13. Il Signoraggio è poco e cmq torna dalla BCE allo Stato..

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• in soldoni: le vere bufale che girano in Rete riguardo alla «Bufala del signoraggio»©, ovvero come IGB disinforma tramite giornalisti, giornalai, blogghettini-ini-ini TUTTI insieme appassionatamente intenti al «..E ABBIAMO DIMOSTRATO CHE IL SIGNORAGGIO NON ESISTE/E' UNA BUFALA..»®
• della serie: ridere per restare sani. perché senza negazionisti del signoraggio.. ammettiamolo.. di che ca.zo ridevamo ora noandri?! :)
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13. Il Signoraggio è poco e cmq torna dalla BCE allo Stato..

Messaggioda sandropascucci » 31 ott 2013, 10:03

13. Il Signoraggio è poco e cmq torna dalla BCE allo Stato..

Così dicono i negatori del signoraggio. La risposta a questa bojata è duplice:

1. Mettendo il nominale al passivo è OVVIO che risulti essere di poco valore. Provi la BCE a mettere 30 centesimi a banconota come PASSIVO.. poi ridiamo!
2. Per logica: ammesso [per finta!] che torni allo Stato.. ma è il "signoraggio light" [vedi punto 1] QUELLO della BCE tramite le BCN che viene convogliato allo Stato.. ma il RESTO? Ossia è il signoraggio sui TITOLI che ha in pancia la BC, mica quelli in circolazione.. una Banca Commerciale che ha acquisito Titoli mica storna gli interessi a scadenza allo Stato! E lei si è rifornita dalla BC per i cc.dd. "rifinanziamenti" ecc..
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Re: 13. Il Signoraggio è poco e cmq torna dalla BCE allo Sta

Messaggioda ivanopino » 31 ott 2013, 13:47

per non parlare della riserva frazionaria delle BC: l'agio del signore di poter indebitare per 100 avendo in tasca 2, è poco??
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Re: 13. Il Signoraggio è poco e cmq torna dalla BCE allo Sta

Messaggioda sandropascucci » 28 mar 2014, 10:59

..il signoraggio torna allo Stato..
sì.. DOPO!

DOPO, ad esempio, aver pagato questi signori:

da: http://www.agi.it/repository/struttura- ... -banchebr-
>
>
Bnkitalia: ha ragione il presidente Renzi! Non ha piu' senso tenere in piedi un pachiderma che oltre ad aver perso la funzione monetaria, funge da zerbino alle banche
A MENO CHE… SONO DOVUTI I MEGASTIPENDI DI VISCO (496.000 EURO); ROSSI (450.000) PANETTA E SANNUCCI 350.000?

Una sola questione delle tante affermazioni del presidente del Consiglio Renzi e' pienamente condivisa dall'Adusbef e riguarda la Banca d'Italia, un pachiderma inefficiente e costoso, stranamente tenuto fuori dalla polemica in atto sui megastipendi ai manager.

Il Governatore di Bankitalia Ignazio Visco, che predica l'austerita' e tagli a stipendi e pensioni miserabili, guadagna 41.333 euro al mese, 496.000 euro l'anno: ben 121.000 euro in piu' del presidente Bce Mario Draghi, che ne riceve 375.000 euro, 346.000 euro in piu' di Janet Yellen, la nuova presidente della Federal Reserve USA, che si ferma a 150 mila euro. Il direttore generale Salvatore Rossi, guadagna 37.500 euro al mese, 450.000 euro l'anno, i tre vicedirettori generali Fabio Panetta, Luigi Federico Signorini e Valeria Sannucci 26.250 euro/mese, 315.000 euro l'anno, mentre un funzionario generale si porta a casa 130.000 euro l'anno, 10.833 euro al mese, che equivale allo stipendio annuo di milioni di giovani precari, costretti a sputare sangue per vedersi rinnovare i contratti trimestrali.

I dirigenti di Bankitalia, passata dalla funzione monetaria alla funzione bibliotecaria per propagandare (come si legge sul sito ufficiale) collezioni d'arte, mostre e claque organizzata per gli alti papaveri che vanno in visita per le 58 Filiali, sono 606, i funzionari 1.449, i coadiutori 1.317, gli altri dipendenti 3.697. Il monte stipendi, piu' oneri vari, per il personale in servizio e' ammontato nel 2012 a 747 milioni di euro, mentre pensioni ed indennita' di fine rapporto, nel 2012 sono costati 323 milioni di euro. In media ognuno dei 7.069 dipendenti di Palazzo Koch sito in Roma a via Nazionale 91 e delle 58 filiali sparse per l'Italia, e' costato alla collettivita' 105.672 euro l'anno.

Adusbef auspica che il presidente Renzi passi dalle parole ai fatti, estendendo le forbici della spending review anche ai 'mandarini di Palazzo Koch' e di una Banca d'Italia, che oltre ad aver perso la funzione monetaria in cambio della funzione bibliotecaria con stipendi 10 volte maggiori dei lavoratori delle biblioteche, funge da zerbino agli interessi delle banche e dei banchieri, senza mai prevenire i crack bancari come quello del MPS costato alla fiscalita' 4,1 miliardi di euro.

A meno che le elezioni Europee non sanciscano il processo di uscita dall'euro, mantenere una pletora di dipendenti e' uno sperpero scandaloso ed intollerabile, che bisogna affrontare con urgenza.

25 marzo 2014
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Re: 13. Il Signoraggio è poco e cmq torna dalla BCE allo Sta

Messaggioda sandropascucci » 28 mar 2014, 11:05

ecchinen'andro de professoroni saccenti che smerdavano i (ccdd) signoraggisti, trattandoli come dementi:

http://goofynomics.blogspot.it/2014/03/ ... -o-la.html

ora SEMPRE PIU' spesso
ora SEMPRE PIU' professoroni (AH! AH! AH!)
ora SEMPRE PIU' con nonchalance


tirano fuori la verginella parolina magggica:

Dico che questo sistema è irrazionale (e infatti usato solo da UK e Eurozona) perché per un paese come l'Italia, che non gode di potere di signoraggio sul mercato della liquidità internazionale (forse non ve ne siete accorti ma non siamo gli Stati Uniti), la valuta estera è una risorsa scarsa, e quello che è più naturale considerare è quanto questa risorsa ci costi in termini della nostra valuta.
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Re: 13. Il Signoraggio è poco e cmq torna dalla BCE allo Sta

Messaggioda sandropascucci » 16 set 2014, 12:35

P

R

I

M

I

T

[>>]

P.A.D.R.E. NOSTRO CHE SEI NEI C.I.E.L.I.
[16092014 di sandropascucci signoraggio.COM per PRIMIT.IT]

Se il signoraggio "E' POCO" [voglio farci una tag con questo "il signoraggio è poco" o un hashtag #ilsignoraggioèpoco - intanto lo scrivo qui e sul sito così Google se lo suka*]..
dicevamo: se è poco.. come mai 'sti due (Wyplosz e Paris) voglio ristrutturarci il debito pubblico dell'intera Europa?

I due (Wyplosz è una vecchia conoscenza del Forum, l'altro è uno che faceva il consulente per le banche e che ora è diventato banchiere lui stesso medesimo in prima persona di se stesso, quindi non due stupidini) hanno scritto un rapporto su questo progetto (progetto PADRE o progetto P.A.D.R.E. - Politically Acceptable Debt Restructuring in the Eurozone) e lo hanno presentato a Ginevra nel gennaio di quest'anno (ma lo studio era già in essere dall'estate 2013). Strano che nessuno dei ferventi signoraggisti (ma anche anti-signoraggisti) ne abbia parlato sui propri blogghettiniinininini.. ma vabbé - STIKA**).

Il PDF dello studio è di seguito riportato.

In soldoni: deciso arbitrariamente quanto debito pubblico europeo "ristrutturare" (nell'esempio dello studio il 50%, pari a 4.700 miliardi di euro) si prende una quota per Paese (pari alla partecipazione del Paese membro - in realtà della "sua" BCN - alla/nella BCE, ad esempio l'Italia per il 17,84%) e la si "congela", con emissione di nuove obbligazioni a tasso zero e IRREDIMIBILI, così da risparmiare (almeno) su costi di interesse (sulla quota parte e con interessi ridotti, data la SOLVIBILITA' che la BCE può vantare sul mercato) e cominciare a diminuire, così, l'ammontare dell'intero debito. Come paga, la BCE, gli interessi in gioco? Usando, rullo di tamburi, il SIGNORAGGIO (fine rullata e vai di bocche spalancate per la surprise) che la BCE stessa può vantare grazie alla sua posizione di SIGNORA DEL DENARO.

Calcolando (loro calcolano, su basi di stime e voli di anatra e cenere sui fondi di caffé) che l'Italia ha un PIL di MLD€ 1.590 (che NON HA!!) e un debPUB di MLD€ 2.117 (MAMMAGARA!! vedi il dossier PRIMIT "è record ma ogni volta?!") si passerebbe dal 133% (della fuffa terroristica chiamata rapporto pil/debito pubblico - che è una delle più grandi stronzate mai inventate dall'homo-bankus) a un modesto 80% (con MLD€ 841 in frizzer, per sempre).

MA IO BOH!! E' una cazzata ugualmente ma a noi interessa perché, finalmente, esce allo scoperto la portata di questo fantomatico "signoraggio". Pur sminuito, nei calcoli nominali, come abbiamo sempre denunciato.

Quindi, goliardicamente, possiamo dire: Ma questi signori se lo sono chiesto se basta questa miseria miserrima di "signoraggio che prima non esisteva poi vabbé esiste ma non è come dici tu pascucci il cattivo e ora è ok esiste ma è poco" ??

Se la saranno posta 'sta domandina?

opps: sì.

A pag. 8 della versione 2.0 del rapporto presentato dai nostri "il gatto&la volpe" troviamo proprio questa domanda!

Si chiedono: "E' il signoraggio abbastanza GROSSO?".

E si rispondono pure!! Così: "Il piano presuppone che il reddito da signoraggio è sufficiente per finanziare la ristrutturazione di 4.700 miliardi di euro di debito, quasi la metà del Pil dell' intera Eurozona. Questa domanda può essere scomposta in due parti: A. Il valore attuale del signoraggio è abbastanza grande? B. Il profilo temporale del reddito da signoraggio corrisponde alle esigenze finanziarie dell'agenzia? La risposta alla prima domanda è (rullo: drumdrummdrumdrum) positiva, che molto probabilmente (l'ammontare del signoraggio) risulta sufficiente per tale operazione***;"

opps.. ma il signoraggio.. non è(ra) "poco"??

QUALCOSA NON TORNA o no?!

Anche, ripetiamo, con il signoraggio-calcolato-alla-BCE, sembra che ci sia una IMBARAZZANTE possibilità che il tutto funzioni (ripetiamo ancora: è una cazzata, una toppa al furto, un seppellire il corpo del reato) ma quando si dice che la VERITA' E' AUTOESAURIENTE. no?

comunque.. la parola della settimana è "IRREDIMIBILE".
:)


PADRE v1:

PRIMIT PADRE v1.pdf
(4.26 MiB) Scaricato 108 volte

PADRE v2:
PRIMIT PADRE v2.pdf
(993.52 KiB) Scaricato 90 volte


Il PADRE v2 è anche chiamato, goliardicamente credo, dai due autori MADRE: Mutual Agreement for Public Debt Restructuring in the Eurozone.
E' identico al PADRE ma l'ENTE che si occuperebbe della cosa sarebbe in questo modello un ENTE appositamente creato (NANDRO!! CHE CE MANCHENO!!) e non la BCE, come nel progetto PADRE.

PRIMIT MADRE v1.pdf
(992.88 KiB) Scaricato 76 volte









------------------------------------------------------------------------------
* è tecnicismo informatico, vuol dire che lo assimila nella sua rete neuronale omnidirezionale per operazioni di founding future - le FoFo (founding future operations)
** "non ci interessa al momento"
*** poi dicono che la risposta sul "profilo temporale" non è positiva ma presentano una soluzione a questo.

[^]

F

O

R

U

M

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Re: 13. Il Signoraggio è poco e cmq torna dalla BCE allo Sta

Messaggioda mr.spyder » 9 dic 2014, 19:21

!
ecco lo schema per salvare l’Italia e l’Europa dai debiti
Bernardo Bortolotti
9 dicembre 2014

Lo spettro della deflazione, le incertezze sul quantitative easing della Bce, la crescita che non c’è e da ultimo il taglio del rating sul debito pubblico italiano da parte di S&P (da BBB a BBB-, dunque a un passo dal livello speculativo) sono tutte pessime notizie per la sostenibilità del debito dell’Eurozona che rimane uno dei maggiori fattori di rischio per l’economia globale. A questi elementi di preoccupazione, si aggiunge l’avanzata di nuove leadership che dalla Grecia alla Francia passando per l’Italia cavalcano la protesta coagulando sentimenti antieuro. Eppure, per molti la riflessione sulla sostenibilità del debito pubblico è immediatamente evocativa dello spettro del default, e perciò si preferisce non affrontare il problema e prendere tempo.

Ma se il problema del debito è alla radice della crisi dell’Eurozona, è utile ritornare sul tema delle misure per affrontarlo. Lo farò partendo dalle reazioni contrariate suscitate dal mio precedente articolo “Guardiamo in faccia la realtà e iniziamo a parlare di default”. Da un lato, vi è consenso sul fatto che servano misure straordinarie e che si debba agire sugli stock e non sui flussi: abbiamo imparato a nostre spese che gli avanzi primari in recessione deprimono ulteriormente l’economia. Ma la prospettiva di un default domestico seppur controllato spaventa ancora molti. Alcuni lo considerano una patrimoniale (anche se sul fatto che i titoli di stato siano ricchezza privata si dibatte dai tempi di Ricardo, passando per Robert Barro), altri invece ritengono inefficace qualunque soluzione al di fuori del quadro europeo che non preveda regole severe contro il moral hazard, cioè la tentazione di ritornare poi a indebitarsi (vedi “Default, l’obiezione principale è che non ci si fida dello Stato”). Ancor prima di considerare queste valide obiezioni, stabiliamo che su questi pixel d’ora in avanti non parleremo di default, ma di ristrutturazione volontaria del debito. Le parole contano: non agitiamo spettri dai riflessi argentini ma da cittadini responsabili ragioniamo razionalmente su soluzioni alternative al nostro più grande problema con il conforto di analisi e dati.

Una proposta che va in questa direzione è il piano PADRE sviluppato da Pierre Paris e Charles Wyplosz. Le premesse di questo piano – il cui nome è l’acronimo di Politically Acceptable Debt Restructuring for the Eurozone (Ristrutturazione politicamente accettabile del debito per l’Eurozona – sono note e condivise. Il debito medio dell’Eurozona è ormai pari al 95 per cento del Pil e l’eccessiva spesa per interessi affossa le prospettive di crescita delle economie più deboli. I paesi periferici, tra cui l’Italia, dato il livello stratosferico del debito non hanno più margine per attuare politiche espansive anticicliche. I loro governi hanno esercitato poi tutta la moral suasion possibile sulle banche nazionali per farsi finanziare i deficit, con la conseguenza che le banche sono diventate tanto rischiose quanto i governi a cui prestano. E per questo motivo hanno smesso di fare credito, mettendo a repentaglio la loro solvibilità senza che vi sia di fatto una banca centrale come prestatore di ultima istanza, funzione che la BCE per statuto non può svolgere. La conclusione è che il livello di debito pubblico attuale è di fatto insostenibile. Sarebbe già alto per chi ha una banca centrale nazionale, figurarsi per paesi come l’Italia. E deve quindi essere ristrutturato. Procrastinare l’intervento nella attesa di uno shock positivo esogeno è rischioso in quanto aumentano le probabilità di un vero default, inatteso e distruttivo perché incontrollato.

Il piano PADRE prevede uno schema di ristrutturazione del debito in chiave europea che tiene conto di tre vincoli fondamentali. Primo, non sono ammessi trasferimenti di risorse dai paesi meno indebitati a quelli più indebitati, poiché politicamente inaccettabili, nel rispetto della no bail-out clause prevista dai Trattati europei. Secondo, si deve evitare di infliggere perdite sugli attuali obbligazionisti soprattutto per scongiurare possibili fallimenti bancari che potrebbero generare crisi sistemiche. Terzo, si esclude la monetizzazione del debito da parte della Bce, un’operazione in contrasto con la sua missione di mantenimento della stabilità dei prezzi.

Come funziona in pratica il piano Padre? A livello europeo, si identifica un ente (la Bce, ma potrebbe anche essere l’European Stability Mechanism) che acquista titoli di stato in scadenza fino a un raggiungere un determinato ammontare. Per ragioni che chiariremo tra un attimo, gli acquisti di titoli nazionali sono proporzionali alle quote che i singoli paesi detengono nel capitale della Bce. Per procedere agli acquisti, l’ente emette sul mercato proprie obbligazioni nei tempi e nelle quantità corrispondenti ai titoli di Stato in scadenza. Acquistati i titoli, vengono immediatamente convertiti in titoli irredimibili (perpetuities, non hanno cioè scadenza) emessi da relativo Stato a interesse zero. La conversione implica che la quota corrispondente di debito pubblico dei paesi coinvolti viene immediatamente cancellata. Dovendosi finanziare sul mercato e detenendo titoli che non producono interesse, l’ente opera strutturalmente in perdita. Ogni paese che partecipa a piano istruisce quindi la Bce di trasferire la propria quota profitti (principalmente il gettito da signoraggio) direttamente all’ente. Essendo questa quota proporzionale alla partecipazione che il paese ha nella Bce, questo trasferimento di segno inverso controbilancia l’esborso iniziale dell’ente, eliminando i trasferimenti tra paesi.

Cosa comporta l’attuazione del piano? Primo, il debito convertito non verrebbe più scambiato sul mercato, eliminando il problema del rischio sovrano nell’eurozona. I tassi di interesse nominali scenderebbero di colpo, ponendo fine alla frammentazione del mercato determinata dagli spread. Secondo, i governi indebitati potrebbero riconquistare la propria sovranità fiscale e attuare finalmente politiche anticicliche, in un contesto di riduzione strutturale dei tassi di interesse. Terzo, nessun obbligazionista subirebbe perdite, anzi dati i minori rischi di default, i titoli rimasti in circolazione guadagnerebbero valore. Infine, non ci sarebbero spinte inflazionistiche perché la Bce non monetizzerebbe il debito ma utilizzerebbe i profitti futuri da signoraggio.

Quali sono gli effetti di PADRE sulla finanza pubblica dell’Eurozona? Il valore dei debito in circolazione a fine 2014 è pari a circa 9.400 miliardi di euro. Assumiamo che il piano preveda la conversione della metà del debito totale, circa 4.600 miliardi. Avendo l’Italia il 17,84% del capitale della Bce, l’operazione consentirebbe la riduzione di 1.276 miliardi del proprio debito e di arrivare a un rapporto debito-PIL da sogno pari all’80 per cento, con un risparmio strutturale di interessi di circa 35 miliardi. Il piano PADRE consiste quindi in una gigantesca operazione di cartolarizzazione del gettito futuro da signoraggio. Sarà sufficiente a coprire il costo del finanziamento dello swap? Il signoraggio è il gettito derivante dell’emissione di moneta (a costi pressoché nulli) e dipende dal tasso di crescita dell’economia, che a sua volta determina la domanda di moneta. Assumendo un tasso di crescita costante dell’1,5% e tassi di interesse nominali del 3,5 per cento, gli autori del piano mostrano che il valore attuale del signoraggio futuro può coprire abbondantemente il costo della ristrutturazione. Ovviamente il profilo temporale del piano è fondamentale per la sua fattibilità. La spesa annuale di interessi per l’ente che volesse ristrutturare da subito 4.600 miliardi di debito al 3,5 per cento sarebbero di 150 miliardi all’anno, a fronte di un gettito da signoraggio che inevitabilmente crescerebbe lentamente nel tempo, nell’arco dei prossimi 50 anni.

Il maggior punto di forza del piano PADRE è però anche la sua maggior debolezza. La ristrutturazione è così indolore e ben gestita che genera straordinari problemi di moral hazard. Se posso rimettere a posto i miei conti pubblici così facilmente, tanto vale ricominciare a accumulare debito per poi ristrutturarlo nuovamente. È chiaro che per essere efficace, l’implementazione del piano deve essere una tantum, associata a un patto di sangue sulla sua applicazione che ne garantisca la credibilità. Se uno stato supera la soglia stabilita di rapporto debito-pil (con un margine che consenta flessibilità di correzione per il ciclo) l’ente automaticamente converte per uno stesso ammontare le perpetuities in vecchi titoli di stato e li vende sul mercato, facendone salire gli spread e il conseguente costo di finanziamento per il paese violatore.

Il 28 novembre, Giorgios Stathakis e Yiannis Millios, gli economisti del principale partito d’opposizione greco Syriza, hanno tenuto un roadshow a Londra con l’obiettivo di presentare il programma economico del partito, che prevede la fine dell’austerity, l’inversione di rotta rispetto alle riforme strutturali imposte della troika e la ristrutturazione del debito. Chiudendo l’incontro a porte chiuse, pare abbiano dichiarato: «Se alla Germania nel 1952 è stato concesso un haircut [un taglio del debito nominale nell’ambito di una ristrutturazione, ndr] del 62 per cento, adesso è il turno della Grecia».

Oggi, però, se i governi si muovono per tempo, abbiamo davanti soluzioni meno drastiche. Il piano PADRE è efficiente: risolve un fallimento del mercato e non infliggere perdite agli obbligazionisti. È flessibile: non tutti i paesi devono per forza aderire. È politicamente accettabile: non comporta trasferimenti fra paesi e non coinvolge necessariamente la Bce. Forse è per questo che non se ne parla.

http://www.glistatigenerali.com/euro-e- ... al-debito/
Antonio Prezia, detto spyder... anche se non è importante chi sei,ma cosa vuoi fare per cambiare il mondo.


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