nomen omen

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sandropascucci
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nomen omen

Messaggioda sandropascucci » 14 set 2010, 15:09

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Mafia, sequestrati 1,5 mld euro a imprenditore siciliano

Il tribunale di Trapani ha sequestrato oggi beni per oltre un miliardo e mezzo di euro all'imprenditore siciliano Vico Nicastri, attivo nell'eolico e nel fotovoltaico e presunto prestanome del boss della mafia Matteo Messina Denaro. Continua a leggere questa notizia

Lo hanno riferito oggi il ministro dell'Interno, quello della Giustizia e la Direzione Investigativa Antimafia (Dia).

"Stamattina è stato effettuato il più grande sequestro mai fatto, un miliardo e mezzo di euro in un colpo solo a un imprenditore vicino al latitante Matteo Messina Denaro", ha detto nel corso di una trasmissione tv il ministro dell'Interno Roberto Maroni.

Tra i beni sequestrati ci sono mobili, immobili, conti correnti, depositi, polizze assicurative e società di capitali, prevalentemente operanti nel settore eolico o fotovoltaico.

"Mi meraviglierei se in Sicilia non ci fosse infiltrazione mafiosa in attività redditizie come l'eolico e il fotovoltaico, che implicano una grande opera di coordinamento tra reperimento di terreni e autorizzazioni per un'enorme ritorno economico", aggiunge il procuratore di Palermo Francesco Messineo.

I sequestri sono stati effettuati a Trapani e Palermo ma anche in Calabria, in provincia di Reggio Calabria e Catanzaro.

DURO COLPO PER COSA NOSTRA

"Si tratta del sequestro in assoluto più consistente mai operato ... e, di fatto sottrae smisurati capitali e credibilità a Cosa nostra, incidendo in modo significativo anche nella gestione economica del latitante Matteo Messina Denaro, che di quel territorio è considerato il dominus", dice una nota della Dia, mentre il Guardasigilli Angelino Alfano ha aggiunto che l'operazione "restringe il cerchio sulla latitanza di Matteo Messina Denaro".

"Il sequestro disposto dalla sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Trapani su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, per oltre 1,5 miliardi di euro in beni immobili e società di proprietà dell'imprenditore trapanese Vito Nicastri, riconducibili a Matteo Messina Denaro, segna l'ennesimo straordinario successo nel contrasto alla criminalità organizzata mafiosa", ha detto in una nota il Guardasigilli Angelino Alfano.

Secondo fonti investigative, il 54enne Nicastri, imprenditore di Alcamo attivo nel settore eolico, era stato già arrestato per reati di mafia nel 2009: nel novembre scorso Nicastri andò in carcere nell'ambito di un'inchiesta della procura di Avellino su una truffa organizzata per percepire contributi pubblici per la realizzazione di parchi eolici.

"Nel corso delle indagini sono state rilevate, altresì, relazioni con le consorterie criminali operanti nel messinese, nel catanese ed anche con la ndrangheta calabrese, in particolare con le ndrine di Platì, San Luca ed Africo, nel Reggino", specifica la Dia in un comunicato.

-- Sul sito www.reuters.it le altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia
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sergioloy

Re: nomen omen

Messaggioda sergioloy » 22 set 2010, 9:46

non c'entra un cazz quì ma va bene lo stesso.

http://notizie.tiscali.it/articoli/econ ... _euro.html

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Unicredit, per Profumo buonuscita record: 40 milioni di euro per dimettersi

I 40 milioni di euro che potrebbero rappresentare la buonuscita per Alessandro Profumo, mettono l'ex amministratore delegato di Unicredit al top nella classifica per le liquidazioni più ricche a banchieri e manager italiani. Sinora, se dovessero venire confermate le prime cifre filtrate, era stata Capitalia l'azienda italiana che ha distribuito le più consistenti buonuscite degli ultimi anni ai propri manager. Spetta infatti all'ex amministratore delegato dell'istituto di credito romano, Matteo Arpe, e al suo ex presidente, Cesare Geronzi, il primato degli incassi da liquidazione. Con cifre milionarie che competono a livello internazionale con top manager quali l'ex presidente di Porsche.Arpe spuntò 30 milioni - Quando l'allora a.d. di Capitalia Matteo Arpe diede le dimissioni, alla fine di maggio del 2007, percepì una liquidazione di 30 milioni di euro lordi più le stock option. Nello stesso anno, a Cesare Geronzi, che lasciava la presidenza di Capitalia dopo la fusione con Unicredit, fu staccato un assegno di 20 milioni di euro. Sempre in Italia, particolarmente ricca è stata anche la buonuscita di Roberto Colaninno, quando se ne andò dall'Olivetti: all'ex amministratore delegato nel 2001 furono versati 17 milioni di euro (la cifra è tuttavia comprensiva dei compensi per l'attività di chief executive officer di Olivetti-Telecom fino al momento dell'entrata del gruppo Pirelli).Consistente anche la liquidazione di Davide Croff - L'ex amministratore delegato di Bnl alla sua uscita dalla banca di Via Veneto prese un bonus di 15,2 milioni di euro. Per Gaetano Mele, invece, l'addio a Rcs ha comportato una buonuscita di 9,6 milioni di euro, mentre a Enrico Bondi dimessosi dalla carica di amministratore delegato di Montedison furono versati 9,2 milioni di euro. Ancora in lire furono invece le liquidazioni da Fiat di Paolo Fresco e Cesare Romiti i quali percepirono, rispettivamente, 11 miliardi e un centinaio di miliardi di lire. All'estero, invece, liquidazione da record è stata quella di Wendelin Wiedeking, dimissionario dalla presidenza del consiglio di amministrazione di Porsche, che a luglio scorso è ammontata a 50 milioni di euro. All'ex numero uno di Gm Richard Wagoner, invece, uscito dal colosso automobilistico nel 2009 è andata una liquidazione di 20 milioni di dollari.Due milioni in beneficenza - Una parte della buonuscita dell'amministratore delegato di Unicredit, Alessandro Profumo sarà devoluto in beneficienza a Don Virginio Colmegna. "Ci tengo a dirvi che una parte della buonuscita sarà data in beneficenza a don Virgino Colmegna", ha detto ai cronisti la moglie del banchiere, Sabina Ratti, indicando in "due milioni" la cifra destinata alla Casa della Carità. Sull'ammontare totale della buonuscita la Ratti si è limitata a dire che corrisponde a quello già circolata.


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