12. Le quote di Bankitalia, in mano a banche commerciali pri

http://controbufaladelsignoraggio.primit.it

• in soldoni: le vere bufale che girano in Rete riguardo alla «Bufala del signoraggio»©, ovvero come IGB disinforma tramite giornalisti, giornalai, blogghettini-ini-ini TUTTI insieme appassionatamente intenti al «..E ABBIAMO DIMOSTRATO CHE IL SIGNORAGGIO NON ESISTE/E' UNA BUFALA..»®
• della serie: ridere per restare sani. perché senza negazionisti del signoraggio.. ammettiamolo.. di che ca.zo ridevamo ora noandri?! :)
sandropascucci
Messaggi: 12902
Iscritto il: 5 ago 2009, 17:22
condivido lo Statuto e il Manifesto:
zona operativa:: Roma-Lazio-Italia
azioni: articoli, manovalanza di piazza, pagamento quota, volantinaggio in proprio, oratore FdEV, costruzione "cose", scrittura articoli, interventi sul WEB, documentazione burocratica, contatti con altre "entità" (associazioni, enti, strutture..)..
Contatta:

12. Le quote di Bankitalia, in mano a banche commerciali pri

Messaggioda sandropascucci » 20 set 2013, 19:33

12. Le quote di Bankitalia, in mano a banche commerciali private, non portano nessun utile a chi le detiene, anzi!
http://goo.gl/tr0rV7


bankitalia_perche01.png
 - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - -
sandropascucci : primit.it signoraggio.com
INTERNET AIUTA A RIVOLUZIONARE IL MONDO COME
TRATTENERE IL RESPIRO AIUTA A PESARE MENO SULLA BILANCIA

sandropascucci
Messaggi: 12902
Iscritto il: 5 ago 2009, 17:22
condivido lo Statuto e il Manifesto:
zona operativa:: Roma-Lazio-Italia
azioni: articoli, manovalanza di piazza, pagamento quota, volantinaggio in proprio, oratore FdEV, costruzione "cose", scrittura articoli, interventi sul WEB, documentazione burocratica, contatti con altre "entità" (associazioni, enti, strutture..)..
Contatta:

Re: [DOSSIER n. 08] LO STATO SOVRANO NON CONTA UN CAZZO

Messaggioda sandropascucci » 20 set 2013, 19:55

il magnifico rettore andrea sironi E' anche (o sopratutto) membro del CDA (Consiglio di Amministrazione) del gruppo Banco Popolare;
qui giocano a far finta che non si conoscono:


Incontri del Banco Andrea Sironi e Nicola Porro
10 maggio, 2013
Il Paese, il ruolo del sistema universitario e la crescita necessaria a garantire il futuro delle nuove generazioni. Ecco gli argomenti di cui parleranno Andrea Sironi, Rettore dell’Università Bocconi di Milano e Nicola Porro, Vicedirettore de “Il Giornale”.

Appuntamento a Lodi, presso la sede della Banca Popolare, lunedì 20 maggio alle ore 18.

L’incontro sarà trasmesso anche in diretta streaming sul sito http://www.bancopopolare.it
Informazioni e richiesta di partecipazione a eventi@bancopopolare.it

Scarica il comunicato in pdf


nun s'è fatto mancà gnente.. ha bazzicato pure la FED:

Andrea Sironi è professore ordinario di economia degli intermediari finanziari presso l'Università Bocconi di Milano.

Da ottobre 2012 è Rettore dell’Università, dove ha anche ricoperto gli incarichi di Prorettore all'Internazionalizzazione dal 2005 al 2008, Dean della Graduate School dal 2004 al 2005, Direttore della Divisione Ricerche della SDA Bocconi dal 2000 al 2006 e Direttore del Master in Risk Management.

E’ stato visiting scholar presso il Salomon Brothers Center della Stern School of Business della New York University e presso la Division of Research and Statistics del Federal Reserve Board of Governors a Washington

Scadenza del mandato di Rettore: 2014
 - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - -
sandropascucci : primit.it signoraggio.com
INTERNET AIUTA A RIVOLUZIONARE IL MONDO COME
TRATTENERE IL RESPIRO AIUTA A PESARE MENO SULLA BILANCIA

sandropascucci
Messaggi: 12902
Iscritto il: 5 ago 2009, 17:22
condivido lo Statuto e il Manifesto:
zona operativa:: Roma-Lazio-Italia
azioni: articoli, manovalanza di piazza, pagamento quota, volantinaggio in proprio, oratore FdEV, costruzione "cose", scrittura articoli, interventi sul WEB, documentazione burocratica, contatti con altre "entità" (associazioni, enti, strutture..)..
Contatta:

Re: [DOSSIER n. 08] LO STATO SOVRANO NON CONTA UN CAZZO

Messaggioda sandropascucci » 20 set 2013, 20:08

qui il magnifico sironi viene ringraziato da vincenzo capizzi, un altro bocconiano, autore de:

3.1. IL CONCETTO DI RISK FREE RATE: CENNI
La prima problematica che concretamente si pone nell’applicazione del CAPM riguarda come pervenire ad una corretta configurazione di “tasso di rendimento privo di rischio” da inserire nel modello di pricing in questione. Al riguardo, occorre sempre tenere ben presente che, nel linguaggio della teoria della finanza, per attività priva di rischio si intende un investimento il cui rendimento atteso è caratterizzato da varianza nulla: i rendimenti attuali di volta in volta conseguiti sono dunque sempre coincidenti con quelli attesi. Sono due le condizioni che garantiscono che un’attività possa essere considerata come risk free, ossia priva di rischio. 7 In primo luogo, deve essere caratterizzata da assenza di rischio di insolvenza (default risk ); ciò significa escludere dalla categoria qualsiasi titolo emesso da imprese private (corporate security ), dal momento che anche le società più consolidate e stabili non sono esenti, in linea teorica, dalla possibilità di fallimento e dunque di incapacità di far fronte ai propri obblighi di rimborso delle passività in essere. Le sole attività che possono essere considerate prive di rischio sono rappresentate dai titoli di Stato, non perché – si badi bene – i singoli governi nazionali siano gestiti meglio delle imprese, quanto piuttosto perché i primi hanno la possibilità di stampare moneta (c.d. “potere di signoraggio”). Ciò significa che, almeno in termini nominali, essi dovrebbero essere sempre in grado di far fronte ai propri impegni di pagamento. Naturalmente una simile argomentazione è riferibile solo ad un sottoinsieme abbastanza limitato di Paesi, quelli cioè caratterizzati da una maggiore stabilità e credibilità dal punto di vista sia economico sia politico; in pratica, si tratta di fare riferimento a quelle emissioni governative cui le più note società produttrici di informazione economica attribuiscono la più elevata classe di rating: ad esempio, “AAA” nel caso di Standard & Poors e “Aaa” nel caso di Moody’s.
 - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - -
sandropascucci : primit.it signoraggio.com
INTERNET AIUTA A RIVOLUZIONARE IL MONDO COME
TRATTENERE IL RESPIRO AIUTA A PESARE MENO SULLA BILANCIA

sandropascucci
Messaggi: 12902
Iscritto il: 5 ago 2009, 17:22
condivido lo Statuto e il Manifesto:
zona operativa:: Roma-Lazio-Italia
azioni: articoli, manovalanza di piazza, pagamento quota, volantinaggio in proprio, oratore FdEV, costruzione "cose", scrittura articoli, interventi sul WEB, documentazione burocratica, contatti con altre "entità" (associazioni, enti, strutture..)..
Contatta:

Re: [DOSSIER n. 08] LO STATO SOVRANO NON CONTA UN CAZZO

Messaggioda sandropascucci » 25 set 2013, 11:56

fonte: Il Messaggero › Economia › Bankitalia

:

:

Bankitalia, via alla stima delle quote

Comitato di esperti al lavoro

La Banca d'Italia dà il via alla valutazione delle quote nel proprio capitale: un comitato di esperti di alto livello, appena nominato, si è riunito oggi stesso per dare inizio a un processo che, nei desideri delle banche azioniste, rafforzerebbe il loro patrimonio alleggerendo la necessità di andare sul mercato per aumentare il proprio capitale.

Via Nazionale - si legge in una nota - ha dato incarico a Franco Gallo, giurista ed ex presidente della Corte costituzionale, Lucas Papademos, ex vicepresidente della Bce ed ex premier greco, e Andrea Sironi, rettore dell'Università Bocconi, di effettuare «una valutazione delle quote di partecipazione al proprio capitale». Pochi i dettagli emersi dalla prima riunione, cui erano presenti il governatore Ignazio Visco, il direttore generale Salvatore Rossi e il vice direttore generale Fabio Panetta.

Tuttavia due settimane fa lo stesso Rossi aveva spiegato che il valore del capitale dovrebbe essere quantificato «sperabilmente entro questo mese». Il dossier tocca anche il ministro dell'Economia (ed ex direttore generale di Bankitalia) Fabrizio Saccomanni, che quest'estate ha aperto a una riforma dell'assetto azionario di Via Nazionale da realizzare «di concerto» con la Banca centrale europea. Obiettivo primario, estendere la platea dei partecipanti al capitale in modo di rendere la banca centrale una vera 'public company' ad azionariato più diffuso rispetto all'assetto attuale, divenuto più concentrato a seguito delle fusioni e acquisizioni avvenute nel tempo fra gli istituti di credito azionisti. Il presidente dell'Abi, Antonio Patuelli, lo scorso luglio aveva chiesto il superamento della «inammissibile» legge del governo Berlusconi del 2005, «che puntava a nazionalizzare l'azionariato della Banca d'Italia».

La Bce e le banche centrali da sempre chiudono a qualsiasi ipotesi di nazionalizzazione: nello statuto della Bce, che regola anche gli istituti nazionali, è vietata qualunque forma di «finanziamento monetario» agli Stati. Ma il punto nodale è che le banche azioniste puntano invece chiaramente ad adeguare il valore delle loro quote in Bankitalia in modo da rafforzare il proprio bilancio. Pesano i vincoli di Basilea 3, c'è la pressante revisione degli attivi bancari europei che la Bce, prima di assumere la vigilanza unica, si appresta a fare in autunno portando a galla eventuali 'buchi'. E ci sono onerosi aumenti di capitale da fare che potrebbero persino comportare un intervento pubblico, come quello chiesto dall'Europa al Montepaschi da 2,5 miliardi di euro. Certo è che, rispetto a un capitale formalmente quantificato in appena 156.000 euro (valutazione del 1936), oggi circolano valutazioni miliardarie.

Come quella del capogruppo del Pdl alla Camera, Renato Brunetta, che propone di rivalutare il capitale fino a 25 miliardi (stimando in 22,6 miliardi le riserve auree) in un'operazione che assicurerebbe allo Stato quattro miliardi in imposte sulle plusvalenze pagate dalle banche. Rossi ha contestato anche l'idea di sommare il capitale alle riserve, essendo queste «state accumulate dalla banca centrale attraverso la sua attività tipica che è quella di battere moneta». Sullo sfondo del dossier, poi, ci sono gli appetiti sulle riserve auree di Bankitalia. Ma la posizione dell'istituto è sempre stata chiara. L'oro - è il ragionamento - è il presidio ultimo di fiducia verso l'Italia e verso l'Europa, che non può essere nella disponibilità di altri che l'Eurosistema.

Venerdì 20 Settembre 2013 - 20:33
Ultimo aggiornamento: Sabato 21 Settembre - 09:32
© RIPRODUZIONE RISERVATA

:

:



P

R

I

M

I

T

[>>]

Ci sono molti spunti qui, a cominciare dall'individuazione dei servi di IGB, coloro che propongono cose CONTRO lo Stato.. e parecchie cose ILLOGICHE, come il fatto che:

1. la legge del 2005 è stata da sempre disattesa, dato che prevedeva:

Legge 28 dicembre 2005, n. 262
”Disposizioni per la tutela del risparmio e
la disciplina dei mercati finanziari”

pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 301 del 28 dicembre 2005
- Supplemento ordinario n. 208

10. Con regolamento da adottare ai sensi dell’articolo 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400, è ridefinito l’assetto proprietario della Banca d’Italia, e sono disciplinate le modalità di trasferimento, entro tre anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, delle quote di partecipazione al capitale della Banca d’Italia in possesso di soggetti diversi dallo Stato o da altri enti pubblici. [tutta la legge..]


in pratica dovevano rientrare queste quote ma non sono mai state fatte azioni in tal senso. Non solo.. nel dicembre 2006 veniva TAGLIATA una parte importante dell'art. 3 dello Statuto di Bankitalia S.p.A., proprio la parte che IMBARAZZAVA i "nuovi" padroni della moneta, vedi: http://www.signoraggio.com/signoraggio_diolovole.html e http://www.signoraggio.com/index_archiv ... -2006.html

2. idiosincrasie verso finanziamenti da Banca verso Stato "è vietata qualunque forma di «finanziamento monetario» agli Stati" ma non il contrario, dato che "..ci sono onerosi aumenti di capitale da fare che potrebbero persino comportare un intervento pubblico, come quello chiesto dall'Europa al Montepaschi da 2,5 miliardi di euro." . Due pesi due misure.

3. spunta, finalmente, anche il SIGNORAGGIO BRUTO, con le parole di Rossi , che "[contesta] anche l'idea di sommare il capitale alle riserve, essendo queste «state accumulate dalla banca centrale attraverso la sua attività tipica che è quella di battere moneta»

4. e lo scippo UFFICIALIZZATO dell'oro degli italiani, dato che IGB che lo considera loro, come "..il presidio ultimo di fiducia verso l'Italia e verso l'Europa, che non può essere nella disponibilità di altri che l'Eurosistema.". capito? Non disponibilità dell'Italia ma dell'Eurosistema!!

5. si consiglia a Brunetta di ALZARE lo sguardo OLTRE il misero livello abituale, poiché 22 miliardi per l'oro di Bankitalia S.p.A. è un po' pochino: ne ha per oltre 95 miliardi di euro: http://www.bancaditalia.it/statistiche/ ... 13_ita.pdf

[^]

F

O

R

U

M

 - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - -
sandropascucci : primit.it signoraggio.com
INTERNET AIUTA A RIVOLUZIONARE IL MONDO COME
TRATTENERE IL RESPIRO AIUTA A PESARE MENO SULLA BILANCIA

sandropascucci
Messaggi: 12902
Iscritto il: 5 ago 2009, 17:22
condivido lo Statuto e il Manifesto:
zona operativa:: Roma-Lazio-Italia
azioni: articoli, manovalanza di piazza, pagamento quota, volantinaggio in proprio, oratore FdEV, costruzione "cose", scrittura articoli, interventi sul WEB, documentazione burocratica, contatti con altre "entità" (associazioni, enti, strutture..)..
Contatta:

Re: [DOSSIER n. 08] LO STATO SOVRANO NON CONTA UN CAZZO

Messaggioda sandropascucci » 30 set 2013, 9:32

da: repubblica.it

>
>
È battaglia sulle quote ma da via Nazionale non ci saranno regali

IL VALORE DEL CAPITALE DELL’ISTITUTO CENTRALE È FERMO DAL 1936, ORA SI STANNO STUDIANDO I PARAMETRI PER ADEGUARLO. MA NON SARÀ QUELLA LA STRADA PER RISOLVERE I PROBLEMI DEL FISCO E DEL PATRIMONIO DELLE BANCHE AZIONISTE

Federico Fubini

Quando la Banca d’Italia assunse la struttura azionaria che mantiene oggi, fuori dalle sue arcate in granito il mondo emergeva dalla Grande Depressione. John Maynard Keynes stava pubblicando la Teoria generale, il deficit pubblico dell’Italia mussoliniana era al 10% del Pil per lo sforzo militare in Etiopia, le banche erano state nazionalizzate nell’Iri, l’economia faticava a riprendersi da anni di sopravvalutazione della lira perseguita per motivi di prestigio. Per fortuna di noi contemporanei, quella era un’altra Italia. E ppure gli azionisti della Banca d’Italia erano gli stessi istituti che ora potrebbero vendere, o rivalutare, parte delle loro quote. All’epoca, con la legge del 1936 emanata all’uscita dell’Italia dal Gold Standard, le banche versarono 300 milioni di lire come capitale dell’Istituto. Se si calcola l’inflazione cumulata da allora e si trasla quel capitale ai prezzi attuali, oggi Bankitalia varrebbe un miliardo di euro. È molto meno dei 22,1 miliardi di euro impliciti nella valutazione delle proprie quote da parte di uno degli azionisti, Carige. Ed è una frazione del patrimonio netto della banca (23,5 miliardi), che include il capitale e le riserve frutto dell’attività di base di una banca centrale: il cosiddetto “signoraggio”, il potere di creare moneta e immetterla in circolazione prestandola agli istituti di credito contro garanzie e in cambio di un interesse. Fino a ieri queste erano poco più che questioni contabili, territorio
di caccia di pochi esperti. È probabilmente un segno dei tempi il fatto che siano entrati nella conversazione politica. Renato Brunetta, un esponente del centro-destra, propone di ridurre il deficit rivalutando le quote di Via Nazionale in mano alle banche e tassando le plusvalenze al 16%. Secondo Brunetta, l’incasso per l’erario sarebbe del 4% e permetterebbe di compensare per esempio il mancato aumento dell’Iva. Ancora una volta, ciò implicherebbe una rivalutazione del capitale di Banca d’Italia dai 300 milioni di lire del 1936 a 25 miliardi di euro oggi. Ma è davvero così? Il modo in cui le banche italiane iscrivono a bilancio le loro quote in Via Nazionale non aiuta. Intesa Sanpaolo e Unicredit, che insieme controllano il 58% del capitale, valutano le loro partecipazioni praticamente in base a un aggiustamento all’inflazione sul capitale versato nel 1936 dalle loro progenitrici Banca Commerciale e Credito Italiano. Per loro, Bankitalia non vale più di un miliardo e mezzo. E in teoria per gli istituti di credito quella valutazione non fa poi molta differenza: quelle quote da allora sono rimaste inerti e di fatto non sono scambiabili sul mercato proprio perché il loro valore non è chiaro. Ma forse è destino – e magari non un caso - che attorno a quel palazzo bianco in Via Nazionale i riassetti si facciano sempre in tempi di depressione. Oggi che il prodotto lordo è caduto dell’8,9% dal 2008 e i crediti deteriorati delle banche sono di (almeno) 250 miliardi, quelle vecchie quote non sembrano più tanto irrilevanti neanche alle banche. Nelle tasse prodotte dalla rivalutazione qualche politico può vedere una soluzione, precaria, ai problemi di finanza pubblica. Qualche banchiere invece può vedervi un modo per rafforzare il capitale del proprio gruppo, ora che i bilanci delle imprese di credito stanno per passare al setaccio prima la vigilanza del sistema passi alla Bce nel 2014. Oggi questo non è possibile. Poiché non esiste un valore preciso e accettato delle quote in Bankitalia, queste non posso essere vendute. E poiché non possono essere vendute, non possono neppure entrare a far parte del tipo di capitale richiesto per ogni banca dagli organi di vigilanza: le regole impongono infatti che quel capitale possa essere venduto e trasformato in liquidità in tempi molto rapidi. È il cosiddetto «Core Tier 1»: in base agli accordi internazionali (la cosiddetta Basilea 3) a termine questo capitale dev’essere almeno il 9% di tutte le attività in cui la banca ha investito. E se fossere scambiabili sul mercato, anche le quote di Via Nazionale entrerebbero a far parte del “Core Tier 1”. Visti i vincoli, sul deficit e sulle banche, facile dunque capire perché molti ora guardino a Bankitalia nella speranza che levi loro qualche castagna dal fuoco. Salvatore Rossi, il direttore generale, guida un’operazione che mira proprio a questo: misurare con certezza, e probabilmente rivalutare, il capitale dell’istituto. L’esercizio in realtà è appena partito, ma qualcosa inizia a essere già chiaro: non risolverà i problemi di capitale delle banche azioniste o quelli di deficit dello Stato. I vincoli internazionali e un po’ di realismo indicano che soluzioni contabili del genere a problemi così radicati in Italia restano fuori portata. Lo si capisce già dai primi segnali di fumo in arrivo da Palazzo Koch, sede dell’istituto. Bankitalia ha infatti aperto la partita sulle quote con una doppia mossa. In un’intervista al Sole 24 Ore, Salvatore Rossi ha dichiarato che il capitale della banca non può coincidere con il suo patrimonio netto di 23,5 miliardi. Il motivo: i proventi del signoraggio, la produzione di moneta, sono di natura così peculiare e indipendente che non possono costituire la base del capitale; su questo gli azionisti, dice Rossi, “non possono avere pretese”. C’è poi una seconda spia a segnalare che la rivalutazione delle quote sarà un esercizio delicato, non un colpo di bacchetta magica sui bilanci delle banche: è la lista dei consulenti nominati da Banca d’Italia per una valutazione preliminare. I loro profili rivelano già molto della cautela che circonda Palazzo Koch. C’è un esperto di finanza come il rettore della Bocconi Andrea Sironi, l’ex vicepresidente della Bce Lucas Papademos e Franco Gallo, presidente della Corte costituzionale sino a due settimane fa e specialista di diritto tributario. Un uomo per ciascuna delle tre preoccupazioni di Bankitalia. Il primo, Sironi, dovrà proporre un modello per la rivalutazione delle quote che vada aldilà della semplice stima dell’inflazione. Sironi probabilmente terrà conto anche del valore in prospettiva di quelle azioni, implicito anche nei flussi di dividendi prevedibili; una stima verosimile indica che il dividendo offerto da Bankitalia dovrebbe avvicinarsi alla cedola di un titolo di Stato quinquennale, anche se potrebbero esserci anni in cui l’istituto non remunera i suoi azionisti. Di certo, un incentivo del genere a detenere le quote potrebbe incoraggiare fondazioni, compagnie assicurative o fondi pensione a comprare qualche quota dalle banche. In questo modo, Intesa Sanpaolo e Unicredit potrebbero vendere e così scendere al di sotto di una quota congiunta che consegna loro più di metà del capitale della banca: un piccolo paradosso da risolvere, anche perché gli istituti di credito non hanno voce nella condotta di Bankitalia stessa. Ma, anche con quote vendibili e dunque incluse nel “Core Tier 1”, il rafforzamento del capitale non sarà comunque forte. Il compito di Franco Gallo sembra proprio di controllare questo aspetto: la revisione del capitale di Palazzo Koch non può diventare un modo surrettizio per estendere un aiuto di Stato alle banche azioniste. A maggior ragione adesso che Bruxelles rischia di imporre perdite per gli obbligazionisti subordinati in caso di sussidi pubblici alle banche stesse. Anche la chiamata di Papademos riflette l’intenzione di non scoprire il fianco all’accusa di aver infranto qualche regola europea. In particolare, le tasse derivate dalla rivalutazione delle quote non devono essere assimilabili a un finanziamento del deficit da parte della banca centrale: è vietato da Maastricht. La rivalutazione di Bankitalia entro l’anno dunque ci sarà, a patto che questo parlamento riesca ad approvare la legge necessaria. Ma che faccia miracoli per i suoi azionisti, o per lo Stato, è escluso in partenza. Nella foto qui sopra, la storica sede della Banca d’Italia in Via Nazionale a Roma Il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco
(30 settembre 2013) © RIPRODUZIONE RISERVATA
 - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - -
sandropascucci : primit.it signoraggio.com
INTERNET AIUTA A RIVOLUZIONARE IL MONDO COME
TRATTENERE IL RESPIRO AIUTA A PESARE MENO SULLA BILANCIA

sandropascucci
Messaggi: 12902
Iscritto il: 5 ago 2009, 17:22
condivido lo Statuto e il Manifesto:
zona operativa:: Roma-Lazio-Italia
azioni: articoli, manovalanza di piazza, pagamento quota, volantinaggio in proprio, oratore FdEV, costruzione "cose", scrittura articoli, interventi sul WEB, documentazione burocratica, contatti con altre "entità" (associazioni, enti, strutture..)..
Contatta:

12. Le quote di Bankitalia non portano nessun ricavo a chi..

Messaggioda sandropascucci » 22 ott 2013, 10:38

12. Le quote di Bankitalia, in mano a banche commerciali private, non portano nessun utile a chi le detiene, anzi!
 - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - -
sandropascucci : primit.it signoraggio.com
INTERNET AIUTA A RIVOLUZIONARE IL MONDO COME
TRATTENERE IL RESPIRO AIUTA A PESARE MENO SULLA BILANCIA

sandropascucci
Messaggi: 12902
Iscritto il: 5 ago 2009, 17:22
condivido lo Statuto e il Manifesto:
zona operativa:: Roma-Lazio-Italia
azioni: articoli, manovalanza di piazza, pagamento quota, volantinaggio in proprio, oratore FdEV, costruzione "cose", scrittura articoli, interventi sul WEB, documentazione burocratica, contatti con altre "entità" (associazioni, enti, strutture..)..
Contatta:

Re: 12. Le quote di Bankitalia non portano nessun ricavo a c

Messaggioda sandropascucci » 22 ott 2013, 10:42

Questo che segue è solo un esempio di come SI LUCRA dall'avere o NON avere possesso di quote in Bankitalia S.p.A.

Mps cambia le clausole e riesce a vendere Biverbanca alla Cassa di Asti

L'incasso, 203 milioni per una quota del 60%, sarà integrato entro dieci anni se il Parlamento e il Tesoro sapranno modificare gli assetti proprietari della Banca d'Italia, valorizzando il 2,1% detenuto dalla banca di Biella e Vercelli.
di ANDREA GRECO

Mps cambia le clausole e riesce a vendere Biverbanca alla Cassa di Asti Alessandro Profumo, presidente di Mps

MILANO - Il Monte dei Paschi sbriglia relativamente in fretta la grana Biverbanca. Comprata ai tempi dei fasti da Intesa Sanpaolo, la quota di maggioranza della rete commerciale piemontese (60,4%) era stata opzionata a fine giugno dalla Cassa di Risparmio di Asti, pronta a offrire 203 milioni. Ma al ritorno dalle vacanze si era creata una situazione di stallo relativa alla proposta di scissione delle quote di Banca d'Italia detenute da Biverbanca (2,1%), una parte delle quali sarebbe rimasta ai senesi. Oggi un cda della CariAsti ha accettato la proposta senese di modificare quel contratto.

Le novità riguardano soprattutto la rinuncia di Mps a impossessarsi della quota parte delle azioni della vigilanza creditizia, in cambio di un'integrazione del prezzo di compravendita che non potrà eccedere i 100 milioni di euro, da pagare se entro 10 anni si saranno verificati "determinati eventi di natura legislativa e/o regolamentare che consentano un incremento del valore di detta partecipazione in Banca d'Italia rispetto al valore di carico e ne permettano la computabilità ai fini del calcolo dei requisiti patrimoniali di vigilanza".

Se fosse sistemata la querelle dell'azionariato di Via Nazionale, insomma, che da anni si trascina senza costrutto tra il Parlamento e le banche italiane vigilate - e al contempo azioniste -, Mps potrebbe avere la sua parte di beneficio.

Ci sono dieci anni di tempo, il che dà anche la misura dei tempi dell'evoluzione normativa e degli assetti in oggetto. L'integrazione, a certe altre condizioni e dopo il primo triennio, potrà avvenire direttamente in quote della Banca d'Italia, dal gruppo di Biella e Vercelli verso Siena.

Il contratto di compravendita diventa quindi efficace: Biverbanca passa ad Asti (ma restano nel capitale con quote di minoranza gli enti di Biella e Vercelli) mentre il Monte dei Paschi libera risorse, fa cassa e può dedicarsi a un altro capitol del suo faticoso riassetto. A partire dal confronto con il sindacato interno sulle uscite di personale dal gruppo previste dal piano industriale: 1.600 tagli, su cui oggi si è chiusa la procedura di confronto tra Mps e i lavoratori, senza accordo sulla controproposta dei sindacati, che prevedeva un piano di esodi volontari con un fondo esuberi finanziato da tagli temporanei al costo del lavoro.

Nelle stesse ore, la fondazione Mps, scesa negli ultimi mesi al 35% della banca senese, ha ceduto sul mercato a settembre un altro 1,41% di Mps, circa la metà di quel 2,85% che l'ente aveva in previsione di vendere e quindi aveva iscritto nell'attivo circolante.

(01 ottobre 2012)
 - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - -
sandropascucci : primit.it signoraggio.com
INTERNET AIUTA A RIVOLUZIONARE IL MONDO COME
TRATTENERE IL RESPIRO AIUTA A PESARE MENO SULLA BILANCIA

sandropascucci
Messaggi: 12902
Iscritto il: 5 ago 2009, 17:22
condivido lo Statuto e il Manifesto:
zona operativa:: Roma-Lazio-Italia
azioni: articoli, manovalanza di piazza, pagamento quota, volantinaggio in proprio, oratore FdEV, costruzione "cose", scrittura articoli, interventi sul WEB, documentazione burocratica, contatti con altre "entità" (associazioni, enti, strutture..)..
Contatta:

Re: 12. Le quote di Bankitalia non portano nessun ricavo a c

Messaggioda sandropascucci » 23 ott 2013, 14:20

:

:

primit_bankitalia_azionariato_2005.png
primit_bankitalia_azionariato_2013.png


questi sono gli elenchi, per anno indicato in calce, dell'azionariato di Bankitalia S.p.A.

Negli 8 anni che separano i due vediamo molti cambiamenti, passati - ovviamente - sotto silenzio dai media.
L'accorpamento procede sempre più spedito e le cc.dd. "quote" si ingrossano sempre più.
E una sorpresa l'avremo anche quando andremo ad analizzare i cc.dd. "voti" REALI.
Questo perché i negazionisti del signoraggio supportano, uno e trino, le teorie:

1. "la quota non è importante" e/o
2. "la quota non è importante ma solo il voto" e/o
3. "il voto non conta nulla, decide il Governo".

Già il fatto che di fronte a UNA denuncia, ovvero che il signoraggio è il male del Mondo e la BC ne è la pappatoia principale, ci siano n-tipi-di-negazionisti è significativo, no?!

Come mai non c'è FRONTE COMUNE, tra lor signori?

Ma vediamo le stesse tabelle sotto un'altra luce (aggregato): quella del GRUPPO BANCARIO.

Vediamo:

(tab3)

:

:

 - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - -
sandropascucci : primit.it signoraggio.com
INTERNET AIUTA A RIVOLUZIONARE IL MONDO COME
TRATTENERE IL RESPIRO AIUTA A PESARE MENO SULLA BILANCIA

sandropascucci
Messaggi: 12902
Iscritto il: 5 ago 2009, 17:22
condivido lo Statuto e il Manifesto:
zona operativa:: Roma-Lazio-Italia
azioni: articoli, manovalanza di piazza, pagamento quota, volantinaggio in proprio, oratore FdEV, costruzione "cose", scrittura articoli, interventi sul WEB, documentazione burocratica, contatti con altre "entità" (associazioni, enti, strutture..)..
Contatta:

Re: 12. Le quote di Bankitalia non portano nessun ricavo a c

Messaggioda sandropascucci » 2 nov 2013, 11:44

riservato per tabelle
 - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - -
sandropascucci : primit.it signoraggio.com
INTERNET AIUTA A RIVOLUZIONARE IL MONDO COME
TRATTENERE IL RESPIRO AIUTA A PESARE MENO SULLA BILANCIA

sandropascucci
Messaggi: 12902
Iscritto il: 5 ago 2009, 17:22
condivido lo Statuto e il Manifesto:
zona operativa:: Roma-Lazio-Italia
azioni: articoli, manovalanza di piazza, pagamento quota, volantinaggio in proprio, oratore FdEV, costruzione "cose", scrittura articoli, interventi sul WEB, documentazione burocratica, contatti con altre "entità" (associazioni, enti, strutture..)..
Contatta:

Re: 12. Le quote di Bankitalia non portano nessun ricavo a c

Messaggioda sandropascucci » 2 nov 2013, 11:45

>
>
Banca d'Italia quanto vale? Secondo i soci un tesoro di 5-7 miliardi
L'Huffington Post | Pubblicato: 14/10/2013 09:00 CEST | Aggiornato: 14/10/2013 09:06 CEST

SEGUI: Banca d'Italia, Banca Centrale, Banca d'Italia Valore Banca Italia, Banca Italia Valore, Economia, Quanto Vale Banca d'Italia, Notizie

Partiamo da una domanda: ma quanto vale la Banca d'Italia? I saggi, chiamati dal governatore Ignazio Visco a fare una stima sul valore del capitale della nostra banca centrale, stanno per consegnare al ministro dell'economia Saccomanni la risposta. Metteranno così nelle mani di via 20 settembre i risultati dell'approfondimento su il riassetto patrimoniale dell'Istituto.

Una rivalutazione - come spiegato da il Corriere - che potrebbe far incassare all'Erario, sotto forma di imposte straordinarie, risorse preziose per varare le misure necessarie ancora in attesa nella lista del governo Letta.

Nonostante le più ottimistiche stime parlino di un conteggio generale che si potrebbe aggirare intorno ai 20-25 miliardi (ciò significherebbe un incasso da circa 5 miliardi per lo Stato) la realtà è ben meno rosea.

Le cose - spiega Stefania Tamburello su il Corriere - stanno dunque diversamente. L'autovalutazione della Banca d'Italia, al netto di tutte le attività legate alla sua appartenenza al sistema delle banche centrali, sarebbe infatti lontana da tali cifre (20-25 miliardi), non superando i 7 miliardi ma fermandosi su un range tra 5 e 7 miliardi. Ciò significa che utilizzando la stessa percentuale di prelievo fiscale l'eventuale gettito si fermerebbe in questo caso ben al di sotto del miliardo di euro, al massimo sui 700 milioni.

Altro tema è il ruolo delle banche azioniste (Intesa Sanpaolo con 91.035 quote, seguito da Unicredit con 66.342, l'ultimo è Veneto Banca con 480). Quelle che partecipano al capitale attendono il risultato del lavoro dei saggi per - spiega ancora il Corriere - rivalutare la loro "presenza" azionaria dentro Banca d'Italia, rafforzandone la presenza. Il tema è caldo, se ne è parlato alla riunione dell'Fmi di Washington, i tempi però non saranno brevi.


>
>
Un decreto per rivalutare Bankitalia Dalle banche metà della rata Imu E-mail Stampa PDF
SCRITTO DA STEFANIA TAMBURELLO, CORRIERE DELLA SERA | 02 NOVEMBRE 2013
Submit to Delicious Submit to Digg Submit to Facebook Submit to Google Bookmarks Submit to Stumbleupon Submit to Technorati Submit to Twitter Submit to LinkedIn
Maggiori imposte per circa 1,3 miliardi. Che cosa cambia nei bilanci

ROMA - La cosa certa è l’intento comune — di governo, Banca d’Italia e banche partecipanti al suo capitale — di definire la cosa il prima possibile. Dal riassetto proprietario della Banca d’Italia, infatti, tutti e tre i protagonisti hanno da guadagnare: le banche una rivalutazione delle proprie quote in grado di rafforzare i rispettivi patrimoni; il governo un gettito straordinario, grazie alla tassazione delle relative plusvalenze, prezioso per alleviare il peso del fisco sui contribuenti; l’istituto di via Nazionale l’opportunità di mettere una volta per tutte la parola fine ad annose discussioni. C’è da vedere però se — e di quanto — i tempi potranno essere accelerati.
Annunciando in Parlamento i risultati dell’autovalutazione fatta dagli esperti chiamati dal governatore Ignazio Visco — un range tra 5 e 7 miliardi — Saccomanni ha spiegato che per fare la riforma — necessaria a cancellare fra l’altro le norme mai applicate della legge sul risparmio — occorrerà una legge. Ma si è guardato bene dal parlare di disegno di legge, conservandosi la possibilità di esaminare l’ipotesi di ricorrere ad una decretazione d’urgenza.
Un decreto dunque per fare in fretta. Magari tanto in fretta da bruciare il traguardo di fine anno e risolvere così i problemi ancora aperti, primo fra tutti quello sul pagamento della seconda rata dell’Imu: sospenderla costa circa 2,4 miliardi di euro che non ci sono in cassa. L’imposta sulle plusvalenze delle rivalutazioni, ipotizzando l’aliquota del 16% in vigore per le imprese, darebbe un gettito pari circa alla metà del necessario. E le stesse banche non si tirerebbero indietro dall’anticipare il versamento se potessero fare l’operazione a valere sul bilancio 2013. Quello che sarà valido ai fini della valutazione della Bce e degli stressi test dell’autunno 2014.
Il se però è d’obbligo, non sarà facile velocizzare così tanto il provvedimento anche se c’è chi arriva ad ipotizzare un anticipo della parte relativa alla rivalutazione e ai versamenti di imposta, magari con un emendamento alla legge di Stabilità, rispetto alla definizione normativa del riassetto che richiederà fra l’altro la riforma dello statuto della Banca d’Italia ed anche il nulla osta della Bce. Più semplice immaginare un varo della riforma all’inizio del prossimo anno, comunque in tempo affinché le banche possano inserire la rivalutazione delle quote in Bankitalia in chiusura del bilancio 2013.
Già perché gli istituti di credito sono fra i primi a spingere sulla rivalutazione: dovranno versare più tasse ma potranno, ognuno per la propria quota, rivalutare una voce messa in bilancio a cifre irrisorie e rafforzare, con un semplice cambiamento di numeri, il capitale. E ciò in vista dell’esame della Bce e dell’entrata in vigore dei severi paramenti di adeguatezza del capitale di Basilea 3. Avrebbero voluto una valutazione più alta di quella proposta da Bankitalia (ora chiedono che sia applicato perlomeno il massimo della forchetta indicata), ma il loro pressing non ha avuto successo. Del resto la commissione chiamata a studiare la questione — i tre superesperti Franco Gallo, Lucas Papademos e Andrea Sironi — ha fatto un lavoro tecnico di grande precisione. Partendo da una considerazione, consolidata a Palazzo Koch: gli attuali possessori delle quote di capitale della Banca non possono essere considerati come normali azionisti, perché non hanno e non hanno avuto mai alcun titolo per intervenire nella gestione della Banca. È stato questo anche il leitmotiv utilizzato per respingere le periodiche accuse di conflitto di interesse tra controllori e controllati. Ed è questa la ragione per cui il capitale sociale non supera i 7 miliardi.
L’interrogativo a cui i saggi incaricati da Visco hanno dato risposta non è infatti quanto vale la Banca d’Italia, ma solo quanto valgono le quote. Di quanto cioè queste si sono rivalutate dal 1936, quando sono state assegnate, ad oggi al netto del signoraggio o in altre parole dei redditi relativi all’attività di politica monetaria, come istituto di emissione prima e di banca aderente al sistema europeo di banche centrali poi.
Da qui la distanza per esempio con le proteste e le richieste del capo dei deputati del Pdl Renato Brunetta che ha suggerito un valore per Bankitalia dai 22 ai 25 miliardi che rappresenta il totale degli attivi e che pone la nostra banca centrale in vetta, quanto a solidità, delle europee. Che hanno tutte comunque già fatto rivalutazioni in tutto o in parte. Con i suoi simbolici 156 mila euro di capitale diviso in 300 mila quote da 0,52 euro ciascuna, che vede Intesa San Paolo primo azionista con 91.035 quote seguita da Unicredit (66.342 quote), Bankitalia è decisamente il fanalino di coda in una lista in cui la Banca centrale francese presenta un capitale sociale di 2,9 miliardi di euro, la Bundesbank 2,5 miliardi di euro e la Banca centrale britannica 14,5 milioni di sterline.
Stefania Tamburello
 - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - -
sandropascucci : primit.it signoraggio.com
INTERNET AIUTA A RIVOLUZIONARE IL MONDO COME
TRATTENERE IL RESPIRO AIUTA A PESARE MENO SULLA BILANCIA

sandropascucci
Messaggi: 12902
Iscritto il: 5 ago 2009, 17:22
condivido lo Statuto e il Manifesto:
zona operativa:: Roma-Lazio-Italia
azioni: articoli, manovalanza di piazza, pagamento quota, volantinaggio in proprio, oratore FdEV, costruzione "cose", scrittura articoli, interventi sul WEB, documentazione burocratica, contatti con altre "entità" (associazioni, enti, strutture..)..
Contatta:

Re: 12. Le quote di Bankitalia non portano nessun ricavo a c

Messaggioda sandropascucci » 9 nov 2013, 16:38

>
>
Bankitalia, le quote del ministero dell'Economia valgono tra 5 e 7,5 miliardi
9 novembre 2013

Argomenti: Normativa sulle banche | Banca d'Italia | PDL | Senato | Franco Gallo | Andrea Sironi | Lucas Papademos | Camera dei deputati | Bce

Le quote di Bankitalia in mano al ministero del Tesoro valgono tra 5 e 7,5 miliardi di euro.

//'o messeraggio.. di quale quote cianciate, di grazia? il Ministero del Tesoro NON HA QUOTE in Bankitalia SpA. è scritto nero su bianco sull'elenco che Bankitalia ha pubblicato nel settembre 2005. c'è una piccola quota INPS e INAIL ma niente di più. il resto è in mano ai vari geronzi, profumo e banchieri privati italiani e internazionali.. di che ciancia, messere?//

La conferma ufficiale arriva dal rapporto sull'aggiornamento del valore delle quote di capitale di via Nazionale redatto su richiesta del ministro dalla stessa Bankitalia.

//ovvero l'oste Bankitalia SpA si è autoquotato? lo vino so' è bbono assai, dicenci?//

Ad anticipare i dati della stima era stato già il ministro dell'Economia, Fabrizio Saccomanni, nel corso dell'audizione del 29 ottobre scorso alle commissioni Bilancio di Senato e Camera annunciando al contempo una norma ad hoc sulla materia.

//che gaffe villana!! MA DECIDETEVI, ORSU DUNKUE MANISCALCHI DEL SOLDO REGALE!! chi ha detto cosa a chi? la capacità di dir verità vi sfugge come topi da nave che affonda! il ministero sa o non sa, chiede o non chiede e a chi, alla bon'ora?! chi anticipa su richiesta di chi e a che titolo? è no'gran puttanaio, a me così appare. a te Lettore, no? //

L'operazione di stima è finalizzata a una rivalutazione delle quote indicata anche dal premier, Enrico Letta, nel corso dell'incontro con i parlamentari del Pd sul Ddl di stabilità, ora all'esame del Senato.
ah! il costrutto sintattico italiano.. questo marchettaro indefesso.. MA CHE CAZZO VUOL DIRE?!

Nei giorni scorsi è stato stimato che la forchetta in mano al Tesoro potrebbe portare quindi nelle casse dello Stato un gettito compreso fra 800 milioni e 1,12 miliardi. L'esatto ammontare dipenderà dall'aliquota fiscale che si deciderà di applicare all'operazione ma che secondo diversi esperti del mondo bancario e politico dovrebbe essere pari al 16%, la stessa introdotta nella legge di stabilità per la rivalutazione delle partecipazioni delle imprese.

//il costrutto sintattico italiano.. questo marchettaro indefesso.. MA CHE CAZZO VUOL DIRE?! la forchetta pe' magnasse li sordi nostra, i suppose..//

DOCUMENTI
La relazione di via Nazionale

L'ipotesi di rivalutazione presenta però una serie di problemi legati alla tempistica: l'operazione dovrà comunque attendere il via libera della Bce circa l'utilizzo delle risorse stesse.

//e questo perché lo Stato Italiano non conta un cazzo rispetto alla BCE.. //

Proprio per scongiurare possibili rilievi dell'Unione europea il Governo ha volutamente inserito nel Ddl sulla legge di stabilità la norma di carattere generale applicabile a tutti i contribuenti sulla rivalutazione al 12 o al 16% dei beni d'impresa. In questo modo, quando arriverà la norma sulla rivalutazione delle quote di Bankitalia, i possibili dubbi di un aiuto di Stato riservato alle banche dovrebbero cadere nel vuoto.

// ooppss.. arriva un'arietta..//

La norma sulla rivalutazione dei beni d'impresa che dovrà fare da cornice a quella sulla Banca d'Italia entrerà in vigore con la stabilità soltanto il 1° gennaio. Questo vuol dire che non potrebbe essere messa a copertura dell'Imu come pure richiesto da alcuni esponenti del Pdl nei giorni scorsi perché la copertura Imu dovrebbe dare i suoi effetti già quest'anno.

// ..ecchila, eh.. //

I contenuti del rapporto

Lo studio, redatto dalla Banca d'Italia con l'ausilio di esperti tra cui Franco Gallo, Lucas Papademos e Andrea Sironi,

:lol: :lol: :lol:

spiega che l'assetto azionario della banca (partecipata da banche, imprese di assicurazione e istituti di previdenza e assistenza) va rivisto prima di tutto perché i processi di concentrazione avvenuti negli ultimi anni hanno accresciuto la percentuale del capitale detenuta dai più grandi gruppi bancari.

// MADDAI!=!= !!!11!! GOMBHLOTTO!!1!! :o :o //

Vanno inoltre evitati gli effetti della legge 262 del 2005 che contempla un possibile trasferimento allo Stato della proprietà, mantenendo così l'indipendenza di Via Nazionale dalle pressioni politiche.

// scusi.. mi perdoni.. posso fare una domandina?! MA CHE STRACAZZO L'HA FATTA A FARE LO STATO ITALIANO ERGO LA REPUBBLICA ITALIANA LA 262 SE POI IL GRASSO BANCHIERE LA DISTRUGGE IN UN TRATTO DI PENNA? VERGOGNA!! NON VI DIMENTICHEREMO!!©//

Infine, si legge ancora nel rapporto, «è necessario modificare le norme che disciplinano la struttura proprietaria per chiarire che i partecipanti non hanno diritti economici sulla parte delle riserve della banca riveniente dal signoraggio», che deriva esclusivamente dalla funzione pubblica di emissione delle banconote. «Il modo più ovvio per ridurre la concentrazione dei partecipanti - scrivono gli esperti - consiste nell'introduzione di un limite massimo alla percentuale di quote detenibili da ciascun soggetto, ampliando allo stesso tempo la base azionaria. A tal fine, le quote dovrebbero essere facilmente trasferibili e in grado di attrarre potenziali acquirenti (investitori istituzionali)».

// traduzione: LO STATO DEVE DA CACCIARE ALTRI SOLDI (DEBITO PUBBLICO) PER COMPRARSI UNA COSA SU CUI NON HA [AVRA'] NESSUNA VOCE IN CAPITOLO E DELLA/NELLA QUALE SARANNO I BANCHIERI PRIVATI A BENEFICIARE (vedi fine articolo)//

Per raggiungere simili obiettivi è dunque necessario calcolare il valore corrente delle quote, aumentare il valore del capitale della banca centrale, oggi puramente simbolico (156mila euro fissato nel 1936, 300 milioni di lire di allora) e attribuire ai partecipanti un flusso futuro di dividendi.

// PERCHE', xdio: PERCHE'? //

«Per essere equa - continuano gli esperti - la riforma non deve incidere sul valore delle quote dei partecipanti. Questo risultato dipende dal valore del capitale della banca e dal tasso di dividendo adottato nel nuovo regime. Le nostre analisi mostrano che nelle attuali condizioni di mercato, qualora il capitale della banca venisse aumentato a 6-7 miliardi di euro e considerando un tasso di dividendo del 6% (360 o 420 milioni di termini assoluti), il valore delle azioni dopo la riforma si collocherebbe all'interno dell'intervallo 5-7,5 miliardi».

// secondo me i banchieri non si accontenteranno di così poco, suvvia! //

La riforma non modificherebbe i diritti economici dei partecipanti, garantendo un flusso futuro di dividendi il cui valore attuale nette è pari al valore corrente stimato delle azioni della Banca. Così la rivalutazione delle quote in Bankitalia, inserita nella legge di stabilità, permetterà quindi alle banche di rafforzare il patrimonio e di aumentare l'utile, portando nuovo gettito all'Erario.

// io SOTTOLINEEREI (e lo sottolineo) PIU' L'AUMENTO DELL'UTILE DI LOR SIGNORI CHE IL MISERO GETTITO ALL'ERARIO //

ilsole24ore_01.JPG
ilsole24ore_01b.JPG
 - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - -
sandropascucci : primit.it signoraggio.com
INTERNET AIUTA A RIVOLUZIONARE IL MONDO COME
TRATTENERE IL RESPIRO AIUTA A PESARE MENO SULLA BILANCIA

sandropascucci
Messaggi: 12902
Iscritto il: 5 ago 2009, 17:22
condivido lo Statuto e il Manifesto:
zona operativa:: Roma-Lazio-Italia
azioni: articoli, manovalanza di piazza, pagamento quota, volantinaggio in proprio, oratore FdEV, costruzione "cose", scrittura articoli, interventi sul WEB, documentazione burocratica, contatti con altre "entità" (associazioni, enti, strutture..)..
Contatta:

Re: 12. Le quote di Bankitalia non portano nessun ricavo a c

Messaggioda sandropascucci » 10 nov 2013, 7:06

>
>
Bankitalia, tre vie per il riassetto
Gian Maria De Francesco - Lun, 04/11/2013 - 07:31

Si fa presto a dire «rivalutazione». Si fa presto a dire che il fair value del 100% di Bankitalia detenuti da istituti di credito, compagnie assicurative ed enti previdenziali vale tra «i 5 e i 7 miliardi di euro», come esplicitato dai tre saggi (Franco Gallo, Lucas Papademos e Andrea Sironi) incaricati della stima dal governatore Ignazio Visco.

Il problema è, tuttavia, il come questa teorizzazione potrà tradursi praticamente in una rivalutazione del patrimonio delle banche, in un incremento dei ratio e, soprattutto, in maggiori entrate per lo Stato. Fintantoché il ministro dell'Economia, Fabrizio Saccomanni, non diramerà la nuova normativa (probabile un decreto legge dai tempi più rapidi rispetto al ddl), resteranno in campo tutte le ipotesi finora circolate e anche ai top banker qualche dubbio resterà.

La prima strada che si potrebbe seguire è quella del mantenimento dello status quo. Cioè le quote di Bankitalia restano in capo agli attuali soci e vengono rivalutate: il Core Tier 1 sale e lo Stato incassa circa 1 miliardo di euro ipotizzando un'aliquota del 16 per cento. Secondo quanto affermato da un superbanchiere «questa soluzione sarebbe molto gradita alla Banca d'Italia». Ad esempio, con il 100% valutato 7 miliardi, il Core Tier 1 di Intesa salirebbe di 103 punti superando il 12% e anche la periclitante Carige si metterebbe in regola (anche se sarebbe costretta a una svalutazione di circa 600 milioni). Ca' de Sass, inoltre, iscriverebbe una ripresa di valore di 2,2 miliardi circa.

Bisogna vedere, però, come ha dichiarato di recente il ceo di Intesa (primo azionista con il 42,5%), Carlo Messina, se «ci sarà una computabilità ai fini del patrimonio, diversamente non siamo interessati». Effettivamente gli istituti applicano su Via Nazionale un filtro prudenziale e quell'asset viene escluso dai conteggi. Ora si tratta di capire se la Commissione Ue e, soprattutto l'Eba, accetteranno di computarlo a capitale oppure no. Nel secondo caso, difficilmente le banche accetterebbero di pagare tasse su un cespite che non produce alcun beneficio (dividendi esclusi).

La seconda opzione è quella cui faceva cenno qualche giorno fa il presidente dell'Acri, Giuseppe Guzzetti, e che sicuramente non dispiacerebbe alle Fondazioni azioniste degli istituti di credito. «Se vengono riacquistate le quote, le banche avrebbero un incremento di patrimonio tassabile e sarebbe importante anche per il Tesoro», ha dichiarato. Guzzetti aveva adombrato la possibilità che sia Bankitalia stessa a ricomprare le proprie azioni conferendole poi a una Fondazione in modo da sancire definitivamente la propria indipendenza (status che certa pubblicistica mette in discussione perché partecipata dalle proprie vigilate). Alcuni, infine, pensano - anche in questo caso - a un intervento «salvifico» di Cdp (in realtà improbabile) o dello Stato che potrebbero farsi restituire l'esborso con un maxidividendo.

L'ultima opzione è quella profilata da Saccomanni stesso: «Trasformare le quote in un libero titolo che le banche possono scambiarsi per evitare che alcune banche abbiano quote molto elevate». Questa scelta «sistemerebbe» il patrimonio delle più piccole, ma fare mercato con risorse scarse non è sicuramente semplice.
 - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - -
sandropascucci : primit.it signoraggio.com
INTERNET AIUTA A RIVOLUZIONARE IL MONDO COME
TRATTENERE IL RESPIRO AIUTA A PESARE MENO SULLA BILANCIA

sandropascucci
Messaggi: 12902
Iscritto il: 5 ago 2009, 17:22
condivido lo Statuto e il Manifesto:
zona operativa:: Roma-Lazio-Italia
azioni: articoli, manovalanza di piazza, pagamento quota, volantinaggio in proprio, oratore FdEV, costruzione "cose", scrittura articoli, interventi sul WEB, documentazione burocratica, contatti con altre "entità" (associazioni, enti, strutture..)..
Contatta:

Re: 12. Le quote di Bankitalia non portano nessun ricavo a c

Messaggioda sandropascucci » 10 nov 2013, 7:28

>
>
ECONOMIA
10/11/2013
Le quote di Bankitalia un affare per i big del credito

ANSA

Ma la riforma rischia
di slittare al prossimo anno
LUCA FORNOVO
TORINO

A molti la rivalutazione delle quote di Banca d’Italia apparirà solo come una questione oscura di scarso interesse. Ma per i colossi del credito, Intesa Sanpaolo e Unicredit in testa, e i big delle assicurazioni Generali e Unipol Sai, tutti azionisti di peso di Bankitalia, può rivelarsi un ottimo affare sia per rafforzare i loro patrimoni, sia per i generosi dividendi che potranno ricevere da Palazzo Koch.

Certo, a patto che quello che per ora è solo uno studio, realizzato da Bankitalia su incarico del ministero dell’Economia, si traduca o in un decreto del governo o una in legge dal Parlamento.
Intanto il rapporto redatto da un comitato di esperti di alto livello (Franco Gallo, ex presidente della Corte costituzionale, Lucas Papademos, ex vicepresidente della Bce, e ad Andrea Sironi, rettore della Bocconi), valuta le quote in mano a banche, assicurazioni e istituti previdenziali, tra i 5 e i 7,5 miliardi di euro. Mentre finora il valore era rimasto ancorato a quello del 1936, cioè appena 156.000 euro. Con la nuova rivalutazione invece cambierebbe tutto. Per esempio Intesa, azionista di Bankitalia con oltre il 42%, si ritroverebbe un asset da 2,1/3,15 miliardi. La quota in mano a Unicredit (22,1% di Bankitalia) varrebbe invece tra gli 1,1 e i 1,6 miliardi, mentre Generali si ritroverebbe con un asset di quasi mezzo miliardo. Una manna dal cielo per le banche che vedrebbero rafforzato il loro patrimonio alla luce dei nuovi vincoli imposti da Basilea 3, senza dover ricorrere eccessivamente al mercato. Dallo studio elaborato dal terzetto di esperti arriva anche un’altra buona notizia per le banche: qualora le quote di Bankitalia venissero rivalutate tra i 5 e i 7,5 miliardi e considerando un tasso di dividendo del 6% nelle casse dei colossi del credito finirebbero dai 360 ai 420 milioni di euro all’anno. Intesa incasserebbe dai 150 ai 170 milioni e Unicredit dagli 80 ai 90 milioni. Una bella cifra tenuto conto che nel 2012 Bankitalia ha distribuito in tutto “solo” 70 milioni agli azionisti.

Ma la rivalutazione delle quote sarebbe comunque ben vista anche dal Tesoro, che potrebbe incassare tra 1 e 1,5 miliardi di nuove tasse. Proprio gli introiti fiscali, che potrebbero essere usati come copertura della seconda rata Imu, spingono parte del mondo politico ad accelerare la riforma delle quote Bankitalia, ma difficilmente i tempi tecnici di attuazione della misura (che deve essere vagliata anche dalla Bce e deve trovare un veicolo legislativo appropriato) potranno permettere di ottenere un incasso da mettere a bilancio già nel 2013, a sostituzione della tassa sulla casa. I nodi da sciogliere sono ancora tanti.

La compagine azionaria della Banca d’Italia va rivista prima di tutto perché le fusioni bancarie degli ultimi anni hanno accresciuto la percentuale del capitale detenuta dai gruppi più grandi. Per intenderci Intesa, che ora controlla anche molte casse di risparmio (tra cui Bologna, Firenze, Veneto e Umbria), è salita dal 30,3 a oltre il 42%, Unicredit possiede il 22% e Unipol, dopo l’unione con Fonsai, ha acquisito il 2% di Via Nazionale Insomma una concentrazione eccessiva nelle mani delle grandi banche che in futuro potrebbe portare questi stessi big a cedere parte delle quote sul mercato.
Ultima incognita: va evitato che si concretizzi quanto disposto dalla legge 262 del 2005 (mai applicata in assenza del regolamento attuativo), ossia che si trasferisca allo Stato la proprietà di Bankitalia, mettendo così a rischio la sua indipendenza.
 - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - -
sandropascucci : primit.it signoraggio.com
INTERNET AIUTA A RIVOLUZIONARE IL MONDO COME
TRATTENERE IL RESPIRO AIUTA A PESARE MENO SULLA BILANCIA

sandropascucci
Messaggi: 12902
Iscritto il: 5 ago 2009, 17:22
condivido lo Statuto e il Manifesto:
zona operativa:: Roma-Lazio-Italia
azioni: articoli, manovalanza di piazza, pagamento quota, volantinaggio in proprio, oratore FdEV, costruzione "cose", scrittura articoli, interventi sul WEB, documentazione burocratica, contatti con altre "entità" (associazioni, enti, strutture..)..
Contatta:

Re: 12. Le quote di Bankitalia non portano nessun ricavo a c

Messaggioda sandropascucci » 10 nov 2013, 11:22

dividendum.png
dividendum02.png
 - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - -
sandropascucci : primit.it signoraggio.com
INTERNET AIUTA A RIVOLUZIONARE IL MONDO COME
TRATTENERE IL RESPIRO AIUTA A PESARE MENO SULLA BILANCIA

sandropascucci
Messaggi: 12902
Iscritto il: 5 ago 2009, 17:22
condivido lo Statuto e il Manifesto:
zona operativa:: Roma-Lazio-Italia
azioni: articoli, manovalanza di piazza, pagamento quota, volantinaggio in proprio, oratore FdEV, costruzione "cose", scrittura articoli, interventi sul WEB, documentazione burocratica, contatti con altre "entità" (associazioni, enti, strutture..)..
Contatta:

Re: 12. Le quote di Bankitalia non portano nessun ricavo a c

Messaggioda sandropascucci » 16 nov 2013, 15:38

ooppss!!

>
>
Pubblicato il 16 novembre 2013

La Consob contro Bankitalia. Rivalutazione esagerata. Nel mirino la stima di 5-7 miliardi per le quote. Dietro al conflitto l’ennesimo regalo alle banche
Pubblicato da Redazione online il 16 novembre 2013
Nella sezione Home, Primo piano
A proposito di: Andrea Sironi, Consob Bankitalia, Documento Giovanni Siciliano, Franco Gallo, Lucas Papademos

di Stefano Sansonetti

Roma, 88° Giornata Mondiale del Risparmio
Dalle loro parti nessuno vuol sentir parlare di scontro. Al massimo di differenti valutazioni. Ma quando l’oggetto del contendere diventa il valore delle quote della Banca d’Italia, oggi guidata da Ignazio Visco, è inutile pretendere toni diplomatici. La realtà è che al vertice della Consob, la Commissione che vigila sulle società quotate in borsa, c’è chi pensa che le stime appena sfornate dalla banca centrale in vista della rivalutazione delle sue quote, il cui valore oggi è fissato in 156 mila euro, sia a dir poco esagerata. Quella forchetta che palazzo Koch, con l’ausilio degli esperti Franco Gallo, Lucas Papademos e Andrea Sironi, ha fissato tra i 5 e i 7,5 miliardi, per la Consob dovrebbe essere ridotta a non più di 1,7 miliardi di euro. Ma c’è di più, perché in realtà secondo i ragionamenti che si stanno sviluppando ai piani alti dell’Authority sulla borsa, a subentrare nel capitale di Bankitalia dovrebbe essere solo lo Stato, l’unico legittimato a disporre delle famose riserve di via Nazionale, comprese quelle auree il cui valore oggi si colloca intorno ai 76 miliardi di euro.
Il documento
Tutte queste considerazioni sono state messe nero su bianco in un documento firmato da Giovanni Siciliano, ex Bankitalia, oggi capo della divisione studi della Consob e uno dei principali collaboratori del presidente Giuseppe Vegas. Per carità, va subito detto che lo studio, apparso qualche giorno fa sul sito lavoce.info, è frutto delle opinioni personali di Siciliano e “non impegna in alcun modo l’istituzione di appartenenza”. Ma è un fatto indiscutibile che al vertice della Consob qualcuno sta mettendo seriamente in discussione quella rivalutazione delle quote di Bankitalia, ora fondamentalmente in mano alle banche (in primis Intesa e Unicredit), che avrebbe lo scopo di consentire agli stessi istituti di credito di rafforzare in un batter d’occhi il loro patrimonio e al Fisco di incassare un miliardo di euro..

I contenuti
Tanto per cominciare il documento mette nel mirino il cosiddetto dividend discount model, ovvero il criterio di valutazione delle quote di Bankitalia basato sulla stima del valore del flusso di dividendi futuri che sarebbero percepiti dai partecipanti al capitale di palazzo Koch in base all’attuale disciplina. Questione a dir poco tecnica, che ha portato gli esperti individuati da via Nazionale a tirar fuori un valore tra i 5 e i 7,5 miliardi. Il presupposto del documento redatto dal capo della divisione studi della Consob, invece, è che “i profitti di una banca centrale sono di proprietà della collettività perché ottenuti sfruttando in regime di monopolio un bene pubblico, ovvero il diritto di signoraggio (in pratica l’insieme dei redditi derivanti dall’emissione di moneta, ndr)”. Per questo “gli utili delle banche centrali vengono distribuiti allo Stato”. Ne consegue che “tutti gli utili della Banca d’Italia derivano direttamente o indirettamente dallo sfruttamento di un bene pubblico. I soggetti titolari delle quote del capitale di Banca d’Italia non possono dunque vantare alcun diritto su quegli utili”. E quindi “non ha senso applicare il metodo del dividend discount model per valutare le quote”. Il documento ammette comunque che lo Stato possa indennizzare le banche tenendo conto del prezzo pagato per acquistare le quote, ovvero 156 mila euro. Ebbene, supponendo di collocare l’acquisto delle quote nel 1893, data di nascita della banca centrale, “il coefficiente Istat di rivalutazione monetaria dal 1893 al 2011 ci dice che il valore delle quote al 2011 è pari a 1,27 miliardi”. A una valutazione analoga si arriverebbe anche se si tenesse conto “dei dividendi che per statuto la Banca d’Italia riconosce ai detentori delle quote”. Calcolando la proiezione del dividendo atteso verrebbe fuori che “il valore delle quote è pari a 1,7 miliardi”. Insomma, cifra nettamente inferiore a quelle stimate dagli esperti. Per non parlare della conclusione dello studio. Visto che “solo lo Stato può decidere sulla destinazione di risorse prodotte con beni pubblici”, come quelle di Bankitalia, “è importante che lo Stato sia il solo azionista della banca d’Italia”.
 - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - -
sandropascucci : primit.it signoraggio.com
INTERNET AIUTA A RIVOLUZIONARE IL MONDO COME
TRATTENERE IL RESPIRO AIUTA A PESARE MENO SULLA BILANCIA

sandropascucci
Messaggi: 12902
Iscritto il: 5 ago 2009, 17:22
condivido lo Statuto e il Manifesto:
zona operativa:: Roma-Lazio-Italia
azioni: articoli, manovalanza di piazza, pagamento quota, volantinaggio in proprio, oratore FdEV, costruzione "cose", scrittura articoli, interventi sul WEB, documentazione burocratica, contatti con altre "entità" (associazioni, enti, strutture..)..
Contatta:

Re: 12. Le quote di Bankitalia non portano nessun ricavo a c

Messaggioda sandropascucci » 25 nov 2013, 11:30

:

:

>
>
Patuelli (Abi): "Le sofferenze sono un grosso problema sociale"

Il numero uno dell'Associazione delle banche spiega come la maggior parte dei crediti difficili sia dovuto anche a piccoli affidatari. Sulle quote Bankitalia: "Le banche verseranno 1,2 miliardi di tasse, solo se la rivalutazione avverrà entro l'anno"

Patuelli (Abi): "Le sofferenze sono un grosso problema sociale" Antonio Patuelli, numero uno dell'Abi

TAG sofferenze, banche italiane, Banca d'Italia, quote bankitalia, crisi economica, Abi, Antonio Patuelli

MILANO - La quota maggiore delle sofferenze nei bilanci bancari non è dovuta ai grandi clienti ma è un problema sociale "gigantesco". Lo ha sottolineato il presidente dell'Abi, Antonio Patuelli, in occasione di un seminario sul sistema bancario. "Si sostiene che i problemi delle banche dipendono da una cattiva erogazione di prestiti a grossissimi clienti - ha osservato Patuelli - ma non è questione di pochi, è un fenomeno sociale di gigantesca rilevanza che dà la misura della profondità orizzontale della crisi". Sui prestiti in sofferenza, secondo elaborazioni Abi su dati Bankitalia, il numero complessivo degli affidati è 1,167 milioni, di cui l'84,2% sono prestiti con un importo fino a 125mila euro, oltre il 15% prestiti da 125mila a 25 milioni di euro e solo lo 0,03% prestiti oltre 25 milioni di euro.

Quote Bankitalia. Patuelli è anche intervenuto sul tema della rivalutazione delle quote di Palazzo Koch, che porterebbe benefici agli stati patrimoniali delle banche ma anche alle casse dello Stato, che riceverebbero le imposte relative alle plusvalenze degli istituti. Le banche azioniste di Via Nazionale, ha spiegato il numero uno dell'Abi, verseranno nel 2013 gli 1,2 miliardi di euro al Fisco per la rivalutazione delle quote solo se il Dl sarà convertito in legge entro la fine dell'anno. L'Abi auspica che l'iter parlamentare sia rapido e che il provvedimento sia convertito in legge entro l'anno e consentire alla Banca d'Italia la modifica dello Statuto.
Le banche sono pronte da tempo: "Ci siamo messi in moto che c'era il governo Monti", ha spiegato Patuelli. Secondo la valutazione del Tesoro, il valore attribuito a via Nazionale fino a 7,5 miliardi di euro, molto al di sotto di quanto chiesto da alcune forze politiche. "Meglio accettarlo altrimenti si rimetterebbe in discussione tutto allungando i tempi". Patuelli ha quindi difeso la natura e le finalità dell'operazione dalle critiche: "Si tratta di rimediare a una situazione che vede le quote valutate 156mila euro, lo stesso valore dei tempi della guerra d'Etiopia" allineandosi al modello della Federal Reserve Usa. Così, le quote in eccesso potrebbero anche diventare appetibili per investitori esteri.

Imu. Patuelli si è infine soffermato sulla questione dell'aumento dell'acconto Ires per le banche, utile per coprire la seconda rata dell'Imu. "Siamo abituati alle solite misure che in autunno vengono di nuovo riproposte: la politica fiscale di questo governo è scarsamente innovativa", punge. "La mancanza di stabilità dell'orizzonte istituzionale toglie spazio a qualsiasi iniziativa fiscale più fantasiosa", afferma nel corso del seminario. "Noi abbiamo bisogno della stabilità istituzionale, che non è il fine ma il mezzo: ci può essere stabilità politica, con lo stesso partito che resta al governo per anni, ma una fortissima instabilità istituzionale. Dall'estero ci vedono come un luogo in cui non si sa mai come va a finire. Noi abbiamo bisogno di una politica fiscale verso i fattori produttivi, non verso le banche o altri settori, che dia l'uguaglianza dei punti di partenza, perchè siamo nell'Unione europea", conclude.
(25 novembre 2013)


Siamo in mano a pazzi o venduti?

>> Sui prestiti in sofferenza, secondo elaborazioni Abi su dati Bankitalia, il numero complessivo degli affidati è 1,167 milioni, di cui l'84,2% sono prestiti con un importo fino a 125mila euro, oltre il 15% prestiti da 125mila a 25 milioni di euro e solo lo 0,03% prestiti oltre 25 milioni di euro.

1. o è sbagliata la virgola o è sbagliata la parola "milioni". facciamo finta che siano 1,167 miliardi, ok?
ma anche così i conti non tornano: un solo prestito da 25 milioni di euro costituisce, già da solo, il 2,14% di 1,167 miliardi.
allora è sbaglia sia la virgola (siamo in Italia, cristo, o no? si usano i punti per le migliaia!) che la parola!
trattasi di 1.167 miliardi di euro. quindi il giornalista ha una precisione di due ordini di grandezza.
è come dire che una zucchina (quando ne facesse un uso culinario e non privacy entertainment) arrivasse a pesare 113 tonnellate invece che gr. 113.

qui ci sono dati più congrui:
Con 141,8 miliardi di fardello su base lorda, il totale dei crediti in sofferenza del sistema bancario italiano (ovvero quelli la cui riscossione è a rischio poiché i debitori si trovano in stato d’insolvenza) ha registrato nel mese di agosto l’ennesima preoccupante impennata. Un dato, quello riferito nelle ultime settimane dall’Associazione bancaria italiana (Abi), che dipinge il quadro peggiore degli ultimi 14 anni – il rapporto tra prestiti a soggetti insolventi e finanziamenti concessi alla clientela ordinaria viaggia al 7,32%, il valore più alto dal 1999 – ed evidenzia, va da sé, l’ennesimo effetto della crisi.

Ma ad incidere su questa massa di credito destinata alla svalutazione ci sono anche un paio di fattori nascosti: i maxi prestiti alla clientela top e la predominante responsabilità dei massimi livelli dirigenziali. Lo rivela uno studio riservato della Fiba, il sindacato del settore bancario e assicurativo della Cisl, che punta implicitamente il dito contro una nota questione irrisolta: quella, per dirla con un eufemismo, dei “grandi debitori”.

“Una parte significativa delle sofferenze è legata ai crediti erogati a grandi personaggi, amici e ‘furbetti’ vari”, dichiara il segretario generale di Fiba Cisl, Giulio Romani. “L’Abi ha disdettato il contratto nazionale dei bancari: non riconoscere l’adeguamento inflazionistico consentirebbe alle banche di risparmiare 1,7 miliardi. Ma parliamo pur sempre delle stesse banche che hanno erogato miliardi a Romain Zaleski, a Ligresti e a Danilo Coppola o concesso liquidazioni milionarie a Vigni, Bianconi, Cucchiani, Profumo e Geronzi. Con i soli soldi che si perdono attualmente su Zaleski si potrebbe coprire la copertura inflattiva a regime di un intero contratto per tutti i dipendenti bancari..”.

Alcuni dati forniti da Bankitalia, ricorda Romani, “ci dicono due cose importanti: i singoli importi delle sofferenze divisi per scaglioni e l’indice di autonomia di erogazioni dei capi filiale da cui è possibile ricostruire quello della filiera da direttore generale in su”. Sono gli elementi all’origine dell’analisi. Partiamo dalle sofferenze divise per categorie. Nei dati analizzati dalla Fiba, le sofferenze sui prestiti di importo compreso tra i 250 e i 30 mila euro, ammontano a circa 6,2 miliardi di euro. Quelle sui prestiti da 250mila a mezzo milione di euro a quasi 11 miliardi.

Nello scaglione 5-25 milioni si sale a 25 miliardi contro i 13,8 dei prestiti di importo singolo superiore. Tra il 2009 e il 2012 le sofferenze sui prestiti di importo più basso (primo scaglione) sono aumentate del 187%, mentre quelle sui prestiti dello scaglione più elevato sono cresciute del 362 per cento. Passiamo all’autonomia. A decidere sulle richieste di prestito sono diversi soggetti, dal direttore di filiale fino al Consiglio d’amministrazione, e a fare la differenza sono le autonomie sugli importi: per i prestiti di importo inferiore a 125mila euro decide il titolare di filiale, mentre per quelli compresi tra i 125 mila e 2,5 milioni deve attivarsi la “filiera” superiore fino al direttore generale. Per i prestiti più onerosi la palla passa infine al management più elevato fino al Consiglio d’amministrazione.

Ed è qui che incrociando i dati emerge un quadro impressionante. Su un totale di circa 126 miliardi rilevato a fine 2012, il 16% delle sofferenze totali (circa 20 miliardi) sono imputabili a decisioni del titolare della filiare. Il 43% (54 miliardi circa) coinvolge il resto della filiera fino al direttore generale compreso. I restanti 52 (il 41% del totale) sono ascrivibili a scelte compiute a livelli superiori fino al Consiglio di amministrazione. “Incrociando ulteriormente i dati – dichiara Romani – potremmo ipotizzare che oltre la metà delle sofferenze bancarie sia imputabile a delibere emesse dal direttore generale in su. Come dire che un centinaio di persone è causa della maggioranza delle sofferenze mentre le responsabilità di 300mila impiegati e quadri si riducono a meno del 50% del totale”. I dati dovranno essere ulteriormente aggiornati, ma il trend è chiaro.

Primo perché come si diceva ad aumentare sono soprattutto le sofferenze sui prestiti più elevati, secondo perché le sofferenze nel loro complesso continuano a salire e terzo perché il credito tende a concentrarsi presso la clientela più facoltosa che chiede prestiti di importo maggiore e ha a che fare con il management più elevato. Ad oggi, rileva lo studio della Fiba, lo 0,5% dei clienti ha ottenuto il 56% del credito erogato contro il 51% di tre anni fa. A conti fatti, meno di 17.500 persone si trovano a utilizzare oltre 720 miliardi di euro. I restanti 570 miliardi sono utilizzati da quasi 3,5 milioni di persone.

e qui ancora:
Infatti, osservando i dati della Fiba riferiti al primo punto, le sofferenze sui prestiti tra i 30 e i 250mila euro, arrivano a circa 6,2 miliardi di euro; mentre quelle sui prestiti da 250 a 500mila euro a quasi 11 miliardi. Salendo ancora, nello scaglione di prestiti tra i 5 e i 25 milioni di euro, le sofferenze arrivano a un totale di 25 miliardi, per finire con 13,8 miliardi prestati per importi singoli superiori ai 25 milioni di euro. In generale, tra il 2009 e il 2012 le sofferenze sui prestiti superiori ai 25 milioni sono cresciute del 362%.


2. di nuovo la minaccia, stile Mussaro viewtopic.php?p=42230#p42230: o fate questo o faremo (o non faremo) quest'andro..

3. la totale sottomissione e abdicamento del Tesoro!!
Secondo la valutazione del Tesoro, il valore attribuito a via Nazionale fino a 7,5 miliardi di euro, molto al di sotto di quanto chiesto da alcune forze politiche. "Meglio accettarlo altrimenti si rimetterebbe in discussione tutto allungando i tempi".


4. "Le banche sono pronte da tempo: "Ci siamo messi in moto che c'era il governo Monti", ha spiegato Patuelli. "
come dire: che aspettavamo li cazzi vostra?! è cosa già decisa & fatta!

5. "Così, le quote in eccesso potrebbero anche diventare appetibili per investitori esteri."

dato che è riconosciuto come sia il signoraggio (pur depotenziato dal FALSO IN BILANCIO CHE LA BCE/BANKITALIA SPA effettua con la voce passiva "banconote" sullo Stato Patrimoniale) a fornire denaro per il valore e funzionamento della baracca Bankitalia.. è normale che questo signore si AUGURI l'ingresso nella GRASSA MANGIATOIA dei REDDITTI DA SIGNORAGGIO di elementi STRANIERI?!

in galera i bankieri. e dico galera perché sono un non violento.

:

:

 - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - -
sandropascucci : primit.it signoraggio.com
INTERNET AIUTA A RIVOLUZIONARE IL MONDO COME
TRATTENERE IL RESPIRO AIUTA A PESARE MENO SULLA BILANCIA

sandropascucci
Messaggi: 12902
Iscritto il: 5 ago 2009, 17:22
condivido lo Statuto e il Manifesto:
zona operativa:: Roma-Lazio-Italia
azioni: articoli, manovalanza di piazza, pagamento quota, volantinaggio in proprio, oratore FdEV, costruzione "cose", scrittura articoli, interventi sul WEB, documentazione burocratica, contatti con altre "entità" (associazioni, enti, strutture..)..
Contatta:

Re: 12. Le quote di Bankitalia non portano nessun ricavo a c

Messaggioda sandropascucci » 28 nov 2013, 14:02

>
>
28 NOV 2013 10:25
SBANKITALIA – BEFANA SACCOMANNI REGALA 4 MILIARDI ALLE BANCHE ITALIANE – INTESA E UNICREDIT CI GUADAGNANO DI PIU’, PER MPS NON CAMBIA NULLA E CARIGE DOVRA’ SCONTARE LA SOPRAVVALUTAZIONE EUFORICA DELL’ERA BERNESCHI…

Se si fanno i calcoli sulla banca senese, viene il sospetto che la rivalutazione di Banca d’Italia arriverà a 7,5 miliardi. Monte Paschi ha il 2,5% di Palazzo Koch in carico a 188 milioni, che porta (guarda caso) a una valutazione di 7,5 miliardi. Se la rivalutazione si fermasse a 5 miliardi, per la banca toscana sarebbe una beffa perché dovrebbe svalutare in un momento già complesso…

Luca Fornovo per "La Stampa"

Sotto l'albero a dicembre le due super banche italiane, Intesa Sanpaolo e Unicredit, si ritroveranno un "regalo" che potrebbe valere in tutto circa 4 miliardi di euro. Il Babbo Natale in questione è il ministro dell'Economia, Maurizio Saccomanni e la renna che porterà il dono è la Banca d'Italia.

Dopo aver schierato la Cassa depositi e prestiti in aiuto delle piccole e medie imprese ripulendo però i crediti deteriorati rimasti nella pancia delle banche, il governo Letta apre il secondo capitolo di quello che a questo punto si può definire un vero programma salva-banche.

L'obiettivo è sempre quello di aiutare i colossi del credito a superare gli stress test della Banca centrale europea, ma soprattutto ad avere la liquidità necessaria per tornare a prestare denaro a imprese e famiglie così da rimettere in moto l'economia e centrare per il 2014 una crescita del pil all'1%.

Ieri il Consiglio dei ministri ha approva il decreto per la rivalutazione delle quote delle banche nel capitale di Bankitalia. Un provvedimento che, al termine di un aumento di capitale, porterà l'istituto, presieduto da Ignazio Visco, a valere tra i 5 e 7,5 miliardi di euro. Mentre finora il valore era ancorato a quello del 1936, cioè appena 156 mila euro. Il decreto stabilisce anche che le banche potranno avere al massimo una partecipazione del 5% nella Banca d'Italia.

Calcolatrice alla mano, facendo i conti, appare subito chiaro che questa rivalutazione delle quote sarà un grande affare per i big del credito. In tutto si calcola che i benefici per i soci di Banca d'Italia (la maggior parte sono banche) sarà dai 5 ai 7,5 miliardi. Ma l'operazione si può definire, come direbbero gli inglesi, "win-win" perché a vincere è anche il governo: con la valutazione a 7,5 miliardi, la tassazione dei capital gain porterebbe allo Stato circa un miliardo.

Partiamo da Intesa Sanpaolo che col 42,4% è il maggiore azionista dell'istituto di via Nazionale e si ritrova con un asset che ora vale dai 2,1 a 3,15 miliardi di euro. La banca guidata da Carlo Messina dovrà scendere al 5% entro due anni e quindi dovrà vendere il suo 37,4%, che con la nuova rivalutazione vale 1,87-2,8 miliardi. Ma che la banca ha iscritto a bilancio a un valore più basso 624 milioni.

Di conseguenza una volta venduta la quota, la plusvalenza, cioè il guadagno, che Intesa incasserà sarà di 1,2-2,2 miliardi. Già ma chi compra, chi paga? La Banca d'Italia. Il decreto al riguardo è esplicito: per favorire il rispetto dei limiti di partecipazione al proprio capitale fissati, l'istituto di Palazzo Koch «può acquistare temporaneamente le proprie quote di partecipazione e stipulare contratti aventi ad oggetto le medesime».

Se Intesa è il vincitore assoluto di quest'operazione, anche per Unicredit è un ottimo affare. La banca guidata da Federico Ghizzoni ha il 22,1% di Banca d'Italia per un valore che oscilla da 1,1 a 1,6 miliardi. Cedendo il 17,11%, Unicredit potrebbe ricavare dagli 855 milioni a 1,2 miliardi, con un guadagno che potrebbe variare da poco più di 600 al miliardo, visto che l'intera a partecipazione è a bilancio a "soli" 284 milioni.

Se si fanno i calcoli su Mps, viene il sospetto che probabilmente la rivalutazione di Banca d'Italia arriverà a 7,5 miliardi. Il motivo è presto detto: Monte Paschi ha il 2,5% di Bankitalia in carico a 188 milioni, che porta (guarda caso) a una valutazione di via Nazionale di 7,5 miliardi. Se invece la rivalutazione dell'istituto presieduto da Visco si fermasse a 5 miliardi, per banca senese sarebbe una beffa perché dovrebbero svalutare la quota di Banca d'Italia di oltre 60 milioni.

Chi invece dovrà svalutare per 200-300 milioni le quote di Bankitalia sarà la genovese Carige. L'ex presidente-padrone, Giovanni Berneschi, in un eccesso di generosità che faceva comodo alla sua banca per rafforzare il patrimonio, aveva attribuito alla quota del 4% un valore di oltre 880 milioni, dando così a Bankitalia una valutazione da capogiro: 22,1 miliardi.
 - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - -
sandropascucci : primit.it signoraggio.com
INTERNET AIUTA A RIVOLUZIONARE IL MONDO COME
TRATTENERE IL RESPIRO AIUTA A PESARE MENO SULLA BILANCIA

sandropascucci
Messaggi: 12902
Iscritto il: 5 ago 2009, 17:22
condivido lo Statuto e il Manifesto:
zona operativa:: Roma-Lazio-Italia
azioni: articoli, manovalanza di piazza, pagamento quota, volantinaggio in proprio, oratore FdEV, costruzione "cose", scrittura articoli, interventi sul WEB, documentazione burocratica, contatti con altre "entità" (associazioni, enti, strutture..)..
Contatta:

Re: 12. Le quote di Bankitalia non portano nessun ricavo a c

Messaggioda sandropascucci » 29 nov 2013, 18:34

MISSIONE COMPIUTA:
Imu: da seconda rata a Banca d'Italia, i punti del decreto legge
Imu da seconda rata a Banca d Italia i punti del decreto legge

21:47 27 NOV 2013

(AGI) - Roma, 27 nov. - Il Consiglio dei Ministri ha approvato oggi, su proposta del presidente del Consiglio, Enrico Letta e dei ministri dell'Interno, Angelino Alfano, e dell'Economia e Finanze, Fabrizio Saccomanni, un decreto legge sull'abolizione della seconda rata dell'IMU, l'alienazione di immobili pubblici e la Banca d'Italia. Ecco di seguito i punti principali del provvedimento secondo quanto riportato da un comunicato della presidenza del Consiglio: - SECONDA RATA IMU Si abolisce la seconda rata dell'IMU 2013 sull'abitazione principale ad eccezione degli immobili classificati nelle categorie A/1, A/8, A/9. Per quanto riguarda l'IMU agricola per i fabbricati rurali e per gli imprenditori agricoli professionali relativamente ai terreni e' prevista l'esenzione totale dal pagamento della seconda rata. Lo Stato rinuncia cosi' a un gettito previsto di circa 2.150 mln. Il mancato gettito viene compensato tramite acconti e aumenti d'imposta a carico del settore finanziario e assicurativo. In dettaglio, la copertura del provvedimento - spiega ancora la nota di Palazzo Chigi - e' cosi' composta: Per 1,5 mld circa: aumento al 130% dell'acconto IRES e IRAP dovuto per l'anno d'imposta 2013 dalle societa' del settore finanziario e assicurativo. Per questi stessi soggetti l'aliquota IRES viene elevata per il solo anno d'imposta 2013 al 36%. Per 650 mln circa: anticipo a carico degli intermediari finanziari sulle ritenute relative al risparmio amministrato (conto titoli). Per quanto riguarda il gettito ulteriore atteso dai comuni che hanno deliberato per l'anno 2013 aliquote superiori a quella standard, circa meta' dell'importo viene ristorata dallo Stato; a fini perequativi l'altra meta' verra' versata dai contribuenti interessati a meta' gennaio 2014, alle stesse scadenze gia' programmate per altri tributi. Il termine per il pagamento degli acconti dovuti da tutti i contribuenti soggetti a IRES e' prorogato al 10 dicembre 2013.

- ALIENAZIONI IMMOBILI PUBBLICI Sono inoltre state varate norme che facilitano il processo di dismissione del patrimonio immobiliare pubblico, in particolare e' stata estesa anche alle Regioni e agli Enti locali la possibilita' di cedere beni immobili a Cassa Depositi e Prestiti.

- BANCA D'ITALIA Al fine di assicurare alla Banca d'Italia un modello di governance che ne rafforzi l'autonomia e l'indipendenza, nel rispetto dei Trattati Europei, il decreto legge stabilisce nuove norme riguardanti il capitale e gli organi dell'istituto.
La Banca d'Italia viene quindi autorizzata ad aumentare il proprio capitale mediante utilizzo delle riserve statutarie sino a euro 7,5 miliardi. La Banca potra' distribuire dividendi annuali per un importo non superiore al 6% del capitale.
Ciascun partecipante al capitale non potra' possedere - direttamente o indirettamente - una quota di capitale superiore al 5%. Per favorire il rispetto di tale limite, la Banca d'Italia potra' acquistare temporaneamente le quote di partecipazione in possesso di altri soggetti. Il decreto amplia il novero dei soggetti italiani ed europei che possono detenere quote del capitale della Banca d'Italia. I soggetti autorizzati saranno quindi: banche, fondazioni, assicurazioni, enti ed istituti di previdenza, inclusi fondi pensione. Per effetto di questa modifica normativa, le banche potranno essere autorizzate ad includere le quote nel patrimonio di vigilanza, rafforzandone la base di capitale. Il Consiglio ha avuto termine alle 17.10.
 - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - -
sandropascucci : primit.it signoraggio.com
INTERNET AIUTA A RIVOLUZIONARE IL MONDO COME
TRATTENERE IL RESPIRO AIUTA A PESARE MENO SULLA BILANCIA

sandropascucci
Messaggi: 12902
Iscritto il: 5 ago 2009, 17:22
condivido lo Statuto e il Manifesto:
zona operativa:: Roma-Lazio-Italia
azioni: articoli, manovalanza di piazza, pagamento quota, volantinaggio in proprio, oratore FdEV, costruzione "cose", scrittura articoli, interventi sul WEB, documentazione burocratica, contatti con altre "entità" (associazioni, enti, strutture..)..
Contatta:

Re: 12. Le quote di Bankitalia non portano nessun ricavo a c

Messaggioda sandropascucci » 2 dic 2013, 11:53

addamo' che gira 'sta storia!

>
>
Bankitalia lanci un’opa su Bankitalia
“Il Mondo” del 30/9/2005
Gianni Gambarotta

Ovviamente non ne parlarono in giro, come era loro consolidata abitudine. Ma più di una decina di anni fa Francesco Cingano ed Enrico Cuccia, quando erano rispettivamente presidente e consigliere delegato della Mediobanca, affrontarono il problema, oggi attualissimo, della proprietà di Bankitalia. [...] I due grandi banchieri consultarono alcuni esperti di diritto e un’ipotesi di soluzione l’individuarono. Non se ne fece nulla, per ragioni politiche. Vale comunque la pena di ricordare quella loro idea: con alcuni ritocchi, potrebbe funzionare anche adesso visto che il problema è più o meno lo stesso. In estrema sintesi l’ipotesi era che Bankitalia lanciasse una sorta di opa su se stessa, vale a dire comprasse tutte le quote di via Nazionale possedute dalle banche sue azioniste. Avrebbe smesso così di essere una spa, si sarebbe trasformnata in un ente o meglio (si direbbe oggi) in una fondazione sotto il controllo dello Stato, si sarebbedotata di un’adeguata governance e avrebbe risolto il problema. Punto importante: l’intera operazione avrebbe avuto costo zero per il Tesoro perché, trattandosi di un’opa, tutto l’onere sarebbe ricaduto su chi la lanciava, cioè la stessa Banca d’Italia.



>
>
Così Bankitalia allo Stato
“Il Sole-24 Ore” del 5/10/2005
Pietro Garibaldi e Guido Tabellini

Uno dei cardini della riforma proposta dal Governo è il trasferimento della proprietà della banca centrale allo Stato. Ma quanto vale Banca d’Italia? Nessuno sa rispondere. E ciò rischia di far slittare l’intero processo di riforma. Esiste una via d’uscita? Sì, ma procediamo con ordine. [...] Il nodo centrale è come stabilire la remunerazione degli attuali proprietari. Secondo alcuni, qualunque risarcimento non simbolico sarebbe ingiustificato, in quanto gli attuali proprietari sono già in violazione delle norme che impongono che la proprietà resti in mano ad enti pubblici. L’Associazione bancaria italiana (Abi), invece, sostiene che servirebbero dai 10 ai 23 miliardi, a seconda dei criteri di valutazione. Il Governo è arrivato a stimare in circa un miliardo il valore di Banca d’Italia. A questa stessa cifra si giunge estrapolando al futuro gli utili recentemente incassati dagli azionisti privati e attualizzandoli con un tasso di sconto al 5% (dal ‘99 a oggi gli azionisti di Bankitalia hanno incassato in media circa 45 milioni all’anno). Chi ha ragione? [...] Probabilmente la soluzione qui proposta non sarà gradita ad alcune banche, perché le costringerebbe a subire delle minsuvalenze. Ma la strategia di alzare il prezzo ai valori inverosimili suggeriti dall’Abi è inaccettabile. Il patrimonio e le riserve della Banca d’Italia sono il frutto del signoraggio pagato nel corso degli anni dai cittadini italiani e riscosso dalle autorità monetarie con la creazione di moneta. Appartengono alla collettività, non sono certo di proprietà delle banche. Affermare il contrario fa sorgere il sospetto che in realtà le banche vogliano solo bloccare la riforma, per non perdere il controllo su chi vigila su di loro.


fonte : Senato.it
 - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - -
sandropascucci : primit.it signoraggio.com
INTERNET AIUTA A RIVOLUZIONARE IL MONDO COME
TRATTENERE IL RESPIRO AIUTA A PESARE MENO SULLA BILANCIA

sandropascucci
Messaggi: 12902
Iscritto il: 5 ago 2009, 17:22
condivido lo Statuto e il Manifesto:
zona operativa:: Roma-Lazio-Italia
azioni: articoli, manovalanza di piazza, pagamento quota, volantinaggio in proprio, oratore FdEV, costruzione "cose", scrittura articoli, interventi sul WEB, documentazione burocratica, contatti con altre "entità" (associazioni, enti, strutture..)..
Contatta:

Re: 12. Le quote di Bankitalia non portano nessun ricavo a c

Messaggioda sandropascucci » 2 dic 2013, 12:35

saccomanni01.png
 - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - -
sandropascucci : primit.it signoraggio.com
INTERNET AIUTA A RIVOLUZIONARE IL MONDO COME
TRATTENERE IL RESPIRO AIUTA A PESARE MENO SULLA BILANCIA

sandropascucci
Messaggi: 12902
Iscritto il: 5 ago 2009, 17:22
condivido lo Statuto e il Manifesto:
zona operativa:: Roma-Lazio-Italia
azioni: articoli, manovalanza di piazza, pagamento quota, volantinaggio in proprio, oratore FdEV, costruzione "cose", scrittura articoli, interventi sul WEB, documentazione burocratica, contatti con altre "entità" (associazioni, enti, strutture..)..
Contatta:

Re: 12. Le quote di Bankitalia non portano nessun ricavo a c

Messaggioda sandropascucci » 9 dic 2013, 11:32

Ve li ricordate quei tizi che si sbracciavano con siti, pdf, video e fake in tutta la Rete per negare l'esistenza del signoraggio?
erano un po' spariti per via della ridicolaggine sotto la quale si erano autoseppelliti (ad esempio sulla "riserva frazionaria", vedi altro 3D in questa raccolta)
un amico mi ha linkato un loro intervento e sono andato a vedere:
eco00.JPG

se so' svegliati, aò!! :D :D :D

e poi, per la serie "pascucci è il mio chiodo fisso":
eco01.JPG


ma chi sono questi AMICHIDEINEGAZIONISTI (e quindi negazionisti loro stessi)?

Jorio Branchini
Rinaldi Ruggero
Sergio Baracchi

Immagine
eco03.JPG
a proposito della farfallina di belen (2012)
eco04.JPG
eco05.JPG
 - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - -
sandropascucci : primit.it signoraggio.com
INTERNET AIUTA A RIVOLUZIONARE IL MONDO COME
TRATTENERE IL RESPIRO AIUTA A PESARE MENO SULLA BILANCIA

sandropascucci
Messaggi: 12902
Iscritto il: 5 ago 2009, 17:22
condivido lo Statuto e il Manifesto:
zona operativa:: Roma-Lazio-Italia
azioni: articoli, manovalanza di piazza, pagamento quota, volantinaggio in proprio, oratore FdEV, costruzione "cose", scrittura articoli, interventi sul WEB, documentazione burocratica, contatti con altre "entità" (associazioni, enti, strutture..)..
Contatta:

Re: 12. Le quote di Bankitalia non portano nessun ricavo a c

Messaggioda sandropascucci » 2 gen 2014, 21:35

P

R

I

M

I

T

[>>]

NUOVA ENNESIMA MANIPOLAZIONE DELL'ART. 3 DI BANKITALIA SPA

Oggi è uscito il sigillo sacropapalpolitimonetarik di IGB sulla questione quote di bankitalia S.p.A.

La nuova (ennesima!) manipolazione dell'art. 3 dice:

"ART. 3
1. Il capitale della Banca d’Italia è di 7.500.000.000 euro ed è rappresentato da quote nominative di partecipazione il cui valore nominale è indicato dalla legge."

fonte: http://www.bancaditalia.it/bancaditalia ... tatuto.pdf, pag. 2

.. DALLA LEGGE..

dalla legge?!?

Abbiamo tutti, forse, ben chiare le modalità, gli step, i passi e i personaggi di questa Vicenda, in quanto è cosa.. "fresca di memoria", non sono passati 100 anni o due guerre e nessun presidente è stato (ancora) ammazzato o rapito né sono usciti 10000000 di articoli e libri né professori hanno intortato 1000000000000 di giovani menti, la maggior parte delle quali aspira a presiedere un posto al sole in IGBworld..

Insomma: POSSIAMO ANCORA CAPIRE cosa è successo.

Dalla stanza non è uscito nessuno, il sangue è fresco e appiccicoso e ancora rantola la povera meschina creatura lì a terra: la Verità.

Si può procedere in ordine di gravità terrestre (dall'alto in basso) in questo stesso thread (dossier) per leggere chi è chi e cosa a fatto e quando.

Appare chiaro che i personaggi coinvolti sono dei privati, dei BANCHIERI PRIVATI e/o professori legati al mondo di IGB.

E' scritto poco sopra: leggi Caro Lettore.

Vinci la pigrizia e leggi, per dio!

La Banca d'Italia (ah! ah! ah!) ha fatto PESARE se stessa da 3 figuri. Non lo Stato, incapace o incapacitato (non ci interessa più). La Banca si è AUTOREFERENZIALMENTE messa allo specchio e si è misurata e cucita un abito da 7,5 miliardi di euro, al posto dei bermuda e infradito da 156.000 euro de ier mattina.

Da questi SANTISSIMI report (di gente che.. vabbè.. LEGGIxDIOLEGGICHISONOECHINONSONO!!).. da questi report sono emerse CIFRE.

Cifre et modalità.

TUTTO FATTO DA IL GRASSO BANKIERE IN PERSONA. Lo Stato è COMPLETAMENTE ASSENTE!!1uno1!!

Fatto questo, ORA APPARE, nella versione ufficiale dello Statuto (vedi link), che le cose sono state fatte A/PER/SECONDO/COME DA/SOTTO/DIETRO/INDICATO ..ecc.. DALLA LEGGE!!

Tutti i giornali hanno parlato di questa Faccenda puzzona, TUTTI! E' uscito pure il sacrantissimo termine osé SIGNORAGGIO, facendo IMPAZZIRE tutti i filoIGB, da grill0 in giù!

Lo Stato non ha detto "A" in tale Questione. Non un fiato, non una nota di matita a margine, non un colpetto di tosse imbarazzato. ANZI!

E ora.. ora che tutto è compiuto, a leggere STI ASSASSINI del popolo parrebbe che tutto sia stato fatto DALLA LEGGE, ergo dallo Stato.. ERGO: DA NOI!!

E' come in 1948 (Orwell) dove:

A QUANTO PAREVA, PENSÒ WINSTON, VI ERANO STATE ANCHE MANIFESTAZIONI DI RINGRAZIAMENTO AL GRANDE FRATELLO PER AVER AUMENTATO LA RAZIONE SETTIMANALE DI CIOCCOLATO, PORTANDOLA A VENTI GRAMMI. MA SE APPENA IERI AVEVANO ANNUNCIATO CHE LA RAZIONE DI CIOCCOLATO DOVEVA ESSERE ABBASSATA A VENTI GRAMMI! POSSIBILE CHE POTESSERO MANDARE GIÙ UNA BALLA SIMILE A DISTANZA DI SOLE VENTIQUATTR'ORE? SI, ERA POSSIBILE! PARSON, SEDUTO ACCANTO A LUI, SE L'ERA BEVUTA TRANQUILLAMENTE, CON LA STUPIDITÀ DI UN ANIMALE. E PURE SYME, MAGARI IN MANIERA PIÙ COMPLESSA, IMPLICANTE UNA QUALCHE DOSE DI BIPENSIERO, PURE SYME SE L'ERA BEVUTA. ERA QUINDI SOLO LUI, WINSTON, AD AVERE UNA MEMORIA?


Questa è la Banca d'Italia SpA. LEI FA LA LEGGE. SUOI SONO I PESI, SUE SONO LE TAVOLE SU CUI E' POGGIATA LA BILANCIA, SUOI SONO I PESATORI E SUOI SONO I PIATTI INCONTROLLABILI DELLO STRUMENTO. SUOI I REPORT, SUOI I BOLLETTINI, LE VIRGOLE, I PAPIER E I PAPEL. SUOI I GRAFICI, LE SPILLETTE, LE CRAVATTE E I LAMPEGGIANTI.

Sue sono le operazioni e i calcoli e i calcolatori. Suoi sono i totali, i passivi e gli attivi, suoi i professori, gli amministratori, i giudici e i governatori e le Assemblee. Suoi gli Statutti e l'inchiostro per scrivere gli Statuti e i tavoli dove si scrivono gli Statuti e le sedie dove si siedono chi scrive tali Statuti.

Sua è l'aria condizionata nei suoi uffici nei suoi palazzi. Suo è l'ascensore che ne avrà sentite più di una troia in strada. Sua è la RESPONSABILITA' della nostra miseria.

E suoi saranno i milioni di euro ogni anno che si spartiranno i suoi uomini..

io, però, ionommeloscoddo:
http://www.signoraggio.com/signoraggio_ ... atuto.html
http://www.signoraggio.com/signoraggio_diolovole.html

[^]

F

O

R

U

M

 - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - -
sandropascucci : primit.it signoraggio.com
INTERNET AIUTA A RIVOLUZIONARE IL MONDO COME
TRATTENERE IL RESPIRO AIUTA A PESARE MENO SULLA BILANCIA

sandropascucci
Messaggi: 12902
Iscritto il: 5 ago 2009, 17:22
condivido lo Statuto e il Manifesto:
zona operativa:: Roma-Lazio-Italia
azioni: articoli, manovalanza di piazza, pagamento quota, volantinaggio in proprio, oratore FdEV, costruzione "cose", scrittura articoli, interventi sul WEB, documentazione burocratica, contatti con altre "entità" (associazioni, enti, strutture..)..
Contatta:

Re: 12. Le quote di Bankitalia non portano nessun ricavo a c

Messaggioda sandropascucci » 2 gen 2014, 21:39

P

R

I

M

I

T

[>>]

Chiudiamo anche questo thread. La Banca d'Italia è una unità operativa de Il Grasso Bankiere, autoreferenziale, totalmente autonoma dalla collettività e guidata da privati banchieri che sono orientati al profitto privato. La LEGGE democratica e di popolo non esiste per Bankitalia SpA, in quanto ella si fa la LEGGE DA SOLA, come questa Grandissima Storia delle Quote ci ha appena insegnato.

Questa è la risposta da dare ai filoIGB quando parlano di come non contano le quote di Bankitalia e di come tutto sia deciso "dalla Legge".

[^]

F

O

R

U

M

 - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - -
sandropascucci : primit.it signoraggio.com
INTERNET AIUTA A RIVOLUZIONARE IL MONDO COME
TRATTENERE IL RESPIRO AIUTA A PESARE MENO SULLA BILANCIA

sandropascucci
Messaggi: 12902
Iscritto il: 5 ago 2009, 17:22
condivido lo Statuto e il Manifesto:
zona operativa:: Roma-Lazio-Italia
azioni: articoli, manovalanza di piazza, pagamento quota, volantinaggio in proprio, oratore FdEV, costruzione "cose", scrittura articoli, interventi sul WEB, documentazione burocratica, contatti con altre "entità" (associazioni, enti, strutture..)..
Contatta:

Re: 12. Le quote di Bankitalia, in mano a banche commerciali pri

Messaggioda sandropascucci » 16 mar 2016, 11:09

>
>
Intesa e Unicredit, accordi per vendere Bankitalia

Le due banche hanno firmato contratti preliminari. La banca milanese è il primo azionista di Via Nazionale con una partecipazione del 36,7%; in due anni, dalla privatizzazione, l'istituto ha incassato 305 milioni di dividendi. Unicredit possiede il 22%

di VITTORIA PULEDDA
17 novembre 2015

Intesa e Unicredit, accordi per vendere Bankitalia

Palazzo Koch, sede di Bankitalia in via Nazionale a Roma

MILANO - Intesa Sanpaolo ha firmato i contratti preliminari per vendere una quota del 5,7% della Banca d'Italia. Il corrispettivo è pari a 430 milioni, un valore in linea con il prezzo di carico della partecipazione di Via Nazionale sui bilanci della banca. Gli acquirenti sono quasi esclusivamente enti previdenziali: Enpam, Inarcassa, Cassa Forense, Enpaia, Cassa Ragionieri, oltre alla Banca del Piemonte. La banca milanese rimane comunque il primo azionista di Via Nazionale con una partecipazione del 36,7% circa. "La finalizzazione di ciascuna operazione - scrive una nota della banca - è subordinata all'esito positivo della verifica - da parte del Consiglio Superiore della Banca d'Italia - della sussistenza, in capo all'acquirente, dei necessari requisiti".

Da quando è stata privatizzata Banca d'Italia, si è posto l'obiettivo di creare un circuito secondario delle quote, per favorire la libera circolazione delle varie partecipazioni, e anche ridurre la concentrazione di alcuni azionisti, a partire da Intesa Sanpaolo. Una concentrazione frutto delle successivi processi di fusione e aggregazioni tra gli istituti bancari, che hanno portato la banca milanese al primo posto (al 42,4% prima di questa cessione) seguita da Unicredit, intorno al 22%.

Fino a questo momento però un mercato secondario per queste particolarissime "azioni" non si è ancora creato (anche perché le singole transazioni sono soggette al benestare di Via Nazionale). I destinatari naturali sono però gli investitori istituzionali, dagli enti previdenziali alle Fondazioni. In due anni Intesa ha incassato complessivamente 305 milioni di dividendi.

In serata anche Unicredit ha annunciato di aver avviato la riduzione della partecipazione al capitale della Banca d'Italia. L'istituto ha sottoscritto i contratti preliminari per la cessione del 3,2% del capitale per circa 240 milioni. Unicredit controlla 66.342 quote di Bankitalia, pari al 22,1% del capitale. Nel gennaio 2014 un provvedimento del governo ha stabilito la rivalutazione delle quote di Bankitalia da 156mila euro - valore fermo dai 1936 - a 7,5 miliardi consentendo alle banche azioniste di rafforzare in questo modo il loro patrimonio. Allo stesso tempo, però, veniva fissato un periodo di tre anni entro cui i soggetti che superavano la soglia del 3% avrebbero dovuto cedere la partecipazione eccedente. In teoria, quindi, c'è tempo fino all'inizio del 2017.


"Il corrispettivo è pari a 430 milioni": NON MALE PER UN ORGANO DI DIRITTO PUBBLICO CHE "VALEVA" IN TUTTO 300 MILIONI DI LIRE

"Da quando è stata privatizzata Banca d'Italia..": SCUSA? SCUSA?!? PUOI RIPETE??! MA QUELL'ANDRO* NON DICEVA CHE LA BANCA D'ITALIA NON ERA UNA SPA PRIVATA ???
* http://www.signoraggio.com/signoraggio_diolovole.html

In due anni Intesa ha incassato complessivamente 305 milioni di dividendi. : NON MALE PER UN ORGANO DI DIRITTO PUBBLICO CHE "VALEVA" IN TUTTO 300 MILIONI DI LIRE (dov'è che l'ho già detto?)
 - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - -
sandropascucci : primit.it signoraggio.com
INTERNET AIUTA A RIVOLUZIONARE IL MONDO COME
TRATTENERE IL RESPIRO AIUTA A PESARE MENO SULLA BILANCIA

sandropascucci
Messaggi: 12902
Iscritto il: 5 ago 2009, 17:22
condivido lo Statuto e il Manifesto:
zona operativa:: Roma-Lazio-Italia
azioni: articoli, manovalanza di piazza, pagamento quota, volantinaggio in proprio, oratore FdEV, costruzione "cose", scrittura articoli, interventi sul WEB, documentazione burocratica, contatti con altre "entità" (associazioni, enti, strutture..)..
Contatta:

Re: 12. Le quote di Bankitalia, in mano a banche commerciali pri

Messaggioda sandropascucci » 29 apr 2016, 8:25

>
>
Riacquisto da parte della Banca d'Italia di quote proprie dai market makers

Alla fine del primo quadrimestre del 2016 risultano realizzate vendite di quote di capitale, possedute dai partecipanti in eccesso rispetto al limite del 3 per cento, per un valore nominale di circa un miliardo di euro; rimangono da collocare quote per un valore nominale di circa 4 miliardi.
Il completamento dell’operazione di ridistribuzione del capitale sarebbe favorito dallo sviluppo di un mercato secondario delle quote. Per agevolarlo è prevista la creazione di uno specifico segmento di mercato dell’e-MID dedicato alle contrattazioni sulle quote, su cui opereranno market makers che si impegneranno a vendere e acquistare quote della Banca entro determinati ammontari. Il rischio che i market makers, se essi stessi partecipanti al capitale della Banca d’Italia, si trovino a eccedere il limite del 3 per cento per operazioni connesse con quella loro funzione può ridurre l’efficacia del market making e la liquidità del mercato secondario delle quote.

Tenendo conto di ciò, in conformità con la legge, la Banca d’Italia ha deciso di rendersi disponibile ad acquistare temporaneamente dai market makers attivi sull’e-MID quote in eccesso al limite di partecipazione del 3 per cento che questi dovessero trovarsi a detenere a causa degli acquisti fatti nello svolgimento di tale funzione. Questo meccanismo non riguarda pertanto la riallocazione iniziale delle quote da effettuare entro la fine del 2016.
Le quote eventualmente acquisite dalla Banca d’Italia saranno successivamente rivendute a investitori, diversi dal market maker cedente, in grado di acquistarle senza che la loro partecipazione superi il limite del 3 per cento del capitale. Gli acquisti da parte della Banca d’Italia non potranno superare i 500 milioni all’anno in valore nominale e saranno effettuati a un prezzo uguale o inferiore al valore nominale. La successiva vendita avverrà entro 12 mesi dall’acquisto e sarà curata dagli stessi market makers cedenti; trascorso tale termine, la Banca provvederà autonomamente a vendere le quote nel più breve tempo possibile. Lo schema è configurato in modo che in ogni caso il patrimonio della Banca d’Italia non subisca perdite. Alle operazioni sarà garantita idonea pubblicità e, come prescritto dalla legge, su di esse la Banca d’Italia riferirà annualmente alle Camere.

Lo schema generale di tali operazioni di acquisto di quote di capitale proprio è stato approvato dal Consiglio superiore nella seduta del 28 aprile 2016, dopo aver ricevuto il parere favorevole del Collegio sindacale.
 - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - -
sandropascucci : primit.it signoraggio.com
INTERNET AIUTA A RIVOLUZIONARE IL MONDO COME
TRATTENERE IL RESPIRO AIUTA A PESARE MENO SULLA BILANCIA

sandropascucci
Messaggi: 12902
Iscritto il: 5 ago 2009, 17:22
condivido lo Statuto e il Manifesto:
zona operativa:: Roma-Lazio-Italia
azioni: articoli, manovalanza di piazza, pagamento quota, volantinaggio in proprio, oratore FdEV, costruzione "cose", scrittura articoli, interventi sul WEB, documentazione burocratica, contatti con altre "entità" (associazioni, enti, strutture..)..
Contatta:

Re: 12. Le quote di Bankitalia, in mano a banche commerciali pri

Messaggioda sandropascucci » 29 apr 2016, 12:39

 - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - -
sandropascucci : primit.it signoraggio.com
INTERNET AIUTA A RIVOLUZIONARE IL MONDO COME
TRATTENERE IL RESPIRO AIUTA A PESARE MENO SULLA BILANCIA


Torna a “LA CONTRO BUFALA DEL SIGNORAGGIO”

Chi c’è in linea

Visitano il forum: Nessuno e 2 ospiti

cron
Eccetto dove diversamente specificato, i contenuti di questo sito sono liberamente riproducibili purché sia citata e linkata la fonte (sono infatti rilasciati sotto una licenza Creative Commons BY-NC-SA 2.0) Il redattore non e' legalmente responsabile per i pensieri e le affermazioni espresse in questo blog dai visitatori. L'autore non assume alcuna responsabilità nel caso di eventuali errori contenuti negli articoli o di errori in cui fosse incorso nella loro riproduzione sul sito. Tutte le pubblicazioni su questo sito avvengono senza eventuali protezioni di brevetti d'invenzione; inoltre, i nomi coperti da eventuale marchio registrato vengono utilizzati senza tenerne conto. Questo sito non è una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità . Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001 Comunque, Costituzione Italiana - Art. 21: Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. :: SE&O :: Salvo Errori et Omissioni "come scrivono le banche, in calce agli estratti conto, per evitare eventuali future azioni penali".