[DOSSIER n.01] Bankitalia VS Repubblica Italiana

raccolta delle menzogne del SistemaIGB
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sandropascucci

[DOSSIER n.01] Bankitalia VS Repubblica Italiana

Messaggioda sandropascucci » 9 ago 2009, 10:32

da: http://signoraggio.forumfree.net/?t=416 ... y340899073 - sandropascucci_2 Inviato il: 5/8/2009, 11:22

signore e signori.. ecco a voi LA BANCA DELL'ITALIA!
(28.12.2008; di sandropascucci: www.primit.it www.signoraggio.com)
In base a questa Legge:

Legge 28 dicembre 2005, n. 262
"Disposizioni per la tutela del risparmio e la disciplina dei mercati finanziari”
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 301 del 28 dicembre 2005 - Supplemento ordinario n. 208

10. Con regolamento da adottare ai sensi dell’articolo 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400, è ridefinito l’assetto proprietario della Banca d’Italia, e sono disciplinate le modalità di trasferimento, entro tre anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, delle quote di partecipazione al capitale della Banca d’Italia in possesso di soggetti diversi dallo Stato o da altri enti pubblici. [tutta la legge..]

oggi, 29 dicembre 2008, il trasferimento dovrebbe essere stato completato.
Sono così emozionato di vedermi recapitare a casa il mio pezzettino di Banca Centrale.. voi no?
Chissà che gran cambiamento per noandri der popolino!
E chissà che gioia in Banca d'Italia per quei poveri impiegati costretti al confino per tutti questi anni!
Dove sarà previsto l'atterraggio? Forse a Ciampino.. le cose statali arrivano lì.. il Presidente, il Papa, i Falcon con i feretri dei militari morti in difesa dei pozzi dell'ENI..
Domani mi sveglio all'alba.. speriamo mi tocchi un pezzo buono. Un bel pezzo di sovranità.. bello fertile.. così che la mia moneta sia libera dai debiti..
sperem!
Ultima modifica di sandropascucci il 13 ago 2009, 15:31, modificato 1 volta in totale.


sandropascucci
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Re: [dossier #01] Bankitalia sotto controllo pubblico..

Messaggioda sandropascucci » 11 ago 2009, 13:48

ottimo link, tnks..

siamo veramente all'assurdo!
IGB non ci reputa affidabili da tenere un SUO pezzo di carta in mano!
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sergioloy

Re: [dossier #01] Bankitalia sotto controllo pubblico..

Messaggioda sergioloy » 11 ago 2009, 14:47

quel link è del 2004 però, è ancora attuale?

sandropascucci
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Re: [dossier #01] Bankitalia sotto controllo pubblico..

Messaggioda sandropascucci » 12 ago 2009, 10:46

io ritengo di sì, anzi, dimostra come (1) nessuno ha gridato allo scandalo e (2) il concetto base "la moneta è mia [IGB] e la do a chi decido io" è espresso in maniera chiara
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Christian Tambasco

Re: [dossier #01] Bankitalia sotto controllo pubblico..

Messaggioda Christian Tambasco » 12 ago 2009, 10:47


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Re: [dossier n.01] Bankitalia sotto controllo pubblico..

Messaggioda sandropascucci » 30 ott 2009, 10:02

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Re: [dossier n.01] Bankitalia sotto controllo pubblico..

Messaggioda sandropascucci » 30 ott 2009, 10:02

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Umiltao

Tutto sul "Divorzio" Tesoro - Banca d' Italia e amenità...

Messaggioda Umiltao » 3 nov 2009, 0:10

Tommaso Padoa Schioppa è MOLTO meglio di Lino Rossi (a.d. di banca mancato)
http://www.google.it/url?sa=t&source=we ... -2X27ix6fg

Mario Draghi sempre su Beniamino Andreatta:
http://www.bancaditalia.it/interventi/i ... 022008.pdf

Beniamino Andreatta di suo pugno ricordando il suo 12 febbraio 1981 e quello che ne seguì:
http://www.ilsole24ore.com/fc?cmd=art&a ... 10&chId=30

Come da vecchia discussione:
http://signoraggio.forumfree.net/?t=35080705


I pivelli:
http://it.answers.yahoo.com/question/in ... 543AAYahNx


Una conferma straordineria (importante!):
http://www.delpt.unina.it/stof/16_pdf/16_7.pdf


La verità secondo Cossiga:
http://www.uea.it/download/Espresso13_11.pdf


Date:
http://www.tuttotrading.it/granditemi/e ... tricht.php


Per i vermi-fake e per essere più precisi:
http://www.lemonnieruniversita.it/lmu/p ... Cap_IX.pdf


La Legge 82 del 7 febbraio 1992 sul divorzio tra Tesoro e Banca d’ Italia per quanto riguarda la decisione del TUS:
http://www.normeinrete.it/cgi-bin/Stamp ... 16782.html

Articoli sull’ iter legislativo della 82/92:
http://archiviostorico.corriere.it/1992 ... 1594.shtml
http://archiviostorico.corriere.it/1992 ... 0932.shtml


La Legge 483 del 26 novembre 1993 che riforma il conto corrente di Tesoreria, recidendo così completamente il cordone ombelicale esplicito tra Tesoro e Banca d’ Italia, da quel momento in poi le cose sporche si fanno SOLO dal retro del palazzo (© Sandro Pascucci):
http://www.normeinrete.it/cgi-bin/Stamp ... 24827.html

Articolo sull' iter legislativo della 483/93:
http://archiviostorico.corriere.it/1992 ... 4301.shtml


Per Sandro Pascucci:
http://ricerca.repubblica.it/repubblica ... ri-ok.html
http://archiviostorico.corriere.it/2005 ... 5024.shtml

Maurizio Sacconi, ora Ministro, compagno di merende di Guido Carli:
http://archiviostorico.corriere.it/1992 ... 8025.shtml

Tutto su Mario (ripasso):
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cron ... coni.shtml

sandropascucci
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la TRAVE e la pajuzza..

Messaggioda sandropascucci » 3 nov 2009, 12:20

fonte: http://www.ilsole24ore.com/fc?cmd=art&a ... 10&chId=30

26 luglio 1991
l divorzio tra Tesoro e Bankitalia e la lite delle comari: uno scritto per il Sole del 26 luglio 1991
di Nino Andreatta

In questo testo, pubblicato il 26 luglio 1991dal Sole-24 Ore, Beniamino Andreatta analizzava, a distanza di dieci anni, la storica "separazione dei beni" tra Banca d'Italia e ministero del Tesoro avvenuta nel luglio del 1981. Nel finale dell'articolo, Andreatta rievocava anche la vicenda delle "comari", lo scontro con il ministro delle Finanze socialista Rino Formica che nel 1982 portò alla crisi del Governo Spadolini.

Con l' asta dei BoT del luglio 1981 iniziava, dieci anni fa, un nuovo regime di politica monetaria. Si inaugurava, infatti, il cosidetto "divorzio" fra Tesoro e Banca d' Italia: una "separazione dei beni" che esimeva la seconda dal garantire in asta il collocamento integrale dei titoli offerti dal primo. Oggi la "separatezza" fra i poteri esecutivo, legislativo e monetario e' chiamata a test ancora piu' impegnativi, con gli impegni prossimi venturi in tema di unione monetaria e di vincoli al finanziamento e alla misura stessa del deficit di bilancio. Il Sole-24 Ore ha voluto ricordare, con gli scritti dei protagonisti e dei testimoni privilegiati del "divorzio" del 1981, uno spartiacque della politica economica degli anni 80. Con l' augurio che questo decennio veda ulteriori progressi nella chiarezza dei ruoli e delle responsabilita'.

Ero al ministero del Tesoro da poco piu' di tre mesi, di cui due quasi integralmente occupati a rimettere in movimento il meccanismo delle nomine bancarie -nomine da ministro della Repubblica, senza condiscendenze alle pressioni dei partiti della maggioranza - quando dovetti valutare, con senso di urgenza, che la crisi del secondo shock petrolifero imponeva di essere affrontata con decisioni politiche mai tentate prima di allora. La propensione al risparmio finanziario degli italiani si stava proprio in quei mesi abbassando paurosamente e il valore dei cespiti reali - case e azioni- aumentava a un tasso del cento per cento all' anno.

La soluzione classica sarebbe stata quella di una stretta del credito, accompagnata da una stretta fiscale, che, come nel 1975, avesse creato una recessione con una caduta di alcuni punti del prodotto interno lordo; ma l' esperienza stessa degli anni 70 indicava due ordini di difficolta' :
a) la Banca d' Italia aveva perduto il controllo dell' offerta di moneta, fino a quando essa non fosse stata liberata dall' obbligo di garantire il finanziamento del Tesoro;
b) il demenziale rafforzamento della scala mobile, prodotto dell' accordo tra Confindustria e sindacati confederali proprio nei primi mesi del 1975, aveva talmente irrigidito la struttura dei prezzi, che, in presenza di un raddoppio del prezzo dell' energia, anche una forte stretta da sola era impotente a impedire che un nuovo equilibrio potesse essere raggiunto senza un' inflazione tale da riallineare prezzi e salari ai costi dell' energia.

L' imperativo era di cambiare il regime della politica economica e lo dovevo fare in una compagine ministeriale in cui non avevo alleati, ma colleghi ossessionati dall' ideologia della crescita a ogni costo, sostenuta da bassi tassi di interesse reali e da un cambio debole. La nostra stessa presenza nello Sme era allora messa in pericolo (c'è da ricordare che il partito socialista si era astenuto quando il Parlamento voto' nel 1978 sull' adesione all' accordo di cambio e che i ministri socialisti avevano di fatto un potere di veto sulla politica economica).

I miei consulenti legali mi diedero un parere favorevole sulla mia esclusiva competenza, come ministro del Tesoro, di ridefinire i termini delle disposizioni date alla Banca d' Italia circa le modalita' dei suoi interventi sul mercato e il 12 febbraio 1981 scrissi la lettera che avrebbe portato nel luglio dello stesso anno al "divorzio". Il termine intendeva sottolineare una discontinuita' , un mutamento appunto di regime della politica economica; un' analoga operazione che negli Stati Uniti pose termine nel 1951 alla politica di denaro facile, che aveva permesso il finanziamento della Seconda guerra mondiale, veniva ricordata come l' agreement tra Tesoro e Fed. Nei limiti stretti delle mie competenze era invece mia intenzione sottolineare la novita' , la rottura con il passato, quando poteva apparire "sedizioso" un comportamento della Banca che rifiutasse il finanziamento del fabbisogno pubblico per non creare base monetaria in eccesso.

Il divorzio non ebbe allora il consenso politico, ne' lo avrebbe avuto negli anni seguenti; nato come "congiura aperta" tra il ministro e il governatore divenne, prima che la coalizione degli interessi contrari potesse organizzarsi, un fatto della vita che sarebbe stato troppo costoso - soprattutto sul mercato dei cambi - abolire per ritornare alle piu' confortevoli abitudini del passato.

Per rafforzare l' autonomia della Banca d' Italia altre due questioni venivano affrontate in quella lettera:
1) costituzione di un consorzio di collocamento tra banche commerciali, nelle mie intenzioni destinato soprattutto per il debito pubblico a piu' lunga scadenza;
2) una nuova regolamentazione dello scoperto del conto corrente di Tesoreria.

I tempi non erano maturi per affrontare questi aspetti e la Banca d' Italia preferi' procedere solo sul nuovo regolamento della sua presenza nelle aste. Facendo queste proposte era mia intenzione drammatizzare la separazione tra Banca e Tesoro per operare una disinflazione meno cruenta in termini di perdita di occupazione e di produzione, sostenuta dalla maggiore credibilita' dell' istituto di emissione una volta che esso fosse liberato dalla funzione di banchiere del Tesoro. Accarezzai anche l' ipotesi di un rebasement della lira che avrebbe potuto essere sostituita da uno scudo italiano, con parita' uno a uno con l' Ecu, e con l' impegno unilaterale di mantenere nel tempo questa parita' e approfondii l' argomento in numerose conversazioni con Ortoli, allora vicepresidente della Commissione di Bruxelles. Il filo conduttore era lo stesso che ispiro' il divorzio, quello, cioe' , di facilitare la politica di stabilizzazione favorendo il formarsi di aspettative favorevoli da parte degli operatori che avrebbero agevolato la trasmissione sui prezzi della politica monetaria, minimizzando gli effetti negativi sui volumi.

Senza presunzioni eccessive, questa lettera ha segnato davvero una svolta e il divorzio, assieme all' adesione allo Sme (di cui era un' inevitabile conseguenza), ha dominato la vita economica degli anni 80, permettendo un processo di disinflazione relativamente indolore, senza che i problemi della ristrutturazione industriale venissero
ulteriormente complicati da una pesante recessione da stabilizzazione.

Naturalmente la riduzione del signoraggio monetario e i tassi di interesse positivi in termini reali si tradussero rapidamente in un nuovo grave problema per la politica economica, aumentando il fabbisogno del Tesoro e l' escalation della crescita del debito rispetto al prodotto nazionale.

Da quel momento in avanti la vita dei ministri del Tesoro si era fatta piu' difficile e a ogni asta il loro operato era sottoposto al giudizio del mercato. Il bilancio di competenza del 1982 e' la dimostrazione di questa nuova situazione: riuscii in pratica ad azzerare i fondi globali, cosa che non era successa prima ne' successe dopo. Il saldo netto da finanziare del bilancio preventivo e il fabbisogno del consuntivo furono del 10% inferiore agli analoghi aggregati dell' anno precedente, anche se poi la Tesoreria, caricata nel recente passato, provoco' un volume eccezionalmente elevato di indebitamento.

Bisognava continuare a stringere le spese di competenza e nella preparazione del bilancio ' 83 si chiese al Parlamento una delega amplissima per affrontare con decreti delegati i nodi che il Parlamento stesso si dimostrava riluttante a sciogliere. Queste deleghe furono nell' autunno rifiutate e, nel mezzo del turbamento che ne segui' sui mercati finanziari, il collega Formica propose di rimborsare una quota soltanto del debito del Tesoro con una specie di concordato extragiudiziale. Risposi a rime baciate per sdrammatizzare il panico che ne sarebbe potuto seguire; e subito fu l'affare delle comari. Pochi mesi piu' tardi, in analoghe circostanze, Jacques Delors riusci' a sbarcare cinque ministri che avevano sostenuto - privatamente - la convenienza per la Francia di uscire dallo Sme. La stampa e i politici di casa nostra sembravano invece ignorare il baratro che avevamo sfiorato e ipocritamente si scandalizzarono per la forma delle mie risposte. Il divorzio aveva fatto la sua prima vittima ed era il suo autore; ma aveva dimostrato di funzionare. Negli anni successivi non divenne certo popolare nei palazzi della politica, ma continuo' ad assicurare legami fra la politica italiana e quella dell' Europa.
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Umiltao

Re: la TRAVE e la pajuzza..

Messaggioda Umiltao » 3 nov 2009, 13:23

Riporto quanto scrissi sul vecchio forum.


Se consideriamo signoraggio = valore nominale + interessi - costi di produzione (signoraggio alla Pascucci),
allora io ritengo che quando il debito pubblico diminuisce tale signoraggio aumenta perchè i titoli di debito in portafoglio vengono monetizzati, anche prima della scadenza, e non vengono sostituiti con nuovi titoli o rinnovati come invece al contrario avviene oggi per esempio col debito pubblico italiano, per cui lo Stato italiano non riesce bilancio alla mano nemmeno a pagare gli interessi sul debito pubblico, quindi figuriamoci se riesce ad estinguere con la stesse entrate (tassazione, tariffe e rendite) una parte dei titoli di Stato in scadenza senza quindi aprire pari titoli nuovi (e conseguente debito) ogni anno per coprire i titoli in scadenza e gran parte degli interessi sul totale dello stock dei titoli di Stato inseriti nel Debito Pubblico.
Chiaramente, quando la moneta ritorna alla Casa Madre Emettitrice o al portatore dei titoli di Stato (altre banche, imprese, privati) grazie all' estinzione dei titoli stessi da parte dello Stato, si ha una diminuzione sicura dei titoli di Stato in portafoglio di tutti che va di pari passo con l' aumento della liquidità (monetaria) e perciò si ha in conseguenza una diminuzione paritetica degli interessi maturati sui titoli in portafoglio: perciò si hanno contemporanei aumento di signoraggio da valore nominale dei titoli monetizzati e diminuzione di signoraggio da interessi sui titoli stessi, ma siccome il signoraggio da interessi su un titolo sarà annualmente sempre una percentuale minore del 100% del titolo, il fatto di avere un titolo monetizzato sul suo valore nominale (alla scadenza o in anticipo) permette di incamerare sicuramente un signoraggio maggiore che sul semplice interesse. Ergo il signoraggio totale aumenta.
Viceversa se il debito pubblico aumenta.
In entrambi i casi quanto appena detto è A PRESCINDERE dal signoraggio sul valore nominale dei titoli incamerato da una singola Banca Centrale o Commerciale per mezzo di un' autonoma gestione del proprio portafoglio: infatti ogni banca può variare nel corso dell' anno i valori in portafoglio vendendo e comprando titoli a piacimento ad altri e quindi variare il suo signoraggio a prescindere da come evolve il debito pubblico.

Se consideriamo invece signoraggio = interessi - costi di produzione (signoraggio alla esperto economista),
quando il debito pubblico diminuisce si ha diminuzione di signoraggio proprio perchè viene a mancare in portafoglio del portatore una parte dei titoli su cui vengono maturati gli stessi interessi, ergo il signoraggio da interessi diminuisce: essendo appunto il signoraggio alla esperto economista concepito come pura rendita da interessi su titoli e basta, diventa addirittura uan cosa bella diminuire il debito pubblico sia perchè le banche ci lucrano meno sia perchè lo Stato diventa virtuoso e indipendente dal punto di vista finanziario, con tanto di valutazione AAA da parte delle agenzie di rating di IGB.
Viceversa se il debito pubblico aumenta.
In entrambi i casi quanto appena detto è A PRESCINDERE dal signoraggio da interessi (ufficiale) incamerato da una singola banca per mezzo dell' autonoma gestione del suo portafoglio.


Invece nel caso del testo di Andreatta sopra riportato, io ritengo che lui, oltre a intendere il signoraggio solo come interessi meno costi di produzione (signoraggio ufficiale), parli di diminuzione di signoraggio monetario perchè con la riforma del 1981 la Banca d' Italia non è più costretta a tenere in portafoglio i titoli che non riesce a collocare ad altre banche o investitori e di conseguenza essa incamera meno interessi da titoli proprio perchè mediamente ogni anno tiene meno titoli in portafoglio rispetto a prima della riforma.
Chiaramente ciò non deve sembrare una contraddizione con quanto ho detto poco fa sul signoraggio da interessi collegato con la diminuzione del debito pubblico: in generale il signoraggio da interessi diminuisce se diminuisce il debito pubblico e aumenta se il debito aumenta, ma se un singolo portatore che può essere la Banca Centrale come qualsiasi altra banca od operatore o intermediario o investitore vende titoli il suo personale signoraggio diminuisce mentre se compra titoli il suo personale signoraggio annualmente aumenta.
Io ritengo appunto che nel testo Andreatta si riferisca al signoraggio esercitato dalla sola Banca d' Italia e non dal sistema bancario nella sua totalità.
La riforma Andreatta del 1981 perciò svincola del tutto l' andamento del signoraggio ufficiale della Banca d' Italia dall' andamento del Debito Pubblico in virtù del fatto che la Banca Centrale da quel momento è libera di gestire a piacimento il suo portafoglio e di conseguenza la politica monetaria (principalmente, compravendita di titoli sul mercato primario).

sandropascucci
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[1994] La GAFFE dell'anno!

Messaggioda sandropascucci » 3 nov 2009, 13:38

L' AUTONOMIA DIFFICILE DELLA BANCA D' ITALIA

Repubblica — 28 novembre 1994 pagina 41 sezione: RAPPORTO BANCHE

"L' UNICO governatore che invidio - disse una volta l' allora presidente della Bundesbank, Karl-Otto Poehl - è il mio amico Carlo Azeglio Ciampi. Per una sola ragione: lui resterà governatore per tutta la vita". Non è andata proprio così, perché Ciampi - chiamato a guidare il governo durante la tempesta di Mani pulite - ha abbandonato l' incarico nelle mani di Antonio Fazio. Resta però il fatto che il più alto rappresentante della Banca d' Italia continua a godere del privilegio di una carica senza scadenze temporali. Si tratta di un' anomalia tutta italiana - non esiste nei paesi sviluppati una situazione analoga - che ha però radici profonde e profonde giustificazioni. In Francia e in Inghilterra, per esempio, la subordinazione dell' istituto di emissione all' autorità politica è sempre stata storicamente scontata (i riferimenti, ovviamente, sono tutti precedenti a Maastricht). In sostanza, la Banca di Francia e la Banca d' Inghilterra sono state fin dalla loro nascita il braccio operativo dei rispettivi governi. La Banca d' Inghilterra, come istituto unico di emissione, trova regolamentazione (successivamente più volte modificata) alla fine del Settecento; la Banca di Francia diventa banca unica nel 1848. La Reichsbank prussiana risale ai tempi di Otto von Bismark. Fino al 1926 invece in Italia ci sono stati ben tre istituti di emissione (sei fino al 1893). Come è andata in Europa A Parigi e a Londra nulla cambia dopo la fine della seconda guerra mondiale: i sistemi politici ne escono addirittura rafforzati dal punto di vista istituzionale in quanto vincitori delle dittature nazifasciste. Il problema si pone invece in Germania e in Italia. Dove si percorrono due strade diverse. Il Parlamento tedesco vincola con una legge apposita la Deutsche Bundesbank a perseguire come obiettivo primario ed esclusivo la difesa del valore del marco, sottraendo così l' istituto di emissione ad eventuali indebite e congiunturali pressioni politiche.

In Italia, invece, si affida la difesa dell' indipendenza della Banca d' Italia a una nomina vitalizia del governatore e alla consuetudine delle successioni interne, di fatto trasformando la banca in una istituzione autoperpetuantesi, a prescindere dai cambiamenti delle maggioranze politiche. In mancanza di una norma cogente di diritto positivo che vincoli l' istituto di emissione a tutelare la parità interna della lira, si affida questo compito all' inamovibilità del governatore e alla certezza che il successore sarà scelto all' interno della banca stessa.

Questo accade fino al 1979: a Luigi Einaudi (1945-1948) succede il direttore generale Donato Menichella (1948-1960); a Menichella il direttore generale Guido Carli (1960-1975); a Carli il direttore generale Paolo Baffi (1975-1979) e a Baffi il direttore generale Carlo Azeglio Ciampi. In quell' occasione viene però chiamato alla direzione generale un esterno, vale a dire Lamberto Dini, fino a quel momento direttore esecutivo per l' Italia del Fondo monetario internazionale. Quando nel 1993 Ciampi lascia per diventare capo del governo, per la prima volta nel dopoguerra il Consiglio superiore della banca, un organo composto da tredici membri, propone la nomina a governatore non del direttore generale, Lamberto Dini appunto, ma di uno dei due vicedirettori, Antonio Fazio (l' altro è Tomaso Padoa Schioppa).

Nulla accade, oltre alle polemiche di stampa: tutto accade invece quando si tratta di nominare il nuovo direttore generale nel momento in cui Lamberto Dini, nel 1994, lascia la Banca d' Italia per diventare ministro del Tesoro.

Il governo, in nome di quell' unica eccezione del 1979 che riguardava proprio Dini, tenta di ripetere l' operazione riuscita allora, la nomina cioè di un esterno. Il governatore resiste e alla fine la spunta riuscendo a far passare il suo candidato, Vincenzo Desario, vicedirettore generale. Detta così, sembra sia stata una cosa facile. In realtà vi è stato un durissimo scontro durato sei mesi che ha visto contrapposti, da un lato, la Banca d' Italia e tutti coloro che ritengono un bene primario la salvaguardia dell' autonomia e dell' indipendenza dell' istituto di emissione e, dall' altro, le forze politiche della maggioranza nata dalle elezioni del marzo 1994.

Il senso della battaglia è così sintetizzato da Mario Monti: "Ciò che conta, sembrerebbe dal dibattito, è se i vari candidati sono di area laica o di area cattolica, se sono interni o esterni. Irrilevante sembra essere invece la visione che essi hanno del sistema economico e del ruolo della banca centrale". Il governo scende in campo ai massimi livelli. Dice Silvio Berlusconi: "La difesa dell' autonomia funzionale, operativa e istituzionale della Banca d' Italia è uno dei cardini della politica economica dell' attuale governo. L' autonomia non può essere confusa, a fini del tutto strumentali e contingenti, con il potere di nomina dei vertici della banca centrale, potere che, in tutti i paesi industrializzati, è un atto dell' esecutivo". Lamberto Dini, ministro del Tesoro: "Penso che si tenda a fare confusione tra l' autonomia gestionale della Banca d' Italia nell' esercizio delle sue funzioni e le procedure di nomina che sono complesse e che sono di competenza dell' esecutivo".

Antonio Martino, ministro degli Esteri: "L' indipendenza della Banca d' Italia va difesa fino in fondo. Non è pensabile che questa indipendenza venga messa in discussione. Ma tutto questo non significa che sulle nomine dei vertici dell' istituto di emissione non intervenga il governo. Lo prevede la legge e non farlo significherebbe disattendere la legge".

Garantire la credibilità Non val la pena di dar conto degli attacchi alla Banca d' Italia portati da esponenti di secondo piano del governo e della maggioranza, il cui obiettivo dichiarato senza tanti infingimenti era quello della sottomissione dell' autorità monetaria all' autorità politica. Val la pena invece di sottolineare come dietro affermazioni che possono essere considerate formalmente corrette, si nasconda sostanzialmente un gravissimo pericolo per l' autonomia e l' indipendenza della banca centrale. Fino a quando cioè non vi sarà una norma che assicurerà autonomia e indipendenza all' istituzione, se si vuole garantire la credibilità interna ed esterna della nostra banca centrale è indispensabile che le cose continuino a funzionare come è avvenuto finora. Tenere alto il livello dello scontro tra governo e via Nazionale, dove ha sede l' istituto di emissione, porterebbe altrimenti a conseguenze pesantissime sul mercato del debito pubblico e del cambio. La difesa del valore della lira è un bene primario per il paese: ad essa vanno subordinate le politiche congiunturali.

E nessuno può negare, nemmeno i più accesi liberisti, che la decisione del luglio 1981, presa da Carlo Azeglio Ciampi, di esonerare la Banca d' Italia dall' obbligo di sottoscrivere i titoli di Stato emessi dal governo per finanziare le proprie spese e rifiutati dal mercato, sia stata possibile solo grazie alla "forza" che il mandato a vita conferisce al governatore.

Una "forza" che ha consentito proprio allo stesso Ciampi di resistere all' inizio degli anni Ottanta alle critiche non solo del governo (grandissima l' irritazione dell' allora presidente del Consiglio Bettino Craxi per l' aumento del tasso di sconto nel settembre 1984) ma anche dell' opposizione (gli attacchi di Enrico Berlinguer nel marzo dello stesso anno). - di FABIO BARBIERI



ma come? è il PRIVATO GOVERNATORE Ciampi è l'autore della Legge? non era il MINISTRO della Repubblica Italiana Andreatta??

QUINDI LO STATO (E GLI UOMINI DI STATO) NON CONTANO UN CAZZO SUL SERIO!
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Umiltao

Re: [dossier n.01] Bankitalia VS Repubblica Italiana

Messaggioda Umiltao » 3 nov 2009, 14:03

Beh, se consideriamo che Andreatta non scrisse nemmeno una bozza di legge in merito bensì si limitò a dire a Ciampi di decidere da solo inviandogli la lettera del 12 febbraio 1981: quindi fummo in TOTALE sovranità della PRASSI CONSUETUDINARIA...
...se consideriamo che Andreatta dovrebbe avere il benestare del Parlamento su decisioni così importanti, visto anche che un miserrimo Ministro della Repubblica non è che il mero esecutore della volontà sovrana del Parlamento (a prescindere dal grado di assonnamento)...

... non si può che concludere che ci ritroviamo nella TOTALE COMPLICITA' politico - banchiere come già insegnarono le mitiche coppie Re di Svezia - Johan Palmstruch nel 1657 e Re d' Inghilterra - William Paterson nel 1694.



Gli strappamenti di vesti di Bettino Craxi e del PCI fanno ridere: allora se era così grave (seee....!!!) perchè non esautorare e/o sanzionare chi di dovere...?

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Re: [dossier n.01] Bankitalia VS Repubblica Italiana

Messaggioda sandropascucci » 3 nov 2009, 15:34

io so che bettino alzò la voce su ALTRI ARGOMENTI.

Ciampi e il signoraggio delle 5 lire d'argento di Craxi.
(di Sandro Pascucci - www.signoraggio.com)

Integriamo lo smaliziato articolo di Etleboro..

http://www.signoraggio.com/signoraggio_ ... craxi.html
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Umiltao

Re: [dossier n.01] Bankitalia VS Repubblica Italiana

Messaggioda Umiltao » 3 nov 2009, 21:11

Mi ricordo bene di quell' articolo, tranquillo, è sempre nel mio database cerebrale, io mi riferivo all' articolo di Repubblica che hai postato ipotizzando che quanto scrissero fosse vero.

Dunque due opinioni opposte su quello che voleva fare Mr. 50 miliardi: non si sa se voleva una riedizione italiana dell' 11110 statunitense (con l' argento circolante, ma DI CHI non è dato sapere...) o se voleva semplicemente togliere zeri dalla misura del valore delle lire di carta di IGB.

Io nel dubbio integrerei così: sicuramente la moneta delle tangenti accumulata nei conti svizzeri poteva STAMPARSELA anzichè creare inflazione come gli altri suoi compagni togliendola al sistema economico e quindi facendo aumentare i costi oltre che ridurre la concorrenza economica.

Se fosse stato davvero un uomo di Stato:
1. non si faceva corrompere;
2. non frequentava compagnie imbarazzanti;
3. ammesso non ottemperasse a 1. e 2., almeno la dignità di dire di aver sbagliato senza accusare gli altri politici invocando mal comune mezzo gaudio;
4. denunciava fin da subito il SistemaIGB anzichè erogare favori a destra e a manca;
5. non dava uno dei la all' Industria dell' Indignazione come grill0 e travagghio;
6. non sarebbe esistito e il debito pubblico rimaneva tale ugualmente;
7. Della Luna, Miclavez e Saba non sarebbero esistiti (dietro Etleboro guarda caso c' è l' esimio NEGRIERO Della Luna);
8. Berlusconi si arrangiava lo stesso e stante il debito pubblico;
9. varie ed eventuali.

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Christian Tambasco

Re: [dossier n.01] Bankitalia VS Repubblica Italiana

Messaggioda Christian Tambasco » 9 feb 2010, 12:07

a proposito delle 5 lire d'argento:

fonte: archivio corriere intervista a ciampi

Giusto valutare le sue intuizioni ma il profilo penale sia rispettato
Presidente Ciampi, in questo anniversario craxiano il figlio del leader socialista, Bobo, ha rivelato che lei e D' Alema foste gli unici che si mossero per salvargli la vita. Che cosa fece, lei, esattamente? «Feci quel che mi suggeriva un sentimento di umanità. Incaricai i miei consiglieri di studiare la praticabilità di qualche soluzione tecnico-giuridica che consentisse a Craxi di tornare in Italia a farsi curare. Ebbi vari contatti, oltre che con D' Alema, che allora era a Palazzo Chigi. Ne parlai, ad esempio, anche con Maccanico e Manzella. Si lavorò sottotraccia, per aprire una sorta di corridoio umanitario, dato che il momento era delicato: le polemiche sulle sentenze di Tangentopoli, e in particolare sulle sentenze di condanna a Craxi, erano ancora aspre». Perché l' operazione per il rientro non riuscì? «Per diverse difficoltà, fra le quali ha avuto un peso pure il fatto che Craxi sarebbe ritornato solo se gli fosse stata garantita la possibilità di farlo da uomo libero, e infatti non voleva chiedere atti di clemenza. Un po' com' è successo per altri condannati che si professano innocenti e che, per orgoglio o senso della propria dignità, rifiutano di presentare domanda di grazia. Comunque non voglio attribuirmi meriti di altri, in questa dolorosa vicenda. La verità è che non ci si rese conto che le sue condizioni di salute erano ormai più che critiche, compromesse». Ieri sono cominciate le iniziative per celebrare il decennale della morte di Craxi. Alcune sono controverse, come sempre quando c' è di mezzo il suo nome... «Sì, ma le contestazioni sembrano più composte di una volta, per fortuna. Dopo la scomparsa di una personalità c' è sempre un periodo di rimozione e di latenza, un destino toccato pure a lui. Oggi, per quanto forse sia presto per un' analisi storica, si può cominciare a ragionare liberi da logiche manichee sul suo ruolo, sulla sua azione di governo, sulle sue intuizioni. Ma è corretto considerare per intero la sua parabola, facendo luce su tutto. Senza dimenticare dunque gli errori politici e, sì, il profilo penale. Da rispettare anch' esso». Insomma, niente santini e niente demonizzazioni: è questo che intende? «Anche nelle riflessioni in memoriam, magari spinte da un intento di riabilitazione, non si può passare da un eccesso all' altro. Craxi fu un perseguitato o un latitante? Ho le mie idee, ma non voglio pronunciarmi sul campo politico o della moralità pubblica di allora, perché in quegli anni mi occupavo d' altro». Tangentopoli a parte, c' è chi recrimina che al Craxi premier va imputata l' esplosione del debito pubblico. «Fu, quasi per intero, la Prima Repubblica a non porsi con coerenza il problema di una decisa azione di finanza pubblica. E in quel periodo particolare, i governi De Mita, Spadolini e Craxi. Ricordo che nel 1983, quando Craxi ebbe l' incarico da premier e io ero governatore di Bankitalia, fui convocato per illustrare la situazione economica. Gli dissi che per domare l' inflazione (che era al 16 per cento ma poco prima aveva superato il 20) andava affrontato il nodo della scala mobile. Se l' inflazione scendesse finalmente sotto il 10, gli spiegai, potremmo provare a togliere tre zeri alla nostra moneta e fare una lira nuova». Che cosa rispose Craxi? «Accettò per primo la sfida delle indicizzazioni, a costo di mettersi contro i sindacati, e mi disse: se ci arriviamo conieremo le nuove monete e io vorrei fare il "garibaldino". Aveva in mente di sostituire con l' effigie di Garibaldi le cinque lire d' argento di prima della guerra, la cosiddetta "aquiletta". Fece il decreto di San Valentino, con successo, e fu la svolta di un percorso chiuso poi con il grande accordo del luglio ' 93. Questo merito, Craxi di sicuro lo ebbe». Il corridoio Con D' Alema, Manzella e Maccanico si lavorò sottotraccia per aprire un corridoio umanitario

Breda Marzio

Pagina 11
(18 gennaio 2010) - Corriere della Sera


stessa intervista riportata negli archivi del governo

Ciao Christian

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Re: [dossier n.01] Bankitalia VS Repubblica Italiana

Messaggioda sandropascucci » 9 feb 2010, 12:23

Vendute all' asta le banconote di Garibaldi mai emesse
Mercoledì 09 Luglio 2008 19:27

Non sono mai finiti bene gli approcci di Garibaldi con le banconote. Bettino Craxi, grande estimatore e collezionista di reperti dell' Eroe dei Due Mondi, lo voleva sulle 5 lire pesanti, rimaste a livello di progetto. Stessa la sorte toccata alle banconote simildollaro che nel 1944 la Banca d' Italia commissionò all' American Bank Note Company di New York, stabilendo per l' appunto che raffigurassero Garibaldi. Il progetto prevedeva la produzione di 545 milioni di biglietti. Non se ne fece nulla.

Meglio così, vista la «pessima qualità dei campioni», come sottolinea Guido Crapanzano, consulente numismatico della Banca d' Italia. Arrivate sul mercato del collezionismo dopo la dispersione degli archivi dell' American Bank Note Company, le prove di quelle che sarebbero potute essere le Lire-Garibaldi, sono state di recente comprate dalla Banca d' Italia, che le ha pagate 22.000 euro, mentre Bolaffi le aveva stimate 10.000 euro.

Nell' ambito del cambio della moneta che il governo aveva intenzione di attuare nell' immediato dopoguerra rientra anche il progetto di far stampare le nuove banconote che vanno sotto il nome di «Italia Turrita» anche all' American Bank Note Company. Pure questo progetto non decollò.

Colpa anche di una misteriosa sottrazione del «cliché» di stampa, che ebbe come conseguenza il blocco della produzione delle banconote, e conseguentemente la mancata emissione dei tagli da 500 e 1.000 lire, già in produzione.

Come sovente accade, qualche esemplare riuscì comunque a sfuggire alla distruzione. In vendita Italphil, la mancata banconota da 500 lire ha realizzato 13.000 euro, mentre quella che doveva essere l' Italia Turrita da 1.000 lire è stata battuta per 21.000 euro.

Più conteso, in vendita Bolaffi, il lotto riguardante le prove di quelle che sarebbe dovute essere prodotte negli Stati Uniti, in dimensione leggermente più grande. Ma qui giocava il fatto che il reperto è unico.

Pur di assicurarselo, la Banca d' Italia non ha esitato a pagarlo 28.000 euro.

Alla base di 1.400 euro è stato attribuito il progetto di un biglietto di Stato da 10 lire, risalente al 1920, bloccato da Benito Mussolini che non ritenne sufficientemente «macho» le due figure maschili, una raffigurata mentre affila la falce, l' altra mentre solleva il martello. Solo nel 1944 il progetto di Giovanni Maria Matalani, opportunamente adattato (l' immagine di Giove al posto di quella del Re e l' eliminazione della scritta «Regno»), venne trasformato in biglietto di Stato.

Stime in larga parte confermate nell' importante incanto Italphil, interamente dedicato a banconote e biglietti di Stato italiani. «Vedette» della vendita è stato un esemplare del biglietto di Stato del 1902, rimasto in circolazione un battito d' ali a causa della scadente qualità degli inchiostri adoperati, il quale è stato venduto per 35.000 euro. Un bell' esemplare della gigantesca banconota da 1.000 lire con matrice, emessa in base al decreto del 29 giugno 1915 a firma Stringher, direttore generale e Sacchi, cassiere, è andata via alla base di 10.000 euro.

Reano Umberto
(Fonte: Il Corriere della Sera)



ma quanto cazzo si dà da fare la Banca d'Italia SPA per far sparire dalla circolazione esemplari scomodi, eh?

paga cifre doppie, triple di mercato.. perché?
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Re: [dossier n.01] Bankitalia VS Repubblica Italiana

Messaggioda mr.spyder » 9 feb 2010, 13:00

come perchè?....
vuole fare una mostra per noi del PRIMIT così che tra un sit-in e l'altro si possa "studiare" direttamente dal museo di IGB... :mrgreen: :mrgreen:
...ovviamente tutto ben ripreso e schedato....
Antonio Prezia, detto spyder... anche se non è importante chi sei,ma cosa vuoi fare per cambiare il mondo.

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Re: [DOSSIER n.01] Bankitalia VS Repubblica Italiana

Messaggioda sandropascucci » 16 dic 2010, 20:12

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Umiltao

Ancora sul "Divorzio" Tesoro - Banca d' Italia

Messaggioda Umiltao » 20 feb 2011, 8:23

Così con Andreatta battemmo l'inflazione a due cifre
di Carlo Azeglio Ciampi


Ho accettato ben volentieri l'invito di Enrico Letta a ricordare le vicende del 1980-81 che portarono Beniamino Andreatta e me a stipulare quello che è passato alla storia come il "divorzio" tra Tesoro e Banca d'Italia.

Sulle qualità di Andreatta, come uomo di studio e di lungimirante impegno civile, mi sono già espresso altre volte, segnatamente in occasione della giornata di studio promossa dall'allora ministro dell'Economia e delle Finanze, Tommaso Padoa-Schioppa, il 13 febbraio 2008.

Agli inizi degli anni 80, l'Italia viveva la seconda crisi petrolifera; il livello dei prezzi segnava un tasso annuo superiore al 20 per cento. Da quasi dieci anni l'Italia conviveva con un'inflazione a due cifre, che non ci doveva abbandonare per altri cinque anni.

All'assemblea della Banca d'Italia del maggio 1981, interpretando l'anima dell'istituto che mi era stato da poco affidato, indicai tre condizioni per restituire al paese stabilità monetaria: una politica dei redditi volta alla disinflazione; una banca centrale completamente indipendente; il pieno controllo del bilancio pubblico e della conseguente creazione monetaria. Vorrei richiamare, per sommi capi, le tre condizioni che enunciai allora:

1 - «Il ritorno a una moneta stabile richiede un vero cambiamento di costituzione monetaria, che coinvolge la funzione della banca centrale, le procedure per le decisioni di spesa pubblica e quelle per la distribuzione del reddito. Prima condizione è che il potere della creazione della moneta si eserciti in completa autonomia dai centri in cui si decide la spesa... Oggi quella condizione deve essere soddisfatta soprattutto nei confronti del settore pubblico, liberando la banca centrale da una condizione che permette ai disavanzi di cassa di sollecitare una larghezza di creazione di liquidità non coerente con gli obiettivi di crescita della moneta. Ciò impone il riesame dei modi attraverso i quali, nel nostro ordinamento, l'istituto di emissione finanzia il Tesoro: lo scoperto del conto corrente di tesoreria, la pratica dell'acquisto residuale dei buoni ordinari alle aste, la sottoscrizione di altri titoli emessi dallo stato. In particolare è urgente che cessi l'assunzione da parte della Banca d'Italia dei Bot non aggiudicati alle aste».

2 - «Seconda condizione sono regole di procedura che collochino le grandi decisioni di spesa nella prospettiva dell'equilibrio monetario... Alle decisioni di spesa pubblica bisogna dare regole che costringano al rispetto sostanziale dell'obbligo di copertura... Occorre ricercare e definire solennemente forme, quali ad esempio l'obbligo del pareggio fra le entrate e le uscite correnti, con le quali dare concreta attuazione al principio enunciato nella Costituzione...».

3 - «Terza condizione: occorre ricercare e definire forme istituzionali attraverso le quali la negoziazione collettiva ritorni a essere strumento di governo della dinamica dei redditi e della condizione del lavoro anziché di distruzione della moneta... Autonomia della banca centrale, rafforzamento delle procedure di bilancio, codice della contrattazione collettiva sono presupposti del ritorno e une moneta stabile».

Nel nostro paese, nello scorcio degli anni Settanta e all'inizio degli anni Ottanta, la creazione di "moneta di banca centrale" - la moneta ad alto potenziale che stava alla base della piramide della creazione della moneta e del credito - avveniva principalmente attraverso il canale del Tesoro (gli altri due essendo le banche e l'estero): questo per effetto di una convenzione, non in forza di un obbligo di legge, che faceva sì che la banca agisse da acquirente residuale di tutti i BoT emessi dal Tesoro, al tasso d'interesse deciso dallo stesso Tesoro.

Il governatore Baffi, nelle Considerazioni finali del 1976, spiegò che la banca aveva creduto di «accettare la validità di una ragione economica storica più cogente della pur profonda convinzione di quanto sia effimero e dispersivo il sostegno dell'occupazione e del reddito affidato all'inflazione». In effetti, la creazione monetaria operata per il tramite del canale Tesoro agiva come un potente volano di svilimento del valore, interno ed esterno, della moneta, attraverso una costante creazione del combustibile - la "base monetaria" - che alimentava i processi inflazionistici.

In quelle difficili condizioni, l'azione della banca centrale nel controllo dei flussi monetarie finanziari si traduceva in un continuo sforzo di assorbire (mop up, si diceva allora) la liquidità in eccesso, principalmente attraverso operazioni di mercato aperto. Ricordiamo inoltre che, per un'economia di trasformazione quale quella italiana, caratterizzata da un elevato grado di apertura sull'estero, la presenza di un'elevata liquidità sul mercato interno facilmente si traduceva in tensioni sul cambio e sul tasso d'inflazione importata. Aggiungasi che il nostro sistema di determinazione delle retribuzioni, pubbliche e private, era fortemente indicizzato. Ben pochi mettevano in dubbio il sistema delle indicizzazioni al 10%, effetto della scala mobile conseguente agli accordi fra le parti sociali del 1975. All'estero, ciò consolidava l'immagine di un'economia italiana caratterizzata da una congenita propensione all'inflazione.

Andreatta e io eravamo convinti che fosse indispensabile ridare autonomia alla politica monetaria; di qui l'idea di modificare la prassi introdotta nel 1976 secondo la quale la Banca d'Italia agiva da acquirente residuale dei titoli invenduti in asta. Nell'autunno del 1980 avemmo con Andreatta lunghi colloqui sull'argomento. Trent'anni fa, proprio di questi giorni, sulla base di uno studio condotto da un gruppo di lavoro congiunto Tesoro-Banca d'Italia, ci scambiammo, con Andreatta, alcune lettere con le quali si poneva termine al meccanismo automatico di acquisto residuale; l'accordo si perfezionò nel luglio del 1981.

La riconquistata autonomia della banca centrale riduceva il finanziamento agevolato della spesa pubblica, cosicché il tasso d'interesse poteva riprendere il suo ruolo chiave di determinazione delle condizioni di equilibrio nel mercato monetario e finanziario.

Con l'adesione alla moneta unica quel cammino è stato portato a compimento. Soprattutto, la società civile ha maturato una nuova mentalità, centrata sulla stabilità quale condizione essenziale per un maggiore benessere economico e sociale. Ciò rese l'Italia degna di partecipare fin dall'inizio alla moneta unica.

L'articolo è uno stralcio del discorso che Carlo Azeglio Ciampi tiene oggi al convegno «L'autonomia della politica monetaria». Una riflessione a trent'anni dalla lettera di Andreatta che avviò il divorzio tra Tesoro e Bankitalia

Fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-02-14/cosi-battemmo-inflazione-cifre-200212.shtml?uuid=AaAV7J8C

Riportato anche qui©: http://www.primit.it/forum/phpBB3/viewtopic.php?f=8&t=1444.

E ringrazio sergioloy per averlo trovato.



Con questo notevole articolo l' ex Governatore Carlo Azeglio Ciampi in persona:

1. ci conferma come l' acquisto a tassi agevolati dei BOT rimasti invenduti alla chiusura delle aste (mercato primario) da parte della Banca d' Italia avvenisse per una semplice prassi consuetudinaria stabilita arbitrariamente dalla Banca stessa di concerto col Ministero del Tesoro;
2. chiarisce finalmente che tale convenzione tra Banca d' Italia e Ministero del Tesoro venne stabilita solo a partire dal 1976 dal suo predecessore Paolo Baffi (sulla falsariga dei vincoli di portafoglio introdotti per le Banche Commerciali nel 1973 con Guido Carli, predecessore di Baffi);
3. accenna al fatto che l' inflazione è data dall' aumento dei costi, mentre in generale la massa monetaria all' emissione non va che a fotografare questo già avvenuto aumento dei costi;
4. accenna alla creazione di moneta primaria (Banca Centrale) e secondaria (Banche Commerciali), creazione che come tale non può che essere dal nulla.

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Re: Ancora sul "Divorzio" Tesoro - Banca d' Italia

Messaggioda sandropascucci » 20 feb 2011, 12:36

Con questo notevole articolo l' ex Governatore Carlo Azeglio Ciampi in persona:

1. ci conferma come l' acquisto a tassi agevolati dei BOT rimasti invenduti alla chiusura delle aste (mercato primario) da parte della Banca d' Italia avvenisse per una semplice prassi consuetudinaria stabilita arbitrariamente dalla Banca stessa di concerto col Ministero del Tesoro;
2. chiarisce finalmente che tale convenzione tra Banca d' Italia e Ministero del Tesoro venne stabilita solo a partire dal 1976 dal suo predecessore Paolo Baffi (sulla falsariga dei vincoli di portafoglio introdotti per le Banche Commerciali nel 1973 con Guido Carli, predecessore di Baffi);


[reverse engineering mode]

PRIMIT: noi vorremo questo e questo e questandro..
IDIOTA: ma lo sai che a fare come vorreste voi si avrebbe un casino come quando la Banca d'Italia era obbligata all'acquisto, per Legge!!, dei Titoli di Stato e..
PRIMIT: stop©! tu stai dicendo una FALSITA'. tu non sai o fingi di non sapere che (1) "l' acquisto a tassi agevolati dei BOT rimasti invenduti alla chiusura delle aste (mercato primario) da parte della Banca d' Italia avvenisse per una semplice prassi consuetudinaria [dirlo in rosso se sono presenti altre persone, al fine di sputtanare l'individuo - nota miaiaiaò] stabilita arbitrariamente [idem - nota miaiaiaò] dalla Banca stessa di concerto col Ministero del Tesoro;" e che (2) è stato un periodo brevissimo, "stabilita solo a partire dal 1976 dal suo predecessore Paolo Baffi"
IDIOTA: e chi lo dice questo? solo voi!!
PRIMIT: no©: fonte: "articolo l' ex Governatore Carlo Azeglio Ciampi in persona"
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Re: [DOSSIER n.01] Bankitalia VS Repubblica Italiana

Messaggioda sandropascucci » 5 mar 2011, 20:56

!
Bankitalia in Borsa? Sì, ma non ora

di Donato Masciandaro
05 marzo 2011

Quando un problema rilevante non si risolve, c'è sempre il rischio che si cerchi una soluzione in modi e tempi sbagliati. È questo il caso dell'assetto proprietario della Banca d'Italia: aspetto cruciale della sua indipendenza, che però non va assolutamente confuso con il problema della ricapitalizzazione delle banche, e soprattutto va risolto in un altro momento con una soluzione trasparente e definitiva, come quella dell'emissione diretta di obbligazioni o di azioni, quotate in Borsa.
È già successo nel 2008. La questione del rafforzamento patrimoniale delle banche - la cui importanza è stata nuovamente rimarcata a Verona dal governatore Draghi - ha fatto riemergere il tema della definizione della proprietà del capitale della Banca d'Italia. È bene ribadire quello che all'epoca segnalammo su queste pagine: le due questioni devono essere tenute rigorosamente separate.

La definizione con Basilea 3 delle linee che governeranno la fisionomia del capitale delle banche ha messo in moto un processo che spinge le autorità di vigilanza nazionali e le banche a considerare le politiche più opportune di rafforzamento dei presidi patrimoniali e di liquidità. In questo clima in Italia è riapparsa sotto traccia la memoria del fatto che nel nostro paese - sulla base della legge 262 del 2005 - avrebbe dovuto essere promulgato entro il 31 dicembre un apposito regolamento, volto a trasformare la Banca d'Italia in un soggetto a completa proprietà pubblica. La pubblicizzazione della Banca d'Italia avrebbe dovuto avvenire attraverso il trasferimento delle quote di partecipazione oggi in mano a soggetti diversi dallo Stato, che sono banche e assicurazioni.
È necessario evitare confusioni tra le due questioni: il riassetto della proprietà della Banca d'Italia dovrà avvenire in tempi e modi che rendano inequivocabile che l'unica bussola sia quella dell'unico parametro finora riconosciuto a livello internazionale: l'indipendenza della gestione.

Il tema dell'assetto della governance della Banca d'Italia fu sollevato - con un articolo di Guido Tabellini e di chi scrive - nel gennaio del 2005: sulla base dell'analisi economica e del confronto internazionale se ne rilevavano le anomalie e i rischi di cattura sia da parte del mondo politico che delle stesse banche controllate. Negli anni successivi, diverse delle anomalie allora sollevate sono state sanate alla luce sia della legge 262 del 2005 sia del nuovo statuto approvato nel 2006.

TRA SMENTITE E DESIDERI - Mussari (Abi): «Il tema non è all'ordine del giorno» Ma i big puntano a dialogare con il Tesoro per attuare la legge sul risparmio
Draghi si appella alla Bce: in gioco l'indipendenza

L'ACQUISTO DELLE QUOTE Per il Sistema europeo delle Banche centrali è necessario acquisire un parere preventivo dell'Eurotower

Uscire dall'impasse quotando Bankitalia

Riformare l'assetto azionario della Banca d'Italia. Ovvero: come sanare una anomalia istituzionale, senza gravare nel contempo sul già esausto bilancio pubblico

Financial stability board: a Bankitalia i poteri contro i vertici bancari «inadatti»

Questo però non significa che il tema della rilevanza dell'assetto proprietario della banca centrale, al fine di garantirne l'indipendenza, sia sparito. Anzi. Le vicende legate alla crisi finanziaria hanno mostrato in tutta evidenza che le banche centrali devono avere il pieno controllo del loro bilancio, sia in tempi normali che in tempi straordinari; il che significa che la banca centrale deve essere indipendente dalla politica anche sul piano finanziario.

Prima della crisi finanziaria, per le banche centrali dei paesi industrializzati essere indipendenti anche contabilmente era relativamente scontato. La banca centrale ha un passivo che non le costa nulla, in quanto la moneta emessa non paga interessi. Dal lato dell'attivo, a parità di rapporti con l'estero, si trovavano tradizionalmente titoli di Stato fruttiferi e a rischio nullo, acquistati direttamente sul mercato o come garanzia del rifinanziamento offerto alle banche. Per le banche centrali produrre profitti utili a sostenere l'attività corrente non era un compito difficile. Inoltre, soprattutto per le banche centrali focalizzate sulla stabilità monetaria, l'uso dell'inflazione come strumento di finanziamento trovava un limite naturale. La crisi finanziaria ha profondamente modificato il bilancio delle banche centrali, sotto almeno tre punti di vista: sono aumentate le dimensioni, l'eterogeneità delle voci, la rischiosità complessiva.

Dunque oggi più che ieri è maggiore la necessità di evitare che una banca centrale sia finanziariamente fragile, perché può essere più facilmente catturata dalla politica e/o dalle banche. L'indipendenza finanziaria della Banca d'Italia deve quindi guidare le possibili ipotesi future di rafforzamento patrimoniale, nel più generale scenario delle regole europee. Poiché il garante ultimo della solvibilità di una banca centrale sono i cittadini contribuenti, viene naturale pensare ad essa come a una public company nel senso letterale del termine. Si potrebbe pensare all'emissione diretta di titoli obbligazionari o azionari sul mercato. Non sarebbe una novità. Un buon disegno delle regole consente di avere passività sul mercato di banche centrali senza che questo possa rappresentare una fonte inedita di cattura.
Le banche centrali di Svizzera, Belgio, Giappone e India sono quotate in Borsa. Oppure è una soluzione troppo semplice, lineare e trasparente?
da: http://www.ilsole24ore.com/art/commenti ... d=Aaq4bfDD
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sergioloy

Re: [DOSSIER n.01] Bankitalia VS Repubblica Italiana

Messaggioda sergioloy » 18 apr 2011, 13:29

rileggevo. questo è uno dei punti chiave, che ormai negano solo i morti. la cosa assurda è più che altro la facilità con cui
si scrive anche su un articolo del sole24ore. giusto per sottolineare come il complotto non ci sia, dato che te lo dicono loro, sempre e comunque.

La banca centrale ha un passivo che non le costa nulla, in quanto la moneta emessa non paga interessi.

tradotto:

- la banca centrale mette al passivo la moneta, per essa si tratta di debito il cui creditore è il portatore della moneta stessa.
essa però mette al passivo un debito su cui non paga interessi (ma neanche capitale se è per questo) dunque trattasi di debito inesigibile -

posta così, sembra pure pacata come cosa, nessuno ci guadagna dopo tutto. se non che:

Dal lato dell'attivo, a parità di rapporti con l'estero, si trovavano tradizionalmente titoli di Stato fruttiferi e a rischio nullo, acquistati direttamente sul mercato o come garanzia del rifinanziamento offerto alle banche.

dunque si ha debito inesigibile contro debito esigibilissimo e a rischio nullo. ed i titoli fungono anche da garanzie del rifinanziamento
offerto alle banche. la creazione dal nulla è confermata senza possibilità di scampare, rivedere, reinterpretare.


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Re: [DOSSIER n.01] Bankitalia VS Repubblica Italiana

Messaggioda sandropascucci » 24 ago 2011, 16:09

a proposito del "parere"* (o "pare [al] Re" ?? o "pari al Re" ??):

«..
Ma Leone torna subito sull'attualita' e rileva come sia la seconda volta che il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ''si e' rifiutato di far passare il blitz sulla nomina del braccio destro di Giulio Tremonti, il direttore generale del Tesoro Vittorio Grilli, a governatore della Banca d'Italia''. La prima volta e' stata a fine giugno, prosegue Leone, poi Tremonti ci ha provato un'altra volta un paio di settimane fa: Tremonti ha gia' occupato la Consob con Giuseppe Vegas, adesso pretende un'investitura esterna in Banca d'Italia. Non e' in discussione la professionalita' o la bravura di Grilli, aggiunge Leone, e' un uomo di Tremonti. Quando fu nominato Draghi governatore, la Banca d'Italia usciva da una grande crisi istituzionale dovuta alla gestione di Antonio Fazio. Adesso (Berlino: ADN1.BE - notizie) la realta' e' diversa e non c'e' alcuna necessita' di arrivare ad una nomina esterna alla Banca. A meno che non si voglia 'cooptare' Bankitalia''... Leone e' convinto che alla fine ci potrebbe essere una 'mediazione' con l'incarico di governatore all'attuale direttore generale Fabrizio Saccomanni, e magari un incarico di direttore generale a Vittorio Grilli. Ma e' solo un'ipotesi aggiunge. Io credo che invece Saccomanni ce la fara' e sara' Ignazio Visco a diventare direttore generale. Tremonti voleva fare il blitz senza passare per il parere del Consiglio Superiore della Banca d'Italia, che non e' vincolante, sottolinea, ma io credo che Napolitano il nuovo governatore con il parere negativo anche se non vincolante della Banca d'Italia il governatore non lo nominera'.

Secondo la procedura sara' comunque il premier Berlusconi a indicare il nome del successore di Draghi.

Intanto la riunione del Consiglio Superiore della Banca d'Italia e' prevista attorno a meta' settembre, ma sara' una rionione 'ordinaria', per la nomina del governatore e' necessaria una 'straordinaria'. ''Noi ci affidiamo, dice Leone, alla grande sensibilita' istituzionale di Napolitano''. ''Ma la partita e' questa. Inutile parlare della mensa della Banca d'Italia''...
..»

fonte: http://it.finance.yahoo.com/notizie/Ban ... 4.html?x=0


Ouuù! allora??! chi lo nomina 'sto governatore, eh? Lo Stato? dove sono i negazionisti internettiani (col papà che lavora in banca) ??

Questo pezzo è per le Fiere delle Verità e ogni evento PRIMIT.


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*4. l'art. 17 dello Statuto di Bankitalia dice [sulla nomina del Governatore]: "..sentito il parere del Consiglio Superiore della Banca d'Italia.."; quanto pesa e che iter ha la nomina degli organi dirigenti (governatore) di bankitalia? chi elegge chi? cosa si intende per "parere" ??
viewtopic.php?p=30104#p30104
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Re: [DOSSIER n.01] Bankitalia VS Repubblica Italiana

Messaggioda sandropascucci » 20 giu 2012, 14:43

>
>
Corriere della Sera > Economia > Bankitalia si ricompra il 2,5% di Mps
ALLO STUDIO UN'IPOTESI SUGGESTIVA PER DARE SEGUITO ALL'AUMENTO DI CAPITALE DA 3,3 MLD
Bankitalia si ricompra il 2,5% di Mps
La ricapitalizzazione chiesta dall'Eba. Un rappresentante di via Nazionale nel prossimo consiglio di amministrazione

La sede del Monte dei Paschi di Siena
Via Nazionale in soccorso del Monte dei Paschi di Siena. Secondo il sito del settimanale economico Il Mondo tra le ipotesi allo studio dal management del Monte per rispettare l'ultimatum dell'Eba (European Banking Authority) che ha chiesto un aumento di capitale da 3,3 miliardi di euro entro il 3o giugno (2,3 miliardi sarebbero stati già recuperati, ne mancherebbe uno) ci sarebbe anche l'opzione concertata con l'istituto guidato da Ignazio Visco di ricomprarsi il 2,5% che il Monte dei Paschi possiede nel capitale dell'istituzione.
LA FATTIBILITA' - Sarebbe tecnicamente possibile ed è per questo che ci sarà un rappresentante della Banca d'Italia alla riunione del consiglio di amministrazione di Mps del prossimo 25 giugno per capire la fattibilità dell'operazione. Rappresenterebbe solo un'anticipazione d'emergenza s'intende, rispetto ad un processo che ormai chiedono a gran voce sia l'Acri (l'associazione delle ex casse di risparmio, ora fondazioni bancarie) e la stessa Abi, e sanerebbe un'anomalia di una Bankitalia che appartiene alle principali banche del Paese.

Redazione Online
19 giugno 2012 | 17:54
© RIPRODUZIONE RISERVATA


> e sanerebbe un'anomalia di una Bankitalia che appartiene alle principali banche del Paese.

ma finiranno mai di prenderci per il culo?
ovvero: finiremo mai di farci prendere per il culo?
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Re: [DOSSIER n.01] Bankitalia VS Repubblica Italiana

Messaggioda enricogrosso » 28 lug 2012, 13:52

PIU' CHIARO DI COSI' SI MUORE...anomalia su anomalia si va avanti col giustificare sempre e comunque la moneta-debito.
Mi viene in mente il dir.Bankitalia Paolo Pasca nel video del convegno di Perugia quando fu costretto (a denti stretti) ad ammettere che il coniare monete metalliche da parte dello Stato e l'emettere banconote di carta da parte di Bankitalia fosse un'anomalia...irrilevante per lui ma pur sempre un'anomalia...

al min. 2:11
http://www.youtube.com/watch?v=1BxohOqm1Js
“Il mondo non ricompensa onestà e indipendenza,bensì obbedienza e servilismo”
Enrico Grosso

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Re: [DOSSIER n.01] Bankitalia VS Repubblica Italiana

Messaggioda sandropascucci » 24 gen 2013, 13:28

beata.jpg
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Re: [DOSSIER n.01] Bankitalia VS Repubblica Italiana

Messaggioda sandropascucci » 30 mag 2013, 10:44

oopps! come mai Sua Sovranità Monetaria Bankitalia S.p.A. se ne è uscita IERI con questo schematico ma ferreo (AH! AH! AH!) comunicato?

bankitaliadecla.png


http://www.signoraggio.com/signoraggio_diolovole.html
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Re: [DOSSIER n.01] Bankitalia VS Repubblica Italiana

Messaggioda sandropascucci » 31 mag 2013, 12:28

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Qualcosa si muove.. Goethe la chiamava "Provvidenza".

Se prendiamo il pezzo di ieri (l'autodichiarazione di bontà di Bankitalia S.p.A.) possiamo riassumerlo così: «.. La Banca d'Italia è pubblica perché lo diciamo noi. "Noi" vuol dire I BANCHIERI PRIVATI NAZIONALI ET INTERNAZIONALI che possediamo le banche commerciali che posseggono la Banca d'Italia S.p.A. stessa. Letteralmente stiamo fornendo SUPPORTO ai debunker così che per difenderci - ossia ATTACCARVI - potranno usare le NOSTRE parole. "Nostre parole" vuol dire parole credibili, autorevoli, accademiche ecc..»

Peccato, però, che esista 'sto cazzo di MOUSE. Il mio ha come una vita propria. El ráton!

E se ne va in giro per il tavolo e [quindi] per lo schermo a cliccare a destra&manca..

Oggi arriva un'altra chicca da Bankitalia S.p.A. (sono abbonato, lo sai ormai.. anzi: fallo anche tu! è gratis).

E' l'elenco dei partecipanti al capitale. Quel FAMOSO elenco che FINO AL 2005 non esisteva. O mejo.. non esisteva per il popolino.. ma adesso, ogni tot di Tempo, viene aggiornato.. capirai.. con quella corsa all'agglomerazione bancaria che è in voga! E mi arrivano le novità e ultime versioni (te l'ho già detto che sono abbonato e devi abbonarti pure tu alle loro newletters?).

Scorro, cor sorcio, le due pagine della lista. I soliti nomi. qualche numerino che varia, un nome che esce, uno che entra.. robetta insomma.

Però.. però.. mentre sollevo la mano per grattarmi una palla el ráton continua a muoversi.. 'ndo cazzo va, penso tra me e me..

un click e si seleziona un'area del documento.. [vedi ALLEGATO 1]

va bene.. ok.. niente di nuovo, penso.. penso.. pensare.. PENSARE = diverbio da luogo a luogo[1]

la vista delle COLONNE di quel documento mi ha fatto ricordare la questione del giorno prima (vedi post precedente), ossia de "NUMERO QUOTE" e "NUMERO VOTI"..
nel senso che ieri SUA SIGNORIA BANKITALIA S.p.A. poneva MOLTO l'accento su quanto fosse stata ATTENTA ad autoregolamentarsi per non cadere vittima di CONFLITTO DI INTERESSI,
tanto da dire (parole Sue):

"l’art. 9 dello Statuto dispone che in assemblea, a prescindere dal numero di quote detenute, ciascun partecipante non possa esprimere più di 50 voti; si evita così l’insorgere di influenze preponderanti sul processo decisionale della Banca da parte di singoli partecipanti, sulle pur limitate materie in cui gli stessi sono legittimati a intervenire."

chiaro, no?! così nessuno dei BIG "fa" il BIG.. peccato però che el ráton non fosse per nulla sazio.. continuava ad agitarsi sui nomi nell'elenco e, chiamato il signor google in aiuto, je dava de copiancolla!

Ed ecco che, preso un nome qualunque dell'elenco, subito dopo i BIG "Intesa Sanpaolo S.p.A.", "UniCredit S.p.A." e "Assicurazioni Generali S.p.A.", viene fuori un fatto curioso. Curioso, ma non per Goethe.

Click su Cassa di Risparmio in Bologna S.p.A. ed arriva il responso: [vedi ALLEGATO 2]

Carino.. specialmente quel logo del quadrato arancio con dentro quello che mi sembra essere un ponte a tre arcate, verdi e arancio..

Mi ricorda qualcosa ma non faccio in Tempo a focalizzare che el ráton clicca su "GOVERNANCE"..

All'inizio pensai a un errore del browser o del collegamento o del webmaster del sito bancario.. [vedi ALLEGATO 3]

Com'è che, pensai, cliccando sulla "GOVERNANCE" della Cassa di Risparmio in Bologna S.p.A. (poi ci faremo due risate sulla differenza tra IN e DI)[2] com'è che si apriva il sito di "Intesa Sanpaolo S.p.A."? e perché "paolo" è minuscolo nell'elenco dei partecipanti al capitale di Bankitalia S.p.A. e invece "Credit" è maiuscolo in "UniCredit S.p.A."?[3]

Il motivo è presto detto. E l'occhio lo aveva colto subito. Infatti il logo del ponticello triarcato è il medesimo, lo vedi?

E nell'elenco dell'azionariato.. [vedi ALLEGATO 4] compare proprio la bolognese! E in compagnia. Infatti vediamo [continua..]





azionariato01.JPG

ALLEGATO 1

azionariato02.JPG
azionariato02.JPG (24.68 KiB) Visto 7034 volte

ALLEGATO 2

azionariato03.JPG
azionariato03.JPG (34.52 KiB) Visto 7033 volte

ALLEGATO 3

azionariato04.JPG

ALLEGATO 4


[1] ossia quando sei in auto e vai da una parte a un'altra..dalla città al mare..e non rispondi..a una domanda che tua suocera ti fa..perché sei sovrappensiero.. e allora la fija, da dietro, comincia a parlare..e parla parla parla..e nasce il diverbio.. sul perché non hai risposto..e l'inquisizione spagnola su A COSA PENSAVI..e fa caldo, tanto caldo..e tu al mare non volevi neanche andarci..non con quelle due serpi in auto..un'auto nuova..con il climatizzatore a comando vocale..rigorosamente spento..perché altrimenti "mi viene il mal di testa"..e i finestrini chiusi perché altrimenti "prendo aria al collo sudato"..MA IL COLLO E' SUDATO PERCHE' I FINESTRINI SONO CHIUSI CRISTACCIOSOLE, pensi..pensi.. e diverbi..e allora controlli, con nonchalance, se la tua cintura è inserita..con pollice e l'indice della mano destra..mentre con il mignolo..la sganci..sganci la cinta di tua suocera..
..e ti getti contro un pilone di cemento armato..e non pensi più.. sorridi.. in un groviglio di lamiere contorte..con l'airbag che è bianco tempestato di sangue..del tuo sangue..ma sei vivo! cazzo se sei vivo! e sei LIBERO!! poi ti volti..faticosamente ti volti.. e vedi gli occhi di tua suocera che ti fissano! divertiti.. non è neanche incazzata..e capisci che SE LO ASPETTAVA! lo capisci dalle braccine corte che ha PIANTATO come respingenti sul cruscotto. piegandolo come stagnola..


[2] ..in progress..
[3] non lo so e non mi interessa. ammetto che l'ho scritto solo per prendere per il culo i complottari de noandri che sputtanano il signoraggio con le loro minkiate. ah.. se sei corso qui per vedere la nota 3 sei curioso ma se sei corso qui per vedere la nota 3 col cuore in gola allora sei un complottaro der cazzo. ma ti serve un complotto PIU' grande di quello ordito dai bankieri privati per governare il Mondo? ma non ti basta?! vuoi strozzarti con scie chimiche, cerchi nel grano (o di grano??! mhmm.. [4])
[4] davvero sei venuto a vedere se esistono i cerchi DI grano?! ovvio che esistono: basta seminare con il trattore avendo prima sgonfiato le ruote dalla parte destra[5]
[5] dai!! nun ce credo!! volevi vedere perché ho scritto destra e non sinistra!!!!!!!!!!!!!!!!![6]
[6] :)[7]
[8] :(

[^]

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Re: [DOSSIER n.01] Bankitalia VS Repubblica Italiana

Messaggioda sandropascucci » 16 ago 2013, 20:26

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Oggi Bankitalia S.p.A. concede 4 appalti (due per tipo) a due società (americane) di "rating": alla S&P e alla Moody's.

In teoria ogni appalto dovrebbe essere pubblico e con la partecipazione di una "asta" per l'aggiudicazione.
Non quando riguardo gli avvoltoi. E con che motivazione?

Leggiamo:

Sezione I: Amministrazione aggiudicatrice
I.1) Denominazione, indirizzi e punti di contatto
Banca d'Italia
Via Nazionale 91
00184 Roma
ITALIA
Posta elettronica: servizio.acq.proceduredappalto@bancaditalia.it, acq@pec.bancaditalia.it
Fax: +39 06479293242
Indirizzi internet:
Indirizzo generale dell'amministrazione aggiudicatrice: http://www.bancaditalia.it
I.2) Tipo di amministrazione aggiudicatrice
Altro: Ente pubblico non economico
I.3) Principali settori di attività
Altro: Banca Centrale


Capito? La Banca d'Italia è un ente "NON ECONOMICO"! La Banca Centrale di un Paese Sovrano è un ente NON ECONOMICO??
E cos'è? Un ente SPORTIVO? Per il tiro alla quaglia, forse? Dove la quaglia è il cittadino italiano.

Andiamo avanti e vediamo cosa stanno comprando:

1. Standard & Poor's: Denominazione conferita all'appalto: Procedura negoziata per la stipula del contratto di abbonamento ai servizi di rating research via web - CIG 4537593C30
2. Standard & Poor's: Denominazione conferita all'appalto: Procedura negoziata per la stipula di un contratto per la fornitura di servizi di rating data feed - CIG 47586989CF
3. Moody's: Denominazione conferita all'appalto: Procedura negoziata per la stipula del contratto di abbonamento ai servizi di rating research via web - CIG 4537512959
4. Moody's: Denominazione conferita all'appalto: Procedura negoziata per la stipula di un contratto per la fornitura di servizi di rating data feed - CIG 47585721D7


Quindi compriamo dagli ameregani quei famosi servizi che dicono quanto vale un Paese, una Nazione, in termini di sigle come AAA, BBB, ecc..

Come si svolge la cosa? Tutto pubblico? Certo che no! Per i 4 contratti:

Informazioni relative all'accordo sugli appalti pubblici (AAP): L'appalto è disciplinato dall'accordo sugli appalti pubblici (AAP): no

e amen!

A che prezzo? Rispettivamente:

Valore finale totale degli appalti
Valore: 477 492 USD + Valore: 288 314 USD + Valore: 329 947 EUR + Valore: 163 634 EUR (tutto IVA esclusa)


Modalità?

Sezione IV: Procedura
IV.1) Tipo di procedura
IV.1.1) Tipo di procedura
Negoziata senza indizione di gara
Motivazione della decisione di aggiudicare l'appalto senza la previa pubblicazione di un bando di gara nella
Gazzetta ufficiale dell'Unione europea (GUUE):
Direttiva 2004/18/CE
1) Motivazione della scelta della procedura negoziata senza la previa pubblicazione di un bando di gara
nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea, conformemente alla direttiva 2004/18/CE
I lavori/le merci/i servizi possono essere forniti unicamente da un determinato offerente per ragioni che sono:
connesse alla tutela di diritti esclusivi


traduzione: Monopolio anglo-ameregano sulle informazioni di rating. (Moody's inglese)

Ma forse pagheremo tramite fondi europei.. voglio dire.. Bankitalia S.p.A. ormai è una succursale della BCE..

Informazioni sui fondi dell'Unione europea
L'appalto è connesso ad un progetto e/o programma finanziato da fondi dell'Unione europea: no


paga Bankitalia? Certo. Così non solo la banconota viene messa al passivo come un costo al valore nominale ma questi ci caricano, nelle spese, anche queste altre perle. Eè ovvio poi far risultare che "gli utili del signoraggio sono stornati allo Stato ma si tratta di pochi milioni l'anno"..
-----------------------------------------------------------------------
fonti:
http://www.bancaditalia.it/bancaditalia ... licato.pdf
http://www.bancaditalia.it/bancaditalia ... licato.pdf
http://www.bancaditalia.it/bancaditalia ... licato.pdf
http://www.bancaditalia.it/bancaditalia ... licato.pdf

[^]

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Re: [DOSSIER n.01] Bankitalia VS Repubblica Italiana

Messaggioda sandropascucci » 16 nov 2013, 7:58

>
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Venerdì 15 Novembre 2013 12:27
BANCHE: ADUSBEF, BANKITALIA INDAGATA PER CONCORSO IN REATO DI USURA?
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(AGENPARL) - Roma, 15 nov - La Corte di Cassazione con sentenza n. 46669/2011 ha smascherato il ruolo svolto dalla Banca d’Italia nell’affare usura. Recita la sentenza: “Quindi, come peraltro rilevato sia dal Tribunale che dalla Corte territoriale, anche la CMS deve essere tenuta in considerazione quale fattore potenzialmente produttivo di usura, essendo rilevanti ai fini della determinazione del tasso usurario, tutti gli oneri che l'utente sopporta in relazione all'utilizzo del credito, indipendentemente dalle istruzioni o direttive della Banca d'Italia (circolare della Banca d'Italia 30.9.1996 e successive) in cui si prevedeva che la CMS non dovesse essere valutata ai fini della determinazione del tasso effettivo globale degli interessi, traducendosi in un aggiramento della norma penale che impone alla legge di stabilire il limite oltre il quale gli interessi sono sempre usurari. Le circolari e le istruzioni della Banca d'Italia non rappresentano una fonte di diritti ed obblighi e nella ipotesi in cui gli istituti bancari si conformino ad una erronea interpretazione fornita dalla Banca d'Italia in una circolare, non può essere esclusa la sussistenza del reato sotto il profilo dell'elemento oggettivo. Le circolari o direttive, ove illegittime e in violazione di legge, non hanno efficacia vincolante per gli istituti bancari sottoposti alla vigilanza di Bankitalia, neppure quale mezzo di interpretazione, trattandosi di questione nota nell'ambiente del commercio che non presenta in se particolari difficoltà, stante anche la qualificazione soggettiva degli organi bancari e la disponibilità di strumenti di verifica da parte degli istituti di credito”. La Corte di Cassazione interpretando correttamente la legge 108/96 aveva riaffermato che indipendentemente da quanto stabilito dai banchieri e dalle norme amministrative di Bankitalia, il codice penale, ai sensi del quarto comma dell’art. 644 c.p. impone di considerare rilevanti ai fini della fattispecie di usura, tutti gli oneri che un utente sopporti in connessione con il suo uso del credito, e tra di essi rientra indubbiamente la commissione di massimo scoperto. Ancor prima di questa definitiva pronuncia ed a seguito della sentenza n.12028 della seconda sezione penale della Suprema Corte di Cassazione (relatore Giudice dr. Domenico Gallo),che riprendeva la sentenza n.870 del 18.1.2006 prima Sezione Civile di Cassazione, Adusbef il 23 aprile 2010 presentò denunce penali contro Bankitalia, per concorso nel reato di usura, abuso d’ufficio, favoreggiamento proprio per la famigerata circolare emanata dopo la legge 108/96, in quanto aveva platealmente abusato del suo ruolo nell’escludere dal calcolo dei “tassi soglia” il “pizzo” della CSM. Per moltissimi anni, imprenditori strozzati dagli alti tassi di interesse imposti dalle banche, non hanno potuto far valere le proprie ragioni in giudizio perché, anche se i tassi rilevati trimestralmente eccedevano i tassi soglia (di ben 7/8 punti su base annua) stabiliti dal quarto comma dell’art.644 del codice penale, trovavano ostacolo nella circolare di Bankitalia, che impediva il computo della commissione di massimo scoperto a quei corretti conteggi, ribaditi da plurime Sentenza della Suprema Corte. Adusbef inoltrò numerosi esposti denunce alle Procure della Repubblica, chiamando in causa una Banca d’Italia prona agli esclusivi interessi delle banche, per aver favorito vantaggi usurari illeciti e non dovuti nella determinazione dei tassi sugli impieghi in aperta violazione dell’ art.644 della legge antiusura 108/96, che non aveva bisogno di interpretazioni. Alcuni magistrati titolari di processi penali instaurati contro alcune primarie banche per il reato di usura, hanno preso in considerazione la tesi avanzata da Adusbef relativamente al “reato di concorso in usura” determinato dalla Banca d’Italia, e nei prossimi giorni a chiusura delle indagini, procederanno a tutela di imprenditori strozzati ed usurati dal combinato disposto banche-Bankitalia.


ci sono già stati scontri di questo tipo e ora bankitalia spa scriverà una lettera mettendo in riga la CdC/Stato..
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Re: [DOSSIER n.01] Bankitalia VS Repubblica Italiana

Messaggioda sandropascucci » 27 nov 2013, 12:46

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Usura bancaria: da quale data le banche ''non potevano non sapere''?

Tribunale Lecce, sezione Gip, ordinanza 13.11.2013 (Antonio Tanza)

L’ordinanza del GIP di Lecce lacera il velo di Maia dietro il quale il ceto bancario, con la connivenza della Banca d’Italia, ha amato, per anni, nascondersi e cerca di farlo ancora. Ma vale la pena riportare la valutazione che la Corte di Cassazione con sentenza n. 46669/2011 ha riservato alla S.p.A. delle banche ed il ruolo effettivamente svolto dalla Banca d’Italia nell’affare usura: “Quindi, come peraltro rilevato sia dal Tribunale[1] e dalla Corte territoriale[2], anche la CMS deve essere tenuta in considerazione quale fattore potenzialmente produttivo di usura, essendo rilevanti ai fini della determinazione del tasso usurario, tutti gli oneri che l'utente sopporta in relazione all'utilizzo del credito, indipendentemente dalle istruzioni o direttive della Banca d'Italia (circolare della Banca d'Italia 30.9.1996 e successive) in cui si prevedeva che la CMS non dovesse essere valutata ai fini della determinazione del tasso effettivo globale degli interessi, traducendosi in un aggiramento della norma penale che impone alla legge di stabilire il limite oltre il quale gli interessi sono sempre usurari. Le circolari e le istruzioni della Banca d'Italia non rappresentano una fonte di diritti ed obblighi e nella ipotesi in cui gli istituti bancari si conformino ad una erronea interpretazione fornita dalla Banca d'Italia in una circolare, non può essere esclusa la sussistenza del reato sotto il profilo dell'elemento oggettivo. Le circolari o direttive, ove illegittime e in violazione di legge, non hanno efficacia vincolante per gli istituti bancari sottoposti alla vigilanza della Banca d'Italia, neppure quale mezzo di interpretazione, trattandosi di questione nota nell'ambiente del commercio che non presenta in se particolari difficoltà, stante anche la qualificazione soggettiva degli organi bancari e la disponibilità di strumenti di verifica da parte degli istituti di credito.”

La sentenza della S.C. ha anche affermato come gli organi di vertice degli istituti di credito (nella specie, nella persona del presidente del consiglio di amministrazione), indipendentemente dalla suddivisione dei compiti all'interno dell'istituto, sono i garanti primari della corretta osservanza delle disposizioni di legge in tema di erogazione del credito e, quindi, sussiste a loro carico una posizione di garanzia con l'obbligo di vigilanza e controllo dell'osservanza di tali disposizioni, segnatamente quelle in tema di superamento del tasso soglia usurario, con la conseguente possibilità di affermare, in caso di omissione di controllo, quantomeno la corresponsabilità per le erogazioni a tasso usurario, ricadendo tale omissione nella sfera di azione dell'art. 40, comma 2, c.p., secondo cui "non impedire un evento che si ha l'obbligo giuridico di impedire equivale a cagionarlo".

Infatti, se ovviamente i compiti gestionali e operativi in materia di erogazione del credito non possono non essere attribuiti agli organi sottordinati centrali e alle diverse gestioni periferiche, gli organi apicali sono comunque tenuti a vigilare e impedire che venga superato il tasso soglia, con la conseguente responsabilità penale concorrente di tali organi apicali ove venga superato il tasso soglia degli interessi in ordine alla erogazione del credito alla clientela.

L’ordinanza in commento ha poi individuato anche il periodo nel quale le banche, in quanto informate dalle circolari della Banca d’Italia, non potevano non sapere che le CMS dovevano essere comprese nel calcolo del tasso usurario: “L'inclusione della c.m.s. nel calcolo del TEG, ancor prima dell'intervento chiarificatore ad opera del legislatore, era stata raccomandata all'intero ceto bancario dalla stessa Banca d'Italia con Circolare del 2 dicembre 2005.”

A completamento del quadro si aggiunga che le banche, al tempo, si erano dotate di un programma di calcolo dell’usura erroneo (CMS, valute fittizie, tasso di mora, ecc. non erano compresi nel calcolo dell’usura) e, dunque, dal 2 dicembre 2005 al maggio 2011 (nuovi parametri per il calcolo dell’usura, ovviamente più favorevoli alle banche) non è raro il fenomeno dell’usura bancaria.

Per approfondimenti:

La difesa nel contratto di conto corrente e di mutuo, Altalex Formazione.
(Altalex, 13 novembre 2013. Articolo di Antonio Tanza)
____________
[1] Tribunale di Palmi, Sentenza n. 1732 del 27 novembre 2007 (in www.studiotanza.it&#41;.
[2]Corte d’Appello di Palmi, Sentenza n. 10971 del 2 luglio 2010.
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Re: [DOSSIER n.01] Bankitalia VS Repubblica Italiana

Messaggioda sandropascucci » 18 mar 2016, 10:12

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Unicredit SpA è stata CONDANNATA, scusate.. magari non si legge bene:

CONDANNATA

dicevo, condannata dal Tribunale Ordinario di Milano per ANATOCISMO (no, non è il signoraggio.. altrimenti si chiamava signoraggio, invece l'hanno chiamato anatocismo)

la questione è che, ovviamente, nessuno si è spellato le mani, tanto rimane tutto in sordina = chi se ne frega..
la questione è il Modus operandi di IGB..

la "pratica" parla chiaro.. dice:

da: https://www.unicredit.it/it/privati/alt ... ilano.html

"..
3) ordina alla parte convenuta di provvedere entro 15 giorni dalla comunicazione dell’ordinanza ad inserire sulla home page del suo sito web avviso riportante il dispositivo dell’ordinanza stessa, nonché a darne comunicazione a ciascun correntista consumatore, allegando copia del dispositivo dell’ordinanza al primo estratto conto trasmesso alla clientela secondo la periodicità e le modalità contrattualmente pattuite;
.."

ora.. io non ricordo di aver visto tale ordinanza sull' HOMEPAGE della banca ma "loro" comunque lo hanno pubblicato, nell'URL indicato, ovvero SEPPELLITO in un oscuro, html-parlando, a/b/d/e/f.. infatti 'sto "altrilink".. (prova a cliccarci):

https://www.unicredit.it/it/privati/altrilink.html

NON PORTA A NULLA!! :D :D :D

se sai della pagina puoi USCIRE a un livello superiore MA DA QUESTO NON PUOI SCENDERE!! :D :D :D sono dei genii, diciamolo!!

legalmente sono a posto:
1. hanno messo online la "ordinanza"? sì
2. se usi il motore di ricerca presente in HOMEPAGE arrivi all'ordinanza? sì.

a posto!

poi che non è possibile arrivarci navigando dai menu.. e'mbe', aò, che cazzo vòi?!? 'na scorzetta de limone all'acqua che te 'sto a portà co' le orecchie?!

qui cmq: http://www.movimentoconsumatori.it/publ ... 7_2015.pdf l'ordinanza completa..

le INFO ci sono, se sai dove sono!! e ritorna, ovviamente, valido il vecchio detto:

«La Banca d'Italia S.p.A. E' STATA una associazione SEGRETA fino al 2005. Sostenere che i soci di Bankitalia S.p.A. erano noti perché bastava spulciarne i nomi in migliaia di libri contabili di banche private italiana ed estere è come sostenere che non c'è stato nessun rapimento di un bambino rinvenuto poi in una grotta dell'Aspromonte dicendo ai genitori "signori.. bastava cercarlo!"» [sandropascucci, 2010]

"bastava saperlo!" occorrerebbe precisare!

comunque, per chiudere con un sorriso:

"..
1) rigetta le eccezioni di incompetenza territoriale e di difetto di legittimazione, sollevata da parte convenuta – UNICREDIT s.p.a.;
.."

aò!! c'aveveno riprovato n'andra vòrta co' sta storia dell'incompetenza territoriale (ricordate il caso del GdP di Lecce?)

:D :D :D

IGB TE PREGO!! ASSUMIMI IN UNA FILIALE, ANCHE SPERDUTA NELLA SILA!! HO TANTO BISOGNO DI LAVORARE IN UN POSTO DIVERTENTE E IL CIRCO NON MI PIACE PER VIA DELLA PRIGIONIA DELLE BELVE.. FAMME VENIRE COL TUO CARROZZONE CHE ME DIVERTO TANTO A VEDERTI COME OPERI!!

in linea con l'ultima truffa che te sei 'nventato (quella degli interessi negativi) famo a stipendio negativo: TE PAGO IO!!

ps: qualcuno ha letto i giornali degli ultimi mesi?
me sa che me so perso:

"..
4) ordina a parte convenuta di curare entro 30 giorni dalla comunicazione dell’ordinanza la pubblicazione del dispositivo dell’ordinanza stessa sui quotidiani “Il Corriere della Sera”, “la Repubblica” e “Il Sole 24 Ore”, con caratteri doppi rispetto al normale;
.."

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Re: [DOSSIER n.01] Bankitalia VS Repubblica Italiana

Messaggioda sandropascucci » 14 apr 2016, 10:54

http://www.bancaditalia.it/pubblicazion ... 042016.pdf

ho inviato un PEC a Bankitalia:

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Egr. di BANKITALIA,

mi chiamo Sandro Pascucci e Vi scrivo in qualità di presidente dell'associazione di promozione sociale PRIMIT (Programma per la Riforma Monetaria Italiana).

La ragione della presente è una preghiera per ottenere, se possibile, in lingua italiana il documento in oggetto, ovvero l'ultima fatica del Dott. Panetta, pubblicato dal Vostro sito in data odierna con titolo: «Central banking in the XXI century: never say never, di Fabio Panetta».

Da anni ci interessa divulgare informazioni sul Vostro operato ma, ahimè, ci spetta, spesso, affrontare questi ostacoli inaspettati.

Inaspettati perché, per quanto interessante possa essere la lingua inglese e per quanto ci sia una sorta, oggi, di "dovere" a saperla padroneggiare.. beh.. siamo pur sempre italiani in Italia e le Illustrissime Signorie Vostre son pur sempre operatori stipendiati con i proventi di attività, come quella del signoraggio, inerenti il benessere nazionale, ovvero la gestione, tra le altre cose, della politica monetaria italiana (oggi inglobata in ottica europea ma pur sempre soldi nostri sono, o no?).

Spero proprio che il G.ssimo Dott. Panetta abbia una versione, anche in bozza, del predetto intervento in lingua italica perché i nostri Lettori sono sempre più interessati a capire, nel profondo, il Vostro Servizio al Paese - e aggiungo personalmente che il Vostro è un impegno "purtroppo mai troppo chiaro al cittadino".

Ringraziando per la paziente collaborazione,
Vi porgo i miei più sinceri saluti.

___________________________________
sandropascucci : presidente PRIMIT

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Re: [DOSSIER n.01] Bankitalia VS Repubblica Italiana

Messaggioda sandropascucci » 29 apr 2016, 12:17

La Banca d'Italia, sempre molto corretta, ha risposto:

B
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P
DIPARTIMENTO RISORSE UMANE E ORGANIZZAZIONE
SERVIZIO SEGRETERIA PARTICOLARE DEL DIRETTORIO E COMUNICAZIONE (847)
UFFICIO RAPPRESENTANZA E CERIMONIALE (022)

Ill.mo Signor
dott. Sandro Pascucci
Presidente Primit
00195 ROMA RM
ITALIA

Oggetto Central banking in the XXI century: never say never di Fabio Panetta.

Signor Presidente,
con riferimento alla sua pec del 14 aprile scorso, Le devo purtroppo comunicare che il documento “Central banking in the XXI century: never say never” del Vice Direttore Generale dott. Fabio Panetta fa parte di un convegno tenuto interamente in lingua inglese; sono spiacente di confermarLe che non ne esiste una versione in lingua italiana.

Colgo l’occasione per inviarLe i più cordiali saluti.
IL CAPO DEL SERVIZIO
Gianluca Trequattrini
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Re: [DOSSIER n.01] Bankitalia VS Repubblica Italiana

Messaggioda roberta » 30 apr 2016, 10:47

Trequattrini i i
benvenuti roberta, firenze


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