[DOSSIER n.05] "GUERRA ALLA BANCONOTA"

raccolta delle menzogne del SistemaIGB
sandropascucci
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Re: [DOSSIER n.05] "GUERRA ALLA BANCONOTA"

Messaggioda sandropascucci » 5 feb 2015, 11:24

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Antiriciclaggio: limiti alla banconota da 500 euro

L’utilizzo del “denaro contante” è già di per sé stesso un fattore di rischio che può divenire strumento di irregolarità o addirittura mezzo per realizzare dei comportamenti penalmente sanzionabili. Per questo motivo il Legislatore ha fissato, negli ultimi anni, una serie di soglie che ne limitino l’utilizzo fino a vietarne lo scambio quando realizzato tra privati. Ora Bankitalia regolamenta i comportamenti che gli Intermediari Finanziari devono tenere ai fini della lotta al riciclaggio (ai sensi dell’art. 7, comma 2 Dlgs 231/07), per effettuare l’adeguata verifica dei Clienti relativamente all’utilizzo di banconote di grosso taglio. In particolare, si applica la soglia di 2.500 euro alle operazioni che hanno come oggetto banconote da 200 e 500 euro.

Ricordiamo che dal 2008 ad oggi, il limite per le operazioni in valuta è stato modificato per sei volte oscillando dagli 12.500 dell’aprile 2008 ai 1.000 euro attuali. A questo bisogna sommare i provvedimenti relativi agli assegni, ai libretti al portatore ed alle movimentazioni di valuta contante in entrata ed uscita dal territorio nazionale.

Il provvedimento della Banca d’Italia (rivolto agli Intermediari Finanziari, le Banche, Poste Italiane e Istituti di Pagamento), evidenzia quale possibile elemento di criticità ai fini antiriciclaggio l’effettuazione di operazioni in contanti ed in particolare quelle che prevedono l’utilizzo di banconote da 200 e 500 euro. Questo a prescindere dall’importo complessivo dell’operazione. Lo svolgimento di transazioni con banconote di grosso taglio è, quindi, individuata quale elemento di attenzione in sé in quanto rappresentativo di un maggior rischio di riciclaggio e/o finanziamento al terrorismo poiché “agevola il trasferimento di importi elevati di contante rispetto alle banconote di taglio minore, favorendo le transazioni finanziari non tracciabili”.

Considerato il quadro nel quale l’utilizzo delle banconote di 200 e 500 euro è inserito quale rischio ai fini antiriciclaggio, la Banca d’Italia richiede ai destinatari del Provvedimento: “In presenza di operazioni di deposito, di prelievo, di pagamento o di qualsiasi altra operazione con utilizzo di banconote di grosso taglio (200 e 500 euro) per importi unitari superiori ai 2.500 euro – indipendentemente dalla circostanza che l’operazione preveda, oltre tale importo, l’utilizzo di altri tagli- lo svolgimento di specifici approfondimenti, al fine di verificare che le ragioni alla base di tale operatività, alla luce delle considerazioni sopra indicate, consentano di escludere la connessione delle stesse con fenomeni di riciclaggio.” In assenza di “ragionevoli motivazioni” i destinatari del Provvedimento non sono obbligati ad astenersi dall’effettuazione dell’operazione e, in caso sia in essere un rapporto continuativo dovranno valutarne la continuazione, ma dovranno anche valutare se procedere ad effettuare una segnalazione di operazione sospetta.

Va dunque evidenziato come la Banca d’Italia ponga l’attenzione sulle operazioni di importi comunque superiori alla soglia antiriciclaggio di cui all’art.49 (attualmente fissato in 1.000 euro); infatti si individua il limite di 2.500 euro oltre il quale scatta l’obbligo delle indagine da parte degli Intermediari Finanziari e degli altri Soggetti che svolgono attività finanziaria. Nel Provvedimento si sottolinea comunque che l’utilizzo delle banconote da 200 e 500 euro rappresenta da ora, in sé, un indice di rischio, anche se l’adeguata verifica debba scattare esclusivamente al raggiungimento della soglia di 2.500 euro.


da: http://www.fisac-cgil.it/11232/antirici ... a-500-euro
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Re: [DOSSIER n.05] "GUERRA ALLA BANCONOTA"

Messaggioda sandropascucci » 5 feb 2015, 11:32

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Banconota da 500 €, riprende la stampa ma è il canto del cigno
Scritto da: Fabio Cassanelli 3 gennaio 2014

In primavera Europae si era occupata dello spinoso tema dei rischi della banconota da 500 euro sulla scia delle parole del vicepresidente della Banca Centrale Europea (BCE) Vitor Constancio. Il vice di Draghi aveva infatti affermato che la BCE stava ragionando sull’eventuale ritiro della banconota dal novero dei mezzi di pagamento. La banconota dal taglio più grosso sarebbe infatti il mezzo preferito per criminali ed evasori fiscali per movimentare e trasferire ingenti quantità di capitali.
A luglio, con l’introduzione della forward guidance (maggiore trasparenza sulle azioni future della BCE per influenzare i mercati), ci si aspettava maggiori chiarimenti sul tema della banconota da 500 euro. Tuttavia Draghi ha per ora preferito limitare l’“operazione trasparenza” a tassi di interesse e operazioni di liquidità. Di conseguenza, sui se, sui quando e sui come, è attualmente possibile solamente fare supposizioni. Innanzitutto bisogna considerare che nel biennio 2012-2013, per ben 24 mesi, non è andata in stampa neanche una banconota da 500 euro. Nello stesso periodo, la BCE ha ritirato dal mercato, sostituendole con tagli più piccoli, quasi 21 milioni di banconote da 500 €, per un valore complessivo pari a 10 miliardi e mezzo di euro.
Mentre però la stampa cessava per questo taglio, proseguiva incessantemente per dare alla luce nuovi biglietti da tagli più piccoli. Il peso complessivo delle banconote da 500 euro sul totale delle banconote è sceso quindi dal 34,5% del novembre 2011 al 31,2% del novembre 2013. Dal 1 gennaio 2014 però, la Lettonia è entrata nella Zona Euro ed dovrà dotarsi di tutti i tagli di banconote per sostituire la vecchia valuta. Di conseguenza, è stato commissionato dalla BCE un ordine alla Banca Centrale Austriaca di nuove banconote da 500, per un valore totale di 42 miliardi e mezzo di euro.
Molti potrebbero pensare ad un’inversione di tendenza nelle strategie dell’Eurotower. In realtà, se pensiamo che il prossimo anno verranno stampati nuovi biglietti per quasi 327 miliardi di euro, è facile accorgersi che le nuove banconote da 500 euro rappresenteranno solo il 13% del totale dei nuovi biglietti. Di conseguenza è lecito aspettarsi, sulla totalità dei biglietti in circolazione, un arretramento sotto la soglia del 30% di quelle del taglio più grosso.
Il terzo elemento da considerare è la timeline per la sostituzione dei vecchi tagli con la nuova “Serie Europa”. Se il 2013 è stato l’anno dei 5 euro ed il 2014 sarà quello dei nuovi 10 euro, è lecito supporre che il 2019 sarà l’anno in cui, teoricamente, i vecchi tagli da 500 euro dovrebbero essere sostituiti con quelli della Serie Europa. Passando dalla teoria alla pratica, è possibile che questa sostituzione non avvenga proprio e che tale finestra sia utilizzata per un progressivo ritiro della circolazione delle banconote tramite gli istituti di credito nazionali.
Certo, ritirando dal mercato la banconota da 500 euro non si risolveranno magicamente reati come il riciclaggio, l’evasione fiscale e gli affari in contanti tra organizzazioni criminali ma la lotta al contante è oggi una delle strategie a lungo termine più efficaci per la prevenzione di tali illeciti. L’Italia, essendo uno dei Paesi più flagellati d’Europa dall’evasione fiscale e dai traffici criminali, a fine 2011 ha vietato nel suo mercato interno i pagamenti in contanti sopra i 1.000 euro e nella Legge di Stabilità del 2013 ha vietato l’utilizzo dei contanti per il pagamento degli affitti.
Dal 1 gennaio 2014 sarà invece obbligatorio il POS (Point of Sale) nei grandi studi professionali (fatturato superiore ai 200.000 euro) e le banche dovranno portare avanti una verifica rafforzata sui clienti che effettuano operazioni di prelievo e deposito con contanti sopra i 2.500 euro attraverso banconote di grosso taglio. Tutte norme che potrebbero recare disagio per coloro che operano con la massima correttezza, ma che progressivamente circoscriveranno il target degli illeciti non tracciabili. Insomma, con anni di ritardo Italia ed Europa inseguono l’esempio emblematico della Svezia (la cashless society) dove il coordinamento tra banca centrale e governo nella lotta al contante sta dando i suoi frutti.


da: http://www.rivistaeuropae.eu/economia/b ... del-cigno/
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Re: [DOSSIER n.05] "GUERRA ALLA BANCONOTA"

Messaggioda sandropascucci » 17 feb 2015, 21:19

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Esplora il significato del termine: FISCO E MONETA
Tassa sui versamenti dei contanti
in banca, è giallo nel governo
Il Mef smentisce l’ipotesi di «un’imposta di bollo» per i versamenti oltre 200 euro. L’idea di un credito d’imposta per gli esercenti che installano i Pos
di FABIO SAVELLI 48

Si tinge di giallo l’ipotesi dell’applicazione di una tassa sul contante dopo l’indiscrezione riportata da «Sole 24 Ore». Secondo il quotidiano confindustriale per i pagamenti oltre 200 euro il governo starebbe studiando l’introduzione di un’imposta di bollo proporzionale ai versamenti giornalieri di denaro in banca superiori a questa soglia. Il Ministero delle Finanze replica con una nota in cui in sostanza la smentisce contestando la dicitura «tassa sui contanti».

La tracciabilità dei pagamenti

Al netto delle elucubrazioni lessicali resta la volontà di incoraggiare la tracciabilità dei pagamenti in chiave anti-evasione. La prima misura dovrebbe riguardare l’obbligatorietà dal 2017 per commercianti, artigiani e professionisti della memorizzazione e la trasmissione telematica al fisco di tutti i corrispettivi giornalieri in modo da dire addio allo scontrino di carta. L’obbligo riguarderà anche la grande distribuzione e tutti i soggetti che oggi sono sul mercato con i distributori automatici. Questo sarebbe soltanto uno dei pilastri su cui poggia l’articolo 9 della delega fiscale che oltre agli scontrini e alle ricevute digitali punta anche sulla fatturazione elettronica tra privati. Da sfondo fa l’obiettivo perseguito dallo Stato - che lo sosterrà anche economicamente attraverso un credito d’imposta - di ammodernare da un punto di vista tecnologico il Paese mediante l’uso dei dispositivi elettronici come i Pos (Point of Sale) adibiti al pagamento con carte di credito e debito. D’altronde dal 1 luglio scorso è entrato in vigore l’obbligo per gli esercenti (commercianti, artigiani, professionisti) di accettare i pagamenti con i dispositivi elettronici oltre i 30 euro. Per ora non è stata prevista nessuna sanzione per gli inadempienti, anche per non penalizzare troppo i Piccoli tra la spese di installazione e di funzionamento delle “macchinette”.FISCO E MONETA
Tassa sui versamenti dei contanti
in banca, è giallo nel governo
Il Mef smentisce l’ipotesi di «un’imposta di bollo» per i versamenti oltre 200 euro. L’idea di un credito d’imposta per gli esercenti che installano i Pos
di FABIO SAVELLI 48

shadow
Si tinge di giallo l’ipotesi dell’applicazione di una tassa sul contante dopo l’indiscrezione riportata dal «Sole 24 Ore». Secondo il quotidiano confindustriale per i pagamenti oltre 200 euro il governo starebbe studiando l’introduzione di un’imposta di bollo proporzionale ai versamenti giornalieri di denaro in banca superiori a questa soglia. Il Ministero delle Finanze replica con una nota in cui in sostanza la smentisce contestando la dicitura «tassa sui contanti».
La tracciabilità dei pagamenti
Al netto delle elucubrazioni lessicali resta la volontà di incoraggiare la tracciabilità dei pagamenti in chiave anti-evasione. La prima misura dovrebbe riguardare l’obbligatorietà dal 2017 per commercianti, artigiani e professionisti della memorizzazione e la trasmissione telematica al fisco di tutti i corrispettivi giornalieri in modo da dire addio allo scontrino di carta. L’obbligo riguarderà anche la grande distribuzione e tutti i soggetti che oggi sono sul mercato con i distributori automatici. Questo sarebbe soltanto uno dei pilastri su cui poggia l’articolo 9 della delega fiscale che oltre agli scontrini e alle ricevute digitali punta anche sulla fatturazione elettronica tra privati. Da sfondo fa l’obiettivo perseguito dallo Stato - che lo sosterrà anche economicamente attraverso un credito d’imposta - di ammodernare da un punto di vista tecnologico il Paese mediante l’uso dei dispositivi elettronici come i Pos (Point of Sale) adibiti al pagamento con carte di credito e debito. D’altronde dal 1 luglio scorso è entrato in vigore l’obbligo per gli esercenti (commercianti, artigiani, professionisti) di accettare i pagamenti con i dispositivi elettronici oltre i 30 euro. Per ora non è stata prevista nessuna sanzione per gli inadempienti, anche per non penalizzare troppo i Piccoli tra la spese di installazione e di funzionamento delle “macchinette”.


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Tasse
Nuova tassa sul contante in banca: chi colpisce
Il governo introdurrà un’imposta di bollo sui versamenti giornalieri superiori ai 200 euro presso gli istituti di credito
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17 febbraio 2015
Panorama Economia Tasse Nuova tassa sul contante in banca: chi colpisce
Imagoeconomica – Credits: Imagoeconomica
Giuseppe Cordasco
Brutte notizie per tutti quei cittadini che si ostinano a voler utilizzare il denaro contante e ancora non si sono messi nelle condizioni di effettuare solo transazioni digitali. Ad essere presi di mira presto con una nuova tassa saranno in particolare i versamenti di denaro contante in banca, operazioni che verranno gravate di un’imposta di bollo proporzionale, che scatterà su tutte le rimesse superiori ai 200 euro. Una vera e propria trappola soprattutto per quei tanti artigiani e commercianti per i quali il versamento del ricavato giornaliero contante presso uno sportello bancario è una specie di rito quotidiano.

Tasse più basse, meno evasione: siamo sicuri che basti?


Ebbene, ora faranno bene a dare un calcio alle tradizioni e ad adeguarsi ai cosiddetti pagamenti elettronici, perché altrimenti il salasso, anche questo quotidiano, potrebbe diventare alla lunga insopportabile. La logica che sta dietro questa scelta apparentemente punitiva del governo è ormai quella che da tempo è diventata il filo conduttore non solo di questo esecutivo ma anche dei precedenti: dare la caccia agli evasori fiscali garantendosi un monitoraggio digitale completo di tutte le operazioni contabili eseguite. E le misure che, sempre su questa falsa riga, si appresta ad approvare il Consiglio dei ministri, non si esauriscono certo con la nuova tassa sul contante.

Evasione fiscale: ecco come ridurla premiando gli onesti


Entro il 2017 infatti commercianti, artigiani e professionisti saranno tenuti alla memorizzazione e alla trasmissione telematica al fisco di tutti i corrispettivi giornalieri. Un modo molto pratico per dire addio al vecchio “scontrino di carta”. Tra l’altro l’obbligo riguarderà anche supermercati, ipermercati, discount e tutti quei soggetti che oggi sono sul mercato con i distributori automatici. Da notare, sempre sul fronte della trasmissione telematica dei consuntivi giornalieri, che essa potrà essere effettuata anche attraverso strumenti più agili come smartphone e tablet. Ma le novità non finiscono qui. Verrà infatti incentivato l’uso dei Pos, mettendo anche a disposizione degli stimoli fiscali per chi sarà costretto a sostenere delle spese per l’ammodernamento tecnologico dei propri sistemi di pagamento.

Conti correnti: quanto costano in Italia e come si fa a cambiarli


Una misura questa che riguarderà soprattutto le piccole attività artigianali e commerciali. Un’ultima notazione importante riguarda poi i professionisti, i quali, a partire dal 2017, saranno anch’essi obbligati a trasmettere telematicamente i dati sulle proprie fatture emesse. Insomma un vero e proprio giro di vite, che avrà come obiettivo finale quello di incrociare al meglio i numeri sulla fatturazione elettronica, con l’anagrafe tributaria e con i dati dei conti correnti, per rilevare in maniera più semplice casi di evidente incongruità tra entrate e uscite e dunque di evasione fiscale. Vedremo nei prossimi anni se questo ennesimo tentativo di stanare chi non paga le tasse avrà successo o sarà l’ennesimo buco nell’acqua.

© Riproduzione Riservata

SI OSTINANO A USARE IL CONTANTE, CAPITE??

CHE POI, IN ITALIANO DIRE

"Brutte notizie per tutti quei cittadini che si ostinano a voler utilizzare il denaro contante e ancora non si sono messi nelle condizioni di effettuare solo transazioni digitali."

NON VUOL DIRE UN CAZZO.

DA UNA PARTE CI SAREBBE IL CLIENTE CHE SI OSTINA A USARE IL CONTANTE E DALL'ALTRA L'ESERCENTE CHE NON SI E' MESSO IN "CONDIZIONI-DI"

sono due figure SEPARATE. un giornalista italiano padrone della lingua italiana avrebbe, al limite, scritto:

"Brutte notizie SIA per tutti quei cittadini che si ostinano a voler utilizzare il denaro contante e SIA PER COLORO CHE ancora non si sono messi nelle condizioni di effettuare solo transazioni digitali."

intanto:

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18 Febbraio 2015

MEF. Smentita tassa sui contanti

Niente tassa sui versamenti bancari in contanti. Confermato scontrino digitale

No tassa sui contanti - In un’intensa giornata piena di indicazioni e disposizioni di carattere fiscale, come è stata appunto quella di ieri, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha risalito la china dopo le non poche proteste legate all’ipotesi circa l’applicazione di una tassa sui versamenti in contanti presso gli sportelli bancari. “Il Governo non prevede nessuna tassa sull'uso dei contanti". Questa è la categorica indiscrezione diffusa ieri dal dicastero guidato da Pier Carlo Padoan. Niente tassa sui contanti, quindi.

Le false notizie - Nei giorni passati erano andate diffondendosi notizie, poi rivelatesi infondate, circa la possibilità che la squadra esecutiva avesse allo studio un’imposta di bollo proporzionale su ricevute e quietanze rilasciate da banche e poste per i versamenti in contanti giornalieri sopra i 200 euro. Una simile tassa avrebbe dovuto avere lo scopo di inibire l’uso del contante stimolando l’utilizzo di pagamento no cash. Nello specifico, si parlava addirittura di un provvedimento contenuto nei decreti su fatturazione elettronica e fisco che il governo discuterà questo venerdì in sede di Consiglio dei ministri. In sostanza, il provvedimento sarebbe stato il veicolo a mezzo del quale la squadra esecutiva avrebbe introdotto un'imposta di bollo proporzionale ai versamenti giornalieri eccedenti, come abbiamo visto, la soglia dei duecento euro al fine di snellire le procedure di tracciabilità del denaro. Sempre alla luce di siffatte infondate indiscrezioni, la nuova tassa su ricevute e quietanze rilasciate da banche e poste sarebbe stata pronta per entrare in vigore dal 1° gennaio 2017.

Lo scontrino digitale – Se l’imposta sul cash si è rivelata alla stregua di un clamoroso abbaglio, ‘tangibile’ realtà sarà ben presto il cosiddetto scontrino digitale. Non è stata infatti smentita la notizia secondo la quale i corrispettivi giornalieri di commercianti, artigiani e professionisti dovranno essere comunicati quotidianamente per via telematica al fisco. Un obbligo che, stando alle prime dichiarazioni in merito, potrebbe altresì includere le fatture emesse, quelle rettificate e quelle ricevute. In questo modo il Fisco avrebbe un controllo diretto, ma ai contribuenti destinatari dell’obbligo si porrebbe un ulteriore peso sulle spalle, oltre a quelli già esistenti e di entità affatto esigua.
Autore: Redazione Fiscal Focus


e la chiamano smentita?!

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Tassa sul versamento di contanti: arriva la replica del Governo

Il Governo frena sulla lotta all'uso del contante, annunciata con la tassa sui versamenti superiori ai 200 euro

Yahoo Finanza

Dopo l'annuncio de "Il Sole 24 Ore" di una "tassa sui contanti", il Governo sembra aver fatto dietrofront, diramando un comunicato chiarificatore sui provvedimenti elaborati in materia di trasparenza e tracciabilità dei bagamenti. La rettifica riguarda l'imposta di bollo proporzionale sui versamenti giornalieri in banca e alle poste superiori ai 200 euro.

Inoltre verrà stralciato anche il provvedimento che prevedeva uno sconto per chi effettua acquisti con carta di credito, carta di debito o prepagate. Infine gli esercenti non riceveranno al credito d'imposta per le vendite effettuate con moneta elettronica.

Dopo l'indiscrezione de "Il Sole 24 Ore" sull'introduzione della tassa sui versamenti di contante, il Ministero delle Finanze ha replicato con una nota in cui in sostanza si conferma la volontà di applicarla (maddai?!), ma contesta la dicitura "tassa sui contanti", che non sarebbe corretta. (porètt!)

Al termine del Consiglio dei ministri previsto per venerdì 20 febbraio, si avrà la presentazione del piano ufficiale del Governo di un piano studiato per semplificare la vita a commercianti, artigiani e professionisti e che aiuterà contestualmente il Fisco a dare la caccia a chi non emette scontrini, ricevute o fatture.
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Re: [DOSSIER n.05] "GUERRA ALLA BANCONOTA"

Messaggioda sandropascucci » 4 mar 2015, 10:35

bellala',trachiappaechiappa!

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Evasione fiscale, inutile il tetto al contante
I dati elaborati dalla CGIA Mestre dimostrano che non esiste una stretta correlazione tra utilizzo del denaro contante ed evasione fiscale.
Francesca Vinciarelli - 3 marzo 2015

Limitare l’utilizzo del contante non si è dimostrata nel tempo una strategia vincente per la lotta all’evasione fiscale, almeno stando ai dati emersi da una recente analisi della CGIA Mestre sulla correlazione tra la soglia limite all’uso di banconote imposta per legge e il rapporto tra la base imponibile IVA non dichiarata e il PIL. Le banconote in circolazione in Italia sono cresciute nel corso del 2014 fino a raggiungere quota 164,5 miliardi di euro. La CGIA Mestre rende noto che:

“Negli ultimi 7 anni di crisi l’incremento percentuale è stato del +30,4%, a fronte di una variazione dell’incidenza delle banconote sul PIL del +2,4% e di un aumento dell’inflazione che ha sfiorato il 10%”.

E tutto questo nonostante l’Italia abbia il limite all’utilizzo del contante più basso d’Europa:.

la Francia e il Belgio hanno una soglia di spesa con contanti di 3.000 euro;
la Spagna di 2.500 euro;
la Grecia di 1.500 euro;
il Portogallo, come l’Italia, 1.000 euro.
Ad aumentare in questi anni è stata anche l’evasione fiscale:

“Tra il 2000 e il 2012 (ultimo anno in cui i dati sono disponibili), a fronte di una soglia limite all’uso del denaro che è rimasta pressoché stabile fino al giugno 2008, l’evasione ha registrato un andamento altalenante fino al 2006 per poi scivolare progressivamente fino al 2010. Se tra il 2010 e l’anno successivo l’asticella del limite al contante si è ulteriormente abbassata (passando da 5.000 e 1.000 euro), l’evasione, invece, è salita fino a sfiorare il 16% del PIL, per poi ridiscendere nel 2012 sotto quota 14%”.

Dunque non esiste una stretta correlazione tra l’uso denaro contante ed evasione fiscale. Giuseppe Bortolussi, segretario della CGIA, spiega:

«Il diffusissimo uso del contante è correlato al fatto che in Italia ci sono quasi 15 milioni di unbanked, ovvero di persone che non hanno un conto corrente presso una banca. Un record non riscontrabile in nessun altro Paese d’Europa. Non avendo nessun rapporto con gli istituti di credito, milioni di italiani non utilizzano alcuna forma di pagamento tracciabile, come la carta di credito, il bancomat o il libretto degli assegni. Questa specificità tutta italiana va ricercata nelle ragioni storiche e culturali ancora molto diffuse in alcune aree e fasce sociali del nostro Paese. Non possiamo disconoscere che molte persone di una certa età e con un livello di scolarizzazione molto basso preferiscono ancora adesso tenere i soldi in casa, anziché affidarli ad una banca. Del resto, i vantaggi economici non sono indifferenti, visto che i costi per la tenuta di un conto corrente sono in Italia i più elevati d’Europa».

FONTE ORIGINALE:

!
BOOM DI UTILIZZO DEL CONTANTE
Cresce l’ammontare di banconote in circolazione nel nostro Paese. Nel 2014 la massa monetaria complessiva ha sfiorato i 164,5 miliardi di euro. Negli ultimi 7 anni di crisi, fa sapere la CGIA, l’incremento percentuale è stato del 30,4 per cento, a fronte di una variazione dell’incidenza delle banconote sul Pil del +2,4 per cento e di un aumento dell’inflazione che ha sfiorato il 10 per cento. Nonostante l’Italia abbia il limite all’utilizzo del contante più basso d’Europa, l’evasione fiscale non sembra averne risentito. Anzi, dall’analisi elaborata dall’Ufficio studi della CGIA, emerge un dato sorprendente: c’è pochissima correlazione tra la soglia limite all’uso di cartamoneta imposta per legge e il rapporto tra la base imponibile Iva non dichiarata e il Pil, vale a dire l’evasione fiscale.

Tra il 2000 e il 2012 (ultimo anno in cui i dati sono disponibili), a fronte di una soglia limite all’uso del denaro che è rimasta pressoché stabile fino al giugno 2008, l’evasione ha registrato un andamento altalenante fino al 2006 per poi scivolare progressivamente fino al 2010. Se tra il 2010 e l’anno successivo l’”asticella” del limite al contante si è ulteriormente abbassata (passando da 5.000 e 1.000 euro), l’evasione, invece, è salita fino a sfiorare il 16 per cento del Pil, per poi ridiscendere nel 2012 sotto quota 14 per cento. Alla luce di questa comparazione possiamo affermare che non c’è una stretta correlazione tra l’uso della carta moneta e l’evasione fiscale. Anzi, il minor utilizzo del contante può diminuire le possibilità di riciclaggio di denaro proveniente da attività illegali che, come sappiamo, non venivano però incluse nelle statistiche ufficiali riferiti all’evasione fiscale.

Tra i principali membri dell’Unione europea, ben 11 Paesi non prevedono alcun limite all’uso del contante. La Francia e il Belgio hanno una soglia di spesa con la cartamoneta di 3.000 euro, la Spagna di 2.500 euro e la Grecia di 1.500 euro. L’Italia e il Portogallo, invece, manifestano la situazione più restrittiva: la soglia massima oltre il quale non si può più usare il contante è pari a 1.000 euro.


“Il diffusissimo uso del contante è correlato al fatto che in Italia ci sono quasi 15 milioni di unbanked – dichiara Giuseppe Bortolussi segretario della CGIA - ovvero di persone che non hanno un conto corrente presso una banca. Un record non riscontrabile in nessun altro paese d’Europa. Non avendo nessun rapporto con gli istituti di credito, milioni di italiani non utilizzano alcuna forma di pagamento tracciabile, come la carta di credito, il bancomat o il libretto degli assegni. Questa specificità tutta italiana va ricercata nelle ragioni storiche e culturali ancora molto diffuse in alcune aree e fasce sociali del nostro Paese.

Non possiamo disconoscere – conclude Bortolussi - che molte persone di una certa età e con un livello di scolarizzazione molto basso preferiscono ancora adesso tenere i soldi in casa, anziché affidarli ad una banca. Del resto, i vantaggi economici non sono indifferenti, visto che i costi per la tenuta di un conto corrente sono in Italia i più elevati d’Europa.”

tabellamestre.JPG


Elaborazione Ufficio Studi CGIA su dati Banca d'Italia, Istat e Commissione Europea
(*) Indice NIC dei prezzi al consumo; base 2010=100

primittabellamestre2.JPG

Elaborazione: Ufficio Studi CGIA su dati European Consumer Centre France e Commissione Europea

Note
Economia Sommersa In Italia, l’economia sommersa (al netto delle attività illegali) è stimata dall’ISTAT pari al 11,5% del PIL (ultimo dato disponibile relativo al 2011). La metodologia del nostro istituto di statistica è condivisa a livello europeo. Tuttavia, non sono disponibili stime sull’economia sommersa negli altri Paesi calcolati con questa metodologia. I dati che si propongono nella tabella, sono elaborati dal Prof. Schneider dell’Università di Linz in Austria, che utilizza una metodologia meno affidabile basata sul volume di moneta in circolazione. I dati si riferiscono al 2013.
Specifiche relative ai singolo Paesi:
(1) In Italia i commercianti al minuto e le agenzie di viaggio e turismo possono accettare pagamenti sino a 15.000€ per l’acquisto di beni e prestazioni di servizi legate al turismo da parte di cittadini extracomunitari, a condizione di porre in essere specifici adempimenti burocratici;
(2) In Spagna, il limite all’utilizzo del contante è di 2.500€ per i residenti e di 15.000€ per i non residenti;
(3) In Francia, il limite all’utilizzo del contante è di 3.000€ per i residenti e di 15.000€ per i non residenti che agiscono come provati consumatori.

primittabellamestre3.JPG

fonte cgiamestre
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Re: [DOSSIER n.05] "GUERRA ALLA BANCONOTA"

Messaggioda sandropascucci » 12 mar 2015, 8:59

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Pagamenti: assegno elettronico in vigore

Entra in vigore l'assegno elettronico, d'ora in poi si potrà pagare mediante foto, ma solo se l'immagine viene inviata tramite PEC e con firma digitale: i dettagli.
Francesca Vinciarelli - 11 marzo 2015

Assegno elettronico

Continua il percorso verso la dematerializzazione e la diffusione dei pagamenti elettronici, d’ora in poi, oltre a bancomat, carte di credito, bonifici bancari e postali, arriva l’assegno elettronico. A dare forma a questa nuova forma di pagamento elettronico è stato il decreto del Ministero dell’Economia recante la presentazione al pagamento in forma elettronica degli assegni bancari e circolari, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 54/15 ed entrato in vigore il 6 marzo 2015.

=> Pagamenti digitali: il gap tra norme e tecnologia

Invio tramite PEC
In base alle nuove disposizioni, l’assegno si ritiene presentato in forma elettronica quando il trattario o l’emittente ricevono, mediante Posta Elettronica Certificata, dal negoziatore l’immagine dell’assegno unitamente alle informazioni previste dal regolamento della Banca d’Italia, che detta le regole tecniche per l’attuazione del provvedimento. Dunque l’assegno elettronico si può inviare solo via PEC, ormai obbligatoria per tutti i professionisti e aziende, e ogni email deve essere convalidata dalla firma digitale.

=> PEC – Adempimenti e servizi di Posta Elettronica Certificata

Tempistiche
In pratica al posto dell’assegno cartaceo il destinatario del pagamento riceverà una scansione o una semplice foto dell’assegno. Quindi, una volta ricevuto il file, la banca dell’emittente o del trattatario dovrà mettere a disposizione il denaro non oltre il giorno lavorativo successivo a quello in cui l’assegno gli è stato girato per l’incasso.

Protesti e contestazioni
Così come l’assegno elettronico anche il protesto o la constatazione in caso di mancato pagamento devono essere richiesti esclusivamente in via telematica secondo le regole definite nel regolamento della Banca d’Italia.

Soggetti terzi
Il negoziatore, sotto la propria ed esclusiva responsabilità, può incaricare soggetti terzi di effettuare la trasformazione in forma elettronica degli assegni cartacei, generando l’immagine dell’assegno. In questo caso è il negoziatore stesso a garantire che i soggetti interessati dispongano della competenza, della capacità e delle autorizzazioni richieste dalla legge e dal regolamento della Banca d’Italia per esercitare in maniera professionale e affidabile le attività. (Fonte: Gazzetta Ufficiale).
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Re: [DOSSIER n.05] "GUERRA ALLA BANCONOTA"

Messaggioda sandropascucci » 8 apr 2015, 8:31

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Banconote da 500 euro depositate nelle banche italiane: "Cento volte più del normale, l'ombra di un mega riciclaggio"
Per le agenzie anti-crimine sono quelle preferite da trafficanti di droga ed evasori: in Italia i versamenti sui conti sono esplosi e costituiscono un colossale buco da 37 miliardi

di FEDERICO FUBINI
08 aprile 2015

DA QUALCHE parte che non è l'Italia, li chiamano i "Bin Laden". Sono i biglietti da 500 euro, che le agenzie anti-crimine considerano quelli preferiti da trafficanti di droga e di armi, corrotti e corruttori, o dai grandi evasori. Non è difficile capire perché: grazie a quelle banconote di grosso taglio, 20.000 euro entrano in un pacchetto di sigarette, mezzo milione in una confezione di zucchero da supermercato, sei milioni in una borsa da viaggio, e dieci milioni in una scatola di mezzo di mezzo metro di altezza. Con loro si viaggia facilmente, specie quando si vuole dissimulare il proprio bagaglio.

Più complesso è immaginare perché nelle banche italiane entrino ogni anno circa 10 miliardi di euro in pezzi da 500. Continua a succedere, anche se la legge richiede che le banche segnalino le "operazioni sospette". E anche se nel frattempo gli sportelli hanno praticamente smesso di distribuire banconote di quelle dimensioni.

I dati ufficiali dicono che questo flusso di versamenti in grossi biglietti dalle venature viola risulta in crescita esponenziale e, tutto sommato, senza troppo clamore. Chi deposita, lo fa perché non pensa che qualcuno lo segnalerà. Dagli istituti di credito che ricevono quei pacchi in tagli da 500 non sembrano arrivare a chi combatte le mafie, la corruzione o l'evasione segnali d'allarme commisurati alle dimensioni del fenomeno. Anche dopo l'ultima stretta del governo contro la corruzione, la rete delle leggi contro il crimine economico ha tutta l'aria di avere un colossale buco da 37 miliardi di euro al proprio centro.
I numeri sono crudeli e, a prima vista, incomprensibili. L'anno scorso le banche italiane hanno ricevuto dalla clientela versamenti in biglietti da 500 euro per un volume cento volte superiore a quanto hanno distribuito in pezzi di quel taglio.
L'ARTICOLO INTEGRALE SU REPUBBLICA IN EDICOLA E SU REPUBBLICA +


capisci Italiano medio*?
La banconota, di qualsiasi importo nominale, è l'UNICA "MONETA LEGALE" in circolazione. L'UNICA. Non il bonifico che si fa in banca, non il mutuo che con piangina elargiscono I Grassi Bankieri (pretendendo il 200% in garanzia della loro aria fritta - Fiat Money), no: solo la banconota emessa dalla banca centrale è l'UNICA MONETA LEGALE (anche se la banca centrale è, attualmente, privata e NON statale). La BANCONOTA, però, se la usi, sei un criminale!



*Medio è il dito con cui i banchieri ci indicano per strada quando passiamo davanti alle loro gloriose vetrate dietro le quali "lavorano".
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Re: [DOSSIER n.05] "GUERRA ALLA BANCONOTA"

Messaggioda sandropascucci » 1 dic 2015, 16:44

da: http://www.repubblica.it/economia/2015/ ... ef=HRER3-1

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Stabilità, pagamenti digitali anche per meno di un euro
Emendamento del Pd abolisce il tetto dei 30 euro e taglia le commissioni per i micropagamenti fino a cinque euro: in arrivo sanzioni per chi non accetterà la moneta digitale. In un anno il numero di Pos è salito del 20% a quota 1,8 milioni

di GIULIANO BALESTRERI
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01 dicembre 2015
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Stabilità, pagamenti digitali anche per meno di un euroMILANO - Da un lato il Pd alza la soglia per l'utilizzo dei contanti a 3mila euro, dall'altro accelera sull'utilizzo della moneta elettronica spingendo su carte di credito e Bancomat. "E' una questione di libertà. Vogliamo che i cittadini siano liberi di scegliere come pagare, in qualunque situazione" dice Sergio Boccadutri, responsabile innovazione del Partito democratico che in commissione Bilancio alla Camera ha presentato un emendamento alla legge di Stabilità che mira a cancellare il tetto dei 30 euro sotto il quale si potevano rifiutare i pagamenti digitali, introduce sanzioni per chi non rispetta la norma e taglia le commissioni per le microtransazioni fino ai 5 euro.

Insomma nonostante la transizione verso l'addio al contante sia lunga e faticosa, qualcosa si muove. Il 30 giugno dello scorso anno è entrata in vigore la norma che impone a commercianti e professionisti di "accettare anche pagamenti effettuati attraverso carte di debito", quando la somma è superiore ai trenta euro: una legge che - per il momento - non ha spinto l'utilizzo della moneta elettronica (fino a oggi non erano previste sanzioni per il mancato utilizzo), ma ha contribuito a sensibilizzare i commercianti.

Nel 2014, infatti, il numero di Pos in circolazione in Italia è aumento del 20% a quota 1,8 milioni: un recente studio di SoS Tariffe denunciava un calo del 13%, ma il dato è smentito dai numeri ufficiali di Banca d'Italia (la contrazione c'è solo per gli strumenti postali). D'altra parte il costo d'installazione dell'apparecchio oscilla tra i 25 e 180 euro annui, in alcuni casi è addirittura gratuito perché alla società di pagamenti interessano soprattutto le transazioni.

"Il problema non è tanto nelle sanzioni, quanto nella cultura" dice Boccadutri ricordando che "le frodi rappresentano lo 0,022% delle transazioni in Italia, una dato inferiore alle media Sepa che è allo 0,039%, eppure tanti hanno ancora paura di essere in qualche modo raggirati. Oggi la spinta all'utilizzo della carta di credito è visto solo in un'ottica di lotta all'evasione fiscale, in realtà sarebbe in grado di attivare tante economie di scale facendo risparmiare tutti".

Basti pensare che secondo gli ultimi dati di Bankitalia la gestione del contante tra le indennità di cassa, i trasporti e la sicurezza costa circa 10 miliardi euro: il 48% è in carico alle banche che a loro volta lo riversano sui propri clienti. Insomma un gatto che si morde la coda. Qualcosa, però, si muove. A cominciare dai nuovi tetti imposti dalla Ue alle commissioni per i pagamenti: 0,3% per le carta di credito, 0,2% sui bancomat. In questo modo i margini di profitto si spostano dalle banche agli esercenti che vedrebbero così ridursi i costi.

Va nella stessa direzione un comma dell'emendamento di Boccadutri che chiede alle società di gestione dei sistemi di pagamenti di allinearsi al ribasso per le transazioni fino ai cinque euro. Avranno tempo fino al primo aprile dell'anno prossimo, altrimenti la commissione verrà definita per decreto con valore massimo che "non può essere superiore a 7 millesimi di euro per ogni operazione basata su carta di debito e a un centesimo di euro per ogni operazione basata su carta di credito".


A LEGGERE I COMMENTI C'E' DA SUICIDARSI (dalle risate)

B
K
P
sandropascucci
Il tuo commento è in attesa di essere approvato
La GUERRA al contante è scatenata dalla PAURA, la PAURA di IGB di cadere nella TRUFFA che egli stesso ha creato tanti anni or sono. Le BANCHE CREANO DAL NULLA IL DENARO (bit di computer) e ELIMINANDO la controparte cartacea (banconota) NON CI SARANNO PIU' RISCHI (per IGB) di COLLASSO. Inoltre la BANCONOTA è l'unica MONETA LEGALE oggi esistente e le BANCHE COMMERCIALI debbono ricorrere alla BCE per AVERLA. Senza CARTA le BCOM sono LIBERE da ogni vincolo (come quello di avere RISERVE presso la BCE, ad esempio). SCUSATE MA SI CHIAMA SIGNORAGGIO.


dopo 10 minuti e 20 commenti (ANDRI)

B
K
P
sandropascucci
Il tuo commento è in attesa di essere approvato
passano i commenti di ogni tipo, tranne il mio che riportava solo un piccolo chiarimento sul signoraggio..

grazie giornalisti!
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Re: [DOSSIER n.05] "GUERRA ALLA BANCONOTA"

Messaggioda sandropascucci » 1 dic 2015, 17:03

guerra998.JPG


AIUTO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
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Re: [DOSSIER n.05] "GUERRA ALLA BANCONOTA"

Messaggioda sandropascucci » 9 dic 2015, 15:02

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“I contanti stanno sparendo in tutta la Svezia”
9 dicembre 2015, di Daniele Chicca
NEW YORK (WSI) – La guerra ai contanti ha raggiunto un punto di non ritorno in Europa. La Svezia potrebbe diventare il primo paese a vietare completamente le banconote e punire così i risparmiatori.

È diventato sempre più difficile trovare cash fisico in circolazione in tutto il paese. La maggior parte se non quasi tutte le aziende hanno ormai smesso di accettare banconote.

Nel paese scandinavo ormai gli sportelli del bancomat sono rari quanto le cabine telefoniche. Chi va in chiesa fa donazioni tramite le App scaricate sui propri smartphone. Sono sempre meno le banche che accettano o dispensano banconote.

Il calo dell’uso di contanti in circolazione nel paese anno dopo anno è impressionante.

Screen shot 2015-12-09 at 7.39.55 AM
Sono i cittadini stessi ad avere accettato con entusiasmo di utilizzare quasi esclusivamente i sistemi elettronici come mezzo di pagamento. Ma uno scenario in cui la società non ha più bisogno del contante e i tassi di interesse sono negativi equivale a una truffa delle autorità, secondo Nick Giambruno, editorialista di Casey Research.

Ad aver orchestrato tutto è la banca centrale, che insieme alle singole società del credito è destinata a trarre beneficio dal fenomeno. Le transazioni con carte di credito comportano commissioni, sono monitorate e controllate. Questa parte piace anche ai governi, perché in un sistema del genere è molto più difficile e pericoloso chiaramente evadere il fisco.

Da luglio i tassi di interesse in Svezia sono in territorio negativo, al -0,35%. Significa che i correntisti sono obbligati a spendere i loro soldi se non vogliono vedere lentamente depauperati i propri risparmi depositati in banca.

Anche in Danimarca e Svizzera al momento i tassi sono negativi. In Svizzera sono addirittura al -1,25%. Il tasso decennale elvetico è scivolato al -0,4% ieri: significa che la gente paga il governo per poter comprare debito sovrano, tanto è considerato sicuro come “investimento”, se così ancora lo si può chiamare.

È una pura follia. Eppure alcuni analisti hanno consigliato alle banche centrali di lanciare una guerra al contante per evitare una corsa agli sportelli in un contesto di tassi sotto zero.

La guerra al contante – scrive Giambruno – e i tassi di interesse negativi sono una minaccia enorme alla nostra sicurezza finanziaria. Le banche centrali stanno giocando con il fuoco e creando i presupposti per una catastrofe valutaria“.

Qui sono in gioco la libertà dei cittadini di risparmiare i soldi come meglio credono e il diritto di detenere banconote fisiche.

Fonte: U.S. Global Investors

da: http://www.wallstreetitalia.com
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Re: [DOSSIER n.05] "GUERRA ALLA BANCONOTA"

Messaggioda roberta » 11 dic 2015, 20:19

tempi funesti
benvenuti roberta, firenze

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Re: [DOSSIER n.05] "GUERRA ALLA BANCONOTA"

Messaggioda sandropascucci » 29 gen 2016, 19:08

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In questo paese non si possono più prelevare contanti
28 gennaio 2016, di Daniele Chicca
NEW YORK (WSI) – Due delle principali banche della Norvegia hanno risposto all’appello delle autorità nazionali, che chiedevano il lancio di una guerra al contante, e hanno impedito ai clienti di prelevare banconote di denaro. Come anticipato da Wall Street Italia DNB e Nordea hanno proposto l’una di abolire i contanti e l’altra di vietare il prelievo di cash nelle sue filiali.

Un contesto di tassi sotto zero e di piani di bail-in (in cui obbligazionisti e correntisti con più di 100 mila euro in banca parteciperanno ai piani di salvataggio degli istituti di credito) rappresentano minacce serie per il settore bancario. Eliminare la possibilità di detenere contanti è un ottimo piano per i banchieri per scongiurare eventuali corse agli sportelli e mettere in salvo la pelle. Per questo governi e big del settore finanziario hanno lanciato una campagna mondiale senza precedenti contro il cash.

La scusa addotta dai manager della banca DNB, l’istituto numero uno della Norvegia, è che l’eliminazione dei contanti ridurrà i crimini come il riciclaggio di denaro sporco e contribuirà a combattere contro fenomeni illegali come il cosiddetto mercato nero.

DNB suggerisce che il primo passo nell’implementazione del programma di abolizione dei contanti sarebbe quello di eliminare le banconote da 1.000 corone (114 dollari, ai tassi di cambio attuali). La Norvegia non fa parte né dell’Unione Europea, né dell’Eurozona.

L’idea è semplice ed efficace: così facendo i pagamenti in contanti diventeranno meno convenienti e la gente si abituerà pian piano a pagare anche un caffè o un pacchetto di sigarette con la carta di credito. In paesi come Stati Uniti e Francia questo già avviene, sebbene sia concesso prelevare grandi somme dal bancomat.

Mentre in diversi paesi europei e negli Stati Uniti si promuovono i sistemi di pagamento elettrico, anche per favorire la rintracciabilità dei soldi e lotta all’evasione fiscale l’Italia in questo senso si sta muovendo proprio nella direzione opposta, aumentando i limiti ai mazzi di contanti con cui si possono effettuare i pagamenti. In Norvegia ormai solo il 6% dei norvegesi ormai usa banconote quotidianamente, e la maggior parte di loro sono persone anziane.
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Re: [DOSSIER n.05] "GUERRA ALLA BANCONOTA"

Messaggioda sandropascucci » 12 feb 2016, 9:31

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Bce dice sì a Germania: addio banconote da 500 euro

5 febbraio 2016, di Daniele Chicca
FRANCOFORTE (WSI) – La Bce sembra abbia intenzione di accogliere la proposta della Germania per l’eliminazione della banconota da 500 euro. Mario Draghi ci sta riflettendo, secondo quanto si apprende, ma ancora non è stata adottata una decisione definitiva.

Nei giorni scorsi, il presidente della Bce aveva rassicurato il Parlamento europeo che “non intendiamo facilitare i criminali” con l’emissione di moneta di grosso taglio.

Toglierla dalla circolazione dovrebbe, secondo i fautori della proposta tra cui i Social Democratici che fanno parte della coalizione di governo di Angela Merkel, aiutare a combattere i crimini come il riciclaggio di denaro. Per favorire la lotta al traffico di denaro sporco delle mafie, al mercato in nero e all’evasione fiscale l’esecutivo in Germania ha proposto anche nuovi limiti ai contanti fino a 5 mila euro.

In Germania la classe politica è convinta infatti che se il paese, locomotiva economica dell’Eurozona, è uno dei posti preferiti per i trafficanti di denaro sporco è proprio per la facilità in cui circolano banconote fisiche, al contrario – per esempio – della Francia e di altri paesi del Nord d’Europa, come la Svezia e la Norvegia, dove una società senza contanti non è ormai più una lontana utopia di governi e banche, che dichiarando guerra al cash vogliono scongiurare una corsa agli sportelli in un contesto di tassi zero.

Dopo che la Bce ha imposto tassi di deposito negativi e tassi guida al mimino storico dello 0,05% e dopo che la Banca centrale giapponese ha imposto tassi di interesse negativi, ormai ha un costo del denaro pari a zero o sotto i livelli di parità un gruppo di Stati che rappresenta un quarto del Pil mondiale.
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Messaggioda sandropascucci » 12 feb 2016, 9:32

da: http://www.wallstreetitalia.com/banchie ... -contanti/

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Banchiere centrale: “Serve in fretta economia senza contanti”

11 febbraio 2016, di Daniele Chicca

NEW YORK (WSI) – “Dovremmo passare in fretta a una economia senza contanti”: è il contenuto che fa molto discutere di una slide di Morgan Stanley, in cui vengono citate le dichiarazioni sorprendenti un banchiere centrale fatte all’ultimo World Economic Forum di Davos. Il motivo? Così le autorità di politica monetaria saranno libere di imporre tassi di interesse negativi “molto al di sotto dell’1%”.

La slide della banca americana porta il titolo eloquente “L’esperimento pericoloso dei tassi negativi e l’impatto negativo sul fatturato dei tassi di interesse bassi” e mostra in un grafico come tutti gli istituti di credito – sia le regionali sia le big – stiano attraversando un momento difficile, con un trend al ribasso dei risultati fiscali da quando è scoppiata la grande crisi finanziaria nel 2008.

Nella presentazione, lo strategist a capo delle ricerche nell’azionario della regione Europa, Medioriente e Africa per la banca, Huw van Steenis, racconta di come uno dei commenti più sorprendenti sentiti quest’anno sia stato quello del banchiere centrale sopra citato, il quale avrebbe sostenuto che bisognerebbe passare velocemente a una società senza contanti in modo da potere introdurre una politica di tassi negativi ben al di sotto dell’1%.

Banchiere centrale ha proposto di passare in fretta a un'economia senza contanti
Banchiere centrale ha proposto di passare in fretta a un'economia senza contanti
Un’economia senza contanti in circolazione e con il divieto di prelevare banconote agli sportelli bancari eviterebbe il rischio di fughe di capitali dalle banche e faciliterebbe la vita al governo.

Paura di stagnazione secolare in Eurozona

Il timore, spiega il ricercatore della banca, è che la teoria di una stagnazione secolare esposta da Larry Summers si sta materializzando, e per un decennio ancora l’Europa sarà destinata a vivere in un contesto di tassi zero o negativi. Con tassi inferiori all’1,5%, la paura è che i correntisti inizieranno a tenere in casa i loro soldi e risparmi, complicando ulteriormente le possibili strategie e gli interventi conseguenti di politica monetaria.

Summers ha evocato la sua tesi per l’Eurozona, che prevede un lungo periodo di semi-stagnazione unito a una disoccupazione molto alta, durante il World Economic Forum sulle Alpi svizzere. La causa delle politiche di austerità, che non possono fare altro che peggiorare l’attuale crisi della regione, iniziata con lo scoppio della bolla finanziaria immobiliare dei mutui subprime.

L’economista che coniò il termine ‘stagnazione secolare’ è stato Alvin Hansen, che divenne il più importante propagandista delle idee formulate da Keynes nella sua Teoria Generale.


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K
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ULTIMI COMMENTI
SANDROPASCUCCI

La verità la conosce, chi ha impegnato 15 minuti della propria vita a studiare cos'è la moneta: SENZA CONTANTE non c'è MONETA LEGALE in circolazione (e scatta la PIENA schiavitù, per il popolino!) ed esiste solo quella (di "moneta legale") chiamata "RISERVA", che è ELETTRONICA ed è la moneta che la BC detiene per conto delle BCOM (banche commerciali) e che viene usata per i "settlements" (pagamenti/bilanciamenti) tra BCOM stesse.

In soldoni CREEREBBERO dal nulla a loro piacimento SENZA rischio di BANCAROTTA, PRELIEVI, DOMANDE DI CONVERSIONE (stai chiedendo una parte di RISERVA quando fai un prelievo al bancomat/ATM e questo INDEBOLISCE la BCOM presso la quale detieni il conto) e.. vabbé.. occorrerebbero altri 14 minuti da dedicare allo studio del SIGNORAGGIO, 14 minuti che il popolino non ha perché c'è sanremo..
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Re: [DOSSIER n.05] "GUERRA ALLA BANCONOTA"

Messaggioda sandropascucci » 12 mar 2016, 22:26

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BANNING CASH: SERFDOM IN OUR TIME
FREEMANSPERSPECTIVE · FEB 9TH, 2016
BanningCash
Over the last few months a stream of articles have crossed my screen, all proclaiming the need of governments and banks to eliminate cash. I’m sure you’ve noticed them too.

It is terrorists and other assorted madmen, we are told, who use cash. And so, to protect us from being blown up and dismembered on our very own street corners, governments will have to ban it.

It would actually take some effort to imagine a more obvious, naked attempt at fearmongering. Cash – in daily use for centuries if not millennia – is now, suddenly, the agent of spring-loaded, instant death? And we’re supposed to just accept that line?

But there are good reasons why the insiders are promoting these stories now. The first of them, perhaps, is simply that they can: After 9/11, a massive wave of compliance surged through the West. It may not last forever, but it’s still rolling, and if the entertainment corporations can pump enough fear into minds that want to believe, they may just get them to buy it.

The second reason, however, is the real driver:

Negative Interest Rates

The urgency of their move to ban one of the longest-lasting pillars of daily life means that the backroom elites think it will be necessary soon. It would appear that the central banks, the IMF, the World Bank, the BIS, and all their backers, see the elimination of cash as a central survival strategy.

The reason is simple: cash would allow people to escape from the one thing that could save their larcenous currency system: negative interest rates.

To make this clear, I like to paraphrase a famous (and good) quote from Alan Greenspan, back from 1966, during his Ayn Randian days: The financial policy of the welfare state requires that there be no way for the owners of wealth to protect themselves.

That was a true statement, and with a slight modification, it succinctly explains the new war on cash:

The preservation of an insolvent currency system requires that the owners of currency have no way to protect it.

Cash is currency that you hold in your own hands, that stands more or less alone. It is primarily external to bank control. Electronic money – bank balances, credit, etc. – remains inside the banking system and fully subject to bank control.

A combination of no cash and negative interest rates would be a quiet, permanent version of what was done in Cyprus, where the government simply shut down everything, allowed only the smallest deductions via ATMs, and then stole money from thousands of bank accounts at once.

The Cypriot spectacle was fairly large, however, and that tends to undermine the legitimacy of rulership. So, it is much better to have no ATMs and no cash at all. There would be no lines of angry people talking to each other, only isolated losers with no recourse, licking their wounds while the talking heads on television tell them to stay calm and watch the flashing images.

Negative interest rates would give the banks 100% control over your purchases. They could, even in the worst pinch, allow you to purchase food while freezing the rest of your money. The average person would have no recourse and would simply be robbed… but very smoothly and with no human face to blame on.

Negative interest rates mean that your bank account shrinks day by day, automatically. Your $1000 in January becomes $950 by December. And where does that money go? To the banks, of course, and to the government. They syphon your money away, drip by drip, and there’s nothing you can do about it. This accomplishes several things for them at once:

It finances government, limitlessly and automatically. Forget tax filings; they can just take as they please.

It pays off the bad debt of the big banks. (And there are oceans of debt.)

It forces you to spend everything you’ve got, as soon as you get it. (Otherwise it will shrink.)

It gives the system full control over your financial life. Everything is monitored, everything is tracked, and every single transaction must be approved by them (or not). If they decide they don’t like you, you’re instantly reduced to begging.

In short, this is a direct return to serfdom.

I suggest that you start talking to your friends and neighbors about this now, before it’s too late. Don’t let them comply without a fight.

Paul Rosenberg
www.freemansperspective.com


in italiano

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Negli ultimi mesi mi sono passati dallo schermo molti articoli, tutti proclamanti la necessità di eliminare il contante da parte di banche e governi. Sono certo che li avrete notati anche voi.

Ci dicono che sono i terroristi ed altri pazzi ad usare il denaro contante. Per cui per proteggerci dal saltare in aria e finire in pezzi al vicino angolo di strada, i governi devono sbarazzarsene.

È difficile immaginarsi un modo più banale di creare allarmismo. Il contante – di uso comune da secoli, se non millenni – è diventato, improvvisamente, un portatore di morte istantanea? Dobbiamo accettare questa linea di pensiero?

Ci sono buone ragioni per le quali ci vengono propinate queste storielle. La prima è semplicemente che ce n’è la possibilità: dopo l’11 settembre, una nuova forma di accondiscendenza si è diffusa in tutto l’occidente. Potrebbe non durare per sempre, ma continua il suo corso, e se le macchine dell’intrattenimento riescono a pompare abbastanza paura nelle menti delle persone, potrebbero anche ottenere i risultati desiderati.

La seconda ragione, in ogni caso, è quella vera alla base del tutto:

I tassi d’interesse negativi

L’urgenza dell’eliminazione di uno dei capisaldi della vita quotidiana, significa che le elite al potere pensano che sia un fattore fondamentale. Sembrerebbe che le banche centrali, il FMI, la Banca Mondiale, la Bank fo International Settlements e tutti i sostenitori di questi, vedano l’eliminazione del contante come unica strategia a loro disposizione per sopravvivere.

La ragione è semplice: il contante permette alla gente di starsene alla larga dall’unica cosa che può salvare questo lacunoso sistema di valute: i tassi d’interesse negativi.

Per farla semplice, parafraserò una famosa (ed arguta) frase di Alan Greenspan, dal lontano 1966, periodo in cui si ispirava ad Ayn Rand: la politica finanziaria di uno stato in salute non deve permettere ai detentori della ricchezza di potersi difendere.

Era un’affermazione veritiera e con una piccola modifica, può spiegare l’attuale lotta contro il contante:

la salvaguardia di un sistema di valuta insolvente richiede che i detentori di valuta non abbiano la possibilità di proteggerlo.

Il contante è valuta che si può tenere tra le mani, che sopravvive per conto proprio. È fuori dal controllo delle banche. Il denaro elettronico – credito, bilanci delle banche, etc. – resta all’interno del sistema bancario ed è totalmente soggetto a controllo.

Una combo di eliminazione del contante e di tassi negativi sarebbe un modo silenzioso e definitivo di mettere in atto quanto accaduto a Cipro, dove il governo ha semplicemente spento l’interruttore, permettendo solo limitati prelievi dagli sportelli Bancomat e prelevando in maniera coatta denaro da milioni di conti bancari in una sola operazione.

Lo spettacolo cipriota è stato abbastanza diffuso e ciò ha messo in difficoltà il sistema di governo. Per cui è molto meglio che i Bancomat non esistano e che non esista nemmeno il contante. Non si rischia di vedere code di gente infuriata che discutono tra loro, ma solo perdenti isolati che si leccano le ferite mentre le teste di legno della tv dicono loro di star calmi e di guardare le luccicanti immagini trasmesse sullo schermo.

I tassi di interesse negativi garantirebbero alle banche un controllo del 100% sui vostri acquisti. Potrebbero, in caso di estrema necessità, permettervi di comprare il cibo mentre vi bloccano i conti per qualsiasi altro acquisto. Le gente comune non avrebbe possibilità di reagire e sarebbe semplicemente derubata... ma molto dolcemente e senza alcuna figura contro cui protestare.

I tassi di interesse negativi significano che il vostro conto si prosciuga giorno dopo giorno, automaticamente. 1.000$ in gennaio si trasformano in 950$ in dicembre. Dove finiscono quei soldi? Alle banche, ovviamente, ed ai governi. Drenano i vostri soldi, goccia dopo goccia, e non potete fare nulla al riguardo. In un colpo solo ottengono molti risultati:

- Finanziano i governi, illimitatamente e automaticamente. Dimenticatevi le tasse, non ce ne sarà più bisogno.

- Ripagano i grossi debiti delle banche (ci sono valanghe di debiti in ballo)

- Vi obbligano a spendere tutti ciò che avete, finchè lo avete (altrimenti verrà comunque eroso dai tassi)

- Dà al sistema controllo totale sulla vostra vita finanziaria. Tutto è monitorato, tracciato ed ogni transazione deve essere (o non essere) approvata da loro. Se decidono che non gli piaci, ti costringono istantaneamente a implorare.

In breve si tratta di un ritorno diretto al vassallaggio.

Vi suggerisco di parlarne con i vostri amici e vicini di casa già fin d'ora, prima che sia troppo tardi. Non vi arrendete senza lottare.
Paul Rosenberg, 9 febbraio 2016
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Re: [DOSSIER n.05] "GUERRA ALLA BANCONOTA"

Messaggioda sandropascucci » 15 mar 2016, 19:18

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“I contanti stanno sparendo in tutta la Svezia”
9 dicembre 2015, di Daniele Chicca
NEW YORK (WSI) – La guerra ai contanti ha raggiunto un punto di non ritorno in Europa. La Svezia potrebbe diventare il primo paese a vietare completamente le banconote e punire così i risparmiatori.

È diventato sempre più difficile trovare cash fisico in circolazione in tutto il paese. La maggior parte se non quasi tutte le aziende hanno ormai smesso di accettare banconote.

PROMOTED BY WSI
Nel paese scandinavo ormai gli sportelli del bancomat sono rari quanto le cabine telefoniche. Chi va in chiesa fa donazioni tramite le App scaricate sui propri smartphone. Sono sempre meno le banche che accettano o dispensano banconote.

Il calo dell’uso dei contanti in circolazione nel paese anno dopo anno è impressionante.

Screen shot 2015-12-09 at 7.39.55 AM

Sono i cittadini stessi ad avere accettato con entusiasmo di utilizzare quasi esclusivamente i sistemi elettronici come mezzo di pagamento. Ma uno scenario in cui la società non ha più bisogno del contante e i tassi di interesse sono negativi equivale a una truffa delle autorità, secondo Nick Giambruno, editorialista di Casey Research.

Ad aver orchestrato tutto è la banca centrale, che insieme alle singole società del credito è destinata a trarre beneficio dal fenomeno. Le transazioni con carte di credito comportano commissioni, sono monitorate e controllate. Questa parte piace anche ai governi, perché in un sistema del genere è molto più difficile e pericoloso chiaramente evadere il fisco.

Guerra al contante, una pura follia

Da luglio i tassi di interesse in Svezia sono in territorio negativo, al -0,35%. Significa che i correntisti sono obbligati a spendere i loro soldi se non vogliono vedere lentamente depauperati i propri risparmi depositati in banca.

Anche in Danimarca e Svizzera al momento i tassi sono negativi. In Svizzera sono addirittura al -1,25%. Il tasso decennale elvetico è scivolato al -0,4% ieri: significa che la gente paga il governo per poter comprare debito sovrano, talmente è considerato sicuro come “investimento”, se così ancora lo si può chiamare.

È una pura follia. Eppure alcuni analisti hanno consigliato alle banche centrali di lanciare una guerra al contante come ultima soluzione alla crisi e per evitare una corsa agli sportelli in un contesto di tassi sotto zero.

“La guerra al contante – scrive Giambruno – e i tassi di interesse negativi sono una minaccia enorme alla nostra sicurezza finanziaria. Le banche centrali stanno giocando con il fuoco e stanno creando i presupposti per una catastrofe valutaria“.

Qui sono in gioco la libertà dei cittadini di risparmiare i soldi come meglio credono e il diritto di detenere banconote fisiche.

Fonte: U.S. Global Investors
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Re: [DOSSIER n.05] "GUERRA ALLA BANCONOTA"

Messaggioda sandropascucci » 21 mar 2016, 16:23

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Bce dice sì a Germania: addio banconote da 500 euro
5 febbraio 2016, di Daniele Chicca
FRANCOFORTE (WSI) – La Bce sembra abbia intenzione di accogliere la proposta della Germania per l’eliminazione della banconota da 500 euro. Mario Draghi ci sta riflettendo, secondo quanto si apprende, ma ancora non è stata adottata una decisione definitiva.

Nei giorni scorsi, il presidente della Bce aveva rassicurato il Parlamento europeo che “non intendiamo facilitare i criminali” con l’emissione di moneta di grosso taglio.

Toglierla dalla circolazione dovrebbe, secondo i fautori della proposta tra cui i Social Democratici che fanno parte della coalizione di governo di Angela Merkel, aiutare a combattere i crimini come il riciclaggio di denaro. Per favorire la lotta al traffico di denaro sporco delle mafie, al mercato in nero e all’evasione fiscale l’esecutivo in Germania ha proposto anche nuovi limiti ai contanti fino a 5 mila euro.

In Germania la classe politica è convinta infatti che se il paese, locomotiva economica dell’Eurozona, è uno dei posti preferiti per i trafficanti di denaro sporco è proprio per la facilità in cui circolano banconote fisiche, al contrario – per esempio – della Francia e di altri paesi del Nord d’Europa, come la Svezia e la Norvegia, dove una società senza contanti non è ormai più una lontana utopia di governi e banche, che dichiarando guerra al cash vogliono scongiurare una corsa agli sportelli in un contesto di tassi zero.

Dopo che la Bce ha imposto tassi di deposito negativi e tassi guida al mimino storico dello 0,05% e dopo che la Banca centrale giapponese ha imposto tassi di interesse negativi, ormai ha un costo del denaro pari a zero o sotto i livelli di parità un gruppo di Stati che rappresenta un quarto del Pil mondiale.


B
K
P
sandropascucci:


Se la BCE elimina, diciamo, 10 pezzi da 500 euro poi dovrà STAMPARE (a costo zero?) 50 pezzi da euro 100. La MASSA MONETARIA deve rimanere tale, eh! (o no?)

Quindi: qual è il problema?
E tra qualche mese diranno che i pezzi da 100 sono i preferiti dai "mafiosi" (o peggio dagli idraulici per evadere le tasse).
Le tasse si evadono in QUATTRO modi:
1. NON RILASCIANDO FATTURA (il "mezzo" è ininfluente, con un po' di logica ci si arriva a capire perché);
2. RILASCIANDO FATTURE FALSE (incongrue, non rappresentative di vero lavoro reso, manipolate, non registrate etcetc);
3. STAMPANDO MONETA ELETTRONICA DAL NULLA, come fanno le banche commerciali quando erogano un prestito;
4. STAMPANDO MONETA (CARTACEA E/O ELETTRONICA) DAL NULLA, come fa.. la BCE!! (ooppss!!)
Si chiama SIGNORAGGIO. Come sempre.
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Re: [DOSSIER n.05] "GUERRA ALLA BANCONOTA"

Messaggioda sandropascucci » 3 mag 2016, 13:32

da: http://francescosimoncelli.blogspot.it/ ... 7418622189

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martedì 3 maggio 2016
Quando il contante verrà messo fuorilegge... solo i fuorilegge possiederanno il contante
Etichette: Bill Bonner, Cina, denaro fiat, economia, Europa, Francia, Germania, Giappone, India, libertà, Norvegia, Svizzera, traduzioni

di Bill Bonner

BALTIMORE - L'economista di Harvard Larry Summers è una fonte affidabile di sproloqui e un portavoce del cosiddetto Stato Profondo.

Per far capire ai lettori di cosa si tratta, possiamo riassumere il concetto dicendo che gli elettori non hanno voce in capitolo quando si tratta di decidere chi gestisce il paese. Invece al potere c'è un "governo ombra" composto da élite, clientelisti, lobbisti, burocrati, politici e zombie – alias lo Stato Profondo.

In parole povere, non importa quale partito sia al potere; il governo ombra è quello che comanda.

Volete sapere cos'ha in mente ora il governo ombra?

Leggete Larry Summers.

"È tempo d'uccidere le banconote da $100,", ha scritto sul Washington Post (un'altra fonte affidabile di sproloqui).

Il governo ombra vuole utilizzare una moneta che possa facilmente controllare, tassare e confiscare. E la cartamoneta a quanto pare ha fatto il suo tempo...

La Francia ha già vietato alla sua popolazione d'effettuare transazioni in denaro al di sopra dei €1,000. La Norvegia e le più grandi banche della Svezia stanno sollecitando l'abolizione totale del denaro contante. E ci sono piani ai più alti livelli del governo d'Israele, India e Cina per rimuovere il denaro contante dalla circolazione.

L'amministratore delegato di Deutsche Bank, John Cryan, prevede che il denaro contante tra 10 anni da oggi "probabilmente non esisterà più".

Ed ecco Summers sul Washington Post:

Le attività illecite sono facilitate quando un milione di dollari pesa 2.2 libbre in quanto si possono usare banconote da €500, invece peserebbe 50 libbre se il taglio più alto delle banconote fosse di €20.

Propone "un accordo globale per fermare l'emissione di banconote di valore superiore ai $50 o $100. Tale accordo sarebbe più significativo di qualunque altra cosa il G7 o il G20 abbia fatto negli anni passati."

Perché Summers è così sicuro che bandire i $100 sia una cosa buona?

Scopriamo che la sua fonte è un documento di ricerca che dice così – presentato da Peter Sands, ex-amministratore delegato di British Bank Standard Chartered, e pubblicato per la Harvard Kennedy School of Government.

"Le banconote di taglio alto", dice la relazione, "svolgono un piccolo ruolo nel funzionamento dell'economia legittima, ma un ruolo cruciale nell'economia sommersa".

Sands dovrebbe saperne qualcosa, soprattutto quando si parla di nascondere denaro.

Mentre era amministratore delegato, l'autorità regolatrice massima di New York minacciò di togliere a Standard Chartered la sua licenza bancaria. Si sosteneva che la banca "tramò" con il governo iraniano per nascondere 60,000 transazioni illegali – per un ammontare come minimo di $250 miliardi.

Su questo blog non pretendiamo di sapere come migliorare il mondo. Sappiamo solo quello che ci piace. E non ci piace quando le altre persone ci dicono cosa fare.

L'anno scorso abbiamo viaggiato in tutto il mondo. Siamo andati dove volevamo andare. Abbiamo fatto più o meno quello che volevamo fare. Di rado abbiamo avuto la sensazione che qualcuno ci stesse comandando a bacchetta.

Ma torniamo agli Stati Uniti...

"Slacci la cintura. Si tolga le scarpe. Ha qualcosa in tasca? Le svuoti..."

"Accendere le luci. Allacciare le cinture di sicurezza. Mettere in funzione i tergicristalli."

Questa mattina, passeggiando nel parco, abbiamo trovato questo cartello:

Tenete a Freno i Vostri Animali
Non è solo una cortesia nei confronti dei vostri vicini
È LA LEGGE

Le persone che vogliono costringervi a seguire le loro idee, sono sempre persone le cui idee sono stupide.

"Fate sempre il contrario di quello che vi dicono di fare", c' ha detto un amico in Francia il cui padre, durante la seconda guerra mondiale, era sindaco di una piccola città.

"C'era stato 'un incidente.' Credo che la Resistenza avesse ucciso un soldato tedesco nella zona. Fu in quel momento, verso la fine della guerra, che i nazisti facevano rappresaglie contro i civili. Così dissero a mio padre di radunare tutti gli abitanti nella piazza del paese."

"Invece mio ​​padre disse a tutti di correre nei boschi. Sono stati fortunati. Sono sopravvissuti alla guerra."

E ora Summers vuole portare il nostro denaro nella piazza del paese.

Invece delle banconote da $100, vuole costringerci ad utilizzare cifre elettroniche registrate in una banca regolamentata a livello federale.

Avete mai visto uno di questi "dollari elettronici", cari lettori?

Noi no. Non sappiamo come sono fatti. E siamo profondamente sospettosi riguardo tutta la faccenda.

La Banca Centrale Europea e la Banca del Giappone – insieme alle banche centrali in Danimarca, Svezia e Svizzera – hanno già imposto un tasso d'interesse negativo (praticamente una tassa) sui conti che le banche commerciali detengono presso i loro istituti (i cosiddetti "conti di riserva").

Queste banche centrali sperano che le banche commerciali trasferiranno ai loro clienti questa nuova tassa.

Questo è già successo in Svizzera...

Il nostro collega Chris Lowe c' ha detto che quest'anno Alternative Bank Schweiz (ABS) inizierà ad imporre un tasso d'interesse negativo sui depositi dei clienti.

ABS applicherà una sanzione annuale del 0.125% sui depositi inferiori ai 100,000 franchi svizzeri e una sanzione annuale dello 0.75% sui depositi superiori ai 100,000 franchi svizzeri.

In sostanza, ABS sta punendo i suoi clienti che mantengono i loro soldi in deposito.

Se mettete $1 milione in banca con uno 0.75% d'interesse negativo, un anno dopo vi ritroverete $992,500. La banca ha confiscato $7,500.

Ad un tasso negativo, diciamo, del 3%... pagate $30,000 l'anno solo per mantenere il vostro denaro in deposito.

Sembra una truffa...

Gli stati aboliscono i contanti. Non avete altra scelta se non quella di lasciare i vostri risparmi in deposito. E siete costretti a pagare le banche per conservare il vostro denaro.

Ma aspettate...

Le banche non stanno affatto custodendo il "vostro" denaro. Un deposito bancario rappresenta un credito che la vostra banca ha nei vostri confronti. Non ci sono contanti in un caveau... solo tanti 1 e 0 su un database da qualche parte.

Se la banca decide di non ridarvi il "vostra" denaro, peggio per voi.

È come se qualcuno si offrisse di custodire la vostra torta di ciliegie. Poi se la mangia, promettendo di ridarvene una uguale quando lo desiderate. Ma ha la faccia tosta di richiedere un pagamento mensile per "custodire" la torta.

E quando la vorrete indietro, non sarà in grado di ridarvela. "Peccato, oggi non c'è. Provate a tornare domani."

Oppure: "Mi dispiace, ma il governo ha dichiarato le ciliegie un frutto in via d'estinzione. Non sono autorizzato a ridarvi indietro la torta. Però era molto gustosa."

Quanto vi verrebbe a costare questa torta elettronica... se dovete pagare qualcuno per mangiarla al posto vostro?

Immaginate di dover pagare qualcuno per guidare la vostra automobile. O di dover pagare voi l'affitto all'affittuario di casa vostra.

Quando dovete pagare qualcuno per togliervi il denaro dalle mani, potete immaginare quanto valgano i soldi che avete in tasca.

E quando la vostra banca – o il governo ombra – vorrà confiscare il vostro denaro, chi la fermerà?

Almeno se avete i contanti dovranno presentarsi fisicamente da voi. Quando il denaro è depositato "in banca" – nient'altro che conti elettronici – tutto quello che devono fare è premere un pulsante.

Questo è ciò che è accaduto a Cipro. Le banche si stavano sfracellando. Così hanno confiscato i depositi per cercare di tornare di nuovo in pista.

Chi fermerà la stessa cosa in America?

Giudici nominati dal governo ombra? La polizia sul libro paga del governo ombra? I politici al soldo del governo ombra?

Quando il contante viene messo fuorilegge... solo i fuorilegge avranno i contanti. E tali noi saremo.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


B
K
P
Sandro Pascucci3 maggio 2016 13:12
bellissimo!! :D :D :D

senza contare che il contante è moneta legale, per cui cadrà il discorso delle riserve c/o la BC e quindi sarà tutto elettronico senza limiti, ovvero un mare di moneta debito. dall'oro, che non si poteva moltiplicare (senza lasciar traccia) si è passati alla carta (stampabile a piacere ma ancora difficile da ontrollare) fino al bit (che io, Il Grasso Bankiere, controllo a mio piacimento, compresa la PROPRIETA').

si chiama AGGIO DEL SIGNORE. ma questo lo dicevamo da un po'..
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Re: [DOSSIER n.05] "GUERRA ALLA BANCONOTA"

Messaggioda sandropascucci » 4 mag 2016, 11:45

sandropascucci ha scritto:IL DIBATTITO TRA ECONOMISTI E BANCHIERI
500 euro, le banconote “Bin Laden” verso il ritiro?
Il 90% delle banconote sarebbe in mano ai criminali. Ritirarle sarebbe un colpo al riciclaggio
Sergio Paleologo

Biglietto viola o “Bin Laden”. Soprannomi che vengono dati più o meno a ciascuna delle 582.806.900 banconote da 500 euro in circolazione. Il primo nickname sa d’invidia. Chi non vorrebbe averne il portafoglio pieno? Il secondo invece riconduce direttamente al lato oscuro dell’economia; quello legato alle mafie, al narcotraffico e al terrorismo. Un mercato che a detta di molte organizzazioni di polizia anche transnazionali deterrebbe da solo il 90% delle oltre 582 milioni di banconote. Con un controvalore di oltre 291 miliardi. Quasi il 3,8% di tutta la carta moneta battente bandiera europea. Al tempo stesso una riserva “aurea”, come l’ha definita recentemente Mario Draghi. Senza tale zoccolo valutario si rischierebbero fluttuazioni e instabilità.


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Addio banconota da 500 euro, mossa antiriciclaggio di Draghi
Oggi la Banca centrale europea potrebbe decidere di abolirla, prevedendo una data entro cui dichiararla fuori corso, o più probabilmente lasciandola andare ad esaurimento. Ma in Germania scoppia la polemica

dalla nostra corrispondente TONIA MASTROBUONI

BERLINO. In gergo lo chiamano "Bin Laden". Ed è spacciato. Il bigliettone da 500 euro prediletto dai signori della droga, dai riciclatori di denaro sporco, dalle mafie di ogni angolo del mondo e dai trafficanti di armi, ha le ore contate. La Banca centrale europea potrebbe decidere di abolirlo oggi. La discussione è ancora sul come, se prevedere una data entro la quale dichiararlo fuori corso o smettere semplicemente di stamparlo, ma nel Consiglio direttivo prevarrebbe la seconda ipotesi, quella insomma di lasciarlo andare ad esaurimento, evitando "traumi" come una vera e propria data di scadenza.

Una mossa annunciata mesi fa dal presidente, Mario Draghi, che l'ha motivata così: "È sempre più uno strumento per attività illegali". Ma da quando è noto che la riunione del Consiglio direttivo potrebbe deciderne stamane la fine, in Germania è polemica. E il curioso feticismo da banconota di un popolo associato spesso alla razionalità e al progresso tecnologico, ha ripreso a produrre editoriali indignati e commenti paranoici. Uno dei quali sostiene che la fine di "Bin Laden" costerebbe la bellezza di 500 milioni di euro.
Addio alla banconota da 500 euro


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Il consigliere della Bundesbank, Carl-Ludwig Thiele, ha criticato sia l'abolizione della banconota da 500 euro - che rappresenta appena il 3% degli scambi ma un'enormità, in termini di valore, quasi 300 miliardi di euro, il 30% del tutto il contante - sia il piano della Commissione europea di introdurre un tetto ai pagamenti in contanti. C'è il rischio, ha aggiunto, che "pezzo dopo pezzo muoia la libertà".

Il pathos non meravigli: sui contanti, i tedeschi sono il popolo più nostalgico del mondo. E in queste settimane stanno mettendo insieme, come fa Thiele, i dossier più disparati per alimentare una paranoia atavica: quella che qualcuno voglia strappare loro di mano per sempre monetine e banconote. Come scrisse non la popolare Bild, ma la borghesissima Frankfurter Allgemeine Zeitung in un vibrante editoriale: "I contanti sono la libertà". Ma in realtà, al di là della discussione sul "Bin Laden" o sul limite ai pagamenti in contanti, nessuno si è mai sognato di proporre in Germania l'abolizione del "cash". E' un fantasma che gira per il Paese senza un referente reale.

La minaccia recente di Georg Fahrenschon, presidente delle Sparkassen, delle potentissime Casse di risparmio, di trasferire i tassi negativi che la Bce sta applicando ai depositi per le banche, persino ai conti dei risparmiatori tedeschi, è invece reale. E non fa che rendere i toni ancora più aggressivi. Getta benzina sul fuoco di chi sostiene che a fronte di una politica monetaria che si sta mangiando i risparmi, si stia anche attentando alla libertà di rifugiarsi nei contanti.

La verità è che i tedeschi comprano tantissimo "cash", dall'automobile usata alla lavatrice al televisore, chi è stato a Berlino o a Monaco anche solo un'ora, sa quant'è difficile pagare con la carta di credito. E per i più anziani, l'abolizione del pezzo da 500 euro sarà ancora più incomprensibile. Fino a quindici anni fa, quando c'era il marco, il taglio grosso era da mille, l'equivalente di un milione di vecchie lire. In Italia il massimo erano le banconote da 500mila, ma erano usate molto più raramente di quelle da mille marchi.

E per capire il feticismo da biglietti e monetine che affligge il popolo di Angela Merkel, è sufficiente pensare anche alla mania scoppiata di recente attorno alla prima moneta da cinque euro mai stampata nel mondo. L'hanno fabbricata ovviamente loro, e nonostante il nome inglese, "Planet Earth", basta uno sguardo per capire che è molto tedesca. E' infatti identica al vecchio "Heiermann", alla moneta da cinque marchi. Anche questo è un aspetto che non bisogna dimenticarsi mai: l'unico simbolo di potere che la Germania si sia mai concessa nel Dopoguerra, dopo la tragedia del nazismo, è stato il marco. E se ne sono staccati con enorme fatica.

La paura di venire privati dei contanti è emersa anche quando alla vigilia delle elezioni regionali di marzo, il ministero delle Finanze aveva ventilato l'idea di introdurre un limite di 5.000 euro ai pagamenti "cash". La levata di scudi è arrivata fino alla Bundesbank, finché Wolfgang Schaeuble ha rimbalzato il rovente dossier a Bruxelles. Dove la riflessione sulla possibile introduzione di un tetto ai contanti è in corso da un pezzo. Ieri una fonte del ministero ricordava che "non c'è nessuna novità". L'Ecofin ha incaricato a febbraio la Commissione di esaminare un'ipotesi del genere. "Ora si tratta solo di aspettare. I risultati non ci sono ancora". Un sospiro di sollievo. Almeno, per Berlino.
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Re: [DOSSIER n.05] "GUERRA ALLA BANCONOTA"

Messaggioda sandropascucci » 4 mag 2016, 12:00

"nostalgici" "feticismo" "mania": ora sappiamo da che parte sta TONIA MASTROBUONI
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Re: [DOSSIER n.05] "GUERRA ALLA BANCONOTA"

Messaggioda sandropascucci » 19 ott 2016, 8:08

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In Italia vince il contante: l'87% delle transazioni avviene in banconote
Il caso. L'economia sommersa vale oltre 200 miliardi l'anno che sfuggono all'erario e finiscono nascosti nei posti più strani

di ETTORE LIVINI
19 ottobre 2016

In Italia vince il contante: l'87% delle transazioni avviene in banconote

MILANO - La caccia al tesoro (in nero e in contanti) nascosti al Fisco dagli italiani è ufficialmente iniziata. Gli 1,7 milioni in banconote sequestrate nel controsoffitto di Fabrizio Corona sono solo l'antipasto. Il Belpaese degli evasori galleggia su un mare di banconote "fantasma", sfuggite da sempre agli occhi dell'erario. E il governo vuol convincere questo esercito di contribuenti infedeli a svuotare i materassi - e non solo quelli - per firmare un armistizio destinato a portare un paio di miliardi nelle casse dello Stato. La posta in gioco è altissima. L'economia sommersa tricolore vale il 12,9% del Pil, qualcosa come 205 miliardi. Dove è finita questa montagna d'oro? Depositarla in banca senza entrare nel radar dell'Agenzia delle entrate è praticamente impossibile. Ma la geniale creatività tricolore non si è fatta scoraggiare. E ha trovato decine di canali alternativi per stravincere la partita a nascondino con lo Stato. Almeno 150 miliardi in contanti - stima il procuratore capo di Milano Francesco Greco - "sono nascosti in cassette di sicurezza". Un terzo, secondo le stime, nel nostro Paese. Il resto parcheggiato all'estero, in buona parte negli accoglienti caveau delle banche e delle fiduciarie elvetiche.

La criminalità organizzata ("la voluntary non coprirà i reati penali", garantisce il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan) gestisce la logistica di questo fiume di valuta con l'efficienza di una multinazionale.

Gli evasori fai-da-te - o i ladri di polli alla Corona - si arrangiano come possono, facendo sparire un gruzzoletto per volta. Un anziano imprenditore del Nord è stato fermato poche settimane fa al valico di confine di Chiasso Brogeda con 61mila euro nascosti nelle scarpe. Un altro ne aveva cuciti coscienziosamente 300mila nei tappetini dell'auto, sperando di farla franca. Il "Biscio", al secolo Fabrizio Garratti, commerciante di Costa Volpino (Bergamo) con qualche precedente per narcotraffico, ha parcheggiato un milione di euro nel pavimento sotto il pollaio del padre, senza riuscire a ingannare la polizia.

L'Italia, del resto, è un paradiso per chi vuole ammucchiare fortune in contanti. Ben 87 transazioni su 100 coinvolgono ancora il passaggio di mano di banconote.

L'obbligo del Pos per esercenti, il tetto a 3mila euro per le operazioni in moneta e il boom degli acquisti online non sono bastati a incrinare la storica diffidenza tricolore per la moneta elettronica: carte di credito, bancomat & c. hanno il difetto di lasciare le impronte digitali di venditore e acquirente su ogni transazione, trasformandola in un libro aperto per gli occhiuti ispettori del fisco. E così, non a caso, siamo la Cenerentola d'Europa per l'uso di questo strumento di pagamento con la miseria di 30,1 operazioni pro-capite l'anno.

Il risultato sono stati fenomeni al limite del paranormale valutario come l'incredibile vicenda delle banconote da 500 euro. Bandite dalla Bce dal 2018 perché arma segreta di delinquenza organizzata ed evasori (in un solo pacchetto di sigarette ce ne stanno per un totale di 22mila euro). L'Italia del nero diffuso sembrava disporre di una sorta di stamperia clandestina delle monete di questo taglio. Nel 2014 - l'ultimo anno per cui ci sono dati disponibili - le banche hanno consegnato ai loro clienti 83 milioni di controvalore in banconote da 500. Negli stessi 12 mesi gli italiani ne hanno depositate per 9 miliardi. Da dove arrivavano? "Afflussi da Paesi esteri", ha spiegato Banca d'Italia. Come dire proventi di evasione e attività illecite.

L'obiettivo ora è convincere i titolari di questi tesoretti a firmare la pace con l'erario. Convincendoli magari che è l'ultima occasione per mettersi in regola (non sarà facile, visto il rosario di scudi e voluntary disclosures degli ultimi anni) prima di rischiare di pagare un conto molto più salato.

I furbetti del contante, per quanto fantasiosi, non riescono però a farla sempre franca. Nemmeno quando sono invisibili al fisco. Le Fiamme Gialle qualche mese fa hanno scoperto un bunker dietro l'ascensore di un imprenditore di Mezzago (Monza). Dentro c'erano 54mila banconote impilate una sull'altra con cura certosina, per un totale di 1,4 milioni di dollari. L'uomo, dicono le carte, risultava nullatenente.
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Re: [DOSSIER n.05] "GUERRA ALLA BANCONOTA"

Messaggioda sandropascucci » 19 ott 2016, 15:53

a me non sembra che questo sia stato fatto in contanti..

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Le volpi malesi inguaiano "Il lupo di Wall Street". Di Caprio nella bufera per il crac 1Mdb
L'attore collabora con il Dipartimento di Giustizia per il fallimento del fondo gestito da uomini vicini al premier di Kuala Lumpur, messo in ginocchio da un buco di 3,5 miliardi. Parte di questi fondi sarebbero stati usati da una nipote del Primo ministro per finanziare il film di Martin Scorsese. Di Caprio: "Pronto a restituire eventuali fondi di provenienza illecita".

di ETTORE LIVINI
19 ottobre 2016

Le volpi malesi inguaiano "Il lupo di Wall Street". Di Caprio nella bufera per il crac 1MdbMILANO. Le volpi malesi, alla fine, sono riuscite a mettere nei guai "Il lupo di Wall Street". Il film di Martin Scorsese sugli scandali e gli eccessi della Borsa Usa, per ironia della sorte, sarebbe stato finanziato con i soldi di una mega-truffa finanziaria che sta assumendo contorni planetari e sempre più hollywoodiani. Quelli del fondo di Kuala Lumpur 1Mdb, messo in ginocchio da un buco di 3,5 miliardi e gestito - lascia intendere il Dipartimento di Giustizia Usa - dal primo ministro malese Najib Razak, nascosto nelle carte processuali dietro lo pseudonimo "Malaysian official 1". Parte dei fondi stornati dal veicolo finanziario, nato in teoria per promuovere lo sviluppo delle aziende asiatiche all'estero, sarebbe stata usata dalla Red Granite Pictures - società della nipote del premier - per produrre la pellicola sulle mirabolanti avventure (e le truffe) del trader Jordan Belfort negli anni d'oro di Wall Street. "Hollywood actor 1", lo pseudonimo dietro cui si nasconde Di Caprio negli atti giudiziari, si è messo a disposizione delle autorità americane nell'inchiesta dopo il pressing di alcune charities di cui era testimonial: "Faremo il possibile per collaborare con gli investigatori" recita un comunicato dell'attore che con "The wolf of Wall Street" ha vinto un Golden Globe, dichiarandosi disponibile a restituire eventuali finanziamenti illeciti.

Il crac di 1Mdb, al di là del ruolo della star, ha assunto i toni e il copione di una thriller finanziario-politico in celluloide. Le polizie di mezzo mondo stanno inseguendo i soldi occultati in questa mega-truffa tra decine di paradisi fiscali dove sono stati dirottati per tentare di far perdere le loro tracce attraverso la Buona Stella, una cassaforte delle Sychelles. Dovunque si arrivi, però, emergono sempre più spesso le impronte digitali dell'entourage del politico malese. Sono spuntati quadri di Van Gogh e di Monet comprati e occultati dai suoi collaboratori per riciclare il denaro. C'è uno scontrino da 750mila euro di spesa in un solo giorno pagato dalla first lady di Kuala Lumpur in una gioielleria in Sardegna durante un'indimenticabile vacanza estiva. E ci sono decine di strane triangolazioni con la famiglia regnante saudita. L'indagine Usa sta cercando di individuare chi sapeva e cosa di questo meccanismo infernale. E l'indagine sembra destinata a coinvolgere alcuni dei grandi nomi di Wall Street.

La prima pedina a cadere nella bufera del crac è stata la Bsi, la banca più antica della Svizzera. Alcuni manager dell'istituto (controllato all'epoca dalle Generali) hanno aiutato 1Mdb a far sparire il tesoretto, in cambio di lauti bonus. Le autorità finanziarie elvetiche hanno evidenziato numerose lacune nella gestione della vicenda da parte del management e hanno costretto l'istituto - rilevato nel frattempo prima dalla brasiliana Btg Pactual e poi dalla Efg - allo scioglimento. Il conto, alla fine, l'hanno pagato i dipendenti che non avevano avuto alcun ruolo nello scandalo. Le indagini puntano però ora con decisione ai pesci più grossi. I procuratori di Manhattan hanno acceso un faro sul ruolo di Goldman Sachs che ha emesso un bond da 3,5 miliardi per la finanziaria malese e per Deutsche Bank. Razak è riuscito invece finora a schivare le inchieste, rimuovendo in patria i giudici che avevano alzato il tiro su di lui. Il 19 di novembre, però, l'opposizione ha organizzato una grande manifestazione per chiedere le sue dimissioni.
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Re: [DOSSIER n.05] "GUERRA ALLA BANCONOTA"

Messaggioda sandropascucci » 15 nov 2016, 21:00

Bancomat, novità in arrivo per chi preleva
Yahoo Finanza
Da Duccio Fumero | Yahoo Finanza – 7 ore fa
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Le nuove regole fissano un limite ai prelievi giornalieri o nell'arco di 30 giorni
Le nuove regole fissano un limite ai prelievi giornalieri o nell’arco di 30 giorni
Cambiano le regole riguardo ai prelievi dai propri conti correnti, in particolare per quel che riguarda i bancomat. Novità che fanno parte di quel pacchetto di decisioni da parte del Governo Renzi, con la normativa che in questo momento stabilisce che l’uso del contante è di fatto vietato a partire da una cifra che superi i 3000 euro.
E proprio in relazione all’utilizzo eccessivo dei contanti rientra anche l’emendamento approvato nel decreto fiscale che, di fatto, potrebbe cambiare e non poco i movimenti sui conti correnti. Con il nuovo decreto fiscale adesso le nuove regole fissano un limite ai prelievi giornalieri o nell’arco di 30 giorni: mille euro al giorno e 5mila mensili di fatto sono i nuovi limiti fissati. Ma cosa succede se si superano queste soglie?
Chi preleverà una somma che supera i mille euro in un giorno o i cinquemila in un mese rischia seriamente di entrare nel mirino del Fisco e dell’Agenzia delle Entrate. Le norme fiscali in merito, infatti, prevedono che scattino delle sanzioni nel momento in cui chi ha il conto corrente non riesce a giustificare le somme che vi sono depositate.
Le nuove regole riguardano la lotta al nero e all’evasione fiscale e prevedono che commercianti, imprenditori, ma anche risparmiatori effettuino i pagamenti utilizzando metodi rintracciabili, quindi assegni, carte di credito, bancomat o bonifici, limitando al massimo l’utilizzo di contanti. Nel caso di prelievi troppo frequenti e sostanziali, infatti, se i titolari del conto corrente non riusciranno a giustificare le somme depositate potranno essere pesantemente sanzionati, anche con la tassazione del reddito. Nel caso, dunque, di spese e prelievi è consigliabile conservare la relativa documentazione, cioè possibili fatture, scontrini o ricevute da usare per l’eventuale contestazione del Fisco.
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Re: [DOSSIER n.05] "GUERRA ALLA BANCONOTA"

Messaggioda sandropascucci » 19 nov 2016, 17:36

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L’India abolisce le 1000 rupie per battere la corruzione
Il premier Modi: “Quelle banconote da oggi non hanno più valore”
AFP

Pubblicato il 11/11/2016
CARLO PIZZATI
CHENNAI (TAMIL NADU)
La sera dell’8 novembre verrà ricordata in India per una doppia sorpresa. L’elezione di Donald Trump e l’apparizione repentina, in diretta tv, del premier Narendra Modi con un annuncio che ha subito spiazzato tutti: «Da questa mezzanotte le banconote da 500 e da 1000 rupie non hanno più alcun valore», ha sentenziato, spiegando che questa decisione è nell’interesse del popolo, dei poveri, dei più deboli, per difenderli da chi opera nel mercato nero, dalle potenze straniere (il Pakistan) che coniano rupie false, ma soprattutto dagli evasori fiscali, che in India sono una maggioranza quantificabile, basta raffrontare le spese dei beni di consumo e le dichiarazioni dei redditi. Così, quelli che hanno trafugato contanti si troveranno con un bel problema nel materasso.

Per due giorni, spiega il premier, i bancomat non funzioneranno. Poi si potranno cambiare le banconote nelle filiali bancarie o negli uffici postali. Ma per cifre limitate. E se no, si potrà pagare solo con tagli al massimo da 100 rupie, un biglietto che vale 1,30 euro. Nel frattempo, verranno coniate nuove banconote da 2000 e 500 rupie, disponibili da oggi, venerdì.

È il panico. Sì, perché oltre ai burocrati corrotti che tengono le mazzette in contanti e che non possono dichiarare i guadagni illeciti, ci sono milioni di contadini senza conti in banca che hanno appena incassato contanti dalla vendita dei raccolti e che dovrebbero comprare le sementi per ricominciare il ciclo agricolo. Ci sono milioni di piccoli e medi commercianti, con baracchini di cibo ai margini delle strade che nutrono eserciti di muratori e operai e operano solo in contanti, senza nemmeno l’elettricità per poter pagare con carte di credito che comunque nessuno ha, in questi ambiti. A poco serve lasciare i pedaggi autostradali aperti. Nessuno ha cambio, comunque.

È uno tsumani commerciale, economico, ma soprattutto umano. Le classi medio alte che ordinano consegne a domicilio sugli smartphone non sono colpite. Ma autisti e camionisti che s’accapigliano dai benzinai che non gli accettano più le banconote perché le banche sono chiuse sono danneggiati eccome, come anche chi fa la spesa al supermercato, chi lavora lontano da casa. Una delle motivazione di questa manovra a sorpresa che colpisce un miliardo e 300 milioni di persone è individuare gli evasori. O azzerargli i guadagni. E c’è chi cerca subito l’inganno. Infatti già ieri sono iniziate le perquisizioni tra gioiellieri e agenti privati di trasferimento di denaro, gli hawala, a Mumbai, Delhi, Bangalore e in altre città, poiché si è scoperto che accettano pagamenti con banconote proibite, caricando fino al 40 per cento di commissione. Chi invece depositerà in banca più di 250 mila vecchie rupie che non combaciano con la dichiarazione dei redditi rischia multe fino al 200 per cento del valore.

Modi promette che questa operazione servirà nel lungo termine per metter fine a tante situazioni sommerse. Chiede pazienza. Ma per ora si sentono e vedono solo storie disarmanti, come il contadino costretto ad ammazzarsi la capra perché non può fare la spesa, o chi soffre la fame perché non riceve credito, chi si è fatto fregare per forza, per casta, per ignoranza, vittime ignare di quello che viene definito dai portavoce del governo «un attacco strategico contro il mercato nero». Ma il costo a breve termine, sembra essere un danno al commercio e ai ceti più sofferenti.

Quando ci provarono in Birmania, nel 1987, a fare una politica di demonetizzazione simile, iniziarono rivolte che sfociarono in un colpo di stato. Ora in India, la demonetizzazione si combatte a colpi di cause legali per far tornare il governo sui suoi passi. Ma con poche speranze.
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
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Re: [DOSSIER n.05] "GUERRA ALLA BANCONOTA"

Messaggioda sandropascucci » 19 nov 2016, 17:41

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mondo Contro corruzione e sommerso l’India rottama le banconote da 500 e…

BANCHE NEL CAOS
Contro corruzione e sommerso l’India rottama le banconote da 500 e 1.000 rupie
–di Gianluca Di Donfrancesco 10 novembre 2016
Indiani in fila davanti a una filiale della Bank of India di Mumbai
Indiani in fila davanti a una filiale della Bank of India di Mumbai
Lunghe file agli sportelli sotto gli occhi dei poliziotti chiamati a vigilare per evitare guai. La mossa a sorpresa del premier indiano Narendra Modi, di rottamare da un giorno all’altro le banconote da 500 e 1.000 rupie, ha gettato nel caos una nazione in cui il 78% dei pagamenti avviene in contante.

Martedì sera, in un discorso televisivo trasmesso in contemporanea dalle principali reti indiane, Modi ha annunciato che di lì a qualche ora, e cioè dalla mezzanotte del giorno stesso, non avrebbero più avuto valore i biglietti di più ampio taglio in India, quelli appunto da 500 e 1.000 rupie (rispettivamente 6,8 e 13,6 euro). Un’operazione di demonetizzazione con pochi precedenti, che coinvolge 22 miliardi di banconote ovvero l’86% del valore di tutte quelle in circolazione: 214 miliardi di dollari, il 14% del Pil del Paese. Al fine di prepararsi all’operazione, le banche sono rimaste chiuse il giorno successivo all’annuncio, per trovarsi decine e decine di persone in fila agli sportelli giovedì mattina. La corsa è dettata anche dal poco tempo a disposizione: il termine per cambiare il denaro fuori corso scadrà il 31 dicembre. I cittadini possono cambiare al massimo 4mila rupie alla volta e ritirarne 10mila, con un tetto di 20mila rupie alla settimana. Nelle prossime settimane entreranno in circolazione nuovi tagli da 500 e 2mila rupie.

L’annuncio ha colto di sorpresa gli stessi ambienti governativi e le banche. «È stato come guardare cadere un bomba», ha affermato Rajnish Kumar, che si occupa di far funzionare la rete delle 16.700 filiali e dei 55mila bancomat della State Bank of India.

CORRELATI
ASIA 13 maggio 2016
L’India ricomincia a correre
Nel suo discorso, il premier ha spiegato che la decisione serve a portare alla luce l’enorme economia sommersa indiana (che secondo alcune stime vale la metà di quella ufficiale), a togliere dalla circolazione la miriade di banconote contraffatte, a colpire il sistema di finanziamento delle organizzazioni integraliste islamiche e a mettere un freno alla corruzione e alle bustarelle. «Il denaro nero e la corruzione - ha affermato Modi - sono i principali ostacoli nella lotta alla povertà». Il Governo ha un grande bisogno di rendere più efficace la raccolta fiscale, oggi a livelli bassissimi, per finanziare gli ambiziosi progetti di modernizzazione del Paese. Secondo Global financial integrity, un think-tank di Washington, tra il 2002 e il 2011, l’India ha visto sparire 344 miliardi di dollari di fondi esportati illegalmente all’estero.


La mossa di martedì arriva dopo un’amnistia fiscale che ha portato alla luce 10 miliardi di dollari non dichiarati e a un anno dal lancio di un programma governativo finalizzato a diffondere in modo capillare la presenza delle banche nelle zone rurali del Paese, dove vivono due terzi della popolazione, con l’apertura di oltre 254 milioni di conti correnti. Un costo vivo per gli istituti di credito, dato che sulla gran parte di quei conti non sono stati depositati soldi.

La più grande operazione anti-corruzione da decenni, come è stata definita dai media indiani, mette però in grande difficoltà, oltre a centinaia di milioni di persone, anche le piccole imprese, che rappresentano il 40% dell’economia indiana e la stragrande maggioranza dell’occupazione. Queste attività, legittime, fanno quasi esclusivo ricorso a transazioni in contante e molte potrebbero addirittura rischiare di fallire, con effetti negativi sulla crescita economica del Paese. I mercati dei prodotti agricoli sono già nel caos: i commercianti hanno più di un motivo per non accettare le banconote da rottamare, ma i consumatori sono a corto di contante. Il risultato è che i prezzi dei prodotti deperibili sono già crollati. Su queste criticità fa leva il principale partito di opposizione, il Congresso: «I veri responsabili del sommerso hanno messo al sicuro denaro all’estero, nei paradisi fiscali», ha dichiarato un portavoce del Partito.


Andrà malissimo a chi ha forti somme di denaro in nero: presentarsi in banca per cambiarle significherebbe autodenunciarsi alle autorità. «L’abolizione delle bancone da 500 e mille rupie - spiega Sujan Hajra, di Anand Rathi Securities a Mumbai - creerà problemi, perché tutti le usano, ma dato l’ammontare di denaro falso in giro è una misura molto giusta».

Possono invece esultare le aziende che si sono lanciate nel nascente business dei pagamenti elettronici. «Il Governo sta cercando di rendere meno conveniente l’utilizzo del contante e più ci riesce più giro d’affari ci sarà per noi», afferma Vinay Kalantri, fondatore di una società del settore. Come pure possono esultare gli importatori autorizzati di oro, nel secondo mercato mondiale del metallo giallo. Il contrabbando sarà infatti molto più difficile, togliendo spazio al mercato nero.

A spiegare la mossa ci sono poi anche motivazioni politiche. Modi ha stravinto le elezioni del 2014 proprio facendo leva su un programma centrato sulla lotta alla corruzione. La sensazione diffusa, tuttavia, è che su questo fronte non si sia fatto abbastanza, come spiega Harsh Pant, del King’s College di Londra. A pochi mesi da un importante appuntamento elettorale in Uttar Pradesh, il più pop0loso Stato indiano, Modi «aveva probabilmente bisogno di fare qualcosa di più visibile», aggiunge Pant. Analisti come Milan Vaishnav, del Canergie endowment for international peace di Washington, e Satish Misra, della Observer research foundation di New Delhi, fanno però anche notare che lo stop delle banconote complicherà la raccolta fondi dei partiti regionali, molto forti nei singoli Stati. I grandi partiti, il Bjp del premier Modi e il Congresso della famiglia Gandhi, ne risentiranno molto meno.
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Re: [DOSSIER n.05] "GUERRA ALLA BANCONOTA"

Messaggioda sandropascucci » 26 giu 2017, 9:25

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Antiriciclaggio: libretti al portatore addio
Fine alle emissioni di libretti al portatore anonimi da luglio 2017 che scompariranno del tutto dal 2018: le nuove norme antiriciclaggio.

Noemi Ricci - 22 giugno 2017
È ormai prossimo l’addio ai libretti al portatore anonimi, bancari e postali, che dal 4 luglio 2017 non potranno più essere emessi per lasciare spazio ad altre forme di pagamento tracciabili e dunque più sicure. L’obiettivo del decreto legislativo 90/2017 di recepimento della IV direttiva europea sul risparmio è quello di contrastare il riciclaggio internazionale e il finanziamento al terrorismo definendo orme più restrittive in questo senso.

=> Libretti al portatore, estinti entro il 2018

Estinzione libretti al portatore
Il problema dei vecchi libretti al portatore anonimi è che essi consentono il deposito di denaro contante senza che effettuata alcuna verifica della clientela, dunque senza che banche e poste sappiano chi agisce e chi è il titolare effettivo: in sostanza i titoli di credito possono essere utilizzati da chiunque detenga il libretto di deposito al momento del prelievo o del deposito presso lo sportello della banca o della posta.

Si tratta di libretti di deposito che, tra nominativi e anonimi, secondo le stime delle Poste Italiane, a fine 2016, valevano nel loro complesso ancora ben 119 miliardi di euro.

Per limitare il fenomeno dell’evasione fiscale, del riciclaggio e del finanziamento al terrorismo, da luglio 2017 ad essere ammessa sarà esclusivamente l’emissione di libretti di deposito nominativi, sia bancari che postali, sui quali dovrà essere rispettato l’obbligo di verifica ed identificazione della clientela.

Viene inoltre vietato il trasferimento di libretti di deposito bancari o postali al portatore anonimi esistenti, i quali dovranno comunque essere estinti dal portatore entro il 31 dicembre 2018, come previsto dall’articolo 3 del dlgs 90/2017 che ha modificato l’articolo 49 del decreto legislativo 21 novembre 2007 n. 231 – su “Limitazioni all’uso del contante e dei titoli al portatore”.

=> Leggi di più sulla tracciabilità dei pagamenti

Controlli fiscali
Ricordiamo poi che il decreto salva-Italia ( Decreto n. 201/2011 – articolo 12), ha ridotto da 2.500 a 1.000 euro, del limite per l’apertura e il trasferimento dei libretti (bancari e postali) e dei titoli al portatore con l’obbligo di regolarizzare tutti i libretti al portatore che registravano un saldo superiore a 999,99 euro entro il 31 marzo 2012, pena l’applicazione di multa a partire da 3 mila euro.

In più, all’articolo 5, il l Dlgs 90/2017 inasprisce il sistema sanzionatorio a carico di chi si sottrae all’obbligo di verifica della clientela e di segnalazione all’Autorità competente d eventuali operazioni ritenute sospette e riconducibili ad attività criminose o destinate a finanziare attività terroristiche prevedendo l’applicazione di:

una sanzione pecuniaria in misura fissa (3.000 euro) nei casi di violazione dell’obbligo di segnalazione da parte dei soggetti obbligati;
una sanzione amministrativa a misura fissa (da 30.000 a 300.000) nelle ipotesi di violazioni gravi, ripetute o sistematiche ovvero plurime.
Le sanzioni si applicheranno a tutti i soggetti obbligati, diversi dagli intermediari bancari e finanziari e le informazioni acquisite dalla Guardia di finanza nel corso di eventuali controlli ed ispezioni antiriciclaggio saranno pienamente utilizzabili ai fini fiscali.

Fonte: Gazzetta Ufficiale.
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Re: [DOSSIER n.05] "GUERRA ALLA BANCONOTA"

Messaggioda sandropascucci » 17 lug 2017, 15:50

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Abolire contanti: 95% europei contrari ma FMI tira dritto
17 luglio 2017, di Daniele Chicca
Diciannove cittadini europei su venti sono contrari all’imposizione di limiti all’uso dei contanti, figuriamoci all’idea di vivere in una società senza contanti. Tuttavia le autorità internazionali continuano a sperimentare o suggerire modi per eliminare il cash dalla circolazione, in modo da dare alle banche centrali l’autorizzazione a imporre tassi sempre più negativi senza rischiare di scatenare una corsa agli sportelli e una fuga dei depositi dalle banche.

In un sondaggio condotto di recente è emerso che il 95% dei cittadini europei interpellati non vuole che vengano eliminate banconote di grossa taglia, una misura che in molti paesi è stata introdotta con la giustificazione che contribuisce a lottare contro la criminalità e la corruzione. Il sondaggio è in realtà una consultazione lanciata dalla Commissione Ue per vedere se implementare o meno misure generalizzate nell’area nel 2018.

Ancora più emblematica è stata la risposta offerta alla domanda “in che modo sarebbe avvantaggiato personalmente o professionalmente dall’introduzione di limiti sui pagamenti in contanti in Ue?”. Il 99,18% del campione non è riuscito a rispondere. Significa che nemmeno l’1% dei 30mila intervistati consultati è riuscito a trovare un fattore positivo che tali misure potrebbero recare.

Detto questo, non si può non tenere in considerazione il fatto che il 37% del campione è di origine tedesca e il 19% austriaco (ossia il 56% del totale), due paesi fortemente contrari all’abolizione dei contanti. Persino i millenials tedeschi, nati e cresciuti con le nuove tecnologie, preferiscono pagare ancora in contanti piuttosto che con sistemi di pagamento elettronici.

Il 35% del campione, tuttavia, viene comunque dalla Francia, un paese in cui in molti stabilimenti e punti vendita con una carta di credito si possono anche pagare beni di poco valore come un caffè o un pacchetto di sigarette. Il governo francese ha già imposto un limite ai contanti di 1.000 euro.

Usare i contanti viene ancora ritenuto dalla maggioranza degli europei un metodo conveniente a cui i cittadini non sono disposti a rinunciare nemmeno in nome di una lotta all’evasione fiscale, al terrorismo o al riciclaggio di denaro sporco.

“Privacy e anonimato non sono diritti umani fondamentali”

La principale minaccia percepita dal campione interpellato riguarda quella alla privacy all’anonimato. L’87% degli intervistati ritiene che pagare con i contanti rimane una forma di libertà personale essenziale. La Commissione Europea e l’FMI non sono d’accordo. Nella proposta di legge lanciata in gennaio per ridurre l’uso delle banconote, l’organo esecutivo europeo ha sottolineato che la privacy e l’anonimato non costituiscono “diritti umani fondamentali’.

Se le autorità europee dovessero accelerare il processo di abolizione dei contanti, tuttavia, la sensazione è che potrebbero provocare delle proteste in molte nazioni. In Germania la fiducia nelle banche e nelle istituzioni europee è già ai minimi storici. Solo un tedesco su tre dice per esempio di avere fiducia nell’operato della Bce. Più a lungo durerà il programma di Quantitative Easing e più crescerà questo sentimento di avversione.

Secondo il presidente della Bundesbank Jens Weidmann sarebbe disastroso se la gente iniziasse a convincersi che i contanti saranno aboliti. È un riferimento alle politiche dei tassi negativi e al fatto che una simile ipotesi provocherebbe una caccia ai contanti.

L’Fmi ha pubblicato un paper in cui vengono offerti ai governi consigli utili su come sbarazzarsi dei contanti. Un’opera di “de-cashing” della società nel settore privato appare preferibile, secondo l’organizzazione di Washigonto, a quella nel pubblico. La prima ipotesi è quasi interamente benigna, sebbene necessiti di qualche modifica legislativa da parte delle autorità politiche.

L’ultima opzione invece solleverebbe non poche obiezioni da parte dei cittadini. Vista la presenza di rischi di attacchi informatici e problemi tecnici, Stati e popoli, per esempio, sarebbero più vulnerabili ai furti dei propri risparmi e averi. “Il tentativo di imporre un divieto dei contanti tramite decreto va evitato, perché la gente è ancora molto affezionata ai contanti”. dice l’Fmi.

Va piuttosto attuato “un programma mirato per alleviare i sospetti legati alle vere finalità della fine dei contanti. In particolare non va data l’impressione che le autorità stiano cercando di esercitare un controllo delle vite dei cittadini, compreso l’utilizzo che fanno dei loro soldi, e di convincerli a parcheggiare i propri risparmi in banca”.

Va invece presentata come una misura per rendere più economico e semplice utilizzare metodi di pagamento elettronico, imponendo al contempo una stretta sui chi si oppone alle carte di credito e vorrebbe continuare a usare i contanti (per “ragioni peraltro perfettamente valide”, come ammette lo stesso Fmi), per esempio rendendo più difficile e caro l’utilizzo delle banconote. In molte nazioni siamo già arrivati a questo punto con i governi che stanno seguendo i consigli esposti dall’Fmi.
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Re: [DOSSIER n.05] "GUERRA ALLA BANCONOTA"

Messaggioda Huro Chan » 27 lug 2017, 0:50

Fonti/link niente più?
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Re: [DOSSIER n.05] "GUERRA ALLA BANCONOTA"

Messaggioda sandropascucci » 31 lug 2017, 16:12

a che pro? le cose migliori (veritiere) in economia le ho lette su Topolino..
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Re: [DOSSIER n.05] "GUERRA ALLA BANCONOTA"

Messaggioda sandropascucci » 22 nov 2017, 10:25

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Italia, primo passo verso la fine del denaro contante

21 novembre 2017, di Francesco Puppato

In Svezia meno del 2% dei pagamenti avviene in contanti. Il paese scandinavo, che è tra i più virtuosi in Europa nel pagamento con carta di credito e bancomat, ha sostanzialmente abolito l’uso dei pagamenti cash; sono infatti decine i negozi “free cash area”, ovvero quegli esercizi nei quali è di fatto impossibile l’utilizzo della banconota.

Negozi, ristoranti, tabaccherie, bollette e il biglietti dei mezzi mezzi pubblici, autobus compresi: gli svedesi ormai tutto in modo elettronico. Per farlo, gli unici strumenti necessari sono un’applicazione nel telefono o una carta di credito.

La Banca centrale di Stoccolma afferma che:

“Eliminare completamente la cartamoneta (obiettivo previsto nel 2025) sarà un’operazione difficile, soprattutto se consideriamo le difficoltà dei pensionati nel gestire i pagamenti elettronici ed i rendiconti online, ma in cinque anni i cittadini svedesi hanno dimezzato gli acquisti fatti con la moneta locale”.

Le motivazioni che stanno alla base della scomparsa del contante, stando al governo, sono attribuibili all’alto livello tecnologico raggiunto dal Paese e alla fiducia che gli svedesi ripongono in questa tipologia di pagamento (sentimento in controcorrente rispetto ad altri Paesi europei), in una stagione dove i tassi d’interesse delle banche sono a vantaggio dei clienti perché vicino allo zero.

La preferenza verso questa modalità di pagamento è legata, oltre alla praticità ed alla comodità del servizio, alla lotta all’evasione e alla corruzione: ogni entrata ed uscita viene registrata, tenendo memoria sia dell’importo che della causale della transazione.

Sulla stessa scia, Regno Unito, Canada, Usa e Giappone sono gli altri Paesi che vanno verso la completa abolizione del denaro contante.

In Italia pure è stata imboccata la stessa strada, con l’addio al pagamento in contanti dello stipendio.

La recente proposta di legge che ha di fatto ottenuto il via libera a Montecitorio e successivamente dovrà passare da palazzo Madama, prevede infatti che le retribuzioni dovranno essere fatte soltanto con gli istituti bancari o attraverso gli uffici postali.

La legge, che ha come prima firmataria la vicepresidente del Gruppo Pd alla Camera Titti Di Salvo, definisce come di seguito le modalità di pagamento dello stipendio:

“I datori di lavoro o committenti corrispondono la retribuzione ai lavoratori, nonché ogni anticipo di essa, attraverso un istituto bancario o un ufficio postale con uno dei seguenti mezzi: a) accredito diretto sul conto corrente del lavoratore; b) pagamento in contanti presso lo sportello bancario o postale; c) emissione di un assegno da parte dell’istituto bancario o dell’ufficio postale consegnato direttamente al lavoratore o, in caso di suo comprovato impedimento, a un suo delegato.”

Vengono poi definite regole precise per i datori di lavoro, i quali non potranno più corrispondere la retribuzione tramite assegni o somme contanti di denaro, qualunque sia la tipologia del rapporto di lavoro instaurato. Le sanzioni, in caso di violazione, vanno dai 5mila ai 50mila euro.

La nuova norma messa a punto dal governo entrerà in vigore dopo 180 giorni dalla pubblicazione in gazzetta ufficiale.

È giusto combattere evasione fiscale e corruzione, ma sorgono dubbi sulle modalità; resta infatti da capire se sia eticamente corretto che lo Stato obblighi per legge i propri cittadini ad avere un conto corrente presso istituti privati, senza prevedere tutele come l’azzeramento delle commissioni bancarie per determinate operazioni ed ancor più la garanzia dei soldi dei correntisti in caso di fallimento della banca.
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