il sistema bancario, nostro mago creatore e Signore

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Francesco Fata
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il sistema bancario, nostro mago creatore e Signore

Messaggioda Francesco Fata » 19 apr 2013, 18:03

di Francesco Fata - Primit - http://www.primit.it

La magia è stata sempre un fattore tremendamente affascinante nell’immaginario di un fanciullo. Del resto, come dare torto a un bambino che gioca a fare il mago. E’ chiaro che sto parlando di maghi veri, quelli narrati in tante tradizioni e racconti antichi, non certo di illusionisti e prestigiatori de noandri e di epoca moderna; di maghi da me denominati “veri” non tanto in relazione alla loro effettiva esistenza (sulla quale non mi addentro certamente in questa sede) quanto in relazione alla qualità della loro magia com’è appunto narrata in quei racconti e che non ha niente a che vedere con quella sciorinata dai vari Silvan o Casanova. Creare dal nulla qualcosa è una fenomenale quanto affascinante azione che, anche ad un adulto, farebbe certamente pensare:”darei qualsiasi cosa per riuscirci”. Poi però, crescendo, la realtà dalla disillusione viene fuori in tutta la sua durezza: da grande nessuno potrà mai diventare un mago.
Un falegname non potrà mai creare dal nulla un mobile né tantomeno il legno con cui costruirlo. Un calzolaio non potrà mai far apparire dal nulla un paio di scarpe. Rassegniamoci , nessuna figura lavorativa riuscirà mai a creare dal nulla i beni o i servizi con cui lavora e commercia. Ma…per un attimo…provate a pensare che sia possibile! Immaginatevi un muratore che invece di costruire con tempo, energia e materiali la casa che ti affitterà, la crei dal nulla con un colpo di magia, in un istante e senza alcuna fatica, perché un bel giorno qualcuno (ad es. Dio per chi ci crede) gli ha dato questo inaspettato quanto succulento dono, questo eccezionale privilegio.
Ora integriamo la situazione appena descritta, con qualche elemento in più: supponiamo che questo fortunato muratore “presti” queste case, apparse all’istante con un “puff” stile genio della lampada, a suo figlio che lavora come agente immobiliare il quale provvederà a “prestare” le stesse case a coloro che le chiederanno in affitto. Superfluo dire che il figlio del muratore riceverà l’affitto da chi userà la casa per € 100 e ne pagherà 50 a suo padre per la casa ricevuta in prestito, lucrando la differenza. Così facendo, il padre, grazie ai poteri ricevuti, guadagnerà periodicamente 50 € per ogni casa chiesta in prestito da suo figlio in quanto chiesta in affitto dalla gente.
Ora voglio farvi una domanda: se per una qualsiasi disgrazia una o molte case affittate dal figlio del muratore dovessero andare distrutte e quindi non restituite dagli inquilini utilizzatori alla scadenza del contratto chi, tra il figlio agente immobiliare e il padre muratore mago creatore di case, subirebbe una perdita economica? Cercate però di rispondere a questa domanda con logica e buon senso, non con la finta logica e il falso buon senso di cui ci riempiamo la bocca oggigiorno tutti noi piccoli e mediocri uomini, quella finta logica che ci porterebbe a dire di aver perso un portafogli con 100 €uro dentro, anche se quel portafogli lo avessimo trovato fortunosamente 5 minuti prima quando non avevamo il becco di un centesimo.
Rispondere correttamente a questa domanda vuol dire sostanzialmente capire come funziona nel concreto il sistema bancario e quindi il sistema monetario moderno. Infatti se qualcuno non l’avesse capito, lo specifico meglio ora: il sistema bancario e la relativa emissione monetaria funzionano proprio come la situazione illustrata nell’esempio, basta sostituire la moneta alle case, l’interesse all’affitto, la banca centrale al padre muratore mago creatore e le banche commerciali al figlio agente immobiliare. Non serve altro. In effetti il sistema bancario è, attualmente, l’unico soggetto in grado di creare dal nulla qualcosa ad altissimo valore aggiunto, gradito alla collettività tutta in quanto estremamente indispensabile per la vita e l’attività umana: il denaro appunto. Potrebbe essere per questo potere “creativo” che oggi esso si erge a totale divinità? Può essere!
Comunque, a scanso di equivoci, la risposta a quella domanda è piuttosto semplice. E’ evidente che un mago creatore dal nulla e senza sforzo di un oggetto, una volta prestato e non riavuto indietro, non avrà certamente subito alcuna perdita economica, visto che prima di crearlo quell’oggetto, non era in possesso di un bel niente. Quindi la Banca Centrale quando crea dal nulla il denaro che presta alle banche commerciali con le operazioni di rifinanziamento, qualora non dovesse vedersi rimborsato quel denaro, non perderebbe assolutamente nulla, semplicemente perché, avendolo creato dal nulla non potrebbe considerarlo perso. La cosa è di una logica disarmante, ma si sa, a voi la logica non basta per convincervi di questa cosa, per cui dovrò elevare il tono del discorso su un piano più tecnico mettendo in campo contabilità e bilanci…ma…non allarmatevi ché lo faro in modo spero chiaro, semplice e comprensibile a tutti.

Perché la contabilità e i bilanci?

Prima di tutto perché i soliti debunker si precipiterebbero a dire che il sistema bancario non fa nulla di truffaldino, irregolare o quantomeno strano in quanto “basta leggere i bilanci” come dicono loro….”sono lì, nero su bianco…”. Certo, ma il problema è…saperli leggere i bilanci!
Inoltre, questione non meno importante è che l’emissione della moneta moderna è esclusivamente una questione di contabilità; il denaro oggi è solo una partita contabile. Quando una banconota da 100 € viene stampata e prestata dalla Banca Centrale a una banca commerciale, nei libri contabili delle due banche verranno semplicemente “segnati” degli importi all’interno di conti che verranno “nominati” in vari modi in base ai princìpi contabili presi in considerazione. Così la Banca Centrale per ogni banconota da 100 € stampata e prestata a una banca commerciale a fronte di un titolo di credito, movimenterà semplicemente due conti in base al tipo di titolo che la banca commerciale gli ha ceduto in cambio del denaro: se fossero titoli di stato la Banca Centrale “segnerebbe” tra le attività il conto “titoli di stato” e tra le passività il conto “banconote in circolazione”. La scrittura contabile sarebbe questa:

Stato Patrimoniale


Per verificare quanto detto osservate la voce 7 dell’attivo e la voce 1 del passivo di un bilancio della Banca d’Italia http://www.bancaditalia.it/pubblicazion ... lancio.pdf

E’ opportuno spiegare la ratio di questa scrittura contabile al fine di permettere a tutti di capire: il titolo di stato ricevuto costituisce un’attività proprio perché è uno di quei beni che incrementa il patrimonio di un’azienda, come potrebbero essere i contanti, i crediti di varia natura, le merci in magazzino o dei macchinari. Sono tutte voci che si definiscono “variazioni patrimoniali positive”. Al contrario, le banconote emesse e cedute ad (messe a disposizione di) altri costituiscono una passività in quanto è un debito per l’emittente perché per chi le ha in possesso invece sono un titolo di “credito” che gli da il diritto di ricevere qualcosa in cambio nel momento in cui verranno presentate per il pagamento. In realtà non saranno le banconote a essere presentate dai possessori per il pagamento bensì il titolo di stato da parte della banca centrale per avere indietro le banconote originariamente emesse. La restituzione dei titoli di stato in cambio delle banconote sarà così contabilizzato:

Stato Patrimoniale


Ma la Banca Centrale, invece delle banconote stampate, potrebbe prestare “denaro bancario” chiamato “scritturale” o “elettronico”, consistente semplicemente dalla digitazione di un importo su un conto corrente intestato alla banca commerciale ma in essere presso di sé.
In questo caso la creazione dal nulla di “denaro scritturale” prestato con accredito su un conto corrente della banca commerciale comporta la seguente scrittura contabile:

Stato Patrimoniale


Per verificare quanto detto osservate la voce 5 dell’attivo e la voce 2 del passivo di un bilancio della Banca d’Italia
http://www.bancaditalia.it/pubblicazion ... lancio.pdf

In questo caso tra le attività nelle voci di credito ci saranno i prestiti (rifinanziamenti) fatti a istituzioni creditizie (banche commerciali) in quanto come tutti i prestiti, vanno iscritti, per chi li ha erogati, tra le voci di credito. Al contrario, la contropartita iscritta tra le passività riguarda l’importo che la Banca Centrale mette a disposizione della banca commerciale in un apposito conto corrente. Questa “messa a disposizione” rappresenta un debito per la banca centrale in quanto quelle somme potranno essere utilizzate in qualunque momento dalla banca commerciale.

E’ importante sottolineare che tutta questa “creazione di denaro e prestito alle banche commerciali” non sottintende un’operazione che da luogo a una movimentazione economica. Essa è soltanto un’operazione prettamente finanziaria. Cosa vuol dire: che di per sé non costituisce alcun “guadagno” immediato, per il solo fatto di aver “creato denaro e prestato”. Se costituisse un guadagno la Banca Centrale dovrebbe iscrivere le voci che indicano i debiti per il denaro creato e messo a disposizione anziché tra i debiti, tra i ricavi del conto economico dando luogo ad un utile d’esercizio. Ma così non è. Un’operazione di prestito nel momento in cui viene fatta non è mai un guadagno.
E’ chiaro che il guadagno sarà rappresentato dagli interessi che le banche commerciali pagheranno alla Banca Centrale ma lascerò fuori questo discorso in quanto non rientra nell’argomento di questo articolo.

Come nel caso delle banconote, anche nel caso il rimborso di denaro bancario da parte delle banche commerciali alla Banca Centrale, basterà eseguire la registrazione contabile inversa all’originaria e quindi:

Stato Patrimoniale


Questa registrazione contabile inversa costituisce “distruzione di base monetaria”. Anche questa operazione di per sé non influisce assolutamente sul conto economico e quindi sull’utile della Banca Centrale.
A questo punto veniamo al nocciolo della questione:

Cosa succede al bilancio della Banca Centrale in caso di mancato rimborso del prestito?

Proprio per il fatto che la Banca Centrale ha una particolarità che tutte le altre aziende non hanno (cioè quella di creare denaro),la sua contabilità non può che riflettere questa prerogativa. In effetti è interessante osservare come la partita doppia contabile, se applicata correttamente, riesce a rispecchiare fedelmente in un bilancio, quella che è la realtà dei fatti.
In effetti se un’azienda “normale” vende una merce conseguendo un ricavo (conto economico), qualora il cliente dovesse restituirgliela perché non buona, sarebbe avvenuta un’operazione inversa al ricavo originario e cioè un costo (conto economico).
La rappresentazione contabile sarebbe questa:

Vendita merce:


Restituzione merce:


Sempre un’azienda “normale”, se dovesse avere dei soldi in “cassa” o in “banca” (attività) ma che derivano da ricavi (conto economico) conseguiti precedentemente, nel momento in cui eroga un prestito con il denaro in cassa o in banca, è vero che effettua solo un’operazione finanziaria e non economica, ma il denaro con cui l’ha fatta proveniva precedentemente da un’operazione economica (i ricavi di vendita). In soldoni: un’azienda normale ha lavorato e guadagnato il denaro con cui ha fatto un prestito, per questo il mancato rimborso costituisce una perdita economica (costo).
La rappresentazione contabile sequenziale di queste operazioni sarebbe questa:

Vendita merce:


Incasso fattura da cliente


Prestito con denaro in cassa


Mancato rimborso del prestito


Come noterete, quasi tutte le voci si annullano “direttamente” (Crediti verso clienti, Cassa e Crediti per prestiti) mentre gli originari “ricavi di vendita” si annullano “indirettamente” con le “Perdite su crediti” finali. Tutto diventa “zero” ed è quello che in pratica è accaduto all’azienda: ha lavorato e guadagnato i soldi che ha in cassa, ha prestato quei soldi e li ha persi per il mancato rimborso quindi ha lavorato per niente.
Da ciò si evince che un’azienda normale debba fare di tutto (a salvaguardia della sua stessa sopravvivenza) per cercare di recuperare i crediti che vanta nei confronti di qualcuno.
Ma…per una Banca Centrale…è la stessa cosa? Anch’essa è in qualche modo costretta a fare di tutto per il recupero dei prestiti fatti a una banca commerciale? DIREI PROPRIO DI NO! Ma andiamo con ordine.
Abbiamo detto che quando per qualsiasi azienda avviene l’operazione sostanzialmente inversa all’operazione originaria, anche le scritture contabili rifletteranno questa “inversione” diventando scritture “contrarie/inverse” alle originarie.
Se per la Banca Centrale l’emissione di moneta a fronte di un titolo è l’operazione originaria e viene registrata, come abbiamo detto, nel seguente modo:

Stato Patrimoniale

(in caso di banconote)

Oppure

Stato Patrimoniale

(in caso di denaro bancario/elettronico)

L’operazione inversa a questa potrà essere sia la restituzione del prestito che la MANCATA RESTITUZIONE dello stesso.
Come nel caso di restituzione, anche in quello di mancata restituzione, dovrà avvenire una distruzione di base monetaria facendo una registrazione inversa a quella originaria, annullando così le rispettive posizioni di credito e debito della Banca Centrale nei confronti della banca commerciale. Come il prestito iniziale non ha dato luogo a un ricavo così il mancato rimborso NON DA LUOGO A UN COSTO.Ma sebbene la Banca Centrale non subirebbe perdite su crediti derivanti dal mancato rimborso di prestiti fatti alle banche commerciali, essa attua comunque ogni azione necessaria per il recupero delle somme prestate (ancorché create dal nulla). Infatti, quando una banca entra in uno stato di difficoltà, il sistema mette in funzione vari meccanismi per poter salvare la banca mettendola in condizione di poter pagare i propri debiti compresi quelli verso la Banca Centrale. Si attuerebbe una riorganizzazione dei debiti, ci sarebbe l’intervento del fondo di garanzia per pagare entro certi limiti i depositanti, oppure si chiederebbe furbescamente l’intervento dello Stato. Ma se certi interventi sono utili e necessari per poter pagare i depositanti privati, sono assolutamente ingiustificati e inutili al fine di pagare la Banca Centrale proprio perché, come si è detto, il mancato rimborso di prestiti alla Banca Centrale NON COSTITUISCE per essa, UN COSTO.

La dimostrazione definitiva (per chi è ancora scettico verso questa trattazione logico/contabile) ci viene data dai bilanci della Banca d’Italia. Ve ne riporto di seguito alcuni degli ultimi anni a titolo esemplificativo:
Bilancio banca d’italia 2007
http://www.bancaditalia.it/pubblicazion ... lancio.pdf

Bilancio banca d’italia 2008
http://www.bancaditalia.it/pubblicazion ... lancio.pdf

Bilancio banca d’italia 2009
http://www.bancaditalia.it/pubblicazion ... lancio.pdf

Bilancio banca d’italia 2010
http://www.bancaditalia.it/pubblicazion ... lancio.pdf

Noterete in tutti i bilanci della Banca d’Italia che nel conto economico non appare mai la voce “Perdite su crediti” che viene inserita quando il mancato rimborso del credito si verifica e quindi diviene “certo” e non più “probabile o incerto” (vedi slide n.5 http://www.unibg.it/dati/corsi/6574/437 ... 0netto.pdf )

Le voci che invece ricorrono costantemente nei bilanci della Banca d’Italia sono quelle relative a “accantonamenti” o “svalutazioni” ( vedi voce 2.2 - 2.3 – 6.3 del conto economico) che sono tipiche voci riguardanti perdite presunte, incerte o probabili ma di certo “non ancora verificatesi”.
L’unico caso (voce 2.1) in cui esiste una voce di “perdita” su operazioni finanziarie, essa non riguarda in alcun modo perdite su crediti per mancati rimborsi ma, semplicemente (come si legge nelle note), perdite su titoli, cambi o valuta.
E’ indubbio quindi che nei bilanci della Banca d’Italia non esiste mai una voce che indichi una perdita su un credito verso una banca commerciale e questo non perché le banche paghino tutte, per intero i propri debiti verso la Banca Centrale fino all’ultimo centesimo. Banche in difficoltà estrema, in stato d’insolvenza, in amministrazione controllata, straordinaria o in liquidazione coatta negli ultimi decenni ce ne sono state a bizzeffe e non penso proprio che tutte siano state rilevate da altre banche commerciali a fine di pagare tutti i debiti. E’ rilevante anche il fatto che il Fondo di Tutela dei depositi non garantisce i debiti per depositi o titoli in essere verso altre banche (quindi anche la Banca Centrale) ma solo dei depositanti non bancari. Quindi le uniche possibilità per una banca di veder pagati i propri debiti verso la Banca Centrale sono l’acquisizione da parte di un’altra banca (magari costretta dalla Banca d’Italia) oppure l’intervento dello Stato.
Ma non è tanto questo fatto che rende indubbia la mancata perdita della Banca Centrale in caso di mancato rimborso quanto la semplice logica dei princìpi contabili e della partita doppia come ho descritto precedentemente.

Ora…assodato tutto questo…vi chiedo: ma se la Banca Centrale in caso di mancato rimborso non subirebbe alcuna perdita…PERCHE’ VUOLE INDIETRO I SOLDI A TUTTI I COSTI?

CONCLUSIONI

La Banca Centrale può a ragione essere considerata una madre (o padre) per le banche commerciali, visto che hanno un rapporto di consanguineità (o compartecipazione) molto alto (basti pensare, specie nel caso italiano, che il 95% del capitale della Banca d’Italia è di proprietà delle banche). Anche il controllo che essa attua nei confronti delle banche figlie è il tipico controllo di una madre che magari fa la voce grossa per qualche “marachella” ma poi è sempre pronta a far di tutto per perdonare il proprio figlio. Oddìo!...Proprio “di tutto” non lo so. Quando si parla di denaro…! Diciamo che è disposta a far di tutto per “costringere” gli altri figli o altri ancora ad aiutarlo per “rifondere” quanto da essa dato in prestito (prestito, ripeto, creato dal nulla).
Basterebbe (visto che è nella possibilità) che condonasse il debito che la banca commerciale aveva contratto con essa e sarebbe tutto risolto, ma ciò non avviene perché la Banca Centrale deve mantenere rigorosamente il suo “status” di controllore e regolatore del sistema bancario e monetario moderno ma soprattutto perché se tutti avessero consapevolezza che un mancato rimborso non genererebbe perdita economica alla Banca Centrale, tutti potrebbero chiedere che venissero condonati alle banche commerciali i mancati rimborsi alla Banca Centrale e così via a cascata, anche i mancati rimborsi dei clienti alle banche commerciali. Ci si accorgerebbe ben presto di quanto sia iniquo, inutile, autolesionistico e antieconomico per il popolo un sistema bancario così strutturato e un servizio del credito affidato a enti creditizi privati guidati da una Banca Centrale pubblica solo di facciata e che detta regole di comportamento a interi popoli sotto la minaccia di crisi da essa create grazie alla possibilità che solo essa possiede di operare, concedendo o meno credito, sulla quantità di denaro in circolazione.
Voglio troppo bene al popolo per pensare di votare gente che vuole particolarmente bene a se stessa.
Francesco Fata

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Re: il sistema bancario, nostro mago creatore e Signore

Messaggioda sandropascucci » 20 apr 2013, 20:40

grazie aggio.. metto un link in ABC..
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Re: il sistema bancario, nostro mago creatore e Signore

Messaggioda Francesco Fata » 22 apr 2013, 10:53

"Ci sarebbe speranza solo se, in qualche modo a me misterioso, l’italiano medio venisse a conoscenza del SIGNORAGGIO BANCARIO."(cit.Sandro Pascucci)

Parole commoventi! Lo dico seriamente.
Ho pensato a quest'articolo perchè fino a un po' di tempo fa non mi ero posto nemmeno io molto il problema del "se creo moneta dal nulla , la presto e non me la restituiscono, subisco una perdita?". Poi, postomi e risoltomi (in 3,4 secondi netti) il problema, ho provato a chiedere la cosa a chi conosce la questione signoraggio. Beh! ci fosse stato uno solo che mi avesse detto "ma è chiaro che non perde nulla! Che domande mi fai?".
E ho pensato: "devo scrivere qualcosa di semplice ma anche di tecnico per far capire 'sta cosa, anche se, sono un po' scoraggiato...dopo che ho studiato, detto, parlato, sbraitato, scritto!...Chissà forse...ci sarebbe speranza solo se..." Ma poi non riuscivo a terminare la frase...non trovavo le parole giuste! Poi...eccole le parole giuste!
Quel tuo "...in qualche modo a me misterioso..." sono state per me "poetiche"! :)
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Francesco Fata

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Re: il sistema bancario, nostro mago creatore e Signore

Messaggioda sandropascucci » 12 set 2013, 12:05

da: http://www.borsaitaliana.it/notizie/sot ... te/bot.htm

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SOTTO LA LENTE

COS'È UN BOT? - PARTE PRIMA

Buoni Ordinari del Tesoro

6 Ott - 17:07

I BOT, Buoni Ordinari del Tesoro, sono titoli di credito emessi dal Tesoro al fine di finanziare il debito pubblico nel breve termine. Tali strumenti presentano quindi una vita di 3, 6 o 12 mesi. Alla scadenza l’investitore riceve una somma di denaro pari al valore nominale complessivo dei titoli posseduti. In altre parole l’incasso a scadenza è noto al momento dell’acquisto dei titoli.

borsa italiana - bot1.jpg
borsa italiana - bot1.jpg (17.79 KiB) Visto 3383 volte


La remunerazione dell’investimento è data dalla differenza tra il valore nominale del titolo (che abbiamo detto essere il prezzo di rimborso) ed il prezzo di acquisto; in altri termini l’investitore pagherà in sede di sottoscrizione una minore somma rispetto a quanto incasserà a scadenza. Da un punto di vista squisitamente tecnico l’interesse, che quindi non consiste in un vero e proprio pagamento di somme di denaro a favore dell’investitore, è considerato anticipato: a conferma vi è il fatto che la ritenuta fiscale sugli interessi viene applicata già al momento della sottoscrizione.

I BOT rientrano nella tipologia di titoli “zero coupon” (senza cedola).

L’emissione è la fase in cui il titolo inizia la sua vita, quando passa dalle mani dello Stato (emittente) all’investitore (sottoscrittore) tramite il suo intermediario (acquisto nel mercato primario). L’emissione avviene tramite asta a cui partecipano gli intermediari autorizzati, ed il prezzo che si determina in questa asta viene detto prezzo di emissione.
Generalmente si ha un'emissione a metà e alla fine di ogni mese. Nel prossimo articolo ci occuperemo nel dettaglio dei meccanismi di asta.

La compravendita di un BOT in un istante intermedio della sua vita, invece, avviene generalmente sul Mot, il mercato telematico delle obbligazioni e dei titoli di Stato. Su tale mercato si trovano quindi titoli aventi una certa vita residua, ad un prezzo corrente di mercato (quotazione) che quasi sicuramente sarà diverso da quello di emissione.
La massiccia diffusione dei BOT e la presenza del mercato regolamentato Mot, rendono questa tipologia di strumenti finanziari estremamente liquida: normalmente è sempre possibile trovare numerosi compratori e venditori.

Il rendimento a scadenza del titolo, come detto, deriva dalla differenza tra prezzo di acquisto o di emissione e prezzo di rimborso. Ad esempio, nel caso di un BOT a dodici mesi con prezzo di emissione pari a 97, il rendimento a scadenza su ogni titolo sarà di 100 - 97 = 3 euro, cioè pari al 3.09% annuo. Nel caso in cui la vita del BOT sia minore di 12 mesi, la formula di calcolo, per ottenere il rendimento effettivo a scadenza annualizzato è leggermente più complessa:

borsa italiana - bot2.jpg


Moltiplicando il risultato per cento si otterrà la percentuale che indica il corrispondente rendimento annuo, cioè il rendimento che si otterrebbe in un anno reinvestendo i proventi ottenuti
alle medesime condizioni iniziali.

Da notare che in questo caso il rendimento a scadenza è noto a priori. Stessa operazione matematica va effettuata nel caso in cui si acquisti il titolo sul mercato secondario: l’unica differenza è che ovviamente il denominatore è rappresentato dal prezzo di acquisto e non dal prezzo di emissione.

Il calcolo del rendimento in caso di vendita sul mercato secondario è:

borsa italiana - bot3.jpg


Il rendimento annuo a scadenza è un rendimento garantito e incorporato nel titolo stesso. Nel caso di decisione di vendita prima del termine della vita del titolo, invece, ci si espone ad un rischio: l’investitore, infatti, non conosce al momento dell’acquisto il profitto che potrà lucrare, dal momento che questo dipenderà dal prezzo stabilito dal mercato nel momento della liquidazione della posizione.

Il collocamento dei Buoni Ordinari del Tesoro avviene normalmente tramite asta competitiva cui possono partecipare operatori professionali, tra cui le Banche che poi potranno rivenderli ai loro clienti. Infatti la tranche minima che ogni soggetto ammesso a partecipare all'asta può richiedere deve ammontare ad almeno 1.5 milioni di euro, un importo decisamente elevato per i piccoli risparmiatori italiani

borsa italiana - bot4.jpg
borsa italiana - bot4.jpg (52.28 KiB) Visto 3383 volte


BOT - Tale strumento di aggiudicazione prevede (a differenza dell’asta marginale) che ogni richiesta rimanga aggiudicataria al prezzo proposto. Ogni operatore può presentare al massimo 3 domande differenziate nel prezzo di almeno un millesimo di punto percentuale. La richiesta massima presentabile è pari al quantitativo offerto dal Tesoro in asta, mentre la minima, come si diceva è di un milione e mezzo di euro. Le domande rimangono segrete fino alla fase di aggiudicazione.

Nel caso – così frequente da essere considerato ormai la norma – che la domanda superi l’offerta, vengono soddisfatte in primo luogo le richieste a prezzi più alti e poi in maniera decrescente le altre, fino al completo esaurimento della quantità offerta.

Al fine di disincentivare la presentazione di offerte a prezzi eccessivamente bassi, viene calcolato un prezzo di esclusione (PE) al di sotto del quale le domande di sottoscrizione non sono considerate. Per evitare che i titoli abbiano rendimenti troppo bassi e quindi siano sconvenienti per i risparmiatori viene posto anche un limite superiore al prezzo, detto prezzo massimo accoglibile (PMA).

Per ottenere il Prezzo di Esclusione viene calcolato il rendimento corrispondente al prezzo medio ponderato delle richieste che coprono la prima metà dell'ammontare offerto e viene aumentato di 100 basis point (cioè di un punto percentuale). Il prezzo corrispondente a questo rendimento è il prezzo di esclusione.

Il PMA è calcolato sul prezzo medio ponderato della seconda metà dell'importo nominale emesso. Al rendimento corrispondente a tale prezzo medio ponderato si sottraggono 25 punti base (0,25 %) e il prezzo relativo a tale rendimento sarà il PMA.

Nel caso in cui un operatore invii una richiesta con un prezzo superiore a 100 il prezzo sarà considerato pari a 100.

Un decreto del Ministro del Tesoro obbliga l’intermediario a garantire ai sottoscrittori privati il prezzo medio ponderato risultante dall’asta; ne consegue che l’eventuale maggior/minor prezzo pagato dall’operatore, rispetto a quello medio ponderato, costituisca una perdita/utile per il medesimo.

Il tutto può essere chiarito con un esempio. Ipotizziamo che vi siano solo tre operatori partecipanti ad un’asta per 1000 milioni di euro di BOT annuali: la Banca del Nord, la Cassa del Centro e il Credito del Sud. I tre partecipanti presentano le seguenti richieste espresse in milioni di euro ai prezzi indicati:

borsa italiana - bot5.jpg


Le proposte di acquisto vengono ordinate in maniera decrescente:

Il PMA viene calcolato sulla seconda metà dell'importo nominale emesso che è 500. Si considerano quindi le proposte Banca del Nord 300 a 97.20 e Cassa del Centro 200 a 97.18. Il prezzo medio ponderato utile ai fini delcalcolo è ((300*97,20) + (200*97,18))/500 = 97,19, pari ad un rendimento del 2.89%. Sottraendo a questo i 25 bps otteniamo 2.64% che è il rendimento relativo al prezzo massimo accoglibile: 100/(1 + 2,64%) = 97,42

Il prezzo di esclusione è invece calcolato sui 400 milioni richiesti da Cassa del Centro a 97.23 e sui 100 milioni di Banca del Nord a 97.20. Il prezzo medio ponderato necessario per il calcolo è di 2.855%; aggiungendo a questo 100 bps otteniamo il rendimento relativo al prezzo di esclusione (3.855%). Il prezzo di esclusione è 96.29.

borsa italiana - bot6.jpg


Tutte le offerte sono comprese tra PMA e PE e quindi risultano tutte valide e vengono inserite nel sistema.

I titoli verranno così assegnati: l'offerta più alta è quella di Cassa del Centro (97,23), che per tale prezzo otterrà i 400 milioni di euro in titoli richiesti. I titoli assegnabili rimasti sono 600 milioni: il secondo miglior prezzo è quello di Banca del Nord (97,20), che per tale prezzo otterrà i 400 milioni di euro in titoli richiesti. Rimangono quindi 200 milioni: se li aggiudicherà Cassa del Centro, con la sua offerta di 97,18; in realtà la quantità richiesta era di 300 milioni ma essa supera i 1000 milioni di euro di quantità massima. In sintesi: Banca del Nord sottoscrive 400 milioni, Cassa del Centro sottoscrive 600 milioni, mentre Credito del Sud non sottoscrive nessun titolo.

borsa italiana - bot7.jpg


Il prezzo medio ponderato d’asta, che il sottoscrittore pagherà, è invece pari a 97,208.

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Re: il sistema bancario, nostro mago creatore e Signore

Messaggioda nando » 12 set 2013, 17:36

Grazie! :)
Nando Di Febo

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Re: il sistema bancario, nostro mago creatore e Signore

Messaggioda sandropascucci » 4 ott 2013, 14:20

si consiglia di consultare la fonte: http://it.adviseonly.com/blog/risparmio ... k6slNLIavM, la quale mantiene impaginazione e stili che facilitano la lettura..

per backup riporto qui la sostanza, in txt semplice:

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Come investire in BTP in sei semplici passi

Della serie: quello che avreste sempre voluto sapere sugli investimenti e non avete mai il coraggio di chiedere…

Spread, Bund, Rendimento, BTP, BOT… sono espressioni che hanno conosciuto negli ultimi mesi una diffusione “popolare”. Molti sono i curiosi che si sono avvicinati a tematiche finanziarie e altrettanti risparmiatori hanno approfittato dei rendimenti dei titoli di Stato che, come sappiamo, sono stati particolarmente generosi. Noi di Advise Only abbiamo pensato di offrire ai nostri utenti un vademecum che aiuti a barcamenarsi negli investimenti. Come primo appuntamento proponiamo il più popolare degli strumenti: un BTP.

Partiremo da zero perché non vogliamo dare nulla per scontato. D’altronde lo diciamo sempre: un investitore informato è un investitore migliore.

Premessa: il mercato.

I titoli di Stato sono emessi dal Tesoro Italiano tramite asta pubblica. L’investitore ha la possibilità di comprarli direttamente in questa sede, ossia sul mercato primario (alla prima emissione, o nelle riaperture) oppure sul mercato secondario.
Oggi parliamo di mercato secondario, della compravendita di un BTP. Supponiamo che la Signora Consuelo Indipendenti abbia deciso che un BTP a medio termine faccia al caso suo.

Descrizione di un BTP con scadenza aprile 2014. Fonte: sito Advise Only.

Immagine

I BTP sono quotati su due mercati principali: l’MTS e il MOT. Si tratta di due mercati secondari dove si effettuano le compravendite di obbligazioni e di titoli di Stato una volta che sono stati emessi. Dunque, se si vuole comprare un BTP dopo l’asta o se lo si vuole vendere prima della scadenza, si transita necessariamente da questi mercati.

Il Mercato Telematico dei Titoli di Stato (MTS): è il mercato all’ingrosso dove si negoziano quantitativi grandi (oltre i 2,5 milioni di euro) ed è quindi destinato in prevalenza ad investitori istituzionali;

Il Mercato Telematico delle Obbligazioni e dei Titoli di Stato (MOT): è dedicato a tutte le transazioni di ammontare inferiore, ed è qui che transitano le negoziazioni di noi risparmiatori.

Per quanto riguarda i Titoli di Stato i prezzi in questi due mercati sono tendenzialmente allineati e, su entrambi, la liquidità (in condizioni normali) è eccellente.

Volendo dunque comprare un BTP già esistente, la signora Consuelo Indipendenti si deve recare dalla sua Banca o al Banco Posta, disporre di un conto titoli, e chiedere allo sportellista di fare l’acquisto (oppure digitare il codice del titolo nell’area compravendita del suo conto online). La Banca trasmetterà l’ordine al MOT e metterà nel conto titoli della signora Consuelo il quantitativo di BTP richiesto al prezzo negoziato (più qualcosina).

Lo schema è il seguente:
Immagine

Un passo alla volta

Se preferite, potete guardare il video che abbiamo realizzato. I contenuti sono gli stessi.



1. Conto titoli

Innanzitutto il risparmiatore deve avere un Conto deposito Titoli (o dossier). Un Conto Titoli è un conto dedicato ad operazioni di investimento e disinvestimento, distinto dal conto corrente, sul quale la banca detiene i titoli e provvede automaticamente a riscuotere le cedole e ad accreditarle sul conto corrente del cliente. Ogni conto corrente può avere un conto titoli collegato, la cui apertura può essere automatica e avvenire contestualmente all’acquisto del BTP, oppure deve essere effettuata preventivamente. È bene verificare con la propria Banca.

Un Conto Titoli ha quasi sempre un costo annuale fisso che remunera la Banca e che può variare da 0 a 20 euro annui. A tal proposito è necessario contrattare con la Banca (alcune sono molto aggressive commercialmente e offrono tale servizio gratuitamente); a questo va aggiunto il costo dell’imposta di bollo che si paga allo Stato e che per il 2011 è pari a 34,20 euro annui per investimenti sotto i 50.000 euro (aumenta per cifre superiori).

2. Scelta del titolo.

In secondo luogo bisogna identificare il titolo da comprare. Prendiamo ad esempio il BTP, strumento che ha caratteristiche ben precise. Il BTP è un titolo a medio-lungo termine e a tasso fisso, cioè ha una scadenza e una cedola fissa. Per identificarlo occorre specificare cedola e scadenza: “Btp x,xx% (la cedola) gg mese aaaa (la scadenza)” ad esempio Btp 4% 01 aprile 2014.

Un altro modo è conoscere il codice Isin, il “codice a barre” degli strumenti finanziari.

Per acquistare un BTP bisogna investire almeno 1.000 €. Questo è, infatti, il taglio minimo di acquisto, ma ovviamente è bene tenere a mente i costi di cui sopra: 34,20 € su 1.000 € sono il 3,42%… per cui se la nostra Consuelo Indipendenti deciderà di investire 1.000 € dovrà, alla fine della fiera, avere un rendimento maggiore del 3,42% per far sì che il suo investimento sia vantaggioso.
Ovviamente la valutazione del costo non va fatta sul singolo investimento, ma sul complesso dei rendimenti delle attività finanziarie detenute sul conto titoli.

3. Il Prezzo secco.

È molto utile avere un’idea del prezzo secco: il puro valore dell’obbligazione senza il rateo interessi maturati. Per conoscere il prezzo secco potete guardare le quotazioni del giorno prima, valori che potete trovare anche sul sito di Advise Only, oppure chiederlo allo sportellista.

In generale è bene non lasciare ordini “vaghi” senza limiti di prezzo, ma mettere dei paletti: il prezzo di acquisto di un titolo influisce sul rendimento che ti porti a casa a scadenza (ricordatevi la regola della bilancia: tanto più è basso il prezzo, tanto più è alto il rendimento) per cui è bene fissare un prezzo massimo d’acquisto.

4. Fate attenzione anche alle commissioni e ai costi.

Ahimè il prezzo secco non sarà quello che pagherà la signora Consuelo: la Banca infatti incrementa un po’ il prezzo negoziato così da trattenere le cosiddette “commissioni di sottoscrizione o di negoziazione dei titoli” o “di negoziazione, ricezione e trasmissione degli ordini”: la remunerazione per l’esecuzione dell’operazione. Possono essere davvero molto alte ed abbassare drasticamente il rendimento del nostro investimento.
Questi costi variano a seconda dello strumento (i costi più bassi sono associati alla negoziazione dei BOT, i più alti a quella delle azioni estere e sono di solito presentate sotto forma di percentuale), a volte hanno un ammontare minimo in euro e variano spesso a seconda del canale utilizzato: filiale, phone banking o conti online (questi ultimi sono quelli più a buon mercato). Va detto che, per l’acquisto in asta dei BTP, non è prevista alcuna commissione (ci pensa il Tesoro a remunerare i collocatori).

Queste sono le commissioni cancellate nei famosi BTP Day, non previste neanche nel nuovo BTP Italia, entrambi argomenti già approfonditi da questi blog.

5. Fiscalità.

Al rendimento lordo deve essere ancora dedotta la tassazione sugli interessi che per i titoli di Stato Italiani come i BTP è pari al 12,5% (più conveniente di altri strumenti finanziari, la cui tassazione è al 20%).

6. Prezzo tel quel.

Da ultimo approfondiamo un punto di solito considerato ostico, il prezzo tel quel, ovvero il prezzo di mercato a cui viene scambiato il titolo, che incorpora anche il valore delle cedole già maturate. Difficile? Proviamo con un esempio.
Prendiamo un BTP cedola 4%, che paga tale cedola ogni 6 mesi: il 15 dicembre e il 15 giugno. Se la signora Consuelo lo compra ad aprile, il 15 giugno si vedrà accreditare un 2% del valore nominale. Ovviamente tale ammontare spetterebbe a lei solo se avesse detenuto il titolo per tutto il semestre, ma, dal momento che così non è, dovrà “dividere” la cedola con chi lo deteneva prima di lei.
Il meccanismo con cui vengono negoziati i titoli tiene conto di questo meccanismo nel momento dell’acquisto: viene quotato un prezzo secco, che non include la cedola maturata fino a quel momento. Quando Consuelo pagherà l’acquisto, “restituirà” al venditore la cedola maturata che non gli spetta ma che percepisce alla data di stacco.
Ricapitoliamo:

Corso secco = prezzo di mercato
Corso tel quel = prezzo di mercato + cedola maturata

Tag: bot, btp, cct, come investire, Scelte investimento, titoli di Stato
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Messaggioda sandropascucci » 4 ott 2013, 14:26

fonte: http://www.usemlab.com/index.php?option ... Itemid=176
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Ecco come la BCE distorce il Mercato

SCRITTO DA MATTEO CORSINI

MARTEDÌ 25 GENNAIO 2011 12:30

Articolo ripreso dal sito del Movimento Libertario.

"L'acquisto di titoli pubblici effettuato dalla Bce avviene nel sostanziale rispetto del Trattato che fa divieto del finanziamento monetario dei Tesori degli Stati." (A. De Mattia)

Angelo De Mattia, a lungo collaboratore di Antonio Fazio alla Banca d'Italia, scrive regolarmente su MF/Milano Finanza. L'affermazione che ho riportato non è stata sostenuta solo da De Mattia; a dire il vero, capita di sentirla piuttosto di frequente a chi si interessa di tematiche monetarie e finanziarie. Ebbene, si tratta di un'affermazione non corretta.

Il problema fondamentale sta nell'uso di “sostanziale” al posto di “formale”. Non si tratta di un dettaglio di poco conto. E' infatti vero che, formalmente, la Bce non sta monetizzando il debito di alcuni Stati. Ma la sostanza è diversa. E io credo che la sostanza sia ciò che conta, a maggior ragione quando si tratta di questioni che hanno a che fare con il denaro.

Se invece di acquistare i titoli direttamente in fase di collocamento li si comprano sul mercato secondario, gli effetti economici sono, nella sostanza, gli stessi, sia dal lato degli Stati, sia da quello della Bce. Il perché è presto detto: gli acquisti sul secondario aumentano, a parità di altre condizioni, il prezzo dei titoli acquistati, facendone diminuire il rendimento. Ciò aiuta gli Stati a collocare i titoli di nuova emissione a costi della raccolta inferiori (ossia a rendimenti più bassi). Non è, infatti, il mercato primario a guidare quello secondario, ma il contrario.

Pertanto, per uno Stato non fa differenza che la Bce compri i titoli sul mercato primario o su quello secondario.

Anche guardando la questione dal lato Bce non vi sono differenze sostanziali tra una monetizzazione formale (tramite acquisti sul mercato primario) e una sostanziale (tramite acquisti sul mercato secondario). Il pagamento dei titoli acquistati viene sempre effettuato creando denaro dal nulla.

La Bce ha sempre dichiarato, fina da quando iniziò a maggio 2010 ad acquistare titoli di alcuni Stati periferici della zona euro sul mercato secondario, che avrebbe “sterilizzato” tali operazioni, in modo tale da non aumentare la massa monetaria. Ammesso che ciò sia realmente avvenuto, la sterilizzazione può al più lasciare invariata, a parità di altre condizioni, la quantità di moneta; ma ciò non elimina gli effetti distorsivi dell'intervento.

Per lasciare invariata la quantità di moneta è infatti necessario che la Bce venda altri titoli già detenuti in portafoglio per lo steso ammontare di quelli acquistati. Così facendo, esercita una pressione al ribasso sui prezzi dei titoli che vende (e, di conseguenza, un rialzo dei rendimenti), a parità di altre condizioni. Il tutto interferendo con la domanda e l'offerta di mercato.

Ora, certamente la Bce non si è spinta finora ai livelli stratosferici di manipolazione di tassi e moneta della Fed. Ma non è il rispetto formale del divieto di monetizzare il debito degli Stati a cambiare la sostanza distorsiva dei suoi interventi sul mercato.
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Messaggioda sandropascucci » 4 ott 2013, 14:27

fonte: http://www.borsaedintorni.it/finanza/il ... -di-stato/

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Il mercato secondario dei titoli di Stato

Come funziona il mercato secondario.

Proseguiamo la nostra trattazione relativa ai titoli di Stato: come già spiegato, l’acquisto di tali titoli sul mercato primario non rappresenta l’unica possibilità per sottoscrivere Bot e Cct. Il risparmiatore può infatti anche andare in Borsa ad acquistare titoli pubblici; in questo caso, però, non comprerà titoli di nuova emissione, ma dovrà ripiegare su titoli di precedenti emissioni. Forse anche per la mancanza di dimestichezza con cui i risparmiatori si sono rapportati alla Borsa, negli anni la via privilegiata è stata quella di sottoscrivere dei titoli al momento dell’asta, con successivi rinnovi alle aste seguenti, man mano che i titoli stessi giungevano a scadenza. Col passare del tempo però tale dimestichezza è aumentata e anche l’investimento tradizionale in titoli di Stato ha assunto nuove forme, come appunto l’acquisto in un’ottica più speculativa effettuato in Borsa.

La coesistenza di due mercati.

A differenza degli altri strumenti finanziari, per i titoli di Stato esistono due distinti mercati di contrattazione: il Mot, ovvero il mercato al dettaglio gestito da Borsa Italiana Spa e l’unico in cui possono operare i singoli risparmiatori, e l’Mts, che è il mercato all’ingrosso, ovvero quello in cui hanno accesso solo gli investitori istituzionali. Questa esigenza è dettata dal fatto che i titoli di Stato sono strumenti molto diffusi non solo tra i piccoli investitori, ma anche tra gli investitori istituzionali: la presenza di due mercati garantisce la massima liquidità di tali titoli, ossia la possibilità di un rapido smobilizzo da parte di chi ha piccole somme investite e da parte di chi gestisce patrimoni più consistenti

I vantaggi per i risparmiatori.

Gli operatori che danno vita all’Mts sono in gran parte gli stessi che poi operano anche sul Mot. I prezzi quindi tra i due mercati per uno stesso titolo non hanno grosse variazioni. Il vantaggio per il risparmiatore è dunque legato alla possibilità di acquistare titoli sul Mot che hanno prezzi in linea con quelli del mercato all’ingrosso. In altre parole, chi scambia modesti quantitativi di titoli sul Mot ha più o meno lo stesso trattamento dei grandi investitori che scambiano grosse cifre sull’Mts.

Il mercato al dettaglio dei titoli di Stato.

Il Mot, ossia il Mercato delle obbligazioni e dei titoli di Stato, è quel comparto della Borsa in cui vengono trattati contratti di compravendita relativi a titoli di Stato e obbligazioni non convertibili. Il Mot è nato nel 1994 come mercato al dettaglio dei titoli di Stato, dopo l’unificazione di dieci Borse valori fino ad allora operanti in Italia

Cosa viene trattato al Mot.

A seconda della tipologia di titoli trattati, il Mot si suddivide in diversi segmenti di mercato: 1) Bot, Btp, Cte e Ctz; 2) Cct e Cto; 3) Obbligazioni in euro; 4) Obbligazioni in valuta estera. Borsa Spa stabilisce dei lotti limiti di contrattazione per i singoli titoli, fissati in base alle esigenze di funzionalità del mercato. I contratti stipulati al Mot sono regolati: a. il terzo giorno di Borsa aperta successivo alla loro stipulazione, qualora si tratti di obbligazioni o titoli di Stato diversi dai Bot; b. il secondo giorno di Borsa aperta successivo alla loro stipulazione qualora si tratti di Bot.

Modalità di negoziazione.

La negoziazione prevede sostanzialmente due diverse modalità: 1) asta di apertura, a sua volta articolata in tre diverse fasi (selezione degli strumenti finanziari – fase di pre-asta preventiva e di asta preventiva; determinazione del prezzo di apertura – fase di pre-asta definitiva; conclusione dei contratti – fase di asta definitiva); 2) negoziazione continua. Mentre sull’Mts la negoziazione avviene nella sola modalità della contrattazione in continua, sul Mot essa consta di due fasi: una fase di apertura ed una fase di negoziazione continua.

Il mercato all’ingrosso dei titoli di Stato.

L’Mts, ovvero il Mercato Telematico dei titoli di Stato, è il mercato all’ingrosso di tali titoli: le negoziazioni su questo mercato sono escluse al pubblico dei risparmiatori e sono di esclusiva competenza di un’organizzazione di operatori ben definiti. Tre sono le categorie di operatori che operano su questo mercato. I primary dealers (definiti anche come operatori principali) sono “market makers”, ovvero sono quei soggetti che “creano” il mercato: essi infatti formulano in via continuativa offerte di acquisto e vendita di titoli di Stato. I dealers, ovvero gli altri operatori, rappresentano invece la controparte dei primary dealers sul mercato all’ingrosso dei titoli di Stato. Essi non fanno altro che accettare o rifiutare i prezzi presentati dai primary dealers. A queste due figure viene poi affiancata quella degli specialist, ossia gli specialisti in titoli di Stato: gli specialist rappresentano sicuramente la categoria più importante su questo mercato. Essi devono rispettare degli obblighi più severi rispetto agli altri operatori, soprattutto in termini quantitativi minimi scambiati; in cambio di questi limiti, possono però contare su altri e importanti vantaggi, dato che godono di un contatto più stretto con il Tesoro (ad esempio, sono a loro riservate riaperture di aste e possono usufruire di finanziamenti per importi limitati a tassi agevolati).

Simone Ricci per BorsaeDintorni.it
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Re: il sistema bancario, nostro mago creatore e Signore

Messaggioda Francesco Fata » 10 mar 2015, 19:48

Una nota della Banca d'Italia ha comunicato il criterio di iscrizione in bilancio di tutta la moneta che verrà emessa da questo mese in poi per acquistare titoli e attività finanziarie che sono nell'attivo delle banche commerciali: il criterio del "COSTO AMMORTIZZATO ASSOGGETTATO A IMPAIRMENT".

IL SOLITO FUMO NEGLI OCCHI DI CHI LEGGE:

La nota della Banca d'Italia relativa alla modalità di iscrizione in bilancio dei miliardi di quantitative easing in stampa da questo mese farebbe pensare a chissà quale modus operandi di tipo "prudenziale" in quanto, tra le altre cose, terrebbe conto di tutte le possibili "perdite di valore" future delle attività acquistate.
In realtà il criterio chiamato "del costo ammortizzato assoggettato a impairment" è il classico criterio che le banche adottano per l'iscrizione di quel tipo di attività finanziaria, ma se avete compreso bene l'articolo che ho scritto in cima a questa discussione, avrete capito che un simile criterio può essere valido per le banche commerciali che possono subire contabilmente e finanziariamente delle "perdite", ma senza ombra di dubbio, far credere che una banca centrale possa subire perdite per l'acquisto di attività finanziarie tramite creazione di denaro da nulla, è tutto da ridere!
Diciamo pure che è....UNA CAGATA PAZZESCA!
Voglio troppo bene al popolo per pensare di votare gente che vuole particolarmente bene a se stessa.
Francesco Fata

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