[DOSSIER n.19] Cosa fa [fare IGB al] lo Stato oggi

raccolta delle menzogne del SistemaIGB
sandropascucci
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[DOSSIER n.19] Cosa fa [fare IGB al] lo Stato oggi

Messaggioda sandropascucci » 10 ott 2012, 11:37

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sottotitolo: E io pago (o comunque pagherò)!

Buongiorno Caro Lettore,

vediamo cosa combinano i nostri cari camerieri dei banchieri in un giorno qualunque del loro "lavoro al servizio della Comunità".

Oggi, primi di ottobre 2012, i nostri grandi governanti, stanno facendo debiti per quando loro - probabilmente [se la Natura ha un minimo di buon gusto e di estetica] - saranno morti o in procinto-di..

Oggi, 8 ottobre, il MEF (Ministero dell'Economia e delle Finanze) comunica che [1] (stili e colori miei):

Il MEF comunica che verrà disposta, per il giorno 11 ottobre 2012, con regolamento 15 ottobre 2012, l'emissione di titoli di Stato, rappresentati dai seguenti prestiti [2]:

- Buoni del Tesoro Poliennali:

decorrenza : 15 luglio 2012; quinta tranche
scadenza : 15 luglio 2015;
tasso d'interesse annuo lordo : 4,50%
ISIN : IT0004840788

ammontare nominale dell’emissione:
da un minimo di 2.750 milioni di euro a un massimo di 3.750 milioni di euro

Il meccanismo di collocamento utilizzato per i titoli di cui sopra sarà quello dell’asta marginale con determinazione discrezionale del prezzo di aggiudicazione e della quantità emessa all’interno del predetto intervallo di emissione.
Inoltre il MEF comunica che verrà disposta, sempre per il giorno 11 ottobre 2012, con regolamento 15 ottobre 2012, l'emissione di titoli di Stato, rappresentati dai seguenti prestiti non più in corso di emissione:

- Buoni del Tesoro Poliennali:

decorrenza : 15 settembre 2011; nona tranche
scadenza : 15 settembre 2016;
tasso d'interesse annuo lordo : 4,75%
ISIN : IT0004761950

decorrenza : 1° febbraio 2008; diciannovesima tranche
scadenza : 1° agosto 2018;
tasso d'interesse annuo lordo : 4,50%
ISIN : IT0004361041

decorrenza : 1° marzo 2009; diciottesima tranche
scadenza : 1° marzo 2025;
tasso d'interesse annuo lordo : 5%
ISIN : IT0004513641

ammontare complessivo, per le tre emissioni:
da un minimo di 1.500 milioni di euro a un massimo di 2.250 milioni di euro

Il meccanismo di collocamento utilizzato sarà quello dell’asta marginale con determinazione discrezionale del prezzo di aggiudicazione e della quantità emessa all’interno del predetto intervallo di emissione riferito complessivamente ai tre prestiti menzionati.
L’ammontare collocato sarà determinato escludendo le offerte formulate a prezzi ritenuti non convenienti sulla base delle condizioni di mercato.

Sono ammesse a partecipare all'asta le banche italiane, comunitarie ed extracomunitarie, nonché le società di intermediazione mobiliare e le imprese di investimento comunitarie ed extracomunitarie indicate nei decreti recanti l'emissione dei suddetti titoli.

Detti operatori partecipano in proprio e per conto terzi..

Le domande di partecipazione devono essere inoltrate con indicazione, per ogni richiesta, del relativo prezzo offerto. Ciascun operatore può formulare sino ad un massimo di cinque offerte, ciascuna ad un prezzo diverso e per un importo non inferiore a 500.000 euro di capitale nominale; eventuali offerte di importo inferiore non verranno prese in considerazione. Ciascuna offerta non deve essere superiore all'importo in emissione; eventuali offerte di ammontare superiore verranno accettate limitatamente all'importo medesimo.

I prezzi indicati varieranno di un importo minimo di un centesimo di euro; eventuali variazioni di importo diverso vengono arrotondate per eccesso. L’importo minimo sottoscrivibile è di mille euro.

Le domande di partecipazione degli operatori devono essere avanzate - nel termine previsto dal sottoindicato calendario - mediante trasmissione di richiesta telematica da indirizzare alla Banca d'Italia tramite Rete Nazionale Interbancaria con le modalità tecniche stabilite dalla Banca d'Italia medesima e conosciute dagli operatori.

Nel caso che le offerte al prezzo marginale non possano essere totalmente accolte, si procede al riparto pro-quota, con i necessari arrotondamenti.

Il prezzo di aggiudicazione sarà reso noto mediante comunicato stampa, nel quale verranno pure indicati gli importi attribuiti agli "specialisti" nelle ultime tre aste.

Gli operatori partecipanti all'asta provvederanno ad attribuire ai sottoscrittori i titoli assegnati, senza alcun onere aggiuntivo rispetto al prezzo di aggiudicazione.

Il regolamento dei titoli assegnati, da parte degli operatori, verrà effettuato al prezzo di aggiudicazione e con corresponsione dei dietimi d'interesse dal giorno successivo alla data di decorrenza della cedola in corso al giorno di regolamento.

Agli operatori medesimi viene riconosciuta, quale compenso dell'impegno assunto di raccogliere le prenotazioni del pubblico, una provvigione - commisurata all'ammontare nominale dei buoni assegnati - pari allo:

- 0,20% per i BTP 4,50% 15.7.2012/2015,
- 0,20% per i BTP 4,75% 15.9.2011/2016,
- 0,30% per i BTP 4,50% 1.2.2008/1.8.2018,
- 0,40% per i BTP 5% 1.3.2009/2025.

Il pubblico potrà prenotare i titoli presso le suddette categorie di operatori nel termine previsto dal sottoindicato calendario; gli intermediari potranno richiedere, a garanzia del buon fine della sottoscrizione, l'eventuale versamento di un acconto sull'importo nominale prenotato.

Alla data prevista per il regolamento, il sottoscrittore verserà l'importo corrispondente ai titoli assegnati, sulla base del prezzo di aggiudicazione, nonché ai dietimi d'interesse dovuti; a fronte di tale versamento, gli verrà rilasciata apposita ricevuta.

Il calendario delle operazioni di sottoscrizione è il seguente:

Prenotazione da parte del pubblico entro il: 10 ottobre 2012
Presentazione domande in asta: entro le ore 11,00 del 11 ottobre 2012
Regolamento sottoscrizioni: 15 ottobre 2012
Dietimi d'interesse da corrispondere:
per i BTP 15.7.2015: 92
per i BTP 15.9.2016: 30
per i BTP 1.8.2018: 75
per i BTP 1.3.2025: 44

Gli operatori "specialisti in titoli di Stato" hanno facoltà di partecipare ai collocamenti dei titoli di Stato, previsti automaticamente, in via supplementare alle aste di emissione.

Le modalità e le condizioni per la partecipazione degli "specialisti" alle assegnazioni supplementari, nonché la ripartizione percentuale fra gli “specialisti” stessi, vengono indicate nei rispettivi decreti recanti l'emissione dei titoli suddetti.

L'offerta della tranche supplementare è stabilita per un importo pari:

- al 15% dell’ammontare nominale massimo offerto per i BTP 15.7.2015,
- al 15% dell’ammontare nominale collocato per i BTP 15.9.2016,
- al 15% dell’ammontare nominale collocato per i BTP 1.8.2018,
- al 15% dell’ammontare nominale collocato per i BTP 1.3.2025.

Gli "specialisti" che non hanno partecipato all'asta di emissione non sono ammessi al collocamento supplementare.

L'assegnazione supplementare avrà luogo al prezzo di aggiudicazione determinato nell'asta della presente emissione.

****


domandina banale.. a parte la assoluta mancanza di sovranità monetaria (lo Stato deve chiedere MONETA in PRESTITO.. vabbé..) hai idea, Caro Lettore, a quanto ammonta tutta questa giostra solo di commissioni per il "disturbo" che le banche si prendono per piazzare questi titoli presso.. LE BANCHE STESSE (che poi le rivendono/collocano presso la vecchina? maddai!) ??

ps: queste "aste" avvengono continuamente, in Italia e nel Mondo, tutti i giorni..


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[1] fonte: http://www.tesoro.it/ufficio-stampa/com ... _0141.html

altri link utili:
http://finanza.repubblica.it/Obbligazio ... 0004761950
http://www.bancaditalia.it/banca_centra ... 0.2012.pdf
http://www.questidenari.com/?tag=it0004761950
http://www.milanofinanza.it/quotazioni/ ... fresh_cens

[2] si legge DEBITO PUBBLICO

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Re: [DOSSIER n. 19] Cosa fa [fare IGB al] lo Stato oggi

Messaggioda sandropascucci » 10 ott 2012, 12:13

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add:

questi sono in scadenza nel 2035: http://www.dt.tesoro.it/modules/documen ... 1.2009.pdf

Caratteristiche principali dello strumento
Il Titolo REPUBBLICA ITALIANA - BTP€i EUR 2.35% 15.09.2035 EUR è un titolo di stato emesso dalla Repubblica Italiana in Euro.

Il titolo corrisponde cedole fisse, pagate con frequenza semestrale, pari a 2.35% del valore nominale rivalutato sulla base dell'inflazione europea registrata tra la data di emissione e la data di pagamento della cedola, e prevede il rimborso del 100% del valore nominale rivalutato per l'inflazione alla scadenza, il 15.09.2035.

fonte: http://www.investimenti.unicredit.it/pd ... 1003209000


e titoli greci scadenza 2040??

Tipologia strumento - Caratteristiche generali

Acquistando un titolo di credito (titolo di stato) si diviene finanziatori dello stato emittente e si ha diritto a percepire periodicamente gli interessi o i premi previsti dal titolo e, alla scadenza, al rimborso del capitale prestato.

Caratteristiche principali dello strumento

Il Titolo REPUBBLICA GRECA STEP UP 24.02.2035 EUR è un titolo di stato emesso dalla Repubblica Greca in Euro.

Il titolo corrisponde cedole crescenti stabilite all'emissione (STEP UP), pagate con frequenza annuale e prevede il rimborso del 100% del valore nominale alla scadenza, il 24.02.2035.

Il titolo è stato emesso nell'ambito dell'offerta pubblica di scambio del 24.02.2012 della Repubblica Greca finalizzata alla ristrutturazione del proprio debito pubblico, rivolta ai possessori dei titoli preesistenti in sostituzione degli stessi.
I documenti di emissione sono reperibili in lingua inglese sul sito internet dell'Emittente.


link utili:
http://www.eurotlx.com/strumenti/ricerc ... p?z=1&c=20
http://finanza.repubblica.it/Obbligazio ... 23.1G00773





e secondo Te, Caro Lettore, queste persone [ link: http://www.finanzaonline.com/forum/obbl ... 45541.html ] vogliono cambiare il Mondo?

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Re: [DOSSIER n. 19] Cosa fa [fare IGB al] lo Stato oggi

Messaggioda sandropascucci » 11 ott 2012, 17:05

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non è andata male: http://www.bancaditalia.it/media/comsta ... 102012.pdf





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calcoliamo le commissioni?
ricordiamo che erano del:

- 0,20% per i BTP 4,50% 15.7.2012/2015,
- 0,20% per i BTP 4,75% 15.9.2011/2016,
- 0,30% per i BTP 4,50% 1.2.2008/1.8.2018,
- 0,40% per i BTP 5% 1.3.2009/2025.






solo di commissioni che le banche intascano.. così.. en passant.. ma dato che lo Stato ha promesso quei rendimenti percentuali (vedi tab)..
..ora qualcuno può calcolare quant'è la nuova servitù sul debito pubblico (per la SOLA giornata di OGGI) ?????
perché se lo Stato chiede (e poi dà[rà]) 3,75 MILIARDI DI EURO con rendimento 4,50%.. insomma.. ci siamo capiti..
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Re: [DOSSIER n. 19] Cosa fa [fare IGB al] lo Stato oggi

Messaggioda sandropascucci » 16 ott 2012, 13:49

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Spagna vende 4,9 mld in bond con tassi limati e forte domanda
LaPresse – 1 ora 0 minuti fa

Spagna vende 4,9 mld in bond con tassi limati e forte domanda
Madrid (Spagna), 16 ott. (LaPresse/AP) - La Spagna ha venduto 4,9 miliardi di euro in titoli di stato registrando tassi in leggero calo e una forte domanda. Il Tesoro spagnolo ha collocato 3,4 miliardi in bond a 12 mesi, con un rendimento medio del 2,82% rispetto al 2,84% dell'ultimo collocamento del 18 settembre scorso. Inoltre Madrid ha piazzato 1,5 miliardi di euro in buoni a 18 mesi, con un tasso medio del 3,2% a fronte del precedente 3,4%. Si tratta della prima asta da quando la scorsa settimana Standard & Poor's ha tagliato il rating della Spagna di due gradini a 'BBB-', un solo livello sopra quello spazzatura. La domanda è stata pari a 2,78 volte l'offerta per i bond a un anno, mentre il rapporto di copertura per quelli a un anno e mezzo si è attestato a 3,6.

fonte: http://it.finance.yahoo.com/notizie/spa ... nance.html

sandropascucci

traduzione: oggi la Spagna, Paese Libero & Sovrano, come l'Italia (AH! AH ! AH! scusate!) ha bisogno di 1,5 miliardi di euro. non li ha e non può crearli dal nulla perché solo alla BC[E] è concesso farlo e non può chiederli OGGI ai cittadini con nuove tasse perché il cittadino si è rotto i coglioni di farsi sfilare soldoni dalle proprie tasche.

allora che fa? CREA un pezzo di carta, lo chiama BOND e ci scrive sopra: «prometto a chi mi dà ADESSO 1,5 miliardi di euro di ridargliene 50 milioni in più tra un anno e mezzo, quando mi riporta questo pezzo di carta». (in realtà si fa dare €1,45 MLD ADESSO e promette di restituire i nominali €1,50 MLD a scadenza, ma didatticamente va bene lo stesso).

la domanda è: dove va a prendere 50 milioni in 18 mesi? senza contare che se chiedi €1,5 mld vuol dire che ti servono per spenderli e dove andrai a prendere pure quelli??

capite il giochino? se OGGI non hai €1,45 MLD.. come fai ad averne € 1,50 MLD tra 18 mesi?

E' OVVIO CHE TRA 18 MESI SARAI COSTRETTO, TU-PAESE-SOVRANO (AH! AH ! AH!), A CHIEDERE DI NUOVO ALTRI SOLDI IN PRESTITO, CON L'AGGIUNTA DI NUOVE TASSE, QUESTA VOLTA "GIUSTIFICATE" DA.. già.. giustificate da cosa? ESATTO!! DALL'AUMENTO DEL c.d. "DEBITO PUBBLICO" CHE NON SI PUO' NON PAGARE, EH!!

EBLABLABLA INTORTAMENTO DEL POPOLINO(s), CRISI, CHE PECCATO, TRA DUE ANNI LA RIPRESA, DOBBIAMO (devi tu popolinos) FARE SACRIFICI ETCETC..

ITALIA O SPAGNA IGB CE MAGNA.

0A utenti piace questo commentoApprovazioneDisapprovazione0A utenti non piace questo commentoSandropascucci • un secondo faRimuovi
traduzione: oggi la Spagna, Paese Libero & Sovrano, come l'Italia (AH! AH ! AH! scusate!) ha bisogno di 1,5 miliardi di euro. non li ha e non può crearli dal nulla perché solo alla BC[E] è concesso farlo e non può chiederli OGGI ai cittadini con nuove tasse perché il cittadino si è rotto i coglioni di farsi sfilare soldoni dalle proprie tasche.

allora che fa? CREA un pezzo di carta, lo chiama BOND e ci scrive sopra: «prometto a chi mi dà ADESSO 1,5 miliardi di euro di ridargliene 50 milioni in più tra un anno e mezzo, quando mi riporta questo pezzo di carta». (in realtà si fa dare €1,45 MLD ADESSO e promette di restituire i nominali €1,50 MLD a scadenza, ma didatticamente va bene lo stesso).

la domanda è: dove va a prendere 50 milioni in 18 mesi? senza contare che se chiedi €1,5 mld vuol dire che ti servono per spenderli e dove andrai a prendere pure quelli??

capite il giochino? se OGGI non hai €1,45 MLD.. come fai ad averne € 1,50 MLD tra 18 mesi?

E' OVVIO CHE TRA 18 MESI SARAI COSTRETTO, TU-PAESE-SOVRANO (AH! AH ! AH!), A CHIEDERE DI NUOVO ALTRI SOLDI IN PRESTITO, CON L'AGGIUNTA DI NUOVE TASSE, QUESTA VOLTA "GIUSTIFICATE" DA.. già.. giustificate da cosa? ESATTO!! DALL'AUMENTO DEL c.d. "DEBITO PUBBLICO" CHE NON SI PUO' NON PAGARE, EH!!

EBLABLABLA INTORTAMENTO DEL POPOLINO(s), CRISI, CHE PECCATO, TRA DUE ANNI LA RIPRESA, DOBBIAMO (devi tu popolinos) FARE SACRIFICI ETCETC..

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Re: [DOSSIER n. 19] Cosa fa [fare IGB al] lo Stato oggi

Messaggioda sandropascucci » 18 ott 2012, 20:24

>
>
Tesoro, emissione record Btp Italia a 18 mld, cedola 2,55%
LaPresse – 46 minuti fa

Tesoro, emissione record Btp Italia a 18 mld, cedola 2,55%

Roma, 18 ott. (LaPresse) - Il controvalore complessivamente raccolto nei quattro giorni di distribuzione del Btp Italia, indicizzato all'inflazione e con scadenza a ottobre 2016, è stato pari a euro 18.017.975.000 con 186.698 contratti totali. E' quanto si legge in una nota. Il tasso cedolare annuo comunicato dal Ministero dell'Economia e delle Finanze, Dipartimento del Tesoro, è stato fissato al 2,55%. Il titolo, da lunedì 22 ottobre, sarà negoziabile sul MOT come tutti gli altri titoli di Stato. Il periodo di distribuzione si è concluso oggi con un nuovo record giornaliero, 56.258 contratti per 7.840.391.000 di euro di controvalore. Raffaele Jerusalmi, amministratore delegato di Borsa Italiana ha commentato: "Siamo orgogliosi di aver potuto mettere a disposizione la nostra piattaforma per questo collocamento di grande successo, che conferma l'assoluta importanza di avere un mercato finanziario efficiente a vantaggio di tutto il sistema economico italiano".


traduzione: grande giubilo oggi in tutto il Paese per aver creato € 18 miliardi di debito pubblico in più in soli 4 giorni (con record giornaliero di 7,48 mld!!).
Questi 18 miliardi di euro, come pure il 2,55% in più (circa mezzo miliardo di euro di soli interessi!) graveranno su 60.000.000 di persone mentre solo 186.698 fortunati saranno i beneficiari di quel mezzo miliardo di interessi (teoricamente, contanto che un solo acquirente ha comprato un solo [lotto di] BTP ma nella realtà chissà quanti contratti hanno stipulato i BIG tipo Unicredit e compari)

la domanda è sempre quella: dove prenderà lo Stato i 459.458.363 euro degli interessi promessi in soli 12 mesi?
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Re: [DOSSIER n. 19] Cosa fa [fare IGB al] lo Stato oggi

Messaggioda sandropascucci » 19 ott 2012, 14:06

MONETA DEBITO IN CIRCOLAZIONE : viewtopic.php?f=37&p=40157#p40157
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Re: [DOSSIER n. 19] Cosa fa [fare IGB al] lo Stato oggi

Messaggioda sandropascucci » 8 mag 2013, 11:30

non solo allo Stato..

dipendenti cinesi in esercizio psicofisico:
fake.png


bestie da soma marchiate per un aumento:
tatuaggio3.jpg

c'è da dire che il logo è fiko, dai..
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Re: [DOSSIER n. 19] Cosa fa [fare IGB al] lo Stato oggi

Messaggioda sandropascucci » 4 giu 2013, 14:49

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Ubs, Bernanke pronto a comprare titoli di Stato Ue
Di Paola Valentini

Dal 2008 la Federal reserve attua una politica monetaria espansiva attraverso massicci acquisti di obbligazioni Usa nel tentativo di rilanciare l'economia. E' il cosiddetto quantitative easing [so' fiki l'ameregani, aò! tu-itajano.. ma quanno c'arrivavi a 'nventà 'n nome così, eh, quanno? MAI!! stai ancora cor "SIGNORAGGIO".. ma io boh.. ma te vvòi aggiornà?! n.d.r.], giunto oggi alla quarta edizione [infatti si parla di RISTAMPA ih! ih! ih! - n.d.r.] e adesso è nel mirino degli investitori che si interrogano sulla sua efficacia e su quanto a lungo ancora potrà durare. [tipico ameregano: prima spara, poi chiedi[ti, perhcé quello è morto.. lo puoi chiedere solo a te stesso - n.d.r.]

In un'economia interconnessa come quella attuale, infatti, le mosse di una banca centrale risolvono solo una parte del problema se poi le altre banche centrali non agiscono in modo coordinato. Il problema è l'Europa, la cui politica di austerità sta mettendo a dura prova anche le economie degli altri Paesi. Non a caso la Cina sta rallentando il ritmo di crescita. Ecco perché la Fed potrebbe scendere in campo anche nel Vecchio Continente comprando titoli di Stato, così come ha fatto negli Usa, e nulla glielo può impedire. [capito? il Pianeta Gaia va a troie e la colpa è dell'EUROPA, ergo TUA, mollusco di cittadino europeo - n.d.r.]

"È ancora troppo presto per valutare questa politica perché ne abbiamo visto solo la prima parte. Come scrisse nel 2009 Anna Schwartz, per una banca centrale come la Federal Reserve allentare la politica monetaria per combattere la recessione, per poi contrarla quando la ripresa è effettivamente in corso, è una pratica standard. Bernanke finora ha solo portato a termine la prima metà con una politica estremamente espansiva», spiega Andreas Hoefert, capo economista per il mercato europeo di Ubs wealth management.

Ma con Wall street ai massimi storici, negli ultimi mesi il mercato ha iniziato a prendere il considerazione l'ipotesi di una marcia indietro della Fed. Qualche investitore come Bill Gross, gestore di Pimco, ha detto che si aspetta una mossa del genere già a settembre, ma la maggior parte degli operatori è convinto che un restringimento della politica monetaria delle Fed avverrà non prima della fine del 2013.

Secondo Hoefert Bernanke, che lascerà la sua carica nel gennaio 2014, potrebbe entrare nella storia come il primo presidente della Fed a non aver mai imposto una stretta della politica monetaria durante il suo mandato. [sì!! vai berny!! entra nel guiness!! dai che ce la fai!! scusate ma 'ste cose mi entusiasmano! - n.d.r.e.]

Il problema infatti è che per ora gli effetti di questi maxi piani di espansione monetaria si sono visti su Wall street, che continua a macinare record su record, mentre sull'economia reale i numeri non sono altrettanto brillanti. [traduzione: Wall Street NON E' l'economia reale - n.d.r.]

"Il successo dell’allentamento resta in dubbio anche se è vero che, al contrario di altri Paesi, gli Usa non sembrano a rischio di cadere in una recessione a doppio minimo e che la disoccupazione si sta riprendendo, con un ritmo lento ma sicuro. Inoltre il mercato azionario attualmente sta rincorrendo un record dopo l’altro", sottolinea l'esperto. [sì! dai!! w il record!! - scusate.. l'entusiasmo irrefrenabile.. n.d.r.]

Tuttavia, ricorda Hoefert, negli scorsi mesi i tassi di inflazione Usa hanno segnato una tendenza al ribasso. "Sia l’indice dei prezzi al consumo principale sia l’indice dei prezzi core per le spese per i consumi personali, il parametro di inflazione preferito dalla Fed, stanno scendendo verso la soglia di un tasso di crescita annuo dell’1%. Se questa tendenza continua, presto potrebbero riaffacciarsi i timori per una nuova deflazione", aggiunge l'economista di Ubs.

Quali le ragioni? "Una delle cause è il calo piuttosto importante dei prezzi delle materie prime, che si potrebbe invece spiegare con la fiacca crescita globale. In effetti i dati del Pil del primo trimestre indicano che, mentre l’economia Usa sta accelerando, il tasso di crescita di molti mercati emergenti, in particolare della Cina, sta perdendo la sua dinamica. Ancora peggiore è naturalmente la situazione in Europa, che resta in recessione se non in depressione. Se questa situazione dovesse proseguire per un periodo più prolungato, potrebbe compromettere gli sforzi della Fed nella lotta alla deflazione", sottolinea Hoefert.

L'economista sostiene infatti che la politica monetaria secondo la strategia del colpisci e stupisci che la Fed attua dal 2008 ha forse sorpreso molti, ma non chi ricorda le perole del suo presidente Bernanke durante un discorso tenuto nel 2002, quando era membro del Consiglio dei governatori («Deflation: Making sure it doesn’t happen here»), che gli è valso il soprannome di «Helicopter Ben», e che definisce molti anni prima le misure della Fed in una situazione di crisi finanziaria con rischi deflazionistici come quella del 2007–08.

Proprio nel discorso del 2002 Bernanke aveva anche detto che "la Fed ha l’autorità per acquistare sia debito pubblico straniero sia debito pubblico nazionale. [oopps!! e affanculo anni e anni di "la banca centrale non c'entra nulla con il debito pubblico e blablabla - n.d.r.]

Potenzialmente questa classe di attivi costituisce un ampio obiettivo per le operazioni della Fed, in quanto la quantità di attivi stranieri selezionabili per l’acquisto da parte della Fed è di molte volte superiore al livello del debito pubblico Usa".

"ATTIVI = SIGNORAGGIO PER LA FED = DEBITO PER IL POPOLO" [n.d.r.]

Un arma potenzialmente molto efficace dunque, quella che ha a disposizione la Fed nel suo arsenale. "Nulla può fermare la Fed dal fare il lavoro che la Bce si rifiuta di fare o accetta di fare solo in cambio di una stretta fiscale ancora maggiore nei Paesi periferici: acquistare i titoli di Stato di Spagna, Italia e altri Paesi per allentare le condizioni monetarie di tali nazioni", prosegue Hoefert.

Nel suo discorso Bernanke ha anche sottolineato che un tale intervento avrebbe un «potenziale impatto su una serie di mercati finanziari, compreso il mercato dei cambi». [altro mercato di PURA FUFFA! - n.d.r.]

"Tuttavia in un mondo segnato dalle guerre monetarie, in cui il Giappone ha già sparato la sua ultima salva [non ditelo al signor rossi - così si chiama: chiedere a unicredit s.p.a.] e l’euro rimane il combattente furtivo, un tale ipotetico ultimo intervento potrebbe finalmente far uscire allo scoperto l’euro e mettere la Bce di fronte al fatto che una depressione europea autoindotta non è un evento isolato, ma uno che ha effetto sulla ripresa mondiale", conclude Hoefert. [ripresa per il culo, ossia ci hanno preso per il culo FINO AD ORA e ora ci RIPRENDONO per il culo - n.d.r.]

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Re: [DOSSIER n. 19] Cosa fa [fare IGB al] lo Stato oggi

Messaggioda sandropascucci » 9 lug 2013, 23:17

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Doccia fredda sul governo. Peggiora la valutazione sui conti pubblici (tappe), da BBB+ a BBB, a due passi dal livello 'spazzatura', negativo il giudizio sulle prospettive a breve (tabelle). Fmi: si aggrava recessione. Il Pil mondiale + 3,1%, quello italiano -1,8%

fonte: Repubblica.it
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Re: [DOSSIER n. 19] Cosa fa [fare IGB al] lo Stato oggi

Messaggioda ivanopino » 10 lug 2013, 13:06

si vede che con i grillini le cose stanno cambiando...in peggio!!
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Re: [DOSSIER n. 19] Cosa fa [fare IGB al] lo Stato oggi

Messaggioda sandropascucci » 7 nov 2013, 10:39

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Re: [DOSSIER n. 19] Cosa fa [fare IGB al] lo Stato oggi

Messaggioda sandropascucci » 17 nov 2013, 9:26

P

R

I

M

I

T

[>>]

Scenetta in tre atti:

ATTO PRIMO:
(Stato): VOI BANKIERI FARETE COSI', CHIARO!?
ATTO SECONDO:
(IGB): MANK'OPUUUUCAZZ!
ATTO TERZO:
(Stato): SCUSATE; STAVAMO SCHERZANDO :(

Decreto Liberalizzazioni passa in Senato: protesta ABI contro l’addio alle commissioni bancarie
Il presidente Abi, Giuseppe Mussari, protesta contro la cancellazione delle clausule che prevedono commissioni a favore delle banche su tutte le linee di credito del Dl liberalizzazioni dopo l'ok del Senato con voto di fiducia.
Francesca Vinciarelli - 2 marzo 2012

Giuseppe Mussari protesta contro la cancellazione delle commissioni bancarie del Dl liberalizzazioni

Come previsto il Senato ha votato la fiducia sul maxiemendamento al decreto liberalizzazioni. Il testo passato con 237 voti favorevoli, 33 contrari e 2 astenuti è quello approvato dalla Commissione Industria. E ora il decreto liberalizzazioni è atteso all’esame della Camera.

Per la relatrice Simona Vicari «il Senato ha vigilato, era stato fatto un lavoro eccezionale in commissione ed era giusto che valesse quel testo approvato nonostante il pressing di queste ore, specie delle banche».

E proprio dalle banche arrivano le proteste più pungenti, con riferimento alla misura che prevede l’eliminazione delle commissioni bancarie su linee di credito, affidamenti e scoperti.

Emendamento al decreto liberalizzazioni che proprio non va giù al comitato di presidenza dell’Abi, tanto da dimettersi per protesta contro la cancellazione di tutte le clausole che prevedano commissioni a favore delle banche per le linee di credito concesse, o meglio «a fronte della concessione della loro messa a disposizione, del loro mantenimento in essere, del loro utilizzo anche oltre il limite del fido».

A spiegare la reazione dell’Abi è il presidente, Giuseppe Mussari: la norma sulle clausole delle commissioni per le linee di credito concesse dalle banche rischia di allontanare gli impieghi delle banche straniere in Italia.

Per Mussari si tratta dell’ennesimo attacco contro le banche e, a fronte di questa «goccia che ha fatto traboccare il vaso», Mussari ha minacciato il Governo di dare il via ad una completa revisione del sistema del credito a imprese e famiglie se tale misura non verrà cancellata.

Immediata la risposta del relatore al decreto legge liberalizzazioni, Filippo Bubbico, che prova a calmare le acque e annuncia la revisione della norma con il prossimo decreto semplificazioni: «il governo non ha voluto cambiare nulla del testo uscito dalla commissione Industria del Senato, ma so della volontà dell’Esecutivo di trovare una soluzione nel decreto legge sulle semplificazioni all’esame della Camera».


Liberalizzazioni: le commissioni bancarie si pagheranno
Rivista la norma del Dl Liberalizzazioni sulle commissioni bancarie: saranno annullate solo se non rispettano le norme sulla trasparenza.
Francesca Vinciarelli - 6 marzo 2012

Liberalizzazioni: il Governo fa marcia indietro sulle commissioni bancarie

Dietro front del governo Monti sull’emendamento al Decreto Liberalizzazioni che avrebbe cancellato le clausole che prevedono commissioni bancarie su crediti, fidi e sconfinamenti di tutte le linee di credito: dopo le polemiche dell’ABI – con il presidente Giuseppe Mussari e gli altri vertici che erano arrivati a presentare le proprie dimissioni – il Governo annuncia che correggerà l’articolo 27 bis del decreto liberalizzazioni.
Come? Se non con lo stralcio parziale dell’articolo in questione, si procederà ad una (poco probabile) contromisura ad hoc nel Decreto Semplificazioni o nel Decreto Fiscale.

Questo significa che le commissioni bancarie saranno sì cancellate, ma «solo nel caso in cui le banche non abbiano rispettato le norme sulla trasparenza» emanate dal Comitato interministeriale per il credito e il risparmio (Cicr).

La scelta iniziale di operare questa correzione con il Decreto Semplificazioni, annunciata dal relatore Stefano Saglia, derivava dal fatto che quello sulle liberalizzazioni è già stato approvato dal Senato e il Governo punta ad arrivare ad ottenere il via libera definitivo dalla Camera entro il 24 marzo: oltre questa data, infatti, il Decreto Liberalizzazioni scadrebbe e bisognerebbe ricominciare l’iter legislativo.

L’emendamento al Dl Semplificazioni depositato in commissione alla Camera però ha scatenato polemiche sull’altro fronte, ovvero di coloro che ritengono che il Governo stia operando a favore degli istituti finanziari, mettendo a punto misure pro banche.

È inoltre dubbia l’ammissibilità dell’emendamento al Decreto Semplificazioni sulle commissioni bancarie, essendo queste materia estranea al decreto stesso. Lo stesso Saglia, ricordando le parole del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che invitava le Camere a rispettare i dettati in materia, ha dichiarato che «è la prima volta che abbiamo a che fare con questa sollecitazione del Quirinale per vigilare sull’ammissibilità degli emendamenti che sono estranei al tema del provvedimento» e ora «saranno le commissioni a decidere se l’emendamento è ammissibile oppure no».

Secondo una fonte parlamentare, dunque, «non sarà presentato l’emendamento al decreto semplificazioni perché sarebbe ritenuto quasi certamente inammissibile». Bisogna trovare un’altra strada, che sembra sempre più quella del Decreto Fiscale.


non è la prima volta: http://www.signoraggio.com/signoraggio_ ... talia.html

ps: ora l'ABI mi ri-denuncerà?!
Infatti nel 2008 tale avvocato Maurizio Bellacosa fu incaricato dall'allora presidente ABI,
dott. ZADRA, di INTIMARMI l'eliminazione della seguente storiella da me scritta nel 2006:
http://www.signoraggio.com/index_archiv ... -2006.html
http://www.signoraggio.com/signoraggio_ ... onota.html

che poi.. abbietto deriva dal latino abiectus, participio passato di abicĕre cioè "respingere, gettare via"..
sarò libero di respingere lo male o no?! ma io boh!!

La vecchia commedia
(di Sandro Pascucci - http://www.signoraggio.com&#41;
la vittima: il Popolo
l'assassino: il politico
la prova: la "banconota" (nei panni de "la traccia di sangue")
il mandante: Il Grasso Bankiere©

I banchieri si lamentano che l'uso delle banconote cartacee procura loro una spesa di 10 miliardi di euro. "Dobbiamo lanciare una vera e propria guerra alla carta!" [Giuseppe Zadra, Direttore Generale ABI]. Ricordiamo che l'ABI non è un'Ente pubblico e sta per Associazione Bancaria Italiana, come dire il "circolo dei piccoli IGB© nostrani".

La verità è che la truffa del signoraggio sta venendo a galla e questi signori ABbIetti vogliono far sparire le prove del crimine che da anni denunciamo. La banconota è per loro la traccia di sangue sulla scena dell'omicidio e occorre fare pulizia. Via il contante, via il collegamento TANGIBILE tra BANCA->POLITICA->POPOLO, occorre distruggere il legame MANDANTE->ASSASSINO->VITTIMA. Senza più banconote in circolazione sarà assai più difficile spiegare il signoraggio alle persone. Già ora sulla Rete molti DISINFORMATORI prezzolati dal Sistema stanno seminando l'idea malsana "si, va bene ma tanto ora le banconote spariranno e quindi il signoraggio sparirà". La risposta FERMA a questa assurdità è:

ELIMINARE LE PROVE NASCONDE MEGLIO IL CRIMINE MA NON L'ELIMINA.
INOLTRE COSTITUISCE UN'AGGRAVANTE PER I COLPEVOLI E COMPLICI.


Il titolare dello studio dell'avv. Bellacosa era tale avv.sa Paola Severino, esatto: la poi ministra italiana.

Alcune richerche sui nostri:

Lo studio legale Paola Severino assiste una banca aretina rinviata a giudizio per usura
INFORMAZIONE Lunedì 06 Agosto 2012 alle 08:19 via ARTICOLOTRE.COM
- Redazione- 5 agosto 2012- I due direttori dell'istituto di credito sono accusati di usura e il gip Andrea Claudiani venerdì scorso li ha rinviati a giudizio. Il 10 gennaio si terrà la prima udienza. A difendere i direttori sono gli avvocati Giuseppe e Luca Fanfani, mentre l'istituto di credito locale, chiamato in causa come responsabile civile, si è affidato al notissimo studio legale di Roma, lo studio legale Paola Severino. Avrebbe dovuto essere la stessa Paola Severino a presenziare in aula, ma la nomina a ministro l’ha costretta ad affidare la difesa al collega Maurizio Bellacosa.


i due si conoscono da tempo:

INFO DOCENTE: MAURIZIO BELLACOSA

Roma 16 febbraio 2011 Luiss Guido Carli MAURIZIO BELLACOSA
Curriculum
il 24 luglio 1984 ha conseguito il diploma di maturità classica al liceo statale “G.B. Vico” di Nocera Inferiore, con votazione 60/60;

a partire dal novembre 1984, ha frequentato la Facoltà di Giurisprudenza presso la L.U.I.S.S. di Roma, superando tutti gli esami del corso di laurea con la media di 30/30;

il 15 marzo 1989 ha conseguito la laurea di Dottore in Giurisprudenza presso la L.U.I.S.S. di Roma, discutendo la tesi su “La cooperazione del delitto colposo” (relatori i Ch.mi Proff. Giovanni Maria Flick e Paola Severino) e riportando la votazione conclusiva di centodieci /110 con lode e dignità di pubblicazione;

nell’ottobre 1990 ha vinto la borsa di studio a copertura parziale della quota di partecipazione al “Corso per Giuristi d’Impresa” organizzato dalla Scuola di Management L.U.I.S.S. e dal CE.RA.DI;

- nel dicembre 1990 è risultato idoneo al concorso bandito dal Consiglio Nazionale delle Ricerche per laureati in disciplina afferenti al Comitato Nazionale per le Scienze Giuridiche Politiche (bando n. 201.09.20);

il 14 febbraio 2003 ha conseguito il titolo di Dottore di ricerca in Diritto penale dell’economia presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Messina (XV ciclo).


anche se.. alla lunga..

Sette milioni di motivi per tornare in studio
Paola Severino, Guardasigilli del governo Monti, ha deciso di riprendere a fare l'avvocato.

Paola Severino, ministro della Giustiza nel governo tecnico guidato da Mario Monti.
Un avvocato prestato alla politica. Anzi, all’amministrazione della cosa pubblica. Paola Severino ha confermato quanto da tempo diceva a chi la conosce bene: «Al termine della legislatura, torno alla mia professione».

IL “COSTO” DELLA POLITICA. L’avvocato è finito subito sotto i riflettori dei media, dopo la nomina dello scorso anno, in quanto è risultato il professionista con il reddito più alto nella compagine di governo: oltre 7 milioni di euro, che facevano impallidire persino l’ex numero uno di Intesa San Paolo, Corrado Passea, che nell’ultima dichiarazione da banchiere aveva segnalato un reddito di “appena” 3,5 milioni di euro.
Considerato che il compenso annuo del guardasigilli è di circa 195.255 euro, si capisce bene la decisione del ministro. Che, tuttavia, nel motivare la sua scelta non ha fatto riferimento a questioni di pecunia.

Non potrei mai chiedere alle persone del mio staff uno sforzo ulteriore. Ho spremuto tante energie dai miei collaboratori perché sapevo che avevamo poco tempo per fare tante cose. Ma adesso basta.

ha detto il ministro che, tuttavia, ha espresso l’auspicio che nel prossimo governo siano presenti «persone per bene, tecniche e preparate». Nella sua carriera da penalista, il ministro uscente ha svolto numerosi incarichi di prestigio come l’assistenza a Morgan Stanley nella vicenda del crac Parmalat e la tutela di Depfa nei procedimenti sui derivati con le amministrazioni locali.

TORNA IL NOME SULLA TARGA. A questo punto, lo studio potrà tornare alla sua insegna originaria. Infatti, dopo l’assegnazione dell’incarico, il nome del ministro era stato tolto (come previsto dalla legge) dalla targa della boutique di diritto penale. Da studio legale Di Benedetto Severino, il nome era stato trasformato in Studio legale penalisti e associati.

La decisione, infatti, era stata quella di togliere dall’insegna non solo il nome del ministro, ma anche quello del marito Paolo Di Benedetto, commissario Consob. In questi mesi, le redini della struttura sono state affidate a Maurizio Bellacosa, da sempre collaboratore della Severino, che ha gestito la dozzina di professionisti, tra cui la figlia del ministro, Eleonora Severino, che compongono lo studio.


..e secondo me non è una bellacosa, no?

add:
MARITO DELLA PIÙ NOTA PAOLA SEVERINO, EX VICEPRESIDENTE DELLA MAGISTRATURA MILITARE
Di Benedetto, l' ex funzionario che diventò commissario Consob

Già dipendente dell' istituto, ora alla gestione dei fondi delle Poste; L' esame delle designazioni per la Commissione di vigilanza è atteso per la prossima settimana

ROMA - Fino a qualche giorno fa era praticamente uno sconosciuto. Di Paolo Di Benedetto si sapeva solo che era amministratore delegato della società di gestione dei fondi di investimento delle Poste. Così quando il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi lo ha designato commissario della Consob, sono stati colti tutti alla sprovvista. Anche all' interno della commissione, dove il possibile ritorno di Di Benedetto ha generato non pochi malumori. Romano, 55 anni, Di Benedetto è dal marzo 2000 amministratore delegato di BancoPosta Fondi Sgr. Lo ha nominato l' ex amministratore delegato delle Poste Corrado Passera. Di professione avvocato, non ha praticamente mai esercitato la libera professione. E' entrato al Banco di Napoli nel 1973. Poi nel 1985 è approdato alla Consob, come funzionario, quando alla presidenza c' era Franco Piga. Nel suo curriculum c' è scritto che è stato responsabile delle autorizzazioni alle reti di vendita, che ha contribuito al regolamento «porta a porta» e che nel 1995 è andato alla direzione affari legali. Per qualche anno è stato segretario della Commissione, di cui compilava i verbali. Tutte tappe di una onorata carriera, durata una quindicina d' anni, ma che non ha cambiato la storia della Consob. Il suo curriculum informa pure che è professore a contratto di Diritto dei mercati finanziari alla Luiss di Roma. La stessa università nella quale è stata recentemente nominata preside della facoltà di Giurisprudenza sua moglie Paola Severino. Che non è certamente una sconosciuta nel mondo politico e della giustizia. Un anno fa ha sfiorato la nomina alla vicepresidenza del Consiglio superiore della magistratura, candidata dall' Udc. Nel 2001 aveva vinto invece la classifica dei manager pubblici più ricchi. Nell' elenco era finita in quanto vicepresidente (e donna, per la prima volta nella storia), della magistratura militare: 3,3 miliardi di lire nel 1998. Ma è una cifra che non deve stupire. Paola Severino è uno dei più noti avvocati penalisti italiani. Ha lavorato con Giovanni Maria Flick, poi nominato ministro della Giustizia nel governo di Romano Prodi. Ha difeso lo stesso Prodi nel processo Cirio. Ma anche Giovanni Acampora, legale della Fininvest poi coinvolto nel processo Imi-Sir. Fra i suoi clienti figurano l' Eni e il gruppo di Francesco Gaetano Caltagirone.

E pure l' Unione delle comunità ebraiche, che ha rappresentato contro Erich Priebke. A fine giugno dello scorso anno ha recitato al festival di Spoleto il processo a Charlotte Corday, l' assassina di Jean Paul Marat.

Lei interpretava l' avvocato difensore. Antonio Di Pietro la pubblica accusa.

Il legame con Paola Severino può apparire un dettaglio insignificante.

Che però offre una chiave di lettura del motivo per cui la nomina di Di Benedetto potrebbe diventare un clamoroso caso politico nella maggioranza, opponendo ancora una volta leghisti e cattolici. La prossima settimana la commissione Finanze della Camera dovrà esaminare il suo curriculum insieme a quello del potentissimo Lamberto Cardia, designato alla presidenza della Consob.

E dare il proprio parere. Non vincolante, sia ben chiaro.

Eppure quel passaggio si annuncia tutt' altro che una semplice formalità.

Un precedente esiste già, e risale al 1991. L' allora presidente del Consiglio Giulio Andreotti aveva designato alla presidenza dell' autorità che sorveglia sui mercati l' ex presidente della prima sezione civile della Corte d' appello di Roma, Carlo Sammarco. Ma dopo due clamorose bocciature delle commissioni Finanze di Camera e Senato la nomina venne ritirata. Che la designazione di Cardia, ex capo di gabinetto di Lamberto Dini, ora esponente della Margherita, non fosse gradita a tutti, era noto.

Tuttavia anche le ultime resistenze sembravano superate. Ma l' accoppiata con Di Benedetto ha determinato nuove tensioni. Lega Nord e una parte di Alleanza nazionale si preparano a dare battaglia e il clima di fibrillazione politica, dopo la sconfitta del centrodestra alle amministrative, rende possibile ogni pronostico. Tanto più che nemmeno il ministro dell' Economia Giulio Tremonti e il vicepremier Gianfranco Fini avrebbero ancora digerito una vicenda che presenta risvolti singolari. Mentre ogni nomina del governo Berlusconi è stata oggetto di lunghe e complesse trattative, quelle di Cardia e di Di Benedetto sono state fulminee. Fatto davvero insolito, addirittura un mese prima della scadenza dell' incarico del presidente, Luigi Spaventa. Il tutto è poi avvenuto a totale insaputa di Tremonti e, per giunta, in sua assenza (quel giorno si trovava a Trieste). Ce n' è abbastanza, insomma, perché l' operazione sia subito stata bollata come un blitz in piena regola dei cattolici dell' Udc, condotto con l' abile sostegno del sottosegretario alla presidenza Gianni Letta. Un altro episodio che rischia di segnare i rapporti nella maggioranza. Sergio Rizzo Il personaggio La carriera L' avvocato Paolo Di Benedetto, 55 anni (nella foto in alto), designato come commissario della Consob. Di Benedetto è un ex funzionario della Commissione di vigilanza sulla Borsa, nella quale è entrato nel 1985. Dal marzo 2000 era amministratore delegato della Bancoposta fondi sgr. La moglie del futuro commissario Consob, l' avvocato Paola Severino (nella foto in basso), preside della facoltà di giurisprudenza della Luiss, che nel 2001 figurava tra i manager pubblici più pagati (era vicepresidente della Magistratura militare).

Rizzo Sergio

Pagina 29
(10 giugno 2003) - Corriere della Sera


PAOLO DI BENEDETTO

Membro della Commissione Nazionale delle Società e la Borsa (CONSOB) da luglio 2003.

Nato a Roma il 21 ottobre 1947.

Laureato in Giurisprudenza presso l'Università di Roma "La Sapienza".

Diplomato presso la Scuola di Specializzazione in Scienze Amministrative della medesima Università.

Avvocato.

Docente a contratto di Diritto dei Mercati Finanziari presso l'Università LUISS di Roma.

Dal 1973 al 1985, presso il Banco di Napoli, nella cui sede di Roma ha inizialmente svolto la sua attività presso l'Ufficio Fidi per essere successivamente destinato alla Direzione Affari Legali della Sede.

Dal gennaio 1985 presso la Consob, nel ruolo della quale è stato inquadrato come funzionario e, dal gennaio 1994, come dirigente. In Consob, dal 1986 è stato responsabile dell'autorizzazione e della vigilanza sulle società di distribuzione di prodotti finanziari (cosiddette "reti di vendita"), dal 1990 responsabile dell'Ufficio di Segretariato Generale della Commissione e dal 1995 alla Divisione Affari Legali.

Dal marzo 2000 a luglio 2002, è stato amministratore delegato di SIM Poste spa, Società di Intermediazione Mobiliare del gruppo Poste Italiane.

Da marzo 2000 sino alla nomina a componente della Consob, è stato amministratore delegato, con i più ampi poteri di rappresentanza e gestione, di BancoPosta Fondi spa SGR, Società di gestione di Fondi Comuni di Investimento del gruppo Poste Italiane.


AVVOCATO E COMMISSARIO
Consob, si dimette Di Benedetto
Il commissario Consob Paolo Di Benedetto ha rassegnato le dimissioni dall' incarico a partire dal primo aprile 2010. Lo ha reso noto la stessa Autorità di vigilanza. L' avvocato Di Benedetto, il cui mandato sarebbe arrivato a naturale scadenza il 30 giugno prossimo, «ha scelto di lasciare anticipatamente la Consob per motivi esclusivamente personali», spiega la Consob.

Pagina 29
(21 marzo 2010) - Corriere della Sera


Il giallo del decreto sul mandato di Cardia

Cronologia articolo9 giugno 2010
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Questo articolo è stato pubblicato il 09 giugno 2010 alle ore 08:26.

Si infittisce il mistero sulla presidenza della Consob. Proprio ieri, mentre sembrava che si fosse rafforzata la candidatura di Vincenzo Carbone, presidente della Corte di cassazione, le agenzie di stampa hanno annunciato una possibile sorpresa per il prossimo consiglio dei ministri: una conferma per decreto dell'attuale presidente Lamberto Cardia per 60 giorni. Cardia si trova a Montreal, in Canada, per l'assemblea annuale della Iosco e il prossimo 28 giugno è atteso a Milano per il tradizionale appuntamento del Discorso al mercato.

È tuttora vacante anche il posto di quinto commissario. Il successore di Paolo di Benedetto, dimessosi nelle scorse settimane, potrebbe essere designato già giovedì. I candidati sarebbero l'ex-manager Eni Giuseppina Fusco, il direttore generale di Assoreti Marco Tofanelli, il responsabile compliance di Mediobanca Stefano Vincenzi e Carlo Pinardi, presidente di Analysis e docente universitario.(R.Fi.)


Acea: Assemblea approva Bilancio e nomina nuovo CdA. Confermati vertici, Cremonesi presidente
Approvati dall’Assemblea degli Azionisti il Bilancio di esercizio e il Bilancio consolidato 2009. Nominato anche il nuovo Consiglio di Amministrazione e il nuovo Collegio Sindacale.

Nel nuovo CdA, confermato nel numero di 9 componenti, sono stati eletti, sulla base della lista presentata dal Comune di Roma, Giancarlo Cremonesi, Marco Staderini, Paolo Giorgio Bassi, Luigi Pelaggi, Andrea Peruzy; per la lista presentata dal socio Fincal, Francesco Caltagirone e Paolo di Benedetto; per la lista di Ondeo Italia, Jean-Louis Chaussade e Aldo Chiarini.

Giancarlo Cremonesi è stato confermato presidente del Consiglio di Amministrazione.

Inoltre, per il Collegio Sindacale sono stati eletti i sindaci effettivi Enrico Laghi (lista Fincal), Alberto Romano e Corrado Gatti (ambedue lista Comune di Roma), e i sindaci supplenti Leonardo Quagliata (lista Comune di Roma) e Gianluca Marini (lista Ondeo Italia).

Nel Consiglio di Amministrazione entrano per la prima volta Francesco Caltagirone, Paolo di Benedetto e Aldo Chiarini.

Di seguito un breve profilo dei tre neoconsiglieri.

Francesco Caltagirone, nato a Roma il 29 ottobre 1968. Attualmente ricopre i seguenti incarichi: presidente e amministratore delegato di Cementir Holding SpA, vice presidente di Banca Antonveneta SpA, consigliere di amministrazione di Caltagirone SpA, Caltagirone Editore SpA, Banca Finnat Euramerica, Il Mattino di Napoli. E’ stato presidente di Vianini Industria SpA, consigliere di amministrazione della Banca Nazionale dell’Agricoltura, vice presidente Confindustria Lazio, rappresentante generale della giunta e membro del comitato direttivo dell’Unione Industriali di Roma.

Paolo di Benedetto, nato a Roma il 21 ottobre 1947. Diploma di laurea in Giurisprudenza e diploma di specializzazione in Scienze Amministrative con lode, presso l’Università di Roma “La Sapienza”. Avvocato, componente Consob dal 2003 al 2010. In passato ha ricoperto il ruolo di amministratore delegato di Sim Poste Italiane, società di intermediazione mobiliare, e BancoPosta Fondi Spa SGR, società di gestione fondi comuni di investimento, del Gruppo Poste Italiane SpA. Autore di articoli in tema di diritto dei mercati mobiliari e docente a contratto di Diritto dei Mercati Mobiliari presso l’Università Luiss Guido Carli di Roma e presso l’Università di Roma di Tor Vergata.

Aldo Chiarini, nato a Milano il 3 dicembre 1959. Laurea in Ingegneria chimica presso il Politecnico di Milano. Attualmente ricopre l’incarico di direttore generale di GdF Suez Energia Italia SpA. Tra le esperienze professionali, amministratore delegato di Elyo Italia Srl, ad di Petrol Company Srl e direttore tecnico di Petrol Company.



andamento titoli associatiBCA FINNAT *
Luca Fiore
21 febbraio 2013 - 18:59 MILANO (Finanza.com) Banca Finnat Euramerica ha reso noto che Paolo di Benedetto ha rassegnato le proprie dimissioni dalla carica di Consigliere d’amministrazione (non esecutivo, non indipendente e non appartenente a comitati interni). La decisione è attribuibile a “motivi personali”.


IL MONDO / finanza / 12 Marzo 2013 Edison/ Edf presenta la lista, su 12 nomi solo tre italianiSono Gian Maria Gros-Pietro, Paolo di Benedetto e Nathalie Tocci. Confermate le anticipazioni de ilmondo.it, Proglio verso la riconferma a presidente e Lescoeur ad amministratore delegato. La presidenza italiana sarebbe solo rimandataEdison/ Edf presenta la lista, su 12 nomi solo tre italiani
Milano, 12 mar - Presidente italiano rimandato. Da Parigi arriva la conferma di quanto anticipato da ilmondo.it sulle nomine ai vertici di Edison. Transalpina di Energia, società attraverso la quale Edf controlla Edison, ha deciso di rinnovare Henri Proglio, numero uno del gigante energetico d'Oltralpe, alla presidenza di Foro Buonaparte. Edf ha pero' poi sottolineato «la volontà è di trovare un presidente italiano per Edison » sottolineando che «attualmente lo scenario richiede tuttavia una continuità e un forte committment per fronteggiare al meglio il futuro».

Intanto nella lista dei candidati che saranno proposti all'assemblea dei soci del 22 marzo per il rinnovo dei vertici figurano solo tre nomi italiani: Gian Maria Gros-Pietro, Nathalie Tocci e Paolo Di Benedetto, in passato consigliere di Banca Finnat Euramerica. Esce dal consiglio Gregorio Gitti, genero del banchiere Giovanni Bazoli, neoeletto alla Camera dei Deputati con la lista Scelta Civica per l'Italia di Mario Monti. Fuori anche Mario Cocchi, che rappresentava in consiglio gli interessi dell'ex socio Tassara. Oltre a Gros-Pietro, Proglio e Di Benedetto, nella lista dei candidati di Transalpina ci sono poi Béatrice Bigois, Philippe Esper, Pierre Lederer, Denis Lépée, Jorge Mora, Thomas Piquemal, Nicole Verdier-Naves e naturalmente Bruno Lescoeur, attuale amministratore delegato verso la riconferma.

Fiorina Capozzi

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Re: [DOSSIER n. 19] Cosa fa [fare IGB al] lo Stato oggi

Messaggioda sandropascucci » 20 nov 2013, 10:13

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Ricordo (ho le foto sotto il gazebo color cioccolata lenta che non è cioccolata) dell'incontro con Di Pietro e i suoi assistenti in occasione dell'operazione "PRIMIT - MONTECITORIO 2011" ( viewtopic.php?p=32679#p32679 ). C'è anche il video dell'exPRIMIT Enrico Grosso su YT.

Durante quell'incontro si stilarono i punti base per l'interrogazione del povero Tonino al Parlamento ( viewtopic.php?f=48&t=1548 ), interrogazione che lo silurò da lì a pochi mesi.

Della serie sbatti il mostro in prima pagina e l'errata corrige tra i consigli della cucina.

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Di Pietro, ecco perché le case del leader (e famiglia) dell’Idv sono 11 e non 56
L’equivoco nasce dalla risposta ambigua di Massimo D’Andrea, il consulente (di parte) di Elio Veltri nella causa contro Antonio Di Pietro, all’inviata di Report. Poche visure catastali al costo di una decina di euro permettono di scoprire che la proprietà in Molise ha 45 particelle catastali

di Marco Lillo | 3 novembre 2012Commenti (2754)
Di Pietro, ecco perché le case del leader (e famiglia) dell’Idv sono 11 e non 56
Più informazioni su: Antonio Di Pietro, IDV, Report.

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Rai tre, Voloindiretta, ore 23 e 20 del 30 ottobre. Fabio Volo dice ridendo: “A Report hanno scoperto che Di Pietro è proprietario di 56 appartamenti, non comprati con i soldi del partito, comunque insomma … 56 appartamenti. Anche lui come altri politici pare che non ne sappia niente. ….Probabilmente l’ha comprato lui a Scajola l’altro”, segue applauso.

Fabio Volo non ha detto la verità ma la colpa non è sua. Quando Il Corriere della Sera titola: “I rimborsi dell’Idv e le 56 proprietà della famiglia Di Pietro”, le persone comuni sono portate a pensare che si stia parlando di beni singoli, proprietà nel linguaggio comune. Anche Il Corriere non ha colpe: è stato indotto a confondere il concetto di particella di un terreno con quello di ‘proprietà’ dal modo in cui a Report sono state presentate le possidenze del leader dell’Idv. L’equivoco nasce dalla risposta ambigua di Massimo D’Andrea, il consulente (di parte) di Elio Veltri nella causa contro Antonio Di Pietro, all’inviata di Report, che ha portato la brava Sabrina Giannini, a concludere: “togliendo le 9 proprietà della moglie e del figlio Cristiano, le proprietà sono 45, un dato che comprende i terreni, le cantine e i garage”. Il risultato involontario di questo modo di presentare le proprietà di Di Pietro è la trasmissione di Fabio Volo. Le 54 proprietà di Report e le 56 proprietà sul Corriere sono diventate nella testa di milioni di italiani i 56 appartamenti a sua insaputa di Fabio Volo.

Prima di fare paragoni tra la casa al Colosseo di Scajola e le 56 particelle di Di Pietro, sarebbe il caso di fare le visure al catasto. Perché se Antonio Di Pietro ha certamente fatto alcuni errori nella gestione familiare del suo partito, a partire dal modo in cui ha affittato due case della sua società di famiglia, la Antocri, all’Idv, questo non può essere un argomento per farlo passare per un politico che ha comprato decine di case con i fondi del partito. Poche visure catastali al costo di una decina di euro permettono di scoprire che le case intestate ad Antonio Di Pietro e alla sua famiglia (moglie e tre figli) sono dieci e non 56. A queste bisogna aggiungere anche la casa di via Casati della società ’An.To.Cri. per arrivare al massimo a undici appartamenti, più i box e le cantine annesse. Se si esclude la moglie e il primo figlio Cristiano – il patrimonio si riduce a sei immobili: una casa per ciascuno dei due figli minori e tre case per il leader dell’Idv, più quella dell’An.to.cri. Solo sommando le decine di particelle catastali dei terreni di Montenero (in gran parte ereditati dal padre) si arriva alle 45 proprietà, un dato formalmente corretto che però è fuorviante.

Antonio Di Pietro possiede una casa a Bergamo, di 9 vani catastali; una casa a Roma di 8 vani catastali più cantina di 2 metri quadrati; più 56 unità immobiliari a Montenero di Bisaccia, in provincia di Campobasso che però non sono altro che la sua casa di campagna con i 15 ettari di terra circostante. Basta scorrere le particelle degli immobili per scoprire l’equivoco. Al massimo, se vogliamo essere pignoli, possiamo considerare le particelle di terreni e fabbricati di Montenero come due proprietà, essendo due le masserie che la compongono. La ‘campagna’ di Tonino è composta solo catastalmente di 7 fabbricati che però comprendono fienili, stalle, porcilaia e annessi. La parte abitabile, divisa in due masserie, copre una superficie di circa 300 metri quadrati. Una proprietà ragguardevole, in parte ereditata e in parte incrementata con acquisti e ristrutturazioni recenti, ma lontana dai 56 appartamenti dei quali parla Fabio Volo.

Alla moglie Susanna Mazzoleni sono intestate 11 unità immobiliari a Bergamo. Anche in questo caso però siamo di fronte a un terreno a Curno più tre box e tre cantine. Gli appartamenti sono quattro e sono di piccolo taglio. Poi ci sono i tre figli di Antonio Di Pietro. Cristiano ha una casa, un box e un terreno a Montenero di Bisaccia. Mentre i due figli minori, Anna e Toto, non possiedono 15 immobili a Milano ma solo un appartamento a testa. Le restanti particelle catastali sono un box di 56 metri quadrati e le aree urbane dell’intero condominio che risultano intestate ai singoli condomini.

dal Fatto Quotidiano del 3 novembre 2012

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Re: [DOSSIER n. 19] Cosa fa [fare IGB al] lo Stato oggi

Messaggioda sandropascucci » 2 dic 2013, 13:24

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BANCHE: PATUELLI, DECRETO SU QUOTE BANKITALIA SIA LEGGE ENTRO DICEMBRE

Anticipo gettito? 'Rivalutazione e fisco simul stabunt' (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Roma, 25 nov - Il decreto del Governo per realizzare la rivalutazione delle quote della Banca d'Italia in mano alle banche deve essere approvato "a velocita' siderale" dal Parlamento per diventare legge entro la prima decade di dicembre e consentire cosi' alla Banca d'Italia "l'indispensabile" modifica del suo statuto. A ricordare la ristrettezza dei tempi, alla vigilia del Consiglio dei Ministri che deve varare domani il decreto, e' il presidente dell'Abi Antonio Patuelli da anni propugnatore della rivalutazione. "L'operazione e' piu' che matura e c'e' attesa che venga data la ponderazione", (ossia la rivalutazione della quota entra nel patrimonio di vigilanza degli istituti partecipanti al capitale di via Nazionale tra i quali i tre big: Intesa, UniCredit e Monte Paschi). Una rivalutazione che quindi arriva giusto in tempo per rafforzare i ratio patrimoniali alla vigilia della valutazione da parte della Bce in vista dell'avvio tra un anno della vigilanza unica

Patuelli, interpellato nel corso di un seminario Abi, chiarisce come non sia possibile ipotizzare un anticipo del gettito legato a questa operazione: fino a 1,2 miliardi. Rivalutazione delle quote ed esborso delle banche a favore dell'erario "simul stabunt", osserva Patuelli, non possono quindi essere slegate nella tempistica. "Le banche per pagare devono averla fatta la rivalutazione".

Ggz

(RADIOCOR) 25-11-13 08:59:59 (0116) 5 NNNN
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Re: [DOSSIER n. 19] Cosa fa [fare IGB al] lo Stato oggi

Messaggioda sandropascucci » 2 dic 2013, 13:38

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Abi: dopo Mussari
Patuelli nuovo presidente
“Banche indipendenti”
L’ex direttore della Cassa di risparmio di Ravenna eletto per acclamazione.

di Riccardo Porcù
31 gennaio 2013

Nella bufera spunta Patuelli. Dopo le dimissioni forzate di Giuseppe Mussari, ex numero uno di Mps e presidente dell’Associazione bancaria italiana nel biennio 2010-2012 (riconfermato fino al 2014 prima di essere travolto dallo scandalo dei fondi dell’istituto di credito senese), oggi il comitato esecutivo ha eletto, per acclamazione, Antonio Patuelli come nuovo presidente. E le dichiarazioni del neo-eletto, ex parlamentare, non potevano che marcare una netta differenza rispetto al passato: “Crediamo e operiamo per banche assolutamente indipendenti, distanti e distinte dalla politica e da ogni rischio di interferenze e interessi di conflitto”.

Avvolte dalla nuova parola d’ordine, “voltare pagina”, il neo-eletto presidente ha presentato le linee-guida del prossimo biennio: “Operiamo per la ripresa della produttività, dello sviluppo e dell’occupazione in ogni settore e parte d’Italia. Perciò le banche chiedono alle istituzioni semplificazioni normative e burocratiche per rendere più semplice l’accesso al credito per la ripresa dello sviluppo”. Nel discorso di insediamento di Patuelli non c’è però alcun accenno allo scandalo Mps e solo in conclusione un pensiero per i risparmiatori, colpiti dalla vicenda Monte dei Paschi: “L’attenzione deve essere innanzitutto rivolta alle decine di milioni di risparmiatori, dei quali gran parte è azionista diretta o indiretta delle banche italiane”, ha affermato il direttore della Cassa di risparmio di Ravenna. “I doveri debbono sempre prevalere, lontani dai modelli del più rischioso capitalismo d’oltremare, dell’anarco-capitalismo, ma sostenitori di un mercato competitivo e regolato – ha aggiunto Patuelli – Costruiamo insieme un nuovo clima di fiducia e non cediamo all’irragionevolezza e alla rassegnazione”. Il primo atto della nuova presidenza Abi sarà l’incontro con il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco.
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Re: [DOSSIER n. 19] Cosa fa [fare IGB al] lo Stato oggi

Messaggioda mr.spyder » 2 dic 2013, 14:56

“L’attenzione deve essere innanzitutto rivolta alle decine di milioni di risparmiatori, dei quali gran parte è azionista diretta o indiretta delle banche italiane”, ha affermato il direttore della Cassa di risparmio di Ravenna.

quindi investitori NON risparmiatori
Antonio Prezia, detto spyder... anche se non è importante chi sei,ma cosa vuoi fare per cambiare il mondo.

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Re: [DOSSIER n. 19] Cosa fa [fare IGB al] lo Stato oggi

Messaggioda sandropascucci » 2 dic 2013, 15:08

tanto se li bevono uno alla vorta!
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Re: [DOSSIER n. 19] Cosa fa [fare IGB al] lo Stato oggi

Messaggioda sandropascucci » 23 dic 2013, 11:02

i leccaculo si scatenano in ovazioni..

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Per la Fed cento candeline (e un bilancio kolossal: 4mila miliardi)

23 dicembre 2013
IN QUESTO ARTICOLO

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Argomenti: Dati di bilancio | Fed | Ben Bernanke | Theodore Roosevelt | Commissione Monetaria Nazionale | Bce | Barack Obama | Janet Yellen | George W. Bush



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La Federal Reserve celebra oggi i suoi 100 anni (il suo atto istitutivo fu firmato il 23 dicembre 1913 da Woodrow Wilson) e lo fa superando un traguardo storico, anche se non del tutto lusinghiero: è quello di quota 4mila, ovvero i miliardi di dollari del suo bilancio, in larghissima parte titoli di Stato Usa. Una circostanza che ne fa la più importante banca centrale al mondo e la più potente, titolo indiscusso fino alla nascita della Bce (che dal canto suo vanta un bilancio di 2300 miliardi di euro, pari a poco più di 3 mila miliardi di dollari).

Che questa circostanza venga celebrata in contemporanea con l'addio di Ben Bernanke è alquanto sintomatico: le banche centrali - e soprattutto la Fed - non sono mai state tanto "centrali", appunto, nel sistema economico globale. La crisi del 2007-2008 ha evidenziato il loro ruolo cruciale, e di questa evoluzione Bernanke - grazie anche alla sua capacità di stampare e prestare moneta in quantità illimitata - è stato il perfetto sacerdote.

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Eppure la Fed, almeno tecnicamente e nelle intenzioni dei fondatori, non è una banca centrale in senso stretto. Al punto che il nome esatto - Federal Reserve System - e la struttura in dodici distretti sfuggono alla denominazione e alla concezione "europea" di banca centrale.

Le sue origini sono controverse e sono state al centro di numerose illazioni di complottisti (e non solo) che vedono nella Fed il frutto di un'azione di oligarchi che nel 1910, in una riunione nell'isola di Jekyll (da cui la denominazione di "Club di Jekyll Island") avrebbe definito - per conto del governo di Washington - la struttura della banca centrale.

Di sicuro c'è che la Fed nasce sei anni dopo la crisi del 1907, provocata dalla molteplicità di istituti autorizzati a emettere moneta. L'emergenza aveva spinto il presidente Theodore Roosevelt ad approvare una Commissione Monetaria Nazionale incaricata di riformare il sistema, uniformare l'emissione di moneta e rafforzare il potere centrale di controllo sull'attività bancaria.

Nella storia degli Stati Uniti, c'erano già stati due tentativi (nel 1791 con la First Bank e nel 1816 con la Second Bank) di dare vita a una banca centrale, ma non erano sopravvissuti che per pochi decenni. Alla Fed è andata meglio anche se ha dovuto subire due riforme - nel 1933 e nel 1935 - e una serie di attacchi, alcuni dei quali dal cuore stesso del potere di Washington.

A ogni crisi (iniziando dal crollo del 1929) la Fed è stata accusata di non aver saputo prevedere le bolle speculative: la storia si è ripetuta con Volcker (reo di avere aumentato eccessivamente i tassi negli anni Ottanta per combattere l'inflazione) e con Greenspan, che avrebbe alimentato involontariamente la bolla immobiliare degli anni Duemila. Poi dal 2007 è toccato a Bernanke, nominato da George W. Bush e confermato da Barack Obama, che ha fatto delle misure non convenzionali la cifra della sua gestione.

Ma le sfide non mancanoper Janet Yellen che dall'inizio del 2014 sarà la prima donna ad assumere la presidenza della Fed: a iniziare da come gestire la riduzione del programma mensile di stimolo (fino a oggi di 85 miliardi di dollari al mese, 75 da gennaio) per finire con la vendita di 4 mila miliardi di Treasuries, passando per l'offensiva dell'opposizione dei repubblicani che hanno chiesto e ottenuto per il prossimo anno una "valutazione" della Fed accusata di agire «senza regole e senza nessuna responsabilità».

Accusa strana per una banca centrale che ha traghettato il paese attraverso dieci recessioni e diverse guerre avendo sulle spalle il sistema finanziario e monetario degli Usa (ma in un certo senso del mondo) senza perdere indipendenza, anzi, rafforzandola a ogni crisi.
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Messaggioda sandropascucci » 26 ago 2014, 10:08

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Re: [DOSSIER n. 19] Cosa fa [fare IGB al] lo Stato oggi

Messaggioda sandropascucci » 1 ott 2014, 11:51

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PREMIO PER LA SCUOLA "INVENTIAMO UNA BANCONOTA" 2014-2015

01-10-2014

Al via la seconda edizione del Premio, iniziativa della Banca d'Italia e del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, con la collaborazione del Ministero degli Affari Esteri.
Gli studenti delle scuole italiane primarie e secondarie sono invitati a ideare il bozzetto di una banconota "immaginaria" celebrativa dell'EXPO 2015, il cui tema è "Nutrire il Pianeta, Energia per
la Vita".

Immagine

Si intende così collegare il Premio "Inventiamo una banconota" - che si propone di stimolare nei ragazzi la conoscenza della Banca d'Italia e dell'attività di produzione delle banconote - con le tematiche sociali e culturali dell'alimentazione, dell'ambiente, della crescita sostenibile, della cooperazione per lo sviluppo, contribuendo anche per tale via al successo dell'Esposizione Universale.
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Re: [DOSSIER n. 19] Cosa fa [fare IGB al] lo Stato oggi

Messaggioda Luca Mencaroni » 1 ott 2014, 14:15

Abbiamo qualche Primitivo che frequenta una scuola primaria o secondaria?
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Messaggioda sandropascucci » 23 feb 2015, 8:11

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Grecia, la resa di Tsipras: restano i tagli agli statali e l'austerity
Addio alle promesse elettorali. Il documento di sei pagine sarà consegnato oggi a Ue, Bce e Fmi. Deregulation, riforma dello Stato e un'apertura ai privati. L'unica misura umanitaria sarà il blocco della confisca di case

dal nostro inviato ETTORE LIVINI

23 febbraio 2015

Grecia, la resa di Tsipras: restano i tagli agli statali e l'austerity

ATENE - La Grecia di Alexis Tsipras, con buona pace delle promesse elettorali, riparte dalla Troika. "É un'istituzione che non riconosciamo e non metterà più piede ad Atene", aveva garantito il leader di Syriza la sera del 25 gennaio, dopo la vittoria alle elezioni. La realpolitik e la drammatica fuga di capitali dalle banche hanno però avuto la meglio.

Il premier è stato costretto a raggiungere un compromesso al ribasso all'Eurogruppo ("senza un accordo, da oggi avremmo dovuto imporre controlli alla circolazione di denaro e il paese sarebbe collassato ", racconta uno dei negoziatori del Partenone). E stamattina formalizzerà la retromarcia "forzata" inviando per approvazione a Ue, Bce e Fmi - alias la vecchia Troika - il piano di riforme del governo, l'ultima carta per tenere Atene in Europa.

"É la prima volta dal 2010 che siamo in grado di decidere noi come salvare il paese senza farci imporre la ricetta da altri. Non taglieremo le pensioni e non alzeremo l'Iva", è il mantra soddisfatto del Presidente del consiglio.

Le sei pagine di documento in partenza per Bruxelles sono però una lista di buoni propositi: lotta alla corruzione, deregulation, riforma del pubblico impiego, guerra totale a oligarchi, burocrazia, cartelli ed evasori fiscali e persino un impegno a non bloccare le privatizzazioni. Una lista che ricalca a grandi linee i capisaldi del vecchio memorandum e dove brillano per assenza molte delle promesse elettorali di Syriza.
L'ARTICOLO INTEGRALE SU REPUBBLICA IN EDICOLA E SU REPUBBLICA +
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Vi ricordate l' OPTES, le operazioni per conto del Tesoro?! le abbiamo incontrate qui[1].

Sembrava(no) una (piu' o meno) innocua manovra del Tesoro per gestire il Debito Pubblico.. che poi.. "gestire" è un ingentilimento per dire manovrare, mascherare, manipolare.. vabbé..

Oggi approfittando della buona Bankitalia che mi solletica sempre con i suoi report (potete iscrivervi al suo sito e vi manderà documentazione periodica di tutto cio' che fa, quotidianamente) ho approfondito queste OPTES.

da: http://www.bancaditalia.it/compiti/oper ... -_2015.pdf

Ma che "impieghi" ne fa il MEF di questi miliardi di euro? Dipende. Secondo Bankitalia SpA[2] è parte integrante delle "funzioni di una banca centrale":

"..
2 LE ALTRE FUNZIONI DI BANCA CENTRALE

2.1 La Tesoreria statale e i servizi di cassa per conto degli enti pubblici

Nel 2006 la Banca d’Italia, nell’ambito della Tesoreria statale, è stata impegnata nel completamento della Tesoreria statale telematica e nella valorizzazione del patrimonio di informazioni contenute nei fl ussi fi nanziari gestiti dalla Tesoreria, attraverso la realizzazione del Sistema informativo delle operazioni degli enti pubblici (Siope) e della procedura Operazioni per conto del Tesoro (Optes).
.."


in particolare ricorre questa cosa della "previdibilità dei flussi ecc..":

"..
Nell’ambito delle iniziative per il potenziamento della capacità informativa dei flussi finanziari che transitano dalla Tesoreria statale, dalla metà di aprile del 2007 è stata avviata la nuova procedura Optes per la gestione della liquidità detenuta dal MEF sul conto “disponibilità del Tesoro per il servizio di tesoreria” aperto presso la Banca d’Italia. L’iniziativa è volta ad arricchire gli strumenti a disposizione del Ministero per la gestione del debito pubblico e, nel contempo, a migliorare la prevedibilità dei flussi finanziari regolati sul conto, con beneficio per la conduzione della politica monetaria dell’Eurosistema. La nuova attività si è finora esplicata in operazioni di raccolta a brevissimo termine sul mercato monetario, effettuate dalla Banca d’Italia per conto del MEF. L’operatività viene condotta sulla base di previsioni della liquidità del Tesoro elaborate congiuntamente dall’Istituto e dal MEF, che collaborano nello scambio e nella condivisione delle informazioni revisionali (cfr. il paragrafo: I servizi attinenti alla gestione del debito pubblico).
.."


e ancora:

"..
L’attività, iniziata il 18 aprile 2007, è svolta dalla Banca su iniziativa del Ministero e prevede la possibilità di effettuare, mediante un’apposita procedura denominata Optes, operazioni di raccolta di fondi sia mediante asta sia di tipo bilaterale. Fino al 31 maggio sono state effettuate 27 operazioni di raccolta di depositi overnight mediante asta e 1 operazione bilaterale. I fondi offerti dalle controparti partecipanti alle aste sono risultati in media tre volte superiori a quelli richiesti e assegnati, pari in media a 1,1 miliardi. Alle operazioni hanno partecipato in media 9 controparti (sulle 13 abilitate). Il tasso medio ponderato è risultato in linea con quello di mercato con l’unica eccezione del 14 maggio, giorno di chiusura del periodo di mantenimento, posizionandosi 15 punti base al di sotto del tasso Eonia (Euro overnight index average).
.."


Ma chi sono queste "controparti"? Esatto: BANCHE[3]. E' lo stesso MEF a dircelo e in particolare per il 2014:

Elenco delle controparti ammesse alle operazioni di gestione della liquidità (OPTES)

Ai sensi dell’articolo 4 del Decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze n. 25391 del 25 ottobre
2011, si riporta, in ordine alfabetico, l’elenco delle controparti ammesse alle operazioni disciplinate nel suddetto
Decreto, a partire dal 25 luglio 2014:

- Banca Monte dei Paschi di Siena
- Banca Nazionale del Lavoro S.p.A.
- Banca Popolare dell’Alto Adige Soc.Coop.p.a.
- Banca Popolare dell’Emilia Romagna
- Banca Popolare di Milano
- Banca Popolare di Sondrio S.C.p.A.
- Banca Popolare di Vicenza S.C.p.A.
- Banca Sella Holding S.p.A.
- Banco Popolare soc. Coop.
- Barclays Bank PLC
- BNP Paribas Succursale Italia
- Cassa Depositi e Prestiti S.p.A.
- Citibank NA London
- Commerzbank AG
- Crédit Agricole C.I.B.
- Credit Suisse Securities Europe Limited
- Credito Emiliano S.p.A.
- Credito Valtellinese S.c.
- Iccrea Banca S.p.A.
- ING Bank N.V.
- Intesa San Paolo S.p.A.
- JPMorgan Chase Bank N.A.
- Mediobanca – Banca di Credito Finanziario S.p.A.
- Morgan Stanley & Co International PLC
- Royal Bank of Scotland PLC
- Société Générale SA
- UBI Banca S.c.p.a.
- UBS Limited
- UniCredit S.p.A.
- Veneto Banca scpa

Oltre alle controparti sopra citate, sono ammesse a partecipare alle operazioni svolte mediante negoziazione
bilaterale le istituzioni o enti pubblici che gestiscono la liquidità degli Stati Membri dell’Unione Europea e le entità
costituite nell’ambito degli interventi finalizzati alla salvaguardia della stabilità dell’Area dell’Euro, a cui abbia
aderito la Repubblica Italiana.


Quindi queste banche mettono le mani nel cassetto dello Stato in seno a Bankitalia SpA, alla bisogna.. già.. ma.. bisogna di cosa? Di liquidità, of course!!11!!uno

Quella (del conto tesoreria) è moneta LIQUIDISSIMA, a buon mercato, buona per tappare le falle "notturne", ovvero per brevissimi periodi di tempo (overnight, o/n) quando, a fine mese, manca , ripetiamolo, liquidità per TAPPARE conti finanziari da bancarotta fraudolenta a go-go'.

Magari in camera di compensazione, perché no?

Leggiamo alcuni articoli di giornale alla luce delle nuove riflessioni (traduzione: senza fette di salame sugli occhi):
(stili e colori miei)

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[4]
Banche, Tesoro introduce da oggi asta liquidità overnight
di Francesca Gerosa

Banche, Tesoro introduce da oggi asta liquidità overnight

Più ossigeno alle banche italiane dal nuovo sistema di gestione della liquidità giacente sul conto disponibilità detenuto dal Tesoro presso la Banca d'Italia, nell'ambito della cosiddetta operatività Optes (Operazioni per conto del Tesoro), con la quale da oggi si introduce un'asta per impiegare o raccogliere liquidità sul mercato monetario.

La nuova operatività Optes prevede lo svolgimento di un'asta mattutina di un'eventuale asta pomeridiana, gestite dalla Banca d'Italia, con le quali il Tesoro potrà impiegare o raccogliere la liquidità sul mercato monetario per ammontari anche rilevanti. Le operazioni avranno, di norma, durata overnight e, nel caso di impiego, prevedono l'attribuzione di un limite di credito a ciascuna controparte.

La liquidità potrà inoltre essere movimentata attraverso negoziazioni bilaterali, svolte dalla Banca d'Italia per conto del Tesoro o direttamente da quest'ultimo. Numerose istituzioni bancarie stanno manifestando interesse ad aderire. Oggi, ad esempio, il Tesoro ha assegnato in asta fondi overnight per 1,98 miliardi su un ammontare offerto di 5,553 miliardi a un tasso medio e marginale del 2,0%, pari al tasso massimo.

All'operazione hanno partecipato 5 banche con la richiesta di fondi pari a ben 11,453 miliardi, a tassi tra un minimo dello 0,75% e un massimo del 2,0%, ma con un tasso di esclusione all'1,62%. In sostanza con queste operazioni il Tesoro movimenta il suo conto tesoreria che, secondo fonti del Tesoro, al 31 ottobre era a 36 miliardi con il doppio vantaggio di ottenerne un rendimento e nello stesso tempo offrire maggiori fondi alle banche.

Il meccanismo delle operazioni è ancora in via di perfezionamento. Nell'immediato, è probabile che verrà modificato nella gestione dell'asta da parte della Banca d'Italia il meccanismo di esclusione così da poter accogliere un maggior numero di richieste.

Mentre le ultime indiscrezioni parlano di una nuova manovra da 20-25 miliardi che il Governo italiano varerà a breve (con interventi sulle pensioni e una patrimoniale soft) lo spread di rendimento tra Btp e Bund decennali si attesta a fine mattinata a 503 punti base.

In tenuta il tratto due anni della curva italiana, quello su cui si sono concentrati gli interventi odierni di sostengo della Bce. Il rendimento scende a fine mattinata al 7,21% dal 7,27% di ieri pomeriggio. "La tensione sulle aste italiane è un po' passata, ma non dimentichiamo che oggi pomeriggio ci saranno le riaperture, particolarmente consistenti sul tre anni, essendo una prima tranche, dunque qualche tensione potrebbe riemergere", sottolinea un trader milanese.

Oltre alle riaperture sui Btp di oggi pomeriggio, il mercato primario dovrà fare i conti, domani, con oltre otto miliardi di euro di collocamenti a medio-lungo termine da Francia e Spagna. In realtà per Alessandro Frigerio, analista finanziario di Rmj Sgr, i mercati dovrebbero premiare l'Italia anche se i tempi della politica e della finanza sono diversi. "La strada delineata dal governo Monti nell'ultimo mese è quella giusta ma non basta. E' necessario che la situazione non precipiti".


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[5]
PUNTO 2 - Tesoro assegna in due operazioni o/n 5,38 mld
mercoledì 30 novembre 2011 18:52

MILANO, 30 novembre (Reuters) - Sono un'ulteriore boccata di ossigeno per le banche le nuove operazioni del Tesoro italiano (OPTES), con le quali gli istituti vedono la possibilità di ottenere nuovi fondi overnight a tasso di mercato, con il vantaggio di non dover consegnare collaterali come con la Banca Centrale europea.

Oggi il Tesoro ha condotto due operazioni Optes (Operazioni per conto del Tesoro), con le quali ha iniettato complessivamente 5,38 miliardi di euro a un giorno.

Il meccanismo era già vigente dal 2007 per operazioni soprattutto di drenaggio di fondi, ma con la nuova versione il Tesoro punta a fare operazioni soprattutto di impiego (offerta di fondi) per agevolare la politica monetaria.

Dopo qualche operazione sperimentale che ha avuto luogo a partire da settembre e per importi ridotti, da oggi il Tesoro ha dato il via a operazioni più consistenti, che saranno per lo più di offerta e a cadenza quotidiana, di primo mattino ed eventualmente anche nel pomeriggio.

"La riforma introdotta è un mero adempimento tecnico, necessario e programmato da tempo, per assolvere agli obblighi previsti dall'art. 47 della legge 196 del 2009 in materia di gestione delle liquidità del Tesoro. Tale normativa in pratica imponeva al Tesoro di gestire la liquidità in eccesso sul Conto Disponibilità detenuto presso la Banca d'Italia in linea con gli indirizzi della Banca Centrale Europea e come già previsto ed operante in tutti gli altri paesi dell'area Euro" dice una nota del Tesoro stasera.

In sostanza con queste operazioni il Tesoro movimenta il suo conto tesoreria, che secondo fonti del Tesoro al 31 ottobre era a 36 miliardi, con il doppio vantaggio di ottenerne un rendimento e nello stesso tempo offrire maggiori fondi alle banche.

"E' un buon mezzo per avere liquidità a tassi di mercato e senza collaterali" dice un tesoriere.

In effetti l'alternativa per avere liquidità è chiedere fondi ai finanziamenti della Bce al tasso fisso dell'1,25% per una durata minima di una settimana fino a un massimo di 13 mesi, oppure raccogliere fondi sul mercato dei repo su tutte le scadenze, in entrambi i casi a fronte della consegna di collaterali.


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30/11/2011 17.52

Tesoro: precisazioni sull'adozione del sistema OPTES

FTA Online News

In relazione a quanto diffuso oggi nel comunicato nº192 in merito all' "AVVIO DEL NUOVO SISTEMA DI GESTIONE DELLA LIQUIDITA' GIACENTE SUL CONTO DISPONIBILITA'" il Ministero dell'Economia e delle Finanze precisa che la riforma introdotta è un mero adempimento tecnico, necessario e programmato da tempo, per assolvere agli obblighi previsti dall'art. 47 della legge 196 del 2009 in materia di gestione delle liquidità del Tesoro.

La normativa in pratica imponeva al Tesoro di gestire la liquidità in eccesso sul Conto Disponibilità detenuto presso la Banca d'Italia in linea con gli indirizzi della Banca Centrale Europea e come già previsto ed operante in tutti gli altri paesi dell'area Euro.

Tale iniziativa non è da mettere in relazione con quanto comunicato oggi dalla Banca Centrale Europea né esprime modifiche alle strategie di gestione del debito da parte del Tesoro.

Operazioni OPTES

Le prime operazioni OPTES sono state avviate dal Tesoro già nell'aprile del 2007 e, dopo l'ultima fase di sperimentazione avviata nel Settembre di quest'anno, sono entrate ora a pieno regime. Le operazioni OPTES (Operazioni per conto del Tesoro) mirano a rendere più flessibile la gestione dei fondi liquidi del Tesoro. Il miglioramento della prevedibilità del saldo del conto disponibilità, insieme ad un intensificato scambio di informazioni tra il MEF e la Banca d'Italia, permetterà di affinare il controllo delle disponibilità di cassa del Ministero.

(GD)


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01/12/2011
FINANZA

Operatività OPTES: nuovo sistema di gestione della liquidità giacente

Decreto Ministero dell’Economia e delle Finanze del 28 novembre 2011

Con comunicato di ieri, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha reso noto l’avvio del nuovo sistema di gestione della liquidità giacente sul Conto Disponibilità detenuto dal Tesoro presso la Banca d’Italia.

Il sistema rientra nella nuova operatività OPTES (Decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze n. 25391 del 25 ottobre 2011), la quale prevede lo svolgimento di un’asta mattutina e di un’eventuale asta pomeridiana, gestite dalla Banca d’Italia, con le quali il Tesoro potrà impiegare o raccogliere la liquidità sul mercato monetario per ammontari anche rilevanti.

Come si legge nel comunicato del MEF, le operazioni avranno, di norma, durata overnight e, nel caso di impiego, prevedono l’attribuzione di un limite di credito a ciascuna controparte. La liquidità potrà inoltre essere movimentata attraverso negoziazioni bilaterali, svolte dalla Banca d’Italia per conto del Tesoro o direttamente da quest’ultimo.

Per quanto attiene gli aspetti tecnici, è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale di ieri (GU n. 279 del 30-11-2011 ), il Decreto Ministero dell’Economia e delle Finanze del 28 novembre 2011, con il quale sono state definite le modalità di svolgimento delle operazioni per la movimentazione della liquidità depositata sul conto disponibilità del Tesoro per il servizio di tesoreria e sui conti ad esso assimilabili.

Sono ammesse alle operazioni in qualità di controparti:

- Banca Monte dei Paschi di Siena;
- Banca Nazionale del Lavoro S.p.A.;
- Barclays Bank PLC;
- Commerzbank AG;
- Crédit Agricole C.I.B.;
- Credit Suisse Securities Europe Limited;
- ING Bank N.V.;
- Intesa San Paolo S.p.A.;
- JPMorgan Chase Bank N.A.;
- Morgan Stanley & Co. International PLC;
- Royal Bank of Scotland PLC;
- Société Générale SA;
- UBS Limited;
- UniCredit S.p.A.

Sono inoltre ammesse a partecipare alle operazioni svolte mediante negoziazione bilaterale le istituzioni o enti pubblici che gestiscono la liquidità degli Stati Membri dell’Unione Europea e le entità costituite nell’ambito degli interventi finalizzati alla salvaguardia della stabilità dell’Area dell’Euro, a cui abbia aderito la Repubblica Italiana.


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[8]

Optes

Le Optes sono Operazioni per conto del Tesoro. In partica si tratta di una procedura per la gestione attiva del conto Disponibilità del Tesoro per il servizio di tesoreria, che anche in virtù della condivisione tra Banca d'Italia e MEF delle informazioni sui flussi regolati dalla tesoreria dello Stato. Si pone l'obiettivo di migliorare la prevedibilità del saldo del conto, agevolando le operazioni di politica monetaria della Bce e la gestione del debito pubblico. Gli interventi, in raccolta e o impiego di fondi non collateralizzati sul mercato monetario, sono eseguiti tramite aste gestite dalla Banca d'Italia e o con negoziazioni bilaterali con le controparti svolte direttamente dal MEF o dalla Banca d'Italia per conto di quest'ultimo.
(Aggiornato il 02 dicembre 2011 )


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[9]
Monetario, o/n in tensione su fine mese; in salita richieste Optes
venerdì 31 maggio 2013 12:17

MILANO, 31 maggio (Reuters) - Overnight in rialzo in vista della scavalco di fine mese, che coincide con il week-end, superato il quale i tassi a brevissimo mostrano una progressiva distensione.

Attorno alle ore 12,20 su General Collateral Italia del mercato repo, l'overnight scambia in area 0,35%, il tom/next allo 0,20% lo spot/next allo 0,16%, rispetto alle medie di ieri a rispettivamente a 0,12%, 0,26% e 0,16%.

"La tensione che abbiamo osservato ieri sulla tom/next, oggi si riflette direttammente sull'overnight, per poi rientrare nelle scadenze successive. E' da imputare al fine mese", dice un operatore attivo sul segmento 'secured', che parla di un mercato caratterizzato da buoni volumi.

Superato lo scoglio del fine mese, secondo l'operatore, il brevissimo dovrebbe assestarsi in area 0,15%.

Intanto, a conferma dell tensioni sull'overnight, tre controparti hanno partecipato all'asta Optes del Tesoro, presentano richieste per 4,340 miliardi. Sono stati assegnati 3,888 miliardi al tasso medio di 0,12671% .

Restano invece più schiacciati i tassi sul segmento cash del mercato, dove gli scambi sono più limitati.

L'overnight scambia su schermi Reuters a 0,08/0,16% a fronte di una media Eonia fissata ieri pomeriggio in calo allo 0,073% dal precedente 0,076%. Ancora stabile invece l'Euribor trimestrale al fixing di questa mattina, allo 0,200%.

La Banca centrale europea, infine, ha comunicato che le banche della zona euro rimborseranno anticipatamente alla Bce fondi a lungo termine per complessivi 3,081 miliardi di euro la prossima settimana: 2,81 miliardi provenienti dalla prima operazione di finanziamento triennale del dicembre 2011 e 271 milioni dalla seconda, del febbraio 2012 .

Un sondaggio Reuters dei giorni scorsi indicava, per il dato odierno, una previsione di rimborsi complessivi di 4 miliardi di euro, dopo gli 8,1 miliardi restituiti dalle banche questa settimana.



sempre che non piova, banca ladra!![10]

>
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Optes, ministero Finanze cancella aste odierne

Il Ministero delle Finanze ha disposto, per la data odierna, la cancellazione delle aste Optes. Lo si apprende da quanto comunicato da Banca d'Italia alla pagina Reuters. La cancellazione delle aste Optes arriva nel giorno della chiusura di scuole e uffici pubblici a Roma, decisa ieri dal sindaco Gianni Alemanno in previsione della nuova nevicata che dovrebbe colpire oggi la capitale. Già lunedì scorso la chiusura degli uffici del Ministero delle Finanze, decisa a seguito della precedente nevicata sulla capitale, aveva portato alla cancellazione delle aste Optes.


IN SOLDONI:

La azienda-banca è una ladra per definizione. Crea dal nulla moneta sotto forma di debito e lo chiama "credito". Ma non le basta. Appena puo', per far quadrare i conti (fintanto che leggi, seppur farlocche, costringono ogni tanto a queste manovrine), non esita a depredare chi e dove puo'. Stato compreso. con la compiacenza di giornalisti che, come si puo' vedere, fanno un copia'ncolla alla buona tra loro e dai siti di Sistema.

--------------------------------------------------------------------------------------------
[1] viewtopic.php?f=5&t=22&start=50#p43515
[2] https://www.bancaditalia.it/pubblicazio ... o_2007.pdf
[3] http://www.dt.tesoro.it/export/sites/si ... o_2014.pdf
[4] http://www.milanofinanza.it/news/banche ... 1255474317
[5] http://it.reuters.com/article/itEuroRpt ... 6620111130
[6] http://finanza.lastampa.it/Notizie/0,45 ... refresh_ce
[7] http://www.dirittobancario.it/news/fina ... a-giacente
[8] http://argomenti.ilsole24ore.com/parole ... optes.html
[9] http://it.reuters.com/article/idITL5N0E ... dChannel=0
[10] http://www.milanofinanza.it/news/optes- ... 1233297312

[^]

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Re: [DOSSIER n.19] Cosa fa [fare IGB al] lo Stato oggi

Messaggioda Francesco Fata » 11 mar 2015, 19:30

Non ho letto ancora tutto ma già dalla prima parte ho iniziato a scompisciarmi.
Direi che hai fatto centro: avere liquidità fresca (per coprire scompensi in stanza di compensazione), sempre disponibile, anche per poche ore, a buon mercato e...dulcis in fundo..."con il vantaggio di non dover consegnare collaterali come con la Banca Centrale europea".

...e al governo non puoi manco dirgli niente ché ti direbbero: "ma noi abbiamo impiegato al meglio la liquidità inutilizzata facendoci pagare anche un interesse!"
Voglio troppo bene al popolo per pensare di votare gente che vuole particolarmente bene a se stessa.
Francesco Fata

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Re: [DOSSIER n.19] Cosa fa [fare IGB al] lo Stato oggi

Messaggioda sandropascucci » 9 nov 2015, 9:09

>
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mi arriva una news da bankitalia SpA, o meglio da google che ha censito un PDF di bankitalia SpA:

https://www.bancaditalia.it/media/appro ... a-euro.pdf

peccato che se ci vai trovi un laconico:

Codice: Seleziona tutto

404
pagina non trovata


forse un motivo c'è, dato l'argomento (rinvenuto con la cache di google):

B
K
P
SENTENZA CORTE COSTITUZIONALE CONVERSIONE LIRA/EURO Nell’esercizio della funzione di emissione la Banca d’Italia ha il compito di ritirare dalla circolazione le banconote che non hanno più corso legale a seguito dell’introduzione di una nuova serie di biglietti. La sostituzione delle banconote vecchie con quelle nuove può avvenire fino alla scadenza del termine di prescrizione. Con l’avvento dell’euro, il 28 febbraio 2002 è cessato il corso legale della lira. La legge ha dato ai cittadini la possibilità di cambiare le lire con l’euro nei successivi dieci anni e cioè fino al 28 febbraio 2012. Le operazioni di conversione effettuate nel corso del tempo hanno superato complessivamente i 63 miliardi di controvalore in euro. A circa tre mesi dal termine del periodo originariamente concesso, la scadenza per le operazioni di conversione è stata anticipata al 6 dicembre 2011. La modifica è stata introdotta con una norma che prevedeva che «le banconote, i biglietti e le monete in lire ancora in circolazione si prescrivono a favore dell’Erario con decorrenza immediata ed il relativo controvalore è versato all’entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnato al Fondo ammortamento dei titoli di Stato» (art. 26 del d.l. 6 dicembre 2011, n. 201, convertito in l. 22 dicembre 2011, n. 214). In attuazione di questa norma, la Banca d'Italia non ha più potuto effettuare, dopo il 6 dicembre 2011, le operazioni di conversione richieste. Il controvalore delle banconote in lire ancora in circolazione (complessivamente circa 1,2 mld di euro) è stato versato al bilancio dello Stato. La Corte Costituzionale ha ora dichiarato l’illegittimità della norma. Subito dopo aver appreso dell’emanazione della sentenza della Corte, sono stati avviati gli approfondimenti necessari per definire le modalità con le quali darvi esecuzione. Le richieste di conversione saranno esaminate non appena esauriti questi approfondimenti. Roma, 6 novembre 2015


ma non facciamo i complottari, dato che i poveri webmaster SpA han solo spostato il doc in questione:

B
K
P
https://www.bancaditalia.it/media/notizia/sentenza-corte-costituzionale-conversione-lira-euro

Sentenza Corte Costituzionale conversione lira/euro
Go to the english versionCerca nel sito
06 novembre 2015

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Sono stati avviati con il MEF gli approfondimenti necessari per definire le modalità con le quali dare esecuzione alla sentenza della Corte Costituzionale, che ha dichiarato illegittima la norma che ha anticipato al 6 dicembre 2011 la prescrizione del valore delle banconote in lire, prevista originariamente per il 28 febbraio 2012 (art. 26 del d.l. 6 dicembre 2011, n. 201, convertito in l. 22 dicembre 2011, n. 214).

Allegati

Sentenza Corte Costituzionale conversione lira/euro pdf 35.0 KB
https://www.bancaditalia.it/media/appro ... a-euro.pdf
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Re: [DOSSIER n.19] Cosa fa [fare IGB al] lo Stato oggi

Messaggioda sandropascucci » 20 apr 2016, 8:33

da: http://www.repubblica.it/economia/2016/ ... 138002861/
>
>
Un lavoratore al quale mancano due o tre anni all'età della quiescenza potrebbe chiedere all'Inps di calcolargli l'importo della pensione con una penalizzazione che - secondo il ragionamento dei tecnici - potrebbe arrivare al 3-4 per cento per ogni anno di anticipo. L'assegno, fino al compimento dell'età per la pensione di vecchiaia, verrebbe erogato da una banca come fosse un prestito. L'Inps agirebbe solo da garante del prestito. Una volta raggiunta l'età pensionabile, l'assegno verrebbe pagato dall'Inps e il lavoratore comincerebbe a restituire a rate il prestito delle banche. Per questa soluzione, che non avrebbe impatto sui conti pubblici, servirebbe preventivamente un accordo tra il governo (o l'Inps) e l'Abi, l'associazione delle banche.


*B*E*L*L*I*S*S*I*M*O*!*!*
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Re: [DOSSIER n.19] Cosa fa [fare IGB al] lo Stato oggi

Messaggioda sandropascucci » 29 apr 2016, 9:56

:

:

Evidentemente "zio depu" (debito pubblico) non è abbastanza grosso. Occorre che qualcuno intervenga per AUMENTARLO..

traduzione: qualcuno vuole mangiare sulla mangiatoia. Hai presente una grande torta circondata.. no.. troppa poesia..

..hai presente una carcassa in decomposizione circondata a 360 gradi da iene che macinando carne a gratis? non c'è più spazio per altri mangiatori, giusto? no! ecco che arrivano gli avvoltoi e si calano dall'alto per strapparne qualche pezzo, dal centro del cerchio..

da: https://www.bancaditalia.it/pubblicazio ... 150615.pdf
(stili e colori miei)

>
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4.3 L’impatto sul debito pubblico e sull’ indebitamento netto

Il trattamento statistico degli strumenti finanziari derivati ai fini delle regole di bilancio dell’Unione europea è stato ridefinito nel 2014, in occasione del cambiamento degli standard statistici (passaggio dal sistema “SEC1995” al sistema “SEC2010”). I flussi generati dalle operazioni in derivati (esborsi o proventi netti) sono ora trattati come quelli determinati dalle altre operazioni finanziarie. Non hanno quindi impatto sulla spesa per interessi e sull’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche30; continuano però a riflettersi sul debito pubblico. È stata confermata l’esclusione dal debito pubblico (nella definizione di Maastricht) del valore di mercato delle passività in derivati. Se però un contratto di swap presenta già alla nascita un valore di mercato negativo per il settore pubblico, tale importo deve essere classificato tra i prestiti e quindi va incluso nel debito 31 . Inoltre il nuovo Manuale dell’Eurostat 32 ha chiarito il trattamento di alcune specifiche fattispecie: operazioni di ristrutturazione di contratti in essere e swap risultanti dall’esercizio di swaption. Queste precisazioni tendono ad anticipare l’emersione nel debito pubblico degli effetti delle operazioni in derivati.

Nelle statistiche sul debito pubblico dell’Italia – compilate dalla Banca d’Italia – la componente di prestito legata a derivati era pari a 3,4 miliardi alla fine del 2014 (tav. 4). Tale importo include il valore di mercato (complessivamente 1,8 miliardi) di due interest rate swap risultanti dall’esercizio di altrettante swaption nell’ultimo trimestre del 2014. Quattro altre swaption sono state esercitate dalle controparti tra gennaio e febbraio del 2015, determinando un aumento del debito pubblico per 3,3 miliardi.

La legge di stabilità per il 2015 ha esplicitamente previsto la possibilità per il Tesoro di stipulare accordi di garanzia bilaterale a fronte di operazioni in derivati (attività del resto consentita dai decreti cornice del MEF sin dal 2013). In base a tali accordi, la controparte per la quale il valore di mercato del derivato risulti negativo deve rilasciare una garanzia nella forma di titoli di stato dei paesi dell’area dell’euro o di disponibilità liquide18. La presenza di una garanzia bilaterale rende l’operazione meno rischiosa per la controparte finanziaria, determinando un minore assorbimento di capitale; il MEF potrebbe di conseguenza ottenere migliori condizioni contrattuali, a fronte delle quali vi sarebbero il costo atteso legato alla fornitura della garanzia e il necessario aumento delle emissioni di titoli di Stato.


Traduzione: in un mondo (finanziario) dove i tassi (quindi sugli interessi sul debito pubblico) scendono QUESTI si sono andati ad ASSICURARE (derivati/swap) nel caso i tassi SALISSERO!! risultato: miliardi IN PIU' di "zio depu" PER TUTTI!!uno!!undici!!e12!

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da: http://www.mef.gov.it/focus/article_0005.html

Perché vengono stipulati contratti derivati per la gestione del debito.

Le audizioni sono state eccellenti occasioni per fare chiarezza su un tema controverso come quello dei derivati, spesso agitato come uno spettro a sostegno di ipotesi completamente infondate di gravi rischi per la tenuta dei conti pubblici. Qui di seguito forniamo una sintesi degli argomenti forniti dalla dott.ssa Cannata e in calce i link a tutti i documenti messi a disposizione della Commissione. I contratti derivati sono tra gli strumenti finanziari più complessi presenti sui mercati. Sono anche strumenti finanziari che possono essere utilizzati per attività speculative e questo uso è stato tra le cause della crisi - prima finanziaria e poi economica - cominciata nel 2007.

Possono però essere utilizzati come strumenti di protezione da rischi finanziari. Questo è l'uso che ne fa il Dipartimento del Tesoro della Repubblica Italiana, che utilizza i contratti derivati per mettere il servizio di gestione del debito al riparo da eventi sfavorevoli sui mercati finanziari (per esempio un'impennata dei tassi d'interesse) e sui mercati valutari (per esempio una dinamica sfavorevole nei rapporti con altre valute di emissione di titoli di debito).

In altre parole, i contratti derivati vengono sottoscritti dal Tesoro per "comprare" una copertura assicurativa che minimizzi l'impatto di eventi sfavorevoli. Questi contratti presentano quindi un costo, come tutte le assicurazioni. Chiunque sottoscriva un'assicurazione sostiene una spesa che si rivela inutile se non si verifica l'evento sfavorevole. E tutti coloro che pagano un'assicurazione sperano di avere speso "inutilmente" i propri soldi, cioè che non si verifichi l'evento dal quale l'assicurazione li protegge. In tutti questi casi l'assicurazione costituisce semplicemente un costo, una spesa. Fuori da metafora, il valore di mercato di un contratto derivato non è, quindi, una perdita, ma una fotografia, date le condizioni di mercato del momento in cui la foto è scattata. Il costo effettivamente sostenuto anno per anno è registrato come costo di gestione del debito, al pari degli interessi pagati sui titoli di Stato.

Una corretta valutazione nella gestione dei derivati può essere effettuata soltanto mettendo il costo sostenuto per i contratti in relazione con il costo sostenuto per gli interessi sul debito sottostante: poiché il costo dei derivati tipicamente sottoscritti dal Tesoro cresce quando scendono i tassi di interesse, e diminuisce quando gli stessi crescono, il risultato conseguito grazie ai derivati è di contenere il costo della gestione del debito in un perimetro ragionevolmente pianificabile.

Per la gestione delle finanze pubbliche questa è una condizione cruciale: nel lungo periodo il vantaggio del contenimento della fluttuazione del costo, grazie alla protezione dall'aumento dei tassi, è superiore all'eventuale beneficio di una riduzione temporanea dei tassi di interesse.


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da: http://www.gazzettaufficiale.it/atto/se ... orni=false

Art. 3

Operazioni di ristrutturazione del debito pubblico

Il Dipartimento del Tesoro potra' effettuare operazioni di ristrutturazione del debito pubblico su base consensuale. Tali operazioni di ristrutturazione non sono da intendersi quali modifiche dei termini e delle condizioni dei singoli prestiti disposte in modo unilaterale dall'autorita' emittente. Le predette operazioni, incluse quelle effettuate attraverso l'utilizzo di strumenti derivati concluse nell'ambito degli accordi di cui al successivo articolo 5, avranno come obiettivi, sulla base delle informazioni disponibili e delle condizioni di mercato, il contenimento del costo complessivo dell'indebitamento, la protezione dai rischi di mercato e di rifinanziamento e il buon funzionamento del mercato secondario dei titoli di Stato. Le operazioni di scambio, di riacquisto o di rimborso anticipato di titoli e ogni altra operazione finanziaria consentita, ai fini della ristrutturazione del debito pubblico, dall'articolo 3 del decreto del Presidente della Repubblica n. 398 del 30 dicembre 2003, citato in premessa, verranno disposte dal Direttore Generale del Tesoro o, per sua delega, dal Direttore della Direzione II. Il Dipartimento del Tesoro potra' procedere ad operazioni di riacquisto o rimborso anticipato di titoli sino ad un importo massimo pari al 40% dell'ammontare nominale in circolazione di ogni emissione. Il Dipartimento del Tesoro potra', altresi', effettuare operazioni di scambio accettando, in pagamento dei titoli in emissione, titol di Stato di qualunque durata. Alle operazioni di scambio, di riacquisto o di rimborso anticipato di titoli saranno ammessi a partecipare esclusivamente gli «Specialisti in titoli di Stato» (Banche Commerciali), come definiti dall'articolo 23 del decreto ministeriale 22 dicembre 2009, n. 216. In forza dell'articolo 3, comma 2, del citato decreto del Presidente della Repubblica n. 398 del 2003, i pagamenti conseguenti alle operazioni di cui al presente articolo potranno avvenire anche in deroga a quanto stabilito dall'articolo 24, comma 2, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, in considerazione delle condizioni obiettive di fatto collegate a tale operativita'.
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Re: [DOSSIER n.19] Cosa fa [fare IGB al] lo Stato oggi

Messaggioda sandropascucci » 29 apr 2016, 10:18

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Derivati sul debito pubblico, la battaglia arriva al Tar

Il ricorso di Wired per conoscere i “termsheet” dei contratti sul debito pubblico italiano che sono già costati agli italiani 17 miliardi di euro arriva in tribunale. La difesa del Ministero è debole ma la pressione politica altissima. La sentenza sarà il banco di prova di quanto è forte il diritto di accesso all’informazione nel nostro paese

(Il Ministro dell’Economia e delle Finanze Pier Carlo Padoan)

Domani mattina sarò al 189 della Via Flaminia a Roma, al Tar del Lazio, per difendere il diritto dei giornalisti a informare gli italiani sull’enorme debito pubblico che continua a pesare sulle spalle di chiunque paghi le tasse con un valore del 132% del nostro Pil.

Quella di domani è solo l’ultima tappa di un’inchiesta iniziata la scorsa primavera per cercare di capire quanto pesano, sul nostro debito pubblico i derivati sottoscritti dallo Stato italiano per proteggersi dalle oscillazioni delle valute e dei tassi d’interesse. Che abbiano un ruolo importante è chiaro perché negli anni dal 2011 al 2014, lo Stato italiano ha subito un aumento del debito pubblico di 16,95 miliardi di euro, perdite reali effettivamente sborsati dai contribuenti italiani, solo a causa dei contratti derivati sottoscritti da Roma per 159 miliardi.

Ma per gli italiani la bastonata potrebbe essere ancora più forte perché si stima che le perdite potenziali per l’Italia sarebbero 42 miliardi (6 miliardi in più della finanziaria 2015), qualora Roma volesse chiudere i contratti stipulati con Banca Imi S.

p.A., Bank Of America, Barclays Bank PLC, BNP Paribas, Citibank N.A.-London, Credit Suisse International., Deutsche Bank AG, Dexia Crediop S.p.A., FMS Wertmanagement Anstalt Des, Goldman Sachs International, HSBC Bank PLC, ING Bank N.V., JP Morgan Securities PLC., Morgan Stanley and Co.Int.Plc, Nomura International PLC, Societe Generale, The Royal Bank of Scotland PLC, UBS Limited e Unicredit Bank AG.

Non è un mistero che quella italiana è una situazione record nell’Eurozona come mostrano le elaborazioni di Bloomberg (qui sotto) e, in assoluto la più perdente. È perciò innegabile che conoscere i dettagli dei contratti sui derivati italiani è di altissimo interesse pubblico.

Piccola chiosa per i non addetti ai lavori: i derivati, per capirci, sono dei prodotti finanziari complessi nel loro funzionamento ma piuttosto semplici come principio. Si tratta, in buona sostanza, di assicurazioni che garantiscono a un soggetto (stato, azienda o privato) di poter vendere a un certo ammontare di valuta a un determinato prezzo. Tutto ciò ha ovviamente un costo che viene regolato nei cosiddetti “termsheet“, gli allegati che definiscono i valori e le commissioni legate all’operazione.

Sono proprio questi termsheet che abbiamo chiesto al Ministero dell’Economia e delle Finanze lo scorso 23 marzo appellandoci alla legge 241/90 sull’accesso agli atti grazie all’aiuto di Ernesto Belisario, avvocato esperto di trasparenza nonché iniziatore della campagna Foia4Italy.

Non siamo certamente i primi a chiedere queste informazioni. Come abbiamo raccontato nei mesi scorsi i derivati sono stati oggetto di diverse interrogazioni parlamentari, l’ultima delle quali avanzata dai deputati del Movimento Cinque Stelle coordinati da Carla Ruocco, di richieste di diversi economisti e, nel 2001, perfino un viceministro dell’economia, Mario Baldassarri che, anche lui, si è visto negare l’accesso dalla dott.ssa Maria Cannata, la funzionaria del Mef ormai da decenni custode di queste delicate informazioni.

Più recentemente Paolo Savona, ex-ministro dell’industria nel governo Ciampi, ex-dirigente di Bankitalia ed ex-direttore generale di Confindustria e che oggi è professore emerito di politica economica ha scritto al Ministro Padoan per chiedere (vanamente a quanto sappiamo) informazioni sui derivati, preoccupato per il peso di questi contratti, soprattutto dopo aver assistito alla crisi della Grecia che aveva usato gli stessi strumenti finanziari per camuffare il suo debito.

Purtroppo non abbiamo mai ricevuto risposta alla nostra richiesta di marzo perché, come ha poi chiarito l’Avvocatura dello Stato nella memoria difensiva che ha depositato qualche settimana fa, per un disguido, il Mef ha smarrito la nostra richiesta di accesso agli atti inviata per posta certificata potendola effettivamente ricevere solo più di due mesi dopo, il 26 maggio scorso.

È di fronte a questo silenzio amministrativo abbiamo fatto ricorso al Tar che ha fissato l’udienza di domani e lanciato la petizione #openderivati su Change.org che ha superato le 5mila adesioni.

Ma nel frattempo sono successe anche altre due cose importanti.

1. La prima è il parere della Commissione per l’Accesso la quale ha sottolineato come nella legislazione vigente non esistono norme che contrastino con la divulgazione di questi contratti. In pratica il Governo dovrebbe porre il segreto di stato su questi documenti per poterne motivare la segretezza sulla base del diritto.

2. La seconda è la richiamo alle ragioni della mancata trasparenza avanzata dall’Avvocatura dello Stato, sempre nella memoria difensiva depositata al Tar.

In quanto giornalista, non sarei portatore di un interesse diretto, concreto e attuale a conoscere queste informazioni come sancito dalla legge 241/90. Un’obiezione abbastanza paradossale che, se fosse accolta dal Tar, porterebbe lo stesso Stato italiano a contraddire la decisione 570/96, la Quarta sezione del Consiglio di Stato, che affronta la questione dell’accesso dei giornalisti agli atti amministrativi previsto dalla legge 241/1990.

Come ricorda una pagina dell’Ordine dei giornalisti, la massima della decisione 570/96 (riportata da Guida al diritto a pag. 100) è la seguente: “Contrasta con i principi fondamentali dell’ordinamento giuridico italiano la pretesa di equiparare la posizione di una testata giornalistica a quella di qualunque soggetto giuridico in quanto attiene al diritto di accesso ai documenti amministrativi, onde farne derivare l’inesistenza in capo alla prima di una posizione differenziata e qualificata alla conoscenza di atti amministrativi, non riservati, che possono interessare i lettori. A un organo di stampa può dunque legittimamente riconoscersi il diritto di chiedere all’amministrazione copie di atti – in numero anche elevato – la cui conoscenza è specificamente preordinata all’esercizio del diritto do cronaca o di informazione“.

Ma non è finita. Nella sua memoria, l’avvocato dello Stato Fabio Tortora solleva anche un’altro ostacolo, sulla falsariga di quanto già opposto dal Mef in passato. E cioè che i contratti relativi ai derivati sul debito pubblico sarebbero – da regolamento ministeriale – esclusi dall’accesso perché la loro pubblicazione comprometterebbe la politica monetaria italiana. Tortora infatti scrive: “Non appare possibile fornire un livello di dettaglio maggiore, in quanto la divulgazione di tali contratti avrebbe riflessi pregiudizievoli sulle attività in derivati, poiché determinerebbe uno svantaggio competitivo dello Stato nei riguardi del mercato. Inoltre, porrebbe in svantaggio competitivo anche le controparti stesse del Tesoro nei confronti degli altri operatori del mercato, pregiudicando in tal modo la disponibilità ad applicare condizioni favorevoli con ripercussioni negative sull’intera gestione del debito pubblico”.

Quello che viene da chiedersi a questo punto è chi siano effettivamente gli operatori del mercato finanziario ai quali fa riferimento Fabio Tortora visto che praticamente tutte le grandi banche sono le stesse che hanno stipulato i contratti esistenti con il Mef. In più, molti dei direttori di questi istituti finanziari hanno avuto occasione di visionare i contratti direttamente nelle stanze del Ministero. Domenico Siniscalco, per esempio, dal 2006 è in Morgan Stanley (una delle banche con le quali abbiamo sottoscritto derivati per 159 miliardi di euro), ma prima è stato Ministro dell’economia nel governo Berlusconi dal 2004 al 2005 e prima direttore generale del Tesoro.

Il suo predecessore alla direzione generale del Tesoro era Mario Draghi, oggi alla Bce, che nel 2002 è stato nominato vicepresidente di Goldman Sachs International (l’Italia ha derivati anche con GSI).

Il successore di Siniscalco, Vittorio Grilli, direttore generale del Tesoro dal 2005 al 2011 (quando ha lasciato per diventare prima viceministro e poi ministro dell’economia del governo Monti), dal 2014 è presidente del Corporate & Investment Bank per l’area Europa, Medio Oriente e Africa della banca d’affari americana JPMorgan (abbiamo derivati anche con loro).

Difficile perciò sostenere che i mercati, cioé le banche con le quali Roma sottoscrive derivati, possano spaventarsi per ciò che già conoscono benissimo.

Sarebbe più facile dire che gli unici a non poter conoscere ciò che alleggerisce le loro tasche sono i contribuenti italiani.
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Re: [DOSSIER n.19] Cosa fa [fare IGB al] lo Stato oggi

Messaggioda sandropascucci » 15 giu 2016, 8:30

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Pensioni: uscita anticipata senza penalizzazioni. Allo studio un prestito di 20 anniPensioni: uscita anticipata senza penalizzazioni. Allo studio un prestito di 20 anni

L'incontro al ministero del Lavoro (lapresse)

Il governo ha ribadito l'intenzione di non modificare la legge Fornero e la volontà di consentire la flessibilità di uscita dei lavoratori con strumenti finanziari. Nannicini: "Nessuna penalizzazione, ma un ammortamento del prestito". I sindacati aspettano di capire come verranno calcolati gli interessi

di GIULIANO BALESTRERI


14 giugno 2016

MILANO - Nessuna penalizzazione per la pensione anticipata, ma un prestito con un piano di ammortamento di venti anni, una copertura assicurativa e una detrazione fiscale sulla parte del capitale anticipato per alcuni soggetti più deboli e meritevoli di tutela. E' la proposta messa sul piatto dal governo nell'incontro con i sindacati durante il quale il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri, Tommaso Nannicini e il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, hanno ribadito l'intenzione dell'esecutivo di non toccare la riforma Fornero.

Pensioni, ecco come sono cambiate in 40 anni

Banche e assicurazioni. Nannicini, in particolare, ha spiegato che il "coinvolgimento degli istituti finanziari, delle banche e delle assicurazioni" non verrebbe fatto per una questione ideologica ma nascerebbe esclusivamente dal rispetto dei vincoli di bilancio: la flessibilità in uscita dal mercato del lavoro, infatti, costerebbe dieci miliardi di euro l'anno, troppo per le casse dello Stato. All'incontro hanno partecipato i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo che entrando al ministero ha detto: "Il Paese si aspetta qualcosa di buono, vediamo di non deluderlo". Il governo ha ribadito l'intenzione di non modificare la legge Fornero e la volontà di consentire la flessibilità di uscita dei lavoratori con strumenti finanziari.

I negoziati. La proposta dell'esecutivo è adesso al vaglio dei sindacati in vista del prossimo incontro del 23 giugno con i rappresentati dei lavoratori che aspettano di capire nel dettaglio, come il governo formalizzerà la proposta. Secondo quando emerso dalla riunione, il prestito pensionistico per chi lascia il lavoro prima dell'età di vecchiaia dovrà essere restituito con rate fino a 20 anni con gli interessi. Inoltre, ci sarebbe un costo diverso per chi perde il lavoro prima di raggiungere i requisiti per l'accesso alla pensione e per chi decide di lasciare spontaneamente l'impiego.

Il prestito. Ai sindacati, Nannicini ha voluto spiegare che non si tratta di penalizzazione ma solo di una "rata di ammortamento", come nel caso di un mutuo per l'acquisto di una casa o di un prestito per finanziare l'acquisto di un bene. L'ipotesi del Governo - riferiscono i sindacati - prevede che una banca anticipi l'importo finanziario della pensione netta per gli anni che mancano alla pensione di vecchiaia: una somma che poi verrebbe restituita nel tempo. Insomma non una vera penalizzazione sull'assegno previdenziale, ma una trattenuta per pagare la rata di ammortamento del prestito di 20 anni con la copertura assicurativa ed una detrazione fiscale sulla parte del capitale anticipato "per alcuni soggetti più deboli e meritevoli di tutela". L'anticipo pensionistico sarà gestito dall'Inps cui - nell'ipotesi di Palazzo Chigi - spetterà l'onere di creare il rapporto con gli enti finanziari che erogheranno l'anticipo netto della pensione ai lavoratori che certificheranno la richiesta di pensionamento anticipato.

Il rischio penalizzazione. Come detto, i sindacati aspettano di vedere come il governo entrerà nei dettagli della proposta. Uno studio recente della Uil, infatti, ipotizzare che l'uscita anticipata potesse costare fino a una mensilità l'anno: un calcolo basato sul meccanismo che probabilmente verrà adottato e cioè l'accesso alla pensione con un anticipo fino a 3 anni rispetto al requisito anagrafico richiesto, da "pagare" (attraverso un prestito di un istituto di credito, garantito dallo Stato) con una rata applicata sulla pensione. Ipotizzando un'indicizzazione del trattamento previdenziale pari all'1% per ogni anno e un tasso d'interesse applicato del 3,5%, un lavoratore che accedesse con un anno di anticipo e con un trattamento pari a 1.000 euro lordi perderebbe così il 6,9% della pensione, ovvero il corrispettivo di un importo mensile netto in meno ogni anno (898 euro). L'onere, chiaramente, crescerebbe all'aumentare degli anni di anticipo. Per questo i sindacati aspettano di capire a carico di chi sarebbero gli interessi.
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Re: [DOSSIER n.19] Cosa fa [fare IGB al] lo Stato oggi

Messaggioda sandropascucci » 14 lug 2016, 10:54

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Strisce blu, nuove regole: parcheggio gratis e niente multa se il parchimetro non ha il POS

13 Luglio 2016 - 10:33 Giulia Adonopoulos

Strisce blu, dal 1° luglio 2016 cambiano le regole. Se il parchimetro non è dotato di POS si ha diritto a non pagare la sosta e la multa non è valida.
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Parcheggiare sulle strisce blu senza pagare la sosta è possibile senza correre il rischio di multe. Se il parchimetro non è dotato di POS, ovvero di sistema per pagamenti con carta di credito e di debito, si ha diritto a parcheggiare gratuitamente anche nei posti contrassegnati da strisce blu, quelli di norma a pagamento.

Anche per i Comuni la Legge di Stabilità 2016 ha imposto l’obbligo di adeguarsi ai nuovi standard sul fronte dei micro-pagamenti elettronici. Tutti i dispositivi di controllo della durata della sosta a pagamento devono quindi avere il POS per consentire i pagamenti con bancomat o carte di credito.

La nuova regola è entrata in vigore il 1° luglio 2016: a partire da questa data, quindi, gli automobilisti alle prese con i parcheggi sulle strisce blu sono legittimati a sostare senza pagare nel caso in cui il parchimetro più vicino non sia adeguatamente attrezzato per le transazioni elettroniche.

Strisce blu, cambiano le regole: sosta gratis se il parchimetro non ha il POS
Al fine di incentivare i pagamenti elettronici il comma 901 della Legge di Stabilità 2016 prevede che “dal 1° luglio 2016, le disposizioni di cui al comma 4 dell’art. 15 del d.l. n. 179/2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 221/2012, si applicano anche ai dispositivi di cui alla lettera f) del comma 1 dell’articolo 7 del codice della strada”, estendendo dunque ai dispositivi di controllo di durata della sosta l’obbligo di “accettare anche pagamenti effettuati attraverso carte di debito e carte di credito”.

Di conseguenza gli automobilisti che effettuano la sosta su strisce blu e scelgono la carta di credito o il bancomat per pagare il parcheggio sono autorizzati a parcheggiare gratis se il parchimetro non gli consente di effettuare il pagamento tramite POS.

A quanto pare, quindi, dopo commercianti e professionisti, l’obbligo di POS è stato esteso anche al Codice della Strada e, stando alla normativa, in mancanza di installazione e attivazione dei pagamenti elettronici l’automobilista non è tenuto a pagare alcuna multa per mancato pagamento delle strisce blu, mentre il Comune verrà sanzionato.

Strisce blu, multa se il parchimetro non ha il bancomat: ricorso al Tar
Così come per le imprese e gli studi professionali, l’obbligo di POS decade anche per i Comuni che riescono a dimostrare l’“oggettiva impossibilità tecnica” nell’utilizzo del POS. Nonostante la buona notizia, quindi, si rischia che il solito vuoto normativo renda comunque valida la multa per l’automobilista in realtà legittimato a non pagare la sosta.

Il vigile di turno potrebbe, infatti, non essere a conoscenza di questa norma e lasciare comunque la multa sul cruscotto dell’auto. In questo caso, comunque, si ha diritto a fare ricorso al Tar e l’annullamento della sanzione dovrebbe essere ancora più semplice e rapido.


IGB è un genio!!

All'inizio il popolino penserà al risparmio immediato ("tiè!! nun te pago perché la colonnina nun c'ha er bancomat") ma, l'altro popolino, chiamato Comune/Municipio penserà: "e che questi, perché sappiamo ar Comune so' considerati sudditi li cittadini.. e che questi ce fregheno così? TUTTE LE COLONNINE COR BANCOMAT (che jelo famo istallà da mì cuggggino che c'ha la ditta)"

risultato: dopo un breve periodo di guerra popolino 1 versus popolino 2 la moneta elettronica di banca commerciale (LA FUFFA) prenderà piede anche per queste mini-transazioni e il cerchio delle spese con contanti sarà sempre più stretto..

e IGB godrà,
sicut ericius®.
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Re: [DOSSIER n.19] Cosa fa [fare IGB al] lo Stato oggi

Messaggioda sandropascucci » 14 lug 2016, 11:09

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IGB è un genio!!

All'inizio il popolino penserà al risparmio immediato ("tiè!! nun te pago perché la colonnina nun c'ha er bancomat") ma, l'altro popolino, chiamato Comune/Municipio penserà: "e che questi (perché sappiamo ar Comune so' considerati sudditi li cittadini..) e che questi ce fregheno così? TUTTE LE COLONNINE COR BANCOMAT ORA® !!11!! (che jelo famo istallà da mì cuggggino che c'ha la ditta)"

risultato: dopo un breve periodo di guerra popolino 1 versus popolino 2 la moneta elettronica di banca commerciale (LA FUFFA) prenderà piede anche per queste mini-transazioni e il cerchio delle spese con contanti sarà sempre più stretto..

e IGB godrà,
sicut ericius®.



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L'unica moneta legale è la moneta emessa dalla Banca Centrale (banconote) e dallo Stato (metallo). L'altra moneta (elettronica) è emessa, dal nulla e a debito, dalla Banca Commerciale. Quindi sono «obbligato», di fatto, ad avere un bancomat e quindi obbligato ad avere un conto corrente. Tacciano, per cortesia, i genuflessi a Il Grasso Bankiere con la solita piangina: "Chi vuoi non abbia un bancomat oggi come oggi". Stiamo parlando di LIBERTA', grazie.


https://www.forexinfo.it/Strisce-blu-nu ... non-valida
http://www.firenzetoday.it/cronaca/parc ... renze.html
http://www.motorionline.com/2016/07/12/ ... ent-111347
http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/ ... 602a.shtml
http://www.studiocataldi.it/articoli/22 ... p#commenti
http://www.lafune.eu/senza-bancomat-ai- ... adeguarsi/
http://www.bufale.net/home/guida-utile- ... ufale-net/
http://www.autoblog.it/post/813019/stri ... io-gratis#
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Re: [DOSSIER n.19] Cosa fa [fare IGB al] lo Stato oggi

Messaggioda sandropascucci » 14 lug 2016, 15:51

arriveeeeeeeeeno!!
da: http://www.lafune.eu/senza-bancomat-ai- ... 2782813848

Sandro Pascucci
IGB è un genio!! All'inizio il popolino penserà al risparmio immediato ("tiè!! nun te pago perché la colonnina nun c'ha er bancomat") ma l'altro popolino (chiamato Comune/Municipio) penserà: "e che questi (perché sappiamo ar Comune li cittadini so' considerati sudditi..) e che questi ce fregheno così? TUTTE LE COLONNINE COR BANCOMAT ORA® !!11!! (che jelo famo istallà da mì cuggggino che c'ha la ditta)"

risultato: dopo un breve periodo di guerra popolino 1 versus popolino 2 la moneta elettronica di banca commerciale (LA FUFFA) prenderà piede anche per queste mini-transazioni e il cerchio delle spese con contanti sarà sempre più stretto..

e IGB godrà,
sicut ericius®

L'unica moneta legale è la moneta emessa dalla Banca Centrale (banconote) e dallo Stato (metallo). L'altra moneta (elettronica) è emessa, dal nulla e a debito, dalla Banca Commerciale. Quindi sono «obbligato», di fatto, ad avere un bancomat e quindi obbligato ad avere un conto corrente. Tacciano, per cortesia, i genuflessi a Il Grasso Bankiere con la solita piangina: "Chi vuoi non abbia un bancomat oggi come oggi". Stiamo parlando di LIBERTA', grazie.


pascal91 Sandro Pascucci
Ma lei economia dove l'ha studiata, al cepu o su youtube?


Sandro Pascucci pascal91
Mah.. guardi.. tanto un posto vale l'altro. Pensi che conosco pluri laureati alla Università X (dico X perché tanto Lei dirà che Y è meglio) che pensano ci sia l'oro in cassaforte di Bankitalia a garantire il valore delle banconote e conosco pure (così l'anticipo e Le risparmio un altro attacco personale piuttosto che un prezioso intervento sulla Questione - perché questo ha fatto) dicevo conosco gente che dice che la riserva frazionaria è quando versi 100 e la banca trattiene 2 e presta 98 (che poi un'altra banca ri-trattiene 1,96 e presta il resto ecc..).

Pensi un po' quanta ne conosco di gente! Invece, di grazia, Lei dov'è che ha studiato? Per sostenere.. già.. cos'è che sostiene Lei? Perché mica s'è capito..


pascal91 Sandro Pascucci
No guardi, contro l'ignoranza sfacciata e presuntuosa di chi sostiene che le monete di metallo le conia lo stato, quelle di carta la BCE e quelle elettroniche la Banca Commerciale (ma che è?) non posso sostenere nulla.


Sandro Pascucci pascal91
Ecco: esattamente come immaginavo.
bye!
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Re: [DOSSIER n.19] Cosa fa [fare IGB al] lo Stato oggi

Messaggioda mr.spyder » 17 lug 2016, 12:19

a proposito di "ignoranza" sulle leggi e sulla moneta:
ci sono dei "geni" come questi:
distributore ERG ACISTAR TRE SAS
autostrada somaglia est (A1)
IMG0008A.jpg


se ci torno (e giuro che ci tornerò apposta in modalità CA.CA.CA. )mi armo di telecamera e (of course) solo 200€ in tasca...poi chiamo il 117 e vediamo come va a finire....
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Re: [DOSSIER n.19] Cosa fa [fare IGB al] lo Stato oggi

Messaggioda mr.spyder » 20 dic 2016, 17:12

ogni tanto do i numeri ( a google) ...oggi ho scritto "20 miliardi" ...et voilà:

!
ECONOMIA
Consiglio dei ministri
Gentiloni e Padoan annunciano uno 'scudo' di 20 miliardi per le banche Il governo chiede al Parlamento l'autorizzazione ad aumentare l'indebitamento per fare eventualmente fronte a necessità del comparto del credito.
20 dicembre 2016
L'Aula della Camera esaminerà domani dalle 9 alle 12 la relazione del Governo al Parlamento che autorizza il governo a ricorrere ad un indebitamento fino a 20 miliardi" al fine di salvaguardare il risparmio. Lo ha deciso la conferenza dei Capigruppo di Montecitorio. E' richiesta la maggioranza assoluta. L'esame del testo in commissione Bilancio avrà inizio dalle 19 di questa sera alla presenza del ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan. Uno 'scudo' di 20 miliardi di euro da usare 'a scopo precauzionale' per intervenire nelle banche e salvare i risparmiatori e che il governo possa usare nel caso di fallimento dell'aumento di capitale di Mps ma non solo. Ieri il Consiglio dei ministri, in una riunione lampo, ha autorizzato il governo a chiedere al Parlamento lautorizzazione a aumentare l'indebitamento per fare eventualmente fronte a necessità del comparto del credito. La misura, se attivata, come hanno spiegato il premier Paolo Gentiloni e il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, avrà un impatto sul debito pubblico e non sul deficit e sarà quindi "one-off, temporaneo, non impattando sull'aggiustamento strutturale". I 20 miliardi in particolare serviranno a due fini, "una garanzia di liquidità per ripristinare la capacità di finanziamento a medio e lungo termine" e "per un programma di rafforzamento patrimoniale" nel rispetto delle regole Ue. La speranza dell'esecutivo resta che il mercato, di piccoli e grandi investitori, creda al piano Mps e aderisca in massa alla conversione dei bond e all'aumento consentendo così un intervento 'minimo' dello stato, ma il governo si prepara al peggio con un decreto che metta in sicurezza la banca senese (e in prospettiva anche le altre) con una 'ricapitalizzazione preventiva' secondo le regole Ue. Se poi i risultati definitivi certificheranno giovedì pomeriggio un fallimento dell'offerta allora il governo potrebbe già nella stessa giornata riunire a tal scopo il Consiglio dei ministri, altrimenti previsto per venerdì, e varare il decreto. Certo la ricapitalizzazione preventiva, che va ricordato è misura per evitare il ben più pesante bail in, è comunque una mossa non priva di sacrifici per i risparmiatori (si avrebbe una conversione dei bond obbligatoria e penalizzante) e di ostacoli politici. I 15 miliardi di euro di fondi da disporre in bilancio (non per la sola Mps ma potenzialmente anche per gli altri istituti in crisi, più garanzie sulla liquidità) proprio perchè aumentano il debito e il deficit, seppure questo per un solo anno 'una tantum', devono essere approvati dal Parlamento con maggioranza assoluta. In termini generali non si tratta di una grande somma considerando il pil italiano (è meno dell'1%). Tuttavia il via libera non è scontato in Senato dove il governo deve fare i conti con i numeri a disposizione e i rapporti con le altre formazioni come Ala, non solo sul provvedimento ma su materie diverse a partire dalla partecipazione all'esecutivo. Il premier non a caso ha detto che "si tratta di una misura precauzionale. In ogni modo abbiamo considerato nostro dovere varare questo intervento salva risparmi e mi auguro che questa responsabilità venga condivisa da tutte le forze del Parlamento". - See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/artico ... ed0d2.html


...ma secondo voi,quando "questi" parlano di "risparmio" intendono la faccenda PURAMENTE ACCADEMICA che in banca ci sono i soldi dei "risparmiatori" e sticazzi dell'articolo 1834 C.C.(*) e del fatto che quando acquisti azioni ecc della banca diventi "investitore", o è soltanto fumo negli occhi ad un popolino inconsapevole per fare un "regalo di natale" (pagato da tutti noi) a IGB??...

...* chiedi a google

ps: e intanto abbiamo il quarto "premier" non eletto da nessuno dei cittadini che (appena poggia il culo sulla poltrona) fa regali alle banche col culetto altrui...of course per il bene dei risparmiatori e del popolo italiano (ma non solo - come l'attento lettore avrà notato più volte specificato) w la democrazia!...non vedo l'ora che ci siano le prossime elezioni...
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Re: [DOSSIER n.19] Cosa fa [fare IGB al] lo Stato oggi

Messaggioda mr.spyder » 20 dic 2016, 17:27

che poi...facendo i conti della serva:
oggi 20-12-2016 (dati giugno 2016)
debito pubblico 2248,8 miliardi diviso 60 milioni (circa) di cittadini = 37mila 480 € euro a cranio
20 miliardi diviso (i soliti) 60 milioni = 333.33 € in più

in effetti sono SOLO meno dell'1%..e io che mi preoccupavo...
vabbè allora disdico il chirurgo e mi tengo 'sto rene!
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Re: [DOSSIER n.19] Cosa fa [fare IGB al] lo Stato oggi

Messaggioda mr.spyder » 20 dic 2016, 17:35

è vero anche che SOLO 10 ANNI FA erano 26mila 691€ a cranio...e nel 2003 solo 23mila e 500....meditate gente,meditate!
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Re: [DOSSIER n.19] Cosa fa [fare IGB al] lo Stato oggi

Messaggioda mr.spyder » 23 dic 2016, 11:26

CVD: neretti (a caso) miei,..

!
Varo nel cuore della notte per il decreto legge “salva banche”, in pratica una stampella pubblica per gli istituti di credito in difficoltà. Convocato a mercati chiusi, il Consiglio dei ministri straordinario iniziato alle 23.35 ha approvato l'atteso decreto legge con misure a tutela dei risparmiatori previsto dal piano di intervento messo in campo lunedì scorso dal Governo per salvare il Monte dei Paschi di Siena.

Poche ore dopo, il Cda di Monte dei Paschi - che in serata aveva preso atto del fallito aumento di capitale sul mercato - ha avviato l'iter della nazionalizzazione con la richiesta di un sostegno finanziario straordinario e temporaneo per la ricapitalizzazione precauzionale prevista dalla direttiva europea Brrd. La banca aggiunge che in coerenza con le misure del Governo presenterà una proposta agli investitori retail detentori dell'obbligazione subordinata da 2 miliardi emessa nel 2008 «per porre fine o prevenire liti» legate alla vendita di quel titolo.


IL FOCUS 23 dicembre 2016
Come funziona il decreto salva risparmio
Il fondo da 20 miliardi di indebitamento aggiuntivo autorizzato mercoledì dal Parlamento sarà utilizzato per le ricapitalizzazioni precauzionali e per le garanzie sulla liquidità per le banche che lo chiederanno, dunque non solo per Mps. Il via libera al provvedimento è arrivato mentre il Consiglio di amministrazione della banca senese era ancora riunito a Milano dopo aver certificato, nel pomeriggio, il fallimento dell'aumento di capitale privato. Una concomitanza che ha permesso allo stesso Cda di attivare immediatamente la procedura per richiedere l'intervento pubblico, così come previsto dal decreto.

Gentiloni: decreto «salvarisparmio» varato dopo ok del Parlamento
Il decreto, ha sottolineato il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni in conferenza stampa notturna con al fianco il titolare dell’Economia Pier Carlo Padoan, «rassicura i risparmiatori e il futuro di Mps». Il Governo ha infatti definito il decreto legge un provvedimento «salvarisparmio», basato «sull'autorizzazione ricevuta dal Parlamento con un'ampia maggioranza». «Ci siamo mossi a seguito della presa d'atto del Mps della conclusione dell'operazione di mercato - ha concluso Gentiloni - e abbiamo concordato con le autorità europee le modalità di questo intervento».


LA QUESTIONE BANCARIA 23 dicembre 2016
Liquidità e ricapitalizzazione, entra lo Stato
Lo schema di tutela dei risparmiatori
Nel comunicato diffuso al termine del Consiglio dei ministri Palazzo Chigi ha illustrato lo schema di tutela dei risparmiatori. Un meccanismo di tutela degli
obbligazionisti subordinati di Mps al 100% assegnando loro prima azioni e poi obbligazioni ordinarie: «Il decreto legge - spiega il governo - contempla la possibilità che la banca interessata da una ricapitalizzazione precauzionale da parte dello Stato, che comporta la conversione delle obbligazioni subordinate in azioni, offra obbligazioni non subordinate in cambio delle azioni frutto della conversione. Il Tesoro può acquistare tali azioni. Al termine della procedura di compensazione orientata a tutelare i risparmiatori, coloro che inizialmente detengono obbligazioni subordinate si troverebbero quindi a possedere obbligazioni ordinarie, non soggette dunque a perdite. Così in sintesi lo schema di compensazione: 1. La banca propone di scambiare le azioni frutto della conversione delle obbligazioni subordinate con obbligazioni non subordinate di nuova emissione; 2. Il Tesoro acquista le azioni scambiate con le obbligazioni non subordinate di nuova emissione. Il riacquisto delle azioni frutto della conversione dalle obbligazioni subordinate ha lo scopo di prevenire liti giudiziarie connesse alla commercializzazione delle obbligazioni stesse». Si tratterà di vedere ora se lo schema sarà approvato dalla Commissione europea. Bruxelles ha sempre insistito finora sul fatto che gli obbligazionisti suobrdinati condividano i costi dell’operazione e che solo successivamente vengano rimborsati se sono in grado di dimostrare di aver acquistato quei prodotti senza averne il profilo di rischio.

L’ANALISI
I nodi da sciogliere post salva-banche
Piano da 20 mld autorizzato dal Parlamento
Il varo del provvedimento segue al via libera del Parlamento, a maggioranza assoluta, all'aumento del debito pubblico fino a 20 miliardi di euro (in maniera non strutturale perchè la misura salva banche è da considerarsi una tantum) sollecitato mercoledì dal Governo proprio per finanziare il salvataggio degli istituti in difficoltà. In sintesi, il decreto predisposto da via XX settembre disciplina la creazione di un fondo ad hoc (da finanziare con l’emissione di nuovi titoli di debito pubblico) che opera su due fronti, la liquidità con le garanzie e il patrimonio con la ricapitalizzazione, ed è destinato a sostenere le banche a rischio. Il nuovo strumento è finalizzato in particolare a permettere la statalizzazione di Mps - la terza banca d’Italia, considerata il più antico istituto di credito del mondo - con il Tesoro destinato a diventare l’azionista di riferimento, per poi rimettere le quote sul mercato una volat risanato l’istituto. Il puntello pubblico prenderà la forma di una ricapitalizzazione «precauzionale» e «temporaneo» per rafforzare il patrimonio del Monte dei Paschi nella cornice della Direttiva europea Brrd, operativa dall’inizio del 2016, che introduce il principio del cosiddetto bail-in.


BANCHE 22 dicembre 2016
Mps in tensione, oggi il cda per la chiusura dell'aumento
Fallito il rafforzamento patrimoniale Mps
Dopo la chiusura dell'offerta istituzionale, ad ufficializzare il fallimento dell’operazione è stato un comunicato diffuso da Mps in prima serata. La nota ha confermato una raccolta insufficiente di ordini di investimento necessari a raggiungere la somma di 5 miliardi destinati al rafforzamento patrimoniale, nonostante l'esito positivo dell'esercizio di liability management che ha registrato la volontaria conversione di obbligazioni subordinate in azioni per complessivi 2,45 miliardi di euro. L'assenza di grandi investitori disposti a un investimento rilevante, ha spiegato Mps, ha influito negativamente sulle decisioni di investimento degli istituzionali, limitando significativamente gli ordini di sottoscrizione. Ora le obbligazioni subordinate Mps conferite in adesione alle offerte della banca, ha chiarito la nota, saranno restituite ai rispettivi portatori.


http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/ ... d=ADKBl6IC

ma la parte migliore sono i commenti come questo:

!
Butrico | 23 dicembre alle 08:33

Con questo intervento sono stati "salvati" 28.000 posti di lavoro, 5 milioni di correntisti, migliaia di obbligazionisti, migliaia di azionisti, l' immenso mondo economico, formato per lo più da piccole imprese, che gira intorno al Monte ed infine l' immagine dell' Italia nel mondo. Prima di noi lo hanno fatto gli Stati Uniti, la Germania, l' Inghilterra per importi ben più elevati. Oserei dire che la Banca siamo noi tutti, salvarla ha voluto dire evitare una perdita di gran lunga maggiore di quella che si avrebbe avuto lasciandola fallire. Nella lista nera dei responsabili di questo tracollo, aggiungerei anche il governo Renzi che non è intervenuto prima e la BCE con l' imposizione di non concedere una dilazione di 20 giorni all' aumento di capitale.


(ma ce n'è anche di meglio...)

...ma dove vogliamo andareeee!!!...
ma te l'immagini se la stessa operazione fosse stata realizzata con un prelievo forzoso di 333,33 euro/a cranio IMMEDIATO sui conti di TUTTI gli italiani ...sotto natale poi...la rivoluzione!!!...ma tanto è un pagheò e quindi 'sticazzi!...fammeandàalcentrocommercialeprimachechiudavà...
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Re: [DOSSIER n.19] Cosa fa [fare IGB al] lo Stato oggi

Messaggioda mr.spyder » 25 giu 2017, 17:39

!
Banche venete, il Governo approva il decreto per il salvataggio.
Gentiloni: "Ora il Parlamento ci sostenga"
Riunione lampo del Consiglio dei ministri, durato venti minuti

25 giugno 2017
17:29

Gentiloni, evitato il fallimento disordinato
Intesa Sanpaolo, sì del Cda all'acquisto delle banche venete


Via libera del consiglio dei ministri al decreto per il salvataggio delle banche venete. Il provvedimento, approvato in una riunione lampo del consiglio dei ministri, crea la cornice normativa per la 'liquidazione ordinata' (liquidazione coatta amministrativa) di Veneto Banca e Popolare Vicenza, con il conseguente passaggio della parte sana delle due venete a Intesa Sanpaolo.

L'approvazione del decreto, ha detto il premier, Paolo Gentiloni, in una conferenza stampa al termine del CdM, "è una decisione molto importante, molto urgente, e necessaria e io confido che questa decisione avrà in Parlamento il sostegno che merita, cioè il più ampio possibile". La crisi delle banche venete, ha detto ancora Gentiloni, risale a prima della crisi economica e "ha raggiunto livelli che hanno reso necessario un intervento di salvataggio, per evitare i rischi evidenti a tutti di un fallimento disordinato".
Gia nella notte tra sabato e domenica sarebbe stato raggiunto l'accordo con il gruppo guidato da Carlo Messina, che ha poi avuto dal Consiglio di Amministrazione il mandato a concludere l'operazione.
E' una corsa contro il tempo quella per salvare le banche venete e garantire che lunedì mattina gli sportelli riaprano regolarmente, dopo che la Bce le ha dichiarate 'fallite'. Il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan è stato per tutto il pomeriggio di sabato con il suo staff a Palazzo Chigi, un lavoro febbrile per definire tutti i dettagli 'in punta di diritto', in modo da 'blindare' l'operazione. Ed è così slittato di un giorno il Consiglio dei ministri che ha varato decreto con la 'cornice' di regole. Il gruppo guidato da Carlo Messina potrà ora acquistare al prezzo simbolico di 1 euro le attività di Veneto Banca e Popolare Vicenza dopo la separazione delle 'attività malate' dei due istituti, garantendo allo stesso tempo gli obbligazionisti senior e i depositanti.

"In Europa c'è chi vuole i licenziamenti" ha detto il segretario della Fabi, Lando Maria Sileoni. Altro nodo è il 'no' di Intesa alla richiesta del governo di partecipare al rimborso dei titolari di bond subordinati, che saranno praticamente azzerati insieme agli azionisti. C'è poi la necessità, per Intesa, di avere la certezza che vi sarà corrispondenza fra il decreto e la legge in cui verrà convertito. Il governo ha fatto presente che può garantire il suo impegno e che i tempi saranno veloci, ma non risulta che ci siano tecnicismi normativi in grado di blindare il testo. Intanto, i cda delle venete hanno fatto il punto della situazione in due riunioni lampo, nel pomeriggio.

"Tutti adesso pensano basti un euro - ha detto Gianni Mion, presidente della Popolare di Vicenza a margine di un evento a Milano - Io non posso valutare la proposta, non mi posso lamentare dei professori, io sono stato bocciato. È stato bocciato tutto, le persone, il piano e pure io". Fiducioso il presidente emerito di Intesa, Giovanni Bazoli, secondo il quale l'offerta di Ca' de Sass "avvia il problema verso una soluzione finale e rapida del problema, che è quello che tutti ci auspichiamo". Anche per il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, l'offerta "è buona". Quindi, ha aggiunto, "accontentiamoci pragmaticamente di un'offerta e di una grande banca senza la quale avremmo avuto molti più problemi".

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Messaggioda sandropascucci » 31 lug 2017, 16:14

>
>
Banche, Ue congela depositi per evitare corsa sportelli
31 luglio 2017, di Alessandra Caparello
corsa aBRUXELLES (WSI) – La notizia agghiacciante arriva dall’Unione europea che tramite la presidenza estone starebbe preparando una brutta sorpresa per i contribuenti, ossia una norma che blocchi i prelievi dai conti e dai depositi al fine di evitare la corsa agli sportelli in caso di crisi bancarie.

La norma in discussione a Bruxelles prevede l’estensione della moratoria ai prelievi bancari dagli attuali due giorni al massimo ad un periodo molto più lungo in caso di crisi bancaria, ossia fino a 20 giorni in casi di crisi eccezionali. Il tutto per evitare un eventuale bank run, ossia la corsa dei correntisti a prelevare i propri soldi.

Il piano, se concordato, sarebbe contrario alla proposta lanciata a novembre scorso dalla Commissione europea che escludeva dalla moratoria i depositanti inferiori a 100.000 euro.

La proposta normativa arriva dalla presidenza estone e tiene conto della fuga agli sportelli accaduta con la crisi del Banco Popular in Spagna. La proposta è datata 13 luglio scorso ma finora non è stata presa alcuna decisione come ha dichiarato un funzionario europeo. Le trattative dovrebbero riprendere a settembre e sembra che a favore della norma ci sia in testa la Germania. Proprio un funzionario tedesco ha reso noto che obiettivo della proposta è impedire il run bank in modo che quando una banca si trova in una situazione critica, non degeneri e venga spinta oltre.
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Re: [DOSSIER n.19] Cosa fa [fare IGB al] lo Stato oggi

Messaggioda sandropascucci » 12 dic 2017, 10:20

>
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Le funzioni della moneta e le proposte di "moneta fiscale"

Negli ultimi anni alcuni commentatori economici hanno proposto l’emissione di moneta fiscale da parte del Governo. La nuova passività pubblica potrebbe essere utilizzata, secondo i proponenti, per finanziare alcuni tipi di spesa (ad esempio per pagare i fornitori o i dipendenti) e permetterebbe di superare la presenza di vincoli all’espansione del disavanzo o del debito pubblico; non avendo corso legale non violerebbe quanto previsto dai Trattati europei in materia di emissione di moneta.

Per incentivarne l’accettazione nelle transazioni private e garantirne così la liquidità, sarebbe previsto che, al verificarsi di determinate condizioni (ad esempio trascorso un periodo di tempo dall’emissione), la moneta fiscale possa essere utilizzata dai detentori per pagare le tasse.
Sulla base delle norme statistiche in vigore queste passività (come già avviene per le monete metalliche) andrebbero incluse tra gli strumenti che concorrono a formare il debito pubblico e sarebbero soggette alle regole del Patto di stabilità e crescita.

Emissioni di questi strumenti sono avvenute molto raramente, in genere a seguito di gravi crisi di liquidità dello Stato (come in California in più occasioni, di cui l’ultima nel 2009, e in Germania nel 1933). In questi casi si è registrato un basso grado di liquidità nelle transazioni di queste forme di “moneta” priva di corso legale.

Quali sono le funzioni della moneta?

Dal punto di vista economico, la moneta svolge tre funzioni: unità di conto, riserva di valore e mezzo di pagamento.
Unità di conto. La moneta si usa per confrontare in maniera omogenea il valore di prodotti e servizi molto diversi tra loro, agevolando così le decisioni economiche e gli accordi contrattuali.

Riserva di valore. La moneta permette di spostare nel tempo la quota di reddito che non viene utilizzata immediatamente per consumare beni e servizi. In altri termini, consente di conservare (risparmiare) una quota del reddito corrente per spenderlo in futuro.
Mezzo di pagamento. La moneta può essere scambiata istantaneamente con beni e servizi: l’acquirente consegna moneta al venditore e in questo modo si libera da ogni obbligo nei confronti di quest’ultimo che, accettandola, ne riconosce il valore.
Sotto il profilo giuridico, il circolante (banconote e monete) è l’unica moneta con corso legale utilizzata da famiglie e imprese all’interno del territorio di uno stato o, come nel caso dell’euro, all’interno del territorio degli stati che si sono impegnati all’utilizzo di una moneta comune sulla base di un trattato. Il circolante è pertanto l’unico mezzo di pagamento con le seguenti caratteristiche:
obbligo di accettazione: il creditore di un’obbligazione pecuniaria non può rifiutare il pagamento eseguito con banconote e monete aventi corso legale (art. 1277 cod. civ.), eccettuato il caso in cui le parti abbiano convenuto mezzi di pagamento diversi;
accettazione al valore nominale pieno: il valore monetario delle banconote e delle monete è pari all’importo indicato su di esse;
potere di estinguere l’obbligazione di pagamento: un debitore si libera dall’obbligazione pecuniaria corrispondendo al creditore banconote e monete.[1]

Nel portare a termine una transazione pecuniaria famiglie e imprese possono utilizzare oltre alla moneta con corso legale anche mezzi di pagamento privati, definiti e regolati da accordi tra le parti. I depositi bancari a vista, ad esempio, sebbene privi di corso legale costituiscono un mezzo di pagamento molto diffuso poiché il depositante può chiederne la conversione in moneta legale al valore nominale pieno in qualsiasi momento[2]. Il bancomat, l’assegno, la carta di credito e il bonifico, sono strumenti comunemente utilizzati per il trasferimento di depositi nelle transazioni pecuniarie che, quando avviene tra clienti di banche commerciali diverse, è reso possibile da movimenti di riserve sui conti detenuti dagli istituti di credito presso la banca centrale.

Nell’unione monetaria hanno titolo a emettere banconote in euro la Banca Centrale Europea (BCE) e le Banche Centrali Nazionali (BCN) dei paesi partecipanti. L’emissione delle monete in euro è di competenza degli Stati membri dell’unione monetaria, secondo quantità determinate dalla BCE.
Quali caratteristiche avrebbe la “moneta fiscale”?

La moneta fiscale non potrebbe avere corso legale; il Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (art. 128) e il Regolamento EC/974/98 (art. 2, 10 e 11) stabiliscono, infatti, che le banconote e le monete metalliche in euro sono le uniche con corso legale nell’unione monetaria. All’emissione la moneta fiscale svolgerebbe solo la funzione di riserva di valore, e da questo punto di vista sarebbe del tutto simile a un titolo di Stato. Sulla base della legislazione vigente tale “moneta” potrebbe essere utilizzata come mezzo di pagamento solo con il consenso del creditore. Pertanto essa sarebbe accettata con sicurezza solo dallo Stato il quale si impegnerebbe ad accettarla in compensazione dei propri crediti fiscali nei confronti del detentore.

Qualora invece lo Stato decidesse unilateralmente di liberarsi di propri debiti con un pagamento eseguito in moneta diversa dalla moneta legale si prefigurerebbe una violazione di quanto previsto dal Trattato sul funzionamento dell’Unione europea e dal Regolamento EC/974/98, con elevata probabilità di contenzioso e negative ripercussioni di carattere reputazionale presso i potenziali sottoscrittori dei titoli di debito pubblico.
Esistono casi di emissione di “moneta fiscale”?

Emissioni di questo genere di strumenti sono avvenute molto raramente, in concomitanza con gravi crisi di liquidità dello Stato e con la conseguente impossibilità di finanziarsi tramite i mercati. I casi più frequentemente citati sono la Germania nel 1933 e la California (più volte, di cui l’ultima nel 2009), entrambi molto particolari e da valutare in un preciso contesto storico ed economico.

Nella Germania del 1933 il Governo non poteva finanziarsi sui mercati a causa del blocco imposto dai creditori che controllavano la banca centrale (gli stati europei vincitori del primo conflitto mondiale). Il Governo creò una società (MEFO, società per la ricerca in campo metallurgico) che emetteva cambiali garantite dallo Stato per pagare i fornitori statali. Esse potevano essere convertite presso la Banca centrale tedesca in moneta con corso legale a un valore inferiore a quello nominale.[3] Sebbene questa moneta non costituisse quindi un debito dello Stato, era chiaramente un debito della società controllata.

Nel 2009, a seguito di una crisi di liquidità determinata dalla mancata approvazione del bilancio, lo Stato della California utilizzò delle vere e proprie cambiali come mezzo di pagamento nei confronti di dipendenti pubblici e fornitori. Si trattava di titoli con scadenza a 3 mesi e tasso di rendimento pari a oltre il 15 per cento[4]. Nella prima settimana di emissione le banche convertirono queste cambiali in depositi (trattenendo gli interessi); successivamente si rifiutarono di accettarle[5]. Da quel momento fino all’approvazione del bilancio, e quindi fino a quando non fu possibile riscattare anticipatamente le cambiali, si creò un mercato secondario in cui queste erano scambiate a un prezzo assai inferiore al valore facciale (a causa della loro illiquidità e del rischio di default dell’emittente)[6].

Quale sarebbe la liquidità di questi strumenti?

Qualora, nonostante i rischi legali e reputazionali sopra evidenziati, fosse introdotta la possibilità per lo Stato di liberarsi in tutto o in parte delle proprie obbligazioni pecuniarie mediante pagamento in moneta fiscale, è prevedibile che quest’ultima, non essendo dotata di corso legale, avrebbe un minore grado di liquidità nelle transazioni diverse dal pagamento delle tasse. Come accaduto in California, la moneta fiscale sarebbe verosimilmente accettata come mezzo di pagamento tra privati solo in cambio di un premio di liquidità, equivalente a uno sconto sul valore facciale (almeno pari al rendimento di un titolo di Stato con scadenza pari al periodo che deve intercorrere tra l’emissione e il momento in cui è utilizzabile per il pagamento delle tasse).

Nei rapporti, invece, fra lo Stato e i propri creditori (ad esempio, fornitori e dipendenti), questi ultimi, ove costretti ad accettare in pagamento la moneta fiscale, subirebbero una riduzione del loro reddito, essendo pagati con uno strumento di minore valore rispetto alla moneta legale negli scambi successivi. Ciò indurrebbe verosimilmente all’adozione di meccanismi di tutela del valore del proprio reddito (ad esempio revisioni dei contratti collettivi di lavoro e maggiorazione dei prezzi dei beni e dei servizi nelle gare di appalto).
Questi strumenti potrebbero essere emessi senza aumentare il debito dello Stato?

No. La moneta fiscale rappresenta una passività del Governo sin dal momento in cui è emessa, così come i titoli di Stato. Del resto anche le monete metalliche emesse dallo Stato, che pure hanno corso legale, sono considerate passività dello Stato e sono conteggiate ai fini del debito pubblico[7].
L’emissione di questi strumenti permetterebbe di evitare i vincoli europei?

No. Trattandosi a tutti gli effetti di passività dello Stato, tali strumenti potrebbero essere emessi solo rispettando i vincoli riguardanti il deficit e il debito pubblico imposti dal Patto di stabilità e crescita.

L’emissione di questi strumenti sarebbe meno costosa rispetto a quella di normali titoli di Stato?

No. Anche nel caso di emissione di moneta fiscale – in modo simile a quanto avviene con l’emissione di titoli del debito pubblico – lo Stato pagherebbe un “premio per il rischio” (definito dal mercato) per compensare i detentori sia della minore liquidità dello strumento, che può ingenerare incertezze in ordine all’accettazione in pagamento nelle transazioni fra privati, sia del rischio di successivi cambiamenti della legislazione che riducano o eliminino la possibilità per lo Stato di accettare la moneta fiscale come mezzo di pagamento per le imposte.
L’emissione di moneta fiscale richiederebbe inoltre l’istituzione di un sistema dei pagamenti ad hoc con misure anti-contraffazione (per permettere che le imprese e le famiglie le attribuiscano la stessa fiducia che è attribuita alle banconote), comportando ulteriori costi aggiuntivi rispetto quelli pagati per l’emissione dei titoli di Stato.

[1] La normativa antiriciclaggio stabilisce che i pagamenti in contante superiori a determinati importi non possano essere effettuati direttamente tra le parti ma debbano essere eseguiti per il tramite di banche, Poste Italiane, istituti di moneta elettronica o istituti di pagamento.
[2] Salva l’osservanza del termine di preavviso e i limiti eventualmente pattuiti (articolo 1852 del Codice Civile).
[3] A. Ritschl, Reparations, Deficits, and Debt Default: the Great Depression in Germany Centre for Economic Performance Discussion paper, 1149, 2012; D. Silverman, Fantasy and Reality in Nazi Work-Creation Programs, 1933-1936, The Journal of Modern History, 65(1), 1993.
[4] Nel caso della California la Securities and Exchange Commission (SEC), l’autorità di vigilanza dei mercati finanziari analoga alla Consob nel caso dell’Italia, emise un comunicato a tutela di chi aveva ricevuto pagamenti tramite cambiali affermando che queste erano da considerarsi del tutto equivalenti ai titoli di debito emesso dal governo (https://www.sec.gov/investor/pubs/californiaiou-alert.htm).
[5] http://money.cnn.com/2009/07/09/news/ec ... rnia_ious/
[6] https://www.theguardian.com/world/2009/ ... issues-iou
[7] Si veda la pubblicazione “Finanza pubblica: fabbisogno e debito” (http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/finanza-pubblica/index.html).

pdf: http://www.bancaditalia.it/media/views/ ... ic2017.pdf
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