZIONE

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jena

Re: :: CRACK USA ::

Messaggioda jena » 4 mar 2011, 17:45

Un articolo di peace report sugli scioperi in Ammerica:
::
01/03/2011
Piazza Tahrir, Wisconsin

La protesta contro le leggi antisindacali si estende a tutti gli Usa. Anonymous lancia una campagna contro i finanziatori del governatore Walker: i miliardari Koch

Il vento rivoluzionario che spira sul Nordafrica pare soffiare adesso anche sul Nordamerica. Dopo due settimane di manifestazioni e occupazioni, le proteste in Wisconsin contro la legge antisindacale contro la voluta dal governatore repubblicano Scott Walker non si placano, anzi, si estendono a tutti gli Stati Uniti.

Finora la polizia non ha contrastato le massicce manifestazioni di piazza, cui hanno partecipato decine di migliaia di lavoratori e cittadini: niente scontri, nessun arresto e nessuno sgombero del Campidoglio di Madison, sede del parlamento statale, occupato dai dimostranti da metà febbraio.

Ieri però le autorità hanno chiesto ai manifestanti di sgomberare la sede del Congresso statale: molti hanno accettato, ma in centinaia si sono rifiutati e hanno deciso di rimanere accampati nella hall del palazzo. A questo punto non è scontato che la polizia continuerà a tenere una linea morbida.

La protesta sta intanto contagiando tutti gli Stati Uniti: in Ohio e Indiana migliaia di lavoratori sono scesi in piazza per protestare contro analoghe proposte di leggi antisindacali, e partecipatissime manifestazioni di solidarietà si sono avute nei giorni scorsi a Washington, New York, Los Angeles, Chicago, Boston e Miami.

Il supporto più curioso alla protesta del Wisconsin è arrivato dal mondo dagli Anonymous: la stessa internazionale di 'hacktivisti' che ha sostenuto le proteste in Egitto e Tunisia. I misteriosi emuli di V per Vendetta hanno infatti lanciato una campagna di boicottaggio globale contro gli industriali americani Koch, principali finanziatori del governatore Walker (oltre che dell'ultradestra libertaria del Tea Party).

David e Charles Koch, i due anziani fratelli a capo del colosso petrolchimico Koch Industries, sono accusati da Anonymous di ''usurpare la democrazia americana'' e ''manipolare l'agenda politica in Wisconsin'' attraverso una legge che mira a ''eliminare il potere contrattuale dei sindacati per garantirsi il monopolio delle forniture energetiche statali''.

''ll testo di legge del governatore Walker - spiegano gli Anonymous - contiene una clausola che consente allo stato la svendita delle centrali pubbliche ai privati, in particolare al gruppo Koch, senza aste pubbliche e senza limiti minimi di prezzo. In un mondo in cui il denaro è diventato la linfa vitale della politica, i sindacati sono uno dei pochi strumenti rimasti ai cittadini per contrastare l'avidità delle corporation''.

Da qui la proposta di Anonymous: boicottare i prodotti cartacei igenico-sanitari del gruppo Koch, che fanno capo alla controllata Georgia-Pacific (in Italia parliamo della carta igienica Tenederly, del pannocarta Tutto e degli struccatori Demak'Up).


fonte: http://it.peacereporter.net/articolo/27 ... +Wisconsin

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Re: :: CRACK USA ::

Messaggioda kasiacolagrossi » 4 mar 2011, 19:52

O_o

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Fed segnala brusca fine del QE2

L'iniezione di liquidità nei mercati degli Stati Uniti da parte della Fed è prossima alla fine? Stando a un articolo di Bloomberg le cose starebbero proprio così: tanto che i membri dell'istituto stanno valutando sempre più la possibilità di interrompere bruscamente il programma di acquisto di titoli di stato del valore di 600 miliardi di dollari nel mese di giugno.

Dunque anche la Fed improvvisamente - tra l'altro pochi giorno dopo l'audizione del numero uno Ben Bernanke, che non si era detto preoccupato delle spinte inflattive - decide di cambiare strategia? La notizia sorprende, visto che gli esponenti della Fed avevano sempre detto di sostenere un ritiro graduale delle misure di quantitative easing.

D'altronde i dati economici Usa sono ora finalmente positivi nel complesso, e il sistema è stato già inondato di una grande quantità di liquidità (tanto che la Fed è stata anche oggetto di critiche per la sua decisione di iniettare 600 miliardi di dollari nel sistema finanziario degli Stati Uniti).

Non che finora il totale della somma sia arrivato al mercato. La Fed prevede di effettuare un secondo round di acquisti a breve e poi riversare la restante somma sui mercati a giugno. Dopo di che, stop, basta al QE2 o a un eventuale Q3, su cui si era iniziato già a parlare.

Dan Greenhaus, responsabile economic strategist di Miller Tabak di New York avverte tuttavia che affinchè il programma venga completato del tutto a giugno, è fondamentale che la Fed sia sicura che l'economia sia forte al punto da poter far fronte a un eventuale rialzo dei tassi di interesse a lungo termine.

Ma "se questa è un'economia che riesce a sostenersi da sola e che può fronteggiare rialzi di tassi di interesse più alti, dunque perchè non uscire (dalla manovra)? - afferma Greenhouse - Allo stesso tempo, guardo con nervosismo alla loro capacità di ritirare il programma senza che si verifichino ampi effetti collaterali".

Detto questo, la fine del programma di acquisto dei Treasury non indicherebbe l'inizio di una politica monetaria restrittiva. Secondo un sondaggio di Bloomberg, la Fed non alzerà infatti i tassi di interesse almeno fino al primo trimestre del 2012.
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MauroB
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Re: :: CRACK USA ::

Messaggioda MauroB » 15 mar 2011, 15:37

!
Il Wisconsin azzera i sindacati

.. Questo articolo è stato pubblicato il 11 marzo 2011 alle ore 06:38.
LOS ANGELES
Con urla, strilli, spintoni, colpi alle porte e finestre, migliaia di dimostranti hanno assediato ieri il Parlamento del Wisconsin ma non sono riusciti a impedire ai repubblicani barricati in aula, e protetti da un cordone di polizia, di approvare la legge antisindacale che ha mobilitato lo stato e l'intera nazione americana in una battaglia a colpi bassi e tattiche da Far West.
Per impedire ai repubblicani di raggiungere il quorum di tre quinti necessario per votare provvedimenti fiscali, un mese fa tutti i 38 deputati e i 14 senatori democratici del Wisconsin sono fuggiti in esilio in Illinois e si sono rifiutati finora di ritornare; ma i repubblicani hanno aggirato l'ostacolo con un espediente altrettanto astuto: hanno estrapolato dalla legge finanziaria i provvedimenti che aboliscono la contrattazione collettiva per i dipendenti pubblici e li hanno approvati quale legge a sé in tutta fretta e senza preavviso a maggioranza semplice. «Siete dei vigliacchi» hanno gridato i dimostranti dagli spalti.
Il sindacato ha calcato la mano, minacciando di far causa contro i parlamentari repubblicani. «I repubblicani hanno optato per l'opzione nucleare, ma hanno violato la legge che obbliga i parlamentari a votare a porte aperte di fronte al pubblico», ha detto ieri il presidente del sindataco AFL-CIO Phil Neufeldt. «Hanno attaccato i lavoratori del Wisconsin e le loro famiglie nel cuore della notte, di nascosto».
Il risultato è che sono bastati solo i voti di 17 senatori mercoledì notte e, salvo sorprese, di 57 deputati ieri pomeriggio per approvare il provvedimento di legge più controverso della storia recente americana. Le misure antisindacali erano state inserite nella finanziaria dal governatore Walker per chiudere un deficit di 137 milioni di dollari e assicurare la salute delle finanze pubbliche negli anni a venire (con un deficit per il biennio 2011-13 stimato addirittura 3,6 miliardi). Il provvedimento approvato ieri elimina la contrattazione di categoria su ogni elemento contrattuale ad eccezione dei salari, consente solo aumenti automatici di stipendio legati all'inflazione (altri aumenti devono essere approvati in via plebiscitaria), eleva i contributi versati dai lavoratori per sanità e previdenza sociale e vieta il prelievo automatico dagli stipendi della quota annua di iscrizione al sindacato.
I repubblicani hanno vinto così il braccio di ferro contro la minoranza democratica in campo legislativo, ma potrebbero aver perso nell'arena dell'opinione pubblica. L'ultimo sondaggio di Bloomberg rivela che il 63% degli americani (non solo quindi gli abitanti del Wisconsin) sono contrari alle iniziative degli stati volte a limitare i diritti dei dipendenti pubblici. In Wisconsin il 57% dei votanti disapprova l'operato del governatore Walker, eletto nel 2010 sull'onda della rimonta repubblicana alimentata dai Tea Party e dalle loro rumorose richieste di disciplina fiscale.
Gli ultimi sondaggi dimostrano invece che i cittadini americani sono molto più preoccupati dai livelli della disoccupazione in America che dalla dimensione dei disavanzi pubblici, ha prontamente detto il presidente del partito democratico del Wisconsin Mike Tate.
E i toni di questa battaglia politica senza quartiere potrebbero infuocarsi ancor di più: i democratici sono pronti a proporre la revoca del mandato sia al governatore Walker che ai deputati e ai senatori repubblicani. In base alla legge del Wisconsin, deve passare un anno dall'inizio del mandato prima di poter mettere ai voti referendari una revoca, quindi Walker, tutti i deputati e 10 senatori sono salvi fino al primo gennaio 2012, mentre 8 senatori sono a rischio immediato.
La revoca di un mandato a furor di popolo è evento raro negli Stati Uniti ma gli stati più agguerriti ne hanno fatto ricorso nei momenti di maggior frustrazione. Ultimo esempio eclatante quello dell'outsider Arnold Schwarzenegger, eletto governatore della California nel 2003 dopo la revoca del mandato al suo predecessore Gray Davis, accusato di indisciplina fiscale. Schwarzenegger se ne è andato a fine 2010 lasciando tuttavia in eredità alla California un disavanzo record di 26 miliardi di dollari.
COLPO DI MANO
La "resistenza"
Grazie a uno stratagemma procedurale, i senatori repubblicani del Wisconsin sono riusciti ad approvare le norme contro la rappresentanza sindacale e la contrattazione collettiva da settimane al centro di fortissime proteste da parte di migliaia di impiegati pubblici. Per bloccare questo voto, i 14 senatori democratici avevano lasciato lo stato per l'Illinois, impedendo così alla Camera alta di raggiungere il quorum - i tre quinti degli aventi diritto - necessario per votare le leggi di spesa
Ostacolo aggirato
Ieri la svolta: i senatori repubblicani hanno deciso di stralciare dall'intero provvedimento le norme che riguardano i sindacati e il contratto collettivo. In questo modo hanno creato un nuovo testo che, non trattando misure fiscali, poteva essere approvato a maggioranza semplice. E così è accaduto. Il voto alla Camera, preceduto da violentissime proteste, è cominciato in ritardo ma salvo sorprese è andato in porto agevolmente

:shock:
Ultima modifica di MauroB il 17 lug 2011, 12:02, modificato 1 volta in totale.

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marcomulas

Re: :: CRACK USA ::

Messaggioda marcomulas » 14 apr 2011, 17:03

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Obama, tagli di 4mila miliardi in 12 anni
L'obiettivo è un deficit pari al 2.5% del prodotto interno lordo nel 2015 e sotto il 2% entro il 2020

14 aprile, 12:43

NEW YORK - Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, intende ridurre il deficit degli Usa .

I tagli proposti da Obama sono leggermente inferiori a quelli proposti dall'opposizione repubblicana, che parla di 4.400 miliardi in 10 anni. Ci sono tuttavia grosse differenze tra le due proposte, dato che il piano dei repubblicani, messo a punto da Paul Ryan, il deputato del Wisconsin presidente della commissione budget della Camera dei Rappresentanti, non prevede nuovi introiti ma solo una riduzione drastica delle spese, non volendo un aumento delle tasse.

Nel suo intervento Obama ha sostenuto che il piano dei repubblicani significa "una riduzione del 70% (degli investimenti) nell'energia pulita, del 25% nell'istruzione, del 30% nei trasporti" ed è una visione che "spiega perché le nostre strade sono in cattivo stato, i nostri ponti crollano e perché non siamo in grado di ripararli". Pur volendo fare qualche grosso risparmio nel settore, il presidente si impegna però a non rendere più difficile l'accesso al programma previdenziale Medicare per gli anziani, contrariamente ai repubblicani che vogliono introdurre un sistema di 'voucher' per averci accesso entro certi limiti. Per ridurre il deficit di 4mila miliardi in 12 anni, Obama pensa arrivarci con i risparmi di spesa (2mila miliardi), diminuendo gli interessi sul debito di 1.000 miliardi, e riformando il fisco con tagli anche in questo caso di circa 1.000 miliardi.

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Christian Tambasco

Re: :: CRACK USA ::

Messaggioda Christian Tambasco » 18 mag 2011, 8:38

fonte: sole24ore Crisi del debito in vista per gli Stati Uniti?


::
Crisi del debito in vista per gli Stati Uniti?
di Simon Johnson
17 maggio 2011

WASHINGTON– John Boehner, presidente della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, è a capo delle critiche mosse dal partito repubblicano contro la politica fiscale statale, sostenute da una richiesta di taglio alla spesa pubblica pari a trilioni di dollari in cambio dell’approvazione di un aumento del tetto del deficit del debito pubblico statunitense da parte del Congresso. Ponendo la questione in questi termini, Boehner potrebbe tuttavia arenarsi in un problema non indifferente finendo, rapidamente, per inimicarsi uno degli elettorati più importanti dei Repubblicani, ovvero il settore aziendale statunitense.

Focalizzandosi sul tetto del debito, Boehner ed i repubblicani si stanno creando da soli una trappola di natura politica. Infatti, se da un lato è vero che la capacità di contrarre prestiti da parte del Tesoro statunitense raggiungerà il limite legale autorizzato all’inizio di agosto, dall’altra parte è anche vero che a seguito delle accuse repubblicane nei confronti della politica legata al tetto del deficit e della minaccia di non appoggiare un suo eventuale aumento, il mercato delle obbligazioni non si è affatto scomposto, così come non si è verificato alcun impatto significativo sulle rendite.

Se la minaccia dei repubblicani fosse credibile, qualsiasi indicazione di un eventuale peggioramento della problematica legata al tetto del deficit, provocherebbe una riduzione dei prezzi delle obbligazioni del Tesoro ed un aumento delle rendite. Ciò non si è verificato in quanto gli obbligazionisti non credono realmente che i repubblicani possano essere capaci di portare avanti questa politica, o addirittura di volerlo fare.

Dopotutto, le conseguenze di un mancato aumento del tetto del debito sarebbero catastrofiche. Tutto il sistema creditizio statunitense, e in gran parte del resto del mondo, si basa sul principio che esistono beni senza rischio, ovvero i titoli di stato statunitensi. Sebbene non esista alcun provvedimento nella costituzione statunitense che garantisca il pagamento dei debiti da parte degli Stati Uniti, per più di 200 anni la Repubblica Federale degli Stati Uniti si è dimostrata il migliore gestore mai esistito del rischio di credito.

La risolutezza fiscale degli Stati Uniti è stata testata almeno cinque volte nel corso della storia: con l’indipendenza durante la guerra del 1812, durante e dopo la Guerra Civile e durante le due Guerre Mondiali. Si potrebbe discutere delle eventuali differenze di pressione fiscale in ciascun contesto e della diversità di trattamento dei vari obbligazionisti, ma alla resa dei conti, quando la situazione diventa difficile, gli Stati Uniti pagano sempre il proprio debito.

La possibilità che gli Stati Uniti non sia in grado di ripagare il proprio debito è infatti decisamente bassa, almeno nel breve termine, ed ha le stesse probabilità che ha la terra di essere colpita da un meteorite. Ci sono ovviamente importanti quesiti fiscali che devono essere risolti, compresa la questione legata all’entità della spesa pubblica e alle voci ad essa correlate e all’entità delle imposte e alle eventuali modalità di imposizione.

Inoltre, c’è l’irritante questione su quale sia, nel contesto attuale, il valore esagerato di debito per gli Stati Uniti. In un mondo in cui gli investitori internazionali (dei settori pubblici e privati) spremono di norma il deficit fiscale statunitense per poi comprare all’estero nuove porzioni di debito, chi può avere la risposta?

I paesi non risultano mai inadempienti a causa dell’incapacità di ripagare il proprio debito dato che esistono sempre nuovi modi per ridurre le spese o aumentare le tasse. In realtà l’inadempienza dei paesi è legata più che altro alle politiche messe in atto che portano i leader governativi a poter decidere, per un qualsiasi motivo, di non ripagare il debito pubblico.

Non è difficile immaginare chi si troverebbe a dover sostenere i costi in caso di un mancato pagamento del debito da parte degli Stati Uniti o nel caso in cui un mancato aumento del tetto del debito provocasse un crollo del mercato. Qualunque beneficiario di prestiti, o chiunque si trovasse ad interagire con il sistema creditizio, accuserebbe uno shock ben maggiore di quello provocato dalla crisi del 2008.

Tra i vari settori statunitensi quello aziendale (sia imprese grandi che piccole) verrebbe enormemente danneggiato. I funzionari esecutivi e gli imprenditori sono preoccupati per l’attuale deficit fiscale statunitense ed alcuni di loro partecipano in modo attivo ai dibattiti su questioni reali ovvero come controllare i costi sanitari, prevenire eventuali crisi finanziarie future e terminare le dispendiose guerre all’estero.

Ma questi sono argomenti per le elezioni presidenziali del 2012, in cui si spera che il dibattito possa delineare un’agenda fiscale più promettente per i prossimi 20-30 anni. Al momento non è possibile prevedere come e quando i problemi di budget dell’America verranno risolti, ma la storia fiscale statunitense è incoraggiante in quanto la Repubblica federale è già stata in grado di gestire e superare le crisi passate.

In poche parole, l’America non si farà autogol sulla questione del tetto del debito e Boehner deve per forza saperlo. Ci si aspettano gesti simbolici, come la minaccia della caduta del governo qualche tempo fa’, che non ha fatto altro che creare nuove opportunità ad entrambe le parti per farsi pubblicità. Ma un’eventuale crisi del debito del settore manifatturiero nel contesto attuale potrebbe solo portare ad un forte contrasto con il settore aziendale e gran parte dell’elettorato. Sulla scia del disastro economico, il partito ritenuto responsabile verrebbe, presumibilmente, esiliato dal potere per un’intera generazione (la Grande Depressione ha negato la presidenza statunitense ai repubblicani per 20 anni).

La leadership repubblicana avanza minacce poco credibili. Se l’amministrazione Obama gioca bene le sue carte, riuscirà ad ottenere, all’ultimo momento, un innalzamento del tetto del debito senza dover fare importanti concessioni. Non risulta chiaro come Boehner, o chiunque altro, possa riuscire a far passare una simile eventualità come una vittoria politica.

Simon Johnson, ex capo economista dell’FMI, è co-fondatore di un blog leader nel campo economico , professore presso l’ MIT Sloan, ricercatore senior presso il Peterson Institute for International Economics, e co-autore di 13 Bankers (13 banchieri, ndt) insieme a James Kwak.


I paesi non risultano mai inadempienti a causa dell’incapacità di ripagare il proprio debito dato che esistono sempre nuovi modi per ridurre le spese o aumentare le tasse.

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Re: :: CRACK USA ::

Messaggioda MauroB » 16 lug 2011, 9:13

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Obama: dopo il 3 agosto non avremo più i soldi per pagare le pensioni

con un articolo di Mario PlateroCronologia articolo12 luglio 2011Commenti (7)


Argomenti: Previdenza complementare | Barack Obama | .
In un'intervista a Cbs News, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha detto che non può garantire che i pensionati riceveranno gli assegni della pensione dopo il 3 agosto se democratici e repubblicani non trovano un accordo per alzare il tetto del debito nelle prossime settimane. «Non posso garantirlo - ha detto Obama al giornalista Scott Pelley - perché, forse, non avremo soldi sufficienti».

Gli Stati Uniti rischiano di raggiungere il limite della loro capacità di contrarre debito il prossimo 2 agosto. Ambedue gli schieramenti vorrebbero trovare un accordo di lungo termine per ridurre la spesa pubblica. I repubblicani vorrebbero tagli di alcune migliaia di miliardi di dollari, mentre i democratici vorrebbero un approccio più equilibrato, dove i tagli alla spesa pubblica sono bilanciati da un aumento delle entrate grazie alle tasse.


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Paralisi a Washington: "Niente accordo finché c'è Obama"
Obama sempre più number one
Obama chiede sacrifici per tagliare il deficit. Ma 6 americani su 10 non sono con lui sull'economia
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Nell'intervista che andrà in onda alle 18.30 (le 00.30 in Italia), Obama ha detto che «questa situazione non riguarda solo gli assegni di previdenza sociale».

I commenti del presidente seguono quelli del capogruppo dei senatori repubblicani Mitch McConnell che poche ore prima aveva «escluso qualsiasi accordo di lungo termine fintantoché c'è Obama alla Casa Bianca».

In passato, il presidente ha più volte detto che si auspica un accordo sul tetto del debito fino a oltre le elezioni del 2012 e lunedì ha promesso che «non firmerà alcun accordo di 30, 60 o 90 giorni



http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/ ... d=AaD6udnD

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MauroB
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Re: :: CRACK USA ::

Messaggioda MauroB » 25 lug 2011, 1:40

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L’America indebitata adesso ha davvero paura

Fabrizio Goria

Ennesimo stallo sul debt ceiling, il limite all’indebitamento statunitense. Il presidente Obama e lo speaker della Camera Boehner non trovano un’accordo e cresce il nervosismo sui mercati finanziari, dove l’oro vola al massimo storico. Arriva l’ultima offerta dei democratici, ma i repubblicani rifiutano. Il segretario del Tesoro, Tim Geithner, rassicura sul rischio default, ma avverte: «La crescita economica sta calando». Le agenzie di rating pronte al downgrade di Washington. Leggi i nostri approfondimenti all’interno.

Lo speaker della Camera, John Boehner, e il presidente Usa, Barack Obama
Esteri
25 luglio 2011 - 00:00
L’accordo non c’è ancora. Il debito americano continua a impensierire i mercati finanziari, che non sanno più cosa aspettarsi dalle trattative fra democratici e repubblicani per l’innalzamento del limite massimo all’indebitamento. Le trattative fra il presidente Usa Barack Obama e lo speaker della Camera John Boehner proseguono, ma con lentezza. Arriva l’ultima offerta dei democratici: incremento del tetto, più tagli per quasi 2.500 miliardi di dollari e nessun aumento delle imposte. Boehner rifiuta utilizzando parole di fuoco e chiede più austerity. Il rischio è che si possa ancora arrivare a un vicolo cieco. Sullo sfondo, lo spettro del default.

L’ultima proposta dei repubblicani è un incremento a due fasi. La prima, cioè un rialzo del tetto di 1.000 miliardi, da effettuare subito, insieme a una riduzione della spesa pubblica per un pari importo. La seconda, un nuovo debt ceiling e ulteriori tagli alle uscite, sarà adottata dal 2012, in concertazione con una speciale commissione sul debito pubblico, che ha già previsto che occorrerà una contrazione della spesa pari a 3.000 miliardi di dollari. Questa soluzione, tuttavia, si scontra con quella voluta dai democratici: un’elevazione del limite di 2.420 miliardi di dollari subito, in modo da traghettare l’attuale Amministrazione fino alla prossima tornata elettorale senza altri problemi, e sforbiciate al budget per circa 2.480 miliardi, senza aumento delle tasse. Il capogruppo dei Dems al Senato, Harry Reid, ha specificato che questa sarà «l’ultima opzione che mettiamo di fronte ai repubblicani». Insomma: o prendere o lasciare. E lasciare significa il default degli oltre 14.000 miliardi di dollari, tanto vale il debito statunitense. Boehner vuole tagli strutturali e non lineari, come invece ha proposto Obama.

Il 2 agosto è il limite ultimo, fissato dal Tesoro, per l’innalzamento del debt ceiling. Dopo, se non sarà arrivato, c’è solo la dichiarazione d’insolvenza. I problemi cominceranno da subito. Il 3 agosto il programma Social Security deve erogare 23 miliardi di dollari a quasi 30 milioni di americani. Il 4 agosto il Tesoro deve rifinanziare 87 miliardi di dollari, operazione impossibile da fare con un default sulle spalle, mentre il 15 agosto deve pagare 30 miliardi in interessi sul debito. Solo nell’arco di quindici giorni Washington avrebbe problemi per 140 miliardi di dollari, senza contare tutte le altre uscite previste per far andare avanti la macchina statunitense. Proprio per questa ragione oggi è intervenuto anche il segretario del Tesoro, Timothy Geithner. «È impensabile che ci possa essere un default americano, il presidente Obama vuole giungere a un accordo per oggi, ma non vuole sottostare ai dettami dei repubblicani», ha detto Geithner. Tuttavia, il numero uno del Tesoro ha generato un’aura d’incertezza sulla congiuntura statunitense: «Nel secondo trimestre l’economia ha corso a un ritmo più lento rispetto al primo e la disoccupazione rimane un grave problema».

Sul fronte dei mercati finanziari, il nervosismo sta aumentando di ora in ora. Il capo di gabinetto della Casa Bianca, Bill Daley, in serata non ha usato metafore per descrivere la situazione. «È ora di finirla con i giochi, abbiamo tutte le piazze finanziarie che ci stanno guardando e non abbiamo più tempo da perdere», ha detto Daley alla NBC. Nel frattempo, le prime mosse ci sono state. Nella notte di venerdì scorso, poco prima del discorso di Obama, la regina di Wall Street, Goldman Sachs, ha venduto Treasury bond per 2,75 miliardi di dollari. Oggi invece i fondi del mercato monetario, cioè quei fondi comuni aperti altamente liquidi e fondamentali per il funzionamento del mercati secondari, hanno deciso di ridurre la propria esposizione sull’Europa in virtù dell’acquisto di titoli di Stato americani. Uno solo l’obiettivo: sostenere gli Stati Uniti nello scenario più avverso. Anche perché il 50% del debito Usa negoziabile sulle Borse, 4.510 miliardi di dollari, è detenuto da investitori non statunitensi, che in caso di ulteriore impasse, potrebbero decidere di rivedere i propri portafogli obbligazionari. Intanto, il dollaro americano perde terreno sia nei confronti dell’euro, tornato sopra quota 1,44, sia contro lo yen, ora passato di mano a quota 78. Vola invece l’oro, schizzato fino a un massimo di 1.624,28 dollari l’oncia, il massimo storico. È il sintomo dell’avversione al rischio degli operatori, che utilizzano il metallo giallo come bene rifugio.

Con ogni probabilità il debt ceiling sarà innalzato. Il pericolo potrebbe però essere un altro. Le agenzie di rating - Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch - hanno più volte lanciato moniti all’Amministrazione Obama. Anche in caso di accordo sul debito, può scattare il declassamento del rating sovrano. L’America potrebbe perdere il suo vanto, la tripla A che da sempre contraddistingue il debitore di maggior credibilità. Comunque vada, una cosa è certa. Nel mondo post Lehman Brothers nemmeno Washington può sentirsi al sicuro.

fabrizio.goria
.

Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/l-america-indeb ... z1T4JgZCWj

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Re: :: CRACK USA ::

Messaggioda mr.spyder » 26 lug 2011, 10:19

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STATI UNITI
Debito, Obama parla alla nazione
"Convincete i vostri deputati ad agire"
Il presidente americano rivolge un appello solenne per risolvere lo stallo delle trattative con i repubblicani: "Rischiamo una profonda crisi economica". E il sito della Camera va in tilt. Ma il presidente della Camera Boehner dice no: "Niente tasse"
dal nostro corrispondente FEDERICO RAMPINI


NEW YORK - NEW YORK - "Rischiamo una profonda crisi economica se non si sblocca lo stallo sul debito, chiamate i vostri rappresentanti al Congresso per convincerli ad agire". Barack Obama sceglie il discorso alla nazione, un appello solenne riservato alle emergenze, per uscire dalla paralisi drammatica che può "provocare il primo default degli Stati Uniti nella storia". Invoca un compromesso bipartisan, ma non tira fuori dal cappello una soluzione nuova. E due minuti dopo la fine del suo discorso, su tutte le reti tv gli risponde a muso duro il presidente della Camera, John Boehner, che guida la maggioranza repubblicana: è un no secco, la destra rifiuta di cooperare, insiste su una manovra fatta solo di tagli alla spesa sociale.

Ma il richiamo di Obama ai cittadini non è stato inutile: un'ora dopo il suo discorso, la rete tv Msnbc ha segnalato che il sito Internet della Camera era andato in tilt, per le troppe email dei cittadini ai parlamentari. Il discorso di Obama ha il tono pedagogico che il presidente predilige.
Parte dalla storia di questa immenso debito pubblico, 14.300 miliardi di dollari. Chi lo ha costruito? Non lui ma il suo predecessore di destra. "Nel 2000 il bilancio pubblico era in attivo, poi sono venute due guerre pagate con la carta di credito, e mi sono trovato con un deficit corrente di mille miliardi solo nell'anno in cui sono entrato alla Casa Bianca".

Alzare il tetto del debito, spiega Obama, è un atto dovuto per consentire che il Tesoro continui
a rifinanziarsi, "non è un lasciapassare per continuare a spendere di più". Non alzare quel tetto del debito, significa che il 2 agosto l'America non sarà più in grado di onorare i suoi obblighi: con i pensionati, i dipendenti pubblici, i creditori nazionali e stranieri. "Aumenterebbero i tassi d'interesse, il costo dei mutui e dei prestiti agli studenti, del credito alle piccole imprese, e alla fine si perderebbero posti di lavoro". Obama adotta un linguaggio misurato, ricorda che "nessun partito è al di sopra delle critiche, nessuna parte è immune da responsabilità". Illustra il suo approccio, che coincide col piano di risanamento presentato al Senato dove i democratici hanno la maggioranza: "Ridurre il deficit operando tagli dolorosi anche alla sanità e alle pensioni, portando le spese sociali al livello più basso dagli anni Cinquanta, ma al tempo stesso chiedendo a tutti di contribuire, con l'eliminazione di privilegi fiscali per i più ricchi e le grandi imprese, perché non è
tollerabile che i chief executive degli hedge fund paghino meno tasse delle loro segretarie".

E' l'approccio "bilanciato, equilibrato, equo" che Obama sostiene di aver condiviso inizialmente con Boehner, fino a quando il presidente della Camera è stato bloccato dai veti di una "fazione". E' l'unico momento polemico nel discorso presidenziale: dà atto a Boehner di essere in buona fede, scarica le colpe sui fanatici del Tea Party, quei parlamentari della destra estrema che hanno giurato di non aumentare le tasse di un centesimo neanche sui miliardari. "Nel mio piano - ricorda Obama - il 98% degli americani non subirebbero aumenti d'imposte". Cita un illustre predecessore che disse: "Non preferireste ridurre il deficit chiamando a contribuzione quelli che
non pagano abbastanza?" Quel predecessore era Ronald Reagan, il padre storico del movimento neoconservatore. Lo stesso Reagan che "alzò il tetto del debito pubblico 18 volte". Obama conclude ricordando i costi immensi a cui andrebbe incontro l'America "se subirà il primo
downgrading della sua storia". Ribadisce che è inaccettabile il piano Boehner, che alzerebbe il tetto del debito solo per pochi mesi: "I mercati non ci crederebbero, è un gioco pericoloso, che nessuno ha mai osato prima di oggi". Si appella ai cittadini che lo ascoltano: "Se siete a favore del mio approccio equo ed equilibrato, chiamate i vostri rappresentanti al Parlamento, fate sentire la vostra voce. Il mondo ci guarda, facciamo vedere che l'America è ancora capace di unirsi come
una nazione sola".

Ma appena prende la parola Boehner ogni speranza si dissolve. In sette minuti d'intervento il presidente della Camera passa in rassegna tutti i luoghi comuni della retorica anti-tasse e anti-Stato. Ricorda di essere "un piccolo imprenditore dell'Ohio", cioè uno che capisce la logica dei numeri, a differenza dei politicanti di Washington. Sottolinea che "più lo Stato diventa grosso, più diventano piccoli gli americani". E' ora che il governo "smetta di vivere al di sopra dei suoi mezzi, spendendo più di quanto incassa". Rilancia il suo piano fatto di soli tagli alle spese (1.000 miliardi), con in più l'emendamento costituzionale che imponga il pareggio di bilancio. E' un piano che Obama ha già bocciato annunciando che vi porrà il suo veto se mai arrivasse sulla scrivania presidenziale. Le due parti sono distanti come prima. Obama non anticipa quel che potrebbe escogitare, da qui al fatidico 2 agosto, se la situazione rimarrà quella fotografata dai due discorsi contrapposti.

(26 luglio 2011)

http://www.repubblica.it/economia/2011/ ... ef=HRER1-1
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Re: :: CRACK USA ::

Messaggioda sandropascucci » 26 lug 2011, 10:24

> Obama non anticipa quel che potrebbe escogitare, da qui al fatidico 2 agosto, se la situazione rimarrà quella fotografata dai due discorsi contrapposti.

potrebbe dare via il culo a IGB.
fisicamente, dico. e il suo. sarebbe la prima grande svolta nella Storia del Debito.
e sarebbe un grande atto di umiltà e riconoscimento verso il Vero Padrone.
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Re: :: CRACK USA ::

Messaggioda MauroB » 22 ago 2011, 14:16

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Udite, udite...

di Giulietto Chiesa - 22 Agosto 2011

Tra il 2007 e il 2010 la Federal Reserve ha prestato a banche e Governi 16 trilioni di dollari a tasso zero. L'operazione è emersa grazie alla ricerca di due senatori

Udite, udite, o signori e signore che leggete i giornali dei finanzieri di tutto il mondo, (cioè i "loro giornali", cioè tutti i giornali del mainstream, e naturalmente tutte le televisioni del mainstream) adesso scoprirete il segreto, uno dei segreti, forse il più importante dei segreti, che sta dietro la crisi della finanza mondiale. Credevate che la Grecia fosse la pietra dello scandalo e che i greci, questi spendaccioni corrotti, dovessero essere salvati, sì, ma insieme privati della loro sovranità nazionale, come gli italiani, del resto, e i portoghesi e gli irlandesi?

Vi sbagliavate, ma non è colpa vostra. Le cose stanno diversamente, e tenetevi forte alle vostre sedie. Scoprirete anche come la più grande democrazia del mondo (senza scherzi, sto parlando di quella americana!) è in grado di guardarsi dentro (quasi) fino in fondo. E questo è un bene. Salvo naturalmente il fatto che nessuno lo saprà. E questo è un male. Eccetto io e voi che leggete queste righe elettroniche (questa roba non andrà mai sulla prestigiosa carta dove scrivono De Bortoli, Riotta, Pigì Battista e altri tristanzuoli che vi hanno raccontato e vi raccontano frottole tutti i giorni). Prima di tutto la fonte, perchè non abbiate a sospettare che si tratti del solito trucco di un Government Accountability Office "complottista" inveterato. La fonte è più che ufficiale, unica e irripetibile: GAO Audit (Government Accountability Office). Il Governo è quello degli Stati Uniti d'America. L'Audit è parola inglese che sta per verifica contabile. L'Audit di cui si parla è il primo che sia stato mai effettuato da mano umana (non possiamo escludere il buon Dio) sull'attività della Federal Reserve nei quasi cento anni della sua storia.

Voi direte, stupiti: ma come è possibile? Mai nessuno è andato a guardare dentro quei conti? Risposta esatta, mai nessuno. La Federal Reserve è stata una riserva di caccia al di sopra di ogni controllo. La seconda domanda che vi porrete è: ma perchè proprio adesso? Il fatto è, capirete, che gira il mondo un sacco di gente sospettosa. E costoro sono malfidati: visti i risultati vorrebbero dare un'occhiata alla cassaforte. Così è accaduto un accidente imprevisto. All'inizio quelli che stavano dentro la cassaforte hanno pensato: che guardino pure, intanto non ci capiranno niente. Invece quei temerari hanno capito fin troppo bene. E' andata così, che Ron Paul e Alan Grayson hanno fatto passare un emendamento alla legge Dodd-Frank che consentiva di fare l'inaudito: controllare i conti della Federal Reserve. Al Senato Usa erano distratti in quel momento.
Detto fatto, due senatori fuori del comune (cioè con le rotelle non del tutto a posto, come vedremo) hanno fatto la ricerca: la storia meriterebbe che i loro nomi restassero scolpiti come i profili dei presidenti sul Mount Rushmore (se non ricordo male, e non chiedetemi di perdere tempo a verificare sul web). Si chiamano Bernie Sanders, indipendente, e Jim DeMint, repubblicano.

Aperto il vaso di Pandora è successo un finimondo. Ma, per così dire, "al chiuso". Ben Bernanke, attuale portiere della Federal Reserve ha protestato veementemente, seguito a ruota dal predecessore Alan Greenspan, e da altri banchieroni tutti mondiali, e tutti beneficiari, come vedremo, di donazioni varie e gratuite. "Che effetto avrebbero sui mercati del pianeta certe scoperte?", hanno detto. "Bloccare tutto, fermare, insabbiare!".
Se queste cose le leggete per la prima volta vuol dire che ci sono riusciti, fino ad ora. Il fatto è che il senatore Sanders è uno svitato e ha messo tutto, pixel su pixel, sulla sua web page. E la frittata non è più riparabile. Per meglio dire: si ordinerà a tutto il mainstream di tacere e nascondere. E magari di pubblicare tutte le storie delle eventuali amanti di Sanders, o di svelare quanti conti in banca ha, e magari se ha sodomizzato il suo cuoco, o ha una collezione di foto pedofile. Cosicchè della faccenda dell'audit della Federal Reserve non ne sentirà parlare nessuno, o quasi. Ma Sanders, DeMint e il buon Dio ci permettono comunque, a noi, che parte del mainstream non siamo, di raccontarvi cosa è venuto fuori. Che è una storia niente male, che, se il mainstream non fosse la cloaca che è, potrebbe perfino metterla in prima pagina. E veniamo al dunque, scusandoci con i lettori se abbiamo fatto in apertura come fece Dostoevskij nel presentare i suoi "Fratelli Karamazov", cioè scrivendo un romanzo per introdurne un altro.

Le cifre dunque ci dicono che, tra il dicembre 2007 e il giugno 2010, senza che nessuno sapesse niente, cioè segretamente, la Federal Reserve ha tolto dal brago banche, corporations, governi sotto diverse latitudini e longitudini, dalla Francia alla Scozia, e chissà fin dove è arrivata la sua "beneficenza", con la non modica cifra di 16 mila miliardi di dollari, cioè sedici trilioni di dollari. Tutto questo ben di Dio sarebbe stato collocato sotto la vocina di bilancio di un "programma onnicomprensivo di prestiti". Ma nessuno, nemmeno il Congresso americano ne è stato informato. Di quei 16 trilioni non un dollaro è ritornato indietro. Eppure sono stati prestati - pensate o lettori ignari - a tasso zero, cioè gratis et amore dei. Per avere un'idea della cifra, se ancora non avete avuto il capogiro, basti pensare che il prodotto interno lordo annuale degli USA si aggira attorno a 14,2 trilioni e che il debito complessivo degli Stati Uniti viaggia sui 14,5 trilioni. Dunque, concludendo, un gruppo di banchieri, che non sono stati eletti da nessuno, prende decisioni di portata mondiale, compra e ricatta governi, banche corporations. Perchè lo fanno? Perchè il sistema è esploso e va al collasso, e loro lo drogano con denaro finto, perchè possa continuare a funzionare. E - cosa non meno importante - in questo modo si mettono in condizione di minacciare ricattare, condizionare, sostituire governi e ministri di tutto il mondo. Siamo alla dittatura di un superclan semi criminale, che complotta usando denaro fittizio (da dove credete siano usciti quei 16 trilioni se non dalle "stamperie" segrete della Federal Reserve? Tenendo conto anche che quei soldi non occorre stamparli, ma li si può creare dal nulla schiacciando qualche tasto di un computer). Dunque adesso sappiamo che il famoso TARP (Troubled Asset Relief Program), fissato in 800 miliardi di dollari, era una balla al ribasso, buona per i mercati e per non fare esplodere la protesta dei contribuenti americani. Lo chiamarono (libera traduzione mia) "Programma di salvaguardia degli assetti tossici". E, in effetti fu proprio un programma per salvare quegli assetti.

Li comprarono perchè non si scoprisse che erano velenosi. Valevano zero, ma vennero acquistati in denaro sonante. Salvarono i truffatori. Il pubblico fu indotto a pensare che questo servisse a qualche scopo. L'unico scopo era di finanziare i truffatori. Che sono gli stessi che ora esigono di essere nuovamente pagati per i crediti illegali (tossici appunto) che erogarono. Solo che la cifra fu venti volte più grande.
Dove sono andati e a chi, e quanto? Adesso sappiamo tutto. C'è l'elenco, eccolo:

Citigroup: $2.5 trillion ($2,500,000,000,000)
Morgan Stanley: $2.04 trillion ($2,040,000,000,000)
Merrill Lynch: $1.949 trillion ($1,949,000,000,000)
Bank of America: $1.344 trillion ($1,344,000,000,000)
Barclays PLC (United Kingdom): $868 billion ($868,000,000,000)
Bear Sterns: $853 billion ($853,000,000,000)
Goldman Sachs: $814 billion ($814,000,000,000)
Royal Bank of Scotland (UK): $541 billion ($541,000,000,000)
JP Morgan Chase: $391 billion ($391,000,000,000)
Deutsche Bank (Germany): $354 billion ($354,000,000,000)
UBS (Switzerland): $287 billion ($287,000,000,000)
Credit Suisse (Switzerland): $262 billion ($262,000,000,000)
Lehman Brothers: $183 billion ($183,000,000,000)
Bank of Scotland (United Kingdom): $181 billion ($181,000,000,000)
BNP Paribas (France): $175 billion ($175,000,000,000)

E molte altre banche minori che qui non staremo a citare. Chi volesse sapere i dettagli può andarseli a vedere qui, qui, e qui.
Adesso ci è più chiaro chi sono i nove banchieri che si ritrovano, assieme ai loro complici, in qualche ufficio di Wall Street, o a bordo di qualche nave, una volta al mese per complottare contro le nostre vite, il nostro lavoro, il nostro futuro. Sicuramente sono tutti fedeli partecipanti alle riunioni del Gruppo Bilderberg e della Trilaterale. In un mondo bene ordinato bisognerebbe che venissero arrestati, su mandato, per esempio, della Corte Penale Internazionale. Ma chi ha il potere di spiccare un tale mandato, visto che i governi europei sono tutti complici di questi balordi? Ai quali si dovrebbe aggiungere i dirigenti delle agenzie di rating che non potevano non sapere e che sono state e sono parte della macchinazione. Danno i voti a tutti, e decidono chi è fedele e chi non lo è alle loro operazioni da scassinatori; sorvegliano e fanno il palo prima che arrivi l'opinione pubblica. E questa non può arrivare perchè non sa niente. E non sa niente perchè giornali e tv mentono e distraggono milioni e miliardi di spettatori. Da quei pulpiti ci viene l'accusa di avere troppo consumato. Ma quei pulpiti, materialistici per eccellenza, continuano a spingerci a consumare ancora. E' il delirio dei balordi.

Come difenderci? Organizzarci per rispondere. Il debito che hanno creato se lo paghino loro, se ci riescono. L'attacco alle nostre condizioni di vita dobbiamo respingerlo. Certo che ricorreranno alla forza, come sta facendo il cameriere Cameron dopo i tumulti di Londra. Come Berlusconi e Fassino stanno facendo con i No Tav della Val di Susa. Ma se milioni di europei capiranno che è giunto il momento di difendersi, partendo dalla difesa del proprio territorio (dove per territorio s'intende tutta la nostra vita, a partire dal nostro cervello e dalla nostra salute), li potremo sbalzare di sella. Dove abitiamo noi, loro sono più deboli e noi quasi invincibili. Se ci organizziamo. Tertium non datur: o li sbalziamo di sella o loro ci distruggeranno. Sicuramente molti di noi, insieme ai milioni che non si possono difendere. Ci porteranno via gli ultimi residui di democrazia, ci renderanno schiavi. Vogliono cancellare la storia di 150 anni di diritti conquistati. Sono la peste moderna. Se vogliamo guarire dobbiamo rispondere alla loro dichiarazione di guerra.


http://www.cadoinpiedi.it/2011/08/22/udite_udite.html

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Re: :: CRACK USA ::

Messaggioda sandropascucci » 23 ago 2011, 11:06

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La Fed: per salvare le banche Usa furono impiegati 1200 miliardi di dollari

I numeri forniti da Bloomberg News in base al Fredoom of Information Act. Morgan Stanley avrebbe ricevuto 107,3 miliardi di dollari, Citigroup 99,5 e Bank of America 91,4 miliardi di dollari. Soldi e tanti anche alla Royal Bank of Scotland e alla svizzera Ubs

NEW YORK - Nel 2006, con i prezzi immobiliari che raggiungevano il loro apice, Citigroup e Bank of America erano le regine incontrastate del settore finanziario statunitense. Complessivamente, le dieci più grandi istituzioni finanziarie americane riportavano utili per 104 miliardi di dollari. Due anni dopo, il collasso del mercato immobiliare obbligava queste stesse istituzioni a prendere in prestito 669 miliardi di dollari dalla Federal reserve, una cifra che finora era rimasta segreta. Stando a Bloomberg news, il salvataggio del sistema finanziario da parte del presidente della Banca centrale americana Ben Bernanke sarebbe costato agli stati uniti oltre 1.200 Miliardi di dollari.

Secondo i dati ottenuti dall'azienda di notizie fondata dal sindaco di New York, Michael Bloomberg, in base al Freedom of information act (legge sulla libertà d'informazione), Morgan Stanley avrebbe ricevuto 107,3 miliardi di dollari, Citigroup 99,5 e Bank of America 91,4 miliardi di dollari. Ma ad avere beneficiato dei prestiti non sono state solo istituzioni finanziarie americane, ma anche europee. Almeno metà delle 30 più grandi istituzioni ad aver ricevuto fondi sarebbero, infatti, europee. Secondo Bloomberg, la Royal Bank of Scotland avrebbe incassato 84,5 miliardi di dollari mentre la svizzera Ubs 77,2 miliardi.

L'importo dei prestiti erogati dalla Federal reserve a dicembre 2008 in base ai suoi sette distinti programmi di sostegno all'economia, ammontava a 1.200 miliardi di dollari. Ovvero, tre volte le dimensioni del budget federale per quell'anno. Per fare un paragone, il Tarp (maxipiano di salvataggio del settore bancario americano approvato dal Congresso) aveva un valore totale pari a 700 miliardi di dollari.

"Abbiamo concepito i nostri programmi d'emergenza per arginare la crisi e ridurre il rischio finanziario del contribuente americano", ha spiegato il vice direttore della divisione affari monetari della Banca centrale americana, James Clouse, che ha voluto sottolineare come "quasi tutti i nostri programmi sono stati terminati. Finora non abbiamo riportato perdite e non ce ne aspettiamo in futuro". Bloomberg stima che i 1.200 miliardi di dollari erogati dalla Banca centrale americana sarebbero stati sufficienti ad estinguere tutti i 6,5 milioni di mutui americani relativi ad immobili il cui valore è inferiore all'importo del prestito.
(22 agosto 2011) © Riproduzione riservata
fonte: http://www.repubblica.it/

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Re: :: CRACK USA ::

Messaggioda MauroB » 19 set 2011, 0:28

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Protesta a Wall Street contro cupidigia e corruzione

Ma fallisce iniziativa di una 'Piazza Tahrir' in salsa Usa VIDEO
18 settembre, 21:33

proteste a Wall Street

Associate
Obama lancia 'Buffett Rule' per debito, ricchi paghino
Ecofin tra paura default e proteste
Grecia, pieno di debiti si dà fuoco davanti alla banca

NEW YORK -La cupidigia e la corruzione del sistema finanziario. E l'influenza dei soldi sulla politica americana. E' questo che ha spinto oggi centinaia di persone a radunarsi vicino Wall Street, nelle vie adiacenti al New York Stock Exchange, per manifestare contro quello che ritengono un sistema ingiusto e che chiedono al presidente Barack Obama di costituire una commissione che metta fine ''all'influenza dei soldi sugli eletti''.

La protesta pacifica, lanciata da Adbusters e chiamata 'Occupare Wall Street', vuole ricalcare la primavera araba, dar vita a una 'Piazza Tahrir americana': l'idea degli organizzatori sarebbe quella di sostare nell'area con tende per settimane se non mesi per replicare le manifestazioni in Egitto, Spagna e Israele. La scelta di manifestare il 17 settembre, che gli organizzatori definiscono 'Giorno della Rabbia', si rifa' alla proteste nel 1969 a Chicago contro la Guerra in Vietnam. I manifestanti hanno cercato di raggiungere l'ingresso del New York Stock Exchange ma sono stati fermati dalla polizia. ''La sola cosa che abbiamo in comune e' che noi siamo quel 99% della popolazione che non tollera piu' la cupidigia e la corruzione del restante 1%'' si legge sul sito 'Occupare Wall Street'. ''Basta corruzione'' e ''New York dice no alla cupidigia di Wall Street'' sono alcune delle scritte sui cartelli agitati dai manifestanti.

''Chi guarda al panorama politico ed economico che abbiamo a Washington non puo' che arrivare alla conclusione che il sistema e' rotto'' afferma Bill Csapo, un volontario dell'organizzazione della manifestazione. ''L'attenzione e' sull'impatto tossivo e sulla corruzione di fondi illimitati sulla politica, che non possiamo chiamare democrazia. Il governo deve tornare a occuparsi del 99% degli americani: la legge ora e' scritta per un 1% della popolazione''. A partecipare alla manifestazione l'organizzazione 99 Percent Project, secondo la quale il 99% degli americani ''e' cacciato dalle proprie case, e' costretto a scegliere fra alimentari e affitto, gli vengono negate cure mediche di qualita' e lavora ora per uno stipendio basso e niente diritti''

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche ... 74936.html

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Messaggioda mr.spyder » 19 set 2011, 9:41

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Re: :: CRACK USA ::

Messaggioda MauroB » 25 set 2011, 13:01

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Gli arresti per le proteste a Wall Street

Le manifestazioni negli Stati Uniti non sono affollatissime ma continuano, e ieri sono state arrestate 80 persone

25 settembre 2011

Almeno 80 persone sono state arrestate sabato durante una manifestazione di protesta davanti alla borsa di New York a Wall Street. Sono accusati di disturbo alla quiete pubblica, resistenza all’arresto, ostruzione dell’amministrazione governativa e aggressione a un ufficiale di polizia. Le proteste, chiamate Occupy Wall Street sono iniziate lo scorso 17 settembre, sono state organizzate e promosse dal gruppo di hackers noto come Anonymous e dal movimento Adbusters. A Manhattan la polizia ha transennato la zona intorno alla Borsa e aumentato la presenza di agenti. Gli arresti sono stati filmati dai manifestanti e diffusi su YouTube e Twitter.

Gli organizzatori hanno detto che il primo giorno circa 2.000 persone hanno preso parte alla protesta, mentre altri mezzi di informazioni parlano di qualche centinaio di persone. Il New York Times riporta che mercoledì i manifestanti erano un centinaio e che il giorno dopo il loro numero era addirittura diminuito. Molti manifestanti vengono dalla Pennsylvania, dal Massachusetts, dal Missouri e dal Texas, e hanno con sé tamburelli, corni, timpani, bandiere americane e manifesti che chiedono più tasse per i ricchi e meno salvataggi per le banche. Le rivendicazioni dei manifestanti sono generale protesta contro la distribuzione ineguale della ricchezza e la capacità dei ricchi – dicono – di aggirare qualsiasi legge a proprio vantaggio

http://www.ilpost.it/2011/09/25/proteste-wall-street/

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Re: :: CRACK USA ::

Messaggioda mr.spyder » 25 set 2011, 13:19

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Re: :: CRACK USA ::

Messaggioda mr.spyder » 25 set 2011, 13:55

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Re: :: CRACK USA ::

Messaggioda sandropascucci » 25 set 2011, 21:32

MauroB ha scritto:
!
Le rivendicazioni dei manifestanti sono generale protesta contro la distribuzione ineguale della ricchezza e la capacità dei ricchi – dicono – di aggirare qualsiasi legge a proprio vantaggio


ah.. pensavo parlassero di signoraggio.. fiuuu..
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Re: :: CRACK USA ::

Messaggioda MauroB » 2 ott 2011, 9:00

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Indignados a Wall Street, 500 arresti su ponte Brooklyn

Da giorni manifestano davanti alla Borsa per protestare contro i finanzieri e i politici
02 ottobre, 08:49

NEW YORK - Oltre 500 manifestanti del movimento 'Occupy Wall Street' (gli 'indignados' americani) sono stati arrestati questa sera a New York per aver bloccato per alcune ore il ponte di Brooklyn.

I disordini sono cominciati quando i manifestanti hanno iniziato a marciare lungo la carreggiata del ponte, abbandonando i marciapiedi laterali, bloccando cosi' il traffico automobilistico. La polizia ha riferito di aver ammonito ripetutamente i manifestanti a rimanere sui marciapiedi, ma invano, ed e' stata pertanto costretta ad intervenire.

Molti manifestanti hanno invece affermato che di fatto la polizia ha teso loro una trappola, dopo averli scortati verso il ponte solo per poterli circondare e intrappolare con una rete di plastica arancione e procedere agli arresti.

''I poliziotti sono rimasti a guardarci senza fare nulla, quasi guidandoci sulla carreggiata del ponte'', ha affermato Jesse Myerson, un portavoce del movimento Occupy Wall Street. In serata, poco dopo le 20 ora locale, il ponte e' stato riaperto al traffico, sia automobilistico che pedonale, dopo essere stato chiuso per diverse ore.

La marcia verso Brooklyn era stata annunciata dal movimento Occupy Wall Street, giunto ormai alla sua seconda settimana di protesta ininterrotta con un presidio nello Zuccotti Park, nel distretto finanziario di Manhattan.

Al grido di ''non ce ne staremo in silenzio e non ci faremo intimidire'', il sito dei manifestanti, http://www.occupywallst.org, aveva chiamato i manifestanti oggi a riunirsi per questa nuova iniziativa, a cui hanno aderito studenti, insegnanti, organizzazioni sindacali, veterani, disoccupati, famiglie, gente comune che si dice stanca dello strapotere della finanza. La settimana scorsa, il primo tentativo di marcia di protesta verso la Quinta strada era finito con la carica da parte della polizia e con decine di arresti

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche ... 42931.html

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Messaggioda sandropascucci » 19 ott 2011, 16:46

Immagine


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New York

Entrano in una filiale di Citibank
per chiudere il conto. E vengono arrestati

I militanti di Occupy scelgono questa forma di protesta. Ma la banca non gradisce. E chiama la polizia

MILANO Entrano in una ventina nella filiale, sono presumibilmente clienti di questo o di quel gruppo bancario, vogliono chiudere simultaneamente i loro conti correnti. E' una delle nuove forme di protesta, del tutto legale, che hanno adottato i militanti di Occupy, la piattaforma in cui si riconoscono tanti indignados americani, contro il sistema finanziario, a loro avviso colpevole di voler «scaricare» il debito sui più deboli.

ARRESTATI- Nella giornata delle manifestazioni planetarie di sabato, l'hanno dunque messa in pratica a New York. Ma non è andata bene. Se da Chase, grande colosso bancario d'America, non c'è stato alcun problema, il manager della filiale li ha fatti entrare e chi voleva chiudere il conto l'ha chiuso, ben diversamente è finita dal concorrente Citibank. Gli impiegati si sono rifiutati di aderire alle richieste dei manifestanti, 24 in tutto, e hanno fatto chiudere le porte dell'agenzia in Laguardia Place, tra Soho e il Village, chiamando il 911, il nostro 113. La polizia è intervenuta, ha identificato e poi arrestato tutti i presenti con l'accusa di violazione di proprietà privata e resistenza all'arresto.

IL VIDEO E LA NOTA DI CITIBANK - Il video dell' "azione" è stato prontamente filmato e ora gira su tutti i social network del mondo, mentre Citibank si difende così in una nota : «abbiamo chiamato la polizia per i dimostranti che disturbavano e che non volevano uscire, mentre l'unica persona che chiedeva di chiudere il conto veniva seguita dai nostri addetti: nessuno è stato arrestato perchè voleva chiudere un conto, non abbiamo fatto chiudere la nostra filiale, è stata la polizia a deciderlo e non abbiamo chiesto che nessuno fosse arrestato, questa è una decisione della polizia». Una ricostruzione che contrasta con quella dei dimostranti. Un boomerang per Citibank?

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fonte articolo: corriere della sera
fonte video: http://www.youtube.com/watch?v=S6svA6Qvq1U
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Re: :: CRACK USA ::

Messaggioda mr.spyder » 11 nov 2011, 14:02

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Bernanke, problemi economici Usa seri
Fed, stress in area euro, attuare piani rapidamente
10 novembre, 20:21
(ANSA) - NEW YORK, 10 NOV - I problemi economici degli Stati Uniti ''sono molto seri''. Lo afferma il presidente della Fed, Ben Bernanke. La Fed sta facendo il possibile perche' si torni a crescere anche se ''siamo ancora lontani da dove vorremmo essere''. Quanto alla situazione europea, Bernanke sottolinea che c'e' molto stress nell'area euro e il piano per contenere la crisi deve essere attuato rapidamente.

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche ... 51084.html
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Re: :: CRACK USA ::

Messaggioda sandropascucci » 20 nov 2011, 12:44

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Debito pubblico Usa: a fine 2011 sarà il 100% del Pil.
Il senatore Alexander: fallimento impossibile

Il debito pubblico statunitense si avvicina ormai al 100% del Pil, oltrepassando i 15mila miliardi di dollari. Se il comitato bipartisan non riuscirà a trovare l'accordo per ridurre il disavanzo, saranno necessarie misure drastiche. Il senatore repubblicano Lamar Alexander: "Il fallimento non è un'opzione"

Il debito pubblico statunitense oltrepassa i 15.000 miliardi di dollari, pari a circa il 99% nel rapporto con il Pil, ovvero col totale dell'economia statunitense del 2011.

Il Fondo Monetario Internazionale nel suo ultimo rapporto ha stimato che il debito raggiungerà il 100% del PIL alla fine dell'anno, il 105% del PIL nel dicembre 2012 e il 115% entro il 2016.

Il disavanzo pubblico Usa è salito costantemente dal 2 agosto scorso, data in cui il Congresso ha alzato il tetto del debito da 14.300 a 15.194 mld di dollari. Se il comitato formato da democratici e repubblicani non riuscirà a trovare un accordo sulla riduzione del disavanzo, il Congresso dovrà automaticamente intervenire per mettere in atto misure drastiche di riduzione del debito pubblico.

Nel frattempo il leader della maggioranza al Senato Harry Reid ha dichiarato che "l'ultimo minuto si sta avvicinando velocemente", mentre il senatore repubblicano Lamar Alexander ha detto ai giornalisti: "il fallimento non è un'opzione".
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Messaggioda sandropascucci » 20 nov 2011, 12:46

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Chi detiene il debito pubblico americano

Gli otto anni di presidenza Bush e due guerre dissennate tuttora in corso hanno dissanguato le casse degli Stati Uniti. L'ultimo bilancio in pareggio si è avuto nel 2000 durante l'era Clinton. Da allora il Tesoro americano ha sempre chiuso i conti in deficit (-10% nel 2010), stratificando il passivo nello stock del debito pubblico. Se nel 2000 tale debito ammontava ad un gestibile 60% del PIL, oggi si approssima al 100%, pareggiando di fatto il conto con la ricchezza nazionale.

Attualmente il Paese non può ricorrere con i Buoni del Tesoro perché la facoltà di emettere titoli di debito per garantirsi liquidità non è infinita. La cifra massima, fin dal 1917, è calmierata da un tetto massimo (debt ceiling) fissato dal Congresso, oltre il quale il governo federale non ha la potestà di finanziarsi tramite obbligazioni.

1. L’attuale limite, fissato nel febbraio 2010, ammonta a 14.294.000 miliardi ed è stato raggiunto il 16 maggio. Il segretario al Tesoro, Timothy Geithner è riuscito a metterci una pezza sospendendo i versamenti ai fondi pensione dei dipendenti federali, procrastinando il problema al 2 agosto, fatidica data in cui i liquidi per oliare la pesante macchina burocratica Usa saranno veramente finiti.
L'unica soluzione è l'innalzamento del tetto del debito, altrimenti gli Stati Uniti si troveranno in default tecnico.

2. Il rischio di default che incombe sugli Usa pone l'interrogativo in merito alla sorte del debito stesso. In proposito l'Economist riporta un interessante grafico, elaborato dalla Congressional Quarterly, nel quale vengono riassunti tutti i possessori di Buoni del Tesoro Usa.
L'analisi propone diverse diverse chiavi di lettura.
Essa distingue innanzitutto tra due macrocategorie. Da una parte troviamo il “pubblico”, ossia il complesso degli investitori pubblici e privati, interni ed esterni (8.229 miliardi) e il sistema della Federal Reserve (1.427 miliardi). L'ammontare di titoli detenuto da questa ampia categoria ammonta a più di 9.000 miliardi di dollari. Spiccano in particolare i 1.152 miiardi detenuti dalla Cina, a cui vanno aggiunti i 112 miliardi in mano a Hong Kong e una frazione più risibile a Macao. A seguire c'è il Giappone, creditore fin dai primi anni Ottanta, con 906 miliardi. Terzo posto per il Regno Unito con 333 miliardi e quarto per le companies petrolifere con 221,5 miliardi. Da notare anche il Brasile con quasi 207 miliardi.
Dall'altra ci sono gli enti governativi statunitensi con i restanti 4.613 miliardi. Per la gran parte si tratta di fondi fiduciari per finanziare il sistema del welfare (come i programmi Social Security e Medicare) e la costruzione di infrastrutture.

In pratica, se sommiamo questi titoli a quelli detenuti dalla Fed scopriamo che quasi la metà (circa 6.000 miliardi) del debito del Paese è con se stesso, il che non è molto rassicurante. Un po' come avveniva da noi negli anni Ottanta, quando l'allora Ministero del Tesoro apriva linee di credito presso la Banca d'Italia per finanziarsi. L'adesione all'euro, con il conseguente trasferimento delle competenze di politica in tema di monetaria in capo alla Bce, ha posto fine a questa pratica licenziosa.

In secondo luogo, oltre 7.840 miliardi sono detenuti da investitori nazionali, mentre la restante metà è in mano ad investitori esteri. Ciò significa che in caso di default il mercato soffrirebbe non poco, con ripercussioni potenzialmente gravi per la stabilità della finanza internazionale.
Infine, l'ultima demarcazione è tra titoli negoziabili e non. Quasi tutto il debito detenuto dal “pubblico” è negoziabile, ovvero passibile di essere oggetto di scambio sui mercati. Solo una piccola parte (540 milioni) è non negoziabile, dunque emesso in favore di determinati possessori e detenuto stabilmente da questi ultimi.


perché non è rassicurante? perché la FED non è "con se stesso" ?? bah..
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Re: :: CRACK USA :: + [Stati Uniti d'America] tira un'ariett

Messaggioda kasiacolagrossi » 20 nov 2011, 12:57

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Re: :: CRACK USA :: + [Stati Uniti d'America] tira un'ariett

Messaggioda sandropascucci » 20 nov 2011, 13:12

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Re: :: CRACK USA :: + [Stati Uniti d'America] tira un'ariett

Messaggioda mr.spyder » 7 dic 2011, 17:24

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Petrolio:NY, a 100,3 dlr dopo scorte Usa
Quotazioni in flessione dell'1%
07 dicembre, 16:54

Petrolio:NY, a 100,3 dlr dopo scorte Usa (ANSA) - ROMA, 7 DIC - Il petrolio segna un calo dell'1% a 100,3 dollari al barile dopo l'aumento delle scorte di greggio statunitensi.

Il Dipartimento dell'Energia Usa ha comunicato che la scorsa settimana gli stock di petrolio sono aumentati di 1,34 milioni di barili a 336,1 milioni, mentre gli analisti avevano previsto un calo di 1,25 milioni.

molti non sanno che il petrolio "americano" va in scorta,mentre quello estratto dalle altre nazioni e destinato al mercato USA viene consumato regolarmente.
così quando annunceranno che è finito,tutti si fermeranno mentre loro andranno avanti ancora un pò....
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Re: :: CRACK USA :: + [Stati Uniti d'America] tira un'ariett

Messaggioda sandropascucci » 8 gen 2012, 20:45

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Re: :: CRACK USA :: + [Stati Uniti d'America] tira un'ariett

Messaggioda MauroB » 29 feb 2012, 20:45

>
>
Sempre piu' americani non possono permettersi beni primari

di: WSI Pubblicato il 29 febbraio 2012| Ora 10:42

Quasi la meta' degli americani, il 45% dice di non riuscire a coprire le spese per i beni primari come cibo, trasporti e un tetto.

New York - E' in crescita il numero di americani che confida di non potersi permettere di comprare del cibo. Per l'esattezza uno su cinque non riesce a sfamare la famiglia. Sono numeri da terzo mondo.

Nel 2011 il 18,6% dei cittadini interpellati da Gallup ha detto che non riesce a comprare cibo per tutti i membri del nucleo familiare.
Verrebbe da pensare che il numero si sia ridotto negli ultimi mesi, un arco di tempo in cui il tasso di disoccupazione e' calato costantemente. Ma non e' cosi'. Anzi, e' successo il contrario: e' salito sempre di piu' il numero di americani che devono stringere la cinghia al supermercato perche' non riescono ad avere accesso al bene primario.
La ripresa economica, che in teoria ormai ha piu' di due anni di vita, non ha fatto molto per evitare che milioni di americani uscissero da condizioni di poverta' e privazioni di beni essenziali.
Orrmai quasi la meta' della popolazione, il 45%, non riesce a coprire le spese per i beni di base, come cibo, tetto e trasporti, secondo il gruppo noprofit Wider Opportunities for Women.
La spiegazione e' semplice: i redditi non sono cresciuti allo stesso ritmo con cui e' salito il costo della vita, e per una grande fetta della popolazione le cose oggi vanno male come non mai.
Nel 2010 46 milioni di persone vivevano sotto la linea di poverta': un record secondo i dati del Census. Difficilmente queste cifre sono destinate a migliorare nel breve termine.

http://www.wallstreetitalia.com/article ... imari.aspx

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Messaggioda MauroB » 30 mar 2012, 13:16

>
>
America: il disastro del debito

di: WSI Pubblicato il 30 marzo 2012| Ora 10:59

Gli Stati Uniti dovranno fare i conti con $5.900 miliardi di debito in scadenza nei prossimi cinque anni. L'interesse medio e' del 2,2%.


New York - Se si prendono quattro numeri - 2,2, 62,8, 454 e 5.900 - e li si analizza separatamente, non vogliono dire molto. Ma inserendoli nel contesto della situazione macro economica americana, rivelano quello che rischia seriamente di essere "un disastro del debito" nel paese.

1) 2,2% e' il tasso di interesse medio sul debito del Tesoro degli Stati Uniti (dati di febbraio, i piu' recenti a disposizione).

2) 62,8 mesi: e' la scadenza media del debito del Tesoro (quarto trimestre 2011)

3) $454 miliardi: e' la spesa per interessi sul debito pubblico nell'esercizio fiscale 2011, periodo che e' si concluso il 30 settembre

4) $5.900 miliardi e' l'ammontare complessivo del debito in scadenza nei prossimi cinque anni.

Per ora le cifre alle voci uno e due stanno aiutando il numero tre, ma allo stesso tempo creano un bel problema per il numero quattro. A meno che il Tesoro non intervenga, la somma di 1, 2 e 3 diventera' passivita', mentre il numero quattro ha il potenziale di far scoppiare una crisi. Piu' severa di quella dell'area euro.

Il governo fa affidamento nei finanziamenti a breve termine con un duplice obiettivo. Tuttavia non vengono mai utilizzati per recare un effetto benefico a lungo raggio.

Aiutano a celare la profondita' e gravita' degli squilibri strutturali della nazione e mettono gli Usa nella posizione precaria di essere costretti a oltre il 71% del suo debito detenuto dai privati nei prossimi cinque anni, con ogni probabilita' a tassi di interesse piu' alti.

E' questo il problema: nel breve termine Washington e' piu' dipendente dai finanziamenti rispetto ai paesi altamente indebitati come Lisbona, Atene, Madrid o Roma", secondo quanto riferito a Bloomberg da Lawrence Goodman, presidente del Centro di Stabilita' Finanziaria, un think-thank indipendente specializzato nei mercati finanziari.

Fortunatamente per loro, gli Usa, maggiore potenza economica al mondo, sono piu' uguali degli altri.
.


http://www.wallstreetitalia.com/article ... ebito.aspx

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Re: :: CRACK USA :: + [Stati Uniti d'America] tira un'ariett

Messaggioda MauroB » 23 apr 2012, 21:31

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Usa: una famiglia su cinque ha bisogno di aiuti per nutrirsi

di: WSI Pubblicato il 23 aprile 2012| Ora 10:31
Al programma di buoni aliementari "Food stamps" si sono iscritti in 46,5 milioni, 22,2 milioni di famiglie e il 15% dell'intera popolazione. La "Grande Recessione" e' finita solo sulla carta.
E' in ampliamento il divario tra il reddito dei ricchi e quello dei poveri negli Stati Uniti.

New York - Milioni di americani fanno fatica ad arrivare alla fine del mese, campando con un reddito di 2 dollari di media al giorno. Intanto nel paese i dati macro incominciano a dare segni di rallentamento della ripresa e l'economia non sembra piu' cosi' solida come appariva qualche mese fa.

Dal nuovo report pubblicato dall'agenzia dei servizi di cibo e nutrizione (USDA) emergono cifre scoraggianti: 46 milioni e 500 mila persone partecipano al programma di sostegno alimentare pubblico dei buoni pasto.

Di fatto una famiglia su cinque ha bisogno di aiuti per nutrirsi. Gli ultimi dati a disposizione, gennaio di quest'anno, 22 milioni e 200 mile famiglie. Si tratta di un impressionante 15% dell'intera popolazione e poco piu' del 20% delle famiglie.

Nonostante la "Grande Recessione" sia ufficialmente terminata a giugno 2009, oltre 10 milioni di altri americani e' stato accolto nel programma di sostegno pubblico da allora. La crescita annuale e' del 5%.

Cosa significa che una famiglia su cinque ha bisogno del sostegno del governo per comprare cibo e nutrire i propri figli? Innanzitutto che un aspetto della vita economica dell'America sfugge completamente all'analisi di molti tecnici.

Un elemento che pero' fara' sentire il suo impatto in tutti gli elementi della vita civile statunitense, dalle eleziooni presidenziali di fine anno ai futuri dibattiti sul budget fiscale federale .


http://www.wallstreetitalia.com/article ... rirsi.aspx

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Re: :: CRACK USA :: + [Stati Uniti d'America] tira un'ariett

Messaggioda MauroB » 10 lug 2012, 14:22

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PFGBest: irregolarità nei bilanci, Ceo tenta il suidicio. Conti congelati

di: WSI Pubblicato il 10 luglio 2012| Ora 08:18

Il fondatore Russ Wasendorf tenta il suicidio. La societa' annuncia ai propri clienti che i conti sarebbero stati congelati, senza la possibilità di riavere indietro la liquidità fino a nuovo ordine.

New York - La piccola società di brokeraggio statunitense PFGBest, che gestisce circa $400 milioni, annuncia ai propri clienti che i conti sarebbero stati congelati, senza la possibilità di riavere indietro la liquidità fino a nuovo ordine, dopo che il ceo e fondatore Russ Wasendorf, nella mattinata di ieri avrebbe tentato il suicidio nei pressi dell’headquarter della società, nella cittadina di Cedar Falls.

Wasendorf sarebbe stato trasportato immediatamente in ospedale, dove si trova ora in condizioni critiche. Partite le indagini sul tentato suicidio e su alcune irregolarità riguardo i bilanci.

La società annuncia di essere in uno stato di "liquidation-only", ovvero, bloccati tutti i nuovi ordini ad eccezione di liquidare la posizione. Tutti i fondi di PFGBest sarebbero stati bloccati dalla National Futures Association (NFA), fino a nuove istruzioni.

http://www.wallstreetitalia.com/article ... elati.aspx

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Re: :: CRACK USA :: + [Stati Uniti d'America] tira un'ariett

Messaggioda sandropascucci » 18 lug 2012, 15:46

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Un 7% fuori portata, Pimco e l’800% del Debito/Pil americano

Scritto da Weoptions | Trend Online – 42 minuti fa

In un recente dibattito sul finanziamento del sistema pensionistico Americano, il sindaco di New York (Francoforte: A0DKRK - notizie) , Michael Bloomberg, si è così espresso con un parlamentare: “Se posso permettermi di darle un consiglio di ordine finanziario, le dico: se qualcuno le offre un 7% garantito sui fondi per il resto della vita, lo prenda al volo e si assicuri che chi glielo propone non si chiami Madoff”.
Chi non è affatto convinto che un rendimento del 7% sia fattibile in quest’era della Nuova Normalità in cui i tassi negativi sui titoli di Stato e lo spettro della repressione finanziaria dominano parimenti mercati azionari ed obbligazionari, è Bill Gross di Pimco, personaggio numero uno al mondo dell’industria del Risparmio gestito. Ciò che ha colpito Gross del commento di Bloomberg è che abbia dato per scontato la presenza, nel mondo, di garanti leggitimati dei rendimenti. Ecco il suo pensiero..
Anche volendo credere che ormai Madoff e i suoi simili siano tutti sotto chiave, negli ultimi mesi si è constatato come non solo non si possa più contare su banche ed assicurazioni, nonostante tutte le loro rassicurazioni sulla certezza del capitale, ma che neppure gli stati sovrani sono tutti affidabili quando si tratta di restituire il capitale, senza parlare di interessi anche soltanto vicini al 7% nominale. Chiunque abbia investito in titoli del debito greco, spagnolo e praticamente di tutta l’Eurolandia non germanica si accontenterebbe oggi di molto meno, facendo propria la sforbiciata alla Will Rogers, autore, negli anni trenta, del famoso aforisma: “Mi preoccupa più il ritorno del mio denaro che il ritorno sul mio denaro”. Fissi sull’idea di trend ciclici e non avvezzi alle dinamiche secolari del delevereging, gli investitori del mondo non riescono a capacitarsi del fatto che, nella storia, le economie e i relativi mercati finanziari abbiano impiegato non anni, bensì diversi decenni a tornare alla normalità, dopo che un fatale sovra indebitamento aveva causato il caos nel meccanismo creduto perpetuo della prosperità capitalistica. Da un’autentica crisi del debito, come quella che si avverte ora in tutto il mondo, si può guarire solo in due modi: o con il default, o con emissioni di denaro tali da creare un’inflazione benefica. Entrambe le cure sono veleno per azionisti ed obbligazionisti; ecco perché parlare di rendimenti al 7%, garantiti o meno, sortisce effetti tanto comici.
, ..alcuni investitori non attratti dai PIGS sud-europei, nonostante i (fortuiti) rendimenti al 7%, hanno preferito lo 0% degli Schatz tedeschi o il quasi altrettanto ridicolo 0% dei bond indicizzati britannici a scadenza trentennale, sul presupposto che almeno il capitale sarebbe stato garantito. Tuttavia, tutto ciò che gli investitori del Regno Unito si assicureranno per l’arco di un trentennio sarà un rendimento pari o inferiore al loro futuro potere d’acquisto. Il sindaco Bloomberg si trova davanti a un amletico dilemma: il 7% e montagne di fango e debito spagnolo (o italiano), oppure lo 0% ripulito e sbiancato, ma solo in superficie.
Ma Gross è ancor più scettico su molti paesi che sembrano avere semplicemente dei “panni sporchi più immacolati”, in primis gli USA: potrebbe venire il momento che anche lo zio Sam (Euronext: SAMP.NX - notizie) con panni sbiancati e classificati Aaa, debba essere aiutato a risollevarsi dal fango, o magari, invece, spogliato per rivelare che è nudo, come molti, quasi tutti, gli altri.
Il rapporto debito/PIL degli Stati Uniti, che, poco sotto il 100%, non rappresenta una minaccia a breve termine, ma che, qualora la tendenza al rialzo dovesse proseguire, rischierebbe di creare effetti assolutamente deleteri. Un deficit annuo al 7-8%, sebbene alleviato e mitigato dal fatto che si finanzi a tassi di interesse reale negativi, lascia presupporre che si passerà dal 100 al 125% entro cinque anni in assenza dei necessari provvedimenti. Per quanto “grecizzante” sia la percentuale, non si avvicina neppure lontanamente alle effettive passività del governo americano, che rappresentano predizioni quasi altrettanto inviolabili di interessi e capitale su un treasury trentennale. Le passività di Previdenza sociale, Medicare e Medicaid ed Enti Locali portano il debito all’800% del PIL: non c’è motivo di guardare i greci dall’alto al basso! , Gross, ricordando che il tempismo sui mercati è tutto e che Pimco per questo detiene titoli americani, si rivolge a Bloomberg dicendo che le cose possono cambiare e oggi pochi a questo mondo si possono permetter panni sporchi più puliti degli altri. Per vedere come un asset manager come PIMCO utilizzi le opzioni nelle strategie di protezione dai rischi di eventi estremi per evitare di rimanere bloccati in qualche repentina e vorticosa spirale al ribasso, visitate il sito http://www.weoptions.com (seminario Naked Options settembre).


sottolineato e colore sono i miei.
i cazzi amari di tutti.
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Re: :: CRACK USA :: + [Stati Uniti d'America] tira un'ariett

Messaggioda enricogrosso » 26 lug 2012, 0:10

Tutto ciò lo vedo invece come molto positivo. Soprattutto ciò che hai sottolineato.
“Il mondo non ricompensa onestà e indipendenza,bensì obbedienza e servilismo”
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Re: :: CRACK USA :: + [Stati Uniti d'America] tira un'ariett

Messaggioda MauroB » 5 set 2012, 11:49

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Debito Usa supera soglia $16.000.000.000.000
di: WSI Pubblicato il 05 settembre 2012| Ora 08:26

L'alto livello del debito è uno degli argomenti che lo sfidante repubblicano Mitt Romney sta usando contro Obama. Quando il presidente si insediò alla Casa Bianca il debito pubblico era a quota $10.600 miliardi.

New York - Il Tesoro americano ha annunciato che il debito pubblico ha superato l'importante soglia psicologica di $16.000.000.000.000 (circa €12 trilioni), e che stando ai dati di venerdì 31 agosto 2012 è ormai all'imbarazzante livello di $16.015.769.788.215,80.


Ecco il link con il valore aggiornato
http://www.treasurydirect.gov/NP/BPDLog ... ication=np

Il rapporto debito/Pil, assumendo una crescita dell'economia nel terzo trimestre 2012 pari a quella del secondo periodo dell'anno, dovrebbe dunque essere balzato al 102%, ben oltre il 76,5% di quando il Presidente Obama si insediò alla Casa Bianca. Al tempo il debito era su un più modesto $10.600.000.000.000.
La notizia giunge a poche ore dalla convention Democratica a Charlotte in North Carolina. L'alto livello del debito è uno degli argomenti che lo sfidante repubblicano Mitt Romney sta usando proprio contro Obama.

http://www.wallstreetitalia.com/article ... 0-000.aspx

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Re: :: CRACK USA :: + [Stati Uniti d'America] tira un'ariett

Messaggioda sandropascucci » 5 set 2012, 12:10

ma gli Stati Uniti non hanno moneta sovrana? come il Giappone? signor rossiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii!!

ps: che nostalgia! http://www.signoraggio.com/signoraggio_senzalimiti.html
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Re: :: CRACK USA :: + [Stati Uniti d'America] tira un'ariett

Messaggioda MauroB » 13 set 2012, 21:21

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La Fed annuncia piano acquisti bond di $40 miliardi al mese
di: WSI Pubblicato il 13 settembre 2012| Ora 18:46

Buy a Wall Street e sull'oro dopo la news del QE3. Tassi a zero fino almeno a meta' 2015. Euro a 1.30. La mossa favorisce Obama. Ben Bernanke ha confermato in conferenza stampa che la Fed espandera' il suo portafoglio a lungo termine con l'acquisto sul mercato aperto di $40 miliardi al mese di obbligazioni legate ai mutui immobiliari (il QE3 non riguarda l'acquisto di Treasury). Obiettivo: stimolare la crescita Usa e ridurre la disoccupazione.

Ben Bernanke. Ha guidato la riunione di due giorni del Federal Open Market Committee che ha preso la decisione di ulteriore allentamento.

La Federal Reserve ha comunicato che espandera' il suo portafoglio a lungo termine con l'acquisto sul mercato aperto di $40 miliardi al mese di obbligazioni legate ai mutui immobiliari, nel tentativo di stimolare la crescita Usa e ridurre la disoccupazione.

Arriva il nuovo piano di allentamento monetario, il famoso QE3 (quantitative easing n.3) e il mercato accoglie la notizia positivamente: l'indice S&P500 e' in rialzo +1,64%, il Dow Jones +1,51%, il Nasdaq +1,55%, l'oro sale +1,91% a $1767. Il rendimento del Treasury a 10 anni e' salito a 1.76% dal precedente 1.71%. Infatti il nuovo QE3 non riguarda l'acquisto di Treasury, che appaiono penallizati dalla mossa Fed, che si concentra sui bond MBS (mortgage-backed securities). L'euro ha superato quota 1,3000, in rialzo di +0,76%.

L'annuncio e' arrivato all'improvviso, scombussolando le aspettative del mercato. Gli operatori erano in attesa di un comunicato alle 20:15, come d'abitudine alla fine della riunione, in corso da due giorni a Washington sotto la presidenza di Ben Bernanke, del Federal Open Market Committee (FOMC), il braccio operativo della Banca Centrale degli Stati Uniti a cui sono delegate le decisioni di politica monetaria.

"Se lo scenario per il mercato del lavoro non migliora in modo sostanziale, il FOMC continuera' l'acquisto di MBS, mortgage-backed securities (cioe' le obbligazioni legate ai mutui immobiliari garantite dalle agenzie governative Fannie Mae e Freddie Mac), prendera' la decisione di ulteriori acquisti di asset e utilizzera' gli altri strumenti di politica monetaria che saranno appropriati", si legge nel comunicato del Federal Open Market Committee.

Il FOMC scrive anche che manterra' i tassi a breve (federal funds) vicino a zero "almeno fino a meta' 2015", spostando quindi il termine annunciato l'ultima volta, di ulteriori sei mesi (prima era posto a fine 2014). La Fed ritiene che "una posizione altamente accomodante di politica monetaria rimarra' appropriata per un considerevole periodo di tempo dopo che la ripresa economica si sara' rafforzata".

"Il FOMC e' preoccupato del fatto che, senza ulteriori passi in direzione dell' allentamento della politica monetaria, la crescita economica potrebbe essere non abbastanza forte da generare miglioramenti sostenibili nelle condizioni del mercato del lavoro", si legge nel comunicato.

Il numero uno della Fed, durante la conferenza stampa a commento della riunione del FOMC, ha avvertito inoltre che "l'acquisto di bond potrebbe contribuire a ridurre il deficit americano", ma ha ricordato che "la Fed non può agire da sola". Ben Bernanke ha sottolineato i rischi causati dalla crisi europea, dall'altalena dei mercati finanziari e dalla debolezza del mercato del lavoro, che "resta motivo di grande preoccupazione".

Unico voto contrario, per la sesta volta di seguito nelle ultime sei riunioni del braccio operativo della Federal Reserve, il presidente della Fed di Richmond Jeffrey Lacker, il quale ha detto, in passato, che si aspetta un rialzo dei tassi d'interesse entro il 2013 e si e' opposto in giugno alla decisione di estendere l'operazione Twist fino alla fine dell'anno. La Fed infatti ha confermato anche oggi lo swap di $667 miliardi di debito a breve con debito a piu' lungo termine per allungare la maturita' del suo portafoglio, strategia chiamata appunto "Operation Twist".

Il presidente della Fed Ben Bernanke, con una mossa inaspettata (il cui impatto sull'economia Usa andra' valutato nel medio termine) viene cosi' in aiuto in teoria al presidente Barack Obama, la cui rielezione andra' a giudizio degli elettori tra meno di 60 giorni. Bernanke usa strumenti non convenzionali a disposizione della Banca Centrale per attaccare la disoccupazione, ferma ad un tasso superiore all'8% dal febbraio 2009, una situazione che Bernanke ha definito "di grave preoccupazione" (e nessun presidente degli Stati Uniti e' stato mai confermato per il secondo mandato con un tasso di disoccupazione cosi' alto - anche se in Europa la disoccupazione e' sopra al 10%).

La decisione di oggi della Fed rischia di provocare le ire dei repubblicani, a cominciare dal candidato alla Casa Bianca Mitt Romney, secondo il quale la politica monetaria di Bernanke minaccia di innescare l'inflazione mentre sembra non serva un granche' a dare stimolo all'economia.

http://www.wallstreetitalia.com/article ... -mese.aspx

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Messaggioda MauroB » 14 set 2012, 11:26

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"Decisioni Fed devono gettare Usa nel panico"di: WSI Pubblicato il 14 settembre 2012| Ora 10:30

Sono bastati 25 secondi al senatore indipendente Ron Paul per esprimere con eloquenza e a perfezione la situazione post QE3 illimitato: "Abbiamo perso il controllo. Stiamo creando moneta dal nulla". VIDEO.

New York - Altro che rilancio dell'economia. "Abbiamo perso il controllo, stiamo creando moneta dal nulla": con poche frasi ad effetto l'ex candidato indipendente alla Casa Bianca Ron Paul ha riassunto perfettamente quello che gli statunitensi dovrebbe provare per la posizione assunta da Bernanke.

Al senatore sono bastati 25 secondo in un intervento concesso a Bloombgerg Tv per riassumere un concetto sempre meno popolare negli Stati Uniti: la banca centrale "sta indebolendo il dollaro per liquidare l'enorme debito tramite l'inlazione".

Non dovrebbe sorprendere nessuno e invece i mercati sono euforici. "E' impressionante che non generi un collasso dei mercati. Bernake di fatto ha detto che siamo in grande difficolta', 'Faremo qualcosa senza precedenti che non avra' un impatto negativo sul dollaro'. E l'azionario ci crede. Ma il dollaro non sta andando bene e il suo valore reale si misura contro l'oro e l'oro ha fatto un gran balzo dai minimi ai massimi".


http://www.wallstreetitalia.com/article ... anico.aspx

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Messaggioda sandropascucci » 14 set 2012, 11:54

«A questo punto a me l'Umanità, per come si comporta riguardo la Verità, comincia a fare un po' pena. 
Si comporta come un genitore che, portato in obitorio a riconoscere la salma del figlio, dicesse, 
di fronte a quel viso praticamente identico al suo, solo più giovane: "no, non lo conosco". 
Che tristezza infinita, no?» [sandropascucci, 2012]
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Messaggioda MauroB » 15 ott 2012, 14:04

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Mutui: via a class action contro banche Usa e Ue

di: WSI-TMNews Pubblicato il 15 ottobre 2012| Ora 10:28

Una pensionata americana di 65 anni e altri quattro coraggiosi querelanti hanno dato il via alla prima class action di proprietari di immobili contro dodici banche, tra cui BofA, Ubs e Barclays.

New York - Una pensionata americana di 65 anni e altri quattro coraggiosi querelanti hanno dato il via alla prima class action di proprietari di immobili contro dodici banche europee ed americane, accusate di aver manipolato il Libor, il tasso interbancario sul dollaro in Europa.

In questo modo le banche avrebbero determinato un aumento sproporzionato dei mutui per migliaia di americani, molti dei quali si sono visti pignorata la casa, scrive il Financial Times in prima pagina.

La class action intentata presso il tribunale di New York sostiene che i trader di 12 fra le maggiori banche europee e nordamericane - inclusa la Barclays, Bank of America e Ubs - erano incentivati a manipolare il Libor e questo ha significato un aumento dei mutui tra il 2000 e il 2009.

Ognuno dei querelanti, che potrebbero diventare 100mila, avrebbe perso migliaia di dollari, secondo l'avvocato John Sharbrough.

http://www.wallstreetitalia.com/article ... -e-ue.aspx

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Messaggioda sandropascucci » 15 ott 2012, 18:18

minkia! la famosa vecchina!! la OLDOLDLADY©!!
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Messaggioda MauroB » 1 nov 2012, 11:37

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Debito Usa: un'impennata esponenziale

di: WSI Pubblicato il 01 novembre 2012| Ora 10:22

Non puo' continuare a salire all'infinito. Ma il governo ha i mezzi per fermarlo in considerazione dell'incognita della scadenza degli sgravi fiscali e aumento costi previdenziali per le famiglie? Per i privati deleveraging in atto.



Immagine
Ingrandisci la foto

L'impennata dal 1940 a oggi del debito lordo degli Stati Uniti.


New York - Il rialzo monstre del debito lordo federale Usa dal 1940 a oggi non puo' continuare all'infinito.

Mentre il settore privato e' intento a ridurre i livelli di indebitamento, nell'ambito di una fase generale di deleveraging, il debito dello stato sta continuando a salire.

Ma il governo ha i mezzi per frenare l'avanzata esponenziale - evidente nel grafico in allegato - del passivo pubblico?

Come segnala JP Morgan Asset Management, da come stanno le cose al momento un disavanzo inferiore al 4% è raggiungibile addirittura il prossimo anno. Secondo la legislazione attuale, il 31 dicembre tutti gli sgravi fiscali dell'amministrazione Bush giungeranno a scadenza. Tutti.

Cio' significherebbe - si legge nel report della banca Usa - "che l'aliquota fiscale massima per un reddito ordinari salirebbe dal 35% al 39,6%, la tassa sui
dividendi aumenterebbe dal 15% al 39,6%, l'imposta sulle plusvalenze di lungo termine passerebbe dal 15% al 20% e l'imposta patrimoniale crescerebbe dal 35% al 55% (mentre il limite per l'esenzione scenderebbe da oltre cinque milioni a poco più di un milione di dollari)".

Inoltre giungera' a scadenza lo sgravio fiscale del 2% per i lavoratori dipendenti ed entreranno in vigore l'aumento dello 0,9% dell'imposta Medicare per le famiglie con redditi più alti e, sempre per queste famiglie, l'ampliamento della base imponibile Medicare con l'inclusione del reddito da investimenti.

Infine scadra' anche il programma di estensione dei sussidi di disoccupazione giungerà a scadenza, mentre entreranno in vigore le due manovre di riduzione della spesa voluttuaria approvate nell'agosto 2011: prima verranno introdotti i limiti massimi di spesa voluttuaria per il prossimo decennio e poi la spesa verrà ulteriormente tagliata a causa della mancata definizione di un piano di riduzione del disavanzo alternativo da parte del cosiddetto "super comitato".

Teoricamente, dicono gli analisti, "se tutte queste correzioni venissero implementate, il disavanzo si ridurrebbe significativamente. In pratica, ciò spingerebbe probabilmente di nuovo l'economia in recessione, poiché la diminuzione dei redditi netti indurrebbe i consumatori a tagliare le spese, il mercato azionario si indebolirebbe a causa delle maggiori imposte sui dividendi e sulle plusvalenze e la riduzione della spesa pubblica farebbe aumentare gli esuberi in tutti i settori dell'economia.

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Messaggioda MauroB » 7 nov 2012, 23:23

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Usa/ Moody's ribadisce:Se non affronta deficit rischia downgrade

di: TMNews Pubblicato il 07 novembre 2012| Ora 18:18

Sui mercati si è giù materializzato spettro "fiscal cliff"

Roma, 7 nov. (TMNews) - Dopo la riconferma di Barack Obama alla Casa Bianca, anche l'agenzia Moody's ha messo in guardia l'amministrazione Usa, ribadendo che se il problema del deficit di bilancio non verrà affrontato la prima economia globale potrebbe essere oggetto di un declassamento di rating. Lo riporta Dow Jones. Questo mentre dopo la vittoria di Obama si è subito rimaterializzato sui mercati il problema di un braccio di ferro tra democratici e repubblicani sul come risanare il bilancio, con uno stallo che farebbe scattare i temuti meccanismi automatici di correzione del "fiscal cliff".

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Messaggioda Huro Chan » 17 apr 2013, 13:39

Conferenza di "big senior" dell'economia sui problemi del sistema monetario e bancario alla FED di Philadelphia..mah..provo a dargli un'occhiata..anche se sto avendo problemi col player..

!
Fixing the Banking System for Good – Philadelphia, USA, 17th April 2013
Tue, 16th Apr 2013 by Positive Money5 Comments

A very interesting conference is planned for 17th April 2013 in Philadelphia, USA. Some big senior figures in the economic, monetary, and financial worlds, including Adair Turner, Laurence Kotlikoff, Michael Kumhof, will be discussing fundamental solutions to current global monetary and banking problems.

Watch this event free online from your office or home:

Click here to WATCH LIVE STREAM (from 1:30pm GMT)
(M Kumhof starts at 3pm, L Kotlikoff at 3:45pm, A Turner at 6:30pm, Full agenda here)

Featuring:

Lord Adair Turner, Senior Fellow of the Institute for New Economic Thinking (via video stream)
Jeffrey Sachs, Director of The Earth Institute at Columbia University (via video stream)
Michael Kumhof, Deputy Division Chief, Modeling Unit, Research Department, IMF
Laurence Kotlikoff, William Fairfield Warren Distinguished Professor at Boston University
Uli Kortsch, President of Global Partners Investments
Domenic D’Ginto, Senior Vice President at PNC
David Kotok, Co-Founder and CIO of Cumberland Advisors
Event Location:

Boehne Auditorium at the Federal Reserve Bank of Philadelphia

Date: Wednesday, April 17, 2013
Time: 08:30 AM (13:30 in Italia N.d.H.)
City: Philadelphia

http://www.ustream.tv/channel/federal-r ... iladelphia



fonte: http://www.positivemoney.org/2013/04/fi ... pril-2013/

nada..non va il player..peccato perdersi le parole dei "big senior" /ironia ON/
Arturo Tobia - Berlino

'Il denaro è un'allucinazione collettiva.'
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‘Who controls energy controls whole continents, who controls food controls people, who controls money can control the entire world’. [H. Kissinger]

Huro Chan
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Re: :: CRACK USA :: + [Stati Uniti d'America] tira un'ariett

Messaggioda Huro Chan » 17 apr 2013, 14:03

Ma va bene questa come conferenza:

"The Creature From Jekyll Island (by G. Edward Griffin)"
http://www.youtube.com/watch?v=lu_VqX6J93k

al minuto 5:00:

"sono arrivato alla conclusione che la FED vada abolita per 7 ragioni

1 é incapace di perseguire i suoi obiettivi dichiarati
2 é un cartello operante contro il pubblico interesse
3 é il supremo strumento di usura
4 genera le nostre tasse più ingiuste
5 incoraggia la guerra
6 destabilizza l'economia
7 é uno strumento di totalitarismo"
Arturo Tobia - Berlino

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Re: :: CRACK USA :: + [Stati Uniti d'America] tira un'ariett

Messaggioda sandropascucci » 19 lug 2013, 10:28

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Detroit dichiara bancarotta - foto
E' la più grande città Usa a fallire
Debito ammonta a 18,5 miliardi di dollari
Saranno venduti gli "asset" della metropoli
Il governatore del Michigan Rick Snyder (video) avvia le procedure di emergenza finanziaria dove più si concentra la produzione di autoveicoli e dove, proprio in questo settore, cominciava ad profilarsi la ripresa. La richiesta dal commissario per l'emergenza della città, Kevyn Orr. "Non possiamo fare altro" dal nostro inviato MASSIMO VINCENZI

fonte: repubblica.it
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Re: :: CRACK USA :: + [Stati Uniti d'America] tira un'ariett

Messaggioda Luca Mencaroni » 20 lug 2013, 19:54

signor roooossiiiiiiii!!!!!!
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Re: :: CRACK USA :: + [Stati Uniti d'America] tira un'ariett

Messaggioda sandropascucci » 8 ott 2013, 10:36

si dice che:

la banca centrale non venda direttamente agli Stati. peccato: E' FALSO!

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Esclusiva: US consente Cina bypassare Wall Street per gli ordini del Tesoro

Con Emily Flitter

NEW YORK | Lun 21 Mag, 2012 03:35 CEST

(Reuters) - La Cina può ora ignorare Wall Street al momento dell'acquisto di debito del governo degli Stati Uniti e di andare direttamente al Tesoro degli Stati Uniti, in quello che è il primo in assoluto rapporto diretto del Tesoro con un governo straniero, secondo i documenti consultati da Reuters.

Il rapporto indica la Banca popolare della Cina compra il debito degli Stati Uniti utilizzando un metodo diverso rispetto a qualsiasi altra banca centrale al mondo.

Gli altri centrali di banche , tra cui la Banca del Giappone , che ha un grande appetito per il Tesoro, gli ordini luogo per il debito degli Stati Uniti con le maggiori banche di Wall Street designati dal governo come operatori primari. Quei commercianti poi fare offerte per loro conto alle aste del Tesoro.

La Cina , che detiene 1.170 miliardi dollari in titoli del Tesoro USA, acquista ancora alcuni titoli del Tesoro attraverso operatori primari, ma da Giugno 2011, questa strada non è stato necessario.

I documenti consultati da Reuters indicano il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha dato la Banca popolare di Cina un collegamento informatico diretto al suo sistema di aste, che i cinesi prima utilizzato per acquistare le note di due anni a fine giugno 2011.

Cina può ora partecipare alle aste senza porre offerte attraverso operatori primari. Se si vuole vendere, tuttavia, deve ancora passare attraverso il mercato.

La modifica non è stata annunciata pubblicamente o in un messaggio di operatori primari.

"Offerta diretta è aperto a una vasta gamma di investitori, ma come una questione di politica generale, noi non commentare i singoli offerenti," ha dichiarato Matt Anderson, un portavoce del Dipartimento del Tesoro.

Mentre non vi è stato alcun divieto di enti stranieri che concorrono direttamente, sistemazione del Tesoro della Cina è unica.

Le vendite del Tesoro del debito degli Stati Uniti verso la Cina sono diventati parte di un dibattito pubblico politicamente sul ruolo della Cina come il più grande esportatore verso gli Stati Uniti e anche il più grande creditore del paese.

Il privilegio può aiutare la Cina a ottenere debito degli Stati Uniti per un prezzo migliore, mantenendo la conoscenza di Wall Street i suoi ordini al minimo.

Operatori principali non possono addebitare ai clienti i soldi per fare un'offerta per loro conto alle aste del Tesoro, per cui la Cina non è il risparmio di denaro, tagliando fuori le commissioni.

Invece, la Cina è preservare il valore delle informazioni specifiche sulle sue abitudini di offerta. Offrendo direttamente, Cina impedisce di Wall Street le banche a cercare di sfruttare la sua enorme presenza in un determinato all'asta da guidare il prezzo.

Si tratta di una delle numerose cortesie forniti ad un acquirente in una classe a sé, in termini di potere d'acquisto. Sebbene i giapponesi, per esempio, proprio circa $ 1,1 miliardi di dollari di titoli del Tesoro, il loro acquisto è stato meno centralizzato. L'acquisto da Giappone è sparsa tra le istituzioni, tra cui i fondi pensione, le grandi banche giapponesi e la Banca del Giappone, senza una sola entità dominante.

Concessione Cina un link di offerta diretta non è la prima volta Tesoro ha fatto di tutto per mantenere felice il suo più grande cliente.

Nel 2009, quando i funzionari del Tesoro hanno trovato la Cina stava usando le offerte speciali con gli operatori principali per nascondere i suoi acquisti di debito degli Stati Uniti, il Tesoro ha cambiato una regola di mettere fuori legge quelle offerte, secondo la Reuters lo scorso giugno. Ma allo stesso tempo si rilassò un obbligo di segnalazione per rendere il cinese più confortevole con la regola modificata.

Un'altra caratteristica della US-China Business rapporto è discrezione: Il Ministero del Tesoro ha cercato di mantenere la sua motivazione per il cambiamento delle regole 2009 sotto gli involucri, secondo la Reuters.

I documenti che si occupano di nuovo status della Cina come un offerente diretto nuovamente dimostrano il desiderio del Tesoro per la segretezza - in termini di Wall Street e il suo nuovo cliente di offerta diretta.

Per la salvaguardia contro gli hacker, i funzionari del Tesoro aggiornato il sistema che permette la Cina per accedere al processo di offerta.

Poi hanno discusso i modi per deviare domande da operatori di Wall Street, che si presenterebbero una volta che i risultati d'aste cominciarono rivelando la presenza innegabile di un offerente diretti esteri.

"La maggior parte sono del parere che i conti esteri Submit" offerte indirette "attraverso operatori primari. Ciò probabilmente causerà chiacchiere significativo sulla strada e molte domande probabilmente verrà la nostra strada", ha scritto un funzionario del governo in una e-mail visto da Reuters.

Nella e-mail, il funzionario ha suggerito che fornisce, risposte generali di base alle domande su chi può fare un'offerta in azioni proprie.

"Per le domande più ampie o di sondaggio in natura, credo che sia prudente a orientarle verso il Tesoro o la zona di pubbliche relazioni," il funzionario ha scritto.

La concessione alla Cina dello status di offerente diretta può essere controverso perché alcuni funzionari del governo sono preoccupati che la Cina ha guadagnato troppo leva sugli Stati Uniti attraverso le sue grandi proprietà del Tesoro.

Ad esempio, l'economista Brad Setser, che è un membro del Consiglio economico nazionale e ha anche fatto parte del Consiglio di Sicurezza Nazionale, ha sostenuto le grandi aziende del Tesoro della Cina rappresentano una minaccia alla sicurezza nazionale.

Scrivere per il Council on Foreign Relations nel 2009, Setser postulato che massicce partecipazioni debito degli Stati Uniti in Cina ha dato potere sulla politica degli Stati Uniti attraverso la minaccia di un rapido, grande vendita del debito degli Stati Uniti, che potrebbe inviare il mercato in fermento e salire i tassi di interesse.

Ma i funzionari del Tesoro hanno a lungo sostenuto che le vendite di debito USA verso la Cina sono tenuti separati dalla politica in un affare rapporto che avvantaggia entrambi i paesi. L'uso Treasuries cinesi per ospitare i dollari che ricevono da vendita di beni verso gli Stati Uniti, mentre il governo degli Stati Uniti è felice di vedere come la forte domanda per il suo debito, perché mantiene i tassi di interesse bassi.

Un portavoce dell'ambasciata cinese a Washington non ha risposto alle chiamate ed e-mail in cerca di commento.

Gli Stati Uniti hanno, tuttavia, mostrato aumentare l'ansia per la Cina come una minaccia cibernetica. I funzionari del Tesoro modifica apportata al loro sistema di offerta diretta prima di consentire l'accesso alla Cina è stato quello di limitare l'accesso al sistema per una connessione di rete privata appositamente controllata dal Tesoro.

La Cina è tra i temi più sensibili per banchieri e funzionari di governo che corte del paese come un client finanziaria a causa delle sue dimensioni e importanza, e nessuno avrebbe accettato di commentare il record per questa storia.

Un ex funzionario di gestione del debito al Tesoro che non ha voluto essere identificato ha detto che, come l'esperienza della Cina nel mercato del Tesoro degli Stati Uniti ha approfondito nel corso del tempo, i funzionari cinesi possono aver sentito più comodo prendere le redini nella gestione delle loro aziende.

La loro richiesta di fare un'offerta direttamente, a suo avviso, è venuto da una fiducia che i loro gestori di denaro potevano comprare il debito degli Stati Uniti in modo più efficiente in proprio che attraverso le banche di Wall Street, che spesso possono far alzare il prezzo dei titoli del Tesoro in un'asta se sanno quanto grandi clienti sono disposti a pagare. Tale pratica, che non è specificamente illegale, anche se la maggior parte dei commercianti avrebbero ritengono immorale.

La prova della crescente sofisticazione della Cina come un gestore di fondi nel mercato degli Stati Uniti è chiara nella sua espansione delle operazioni a New York. Il suo braccio di gestione del denaro, l'amministrazione dello Stato di Foreign Exchange (comunemente chiamato SAFE), ha un ufficio nel centro di Manhattan e un esperto responsabile degli investimenti - ex Pacific Investment Management Co derivati ​​testa Changhong Zhu - a Pechino.

Una donna che ha risposto al telefono all'ufficio del SAFE New York ha detto che nessuno in ufficio è stato autorizzato a parlare ai media.

(Editing by Martin e Steve Howell Orlofsky)
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