14. Le regole del mondo monetario sono ferree..

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• in soldoni: le vere bufale che girano in Rete riguardo alla «Bufala del signoraggio»©, ovvero come IGB disinforma tramite giornalisti, giornalai, blogghettini-ini-ini TUTTI insieme appassionatamente intenti al «..E ABBIAMO DIMOSTRATO CHE IL SIGNORAGGIO NON ESISTE/E' UNA BUFALA..»®
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14. Le regole del mondo monetario sono ferree..

Messaggioda sandropascucci » 6 nov 2013, 16:46

14. Le regole del mondo monetario sono ferree..
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certo. ma come diceva "Humpty Dumpty" (Alice nel Paese delle Meraviglie)[1]:
"Le parole significano esattamente quel che io voglio che significhino, né più né meno"









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[1] questa me l'ha insegnata Silvano Borruso!
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Re: 14. Le regole del mondo monetario sono ferree..

Messaggioda sandropascucci » 6 nov 2013, 17:10

NonBorrowed Reserves Mar 08.jpg

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8 Febbraio 2008, 16:59
Riserve non Borrowed: falso allarme
By topeditor

Un certo numero di persone di Wall Street hanno notato un recente tuffo in riserve non prese a prestito nel sistema bancario e mi chiedevo, è un segno di disagio nel sistema bancario o di politica monetaria insolitamente severe. Sono sceso da 42 miliardi dollari lo scorso novembre a $ 2 miliardi negativo alla fine di gennaio.

E 'probabilmente un falso allarme, però. Il calo è puramente tecnico, in funzione di come la Fed ha scelto di classificare il denaro prestato attraverso la sua nuova Term Auction Facility .

Alcuni di fondo. Tutte le banche sono tenute a tenere alcune riserve sotto forma di denaro contante o in deposito presso la Fed o la valuta nei loro caveau. La Fed gestisce i tassi di interesse, aumentando o diminuendo le riserve. La Fed ordinariamente fa attraverso operazioni di mercato aperto: Si compra, di solito temporaneamente, le obbligazioni del Tesoro e da concessionari, e ottenere i fondi depositati in conti bancari dei concessionari presso la FED. Questo fa sì che le riserve a salire. Le banche di solito prestano fuori qualche cosa al di sopra delle loro esigenze, mettendo pressione al ribasso sul tasso di fondi federali. Le banche hanno inoltre ottenere riserve prendendo in prestito alla finestra di sconto, che spesso si verifica se cadono a corto di loro requisito normativo.

Secondo la teoria economica, la Fed può indirizzare sia il prezzo (tasso di interesse) o la quantità di riserve, ma non entrambi. Ai tempi in cui la Fed odiava ammetterlo tassi di interesse controllati, ha preso di mira le riserve. Dal momento che le banche importo preso in prestito dalla finestra di sconto è stato un po 'al di là del loro controllo, si sono concentrati sulle riserve meno finanziamenti finestra di sconto, o "riserve non in prestito." Nel 1990, la Fed ha iniziato a stabilire esplicitamente il tasso dei fondi federali in uno dei suoi più importanti e meno apprezzato muove verso una maggiore trasparenza. Dal momento che i prestiti finestra di sconto erano di solito piuttosto piccole, le riserve totali e le riserve non sono stati presi in prestito abbastanza vicino.

Lo scorso dicembre, la Fed ha concluso che le operazioni di mercato aperto non fornivano sollievo ad alcuni quarti del mercato del funding interbancario e ha introdotto il TAF. Come operazioni di mercato aperto, il TAF ha consentito alla Fed di prestare una quantità predeterminata di fondi al sistema bancario, con il tasso di interesse al quale sono stati concessi in prestito determinato attraverso un processo d'asta. Ma, come la finestra di sconto, il denaro è stato prestato direttamente alle banche piuttosto che operatori principali, e contro una vasta gamma di garanzie reali e non solo Treasurys e agenzia di titoli. Il TAF non aggiungere l'offerta di moneta, perché per ogni dollaro prestato attraverso il TAF la Fed è stato attento a liquidare un dollaro delle proprie dotazioni di buoni del Tesoro e obbligazioni per mantenere il suo bilancio complessivo invariato. Ma perché il TAF è essenzialmente credito finestra di sconto, la Fed ha deciso di classificare come riserve prese a prestito .

Come Michael Feroli di JPMorgan Chase spiega, "Definizione di fondi TAF come riserve prese a prestito è principalmente un cavillo legale che ha permesso alla Fed di essere più creativi nel modo in cui entrano liquidità nel sistema bancario. Economicamente, riserve create da operazioni di pronti contro termine (riserve non prese a prestito) e quelli creati dal TAF (riserve prese a prestito) sono entrambi i fondi prestati dalla Fed al pubblico a fronte di garanzie. "

Come spesso accade, l'ultima settimana di gennaio TAF credito ha raggiunto 50 miliardi dollari . L'ammontare delle riserve bancarie della stessa settimana è stato solo 48 miliardi dollari. Quindi, per definizione, nonborrowed riserve, la differenza, è sceso a $ 2 miliardi negativo.

Mr. Feroli dice: "Il sistema bancario è in possesso di riserve in eccesso - riserve totali meno quelli legalmente richiesto - tra $ 1 e $ 2 miliardi," circa il "range normale visto nel corso degli ultimi dieci anni .... Il sistema bancario ha certamente i suoi problemi, tuttavia l'idea che il recente punto di dati per banche hanno problemi a mantenere riserve deriva da una lettura superficiale di report statistici della FED. " -Greg Ip
borrowed20080208.jpg
borrowed20080208.jpg (24.63 KiB) Visto 6773 volte

http://economia.unipr.it/DOCENTI/VERGA/ ... rte_2b.pdf

Recente (1 aprile 2008) Federal Reserve Bank di St. Louis dati mostra un percorso di declino che inizia con il boom delle dot-com falso di orgoglio trasparente di Bill Clinton.

Fondi non Borrowed di istituti depositari (banche) però cominciano a scendere drasticamente nel corso dell'ultimo trimestre del 2007. Solo negli ultimi mesi, le riserve di proprietà cadere non solo per la prima volta a zero, ma precipitano a valori negativi superando di gran lunga quello che si riserva di proprietà fossero mai positivo in tutta la storia dei dati.

Le banche non hanno nemmeno possiedono le riserve che dovresti tenere a portata di mano per i loro depositanti?

Non si può prendere un genio per dedurre che figure come estremamente negativi riserve non prese a prestito sono cattive notizie per i clienti degli istituti di deposito "," ma che ha permesso loro di non devono possedere le riserve erano a tenere per preservare la santità del risparmio , e dove, ma più in basso un pendio più ripido possibile uno slittamento paese da qui, quando in realtà è soggetta ad un sistema monetario destinato a sventrare industria di ogni nazione da ulteriori escalation, moltiplicazione intrinseca del debito?
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Re: 14. Le regole del mondo monetario sono ferree..

Messaggioda sandropascucci » 6 nov 2013, 17:13

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Crisi Economica Globale, inizio, presente e futuro(?)

L'obbiettivo di Ecolcity non è occuparsi di economia finanziaria, e questi articoli, servono solo per aiutare le persone a difendere i loro diritti ed i loro risparmi, perchè rischiano di vederli ridursi o scomparire, se non è già successo in questi ultimi anni.

E' un articolo lungo, ma scritto in modo semplice, sintetizza come è nata questa crisi, come sta evolvendo e cosa potrebbe accadere e perché.
L'autore parte da quello che sta facendo la Banca centrale USA (FED) in questi giorni, vi consiglio di leggerlo è come un piccolo libro di economia finanziaria. Questa volta è meglio conoscere che ignorare, perché molto probabilmente quello che accadra non potrà essere ignorato e peserà molto sul futuro di ognuno di noi.

Quantitative easing (prima parte)

Fonte: http://duecents.blogspot.com/2008/12/qu ... asing.html

Un paio di giorni fa Bernanke in discorso tenuto alla camera di commercio di Austin, in Texas, ha definitivamente gettato la maschera, ventilando in maniera esplicita la possibilità che la FED cominci a stampare denaro e lo usi per comprare direttamente buoni del tesoro a lungo termine.

Questo ricade nella classica definizione di "quantitative easing", una pratica che in tempi moderni adottò solo il Giappone quando tentò di contrastare la crisi economica e la deflazione, scatenatasi a seguito dello scoppio della colossale bolla immobiliare su cui l'economia del paese asiatico si era retta per buona parte degli anni 80.

La definizione che la wikipedia inglese da del quantitative easing è:

Il quantitative easing è uno strumento monetario che la banca centrale giapponese adottò per combattere la deflazione nei primi anni 2000. La BOJ (bank of Japan) mantenne dal 1999 il tasso di interesse a breve termine al valore più prossimo allo zero che fosse possibile ottenere. Più di recente, la BOJ ha anche inondato le banche commerciali con liquidità in eccesso per promuovere l'erogazione dei prestiti ai privati, lasciando le banche commerciali con vaste quantità di riserve in eccesso, e quindi pochi rischi di liquidità. La BOJ ha raggiunto questo risultato comprando molti più buoni del tesoro di quelli richiesti per fissare il tasso di interesse a zero. Ha anche comperato asset-backed securities, azioni ed esteso i termini per le sue operazioni di acquisto sulla commercial paper

Per capire meglio questa definizione, bisogna conoscere almeno in linea generale il ruolo della banca centrale nel nostro sistema economico. Preparatevi quindi (oppure scappate finché potete), perché anche questo sarà uno di quei post lunghi. Se riuscirete a resistete fino in fondo, vi farete probabilmente un idea più dettagliata (se già non l'avete) di come funzionino le cose nella realtà rispetto a quella che potevate trarre dal discorso più generale illustrato nello scorso post.

Per questa ragione sarà inevitabilmente un articolo più tecnico, ma cercherò anche in questo caso di spiegare le cose nella maniera più semplice possibile. Userò di nuovo alcune abbreviazioni: BC=Banca centrale, BN=sistema delle banche commerciali.

Con sistema delle banche commerciali (BN) intendo, considerandolo come fosse un unica entità, l'insieme complessivo di tutte le banche tradizionali, quelle in cui la gente tiene i risparmi, in cui ha un conto corrente, di cui usa il bancomat.

La banca centrale possiede tre fondamentali poteri: quello di fissare il tasso di interesse, quello di fissare i vincoli di riserva obbligatoria delle banche e quello di compiere operazioni dirette sul mercato.

Essa immette liquidità nel sistema generalmente tramite l'acquisto di buoni del tesoro emessi dalla stato. In sostanza la BC crea direttamente del denaro (qualunque sia la sua forma, moneta di carta, elettronica o altro) e lo cede allo stato indebitandolo per un equivalente quantità, più un certo interesse (in questo caso il rendimento che i buoni del tesoro pagano).

Se volete vederla in un altro modo, quando lo stato ha bisogno di soldi liquidi va dalla BC e si indebita con essa emettendo una cambiale, chiamata buono del tesoro. In cambio la BC stampa un equivalente quantità di denaro che cede allo stato. Quando lo stato onora il suo debito, cioè, quando paga il buono del tesoro che aveva consegnato alla BC, quest'ultima apre il suo famoso librone, si segna che il denaro che aveva creato è tornato a casa e lo fa sparire.

L'interesse pagato dal buono del tesoro invece non scompare, diventa guadagno della BC. Questo guadagno viene generalmente ceduto allo stato, ma in alcuni casi, quando la BC è di proprietà di privati, può venir spartito tra gli azionisti della BC o venire accantonato come riserva monetaria.

La moneta ottenuta dalla BC, verrà poi spesa dallo stato per soddisfare le sue esigenze: pagare le spese per la costruzione di un ponte, ad esempio, gli stipendi dei suoi dipendenti od un qualunque altro bene o servizio. Indipendentemente da quale sia lo scopo per cui questa moneta viene utilizzata, essa finirà in un modo o nell'altro depositata nella pancia delle banche commerciali (BN).

Una volta che questa moneta, spesa dallo stato, cade nelle mani del circuito bancario commerciale avviene un miracolo. Così come accadde ai pani ed ai pesci sotto il tocco di Gesù Cristo, essa si moltiplica.

Per capirne la ragione bisogna fare un bel salto indietro, risalendo alla nascita delle banche vere e proprie. Una volta il denaro era basato su un bene reale: l'oro. Esso si affermò come mezzo di scambio universalmente accettato per tutta una serie di ragioni: non si ossidava, per cui non si correva il rischio col tempo, di ritrovarsi in mano un pezzo di ruggine, era malleabile (quindi facilmente lavorabile), aveva un alto valore unitario, erano sufficienti pochi pezzi d'oro, facilmente trasportabili, per acquistare beni di alto valore.

I primi banchieri divennero per ovvie ragioni gli orefici. Avendo la necessità di conservare per lavoro grandi quantità d'oro, per proteggerlo, si dovettero munire di efficaci misure di sicurezza. Col tempo la gente divenne consapevole del rischio che correva a tenere sotto al materasso elevate somme d'oro e alla ricerca di un luogo sicuro in cui conservarlo si rivolsero proprio agli orefici. Questi ultimi in cambio di una modesta somma, accettarono di fungere da deposito ed a conferma che il depositante aveva diritto a ritirare una certa quantità d'oro gli rilasciarono un pezzo di carta chiamato "nota di cambio" (successivamente conosciuta come nota del banco). Presentando questa nota all'orefice, si poteva prelevare una somma d'oro pari all'ammontare segnato sulla nota stessa.

In breve tempo la gente si accorse che un pezzo di carta è molto più comodo da portare in giro di un sacchetto d'oro e per completare le proprie transazioni utilizzò direttamente le note di cambio. Chi comprava un bene, girava la proprietà della nota al venditore dicendogli: "Non ti preoccupare. Con questo pezzo di carta puoi andare dallo stimatissimo orefice e farti dare in cambio dell'oro".

Lo stimatissimo orefice, non impiegò molto a constatare che raramente la gente si recava da lui a chiedergli indietro l'oro fisico. Essa preferiva di gran lunga continuare a far girare dei pezzi di carta. All'incirca solo il 10% delle note, una frazione, tornava indietro costringendolo a pagarle. Sfregandosi le mani pensò: "Se mediamente solo in 10% delle note torna indietro, ho bisogno di avere da parte, come riserva, una quantità d'oro effettiva, pari al 10% dei pezzi di carta che metto in circolazione".

Inebriato da questa scoperta stampò pezzi di carta per un importo pari a 9 volte l'oro che realmente custodiva (questo perché la somma della moneta che ha in riserva e quella che può potenzialmente avere fuori, sommata, non deve superare il 100%: 10%+90%=100%).

L'orefice smise di essere tale, cambiò la sua professione e la sua qualifica: da allora venne conosciuto come banchiere.

Ovviamente se per qualche ragione anche solo il 20% delle persone che possedevano delle note di cambio emesse dall' ex-orefice fosse andata a chiederne il pagamento, il neo-nato banchiere non avendo oro a sufficienza per onorare tutte le richieste, avrebbe dovuto dichiarare fallimento.

E' legale o anche solo consigliabile una pratica del genere?

La maggior parte degli economisti risponderebbe di si. Una minoranza invece, definirebbe la pratica come truffa. Non mi interessa ora stare qua ad esporre le ragioni degli uni o degli altri, preferisco concentrarmi sulla descrizione del sistema attuale, come semplice accenno posso però affermare, in linea di massima, di propendere dalla parte dei secondi.

Torniamo ai giorni nostri ed al denaro creato dalla banca centrale, quello che in inglese si chiama, "commercial bank money" e che alcuni chiamano "high powered money": denaro ad alto potenziale (spero mi perdonerete l'inglese, ma penso ormai sia chiaro che ho studiato in quella lingua la maggior parte delle cose che so di economia).

Come abbiamo visto a questo tipo di denaro, che crea direttamente la BC, corrisponde un equivalente debito contratto dallo stato (più un interesse).

Quando il "denaro ad alto potenziale" arriva nelle mani del sistema delle banche commerciali esso si comporta nei suoi confronti esattamente come fece l'orefice con l'oro. Lo usa come riserva ed in base all'entità di questa riserva crea altro denaro.

Le banche commerciali hanno dei vincoli di riserva obbligatoria che vengono stabiliti dalla banca centrale. Si tratta generalmente di denaro liquido che esse devono avere materialmente nella loro disponibilità per soddisfare eventuali obblighi, come ad esempio gente che ritiri i propri soldi chiudendo il conto o eventuali perdite derivanti da investimenti. Consideriamo anche in questo caso, che la BC ritenga consono un livello di riserva obbligatoria del 10%. Come nell'esempio dell'orefice ciò significa che il sistema delle banche commerciali (nel suo complesso) è in grado di creare denaro per un ammontare pari a 9 volte la sua riserva.

Per capire meglio rifacciamo l'intero percorso. La BC crea 1000 euro di "denaro ad alto potenziale" ed in cambio riceve dallo stato un equivalente importo in buoni del tesoro. Lo stato spende questi 1000 euro per costruirci un ponte. A questo punto i 1000 euro entrano nel sistema e finiscono in pancia al BN (magari un po' in una banca un po' in un altra). Il BN se la riserva obbligatoria è del 10%, prende questi 1000 euro li considera riserva e moltiplicandoli per 10 volte può creare fino a 10000 euro in denaro totale.

Dico che li moltiplica per 10 volte e non 9, perché normalmente è così che vengono fatti i conti. Quello che interessa è il denaro complessivamente creabile dal sistema bancario BC+BN, più che quello creabile solamente dal BN (che in questo caso rimane 9 volte quello inizialmente in riserva). In sostanza interessa l'insieme del denaro teoricamente depositabile nel sistema delle banche commerciali ed esso è composto dal denaro creato dalla banca centrale (che come abbiamo detto era stato depositato nel BN dopo esser stato speso dallo stato) più quello teoricamente creabile dalle banche commerciali.

Per calcolare questo denaro complessivamente creabile (BC+BN) si usa il "moltiplicatore monetario" (m). Esso è semplicemente l'inverso della riserva. Se la riserva è il 10% cioè 1/10, il moltiplicatore sarà il suo inverso: 10. Se la riserva obbligatoria è il 20% cioè 1/5 il moltiplicatore sarà 5 e così via.

Quindi per come vengono fatti generalmente i conti si prendono i 1000 euro iniziali di denaro creato dalla BC, si moltiplicano per il "moltiplicatore monetario" m, in questo caso uguale a 10 e si ottiene la quantità di denaro totale che l'intero sistema (BC+BN) può creare. Se volete sapere quanto denaro può materialmente creare il solo sistema delle banche commerciali prendente il totale (BC+BN) e sottraeteci quello creato inizialmente dalla banca centrale: (BC+BN) - BC.

Sembra un po' macchinoso, ma è la maniera più semplice di fare i conti. Ci sono anche altri modi di spiegare come agisce la riserva frazionaria sulla creazione della moneta e se qualcuno ha dei dubbi se ne può discutere nei commenti.

Per ricapitolare il tutto, con una riserva del 10%:

Se la BC crea 1000 euro

Il BN può creare fino a 9000 euro

Il totale della moneta creabile dall'intero sistema bancario (BC+BN) sono 10000 euro

Il denaro creabile dal sistema delle banche commerciali (i 9000 euro) per quel che ci riguarda, è indistinguibile da quello creato dalla banca centrale. Nell'esempio fatto sopra, si tratta in entrambi i casi di euro. Gli euro creati dalla BC però agiscono da miccia: hanno il potere speciale di innescare la creazione di un quantitativo di euro che è un loro multiplo.

Per questo viene chiamato "denaro ad alto potenziale".

Quand'è che il sistema delle banche commerciali (BN) crea materialmente denaro? (i 9000 euro nel nostro caso)

Quando qualcuno si rivolge ad esso perché gli venga concesso un prestito.

Se una banca commerciale decide di concedere un prestito, schiocca le dita e crea il denaro necessario a questo scopo, segnando, un po' come avviene per la BC, l'operazione su bel librone. Su questo denaro ovviamente, applica un interesse che chi ha ottenuto il prestito dovrà pagare. Quando chi ha contratto questo debito lo ripaga e quindi il denaro torna indietro alla banca commerciale, essa riprende il librone, si segna che il denaro è tornato e depenna la voce. Quel denaro a tutti gli effetti scompare. Rimane solo l'interesse.

Nel caso il prestito non venisse restituito la banca incasserebbe una perdita equivalente. Per limitare la perdita potrebbe solo cercare di vendere la garanzia avuta come pegno in cambio del prestito erogato.

Tutto il processo di creazione e distruzione, del denaro creato dalle banche commerciali, avviene quindi in maniera contabile, di solito per via elettronica. Potreste quasi considerare "denaro virtuale" quello creato dalle banche commerciali (anche se è sostanzialmente equivalente alla moneta di carta).

Una delle ragioni per cui le banche commerciali non sono molto contente quando qualcuno vuole prelevare dei contanti e che quei contanti non li creano loro. Devono recuperarli sul mercato "acquistandoli", normalmente dalla BC, farli trasportare da dei porta valori, ecc ecc.

Volete mettere quanto sia più semplice (ed economico) battere qualche tasto su un computer e far usare alla gente, del "denaro virtuale" creato direttamente da loro?

La quantità di "denaro virtuale" che ogni singola banca commerciale può creare in questa maniera, come abbiamo visto, dipende dai vincoli di riserva. Se la riserva è il 10%, significa che essa dovrà tenere il 10% di tutto il denaro che possiede, come riserva, ed averne non più del 90% impegnato in giro (in prestiti o investimenti di altro tipo).

Nel complesso invece, l'intero sistema bancario (BC+BN), crea una quantità totale di denaro pari a 10 volte quella originalmente creata dalla BC.

Sono un po' pedante su questa cosa, perché spesso in rete si leggono delle spiegazione da cui sembra che ogni singola banca possa, quando la riserva è del 10%, prendere il denaro creato dalla banca centrale e moltiplicarlo per 10. Poi questo denaro arriva in un altra banca e viene di nuovo moltiplicato per 10 e così via.

Ovviamente se funzionasse così esploderebbe tutto nel giro di mezza giornata.

In realtà se i 1000 euro creati dalla BC arrivassero tutti in una sola delle banche commerciali del sistema, questa ne dovrebbe tenere da parte il 10% come riserva,100 euro nel nostro caso, e potrebbe creare "denaro virtuale" per il 90% di quella somma, quindi 900 euro. Se questi ultimi arrivassero poi in un altra delle banche commerciali del sistema, essa dovrebbe tenere da parte come riserva di nuovo il 10%, quindi 90 euro, e potrebbe creare "denaro virtuale" per il 90% cioè 810 euro. Se finissero tutti e 810 in una terza banca essa dovrebbe tenere da parte sempre il 10%, 81 euro, e potrebbe creare "denaro virtuale" per il 90%, quindi 729 euro.

E via di seguito.

Come si vede la quantità di denaro creabile diminuisce ad ogni passaggio fino ad arrivare a 0. Alla fine di tutti i giri tra le varie banche commerciali, si torna a quello che abbiamo detto prima. Da 1000 euro iniziali creati dalla BC, vengono creati 9000 euro dall'intero sistema delle banche commerciali, per una quantità di denaro totale pari a 10000 euro.

Naturalmente in un sistema a riserva frazionaria ogni banca esistente è sostanzialmente insolvente, avendo in realtà solo una piccola frazione di denaro effettivamente disponibile (la riserva). Tutto il resto è "denaro virtuale" che le banche creano contabilmente a partire dalla riserva e che altrettanto contabilmente scompare una volta che il relativo debito viene ripagato (interesse a parte).

La maggior parte del denaro in circolazione che usiamo quotidianamente è questo "denaro virtuale" creato dal BN. Se andassimo tutti in massa a ritirare il denaro presente nei nostri depositi, il BN potrebbe darci materialmente solo una cifra pari alla riserva e fallire facendoci un grosso marameo.

E' un po' complicato, ma spero di essere stato sufficientemente chiaro.

Se vi siete persi per strada i punti che dovete ricordare sono:

La BC crea denaro comprando in cambio buoni del tesoro per un valore equivalente (quindi facendo tecnicamente indebitare lo stato)

Il BN crea denaro quando una controparte, una persona, un azienda o altro va in banca a chiedere un prestito (quindi quando la gente si indebita)

Il denaro che il BN può creare è un multiplo di quello creato inizialmente dalla BC e dipende dall'entità della riserva frazionaria o riserva obbligatoria

In linea generale più i vincoli di riserva sono alti e meno "denaro virtuale" il BN può creare. Più sono bassi e più "denaro virtuale" può creare

Come vedete, anche nel caso reale il denaro nasce come l'indebitamento di qualcuno, stato o privati che siano, e teoricamente la BC può fare in modo che esso sia richiamato.

In effetti i vari poteri della banca centrale potrebbero essere semplicemente raggruppati in un unica grande categoria: il potere di influenzare la quantità di denaro in circolazione.

Il primo strumento che ha per farlo è quello di fissare il tasso di interesse.

Diciamo che un bel giorno il capo della banca centrale si sveglia di buon umore e decida di annunciare il taglio del tasso di interesse dal 2% all'1%. Non succede che improvvisamente l'intero mondo economico esclami: "Oh, grande banchiere centrale! Ci inchiniamo di fronte alla tua maestosità ed adegueremo quanto prima i tassi". In realtà prendono tutti nota dell'annuncio e si mettono in attesa aspettando che il tasso di interesse cali materialmente.

Il tasso di interesse viene anche definito costo del denaro. Di solito il costo di un bene qualsiasi, cala quando aumenta la quantità esistente in circolazione di quel determinato bene. Il costo aumenta quando diminuisce la quantità.

In questo senso se la banca centrale vuole abbassare il tasso di interesse si limita a creare denaro e ad immetterlo in circolazione. Se lo vuole diminuire ritira denaro dalla circolazione.

Come abbiamo visto la BC crea denaro comprando buoni del tesoro e lo fa sparire quando li vende (li vende in cambio di soldi che poi finiscono nel solito forziere o depennati da un librone).

Il tasso di interesse che la BC stabilisce è in realtà solo un obbiettivo. Ogni santo giorno essa va sul mercato e attraverso quelle che vengono chiamate OMO (open market operation) compra o vende buoni del tesoro, immettendo o ritirando denaro dalla circolazione. Se è brava riesce a fare in modo che il tasso di interesse reale si avvicini all'obbiettivo fissato, l'1% nel nostro esempio. Se non è stata molto brava il tasso reale si discosterà dall'obbiettivo di una certa quantità. Normalmente si tratta di modeste quantità.

Se andassimo a guardare i dati giornalieri della FED sul tasso di interesse reale, noteremmo che lo scostamento ha raggiunto livelli assurdi ( qui se vi interessa trovate i dati precisi. La colonna daily riporta il tasso reale giornaliero, l'ultima l'obbiettivo, il tasso di riferimento all'1%). Questo sta succedendo perché la FED sta creando e inondando il sistema di denaro usando svariati sistemi (se leggete questo blog molti, come le varie facility della FED li conoscete già).

Ci torneremo comunque su in futuro.

Naturalmente più il tasso di interesse è alto, meno la gente sarà propensa ad indebitarsi e meno "denaro virtuale" creerà il sistema delle banche commerciali. Più il tasso di interesse è basso più la gente vorrà indebitarsi e più "denaro virtuale" il BN creerà.

Quello di intervenire sul tasso di interesse è il più grande potere che la BC possiede.

E' il caso di precisare che la BC influenza il tasso di interesse a breve termine (quello a lungo termine è influenzato principalmente da altri fattori).Normalmente quindi, si limita a comprare o vendere buoni del tesoro a breve scadenza.

Il secondo potere della BC lo abbiamo già visto. E' quello di fissare i vincoli di riserva obbligatoria. In teoria una banca centrale se volesse far sì che giri meno denaro, potrebbe elevare i limiti di riserva, per esempio, se fossero al 10% alzandoli al 20%. Se succedesse davvero una cosa simile, vedremmo i banchieri forconi alla mano, dare l'assalto alla banca centrale.

Primo, un aumento dal 10% al 20% della riserva significherebbe per le banche commerciali dover recuperare da qualche parte un altro 10% di denaro da mettere via. Secondo, limiterebbe la quantità di "denaro virtuale" creabile dal BN. Con una riserva del 20% il moltiplicatore monetario sarebbe 5 invece che 10. Le banche commerciali vorrebbero sempre, poter creare più "denaro virtuale", non meno.

In definitiva, l'innalzamento dei vincoli di riserva è una pratica che piace così poco alla banche che la BC non si azzarda quasi mai ad intraprenderla o se lo fa si tratta di innalzamenti che possono essere portati a termine dalle banche con molta calma (di solito nel corso di anni).

Nella realtà i vincoli di riserva, negli ultimi anni sono stati allentanti o sono stati aggirati bellamente dalle banche grazie ad una serie di trucchetti.

Non è ovviamente un bene, che le riserve siano troppo basse. Anche se le banche sono felici perché con basse riserve possono creare un sacco di "denaro virtuale", ciò significa anche avere poco margine nel caso si verifichino dei problemi. Ad esempio perdite dovute a cattivi investimenti, grossi prestiti non ripagati, ecc.

In soldoni, le riserve per le banche sono un po' come i risparmi per la gente.

Uno degli attuali problemi delle banche è proprio quello di avere delle riserve insufficienti. Con tutte le perdite che si stanno ammucchiando, questo equivale a dire che una buona parte di esse è tecnicamente in bancarotta.

Anche su questo versante le banche centrali sono intervenute ed anche di questo ne riparleremo in futuro.

Non resta ora che il terzo grande potere che detengono le BC: le operazioni dirette sul mercato (OMO). Le BC hanno la capacità di recarsi sul mercato e comprare delle securities. Come abbiamo visto prima, queste securities sono generalmente buoni del tesoro, ma non ci sono veri e propri limiti a quello che la BC può comperare, almeno non più. Anche se alcune restrizioni esistevano quando scoppiò l'attuale crisi i banchieri centrali si limitarono semplicemente a depennarle (come scrissi sul blog un paio di articoli fa la FED ha recentemente deciso di comperare 500 miliardi di securities basate sui mutui dalle GSE).

Le BC possono anche prestare denaro direttamente ad alcuni soggetti (essenzialmente banche) ricevendo in cambio come garanzia sempre delle securities ( normalmente anche in questo caso si tratterebbe di buoni del tesoro, ma ormai viene considerato una garanzia accettabile quasi qualunque cosa) od operare su valuta estera comprandola o vendendola (di solito per manipolare il valore del cambio).

Anche nel caso delle OMO, siano esse acquisti o prestiti, quello che la BC fa in sostanza, è di immettere o ritirare denaro dal sistema.

Pur possedendo questi grandissimi (e sono davvero grandissimi) poteri, le banche centrali non sono onnipotenti. Non possono illudersi di controllare tutto. Robert Mundell definì "l'impossibile trinità" l'incapacità delle BC di controllare contemporaneamente il tasso di interesse, il tasso di cambio e mantenere una libera circolazione di capitali. Dato che la libera circolazione di capitali non è in discussione, in linea generale una BC può decidere se preoccuparsi del tasso di interesse o del livello del cambio monetario.

Ad esempio, negli ultimi anni la banca centrale Cinese, per promuovere l'esportazione, si è principalmente occupata di gestire il valore del cambio dello yuan, fregandosene sostanzialmente del tasso di interesse (anche se non si può tecnicamente affermare che in Cina esista la libera circolazione dei capitali), mentre la FED ha cercato di gestire principalmente quest'ultimo.

Se siete arrivati a leggere fin qua sapete già molte più cose di economia, di quanto non sia probabilmente salutare sapere (se non le sapevate già).

Alla fine la base del sistema è tutta qua. La BC crea denaro come debito dello stato. Le banche commerciali moltiplicano questo denaro sulla base della riserva frazionaria, fissata sempre dalla BC e questa ultima usando i suoi poteri manipola il tasso di interesse e decide di volta in volta se la nostra politica economica debba essere espansiva (tasso di interesse basso) o restrittiva (tasso di interesse alto).

Penso non sfugga a nessuno quanto sia terribile il potere che risiede nelle mani di un gruppetto di banchieri. Se questi, ad esempio, sulla base delle loro statistiche e delle personali convinzioni in materia economica, compiono la scelta sbagliata riguardo al tasso di interesse e lo tengono troppo basso, troppo a lungo il rischio è di ritrovarsi di bolla in bolla nella situazione attuale.

Troppo denaro è stato creato e moltiplicato dal sistema bancario (senza contare tutti i derivati di vario tipo). Questo ha generato troppo debito, talmente tanto che il sistema non è più in grado di ripagarlo ed il debito non ripagabile è una perdita. Le perdite sono così elevate da far potenzialmente fallire, oltre che moltissime aziende, anche l'intero sistema bancario che, come se non bastasse, si trovava sovraesposto sin dall'inizio.

E che ci piaccia o meno se crolla il sistema bancario crolla tutto il resto perché esso è come il cuore ed il sistema sanguigno per un'organismo, fa circolare il sangue (il denaro liquido) in tutta l'economia.

Le cose sarebbero andate diversamente se non avessimo avuto al timone i banchieri centrali? Se ad esempio il tasso di interesse lo avesse fissato il mercato invece di un gruppo di omini che pensa di saperla più lunga?

Il mercato non è perfetto. Assolutamente. Sbaglia spesso e volentieri. Ha però un ottima qualità. Quando si accorge di sbagliare tende a correggersi. A volte in maniera brutale ed eccessiva, ma si corregge.

I banchieri centrali invece sono spesso diabolici: tendono a perseverare.

Nella seconda parte di questo post proverò a descrivere un po' in dettaglio cosa stiano cercando di fare i banchieri centrali e gli stati e perchè non stia funzionando. Se notate errori sostanziali in questo post, siete pregati (sempre gentilmente) di farmelo notare.

Quantitative easing (seconda parte)

Immaginate un mondo perfetto.

Un mondo in cui il valore di ogni bene salga, alla fine dell'arcobaleno risplendano pentoloni pieni d'oro e in cui i politici dicano solo la verità.

Qualcuno potrà pensare che un mondo del genere non sia mai esistito. I politici sembrano tutt'ora i patologici bugiardi che son sempre stati mentre la questione delle pentole e gli arcobaleni non è mai stata chiarita completamente.

Un mondo in cui il valore di ogni bene non fa altro che salire, invece, è esistito realmente dal 2003 al 2007.

Indebitarsi fino al collo in un mondo del genere è la strategia più conveniente. Se il ritorno medio di un investimento è il 10%, per ogni 100 euro investiti il guadagno finale sarà di 10 euro. Se tutto sale ed i rischi sono ridotti più denaro si ha a disposizione per investire e maggiore sarà il guadagno. In un mondo del genere sarebbe davvero fastidioso avere solo 100 euro sottomano.

Fortunatamente però, il valore di certi beni, in un mondo simile, continua ad aumentare per una precisa ragione. Qualcuno, spaparanzato su una comoda poltrona in una stanzetta remota, ha deciso che tagliare il costo del denaro ai minimi storici sia la strategia migliore per stimolare la crescita dell'economia.

Quando contrarre un debito costa l'uno o il due per cento e un investimento medio rende il 10%, tanto vale indebitarsi fino alla radice dei capelli ed investire 30, 40 volte il denaro di cui si potrebbe normalmente disporre.

Le prime ad adottare questa lucrosa strategia furono le banche.

La funzione di una banca moderna è sempre stata quella di indebitarsi a breve termine ed investire a lungo termine (un qualunque prestito per la banca non rappresenta che un investimento). Un ambiente in cui il denaro costi pochissimo e gli investimenti rendano molto è sempre stato il sogno bagnato del sistema bancario. Nel periodo 2003-2007 un unico ostacolo si frapponeva tra gli istituti di credito e questo sogno. Quell'antipatica cosa chiamata: "garanzia". Per ottenere un prestito il richiedente doveva ancora offrire in pegno un bene che avesse un valore consono all'importo che chiedeva.

Ovviamente, nessuno aveva realmente garanzie sufficienti per ottenere prestiti pari a 30, 40 volte il denaro che possedeva effettivamente. Tutto però saliva e i profitti erano là, invitanti e maturi, chiedevano solo di essere colti. Pur di non lasciarsi scappare questa occasione le banche decisero di accettare come garanzie valide gli stessi titoli in cui finivano con l'investire quelli a cui i prestiti venivano erogati. I debiti contratti da questi soggetti venivano poi impacchettati e rivenduti. In questo modo le banche si illusero di essersi liberate di ogni rischio.

Alla fine dei giochi ci siamo ritrovati con banche come la Deutsche Bank o la Barclays (guarda caso nazionalizzata dal governo Inglese) che poterono vantare livelli di leverage finanziario di 50:1, 60:1.

Il leverage finanziario è normalmente calcolato facendo il rapporto tra gli assets totali ed il valore azionario complessivo di un soggetto economico e serve a misurare quanto esso si stia finanziando con i debiti e quanto con i soldi messi dagli azionisti (cioè i proprietari dell'azienda in questione). Se il rapporto supera il valore di 1 significa che il finanziamento deriva principalmente dai debiti.

Ovviamente nessuno si preoccupò particolarmente davanti a livelli di leverage così elevati da parte di istituti bancari, quando livelli storicamente accettabili di esposizione han sempre ondeggiato attorno al 12:1.

Tanto tutto saliva.

Quando hanno iniziato a spuntare come funghi, Hedge Funds anche loro con leverage di 30, 40 volte, tutto bene. A chi si lamentava di quello che considerava essere un livello eccessivo di indebitamento gli economisti rispondevano tranquilli, che era il Mercato (quello con la M maiuscola) a decidere. I ritorni favolosi di questi fondi dimostravano la giustezza della loro strategia e giustificavano l'alto indebitamento.

"Absolute return" era quello che promettevano gli Hedge Funds. "Vi faremo fare soldi, sia che il mercato salga sia che il mercato scenda, grazie alle nostre strategie di hedging (copertura del rischio)". Questa era l'assicurazione.

Ora che il mercato è crollato a parte qualche isolato caso, gli Hedge Funds stanno perdendo miliardi su miliardi e chi aveva affidato loro i propri risparmi sta cercando disperatamente di ritirali. Sta cercando, perché quando uno aderisce a questi fondi accetta anche di sottostare ad una clausolina che permette a chi li gestisce di congelare i ritiri degli investimenti. I soldi possono essere ritirati a scadenze prefissate, solitamente trimestrali e stranamente molti non sembrano gradire di dover assistere impotenti per tre lunghi mesi alla graduale scomparsa dei propri risparmi.

Si sta diffondendo sempre più l'opinione che questa esperienza non verrà dimenticata tanto presto e che il futuro degli Hedge Funds sia ormai segnato.

Il piccolo problema ovviamente, è stato l'alto indebitamento. Finché tutto sale sono soldi a palate, quando il mercato comincia a scendere il leverage ti si rivolta contro. Il costo dei debiti contratti comincia a salire e allo stesso tempo gli investimenti accumulano perdite su perdite. Il risultato è stata una fuga verso l'uscita, una corsa frenetica a cercare di ridurre il proprio debito. Per recuperare denaro e cercare di saldare i debiti pregressi tutti si misero a vendere deprimendo ulteriormente i valori azionari.

Per giustificare questa situazione gli economisti chiamarono in causa l'irrazionalità del mercato (quello con la m minuscola) che stava producendo senza ragione il crollo del valore di titoli a loro dire solidissimi.

E' affascinante notare come un ambiente in cui fare debiti costi pochissimo perché un gruppo di omini seduti attorno a un grande tavolo da conferenze ha deciso che così sia, venga definito libero (Mercato).

Alla gente conveniva indebitarsi, alle aziende conveniva indebitarsi, ai fondi di qualunque tipo conveniva indebitarsi, alle banche conveniva indebitarsi ed indebitare tutti, ma chiamiamola pure "libera" scelta.

Tutti i debiti furono contratti sulla base del valore di alcuni beni. Valori il cui apprezzarsi continuo non era che il frutto ultimo dell'inflazione prodotta dalla politica espansiva stabilita dai banchieri centrali.

Ora, come è naturale che sia, quei valori stanno tornando rapidamente a livelli più aderenti alla realtà.

Peccato che tutto il debito sia rimasto e vada in qualche modo cancellato: pagandolo o dichiarando default.

La prima strada non è percorribile. Non essendoci stata una reale e sostenibile crescita negli ultimi anni, ma unicamente una gigantesca bolla inflattiva che della crescita dava solo l'illusione, i soldi per pagare il debito esistente non ci sono materialmente.

E se un debito non può essere pagato .... beh, semplicemente non lo sarà.

Dopo aver cercato di nascondere per mesi la gravità della situazione, le banche hanno dovuto arrendersi ed incassare perdite su perdite. Per non finire a gambe all'aria hanno provato a vendere partecipazioni in aziende solide, a chiudere sedi e licenziare gente per abbassare i costi, ad indebitarsi coi fondi sovrani ad emettere nuove azioni.

Non è bastato. Il grafico sotto riporta le "non borrowed reserve" le riserve non prese a prestito del sistema bancario statunitense.



Quella linea che precipita nell'abisso sta ad indicare che preso nel suo complesso il sistema bancario americano è insolvente.

Dato che la solidità di una banca e la sua capacità di prestare denaro dipendono fortemente dalle sue riserve (come scrissi nello scorso post), era diventato imperativo per la FED ripristinarle in qualche maniera.

Si dice che una banca centrale possa risolvere un problema di liquidità delle banche, ma non un problema di insolvenza. Questo significa che può prestare denaro a volontà alle banche stesse, ma non può creare denaro dal nulla e regalarglielo per tappare le perdite.

Una banca centrale crea denaro comprando in cambio buoni del tesoro o prestandolo alle banche in cambio di solide garanzie (normalmente i soliti buoni del tesoro).

Ovviamente nessuno impedisce realmente allo stato di emettere tutti i buoni del tesoro che vuole, venderli alla banca centrale e con i soldi ottenuti in cambio coprire le perdite del sistema bancario. L'unico problema è come questo tipo di operazione verrebbe interpretata dal resto del mondo. Essa equivarrebbe a dichiarare: "Sapete che c'è? Io stato, sono in mutande. Non riesco a vendere i miei buoni del tesoro all'estero ed ai privati, quindi mi sono ridotto a stampare direttamente denaro e a regalarlo alle banche del mio paese che sono in mutande come me".

Il mondo semplicemente risponderebbe: "Bene. Se sei in mutande, perché mai dovrei continuare a comprare i tuoi buoni del tesoro correndo il rischio che non mi vengano pagati? E' stato bello finché è durato, addio e grazie per tutto il pesce".

Quando ha dovuto trovare il denaro per ricapitalizzare direttamente gli istituti bancari tramite il TARP, il governo USA ha emesso dei buoni del tesoro, ma ha lasciato che li comprassero privati o le banche centrali di altri paesi.

Bernanke dal canto suo ha inizialmente cercato di ricapitalizzare le banche prestando loro denaro a basso costo, un costo inferiore a quello che avrebbe normalmente chiesto. Le banche che guadagnano dalla differenza sull'interesse che pagano alla banca centrale e quello che chiedono agli utenti finali in questa maniera avrebbero guadagnato di più. Il problema di questa strategia è che essa richiede molto tempo per dare risultati concreti. Inizialmente Bernanke la adottò quando ancora sperava che i problemi del comparto bancario fossero limitati e che tutto si sarebbe aggiustato se solo le banche avessero avuto un po' di tempo a disposizione.

Quando si accorse che ciò non si sarebbe verificato, si arrese e nel tentativo di ricapitalizzare le banche la FED cominciò a pagare un interesse sulle riserve in eccesso.

Le banche commerciali tengono le proprie riserve in conti depositati presso la banca centrale. Nessuno vieta alle singole banche di tenere in riserva somme superiori ai minimi richiesti per legge. Questo di solito accade raramente perché le banche preferiscono usare tutto il denaro che hanno a disposizione per gli investimenti. Da Ottobre la FED ha deciso di pagare un interesse sulle riserve obbligatorie e su quelle in eccesso. All'inizio la FED pagava cifre inferiori rispetto al tasso di interesse nominale, poi dal 5 Novembre tutto cambiò e cominciò a pagare un interesse pari a quello nominale, cioè l'obbiettivo che la FED fissa e che attualmente è pari all'1%.

Controllando i dati giornalieri (se lo preferite qui trovate un grafico comparativo) si nota come stranamente la FED sbagli sempre nell'influenzare il tasso reale di interesse. Esso risulta ogni volta significativamente più basso di quello nominale.

In sostanza se il tasso nominale è dell'1% e quello reale dell'0,30% le banche possono prendere denaro in prestito, attraverso le GSE ad esempio, pagando lo 0,35% e depositarlo nei loro conti alla FED incassando l'1%. Un bel guadagno pulito e senza rischi dello 0,65%.

Un modo indiretto e poco noto, tramite il quale la FED può ripristinare, a spese del contribuente, le moribonde riserve bancarie.

Dando un occhiata al grafico sotto che mostra l'andamento delle riserve in eccesso depositate presso la FED, non ci vuole un genio a capire quand'è che la banca centrale americana ha iniziato a pagare un interesse su di esse.



Se investire in questo momento risulta estremamente rischioso e la banca centrale offre denaro gratis, perché mai le banche dovrebbero prendersi il disturbo di farlo? Perché dovrebbero prestare soldi ai privati quando possono semplicemente depositarli presso la FED e guadagnare un discreto interesse senza muovere un dito?

Questa non sembra certo una strategia che incentivi la circolazione del credito.

Non è chiaro come mai le banche non prendano in prestito qualche gazillione di dollari e non lo depositino presso la FED guadagnando così gazillioni in interessi. Non riesce a spiegarselo ad esempio il professore Hamilton sul suo blog, cosa che ho trovato francamente rassicurante: almeno non sono il solo (e lui è senz'altro molto più in gamba di me). Cosa meno rassicurante non riesce a spiegarselo lo stesso Bernanke.

Dal suo discorso tenuto ad Austin:

Riguardo la politica sul tasso di interesse, sebbene ulteriori riduzioni dell'attuale tasso di interesse target pari all'1% siano senz'altro possibili, a questo punto l'utilità di usare una convenzionale politica sul tasso di interesse per supportare l'economia è ovviamente limitata. Infatti, il tasso di interesse reale nelle recenti settimane è stato consistentemente sotto a quell'1% stabilito dal Comitato, riflettendo la grande quantità di riserve che la nostra attività in materia di prestiti, ha immesso nel sistema.

In linea di principio, la nostra abilità nel pagare interessi sulle riserve in eccesso ad un tasso pari al tasso di interesse target, come abbiamo fatto, dovrebbero mantenere il tasso reale vicino al target, perché le banche non dovrebbero avere nessun incentivo a prestare fondi nottetempo, ad un tasso di interesse minore rispetto a quello che ricevono dalla Federal Reserve. In pratica, invece, diversi fattori hanno contribuito a deprimere il tasso di mercato facendolo scendere sotto al target. Uno di questi fattori è la presenza sul mercato di grandi fornitori di fondi, principalmente le government sponsored entity (GSEs) Fannie Mae e Freddie Mac, le quali non hanno diritto a ricevere un interesse sulle riserve e quindi sono disposte a prestare fondi nottetempo ad un interesse inferiore al target dell'1%.

Nelle note al suo discorso aggiunge Bernanke:

Le banche hanno un incentivo a prendere denaro in prestito dalle GSEs e poi ri-depositare i fondi alla Federal Reserve; come risultato, le banche ricavano un profitto sicuro pari alla differenza tra il tasso pagato alle GSEs e il tasso che ricevono sulle riserve in eccesso. Fino ad ora, però, questo tipo di arbitraggio non si è verificato su una scala sufficiente, forse perché le banche non hanno ancora adeguato le loro procedure di gestione delle riserve per trarre vantaggio da questa opportunità.

Ben esce allo scoperto lamentandosi del fatto che le banche non sfruttino abbastanza il giochino da lui stesso messo a loro disposizione in modo che possano ricostituire le proprie riserve e ricapitalizzarsi a spese altrui.

Questo si chiama tenere i piedi in due staffe. Da un lato Ben lamenta, almeno pubblicamente, che le banche non prestino denaro alle aziende e dall'altro fa in modo che non sia per loro conveniente farlo.

Un altro fatto che trapela dal discorso del capo della FED e che ormai la prima arma della banca centrale, la manipolazione del tasso di interesse, sia completamente scarica. La FED influenza il tasso di interesse comprando e vendendo buoni del tesoro a breve termine. A causa in parte degli interventi della FED e in parte della paura folle che ha attanagliato i mercati, il rendimento dei buoni a breve scadenza si è azzerato.

Il rendimento dei buoni del tesoro e il loro prezzo si modifica in maniera inversa. Se tutti comprano buoni del tesoro il loro prezzo, a causa della grande richiesta, salirà ed essi potranno promettere rendimenti limitati. Se la domanda è scarsa sarà il loro prezzo a calare e per attirare investitori dovranno promettere alti rendimenti.

I buoni a breve termine sono la cosa più vicina al denaro liquido e sono il rifugio a cui si rivolge chi non sa come investire in tempi di incertezza. Sono percepiti come sicuri, sono estremamente liquidi, cioè vendibili e in ogni caso dopo un breve periodo scadono e vengono pagati.

Quando però il rendimento dei buoni a breve termine si azzera succede una cosa strana. Essi diventano, dal punto di vista finanziario, perfettamente interscambiabili con il denaro liquido. Se la banca centrale influenza il tasso di interesse comprando e vendendo buoni del tesoro a breve scadenza in cambio di denaro liquido, quando il rendimento dei buoni si azzera si trova a tutti gli effetti a scambiare denaro in cambio di denaro. L'effetto finale risulta nullo.

Cosa cambia se comprate 100 euro con 100 euro?

Questa viene chiamata "trappola di liquidità" e ci proietta direttamente alla soluzione finale, quello che viene definito "quantitative easing".

Il neo premio nobel all'economia Paul Krugman disse a settembre:

Si vede ancor gente dire, in sostanza "non preoccupatevi di un tasso di interesse zero, perché non ci limitiamo a stampare denaro?". A dire il vero, la Banca centrale Giapponese provò questa strada, sotto il nome di "quantitative easing"; in pratica il denaro si accumulò semplicemente nelle casseforti delle banche. Per capire come mai, pensatela in questo modo: una volta che le T-bills (buoni del tesoro a breve scadenza ndr) hanno un tasso di interesse vicino allo zero, il denaro liquido diventa una riserva di valore competitiva, sebbene non abbia nessun altro vantaggio. Come risultato, la base monetaria (il denaro liquido presente nel sistema ndr) e le T-bills - le due parti del bilancio della FED - diventano perfetti sostituti. In questo caso, se la FED espande il suo bilancio (cioè se compra securities, normalmente buoni del tesoro ndr), sta praticamente ritirando con una mano e dando con l'altra: più base monetaria è in circolazione, ma anche meno debito a breve termine, e dato che essi sono perfetti sostituti ciò non produce nessun impatto sul mercato. Per questa ragione la trappola di liquidità rende la convenzionale politica monetaria impotente.

Nelle aste che si sono tenute gli scorsi giorni negli USA i buoni del tesoro sono arrivati a toccare un rendimento ormai indisinguibile dallo zero. Questo uccide qualunque possibilità di politica monetaria classica o anche di classico "quantitative easing".

A questo proposito sempre durante il discorso di Austin ha detto Bernanke:

Sebbene una politica convenzionale sul tasso di interesse è limitata dal fatto che il tasso nominale non può scendere sotto lo zero, la seconda freccia nella faretra della Federal Reserve --la fornitura di liquidità-- rimane effettiva. Davvero, esistono diversi modi attraverso i quali la FED può influenzare le condizioni finanziarie attraverso l'utilizzo del suo bilancio, oltre l'espansione dei nostri prestiti agli istituti finanziari. Primo, la FED può acquistare buoni del tesoro a lungo termine o securities di varie agenzie in sostanziali quantità. Questo approccio può influenzare il rendimento di queste securities, aiutando la domanda aggregata. In effetti, la scorsa settimana la FED ha annunciato piani per comperare 100 miliardi di dollari in debiti delle GSE e fino a 500 miliardi in securities basate sui mutui in possesso delle GSE, nel corso dei prossimi quarti. E' incoraggiante che l'annuncio di questo intervento sia stato accolto da un calo nel tasso di interesse dei mutui.

Bernanke in questo passaggio, annuncia la possibilità di stampare denaro ed usarlo in maniera poco ortodossa, per comperare sostanziali quantità di debito a lungo termine dello stato e titoli basati sui mutui dal valore discutibile in pancia a diversi istituti. Questa è un altra forma di "quantitative easing", una forma che Krugman definisce "Bernanke Twist".

Venerdì scorso Wall street ha cavalcato al rialzo incurante dei terribili dati sulla disoccupazione americana, proprio perché la FED ha compiuto il primo acquisto di titoli delle due GSEs Fannie e Freddie per il modesto ammontare di 5 miliardi.

Alla FED si è unità la BCE con il suo capo Trinchet che ha dato ad intendere di valutare l'adozione di certe forme di quantitative easing:

"Stiamo fornendo liquidità in maniera illimitata. Continueremo ad osservare con grande attenzione la situazione del mercato e se necessario prenderemo nuove decisioni" ha detto (Trinchet ndr), in risposta a domande su misure di QE.

Julia Callow, economista per l'Europa alla Barclays Capital, ha detto che la BCE è stata presa di sorpresa quando la crisi ha acquistato velocità all'inizio dell'anno, ma ora sta cominciando a riprendersi. "Sono ancora troppo esitanti data la gravità di quel che sta accadendo. Nonostante ciò, sembra che ora si stiano preparando per il quantitative easing e senza dubbio hanno altri trucchi nascosti nelle maniche" ha detto.

Il trattato di Maastricht proibisce alla BCE di iniettare stimoli acquistando debito dei governi dei quindici paesi dell'euro zona - un metodo conosciuto come "monetizzare il deficit", o più rudemente come "stampare denaro".

Dato che per la BCE è molto complesso decidere se e come eventualmente comperare debito dei vari stati (salvo deroghe ai trattati esistenti) alcuni stanno suggerendo che possa acquistare titoli basati sui mutui come la FED o direttamente debito delle aziende. Anche in Inghilterra si moltiplicano gli appelli perché si ricorra al QE.

Per capire come mai è così pericoloso ricorre al QE facciamo un breve riassunto, che chi ha letto gli ultimi due articoli troverà abbastanza noioso.

Il debito complessivo presente nel sistema risulta sempre maggiore del denaro esistente. In sostanza esso non può essere materialmente ripagato. Per poterlo fare è necessario creare altro denaro. Dato però che anche questo nuovo denaro viene creato attraverso il sistema bancario facendo un debito, il debito complessivo stesso finisce a sua volta con l'aumentare. Il che richiede la creazione di nuovo denaro, che genera nuovo debito, che richiede nuovo denaro ecc.

Il denaro viene creato quando esiste una crescita economica e finché questa crescita e quindi la creazione di denaro corre, in maniera sostenibile, di pari passo con il debito, la baracca bene o male sta in piedi.

Ad un certo punto però la crescita cominciò a stagnare non consentendo la creazione di abbastanza denaro, mentre il debito inesorabile non faceva che aumentare a suon di scatti dell'interesse.

Qualcuno in una stanza pensò: "Se la crescita non ci permette di creare abbastanza denaro, possiamo sempre abbassare il tasso di interesse a sufficienza da invogliare la gente ad indebitarsi. Questa gente poi investirà questo denaro e lo farà circolare stimolando quindi il sorgere di attività ed il commercio. In sostanza possiamo essere noi a creare la crescita per via monetaria".

Se tutto questo denaro creato grazie ai bassi tassi si scarica su un sistema in cui nonostante tutto, le premesse per la crescita non esistono, finisce con lo sbattere contro un muro. Alla disperata ricerca di una sfogo generalmente si riversa su un qualche determinato bene facendolo salire di valore in modo folle. Questo aumento inflazionario di valore viene spesso erroneamente scambiato con una reale crescita economica.

La prima volta che ciò successe il denaro trovò uno sfogo in quella che venne chiamata new economy. Il problema fu, che seppure si trattasse di una rivoluzione tecnologica reale su di essa si riversò troppo denaro facendo salire in maniera insensata il valore dei titoli delle compagnie tecnologiche ed informatiche. Questo valore fittizio scomparve quando la bolla della new economy scoppiò riallineandosi in tutta fretta con la realtà e con un livello di crescita sostenibile.

Purtroppo però, come sempre accade in questi casi il debito rimase.

Dato che tutti consideravano come "denaro" i valori inflazionati dalla bolla, quando questi scomparvero, l'effetto equivalse alla scomparsa di una grande quantità di denaro. Non ne rimaneva a sufficienza per pagare quella parte del debito necessaria a sostenere il sistema. Il rischio era quello di un tracollo e di una pesantissima recessione.

Ancora una volta qualcuno pensò:"Se è il denaro che manca possiamo sempre crearlo noi. Abbassiamo ancora di più il tasso di interesse, talmente tanto da rendere così sconveniente risparmiare e così conveniente indebitarsi ed investire, da obbligare quasi la gente a farlo. Potremmo in questa maniera, far si che giri sufficiente denaro da ripagare i debiti lasciati dallo scoppio della new economy".

Tutto funzionò. Per un po' almeno.

Questa volta il denaro creato si schiantò contro il famoso muro, non trovando un qualche sfogo convincente e finì col riversarsi massicciamente sul mercato immobiliare, producendo la più grande bolla mai vista. Nella politica dei tassi bassi, oltre alla FED si erano imbarcate anche le banche centrali di mezzo mondo e grazie alla globalizzazione la bolla immobiliare in una forma o nell'altra, si estese su quasi tutto il pianeta.

Da oltre un anno come sappiamo bene tutti essa è scoppiata. I valori dei beni inflazionati, immobili e titoli di vario genere basati su di essi, sono tornati sul pianeta terra mentre ancora una volta Il debito è rimasto. Più opprimente di quanto non fosse dopo lo scoppio della new economy.

Ovviamente, non esiste neppure lontanamente abbastanza denaro per tenere in piedi il sistema. Non è una questione di volontà, cattiveria o altro.

E di nuovo, i soliti omini, stanno cercando in maniera coordinata e su scala planetaria di abbassare il tasso di interesse portandolo vicino allo zero, in modo che abbastanza denaro venga creato.

Questa volta non sta funzionando.

La gente è già troppo indebitata per poter pensare di contrarre ulteriori debiti ed anche se qualcuno ne avesse l'intenzione sono ormai le banche stesse che non potendo più rivendere i debiti concessi, come facevano ancora solo un anno fa, si rifiutano categoricamente di erogare prestiti.

Inoltre alcune banche centrali come la FED a forza di tagliare il tasso di interesse e di acquistare buoni del tesoro a breve termine, si ritrovano imprigionate in una trappola di liquidità.

La prima e più potente arma a disposizione dei banchieri centrali, la capacità di influenzare il tasso di interesse, risulta inefficace o inapplicabile.

La seconda arma che i banchieri centrali avrebbero a disposizione per aumentare il denaro in circolazione in teoria potrebbe essere quella di ridurre i vincoli di riserva obbligatoria per le banche (come abbiamo visto nello scorso post). La cosa sarebbe semplicemente folle. Una parte del problema sono proprio le striminzite riserve bancarie che non mettono le banche in condizione di sostenere significative perdite. Come dimostra la decisione presa dalla FED, di pagare gli interesse sulle riserve bancarie, le banche centrali non penserebbero mai in un contesto del genere di allentare i vincoli di riserva.

Ne per altro servirebbe veramente a qualcosa farlo. Le banche stesse sono le prime ad essere consapevoli della loro condizione e le prime a voler ripristinare la propria situazione finanziaria senza correre eccessivi rischi, specialmente con prospettive così nere per il futuro. Anche allentare i limiti non produrrebbe nessuna crescita del denaro circolante.

Ai banchieri centrali rimane l'ultima arma.

Le OMO, le open market operation che si dividono in temporanee (TOMO) e permanenti (POMO).

Il quantitative easing è una forma di permanent open market operation in cui la banca centrale acquista delle securities e se le tiene a bilancio. In questa maniera la BC mette in circolazione del denaro in modo sostanzialmente permanente. Se nel caso dei buoni del tesoro a breve quel denaro è teoricamente sterilizzabile (richiamabile a piacere), nel caso di altri tipi di securities non è così semplice.

Prendiamo il caso degli mbs (mortage backed securities) ad esempio. Una volta tutti facevano finta che essi valessero 100. Poi anche chi se li teneva in pancia ha dovuto ammettere che valevano solo 60. La banca centrale può decidere di comprarli, di solito lo fa ad un prezzo inferiore ad esempio 45. Offre un prezzo più basso, proprio perché mette in conto la possibilità che esse col tempo caleranno ulteriormente di valore. Se un giorno le acque si calmassero e la BC decidesse di ritirare il denaro speso per queste securities, l'unica cosa che potrebbe fare sarebbe rivenderle. Se riuscisse a venderle per 45 o più, la banca centrale vincerebbe la sua scommessa e sarebbe in grado di ritirare una somma pari o superiore a quella creata. Se invece queste securities arrivassero a valere 10, come è più realistico pensare, la banca centrale avrebbe stampato ed immesso nel sistema in maniera permanente 35.

Quei 35, qualunque cosa siano (euro dollari ecc), si trasformerebbero in pura e quasi ineliminabile inflazione.

Questo è vero anche per i buoni del tesoro. Se la banca centrale continua a comprare buoni a lungo termine spingendo il prezzo in alto non è detto che quando avrà necessità di rivenderli essi varranno lo stesso prezzo che essa ha pagato. La differenza è tutta inflazione. La BC può sempre aspettare la scadenza dei buoni e incassarli insieme al rendimento, ma non è detto che la politica monetaria che intende adottare glielo possa consentire. Ad esempio se ritenesse di aver stampato troppo denaro e volesse combattere l'inflazione rivendendo un po' di buoni del tesoro e ritirando liquidità prima della loro scadenza.

In sostanza l'alternativa al permettere la cancellazione tramite il fallimento della gente è la monetizzazione.

Il debito è 100 e il denaro presente in circolazione 50?

Basta stampare altre 50 e distribuirli in giro in modo che tutti possano ripagare il proprio debito.

Funziona.

Solo che dopo dovremmo andare tutti in giro con un camioncino al posto del portafogli.

L'inflazione ci ucciderebbe.

Se tutti i beni al mondo fossero 10 mele e tutto il denaro 10 euro, ogni mela costerebbe 1 euro. Se raddoppiassi il denaro in circolazione e le mele restassero 10, non diventeremmo tutti più ricchi: le mele arriverebbero semplicemente a costare 2 euro. Se invece anche le mele raddoppiassero, cioè si verificasse una reale crescita, ogni mela continuerebbe a costare 1 euro, ma ne avremmo 10 in più da mangiare.

Questa è la banale ragione per cui gli economisti avvertono sempre di stare attenti ad aumentare gli stipendi della gente in mancanza di una effettiva crescita economica.

Non serve.

Stampare denaro cancellerebbe il debito, ma assieme ad esso farebbe sparire anche le nostre economie ed in maniera più efficace di quanto non potrebbe fare una catena deflattiva di fallimenti.

Quello che stanno cercando di fare i banchieri centrali è sostanzialmente una via di mezzo. Intanto che il debito viene cancellato attraverso i fallimenti, stanno iniziando a stampare denaro aumentandone la quantità in circolazione. Sperano che l'aumento di denaro e la riduzione del debito si incontrino a metà strada in un qualche punto di equilibrio.

Se stampano troppo il rischio è che una volta risolta la crisi deflazionaria ci ritroveremo immersi in una inflazionaria, ancora più difficile da gestire. Se stampano poco non risolvono i problemi attuali e rischiano di aver compromesso le rispettive valute, forse in maniera permanente, senza aver ottenuto significativi vantaggi.

E' una scommessa estremamente pericolosa.

Non sappiamo neanche se esista uno "stampano il giusto", perché in una situazione simile non ci siamo mai trovati.

Cosa succede quando una bolla economica a livello planetario scoppia?

Cosa succede quando gran parte del mondo porta il tasso di interesse vicino allo 0%?

Cosa succede quando gran parte del mondo decide di adottare misure di quantitative easing?

A parte la prima domanda, alla quale stiamo avendo una risposta poco alla volta, se poneste le altre due a 10 economisti diversi vi darebbero 10 risposte diverse.

Robert Mundell premio nobel per l'economia ritiene che le attuali manovre della FED ci porteranno alla rovina. Probabilmente legherebbe volentieri Bernanke ad una pietra e lo getterebbe in fondo al mare.

Personaggi come Marc Faber e Peter Schiff concordano con Mundell.

Roubini per quanto sia pessimista, approva le politiche monetarie espansive della FED ed è favorevole ad ingenti interventi di stimolo economico da parte dei governi.

Martin Wolf del Financial Times, afferma che le nazioni che si lanceranno in pacchetti di stimolo indebitandosi se ne pentiranno.

Pritchard critica la FED per le azioni passate, poi ne approva le ultime manovre come il QE, ma critica i pacchetti di stimolo.

La verità è che nessuno ha la più pallida idea di come andrà a finire e che conseguenze potranno avere queste manovre poco ortodosse. Il quantitative easing viene anche definita "l'opzione nucleare". Non solo per la sua potenza, ma sopratutto per la sua pericolosità.

Tom Fitzpatrick capo analista strategico alla Citibank intervistato da Pritchard dice:

"Il mondo non tornerà alla normalità dopo la magnitudine di quello che hanno fatto. Quando la polvere si depositerà questo potrà o funzionare, ed il denaro che hanno spinto nel sistema si ciberà di esso attraverso un shock inflattivo.

Oppure non funzionerà perché troppo danno è già stato fatto e continueremo ad assistere ad un deterioramento finanziario, che causerà un ulteriore deterioramento economico, con il rischio di un ciclo auto-sostenuto. Noi non pensiamo che questo sarà il più probabile esito, ma con il passare delle settimane e dei mesi, aumenta il rischio di un circolo vizioso, man mano che la fiducia viene erosa" ha detto.

"Questo produrrà instabilità politica. Abbiamo già visto paesi alla periferia dell'Europa sotto severo stress. Alcuni leaders si trovano ora a livelli di impopolarità record. C'è il rischio di rivolte, a partire da degli scioperi perché la gente si sente abbandonata"

"Cosa succede se si verifica il fallimento in un paese come il Pakistan, che è anche un potenza nucleare. La gente reagisce quando si trova con le spalle al muro. Abbiamo già visto emergere dubbi sul debito sovrano di nazioni sviluppate con un rating AAA, questo è qualcosa che non può essere ignorato" ha detto.

Quello che penso l'ho detto più volte. Tutta questa storia non finirà bene.

Resta solo da vedere quanto male possa finire.

Nel caso peggiore in assoluto ci beccheremo una terza guerra mondiale (cosa che reputo improbabile). Nel caso migliore una crescita anemica e stagnante di 5-10 anni, come accadde al Giappone durante quello che venne poi chiamato "il decennio perso".

Nel mezzo può accadere di tutto.

Tenete presente però, che quello che passa sotto il nome di "quantitative easing" è l'ultima strategia a disposizione dei banchieri centrali. Neppure loro sanno bene se possa funzionare ne quali conseguenze produrrà. Pregano ogni notte prima di addormentarsi (se ancora ci riescono) perché tutto possa risolversi per il meglio.

Pregano anche che tutti i partecipanti alla partita stiano al gioco e non decidano di andare ognuno per la propria strada.

Se anche solo uno dei giocatori principali decidesse di condurre il proprio gioco, la strategia dei banchieri centrali rischierebbe di fallire ancora prima di venire messa alla prova. Siamo vicini ad una classica situazione da dilemma del prigioniero.

La scorsa settimana è corsa voce che la Cina fosse sul punto di svalutare la sua moneta nel tentativo di sostenere le proprie esportazioni. La possibilità ha fatto rispolverare il termine beggar thy neighbour ("chiedi la carità al tuo vicino"), termine che descrive quella politica di svalutazioni competitive e di dazi incrociati che caratterizzò gli anni 30 ed a cui molti imputano parte della responsabilità nello scoppio del successivo conflitto globale.

Ora le voci sembrano rientrare e pare che i politici cinesi stiano studiando altre mosse per cercare di sostenere l'economia.

Forse nessuno è ancora pronto a lasciare il gruppo ed a cercare di fregare gli altri, ma di sicuro non mancheranno le occasioni nel prossimo futuro.

Tutto quello che possiamo fare noi singoli, purtroppo, è tenere gli occhi aperti, incrociare le dita e pregare che una volta tanto i banchieri centrali abbiano ragione.


>
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la verità nascosta
50 % qui, il 65 % li, un raddoppio dei cosidetti REOs ovvero pignoramenti bancari, abitazioni che diventano di proprietà delle banche e prestiti a breve termine evaporati con California, Nevada e Florida a guidare il gruppo.

"Loan modification isn't working" nessun termine di pagamento cambiato, difficoltà a rinegoziare i termini.

Bank repossessions jumped 145 percent in April from a year earlier to 54,574, according to Irvine, California-based RealtyTrac. BLOOMBERG


A proposito dimenticavo di dirvi che il CEO di Toll Brothers (NYSE: TOL - notizie) , il maggior costruttore americano di case di lusso ha rilasciato la seguente dichiarazione:

" Customer Traffic " Worst We've ever seen " .........la cosa peggiore che abbia mai visto!

Proseguendo per la nostra navigazione vorrei gettare lo sguardo su questo grafico relativo ai NON BORROWED RESERVES OF DEPOSITORY INSTITUTIONS della FED di St.Louis, un grafico che a prima vista fà una certa impressione. Su suggerimento di un lettore ho spesso cercato di indagare sul senso di questo vero e proprio crollo, anche se secondo alcuni autorevoli esperti, la situazione non era in realtà così come questo grafico vuola far credere.

Su Calculated Risk ho trovato inoltre una spiegazione di un certo spessore, che prova come la Federal Reserve abbia deciso di classificare la procedura di immissione di liquidità nel mercato, denominata TAF nelle " NON BORROWED RESERVES ".

L'occasione per fare luce sulla reale situazione ci viene offerta da questo grafico via FED di San Francisco, durante un discorso del suo presidente Yanet Yellen, grafico che evidenzia come circa la metà dei Fed's US Treasuries siano stati utilizzati per sostenere la liquidità del mercato.

Tra un TAF e un TSLF l'altro spariscono un pò di sani titoli di stato e compaiono que e là qualche fastidioso collaterale di derivazione immobiliare, ma in fondo si tratta di merce " mark to model " da valutare sul lungo termine.

Ieri Bernanke non ha parlato di economia e politica monetaria ma indirettamente ha lanciato un segnale!

La temperatura del mercato scende, ma è ben lontana dal ritorno alla normalità. Con ciò colgo l'occasione per rispondere alle osservazioni fatte da un lettore sulla possibilità o meno del fallimento di altre istituzioni bancarie.

No, oggi come oggi, vista l'esperienza della Bear Stearns (NYSE: BSC - notizie) , non vi è alcuna possibilità di assistere al fallimento dei cosidetti Primary Dealers, ovvero le maggiori istituzioni finanziarie anche se, come nel caso di Countrywide (Londra: CWD.L - notizie) e forse Bear Stearns, vi è un ripensamento da parte dei rispettivi principi azzurri.

La Fed è in grado di sostenere sulla carta con la carta qualsiasi default finanziario di un certa rilevanza, il sistema, la socializzazione delle perdite è in grado di nazionalizzare qualsiasi istituzione finanziaria, la Northern Rock di Mary Poppins è la testimonianza vivente ma pure la IKB (Xetra: 806330 - notizie) e qualche altra perla del sistema bancario tedesco, salvata tramite imissioni di denaro di derivazione pubblica, ma un prezzo si deve pagare e questo si chiama inflazione monetaria, i cui effetti sono ancora " sconosciuti " sul medio lungo termine.

Ciò non toglie che a breve possiamo assistere ad un numero imprecisato di fallimento bancari di secondo piano, un secondo piano relativo come dimostra la seguente storia.

Dopo che Fremont ha chiesto il Chapter 11 nei confronti dei suoi creditori l'anticamera del fallimento, la FDIC Federation Deposit Insurace Corporation ha sottolineato che mentre le grandi istituzioni finanziarie di Wall Street scommettevano sul mercato immobiliare residenziale, le banche di piccole e medie dimensioni si sono concentrate sul CRE Commercial Real Estate e sui C&D ovvero Construction & Development, creando un possibile mini rischio sistemico. I cosidetti C&D loans, e dopo non ditemi che in questo blog non si fà cultura generale, sono prestiti altamente pericolosi in quanto sufficienti al completamento della costruzione e al saldo degli interessi sino a quel momento, tuttavia se non si riesce a vendere gli appartamenti, improvvisamente vengono sospesi i pagamenti delle rate del mutuo.


La FDIC ha spesso evidenziato come abbiamo già visto il rischio di una concentrazione in questi settori, settori ad alto rischio, il che suggerisce che sebbene le piccole e medie dimensioni di questi istituti siano stati più efficaci nel limitare l'erosione del valore nominale questo è stato determinato da un livello maggiore di rischio di credito assunto.

Con questo ribadisco che in fondo Moody's non aveva tutti i torti nel comprendere nei rating delle grandi banche la cosidetta " Moral Hazard " ovvero il rischio morale di un intervento di salvataggio da parte delle banche centrali ogni qualvolta si fosse presentato un rischio sistemico indipendentemente dalla spregiudicatezza di alcune operazioni finanziarie.

Tuttavia, Bernanke ha invitato le banche a rafforzare il capitale ed è per questo che è stato creato ad arte questo bear market really, auspicando un allentamento della leva e il miglioramento della gestione del rischio.
Questa è principalmente una crisi di fiducia che si stà trasformando in una crisi di liquidità, primary dealers o monolines che siano, nessuno può essere autorizzato a scommettere nella nebbia di una prossima seconda fase. Se realmente la FED dispone di risorse illimitate, non vedo il motivo di tanta volatilità sui mercati sino a quando non ci si accorge che l'azione della FED se strutturale e permanente rischia di non permettere al mercato di risolvere la situazione in favore di coloro che hanno previlegiato la patrimonialità al conto economico.

Ho notato durante una discussione sul " forum " che alcuni di Voi fanno riferimento ai volumi di questo bear market rally ed in particolare sull'esplosione di volumi avuti sulla borsa italiana recentemente. Bene per la risposta vi lascio in compagnia di PAOLO_BARRAI e la sua magistrale spiegazione sul DIVIDEND WASHING, per il resto ribadisco che questo " rimbalzo del gatto morto " troverà la sua identità nel mese di giugno.
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Re: 14. Le regole del mondo monetario sono ferree..

Messaggioda sandropascucci » 6 nov 2013, 17:14

Offerta di riserve:
I. borrowed reserves, fornite attraverso lo sportello di sconto, utilizzabile dopo
aver usato tutte le altre fonti (anche per non rendere nota la necessità di fondi),
anche se il tasso di sconto è in genere inferiore a quello sui federal funds;
riserve offerte in questo modo sono una piccola percentuale dell’offerta totale;
II. nonborrowed reserves (NBR) obiettivo operativo della FED; includono il
circolante detenuto dalle banche; sono fornite attraverso canali diversi dallo
sportello per lo sconto e sono influenzate soprattutto dalle ODMA, che
determinano l’offerta di Federal Reserve balances: acquisti di titoli
aumentano la quantità di Federal Reserve balances perché la FED crea queste
riserve per pagare il venditore, accreditando il conto della sua banca presso la
FED; l’opposto avviene in caso di vendite.
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Re: 14. Le regole del mondo monetario sono ferree..

Messaggioda sandropascucci » 14 nov 2013, 11:16

da: viewtopic.php?p=42213#p42213

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..Il bello, dicono molti analisti, è che sul fronte della bolletta per gli scandali siamo solo all'aperitivo. Un studio della Kbw ha quantificato in circa 46 miliardi il potenziale delle multe per lo scandalo del Libor, il benchmark dei tassi aggiustato secondo l'accusa dai trader degli istituti.

Lo stesso meccanismo adottato sul forex, il mercato delle valute su cui passano 5.300 miliardi al giorno, dove gli operatori del settore si organizzavano nelle loro chat (nome in codice "Il cartello", "La Mafia", "I monelli della sterlina") per alterare a loro profitto i prezzi di chiusura, bravata che potrebbe portare a 26 miliardi di sanzioni.

Una pillola amara, per carità. Ma nessuno dubita che la macchina da soldi della grande finanza riuscirà a mandar giù anche questa.
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Re: 14. Le regole del mondo monetario sono ferree..

Messaggioda sandropascucci » 17 nov 2013, 9:04

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BASILEA 3: vincolo troppo restrittivo? Coefficiente NOPROBLEM!

Della serie: il lupo NON perde il pelo e quindi figuriamoci lo vizio!

Se per le banche commerciali c'è il coefficiente di riserva obbligatorio (ah! ah! ah!) per regolare (ah! ah! ah!) l'erogazione di prestiti, ora si sono inventati, dato che sono i SIGNORI DELLE DEFINIZIONI, come "Humpty Dumpty" (questa me l'ha insegnata Silvano Borruso!) il coefficiente CORRETTORE!!

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Basilea 3: niente stretta al credito per PMI

Basilea 3 si adatta alle piccole e medie imprese: con il coefficiente correttivo, i nuovi requisiti di capitale non si applicheranno ai crediti per le PMI.
Francesca Vinciarelli - 25 marzo 2013

Basilea 3: non ci sarà la stretta al credito per le PMI

Buone notizie per le PMI preoccupate dall’entrata in vigore di Basilea 3: l’UE ha trovato un’intesa sui requisiti patrimoniali delle banche in modo da evitare un’ulteriore stretta creditizia per le imprese.

=> Leggi cosa cambia con Basilea 3

A rassicurare le PMI sull’impatto di Basilea 3 è stato il commissario UE all’Industria Antonio Tajani: «siamo riusciti a fare in modo che gli incrementi di capitale necessari per dare maggiore stabilità alle banche non rendano ancora più difficile l’accesso al credito per le PMI».

=>Consulta il calendario di entrata in vigore di Basilea 3

In sostanza è stato inserito un coefficiente correttore che abbatterà il capitale regolamentare obbligatorio necessario da parte delle banche, nel caso in cui concedano prestiti alle imprese.

Un modo per incentivare gli istituti bancari a garantire l’accesso al credito delle PMI, evitando che a questi prestiti si applichino i nuovi e più stringenti requisiti di capitale previsti da Basilea 3.

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Messaggioda sandropascucci » 4 dic 2013, 17:27

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Banche, maxi multe dall'UE per manipolazione dei tassi

L'Antitrust ha inflitto sanzioni per 1,7 miliardi a Deutsche Bank, Societe Generale, Rbs, JP Morgan, Citigroup e Rp Martin. "Graziate" Barclays e Ubs che avevano rivelato l'esistenza dei cartelli

Banche, maxi multe dall'Ue per manipolazione dei tassi Il commissario Ue alla concorrenza, Joaquin Almunia

TAG Libor, manipolazione tassi, scandolo libor, joaquin almunia

MILANO - L'Antitrust europea ha inflitto multe record da 1,7 miliardi di euro alle maggiori banche mondiali accusate di aver manipolato l'Euroribor, il Libor e il Tibor, costituendo diversi cartelli. Gli istituti sanzionati sono Hsbc, Deutsche Bank, Societe Generale, Rbs, JP Morgan, Citigroup e Rp Martin. 'Graziate' Barclays e Ubs. Delle otto banche che hanno partecipato ai diversi cartelli con cui sono stati manipolati i tassi d'interesse dei derivati denominati sia in euro che in yen, due, ovvero Ubs e Barclays, avendo rivelato l'esistenza dei cartelli, hanno beneficiato dell'immunità ed evitato di pagare una multa.

"Quel che è scioccante degli scandali Euribor e Libor non è solo la manipolazione degli indici, ma anche la collusione tra banche che si suppone siano concorrenti tra di loro", ha dichiarato il commissario Ue alla concorrenza Joaquin Almunia nell'annunciare la decisione che "manda un chiaro segnale sul fatto che la Commissione è determinata a combattere e sanzionare questi cartelli nel settore finanziario". La multa di oggi "non segna la fine delle nostre indagini, che non posso escludere in relazione alla manipolazione di indici in altre aree, ed una di queste è il mercato delle valute", ha aggiunto Almunia.
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Messaggioda sandropascucci » 6 dic 2013, 12:12

Le grandi banche hanno manipolato il prezzo dell'oro.
viewtopic.php?p=42369#p42369

che ridere!! :D :D :D
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Messaggioda sandropascucci » 23 dic 2013, 13:48

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mercoledì 13 novembre 2013
Le confessioni di un "quantitative easer"
Etichette: cospirazioni, denaro fiat, economia, informazione, traduzioni, USA

di Andrew Huszar

Posso solo dire una cosa: mi dispiace America. Come ex-funzionario della Federal Reserve, ero responsabile della gestione del programma sperimentale di acquisto di bond conosciuto come quantitative easing. La banca centrale continua a spacciare il QE come strumento di aiuto per Main Street. Ma ho riconosciuto il programma per quello che è realmente: il più grande salvataggio di Wall Street di tutti i tempi.

Cinque anni fa la FED ha iniziato a fare shopping in un modo mai visto prima. A quel punto della crisi finanziaria, il Congresso aveva già approvato il Troubled Asset Relief Program per fermare la caduta libera del sistema bancario statunitense. Al di là di Wall Street, però, il dolore economico era ancora in crescita. Negli ultimi tre mesi del 2008, quasi due milioni di americani avrebbero perso il lavoro.

La FED diceva di voler dare una mano — attraverso un nuovo programma di acquisto di titoli obbligazionari. C'erano obiettivi secondari, ma il presidente Ben Bernanke chiarì che la motivazione centrale della FED era quella di "influenzare le condizioni del credito per famiglie ed imprese": ridurre il costo del credito in modo che gli americani in difficoltà (a causa del rallentamento dell'economia) avrebbero potuto superare la recessione. Per questo motivo definì l'iniziativa "allentamento del credito."

La mia parte in questa storia sarebbe iniziata pochi mesi dopo. Essendo stato alla FED per sette anni, fino all'inizio del 2008, nella primavera del 2009 stavo lavorando a Wall Street, quando ricevetti una telefonata inaspettata: la proposta di tornare alla FED. Il lavoro: gestione di ciò che stava al centro del programma di acquisto di bond — il tentativo di comprare $1.25 bilioni in titoli ipotecari in 12 mesi. La FED mi stava chiedendo se avessi voluto essere il quarterback del più grande stimolo economico nella storia degli Stati Uniti.

Era un lavoro da sogno, ma esitai. E non era solo per il nervosismo davanti a tale responsabilità. In passato avevo lasciato la FED per frustrazione, dopo aver assistito alla sua crescente sottomissione nei confronti di Wall Street. L'indipendenza è al centro della credibilità di qualsiasi banca centrale, ed io avevo iniziato a credere che l'indipendenza della FED si stava frantumando. Alti funzionari della FED, però, avevano riconosciuto pubblicamente i loro errori e molti di questi mi avevano sottolineato come si sarebbero impegnati per un importante rinnovamento di Wall Street. Avevano un disperato bisogno di rinforzi. Ho ceduto ad un atto di fede.

In quasi 100 anni di storia, la FED non aveva mai comprato un bond ipotecario. Ora il mio programma di acquisto ne richiedeva l'acquisto di così tanti ogni giorno, che rischiavamo sempre di mandare alle stelle i prezzi delle obbligazioni e di far schiantare la fiducia globale nei mercati finanziari. Stavamo lavorando febbrilmente per preservare l'impressione che la FED sapesse quello che stava facendo.

Non passò molto tempo prima che sarebbero riemersi i miei vecchi dubbi. Nonostante la retorica della FED, il mio programma non stava facilitando l'accesso al credito per l'americano medio. Infatti, le banche stavano concedendo sempre meno prestiti e qualora li concedevano non erano affatto più economici. Il QE potrebbe aver abbassato il costo totale dei prestiti concessi dalle banche, ma Wall Street stava intascando la maggior parte del denaro extra.

Dalle trincee, diversi dirigenti della FED iniziavano ad esprimere la preoccupazione che il QE non stava funzionando come previsto. I nostri avvertimenti sono caduti nel vuoto. In passato i leader della FED — anche se in ultima analisi avevano commesso un errore — si sarebbero preoccupati ossessivamente dei costi/benefici di una qualsiasi iniziativa. Ora l'unica ossessione sembrava quella per l'indagine sulle aspettative dei mercati finanziari o il feedback dei principali banchieri e gestori di hedge fund di Wall Street. Mi dispiace contribuente americano.

Il primo giro di QE si concluse il 31 marzo 2010. I risultati finali confermarono che c'era stato solo un lieve sollievo per Main Street, in realtà gli acquisti della FED furono una manna per Wall Street. Le banche non avevano solo beneficiato di un abbassamento dei costi nella concessione dei prestiti, ma anche di enormi plusvalenze generate dai valori crescenti dei loro portfolio grazie all'investimento dei soldi della FED. Wall Street visse nel 2009 l'anno più redditizio che avesse mai visto, ed il 2010 stava partendo più o meno allo stesso modo.

Potreste pensare che la FED avrebbe finalmente smesso di millantare la saggezza del QE. Scordatevelo. Solo pochi mesi più tardi — dopo un calo del 14% nel mercato azionario degli Stati Uniti ed un nuovo indebolimento del settore bancario — la FED annunciò un nuovo round di acquisto di bond: il QE2. Il ministro delle finanze tedesco, Wolfgang Schäuble, definì la decisione "incompetente."

Fu allora che mi resi conto che la FED aveva perso ogni capacità residua di pensare in modo indipendente da Wall Street. Demoralizzato, me ne tornai nel settore privato.

Dove siamo oggi? La FED continua a comprare mensilmente circa $85 miliardi in titoli obbligazionari, ritardando cronicamente un taper del QE. In cinque anni i suoi acquisti di obbligazioni sono arrivati a più di $4 bilioni. Sorprendentemente, in una nazione apparentemente di libero mercato, il QE è diventato il più grande intervento nei mercati finanziari mai visto nella storia del mondo.

E l'impatto? Anche dai calcoli più ottimisti della FED, il QE in cinque anni ha prodotto negli Stati Uniti solo pochi punti percentuali di crescita. Invece esperti al di fuori della FED, come Mohammed El Erian di Pimco, suggeriscono che la FED possa aver creato e speso più di $4 bilioni per un ritorno totale dello 0.25% del PIL (cioè, solo un aumento di $40 miliardi nella produzione economica degli Stati Uniti). Entrambe queste stime indicano che il QE non sta affatto funzionando.

A meno che non vi troviate a Wall Street. Dopo aver collezionato centinaia di miliardi di dollari in sussidi opachi provenienti dalla FED, sin dal marzo 2009 le banche americane hanno visto triplicate le loro quotazioni in borsa. Le più grandi sono diventate più di un cartello: lo 0.2 % di loro ora controlla oltre il 70% degli attivi bancari statunitensi.

Per il resto d'America, buona fortuna. Dato che nel corso degli ultimi cinque anni il QE ha inesorabilmente pompato denaro nei mercati finanziari, ha ucciso l'urgenza di Washington di affrontare la crisi vera: quella di un'economia statunitense strutturalmente insostenibile. Sì, i mercati finanziari hanno fatto registrare rally spettacolari, fornendo una boccata d'ossigeno ai 401(k)... ma per quanto tempo? Esperti come Larry Fink di BlackRock stanno suggerendo che le condizioni sono di nuovo quelle di una "bolla." Nel frattempo, il paese resta eccessivamente dipendente da Wall Street come guida per una crescita economica .

Anche quando riconosce le carenze del QE, il presidente Bernanke sostiene che qualche azione da parte della FED è sempre meglio di niente (una posizione che abbraccia anche il suo probabile successore, il vice-presidente della FED Janet Yellen). L'implicazione è che la FED stia doverosamente compensando le disfunzioni di Washington. Ma la FED è la principale di queste disfunzioni: ha permesso che il QE diventasse la nuova politica "troppo grande per fallire" applicata a Wall Street.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


Read more: http://johnnycloaca.blogspot.com/2013/1 ... z2oIlMC7FC
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Re: 14. Le regole del mondo monetario sono ferree..

Messaggioda sandropascucci » 23 dic 2013, 13:50

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..e chiudiamo anche questo thread. Oro? manipolato. Argento? Manipolato. QE? vestito sartoriale per i VIP di WS. Petrolio? Manipolato. Indici Libor, euribor ecc..? MANIPOLATI.

sostenitori di IGB: 'fanculo voi e la vostra BIBBIA del libero mercato.

sempre col sorriso, eh! eccovelo :D

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Re: 14. Le regole del mondo monetario sono ferree..

Messaggioda sandropascucci » 31 mar 2014, 12:59

MADDAI?? :shock: :o :o :shock: :shock: :o

da: http://www.repubblica.it/economia/2014/ ... ref=HRLV-4

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La Svizzera indaga sulle banche: "Manipolati i cambi delle valute"
L'Antitrust ha aperto un'inchiesta nei confronti di Ubs, di Credit Suisse, di Julius Bär e della Banca Cantonale di Zurigo. Nel mirino anche Jp Morgan, Citi e Rbs: avrebbero influenzato i corsi delle divise accordandosi sulle operazione
di FRANCO ZANTONELLI

La Svizzera indaga sulle banche: "Manipolati i cambi delle valute" Dopo lo scandalo del Libor, Ubs è nel mirino della autorità svizzere per il mercato dei cambi

TAG Rbs, ubs, Credit Suisse, julius baer, valute, scandalovaticano, scandalo libor, Libor

LUGANO - Uno scandalo che richiama quello del Libor, ma che ha per oggetto i tassi di cambio delle valute. Così come nel caso della manipolazione del tasso interbancario un gruppo di istituti di credito internazionali si sarebbero messi d'accordo, per aggiustare quello valutario. Un affare gigantesco che, quotidianamente, ha un valore di 5.300 miliardi di dollari. Lo sostiene la Commissione Federale della Concorrenza, l'antitrust elvetico, che ha aperta un'inchiesta nei confronti di Ubs, di Credit Suisse, di Julius Bär e della Banca Cantonale di Zurigo. Come dire il meglio del sistema bancario elvetico.

Sotto accusa anche alcuni colossi internazionali, quali le americane JP Morgan e Citigroup e la britannica Royal Bank of Scotland. "I comportamenti che noi sospettiamo - precisano alla Commissione della Concorrenza - riguardano scambi di informazioni sensibili, nonché un vero e proprio coordinamento generale, nell'acquisto e nella vendita di divise, a corsi influenzati". Come dire che i funzionari delle banche in questione si mettevano d'accordo, per fissare i tassi di cambio.

Nel mirino degli inquirenti alcuni forum di discussione su internet, per intenderci delle "chat rooms", una delle quali si chiamava, molto eloquentemente, "Il cartello". Sotto esame, anche, tutta una serie di Sms. Ubs aveva sospeso, la scorsa settimana, quattro traders alle sue dipendenze,
operanti tra la Svizzera, Singapore e New York, risultati pesantemente coinvolti nella vicenda. Proprio New York sarebbe il cuore pulsante di questo ennesimo scandalo, con al centro il fior fiore della finanza internazionale. Tanto che le autorità statunitensi hanno chiesto, a una dozzina di banche, tra cui figurano quelle finite sotto inchiesta da parte dell'antitrust elvetico, la documentazione sulla loro attività, nel settore delle divise, a partire dal 2008.

Un'indagine è stata avviata, intanto, anche dalla Financial Conduct Authority, il gendarme britannico dei mercati finanziari, convinto di trovarsi di fronte ad uno "scandalo altrettanto grave di quello del Libor". Che, non bisogna dimenticarlo, alla sola Ubs costò una multa di un miliardo e 400 milioni di dollari. La pressione delle autorità di sorveglianza dei mercati un risultato, nel frattempo, l'ha già ottenuto: negli ultimi quattro mesi il volume delle transazioni, sul mercato dei cambi, è diminuito sensibilmente. Solo sulla piattaforma "Thomsom Reuters" è sceso, in dicembre, dell'11,5 per cento.
(31 marzo 2014)


:P
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Re: 14. Le regole del mondo monetario sono ferree..

Messaggioda sandropascucci » 23 apr 2014, 9:37

da: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/ ... id=ABketp8

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La Nigeria supera il Sudafrica: è la prima economia africana

di Roberto Bongiorni
6 aprile 2014

Argomenti: Pil | Nigeria | Fmi | Sudafrica | National Bureau of statistcs

Si può diventare la prima potenza economica di un continente in un solo giorno? E riuscirci semplicemente aggiornando i dati in base ai quali si calcola il Pil?.
La risposta e sì. E' il caso della turbolenta Nigeria, il paese più popoloso del dell'Africa ed una delle sue economie più dinamiche. Oggi il National Bureau of statistcs ha diffuso da Abuja le nuove stime sul Prodotto interno lordo. Nuove perché l'anno di riferimento sarà portato al 2010.

Il Pil della Nigeria ha registrato un vigoroso incremento, superiore al 60%, salendo così a 453 miliardi di dollari nel 2012. Per il 2013 le nuove stime indicano un Pil ancora in crescita a 510 miliardi. Con buona pace del Sudafrica, spodestata dal suo scettro di prima economia d'Africa, detenuto a lungo, con un Pil da 384 miliardi nel 2012.

A dire il vero il sorpasso era già avvenuto da tempo. Per una semplice ragione: l'anno di riferimento del Pil reale della Nigeria è il 1990, quando il Paese era ancora sotto il giogo di una brutale dittatura. In quel tempo settori come i servizi, le Tlc e il manifatturiero erano del tutto marginali. L'industria cinematografica locale, battezzata Nollywood per la sua capacità di espansione, e Internet erano pressoché assenti. Il numero di settori industriali per calcolare il Pil sarà così allargato da 33 a 46 e includerà anche le Istituzioni finanziarie, assicurative e il Real estate.
Per avere un riscontro reale dell'economia si è reso dunque necessario quanto il fondo monetario internazionale andava consigliando da tempo. Fino ad oggi era come se i prezzi in Nigeria fossero rimasti su valori costanti da 23 anni. Se fosse aggiornato agli ultimi cinque anni - aveva recentemente raccomandato l'Fmi - il Pil registrerebbe un robusto incremento.
Non si tratta di un evento straordinario. Quando il Ghana, una delle economie africane più vivaci ricca di oro e petrolio, ha compiuto una simile operazione nel 2010, il suo Pil è cresciuto del 75% a 31 miliardi di dollari. E in febbraio, sempre aggiornando i dati, l'economia dello Zambia, secondo produttore di rame del Continente, è salita del 25% a 24,0 miliardi di dollari.
Certo Johannesburg e Cape Town resteranno ancora la porta di accesso degli investimenti stranieri in Africa. Ma col tempo la Nigeria ne attrarrà sempre di più.
I dati erano già incoraggianti: prima del ricalcolo, le promettenti stime per il 2014 indicavano una crescita del 6,4% e del 6% per il 2015. Quanto agli indici macroeconomici, la disoccupazione resta molto elevata, ma l'inflazione è tornata sotto le due cifre, il debito pubblico è modesto, come quello con l'estero. Quello nigeriano è comunque un boom caratterizzato da forte sperequazioni. Nel 2010, il 61% dei 170 milioni di nigeriani (il sud Africa ne ha circa 50 milioni) ) viveva con meno di un dollaro al giorno. Parecchi di più del 52% registrato nel 2004.

Il Pil pro capite è stato così corretto a 2.688 dollari. Un bel salto rispetto ai 1.555 dollari del 2012 (dati calcolati senza l'aggiornamento). Ma ancora lontano dai 7.508 dollari del Sud Africa. A lungo la Nigeria è stata un efficace paradigma di come il petrolio possa trasformarsi da una potenziale fonte di ricchezza in una maledizione per la popolazione. Ancora oggi il più popoloso paese dell'Africa - nonché il più grande produttore di greggio del Continente - resta un gigante dai piedi di argilla. La corruzione è endemica. I furti di petrolio sottraggono al governo da 100 a 400mila barili al giorno, fino a quasi il 18% della produzione nazionale. E che dire dei 20 miliardi di dollari di entrate petrolifere riscosse dalla compagnia petrolifera nazionale dal gennaio del 2012 al luglio del 2013 e mai contabilizzati, secondo quanto accusa la Banca centrale?


MAVVAFFANCULOVA'!! :lol: :lol: :lol: :lol: :lol: :lol: :lol:


>> E che dire dei 20 miliardi di dollari di entrate petrolifere riscosse dalla compagnia petrolifera nazionale dal gennaio del 2012 al luglio del 2013 e mai contabilizzati, secondo quanto accusa la Banca centrale?

lo come? ma la NNPC non è fallita nel 2010?!?

da: http://www.greenreport.it/_archivio2009 ... lt&id=5804
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[ 14 luglio 2010 ] Economia ecologica | Energia

Nigeria: fallisce la compagnia petrolifera statale Nnpc e arrivano le raffinerie cinesi

Umberto Mazzantini
LIVORNO. Ieri il ministro delle finanze della Nigeria, Remi Babalola, ha annunciato che la Nigerian National Petroleum Corporation (Nnpc), la compagnia petrolifera statale, non ha più il denaro liquido sufficiente per finanziare le sue operazioni. Il Federation account allocation committee (Faac) ha segnalato al presidente nigeriano Goodluck Jonathan che la Nnpc no ha pagato quanto dovuto. Il Faac a giugno aveva scritto alla Nnpc che doveva rimborsare immediatamente 450 miliardi di nairas che doveva allo Stato. Il 12 luglio la Nnpc ha risposto che attualmente è in gravi difficoltà finanziarie dovute alla sua impossibilità di pagare il greggio nazionale nei tempi previsti e a regolamentare i prezzi di importazione dei carburanti. La Nnpc ha attribuito queste difficoltà essenzialmente ad uno squilibrio tra i costi e i flussi di tesoreria e si è lamentata di dovere delle somme sostanziose a titolo di sovvenzioni non rimborsate sui prodotti petroliferi. La compagnia petrolifera nigeriana assicurava: «Nnpc dedica degli ammontare sempre più importanti al recupero o al rimpiazzo delle sue attività vandalizzate e soffre dei cali di produzione che ne derivano. Anche il costo della riserva strategica dei prodotti petroliferi detenuti a nome del governo federale è supportato da Nnpc. Nnpc é attualmente in insolvibilità, i suoi passivi correnti eccedono i suoi attivi correnti di 754 miliardi di nairas al 31 dicembre 2008. Nnpc é nell'incapacità di rimborsare i 450 miliardi di nairas che deve al Federation Account, a meno di non vedersi rimborsare i 1.156 miliardi di nairas richiesti da parte del ministero federale delle finanze».

Proprio il ministero delle finanze ha interrotto l'agonia del gigante petrolifero africano: «Questo affare è diventato troppo importante per essere gestibile - ha detto Babalola ai giornalisti convocati nella capitale Abuja - di conseguenza, il presidente Jonathan dovrà intervenire per risolvere questa crisi». Il ministro ha detto che il governo non ha nessun debito con la Nnpc: «La lettera della Nnpc al Faac è pomposa e dogmatica. Il governo federale ha fatto richiesta a dei revisori di conti per verificare l'ammontare esatto che la Nnpc afferma di essere in diritto di ricevere».

Quello che sta succedendo è spiegabile con il paradosso nigeriano: la Nigeria, il Paese più popoloso dell'Africa con circa 150 milioni di abitanti, è l'ottavo esportatore di greggio al mondo ed il primo esportatore africano, in un testa a testa con l'Angola, ma importa la stragrande maggioranza dei prodotti petroliferi raffinati per il suo consumo interno. Il Paese ha 4 raffinerie che non funzionano per la maggior parte del tempo: la loro capacità produttiva sarebbe di 445.000 barili al giorno ma in realtà non arrivano nemmeno al 30% di questa quantità. Le ragioni sono purtroppo sempre le solite: la corruzione e la mancanza di manutenzione degli impianti.
Il fallimento della Nnpc è solo il più clamoroso epilogo di questa situazione, fatta di furti di petrolio che si risolvono in incidenti mortali e di guerriglia e criminalità (a volte indistinguibili) che cercano di intercettare le briciole di una ricchezza che i nigeriani vedono solo concretizzarsi in una tragedia umana e ambientale gestita dalle Big Oil petrolifere, che dura da un decennio e che fa impallidire il disastro in atto nel Golfo del Messico.

Per porre fine a questo scandalo il governo di Abuja prima ha tentato di reprimere il Mend e le altre organizzazioni autonomiste del Delta del Niger, poi ci si è accordato ed ha cercato di spostare il baricentro verso una cooperazione Sud-Sud, soprattutto con i cinesi. Il 6 luglio la Cina ha così stipulato un accordo con la Nigeria per costruire una raffineria di petrolio da 8 miliardi di dollari che verrà realizzata dalla China State Construction Engineering Corporation (Cscec) nella zona di libero scambio di Lagos, la megalopoli africana da 15 milioni di abitanti che è nota per i continui blackout di elettricità in un Paese che galleggia sul petrolio e che avrebbe energie rinnovabili in abbondanza. Ora sorge un piccolo problema quello delle quote della Nnpc. Infatti come aveva spiegato solo pochi giorni fa Bello all'agenzia Afp «Questo è un accordo tripartito tra lo Stato di Lagos, la Nigerian National Petroleum Corporation (Nnpc) e un consorzio di investitori cinesi sotto l'egida della China State Construction Engineering Corporation Limited. La raffineria di Lagos avrà una capacità di trattamento di 300.000 barili al giorno e di 500.000 tonnellate di gas liquefatto all'anno. La compagnia statale cinese avrà l'80% delle quote contro il 20% per la Nnpc». Ma da ieri la Nnpc non c'è più e forse anche perché i fraterni amici cinesi hanno fatto i conti e hanno chiesto partner più affidabili, magari anche con la prospettiva di dividersi le spoglie dell'ingombrante ma appetitoso corpaccione della defunta compagnia statale nigeriana.

Infatti, la raffineria fa parte di un più vasto accordo tra Cina e Nigeria per la costruzione di 3 raffinerie e di un complesso petrolchimico per un ammontare di 23 miliardi di dollari, alla fine le raffinerie dovrebbero produrre 750.000 barili al giorno. Un bottino troppo grosso perché Pechino lo potesse affidare alla corrotta Nnpc. L'eutanasia della Nnpc decretata dal governo di Abuja segna probabilmente questo cambio di paradigma: raffinare più petrolio localmente invece di esportarlo, una cosa che probabilmente preoccuperà non poco le multinazionali occidentali. Una svolta già annunciata da Sanusi Lamido, il governatore della Banca centrale della Nigeria, l'11 giugno al decimo Forum economico internazionale organizzato dall'Ocse a Parigi: «Noi esportiamo il petrolio greggio e importiamo prodotti raffinati, noi vendiamo gas ma ci manca l'energia. Noi abbiamo ferro in quantità, ma non abbiamo acciaierie. Senza dimenticare che il 60% della nostra produzione agricola va persa perché non sappiamo né stoccarla né trasformarla».

La Nigeria sembra aver preso sul serio il rapporto Ocse 2010 sullo sviluppo economico in Africa che invita i Paesi africani a non rafforzare le relazioni di dipendenza neocoloniale ma a negoziare accordi di cooperazione con altri Paesi in via di sviluppo, per non riprodurre lo schema tradizionale di un continente povero che esporta le sue materie prime, i suoi minerali ed i suoi idrocarburi e importa quasi tutti i beni di consumo. Bisognerà solo capire se il sacrificio rituale della Nnpc e l'amicizia interessata dei cinesi serviranno davvero a dare questa svolta o significheranno una nuova, e magari diversa, dipendenza.
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Messaggioda sandropascucci » 23 apr 2014, 14:01

da: http://www.ilrestodelcarlino.it/ancona/ ... gati.shtml
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Bufera Banca Marche. "Un'associazione a delinquere"

La pesante accusa della Procura: "Crediti facili e perdite truccate"
di Alessandra Pascucci

BANCA MARCHE, 27 INDAGATI NEL MIRINO DELLA PROCURA

Ancona, 11 aprile 2014 - C’era un "gruppo organizzato" che agiva come un’associazione per delinquere ai vertici di Banca Marche (BM), precipitata fra il 2007 e il 2012 nel baratro di un miliardo di perdite, fino al commissariamento di Bankitalia scattato nell’ottobre scorso. E’ la pesantissima ipotesi d’accusa che dopo 9 mesi di indagini la procura di Ancona ha trasformato in incolpazione preliminare a carico di 12 delle 27 persone raggiunte ieri da un decreto di perquisizione e sequestro notificato dalla Guardia di finanza. Il reato associativo viene prospettato per 12 fra ex presidenti e amministratori di BM e della controllata Medioleasing spa, che si sarebbero resi responsabili di "appropriazioni indebite aggravate in danno di BM e Medioleasing; corruzione tra privati; falsi in bilancio e comunicazioni sociali ed ostacolo all’esercizio delle funzioni di vigilanza".

Crediti, mutui e fidejussioni "facili" per centinaia di milioni concessi a gruppi imprenditoriali, per lo più del settore costruzioni, "con la consapevolezza che i crediti non sarebbero stati, in parte o interamente, riscossi alle scadenze". Le perdite, per centinaia di milioni, sarebbero state "occultate" nei bilanci per conseguire un "ingiusto profitto". Ci guadagnavano tanto i vertici delle due società, che facendo apparire i bilanci in attivo percepivano bonus "correlati ai falsi risultati positivi esposti", quanto i clienti che ottenevano "ulteriore credito".

Secondo l’accusa, promotori ed organizzatori dell’associazione a delinquere erano l’ex direttore generale di Banca Marche Massimo Bianconi, il suo vice Stefano Vallesi e l’ex direttore generale di Medioleasing Giuseppe Barchiesi, ma per il reato associativo sono indagati anche gli ex presidenti di BM Lauro Costa e Michele Ambrosini, l’ex vice presidente Tonino Perini, Leonardo Cavicchia (ex vicedirettore generale Funzionamento di Bdm), Pier Franco Giorgi (ex vicedirettore generale strategia e controllo di Bdm), Claudio Dell’Aquila (ex vicedirettore generale di Bdm ed ex presidente di Medioleasing).

E ancora, l’allora vice direttore generale Fabio Baldarelli, l’ex capo dei servizi commerciali Daniele Cuicchi, l’ex vice direttore Giorgio Giovannini. Per la Procura, Bianconi, Vallesi e Barchiesi, con gli altri indagati nel ruolo di comparse, si sarebbero associati fra loro e con altre persone nell’erogazione di finanziamenti alla clientela "in alcuni casi anche a fronte di utilità per gli associati". Ambrosini, Vallesi e Cuicchi fanno sapere, direttamente o attraverso i loro difensori, di essere sicuri di poter provare la propria estraneità. Sereno è apparso a chi l’ha visto anche l’ex potente dg di Banca Marche Bianconi, che a Roma ha assistito alle perquisizioni dei suoi uffici e dell’abitazione.

Alessandra Pascucci
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Re: 14. Le regole del mondo monetario sono ferree..

Messaggioda sandropascucci » 15 mag 2014, 12:47

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Ubi, le Fiamme Gialle negli uffici di Bergamo.

Indagato Bazoli con i vertici della banca

Perquisiti gli uffici dei manager del quinto gruppo italiano nell'ambito di un'inchiesta della Procura di Bergamo. Per il banchiere bresciano l'ipotesi di ostacolo alla vigilanza per le elezioni delle cariche del gruppo. Nel mirino anche Ubi Leasing per truffa e riciclaggio. Dai conti trimestrali, crediti deteriorati in lieve miglioramento
di WALTER GALBIATI

Ubi, le Fiamme Gialle negli uffici di Bergamo. Indagato Bazoli con i vertici della banca

Ubi e i finanziamenti facili

TAG ubi, trimestrali, trimetrali banche, trimestrali 2014, banche italiane, Piazza Affari, Gdf, Giovanni Bazoli

MILANO - Giovanni Bazoli è indagato dalla Procura di Bergamo nell'ambito di un'inchiesta che riguarda i vertici di Ubi Banca, quinto gruppo bancario, e che oggi si divide tra la pubblicazione dei conti trimestrali e la notizia delle perquisizioni della Guardia di Finanza. La procura contesta al banchiere di aver influito, ostacolando la Banca d'Italia, nella nomina dei vertici dell'istituto nato dalla fusione della Banca Popolare di Bergamo e di Banca Lombarda. Tra le ipotesi, un patto occulto tra le due maggiori associazioni di azioniste, una presideuta dallo stesso Bazoli, l'altra da Emilio Zanetti.

Da questa mattina, gli uomini delle Fiamme Gialle, coordinati dal Pm Fabio Pelosi, sono negli uffici bergamaschi del quinto gruppo bancario italiano. Le perquisizioni - eseguite dai militari del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza - sono state disposte dalla Procura di Bergamo in un'inchiesta per ostacolo alle funzioni di vigilanza, truffa e riciclaggio. Le azioni del Nucleo sono una ventina e non riguardano solo la città di Bergamo.

Tra i nomi degli indagati, per ostacolo alle funzioni di vigilanza, spicca proprio quello di Bazoli. Il banchiere di lungo corso, bresciano, (classe 1932) è presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo e consigliere e membro del comitato esecutivo dell'Associazione delle banche italiane. Ma la sua posizione nell'inchiesta su Ubi riguarda la carica di presidente di un gruppo di azionisti di Ubi, l'Associazione
banca lombarda e piemontese. Secondo l'accusa, insieme con l'Associazione Amici di Ubi, il gruppo guidato da Bazoli avrebbero messo in campo, senza che le autorità di vigilanza ne avessero compiuta conoscenza, un sistema di regole tale da predeterminare i vertici di Ubi-Banca. Tra le ipotesi investigative, l'esistenza di un patto parasociale occulto. La Gdf ha perquisito gli uffici del banchiere, insieme a quelli del presidente di Italcementi e numero uno di Italmobiliare, Giampiero Pesenti. Quest'ultimo risulta indagato per truffa e riciclaggio e dichiara: "Le indagini faranno emergere la mia totale correttezza"

Secondo quanto emerge, le perquisizioni riguardano poi gli uffici del presidente del comitato di gestione di Ubi Banca, Franco Polotti, e del presidente del comitato di sorveglianza, Andrea Moltrasio. Questi due super-manager risultano indagati insieme con Mario Cera, vicepresidente del Cds, l'amministratore delegato Victor Massiah ("fiduciosi che tutto si risolverà"), e l'ex presidente Emilio Zanetti per ostacolo all'attività di vigilanza.

Alle ipotesi di truffa e riciclaggio, invece, si legano i nomi del consigliere Italo Lucchini, dell'ex amministratore delegato di Ubi Leasing, Giampiero Bertoli, e dell'ex responsabile del recupero e vendita beni Guido Cominotti. Proprio in Ubi Leasing, la Gdf si è recata presso la Direzione Credito Anomalo e gli uffici del Servizio Recupero e Vendita Beni. Perquisizioni delle Fiamme Gialle sono in corso anche negli uffici di Bertoli, Alessandro Maggi, ex direttore generale, e Cominotti. Nei loro confronti sono appunto ipotizzati dalla magistratura di Bergamo i reati di truffa aggravata e riciclaggio.

Il faro sull'attività di Ubi Leasing non è una novità, visto che già Bankitalia si è pronunciata sulla gestione dell'istituto. Proprio via Nazionale, tra il giugno e l'ottobre 2012, ha ispezionato l'istituto e alla fine ha comminato una sanzione da 360mila euro a vecchi e nuovi manager, sindaci inclusi. In quell'occasione, sono venuti al pettine di Bankitalia i nodi legati ad alcuni affidamenti e dossier sui quali si era già concentrata l'attenzione di Giorgio Jannone, ex deputato Pdl a lungo critico coi vertici di Ubi e in corsa nell'assemblea dell'aprile 2013 per il rinnovo dei consigli.

Nel mirino della Vigilanza, oltre alle critiche agli organi collegiali, in quell'occasione sono andati gli iter decisionali che hanno portato ad esempio a concedere un leasing nautico a favore di Massimo Crespi, imprenditore degli yacht arrestato per evasione e frode fiscale. Proprio intorno a un suo yacht ruota un'operazione da 3,5 milioni che coinvolge anche il nome di Pesenti. Secondo le denunce del passato, infatti, l'imbarcazione da 12 milioni di valore sarebbe stata affidata in leasing a Crespi, che avrebbe poi smesso di pagare andando in insolvenza. Alla fine, anche dopo offerte superiori, la barca sarebbe stata venduta appunto per 3,5 milioni e farebbe capo a una società battente bandiera cipriota riconducibile a Italcementi. Tra le denunce più "pittoresche" di Jannone erano finiti anche i rapporti con l'Impresa Anemone Costruzioni, di Diego Anemone, e con Lele Mora, al quale era stato finanziato un aereo Cessna, poi ritirato per insolvenza e rivenduto per soli 60mila euro. Secondo l'accusa, i beni sono stati ceduti a prezzi troppo bassi, rispetto al reale valore dei beni.

Prima della notizia delle perquizioni, Ubi (il titolo) aveva diffuso i contri del primo trimestre: la banca ha chiuso il primo trimestre del 2014 con un utile netto di 58,1 milioni, più che raddoppiato rispetto ai 26,5 milioni dei primi tre mesi del 2013. I proventi operativi sono saliti del 6,7% a 853,4 milioni, con margine di interesse a 454,5 milioni (+8,9%) e commissioni nette a 300,1 milioni (-1,5%). In calo del 3,2% a 521,2 milioni gli oneri operativi, per un rapporto cost/income al 61%.

Notizie a luci e ombre per quanto riguarda la qualità del credito. Da una parte, infatti, le rettifiche nette su crediti sono salite a 198,6 milioni da 157,7, per un costo del credito annualizzato a 91 punti base (da 68). Da segnalare, tuttavia, che lo stock di crediti deteriorati lordi a fine marzo ha mostrato un'inversione di tendenza, riducendosi di 15 milioni rispetto a fine 2013. Sul fronte degli aggregati patrimoniali, si conferma una stretta delle erogazioni: gli impieghi verso la clientela sono pari a 87,1 miliardi, in calo dell'1,5% rispetto a fine 2013. La raccolta diretta totale è pari a 90,8 miliardi contro i 92,6 del dicembre 2013.
(14 maggio 2014)
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Messaggioda sandropascucci » 20 mag 2014, 10:41

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Credit Suisse ha aiutato a evadere il Fisco Usa: ammette la colpa e paga 2,6 miliardi

Sentenza di svolta per la giustizia americana: dopo molti anni un istituto di credito si dichiara colpevole. Per decenni ha aiutato "coscientemente e volutamente" migliaia di clienti a non pagare le tasse dovute a Washington. Parte già il toto-prossimi pagatori: in testa Bnp, poi Jp Morgan e Citigroup


Credit Suisse ha aiutato a evadere il Fisco Usa: ammette la colpa e paga 2,6 miliardi Eric Holder durante la conferenza stampa al Dipartimento di Giustizia

TAG Credit Suisse, fisco usa, Fisco evasione, evasione fiscale, Fisco Svizzera, evasione, banche

MILANO - Il Credit Suisse si dichiara colpevole di aver cospirato per aiutare i suoi clienti americani più facoltosi a evadere le tasse, diventando così la prima banca in due decenni ad ammettere un reato negli Stati Uniti. E accetta di pagare 2,6 miliardi di dollari per chiudere l'indagine del Dipartimento di Giustizia; unanotizia che spinge comunque il titolo in Borsa, visto che pone fine (seppure in maniera clamorosa) a una vertenza che durava da tre anni.

In base all'accordo raggiunto, il Dipartimento di Giustizia incasserà 1,7 miliardi di dollari. Il Dipartimento Servizi finanziari di New York riceverà 715 milioni di dollari e la Fed 100 milioni di dollari. Nell'annunciare il patteggiamento, il segretario alla Giustizia americano, Eric Holder, afferma che centinaia fra dipendenti e manager della banca hanno avuto un ruolo nell'aiutare i ricchi americani ad aggirare il Fisco. "La redditività o la quota di mercato di una banca non possono e non saranno mai usate come scudo dall'essere perseguite o punite. Questo caso mostra come nessuna istituzione finanziaria, qualunque sia la sua dimensione, è al di sopra della legge" mette in evidenza Holder.

Le autorità americane sono state criticate per non aver colpito nessuna delle banche coinvolte nella crisi, tanto da far ritenere che alcuni istituti fossero troppo grandi per finire alla sbarra: il cosiddetto 'too-big-to-jail'. Ma il caso del gigante bancario svizzero rappresenta un primo caso di segno opposto. "Credit Suisse ha
cospirato per aiutare i cittadini americani a nascondere i propri asset offshore al fine di evadere le tasse - sottolinea Holder -. Quando una banca è impegnata in una tale cattiva condotta, deve attendersi ci essere perseguita penalmente dal Dipartimento di Giustizia". La banca, ha indicato il segretario, ha "coscientemente e volutamente" aiutato migliaia di clienti statunitensi a nascondere i loro patrimoni e redditi per decenni.

Ammettendo la propria colpevolezza, Credit Suisse diventa la prima banca dopo lungo tempo ad ammettere un reato negli Usa: gli ultimi casi che si ricordano risalgono al lontano 1995 per la giapponese Daiwa Bank, ma anche al 2004 con il Credit Lyonnais, che fece false dichiarazioni alla Fed. Il patteggiamento di Credit Suisse è inoltre molto superiore alla sanzione da 780 milioni di dollari pagata nel 2009 da Ubs per aver aiutato cittadini americani a sfuggire al Fisco. Per i media americani parte intanto la caccia ai prossimi che pagheranno per le loro malfatte. L'indicazione più forte punta ancora al Vecchio Continente: Bnp Paribas potrebbe a stretto giro ammettere di aver tessuto relazioni d'affari con Paesi come Sudan e Iran, che sono nella lista nera degli Stati Uniti, e dover pagare così 5 miliardi di dollari. In casa loro, invece, gli americani indicano le vicende di JP Morgan Chase e Citigroup, oggetto di indagini penali, che potrebbero ammettere colpe e pagare, ma con tempi più lunghi.
(20 maggio 2014)
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Messaggioda sandropascucci » 23 mag 2014, 10:25

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Messaggioda sandropascucci » 3 ott 2014, 10:19

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JPMorgan, hacker in azione: presi i dati di 76 milioni di famiglie e 7 milioni di aziende

02 ottobre 2014

NEW YORK - Un recente attacco informatico contro la banca statunitense JPMorgan Chase ha compromesso le informazioni di circa 76 milioni di famiglie e 7 milioni di piccole imprese. Lo ha annunciato la stessa banca, affermando che nell'attacco sono stati rubati informazioni come nomi, indirizzi, numeri di telefono e indirizzi e-mail.

Tuttavia, JPMorgan sostiene che non ci siano prove che la breccia abbia riguardato anche i numeri di conto, le password, i numeri di previdenza sociale o le date di nascita dei clienti. La banca ha inoltre affermato di non avere notato truffe insolite ai danni dei clienti in relazione alla breccia nella sicurezza. JPMorgan Chase, la più grande banca degli Stati Uniti per risorse a disposizione, sta lavorando con le forze dell'ordine nelle indagini sull'attacco.
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Messaggioda sandropascucci » 12 nov 2014, 12:18

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Maxi multa per le manipolazioni dei cambi: 3,3 miliardi a cinque banche

Gli istituti che hanno accettato il patteggiamento sono Ubs, Hsbc, Royal Bank of Scotland, Citigroup e Jp Morgan Chase. Su Barclays devono ancora concludersi le indagini. L'assegno più alto arriverà dalla banca svizzera: Ubs sborserà 661 milioni nel Regno Unito e 140 in Svizzera. Destituito il capo dei cambi della BoE

12 novembre 2014

Maxi multa per le manipolazioni dei cambi: 3,3 miliardi a cinque banche
(ansa)
MILANO - Le autorità di sorveglianza di Usa, Regno Unito e Svizzera hanno inflitto multe per 3,3 miliardi di dollari complessivi a cinque grandi banche che hanno ammesso l'accusa di tentata manipolazione di mercato dei cambi. Gli istituti che hanno accettato il patteggiamento sono Ubs, Hsbc, Royal Bank of Scotland, Citigroup e Jp Morgan Chase. Manca all'appello Barclays, anch'essa coinvolta nell'inchiesta, in quanto le indagini nei suoi confronti non sono ancora concluse.

A pagare il conto più salato sarà Ubs, che dovrà sborsare 661 milioni di dollari alla Financial Services Authority britannica e alla Commodity Futures Trading Commission americana e altri 134 milioni di franchi svizzeri (quasi 140 milioni di dollari) all'authority elvetica Finma, che ha inoltre ordinato alla banca di automatizzare il 95% delle operazioni sul mercato dei cambi e di limitare i bonus dei trader a un massimo pari al doppio del salario di due anni. Dopo i circa 800 milioni di Ubs, nella 'classifica' delle sanzioni si hanno 668 milioni per Citi, 662 per Jp Morgan, 634 per Rbs e 618 per Hsbc.

Se si guarda alla sola autorità Usa, cioè la Cftc, questa ha inflitto un'ammenda superiore a 1,4 miliardi di dollari (1,1 miliardi di euro) alle cinque banche: quest'ammenda, che si aggiunge alle sanzioni un pò più elevate da parte delle autorità britanniche, riguarda per circa 310 milioni di dollari ciascuna le americane Citibank e Jp Morgan, per 290 milioni ciascuna Rbs e Ubs, per 275 milioni Hsbc.

Lo scandalo ha avuto ripercussioni anche sulla Bank of England: Banca centrale d'Inghilterra ha destituito il responsabile del settore valute, Martin Mallett, a seguito dell'indagine indipendente avviata dopo lo scandalo sulla manipolazione del mercato cambi operato da diverse banche internazionali. Secondo Bloomberg, Mallett "era consapevole che i trader delle banche si scambiavano le informazioni sugli ordini dei clienti" allo scopo di manipolare i prezzi. Mallett, secondo l'indagine, "non ha agito in mala fede e non è stato coinvolto in condotte illegali".

Le sanzioni potrebbero non essere finite qui: nell'immenso mercati dei cambi da 5.300 miliardi di dollari al giorno, ci sono altre autorità che stanno scandagliando i bassifondi toccati da alcuni trader con le loro attività poco trasparenti. Le banche sono state multate, per ora, per l'incapacità di controllare il comportamento dei trader, che è stato definito dall'Autorità Uk "inaccettabile", con la conseguenza di aver anteposto il loro interesse a quello dei loro clienti, degli altri partecipanti al mercato e in senso più ampio dell'intero sistema finanziario".
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Messaggioda sandropascucci » 19 nov 2014, 10:25

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Dopo un secolo il fixing dell’oro cambia «padrone»

di Sissi Bellomo
8 novembre 2014

Argomenti: Materie prime | Intercontinental | Reuters | Thomson | "Partito Politico ""per il Sud"" " | Ruth Crowell | Borsa Valori | London Silver Price | Toronto Dominion Bank
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Dopo quasi un secolo sta per calare il sipario anche sul fixing dell'oro. Il nuovo riferimento di prezzo per il lingotto è stato affidato a Ice Benchmark Administration (Iba), la stessa società – che fa capo all'Intercontinental Exchange – che si era già aggiudicata nei mesi scorsi la gestione del Libor e dell'Isdafix dopo gli scandali che ne avevano demolito la credibilità.
L'Ice controlla inoltre diverse borse di derivati sulle materie prime, in particolare quella su cui sono scambiati i futures sul petrolio Brent. Un colosso insomma, che accaparrandosi l'eredità del fixing dell'oro, si rafforza ulteriormente: al benchmark, che debutterà nella nuova veste durante il primo trimestre 2015, fa riferimento in un mercato da 18mila miliardi di dollari.

Tramontato il vecchio e discusso sistema di fissazione dei prezzi, che prevedeva consultazioni tra un gruppo ristretto di banche, la London Bullion Market Association (Lmba) aveva avviato l'estate scorsa la ricerca di un nuovo amministratore che predendesse il posto di Barclays, Hsbc, Scotiabank e Société Générale (la quinta banca, Deutsche Bank, aveva lasciato in maggio). L'Iba, scelta attraverso un processo di consultazione col mercato, ha superato concorrenti agguerriti, tra cui il duo Cme Group-Thomson Reuters, che ha già in mano il nuovo fixing dell'argento, e il London Metal Exchange, che dal 1° dicembre gestirà quelli di platino e palladio. La scelta di dividere le responsabilità fra tre diversi soggetti è probabilmente non casuale e risponde all'esigenza di ottenere il massimo livello di indipendenza e di trasparenza.
In tutti e tre i casi il meccanismo adottato risponde comunque ai criteri Iosco per i benchmark finanziari. In particolare il benchmark viene definito sulla base di scambi reali, avvenuti su piattaforme elettroniche. Per l'Lbma Gold Price, al posto delle due conference call quotidiane con cui si arrivava al fixing, ci sarà un'asta elettronica in dollari, euro e sterline. Le offerte bid e ask saranno aggregate in tempo reale sulla piattaforma Iba e aggiornate ogni 30 secondi finché non si giunge a un prezzo di equilibrio.
«Siamo lieti di annunciare che abbiamo già undici soggetti che intendono partecipare fin dalla prima fase», ha dichiarato Ruth Crowell, ceo dell'Lbma. Una precisazione volta sicuramente a rassicurare il mercato dopo il decollo stentato del nuovo benchmark per l'argento, che aveva fatto temere per la liquidità. Partito a Ferragosto, il London Silver Price ha tuttora appena sei membri accreditati, di cui due – JpMorgan Chase e Toronto Dominion Bank – arrivati da meno di un mese. Gli altri sono Hsbc, Mitsui & Co, Scotiabank e Ubs. La Lbma ha comunque dichiarato poche settimane fa che c'è una lunga serie di banche cinesi che non vedono l'ora di unirsi al gruppo, sia per l'argento che per l'oro.
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Messaggioda sandropascucci » 13 apr 2015, 8:55

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Austria non garantirà più depositi bancari. Fallimenti? Addio risparmi di una vita
Stampa Invia Commenta (18) di: Laura Naka Antonelli | Pubblicato il 09 aprile 2015| Ora 16:24

Entra in vigore il regime del "bail in". Occhio alla mappa: le banche più sicure e l'Italia al 4° posto tra paesi a rischio per i correntisti.
Il grafico mostra i paesi che rischiano più di tutto il bail in. Da notare al primo posto la Grecia, e al quarto l'Italia.

Il grafico mostra i paesi che rischiano più di tutto il bail in. Da notare al primo posto la Grecia, e al quarto l'Italia.

ROMA (WSI) - In Austria, a partire da luglio, entrerà ufficialmente in vigore il regime del "bail in", ovvero quella situazione in cui sono i creditori ad accollarsi le perdite di un eventuale crack di una banca o di una corsa agli sportelli.

La decisione era già stata in qualche modo anticipata con la notizia del buco monstre della bad bank di Hypo Alpe Adria. In quell'occasione, il ministero austriaco delle finanze aveva ricordato che, sulla base della nuova normativa, i creditori possono essere di fatto costretti a contribuire alle perdite, in modo tale che i contribuenti non debbano accollarsi l'intero peso.

Detto più semplicemente: avete depositato i vostri risparmi in una banca che poi fallisce? Amen, lo stato non vi garantirà più. Sarete voi stessi a essere chiamati in causa.

L'annuncio forte è arrivato oggi: l'Austria non garantirà più i depositi bancari; lo stato eliminerà insomma le garanzie finora assicurate ai depositi bancari, dopo aver ricevuto il via libera dall'Unione europea. D'altronde, la nuova legislazione sul bail in è stata approvata dalla stessa Ue due anni fa. Ed è molto probabile che l'Austria dia il via a un trend che si espanderà poi non solo in Europa, ma anche in altri paesi del mondo.

Il rischio è talmente concreto che il sito Goldcore ha presentato un grafico, elencando i paesi che corrono il pericolo di vedere introdotto il tanto temuto regime (quello in cui i correntisti rischiano di perdere i loro depositi nel caso di crack della banca dove sono custoditi i loro risparmi).

Al primo posto c'è la Grecia; seguono Portogallo e Spagna. Al quarto posto l'Italia; poi Francia, Irlanda, Regno Unito, Stati Uniti, Giappone.

Il grafico elenca anche le aree geografiche in cui le banche sono più sicure: palma d'oro alla Svizzera; seguono Germania, Singapore, Canada, Australia, Norvegia, Olanda, Hong Kong.

Tornando al caso Austria, ecco come cambieranno le cose: al momento, gli austriaci hanno depositi garantiti fino a un valore di 100.000 euro; esattamente, la prima metà dalla banca, la seconda dallo stato. Le cose cambieranno a partire da luglio, quando lo Stato non garantirà più i depositi.

Di conseguenza, le banche, per far fronte all'eventualità di buchi di bilancio, dovranno creare un fondo speciale di assicurazione per i depositi bancari. Una volta costituito, il fondo sarà rimpinguato gradualmente nel corso dei successivi dieci anni, arrivando a un valore di 1,5 miliardi di euro.

In caso di fallimento di una grande banca nel periodo precedente, la legislazione permetterà al fondo di contrarre prestiti all'estero sebbene, stando alla fonte che ha riportato la notizia, Die Presse, non sia chiaro chi fornirà i finanziamenti e sulla base di quali termini.

In ogni caso, è chiaro che anche se il fondo fosse alla fine dotato dei finanziamenti previsti, il suo aiuto sarebbe ridicolo. L'ammontare di 1,5 miliardi di euro si confermerebbe infatti inadeguato a salvare i correntisti dal fallimento di una banca. La cifra rappresenta appena lo 0,8% dei depositi totali in Austria.

Die Presse cita l'esempio di Bank Corp in Bulgaria. Quando la banca fallì, aveva depositi per 1,8 miliardi di euro; ma sul fondo di assicurazione sui depositi, era presente solo 1 miliardo di euro.

Torna alla mente la dichiarazione del ministro delle finanze irlandese Michael Noonan che, il 27 giugno del 2013, affermò: "il bail in è ora la regola". Noonan definì rivoluzionaria la decisione di non considerare più i depositi sacrosanti.

Ben presto anche i depositi di altre banche dell'Unione europea potrebbero non essere più al sicuro.

Il giornale tedesco Deutsche Wirtschafts Nachrichten scrive: "i correntisti dovranno effettuare ricerche in modo attento sulla situazione della banca in cui decideranno di parcheggiare i loro risparmi". Con l'ammissione: peccato che "questo compito sia estremamente difficile, causa i comunicati finanziari poco chiari e la complessità delle interdipendenze nel sistema bancario". (Lna)

da: http://www.wallstreetitalia.com/article ... -vita.aspx
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Messaggioda sandropascucci » 5 mag 2016, 8:56

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Tassi manipolati: 7 grandi banche pagano cifra record per risolvere causa
4 maggio 2016, di Alessandra Caparello
BANCHE
NEW YORK (WSI) -Sette delle più grandi banche del mondo hanno accettato di pagare 324 milioni di dollari per risolvere una causa in cui sono accusati di aver alterato il tasso benchmark usato in un mercato di 553 milioni di dollari di prodotti derivati ISDAfix.

L’accordo è stato reso pubblico ieri e richiede l’approvazione del tribunale competente sui reclami antitrust. Le banche interessate sono Bank of America Corp, Barclays, Citigroup, Credit Suiss, Deutsche Bank, JPMorgan Chase & Co e Royal Bank of Scotland Group .

Diversi fondi pensione e fondi comuni hanno accusato le banche di aver sottoscritto segretamente un accordo che creava di fatto un cartello che impediva una reale concorrenza. In particolare gli istituti avrebbero effettuato scambi di valori immediatamente prima della fissazione quotidiana dei tassi.

In base all’accordo, i pagamenti verranno così ripartiti: 52 milioni dalla JPMorgan, 50 milioni ciascuno per Bank of America, Credit Suisse, Deutsche Bank e RBS, 42 milioni da Citigroup e infine 30 milioni da Barclays.
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Messaggioda sandropascucci » 21 lug 2016, 18:03

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Hsbc, arrestato il capo del mercato dei cambi per frode
Il banchiere del colosso britannico è stato bloccato dall'Fbi all'aeroporto di New York, con un collega, poi rilasciato dietro cauzione. Avrebbero montano una frode da 8 milioni di dollari su un'operazione per conto di un cliente

dal nostro corrispondente ENRICO FRANCESCHINI
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21 luglio 2016
Hsbc, arrestato il capo del mercato dei cambi per frode
Mark Johnson di Hsbc (ap)
LONDRA - Un nuovo scandalo scuote la reputazione dei banchieri. Un dipendente della Hsbc è stato arrestato dall'Fbi all'aeroporto di New York mentre stava per prendere un volo per Londra e un suo collega è stato incriminato per una truffa sul mercato dei cambi che avrebbe fruttato 8 milioni di dollari. Il fatto risale al 2011 e fa parte dell'ampia indagine annunciata dalle autorità americane sulle manipolazioni dei mercati valutari. Il tempo impiegato a far scattare le manette è indicativo della complessità dell'inchiesta: non è facile, evidentemente, raccogliere prove in grado di incastrare gli imputati in un'aula di tribunale. Tanto che i due sospetti si sentivano apparentemente sicuri.

Entrambi gli accusati sono cittadini britannici. Mark Thompson, 50 anni, è capo del dipartimento scambi di valuta globali della Hsbc, una delle maggiori banche del Regno Unito con uffici in mezzo mondo. E' lui che è stato arrestato all'aeroporto e più tardi rilasciato su una cauzione di 300 mila dollari in contanti più il suo appartamento di New York: finora ha vissuto facendo la spola fra la Grande Mela e Londra. Il suo complice è Stuart Scott, 43 anni, capo dell'ufficio cambi della Hsbc nella capitale britannica, dove risiede stabilmente. E' accusato dello stesso reato e nei suoi confronti è stato emesso un mandato di cattura. Sono i primi individui incriminati nell'inchiesta del governo americano sulle presunte manipolazioni del mercato dei cambi, da cui transitano 5 trilioni di dollari al giorno.

Nello specifico, i due banchieri sono accusati di "frode" ai danni di un cliente che cinque anni fa ha acquistato 3 miliardi e mezzo di sterline. Gli imputati avrebbero deliberatamente acquistato sterline per farne salire il prezzo prima dell'affare, in modo da poterle poi vendere a prezzo maggiorato al cliente. L'operazione avrebbe fatto loro guadagnare 3 milioni di dollari, a cui ne hanno aggiunti 5 milioni in costi bancari addebitati al cliente, la cui identità non viene rivelata. Sarebbero al centro di una "ragnatela di menzogne", afferma l'Fbi, che potrebbe avere danneggiato anche altre persone. In un'intercettazione resa nota dalle indagini, uno dei due dice all'altro: "Sembra che i pesci comincino ad abboccare". Commenta un portavoce della Hsbc: "La nostra banca continua a cooperare pienamente con l'inchiesta delle autorità Usa".

Lo scorso anno altre quattro banche si sono riconosciute colpevoli di manipolazioni dei tassi di cambio: Barclays, Royal Bank of Scotland, Citigroup e JP Morgan Chase, soprannominate "il cartello", con un'allusione al sistema di controllo del marcotraffico, hanno pagato 5 miliardi e mezzo di dollari di sanzioni. "Se non imbrogli, non c'è partita", è una delle frasi attribuite ai banchieri coinvolti nella truffa. Il tipo di comportamento che ha spinto l'Economist a fare una famosa copertina sui "banksters", fusione di "banker" e "gangster".
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Messaggioda sandropascucci » 21 lug 2016, 18:03

> Sono i primi individui incriminati nell'inchiesta del governo americano sulle presunte manipolazioni del mercato dei cambi, da cui transitano 5 trilioni di dollari al giorno.

le famose TRIGLIE!!11!!
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Messaggioda sandropascucci » 2 ago 2016, 11:43

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Arrestato Vincenzo Consoli, l'ex ad di Veneto Banca
Sequestrate decine di milioni di euro nei confronti di persone legate all'istituto. Numerosi gli indagati nell'operazione della Guardia di Finanza che riguarda il biennio 2013-2015 e fa seguito a un'ispezione di Banca d'Italia che aveva chiesto il cambio di governance di Montebelluna

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02 agosto 2016
Arrestato Vincenzo Consoli, l'ex ad di Veneto Banca
Vincenzo Consoli, ex ad Veneto Banca
MILANO - La Guardia di Finanza ha arrestato l'ex amministratore delegato di Veneto Banca, Vincenzo Consoli, e ha sequestrato in via preventiva decine di milioni di euro nei confronti di persone legate alla stessa banca. Al banchiere, ora ai domiciliari, sono stati sequestrati 1,8 milioni di euro. I provvedimenti, eseguiti da un centinaio di finanzieri che hanno compiuto anche svariate perquisizioni, sono stati emessi dalla procura di Roma. I reati contestati sono aggiotaggio ed ostacolo all'esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza. Il periodo al centro dell'indagine riguarda il biennio il 2013/2014.

"Ho appreso la notizia dell'arresto dell'ex amministratore delegato di Veneto Banca, Vincenzo Consoli, e sono meravigliato per la tempistica". E' la reazione di Giovanni Schiavon, vice presidente dell'istituto di Montebelluna (Treviso) e fondatore dell'Associazione degli azionisti di Veneto Banca, nonché ex presidente del Tribunale di Treviso. "Arrestare una persona in via preventiva è sempre grave - aggiunge Schiavon - ma farlo dopo un anno, quando evidentemente non c'è più pericolo di fuga, di inquinamento delle prove o di reiterazione del reato, è qualcosa che non capisco". Per Schiavon, inoltre, il secondo aspetto macroscopico è che "mentre per Veneto Banca procede la Procura della Repubblica di Roma e scattano gli arresti, per la Banca Popolare di Vicenza la competenza è rimasta a Vicenza e, nonostante la maggiore gravità del quadro di quella banca, verso gli ex amministratori non succede nulla del genere".
"Giovanni Zonin, ex presidente, si è disfatto nel frattempo di tutti i suoi beni - conclude - e questo di per sè mi pare una coda di paglia non indifferente".

La banca, passata sotto il controllo del fondo Atlante dopo il flop dell'ultimo aumento di capitale, era stato oggetto di perquisizioni oltre un anno fa: pur non essendo quotata, rientrava tra le banche - con azioni diffuse tra il pubblico in misura rilevante - che avrebbero dovuto adeguarsi al decreto cosiddetto 'investment compact del gennaio 2015 che riguardava il progetto di trasformazione in Spa delle banche popolari. Secondo il grave quadro indiziario emerso dall'indagine della Procura di Roma e della Guardia di Finanza, le condotte degli ex vertici di Veneto Banca, con prestiti baciati e parcheggi di titoli, hanno determinato "l'annacquamento" del patrimonio di vigilanza della banca, che, secondo le regole della Banca d'Italia, avrebbe dovuto essere rettificato in modo da evidenziare il suo valore reale, indicando il vero ammontare dei prestiti ancora effettivamente riscuotibili. Invece, nelle segnalazioni periodiche a Bankitalia - si legge in una nota della Gdf - Veneto Banca ha continuato ad indicare un valore del patrimonio di vigilanza sovrastimato rispetto a quello effettivo, mascherandone la reale consistenza.

Le operazioni "baciate" sui titoli e i parcheggi di bond, inoltre, sono state accompagnate dalla concessione di finanziamenti a soggetti in difficoltà economiche, in stato di decozione o comunque non in grado di restituire le somme ricevute, senza un'adeguata verifica della capacità di rimborso da parte dei richiedenti, all'insegna di un diffuso e sostanziale disinteresse del merito creditizio.
In sostanza l'effetto era di offrire, all'esterno, l'immagine di una solidità patrimoniale dell'istituto ben maggiore di quella effettiva, idonea ad ingannare la platea dei risparmiatori e gli altri azionisti, rafforzando così - secondo la ricostruzione, in modo fraudolento - l'immagine della banca e la fiducia nel management.

Quindi, secondo gli elementi acquisiti, mediante queste operazioni, i vertici di Veneto Banca potevano falsamente rappresentare agli organi di vigilanza una consistenza patrimoniale superiore al reale, così da rientrare nei parametri di sicurezza che la legge esige per gli istituti bancari. Infine, la creazione di questa situazione di patrimonio "virtuale" avrebbe consentito di fissare il sovrapprezzo delle azioni su valori assai elevati rispetto allo stato dell'azienda.

Sullo sfondo dell'inchiesta Veneto Banca ci sono due ispezioni condotte da Banca d'Italia nel 2013 che aveva deciso di approfondire la neutralità di alcuni atti dell'istituto e dopo aveva richiesto il cambio della governance. Per i Pm, quindi, si configurerebbe il reato di ostacolo alla vigilanza dovuto al fitto scambio di corrispondenza e di aggiotaggio. A sostegno delle ipotesi c'è un documento della Consob dal quale emerge che nei corsi azionari delle Popolari ci sono stati degli andamenti "anomali" registrati prima del 16 gennaio 2015, data in cui il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha dato consistenza ai rumors che già circolavano su una possibile riforma del settore.
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Messaggioda sandropascucci » 2 ago 2016, 11:44

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L'ordine di Vincenzo Consoli era: vendere azioni e comprarle dai big
A Veneto Banca funzionava così. L'Istituto comprava dagli amici dell'ex ad e poi direttore. E non c'è solo Bruno Vespa nella lista. Così, il professor Francesco Favotto, ha gettato la spugna quando ha capito che a pagare il conto sarebbero stati i piccoli risparmiatori
di Renzo Mazzaro
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18 dicembre 2015

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L'ex ad e direttore Vincenzo Consoli
L'ex ad e direttore Vincenzo Consoli
VENEZIA Se ne sono andati due anni e mezzo fa portandosi dietro, per tutela personale, le mail che ricevevano dal capoarea. Vendere azioni, vendere, vendere: era il ritornello quotidiano. «Datevi una mossa o siete rincoglioniti? Avete una media troppo bassa, volete lavorare ancora qui o preferite Belluno come sede?».
Questo il tenore. Siamo nella sede di un importante istituto bancario veneto, con il registratore sul tavolo e quattro ex dipendenti di Veneto Banca. Hanno ruoli di rilievo in un altro ente, sono pronti a raccontare come andavano le cose a Montebelluna. La conversazione dura poco più di un’ora. Chiedono riservatezza sui nomi, ma è un anonimato che durerà poco: appena il danno sarà quantificato, partiranno le azioni legali contro la banca, basate su fatti interni, non su articoli di giornale. Il gruppo include soci per un valore tra 12 e 13 milioni di euro. Veneto Banca ricomprava solo azioni dagli amici di Vincenzo Consoli.
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Veneto Banca, per Bce ancora 51 milioni da "scomputare"
Lo si legge nei documenti assembleari disponibili online. Tra le novità: il prezzo di recesso che sconta il piano di salvataggio delle 4 banche dal crac, nessun accantonamento per i rischi legali, nuovi passivi sul bilancio 2015 e il rischio commissariamento se non andrà in porto il progetto "Serenissima"
Non solo Bruno Vespa, che nel settembre 2014 è riuscito a farsi rimborsare 8 milioni di euro. Anche il dentista padovano Paolo Rossi Chauvenet ha riavuto 2 milioni, quando le azioni erano sui 39-40 euro, pur essendo consigliere d’amministrazione. Trattamenti riservati. Non a caso Consoli, Rossi e Vespa sono comproprietari della Masseria Cuturi, 270 ettari in Manduria, provincia di Taranto, intestata alle rispettive mogli. Quando tre anni fa il nostro giornale dette notizia del prestito di 7,5 milioni di euro di Veneto Banca a Denis Verdini per salvarlo dalla bancarotta del Credito Fiorentino, Consoli non ci pensò due volte a licenziare in tronco un dipendente, secondo lui fonte della notizia. Era lo stile dell’uomo: manager sicuramente molto capace, ma del tutto referenziale. «Favoritismi, arbitrio, prestiti dati senza garanzie fino a milioni di euro», raccontano i fuoriusciti di Veneto Banca.
«Tra febbraio e marzo di quest’anno, in una cena a Villa Borromeo di Sarmeola, Consoli con a fianco il presidente Favotto rassicurava ancora i grandi soci e i dirigenti più fidati dello staff, che gli chiedevano come sarebbero andate le azioni: l’istituto è solido, le azioni non dovrebbero più scendere. Un mese dopo perdevano il 25%. Poteva essere in buona fede?» Mentre Consoli dispensava ottimismo e continua a farlo, i direttori di filiale sputavano e sputano sangue, per mantenere in piedi fidi in scadenza, garantiti dalle azioni fatte comprare ai clienti. Per sostenere pratiche di gente che non può riscattare gli investimenti. Qui nascerebbero le dimissioni del professor Favotto, che non avrebbe lasciato la presidenza per ragioni di salute. Il vero motivo l’avrebbe confidato ad un collega del dipartimento di Scienze economiche, socio di Veneto Banca e cliente di uno dei fuoriusciti: «Ha visto che le cose sono peggiori di quello che sembrava e non voleva essere lui dover a bastonare ulteriormente i poveri risparmiatori che hanno già rimesso i soldi. Ha preferito andarsene, che lo faccia qualcun altro».
Cosa c’è ancora di peggio? «Ci sono crediti deteriorati da 7-8 anni, di clienti con sentenze di fallimento, che la banca non ha mai messo tra le perdite. Mai iscritti a bilancio. La parola d’ordine era lasciateli là. Basta andare a guardare le aziende fallite nel Trevigiano e verificare la banca che le finanziava. Solo con dieci aziende totalizziamo un miliardo e mezzo di perdite. Erano pratiche da rifare anno per anno, autorizzati da Consoli. Secondo voi erano finanziamenti garantiti?». Per statuto, dal 1° gennaio all’assemblea di fine aprile, le Popolari non possono più comprare o vendere azioni. «Invece nel 2013 e nel 2014 Veneto Banca ha continuato a vendere. Le istruzioni erano di dire ai clienti che compravano a gennaio, che veniva riconosciuto loro il dividendo di aprile per intero, non in quota parte. Come se le avessero tenute per 12 mesi. Beccavano sia il rialzo del titolo sia il dividendo». Eppure già ad aprile 2013 con le azioni a 40,75 euro si percepiva che in banca qualcosa non funzionava.
«Continuavano a dirci di collocare azioni, obbligazioni subordinate e convertibili, a vendere fondi diversi per comprare Arca, i fondi di casa, dove la banca aveva più ritorno economico. Fino al 2012 Consoli ci diceva: dovete dare ai clienti quello di cui hanno bisogno. D’improvviso tutto era cambiato. Quando una banca insiste per collocare il proprio capitale, qualcosa di grave sta succedendo ma una situazione così pesante era impensabile. Tanto più che fino al 2007 Veneto Banca non dava azioni a tutti, c’era la lista d’attesa». I dirigenti più avveduti si passano parola, cercano vie d’uscita. Alcuni informano i clienti che hanno deciso di cambiare banca, consigliano di vendere le azioni. «Quando ce ne siamo andati», dicono due dei fuoriusciti, «i nostri clienti sono stati discriminati. Per punire noi, hanno tenuto in ostaggio loro. La vendita delle azioni è prevista per statuto in ordine cronologico di richiesta e la domanda va registrata entro 3 giorni. Invece abbiamo ordini trasmessi in una data e registrati dopo molti mesi».
Il capoarea che spediva le mail di insulti adesso è sospeso, con un gruppo di altri dirigenti. L’ha deciso qualche settimana fa il nuovo ad Cristiano Carrus, che dopo aver venduto il jet privato e le 180 auto blu della stagione Consoli, sta raschiando il barile in cerca di risorse. Motivo della sospensione: avevano messo in vendita le loro azioni personali nel 2015, non si sa se ancora a 39 euro o già 30,5. Ma non sarebbe la cupidigia il vero motivo della vendita: «Sono dirigenti della cordata di Consoli, sembra che abbiano venduto a lui. Consoli starebbe rastrellando azioni per rimanere in gioco, forse non direttamente, ma con un gruppo di imprenditori veneti».
Mister Geox sarebbe uno di questi. Al quadro di responsabilità mancano gli organi di controllo. «Banca d’Italia ha avuto non poco peso nel suggerire a Consoli di comprare a suo tempo Carifabriano, Banca Apulia e Intra, tre istituti pieni di debiti». Per non parlare dell’ordine di confluire nella Popolare di Vicenza, inguaiata tanto quanto Veneto Banca. Due zoppi non fanno un corridore.
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Re: 14. Le regole del mondo monetario sono ferree..

Messaggioda roberta » 26 ago 2016, 14:10

“I cittadini e i loro Stati Nazionali sono in balia dei mercati”ECONOMIA, NEWSvenerdì, 26, agosto, 2016

Paolo Maddalena: “I cittadini e i loro Stati Nazionali sono in balia dei mercati”

Paolo Maddalena è nato a Napoli nel 1936. Dopo una lunga esperienza universitaria come docente di Istituzioni di diritto romano, nel 1971 è passato nella magistratura della Corte dei conti e nel 2002 è stato eletto giudice della Corte costituzionale, presso la quale ha prestato servizio fino al 2011

 

E’ stato valutato che, nel 2010, il valore dei “derivati” in circolazione nel mondo ammontava a 1,2 quadrilioni di dollari, mentre il prodotto interno lordo di tutti i paesi del mondo arrivava a mala pena a 60 trilioni di dollari. La situazione odierna è certamente molto più grave, ma ciò che è da porre in evidenza è che la “finanza”, avendo in mano, quasi per intero, tutta questa “ricchezza fittizia”, è in grado di determinare, essa sola, il livello dei prezzi delle materie di maggior consumo, il valore delle singole imprese (aziende, industrie, banche, ecc.) e il livello dei tassi di interesse sul debito pubblico e privato. Ne consegue che i destini dei singoli e dei popoli sono finiti nelle loro mani.

Questa “ricchezza fittizia” è stata costruita grazie al “sistema della creazione del danaro dal nulla” da parte delle banche private, le quali sono state autorizzate dalla legge a trasformare i propri diritti di credito (derivanti da prestiti a clienti), in “titoli commerciabili”, cioè in “obbligazioni” il cui valore dipende dal fatto, certamente aleatorio, che il debito sia pagato.

Questo “sistema” cosiddetto dei “derivati” si è bderivati-finanziarien presto esteso a qualsiasi “strumento finanziario” che faccia “derivare il proprio valore” da quello di altre attività, quali merci, valute, crediti, titoli, indici finanziari o addirittura eventi sportivi, corse di cavalli, gare di calcio, ecc. Si tratta in sostanza di “scommesse” sul verificarsi di un determinato evento. Un vero e proprio assurdo. [..]

Paolo Maddalena
(Vice Presidente Emerito della Corte costituzionale)
benvenuti roberta, firenze

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Re: 14. Le regole del mondo monetario sono ferree..

Messaggioda roberta » 26 ago 2016, 14:13

Ps
Forse non è la sezione adatta ...
benvenuti roberta, firenze

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Re: 14. Le regole del mondo monetario sono ferree..

Messaggioda sandropascucci » 1 set 2016, 8:43

..sottilmente..
lo è
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Re: 14. Le regole del mondo monetario sono ferree..

Messaggioda Huro Chan » 24 ott 2016, 1:02

!
Genovese contro Bankitalia: non ha voluto cambiare quaranta milioni di lire trovati in una cassapanca

Un cambio lira euro-negato per quasi 40 milioni di vecchie lire: genovese contro Bankitalia
La donna li ha rinvenuti dopo la morte della madre, la Banca centrale: termini scaduti. Ma il caso potrebbe avere esiti importanti per molte altre persone
di VALENTINA EVELLI
23 Ottobre 2016

2' di lettura
Il "tesoretto" è rimasto nascosto per anni in una vecchia cassapanca. Trentasette milioni di lire ( quasi 20 mila euro), gelosamente custoditi e ritrovati quest'estate dopo la morte degli anziani genitori. Parte da qui la storia di Angela, 60enne genovese, che con quelle banconote ormai fuori corso si è presentata agli sportelli della Banca d'Italia per chiedere la conversione in euro.

"Operazione che è stata respinta per scadenza dei termini- spiegano le avvocatesse Annalisa De Angelis e Sofia Navarretta del foro di Ascoli Piceno che seguono il caso - Un'anomalia tutta italiana considerando che in circolazione ci sono ancora miliardi di lire che non possono più essere convertiti. In altri paesi europei come la Germania lo scambio è ancora consentito e non esiste alcun vincolo temporale".

Un braccio di ferro, quello della signora Angela con la Banca d'Italia che è finito davanti al giudice di pace. "E' vero che la cassazione non si è mai pronunciata su questo argomento ma ha sempre ribadito, in altri casi, che il valore della prescrizione decorre da quando il soggetto è in grado di far valere il proprio diritto- continuano i legali – Come poteva la nostra assistita chiedere la conversione se non sapeva di essere in possesso di quella cifra? Se è stato stabilito un termine decennale per il cambio lira euro, in questo caso, i dieci anni dovrebbero partire al momento del ritrovamento, quindi da giugno 2016".

A luglio è stata presentata una diffida contro l'istituto bancario . Poi, qualche giorno fa un decreto ingiuntivo al giudice di pace di Genova che si esprimerà tra qualche mese.

Un caso, quello sollevato dalla donna genovese, che potrebbe riaprire le speranze per migliaia di risparmiatori che hanno ancora tra le mani le vecchie banconote, ritrovate durante lavori di ristrutturazioni o ricevute in eredità da parenti anziani che preferivano tenere un po' di liquidità in casa e ritrovate solo dopo la loro morte. Soltanto in Liguria le due legali ricordano il caso di un signore imperiese che ha ritrovato, solo qualche settimana fa, 25 milioni di lire nel garage di casa.

Una storia tutta in divenire che riparte dalla sentenza della Corte Costituzionale : lo scorso anno aveva dichiarato illegittima la norma che aveva anticipato dal 28 febbraio 2012 al 6 dicembre 2011 il termine di conversione delle lire. Due mesi di tempo in cui molti italiani avevano comunque presentato richiesta per poter cambiare le banconote che avevano in casa ma le domande erano state rifiutate.

Così all'inizio del 2016 gli sportelli della tesoreria di Banca Italia sono stati riaperti ma la conversione è stata riattivata solo per chi ha potuto documentare, con il recupero di mail e domande cartacee, di aver richiesto il cambio entro febbraio 2012.

In nove mesi, da nord a sud della Penisola come ha rivelato la Banca D'Italia, sono stati cambiati 4.650.150.000 miliardi di lire, quasi due milioni e mezzo di euro. Di queste 650 milioni di lire arrivano dai risparmiatori liguri, secondi nella classifica regionale soltanto alla Campania ( nella sede napoletana di Banca Italia sono stati convertiti 996 milioni di lire).

"In circolazione c'è ancora un vero e proprio tesoretto che rischia di trasformarsi in carta straccia – concludono i legali- Perché non dare la possibilità ai cittadini di convertire un bene di loro proprietà? (non ti preoccupare, è carta straccia già da un pezzo - n.d.H.)" .

La sentenza del giudice di pace è attesa entro fine anno. "Nel caso di esito positivo si aprirebbe un precedente, una speranza per tutti i risparmiatori" .


Fonte:
http://genova.repubblica.it/cronaca/201 ... refresh_ce
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Re: 14. Le regole del mondo monetario sono ferree..

Messaggioda Francesco Fata » 31 ott 2016, 16:58

Huro Chan ha scritto:
!
....sono stati cambiati 4.650.150.000 miliardi di lire, .. .




sempre il vizio di scrivere alla cazzo di cane 'sti giornalisti!

leggasi "4.650.150.000 lire" non miliardi di lire....chiaramente!
Voglio troppo bene al popolo per pensare di votare gente che vuole particolarmente bene a se stessa.
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Re: 14. Le regole del mondo monetario sono ferree..

Messaggioda sandropascucci » 11 set 2017, 11:14

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Ubi banca: scambio di favori tra ex vertici e Consob
6 settembre 2017, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – Continua a destare interesse l’inchiesta della procura di Bergamo su Ubi banca che vede accusati i vertici dell’istituto quotato in borsa per lecita influenza sull’assemblea e ostacolo alle autorità di vigilanza Banca d’Italia e Consob.

Al centro dell’inchiesta risulta ora un presunto incontro, datato 13 maggio 2014 tra il capo della Consob, Giuseppe Vegas e i vertici della banca, Andrea Moltrasio e Mario Cera, rispettivamente presidente e vice di Ubi Banca. I pubblici ministeri arrivano a chiedere a Vegas se nel corso di un incontro informale con esponenti di spicco di Ubi sia stato stipulato un accordo secondo cui “a fronte di un mio interessamento […] riguardo alla procedura sanzionatoria, gli stessi Cera e Moltrasio si adoperassero per fare uscire da Iw Bank gli estratti dei conti correnti di Pezzinga”.

Pezzinga è un ex commissario Consob che si era opposto alla linea di condotta tenuta da Vegas nel caso Unipol–Fonsai gettando molte ombre sull’operato del presidente. Gli estratti conto bancari di Pezzinga vennero pubblicati dal Corriere della Sera, rovinando la sua reputazione poiché da questi risulterebbero investimenti in titoli non ammessi dal Codice etico Consob. E lo stesso giorno Vegas fa un esposto alla procura, una tempestivià alquanto sospetta.

Vegas naturalmente davanti ai pm ha respinto tutti gli addebiti, così come ha fatto Carmelo Barbagallo, capo della Vigilanza di Bankitalia.

“Escludo categoricamente che durante l’incontro suddetto ci sia stato un accordo tra me e Cera e Moltrasio (…) Non se ne è assolutamente parlato, né in quell’incontro né mai”.

Come scrive Il fatto Quotidiano, il tutto parte da aprile del 2014 quando a seguito di un esposto presentato da cinque consiglieri capitanati da Andrea Resti, la Consob contesta delle gravi irregolarità ai vertici Ubi che corrono così ai ripari e vanno a parlare con Vegas. Lo dice lo stesso Moltrasio:

“Vegas ha invitato Andrea e Mario a contrattarlo in qualunque momento nel caso in cui si siano iniziative che possano creare sconcerto fusione nel mercato e anche nel caso che vi sia accanimento, par di capire”.

Vegas quindi è pronto ad accontentare i vertici di Ubi? Sento dai pm nega ma la puzza di bruciato si sente, eccome.


Per UBI lavorava quel tizio de : http://www.signoraggio.com/signoraggio_diolovole.html
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