LE INAFFONDABILI

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sandropascucci
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Re: LE INAFFONDABILI

Messaggioda sandropascucci » 19 set 2013, 11:14

JP Morgan: Bernanke è uno smidollato

di: WSI Pubblicato il 19 settembre 2013| Ora 09:48

Gli economisti della banca scommettono che anche la nuova era Yellen sarà all'insegna di un approccio da "colomba" accomodante.
La composizione del consiglio della Fed dei rappresentanti con diritto di voto, divisi per attitudine e cultura, dalla meno alla più intransigente.

La composizione del consiglio della Fed dei rappresentanti con diritto di voto, divisi per attitudine e cultura, dalla meno alla più intransigente.
NEW YORK (WSI) - Anche una Federal Reserve senza Ben Bernanke, definito uno smidollato dopo la decisione a sorpresa di ieri, continuera' ad avere un approccio moderato da "colomba", volto alle politiche accomodanti. La nuova era si aprirà a gennaio e al timone salirà con ogni probabilità Janet Yellen, attuale vice del numero uno della Banca centrale Usa.

È il parere espresso dagli economisti di JP Morgan, che citano la composizione del consiglio direttivo. Tra i membri votanti, l'unico che si può considerare falco è Esther George, che tuttavia continuerà a consigliare di seguire una linea moderata, man mano che i tassi di interesse inizieranno a tornare su livelli più normali. Sulla stessa linea dovrebbe collocarsi anche Powell.

Gli altri falchi identificati dall'istituto sono Lacker, Plosser e Fisher. Tra le colombe più 'estreme' vengono citati Evans, Kocherlakota, Rosenberg e Yellen. Considerati moderati anche Stein, Williams, Tarullo e Dudley.

Questa in sintesi la composizione della colleggialità nel 2014. Anche nel caso di elezione di Don Kohn o Roger Ferguson - i due nomi che vengono fatti insieme a Yellen per la successione di Bernanke - l'approccio accomodante non dovrebbe cambiare. I due hanno infatti in passato dimostrato una tendenza a rispettare la cultura unica dell'istituto.

Il navigato investitore Marc Faber, intervenuto su Bloomberg Tv, ha però avvisato che il 'Quantitative Easing' 'illimitato' potrebbe essere dannoso o per lo meno avvantaggia soltanto il 3% o al massimo il 5% della popolazione.

"L'azionario e' in rialzo, ma solo l'11% degli americani detiene titoli di Borsa". Le materie prime scambiano in progresso, ma un rincaro dei prezzi dei beni di cui hanno bisogno le persone comuni - come petroli o e rame - non aiuta la ripresa.
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Re: LE INAFFONDABILI

Messaggioda sandropascucci » 19 set 2013, 11:21

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Fed, Summers si ritira dalla corsa

La Yellen grande favorita

In una lettera al presidente della Banca centrale statunitense, l'ex segretario al tesoro americano ha preso atto delle polemiche che fin dall'inizio hanno accompagnato l'ipotesi di una sua candidatura. Si profila comunque una vera e propria rivoluzione

Fed, Summers si ritira dalla corsa La Yellen grande favorita Janet Yellen

NEW YORK - Lawrence Summers, uno dei candidati alla successione di Ben Bernanke alla guida della Federal Reserve, si ritira. Lo anticipa il Wall Street Journal. Summers ha telefonato al presidente Barack Obama, cui spetta la scelta, chiedendogli di escluderlo dalla rosa dei candidati per il timore di dover affrontare un aspro processo di ratifica della sua nomina in Senato. Era infatti osteggiato da alcuni democratici, avrebbe dovuto chiedere sostegno ai repubblicani.

Obama ha preso atto della scelta di Summers: che apre la strada alla vice di Bernanke, Janet Yellen. "Summers è stato un membro chiave della mia equipe - ha detto Obama - soprattutto nel momento in cui noi abbiamo affrontato la più grave crisi economica dopo la Grande Depressione del '29, ed è stato anche per la sua competenza, la sua saggezza e la sua qualità di dirigente che noi siamo stati in grado di rimettere l'economia americana sulla via della ripresa e di realizzare quei progressi che ora stiamo constatando".

In una lettera - seguita da una telefonata - al presidente della banca centrale statunitense, l'ex segretario al tesoro americano ha preso atto delle polemiche che fin dall'inizio hanno accompagnato l'ipotesi di una sua nomina: "Ho concluso, anche se con riluttanza, che una possibile conferma del mio nome sarebbe acrimoniosa, e questo non servirebbe nè all'interesse della Fed, nè a quello dell'amministrazione nè tantomeno alla ripresa economica del Paese". A pesare le critiche al passato di Summers, da molti considerato uno dei responsabili del fallimento delle regole che ha portato nel 2008 alla più grave crisi finanziaria di sempre.

Ora il presidente americano Barack Obama - che ha accettato la decisione del suo ex consigliere economico - dovrà scegliere tra gli altri nomi rimasti nella rosa di candidati, tra cui la vicepresidente della banca centrale Janet Yellen, l'ex vicepresidente Donald Kohn e anche l'ex segretario al Tesoro Timothy Geithner.

Ma è una vera e propria rivoluzione quella che sta per interessare la Fed, con l'uscita non solo del presidente Ben Bernanke, ma anche di ben nove dei 12 membri votanti. Quattro dei dodici membri votanti del Fomc, infatti, sono sostituiti ogni anno tramite la rotazione dei presidenti delle Fed regionali. Il Fomc è composto da sette membri del Board dei governatori e da cinque dei 12 presidenti regionali. E nel 2014 cinque dei sette governatori saranno probabilmente sostituiti.
Elizabeth Duke si è dimessa alla fine di agosto. Sarah Bloom Raskin è stata nominata vice segretario al Tesoro. L'incarico di Jerome Powell scade in contemporanea con quello di Bernanke, anche se la Casa Bianca potrebbe decidere di farlo restare.
Intanto gli occhi del mercato sono tutti puntati su questa settimana, quando è in programma la riunione della Fed. A cinque anni dal fallimento di Lehman Brothers e dall'inizio della crisi, Bernanke potrebbe avviare la exit strategy dalle misure di stimolo, riducendo la velocità degli acquisti di asset, attualmente pari a 85 miliardi di dollari al mese. La maggioranza degli economisti prevede un freno da mercoledì: gli acquisti saranno ridotti di 10-15 miliardi di dollari al mese, soprattutto quelli di Treasury. Una riduzione limitata per valutare la reazione del mercato e per guadagnare tempo per poter spiegare chiaramente che il freno agli acquisti non significa che la Fed smetterà di aiutare l'economia. Secondo gli osservatori, nell'annuncio, infatti, la Fed metterà in evidenza che è pronta, in caso di necessità, ad aumentare nuovamente gli acquisti se ce ne sarà bisogno.
La stessa Fed al suo interno è spaccata su come procedere con l'allentamento monetario, con i falchi che ritengono i benefici troppo bassi rispetto al costo della maxi-manovra. "I timori sul costo dell'allentamento monetario hanno raggiunto un momento critico nel Fomc, e un rallentamento degli acquisti partirà anche se la ripresa economica resta debole" afferma Kevin Logan, capo economista per gli Stati Uniti di Hsbc.


(15 settembre 2013)


la domanda è: chi dà al Presidente il pizzino con "la rosa dei nomi"??
perché uno fa un anno il segretario del Tesoro e l'anno dopo il capo della privatissima FED??

bah.. le solite domande..
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Re: LE INAFFONDABILI

Messaggioda sandropascucci » 9 ott 2013, 14:04

fonte: repubblica.it

CVD : sorpresa ZERO!

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L'annuncio di Obama:
"Janet Yellen guiderà la Fed"

Il presidente americano ha deciso chi sostituirà, a gennaio, il presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke. Per la prima volta una donna alla guida dell'organismo americano. La nomina sarà ufficializzata oggi
di FEDERICO RAMPINI

L'annuncio di Obama: "Janet Yellen guiderà la Fed" Janet Yellen

TAG federal reserve, Fed, stati uniti, Barack Obama, Janet Yellen, Ben Bernanke

NEW YORK – Eliminato dalla corsa il rivale più temibile, per il dopo-Ben Bernanke la favorita era lei. E alla fine i pronostici si sono avverati, la scelta di Barack Obama per guidare la banca centrale e' andata proprio lei, Janet Yellen, numero due della Fed. La nomina sarà annunciata ufficialmente oggi, ma entrerà nei pieni poteri a gennaio, quando Bernanke, dopo otto anni alla guida della Fed, lascerà il timone della Banca centrale americana.

La Yellen è una veterana del mestiere. Fu nominata vicepresidente della banca centrale nel 2010 ma prima di allora era stata presidente della Federal Reserve di San Francisco (la banca centrale Usa è strutturata, come dice il suo nome, su base federale, uno schema copiato dalla Bce). Aveva debuttato come consigliera del Federal Open Market Committe – il più importante organismo per definire la politica monetaria – nel 1994. E aveva lavorato come economista della Fed negli anni Settanta: vi conobbe suo marito, l'economista George Akerlof, che nel 2001 ha vinto il premio Nobel all'Economia. Neppure uscieri e personale delle pulizie conoscono quegli uffici come lei.

La Yellen è una democratica, la sua prima nomina nel Board fu decisa da Bill Clinton. Ed è una “colomba” dichiarata. Pensa che la banca centrale debba fare gli interessi dei lavoratori sostenendo il pieno impiego, più di quanto debba stroncare l’inflazione. “I lavoratori e le loro famiglie – ha detto in un discorso recente – stanno pagando un costo elevato per la deludente lentezza di questa ripresa. C’è il rischio di infliggere danni duraturi al mercato del lavoro e alla capacita' produttiva dell’economia”.

E’ stata un’alleata preziosa di Bernanke nel sostenere la prosecuzione della politica monetaria espansiva, attraverso acquisti mensili di 85 miliardi di dollari di titoli pubblici, operazioni che servono a irrorare liquidita' e tenere bassi i tassi d’interesse. Il ruolo della Yellen fu decisivo quando un anno fa si apri' un dibattito ai vertici della Fed.

I “falchi” ritenevano che la banca centrale avesse fatto fin troppo, denunciano i rischi di una nuova bolla speculativa, volevano interrompere gli acquisti di titoli rapidamente e preannunciare un rialzo dei tassi. Per la Yellen come per Bernanke sarebbe stata una follia togliere il pedale dall’acceleratore monetario e cominciare a spingere su quello del freno, in una fase in cui ci sono ancora venti milioni fra disoccupati (reali) e sottoccupati in America. Di recente le è stato chiesto se le banche centrali abbiano bisogno di più donne ai loro vertici e la sua risposta è stata netta: “Aumenteranno, ed era ora”.
(09 ottobre 2013) © RIPRODUZIONE RISERVATA


sposata con un premio Nobel per l'economia e il figlio insegna Economia all'università.. mhmm.. poi dicono cosa perpetua il Sistema..
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Re: LE INAFFONDABILI

Messaggioda sandropascucci » 20 ott 2013, 20:20

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20 ottobre 2013 - 17:47
Dopo Janet Yellen alla guida della Fed americana, un'altra banca centrale si tinge di rosa. Il premier israeliano Benyamin Netanyahu e il ministro della Finanze Yair Lapid, dopo quattro mesi di incertezze, hanno nominato oggi Karnit Flug, 58 anni, governatrice della Banca di Israele.

Così come negli Stati Uniti, è la prima volta nella storia di Israele che l'incarico viene affidato ad una donna. Dal 2011 comunque la Flug era il braccio destro del governatore Stanley Fisher, un economista di fama mondiale. E proprio Fisher, lasciando la Banca d'Israele nel giugno scorso, aveva perorato la sua candidatura.
sda-ats



> E proprio Fisher, lasciando la Banca d'Israele nel giugno scorso, aveva perorato la sua candidatura.

sorpresa sorpresona!

Bank of Israel 2005–13
Citigroup 2002–05
International Monetary Fund 1994–01
World Bank 1988–90
MIT 1973-88, 1990–94
University of Chicago 1969-1973

nun s'è fatto mancà gnente! aò!

ps: si scrive FISCHER
http://www.signoraggio.com/signoraggio_ ... elupi.html
http://ilsignoraggio.blogspot.it/2005/0 ... rchio.html
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Re: LE INAFFONDABILI

Messaggioda sandropascucci » 19 nov 2013, 9:40

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JpMorgan patteggia risarcimento record

13 miliardi di dollari per la crisi dei mutui

Si tratta della cifra più alta (quasi dieci miliardi di euro) mai concordata tra governo americano e una società privata. La banca d'affari ha così ammesso la responsabilità per gli errori dei cosiddetti mutui subprime che provocarono la più grande crisi finanziaria del XXI secolo in seguito alla bolla immobiliare del 2008

JpMorgan patteggia risarcimento record 13 miliardi di dollari per la crisi dei mutui Il quartier generale della JpMorgan a New York

TAG jpmorgan, bolla immobiliare, patteggiamento, governo americano, mutui, risarcimento

NEW YORK -Un accordo storico da 13 miliardi di dollari per risolvere molte delle dispute sui mutui. JPMorgan e il Dipartimento di Giustizia si apprestano ad annunciare nelle prossime ore l'intesa che mette fine alle indagini e alle cause sui titoli legati ai mutui della maggiore banca americana per asset.

L'accordo, il maggiore con una singola banca, include un'intesa da 4 miliardi di dollari in termini di aiuti ai proprietari di casa in difficoltà e l'assunzione di responsabilità per gli errori di Washington Mutual prima dell'acquisizione da parte di JPMorgan.

L'intesa rappresenta un significativo progresso per JPMorgan nel lasciarsi dietro le spalle parte delle battaglie legali. La banca guidata da Jamie Dimon ha pagato nelle ultime settimane oltre un 1 miliardo di dollari per chiudere le indagini sulla 'Balena di Londra', il trader Bruno Iksil che ha assunto posizioni talmente importanti sul mercato dei derivati da influenzarne l'andamento. Le scommesse di Iksil sono costate a JPMorgan perdite per più di 6 miliardi di dollari e hanno messo in dubbio la governance della banca e Dimon, il 'maghetto' di Wall Street in corsa, prima del fiasco, per il posto di segretario al Tesoro e considerato uno dei preferiti da Washington.

L'assunzione di responsabilità per gli errori di Washington Mutual è - secondo la stampa americana - il fattore che ha facilitato il raggiungimento dell'accordo, finora in bilico.

JPMorgan ha acquistato Washington Mutual durante la crisi e i legali della banca hanno chiesto che gli eventuali errori commessi prima dell'acquisizione non fossero tenuti in considerazione.

La cifra che sborserà JpMorgan è almeno quattro volte superiore a quella patteggiata a gennaio dal colosso petrolifero Bt per lo sversamento di petrolio nel Golfo del Messico che provocò uno dei più gravi disastri ambientali della storia. Dei 13 miliardi, 6 andranno a compensare gli investitori, 4 a un fondo per i proprietari di casa in difficoltà e il resto sarà versato come multa.
(19 novembre 2013)
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Re: LE INAFFONDABILI

Messaggioda sandropascucci » 28 nov 2013, 14:35

da: http://www.dailypaul.com/302682/chase-b ... -transfers
>
>
Limiti Chase Bank prelievi di contanti, Bans trasferimenti internazionali di legare
Inserito da emalvini il Mer, 2013/10/16 - 12:11
in Attualità
New York

Limiti Chase Bank prelievi di contanti, Bans trasferimenti internazionali di legare

Preparazione per l'incombente crisi finanziaria negli Stati Uniti?

Paul Joseph Watson
Infowars.com
16 ott 2013

Chase Bank si è spostato a limit prelievi di contanti al divieto di clienti aziendali di inviare bonifici internazionali provenienti da 17 novembre in poi, spingendo la speculazione che la banca sta preparando per una crisi finanziaria incombente negli Stati Uniti.

Numerosi clienti commerciali con Chase BusinessSelect Controllo e conti Chase BusinessClassic hanno ricevuto lettere la scorsa settimana che li informa che l'attività di cassa (sia i depositi e prelievi) saranno limitati a un totale di $ 50.000 per ciclo di istruzione a partire dal 17 novembre in poi.

Nella lettera si legge:
Gentile Cliente Affari,
partenza 17 novembre 2013:
- Lei non sarà più in grado di inviare bonifici internazionali. Sarà ancora in grado di inviare i fili interni e ricevere fili, sia nazionali che internazionali. Annulleremo eventuali trasferimenti elettronici internazionali, compresi quelli reccurring, pianificate essere inviate dopo tale data.

- Il tuo limite di attività in contanti per questi account (s) sarà di $ 50.000 per ciclo di istruzione, per account. Attività Cash è il totale complessivo dei depositi in contante presso le filiali, gocce notturne e bancomat e prelievi di contante effettuati presso gli sportelli (compreso l'acquisto di mandati di pagamento) e bancomat.

Questi cambiamenti aiuteranno a gestire in modo più efficace i rischi connessi con questo tipo di operazioni.



da: http://investmentwatchblog.com/attentio ... trictions/
>
>
Attention US Business Banking Customers – Re: International Wire Transfer Restrictions
October 16th, 2013
Share21 Tweet9 0 Share1

John Stadtmiller, on Republic Broadcasting Network’s “The National Intel Report”, read a banking-related letter, whilst on-air, on yesterday’s show.

If you’re a business customer and currently make international wire transfers (or think you might want or need to make them in the future), you might want to contact your bank and check to see if your bank is planning to make any similar changes which will, or may, affect you.

The letter contained the following:

***********
“We’re making changes to your account.

Dear Business Customer.

Starting November 17th of this year you will no longer be able to send international wire transfers.

You will still be able to send domestic wires and receive both domestic and international wires.

We’ll cancel any international wire transfers, including reoccurring ones you schedule to be sent after this date.

Your cash activity limit for these amounts will be **K USD per statement cycle, per account.

Cash activity is the combined total of cash deposits made at branches, night drops and ATMs and cash withdrawals made at any branches including purchases of money orders and ATMS.

These changes will help us more effectively manage the risk involved in these types of transactions.

You’re receiving this based on the activity of your checking accounts.

Based on the activity at the time these changes will not likely affect the way you bank.

If you have business savings accounts, you’ll see a message on your statement that you can’t send domestic or international wire transfers from savings accounts starting November 17th.”

***********

As John mentioned, you could be forgiven for wondering whether such measures are being implemented with “bail-ins” in mind, and / or “locking-down” money movement of certain types.

Heads-up!

:)

http://tinypic.com/view.php?pic=2zsbmu1 ... l4mgSh8CS0

eissco


Read more at http://investmentwatchblog.com/attentio ... 1sODJrd.99


da: http://www.bizjournals.com/southflorida ... l?page=all
>
>
18 Ottobre 2013, 11:50 EDT
Chase Bank ferma bonifici internazionali per molte piccole imprese
Inseguimento Ingrandire

Brian Bandell
Terza
Reporter-South Florida Business Journal
Email | LinkedIn | Twitter
JPMorgan Chase Bank ha detto molti clienti piccole imprese che non possono fare bonifici internazionali a meno che aggiornare il proprio account.
La banca di New York (NYSE: JPM) ha limitato l'attività di cassa in questi totali conti correnti aziendali a $ 50.000 per ciclo di istruzione, in base a più account di media di una lettera inviata ai clienti Chase.
La lettera ha dichiarato:
Gentile Cliente Affari,
A partire 17 Nov 2013:
• Non sarà più in grado di inviare bonifici internazionali. Sarà ancora in grado di inviare i fili interni e ricevere fili, sia nazionali che internazionali. Annulleremo eventuali trasferimenti elettronici internazionali, compresi quelli ricorrenti, pianificate essere inviate dopo tale data.
• Il tuo limite di attività in contanti per questi account (s) sarà di $ 50.000 per ciclo di istruzione, per account. Attività Cash è il totale complessivo dei depositi in contante presso le filiali, gocce notturne e bancomat e prelievi di contante effettuati presso gli sportelli (compreso l'acquisto di mandati di pagamento) e bancomat. Questi cambiamenti aiuteranno a gestire in modo più efficace i rischi connessi con questo tipo di operazioni.
Questo è un grande problema nel sud della Florida, che è un hub per il commercio internazionale. Chase al quarto posto per i depositi del sud della Florida, il 30 giugno, con 12,4 miliardi dollari.
Chase portavoce Mary Jane Rogers ha confermato l'esattezza della lettera.
"La maggior parte entry-level, i conti di piccole imprese di base non hanno bisogno di questi servizi, in modo da avere due conti alternative che caratterizzano i fili internazionali", ha detto.
Il conto base costa $ 10 a $ 12 al mese. Un conto corrente Chase Performance Business che consente fili internazionali con le tasse costa $ 20 al mese, ha detto. I clienti possono evitare tali spese, mantenendo un equilibrio $ 50.000.
Rogers ha detto che questo impatti una piccola percentuale di 2,3 milioni di clienti Business Banking di Chase.
"Negli ultimi mesi, siamo stati molto vocale che stiamo lavorando per semplificare e de-rischio il nostro business," ha detto. "In questo caso, stiamo razionalizzando diversi tipi di conti in tre account con un valore più semplice e struttura di commissioni."
Se i clienti superano il limite di $ 50.000 su attività di cassa troppe volte, essi saranno commutate automaticamente a un conto più costoso.
Brian Bandell copre bancario, finanziario, assistenza sanitaria e istruzione. Ricevi le ultime novità del settore bancario qui.
Link correlati: Piccola impresa , International Business
Settori: Banche e Finanziarie
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Re: LE INAFFONDABILI

Messaggioda sandropascucci » 28 nov 2013, 14:35

da: http://www.marketoracle.co.uk/Article43039.html
>
>
Perché il JPMorgan ancora avere una licenza bancaria? Aziende / Banksters
8 nov 2013 - 13:22 GMT
By: Raul_I_Meijer

Aziende
Io ero, bene, lo sono ancora, leggendo sugli ultimi sviluppi nel meraviglioso mondo del Libor, e il nome di JPMorgan apre un sacco in connessione con tutto ciò. C'è naturalmente la ancora provvisorio recente, probabilmente - 13 miliardi dollari di liquidazione con il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti. Vedendo tutti i casi distinti che sono stati entrambi liquidati o sono sotto inchiesta attiva in cui è citato JP Morgan, insieme con un paio di piccole liste in WaPo E HuffPo, ho pensato che potrebbe essere una buona idea fare una lista più completa (anche se Non ho alcun dubbio ho potuto fare il doppio del tempo) dei casi effettivamente esaminati più grande banca degli Stati Uniti è una parte di.


Totale attivo di JPMorgan ammontano a 2.509 miliardi dollari, la sua esposizione in derivati ​​è $ 70 - $ 80 miliardi di dollari, ed è certamente troppo grande per fallire e di importanza sistemica. Ma vedere una lista come questa, come si può non chiedersi che se questo è ciò che il sistema dipende, il sistema stesso è così marcio abbiamo bisogno di sbarazzarsi di esso? Voglio dire, che cosa ci vuole, una versione moderna degli intoccabili? Non che io penso che otterrebbero JPMorgan per evasione fiscale, si mente. Ma adesso, nessuno li prende per nulla, tranne che per qualche miliardo qua e là in multe che gli autori stessi non hanno nemmeno arrivare a pagare. L'insediamento 13 miliardi dollari è solo poco più di un terzo di quello JPMorgan sta spendendo in avvocati per difendersi e responsabili IT.

O, come Katrina Vanden Heuvel mette sul Washington Post:

Jamie Dimon pagherà multe con i soldi degli altri - quello dei suoi azionisti. Né lui né i suoi ufficiali che hanno fatto fuori come banditi dalle loro pratiche fraudolente sono invitati a scheggiare in un centesimo. Infatti, i 13 dollari miliardi sono in sé qualcosa di un put-on. Solo 9.000 milioni dollari è in contanti, e gran parte di questo può ben essere deducibili dalle tasse, cioè i contribuenti riceveranno una parte del disegno di legge. Quattro miliardi di dollari è in "mutuo soccorso", che le banche sono notoriamente successo nel gioco, fornendo "rilievo" scartando mutui subacquei, "permettendo" proprietari di casa per fare un breve vendita che costa loro le loro case.

Ecco la mia lista. JPMorgan ha già pagato miliardi per regolare le accuse, e in molti casi facce indagini in corso, per:

(1) Manipolazione del mercato nel commercio di debacle London Whale

(2) Rigging prezzi dell'energia in California e il Midwest

(3) impropriamente precludere proprietari di casa

(4) i titolari di carta di credito bilking di fissazione dei prezzi e dei tassi di interesse La banca ha detto che pagherà circa 1,2 miliardi dollari per risolvere le accuse di cospirato con MasterCard e Visa per rig tasse magnetiche di carte di credito.

(5) Attrezzatura operazioni di obbligazioni municipali in 31 stati

(6) scriccatura circa 6.000 membri di servizio in servizio attivo per i mutui

(7) Mis-vendita di interest rate swap per la città di Milano, Italia nel 2005

(8) Enron - La banca e alcuni dei suoi dirigenti sono ancora stati citati in giudizio oltre il rapporto della banca con il colosso energetico frode-based, più di un decennio dopo il suo fallimento

(9) Favoreggiamento Ponzi di Bernie Madoff , il curatore fallimentare Madoff e altri hanno anche citato in giudizio la banca per ottenere indietro i soldi di alcuni clienti di Madoff '

(10) Il suo rapporto con la fallita società di brokeraggio MF Global , ma è anche stato citato in giudizio con l'accusa di favoreggiamento MF Global uso improprio del denaro dei clienti.

(11) La partecipazione in $ 215.000.000 dollari di denaro mancante clienti nel crollo della Iowa società di brokeraggio Peregrine Financial Group

(12) Le accuse che consapevolmente venduto difettose dei titoli ipotecari statunitensi ; dopo [discussioni dirette tra esecutivo della banca principale, Jamie Dimon, e il procuratore generale Eric H. Titolare Jr.], JPMorgan hanno raggiunto un accordo provvisorio con il Dipartimento di Giustizia a pagare un record 13 miliardi dollari

(13) Manipolazione EURIBOR (e yen Libor) Tassi , in un caso in cui Comco dell'UE è impostato per imporre fino a 5 miliardi di € di multa a un gruppo di almeno 6 banche

(14) Manipolazione tassi WM / Reuters , JPMorgan è una delle 7 banche che hanno confermato gli investigatori negli Stati Uniti e in Europa stanno studiando la loro negoziazione dei cambi e la manipolazione dei tassi di WM / Reuters (uno standard di settore utilizzato nella determinazione dei prezzi di chiusura della 5.300 miliardi dollari al giorno mercato dei cambi, pubblicato ora per 160 valute e mezz'ora per il 21 più-scambiati).

(15) i tassi di manipolazione Libor Nelle parole della banca nel 2012: "JPMorgan Chase ha ricevuto mandati di comparizione e richieste di documenti e, in alcuni casi, interviste, dal DOJ, CFTC, SEC, Commissione Europea, Financial Services Authority britannica, la concorrenza canadese Ufficio di presidenza, Commissione svizzera della concorrenza e di altre autorità di regolamentazione e le associazioni bancarie di tutto il mondo. "

(16) In un caso separato: Colludere per abbassare artificialmente il tasso Libor , tra il 2007 e il 2010, in un'azione legale intentata da fornitore statunitense dei mutui Fannie Mae, che sostiene che la collusione ha portato a perdere soldi sugli interest rate swap, ipoteche e mutui titoli garantiti, con una perdita di 332.000 mila dollari proprio da interest rate swap. Fannie cerca di recuperare $ 800 milioni.

La mia ipotesi è che dovrebbe essere più che sufficiente per revocare la licenza bancaria di JPMorgan, almeno temporaneamente. Al contrario, la banca a mantenere distacco enormi profitti ei dirigenti coinvolti in tutti questi casi continuare a ricevere i bonus enormi. Naturalmente ci sono persone che onestamente cercano di tenere Jamie Dimon e la sua banda responsabili delle loro azioni. Ma, fintanto che non possono essere messi semplicemente fuori mercato, come chiunque in quasi ogni altro tipo di attività sarebbe, non è molto. Multe e gli insediamenti sono uno spreco di tempo e denaro se qualcun altro si inerpica pagarli. E che cosa dire di America, se si ritiene che esso deve lasciare questi ragazzi ottenere via con tutto e niente? Nella mia mente, vedo uno di quei finali tipici di un vecchio John Ford occidentale, sia con lo spirito e lo Stato di diritto cavalcare verso il tramonto.

Con Raul ilargi Meijer
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da: http://www.valuewalk.com/2013/11/jpmorg ... g-license/
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Why Does JPMorgan Still Have A Banking License?
by Market Shadows


Bob Lerner Robert Kennedy at a drive-in Spring 1960
"John F. Kennedy's 1960 Democratic presidential nomination campaign in Bluefield, West Virginia"

I was, well, still am, reading up on the latest developments in the wonderful world of Libor, and the name JPMorgan pops up a lot in connection with all that. There's of course the recent -probably still tentative – $13 billion settlement with the US Justice Department. Seeing all the separate cases that have either been settled or are under active investigation in which JP Morgan is mentioned, along with a couple small lists in the WaPo And HuffPo, I figured it might be a good idea to make a more complete list (though I have no doubt I could make it twice as long) of actually investigated cases America's largest bank is a part of.

JPMorgan's total assets amount to $2.509 trillion, its derivatives exposure is $70-$80 trillion, and it's certainly too big to fail and systemically important. But seeing a list like this, how can anyone not wonder that if this is what the system depends on, the system itself is so rotten we need to get rid of it? I mean, what does it take, a modern day version of the Untouchables? Not that I think they'd get JPMorgan for tax evasion, mind you. But right now, nobody gets them for anything at all, except for a few billion here and there in fines that the perpetrators themselves don't even get to pay. The $13 billion settlement is only just over a third of what JPMorgan is spending on lawyers to defend itself and it executives.

Or, as Katrina vanden Heuvel puts it in the Washington Post:

Jamie Dimon will pay the fines with other people’s money — that of his shareholders. Neither he nor his officers who made out like bandits from their fraudulent practices are asked to chip in a dime. In fact, the $13 billion is itself something of a put-on. Only $9 billion is in cash, and much of that may well be tax-deductible, meaning taxpayers will get part of the bill. Four billion dollars is in “mortgage relief,” which the banks have been notoriously successful in gaming, providing “relief” by discarding underwater mortgages, “allowing” homeowners to do a short-sale that costs them their homes.

Here's my list. JPMorgan has already paid billions to settle charges, and in many cases faces ongoing investigations, for:

(1) Manipulating the market in the London Whale trading debacle

(2) Rigging energy prices in California and the Midwest

(3) Improperly foreclosing on homeowners

(4) Bilking credit card holders by fixing prices and interest rates The bank said it will pay about $1.2 billion to settle charges that it conspired with MasterCard and Visa to rig credit-card swipe fees.

(5) Rigging municipal bond operations in 31 states

(6) Gouging some 6,000 active-duty service members on their mortgages

(7) Mis-selling interest-rate swaps to the city of Milan, Italy in 2005

(8) Enron – The bank and some of its executives are still being sued over the bank's relationship with the fraud-based energy giant, more than a decade after its failure

(9) Aiding and abetting Bernie Madoff's Ponzi ; the Madoff bankruptcy trustee and others have also sued the bank to get back some Madoff clients' money

(10) Its relationship with failed brokerage firm MF Global ; it is also being sued for allegedly aiding and abetting MF Global misuse of customer money.

(11) Involvement in $215 million worth of missing clients' money in the collapse of Iowa brokerage firm Peregrine Financial Group

(12) Allegations that it knowingly sold faulty US mortgage securities ; after [direct discussions between the bank’s chief executive, Jamie Dimon, and Attorney General Eric H. Holder Jr.], JPMorgan reached a tentative agreement with the Justice Department to pay a record $13 billion

(13) Manipulating EURIBOR (and yen Libor) rates , in a case in which the EU's Competition Commission is set to impose up to €5 billion in fines to a group of at least 6 banks

(14) Manipulating WM/Reuters rates ; JPMorgan is one of 7 banks that have confirmed investigators in the U.S. and Europe are investigating their foreign exchange trading and manipulating of WM/Reuters rates (an industry-wide standard used in determining closing prices in the $5.3 trillion-a-day foreign exchange market, published hourly for 160 currencies and half-hourly for the 21 most-traded. )

(15) Manipulating Libor rates In the bank's own words in 2012: "JPMorgan Chase has received subpoenas and requests for documents and, in some cases, interviews, from the DOJ, CFTC, SEC, European Commission, UK Financial Services Authority, Canadian Competition Bureau, Swiss Competition Commission and other regulatory authorities and banking associations around the world."

(16) In a separate case: Colluding to artificially lower the Libor rate ; between 2007 and 2010, in legal action brought by US mortgage provider Fannie Mae, which alleges that the collusion led it to lose money on interest rate swaps, mortgages and mortgage-backed securities, with a $332 million loss just from interest rate swaps. Fannie seeks to recoup $800 million.

My guess is that should be more than enough to revoke JPMorgan's banking license, at least temporarily. Instead, the bank keep posting huge profits and the executives involved in all these cases keep receiving huge bonuses. Of course there are people honestly trying to hold Jamie Dimon and his gang responsible for their actions. But as long as they can't be simply put out of business, as anyone in just about any other sort of business would, it's not much use. Fines and settlements are a waste of time and money if someone else winds up paying them. And what does it say about America if it feels that it must let these guys get away with everything and anything? In my mind's eye, I see one of those typical endings to an old John Ford western, with both the spirit and the rule of law riding off into the sunset.
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Re: LE INAFFONDABILI

Messaggioda sandropascucci » 4 dic 2013, 17:29

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Le banche e quelle multe al cloroformio
di ETTORE LIVINI

Ben 1,7 miliardi di multa per il Libor? Spiccioli. Una sanzione da 13 miliardi per i bond garantiti dai mutui? Briciole, una mancetta da pagare allo Stato Usa (l'assegno è firmato da Jp Morgan) per dribblare un lungo e fastidioso procedimento giudiziario. La banche mondiali, ormai, se non proprio al di sopra della legge, di sicuro sono al di sopra delle multe. La giustizia macina faticosamente il suo corso e continua ad alzare l'asticella delle "punizioni". Ma il mondo del credito, alla faccia del pressing delle Authority, continuano ineffabile a macinare utili: negli ultimi cinque anni i big del settore - salvati dopo il crac Lehman con 4.890 miliardi di aiuti pubblici - hanno messo da parte 150 miliardi di dollari (come dire il 75% del pil della Grecia) di fondi per pagare avvocati e multe. Una montagna d'oro per i comuni mortali, poca roba per loro: nei primi nove mesi di quest'anno, per dire, le prime sei banche Usa - malgrado un'altra raffica di sanzioni per subprime e dintorni - hanno messo assieme 55 miliardi di profitti, qualcosa come 200 milioni al giorno. Solo la Jp Morgan ha pagato 5,1 miliardi per saldare le irregolarità sui mutui, 100 milioni per un contenzioso sui future con il Cftc, 920 milioni per lo scandalo della "Balena" di Londra, 800 per alcune magagne legate alla gestione delle sue carte di credito, 410 per aver manipolato i prezzi dell'energia elettrica in California, 13 miliardi per i mutui. Roba da accanimento giudiziario e da mandare gambe all'aria qualsiasi azienda manifatturiera. Una banca no: tra gennaio e ottobre la banca di Jamie Dimon ha guadagnato - alla faccia delle multe - 12, 5 miliardi di euro, quanto basterebbe a coprire quattro volte il "buco" dei conti pubblici italiani per l'abolizione dell'Imu. "Il crimine paga" scriveva Charles Bukowski. Applicato al credito, ovviamente, è un'esagerazione. Ma una cosa è certa: se le sanzioni devono avere effetto dissuasivo, quelle per la galassia del credito oggi hanno l'efficacia di un fucile a tappo. Un esempio? Quest'anno a Wall Street, in attesa che vengano a maturazione le inchieste sui trader che hanno manipolato il mercato dei cambi, i bonus per i funamboli della finanza cresceranno di un altro 5-10% a 22 miliardi di euro...
(04 dicembre 2013)
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Re: LE INAFFONDABILI

Messaggioda roberta » 4 gen 2014, 22:57

!
Cipro, causa contro l'Europa per il prelievo forzoso nei conti

Francesco De Palo - Ven, 03/01/2014 - 08:42

E adesso cosa potrebbe accadere se i cittadini vedessero riconosciute le proprie ragioni nel primo caso continentale di una class action contro la troika? Ben cinquanta depositanti ciprioti hanno citato in giudizio l'Eurogruppo e le altre istituzioni dell'Unione Europea (come la Banca Centrale Europea) per l'haircut sui loro depositi.

Era il marzo dell'anno appena concluso e la troika, al fine di concedere prestiti per dieci miliardi di euro alle banche isolane «intossicate» da titoli greci e da una voragine finanziaria che fece nascere la prima bad bank «made in memorandum», decise che anche gli istituti (quindi i correntisti) avrebbero dovuto recitare la propria parte, con un prelievo forzoso sui depositi. Come una tela di Penelope prima si ipotizzò che fosse per tutti, poi solo per i conti sopra i centomila euro.

Infine si giunse due mesi dopo all'accordo per una sforbiciata del 47,5% ad appannaggio di quei creditori non garantiti. Una primizia choccante per l'Europa (anche se un precedente si era verificato in Italia sotto il governo Amato), un monito scoccato da Bruxelles per tutti gli Stati membri: attenti, era la vulgata di quelle ore, a chi non fa i compiti a casa potrebbe toccare la stessa sorte.

Nel mezzo i cittadini ciprioti, in quei giorni terremotati da bancomat fuori servizio, lunghe code agli sportelli, con un limite alla circolazione di contante e con la scena da spy story di un cargo giunto all'aeroporto di Larnaca pieno zeppo di contanti, scortato da militari armati fino ai denti sino ai caveau delle banche. Oggi la notizia della class action, presentata dallo studio legale Christostomides con l'appoggio di altri legali europei. Vale la pena ricordare che questa è la prima volta che qualcuno si rivolge ad un tribunale europeo per stabilire se le operazioni dell'Eurogruppo siano corrette o meno, con un gigantesco punto interrogativo circa la futura decisione dei giudici. In particolare, i ricorrenti chiedono il risarcimento principalmente per gli effetti negativi causati dalla decisione dell'Eurogruppo, del marzo 2013, che includeva le misure di risanamento per la Banca Popolare e la Banca di Cipro.

Tutti gli imputati sono accusati di gravi violazioni del diritto di proprietà e dei principi generali della protezione della non discriminazione del legittimo affidamento e di proporzionalità sanciti nel diritto europeo. Insomma, una pietra miliare in questa eurocrisi.

Quali scenari si aprirebbero se ai cittadini fosse riconosciuta la ragione? Ancora oggi la troika a Cipro annuncia un programma per rinfoltire la fiducia nel sistema bancario, quello stesso che è stato ignorato per due lustri e che un bel giorno è finito nel mirino degli euro burocrati. Nel frattempo proprio i creditori internazionali di Fmi, Bce e Ue proseguono sulla traccia «ellenica» a Cipro, con un programma di privatizzazioni dal sapore di una svendita. Cipro riveste, oggi più che mai, un ruolo geopolitico significativo nel versante euromediterraneo e mediorientale per via della presenza massiccia di idrocarburi nel proprio sottosuolo, particolare che non ha mai sopito le mire espansionistiche turche. Oltre ai 50mila militari di Ankara che dal 1974 hanno invaso l'isola nell'indifferenza della comunità internazionale, da alcuni mesi ci pensano anche le navi per i rilievi sottomarini turche ad agitare le tranquille acque in cui Nicosia aveva raggiunto un accordo di collaborazione con Tel Aviv per sondare i fondali e procedere alle trivellazioni, con l'intervento anche di aziende italiane, minacciate dalle parole di alcuni ministri turchi.

Ma dallo scorso marzo, quando di fatto nel continente è stato inaugurato il famigerato «metodo Cipro», le cose sono sensibilmente cambiate e in questi giorni di forti fibrillazioni ad Istanbul qualcuno vede anche un possibile peggioramento. Un altro elemento di raffronto con la crisi greca merita di essere scrupolosamente attenzionato. Al 31 dicembre 2010, quando Atene era già stata investita dall'ondata del primo memorandum che destinava risorse per l'80% alle banche e per il restante 20 alle amministrazioni locali, dei 141 miliardi in titoli greci che solo dodici mesi prima le banche straniere possedevano, si era passati a soli 45 miliardi. E grazie al protocollo d'intesa imposto dalla troika al governo del tecnico Lucas Papademos (lo stesso chiamato due mesi fa a valutare la nostra Banca d'Italia) ben 100 miliardi erano stati destinati dal Memorandum per risarcire gli istituti stranieri. Un trucco di proporzioni terrificanti che salvò le banche europee attraverso una vera e propria ipoteca della Grecia intera. Oggi un simile scenario è messo in dubbio da cinquanta correntisti ciprioti che si chiedono se ci sia un giudice a Bruxelles.

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Re: LE INAFFONDABILI

Messaggioda sandropascucci » 7 gen 2014, 10:35

ma allora non hanno capito una beneamata!

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Irlanda dà incarico a banche per nuovo bond 10 anni
lunedì 6 gennaio 2014 15:53

LONDRA, 6 gennaio (Reuters) - L'Irlanda ha incaricato un gruppo di banche di guidare il collocamento via sindacato di un nuovo benchmark decennale.

Ad annunciarlo una delle banche coinvolte nell'operazione, secondo quanto scrive Ifr, servizio di Thomson Reuters.

Il pool delle banche capofila è costituito da Barclays, Citi, Danske Bank, Davy, Deutsche Bank e Morgan Stanley. Il lancio del bond, con scadenza marzo 2024, è previsto nel breve futuro, in base alla condizioni del mercato.

L'emissione sarebbe la prima per Dublino dopo l'uscita ufficiale dal programma di assistenza finanziaria internazionale targato Unione europea e Fondo monetario internazionale alla fine dell'anno scorso.

L'Irlanda ha rating Ba1 per Moody's, BBB+ per Standard & Poor's e BBB+ per Fitch.

Sul sito www.reuters.it altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia
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Re: LE INAFFONDABILI

Messaggioda sandropascucci » 29 gen 2014, 16:16

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La banca HSBC chiede ai suoi clienti di giustificare i prelievi di soldi
29 gennaio 2014
Da qualche mese i clienti britannici del colosso bancario HSBC non possono ritirare importanti somme di denaro senza fornire i documenti che comprovano l’utilizzo che intendono fare di questi soldi.

Interrogati dalla BBC, diversi clienti della banca hanno raccontato di non aver potuto ritirare somme che andavano da 5’000 a 10’000 sterline (1 sterlina equivale a circa 1.49 franchi) perchè non avevano saputo mostrare un giustificativo o perchè il loro consulente non aveva considerato valida la giustificazione del prelievo.

Stephen Cotton, un cliente della banca, ha raccontato alla BBC che all’inizio di gennaio aveva voluto ritirare dal suo conto 7’000 sterline per rimborsare un prestito alla madre : “Quando ho consegnato al mio consulente l’ordine di prelievo mi è stato detto che non avevo una giustificazione valida per eseguire il ritiro dei soldi. La banca voleva una lettera da mia madre.”

Di fronte alle numerose proteste, la banca ha dichiarato che “Abbiamo l’obbligo di proteggere i nostri clienti e di ridurre al minimo i rischi di crimini e delitti finanziari.
Comunque, a seguito del responso dei nostri clienti aggiorniamo le regole imposte ai nostri consulenti e ricordiamo loro che non è più obbligatorio per il cliente fornire un giustificativo in occasione del ritiro di un’importante somma di denaro e che l’assenza di questo giustificativo non è motivo per rifiutare un prelievo.”

(Fonte : Huffingtonpost.fr/Bbc.co.uk)


B
K
P
da: https://www.newsroom.hsbc.co.uk/article ... ash_withdr

Statement on large cash withdrawals
26 Jan 2014

As a responsible bank we must track all financial transactions. Cash presents more risk, and in particular financial crime risk, than other payment methods. It also leaves customers with very little protection if things go wrong. Therefore, we need to monitor particularly closely movements of cash in and out of the banking system. This is why we ask our customers about the purpose of large cash withdrawals when they are unusual and out of keeping with the normal running of their account.

Since last November, in some instances we may have also asked these customers to show us evidence of what the cash is required for. However, it is not mandatory for customers to provide documentary evidence for large cash withdrawals, and on its own, failure to show evidence is not a reason to refuse a withdrawal. We apologise to any customer who has been given incorrect information and inconvenienced.

Asking the right questions, protecting our customers and reducing the risk of money laundering, fraud and other crimes, means we are doing the right thing and fulfilling our responsibilities as a bank and to society at large.
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Re: LE INAFFONDABILI

Messaggioda sandropascucci » 5 feb 2014, 11:28

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Rating, la Corte Conti chiede 234 mld.

Le agenzie non valutano ‘la dolce vita’

I magistrati contabili contro Standard&Poor's, Moody's e Fitch: nel giudizio sull'Italia non considerano patrimonio artistico e culturale, che sono la sua forza economica. Le agenzie si difendono: addebiti "non seri", per di più la Corte ha potere solo sul pubblico. E il procuratore del Lazio precisa: "Nessuna citazione, ancora nulla è deciso"

TAG corte dei conti, agenzie di rating, standard&poor's, Standard & Poor's, moody's, fitch, rating Italia, taglio rating

MILANO - Non una citazione vera e propria, ma "un'inchiesta giudiziaria contabile contro le agenzie di rating per il declassamento dell'Italia. Indagine che non è ancora approdata a una decisione conclusiva". Così il procuratore regionale della Corte dei Conti del Lazio, Raffaele De Dominicis, precisa all'Agi la notizia diffusa dal Financial Times secondo cui "ci sarebbe stata emissione di citazione in giudizio contro le agenzie di rating S&P, Moody's e Fitch".

Il caso era esploso nella serata di ieri, quando il quotidiano della city ha scritto sul suo sito che la Corte dei Conti ha citato le tre maggiori agenzie di rating internazionali, S&P, Moody's e Fitch per il downgrade dell'Italia del 2011 e chiede danni per 234 miliardi di euro. Secondo il Ft, nell'atto di citazione che Standard & Poor ha detto di aver ricevuto, i magistrati contabili avrebbero sottolineato l'errore fatto dalle agenzie nel non tenere conto dell'"alto valore del patrimonio storico, culturale e artistico del nostro Paese che universalmente riconosciuto rappresenta la base della sua forza economica".

Immagine
L'articolo sul sito del FT

In maniera evocativa, il quotidiano della City parla dell'incapacità delle agenzie di dare un valore alla "dolce vita" felliniana del Belpaese, ma ricorda anche che da parte
di S&P la questione è stata definita "poco seria (frivolous) e senza merito". Anche da parte delle altre due agenzie sono arrivati commenti simili, mirati a sminuire la portata dell'intervento dei magistrati contabili. La questione si dovrebbe approfondire il 19 febbraio, quando la Procura renderà noti ulteriori dettagli. La sostanza è però presto detta: la Corte vuole capire in che misura il giudizio espresso dalle agenzie di rating, che più volte hanno ribassato il merito di credito dell'Italia fino a portarlo a un passo dal giudizio "spazzatura", ha gettato benzina sul fuoco della crisi dello spread, che ha costretto i governi di Monti e Berlusconi a prendere misure drastiche.

Nel frattempo, però, già si intuisce la linea difensiva che le agenzie di rating dovrebbero far valere: S&P non ci ha messo molto a ricordare che la giurisdizione della Corte dei Conti è limitata ai dipendenti pubblici e non alle agenzie di rating, visto che la sua missione è salvaguardare le finanze pubbliche e garantire il rispetto del sistema giuridico del Paese.
(05 febbraio 2014) © RIPRODUZIONE RISERVATA
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Re: LE INAFFONDABILI

Messaggioda sandropascucci » 22 apr 2014, 10:29

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Intesa e Unicredit, passi avanti verso la bad bank all'italiana

Le due maggiori banche italiane hanno siglato un'intesa con il fondo di private equity Kkr e l'advisor A&M (quello che ha ristrutturato Lehman Brothers) per creare un veicolo che ospiti i crediti in ristrutturazione. I nodi da sciogliere per gli istituti italiani: quanti asset trasferire e con quante risorse proprie partecipare

Intesa e Unicredit, passi avanti verso la bad bank all'italiana

TAG Intesa Sanpaolo, Unicredit, Kkr, A&M, sofferenze, banche italiane
MILANO - Prende forma il progetto di bad bank all'italiana, con i due principali player del credito tricolore attavolati insieme ad advisor e fondi di private equity per cercare di dar corpo a un veicolo in grado di accogliere i loro crediti in ristrutturazione e liberare capitale buono per parare i colpi dell'Asset quality review della Bce e di tornare a erogare finanziamenti per le imprese in difficoltà.

Intesa Sanpaolo e Unicredit hanno annunciato di aver firmato un "memorandum of understanding" con Alvarez & Marsal (A&M) e Kkr "per sviluppare e realizzare insieme una soluzione innovativa finalizzata a ottimizzare le performance e massimizzare il valore di un selezionato portafoglio di crediti in ristrutturazione attraverso la gestione attiva degli asset e l'apporto di nuove risorse finanziare".

A&M è uno dei principali operatori delle ristrutturazioni aziendali e della consulenza a società in serie difficoltà; fondato nel 1983, il suo nome è legato nientemeno che alla ristrutturazione del fallimento più famoso della storia, quello di Lehman Brothers che ha scatenato la crisi finanziaria. Kkr, invece, è un fondo che gestisce quasi 15 miliardi di dollari di asset; in tempi recenti ha diversificato proprio nell'attività di gestione e recupero dei crediti in sofferenza all'operatività tradizionale di buyout. Nella nota congiunta si spiega che "la formazione e l'operatività della partnership sono ancora oggetto di discussione e verifica
tra le parti. Ulteriori dettagli verranno resi noti con il progredire dell'operazione".

La notizia era stata intercettata dal Financial Times, che nella serata di ieri ha anticipato l'uscita del comunicato. Il quotidiano della City nota che si tratta di un raro esempio di banche europee che fanno fronte comune con alcuni dei tanti private equity e hedge fund presenti nel sistema finanziario del Vecchio Continente in cerca di opportunità per accaparrarsi asset dagli istituti di credito "affamati di capitale".

Oltre ai dettagli tecnici sulla costituzione del veicolo, a Intesa e Unicredit spetta la scelta su quale parte del proprio portafoglio di crediti in sofferenza conferire e in che misura contribuire con risorse fresche di tasca propria. Entrambe, in occasione della presentazione dei loro conti 2013 e dei piani industriali per i prossimi anni, hanno messo nero su bianco la volontà di isolare nei propri libri contabili i crediti difficili, dando vita a delle forme di "bad bank interne". Unicredit ha isolato 87 miliardi di euro di prestiti in sofferenza, annunciando la volontà di dismetterne 55 miliardi entro la fine del 2018. Intesa, a stretto giro, ha creato la sua banca cattiva per accogliere 46 miliardi di asset (per la maggior parte crediti, anche se non manca qualche partecipazione non più strategica) con l'intenzione di dimezzarli nel giro dei prossimi quattro anni.

Nel complesso, le sole sofferenze lorde del sistema bancario italiano, secondo le ultime stime dell'Abi, hanno raggiunto la cifra record di 162 miliardi. Ultimamente le pulizie effettuate dagli istituti di credito e alcune cessioni di pacchetti di crediti hanno fatto scendere il dato delle sofferenze nette, cioè l'ammontare dei crediti difficili meno le coperture stanziate dalle banche: a febbraio erano 78 miliardi, con un rapporto del 4,27% sul totale degli impieghi.
(22 aprile 2014)
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Re: LE INAFFONDABILI

Messaggioda roberta » 30 ott 2014, 23:47

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L’analisi di Michael Snyder (analista e fondatore del blog The Economic Collapse ) lascia poco spazio all’immaginazione riguardo al contesto finanziario globale e ai numeri che lo muovono.

In un periodo in cui la stabilità delle banche europee ha attirato l’attenzione dell’intero mercato finanziario, l’esperto ha rilevato come la crisi europea, per quanto identificabile in una nuova e drammatica Grande Depressione, sia solo un componente irrisorio del disastro economico in atto, del quale tuttavia se ne percepisce solo una piccolissima parte.
Le 5 big del mercato implodono di derivati

Tutto origina dagli Stati Uniti e in particolare da quegli istituti definiti “too big too fail", che nella realtà hanno mostrato come il vero problema, più che la "fallibilità" (arginata tramite aiuti liquidi esterni), sia la pericolosità dell’interconnessione tra banche, ove, saltata una, arriva il collasso dell’intero sistema finanziario.

Le analisi di Micheal Snyder hanno portato alla luce come i 5 più grandi istituti finanziari statunitensi abbiano complessivamente all’attivo un totale superiore ai 40 trillion di dollari ciascuno in strumenti derivati, l’equivalente di 40 mila miliardi. Più che la cifra in sé, a spaventare è il rapporto tra il totale di questi in confronto al debito statale USA, circa pari ai $17,7 trillion.

Tra le Top Five delle più esposte ai derivati risultano: JP Morgan Chase (con 2,5 trillion di attivi e oltre 67 trillion in derivati), Citibank (con 1,9 trillion in Total Assets e circa 60 in derivati), Goldman Sachs (rispettivamente a 0,9 e 54 trillion), Bank of America (con 2,1 trillion attivi e 54 in derivati) e Morgan Stanley (a 0,83 trilion in attività e 44 trilion in derivati).
Too big to fail: una favola che non convince più

La favola dei derivati non ha mai avuto buon fine: tali strumenti, consistenti in attività cartacea dal valore intrinseco nullo, agiscono da rigonfiatori di poste attive, che, detenuti in larga misura, sporcano gli investimenti effettivi tramite scommesse dall’esito incerto.

Il reticolo finanziario mondiale si regge sulle banche e le banche, a loro volta, si reggono su puntate a rialzo e ribasso, senza fondamenti tangibili né patrimoniali. E’ il classico esempio di una casa costruita in assenza di fondamenta, in cui gli inquilini vivono senza sapere il rischio che corrono.

“Troppo grandi per fallire” o, forse, troppo libere di agire rispetto a regole dettate da loro stesse che, come in ogni oligarchia, hanno potere regolamentare su terzi ma non su di sé. I grandi istituti, attraverso i prodotti derivati traggono enormi profitti, che se da un lato rafforzano i ritorni netti patrimoniali, dall’altro minano la solidità del patrimonio che, facilmente, può vedere finire in fumo migliaia di poste attive. E la carta, si sa, brucia molto in fretta.
Poca sostanza e rischio elevato

Da un’indagine condotta dal New York Times, i 5 maggiori istituti finanziari statunitensi “contano circa 280 mila miliardi di dollari in derivati ??sui loro libri contabili”, nonostante le vicende avute luogo nel corso della crisi finanziaria 2008 avrebbe dovuto rendere palese la pericolosità di tale sistema.

Sul fronte politico-sociale, gli scontri internazionali sono progressivamente peggiorati col passare dei mesi, aggiungendo alla già acuta conflittualità nelle aree del Medio Oriente, gli scontri aperti con la Russia e il dramma dell’ISIS (con una situazione che, grazie alla mediazione dei mass media, si mantiene ancora ad un livello d’equilibrio precario).

Se in un contesto di instabilità sistemica simile a quella attuale dovesse scagliarsi sul mercato un nuovo elemento in grado di lanciare l’allarme su più livelli, l’evento “ cigno nero ” (sia questo un crollo finanziario, una guerra, un’epidemia o una catastrofe naturale), porterebbe i sistemi operativi informatici delle maggiori banche a non essere in grado di far fronte all’allarmismo generalizzato, che andrebbe ad intaccare immediatamente le attività finanziarie, scoprendo il buco sul quale l’architettura economica è stata edificata.
Lehman avrebbe dovuto insegnare…


https://it.finance.yahoo.com/notizie/al ... 00179.html
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Re: LE INAFFONDABILI

Messaggioda roberta » 13 nov 2014, 12:10

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La BCE ha inventato ancora un altro strumento per tenere in ostaggio l’Europa contro la Russia

Di Peter Koenig*

La BCE ha appena lanciato (in vigore dal 4 novembre 2014) un nuovo sistema per controllare e regolare il sistema bancario europeo. Si chiama “Meccanismo Unico di Supervisione” (SSM) e dovrebbe monitorare e disciplinare le banche europee che non si “comportano bene” in termini di investimenti troppo rischiosi in confronto al loro capitale di base.

Di fatto, il SSM è uno dei tre pilastri del sistema di “sicurezza” posto in essere dalla BCE e dalla Commissione Europea (CE).
Il Meccanismo Unico di Soluzione (SRM) è il braccio forte della BCE per salvare o liquidare le banche “nei guai”. In altre parole, somministrerà alle banche “troppo grandi per fallire” in difficoltà il cosiddetto “salvataggio dall’interno” (bail-in), il che significa che le banche troppo indebitate si salveranno con il denaro dei correntisti o degli azionisti.

Questa pratica è stata testata a Cipro nel 2013. Come riportato da Reuters il 30 luglio 2013, secondo la Banca Centrale Cipriota “il 47,5% dei depositi eccedenti i 100.000 Euro sarebbero stati convertiti in azioni per ricapitalizzare il prestatore in difficoltà, come parte di un salvataggio finanziario internazionale dell’isola.”

Questa confisca o furto dei fondi dei correntisti, chiamato anche “taglio di capelli” nel gergo denigratorio dell’Occidente, è meglio conosciuto come “salvataggio interno”, perché risparmia i contribuenti, ovvero coloro che avevano fatto le spese dei precedenti “salvataggi esterni” (bail-out) statunitensi ed europei.
Questa predatoria, brutale e palesemente criminale imposizione da parte della famigerata troika (BCE, CE, FMI), priva di qualsiasi base legale, è passata largamente senza proteste nel resto d’Europa ed è stata presto accettata dalla CE come la nuova norma.

In una delle sue ultime fiere esternazioni prima di cedere la carica di commissario europeo a Jean-Claude Juncker, Manuel Barroso ha esclamato: “L’Unione Europea intende spezzare il legame infausto tra le nazioni e le loro banche. In futuro, le perdite dei banchieri non dovranno più diventare il debito dei popoli, mettendo in forse la stabilità finanziaria di interi paesi.”

Come volevasi dimostrare: la ratifica della nuova norma “salvataggio interno”. E’ sorprendente che non si stia verificando alcuna corsa agli sportelli delle banche europee, perché molte di loro sono meno stabili oggi di quanto lo fossero nel 2008, all’inizio della “crisi” (creata dall’uomo). I salvataggi interni potrebbero essere imminenti.

Il terzo pilastro sarà il Fondo Unico di Soluzione (SRF), un meccanismo di stabilizzazione e salvataggio per le banche minacciate dalla bancarotta. Dovrebbe entrare in funzione il primo gennaio 2016, se (e si sottilinea il se) i fondi necessari saranno forniti dai paesi membri.

Il primo e il secondo pilastro sono obbligatori per i paesi dell’Eurozona e per le banche, circa 6.000, che non sono poche da supervisionare. La BCE ha prontamente dichiarato che il SSM monitorerà direttamente le 150 più importanti; le altre continueranno ad essere controllate da meccanismi nazionali, qualsiasi essi siano. Il SSM fornirà loro norme severe con relative sanzioni in caso di non adempimento. Per i paesi non membri dell’Eurozona l’adesione è volontaria. Interessante notare che il Regno Unito non ha ancora aderito.

Questa è la più grande espansione del potere della BCE da quando è stata istituita 16 anni fa. Ora la BCE stabilisce in tutta Europa gli standard bancari secondo cui una banca può fallire o prosperare. Ciò è una palese violazione della sovranità dei paesi dell’Eurozona, ovvero di uno dei principii chiave che secondo il Trattato di Lisbona dovrebbero essere mantenuti. Nelle regole della BCE non c’è nessun accordo che le conferisca un tale potere di ricatto. E’ un arbitrio fatto a suo vantaggio, che i leader neoliberali dei paesi membri assecondano a scapito dei loro elettori. E non dimentichiamoci che la BCE è intimamente legata a Wall Street, alla FED e al FMI (Mario Draghi, presidente della BCE, era un dirigente della Goldman Sachs).

Il SSM è un flagrante conflitto di interessi, e pare che gli zar finanziari di questa “economia dell’avidità” occidentale la stiano passando liscia, almeno per ora.
Un’ispezione indipendente di tutte le banche europee, soprattutto di quelle 100 o 150 considerate “troppo grandi per fallire”, compresa la stessa BCE, sarebbe davvero opportuna. “Indipendente” significa che gli ispettori riporterebbero a un consiglio speciale dei paesi dell’Eurozona, indipendente dalla Commissione Europea.

Il consiglio speciale dovrebbe includere rappresentanti dei parlamenti dei paesi membri, dei settori bancario, industriale e dei servizi, così come della società civile. Ovviamente sarà molto improbabile che ciò venga fatto, come lo è un’ispezione indipendente della FED. Ciò significherebbe trasferire il potere alla gente, ai proprietari del denaro in gioco, quelli veramente interessati a un sistema bancario che funzioni bene, non predatorio come quello che conosciamo oggi.

Secondo il Guardian, un recente stress test compiuto dallla BCE su di un centinaio fra le maggiori banche europee, questo non è stato superato da 24 banche, ovvero da una su cinque (tra cui 9 italiane e 3 greche), lasciando nel capitale bancario un buco di 25 miliardi di Euro, buco che forse alla fine dovrà essere riempito con i salvataggi interni, se non ci saranno salvataggi esterni e il SRF non sarà ancora entrato in funzione.

L’implementazione del SSM sarà un punto di non ritorno per le banche europee, comprese le banche centrali dei singoli paesi. Fino ad ora, esse erano formalmente libere di stampare il proprio denaro. Per esempio, la Grecia avrebbe potuto salvarsi stampando Euro, invece di sottoporsi alle condizioni draconiane e letteralmente assassine imposte dalla troika. Ma non lo fece, perché la classe dominante in Grecia era ed è tuttora parte del sistema. Ad oggi, non esiste alcuna regola della BCE che proibisca ad una banca centrale nazionale di stampare i propri Euro.

Gli europei saranno alla mercé della BCE e, tramite questa, di Wall Street e della FED, ovvero del defunto e avido sistema monetario basato sul dollaro. E perché la gente non reagisce? Perché viene intenzionalmente disinformata, tenuta all’oscuro dai media. Il nuovo SSM viene presentato come un sistema che la proteggerà dalle future crisi, mentre è vero il contrario.

Tuttavia, almeno altrettanto importante ed estremamente sospetto è il momento scelto per questa nuova delega di potere alla BCE. L’abrogazione della sovranità dei paesi dell’Eurozona e delle loro banche non è una coincidenza. Arriva nel momento in cui Washington e i suoi vassalli europei stanno istigando un nuovo conflitto tra Est e Ovest, una nuova guerra fredda con la Russia.

Il nuovo strumento forte della BCE, il Meccanismo Unico di Supervisione, con i suoi poteri transnazionali e la sua inosservanza delle sovranità nazionali, è mirato a tenere in ostaggio il sistema Euro e i suoi paesi di fronte alla Russia, o meglio alla nuova alleanza russo-cinese. Il nuovo cane da guardia sorveglierà che nessuno di loro devii e si unisca al campo orientale del commercio onesto, del nuovo regno di prosperità economica e uguaglianza dove le banche servono allo sviluppo dei popoli invece che all’accumulo di ricchezza da parte di pochi.

Teniamo presente che Xi Jinping, presidente della Cina, a marzo 2014 ha visitato la Germania per offrire alla signora Merkel di partecipare alla Nuova Via della Seta: una nuova alleanza commerciale estesa dalla Germania a Shanghai, attraverso la Russia, le ex repubbliche sovietiche, la Cina nord-occidentale e centrale. Un incredibile potenziale per il commercio e lo sviluppo, che difficilmente può essere ignorato. Se la Germania, ovvero il paese più forte dell’Eurozona, accetterà, il resto dell’Europa seguirà, cioè seguirà un sentiero di maggiore sicurezza e indipendenza rispetto all’attuale alleanza, che offre minacce e sanzioni da parte di una bellicosa Casa Bianca.

Washington ne è consapevole. Non risparmierà niente per seminare disordini e destabilizzare l’Europa per poi giustificare un intervento statunitense, più NATO, più sorveglianza CIA, più profittevoli armamenti, e per muoversi sempre più vicina a Mosca. Il nuovo meccanismo di controllo bancario è solo uno strumento aggiuntivo, ma estremamente potente, in questa direzione.
Un sistema monetario alternativo, separato da quello predatorio del dollaro, sarà lo strumento benvenuto per constrastare pacificamente questa ennesima aggressione finanziaria.

*Peter Koenig è un economista ed ex impiegato della Banca Mondiale. Ha lavorato in tutto il mondo nel settore ambientale e delle risorse idriche. Scrive regolarmente per Global Research, ICH, la Voce della Russia, ora Ria Novosti, Vineyard of the Saker e altri siti internet. E’ autore di “Implosione: un thriller economico sulla guerra, la distruzione ambientale e l’avidità delle compagnie”, romanzo basato sui fatti e su 30 anni di esperienza internazionale alla Banca Mondiale.

Fonte: Vineyard of the Saker
Traduzione: Anacronista
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Re: LE INAFFONDABILI

Messaggioda roberta » 19 feb 2016, 0:53

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Manipolazione Euribor: UE schiava dei banchieri non pubblica la sentenza di condanna

EUROPA UE, In risalto mercoledì, 17, febbraio, 2016



Ostacolate le rogatorie del PM di Trani Michele Ruggiero, che indaga su 5 banche straniere dopo denuncia Adusbef e Federconsumatori.

europa

La commissione europea blocca la pubblicazione della sentenza che ha sanzionato le banche per manipolazione del tasso Euribor, nel mirino della procura di Trani, dopo le denunce di Adusbef e Federconsumatori del luglio 2012.

Il Pm di Trani Michele Ruggiero aveva aperto un fascicolo per truffa aggravata e grave manipolazione dei mercati a carico di ignoti; costituito un pool di esperti indipendenti per accertare le gravissime manipolazioni dei tassi Euribor; visitato gli uffici milanesi della banca britannica Barclays, con gli uomini del nucleo di Polizia Tributaria di Bari, per acquisire numerosi documenti, materiale informatico e mail, con l’obiettivo di cercare le prove su banche che avrebbero operato la manipolazione, con ricadute negative sui tassi dei mutui per 16 miliardi di euro pagati dagli italiani.

Tale operazione vede indagati sette trader di diverse nazionalità che hanno operato nella city londinese, per conto di Barclays, Deutsche Bank, Hsbc, Rbs e Société General, banche presso le quali lavoravano all’epoca dei fatti.

Il tasso Euribor è un tasso di mercato costruito con prudenza. Come recita il sito ufficiale: “E’ il tasso a cui una primaria banca presta all’altra” seguendo la prevista procedura: ogni giorno, le quaranta banche del panel (in Italia Intesa,Unicredit,MPS ,Ubi), forniscono il proprio tasso. Da questi, vengono estromessi il 15% più alto e più basso, mentre sul rimanente si fa la media. In questo modo viene stabilito l’Euribor: il tasso che dirà quanto dovremo pagare, come rata di mutuo variabile, o se un derivato è in perdita. In teoria, l’elevato numero di banche, dovrebbe garantire che nessuno, con il suo piccolo quarantesimo, possa condizionare l’andamento della media. A patto, però, che ogni banca fornisca i propri di dati. E non quelli di altri. Altrimenti il panel finisce per essere governato da pochi. Ed è proprio quello che è accaduto con la manipolazione, portando le maggiori banche europee a risarcire miliardi di euro.

I trader sono accusati di manipolazione del mercato perché – secondo l’accusa – anziché comunicare alle 17 di ogni pomeriggio il tasso di interesse al quale le banche si scambiavano il danaro, si mettevano d’accordo per alterare il valore del tasso stesso. In questo modo – secondo gli inquirenti – hanno influenzato il mercato finanziario e bancario italiano, provocando danni ai sottoscrittori dei mutui e dei derivati, che sono agganciati all’Euribor. Dopo aver raccolto elementi d’accusa a carico dei traders, la Procura sta ora indagando sui General Manager dei cinque istituti di credito perché vi è il sospetto che fossero complici del comportamento illecito dei loro dipendenti.

L’inchiesta, molto delicata, ha effetto anche sui derivati sottoscritti dal Tesoro per 160 miliardi di euro, contratti che sono costati 20 miliardi di euro pagati dall’Erario alle banche dal 2011 al 2015.

Adusbef e Federconsumatori vogliono risposte sull’ennesimo mistero che avvolge le banche di affari e la finanza che utilizza governi ed istituzioni UE come loro più fedeli maggiordomi. AGI
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Re: LE INAFFONDABILI

Messaggioda sandropascucci » 13 lug 2016, 13:42

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Per i banchieri non è mai crisi: stipendi su del 9,7% nel 2015 e liquidazioni a prova di crac
Da Vigni che ha lasciato Mps con un rosso di 5 miliardi e 4 milioni di buonuscita, a Zonin che ha portato Vicenza sul baratro assegnandosi un milione, i manager del credito incassano sempre

di ETTORE LIVINI


13 luglio 2016
Per i banchieri non è mai crisi: stipendi su del 9,7% nel 2015 e liquidazioni a prova di crac
Antonio Vigni, ex dirigente del Monte dei Paschi di Siena
MILANO.La crisi delle banche italiane non è uguale per tutti. Tremano i correntisti delle aziende in difficoltà, terrorizzati dallo spettro del bail-in. Si leccano le ferite gli azionisti, travolti dal crollo del 55% dei titoli del settore negli ultimi 12 mesi. Ai vertici degli istituti di credito, però, il barometro è ancora sul bel tempo: gli amministratori delegati degli otto big tricolori si sono regalati infatti nel 2015 un aumento di stipendio medio del 9,7%. Non solo: il valore della parte azionaria dei loro compensi - in sostanza le stock option monetizzate lo scorso anno - è cresciuto del 68%.

Le buste paga dei Paperoni degli sportelli di casa nostra - con buona pace delle turbolenze di queste settimane - si sono gonfiate persino di più di quelle dei loro colleghi del resto del mondo: i compensi dei maggiori Ceo bancari internazionali - calcola uno studio di Equilar e delFinancial Times - sono saliti lo scorso anno "solo" del 7,6%.

La moral suasion di Mario Draghi e Ignazio Visco - in qualità di governatori della Banca d'Italia - è servita a poco. Entrambi avevano esortato i dirigenti delle realtà in crisi a moderare il loro appetito salariale, legando i bonus ai risultati. Ma a beneficiare della Cuccagna, cifre alla mano, sono stati anche i super-manager degli istituti falliti o salvati per il rotto della cuffia gettando sul lastrico migliaia di risparmiatori.

Gianni Zonin ha lasciato la Popolare di Vicenza sull'orlo del crac staccandosi per gli ultimi undici mesi di lavoro un assegno- ricordo di un milione di euro. Cinque ex-dirigenti della banca sono usciti di scena con lo zuccherino di 5,2 milioni di buonuscita. Quattro dei quali destinati all'ex-ad Samuele Sorato. I loro sostituti, visto l'andazzo, hanno messo le mani avanti e si sono fatti anticipare una buonaentrata da 2,67 milioni per prendere in mano la patata bollente passatagli dai predecessori.

La fabbrica italiana delle liquidazioni milionarie, del resto, non conosce crisi. E non smette di sfornare paracaduti d'oro nemmeno di fronte a flop conclamati. Antonio Vigni ha mollato nel 2012 il Monte Paschi di Siena lasciando in ricordo alla città del Palio un bilancio in rosso per quasi 5 miliardi ma consolandosi a livello personale con una buonuscita da 4 milioni.

Siamo lontani dai 20 milioni di premio alla carriera per l'ex-numero uno di Capitalia Cesare Geronzi, ai 37,4 incassati dall'istituto capitolino da Matteo Arpe e dall'assegno di 40 milioni finito ad Alessandro Profumo quando ha dato l'addio a Unicredit. Ma almeno loro hanno lasciato in eredità aziende (allora) in salute. Non si può dire altrettanto, ad esempio, per Luca Bronchi, finito nel mirino degli ispettori spediti da via Nazionale in Banca d'Etruria per la liquidazione da 1,2 milioni di euro che gli è stata assegnata dal cda nel 2014 alla vigilia del crac "nonostante il grave deterioramento della banca e senza contestargli responsabilità specifiche".

Gli accordi, del resto, sono accordi. Veneto Banca, messa in ginocchio dalla crisi, ha liquidato il suo ex-padre padrone Vincenzo Consoli nel 2015 pagandogli solo (si fa per dire) 880 mila euro per le 7 mensilità di lavoro e l'indennità di mancato preavviso. Lui, scottato dall'irriconoscenza, non ha trovato niente di meglio che fare causa all'istituto chiedendo altri 3,51 milioni per il mancato rispetto del patto di risoluzione consensuale. Si vedrà come andrà a finire. L'elenco degli addii dorati, nell'attesa, si prepara ad aggiornare i suoi record. Federico Ghizzoni sta per mollare Unicredit lasciando in ricordo ai soci un titolo crollato del 64% da gennaio. Affari loro. Lui i suoi li ha già fatti: toglierà il disturbo con una buonuscita da 10 milioni.
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Re: LE INAFFONDABILI

Messaggioda roberta » 6 gen 2017, 9:21

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Le banche trasferiscono gli utili all'estero. Anche quelle del crack hanno guadagnato soldi. Ecco quanto

Una inchiesta de l'Espresso ha rivelato le cifre dei profitti realizzati nei paradisi fiscali. Nella lista anche Monte dei Paschi e altri istituti salvati dallo Stato

di Michael Pontrelli   -   Twitter: @micpontrelli

Le banche italiane vengono salvate con i soldi pubblici ma contemporaneamente pagano bassissime tasse grazie ad utili registrati da filiali operative in paradisi fiscali o in paesi a fiscalità minima. E’ quanto emerge da una inchiesta del settimanale l’Espresso resa possibile dall’obbligo imposto dall’Unione Europea agli istituti bancari di rendere pubblici i dati finanziari relativi a tutti i paesi in cui hanno attività.

Per Mps 107 milioni di utili tra Lussemburgo, Irlanda e Delaware

Il quadro che emerge è davvero deprimente. Monte dei Paschi, giusto per iniziare dal salvataggio più importante che costerà ai contribuenti oltre 6 miliardi di euro, stando ai dati resi noti nel 2015 ha registrato 107 milioni di utili pre-tasse da società controllate con sede in Lussemburgo, Irlanda e Delaware.

Per Veneto Banca 103 milioni di utili in succursali con 6 dipendenti 

Veneto Banca, sopravvissuta grazie all’intervento del fondo Atlante di cui è azionista anche Cassa depositi e prestiti, in Irlanda negli ultimi due anni ha messo a segno utili pre-tasse per 103 milioni di euro grazie a una succursale che ha solamente sei dipendenti.

Nella lista anche istituti non salvati dallo Stato 

Il fenomeno però riguarda anche istituti che non hanno dovuto ricorrere ai fondi pubblici per essere salvati. Fanno parte della lista, per esempio, anche i 2 big del sistema bancario italiano ovvero Unicredit e Intesa San Paolo.

Per Unicredit 15% degli utili complessivi nei paradisi fiscali 

Unicredit, sempre nel 2015, ha registrato utili pre-tasse nelle sue filiali presenti in Irlanda, Lussemburgo, Regno Unito, Bermuda, Cayman, Jersey e Malta per un importo pari al 15% degli utili complessivi.

Per San Paolo Intesa 23% degli utili da società con lo 0,5% dei dipendenti 

Ha fatto meglio Intesa San Paolo che ha registrato il 23%degli utili pre-tasse complessivi grazie alle succursali operative nei paesi a fiscalità agevolata dove impiega solo lo 0,5% dei dipendenti.

Pratiche di business seguite dalle banche non sono più tollerabili 

E' vero che i soldi pubblici utilizzati per i salvataggi potrebbero essere recuperati nell'ipotesi in cui lo Stato riesca a risanare gli istituti. E' vero anche che l'elusione fiscale è una pratica utilizzata da tantissime multinazionali in tutti i settori. Tuttavia è ugualmente un fatto certo che le pratiche di business seguite dalle banche italiane, ma in generale da tutte le banche occidentali, non sono più tollerabili all'interno di contesti democratici e civili. 

 
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