02. Il Giappone ha moneta sovrana/il deb.pub. non è problema

http://controbufaladelsignoraggio.primit.it

• in soldoni: le vere bufale che girano in Rete riguardo alla «Bufala del signoraggio»©, ovvero come IGB disinforma tramite giornalisti, giornalai, blogghettini-ini-ini TUTTI insieme appassionatamente intenti al «..E ABBIAMO DIMOSTRATO CHE IL SIGNORAGGIO NON ESISTE/E' UNA BUFALA..»®
• della serie: ridere per restare sani. perché senza negazionisti del signoraggio.. ammettiamolo.. di che ca.zo ridevamo ora noandri?! :)
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02. Il Giappone ha moneta sovrana/il deb.pub. non è problema

Messaggioda sandropascucci » 8 ott 2013, 11:08

2. IL GIAPPONE HA MONETA SOVRANA

:) :)
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Re: 2. IL GIAPPONE HA MONETA SOVRANA

Messaggioda sandropascucci » 8 ott 2013, 17:33

P

R

I

M

I

T

[>>]

Ovunque si senta parlar MALE del signoraggio c'è questa favoletta che "..il Giappone ha il 200% [oggi 250%] di debito pubblico commisurato al PIL EPPURE vive benissimo e questo perché tale debito pubblico è in mano ai giapponesi stessi, grandi risparmiatori e patrioti..".

Questa cosa la dicono, in perfetto bipartisan style, sia i negazionisti-amici-di-IGB sia i negazionisti-amici-della-MMT-che-è-nella-teoria-nemica-di-IGB e dimostra quanto sia vero il detto: «il nemico del mio nemico non è un mio amico ma solo un nemico in più» [sandropascucci, 2010 - già 2005] e quindi quanta ignoranza ci sia in giro.

La MMT è ancor peggiore dei negazionisti-filo-IGB, poiché si spinge a dire che un paese a moneta sovrana [come il Giappone secondo loro] può stampare moneta ed indebitarsi con sé stesso in eterno, poiché il debito non è pericoloso, in quanto non sarebbe mai rivendicato dai possessori dello stesso. E chiamano in causa il Giappone, che, secondo loro, sarebbe a "moneta sovrana" e in grado, per ciò, di vivere benissimo con un alto debito pubblico. Aggiungono l'azzardo alla follia dicendo che "..non cambierebbe se i creditori fossero stranieri." (sic!)

vedi allegato:

giapponenoproblem.JPG


per ora un antipasto:

Borsa: Tokyo chiude a -1,07%, pesa bocciatura di Moody's
(ANSA) - TOKYO, 24 AGO - La Borsa di Tokyo termina gli scambi in calo dell'1,07%, non lontano dai minimi intraday, scontando la bocciatura di Moody's del rating, portato da 'Aa2' ad 'Aa3'. L'indice Nikkei, dopo l'avvio in forte rialzo grazie ai solidi guadagni di Wall Street, ha progressivamente perso slancio, fino a passare in negativo e ad attestarsi nel finale a quota 8.639,61, con una perdita di 93,40 punti. Anche se l'azione dell'agenzia internazionale non e' stata una sorpresa dopo il warning di maggio, le vendite hanno interessato comparti come istituti finanziari e banche, grandi detentori di titoli giapponesi. Moody' s nel suo provvedimento ha giustificato l'iniziativa con il pesante deficit di bilancio e il pesante accumulo di debito pubblico dopo la recessione globale del 2009. (ANSA).


> istituti finanziari e banche, grandi detentori di titoli giapponesi.
quindi non è il popolino giapponesino ad avere in mano tutto il debito pubblico giapponese?? mhmm..

Vediamo altri dati, più specifici:

primit_debitopubblicogiapponese.jpg


mhmm.. le cose cominciano a mettersi male.. mi aspettavo una torta tutta panna e una leggenda didascalica che attribuisse alla "panna" il giapponesino-ino-ino e invece qua pare che c'azzuppino er pane cani&porci.

Analizziamo :

"Domestic banks" non vuol dire "banche giapponesi" nel senso di "banche di proprietà di tutti i giapponesi volemose bbene srl" ma "banche che operano in Giappone con sede in Giappone", come, ad esempio, la Unicredit S.p.A. è una banca italiana ma non vuol dire che è "degli italiani". Non è degli italiani neanche la Banca d'Italia (!!) figuriamoci Unicredit (che invero è PROPRIETARIA di una grossissima fetta della BdI stessa).

Quindi cominciamo a SCALARE dal la totalità quel 24,6% della voce "Domestic banks". Resta 75,4%. Togliamo pure quel "Non-residents", mi pare il minimo, no?! Siamo al 70,4%. Sottraiamo "Bank of Japan", perché è una Banca Centrale. Resto = 62,1%. Compagnie assicurative e fondi pensione? Via = 62,1-15,2= 46,9%.

Resta interessante, ora, il discorso tra "Other" (che sono i giapponesini-ini-ini che, al pari degli italianini-ini-ini, INVESTONO - E NON RISPARMIANO!! - in Titoli) e "Intragovernmental holdings" che apre un discorso a parte (e lo faremo in un Box sottostante perché merita veramente) in quanto sarebbe un creditore particolare, ovvero fondi governativi che attingono a fondi governativi pre-esistenti/raccolti (momamma!).

Per ora facciamo pausa e riprenderemo con lo studio del "Japan Post Group".

Intanto diciamo che abbiamo TOLTO metà della credibilità alla frase cult degli antisignoraggisti, ovvero possiamo da oggi rispondere agli esaltati della MMT e/o ai servi di IGB che:

IL GIAPPONE HA UN DEBITO PUBBLICO ENORME, META' DEL QUALE SICURAMENTE NON E' IN MANO ALLA VECCHINA GIAPPPONESE


""PROMEMORIA"":
1. http://seekingalpha.com/article/1066631 ... -real-debt

2. http://www.ehow.com/about_6814597_intra ... debt_.html - Che cosa è il debito Intragovernmental? By Ann Duncan , eHow Contributor Debito Intragovernmental negli Stati Uniti è aumentato dal 1968. Debito Intragovernmental riferisce al denaro preso in prestito da parte del governo di fondi fiduciari federali, come il Medicare, per finanziare i suoi programmi e servizi. C'è un certo dibattito circa l'impatto del debito intragovernmental sui bilanci. Washington è stata criticata da alcuni analisti per non apporre il debito intragovernmental nelle sue stime del debito nazionale.

3. http://www.davemanuel.com/investor-dict ... -holdings/

4. http://www.treasurydirect.gov/NP/debt/current

5. Qual è la definizione di "partecipazioni intragovernmental"? Che cosa significa "partecipazioni intragovernmental" significa? Il debito nazionale degli Stati Uniti è diviso in due categorie: 1. Debito Pubblico 2. Intragovernmental titoli del debito pubblico è il denaro che si deve a investitori, governi stranieri, fondi comuni, hedge funds, fondi pensione, investitori stranieri, ecc "partecipazioni Intragovernmental", d'altra parte, è il denaro che il governo deve sostanzialmente a se stessa, perché ha preso in prestito i soldi da se stesso. Come fa il governo di prendere in prestito denaro da se stesso? Prendiamo il fondo di sicurezza sociale come un esempio. Il fondo di sicurezza sociale è amministrato dal governo. Storicamente, il fondo di sicurezza sociale ha preso più soldi di quello che ha pagato. Che cosa fa un governo, che quasi sempre i messaggi di un deficit di bilancio, fanno? Esso prende in prestito dal fondo di sicurezza sociale, promettendo di restituire il denaro in un secondo momento. Una cambiale da parte del governo, al governo. Se c'è un eccesso di denaro seduti attorno a un programma di governo somministrata in, allora c'è una buona probabilità che possa essere preso in prestito per finanziare la spesa in deficit. Il problema, ovviamente, è che questo denaro dovrà essere restituita in futuro. Il fondo di sicurezza sociale è stata una grande fonte di finanziamento per il governo federale, ma in questi giorni si stanno rapidamente volgendo al termine.

6. http://www.treasurydirect.gov/govt/reso ... #DebtOwner


Read more: http://www.ehow.com/about_6814597_intra ... z2hJgKa0RL



ps: controlla, Caro Lettore, le cifre che hai trovato, per correggermi eventuali errori di digitazione. Per il resto vale sempre:
«Sentirò piacere infinito se da chi pensasse diversamente, e meglio, sarò con Ragioni e con Onestà oppugnato» [Ferdinando Galliani, "della moneta" - 1750]

[^]

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Re: 2. IL GIAPPONE HA MONETA SOVRANA

Messaggioda sandropascucci » 8 ott 2013, 17:38

da: http://www.qelsi.it/2013/il-debito-pubb ... ment-27814
l'originale ha dei link attivi interessanti, con altri dati utili.

Il debito pubblico è tornato in mani italiane. L’Italia potrebbe sottrarsi alle imposizioni estere

Di Riccardo Ghezzi, il 8 gennaio 2013 - # - 11 commenti

L’Italia torna ad essere indebitata con se stessa. Ossia con cittadini, imprese e banche italiane, invertendo un trend durato fino a giugno del 2011, in concomitanza con lo scoppio più violento della crisi.

E’ una notizia non di poco conto, ma che su giornali, telegiornali e persino su internet non trova lo spazio che meriterebbe. Eppure, quando il problema del debito pubblico ha cominciato a diventare scottante, si è più volte posta la questione di farlo tornare in mani italiane esattamente come succede in Giappone.

Il debito pubblico nipponico supera il 200% del Pil, percentuale assai superiore a quella italiana (superato da poco il 120%). Il Giappone però batte moneta propria, non fa parte ovviamente dell’eurozona e soprattutto non è pressoché indebitato con banche e investitori stranieri. L’Italia no, ma perlomeno da più di un anno a questa parte non è più sotto ricatto estero. In teoria.

Quando il debito pubblico era per il 51% detenuto da investitori e banche straniere, la questione era di dominio pubblico. La progressiva fuga dei soggetti stranieri detentori del debito italiano invece sembra non aver destato grande interesse da parte degli organi di informazione, forse perché qualcuno potrebbe avanzare l’obiezione che quello del debito pubblico possa diventare un “falso problema”, non più di urgente e impellente necessità. Per intenderci, non sarebbe più necessario impoverire gli italiani e danneggiare l’economia reale per un debito che l’Italia ha solo con se stessa, soluzione peraltro auspicabile da tempo anche per levarsi dal giogo delle imposizioni dall’estero.

Da giugno 2011 a giugno 2012 la quota di titoli di Stato italiani detenuta da soggetti stranieri si è ridotta dal 46,8% al 27,8%. In parte (5,5%, circa 90 miliardi) i titoli stranieri sono stati rilevati dalla Bce sul mercato secondario (Securities Markets Programme).

Un’altra parte deriva da acquisti delle banche italiane, a fronte dei finanziamenti della Bce all’1% (Long Term Refinancing Operation), che hanno aumentato la loro quota dal 13,2% al 20,6% (circa 120 miliardi).

Le famiglie italiane hanno hanno invece aumentato l’1% (16 miliardi) direttamente e per una quota assai maggiore attraverso fondi comuni.
Cliccando qui si può vedere la ripartizione nel dettaglio.

Se ormai solo il 20% del debito pubblico italiano è in mani straniere, perché l’Italia non riesce ad emanciparsi?

Domanda che nessuno si pone, visto che la notizia non viene data agli italiani.


domenico memmo marras 9 gennaio 2013 il 3:52 pm

Mi piacerebbe che il professore ci spiegasse bene come e perchè ha rivinato gli italiani,essendo a conoscenza di questa situazione. Oh… doveva assolvere altri impegni clientelari e/o personali.

Fabio 13 febbraio 2013 il 7:42 pm

Resta però il fatto che lo Stato deve comunque restituire il denaro, anche se a cittadini italiani che per questo ne trarranno un profitto. Ma la somma resta alta e di conseguenza anche il rischio (per quanto remoto) di un default sui pagamenti. La notizia è positiva, ma ciò non toglie che ci sia la necessità di coprire una parte del debito stampando moneta, che oltretutto servirebbe anche a coprire eventuali deficit che oggi abbiamo bisogno di fare. Il problema non è tanto se il debito sia in mani italiane o straniere, ma che sia interamente nelle mani dei mercati finanziari.

Fabio 13 febbraio 2013 il 10:44 pm

Quanto agli italiani che ne trarranno un profitto, stiamo parlando ovviamente di banche, mica di famiglie. Semmai i soldi sono delle famiglie, il che dovrebbe anche far riflettere sul rischio che lo Stato non sia in grado di onorare il debito, con tutti gli scongiuri del caso.

Fulvio 10 marzo 2013 il 11:28 pm

Se l Italia va in default è meglio che mi suicido

Edo ET 5 maggio 2013 il 8:12 pm

Gli Italiani non ne sono a conoscenza anche a causa dell’istruzione…piuttosto di pensare alle materie quali disegno artistico,musica o ginnastica bisognerebbe parlare di questo,della situazione in cui ci troviamo perché se non lo sanno i giovani,che sono il futuro di questo disperato paese,chi deve saperlo??!!
Oltre al fatto che il debito pubblico dell’Italia sia quasi completamente verso se stessa(che è una cosa positiva),resta il fatto che i cittadini debbano per forza indebitarsi verso qualcuno se vogliono arrivare a fine mese…poichè non hanno più soldi!!
Comunque non credo che l’Italia finisca per andare in un default perchè se il popolo vuole,possiamo risollevarci in pochi mesi:se ce l’abbiamo fatta a seguito del dopoguerra,come è possibile che accada ora?


sandropascucci 8 ottobre 2013 il 7:48 am

ma chi ha scritto quest opezzo? il figlio di IGB? la devono dare anche a me una laurea, a ‘sto punto. ho raccolto i punti del latte anche io!

Riccardo Ghezzi - Autore 8 ottobre 2013 il 8:09 am

La laurea in signor Aggio?

sandropascucci 8 ottobre 2013 il 11:53 am

la laurea in realtà non serve: «Asserire che solo gli economisti possano parlare di moneta è come dire che solo i ginecologi possano trombare..» [sandro pascucci, 2008]
ma tornando al debito: Lei è un seguace della MMT, per caso? Le chiedo questo perché mi pare che Lei non abbia ben chiaro IL MALE che il debito pubblico porta seco, di qualsiasi nazionalità siano le mani che lo detengono..

Riccardo Ghezzi - Autore 8 ottobre 2013 il 1:22 pm

Non sono economista, quindi posso parlare?
Non sono un seguace della MMT, anche perché non considero la spesa pubblica una ricchezza per i cittadini

sandropascucci 8 ottobre 2013 il 3:19 pm

grazziaddio! per un momento ho temuto, sa?! quando ho letto del Giappone (cavallo di battaglia degli MMT). meglio così!:)


sandropascucci 8 ottobre 2013 il 11:56 am

quello che trovo assurdo, davvero, è leggere frasi senza senso, come “il Giappone batte moneta propria”.
Se battesse “moneta propria” non ci sarebbe debito, mi pare elementare. Il debito si crea, sempre, proprio perché NON potendo battere moneta si ricorre a chiederla in prestito AD ALTRI. Siano stranieri o meno (che importa?!).
Non so se qualcuno capisce questo passaggio semplicissimo..

Riccardo Ghezzi - Autore 8 ottobre 2013 il 1:25 pm

Ma non ho mai scritto che batte moneta per coprire il proprio debito, sarebbe una follia se lo facesse.
Una curiosità: perché come sito personale ha messo “signoraggio.com”? Non mi sembra un complottista da signoraggio, nei Suoi ragionamenti

sandropascucci 8 ottobre 2013 il 3:21 pm

si rilegga: da quello che ha appena detto TUTTI quelli che si occupano di signoraggio sono complottisti.
ps: ho messo quel sito come sito personale perché è il mio sito personale. la verità lascia esterrefatti nella sua semplicità, non trova?

Riccardo Ghezzi - Autore 8 ottobre 2013 il 5:48 pm

Beh, il “complotto” del signoraggio è un’invenzione dei complottisti, non posso sapere come Lei tratta l’argomento non conoscendo il Suo sito, che peraltro noto essere chiuso
Replica

sandropascucci 8 ottobre 2013 il 6:52 pm

è quindi un gomblottoh1!!1! per Lei il sottostare a una elite di banchieri sovranazionali?

Riccardo Ghezzi - Autore 8 ottobre 2013 il 6:55 pm

No, perché non c’è nulla di nascosto. Un complotto presuppone e implica una cospirazione nascosta

sandropascucci 8 ottobre 2013 il 7:11 pm

“No, perché non c’è nulla di nascosto. Un complotto presuppone e implica una cospirazione nascosta”
quindi Le è chiaro che siamo schiavi del Sistema Monetario Privato?

Riccardo Ghezzi - Autore 8 ottobre 2013 il 10:52 pm

Venga al punto…

sandropascucci 9 ottobre 2013 il 7:38 am

ovviamente la mia posizione già la conosce quindi è Lei che deve venire al punto. Lei crede che ci sia un gruppo di potere chiamato BANCHIERI che sovrasta la democrazia degli Stati Sovrani? Senza se o ma: l’attuale sistema monetario è SBAGLIATO sì o no?
Come ho detto magari sbaglio ma il “taglio” del suo articolo a me sembra delinearla dalla parte del “Sistema è bello” o, al più, “non è così male/è il meno peggio/è il migliore che abbiamo”.
Venga al punto, prego.

Riccardo Ghezzi - Autore 9 ottobre 2013 il 9:51 am

No, veramente sostengo l’esatto contrario. Davvero mi sono spiegato così male?

sandropascucci 9 ottobre 2013 il 10:16 am

Infatti voglio capire.. forse si dovrebbe scrivere qualcosa di più chiaro, incisivo, definitivo..
Tipo: qual che sia il debito e chiunque lo detenga per il popolo nulla cambia, in quanto è il solo a supportarlo.
Le chiedo: perché ha scritto che c’è stata una variazione delle percentuali di possesso di Titoli (in aumento la parte di debito pubblico detenuto “in casa”)??
per Lei è importante che la percentuale di debito pubblico italiano sia detenuto da mani italiane piuttosto che mani straniere?

Riccardo Ghezzi - Autore 9 ottobre 2013 il 6:45 pm
Sì, per me è importante perché significa che quel Paese non subisce ingerenze da Paesi stranieri e può gestire il suo debito in maniera autonoma, senza essere esposto a diktat. In più ho fatto l’esempio del Giappone per ricordare che il Paese del Sol Levante non fa parte di alcuna comunità sovranazionale, quindi non deve sottostare a regole imposte dalla stessa. Non ho certo detto che il Giappone stampa moneta in proprio per coprire il debito, sarei un pazzo se lo facessi, mi auto-consegnerei ad un manicomio criminale io per primo.
Questo era il succo dell’articolo.
Per scrivere qualcosa di più chiaro, incisivo, definitivo sul debito pubblico dovrei andare fuori tema.
Scriverei che l’Italia è un Paese malato, probabilmente allo stato terminale. Che dal 1995 ad oggi ha sempre chiuso ogni anno con un avanzo di saldo primario, eppure negli ultimi 15 anni ha aumentato la spesa pubblica del 75% (dati Cgia di Mestre), al netto degli interessi sul debito. Il che significa che per tenere a posto i conti pubblici ha strozzato la classe produttiva di tasse, distrutto l’economia, azzerato la crescita, impoverito gli italiani.
Scriverei che nello stesso lasso di tempo in cui la spesa pubblica è aumentata del 75%, gli investimenti per infrastrutture e opere pubbliche sono crollati. E che quindi questo incremento di spesa pubblica è solo per spesa corrente e mantenimento dei ceti improduttivi.
Questi sono numeri di un Paese che lentamente muore.
Dopo aver scritto questo, scriverò pure tutto quello che dice Lei: ossia che l’attuale sistema è sbagliato. E aggiungerei pure che a mio modesto parere è assurdo persino emettere titoli di Stato per finanziare il proprio debito, perché significa continuare a indebitarsi dopo aver pagato otto-nove-dieci-venti volte il debito accumulato. E stare sotto il ricatto di speculatori e finanza di carta.
Ma questo lo potrò fare solo dopo che l’Italia avrà diminuito la spesa pubblica, fatto le riforme che deve fare, incrementato produttività ed efficienza economica.
Fino ad allora, non mi sentirei in pace con la mia coscienza a scrivere che un debito è sempre un debito. Perché il debito pubblico giapponese non è come quello italiano, pur essendo sei volte superiore. Non solo perché non è detenuto da stranieri e non fa parte dell’Ue, ma soprattutto perché il Giappone non ha numeri da Paese malato. Il debito pubblico non dice tutto. Magari fossimo noi nella situazione del Giappone.

sandropascucci 10 ottobre 2013 il 7:19 am

E’ stato molto chiaro, grazie.
Per me, invece, non c’è differenza tra i due debiti. Uno è solo più mediaticamente “elevato” dell’altro.
Del resto gli USA hanno 3 tipi di debito (personale, statale e federale) e la somma supera il 400% eppure nessuno ne parla.
Il Giappone farà il botto nel momento che i detentori dei Titoli batteranno cassa o meglio NON rinnoveranno le scadenze, esattamente come ogni altro Paese indebitato.
Rimarrà per me sempre un mistero il perché, gente come Lei, arrivi a 30 ma non a 31. Peccato. Ma speriamo nel futuro. Buon studio.


sandropascucci 8 ottobre 2013 il 3:25 pm

quando dice: “Il Giappone però batte moneta propria, non fa parte ovviamente dell’eurozona e soprattutto non è pressoché indebitato con banche e investitori stranieri.” ho creduto, forse errando (?) che fosse convinto del fatto che questa “libera stampa” tenesse il Giappone fuori dai guai e invece è un Paese che ha un debito come tutti gli altri, anche se “vanta” questa “stampa miracolosa”. io credo che il Giappone NON STAMPI NULLA. E’ la BoJ a stampare e i cittadini giapponesi ripagano (gli interessi su) il debito, come in tutto il Mondo. Le BC sono private, tutte. Ecco perché TUTTI i popoli hanno un debito pubblico. Solo chi ha in mano i Titoli ha un credito ma sono BANCHE e altri INVESTITORI PRIVATI. Guai a chiamarli “risparmiatori”.

Riccardo Ghezzi - Autore 8 ottobre 2013 il 5:52 pm

Dipende cosa intende per guai. Non ho ritenuto che tenesse il Giappone fuori dal debito, anche perché nello stesso articolo scrivo che il Giappone ha un super-debito. Non crede che sarei lievemente schizofrenico, in quel caso?
La tesi dell’articolo è solo che il Giappone non deve subire ingerenze straniere perché il debito è in mano giapponese. E il Giappone non fa parte di alcuna comunità sovranazionale, per cui è di fatto uno Stato sovrano

sandropascucci 8 ottobre 2013 il 6:51 pm

e quindi torniamo al nocciolo del problema: che tu usi il dollaro o l’euro o lo yen NULLA cambia. un debito è per sempre.

Riccardo Ghezzi - Autore 8 ottobre 2013 il 6:55 pm

Può essere solvibile o insolvibile. Può essere creato per investimenti o per spesa corrente. Può essere rapportato a un pil in crescita o a un pil deficitario. E può essere sotto scacco di investitori stranieri oppure no.
Quindi ci sono debiti e debiti. E non è l’ammontare in termini assoluti la cosa più importante

sandropascucci 8 ottobre 2013 il 7:10 pm

“Quindi ci sono debiti e debiti. E non è l’ammontare in termini assoluti la cosa più importante”
ora mi è tutto chiaro. addio.

Riccardo Ghezzi - Autore 8 ottobre 2013 il 10:52 pm

Tutto chiaro, cosa?
Cmq, addio! E’ stato bello
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Re: 2. IL GIAPPONE HA MONETA SOVRANA

Messaggioda sandropascucci » 10 ott 2013, 18:51

10/10/2013 08.24 Economia
Giappone: buona domanda per i titoli a 30 anni, rendimento in calo

FTA Online News
Il Ministero delle Finanze giapponese ha annunciato di aver collocato 546,3 mld yen in titoli a 30 anni. Il rendimento del JGB e' sceso all'1,630% dall'1,803% dell'asta di agosto e le richieste hanno superato il quantitativo offerto di 4,07 volte.


ce lo vedi un padre di famiglia giapponese a comprare un Titolo scadenza 30 anni?! dai..
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Re: 02. Il Giappone ha moneta sovrana/il deb.pub. non è prob

Messaggioda sandropascucci » 23 lug 2014, 15:29

«Alla fine le stesse parole che il nemico usava per colpirti saranno conferma per tutti delle tue idee. Questo se le tue idee erano idee di VERITA' e giustizia.» [sandropascucci, 2014]

per i link attivi e gli stili vai sull'originale: http://johnnycloaca.blogspot.it/2014/07 ... -suoi.html

>
>
martedì 22 luglio 2014
Come il Giappone s'è mangiato i suoi risparmi: La distopia keynesiana in tutto il suo orribile splendore
Etichette: analisi tecnica, carry trade, David Stockman, economia, Europa, Freedonia, Giappone, informazione, stato, traduzioni, zerohedge guest post

"Tante grazie Mr. Abe", molto probabilmente è questo quello che molti speculatori staranno sogghignando mentre possono sguazzare in lauti profitti grazie alle sciocchezze propugnate da sedicenti salvatori della patria... i quali altro non sono che semplici cialtroni ansiosi di infilare le loro sudice mani nelle tasche dei contribuenti (giapponesi). E' così che quindi possiamo riassumere la politica espansiva inaugurata dalla nuova gestione pianificatrice in Giappone, grazie alla quale i prezzi dei beni importati schizzano in alto ed i salari ristagnano alla grande. A cosa è servito, quindi, inondare i mercati con tutta questa liquidità? Sovvenzionare situazioni ben peggiori. Come ad esempio l'Europa. In questo modo i grandi player (es. banche commerciali, hedge fund, fondi pensione, ecc.) hanno potuto prendere in prestito yen a prezzi ridicoli ed acquistare bond italiani o spagnoli che rendevano molto. Scommettendo sul deprezzamento dello yen, non solo hanno fornito un salvagente ad entità in bancarotta, ma si sono garantiti una vincita facile staccando profitti miliardari. Hanno cavalcato la bolla dei bond statali aiutando a far calare drasticamente i rendimenti obbligazionari di quei paesi in seria difficoltà, e ora possono rivenderli in virtù del loro status di "investimenti sicuri" (tante grazie zio Mario e Basilea III) e ricomprare yen. Essendo questi grandi player in estrema sintonia con la leva finanziaria, ciò significa lauti profitti. Ma non è finita qui, perché come se non bastasse tasse e spesa del governo stanno torturando quel che rimane di quel barlume di sanità finanziaria che il Giappone pareva aver flebilmente riacquistato durante i cosiddetti "decenni perduti". O beh... potrebbe andare peggio, no? Certamente! Infatti sta andando peggio proprio adesso.
___________________________________________________________________________________


di David Stockman


Finanziariamente parlando, il Giappone sta rapidamente diventando una distopia keynesiana. Tutta la sua economia è ormai ostaggio di una bomba fiscale ad orologeria. Vale a dire, il debito pubblico che supera già il 240% del PIL e che sta crescendo rapidamente, poiché nemmeno il recente aumento dell'imposta sulle vendite (dal 5% all'8%) si avvicina a colmare il gap fiscale. Inoltre, anche con il tasso dei titoli statali assurdamente basso e truccato dalla BOJ (allo 0.6%), quasi il 25% delle entrate pubbliche viene assorbito dal pagamento degli interessi.

Ora arriva il colpo di grazia. Il tasso dei risparmi del Giappone è crollato (vedi sotto) e il tanto decantato surplus delle partite correnti è quasi pronto a sparire. Questo significa che i conti del Giappone con il resto del mondo finiranno in una "terra finanziaria di nessuno"; sarà costretto a liquidare progressivamente i suoi investimenti all'estero per pagare i suoi conti attuali — un surplus costruito nel corso degli ultimi 50 anni. Ma questo ridurrà anche i guadagni esteri e quindi espanderà il crescente deficit del Giappone.

Di conseguenza, per finanziare i suoi "deficit gemelli" dovrà attrarre enormi quantità di capitali stranieri per i decenni a venire — un imperativo che richiederà un aumento devastante dei tassi di interesse, forse più in alto del 4% secondo un esperto:

Il rendimento del decennale giapponese, ora intorno allo 0.6%, potrebbe salire al 4% — un livello non visto sin dal marzo 1995 — qualora il saldo delle partite correnti dovesse finire in deficit mentre il debito pubblico eclisserebbe i risparmi della nazione, ha detto Toshihiro Nagahama, capo economista presso il Dai-ichi Life Research Institute.

Inutile dire che se i costi dei debiti fiscali del Giappone dovessero aumentare anche meno di quella cifra, sarebbe game over lo stesso. Le spese per gli interessi assorbirebbero praticamente il 100% delle entrate attuali, costringendo il governo ad aumentare sempre di più le tasse. Un esperto citato nell'articolo di Bloomberg dice che sarebbe necessaria una imposta sulle vendite del 20% — quasi il triplo del livello attuale — per abbattere il mostro fiscale che nascerebbe dalla normalizzazione del tasso di interesse.

"A meno che il governo non aumenti l'IVA al 20% o approvi una riforma drastica della spesa sociale, questo scenario è altamente probabile", ha detto Ogawa. "Tassi di interesse più alti scoraggeranno gli investimenti di capitale interni e stimoleranno lo spostamento della produzione all'estero, aumentando il numero di disoccupati."

La citazione qui sopra ci dice perché la distopia keynesiana rappresenta una descrizione calzante di ciò che sta emergendo in Giappone; e perché impersoni l'orrore finanziario che si sta palesando qui da noi da un decennio o due a questa pate.

Come indicato in precedenza, l'alternativa ad un terribile aumento dell'imposta sulle vendite è "una drastica riforma della spesa sociale". Ma quest'ultima non è nemmeno una possibilità remota. La popolazione del Giappone si sta riducendo e sta invecchiando rapidamente, al punto che presto diventerà un arcipelago di case di riposo.

Il tasso di risparmio del Giappone, come illustrato di seguito, è sceso da oltre il 20% nel corso degli anni '70 e '80 (il suo periodo di massimo splendore come potenza esportatrice) al solo 3% di oggi. Quando la popolazione pensionata del Giappone raggiungerà quasi il 40% di quella totale nei prossimi anni, questo tasso diventerà ovviamente negativo poiché le famiglie intaccheranno i risparmi per sopravvivere.





Cosa è successo all'enorme surplus nel risparmio del Giappone? Il governo l'ha preso in prestito! E sprecato in massicci progetti di stimolo keynesiani che hanno tenuto il LDP al potere per decenni, costruendo ponti e autostrade verso il nulla che non saranno di alcuna utilità per la colonia di pensionati.

E l'invecchiamento demografico ha un effetto determinante sulla popolazione del Giappone in età lavorativa. In pochi anni quella che era un popolazione in età lavorativa di 88 milioni è scesa a 79 milioni; e scenderà al di sotto dei 50 milioni di persone nei prossimi due decenni.

Quello che gli stregoni keynesiani (che hanno consigliato al Giappone di sprofondare in stimoli fiscali dopo la crisi finanziaria del 1989-1990) non hanno spiegato, è come questo inesorabile calo della popolazione lavorativa possa portare sulle sue spalle l'onere fiscale di un enorme debito pubblico.

Eppure non c'è altra via d'uscita dalla trappola del debito keynesiana in cui è finito il Giappone. Al peggioramento delle partite correnti, come mostrato di seguito, la necessità di importare capitali per finanziare il divario porterà alle stelle i tassi di interesse. L'onere sui contribuenti giapponesi diventerà schiacciante.









Il grafico qui sotto dovrebbe essere incollato sulla fronte di ogni membro del Congresso degli Stati Uniti. Quando la spirale del debito va troppo oltre — diventa una trappola finanziaria devastante. E non può essere risolta con la stampa di soldi perché se portata all'estremo — anche per la cosiddetta valuta di riserva mondiale — distruggerà completamente il sistema monetario.

Inoltre non dovreste dimenticare che la drastica degenerazione delle finanze pubbliche del Giappone è accaduta in tempo reale — in meno di due decenni dopo che la sua leadership ha preso una cantonata fiscale dopo l'altra a causa della burocrazia keynesiana nel Tesoro degli Stati Uniti, nel FMI, nell'OCSE e altrove. E questo è chiaramente un caso di cattive idee importate dall'estero. La generazione di funzionari che ha assistito al miracolo post-guerra del Giappone può anche essere stata irrimediabilmente attratta da modelli insostenibili di matrice mercantilista, ma non era credente nel debito e nella spesa keynesiana.

Lo so per esperienza personale, per aver trattato con la burocrazia giapponese durante i primi giorni dell'amministrazione Reagan. Erano scioccati di come l'America potesse prendere parte ad un immenso gioco d'azzardo tagliando drasticamente le tasse prima di ridurre la spesa interna ed i finanziamenti alla difesa.

Questo era allora — in un momento in cui il debito del Giappone era sotto il 50% del PIL, nonostante due decenni di sviluppo economico interno direzionato dallo stato. Eppure solo un decennio più tardi — dopo essere stati penalizzati per aver lasciato apprezzare drasticamente lo yen in seguito agli Accordi del Plaza del 1985 — il loro modello di mercantilismo è andato in frantumi allo scoppio di una grande bolla finanziaria.

Così, lasciati completamente alla deriva, erano ansiosi per la visita di vigili del fuoco keynesiani come i professori Bernanke e Summers. Il Giappone ha poi lanciato il più grande esperimento keynesiano di stimolo fiscale mai immaginato. I risultati catastrofici parlano da soli ed evidenziano marcatamente come le cattive idee possono provocare enormi danni una volta che vengono abbracciate dalla macchina dello stato.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli
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Re: 02. Il Giappone ha moneta sovrana/il deb.pub. non è prob

Messaggioda Francesco Fata » 25 lug 2014, 17:51

sandropascucci ha scritto:
di David Stockman:

..................
Quando la spirale del debito va troppo oltre — diventa una trappola finanziaria devastante. E non può essere risolta con la stampa di soldi perché se portata all'estremo — anche per la cosiddetta valuta di riserva mondiale — distruggerà completamente il sistema monetario.


Qualora ce ne fosse ancora bisogno, vorrei sottolineare che, come sempre in qualsiasi salotto di chiacchiericcio economico, quando si parla di stampa di moneta (come in quasto caso) si sottintende sempre "stampa di moneta A DEBITO e mai di stampa di moneta a tutti gli effetti SENZA DEBITO e quindi realmente sovrana.

Che sia chiaro che in ambito economico-accademico-salottistico, è accettabile una critica e una diversità di vedute su una teoria economica piuttosto che un'altra, ma sempre nell'ambito del concetto-madre "moneta debito"; ma se qualcuno si azzarda a dire "scusate, ma magari che ne dite di un'immissione monetaria senza debito?" i vaffanculo e i calci in culo si sprecano state certi!
Voglio troppo bene al popolo per pensare di votare gente che vuole particolarmente bene a se stessa.
Francesco Fata

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