[Italia] tira un'arietta..

..ovvero le puttanate ufficiali propagandate dal Sistema Mediatico di IGB
Huro Chan
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Re: [Italia] tira un'arietta..

Messaggioda Huro Chan » 13 feb 2019, 2:22

Passa il tempo ma le risate rimangon grasse


!
12 febbraio 2019
L’oro di Bankitalia per pagare Reddito e Quota 100: l’ultima follia dei gialloverdi per negare la realtà
Che sia una boutade o un progetto politico, l‘idea di espropriare la Banca d’Italia dei suoi 90 miliardi di lingotti per sterilizzare l’aumento dell’Iva è talmente folle che in un Paese normale non andrebbe nemmeno spiegato perché. In Italia, purtroppo, sì

Francesco Cancellato
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“L’oro è di proprietà degli italiani, non di altri. Non ho studiato bene l’idea di usare l’oro per sterilizzare l’Iva, ma l’importante è che sia certificato che quell’oro è degli italiani”. Tenetele bene a mente, queste parole di Matteo Salvini, perché potrebbero tornare utili se davvero il governo dovesse di nuovo invocare discontinuità nei vertici della Banca d’Italia, un modo carino per dire che ci vuole mettere i propri uomini. Tenetele bene a mente, perché dietro all’assalto a Palazzo Koch c’è la strategia di sopravvivenza a breve termine del governo: una rapina a mano armata a un’ente di diritto pubblico totalmente indipendente dal Ministero del Tesoro, e quindi dallo Stato italiano, dal 1981.

Sembra il sequel della Casa di Carta, fortunata serie televisiva spagnola in cui una banda di rapinatori assaltava la zecca di Stato per stampare 2 miliardi e 400 milioni di euro, contando sul sostegno della popolazione che avrebbe beneficiato di questa iniezione di denaro contante nell’economia reale. Nella versione italiana, quella ambientata nella realtà, si sussurra di usare 25 dei 90 miliardi in lingotti d’oro detenuti da Bankitalia per sterilizzare le clausole di salvaguardia che il governo ha posto sulla Legge di Bilancio 2019, più precisamente l’aumento dell’Iva al 25%.

Che tutto questo sia una follia totale, forse la più grande mai concepita dalla maggioranza gialloverde, dovrebbe essere di dominio pubblico in tempi normali e in un Paese normale. Nell’Italia del 2019, che vive sospesa nel limbo del proprio pensiero magico, è molto probabile che non lo sia, che sia necessario spiegare perché.

Primo: con 25 miliardi, circa il 27% di tutti i lingotti della banca d’Italia, compreremmo solamente un anno di Iva al 22%. Già, perché i nostri eroi al governo, per finanziare il reddito di cittadinanza e Quota 100, hanno dovuto “vendere” a Bruxelles clausole di salvaguardia per 52 miliardi di euro. Volessimo usare l’oro della patria per sterilizzarle, ci giocheremmo più della metà dei lingotti in due soli anni.

Secondo: le clausole di salvaguardia non sono state messe a caso. Quei 52 miliardi di aumento dell’Iva sono lì perché il governo ha promesso che con Quota 100 e Reddito di Cittadinanza il Pil sarebbe cresciuto di un punto percentuale nel 2019 e che a quella crescita sarebbe corrisposto, per l’appunto, un extra gettito di pari importo. Poiché non si fidava di quelle previsioni, la Commissione Europea ha preteso che il governo si impegnasse ad aumentare le imposte indirette, se la crescita fosse stata inferiore alle aspettative. In estrema sintesi: noi con l’oro alla patria non pagheremmo solo il mancato aumento Iva, ma anche due misure come Reddito e Quota 100 che si sono rivelate inefficaci nel produrre crescita economica. Di fatto, andremmo a rapinare Bankitalia per finanziare due provvedimenti inutili.

Terzo: tutto questo, non dimentichiamolo, ha il fine ultimo di salvare la faccia di Di Maio e Salvini di fronte ai loro elettori. Senza l’oro degli italiani, infatti, dovrebbero ammettere che Reddito e Quota 100 non hanno funzionato. Ma soprattutto, dovrebbero tagliare le spese o alzare le tasse per rifinanziarli anche solo per l’anno successivo. Un fallimento politico che i due vicepremier non potrebbero nascondere nemmeno sotto una montagna di migranti e di invettive contro la Francia. La propaganda arriva fino a un certo punto: difficile distrarre un Paese in recessione cui aumenti le tasse e riduci i servizi. Per tutto il resto, c’è l’oro degli italiani. Di certo non manca la fantasia, ai nostri sovranisti.


Fonte: https://www.linkiesta.it/it/article/201 ... i-g/41065/
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Re: [Italia] tira un'arietta..

Messaggioda mr.spyder » 8 mag 2019, 19:26

....ancora con sta storia dell'oro degli italiani???....se l'oro è di bankitalia spa, NON E' DEGLI ITALIANI!....È DI BANKITALIA SPA!!
Antonio Prezia, detto spyder... anche se non è importante chi sei,ma cosa vuoi fare per cambiare il mondo.

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Re: [Italia] tira un'arietta..

Messaggioda mr.spyder » 8 mag 2019, 19:32

TANT'È.... (neretto mio )
https://www.wallstreetitalia.com/riserv ... la-verita/


Riserve auree e Bankitalia: di chi sono? Tutta la verità
14 Febbraio 2019, di Daniele Chicca

Presentando una bozza di legge per chiarire a chi appartengono le riserve auree depositate presso Bankitalia, Claudio Borghi della Lega ha sollevato un polverone. La Stampa sostiene che la misura sia volta a coprire le spese per prevenire lo scatto delle clausole di salvaguardia. Che vorrebbero dire aumento dell’IVA nei prossimi due anni.

A fare discutere è stato anche il tempismo della proposta del presidente della Commissione Bilancio della Camera. L’idea è emersa pochi giorni dopo che la coalizione di governo giallo verde ha attaccato verbalmente i vertici di Consob e Bankitalia, chiedendone l’azzeramento.

Borghi vuole proteggere le riserve auree italiane per precisare a chi appartengono le migliaia di tonnellate di oro gestite dalla Banca d’Italia. Nel testo si specifica che l’oro è dello Stato italiano e non di autorità esterne, ossia della Bce. In realtà come vedremo più avanti, le cose stanno diversamente.

L’iniziativa potrebbe però aprire la strada all’ipotesi di vendere le riserve auree. Progetto di cui aveva discusso più di cinque anni fa Beppe Grillo, confondatore del MoVimento 5 Stelle, sul suo blog. Con l’obiettivo di servirsi del ricavato per per rimettere in carreggiata i conti pubblici.
In fatto di riserve auree, Italia terza potenza al mondo

L’Italia sostiene di avere in mano 2.451,8 tonnellate (metriche) di riserve auree. Se le cifre sono corrette, si tratterebbe della quarta somma più alto dopo la Germania, gli Stati Uniti e il Fondo Monetario Internazionale. Saremmo il paese custode del terzo ammontare di oro al mondo. Al contrario della maggior parte delle nazioni, in cui le riserve auree sono di proprietà dello Stato ma gestite dalla banca centrale, in Italia la banca centrale detiene e custodisce l’oro allo stesso tempo.

Il problema è poi che la Banca d’Italia fa parte dell’Eurosistema e dunque deve sottostare alla Bce. L’Articolo 127 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea (TFUE, ex Articolo 105 del Trattato EC), stabilisce che le riserve valutarie e auree fanno parte delle riserve di proprietà dell’Area Euro.

Bankitalia possiede fisicamente inoltre 119,4 tonnellate di oro, riserve auree depositate a Palazzo Koch a Roma. Mentre l’altra metà si trova alla Federal Reserve Bank di New York (FRBNY). Un’altra piccola fetta è custodita invece a Londra presso la Banca d’Inghilterra e un’altra ancora a Berna, nei forzieri della Banca Nazionale Svizzera (SNB) per conto della Banca delle Banche centrali, la Banca dei Regolamenti Internazionali (Bank for International Settlements).

Non ci sono tuttavia prove concrete su queste riserve, specialmente per l’oro detenuto all’estero. Su cui non è possibile effettuare verifiche. I 16-20 miliardi di ricavi previsti con la vendita di oro sarebbe la somma ideale per sterilizzare l’incremento dell’IVA l’anno prossimo. Ci vorrebbero infatti 32 miliardi in due anni (20 e 12) per scongiurare l’attivazione delle clausole di salvaguardia.

Oro: la controversia ruota intorno a Borghi e Grillo

Il problema del piano sarebbe che la vendita delle riserve auree è una misura una tantum. Per scongiurare l’aumento dell’IVA serve invece una misura di finanziamento ricorrente nel tempo. Il progetto – anche se fosse veramente fattibile – servirebbe solo a rimandare un problema.

Secondo Grillo permetterebbe di respirare offrendo una copertura extra al bilancio, senza violare i vincoli di bilancio. “Ma soprattutto metterebbe finalmente fine a questa litania sul fatto che non ci sono soldi”.

La proposta di legge di Borghi, presentata per la verità alla Camera per la prima volta il 6 agosto del 2018, va in questa direzione. L’intento è quello di “assicurare chiarezza interpretativa poiché la Banca d’Italia, secondo quanto dispone l’articolo 4, secondo comma, del testo unico, provvede in ordine alla gestione delle riserve ufficiali, nel rispetto di quanto previsto dall’articolo 31 dello statuto del Sistema europeo di banche centrali e della Banca centrale europea”.

L’Italia, pur impegnandosi a rispettare gli obblighi internazionali derivanti da trattati, vuole esplicitare la “permanenza della proprietà delle riserve auree allo Stato italiano“. Vista la natura ibrida assunta dalla Banca d’Italia nel corso degli anni, la proposta di legge di Borghi conclude che “una specificazione su questo punto si rende necessaria”.
Riserve auree: la bozza di legge di Borghi

La bozza del testo, dice Borghi, è solo un’ipotesi al vaglio del governo. La proposta di legge non è ancora stata ufficialmente presentata in parlamento e, anche se fosse, non vuol dire che il governo abbia intenzione di vendere sul serio le riserve auree.

L’intento di Borghi con le sue dichiarazioni ai media è quello di “rassicurare la gente sul fatto che il governo non intende cedere oro” per porre rimedio alle difficoltà riscontrate sul fronte delle finanze pubbliche.

“La mia proposta di legge vuole semplicemente chiarire che le riserve auree appartengono allo Stato, non a qualcun altro”, ha precisato Borghi a Bloomberg. Se ci fossero dubbi sulle nostre intenzioni, si ricordi che c’è un’altra legge che dice che le riserve auree non possono essere vendute senza la maggioranza di due terzi del parlamento“.

Quello che vuole dire Borghi qui, è che servirebbe infatti un ordine per legge costituzionale.
Bankitalia: “le riserve auree sono nostre”

In una guida del 2014, Banca d’Italia spiega che le riserve auree sono di proprietà dell’istituto. “La proprietà delle riserve ufficiali è assegnata per legge alla Banca d’Italia”, si legge nella prima pagina .

La ragione per la quale le riserve auree, costituite prevalentemente da lingotti (95.493) ma anche in parte minore da monete, appartengono a Bankitalia e non allo Stato sono storiche.

Riserve auree: perché appartengono a Bankitalia e non lo Stato

Fino agli Anni ’60 le riserve auree non erano detenute dalla Banca d’Italia bensì da un ente chiamato l’Ufficio Italiano dei Cambi (UIC). Autorità fondata nel 1945 il cui compito principale era quello di gestire le riserve valutarie straniere (oro compreso) dell’Italia.

Le operazioni di acquisto di oro condotte negli Anni 50 e 60 sono state fatte dall’UI e non dalla Banca d’Italia. Negli Anni 60, tuttavia, qualcosa è cambiato. Furono effettuati due trasferimenti enormi di oro da UIC a Bankitalia nel 1960 e cinque anni dopo. In totale le due transazioni ammontavano a 1.889 tonnellate metriche.

A quel punto la funzione principale dell’istituto diventò la gestione delle riserva valutarie e non delle riserve auree. Nel gennaio del 2008 l’UIC cessò di esistere, perché tutti i suoi poteri, compiti e funzioni sono stati trasferiti alla Banca d’Italia. Secondo il vice premier e leader della Lega Matteo Salvini “le riserve auree sono di proprietà del popolo italiano e di nessun altro”.

Ma le autorità della banca centrale la pensano diversamente. E la legge è dalla loro parte. Sfortunatamente per il governo, i banchieri centrali non vorranno nemmeno affrontare una discussione sulla vendita delle riserve auree. Figuriamoci se accetterano di procedere alla cessione di oro.
Conclusioni

Resta da vedere ora quanto in là oseranno spingersi Borghi e il governo. Forse sarebbe conveniente e potrebbe portare a qualche risultato, se chiedessero e ottenessero un audit indipendente di tutte le riserve auree italiane. Sia le 1.200 tonnellate depositate a Roma sia quelle custodite nei forzieri delle banche estere, principalmente – come visto – a New York.

Nessuno infatti le ha mai viste e se non si prova l’esistenza delle riserve auree non si possono certo vendere. L’oro a New York potrebbe anche non essere più là, per esempio. L’ultima volta che si ha avuto prova delle riserve auree italiano nei forzieri della Fed era il periodo compreso tra il 1974 e il 1978, quando circa 542 tonnellate di oro sono state usate come collaterale per garantire un prestito in dollari Usa concesso dalla Bundesbank tedesca.

Se le autorità italiane vogliono veramente sfruttare le riserve auree, potrebbero anche chiedere un nuovo prestito internazionale simile a quello degli Anni 70. Come allora, l’oro italiano potrebbe essere usato come collaterale. Anche in quel caso, però, bisognerebbe provarne l’esistenza.

Mentre negli Anni 90 e 2000 paesi come Belgio, Olanda, Francia, Portogallo, Spagna, Canada, Australia e Svizzera vendevano oro, l’Italia non ha ceduto nemmeno un’oncia dei suoi possedimenti


....lo so!...è paradossale! è una truffa!....sì! ma è LEGALE!
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Re: [Italia] tira un'arietta..

Messaggioda sandropascucci » 9 mag 2019, 8:23

L’Italia sostiene di avere in mano 2.451,8 tonnellate (metriche) di riserve auree..

Bankitalia possiede fisicamente inoltre 119,4 tonnellate di oro, riserve auree depositate a Palazzo Koch a Roma. Mentre l’altra metà si trova alla Federal Reserve Bank di New York (FRBNY). Un’altra piccola fetta è custodita invece a Londra presso la Banca d’Inghilterra e un’altra ancora a Berna, nei forzieri della Banca Nazionale Svizzera (SNB) per conto della Banca delle Banche centrali, la Banca dei Regolamenti Internazionali (Bank for International Settlements).


Quindi la metà di 2.451,8 tonnellate di oro è 119,4 tonnellate? :shock:
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