STATO PRIVATO, STATO PUBBLICO, NESSUNO STATO

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STATO PRIVATO, STATO PUBBLICO, NESSUNO STATO

Messaggioda sandropascucci » 12 set 2013, 10:34

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STATO PRIVATO, STATO PUBBLICO, NESSUNO STATO
di GIOVANNI EDOARDO MARINI

La vita delle società occidentali sembra avere come baricentro di ogni sua espressione lo Stato. Lo è al punto che ciò che era una prerogativa rivoluzionaria, lo Stato come ente di libertà, eguaglianza e fraternità, lo è diventato anche per quelle classi sociali che da queste qualità dovrebbero avere tutto da perdere: i più ricchi.
Che lo Stato non sia affatto questo?

Negli ultimi secoli, secoli ben documentati, lo Stato ha avuto due forme che Hoppe descrive come Stato privato e Stato pubblico. Lo Stato privato è la monarchia e lo Stato pubblico è quello democratico.

“In primo luogo è necessario definire uno Stato, perché le monarchie così come le democrazie sono Stati, e poi nella seconda fase dobbiamo spiegare qual è la differenza tra questi due tipi di Stato. Gli Stati sono definiti come le istituzioni che sono l’ultimo arbitro in caso di conflitto su un certo territorio, compresi i conflitti che coinvolgono lo Stato stesso. E in secondo luogo, gli stati sono monopoli territoriali di tassazione. Questo vale sia per le monarchie che per le democrazie.
Nelle monarchie, il capo dello Stato considera il territorio come sua proprietà privata, e le persone che abitano il territorio dello Stato come i suoi locatari che gli devono pagare l’affitto. E, naturalmente, egli usa il suo privilegio di essere l’arbitro finale in ogni caso di conflitto e il diritto di imporre oneri fiscali a proprio vantaggio. Sfrutta la sua popolazione. Questo vale anche in una democrazia. La tassazione esiste in democrazia, così come esiste in monarchia. Anche gli Stati democratici sono l’ultimo arbitro in ogni caso di conflitto, compresi i conflitti che coinvolgono se stessi”.

In particolare nella monarchia l’interesse ad avere una nazione ben funzionante è congeniale al monarca perché persegue la conservazione della proprietà che gli fornisce lusso, lustro e benessere. È vero che sfrutta la popolazione ma lo fa senza che questo possa esasperarla affinché non si ribelli e non lo cacci. A dimostrazione abbiamo le molte testimonianze dello sviluppo delle arti e delle scienze che hanno ben prosperato in stato di monarchia e che ci hanno lasciato ricchezze di manufatti la cui fattura richiedeva una dedizione totale al perfezionamento della propria arte senza avere altri patemi d’animo quali la soddisfazione dei propri bisogni.

Nello Stato democratico la proprietà privata delle popolazioni a cui partecipano in modo collettivo sono date in gestione a rappresentanti eletti. Questi gestiscono la proprietà privata collettiva come se fosse la propria personale e potendo contare su un periodo limitato, il tempo tra due elezioni, si preoccupa di ottenere per sé e per i propri sodali il massimo vantaggio possibile senza curarsi della qualità reale della propria gestione disponendo, inoltre, dei mezzi di consenso di massa quali le comunicazioni e le clientele con i quali perpetrarsi.

“La differenza tra la democrazia e il monarca: sotto la monarchia è relativamente chiaro chi è il sovrano e quali sono le regole, in democrazia si può sperare di essere parte del potere statale, che è la parte che riceve tutti i benefici, che ridurrà la resistenza contro l’aumento delle tasse e contro le sentenze ingiuste nei conflitti in cui sarà arbitro. Ma la differenza più importante tra monarchia, da un lato e democrazia dall’altro, è quella di poter sostituire qualcuno che si considera il proprietario del paese con qualcun altro che non sarà altro che il nuovo custode temporaneo del potere, e che non migliorerà le cose, che anzi le renderà peggiori”.

L’Italia, da questo punto di vista, è esemplare poiché il degrado della gestione dello Stato è diventato sempre più problematico col passare degli anni e con le successioni degli uomini che hanno avuto a disposizione il potere dello Stato.

Hanno fornito una qualità della vita migliore le monarchie o le democrazie? Hoppe sostiene: “Le democrazie hanno vinto la competizione contro monarchie nel corso della storia. L’età monarchica ha terminato di dominare con la fine della prima guerra mondiale, per cui sarebbe ingiusto dire che le democrazie sono realmente più ricche delle monarchie, perché si confronta il 19° secolo e 18° con il 20° secolo. Le popolazioni possono arricchirsi nonostante il fatto che i governi si arricchiscano. Quindi la mia tesi è che se si fossero mantenute le monarchie che abbiamo avuto nel secolo 19° e 18° oggi le popolazioni sarebbero molto più ricche di noi che viviamo in condizioni di democrazia”.

Sicché la democrazia come alternanza tra fazioni nella gestione del potere dello Stato non solo non garantisce una migliore qualità della vita, ma, laddove sia facile ottenerla, ne complica la realizzazione perché il rappresentate eletto ha come scopo finale della sua azione il procacciarsi il massimo dei benefici nel più breve tempo possibile perché, potenzialmente potrà essere sostituito alla fine del suo mandato.
Ma c’è di più: si sostiene che una delle funzioni di uno Stato è quella di proteggere ed emancipare la parte debole della popolazione e a questo scopo lo Stato istituisce e sovvenzione il welfare state.
“Il welfare state alla fine crollerà per la stessa ragione per cui è crollato il comunismo. Tutti gli Stati occidentali non saranno in grado di rimborsare i loro debiti, non saranno in grado di adempiere ai propri obblighi che hanno assunto nei confronti delle persone che sono in pensione. L’unico modo che hanno è quello di generare una massiccia inflazione stampando denaro in modo da dare l’impressione che possano rispettare l’obbligo, con la conseguenza, ovviamente, che il potere d’acquisto del denaro cali drasticamente, il che darà luogo una espropriazione delle classi produttrici”.

È attuale e proponibile che una nazione o più nazioni consorziate non diano le proprietà comuni in gestione ad uno Stato.
“L’idea di base è che se ogni istituzione, ogni persona, è soggetta allo stesso insieme di leggi, quindi anche per la produzione delle leggi, dell’ordine pubblico potrà fornirsi da istituzioni liberamente finanziate. Non vi è nessuna istituzione monopolista in questo caso. Ciò porterebbe a una condizione per cui le popolazioni potrebbero davvero ottenere qualche sorta di contratto in prospettiva di situazioni conflittuali, di ciò che il fornitore della sicurezza pubblica, della legge e dell’ordine farà. Costoro dovranno descrivere ciò che essi proteggono, come intendono proteggerlo, cosa faranno in caso di un conflitto tra un cliente di un’ ente di tutela e lo stesso ente, che cosa accadrà nel caso in cui due fornitori della sicurezza pubblica e i loro clienti si troveranno in conflitto tra loro”.

E finalmente toglierci dai problemi causati da monete senza valore intrinseco.

“La più importante riforma monetaria sarebbe l’abolizione di tutte le banche centrali e il ritorno ad una condizione preesistente per la gran parte del genere umano, vale a dire una condizione in cui il denaro è una merce che deve essere prodotta in un modo costoso, come oro e argento, dal mercato. Anche in questo caso, nessun monopolio nella produzione di denaro, ma concorrenza nella sua produzione e il denaro, essendo una merce come tutte le altre, non potrà essere generato dal nulla”.

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