Su Ezra Pound

raccolta delle menzogne del SistemaIGB
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LorenzoLenzi

Su Ezra Pound

Messaggioda LorenzoLenzi » 1 apr 2010, 9:18

!
Giù le mani da mio padre Ezra Pound
L'incontro


Ritratto di Vittorugo Contino per il volume "Ezra Pound in Italy" (Rizzoli)
Nel 2009 ha avuto la sorpresa di trovare sul «New York Times» un commento sulla crisi dei mutui che si apriva riportando dei versi scritti da suo padre all'alba della Seconda guerra mondiale: «Con usura nessuno ha una solida casa». Versi maturati su teorie economico-politiche che, dopo aver ispirato il suo appoggio al fascismo, contribuirono a far rinchiudere per 13 anni Ezra Pound nel manicomio criminale di Washington. Teorie che ora l'America rivaluta come intuizioni profetiche contro lo strapotere di una finanza apolide, refrattaria alle regole e non compassionevole. «Una piccola rivincita», la citazione giornalistica, nella patria che aveva bandito il poeta come un traditore. Liberandosene con una condanna alla pazzia (mai diagnosticata, comunque). Oggi sfoglia un dossier di riviste italiane e si accorge che, sempre nel nome di suo padre, cresce «la marea nera del terzo millennio»: il movimento CasaPound. Nei resoconti si parla di «iniziative sociali e culturali» promosse dal network dell'ultradestra (lotte per casa, maternità e agroalimentare autarchico), ma anche di «raduni organizzati con disciplina marziale» da una «santa teppa» che si distingue per «bomber di pelle, teste rasate e bandiere dalle simbologie gotiche».

E osserva su Internet una sequenza di video che riassumono il gusto per certe «pratiche guerriere» di questi militanti che, quando «ballano prendendosi a cinghiate», esprimerebbero solo un «vitalismo futurista», mentre invece per qualcuno le loro sarebbero delle «mimetiche prove di violenza». Mary de Rachewiltz, figlia dell'Omero americano del Novecento, riflette sulle contraddizioni del doppio ritorno poundiano. Poi si concentra sugli ultimi ritagli, e si sfoga con sgomento. «Questo è un altro modo di mettere Pound in una gabbia, com'era quella del Disciplinary training center di Pisa dove fu segregato, la Guantanamo del 1945. Un danno enorme, perché nasce da una distorsione del significato del suo lavoro e rischia di comprometterne ancora un pieno riconoscimento critico. Un abuso, perché così lo si relega in una dimensione ambigua che va oltre il reazionario, verso una cifra regressiva. E perché lo si indica, a ragazzi dalle menti confuse, come un profeta tanto più affascinante in quanto pericoloso e proibito». Per l'erede del poeta, insomma, «non si può restare sul diplomatico», nel giudicare coloro che pretendono d'essere i «nipotini di Pound». L'hanno elevato a oggetto di un culto a sfondo quasi mistico-esoterico. E l'hanno inserito tra gli antenati ideali rievocando a mo' di slogan alcune sue frasi «più o meno fiammeggianti pescate qua e là senza logica» dalla stagione in cui sostenne Mussolini. Che «per mio padre fu un momento di frattura molto complesso». E che perciò andrebbe riconsiderato, secondo lei, sulla base di variabili spesso trascurate.

A partire dalla sua visione della storia perché, spiega, «a lui interessava l'etica più che la politica, e di Mussolini diceva che avrebbe voluto educarlo e che era stato distrutto per non aver seguito i dettami di Confucio». È una difesa che la signora de Rachewiltz, traduttrice e filologa dell'opera paterna che vive a Tirolo di Merano, si concede con disagio. Essendo parte in causa, per lei dovrebbero essere gli anglisti che hanno a cuore la memoria di Pound a «battersi contro certe indebite appropriazioni». Ma decide di intervenire, anche se il terreno è scivoloso, per offrire qualche indizio di ricerca a quanti vogliono addentrarsi in una «questione tormentata e carica di ipocrisie». La sua traccia d'esordio riguarda i malintesi sul rapporto America-Italia da parte di coloro che sostengono di voler recuperare Pound. Chi, da sinistra, emancipandolo dalla «radiazione» decretata nel dopoguerra e presumendo che avesse rinnegato le proprie idee. Chi rivendicandolo alla destra, magari quella estrema di CasaPound. Spiega: «Ci si dimentica che furono gli italiani, e intendo i fascisti, i primi a non fidarsi di lui. La sua filosofia sociale — e adesso si ammette che non era lontana dalla dottrina di Keynes — era scaturita da una folgorazione mentre studiava le carte fondative del Monte dei Paschi e vagheggiava un'Italia antiborghese in grado di recuperare la tradizione e rinnovare il Rinascimento. Sognava un Paese che rifiutasse il capitalismo trionfante in America, dove per lui erano stati stravolti i valori dei Padri Pellegrini, basta scorrere il suo libro Jefferson and/or Mussolini per sincerarsene. Voleva una gestione morale dell'economia, attraverso l'abolizione dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo e del processo del denaro che produce denaro, ossia il divinizzato mostro dell'usura che è motore dei circuiti finanziari... Sraffa lo invitò a parlarne alla Bocconi, nel 1933, ma dubito sia stato capito».

Ancora, aggiunge la figlia di Pound, «erano sempre italiani i partigiani che lo prelevarono a Rapallo urlandogli traditore e che avrebbero potuto fucilarlo, se non avesse chiesto di essere consegnato subito alle forze americane. Lui parlò con assoluto candore e sincerità perché aveva la coscienza pulita, del resto non aveva mai tratto vantaggi dalla dittatura né fatto male ad alcuno. Si era esposto fuori da ogni zona grigia perché era nella sua natura libera da conformismi difendere ciò in cui credeva. "I stand exposed", aveva scritto già da giovane. Ma ormai era in moto la macchina giudiziaria che l'avrebbe stritolato senza nemmeno un processo». E qui si annoda un enigma dell'amletismo poundiano. Il poeta, racconta Mary, che con la madre Olga Rudge lo seguì fino alla morte a Venezia, nel '72, era «un uomo dalla fierezza gentile, un altruista estraneo a qualsiasi forma di violenza». Caratteri testimoniati pure da Eliot, Joyce, Hemingway e tanti altri che beneficiarono della sua generosa intelligenza e amicizia. Restano però, e pesano come imbarazzanti corpi di reato, i testi delle sue trasmissioni da Radio Roma e rivolti a Usa e Gran Bretagna nella stagione dell'ultimo fascismo. «So bene quello che disse perché ho fatto pubblicare in America tutte le trascrizioni integrali», racconta la figlia. «Per giudicare i suoi discorsi radiofonici — aggiunge — bisognerebbe mettere come tara la radicalità di uno che predica un'utopia da no-global ante litteram, che vede intorno a sé il rischio dello sfacelo e si sente "formica solitaria tra le rovine d'Europa". Aveva detto: "È dovere di ognuno tentare di immaginare un'economia sensata, e tentare di imporla con il più violento dei mezzi, lo sforzo di far pensare la gente"».

Fu vittima di un abbaglio? «Stando alla lezione impartita dalla crisi di questi mesi, pare di no. Non del tutto. Le sue invettive nascondevano piuttosto una forma di ira ingenua, espressa a volte in forme furibonde. Voleva arrivare al paradiso possibile, alla città eterna... Aveva una visione dantesca ed era molto critico verso Roosevelt, che era sceso in conflitto con l'Italia, e verso i finanzieri di Wall Street (e, faccio notare, che cosa dice in questi giorni il presidente Obama contro le banche?), in larga parte ebrei, ciò che favorì l'accusa di antisemitismo. Accusa ingiusta e basta pensare che i suoi più cari amici erano appunto ebrei — Aldo Camerino, Giorgio Levi, Manlio Torquato Dazzi e tanti altri — senza contare che nessuno di noi sapeva nulla della Shoah... Va considerato che Pound era un poeta, e quando un poeta si arrabbia pronuncia frasi terribili, sragiona, e lo stesso Dante bestemmiava contro la sua patria... Era tempo di guerra, una guerra che le parole dei poeti non potevano fermare. Non letteratura e propaganda ci voleva, ma saggezza». Dunque, Pound riteneva di non aver fatto nulla di male, di aver esercitato un «diritto alla protesta» sancito dalla Costituzione americana, «che voleva salvare nei suoi valori originari assieme alla cultura dell'Europa». Ma come giudicò se stesso, a posteriori? Si pentì? «Riconobbe i suoi sbagli, certo, e ci sono i frammenti poetici della vecchiaia a dimostrarlo: "Ammettere i propri errori senza perdere la rettitudine"... "Un uomo che cerca il bene e fa il male". Ma senza rinnegare se stesso o il fascismo in quanto tale, perché non era affar suo. E neppure poteva ritrattare la sua convinzione che il fascismo, allora, andasse bene in Italia, restando in fondo convinto di aver fatto una cosa giusta: era stato il primo a capire il dramma, sociale e culturale, al quale avrebbe portato una certa economia...».

«Nei suoi ultimi dieci anni di vita — conclude Mary de Rachewiltz — non parlò più con nessuno, e con noi familiari appena il necessario. Ora, siccome per la legge americana chi sta muto si dichiara innocente, quel silenzio poteva essere interpretato come una dichiarazione d'innocenza. Ma pentirsi di errori di giudizio non significa rinnegare. La realtà era più complessa: mio padre si era reso conto che non riusciva a farsi capire. "Il silenzio è la voce di Dio", mi disse il prete di San Giorgio dopo aver celebrato il suo funerale. Evidentemente, se continuano a fraintenderlo, quella sua lunga pausa non è bastata».

Marzio Breda
01 aprile 2010


http://www.google.it/url?sa=t&source=we ... E9nWh7ci_Q

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lillifata
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Re: Su Ezra Pound

Messaggioda lillifata » 1 apr 2010, 9:44

"E osserva su Internet una sequenza di video che riassumono il gusto per certe «pratiche guerriere» di questi militanti che, quando «ballano prendendosi a cinghiate», esprimerebbero solo un «vitalismo futurista», mentre invece per qualcuno le loro sarebbero delle «mimetiche prove di violenza»."....
questa è esilarante... :lol: :? :shock:
liliana sgarlata

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Karlrex

Re: Su Ezra Pound

Messaggioda Karlrex » 1 apr 2010, 9:58

che poi nn ho mai capito perchè è stato definito fascista!Molti dicono perchè Mussolini testa d'uovo con movenze da pupo siculo(mi viene il vomito a pensarlo) non aveva capito un cazzo di Ezra(secondo molti storici) e soltanto perchè gli diede ascolto il poeta penso' avesse capito cio' che intendeva(quello non capiva altro che il potere ,come suo compare berlusca nano-da-giardino!), da questo fraintendimento Ezra Pound si professo' fascista :shock: e a noi ci tocca raccogliere tutta la merda sparataci da i sostenitori-oppositori(comunardi) di queste ideologie che oltre a dividere le menti e le anime rendendoli schiavi, fanno anche cagà!Sostenete voi stessi!
qui per farvi un'idea
Ps: ovviamente il titolo è provocatorio :mrgreen:

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SisaAnrango
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Re: Su Ezra Pound

Messaggioda SisaAnrango » 1 apr 2010, 10:07

uff, il video nn riesco a vederlo...
Ma ancora nn capisco perche'sostenne mussolini! Ci si fraintende tra persone normali, ma con mussolini come si fa?

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Alessandro Bono

Re: Su Ezra Pound

Messaggioda Alessandro Bono » 1 apr 2010, 10:20

Hai presente "La guerra del sangue contro l'oro"?

E' facile pensare che chi pronuncia un frase del genere abbia buone intenzioni. Tanti ex fascisti (oggi nonnetti) erano e sono brave persone che hanno visto nelle parole qualcosa che poi hanno scoperto non esserci nell'individuo.

Quando hai paura per il tuo futuro e desideri fortemente un cambiamento ci vuole pochissimo a farsi fregare perché VUOI credere nella buona fede. Ecco perché un po' di cinismo e freddo razionalismo non guastano mai. Senza eccedere, ovviamente.

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Re: Su Ezra Pound

Messaggioda sandropascucci » 1 apr 2010, 10:24

«Per giudicare i suoi discorsi radiofonici — aggiunge — bisognerebbe mettere come tara la radicalità di uno che predica un'utopia da no-global ante litteram, che vede intorno a sé il rischio dello sfacelo e si sente "formica solitaria tra le rovine d'Europa". Aveva detto: "È dovere di ognuno tentare di immaginare un'economia sensata, e tentare di imporla con il più violento dei mezzi, lo sforzo di far pensare la gente"»


basta, che altro dire? vaffanculo ai fascisti e comunisti, inzozzatori di poeti economisti.


«È dovere di ognuno tentare di immaginare un'economia sensata, e tentare di imporla con il più violento dei mezzi, lo sforzo di far pensare la gente» [E. Pound]
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Re: Su Ezra Pound

Messaggioda SisaAnrango » 1 apr 2010, 11:09

ho capito, grazie!
Quindi vale la stessa medesima cosa per Auriti...

'Sta cosa pone troppi limiti per le menti plasmate per bene dalla politica!
...D'altronde serve proprio per questo, no?

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LorenzoLenzi

Re: Su Ezra Pound

Messaggioda LorenzoLenzi » 1 apr 2010, 22:45

Grazie Carlo gran bel video ;)

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Umiltao

Re: Su Ezra Pound

Messaggioda Umiltao » 2 apr 2010, 1:06

[Per alcuni è un semplice ripasso]


Il miglior modo per i banchieri-industriali-monopolisti PRIVATI (estrema destra economica e senza virgolette) di controllare le masse è di mettere come tribuno della plebe istituzionalizzato un sindacalista-collettivista-giornalista-giustiziere-agitatore-guru-ardito-Guida¹-Duce²-Führer³-grill0.

Pressochè tutti ci cascano, anche i più scaltri. Vedi Auriti stesso che ci cascava sia con Benito Mussolini (la guerra del sangue contro l' oro) sia con beppE grill0 (Apocalisse Morbida).

Ezra Pound non fece eccezione. Ma ne pagò purtroppo pure le conseguenze a livello sia fisico che psichico.

Ora più che mai se il tribuno passa pure per essere a parole democratico (magari pure diretto), non violento e contro le discriminazioni.




Per inquadrare le contraddizioni storico-economico-sociali...

Mussolini partiva da un retroterra prettamente marxista anche con risvolti famigliari e militava nelle frange dell' estrema "sinistra" del Partito Socialista, fino al 1921 pareva davvero un rivoluzionario in senso marxista tant' è che lo stesso Lenin disse che la "sinistra" italiana aveva fatto malissimo a farsi scappare Mussolini...
Pure Adolf Hiltler ebbe una fase del genere da giovane anche se meno di Mussolini.

Karl Marx parlava esplicitamente di usare la guerra e la violenza per imporre la c.d. dittatura del proletariato.

Lenin e soprattutto Stalin fecero pressochè le stesse cose di Hitler con tanto di discriminazioni, persecuzioni e/o genocidi etnici.

Le nazionalizzazioni-statalizzazioni spinte di banche e industrie vennero fatte da TUTTI i Paesi prima della II Guerra Mondiale, sia in Usa col c.d. New Deal, sia in Gran Bretagna (sistema smantellato dalla Tatcher dopo mezzo secolo), sia in Francia sia nell' ex alleato Italia sia nella nemica Germania.
Per non parlare delle statalizzazioni marcosabiche per partito preso come quelle della Russia e della Cina, passate in un sol colpo nello stesso periodo dalla proprietà dell' Imperatore a quella, solo in parte giustificabile e apprezzabile, dello Stato collettivista.

E non a caso sempre i banchieri PRIVATI pure oggi tramite i loro rappresentanti-factotum-coazionisti - i soliti noiosissimi politici - non fanno opposizione o fingono di farla alle varie nazionalizzazioni-statalizzazioni di banche private ora in difficoltà o fallite sulla falsariga di quanto già avvenne negli Anni 20 e 30, e proprio ancora oggi in USA e Gran Bretagna, Paesi che vengono tutt' ora definiti i Paesi degli Usurai da chi per superficialità e ignoranza ancora non capisce (o finge di non capire) le fregature mentali a più livelli del Sistema-IGB©.




¹ Guido Carli fece scuola come tale, sia dal back (Governatore della Banca Centrale) che dal front office legale (Ministro del Tesoro) di IGB©
² deriva dal latino e significa "guida, conduttore" (pure di anime e di grillini)
³ in tedesco significa "guida"

[manca solo Ayrton Senna sul Lotus-Renault come guida...]

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Re: Su Ezra Pound

Messaggioda SisaAnrango » 15 apr 2010, 18:06

A me sembra fatto bene...


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Re: Su Ezra Pound

Messaggioda sandropascucci » 15 apr 2010, 20:04

vedete se trovate l'articolo [credo, al 60%, su Il Messaggero di ieri 14 aprile 2010] su Ezra Pound..
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Re: Su Ezra Pound

Messaggioda sandropascucci » 17 apr 2010, 13:28

DIBATTITO GALLESI: ERA INNANZITUTTO UN PATRIOTA USA. SANAVIO: SBAGLIATO LEGGERLO COME UN FILOSOFO
Fascista o ingenuo, il rebus Pound
Gli studiosi si dividono. Mentre i giovani di destra invitano la figlia

«Q ui l' errore è in ciò che non si è fatto / nella diffidenza che fece esitare». Tratti dai Cantos, questi versi di Ezra Pound si trovano in epigrafe al libro Hobbit/Hobbit: una raccolta di testi della giovane destra risalente al 1982, ora riedita in versione ampliata, a cura di Marco Tarchi, con il titolo La rivoluzione impossibile (Vallecchi, pp. 479, Euro 18). Solo un esempio, fra tanti, dell' attenzione mostrata dagli eretici del neofascismo, fra cui lo scomparso Giano Accame con il suo Ezra Pound economista (Settimo Sigillo), verso l' opera del poeta americano. Inoltre dal 2003 CasaPound è l' insegna di un gruppo giovanile che occupa stabili in disuso e li trasforma in centri sociali di destra, richiamandosi alle idee del poeta e ostentando simboli di matrice fascista. Tanto da suscitare la reazione della figlia di Pound, Mary de Rachewiltz, che in un' intervista a Marzio Breda, uscita sul «Corriere» del 1° aprile, ha respinto ogni tentativo di strumentalizzare il pensiero del padre. I ragazzi di CasaPound, tramite il loro presidente Gianluca Iannone, replicano invitando la signora de Rachewiltz a visitare di persona la loro sede, per constatare che nutrono verso il poeta un interesse meditato e genuino. «La polemica di Pound contro l' usura e lo strapotere delle banche - aggiunge Adriano Scianca, responsabile culturale del movimento - ci pare pienamente attuale e in linea con la nostra visione del mondo. Quando chiediamo il mutuo sociale per facilitare alle famiglie l' acquisto dell' abitazione, non facciamo che applicare un punto del manifesto di Verona della Rsi, esaltato da Pound nei Cantos: l' idea che il diritto alla casa non sia un diritto "della proprietà", cioè dei palazzinari, ma "alla proprietà", cioè dei lavoratori che ne hanno bisogno». Ma Pound fu davvero un autore in camicia nera? Luca Gallesi, autore di Le origini del fascismo in Ezra Pound (Ares), avanza qualche riserva: «Ho simpatia per i giovani di CasaPound, ma credo che Mary de Rachewiltz abbia ragione a ritenere il loro approccio un po' superficiale. Il poeta era soprattutto un patriota americano, legato all' eredità del movimento populista Usa, che raccoglieva la protesta dei piccoli proprietari contro la speculazione finanziaria. Vide nel fascismo una terza via, una risposta nazionale e spiritualista alla crisi del capitalismo mercantile, ma trovo discutibile richiamarsi a Pound in nome di un' ideologia di destra antiamericana». Invece Piero Sanavio, autore del saggio La gabbia di Pound (Fazi), non ha dubbi: «L' ho conosciuto personalmente e lo ricordo come una persona di grande generosità, ma da un punto di vista ideologico Pound fu organico al fascismo. Aveva un' idea autoritaria dello Stato, sostenne non solo Mussolini, ma anche Franco, aderì persino alla repubblica di Salò. Talento geniale dal punto di vista letterario, in politica era un grande ingenuo. Basti pensare che accomunò le posizioni del Duce a quelle di un democratico illuminista come Thomas Jefferson». Pronta l' obiezione di Scianca: «Non convince l' immagine di Pound come un illuso, ingannato dal fascismo: la sua fu una scelta consapevole, per cui pagò duramente. E lascia perplessi che lo si elogi come poeta svalutando le sue idee economiche, di cui la crisi finanziaria dimostra la validità». Sanavio invita a distinguere: «Pound fu trattato in modo disumano dalle autorità americane e la sua sofferenza merita solidarietà umana. Ma va letto come un poeta, non come un filosofo, un sociologo o un economista. Del resto le sue critiche all' usura non sono originali: concetti simili si trovano negli scritti di Dante e Sant' Ambrogio, anche nella Bibbia». Gallesi non è d' accordo: «L' attuale crisi economica non deriva certo da un problema di scarsità, bensì da meccanismi che privilegiano il profitto speculativo e indeboliscono il potere d' acquisto delle famiglie. Come non riconoscere che Pound coglieva nel segno, scagliandosi contro l' usura?». RIPRODUZIONE RISERVATA * * * La lettera di CasaPound «Venga da noi signora de Rachewiltz» Gianluca Iannone, presidente di CasaPound, coglie la palla al balzo. Prende spunto dalla denuncia di Mary de Rachewiltz al «Corriere» sullo scarso interesse della cultura accademica verso il padre. Nega di aver voluto strumentalizzare il nome di Pound e rivendica il merito di aver «rotto stereotipi e superato ostracismi» gravanti su di lui. «È per questo - scrive Iannone alla signora de Rachewiltz - che le diciamo: venga a trovarci. È un invito ufficiale, questo. Venga a trovarci, superi l' inutilità di polemiche basate sul nulla. Venga a vedere se realmente qualcuno, qui, sta costringendo Pound in una nuova gabbia. Venga a trovarci e giudichi con i suoi occhi e senza mediazioni interessate qual è l' impegno della nostra comunità umana nel portare avanti giorno dopo giorno le battaglie che furono di Pound».

Carioti Antonio

Pagina 53
(14 aprile 2010) - Corriere della Sera
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