10. "E' tutto un gomblotto!!1!11!"

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sandropascucci
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10. "E' tutto un gomblotto!!1!11!"

Messaggioda sandropascucci » 16 ott 2013, 12:26

:o :shock:
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Re: 10. "E' tutto complottismo!"

Messaggioda sandropascucci » 16 ott 2013, 12:28

appunti copiancollosi, da sistemare..

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Giornata dei banchieri

Berna, 03.09.2013 - Discorso del consigliere federale Alain Berset in occasione della Giornata dei banchieri - Fa stato la versione orale.

Sai, viviamo in tempi di swarm intelligence. Wikipedia, come viene chiamato, è ora più precisa rispetto l'Enciclopedia Britannica.

Così ho guardato. Che cosa scrive Wikipedia su "Swiss Banking", cito: "Il sistema bancario svizzero è uno dei più importanti al mondo La sua reputazione si basa sulla stabilità politica ed economica della Svizzera e sulla principale attività di gestione del risparmio, nonché l'investimento relativamente conservativa e sostenibile .. "

Come cittadini - e contribuenti! - Sono rassicurato. E come vedo l'ora di sessioni federali con i miei colleghi, dove a volte può discutere qualcosa di diverso problemi dei mercati finanziari.

Come ministro ho ovviamente particolarmente interessato a notare che, la reputazione del sistema bancario svizzero è basato sulla "stabilità politica ed economica della Svizzera." Sarebbe anche parlare della stabilità sociale, senza la quale in effetti né politico né dare una stabilità economica può.

Una cosa è certa: La vera caratteristica unica della Svizzera è la sua stabilità. E la stabilità è infatti uno dei quattro valori fondamentali a cui il settore finanziario ha conosciuto qualche anno fa.

La stabilità politica e sociale è uno dei collegamenti più importanti nella catena di valore delle banche svizzere. Naturalmente, anche in vista del futuro mercato dell'Asia.

Un secondo elemento non meno importante è la responsabilità - la responsabilità per la Svizzera e la loro società.

E 'importante che il centro finanziario per gli sforzi di accettazione politiche e sociali. A causa del settore finanziario non può creare importanti presupposti del suo stesso successo, così come la stabilità sociale, per sé.

Se le banche in modo ora più impegnati per la Svizzera di nuovo, i cittadini del nostro paese sono anche a loro volta portare il centro finanziario ancora più buona volontà verso.

E ricordate di girare di più per il fatto che il sistema finanziario offre un contributo vitale per la nostra economia può funzionare in modo efficiente - dai privati ​​alle circa 300.000 piccole e medie imprese alle multinazionali.

Che cosa è esattamente di forza della Svizzera? Siamo una società le cui fondamenta sono la fiducia e la sicurezza, nonostante la nostra diversità incredibile. Questo ci rende stabile ed economicamente di successo.

Le scelte politiche possono spesso essere divorati, i processi complessi. E, sì, a volte ci vuole molto tempo fino a quando non ci sono soluzioni.

Ma spesso il risultato del nostro duro lavoro, la ricerca di soluzioni è proprio la stabilità politica e sociale del nostro Paese.

Sono convinto che per le banche ancora più prendono le loro origini svizzere è anche strategicamente importante.

Questa non è una richiesta di provincialismo - al contrario! La Svizzera è uno dei paesi più cosmopolite del mondo. Leader internazionale nella innovazione, da anni in prima linea nella competitività.

Il nostro cosmopolita, Svizzera plurilingue è in una posizione migliore rispetto ad altri paesi per avere successo economico nella globalizzazione. Ciò è particolarmente vero per il settore finanziario.

Qualcosa che viene prima di una provinciale piuttosto la glorificazione di Wall Street nel periodo prima della crisi finanziaria. Perché hanno seguito un lungo polverose già schema: qui la stretta, noioso Svizzera - dove la grande, entusiasmante mondo.

Non fraintendetemi: non ho nulla contro di New York - è stato davvero emozionante. Se dubito qualcosa che viene calcolato a Wall Street, il più attivo ...

Quindi nulla contro New York, ma solo nel settore bancario, la Svizzera non ha bisogno di una cultura aziendale diversa dalla loro.

Oggi il mondo sta subendo profondi mutamenti nella situazione politica, sociale ed economica.

Tra cui:

un invecchiamento della popolazione senza precedenti, che cambia profondamente le nostre società;
espansione dell'Asia raggiunge con la sua potenza economica in crescita, soprattutto in ricerca d'avanguardia;
Crisi in Europa: la tempesta è passata, ma potrebbe tornare, e nonostante la lieve ripresa economica, il cielo è tutt'altro che chiara, e l'Unione europea è a un punto di svolta: alcuni vogliono di più, altri di meno Europa - l'ex più numerosi dei secondi. Per il momento almeno.
drammatico della disoccupazione giovanile che affligge il vecchio continente e si gira, lo spettro di un profilo di generazione perduta.
Infine, l'America dimentica a poco a poco le sue origini anglosassoni per diventare una nazione multiculturale. E i legami culturali tra gli Stati Uniti e l'Europa ancora cancellate di fronte l'orientamento del Pacifico degli Stati Uniti. Che sarà anche cambiare la nostra percezione di noi europei, ma anche come svizzero.
Insomma, ci vuole più di un paio di modifiche ad alcune modifiche dei parametri. Dobbiamo porre le domande:

Qual è il nostro posto in questo mondo?
Che cosa facciamo meglio?
Come rispondere ai rapidi cambiamenti senza mettere a repentaglio il nostro processo politico o la nostra identità?
Dal punto di vista del Ministro degli Affari Sociali è una possibile risposta:

Siamo il paese che l'economia e la società non possono allontanarsi.
La conoscenza di base sulla scia della crisi finanziaria non ha bisogno di spiegare più in dettaglio in una democrazia diretta: Wall Street può prosperare solo se anche Main Street va bene. O parlato Helvetica: la piazza d'armi, è solo buono quando va bene anche Hintertupfigen.

Il nostro successo dimostra anche che al giorno d'oggi "fattori soft" per il successo di un sito come "fattori duri" almeno altrettanto importante.

Per i "fattori hard" come ricorso fiscale o di infrastrutture possono essere copiati in modo relativamente facile.
Fattori soft - cioè la fiducia, stabilità, equità sociale - non possono così facilmente imitare. Perché hanno per decenni, se non secoli emerso.
Solo un esempio: Molti paesi hanno riconosciuto che il sistema duale di istruzione è un modo efficace per combattere la disoccupazione giovanile. Ma l'importazione di doppia formazione non del tutto riuscito, anche se i governi stanno cercando seriamente. Il motivo è chiaro: lo spirito di collaborazione tra le imprese, la politica e la società nel campo della formazione in questi paesi, a differenza di Svizzera, culturalmente radicata non abbastanza forte. Processi storici complessi non possono raggiungere in avanti veloce.

Questi fattori soft, l'infrastruttura morbido della Svizzera, tra cui l'affidabilità, la longevità, l'equilibrio, la stabilità.
Tutti i valori che sono favorevoli al successo della svizzera Banking, quasi potrebbe provenire da una presa di posizione dell'Associazione dei banchieri ...

E il loro valore - per la Svizzera, ma anche per le banche - sarà ancora crescere in futuro. Per la sicurezza, la fiducia e la stabilità sono in un mondo multipolare, in un mondo frammentato dei beni più scarse a tutti.

Ma a un certo punto sia la Svizzera e le banche hanno bisogno di essere migliore, dobbiamo prendere nota di quando interessi e valori cambiano a livello globale - e di posizionarci conseguenza. Solo rimaniamo quello che siamo. Se non cambiamo noi stessi, siamo cambiati. Questa dialettica caratterizza non solo l'azienda, ed è in una certa misura anche per le piccole e medie paesi nel periodo dei grandi blocchi di potere.

I requisiti per la legittimità dello scambio economico e politico sono cambiate drasticamente dopo la fine della guerra fredda - e soprattutto dopo la crisi finanziaria.

Pertanto un istinto ben sviluppata per la legittimità è uno degli elementi più importanti del soft power di un paese. E, naturalmente, i principi indispensabili di successo bancario.

Per l'ipotesi che tutto ciò che è legale nel proprio paese, e considerato a livello internazionale come legittimo, ha dimostrato di essere pericoloso e ingenuo.

I primi quasi due decenni dopo la guerra fredda, cioè il tempo che intercorre tra la caduta del Muro e la crisi finanziaria sono stati caratterizzati da una mentalità eccessivamente esuberante. L'economia - e in particolare il settore finanziario - ha sostenuto tutti i vantaggi del mercato globale. Dimenticato andato con questo è che necessita anche di regole comuni e di reciproca considerazione politica.

E da un punto di vista svizzero si deve aggiungere: Dimenticato andato in questo periodo, inoltre, che l'arbitraggio regolamentare può essere un modello di business sostenibile a lungo termine.

La crisi finanziaria internazionale ha portato a richieste di una maggiore regolamentazione. Poi c'è stata la crisi del debito che, lontano girare, non solo, ma anche a seguito della crisi finanziaria.

Dallo scoppio della crisi finanziaria del 2008, sappiamo che senza la responsabilità sociale e l'accettazione internazionale di attività economica è diventata più difficile. Se questa responsabilità non si esercita, avvenire su linee di faglia tra la politica e l'economia - e in particolare il settore finanziario - che può essere minaccioso per tutti.

Gli inglesi storico dell'economia Harold James ha osservato qualcosa di interessante: dopo le crisi finanziarie, ci vogliono sempre parecchi anni ad emergere nella mente delle istituzioni e nuovi valori e credenze.

Ora, cinque anni dopo lo scoppio della crisi finanziaria, è il momento. Il nostro mondo non è più lo stesso di prima della crisi finanziaria.

Questo non può durare desunta dal fatto che lo scambio automatico di informazioni sta per essere lo standard internazionale. Adempimenti fiscali è ormai un "sine qua non" di una gestione patrimoniale di successo. Corso sta andando dritto dalla Svizzera spettacolo da guardare che tutti i paesi anche le sue parole i fatti. Non abbiamo bisogno di una "finitura svizzera", ma un "global finire "con la partecipazione attiva di Swiss.

Per la Svizzera, così come un centro finanziario è il motto per il futuro: Esplora riflettere sui tradizionali punti di forza, invece di indulgere nella nostalgia o Vergehendem cose passate.

Lo struzzo non è un emblema adatto per un paese di successo come la Svizzera! Piuttosto, è quello di sviluppare un atteggiamento proattivo, che vede la possibilità di utilizzare le dinamiche globali.

Progress ottimismo, apertura, acume negli affari - tutti questi aspetti della nostra identità nazionale giustamente gode di alta reputazione. Le banche svizzere devono fare le virtù del modello di business del paese nuovo.

Fanno parte anche alle virtù svizzere, e che è stato conosciuto per dimenticare a volte qualcosa, la modestia, una certa moderazione.

C'è una - e davvero unico - buon risultato della crisi finanziaria e la fiducia in questi ultimi anni.

E ha costretto tutti noi ad attraversare i nostri confini milieu.
Ora è giunto il momento per la diffidenza reciproca tra l'economia - e per superare la politica, che ha caratterizzato gli ultimi decenni - e non ultimo il settore finanziario.

Perché oggi è diventato tutto chiaro: una società può avere successo solo nel suo complesso.
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Re: 10. "E' tutto un gomblotto!!1!11!"

Messaggioda sandropascucci » 21 ott 2013, 12:05

Con una serie complessa di fusioni fra queste banche, si forma quella che diventerà l'attuale Banca d'Italia. Artefici dell'operazione sono alcune famiglie di banchieri, soci storici: Bombrini, Bastogi, Balduino.


Pietro Bastogi
Luogo nascita Livorno
Data nascita 15 marzo 1808
Luogo morte Firenze
Data morte 21 febbraio 1899
Professione finanziere e industriale
Legislatura XVII
Data 4 dicembre 1890

Pietro Bastogi (Livorno, 15 marzo 1808 – Firenze, 21 febbraio 1899) è stato un politico, finanziere e industriale italiano.

Affiliato alla Giovine Italia di cui fu tesoriere. Ministro alle finanze del neonato Regno d'Italia con Cavour, incarico che tenne anche durante il primo Governo Ricasoli. Come ministro operò l'unificazione dei debiti pubblici degli stati unitari, istituendo il Gran libro del debito pubblico.
Nel 1862 fondò la Banca Toscana di Credito per le Industrie e il Commercio. Nello stesso anno creò la Società Italiana per le strade ferrate meridionali, di cui divenne presidente. Ottenne dal Governo Rattazzi I la concessione per la costruzione delle ferrovie meridionali. Su questa concessione nacque uno scandalo visto che alcuni parlamentari avevano ricevuto delle promesse di favori per il voto favorevole. Vi fu un'inchiesta, che si concluse con una dichiarazione di censure nei confronti di Bastogi e degli altri deputati.


Carlo Bombrini
Luogo nascita Genova
Data nascita 3 ottobre 1804
Luogo morte Roma
Data morte 15 marzo 1882
Legislatura XI

Carlo Bombrini (Genova, 3 ottobre 1804 – Roma, 15 marzo 1882) è stato un banchiere e imprenditore italiano.
Senatore del Regno d'Italia fu amico in gioventù di Giuseppe Mazzini. Fu Direttore Generale della Banca di Genova dal 1845 al 1849, Direttore Generale della Banca Nazionale degli Stati Sardi dalla sua fondazione, 1849, al 1861 ed infine Governatore della Banca Nazionale nel Regno d'Italia dal 1861 al 1882.
Finanziò economicamente le prime guerre d'indipendenza. Fu amico personale del Conte Camillo Benso di Cavour, del quale condivideva le aspirazioni per una modernizzazione del sistema industriale italiano. A capo della Banca Nazionale, ebbe parte in molte delle iniziative dopo l'Unità, tra cui le operazioni finanziarie legate allo sviluppo delle reti ferroviarie settentrionali, accanto a Domenico Balduino del Credito Mobiliare, riuscì ad ottenere ben tredici concessioni per il centro-nord.

Comproprietario della "Gio. Ansaldo & C." ebbe ruolo decisivo nello sviluppo di una forte presenza dell'imprenditoria genovese sul territorio italiano e in particolare della Ansaldo medesima.



sen. Sebastiano Balduini

Luogo nascita Genova
Data nascita 14 settembre 1895
Luogo morte Genova
Data morte 12 gennaio 1853
Professione Banchiere
Legislatura I legislatura del Regno di Sardegna
Data 3 maggio 1848

Sebastiano Balduini (Balduino) (Genova, 14 settembre 1795 – Genova, 12 gennaio 1853) è stato un banchiere e politico italiano.
Fu Direttore del Credito mobiliare, Censore della Banca di Genova, Membro del Consiglio d'ammiragliato mercantile, Membro del Consiglio d'amministrazione della Camera di commercio, Membro del Consiglio di reggenza della Banca di Genova, Socio promotore dell'Accademia ligustica di Genova.
Il 3 maggio 1848 venne nominato senatore del Regno di Sardegna dal Re Carlo Alberto.


questi sono esemplari tipici di banchieri: politici, massoni, imprenditori.. si sono spartiti le "strade ferrate", chi al nord, chi al sud, hanno derubato il Sud e creato, a tavolino, il "ricco nord" (vedi con l'Ansaldo) ecc..

>
>
Pietro Bastogi, Balduino, Cristiano Lobbia

e le vittime della Regia.



Gli ultimi quattro o cinque anni di Firenze capitale sono senza dubbio i più arruffati e i più turgidi del cinquantenario.

Lo scrittore è come in una immensa bolgia di criminali truccati da gentiluomini. Più guarda in alto in cerca di una faccia onesta e più chiude gli occhi terrorizzato. Garibaldi li chiamava tempi borgiani.

In tutto quel periodo non c'è un attimo di vita sincera. Non c'erano che venduti, che corrotti, che violenti, che gaglioffi, che bricconi, che malviventi.

I ministri trafficavano e si circondavano di sicari della penna; i deputati facevano degli affari, i giudici rendevano dei servigi, la pubblica sicurezza era infame e sovrana; i monopolii nazionali venivano abbandonati ai banchieri della speculazione ladra, le imposte erano così scorticatrici che il Governo non poteva esigerle che coi massacri e con gli stati d'assedio. Fra gli eminenti di quei giorni si era come scatenato il demone dei guadagni ingenti. Si speculava, su tutto e con tutti. Con la febbre di andare alla ricchezza col treno lampo era nata la manìa delle pubbliche costruzioni. Si costruiva per smodati interessi, per trascinare nell'orbita delle intraprese gigantesche, il denaro della nazione. Hausmann aveva fatto scuola.

Intorno ai ministri erano persone losche, gente uscita dalle speculazioni con le mani sucide, scrocconi di tutti gli affari tenebrosi, progettisti che volevano la patria grande per svaligiarla. Il primo caso che ha fatto trasalire il pubblico e «offuscato l'onore della destra parlamentare» è stato quello della cessione delle ferrovie meridionali a una società italiana in surrogazione della società francese.

È stato un vero traffico parlamentare. L'autore del mercato è passato alla posterità in un giorno. Si chiamava Bastogi. È stato ministro di Italia. Egli diceva, come Walpole, che l'onore degli uomini era nel prezzo.

Chi resisteva era colui che voleva vendere la sua onestà per una somma maggiore. Il Bastogi era un trafficone di tutte le coscienze.

Capo del Credito Immobiliare di Torino e deputato, andava dicendo a tutti ch'egli voleva dimostrare all'Europa che l'Italia era in grado di provvedere da sè alle più ardue e gigantesche imprese. Lavorò sott'acqua. Ottenne la concessione. Comperò dei voti e degli uomini. Il sottovoce del suo mercato è stato assalito da caterve di pennivendoli al servizio del Bastogi. La stampa sbrigliata non si lasciò tappare la bocca. Ingrossò il sottovoce con frasi aride. C'è stata una furiosa battaglia d'inchiostro.

Da una parte si negava, dall'altra si accusava. Bastogi alzava le mani facendole vedere monde. Si diceva vittima della calunnia, minacciava di querele. Il sottovoce ghignava e diventava impertinente. Levava la testa con aria di sfida. I reazionari protestavano, dicevano la Destra pura. Il sottovoce era divenuto un nome.

Il nome una legione di nomi. Nessuno era più salvo. Tutti i deputati che avevano votato per la concessione delle ferrovie meridionali erano sospetti. Le malelingue facevano circolare le cifre intascate dai corrotti. Il sussurro è divenuto generale. Vox populi, vox dei. Lo dicevano tutti. Bisognava piegare.

Anche gli onorevoli che non avevano partecipato al banchetto dei corrotti incominciarono a credere che nel negozio per le ferrovie meridionali si nascondesse un vituperevolissimo mercato. Se non giungiamo, diceva l'onorevole Mordini, a compiere e presto la arginatura, avremo lo straripamento della corruzione. I nomi più illibati sono fatti segno al sospetto. Non resta riputazione intatta. La Camera deve procedere risolutamente con un atto solenne di moralità. La Camera deve volere l'inchiesta. E l'inchiesta venne approvata da tutti i presenti, meno tre. I risultati non furono tali da pacificare l'opinione pubblica. Molti nomi sono stati rispettati, molte cose taciute. A udirne la relazione gli onorevoli erano tutti galantuomini.

«Qualunque voce, o sospetto, diceva, di corruzione esercitata verso uno o più deputati nell'occasione della discussione e votazione della legge sulle ferrovie meridionali è rimasta pienamente smentita».

Bugia! Menzogna! Al contrario. La commissione, pur volendo ignorare e assolvere gli sbruffati, non ha potuto non bollare il Bastogi e il Susani — tutti e due deputati. L'uno aveva corrotto l'altro. Bastogi aveva ringraziato Susani con un milione e 100.000 lire. Susani, relatore di un progetto di legge per conto della Camera, aveva fatto di tutto per farlo andare a monte e sostituirvene un altro. La cosa gli è riuscita, ma ha dovuto scomparire dalla vita pubblica, come ha dovuto scomparire per alcuni anni Bastogi. Quanti altri che avevano mercanteggiato il voto sono rimasti nell'ombra? Parecchi. Ci sono stati perfino dei deputati che hanno potuto far denari rimanendo assenti al momento della votazione. Avevano venduto l'assenza.

Mentre si applicavano i contatori meccanici ai molini e si sottomettevano le regioni affamate al regime dello stato d'assedio, l'Unità Italiana è uscita con una notizia che ha fatto saltare in aria tutti. Era un giornale mazziniano. Non gli si poteva credere. Aggrediva la monarchia, la vituperava, la disonorava tutti i giorni. Il procuratore del re non l'ha lasciato passare. L'ha mandato al tribunale. Di che cosa si trattava? Accusava i guardiacaccia di sua maestà Vittorio Emanuele II di avere ammazzato nelle tenute reali ventiquattro «trespassers», ventiquattro persone che avevano osato internarsi nei terreni reali per cacciare, per portar via delle pernici, dei daini, dei cinghiali, dei fagiani, dei pavoni, delle folaghe, delle lepri, delle quaglie e degli altri volatili preziosi. De Sonnaz — il grande guardiacaccia non ha esitato a far agguantare dalla legge il giornale imprudente.

Il processo è avvenuto a Milano. È stato intitolato il processo Tombolo, il luogo dove era la tenuta reale.

È stato uno scandalo. Si è venuti a sapere che il re, in nome dei suoi sagrifici fatti per l'unità italiana, era divenuto il signore di dodici o quindici tenute con parchi per la caccia, di una estensione sbalorditiva. La monarchia costava in cacciagione milioni all'anno.

L'accusato principale era un collega di quel tempo l'avv. Bottero. Era lui che aveva accusato di delitti di sangue i guardiani delle possessioni cosiddette reali.

Con le sue rivelazioni si è venuto a sapere che gli omicidi rimanevano impuniti come nei tempi feudali. Chi indossava la montura reale non doveva essere importunato dalla legge. Erano i bravi del feudatario. L'accusato disse solo queste parole:

— Nei parchi reali avvengono i più sciagurati casi, nei quali invece di selvaggina cadono degli uomini colpiti dal piombo dei guardiacaccia.

L'accusatore dei guardiacaccia era l'on. Toscanelli.

Egli, citato come testimonio, aveva una lista di tutti i morti. La sua presenza al processo ha fatto una impressione enorme. Egli non era mica un rivoluzionario. Era un uomo ricco a milioni, era parente del Peruzzi, era consigliere provinciale di Pisa, rappresentava il collegio di Pontedera, ed era stato eletto dalla VII alla XIV legislatura.

Clericale, espulso dalla massoneria, e confezionatore di vini all'ingrosso. Il chianti del Toscanelli è ancora famoso.

Interrogato su quello che sapeva ha domandato il permesso al presidente di permettergli di servirsi delle note per non cadere in errori. Aveva la voluttà del documentista. La sua lista delle vittime dei guardiacaccia era di ventitre individui. Chi era stato ferito al collo, chi era stramazzato cadavere, chi aveva dovuto subire l'amputazione del braccio o della gamba; chi era stato colpito al collo, chi alla testa, chi alla tempia, chi alla gola, chi al ginocchio, chi al ventre.

Egli era preciso. Dava nomi e cognomi, luoghi di abitazione, dove erano stati feriti e ospitati, e tutti i particolari che non lasciavano dubbi sulla narrazione.

Per far cessare il delitto reale, il Toscanelli «aveva fatto istanza presso la giustizia, perchè si procedesse contro i reati di sangue».

Impotente a scuotere il magistrato che rendeva servigi alla Corona, s'è servito della tribuna parlamentare. Identico risultato. Si è sentito nelle sue parole una concitazione personale. Si diceva che non aveva saputo essere oggettivo.

Citato dall'Unità Italiana è stato aggredito dagli avvocati che rappresentavano la Corte. Egli non si è lasciato scompaginare. Ha ribadito le accuse. Non voleva che Tombolo facesse parte delle tenute della Corona, perchè non vi si ammazzassero i trasgressori come nelle tenute reali di Coltano e di San Rossore.

Difendevano i guardiacaccia delle tenute Reali Mancini e Curti, due deputati e due ventraiuoli in toga che hanno fatto molti discepoli. Difendevano tutto e tutti per il denaro. Il Mancini, abile e intelligente, era colui che aveva fatto sciogliere anche il matrimonio di Garibaldi con la Raimondi.

Prima di morire è disceso fino all'accettazione dell'elemosina reale. Giusta punizione a chi ha fatto di tutto un grosso mercato.

Allo strepito del Mancini il teste ha risposto con una lista dei morti e dei feriti.

Fu letta in mezzo alla stupefazione di coloro che l’ascoltavano. Non era che un elenco funebre.

«Rainieri di Prato, ucciso nella tenuta di Coltano con un colpo d'arma da fuoco al collo. — Achille Ceccarelli di Pretignano, ferito con arma da fuoco al ventre nel centro della tenuta di Coltano, presso il monte di Carigi, morto poco dopo. — Obaldo degli Innocenti, ferito con arma da fuoco a Coltano, mentre fuggiva. Nessun processo. Nessun scandalo. Nessun annuncio. — Folaini Luigi, ferito al confine della tenuta di Coltano, con palle che gli trapassarono e ruppero il ginocchio sinistro...».

Egli è andato fino in fondo, fino al ventitreesimo, a costo di annoiare l'uditorio. Di tanto in tanto si fermava a leggere qualche nota sbiadita in margine all'epitaffio.

La scusa dell'eccidio, per esempio, era che i trasgressori della caccia proibita avevano opposta resistenza.

La storia di Giovanni Orelli è un esempio. Ferito con tre colpi d'arma da fuoco al dorso e alla mano, trovato da due sconosciuti al limitare della tenuta e portato all'ospedale di Pisa, è guarito storpiato ed è stato processato per resistenza. I feritori non sono neanche venuti in scena.

L'ho già detto: il guardiacaccia godeva delle prerogative reali del suo signore. Chi penetrava nelle tenute di caccia di Vittorio Emanuele II, periva.

In quel di San Rossore nel '68, vi lasciarono la pelle o le membra: Alessandro e Giuseppe Lippi, fratelli, sorpresi con un daino. Nella stessa tenuta venne aggredito dai pallini dei guardiacaccia Giuseppe Talaini, ferito alle gambe e ai testicoli gravemente. Francesco Sesti, ferito in San Rossore, dovette subire l'amputazione del braccio.

Se non avessi paura degli sbadigli, continuerei l'elenco funebre dei contadini o braccianti finiti a sciabolate o a fucilate sui terreni reali.

La sentenza è stata in armonia coi tempi borgiani. L'avv. Bottero e il gerente Giacinto Piazza sono stati condannati per avere denunciati i venti e un omicidi e averne provati ventitre, a sei mesi ciascuno di carcere, a 300 lire di multa, alle spese processuali e alla rifusione dei danni alla parte civile da liquidarsi in separata sede.

L'avvocato in difesa non ha potuto neanche parlare. Egli stava dicendo:

«Imperocchè, o signori, queste cose non accaddero giammai nemmeno sotto i governi assoluti. È passato il tempo che un re possa far squartare il ventre di un suddito...

Presidente: — Avvocato, le tolgo la parola.

Noi che abbiamo veduto in azione le leggi eccezionali non abbiamo neanche idea dei tribunali di una volta, dei tempi in cui il Pironti era ministro di grazia e giustizia. Non avevano ragione che i moderati. Potrei citarvi centinaia di sentenze.

Fra la Gazzetta di Milano e la Perseveranza, da un processo di diffamazione usciva vittoriosa l'ultima. Cito quella che ha condannato la prima per avere provato che Ruggero Bonghi occupava tre impieghi governativi. Cito quella fra il Gazzettino Rosa e il Civinini, deputato passato da un tramonto all'altro dalla sinistra alla destra. Cito quella di Cristiano Lobbia, maggiore dello stato maggiore e deputato di sinistra al Parlamento di Firenze. Il Lobbia è stato il protagonista di una lugubre storia piena di cadaveri. Il cancan di quei giorni era intorno alla Regìa cointeressata. La concessione era stata ottenuta con lo stesso metodo che aveva servito al Bastogi per la concessione delle linee ferroviarie.

Il personaggio del mercato era il Balduino, direttore del Credito Mobiliare Italiano. Con l'audacia dell'arrivista che vuol riuscire ad ogni costo ha cercato di soffocare il sottovoce, minacciando di querela giornali e privati che avessero osato accusarlo di corruzione.

Si è fatto avanti il Cristiano Lobbia. È andato alla Camera e per costringerla a votare l'inchiesta sui «si dice» ha aggiunto che egli aveva in mano documenti per provare che un deputato aveva «indebitamente lucrato nell'affare della Regìa».

— La deposizione documentale è nelle mie mani — diceva — ed è stata legalizzata da un notaio. È qui — esclamava, agitando due larghe buste chiuse.

Non c'era più modo di scappare. L'accusa aveva il suo gerente responsabile. Il governo non potendo più evitarla non ha lavorato che per diminuirla, che per confinarla nella zona delle restrizioni.

Il Crispi era nel mistero, ma non voleva parlare. Il segreto professionale glielo impediva. Il Lobbia veniva addentato da tutte le iene del giornalismo ministeriale. Per salvarsi è stato obbligato a scrivere alla Riforma:



Firenze, 15-6-1869.

«Signor Direttore



Qualche giornale cominciò a farmi segno di turpi e codardi attacchi personali facendosi scherno della mia attuale posizione verso la Commissione di inchiesta, alla cui opera mi legano i più ineluttabili sentimenti di dovere e di onore. Io ho la coscienza di ciò che devo a me stesso ed al paese in seguito al voto della Camera, nè vi è forza che possa distrarmi in questo momento al compito mio.

Però credo fin d'oggi avvertire per mezzo della maggiore pubblicità che, non uso a tollerare come uomo, soldato e deputato nè offesa nè sospetto al mio nome, io terrò bene in mente quei giornali e quei nomi che osarono, sia pure menomamente, di offendermi per chieder conto, appena libero, dei loro attentati al mio carattere.

La prego di pubblicare la presente, come prego gli altri giornali di riprodurla».



Lo stile è del soldato e la fierezza è del rappresentante della nazione. Nè l'uno nè l'altro avevano ammansate le belve delle fazioni e delle cospirazioni cointeressate che urlavano per la sua testa.

Lo si dileggiava, lo si svillaneggiava, lo si canzonava.

Il giorno dopo, il 16, doveva essere la sua gran giornata. Egli era citato davanti alla Commissione d'inchiesta.

Nella notte tra il 15 e il 16 egli era avviato a fare una visita al suo amico prof. Martinati. Giunto tra la via S. Antonio e la via dell'Amorino, venne sorpreso, aggredito, pugnalato.

— Eccoti il plico, diceva lo sconosciuto menandogli un colpo di pugnale al cuore. Il primo colpo è scivolato dal portafoglio grosso di carte e lo ferì al braccio. Cadde e il suo aggressore gli andò sopra e tentò di assassinarlo con altri due colpi alla testa.

Cristiano Lobbia riuscì a divincolarsi e a trarsi dalla tasca la pistola con la quale fece partire due colpi.

L'aggressore scomparve. Si è venuti a sapere più tardi che il maggiore da un po' di giorni era sempre seguito da due sconosciuti ch'egli supponeva agenti di pubblica sicurezza.

Le pugnalate di via dell'Amorino son passate per il Paese come un'irritazione e una provocazione.

Tutti vedevano nella mano che aveva attentato alla vita del Lobbia, la mano ministeriale o di alcuni ministeriali interessati a far scomparire un uomo per loro così pericoloso.

Lobbia è divenuto l'uomo del giorno. Dimostrazioni, comizi, processioni dovunque. Dappertutto si gridava «Viva Lobbia! Morte agli assassini! Abbasso il ministero».

I principali deputati sospetti erano Fambri, Civinini, Brenna, direttore della Nazione, e altri dodici o tredici che avevano preso i «zuccherini» dal Balduino, come gli altri avevano presi i carrozzini dal Bastogi.

Su Fambri non c'era dubbio. Solo egli si scusava dicendo che aveva fatto un affare. Le azioni, secondo lui, le aveva comperate. Il Civinini era indiziato più degli altri. Lo si accusava di avere mercanteggiato il voto per un milione. Le azioni le aveva comperate il banchiere Basevi, pagando la provvigione al mediatore Tringalli in 52 mila lire.

Sul traffico parlamentare del Civinini è rimasto sempre un po' di dubbio, perchè i suoi amici hanno detto che è morto povero.

La democrazia di quel tempo ha onorato il pubblico accusatore imitandolo negli abiti. Tutte le vie erano popolate di cappelli Lobbia, di cravatte Lobbia, di giacche Lobbia. I «Lobbia» sono stati la fortuna di parecchi cappellai. Non c'era più negozio senza la sua fotografia e la sua caricatura. È stata coniata una medaglietta con la sua effige da appendersi al panciotto come ciondolo e messa in vendita per L. 2,50.

È troppo lungo il finale di questa turpissima storia parlamentare per lo spazio a mia disposizione. I moderati che non avevano potuto farlo uccidere, tentarono di assassinarlo con un processo per «simulazione di delitto».

Si sono trovati dei giudici che l'hanno condannato. Con il suo assassinio morale si sono pure assassinati alla chetichella tutti gli altri testimoni che avrebbero potuto parlare.

Se mi ricordo bene, le vittime sono state sette. Chi è finito nell'Arno, chi è stato trovato morto nella strada e chi è stato avvelenato.

Tempi veramente borgiani!

Rileggendo le mie note dei tempi borgiani, ne trovo sei. Ma può darsi che io copiandoli ne abbia lasciato uno per la strada. Sono stati tutti spenti di morte «subitanea». Proprio come ai tempi del Borgia. Cesare Borgia si difendeva dai nemici dando incarico ai sicari di sopprimerli. Gli attori pericolosi del dramma della Regìa e di via dell'Amorino, con il ministro Pironti, sono scomparsi tutti e non se n'è saputo più niente.

Il primo ad andare all'altro mondo borgianamente è stato il giovane Scotti. Egli, rincasando, aveva avuto la disgrazia di incontrarsi con l'assassino di Cristiano Lobbia, quando fuggiva inseguito dalle grida della vittima. Non gli è stato dato tempo di fare rivelazioni. Aveva 18 anni. È morto avvelenato appena giunto al suo paese. Quando se ne parlò nei giornali l'autorità di Cremona ne ordinò l'esumazione. Sarebbe stato un documento.

Il Pironti la fece contrordinare. Le «pillole Scotti», dopo il suo avvelenamento, sono divenute famose.

Il secondo è stato Faccioli. Egli aveva preso parte alla disparizione delle lettere e delle ricevute dei deputati cointeressati. Poteva essere un ricattatore in permanenza. Poteva vendersi. Via, al cimitero! È morto di morte improvvisa a Napoli «nel vigore di una virilità prospera e robusta». Nessuna autopsia.

Il terzo fu il Burei, l'uomo più importante di tutti. Egli era stato il detentore delle diciassette ricevute. Ne aveva negoziato il riscatto col Corsale e coll'Ellero, per conto dei deputati compromessi. Della vendita non si è salvato che una lettera del Brenna e anch'essa dovuta al sacrificio del deputato Cucchi. Era la lettera famosa in cui si parlava dei quattrini. Non lasciava dubbio che si fosse compiuto un mercato parlamentare. Il Burei, sanissimo e robustissimo, ha finito anche lui di morte repentina.

Poi è venuta la volta del Domenico Corsale. Egli è stato ucciso per un futile motivo o «per causa ignota» come ha stampato l'Opinione d'allora, governativa. L'uccisore è rimasto irreperibile per dei mesi. Il morto è andato sottoterra col mistero, come il Burei.

L'uccisore del Corsale è stato scoperto: si chiamava Somigli, ma lo si è lasciato al largo.

La lettera del Fambri, stata pubblicata dai giornali denunciatori del traffico parlamentare, era stata rubata da un domestico o da un impiegato del Fambri. Egli ha fatto di tutto per riaverla, perchè essa era l'ultima delle diciasette ricevute rilasciate al commendatore Balduino da un gruppo di deputati che aveva per capo della speculazione il Fambri, questore della camera e autore drammatico. Il gruppo era nel sottovoce come la «fazione cointeressata». L'attentato di via dell'Amorino è avvenuto appunto alla vigilia della deposizione del Lobbia davanti la Commissione dell'inchiesta parlamentare, indubbiamente perchè la «fazione» si era spaventata e credeva che nei plichi del Lobbia ci fossero le ricevute scandalose. Fu solo pochi giorni dopo che i deputati venduti vennero a sapere dove erano le lettere o le ricevute - 14 delle quali sono state comperate dal detentore Burei, il confidente del Fambri. Il Burei le aveva depositate presso certo Eller.

Sono state riscattate tutte a contanti. I cointeressati, invasi dalla paura, non hanno più badato al biglietto da mille. L'Eller doveva essere anche lui un briccone. Perchè dalle lettere depositate presso di lui ne aveva fatte scomparire alcune; per venderle per proprio conto, e l'ultima, quella al «Caro Paulo» (Fambri) del Brenna, deve averla venduta alla parte accusatrice.

Dalla casa del Corsale — il Burei, per riaverla — gli scrisse: «Si tratta di guadagnare molte migliaia di lire anche questa notte. Vieni qui subito da Corsale». Ma la lettera era già nelle mani dell'on. Cucchi — il quale l'ha fatta recapitare alla Commissione d'inchiesta.

E poi scomparve con una stilettata al cuore anche colui che aveva ammazzato il Corsale.

Fra coloro che devono essere ricordati nella storia del cinquantenario è pure Guglielmo Cambray-Digny, il ministro che ha fatto dare, come risultato al processo di Firenze, il mandato a un signor Bonomi di spacciare il Lobbia. E poi dite che non erano tempi borgiani. I giudici non esistevano che per rendere dei servigi. I sommi di quei tempi erano i De Foresta, gli Aveti, i Cantini, i Perfumo e i Tondi. I ministri facevano degli affari; chi si metteva fra loro e la borsa, spariva.
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>
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La pubblica coscienza ha accusato il Bastogi della corruttela per l'accollo delle ferrovie meridionali con mezzi turpi e Livorno lo ha eletto. E sapete chi era il Bastogi? Un banchiere che prestava il denaro a usura al granduca di Toscana perchè continuasse a forare i petti dei livornesi col piombo.


P

R

I

M

I

T

[>>]

in soldoni:

Bastogi presta i soldi al Granduca di Toscana.. questi non riesce, come non si riesce mai, a pagare il prestito e Bastogi si arricchisce.

Si prende la sua villa [1] e la concessione del ferro dell'isola d'elba[2][2bis]. "Che cazzo ci faccio con tutto questo ferro?" si chiedeva il conte (denoandri, non c'era manco nato conte!)[3]. "cor fero ce se fanno li binari", penso'! e si fece attribuire la costruzione delle ferrovie del Meridione (e pure Lombardia, nun se famo mancà gnente!)[4] da un altro banchiere[4bis].

"e se m'avanza 'mpo' de fero ce ricoprimo la stazione de Napoli e il tutto lo famo pagà allo Stato, grazie a garibaldi lo stupratore[5]"

- E li sòrdi del granduca?! che li perdemo così?!
- NAAAAAAAAA!! istituiamo un libro, un gran libro, il PRIMO E GRANDE LIBRO DEL DEBITO PUBBLICO[6] e rientreno coll'interessi!

[1] http://www.immobiliare.it/12342413-vill ... ciano.html

[2] http://it.wikipedia.org/wiki/Area_ex_ILVA

[2bis] ..Nel 1878 il palazzo fu acquistato da Pietro Bastogi, uno dei più ricchi finanzieri ed imprenditori del tempo, arricchitosi con la costruzione della nuova ferrovia nel Sud-Italia e con lo sfruttamento delle miniere di ferro dell'Isola d'Elba, inoltre partecipando alla costituzione della Banca d'Italia che avvenne con la fusione di varie banche preunitarie compresa la Banca Nazionale Toscana..

[3] http://notes9.senato.it/web/senregno.ns ... enDocument

[4]

sella-bastogi01.JPG


[4bis]
sella02.JPG


[5] Nel suo breve periodo dittatoriale Giuseppe Garibaldi, a Napoli, aveva decretato anche la costruzione a spese dello Stato di linee ferroviarie per 987 km complessivi. Per congiungere l'ex rete pontificia alle ferrovie del vecchio regno borbonico, sia sul versante tirrenico che adriatico incaricò la "Società Adami e Lemmi", la cui concessione era stata poi ratificata dal Governo d'Italia. Poco tempo dopo, il neocostituito governo italiano revocò la convenzione, trasferendo l'atto di concessione alla Società Vittorio Emanuele (a capitale prevalentemente francese) contemporaneamente al riscatto da parte dello Stato della concessione della rete piemontese. In questi frangenti il conte Pietro Bastogi, con l'appoggio della Cassa di Commercio e Industria di Torino e il concorso di altri banchieri raccolse un capitale di 100 milioni di lire e nel 1862 assunse la concessione delle ferrovie meridionali preventivate con la legge del 21 agosto dello stesso anno. La società si costituì a Torino il 18 settembre 1862 come Società italiana per le strade ferrate meridionali con presidente il Bastogi e vice presidenti il barone Bettino Ricasoli ed il conte Giovanni Baracco. La Società per le strade ferrate meridionali fu la prima grande azienda ferroviaria d'Italia con sede direzionale a Firenze. Il patrimonio sociale era stato formato da italiani e con capitali italiani; i suoi titoli azionari vennero anche quotati in Borsa. Nel giugno del 1862 era stata anche firmata la convenzione per la ferrovia Adriatica da Ancona ad Otranto. La società portò a termine la costruzione della grande Stazione Centrale di Napoli, i cui primi progetti risalgono al 1860, completata nel 1867 con la grande copertura in ferro e vetro dell'ingegnere napoletano Alfredo Cottrau.

[6]
granlivro01.JPG



e questo è uno dei fondatori della banca d'italia?! figuramose l'andri!!
era pure amichetto di rothschild: http://www.treccani.it/enciclopedia/pie ... iografico&#41;/

[^]

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Messaggioda sandropascucci » 17 nov 2013, 8:50

ooppss!

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L’Internet Archive chiede aiuto
di Alfredo Bucciante - Sabato 9 Novembre 2013
internet-archiveQualche giorno fa un incendio ha colpito un centro di scansione dell’Internet Archive, associazione senza scopo di lucro che si occupa di raccogliere e digitalizzare materale proveniente da vari tipi di fonti.
Non ci sono stati danni a persone, né sono stati persi i dati, ma è andato distrutto uno dei centri utilizzati per le scansioni del materiale che poi finisce sul sito. L’associazione chiedi quindi ora un particolare aiuto attraverso i suoi canali, comunque sempre aperti per le donazioni.
La più celebre e utilizzata delle funzioni dell’Internet Archive è la WayBack Machine. In sostanza è il più grande archivio di siti web del mondo, nella loro evoluzione storica. Volete vedere com’era HTML.it negli anni ‘90? Potete farlo, e così via per le 364 miliardi di pagine archiviate.
Oltre a questo, come si accennava il sito svolge un’attività di raccolta anche in altri campi, come audio, video, software e ovviamente testi provenienti da fonti non digitali. Rimanendo in tema di scansioni, sono attualmente presenti più di 5 milioni di libri.


il mio sito preferito..
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Re: 10. "E' tutto un gomblotto!!1!11!"

Messaggioda sandropascucci » 22 nov 2013, 23:59

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Re: 10. "E' tutto un gomblotto!!1!11!"

Messaggioda sandropascucci » 27 nov 2013, 11:25

da: http://www.stampalibera.com/?p=68848#more-68848
(grassetto mio)

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Prima di ogni temporale mia madre si accascia sul divano e dice non ne può più, non ce la fa nemmeno a respirare. Ho sentito altre persone asserire di essere in crisi prima della pioggia. Mi sono sempre chiesto se quelle di mia madre sono alterazioni sensoriali dovute alle basse pressioni o casuali depressioni di carattere umorale o metereopatie. Oggi l’articolo di Gianni Lannes apre un sipario nuovo e pone l’interrogativo: sono forse alterazioni sensoriali indotte?

Perdonino i lettori di Stampalibera se insistiamo con frequenza sull’argomento, ma la posta in gioco esorbita i temi del signoraggio, del Movimento Stella 5 punte, di Sforza Italia o del Partito Demoncratico. Siamo all’eterna rappresentazione teatrale ben pagata. Quella che affrontiamo qui sotto invece è una questione di sopravvivenza della specie umana dopo che molte specie animali, (che in gergo scientifico sono definite indicatori biologici ) sono già sparite.

SCIE CHIMICHE: MANIPOLAZIONI CLIMATICHE E ALTERAZIONI SENSORIALI
Scie chimiche: Italia (anno 2013)

di Gianni Lannes
http://sulatestagiannilannes.blogspot.i ... .html#more

Un esperimento bellico realizzato contro la vita, alle spalle della gente, non è mai rassicurante per le persone che subiscono passivamente. Perché nascondere tutto (rischi, pericoli, scopi e finalità)? Perché occultare l’irrorazione quotidiana veicolata da polimeri artificiali con sostanze tossiche come alluminio e bario? Quello che si potrebbe scoprire, sicuramente non piacerà a nessun umano, vale a dire: essere usato come cavia. Ecco perché i governi e i loro manutengoli scientisti negano ostinatamente l’evidenza. Discorso a parte gli sciacalli negazionisti: sotto individui (quaquaraquà anonimi) dementi totali o venduti al miglior offerente per confondere le idee e intimidire chi osa non arrendersi al pensiero unico standardizzato. Costoro saranno spazzati via quanto prima. Comunque attenzione sul fronte apparentemente opposto, in modo specifico a qualche generalone italiano della Nato (scrivano dell’Aspen) che finge di rivelare notizie però scontate, ma recita una parte, personifica un ruolo di finto antagonismo al sistema; ma occhio, al contempo, anche ai ciarlatani e a chi, in particolare i sedicenti guru a caccia di adepti creduloni. Tutti indistintamente soggetti che producono solo chiacchiere inutili alimentando ad arte la confusione. La violenza alla verità parte alterando il significato delle parole: “complottismo”, “bufale”, ovvero slogan, termini privi di senso compiuto.

Scie chimiche? Il termine è stato coniato nell’ambito del Pentagono e trasferito nei manuali operativi dell’US Air Force: ad esempio alla voce “La conquista del clima entro il 2025”.

Indubbiamente, stanno gasando giornalmente gran parte del genere umano. Ma il fine non è lo sterminio diretto, quanto il controllo mentale su scala mondiale. Certo, le sostanze tossiche nebulizzate nell’aria provocano di conseguenza anche malattie e morte, ma è un effetto secondario per chi ha messo in atto questa strategia criminale atta ad ingabbiare l’umanità. A breve chi comanda ci farà sapere che l’aerosolterapia serve a mitigare gli sconvolgimenti climatici: date un’occhiata ai recenti e truffaldini documenti dell’Unione europea e dell’Organizzazione mondiale della sanità. Non è in atto un surriscaldamento di Gaia – come vogliono farci credere – bensì un raffreddamento. Infatti il governo degli Stati Uniti d’America non ha firmato né ratificato il Protocollo di Kyoto.

Il motivo è non solo far respirare una miscela letale, quanto lobotomizzare le persone tramite impulsi elettromagnetici. Si stanno diffondendo malesseri psicosomatici e patologie di origine ignota che nessun medico o specialista riesce a diagnosticare correttamente.

E’ fuori di dubbio anche perché esiste un Trattato internazionale (Enmod) contro questo tipo di guerra non convenzionale: riescono a controllare le forze della Natura e a scagliarle contro inermi ed ignare popolazioni; infatti possono originare e muovere nubi, scatenare tempeste e uragani, mobilitare cicloni e innescare terremoti. Eppure la manipolazione climatica è solo lo specchio di qualcos’altro, un’attività fabbricata apposta per nascondere, occultare molto altro.

Lo scopo e “imbottigliare” i corpi con materiale di risonanza, poi usare la tecnologia per imprimere un qualsivoglia comando. E si capisce che alcuni rispondono meglio di altri; però il progetto è unificare il comando. Lo scollamento della realtà rischia di essere inevitabile. Domanda: come mai alle scie chimiche guardano in pochi? La risposta sta proprio nel comando: “ignorare i filamenti, i reticolati di gas”. Su milioni di persone sono minoranze attive quelle che guardano, osservano, scrutano e si rendono conto del pericolo incombente.

Sopravviviamo immersi in una coltre chimica artificiale. Siamo già in una realtà olografica? E’ possibile asserire che una metà della popolazione vede e una metà effettivamente non vede? Chi ci dice che non viviamo già in realtà parallele? Forse le vedono quelli con una coscienza più evoluta? Forse ci vogliono qualità vibrazionali diverse per “vederle” realmente?

La realtà viene costruita socialmente. I termini chiave sono realtà e conoscenza. Non è necessario addentrarsi nel labirinto semantico. Per le nostre finalità è necessario sapere che la realtà è una caratteristica propria di quei fenomeni che noi conosciamo come indipendenti dalla nostra volontà. Mentre la conoscenza è la certezza che i fenomeni sono reali e possiedono caratteristiche precise. Che cosa è reale? Come si fa a saperlo?

La disgrazia è che sono riusciti a metterci uno contro l’altro (l’apparente limite). Così ognuno – separatamente dagli altri combattenti – si batte per la sua campagna nel suo orticello: non c’è comunicazione e solidarietà di intenti nella galassia frammentata dei ribelli. C’è chi – lo dico con simpatia – si occupa solo di signoraggio, chi soltanto di scie chimiche, chi solo di no tav o no muos, no nucleare, no guerra, oppure al massimo no trivelle, e così via. Tutti separati e lontani gli uni dagli altri, anche se magari poi convivono nello stesso territorio. Insomma, vale sempre l’antico adagio: divide et impera! Ma tornando alle nubi di metallo, gli sbalzi di umore possono essere una diretta conseguenza relativa ad una lotta fra la coscienza di ciò che accade quotidianamente e il “lavoro” sull’incoscienza, respirando appunto le nanopolveri ipertecnologiche e letali.

Solo un animale stupido come l’uomo poteva non capire l’infinita perfezione del


non credo sarà pubblicato ma ho risposto:
>> C’è chi – lo dico con simpatia – si occupa solo di signoraggio, chi soltanto di scie chimiche, chi solo di no tav o no muos, no nucleare, no guerra, oppure al massimo no trivelle, e così via. Tutti separati e lontani gli uni dagli altri, anche se magari poi convivono nello stesso territorio.

magari fosse così! sarebbe una gran bella cosa, specialmente per la CONGRUITA' e CREDIBILITA' dei rispettivi orticelli (egorticelli© li chiamo io).

invece, purtroppo, VOANDRI delle scie chimiche siete venuti a smerdare nel "mio" egorticello e il risultato è quando parlo di un argomento come LA MONETA, che non richiede microscopi o salti quantici in n-dimensioni per essere capita ma solo 4 minuti per leggere 2 paginettine-ine-ine formato A4.. ebbene quei 4 minuti non riesco a "strapparli" poiché mi sento ridere in faccia: "ah, sì, come no! la moneta-debito e le scie chimiche!"

dai.. è vero che io posso venire con te al mare e tu puoi venire con me in montagna ma non verrei mai al mare con lo slittino e tu sarai sempre preso per pazzo se verrai a sciare in costume.

occorre RINUNCIARE al proprio egorticello e impegnarsi per risolvere UNA COSA, dalla quale si partirà per arrivare alla soluzionen finalen.

se vuoi posso anche rinunciare alla Lotta al signoraggio SE TU MI GIURI che non mischierai mai più scie chimiche e signoraggio! è un prezzo che pagherei volentieri per DEPURARE la Lotta (che cmq qualcun altro continuerebbe a portare avanti).
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Re: 10. "E' tutto un gomblotto!!1!11!"

Messaggioda sandropascucci » 6 dic 2013, 19:44

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L'algoritmo che spia i banchieri arriva dalla lotta al terrorismo

Le banche inglesi hanno iniziato a utilizzare programmi di software in grado di individuare parole sospette, comportamenti insoliti, perfino variazioni nel tono della voce o nel modo di parlare, in cerca di segnali e sintomi di atteggiamento sospetto
dal nostro corrispondente ENRICO FRANCESCHINI

L'algoritmo che spia i banchieri arriva dalla lotta al terrorismo Il Banco di Santander è tra i primi istituti a "spiare" i suoi banchieri

TAG banche, banchieri, terrorismo, datagate, spionaggio informatico

LONDRA - Le banche spiano i banchieri. E questo si sapeva: telefonate ed email vengono regolarmente monitorate, registrate, archiviate, per scoprire potenziali truffe, manipolazioni, ammanchi. Quello che non si sapeva è che le maggiori banche della City di Londra (e probabilmente di altre capitali finanziarie) hanno cominciato a usare per spiare i propri dipendenti gli stessi sistemi di controllo elettronico finora adottati per la lotta al terrorismo: programmi di software dotati di algoritmi in grado di individuare parole sospette, comportamenti insoliti, perfino variazioni nel tono della voce o nel modo di parlare, in cerca di segnali e sintomi di atteggiamento sospetto.

Un software denominato "Intelligent Voice", sviluppato da una piccola società ad alta tecnologia britannica, la Chase Information Technology Services, è capace di cercare frasi come "riciclaggio", "fuori dai libri contabili" e "non parliamone online" scansionando migliaia o milioni di telefonate ed email. Il controllo elettronico si estende alle abitudini del personale, per esempio al fatto di ordinare sempre più spesso un "cinese take-away", un pasto al ristorante cinese da mangiare a domicilio o alla propria scrivania in ufficio, tenendo anche in considerazione che possa trattarsi di una frase in codice, in base al numero di volte che viene ripetuta in circostanze particolari. E il software nota addirittura le caratteristiche di differenti nazionalità: il fatto che i britannici tendono a interrompere
un collega a metà di una conversazione solo quando sono altamente stressati, "mentre questo non avviene viceversa con gli italiani", dice Nigel Cannings, direttore tecnico della Chase Information Technology, al Wall Street Journal, che dedica oggi un servizio in prima pagina al fenomeno.

Tra gli istituti di credito e le società di investimenti che hanno adottato questo tipo di sorveglianza elettronica del personale ci sono il Banco Santander, la Morgan Stanley e la Kcg Holdings, afferma l'articolo del quotidiano americano. Naturalmente, notano gli esperti, si tratta di un procedimento lungo e costoso, i cui risultati sono fortemente influenzati dalla qualità degli specialisti che interpretano i dati raccolti. Spiare la frequenza con cui un dipendente usa una certa parola, o cercare sintomi di nervosismo, può dare adito a numerosi falsi allarmi, anche se gli algoritmi sono così sofisticati e intelligenti, osserva il direttore della Chase IT, da imparare da soli a correggersi e a diventare più preciso con il passare del tempo. E pur rifiutando di rivelare al Journal quali clienti hanno scoperto prove di azioni illegali grazie al suo programma di software, Cannings sostiene che l'iniziativa ha già avuto successo. Ma oltre che a scoprire truffe di borsa, manipolazioni di valuta e altri imbrogli, un monitoraggio simile, ammonisce l'articolo, può far sapere alle banche quali dei loro banchieri hanno l'amante, sebbene non sia chiaro che uso farebbero di tali informazioni.
(06 dicembre 2013)
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Re: 10. "E' tutto un gomblotto!!1!11!"

Messaggioda Huro Chan » 5 gen 2014, 20:08

E se lo fanno tra di loro..
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'Il denaro è un'allucinazione collettiva.'
[F.Battiato]

‘Who controls energy controls whole continents, who controls food controls people, who controls money can control the entire world’. [H. Kissinger]

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Re: 10. "E' tutto un gomblotto!!1!11!"

Messaggioda sandropascucci » 6 feb 2014, 11:51

da: http://www.agefi.fr/articles/raoul-salo ... 61103.html

C'E' (ancora) QUALCHE IDIOTA CONVINTO CHE QUEST' UOMO (preso a caso tra i figli di IGB) NON ABBIA LO VERO POTERE E/O CHE LO POTERE POLITICO (AH! AH! AH!) SIA (effettivamente) IN GRADO DI "CONTROLLARE" ?!


(tradotto online dal francese)
>
>
Raoul Salomon servizi orchestre Tesoro Barclays Capital

Responsabile delle relazioni con la Agence France Trésor, deve soddisfare le esigenze di questo cliente esigente ma anche essere una forza a presentare proposte.
Con Frédérique 19/02/2009 Garrouste L'Hebdo AGEFI

Raoul Salomon è un uomo di appropriatezza. Responsabile per i rapporti con il Tesoro francese a Barclays Capital, il suo ruolo principale è quello di ottenere di fronte a quel particolare cliente ha bisogno di competenze adeguate. "Come specialista in titoli del Tesoro (SVT), dobbiamo essere vicini alle preoccupazioni quotidiane dei Agence France Trésor (AFT), che gestisce il debito del governo francese, dice. Mio ruolo è quello di trovare le giuste risorse in banca su una varietà di argomenti: è bene consigliare al Tesoro sulle emissioni, per esempio, di organizzare incontri con gli investitori, proporre soluzioni siepi o fornire un supporto completo su questioni che possono avere un impatto finanziario come politica ambientale ... "

Un compito per il quale la sua presenza nel gruppo dal 1996 e la sua esperienza come economista sulle questioni di rischi sovrani fornire un valido aiuto. Oltre a questo è anche, in parallelo, responsabile per la distribuzione dei prodotti a tasso "vanilla" interesse e di credito in Francia.


Commercio con i commercianti e gli economisti

In pratica, Raoul Salomon svolge la sua missione sulla SVT tema affidamento su servizi di Laurence Boone, capo economista presso Parigi, Clemente Perrette, capo dei tassi in Euro trading e Christian Fringhian, responsabile del settore pubblico in Europa. Sufficiente a coprire la maggior parte delle emissioni del Tesoro relative al finanziamento del Consigli dei deficit di bilancio poi concentrarsi sulle emissioni di BTF (Tesoro a tasso fisso e note fruttiferi), meno di un anno BTAN ( Treasuries standardizzati di interesse annuo) per un periodo di 2-5 anni e OAT (obbligazioni fungibili Tesoro) a lungo termine. "Il lavoro è per interagire con i commercianti per determinare la maturità ottimale di questioni e discutere con il dipartimento di macroeconomia per scoprire quando rilasciata, a seconda delle condizioni economiche ", afferma Raoul Salomon.

Al di là della strutturazione delle operazioni, l'intervento, come consulente, l'economista può essere molto ampio. "Il mio ruolo è quello di confrontarsi con le nostre previsioni attuali della politica fiscale con quella della AFT, non solo per Francia, ma anche per il resto della zona euro, dice Laurence Boone. Siamo noi invitiamo anche l'AFT si è interessata alle questioni macroeconomiche che possono influenzare l'economia globale ei tassi di interesse. "

Infatti, mentre l'AFT ha un totale di cinquanta dipendenti, circa 250 professionisti che lavorano nel campo della ricerca gruppo bancario in grado di fornire informazioni preziose su un punto particolare. In passato, una vasta banca disegno suo ruolo di consulente del Tesoro ha anche portato appositamente per l'assunzione di uno studente di dottorato per studiare la spinosa questione di come gran parte del debito dello Stato è stato ottimale , composto di debito indicizzati all'inflazione. "E 'stato un vero e proprio argomento teorico, abbiamo dovuto trovare un supervisore, ha detto Raoul Salomon. dottorato è lavorato per tre anni con noi su questo tema ed è da allora è diventato Professore di Finanza presso EM Lyon. "

Numero uno sul mercato secondario

Durante la notte, la vicinanza al Tesoro feed lavorare con team commerciali, guidati da Clemente Perrette partecipare a gare d'appalto e animano il mercato secondario del debito. In totale, quindici persone sono divisi, sulla base di scadenze e tipologie di titoli, attività su tutti i debiti statali. "Noi siamo il numero uno sul mercato secondario dei titoli di Stato, dice Clemente Perrette. Come fornitore di liquidità, siamo consapevoli delle grandi risparmi flussi, e in particolare siamo in grado di identificare le nuove applicazioni. Così, negli ultimi tempi, abbiamo assistito ad uno spostamento della domanda di titoli del Tesoro ai paesi dell'Asia e del Medio Oriente, mentre il flusso di fondi hedge è diminuita. "

Risultato, la banca è presente agli investitori e ha una visione reale sui prezzi di mercato. L'attività fa parte di SVT, infatti, l'obiettivo fondamentale di Barclays Capital per essere il più grande fornitore di liquidità nei mercati del debito pubblico. Secondo uno studio da parte dello Stato francese sui suoi investitori, l'istituzione e rappresenta il più grande spostamento in "reddito fisso" per tre anni.


Innovazione finanziaria

Ma è soprattutto una squadra di fantasia che Raoul Salomon Tesoro intende offrire un valore aggiunto fondamentale. Il Tesoro francese ha infatti una lunga tradizione di innovazione finanziaria, ad esempio, essendo stato originariamente nel 1991, l'invenzione degli obblighi "Strip" zero coupon dallo smembramento di un altro obbligo . Approccio Barclays si inserisce in questo strumento di ricerca per misurare. "La squadra ha ricevuto il mandato per la prima volta dal Tesoro francese nel 1998 per rilasciare un OAT (OAT indicizzati all'indice dei prezzi al consumo in Francia, ndr) con scadenza nel 2009, Barclays Capital ha creato questo mercato e quindi avuto esperienza, dice Christian Fringhian, il cui team di tre persone è completamente dedicato allo studio di nuovi argomenti e misurare le finanze degli stati. Abbiamo portato questo prodotto in Francia e negli Stati Uniti dopo hanno creato in Gran Bretagna. "Nel 2002, il gruppo ha creato il primo OAT indicizzati all'inflazione europea, poi è stato nominato il primo di 50 anni OAT dopo la proposta di principio AFT 2005 . «Un altro argomento di recente sulle strisce di mercato, cerchiamo un modo per garantire la fungibilità delle cedole e capitale, per favorire la liquidità del mercato, dice Raoul Salomon. Il problema non è quindi ridurre la trasparenza debito del. "tipo Stato di soggetto che dà visibilità al lavoro del team su cui Raoul Salomon sarà quindi in grado di consigliare altri stati.

A volte, l'apporto di nuove idee attraverso altre strutture che il commercio specifico con l'AFT. «In coordinamento con l'Agence France Trésor, abbiamo anche un approccio globale con le autorità francesi in senso lato e come per beneficiare della nostra esperienza con gli altri paesi europei, i tassi di interesse, commodity, tassi di cambio, e la gestione della partecipazione dello Stato ", dice Christian Fringhian.

Il team competenza chiave è veramente bene e far circolare le informazioni. Non c'è dubbio che la fiducia tra i suoi membri, che lavorano insieme su tutti questi temi a partire dai primi anni 2000, è alla base della sua forza. Quello che ora gli permettono di lavorare instancabilmente su enormi necessità di rifinanziamento degli stati e per esempio alcuni 160.000.000.000 € che lo Stato francese dovrebbe emettere quest'anno ...


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da: http://www.lemonde.fr/idees/article/201 ... _3232.html
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L'Europa deve sostenere la Banca centrale
IL MONDO |09.01.2012 alle 14h36 • Aggiornato 09.01.2012 alle 14h36 |

By Laurence Boone, amministratore delegato di Bank of America Merrill Lynch, e Raoul Salomon, amministratore delegato di Barclays Capital


Recentemente, un giovane banchiere centrale ricordato con molto riguardo che in questo momento, il mondo ha bisogno di più storici ed economisti meno. Difficile non fare confronti con la Grande Depressione del 1929: una grave crisi finanziaria che si diffonde al mondo reale, una mancanza di coordinamento generale, una mancanza di leadership politica ... Nei primi anni 1930, mentre scavando deficit e la recessione approfondito dopo la crisi finanziaria , i paesi sono stati in grado di coordinare : è stato necessario rigore di bilancio e paesi aggrappati a mantenere la loro parità oro , con le conseguenze che conosciamo. La storia si ripete: l'attività influenzale nella zona euro a causa della drastica e non coordinato, senza l'aggiustamento fiscale di politica monetaria singoli implementa tutte le sue armi.
Tuttavia, se i paesi della zona euro hanno sostenuto la Banca centrale europea (BCE), che potrebbe mettere in atto una politica monetaria più accomodante, come i suoi omologhi inglesi e americane. Se un singolo Tesoro, responsabile di una politica coordinata ed ottimale fiscale in tutta la regione è emerso, la BCE sarebbe meno difficile da passare a sua volta ad una politica che sostenere le economie ei loro sforzi di aggiustamento.

Ricordando una serie di errori del passato, le banche centrali anglosassoni hanno attuato politiche non convenzionali. Supponendo che il debito sovrano è il riferimento alla maggior parte dei tassi di interesse che riguardano l'economia reale, le banche hanno deciso di stabilizzare i tassi a livelli molto bassi con l'acquisto di debito sovrano. Il Regno Unito , una strategia di aggiustamento fiscale è stata assunta attuato in parallelo.

Negli Stati Uniti, il dibattito sul bilancio è meno chiaro, ma resta un forte senso che tutto è fatto per rilanciare l'economia. Rassicurato sia la direzione presa da questi tesori, e il fatto che ci sarebbe sempre un acquirente di ultima istanza, gli investitori continuano a aggiungere al debito sovrano americano e britannico sui loro bilanci. Risultato: il tasso decennale di questi due paesi sono circa il 2%, anche se l'inflazione è più alto, che genera perdite effettive per gli investitori.

In Europa , la situazione è confusa. Mentre la BCE continua a garantire che non riscattare il debito dei paesi in difficoltà, il suo bilancio continua a s ' pesante con la fornitura di liquidità fornita alle banche, senza limiti e il tasso ridicolo. Gli acquisti di debito sovrano restano esigui rispetto alle dimensioni del bilancio di € 200.000.000.000 , rispetto ad un incremento delle attività di € 1.000 milioni (bilancio della BCE è passato da 1.500 miliardi a fine 2007 2 miliardi 700 oggi). C'è una grande differenza tra questo programma europeo e dei suoi omologhi anglosassoni: BCE dà un sacco di soldi, ma compra poco. Questo ha due importanti conseguenze: da un lato, i bilanci delle banche non viene pulita - a differenza delle banche degli Stati Uniti, la Fed ha scaricato una grande quantità di debito tossico, dall'altro, le banche rimborsare il denaro con scadenze che vanno da sei mesi a tre anni.

Le conseguenze (negative) sulle attività reali sono significativi. Certo, aiuta le banche per rifinanziare: l'importo del rifinanziamento del debito per le banche dell'area dell'euro è enorme per il 2012, circa 800 miliardi di euro e senza dubbio il recente finanziamento di € 490.000.000.000 in tre anni dal 1% andando ad aiutare . Ma non li aiutano a ripulire i propri bilanci, le banche non stanno andando di nuovo a prestare ai consumatori e alle imprese , o timidamente. Soprattutto che le banche devono aumentare la loro quota di capitale entro la fine del mese di giugno

L'economia sta andando a soffrire . Inoltre, mantiene chimera pericolosa che il denaro prestato dalla BCE alle banche potevano permettersi di continuare a finanziare il debito sovrano. Ma se il denaro da parte della BCE investe nel debito sovrano, che non va nell'economia reale, privandola di un po 'di più finanziamenti.

In parallelo, i governi della zona euro hanno deciso di rafforzare la disciplina di bilancio con regole che minacciano di paralizzare l'arma budget. I paesi della zona euro, che hanno una politica monetaria comune e lo stress come abbiamo la spiegazione , per imporre un altro strumento di bilancio paralizzante vincolo per la gestione del ciclo economico. La politica fiscale sarà riassumere con aggiustamenti forti senza che tiene conto degli effetti di ricaduta negativi per l'area. Dobbiamo ricordare che gli aggiustamenti fiscali di successo sono quelle che sono state fatte mentre l'ambiente a livello internazionale in questi paesi è un ambiente di sviluppo, e la politica monetaria diventa più accomodante. La quantità di regole di bilancio unica a diverse situazioni economiche nazionali può dare una politica fiscale sub-ottimale a livello europeo.

Siamo quindi nel processo di adozione di una strategia che va contro quello che sarebbe fare : avrebbe messo in atto una politica fiscale europea, che si sarebbe diffuso lo sforzo di aggiustamento tra i diversi paesi dell'area dell'euro in modo che i paesi si regolano sostenuto la domanda dei paesi che non hanno bisogno di regolazione ( Germania ) o tutti allo stesso ritmo (Francia). Se inoltre ogni paese ha accettato di decidere la propria strategia di aggiustamento a livello europeo a favore della zona euro, allora avremmo l'equivalente di una zona euro Tesoro. La BCE, la forte presenza del tesoro e un adeguamento strategia di crescita consapevole e chiaramente definito potrebbe fare la sua politica monetaria più accomodante facendo acquisti di debito sovrano per abbassare i tassi su tutte le scadenze.

Dall'inizio della crisi greca, stiamo facendo piccoli passi cima a cima. Deve piegare il collo per l'idea che i paesi della zona euro possono essere carenti in futuro e dire che i paesi sono parte integrante nel gettare le pietre di un embrione di federalismo. BCE sentire governi su questi sviluppi e poi seguire le orme dei suoi omologhi anglosassoni.

Laurence Boone, amministratore delegato di Bank of America Merrill Lynch, e Raoul Salomon, amministratore delegato di Barclays Capital
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Messaggioda sandropascucci » 8 mag 2014, 12:06

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ANTIMAFIA
Arrestato l'ex ministro Claudio Scajola:
ha favorito la latitanza dell'ex deputato Pdl Amedeo Matacena
Dalle perquisizioni della Dda di Reggio Calabria emerge una potente associazione segreta internazionale di stampo massonico animata da figure come Amin Gemayel, capo dei falangisti libanesi e candidato alle presidenziali tenute a fine aprile. Nelle intercettazioni liti furiose con Giovanni Toti
di Gianfrancesco Turano

Arrestato l'ex ministro Claudio Scajola:
ha favorito la latitanza dell'ex deputato Pdl Amedeo Matacena

Poco più di tre mesi dopo l'assoluzione per la casa romana comprata “a sua insaputa”, l'ex ministro Claudio Scajola finisce in carcere come regista della latitanza di Amedeo Matacena junior, amico e compagno di partito.

Ordine di arresto anche per la seconda moglie di Matacena, l'ex modella Chiara Rizzo, e la madre Raffaella De Carolis. Dalle perquisizioni della Dda di Reggio Calabria emerge una potente associazione segreta internazionale di stampo massonico animata da figure come Amin Gemayel, capo dei falangisti libanesi e candidato alle presidenziali tenute a fine aprile.

Fra i perquisiti ci sono Emo Danesi, storico piduista mai uscito di scena, due figli dello statista democristiano Amintore Fanfani, Giorgio e Cecilia, e l'imprenditore calabrese Vincenzo Speziali, 39 anni, nipote dell'omonimo senatore di Forza Italia, che, grazie al suo matrimonio con una nipote di Gemayel, fa la spola fra Roma e Beirut.

Le indagini, in parte ancora secretate, evidenziano anche gli incontri tra i supporter di Matacena e l'eterno Luigi Bisignani, vero erede del suo maestro di loggia Licio Gelli.

Secondo gli investigatori, il ruolo del protagonista spetta a Scajola. Tenuto sotto intercettazione per mesi, l'ex ministro dello Sviluppo economico si è prodigato per Matacena, arrivando a coordinare gli aspetti logistici e finanziari di una latitanza lussuosa e dispendiosa, che ha richiesto un impiego di fondi ingenti mossi dai conti bancari di Montecarlo, dove risiedeva Matacena, figlio omonimo dell'armatore napoletano che ha inventato i traghetti privati sullo Stretto di Messina e che ha avuto un ruolo importante nei moti per Reggio capoluogo del 1970-1971.

Amedeo Matacena junior, deputato per due legislature ed ex coordinatore regionale di Forza Italia su indicazione proprio di Scajola, è in fuga dal giugno 2013, dopo che la Cassazione aveva confermato la sua condanna a cinque anni e quattro mesi per concorso esterno in associazione mafiosa con la famiglia Rosmini, una cosca fra le più potenti della 'ndrangheta reggina. In aggiunta, il cinquantenne Matacena ha anche una condanna in primo grado a quattro anni per corruzione.

Scappato alle Seychelles, poi negli Emirati dove è stato arrestato in agosto e poco dopo rilasciato, Matacena stava per abbandonare Dubai. La metropoli araba era ormai insicura e i giudici sembravano orientati a concedere l'estradizione. La nuova meta di Matacena era Beirut, il porto franco dei latitanti mafiosi.

La Direzione investigativa antimafia, coordinata dal sostituto procuratore di Reggio Giuseppe Lombardo e dal procuratore capo Federico Cafiero de Raho, è intervenuta prima che Matacena andasse a raggiungere il padre fondatore di Forza Italia, Marcello Dell'Utri, che da Beirut attende la pronuncia della Cassazione sulla sua condanna associazione mafiosa il 9 maggio.

Il senatore palermitano è stato arrestato il 12 aprile in un albergo di Beirut, in piena campagna elettorale per le presidenziali che ancora non hanno indicato un vincitore. Ma il nuovo presidente potrebbe negare l'estradizione di Dell'Utri per motivi politici.

Gemayel, uno dei candidati, ha già occupato la poltrona presidenziale del paese dei cedri in uno dei periodi più drammatici della storia del Libano (1982-1988), succedendo al fratello Bashir e governando la fase della guerra civile.

I legami di Amin Gemayel con l'Italia sono di antica data. Il capo dei cristiano maroniti è stato fra i primi a rendere omaggio, l'anno scorso, alla tomba di Giulio Andreotti, sepolto al cimitero del Verano. Due anni fa, i giornali locali hanno dato rilievo alla sua visita privata in Calabria, dove è stato ospite dell'allora senatore Speziali, uno dei maggiori imprenditori calabresi con interessi in varie regioni italiane.

Più di recente Gemayel, che è vicepresidente dell'Internazionale democristiana ed è molto legato anche al segretario Udc Lorenzo Cesa, è stato in Italia per incontrare Silvio Berlusconi. L'appuntamento, preso a Roma, è stato spostato a Milano all'ultimo momento suscitando le ire del politico falangista, il suo rientro in Libano e una sua piccata smentita quando Berlusconi ha dichiarato che Dell'Utri si era recato a Beirut per assistere Gemayel nella sua campagna elettorale.

Le intercettazioni dell'inchiesta reggina rivelano retroscena di feroce contrapposizione politica tra i vecchi padri costituenti del berlusconismo e i rampanti della nuova Forza Italia. In particolare, ci sarebbero agli atti una serie di liti telefoniche furiose tra Scajola e l'astro nascente del forzismo, Giovanni Toti, alleato con le donne di Silvio nel bloccare o limitare gli accessi dell'ex ministro ligure e di Denis Verdini a palazzo Grazioli.

Ma i vecchi avevano ancora molte carte da giocare, grazie alla solidità dei rapporti internazionali garantiti dalla rete massonica. Il collante dell'operazione “Matacena libero” è sempre quello della fratellanza fra liberi muratori. E qui è ancora da sviluppare appieno il ruolo di Emo Danesi, livornese di 79 anni, ex segretario del boss democristiano del Veneto Toni Bisaglia e sottosegretario alla Marina mercantile, espulso dalla Dc di Ciriaco De Mita e dal Grande oriente d'Italia in quanto iscritto alla loggia P2 (tessera 752).

Dagli anni Ottanta, Danesi ha preferito il ruolo del burattinaio invisibile – Gelli docet – ed è emerso soltanto a tratti. Una prima volta nel 1996, in occasione della seconda Tangentopoli, come punto di riferimento del banchiere toscano-svizzero Chicchi Pacini Battaglia. Una seconda volta nel giugno del 2007, quando l'allora sostituto della procura di Potenza Henry John Woodcock ha tentato invano di incastrarlo per associazione segreta ex lege Anselmi insieme ad altri esponenti dell'Udc.

Il prosieguo dell'inchiesta dirà se Danesi può essere considerato uno degli “invisibili”, un gruppetto ristretto che detta legge e i termini della politica internazionale usando clan mafiosi, servizi segreti e logge deviate. Su questa oligarchia potente e ristrettissima lavora da anni il pm reggino Lombardo.

Di sicuro, Matacena a Beirut avrebbe ritrovato qualcosa di più di un compagno di partito. In una sua dichiarazione alla stampa in cui rivelava la delusione per essere stato estromesso dalle liste berlusconiane, il figlio dell'armatore affermava: “Ritengo di essermi comportato da amico con il presidente Berlusconi. Sono andato a Palermo a testimoniare al processo di Dell'Utri contro Filippo Alberto Rapisarda. Mi sono trascinato dietro altri testimoni che avevano perplessità a raccontare i fatti per come erano avvenuti. Ritengo che questa testimonianza sia stata fondamentale per smontare il teste Rapisarda. Poi su richiesta di Berlusconi sono andato a testimoniare a Caltanissetta contro la procura di Palermo”.

Lo stesso favore gli è stato reso da Scajola che si è prodigato in testimonianze a favore dell'imputato Matacena durante il processo Olimpia. Oggi, fra Scajola, Dell'Utri e Matacena, l'unico a piede libero è proprio Matacena. Forse non per molto.
08 maggio 2014© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Messaggioda sandropascucci » 12 mag 2014, 17:20

maddai?! mai avremmo pensato che.. mai!

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Grilli assunto in Jp Morgan

L'ex ministro del Tesoro diventa presidente per l'area Europa, Medio Oriente e Africa per la banca d'affari Usa. Si occuperà di corporate e investment bank. Stava per passare a Jp Morgan già tre anni fa, prima della chiamata di Monti
di WALTER GALBIATI

TAG Vittorio Grilli, Jp Morgan
MILANO - Le aveva definite “voci infondate e dannose”, quando il giorno prima del varo del governo Monti, il 14 novembre del 2011, era stato ipotizzato un suo passaggio a Jp Morgan. Allora Vittorio Grilli era direttore generale del Tesoro e a luglio si era parlato di lui come di un possibile successore di Mario Draghi alla guida di Banca d’Italia. Il suo sponsor era Giulio Tremonti, un astro in discesa che non riuscì a piazzare il suo protetto al vertice di Via Nazionale. Grilli aveva chiesto l’appoggio per salire sul trono dei banchieri italiani anche a Massimo Ponzellini, il discusso presidente della Banca Popolare di Milano, finito al centro di un’inchiesta per finanziamenti facili a un giro di “amici”. Ma non gli valse a nulla, la spuntò Vincenzo Visco.

La scossa per lui arriva il giorno dopo la smentita del passaggio a Jp Morgan con il giuramento del governo Monti, che lo chiama al suo fianco come viceministro dell’Economia. Diventerà il titolare del dipartimento, però, solo a luglio del 2012, quando il premier dello spread deciderà di lasciare l’interim del Tesoro. Da ministro, era stato al centro di una polemica per l'acquisto di un appartamento a Roma finanziato dal Monte dei Paschi di Siena con un
mutuo superiore all'importo del valore della casa.

Oggi, a distanza di quasi tre anni, quelle voci che lo volevano vicino a un approdo a Jp Morgan, trovano una conferma a posteriori, perché l’ex ministro è stato nominato presidente del Corporate & Investment Bank della banca americana per l'area Europa, Medio Oriente e Africa. Grilli entra nel novero di tutti quei politici che dopo una lunga militanza all’interno dello Stato finiscono a fare i consulenti per le grandi banche d’affari, sempre attente a raccogliere i fuoriusciti che possono garantire loro gli appoggi giusti per entrare nel giro degli affari degli Stati. E in Italia, tra la gestione di 2mila miliardi di debito pubblico e le nuove privatizzazioni annunciate dal presidente del consiglio Matteo Renzi, non manca certo il lavoro per gli advisor finanziari.

(12 maggio 2014)



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Esplora il significato del termine: ERA STATO TRA I PAPABILI PER LA POLTRONA DI BANKITALIA
Tesoro, voci (smentite) sull’addio di Grilli
La Reuters: il direttore generale del Tesoro verso l’uscita per andare a Jp Morgan. Il ministero: voci infondate e dannose


Vittorio Grilli
MILANO - Decisa smentita del ministero dell’Economia alle voci, circolate in giornata, di prossime dimissioni in tempi brevi del Direttore generale del Tesoro, Vittorio Grilli. «Le notizie riportate dalla stampa e dalle agenzie circa imminenti dimissioni dall’incarico di Direttore Generale del Tesoro del professor Vittorio Grilli - si legge in una nota - sono infondate e generano inutile confusione in giorni così delicati per il nostro Paese».
TRA JP MORGAN E BARCLAYS - Le voci erano state diffuse da un lancio dell’agenzia Reuters, secondo la quale erano in corso trattative tra la banca americana Jp Morgan e Grilli, trattative definite «a uno stadio molto avanzato». Per l’agenzia finanziaria la decisione dell’addio sarebbe dovuta arrivare entro le prossime 24-48 ore. Altre fonti citate nei giorni scorsi avevano invece parlato di un impegno di Grilli nella banca britannica Barclays.

IL NODO BANKITALIA - Secondo queste fonti, l’esito della successione a Mario Draghi al vertice di Bankitalia, con la nomina di Ignazio Visco e non dello stesso Grilli, appoggiato dal ministro dell’Economia uscente Giulio Tremonti, aveva creato le premesse per un’uscita di scena del professore, a capo del Tesoro dal 2005. La smentita del ministero dell’Economia mette fine, almeno per il momento, alla questione.

Redazione Online
14 novembre 2011 (modifica il 15 novembre 2011)
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Messaggioda sandropascucci » 23 mag 2014, 10:24

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Carige, nel mirino la "banda del Magro" e gli amici magistrati
Nell'ordinanza di custodia cautelare si parla di rapporti di Berneschi e Menconi anche con carabinieri e agenti segreti

di MARCO PREVE

23 maggio 2014

Carige, nel mirino la "banda del Magro" e gli amici magistrati

L'arresto di Berneschi all'uscita del suo ufficio (corbis)

Amicizie ed entrature con gli uffici giudiziari, le forze dell'ordine e i servizi segreti. Tra i motivi che hanno spinto il gip Adriana Petri a firmare la richiesta di misura cautelare per la "banda del Magro" come veniva soprannominato Giovanni Berneschi dai componenti della presunta associazione a delinquere ci sono inquietanti sospetti circa i rapporti di Berneschi e di Ferdinando Menconi, per anni il suo alter ego nel ramo assicurativo, con magistrati, carabinieri agenti segreti.

Ecco cosa si legge nella parte conclusiva dell'ordinanza:"Quanto a Giovanni Berneschi il pericolo di inquinamento probatorio è testimoniato altresì da alcune intercettazioni telefoniche, che hanno evidenziato presunte entrature dell'indagato negli ambienti giudiziari di Genova e di La Spezia, per il tramite di tale Andrea Baldini ( avvocato ed ex consigliere Carige, ndr), al quale egli avrebbe chiesto ripetutamente di verificare se vi sono procedimenti a suo carico. Un'inquietante scenario che si profila, del summenzionato legale che apprende da personale addetto agli uffici giudiziari e che ha accesso ai terminali riservati della Procura della Repubblica, se vi sono iscrizioni a carico del Berneschi, così da riferirne alI'indagato è emerso infatti da".
E seguono le telefonate tipo queste: Berneschi a Baldini: "fammi il piacere di guardare il fascicolo, ricordatelo eh!";
e Baldini: "stai sereno già mobilitato, già mobilitazione, mobilitation per scatoloni ".
La posizione dell'avvocato è al vaglio della procura.

Altrettanto pesanti le parole del gip su Menconi.
Il gip scrive che Menconi con un ragioniere suo amico vanta : "conoscenze presso gli uffici giudiziari della Procura della Repubblica di Genova>.
Segue l'intercettazione in cui Menconi spiega di voler uscire dalle società svizzere " perché sento odore di Procure di cose di Carige Calloni anche stamattina è in Banca Carige... io c'ho delle previsioni ... il vice procuratore di Genova mio carissimo amico mi ha detto te non sei ... stattene fuori... morale un domani dicono Menconí Menconi? Certo che ho trattato io li conosco da 30 anni io atti? io proprio adesso? vi autorizzo con l'autorità elveitica a fare ricerche negli ultimi 20 anni a nome mio con c'è niente.."
Più avanti il gip scrive che Menconi "interloquendo con un non meglio identificato dei Servizi Segreti Italiani... nella quale vanta con tale Malavasi Valter conoscenze presso la Procura della Repubblica di Genova". Proseguendo "Menconi cita ad un interlocutore le sue numerose conoscenze presso esponenti di vertice delle varie forze di polizia., affermando: "... se poi ricade nel penale... gli viene trascritto all'Interpol e lo ricevono anche la eh! Lo trasmettono due miei amici che son venuti qua due volte... il Capo della Sala Operativa a Roma dell'lnterpol, se gli chiedi... gli dai un nome e un numero, data di nascita, nome e cognome ti leggono la vita e tutto... prima c'avevo anche la Legione Carabinieri, l'investigativa qui di via... dove c'è la Questura in fondo... c'ê l'investigativa dei Carabinieri, il numero uno... a prendere il cappuccino più volte... poi lo abbiamo aiutato... andato ai Servizi... ma quello la che fa l'accertatore è un Carabiniere, chiamo loro e gli dico chi è questo testa di cazzo, sai quello che minacciava... l'han buttato fuori".
Millanterie, mezze bugie o tutte verità? La procura e i finanzieri del nucleo di polizia tributaria procedono senza timori o imbarazzi nell'accertamento anche di questi aspetti evidenziati dagli stessi pm Nicola Piacente e Silvio Franz.
Su queste ombre che gettano le parole di Menconi pesa però un precedente importante. Un'inchiesta del 2002 dove gli allora potentissimi e non decaduti Berneschi e Menconi, con tutto il management Carige vennero indagati per un giro di fatture per operazioni inesistenti che guarda caso portava proprio verso la pista della compravendita di immobili. Un immane lavoro investigativo dei finanzieri del Gico cancellato in una mattina dall'archiviazione decisa a sorpresa dal gip Roberto Fucigna. Il magistrato che guarda caso era presidente della società di volley sponsorizzata proprio da Carige Assicurazioni e che oggi è indagato a Torino in seguito al suo coinvolgimento in un'indagine per false sponsorizzazioni della sua squadra. Anche lui oggi è un pensionato proprio come Berneschi e Menconi. Sarà un caso ma da Scajola, a Luigi Grillo, a Berneschi allo stesso Fucigna le inchieste decollano quando ci sono rivolgimenti negli uffici giudiziari, ma spesso quando i protagonisti della scena pubblica sono ormai finiti nello sgabuzzino del potere.
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Messaggioda sandropascucci » 22 lug 2014, 13:04

da: http://www.vice.com/it/read/movimento-c ... ini-europa

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CHI È MONIA BENINI, LA NUOVA COORDINATRICE STAMPA M5S IN EUROPA
Di Matteo Lenardon lug 5 2014

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Monia Benini con Nigel Farage, via.

Il 30 giugno è un momento di tensione per il Movimento Cinque Stelle. Il gruppo di comunicazione per il Parlamento Europeo subisce un “leak”, il documento con stipendi e indennità—che raggiunge la cifra di oltre 104.000 euro—viene diffuso in rete. Non solo, anche i nomi dei nuovi coordinatori del gruppo di comunicazione scelti da Claudio Messora finiscono online, fra questi quello di Monia Benini.

Ma chi è Monia Benini? Secondo il curriculum online è una traduttrice freelance con in passato esperienze di guida turistica e una carica da Presidente del CdA dell’AMSEFC, società che "gestisce i 39 cimiteri del territorio comunale e cura le operazioni e la manutenzione dei due cimiteri ebraici per conto della Comunità di Ferrara." Ora lavora al Parlamento Europeo per il secondo partito italiano.

Benini, in realtà, si è fatta notare in rete per le sue attività che molti tendono a includere nell’area del “complottismo”. Il complottismo, per chi non lo conoscesse, è quella branca della scienza che cerca di spiegare alcuni dei misteri e avvenimenti più complessi della storia umana attraverso il caricamento di JPG su Facebook.

Benini ha infatti affrontato ogni tipo di battaglia online possibile contro entità che lei stessa definisce “élite mondiali oscure”. Ha fatto la campagna No Euro e No Europa, quella anti-vaccini, quella sul signoraggio, e soprattutto quella contro le scie chimiche. Per quest’ultima la si vede addirittura portavoce e porta striscione alla manifestazione nazionale tenutasi lo scorso dicembre.



Inoltre, sul suo profilo Facebook, aderisce alla teoria che vedrebbe i matrimoni gay spinti e finanziati dalla Goldman Sachs e la JP Morgan. Quindi non solo ai matrimoni gay c’è musica e gente più figa, ma puoi anche avere una consulenza gratuita su come diversificare i tuoi investimenti.

Pubblicazione di Monia Benini.

L’articolo che la Benini condivide porta a un forum di “economia alternativa” in cui il post viene inserito nella categoria “Matrimonio gay e altre stupidaggini” con a seguire queste tag illuminanti: “cabale di potere, clan, illuminati, ebrei, massoni, Storia e Società.”


Un commento di Monia Benini sul suo status Facebook sopra riportato.

Benini, nei commenti, spiega che le leggi pro-gay sono solo un altro modo per ottenere "una massiccia diminuzione della popolazione" da parte di "governi e banche potenti." Un tormento che torna spesso nella sua attività di attivista.

Perché Benini è anche una prolifica autrice. Grazie al suo curriculum ha accumulato abbastanza esperienza per vergare numerosi saggi di teoria economica, infettivologia e geopolitica. In vendita sul suo sito personale si trovano infatti libri dagli argomenti più disparati: si va dall’odio per le tasse imposte dall’Europa all’odio per la “massoneria europea” finendo con un manuale per liberarsi della “dittatura europea”.

Ma l’Infinite Jest della Benini è “Sterminio Segreto”, un volume dedicato a ciò che la sanità mondiale “ci tiene nascosto”. Su Youtube è possibile vedere anche una video-intervista in cui anticipa tutti gli argomenti del tomo.



Queste sono alcune delle cose che Monia Benini dichiara nel video:

- È iniziata una pianificazione, diversi decenni di anni fa, per arrivare a una riduzione di 3/4 della popolazione mondiale attuale. Questo avviene con le sterilizzazioni forzate, le vaccinazioni e le inoculazioni su larga scala da parte di associazioni come quella di Bill Gates che portano all’infertilità sia maschile che femminile.

- Negli Stati Uniti esiste un monumento scritto in diverse lingue in cui si annuncia la necessità di portare a 500 milioni di persone la razza umana.

- Esistono nanomateriali nascosti negli alimenti che noi mangiamo. Come i corn flakes o le noccioline ricoperte da uno strato di vetro.

- Ci sono guerre batteriologiche silenziose legittimate dal potere. (in video si vede il Sig. Burns)

- La Rockfeller Foundation già nel 1968 parlava di vaccini da somministrare alla popolazione femminile affinché non ci potesse esserci l’impianto dell’ovulo fecondato nell’utero.

- Ho documentato come il vaccino dell’antitetanica venisse infuso con ormoni che rendevano sterile la popolazione femminile.

- L’azienda farmacologica Merck vuole vaccinare gli uomini contro il tumore all’utero.

- I pediatri vengono pagati affinché il numero di vaccinazioni aumenti. Si tratta di vaccinazioni non obbligatorie e superficiali. (in video si vedono stralci di articoli che collegano i vaccini all’autismo)

- L’industria farmaceutica si nasconde dietro la questione della Sanità e della filantropia per costringere a vaccinare obbligatoriamente i bambini che muoiono di fame nei Paesi del Terzo Mondo. Questo solo per il controllo e l’abbattimento della popolazione.

- Per colpa dei media che inventano pandemie da cui tutelarsi diventiamo strumenti e vittime di una vera e propria guerra condotta dall’élite mondiale contro l’umanità.

- La gente non si deve lamentare delle alluvioni, delle frane o di altri disastri naturali. Si devono chiedere cosa succede sopra le loro teste. C’è una élite di persone e multinazionali che nel nostro Paese ha avviato una sperimentazione di modifica climatica autorizzata e pagata dai nostri soldi. Vogliono cambiare il clima inseminando le nuvole di metalli pesanti attraverso l’aerosol.

- Ho letto su un Atlante che oggi saremmo dovuti esseri 12 miliardi, e fra pochissimi anni addirittura 20. Questo dimostra che qualcosa ha modificato l’incremento previsto!

Tutto ciò viene pronunciato con la stessa rassicurante serenità delle ricette sul finger food spiegate dalla tipa di Giallo Zafferano.

Benini, comunque, non entra in politica grazie al M5S, ma attraverso il Pdci. Prima da segretario provinciale e poi da “collaboratrice parlamentare” del Senatore dei Comunisti Italiani Fernando Rossi. Dopo la caduta del Governo Prodi Rossi crea nel 2008 un “Movimento per il Bene Comune” a cui la Benini aderisce. Movimento che, secondo il suo stesso statuto, nasce dalla "constatazione che i partiti del centrodestrasinistra: subiscono in silenzio l’occupazione militare, politica, culturale e finanziaria degli Stati Uniti d’ America; hanno regalato ai banchieri privati la Banca dello Stato; sono permeati dalle logge massoniche; sono indissolubilmente legati ai banchieri ed alle lobby affaristiche."

Pubblicazione di Monia Benini.

Il Movimento ottiene alle elezioni solo un 0,33 percento, ma si può fregiare della stima di personaggi come Roberto Fiore, segretario di Forza Nuova che, del partito guidato dai due ex comunisti, scrive entusiasta "Forza Nuova è protagonista di un processo che già sta iniziando. Movimenti politici seri e credibili come il Bene Comune, di Fernando Rossi e Monia Benini, o Alternativa, il movimento di Giulietto Chiesa, stanno in questi mesi prendendo delle posizioni sempre più condivisibili."

Nell’ultimo anno Benini si avvicina invece sempre di più al Movimento Cinque Stelle. Si fa intervistare più volte dal suo attuale capo, Claudio Messora, partecipa a svariati meetup in tutta Italia e firma addirittura un editoriale contro l’immigrazione su Beppegrillo.it.

Oggi la ritroviamo come una dei responsabili della comunicazione a Cinque Stelle. Senza essere passata da nessuna tornata elettorale, reale o telematica che sia. I sei milioni di italiani che hanno votato il partito di Beppe Grillo alle ultime Europee si sentono davvero rappresentati dalle idee di Monia Benini?


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Messaggioda sandropascucci » 5 set 2014, 12:09

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NESSUNO TOCCHI CAINO
05.09.2014 di sandropascucci, signoraggio.COM per PRIMIT.IT

nessunotocchicaino.png



Unicredit SpA, proprietario per il 20/30%[1] di Bankitalia S.p.A., ha 14 (quattordici) società con sede alle Cayman[2].

Sì, hai letto bene: le Isole Cayman, il noto "paradiso fiscale" (per IGB - IL GRASSO BANKIERE lo è di sicuro) dove troviamo rintanati quasi tutti faccendieri ed evita-tasse del Pianeta.

A uno sputo da Cuba.

C'è una lotta durissima (AH! AH! AH!) nel denunciare questi "paradisi fiscali" dalle varie autorità governative internazionali ma, in realtà, come si dice "nessuno tocchi Caino" ed ecco il perché, ancora, esistono e, ancora, esisteranno questi luoghi, come si dice in gergo tecnofiko: "OFFSHORE".

Offshore vuol dire fuori dalle regole, regole che noandri schiavi delle banche (ovvero tutti noi, ma proprio TUTTI TUTTI, anche tuo cugggino che lavora in banca ma non si sa dove e quell'andro cugggino che porta gli aerei e ha tante donne in giro per il mondo ma quando lo chiami risponde sempre al primo squillo) quelle regole, dicevamo, alle quali dobbiamo sottostare per quanto riguarda tasse, libri contabili, versamenti, F24, trattenute, IVA, uva, ova, con tutto il pollaio annesso.

Oggi, non so il perché ma solo il percome (ovvero tramite laconico foglio PDF) mi accorgo che una di queste società è stata depennata dal gruppo Unicredit (vedi immagine di apertura). Forse è stata venduta o ha cambiato nome o altro evento di NESSUNISSIMA importanza poiché, ciò che conta, è la DOMANDINEN di cui sopra:

PERCHE' SOCIETA' CONTROLLATE DA UNA BANCA ITALIANA (AH! AH! AH!) HANNO SEDE IN PARADISI FISCALI?

Ora i prezzolati da IGB (compresi i portatori della sindrome di Belmonte) diranno che è tutto ok, che così gira il mondo ecc.. ma la DOMANDINEN, per noi PULITI, resta.

E' un po' come se la Tirrenia avesse una società con sede a.. che so.. a Tortuga (ammettiamo fosse sede di pirati internazionali)!!
Uno qualche DOMANDINEN se la farebbe, no?


Codice: Seleziona tutto

ARTEMUS MACRO FUND SPC LIMITED tramite HVB ASSET MANAGEMENT ASIA LTD
B.I. INTERNATIONAL LIMITED GEORGE TOWN tramite TRINITRADE VERMOGENSVERWALTUNGSGESELLSCHAFT MIT BESCHRANKTER HAFTUNG
BA-CA FINANCE (CAYMAN) II LIMITED tramite BANK AUSTRIA CAYMAN ISLANDS LTD.
BA-CA FINANCE (CAYMAN) LIMITED tramite BANK AUSTRIA CAYMAN ISLANDS LTD.
BANK AUSTRIA CAYMAN ISLANDS (MANAGEMENT) LTD. tramite BANK AUSTRIA CAYMAN ISLANDS LTD.
BANK AUSTRIA CAYMAN ISLANDS (NOMINEES) LTD. tramite BANK AUSTRIA CAYMAN ISLANDS LTD.
BANK AUSTRIA CAYMAN ISLANDS LTD. tramite BANK AUSTRIA CREDITANSTALT AG
HVB INVESTMENTS (UK) LIMITED tramite BAYERISCHE HYPO UND VEREINSBANK AG
N665UA OFFSHORE GP, LLC tramite BD INDUSTRIE-BETEILIGUNGSGESELLSCHAFT M.B.H.
PRIMEO FUND LIMITED tramite  PIONEER ALTERNATIVE INVESTMENT MANAGEMENT LTD
THE ST. MARGARETS LIMITED PARTNERSHIP tramite HVB ASSET LEASING LIMITED
VINTNERS LONDON INVESTMENTS (NILE) LIMITED tramite HVB INVESTMENTS (UK) LIMITED
BA-CA FINANCE (CAYMAN) II LIMITED tramite BANK AUSTRIA CAYMAN ISLANDS LTD.
BA-CA FINANCE (CAYMAN) LIMITED tramite BANK AUSTRIA CAYMAN ISLANDS LTD.
BANK AUSTRIA CAYMAN ISLANDS LTD. tramite BANK AUSTRIA CREDITANSTALT AG
PRIMEO MULTI-STRATEGY FUND LIMITED GRAND CAYMAN tramite PIONEER ALTERNATIVE INVESTMENT MANAGEMENT LTD



ps: ma della "N665UA OFFSHORE GP, LLC".. ne parliamo?

Voi salireste su un traghetto con su scritto "Scippi e Rapimenti Traghetti Lines"??

_______________________________________________________________________

[1] usa google per gli aggiornamenti e occhio alle (banche) controllate da UNICREDIT e che appaiono tra i "partecipanti al capitale";
[2] dato 2007 - da aggiornare;

[^]

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Re: 10. "E' tutto un gomblotto!!1!11!"

Messaggioda sandropascucci » 6 set 2014, 23:22

Unicredit Bank Cayman Islands LTD
SWIFT CODE (BIC)
BKAUKYK1

Use this code for an International Bank Wire Transfer to Unicredit Bank Cayman Islands LTD, Georgetown, Cayman Islands

BANKUnicredit Bank Cayman Islands LTDADDRESSWhitehall House Floor 3 238 North Church Street
KY1-1206 GEORGETOWNCITYGeorgetownCOUNTRYCayman Islands
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Re: 10. "E' tutto un gomblotto!!1!11!"

Messaggioda sandropascucci » 30 ott 2014, 11:39

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New studies: ‘Conspiracy theorists’ sane; government dupes crazy, hostile
by Kevin Barrett

Recent studies by psychologists and social scientists in the US and UK suggest that contrary to mainstream media stereotypes, those labeled “conspiracy theorists” appear to be saner than those who accept the official versions of contested events.
The most recent study was published on July 8th by psychologists Michael J. Wood and Karen M. Douglas of the University of Kent (UK). Entitled “What about Building 7? A social psychological study of online discussion of 9/11 conspiracy theories,” the study compared “conspiracist” (pro-conspiracy theory) and “conventionalist” (anti-conspiracy) comments at news websites.
The authors were surprised to discover that it is now more conventional to leave so-called conspiracist comments than conventionalist ones: “Of the 2174 comments collected, 1459 were coded as conspiracist and 715 as conventionalist.” In other words, among people who comment on news articles, those who disbelieve government accounts of such events as 9/11 and the JFK assassination outnumber believers by more than two to one. That means it is the pro-conspiracy commenters who are expressing what is now the conventional wisdom, while the anti-conspiracy commenters are becoming a small, beleaguered minority.
Perhaps because their supposedly mainstream views no longer represent the majority, the anti-conspiracy commenters often displayed anger and hostility: “The research… showed that people who favoured the official account of 9/11 were generally more hostile when trying to persuade their rivals.”
Additionally, it turned out that the anti-conspiracy people were not only hostile, but fanatically attached to their own conspiracy theories as well. According to them, their own theory of 9/11 – a conspiracy theory holding that 19 Arabs, none of whom could fly planes with any proficiency, pulled off the crime of the century under the direction of a guy on dialysis in a cave in Afghanistan – was indisputably true. The so-called conspiracists, on the other hand, did not pretend to have a theory that completely explained the events of 9/11: “For people who think 9/11 was a government conspiracy, the focus is not on promoting a specific rival theory, but in trying to debunk the official account.”
In short, the new study by Wood and Douglas suggests that the negative stereotype of the conspiracy theorist – a hostile fanatic wedded to the truth of his own fringe theory – accurately describes the people who defend the official account of 9/11, not those who dispute it.
Additionally, the study found that so-called conspiracists discuss historical context (such as viewing the JFK assassination as a precedent for 9/11) more than anti-conspiracists. It also found that the so-called conspiracists to not like to be called “conspiracists” or “conspiracy theorists.”
Both of these findings are amplified in the new book Conspiracy Theory in America by political scientist Lance deHaven-Smith, published earlier this year by the University of Texas Press. Professor deHaven-Smith explains why people don’t like being called “conspiracy theorists”: The term was invented and put into wide circulation by the CIA to smear and defame people questioning the JFK assassination! “The CIA’s campaign to popularize the term ‘conspiracy theory’ and make conspiracy belief a target of ridicule and hostility must be credited, unfortunately, with being one of the most successful propaganda initiatives of all time.”
In other words, people who use the terms “conspiracy theory” and “conspiracy theorist” as an insult are doing so as the result of a well-documented, undisputed, historically-real conspiracy by the CIA to cover up the JFK assassination. That campaign, by the way, was completely illegal, and the CIA officers involved were criminals; the CIA is barred from all domestic activities, yet routinely breaks the law to conduct domestic operations ranging from propaganda to assassinations.
DeHaven-Smith also explains why those who doubt official explanations of high crimes are eager to discuss historical context. He points out that a very large number of conspiracy claims have turned out to be true, and that there appear to be strong relationships between many as-yet-unsolved “state crimes against democracy.” An obvious example is the link between the JFK and RFK assassinations, which both paved the way for presidencies that continued the Vietnam War. According to DeHaven-Smith, we should always discuss the “Kennedy assassinations” in the plural, because the two killings appear to have been aspects of the same larger crime.
Psychologist Laurie Manwell of the University of Guelph agrees that the CIA-designed “conspiracy theory” label impedes cognitive function. She points out, in an article published in American Behavioral Scientist (2010), that anti-conspiracy people are unable to think clearly about such apparent state crimes against democracy as 9/11 due to their inability to process information that conflicts with pre-existing belief.
In the same issue of ABS, University of Buffalo professor Steven Hoffman adds that anti-conspiracy people are typically prey to strong “confirmation bias” – that is, they seek out information that confirms their pre-existing beliefs, while using irrational mechanisms (such as the “conspiracy theory” label) to avoid conflicting information.
The extreme irrationality of those who attack “conspiracy theories” has been ably exposed by Communications professors Ginna Husting and Martin Orr of Boise State University. In a 2007 peer-reviewed article entitled “Dangerous Machinery: ‘Conspiracy Theorist’ as a Transpersonal Strategy of Exclusion,” they wrote:
“If I call you a conspiracy theorist, it matters little whether you have actually claimed that a conspiracy exists or whether you have simply raised an issue that I would rather avoid… By labeling you, I strategically exclude you from the sphere where public speech, debate, and conflict occur.”
But now, thanks to the internet, people who doubt official stories are no longer excluded from public conversation; the CIA’s 44-year-old campaign to stifle debate using the “conspiracy theory” smear is nearly worn-out. In academic studies, as in comments on news articles, pro-conspiracy voices are now more numerous – and more rational – than anti-conspiracy ones.
No wonder the anti-conspiracy people are sounding more and more like a bunch of hostile, paranoid cranks.

Short URL: http://www.veteranstoday.com/?p=259824


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mercoledì 22 ottobre 2014

Studi Scientifici: I Complottisti Sono Più Sani di Mente
di K. Barrett
Traduzione di Anticorpi.info


Recenti studi scientifici realizzati da psicologi e sociologistatunitensi e britannici hanno chiarito che, al contrario di quanto tradizionalmente affermato dagli stereotipi diffusi dalla cultura di massa, le persone etichettate come 'teorici della cospirazione' siano più sane ed equilibrate rispetto a chi accetti supinamente le versioni ufficiali dei fatti contestati.

Lo studio più recente è stato pubblicato lo scorso 8 luglio dagli psicologi Michael J. Wood e Karen M. Douglas dell'Università del Kent (Regno Unito), ed intitolato E l'edificio 7? Studio Psicologico Sociale di Discussione Online sulle Teorie del Complotto sull'11 Settembre. Lo studio ha confrontato numerosi commenti di tipo 'cospirazionista' e 'convenzionalista' (anti-cospirazione) postati da utenti di siti di notizie online.

Con grande stupore i ricercatori hanno scoperto che i commenti a supporto della teoria del complotto fossero numericamente maggiori rispetto a quelli che continuano a reputare valide le versioni dei fatti diramate dai media convenzionali. "Dei 2.174 commenti raccolti, 1.459 sono stati catalogati come cospirazionisti e 715 come conventionalisti." In altri termini, coloro che non credono alle versioni ufficiali di eventi come l'11 Settembre e l'omicidio di JFK sono risultati essere più del doppio rispetto a quelli che credono alle versioni ufficiali. Il che in parole povere significa che il rapporto si è invertito, e che la saggezza convenzionale oggi è espressa dai cosiddetti 'complottisti' mentre le persone che non credono alle cospirazioni stanno diventando una sparuta minoranza.

Forse anche perché il loro parere ha smesso di essere espressione della maggioranza,i commentatori anti-cospirazione tendono a tradire una forte rabbia ed ostilità: "Lo studio ha dimostrato che i soggetti che supportano la versione ufficiale dei fatti dell'11 Settembre si esprimano generalmente in modo più ostile nel tentativo di persuadere chi la pensi in modo diverso da loro."

Si è inoltre appurato che gli avversatori delle teorie del complotto, oltre che fortemente ostili siano anche più tendenti al fanatismo. Secondo costoro la versione in base a cui 19 arabi - nessuno dei quali provvisto di adeguate competenze di pilotaggio aereo - sarebbero riusciti a commettere il crimine del secolo sotto la direzione di un dializzato nascosto in una grotta in Afghanistan - sia indiscutibilmente vera. I cosiddetti cospirazionisti - dal canto loro - non pretendono di avere una teoria del tutto esplicativa degli eventi: "Coloro che sostengono che gli attentati dell'11 Settembre siano stati in realtà una cospirazione governativa, non mirano a promuovere una specifica teoria esaustiva, ma solo a smentire la versione ufficiale. "

In breve, lo studio scientifico elaborato da Wood e Douglas suggerisce che lo stereotipo negativo del 'complottista' - un fanatico ostile che sostiene con piglio ideologico le versioni ipotizzate dalla propria 'setta' di appartenenza - in realtà descriva accuratamente le persone che difendono le versioni ufficiali, non quelle che le contestano.

Lo studio ha anche rilevato come i cosiddetti 'complottisti' abbiano una migliore visione d'insieme e discutano il contesto storico (ad esempio la contestualizzazione dell'assassinio di JFK rispetto ai fatti dell'11 Settembre) in misura maggiore degli anti-cospirazionisti. Ed ha verificato che i cosiddetti complottisti non amino sentirsi definire 'complottisti' o 'teorici della cospirazione.'

Questi risultati sono amplificati nel nuovo libro Conspiracy Theory in America del politologo Lance DeHaven-Smith, pubblicato all'inizio di quest'anno dalla University of Texas Press. Il prof. DeHaven-Smith spiega come mai la gente non gradisca essere definita: 'complottista.' L'espressione - infatti - fu coniata ed ampiamente diffusa dalla CIA per diffamare coloro i quali sollevassero dei dubbi sulla versione ufficiale dell'assassinio di JFK!
"La campagna della CIA per diffondere l'espressione 'teoria del complotto' ebbe l'obiettivo di rendere chi non credesse alle versioni ufficiali oggetto di scherno e ostilità da parte del resto della collettività, e bisogna ammettere - purtroppo - che si sia rivelata una delle iniziative di propaganda di maggior successo di tutti i tempi."
In altri termini, coloro i quali usino sotto forma di insulto le espressioni 'teoria del complotto' e 'complottista' stanno reagendo nel modo preventivato ad una documentata, indiscussa, storicamente reale cospirazione posta in essere dalla CIA per coprire l'assassinio di JFK. Quella campagna, tra l'altro, era completamente illegale, e gli agenti della CIA che vi furono coinvolti erano dei criminali; alla CIA infatti è legalmente proibito di condurre operazioni sul territorio 'amico', tuttavia è dimostrato che essa infranga regolarmente il divieto, compiendo operazioni su territorio nazionale che spaziano dalla propaganda agli omicidi.

DeHaven-Smith spiega anche il motivo per cui coloro che dubitano delle versioni ufficiali di eventi criminali tendano ad analizzare il contesto storico. Nel suo testo fa notare che un gran numero di sinistre cospirazioni che si rivelarono autentiche appaiano fortemente relazionate a molti crimini di stato contro la democrazia non ancora provati. Un esempio evidente è il legame tra gli omicidi di JFK ed il fratello Robert FK, i quali hanno dato via libera a presidenze intenzionate a proseguire la guerra del Vietnam (e a delegare l'emissione della moneta a banche private - n.d.t.). Secondo DeHaven-Smith, è necessario discutere gli "omicidi Kennedy" al plurale, in quanto i due omicidi sembrano essere aspetti di uno stesso grande crimine.

La psicologa Laurie Manwell della University of Guelph concorda sul fatto che l'etichetta coniata dalla CIA: "teoria della cospirazione" ostacoli le normali funzioni cognitive. In un articolo pubblicato sulla rivista America Behavioral Scientist (2010), asserisce che le persone 'anti-complottiste' non siano in grado di ragionare con lucidità su tali apparenti crimini contro la democrazia proprio per effetto della loro incapacità di elaborare informazioni che siano in conflitto con una linea di pensiero che è stata loro inculcata precedentemente.

Nello stesso numero di ABS, il professor Steven Hoffman dell'Università di Buffaloaggiunge che gli individui avversi alle teorie cospirative siano soggetti a un forte bias di conferma (v. correlati) - cioè, piuttosto che prendere atto della realtà dei fatti cercano informazioni che confermino le loro convinzioni preesistenti facendo ricorso a meccanismi irrazionali (come l'etichetta di 'complottista') per evitare di confrontarsi con informazioni contrastanti.

L'estrema irrazionalità di chi attacca le 'teorie della cospirazione' è stata abilmente esposta anche dai docenti di comunicazione della Boise State University Ginna Husting e Martin Orr. In un articolo del 2007 dal titolo Meccanismi Pericolosi: l'Idea di Complottismo Come Strategia di Esclusione Transpersonale hanno scritto:
«Se io ti definisco complottista, mi importa ben poco se tu stia effettivamente dibattendo di una cospirazione realmente esistente o se hai semplicemente sollevato una questione che preferisco non vedere ...Attraverso questa etichetta sto strategicamente escludendoti dalla sfera in cui discorsi pubblici e dibattiti generano dei conflitti."
Ma ora, grazie a internet, le persone che mettono in dubbio le versioni ufficiali non sono più escluse dal dibattito pubblico; dopo 44 anni di dominio la campagna ordita dalla CIA per soffocare il dibattito pubblico con la scusa del complottismo è giunta alla frutta. Negli studi accademici, così come nei commenti postati sotto le notizie, le voci che sostengono la possibilità del complotto sono ormai più numerose - e più razionali - di quelle che continuano a supportare le versioni ufficiali.
Per cui c'è poco da meravigliarsi se i cosiddetti 'anti-complottisti' appaiano sempre di più come una setta di ostili, paranoici individui manovrabili.

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Articolo in lingua inglese, pubblicato sul sito Veterans Today
Link diretto:
http://www.veteranstoday.com/2013/07/14/whatabout7/

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Messaggioda sandropascucci » 5 mar 2015, 15:15

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Rothschild: situazione più grave dalla Seconda Guerra Mondiale

di: WSI | Pubblicato il 05 marzo 2015| Ora 11:20

Banchiere e numero uno di un trust da 2,3 miliardi di sterline ai risparmiatori: conservazione capitale, più che guadagni a breve, è la chiave.
Il banchiere e politico miliardario Jacob Rothschild, primogenito di Victor, ha sostituito il padre alla Camera dei Lord inglese nel 1990.
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Il banchiere e politico miliardario Jacob Rothschild, primogenito di Victor, ha sostituito il padre alla Camera dei Lord inglese nel 1990.

NEW YORK (WSI) - Il banchiere e politico miliardario Jacob Rothschild ha avvertito che la situazione geopolitica attuale è la più grave e pericolosa dai tempi della Seconda Guerra Mondiale.

Il 78enne presidente di RIT Capital Partners, ha usato il rapporto annuale del trust da £2,3 miliardi per lanciare un avviso ai risparmiatori, sottolineando che l'attenzione della società sarebbe rivolta alla conservazione del capitale degli azionisti e non ai guadagni a breve termine.

Rothschild ha dichiarato che "dalla Seconda Guerra Mondiale non ci troviamo davanti a una situazione geopolitica così pericolosa", che ha creato "difficili condizioni economiche" cui gli investitori devono fare attenzione.

Il politico e investitore, che vanta partner d'affari del calibro di Warren Buffett e Henry Kissinger, ha detto che tale clima sfavorevole è dovuto al "caos e estremismo diffuso in Medioriente, all'aggressione ed espansione della Russia e all'indebolimento dell'Europa.

Il continente è "minacciato da livelli di disoccupazione orribili, causati tra le altre cose dall'incapacità di imporre riforme strutturali in molti dei paesi membri dell'Unione Europea".

Il membro della ricca e potente famiglia di origini ebree dei Rothschild ha fatto affari con la Russia nel settore petrolifero. Nel 2003 rilevò le quote nel gruppo Yukos appartenenti all'industriale Mikhail Khodorkovsky, prima che quest'ultimo venisse arrestato e accusato di frode.

Figlio primogenito di Victor Rothschild, lo ha rimpiazzato nel 1990 alla Camera dei Lord inglese.

(DaC)
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Messaggioda Huro Chan » 5 mar 2015, 15:59

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Re: 10. "E' tutto un gomblotto!!1!11!"

Messaggioda sandropascucci » 24 mar 2015, 10:02

da: http://vocidallestero.it/2015/03/23/kru ... mment-3907
originale: http://krugman.blogs.nytimes.com//2015/ ... urrencies/
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HENRY TOUGHA 15 ORE FA 2 COMMENTI

KRUGMAN: MONETE DELL’ATLANTICO CENTRALE

Un mini-post di Paul Krugman suggerisce un provocatorio confronto tra l’Islanda, paese di poco più di 320.000 abitanti dotato di sovranità monetaria, e la Contea di Mercer (negli USA), dove si trova l’Università di Princeton in cui lui insegna. Noi potremmo fare lo stesso confronto con Firenze o con Bari. Ciò dovrebbe far riflettere quelli che, da noi, dicono che l’Italia è “troppo piccola” per potersi permettere una propria sovranità monetaria.

di Paul Krugman, 22 marzo 2015

Questa economia ha una propria moneta:

islanda
Immagine

Quest’altra invece no:

mercer_county
Immagine


Ciò vi crea qualche problema?

La cosa davvero sorprendente è che l’Islanda se l’è cavata benissimo con la propria moneta indipendente, che le ha risparmiato l’immenso costo della svalutazione interna. Ora, non sto dicendo che bisogna creare la moneta della Contea di Mercer — per quanto, se mai ciò dovesse accadere, suggerisco che si chiami Plumdollar o Evanovich. Ma chiedersi il perché è un esercizio interessante per la teoria delle aree valutarie ottimali.
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Re: 10. "E' tutto un gomblotto!!1!11!"

Messaggioda sandropascucci » 6 lug 2015, 10:00

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Lite temeraria per chi cita giurisprudenza a sproposito e redige atti seriali
Tribunale, sez. II, sentenza 10/03/2015

Pubblicato il 03/07/2015

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Ricade nell'ambito di applicazione dell'art. 96 III comma c.p.c. l'aver basato l'intera impostazione processuale dell'azione civile sulla basa di una lettura errata di un precedente giurisprudenziale e per il resto affidando la difesa a deduzioni vaghe, introdotte con atto fatto sostanzialmente in serie rispetto a tanti procedimenti similari, all'unico scopo di ottenere una CTU che sopperisca al vuoto argomentativo dell'atto di citazione stesso, in una materia, come quella bancaria, estremamente tecnica e complessa e che, colpa anche la gravissima congiuntura economica che ha colpito famiglie e imprese, meriterebbe di essere trattata con diverso approccio processuale.

Il caso
Gli attori citavano in giudizio dinanzi al Tribunale Civile di Padova la convenuta, deducendo di aver stipulato un mutuo a tasso variabile per l’importo di euro 170.000,00 al tasso convenzionale del 3,50% ed al tasso di mora pari al 5,50%: evidenziavano coloro che avevano agito in giudizio che al momento della stipula il tasso soglia usura fosse pari al 6,24%.

Deducevano gli attori, inoltre, che già dalle esposizioni di questi pochi valori si potesse evincere come il tasso concordato fosse usurario fin dalla sua pattuizione e per corroborare questa deduzione affermavano che la Suprema Corte con la sentenza n. 350/2013 avesse affermato che, ai fini della verifica della usurarietà dei ratei di interesse, il tasso convenzionale ed il tasso di mora andassero sommati cosicché, se fosse stata vera questa deduzione, effettivamente il tasso da confrontare sarebbe stato pari al 9% (3,50% + 5,50%) ovvero di molto superiore al tasso del 6,24% che rappresentava ratione temporis il tasso soglia.
Deducevano ancora gli attori che in seguito quel mutuo venne rinegoziato e trasformato da tasso variabile a tasso fisso con un tasso convenzionale pari al 5% ed uno di mora di 5 punti superiori al tasso nominale (tasso nominale che nel contratto viene quantificato nel 4,25%) e, quindi, al 10% (in questo caso, però, si trattava evidentemente di un mero errore di calcolo contenuto nell’atto di citazione, essendo il risultato dell’operazione di addizione allegata da parte attrice pari a 9,25% e non a 10%) laddove il tasso soglia pro tempore vigente era pari al 9,45%. Nel corso delle memorie (ed in parte anche nell’atto di citazione) gli attori facevano un generico riferimento anche alle ulteriori voci di spesa che, insieme ai tassi base, avrebbero concorso a portare i tassi pattuiti oltre la soglia.

Si costituiva la convenuta chiedendo il rigetto delle domande attoree e particolarmente censurando la appena esposta seconda deduzione attorea in virtù della quale anche le spese collegate all’erogazione del credito avrebbero dovuto concorrere a far superare il tasso soglia.

La soluzione

Con sentenza del 9 aprile 2015, il tribunale di Padova ha ritenuto che, sia il mutuo originario, che essendo a tasso variabile o ha tassi usurai fin dal suo sorgere oppure non può mai essere usurario visto che i suoi tassi salgono o scendono in base all’andamento degli indici di riferimento collocandosi sempre per definizione entro il tasso soglia, sia quello fisso rinegoziato, sono stati previsti con tassi, convenzionali e di mora, pacificamente e documentalmente entro la soglia.
L’unico modo per cui, sulla base delle deduzioni attoree dimesse nell’atto di citazione, quei due mutui potrebbero essere considerati ab origine usurari è se si ritenesse che la sentenza 350/2013 della cassazione abbia detto che al fine della verifica si debbano sommare il tasso convenzionale con quello moratorio.
Secondo il giudice, addirittura “fortunatamente” (è l’avverbio testualmente utilizzato) la Cassazione non ha mai detto “una simile mostruosità” ma solo che il tasso di mora deve essere tenuto in conto ai fini della valutazione della usurarietà e ciò vuol dire che il Giudice deve verificare se, il tasso convenzionale e quello di mora singolarmente considerati, superino o meno il tasso soglia non potendosi accontentare di verificare il solo tasso convenzionale come era opinione isolata ma presente prima di quella decisione.

Alla luce delle superiori considerazioni le domande attore sono manifestamente infondate e vanno integralmente rigettate.
Ciò detto, il giudice ha ritenuto che sul comportamento processuale degli attori valgano le seguenti considerazioni: essi hanno agito in giudizio pur consapevoli di essere privi di qualsiasi prova delle loro asserzioni, ed un tanto si evince proprio dal fatto che le uniche doglianze che la parte ritiene di introdurre nel procedimento con il suo atto, sono relative a doglianze che non hanno trovato alcun riscontro probatorio poiché l’unica o comunque la principale doglianza era affidata al fatto che il tasso di interesse pattuito fin dal sorgere del rapporto fosse usurario ed un tanto la parte ha dedotto riferendo che la sentenza Cass. n. 350/2013 abbia detto che, ai fini della verifica se il tasso pattuito sia o meno usurario, gli interessi corrispettivi vadano sommati agli interessi moratori.
Però la sentenza ha detto, al contrario, che gli interessi di mora vanno “tenuti in conto” ovvero che per valutare se le pattuizioni siano o meno legittime si debba verificare che sia gli interessi convenzionali che quelli di mora debbano essere al di sotto della soglia usura.

L’intera impostazione che la parte ha dato alla causa è sintomo, secondo il giudice, di grave negligenza e tale condotta processuale merita di essere sanzionata ex art. 96 c.p.c. anche in considerazione del fatto che, tale modo di affrontare la materia bancaria, denota la volontà di creare un contenzioso seriale in questa materia che invece è estremamente tecnica e complessa e che, colpa anche la gravissima congiuntura economica che ha colpito famiglie e imprese, meriterebbe di essere trattata con diverso approccio processuale.

In punto di applicabilità della sanzione processuale per responsabilità aggravata va osservato che, tale comportamento, può essere sanzionato non solo su richiesta di parte, ma anche d’ufficio ex art. 96 c. 3 c.p.c., così come modificato dalla L. 69/09, in considerazione del fatto che con tale riforma il legislatore ha introdotto una forma di “punitive damages” in considerazione del danno arrecato al sistema giudiziario che, inteso nella sua complessità, è già gravato da milioni di procedimenti pendenti per cui, l’aggravamento del carico complessivo con procedimenti introdotti per finalità strumentali e dilatorie, è un comportamento abusivo che merita di essere adeguatamente sanzionato con il pagamento di una somma equitativamente individuata.
Tale risarcimento tende a ristorare, sia il danno arrecato alla parte ingiustamente coinvolta nel presente procedimento, sia il danno arrecato al sistema giudiziario nel suo complesso per aggravio di cause che, tutte insieme, concorrono a formare un numero di procedimenti che ormai da tempo superano quanto si possa esigere in termini di produttività da un singolo Giudice così che normalmente lo stesso sia impossibilitato a definire la totalità dei procedimenti gravanti sul suo ruolo entro i termini che la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo ritiene equi, ovvero tre anni dalla data di iscrizione a ruolo per un procedimento di primo grado così come recepito nel nostro ordinamento con la legge 89/2001 c.d. Legge Pinto in applicazione dell’art. 6 C.E.D.U., così da esporre, in ultima istanza, lo Stato Italiano a continue sanzioni pecuniarie per la durata irragionevole dei suoi procedimenti giudiziari.
Tutto ciò considerato sanzione equa, anche alla luce del principio di diritto espresso dalla Cass. Sez. 6 –2, Ordinanza n. 21570 del 30/11/2012, appare essere quella pari al quintuplo delle spese di lite liquidate ai sensi del DM 55/2014.

I precedenti

L’art. 96 III comma c.p.c., è stato introdotto dalla L. 18 giugno 2009, n. 69, al fine di rafforzare le sanzioni per l’uso distorto degli strumenti processuali. La norma riconosce al giudice facoltà di condannare la parte soccombente – anche d’ufficio – al pagamento di una somma equitativamente determinata a favore della controparte, in aggiunta all’eventuale condanna alla rifusione delle spese processuali. In varie occasioni la giurisprudenza di merito ha applicato l’istituto come una vera e propria sanzione privata, con evidente scostamento rispetto alla struttura tipica dell’illecito civile (T. Pordenone 18 marzo 2011; T. Varese 30 ottobre 2009). Si tratta, in sostanza, di una vera e propria condanna punitiva (Trib. Pordenone, 18 gennaio 2013), irrogata dall’autorità giudiziaria ma a diretto vantaggio di un soggetto privato, per uso distorto degli strumenti processuali. Non constano precedenti analoghi a quello in esame, ma che la lettura palesemente distorta di precedenti giurisprudenziali possa rientrare nel concetto di colpa grave nell’agire o resistere in giudizio, non stupisce.

Infatti, come ha affermato anche Cass., 18 febbraio 2011, n. 3993, la temerarietà della lite può essere ravvisata nella coscienza dell'infondatezza della domanda (o nel difetto della normale diligenza per l'acquisizione di detta coscienza). Relativamente all'entità del danno sofferto per lite temeraria ex art. 96 c.p.c., se l'esistenza e la prova devono essere offerte dall'istante sia per quanto concerne l'"an" sia per il "quantum debeatur", il pregiudizio derivante da condotte processuali dilatorie o defatigatorie della controparte può desumersi da nozioni di comune esperienza anche alla stregua del principio, ora costituzionalizzato, della ragionevole durata del processo (art. 111 Cost., comma 2) e della L. n. 89 del 2001 (c.d. legge Pinto), secondo cui, nella normalità dei casi e secondo l'"id quod plerumque accidit", ingiustificate condotte processuali, oltre a danni patrimoniali, causano "ex se" anche danni di natura psicologica che, per non essere agevolmente quantificabili, vanno liquidati equitativamente sulla base degli elementi in concreto desumibili dagli atti di causa (Cass. 24645/2007). D'altra parte, in tema di equa riparazione per irragionevole durata del processo ai sensi della L. 24 marzo 2001, n. 89, art. 2, anche per le persone giuridiche il danno non patrimoniale, inteso come danno morale soggettivo correlato a turbamenti di carattere psicologico, è - tenuto conto dell'orientamento in proposito maturato nella giurisprudenza della Corte di Strasburgo - conseguenza normale, ancorchè non automatica e necessaria, della violazione del diritto alla ragionevole durata del processo, di cui all'art. 6 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, a causa dei disagi e dei turbamenti di carattere psicologico che la lesione di tale diritto solitamente provoca alle persone preposte alla gestione dell'ente o ai suoi membri, e ciò non diversamente da quanto avviene per il danno morale da lunghezza eccessiva del processo subito dagli individui persone fisiche (Cass. 1746/20101: 2246/2007).

La questione della “cumulabilità” degli interessi di mora e di quelli corrispettivi ai fini del calcolo del superamento del tasso soglia di usura, è stata variamente risolta dalla giurisprudenza. Per un primo orientamento, cui aderisce il provvedimento commentato la sentenza della Corte di Cassazione 350/13, afferma soltanto che si intendono usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge al momento in cui sono promessi o convenuti, a qualunque titolo, quindi anche a titolo di interessi moratori, senza peraltro statuire che tasso corrispettivo e tasso di mora vadano comunque cumulati. Nel caso all’esame della Suprema Corte il tasso di mora era stato pattuito in termini di maggiorazione del tasso corrispettivo sicché la maggiorazione cui si riferisce il Supremo Collegio attiene le modalità di pattuizione di quel tasso di mora (Trib. Roma, 2 marzo 2015); cfr., anche Trib. Reggio Emilia, 24 febbraio 2015, secondo cui il tasso soglia al di là del quale gli interessi sono considerati usurari, riguarda non solo gli interessi corrispettivi, ma anche quelli moratori; peraltro, la verifica dell’eventuale superamento del tasso deve essere autonomamente eseguita con riferimento a ciascuna delle due categorie di interessi, senza sommarli tra loro; ove il superamento del tasso soglia riguardi solo gli interessi moratori, la nullità ex art. 1815, comma 2, c.c. colpisce unicamente la clausola concernente i medesimi interessi moratori, senza intaccare l’obbligo di corresponsione degli interessi corrispettivi convenzionalmente fissati al di sotto della soglia. Secondo Trib. Treviso, 09 dicembre 2014, le due specie di interessi sono distinte, in quanto quelli corrispettivi remunerano la mutuante della messa a disposizione del denaro e costituiscono il corrispettivo del diritto del mutuatario a godere della somma capitale erogata in conformità al piano di ammortamento; gli interessi di mora hanno, invece, funzione sostanzialmente risarcitoria, di liquidazione in via preventiva del danno patito dal mutuante per l'inadempimento del mutuatario e, come tali, rientrano nel novero delle prestazioni accidentali, prive di carattere corrispettivo, che vengono in rilievo solo nella eventuale fase patologica del rapporto in conseguenza dell'inadempimento del debitore.

Si vedano però, contra, varie ordinanze ammissive di CTU in cui si fa riferimento alla cumulabilità delle due voci di interessi: Trib. Bologna 10 novembre 2014; Trib. Siena 29 ottobre 2014; Trib. Sassari 13 dicembre 2014; Trib. Firenze, 28 aprile 2015; Trib. Torino 14 maggio 2015.
Alla luce di tali oscillazioni interpretative la condanna per lite temeraria, nella vicenda in questione, appare del tutto discutibile.

Per approfondimenti:

Commentario breve al Codice di Procedura civile, Carpi Federico, Taruffo Michele, Cedam, 2015.
(Altalex, 16 giugno 2015. Nota di Francesco Toschi Vespasiani tratta da Il Quotidiano Giuridico Wolters Kluwer).

da: http://www.altalex.com/
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Messaggioda sandropascucci » 17 ago 2015, 15:55

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Messaggioda sandropascucci » 20 ott 2015, 9:00

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'Visco indagato dalla Procura di Spoleto'
Lo rivela 'Il Fatto Quotidiano'. L'inchiesta riguarda il commissariamento di Bps e la vendita a Banca Desio

20 ottobre 2015
08:04
NEWS

Il Fatto Quotidiano scrive oggi che il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco sarebbe indagato, insieme ad altre persone, dalla Procura di Spoleto in un'inchiesta, per corruzione e truffa, sul commissariamento della Banca Popolare di Spoleto (Bps) e la successiva vendita a Banca Desio, avvenuta lo scorso anno. Il commissariamento è stato poi annullato dal Consiglio di Stato.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA



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Bankitalia, Visco indagato
L'accusa è di truffa per la vendita della Popolare di Spoleto al Banco Desio durante un commissariamento "illegittimo"

Mario Valenza - Mar, 20/10/2015 - 07:47

Il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco sarebbe indagato, insieme ad altre persone, dalla Procura di Spoleto in un’inchiesta, per corruzione e truffa, sul commissariamento della Banca Popolare di Spoleto (Bps) e la successiva vendita a Banca Desio, avvenuta lo scorso anno.

Il commissariamento è stato poi annullato dal Consiglio di Stato. A riferirlo è il Fatto Quotidiano. Il contesto è un’inchiesta sul passaggio della Banca Popolare di Spoleto (Bps) al Banco di Desio e della Brianza , deciso durante un commissariamento voluto da Bankitalia poi giudicato “illegittimo” dal Consiglio di Stato. Secondo quanto riporta il Fatto, il pm di Spoleto, G e nnaro Iannarone, sembra voler approfondire questa ricostruzione: oltre a Visco, infatti, sono indagati i commissari nominati da Bankitalia (Giovanni Boccolini, Gianluca Brancadoro e Nicola Stabile), i componenti del comitato di Sorveglianza (Silvano Corbella , Giovanni Domenichini e Giuliana Scognamiglio) e pure l’attuale presidente di Bps, Stefano Lado, che è il vicepresidente di Banco Desio.

Il Consiglio di Stato a febbraio annulla sia il commissariamento della banca che quello della Scs. Quel provvedimento è illegittimo e dunque, ragionano i soci, anche le decisioni successive. Partono i ricorsi: o ci ridate la banca o ci indennizzate. Il 1 dicembre un tribunale dovrà dare una prima risposta. Intanto, però, la Procura di Spoleto - nel frattempo sono cambiati i vertici e della vecchia inchiesta su Antonini e soci si sono perse le tracce - ha fatto il suo passo, decidendo che Visco e gli altri vanno messi sotto inchiesta.
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Messaggioda sandropascucci » 23 ott 2015, 8:47

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Finanza e Mercati In primo piano
Dal 1° gennaio la banca in difficoltà potrà attingere (in casi estremi) dal conto corrente. Come tutelarsi

di Vito Lops22 ottobre 2015Commenti (20)
IN QUESTO ARTICOLO

Argomenti: Brrd | Consiglio dei Ministri | Giuseppe Vegas | Consob | Depositi bancari
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A partire dal 1° gennaio 2016, anche in Italia sarà applicata la direttiva Brrd (Bank recovery and resolution directive). È la direttiva europea del cosidetto bail-in che cambia radicalmente il paradigma del correntista bancario che, in caso di difficoltà finanziarie dell’istituto, può diventare compartecipe delle perdite. Prima di questa direttiva la prassi ha portato a utilizzare il meccanismo del bail-out. In caso di salvataggio di una banca sono intervenuti gli Stati e quindi indirettamente tutti i contribuenti (che hanno pagato attraverso l’aumento delle tasse il surplus di deficit necessario per salvare l’istituto). Questo ha contribuito, ad esempio, a far aumentare tra il 2008 e il 2012 il debito/Pil dell’Eurozona oltre l’80 per cento.

Adesso l’Eurozona, tramite la nuova direttiva, intende cambiare modus operandi: se una o più banche sono in difficoltà non sono gli Stati a doverle salvare (e quindi in via indiretta i contribuenti attraverso più tasse) ma direttamente chi ha un rapporto con quell’istituto e cioè azionisti, obbligazionisti e correntisti.


Ovviamente si tratta di casi estremi, ma è meglio fare chiarezza riassumendo i contenuti della riforma che è ancora in corso di approvazione e pertanto potrebbe essere soggetta a delle limature. Il testo del decreto è stato approvato dal Consiglio dei ministri il 10 settembre e ora è tornato alle Camere. Lo stesso Giuseppe Vegas, presidente della Consob, ha detto che il testo è da rivedere sul punto della trasparenza.

È bene precisare che i correntisti non saranno i primi della lista a finire nella ruota dell’eventuale piano di salvataggio dell’istituto. In prima linea ci sono gli azionisti, cioè coloro che hanno comprato azioni della banca e che le detengono in portafoglio. Se l’intervento “ai danni” degli azionisti non bastasse a rimettere in sesto i conti si passa agli obbligazionisti, a coloro che hanno in portafoglio obbligazioni emesse dallo stesso istituto. E qui c’è un’ulteriore distinzione: vengono prima i possessori di obbligazioni subordinate (una categoria di bond più rischiosa) e poi i possessori di obbligazioni (sempre emesse dalla stessa banca in difficoltà) della categoria senior (un po’ meno rischiosa). Se questi interventi non dovessero bastare, solo allora si potrà intervenire sulla liquidità disponibile in conto corrente. Ma solo per la parte che eccede i 100mila euro.

Fino a 100mila euro c’è infatti la garanzia dal fondo di tutela dei depositi interbancari. È utile sapere che la copertura del fondo di tutela opera per correntista e per istituto. Questo significa che, nel caso di un conto cointestato tra marito e moglie, l'assicurazione copre fino a 200mila euro, mentre se il risparmiatore possiede una pluralità di conti presso la stessa banca il risarcimento massimo ottenibile è sempre di 100mila euro.

Se invece un correntista ha più conti presso diverse banche, rischia solo per la somma eccedente i 100mila euro del conto della banca in difficoltà. La liquidità presso un’altra banca presso cui ha il conto e che non è difficoltà non viene ovviamente toccata.

Un’altra importante precisazione: i titoli finanziari e i prodotti di investimento e non legati alla banca in difficoltà ma posseduti nel deposito titoli della stessa banca non rientrano nel piano di salvataggio e non vengono toccati, perché in quel caso la banca in difficoltà offre solo la funzione di custodia titoli.

twitter.com/vitolops

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Messaggioda sandropascucci » 7 giu 2016, 15:31

fonte: REPUBBLICA.IT

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Brexit e Ttip nel menù del Bilderberg, il club più segreto del mondo
I potenti della terra si riuniscono a Dresda dal 9 al 12 giugno: tra gli italiani presenti John Elkann e Lili Gruber. Tra gli obiettivi di quest'anno la chiusura dell'accordo di libero scambio tra Ue e Usa e scongiurare l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione europea

di GIULIANO BALESTRERI

07 giugno 2016

Brexit e Ttip nel menù del Bilderberg, il club più segreto del mondoMILANO - Dall'Austria alla Germania, il Club Bilderberg, il circolo più esclusivo del mondo, torna a riunirsi dal 9 al 12 giugno a Dresda. Nella Germania dell'Est i potenti della terra si troveranno al Kempinski-Hotel Taschenbergpalais, a pochi metri dalla Semper-Oper, dove da mesi non c'è una stanza libera: l'hotel è interamente prenotato dall'organizzazione che ha predisposto il classico cordone di sicurezza per tenere a distanza giornalisti e curiosi.

La segretezza degli incontri, nonostante la lista dei partecipanti sia ormai pubblica, resta il mantra del circolo dove a porte chiuse rappresentanti dell'economia e del mondo accademico discuteranno di globalizzazione, Russia ed elezioni americane con l'obiettivo - come recita lo statuto del Club - di "promuovere il dialogo tra Europa e America del Nord".

Anche per questo tra i piatti principali del menù del vertice ci sarà ancora una volta il Ttip: il trattato transatlantico di libero scambio. Lo stesso contro il quale montano le proteste a ogni angolo del globo, proprio mentre i governi chiedono di accelerare per arrivare al via libera entro la fine dell'anno.

Altro tema forte all'ordine del giorno il rischio Brexit: il 23 giugno si terrà il referendum sulla permanenza della Gran Bretagna all'interno dell'Unione europea. Negli ultimi sondaggi i no sono in vantaggio, ma i potenti della terra sono schierati in prima linea per scongiurare l'eventualità. Non per nulla tra i membri del comitato centrale del Bilderberg spicca Micheal O'Leary, il fondatore della compagnia low cost Ryanair che offre viaggi scontati a tutti gli inglesi all'estero per votare contro Brexit.

I misteri. Da sempre al centro delle critiche per i misteri che avvolgono il club e i suoi incontri a porte chiuse, che alimentano le teorie del complotto, il Bilderberg dal 2013 si è dotato di un ufficio stampa che pubblica l'elenco completo dei partecipanti agli incontri e rende noti i macro temi di discussione. Nonostante tutto, resta difficile capire chi davvero entra ed esce dall'albergo: ogni anno la polizia predispone un cordone di sicurezza intorno all'hotel, che viene interamente riservato per l'occasione per tenere lontani curiosi e giornalisti. Se le spese organizzative sono a carico dei membri del direttivo del Paese ospitante, quelle per la sicurezza sono garantite dai contribuenti: lo scorso anno l'Austria - come la Danimarca l'anno prima - non ha rivelato quanto fu speso per il meeting, ma nel 2013 il governo inglese ammise di aver speso 1,8 milioni di sterline, facendo infuriare l'opinione pubblica.

Di certo vi hanno preso parte tutti i membri dell'elite internazionale. In passato si è scoperto che i convenuti comprendevano Henry Kissinger, il principe Carlo, Peter Mandelson, lord Carrington, David Cameron, la regina Beatrice d'Olanda, per fare qualche nome. Negli ultimi anni i nobili sono sempre meno a favore dei grandi della finanza: da Bill Gates e Henry Kravis di Kkr, da Eric Schmidt di Google al Generale Petraeus. E gli italiani non mancano mai: quest'anno ci saranno sicuramente il presidente di Fca John Elkann, new entry nel 2014 e oggi membro del direttivo così come Lilli Gruber. Lo scorso anno parteciparono anche Mario Monti e Franco Bernabé con Gianfelice Rocca. Storicamente la galassia Fiat è stata sempre vicina al Bilderberg, ma tra gli ospiti non sono mancati Enrico Letta, Giulio Tremonti e Romano Prodi.

Argomenti. Sapere di cosa si discuterà nello specifico è praticamente impossibile dal momento che le riunioni si tengono senza un ordine del giorno, ma di fatto gli argomenti si ripetono: la Russia e il potere crescente di Putin sono sempre in cima alle preoccupazioni del mondo occidentale. Probabilmente quest'anno si parlerà meno della Grecia dopo l'intesa raggiunta tra Atene e i suoi creditori, ma in cima al menù dei potenti ci sono sempre Europa e Stati Uniti. Di certo i grandi lobbysti del pianeta discuteranno anche del Ttip, il trattato di libero scambio tra l'Unione europea e gli Usa: le critiche crescono, ma la volontà dei potenti della terra è di chiudere entro fine anno, sotto la presidenza Obama. Sarà un caso, ma due settimane dopo il meeting di Dresda il 28 e il 29 giugno si riunirà il Consiglio europeo durante il quale il presidente della Commissione Ue chiederà il rinnovo del mandato a chiudere i negoziato con gli Usa. Appena cinque giorni prima, il 23 giugno, invece, si terrà il referendum su Brexit: un terremoto che banche e Borse vogliono scongiurare ad ogni costo.

Insomma, abbastanza per alimentare le teorie del complotto: "Cosa ci fanno 140 persone chiuse in un albergo per un fine settimana?". Decidono i destini del mondo, sostengono i detrattori. "Mettono attorno a un tavolo gli uomini più potenti della Terra per discutere off the records dello stato del mondo e per promuovere il dialogo tra Europa e Stati Uniti", recita il sito del gruppo.
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Re: 10. "E' tutto un gomblotto!!1!11!"

Messaggioda sandropascucci » 18 lug 2016, 14:56

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Grande fratello delle banche: ok ai controlli dei clienti online, ma serve informazione
La Privacy dà l'ultimo via libera al sistema di controlli biometrici che permettono di capire se siamo veramente noi ad entrare nel conto online. Tutte le garanzie per i cittadini

di ALDO FONTANAROSA
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17 luglio 2016
Grande fratello delle banche: ok ai controlli dei clienti online, ma serve informazioneROMA - Entriamo nel servizio Internet della nostra banca, per vedere l'estratto conto, i movimenti della carta di credito, oppure per fare un bonifico. E la banca - grazie a un suo partner tecnologico e a software molto sofisticati - in un certo senso ci spia. Osserva i nostri comportamenti. Registra come muoviamo il mouse del computer, quanto a lungo premiamo con il dito sullo schermo del tablet, come reagiamo a un'improvvisa avaria che la banca stessa causa ad arte (quasi a provocarci). In questo modo, la banca e il suo partner tecnologico ricaveranno l'identikit dei nostri comportamenti sia consapevoli sia inconsci. Ad ogni nuovo collegamento, così, avranno facile gioco a capire se siamo proprio noi ad entrare nel conto corrente online; se viceversa un truffatore si è impossessato delle nostre password e credenziali per rubarci i soldi.

Ora - a distanza di un mese da un esame preliminare - il Garante per la Privacy afferma che questa tecnica di controllo "biometrico" è del tutto legittima. Con molta maggiore chiarezza, però, il Garante spiega che il cliente della banca deve essere perfettamente informato del fatto che sarà osservato. Quindi dovrà dare un consenso esplicito firmando un'informativa distinta e molto chiara nelle condizioni.

La banca che ha ideato questo sistema prende alcuni impegni che il Garante mostra di gradire. I dati che la banca raccoglie ad ogni nostra navigazione, ad esempio, viaggeranno verso i data base del partner tecnologico (che sono a Dublino, in Irlanda) lungo canali criptati. E gli stessi data base saranno protetti da possibili intrusioni. Soprattutto il partner tecnologico non potrà accedere ai dati anagrafici dei clienti della banca. Questa barriera gli impedirà di collegare un determinato comportamento ad un nome, ad un volto.

Il Garante interviene per precisare altri paletti. L'osservazione del cliente servirà a recuperare i soli dati indispensabili a mettere in piedi questo sistema di sicurezza. Via via, che il cliente naviga, lo studio delle sue azioni si farà meno invasivo e puntuale (visto che il suo identikit sarà ormai delineato). I dati sulla singola navigazione saranno conservati per il tempo necessario a scoprire eventuali anomalie. Poi saranno cancellati. E l'identikit comportamentale, anch'esso verrà azzerato subito nel caso il cliente chiuda il conto corrente oppure rinunci ai servizi via Internet. Subito significa entro massimo trenta giorni, come prevede la legge.

La legittimità di questa tecnica, a giudizio del Garante va rintracciata in una serie di sentenze dei Tribunali italiani, di Firenze e Bari nel 2014, di Siracusa nel 2012, di Palermo del 2010. Questi tribunali hanno stabilito che la banca è tenuta a mettere in campo dei muri anche innovativi e sofisticati contro possibili truffe e intrusioni. Il controllo biometrico - che si basa su "calcoli probabilistici e algoritmi di autoapprendimento" - è prova dello scrupolo dell'istituto bancario nella protezione del suo cliente. Inviti a tutele adeguate sono arrivati, d'altra parte, anche dalla Bce e dalla stessa Bankitalia.

Tenere il tablet in una posizione irrituale, utilizzare un browser mai usato prima, digitare la tastiera molto più lentamente del solito. Quando la banca nota azioni anomale nella persona che entra in un conto corrente online attiverà una serie di procedure d'emergenza. Può inviarci una e-mail oppure un sms per informarci dell'accesso al conto, e addirittura impedire le "operazioni dispositive". Vieterà, in altre parole, l'uscita anche solo di un euro dal nostro contro.
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Re: 10. "E' tutto un gomblotto!!1!11!"

Messaggioda mr.spyder » 18 lug 2016, 16:51

Può inviarci una e-mail oppure un sms per informarci dell'accesso al conto.


non bastava fare questo ad ogni operazione vero???noooo!!!
se qualcuno sta pagando qualcosa al posto mio,io chiamo la "mia" banca e blocco tutto...più semplice di così....
Antonio Prezia, detto spyder... anche se non è importante chi sei,ma cosa vuoi fare per cambiare il mondo.

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Re: 10. "E' tutto un gomblotto!!1!11!"

Messaggioda sandropascucci » 13 set 2016, 9:05

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Barroso a Goldman Sachs, il contratto dell’ex presidente Ue con la banca d’affari sotto la lente di un comitato etico
Barroso a Goldman Sachs, il contratto dell’ex presidente Ue con la banca d’affari sotto la lente di un comitato etico

Il politico portoghese è stato nominato a luglio presidente non esecutivo della filiale europea. Ora Bruxelles verificherà se c'è conflitto di interessi e se ha rispettato il requisito di tenere "un comportamento integro e discreto" dopo la fine dell’incarico. Il successore Jean Claude Juncker al mediatore europeo: "Quando viene alla Commissione sarà trattato come un normale lobbista"
di F. Q. | 12 settembre 2016

COMMENTI (87)

Più informazioni su: Commissione Europea, Goldman Sachs, Manuel Barroso
Le proteste dei funzionari Ue, sfociate in una petizione su Change.org che ha raccolto quasi 139mila firme, hanno ottenuto i primi risultati. L’ex presidente della Commissione europea Josè Manuel Barroso, nominato a luglio presidente non esecutivo e advisor della filiale europea di Goldman Sachs, dovrà passare per le forche caudine di uno speciale “comitato etico” incaricato di verificare che il suo contratto con la banca d’affari non comporti un conflitto di interessi e che sia compatibile con il codice di condotta per gli ex presidenti. Il segretario generale dell’esecutivo Ue ha già scritto al politico portoghese, che ha guidato la Commissione per dieci anni, una lettera chiedendogli copia del documento. Non solo: Barroso, che continua a percepire da Bruxelles una somma mensile pari al 60% di quello che è stato il suo stipendio tra il 2004 e il 2014, sarà trattato come qualsiasi altro lobbista: per essere ricevuto alla Commissione dovrà iscriversi al registro della trasparenza istituito lo scorso anno.

Il suo successore Jean-Claude Juncker ha incaricato il segretario generale della Commissione, Alexander Italianer, di scrivere a Barroso chiedendogli “chiarimenti sulle sue nuove responsabilità e le condizioni del suo contratto” con Goldman Sachs, “sulle quali”, aggiunge, “cercherò il parere del comitato etico ad hoc”. Lo scrive lo stesso Juncker in una lettera alla mediatrice europea (il difensore civico dei cittadini dell’Unione) Emily O’Reilly, in cui tra l’altro assicura che in futuro l’ex numero uno non sarà ricevuto alla Commissione Ue come ex presidente ma come rappresentante di un gruppo di interesse, una lobby, e di conseguenza “sarà sottoposto alle stesse regole di tutti i rappresentanti di gruppi di interesse”. La decisione non ha precedenti nella storia della Commissione Ue. Juncker sottolinea inoltre che “c’è un chiaro dovere, stabilito dall’articolo 245 del Trattato sul funzionamento dell’Ue, di rispettare un comportamento integro e discreto, dopo la fine dell’incarico” nell’accettare nuove assegnazioni o benefici. Barroso sarà sottoposto ad un’indagine etica per verificare se rispetta quel requisito.

Juncker ricorda poi che di norma il comitato etico ad hoc viene consultato sulle attività notificate da ex commissari nei 18 mesi successivi al loro mandato. La nomina di Barroso in Goldman Sachs è avvenuta invece 20 mesi dopo il termine del suo mandato. O’Reilly ha comunque chiesto al comitato etico di esprimere un’opinione “il prima possibile” alla luce della “grande preoccupazione pubblica” per la questione. A sollevarla è stato il sindacato dei dipendenti delle istituzioni europee, Union for Unity (U4U), che a luglio ha chiesto ai commissari “una dichiarazione forte e decisioni appropriate”. Poi un gruppo di funzionari ha lanciato su Change.org una petizione aperta a tutti i cittadini europei per chiedere “forti misure esemplari contro Barroso il cui comportamento disonora l’Unione europea” perché Goldman è “una delle banche più implicate nella crisi dei subprime che ha causato la crisi finanziaria del 2007-2008 e nella crisi del debito greco“.

Goldman Sachs commenta con una nota in cui sostiene di aver “rispettato tutte le leggi applicabili e i più elevati standard etici” nella nomina dell’ex presidente della Commissione.
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Messaggioda sandropascucci » 13 set 2016, 14:01

seeeèèèèèèèèèèèèè te pare che mo' pagheno lo scienziadone pe' di che.. dai COMPLOTTISTA!!

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La lobby dello zucchero ci ha ingannato per 50 anni. Medici pagati per mentire. Uno studio su JAMA svela anni di "depistaggi"
L'Huffington Post | Di Ilaria Betti
Pubblicato: 13/09/2016 12:34 CEST Aggiornato: 1 ora fa SUGAR
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Per più di cinquant'anni l'industria dello zucchero avrebbe pilotato le ricerche, pagando decine di scienziati in modo che sminuissero il pericoloso collegamento tra alimenti zuccherati e problemi cardiaci e spostassero l'attenzione sui grassi saturi e il colesterolo. È quanto emerge da una nuova ricerca, pubblicata sulla rivista JAMA Internal Medicine, la bibbia della ricercatori Usa: una serie di 320 documenti, scoperti da tre ricercatori della University of California, San Francisco, metterebbe in luce una verità sconvolgente.

"Sono stati in grado di sviare il dibattito sullo zucchero per decenni", ha detto al New York Times, Stanton Glantz, professore di medicina e autore del report. Il "depistaggio" si sarebbe verificato a partire dagli anni '60. Stando ai documenti trovati e analizzati, nel 1967 un gruppo conosciuto come "Sugar research foundation", oggi divenuto "Sugar Association", avrebbe pagato alcuni ricercatori di Harvard circa 50.000 dollari a testa per pubblicare sul New England Journal of Medicine uno studio che distruggesse l'immagine dello zucchero come nemico per la salute del cuore.

"La ricerca concludeva che, 'senza dubbio', l'unico modo per prevenire i problemi cardiaci era quello di ridurre il colesterolo e i grassi saturi", spiegano gli autori del report su JAMA. In altre parole, gli scienziati si adoperarono per sottovalutare pubblicamente il ruolo dello zucchero nel causare malattie cardiovascolari. Sebbene i ricercatori di allora non siano più rintracciabili, perché ormai deceduti, si sa che uno di questi, D. Mark Hegsted, divenne capo della divisione che si occupa di nutrizione al Dipartimento dell'Agricoltura e che il suo gruppo pubblicò le linee guida sull'alimentazione nel 1977. Un altro, Dr. Fredrick J. Stare, ricoprì il ruolo di presidente del dipartimento di nutrizione di Harvard.

Nonostante i fatti risalgano a decenni fa, il tema è destinato ad aprire un nuovo dibattito. "Questo incidente di cinquant'anni fa potrebbe sembrare storia antica - spiega in un editoriale Marion Nestle, professoressa di 'food policy' alla New York University - ma è rilevante perché risponde ad alcune domande che ci poniamo ancora oggi. È vero che le lobby dello zucchero hanno manipolato la ricerca in loro favore? Sì, è vero, e la pratica continua". "Il nostro studio mette in luce il bisogno di fare più attenzione e non dare la ricerca sempre per scontata - spiegano gli autori -. Ci sono molti modi in cui uno studio può essere manipolato, dalle domande che pone e si pone al come le informazioni vengono analizzate fino al modo in cui le conclusioni vengono riportate nel testo".

C'è di tenere gli occhi aperti, insomma. Anche perché la Sugar Association, come riporta Vox, continua a pubblicare le sue linee guida sul rapporto tra zuccheri e salute del cuore. Dal canto suo, l'associazione si è difesa: "Lo studio di JAMA cavalca il trending dell'anti-zucchero. Le ricerche degli ultimi decenni hanno messo in luce che lo zucchero non ha una responsabilità univoca sulle malattie del cuore - si legge in uno stato -. Siamo preoccupati per la crescente diffusione di articoli ideati apposta per prendere click e che minano la qualità delle ricerche scientifiche, ma siamo ancora più delusi dal fatto che un simile report sia apparso su una rivista come JAMA".
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Messaggioda sandropascucci » 14 set 2016, 17:59

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Scandalo derivati, Corte conti convoca Morgan Stanley. Danno erariale da 4 miliardiScandalo derivati, Corte conti convoca Morgan Stanley. Danno erariale da 4 miliardi

La procura regionale per il Lazio della Corte dei Conti ha invitato a comparire la banca d'affari Usa e i responsabili del Tesoro che hanno stipulato contratti con la controparte statunitense: Cannata, La Via, Siniscalco e Grilli

di ALBERTO CUSTODERO e WALTER GALBIATI
14 settembre 2016

ROMA - Hanno scommesso con i soldi degli italiani. E hanno costretto lo Stato a chiudere in fretta e furia contratti con Morgan Stanley in perdita per tre miliardi di euro tra dicembre 2011 e gennaio 2012. Ora la Corte dei conti li ha convocati tutti e ha chiesto loro danni per 4,1 miliardi.

Davanti alla magistratura contabile dovranno presentarsi, oltre alla banca d’affari Usa, Maria Cannata, direttore del Debito pubblico, che dal 2000 ad oggi ha firmato molti di quei contratti e i relativi decreti di approvazione e Vincenzo La Via, predecessore della Cannata. Insieme a loro, Domenico Siniscalco, direttore generale del Tesoro, che terminata la propria esperienza ha pensato bene di andare a lavorare proprio per Morgan Stanley e Vittorio Grilli, anche lui direttore del Tesoro, e passato, una volta uscito dalla Stato, nelle fila di un’altra banca d’affari Usa, la Jp Morgan.

La loro colpa, secondo la ricostruzione del pubblico ministero contabile Massimiliano Minerva, è di aver concesso a Morgan Stanley una clausola per nulla compatibile con gli obiettivi di gestione del debito pubblico del Tesoro. Di fatto, l’esposizione dello Stato nei confronti dei creditori si spalma in un periodo di medio o lungo termine, come avviene in genere per qualsiasi mutuo. Quella clausola (in gergo Ate, Additional termination events), invece, una volta attivata, imponeva alla Stato di chiudere tutta l’esposizione verso quella banca dall’oggi al domani. In particolare, la Morgan Stanely poteva chiedere all’Italia la chiusura di tutte le posizioni debitorie qualora l’esposizione creditizia avesse superato un limite prestabilito.

Tra il 2011 e il 2012, in piena turbolenza finanziaria con gli spread impazziti e rischi di fallimento per gli Stati nazionali all’ordine del giorno, Morgan Stanley ha chiesto l’attivazione della clausola, sebbene già altre volte si fosse verificato l’evento per chiedere la risoluzione. E il governo Monti ha obbedito senza batter ciglio, sborsando 3,1 miliardi di euro.

Come se non bastasse alcuni contratti derivati stipulati dal Tesoro non avevano una finalità di sola copertura contro i rischi di cambio o di tasso, ma avevano in sé alcune caratteristiche speculative, vietate a un investitore pubblico. Una di queste “scommesse”, come le definisce la procura regionale Lazio della Corte dei conti, ha permesso a Morgan Stanley di incassare 1,3 miliardi a fronte di un esborso iniziale a favore del ministero del Tesoro di soli 47 milioni di euro (si tratta della vendita nel 2004 di una swaption collegata all’Interest Rate Swap a 30 anni da 3 miliardi).

Il Tesoro per via della sua forte posizione debitoria (l’Italia ha il terzo debito pubblico più grande al mondo pari a circa 2.150 miliardi di euro), si è trovato più volte in una posizione di debolezza nei confronti delle banche d’affari. Come se pur di veder collocati i propri titoli di debito, il Tesoro avesse dovuto concedere alcuni privilegi alle sue controparti finanziarie. Per esempio l’acquisto di contratti derivati. Di tutto questo ne dovranno ora rispondere i convocati. I danni stimati ammontano a 4,1 miliardi, perché ai 3,1 miliardi restituiti si sommano gli interessi per il costo del finanziamento aperto per sopperire al fabbisogno generato dalle operazioni di chiusura (725 milioni) e i flussi negativi generati dalle swaption (277 milioni).

Morgan Stanleydomenico siniscalcoVincenzo La ViaMaria Cannatavittorio grilli
© Riproduzione riservata 14 settembre 2016
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Messaggioda sandropascucci » 5 ott 2016, 14:44

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Tomaso Montanari Diventa fan
Vicepresidente di Libertà e Giustizia

Presidente Napolitano, abbiamo il diritto di sapere se andremo a votare una riforma targata JP Morgan
Pubblicato: 05/10/2016 13:03 CEST Aggiornato: 1 ora fa LIBERT E GIUSTIZIA


Il presidente emerito Giorgio Napolitano non risponde a Salvatore Settis. Il presidente del consiglio scientifico del Louvre (un archeologo con due lauree ad honorem in diritto costituzionale) gli aveva chiesto di confermare o smentire un articolo del Corriere del 2014 in cui si diceva esplicitamente che la strada della riforma costituzionale era quella indicata dalla banca d'affari americana JP Morgan.

Napolitano ha scritto che si tratta di "domande insinuanti e aspre", e non ha risposto. Eppure la domanda era non solo legittima, ma urgente.

Matteo Renzi ha più volte detto esplicitamente che il suo modello di leader politico è Tony Blair, e ha anche più volte annunciato che dopo due mandati alla guida del governo farà come lui: andrà in giro per il mondo a fare conferenze e consulenze.

La domanda è: sarà identico anche il finanziatore? Il Financial Times ha stimato in due milioni e mezzo di sterline il compenso annuo che la JP Morgan versa a Blair, e la prima volta che Tony e Matteo hanno cenato insieme (a Palazzo Corsini, a Firenze) l'organizzatore era proprio l'amministratore delegato della banca americana.

Sarebbe del più alto interesse sapere quali politici italiani siano attualmente sul libro paga della banca: e in questi giorni Ferruccio De Bortoli ha mostrato come tali nessi abbiano pesantemente condizionato, e rischiano di continuare a condizionare, la sorte del Monte dei Paschi di Siena. Ma proprio perché questo grado di trasparenza è, da noi, inimmaginabile, una risposta di Napolitano avrebbe reso decisamente più chiara la partita referendaria.

Dobbiamo infatti ricordare che la JP Morgan ha scritto (in The Euro area adjustment: about halfway there, 28 maggio 2013) che "Le Costituzioni e i sistemi politici dei paesi della periferia meridionale, costruiti in seguito alla caduta del fascismo, hanno caratteristiche che non appaiono funzionali a un'ulteriore integrazione della regione. [...] Queste Costituzioni tendono a mostrare una forte influenza socialista, che riflette la forza politica che le sinistre conquistarono dopo la sconfitta del fascismo. Questi sistemi politici periferici mostrano, in genere, le seguenti caratteristiche: governi deboli; stati centrali deboli rispetto alle regioni; tutela costituzionale dei diritti dei lavoratori; costruzione del consenso fondata sul clientelismo politico; e il diritto di protestare se cambiamenti sgraditi arrivano a turbare lo status quo. I punti deboli di questi sistemi sono stati rivelati dalla crisi. [...] Ma qualcosa sta cambiando: il test chiave avverrà l'anno prossimo in Italia, dove il nuovo governo ha chiaramente l'opportunità impegnarsi in importanti riforme politiche".

Era esattamente questo il passo citato nell'articolo del Corriere del 1° aprile 2014: "Ma una cosa il Capo dello Stato non la nega, nella nota del suo ufficio stampa: quella riforma per lui è importante, anzi "improrogabile", dunque è positivo che ci si lavori subito, per mettere fine al bicameralismo paritario. L'ha detto in infinite occasioni, per dare una scossa contro "la persistente inazione del parlamento". Spiegando che "la stabilità non è un valore se non si traduce in un'azione di governo adeguata" (ciò che in Senato con identici poteri alla Camera non consente) e associando quella riforma a quella del Titolo V della Carta e alla legge elettorale. A questo proposito basterebbe rileggersi il rapporto stilato dalla J.P. Morgan il 28 maggio 2013, là dove indice nella "debolezza dei governi rispetto al parlamento" e nelle "proteste contro ogni cambiamento" alcuni vizi congeniti del sistema italiano. Ecco una sfida decisiva della missione di Renzi. La velocità impressa dal premier, quindi, a Napolitano non dispiace".

Ora, due anni dopo e in piena campagna referendaria, Napolitano trova "insinuante" la domanda di Settis: ma gli italiani hanno il diritto di sapere se stanno votando su una riforma targata JP Morgan. La vita politica italiana è malata: su questo concordano tanto i sostenitori del Sì che quelli del no. Ciò su cui si dividono è la diagnosi: e, dunque, la terapia.

La riforma costituzionale Napolitano-Renzi-Boschi è una "cura" motivata dalla convinzione che il male dell'Italia sia un eccesso di democrazia. I cittadini conterebbero troppo, il parlamento sarebbe troppo incisivo, i diritti dei lavoratori troppo garantiti, gli enti locali più vicini al territorio (le Regioni) troppo potenti. Ecco dunque la ricetta: far votare meno i cittadini (per esempio togliendo loro il potere di eleggere il Senato, che tuttavia continuerà a fare le leggi), far contare meno i loro voti (a questo serve l'Italicum), accentrare tutti i poteri in capo al governo di Roma (ecco il nuovo Titolo V della Costituzione), e così via. Nel momento in cui gli italiani sono chiamati a decidere se dar corso o meno a questa cura da cavalli, hanno il diritto di conoscere i titoli e il curriculum dei medici che la propongono.

Ora, la domanda è: possiamo fidarci del medico JP Morgan, e della sua ricetta? Davvero dobbiamo cambiare il sistema di garanzie democratiche costruite dopo il fascismo perché ce lo chiede una banca condannata a pagare una multa da 13 milioni di dollari per aver piazzato pacchetti finanziari inquinati, ed aver quindi contribuito ad innescare quella stessa crisi che ora ci spinge a cambiare la Costituzione?

Io non credo. Sono d'accordo, invece, con ciò che un perfetto coetaneo e compagno di partito di Napolitano -Alfredo Reichlin- ha scritto sull'Unità del 30 settembre: "A me questo non sta bene. È chiaro? Io ho preso le armi per dare all'Italia un parlamento. Io ricordo i tanti che allora volevano un regime politico più "avanzato" nel senso di dare poteri più diretti al popolo (i CLN). E ricordo la risposta di Togliatti: no, il Pci vuole una repubblica parlamentare. E su ciò si fece la Costituzione. Il parlamento funziona male? Sì, ma solo il parlamento è lo specchio del paese, è la casa di tutto il popolo "ricchi e poveri, borghesi e proletari". Non è la privativa di nessuno. Di nessuno: nemmeno della JP Morgan. O dei suoi consulenti.
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