[DOSSIER n.20] la chiesa

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sandropascucci
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[DOSSIER n.20] la chiesa

Messaggioda sandropascucci » 18 feb 2013, 10:00

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PAPA RATZINGER NOMINA IL NUOVO PRESIDENTE DELLO IOR : E' UN PRODUTTORE DI ARMI DA GUERRA !
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tempo di lettura previsto 3 min. circa
Per la serie : Viva la pace nel mondo.
Papa Ratzinger non finirà mai di stupirci.
Qualche giorno fa ha stupito il mondo dando le "dimissioni" dal pontificato (evento richiesto SOLO da un'altro suo predecessore "celestino V" svariati secoli fa)...ma non contento spende gli ultimi giorni del suo breve pontificato con un'altro colpo di scena.
Come suo ultimo atto da Pontefice, nomina finalmente il presidente dello Ior (che ricordiamo era senza presidente per le dimissioni date dopo gli ennesimi scandali di frammistione tra mafia-politica-affari-armi-ecc dell'istituto pontificio).


La persona di "fiducia" del pontefice è Ernst Von Freyberg.
Ma chi è Ernst Von Freyberg?
E' uno dei più grossi produttori di NAVI DA GUERRA tedeschi!!!
Ma quale sono state le dichiarazioni del Vaticano alle domande imbarazzanti rivolte dai giornalisti che hanno appreso la notizia?
Padre Federico Lombardi (portavoce vaticano) ha risposto: "Non so se l'azienda diretta da Ernst Von Freyberg faccia navi da guerra o navi in generale, so che Von Freyber organizza ANCHE pellegrinaggi a Lourdes". (invitando a fine conferenza a non tirare conclusioni "affrettate" sulle attività lavorative del gruppo diretto da Ernst Von Freyberg).
Ma come si chiama questo gruppo?
E' il GRUPPO BLOHM VOSS (chi vuole può studiarsi il sito https://www.blohmvoss-naval.com/en/ ).
L'industria fu fondata il 5 aprile 1877 da Hermann Blohm e Ernst Voss, sotto forma di una società in nome collettivo. Durante la prima guerra mondiale, la produzione aziendale era principalmente dedicata alla costruzione di sottomarini. Durante gli anni del conflitto, in tutto vennero realizzati ben 98 sottomarini, contro alcune navi mercantili, 6 cacciatorpediniere, un "Kleiner" e 2 incrociatori pesanti. A causa dell'arruolamento della popolazione maschile, la forza lavoro mancante venne rimpiazzata da personale femminile e dai prigionieri di guerra.
Come spiega Paolo Brogi sul suo "brog", la Blohm Voss Group, dei ThyssenKrupp, ha poi regalato alla seconda guerra mondiale la Bismark - quella che affondò l'incrociatore Hood - e come se non bastasse anche il fior fiore dei famigerati U-Boats. Le navi americane e inglesi colate a picco dagli U-boats durante il conflitto, col loro carico di uomini, furono 2228: ammontano a decine di migliaia le vittime.
Dopo la seconda guerra mondiale, ha prodotto "destroyer" Meko 360H2 per la Marina Militare Argentina, poi il Meko H1 Aradu (F89) e la Fregata for the Nigerian Navy F215 Brandenburg per la Marina Militare Nigeriana. E ancora la Fregata F209 Rheinland-Pfalz per la Marina Militare Tedesca. Infine la Fregata Vasco de Gama per la Marina Militare Portoghese. Infine un pò di pattugliatori ben armati per i guardacoste argentini.Però, il presidente del gruppo "organizza pure i viaggi i pellegrinaggi a Lourdes"... forse per questo la Madonna non appare più! Il nuovo presidente dello Ior discende da un'antica e nobile famiglia tedesca, che Jospeh Ratzinger ha detto di conoscere.
Poi, il direttore della Sala stampa della Santa Sede, in un linguaggio curialese professionale, ha voluto sottolineare che la rappresentazione data spesso dai media di una Chiesa o di una curia vaticana attraversata da lotte interne "non corrisponde alla realtà neanche come atteggiamenti che vengono attribuiti alle persone. Ci sono differenze di opinione che nella massima parte rientrano in una dinamica normale", ha detto Lombardi.
"Naturalmente penso che in ogni istituzione ci sia una dinamica e possa portare a differenze di opinione, che possono far compiere anche dei passi in avanti. Possono esserci ovviamente dei limiti oltre cui queste differenze diventano distruttive, si tratta di rispettare la natura delle divergenze di pensiero e di posizione, ma non per questo ci sono dei complotti. C'è una certa tendenza a caricare tali differenze - ha affermato Lombardi - e a presentarle come lotte e battaglie, non mi risulta che nella commissione cardinalizia di vigilanza per esempio ci sia stata nessuna battaglia".
Bene, allora tutto a posto, tutto fantastico!
Link: http://ilnavigatorecurioso.myblog.it/ar ... vi-da.html
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sandropascucci
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Re: [DOSSIER n. 20] la chiesa

Messaggioda sandropascucci » 13 giu 2013, 10:18

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Verso una riforma radicale dello Ior
Il Papa vuole agire entro luglio
L'accelerazione e le inchieste dei pm italiani. L'ipotesi commissariamento

Papa Francesco sembra deciso a intervenire sullo Ior prima dell'estate. Probabilmente entro il 31 luglio, quando l'Istituto finirà l'indagine interna sui conti dei suoi clienti. Ormai il problema non è il «se» ma solo il «quando». E nel momento in cui si intensificano le voci di un provvedimento della magistratura italiana nei confronti della direzione della «banca del Vaticano», i tempi potrebbero subire una brusca accelerazione. Alcuni fatti sono assodati. Il primo è che Jeff Lena, l'avvocato californiano diventato in questi anni l'uomo-chiave e l'eminenza grigia della riforma dell'Istituto, ha rotto da circa due mesi con Ernst Von Freyberg, presidente dello Ior e alleato del direttore, Paolo Cipriani. Gira voce che negli ultimi tempi Lena, che nella lotta per silurare Ettore Gotti Tedeschi si era mosso in tandem con il board dello Ior e con lo stesso Cipriani, quasi rimpianga gli scontri col banchiere piacentino sloggiato in malo modo dal vertice poco più di un anno fa.
Allora si disse che le accuse di Gotti Tedeschi contro il tentativo della Segreteria di Stato e della struttura dell'Istituto di annacquare le norme sul riciclaggio erano infondate; e che il banchiere col pallino della demografia era stato mandato via perché non conosceva lo Ior e non lo difendeva: critiche diffuse e in parte magari condivise, ma anche strumentali. Adesso, si parla di un Jorge Mario Bergoglio convintosi ancora di più nei tre mesi di pontificato che così com'è, lo Ior toglie alla Chiesa molto più di quanto non le dia: in termini di immagine, di credibilità internazionale, di sospetti sul modo di operare dell'unico istituto immediatamente riferibile al Vaticano. Da settimane la questione rimbalza fra Segreteria di Stato, Governatorato della Città del Vaticano e Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (Apsa): i gangli del potere economico curiale.


Papa Francesco

L'ipotesi di un accorpamento di tutte le attività finanziarie è stata proposta e accantonata più di una volta. Da quanto è dato capire, il problema è se sia opportuno sostituire i vertici dello Ior o con un sacerdote fedelissimo del pontefice o con un manager esterno di peso, senza prima cambiare il governo vaticano; e senza essere certi che un commissariamento di fatto dell'Istituto provochi per reazione una nuova ondata di rivelazioni velenose, magari a sfondo finanziario. L'impressione è che la gestione di Von Freyberg sia sotto osservazione, se non in bilico, dopo appena cento giorni; e che anche intorno all'Aif (l'Autorità di informazione finanziaria vaticana) guidata da Renè Bruelhart stia crescendo lo scetticismo. Fino all'inizio di giugno non risulta che Francesco abbia ancora ricevuto il capo dello Ior: un particolare che non può non fare pensare alla volontà di non offrire una legittimazione prima di avere deciso che fare della «banca».


«Questa storia è finita», racconta una delle personalità più addentro alle questioni dell'Istituto per le opere di religione. «Il Papa interverrà, e presto. Lo Ior rischia di apparire un marchio scaduto. E siccome rappresenta il crocevia dei rapporti fra Vaticano e Stato italiano, e fra Chiesa e comunità finanziaria internazionale, diventa un problema da risolvere. E rapidamente». Gli accenni continui di Bergoglio a una Chiesa cattolica che deve diventare povera, ancora martedì scorso con il riferimento a San Pietro che «non aveva un conto in banca», fanno rizzare antenne d'allarme nel torrione dello Ior. I maligni fanno notare che è rarissimo vedere von Freyberg all'ora di pranzo alla mensa del convento di Santa Marta. E non solo perché, come confida agli amici Bruelhart, il capo dell'Aif, si mangerebbe in modo un po' troppo semplice.
Il problema è la distanza fra la strategia di Bergoglio e quella dei vertici dell'Istituto per le Opere di Religione. Pesa il dettaglio non da poco che von Freyberg sia stato nominato da Benedetto XVI e da Bertone quando Josef Ratzinger era già dimissionario, senza aspettare l'esito del Conclave: una decisione interpretata come la conferma di una «strategia del fatto compiuto» che non poteva non suonare indigesta a Bergoglio e ai suoi grandi elettori degli episcopati mondiali. Anche perché la decisione fu ratificata dopo un vuoto gestionale durato oltre nove mesi, senza che prima fosse stata sentita l'urgenza di sostituire Gotti Tedeschi. Formalmente, il processo che portò alla scelta fu ineccepibile: una quarantina di candidati esaminati da una società di «cacciatori di teste» di Francoforte; e poi un avvocato-banchiere tedesco e blasonato, ricco, organizzatore di pellegrinaggi a Lourdes, indicato come l'uomo giusto.


Ma dopo il Conclave quegli equilibri si sono sbriciolati. L'immagine del Papato viene riplasmata quotidianamente con gesti che mettono in mora la pompa della corte pontificia e i suoi riti; e che fanno apparire le ultime mosse vaticane come vecchissime. Bergoglio non ha l'aria di essere affascinato dalla nobiltà dinastica; né di assecondare a scatola chiusa nomine fatte da altri: soprattutto se suonano come un tentativo di sopravvivenza di un «partito della Curia» umiliato in Conclave. Non bastasse, ha seminato perplessità il riferimento del presidente dello Ior e poi dell'Aif ai sette casi sospetti di riciclaggio segnalati da gennaio di quest'anno alla fine di maggio. Parole che volevano trasmettere l'idea di un'operazione di pulizia sono state percepite come un autogoal. E sullo sfondo rimane un versante giudiziario aperto e minaccioso.
I rapporti fra autorità vaticane e italiane negli ultimi mesi sono stati intensi: anche attraverso la diplomazia discreta dell'ambasciatore d'Italia presso la Santa Sede, Francesco Greco. Si è tentato di non aumentare i motivi di conflitto fin da quando alcuni mesi fa fu fermato all'aeroporto di Ciampino un monsignore della Segreteria di Stato, con l'avvocato Michele Briamonte, uno dei legali più influenti dello Ior, il quale oppose ai finanzieri un passaporto diplomatico vaticano per evitare la perquisizione. L'episodio irritò anche la Santa Sede, pronta a dichiarare con padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa, che Briamonte, poi indagato, non aveva titolo per possederlo. Ma rimane la storia del sequestro di 23 milioni di euro nel 2010 per una procedura di trasferimento dai contorni non chiari: un'inchiesta che potrebbe riservare sorprese a giorni.

Non si chiude ancora il buco nero dell'Idi, l'Istituto dermatologico italiano, un centro di eccellenza mandato in malora dalle presunte ruberie di alcuni esponenti di una congregazione religiosa, ora commissariato dal Vaticano. E non si chiarisce il mistero torbido della truffa multimilionaria che coinvolge i Salesiani, per la quale è stato interrogato lo stesso Bertone. E se anche la magistratura italiana probabilmente dovrà prendere atto del muro di segretezza alzato di fronte alle indagini da uno Stato estero quale il Vaticano è, l'attenzione sull'operato di alcuni personaggi dello Ior rimane altissima. La novità è che stavolta si ha la sensazione di avere dall'altra parte del Tevere un Papa deciso a fare radicalmente pulizia: perché ne è convinto, e perché il mandato ricevuto dal Conclave è questo. In una Curia inquieta in attesa delle sue decisioni, si parla di un pontefice impaziente di agire; soprattutto quando percepisce la volontà di far finta di niente e di non cambiare nulla dei vecchi metodi.
Bisognerà capire a quale prezzo, e con quali conseguenze. Ma non sembra che Francesco sia spaventato da quanto potrebbe succedere. Anzi, vuole che accada. E, se è possibile, quanto prima.

Massimo Franco
13 giugno 2013 | 7:15
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Re: [DOSSIER n. 20] la chiesa

Messaggioda sandropascucci » 28 giu 2013, 11:03

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Ior, alto prelato, 007 e broker arrestati per corruzione (DIRETTA)
Ansa, L'Huffington Post | Pubblicato: 28/06/2013 08:23 CEST | Aggiornato: 28/06/2013 09:05 CEST

Monsignor Nunzio Scarano, alto prelato salernitano, è stato arrestato questa mattina nell' ambito di un filone di indagine sullo Ior in corso alla procura della Repubblica di Roma. Con lui sono finiti in manette anche un funzionario dei servizi segreti ed un broker finanziario.

L'alto prelato, il funzionario dei Servizi segreti ed il broker finanziario sono stati arrestati da militari del Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di finanza, con le accuse di corruzione e truffa. L'indagine - è stato ribadito - nasce come filone autonomo della più ampia inchiesta sullo Ior.

Non si conoscono, per ora, i fatti specifici addebitati ai tre arrestati. I provvedimenti, dopo le indagini svolte dal nucleo valutario della Gdf, sono stati chiesti dalla procura di Roma. Le richieste sono state accolte dal gip della capitale, Barbara Callari.

Monsignor Scarano, addetto tecnico di prima categoria dell'Apsa in Vaticano, l'Amministrazione Patrimonio Sede Apostolica che gestisce i beni della Santa Sede in Italia, era già finito nei giorni scorsi nel registro degli indagati della procura di Salerno con l'accusa di riciclaggio.
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Re: [DOSSIER n. 20] la chiesa

Messaggioda mr.spyder » 1 ago 2013, 10:13

abemus situm:

http://www.ior.va/

è uno spasso!!!!...così a caso,in piena crisi hanno quadruplicato gli utili dal 2011 al 2012 (almeno così dichiarano....)
ior.jpg


comunque sono dei pezzenti... neanche 100 milioni di euro l'anno di utile!!!

...ecco perché non pubblicavano i bilanci...si vergognavano di 'sti 4 spiccioli mentre il mondo credeva avessero chissacchè... :lol: :lol:

forse per fare 4 soldi dovrebbero far gestire il sito a cazzoleggo&c.
Antonio Prezia, detto spyder... anche se non è importante chi sei,ma cosa vuoi fare per cambiare il mondo.

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Re: [DOSSIER n. 20] la chiesa

Messaggioda sandropascucci » 17 set 2014, 11:03

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L'italiano Carlo Salvatori nel board dello Ior
Il banchiere-assicuratore vicino alla "finanza bianca" insieme al cileno Larrain Garces completa il rinnovo al vertice dell'istituto vaticano
di ANDREA GRECO

L'italiano Carlo Salvatori nel board dello Ior

TAG ior, Unicredit, mediobanca, Banca Intesa, Unipol, carlo salvatori

MILANO - Nello Ior c'è anche un italiano. Uno solo, nel consiglio di sovrintendenza della banca vaticana. E' Carlo Salvatori, 73 anni, presidente di Lazard Italia e di Allianz Italia. La sua nomina, insiema a quella di Mauricio Larrain Garces (ex presidente di Banco Santander Cile) completa l'organigramma del rinnovato istituto vaticano per le opere di religione.

Due mesi fa il cardinale australiano George Pell, prefetto della nuova segreteria per l'economia (il dicastero economico dello Stato papale) aveva annunciato la nomina del nuovo presidente dello Ior, il francese Jean-Baptiste de Franssu, al posto del tedesco Ernst von Freyberg. In quell'occasione, erano stati nominati nel consiglio dello Ior sei nuovi membri laici: oltre al presidente francese, Clemens Boersig (Germania), Mary Ann Glendon (Usa) e Michael Hintze (Gran Bretagna). Ora sono state riempite le ultime due caselle vuote. "Lo Ior è lieto di lavorare con questi due membri aggiuntivi, che apporteranno all'istituto una notevole esperienza in campo finanziario e un'ottica globale proprio nel momento in cui lo Ior si sta rafforzando e raggiungendo gli obiettivi segnalati dal santo padre", ha affermato il cardinale Santos Abril y Castelló, presidente della commissione cardinalizia di vigilanza dello Ior. Ai sei membri laici del consiglio di sovrintendenza, si aggiungerà, in veste di segretario non votante, monsignor Alfred Xuereb, segretario generale della segreteria per l'economia vaticana.

Salvatori è presidente della banca d'investimento Lazard Italia dal giugno 2010 e della compagnia assicurativa Allianz spa dal maggio 2012. Ma il curriculum del banchiere nato nel 1941 in provincia di Frosinone è lungo, e molto legato al solco della finanza cattolica, quella che una volta si definiva "finanza bianca". Prima di Lazard e di Allianz, il manager fu amministratore delegato di Unipol gruppo finanziario, prima ancora presidente di Unicredit quando Alessandro Profumo era l'ad, e vice presidente di Mediobanca. Dagli anni Novanta in giù fu ad di Banca Intesa, Cariplo, Banco ambrosiano veneto, e direttore centrale di Bnl. Durante l'esperienza in Unicredit, Salvatori fu anche presidente del consiglio di sorveglianza della viennese Bank Austria, e membro del consiglio di sorveglianza di Hvb a Monaco.

Tralasciando le esperienze finanziarie, Salvatori è membro del cda dell'Università cattolica del sacro cuore, dell'Ospedale pediatrico bambino Gesù, della Chiesi farmaceutici, del gruppo Riso gallo, ed è presidente dell'Unione cristiana imprenditori dirigenti per la sezione di Milano.

Sposato con tre figli, è laureato in economia e commercio a Bologna, in scienze bancarie a Siena e honoris causa in scienze politiche a Macerata.

Il consiglio di sovrintendenza dello Ior definisce la strategia e assicura la supervisione delle operazioni, con membri in carica per cinque anni.
(16 settembre 2014)
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