[DOSSIER n.08] LO STATO SOVRANO NON CONTA UN CAZZO

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sandropascucci

[DOSSIER n.08] LO STATO SOVRANO NON CONTA UN CAZZO

Messaggioda sandropascucci » 13 ago 2009, 13:58

sandropascucci Inviato il: 12/5/2009, 16:41
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sandropascucci

Re: LO STATO SOVRANO NON CONTA UN CAZZO

Messaggioda sandropascucci » 13 ago 2009, 14:05

lillifata Inviato il: 12/5/2009, 16:51

Da noi si dice: "Cu mancia fa muddichi"...chi mangia fa anche le briciole...


sandropascucci Inviato il: 12/5/2009, 16:55

si ma a venirmele a contare, 'ste muddichi, mi pare da stronzi, no?
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cec77 Inviato il: 12/5/2009, 16:59

basito


sandropascucci Inviato il: 12/5/2009, 17:05

e lo stato gli porta davvero la colazione al sorgere del sole:

Lo sapevi che..
(di Sandro Pascucci - http://www.signoraggio.com)

Lo sapevi che in base al Regolamento del Consiglio CE (Comunità Europea) 974
del 3 maggio 1998 non possono essere usati più di 50 pezzi di monete metalliche
in totale per pagare un conto, saldare una fattura, estinguere un debito?

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continua su: http://www.signoraggio.com/signoraggio_losapeviche.html


lillifata Inviato il: 13/5/2009, 00:58

si ma a venirmele a contare, 'ste muddichi, mi pare da stronzi, no?

Esattamente, da stronzi ...e più stronzi ancora sono i governi e i politici venduti e corrotti che gliel'hanno permesso.


karlrex Inviato il: 13/5/2009, 19:20

Ancora il popolo si dibatte per capire chi sia lo stato e chi il sovrano poichè le muddiche sono elargizioni e si ringrazia per la grazia!


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domenico.damico

Re: LO STATO SOVRANO NON CONTA UN CAZZO

Messaggioda domenico.damico » 3 dic 2009, 0:20

Sulla via dell'abolizione del contante rimetto in evidenza questo articolo.

!
Parcelle in contanti, limite a 500 euro
Il monitoraggio e le restrizioni alla circolazione del contante, per lungo tempo patrimonio della disciplina antiriciclaggio, sono stati adottati anche dal Fisco. Con la manovra Visco-Bersani del 2006, infatti, sono stati introdotti limiti per i pagamenti in contanti ai professionisti. L'obiettivo è contrastare l'evasione fiscale che si può realizzare con il mezzo "incontrollabile" per antonomasia. Il contante, appunto.

Contante sempre più limitato
La norma della Visco-Bersani (articolo 35, commi 12 e 12-bis del decreto legge 223/06), in vigore dal 12 agosto 2006, impone ai professionisti di incassare i compensi solo attraverso strumenti finanziari tracciabili e non in contanti. Per strumenti finanziari tracciabili si intendono: assegni non trasferibili, bonifici, altre modalità di pagamento bancario o postale, sistemi di pagamento elettronico. Sono ammesse, in sostanza, tutte le modalità di pagamento, tranne il contante. Tuttavia, la disciplina è soggetta a importanti deroghe: quelle relative a pagamenti di importo limitato e quelle che riguardano particolari categorie di clienti.
Il comma 12-bis dell'articolo 35 della Visco-Bersani (modificato dalla Finanziaria 2007) esonera dalla disciplina dei pagamenti monitorabili i compensi per somme unitarie inferiori a determinate soglie che verranno via via ridotte. In particolare, dal 1° luglio 2007 fino al 30 giugno 2008 il limite è di mille euro, che si ridurrà a 500 euro dal 1° luglio 2008 al 30 giugno 2009, per passare poi alla soglia definitiva di 100 euro dal 1° luglio 2009 (si veda il grafico).
Quindi, a meno che non ci siano nuove modifiche, i clienti dei professionisti, che attualmente possono pagare in contanti importi fino a mille euro, dal 1° luglio di quest'anno dovranno abbandonare i contanti per pagamenti sopra i 500 euro.

I destinatari
Il concetto di professionista va inteso in senso fiscale: si tratta di persone fisiche che esercitano arti e professioni (secondo la definizione dell'articolo 53, commi 1 e 2, Tuir) e di società o associazioni fra artisti e professionisti (articolo 5, lettera c, Tuir).
I redditi di lavoro autonomo sono – secondo l'articolo 53 commi 1 e 2 del Tuir – quelli che derivano dall'esercizio di arti e professioni, cioè la professione abituale, anche se non esclusiva, di attività di lavoro autonomo diverse da quelle d'impresa (compreso l'esercizio in forma associata). Sono redditi di lavoro autonomo anche quelli che derivano da utilizzazione economica da parte dell'inventore o dell'autore di opere dell'ingegno, brevetti e simili (se non sono conseguiti nell'ambito dell'impresa). E ancora: le partecipazioni agli utili degli associati in partecipazione di solo lavoro, le partecipazioni agli utili che spettano a promotori e soci fondatori di società di capitali, le indennità per cessazione di rapporti di agenzia, i redditi da attività di levata dei protesti da segretari comunali.
In base a queste definizioni, i nuovi vincoli non si applicano ai pagamenti verso e da soggetti che esercitano attività d'impresa in forma associata o individuale. Per esempio, il pagamento fatto da un privato a un piccolo artigiano non subisce le limitazioni previste dall'articolo 35 del decreto legge 223/06. Al contrario, vi rientra in pieno il pagamento a un medico o a un avvocato. Questo perché il legislatore ha individuato nei professionisti i soggetti più idonei a fungere da collaboratori del Fisco.

Il concetto di compenso
Quando si deve stabilire la misura dell'importo, la disciplina fa riferimento al compenso per il servizio del professionista. Su questo passaggio sono sorti e sono tuttora irrisolti alcuni dubbi. Ci si chiede, in particolare, se in caso di pagamenti frazionati di un'unica prestazione il limite vada riferito al compenso complessivo o a ogni pagamento (per esempio, un compenso di 1.200 euro pagato in due rate di 600).
La logica e il testo della norma suggeriscono che il limite vada riferito al compenso complessivo, anche perché in caso contrario si aprirebbe la via a facili pratiche elusive attuate mediante pagamenti frazionati.
Il concetto di compenso comprende poi sicuramente i rimborsi spese. Resta invece dubbia l'inclusione dell'Iva e dell'eventuale contributo previdenziale riaddebitato, che non costituiscono base imponibile fiscale per il professionista.
Comunque, nel caso di pagamenti a medici, dentisti, fisioterapisti e simili – che sono poi quelli che maggiormente interessano i clienti privati – non sorge alcun problema perché si tratta di importi esenti Iva. Proprio in relazione a questa casistica, bisogna ricordare che per chi si rivolge ad ambulatori o strutture sanitarie private in cui operano medici e paramedici indipendenti, dal 1° marzo 2007 c'è l'obbligo di effettuare il pagamento non nelle mani del professionista, ma direttamente alla struttura sanitaria che dovrà registrare il pagamento (si veda l'articolo seguente).

Soggetti esonerati
È evidente che l'obbligo di effettuare i pagamenti ai professionisti con mezzi di pagamento diversi dai contanti può comportare un incremento di aggravi e costi anche per il cliente privato, che deve dotarsi – quanto meno – di un conto corrente e sopportare gli oneri per commissioni bancarie o postali che riguardano i pagamenti con bonifico o simili.Proprio in considerazione di questi potenziali aggravi, dal 1° novembre 2007 sono esonerati dalle modalità di pagamento vincolato per qualsiasi cifra, quindi anche superiore a mille, i soggetti individuati dal decreto ministeriale 3 ottobre 2007. Vale a dire:
le persone fisiche il cui reddito complessivo non è superiore all'importo dell'assegno sociale previsto dall'articolo 3, commi 6 e 7, della legge 335/95;
le persone fisiche non residenti, come stabilito dall'articolo 2 del Testo unico delle imposte sui redditi. In sostanza, si tratta delle persone che per almeno 183 giorni l'anno non hanno domicilio o residenza in Italia o non risultano iscritte all'Anagrafe della popolazione residente;
i diversamente abili che presentano una minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa e tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione (articolo 3 della legge 104/92).
Per attestare la sussistenza delle condizioni di esonero, il cliente deve produrre al professionista una dichiarazione sostitutiva.


http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLi ... euro.shtml

Ho poi proseguito una cosa che avevo scritto mesi fa e lasciata in sospeso.

Bisognerebbe intervenire più numerosi su questo giornale on line.

http://www.economiaepolitica.it/index.p ... /#comments
Ultima modifica di domenico.damico il 31 mar 2010, 14:08, modificato 1 volta in totale.

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domenico.damico

Lo Stato comincia la sua attività

Messaggioda domenico.damico » 24 dic 2009, 11:54

Un esempio semplice semplice, da fare come introduzione alle persone che non sanno:

LO Stato A comincia oggi; deve fare degli investimenti: infrastrutture, strade, centrali nucleari, sistemi di difesa contro gli annunaki etc.

Ovviamente non può chiedere tasse il giorno 0. Deve aspettare un anno.

Ha due strade:

- Emette denaro di proprietà

- Chiede un prestito/emette un obbligazione

Tu, uomo della strada (una strada carina però, non via della frutta a frattocchie...), che cosa faresti?

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Re: LO STATO SOVRANO NON CONTA UN CAZZO

Messaggioda sandropascucci » 24 dic 2009, 11:59

io uomo della strada DEMANDO al politico..
io lo so benissimo che il politico è corrotto ma
mi fa comodo così,
perché un domani.. nun se sà mai..

inoltre, demandando a chi non sa fare,
posso fare piangina al bar OGNI mattina, per sempre..

vuoi mettere?
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Umiltao

Re: LO STATO SOVRANO NON CONTA UN CAZZO

Messaggioda Umiltao » 25 dic 2009, 2:11

Vengo proprio ora da uno dei tanti Bar Piangina della mia zona.

Quasi tutti sanno da almeno un anno di IGB, molti hanno pure capito alcuni dei tranelli monetari in cui casca il 95% della Rete, alcuni vengono a leggere sul forum, ma...

...ecco, bisogna rispettare il nome del locale. Vuoi mettere (e due) ?

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Valerio Raiola

Re: LO STATO SOVRANO NON CONTA UN CAZZO

Messaggioda Valerio Raiola » 25 dic 2009, 2:31

Umiltao ha scritto:Vengo proprio ora da uno dei tanti Bar Piangina della mia zona.

Quasi tutti sanno da almeno un anno di IGB, molti hanno pure capito alcuni dei tranelli monetari in cui casca il 95% della Rete, alcuni vengono a leggere sul forum, ma...

...ecco, bisogna rispettare il nome del locale. Vuoi mettere (e due) ?

Quale, quello dove ti han cacciato minacciando di chiamare le forze dell'ordine? :)

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Umiltao

Re: LO STATO SOVRANO NON CONTA UN CAZZO

Messaggioda Umiltao » 25 dic 2009, 2:41

No, no! Per pietà e per la barba di Marco Saba...!

Vengo da uno dei bar in cui sei venuto anche tu, sarebbe uno dei Bar Signoraggio dove faccio i comizi, ma il vero nome è Piangina. :)

Quindi:
signoraggio = 100 + x% - 0,30 = piangina

Vuoi mettere (e tre)?

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domenico.damico

Re: LO STATO SOVRANO NON CONTA UN CAZZO

Messaggioda domenico.damico » 29 dic 2009, 9:47

Fantastico quel "American People" in fondo alla piramide...

http://www.federalreserveeducation.org/ ... structure/

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Valerio Raiola

Re: LO STATO SOVRANO NON CONTA UN CAZZO

Messaggioda Valerio Raiola » 13 gen 2010, 20:00

Bce boccia tassazione oro Bankitalia e chiede a Governo modifica
da diariodelweb.it

ROMA - La Banca centrale europea chiede al governo italiano di «riconsiderare» l'articolo inserito nel 'Dl Manovra' che prevede di aumentare la tassazione sulle plusvalenze delle operazioni in oro effettuate dalla Banca D'Italia, in quanto vi ha ravvisato dei possibili problemi per l'indipendenza della stessa Bankitalia e sulla regola che stabilisce il «divieto di finanziamento monetario». Lo si legge nel parere pubblicato oggi dalla Bce sui suo portale internet. «La Bce ritiene che l'articolo proposto non sia chiaro e che esso desti preoccupazioni dal punto di vista della sua conformità con il diritto comunitario», si legge nel documento.

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Scorba80

Re: LO STATO SOVRANO NON CONTA UN CAZZO

Messaggioda Scorba80 » 13 gen 2010, 20:07

domenico.damico ha scritto:Fantastico quel "American People" in fondo alla piramide...

http://www.federalreserveeducation.org/ ... structure/


Già...e ci aggiungerei anche "World People" :-(

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Karlrex

Re: LO STATO SOVRANO NON CONTA UN CAZZO

Messaggioda Karlrex » 15 mar 2010, 10:11

Tanto per ricordarcelo spesso che lo stato( e noi del riflesso fantasma) non conta n'cazz..mo' pure la UE ci mette in mora..la sovranità mai c'è stata!!!

!
Ue a Italia, eliminate le golden share
Dopo sentenza Corte giustizia su privatizzazioni, attesa lettera
14 marzo, 17:37

Ue a Italia, eliminate le golden share (ANSA) - BRUXELLES, 14 MAR -La Commissione Ue chiede all'Italia di porsi in regola con la norma derivante dalla sentenza della Corte di giustizia sulla golden share.La Corte nel marzo 2009 giudico' i poteri speciali previsti dalla golden share che il governo applicava sulle privatizzazioni in netto contrasto con le disposizioni del mercato unico. Attesa ora da Bruxelles una lettera di messa in mora a supporto della proceduta di infrazione avviata.

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domenico.damico

Re: LO STATO SOVRANO NON CONTA UN CAZZO

Messaggioda domenico.damico » 31 mar 2010, 14:39

Il debito cresce, lo Stato conta sempre meno.
Questo non (solo) perchè le banche detengono materialmente il debito.

Quando il debito di uno Stato va sul mercato, dietro quella parola mercato ci sono SOLAMENTE gli interlocutori ISTITUZIONALI, cioè gli specialisti del debito pubblico (per l'italia sono questi http://www.dt.tesoro.it/export/sites/si ... o_2010.pdf)

Quindi, quando si sente dire : "il mercato non è sembrato entusiasta.." " il mercato ha reagito bene..." o altre puttanate del genere, dobbiamo sostituire alla parola mercato il nome di queste banche.
Stiamo parlando di dati di fatto, di realtà come essa è.

Poi c'è tutta la fase successiva, le vicende della vita del debito e della sua onorabilità, della sua estinzione, dei rendimenti etc.

Ma la cosa importante, quella decisiva, a prescindere da qualsiasi discorso tecnico, si deduce da un altro elemento della realtà, incontestabile:

il consulente tecnico ed operativo di qualsiasi operazione sul debito rimane sempre il sistema bancario, anche se tutti i titoli fossero in mano alle vecchine o ai mr. piangina di questa terra.
Chi andrà a dare suggerimenti allo stato, su questa materia, se non gli stessi specialisti del debito pubblico?
Chi valuterà gli stessi titoli, se non gli stessi soggetti di cui sopra?
C'è quindi questo setaccio-filtro che è sempre e comunque in mezzo tra lo stato e l'approviggionamento di risorse monetarie, tra la comunità stato e la realtà; non gli si sfugge mai.
Noi siamo nella condizione dell'uomo della caverna di Platone: vediamo una realtà filtrata in MODO CONCRETO da una tecnocrazia bancaria ch esi rende invisibile. Le ombre che noi crediamo essere realtà sono le loro proiezioni.
Questo è un elemento reale, INCONTESTABILE.

Ergo:
Perché 56 milioni di persone si devono fidare di 20 banche su un elemento tanto decisivo quale la gestione della sovranità monetaria, quando come cosa più pulita hanno fregato i soldi dei conti dei defunti? O che praticavano anatocismo trimestrale? O che finanziano il traffico d'armi? O che detengono conti cifrati di ogni genere di criminalità?
Perché una comunità deve accettare che gli sia imposta una realtà completamente filtrata e decisa a tavolino da un organismo tecnico autocratico?
Perché 56 milioni di persone non sono informate di questo furto di sovranità da parte di siffatti elementi?
Perché dobbiamo dare un vantaggio così enorme e sproporzionato a chi ha dimostrato nei fatti di gestire il sistema (da lui stesso creato) in modo così degenerante per tutti?

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Re: LO STATO SOVRANO NON CONTA UN CAZZO

Messaggioda sandropascucci » 8 apr 2010, 12:53

da: http://it.finance.yahoo.com/notizie/con ... 8.html?x=0

Conti Pubblici: s&p, Senza Riduzione Debito Revisione Rating

(Sec-Fin/Zn/Adnkronos) - giovedì, 8 aprile 2010 - 12:02

Roma, 8 apr. (Adnkronos) - Senza una riduzione del debito pubblico il rating dell'Italia potrebbe essere rivisto al ribasso. E' l'avvertimento di Standard & Poor's che comunque, alla luce della posizione di partenza relativamente debole delle finanze pubbliche italiane, evidenzia come "la prevista attuazione, a partire dal 2010, del programma di consolidamento attraverso la riduzione della spesa pubblica potrebbe essere un importante fattore di supporto per i rating sovrani della Repubblica Italiana (A/Stable/A-1)". Al contrario, se il Governo dovesse ritardare l'implementazione di politiche che conducono il debito verso una riduzione sostenibile, "cio' potrebbe portare secondo la nostra opinione ad una revisione al ribasso dei rating". (segue)


e così.. una società privata americana[1], controllata da un'altra società privata americana[1], viene a dire al MONDO quanto vale una REPUBBLICA SOVRANA..

ma io boh..

sp01.jpg
sp01.jpg (23.01 KiB) Visto 10154 volte


e "The McGraw-Hill Companies" pubblica volumi tipo:

http://www.librerialuces.com/fotos/9788448156749.jpg
copertina_principimacroeconomia.jpg
copertina_principimacroeconomia.jpg (25.55 KiB) Visto 9202 volte


in cui IL CAPO DELLA FEDERAL RESERVE, una banca PRIVATA [parole di Mario Draghi],
PONTIFICA il PERPETUARSI DEL SISTEMA-DEBITO DI IGB..

vabbè..

[1] Copyright © 2010 Standard & Poor's Financial Services LLC, a subsidiary of The McGraw-Hill Companies, Inc. All rights reserved.
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Karlrex

Re: LO STATO SOVRANO NON CONTA UN CAZZO

Messaggioda Karlrex » 9 apr 2010, 8:47

Ecco che ce lo spiegano pure da cosa e non contenti pure come :lol:
Non ci sono gli stati se non quelli d'animo.. e anche quelli stanno sparendo :mrgreen:
!
«La prevista attuazione, a partire dal 2010, del programma di consolidamento attraverso la riduzione della spesa pubblica potrebbe essere un importante fattore di supporto per i rating sovrani della Repubblica Italiana (A+/Stable/A-1)». Così Standard & Poor's in una nota. «Alla luce della posizione di partenza relativamente debole delle finanze pubbliche italiane», osserva tuttavia l'agenzia, «se il Governo dovesse ritardare l'implementazione di politiche che conducono il debito verso una riduzione sostenibile, ciò potrebbe portare a una revisione al ribasso dei rating».

fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLi ... iew=Libero

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Re: LO STATO SOVRANO NON CONTA UN CAZZO

Messaggioda sandropascucci » 11 apr 2010, 0:31

da: http://it.finance.yahoo.com/notizie/ger ... 1.html?x=0
Germania: attrito politici-Bundesbank
sabato, 10 aprile 2010 - 20:12

(ANSA) - BERLINO, 10 APR - E' attrito fra Bundesbank e potere politico sul controverso piano di integrazione fra la Bafin (Consob tedesca) e la banca centrale.La difficolta' ruota attorno all'indipendenza della Bundesbank nella sorveglianza dei mercati finanziari. Oggi il potere politico ha l'ultima parola quando ad esempio una banca debba essere salvata con soldi pubblici. La Bundesbank si oppone e chiede di poter inglobare l'attivita' della Bafin, per garantire la propria indipendenza.
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Re: LO STATO SOVRANO NON CONTA UN CAZZO

Messaggioda Umiltao » 11 apr 2010, 0:41

Dopo il "nostro" UIC (Ufficio Italiano Cambi) passerà alla """""nostra""""" Bankitalia anche la "nostra" CONSOB.

A questo punto non resta che consegnare a Bankitalia tutta la disciplina economico-monetaria, quindi direi innanzitutto il MEF (Ministero dell' Economia e delle Finanze, detto anche Ministero del Tesoro) e a cascata tutte le decisioni di ogni altro Ministero con portafoglio: cioè Draghi o chi per lui sarà il responsabile diretto e inequivocabile su ogni cosa.

Si avvera il detto: "Ma allora, se sono tanto brave, perchè non assegnare tutte le decisioni politiche alle Banche Centrali ORA!!!™...?!?"

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Re: [dossier n. 5] LO STATO SOVRANO NON CONTA UN CAZZO

Messaggioda Marco_Coloni » 11 apr 2010, 11:33

Perche' la Standard & Poor's non propone la riduzione totale del debito invece della riduzione sostenibile?
Magari indicandoci come fare!

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Re: [dossier n. 5] LO STATO SOVRANO NON CONTA UN CAZZO

Messaggioda Marco_Coloni » 11 apr 2010, 11:43

La Bundesbank si oppone e chiede di poter inglobare l'attivita' della Bafin, per garantire la propria indipendenza.

Piu' che altro vuole garantire la propria attivita' delinquenziale.
Quello che nei fumetti di Alan Ford era un eroe al contrario, il mitico "Superciuck", rubava ai poveri per dare ai ricchi, nel mondo attuale e' la realta' regolata da leggi, normative e regolamenti e giustificata da sentenze che rendono reale cio' che si pensava fosse possibile solo in un mondo di fantasia.
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Re: [dossier n. 5] LO STATO SOVRANO NON CONTA UN CAZZO

Messaggioda sandropascucci » 29 apr 2010, 12:16

E ZAKKETE!!

la S&P storpia un altro Stato Sovrano (nel vero senso della parola.. questi c'hanno pure il Re, ancora!)

"Il mercato valutario è stato monopolizzato dagli aggiornamenti sulla situazione greca, e più in generale alla possibilità che la crisi si possa estendere all'intera area euro in particolar modo agli anelli più deboli, ovvero Spagna, Portogallo e, anche se in misura minore, all'Italia. La seduta che ne è scaturita è risultata molto nervosa e ha visto la moneta unica recuperare terreno sulla scia delle rassicurazioni di Bce, Fmi e Germania relative alla volontà di sostenere lo stato ellenico, per poi ridiscendere alla notizia del taglio del rating della Spagna da parte dell'agenzia Standard e Poor's. La chiusura giornaliera del cross euro dollaro ha comunque sancito un nulla di fatto risultando in prossimità dei valori di chiusura del giorno precedente.
La notizia del downgrade della Spagna è arrivata in una giornata caratterizzata dai colloqui dei vertici di Fmi e Bce con il governo tedesco, al termine dei quali Angela Merkel ha ribadito di non voler evitare «le proprie responsabilità» e di sperare che i negoziati con la Grecia possano «concludersi entro pochi giorni»."



"Avvio pesante intanto per il mercato del debito spagnolo. Lo spread rispetto al titolo di riferimento tedesco è salito di 4 punti base al 4,21% per i decennali e +15 punti al 2,37% per quelli a 2 anni. È una conseguenza della decisione di Standard & Poor's che, dopo Portogallo e Grecia, ha tagliato il merito di credito della Spagna portandolo ad «AA» dal precedente «AA+». Le prospettive sul rating spagnolo sono «negative», cioè non è escluso un ulteriore «downgrade»."


"Spagna. Standard & Poor's ribassa il rating: l'euro di nuovo in picchiata

Standard & Poor's ha tagliato il merito di credito della Spagna portandolo ad "AA" dal precedente "AA+". Lo comunica in una nota l'agenzia di rating. Le prospettive sul rating spagnolo sono quindi "negative". Confermato, invece, il rating a breve termine al livello "A-1+". L'outlook sul Paese è negativo e riflette la possibilità di ulteriori abbassamenti del giudizio se i conti pubblici peggioreranno.

Secondo l'agenzia, la Spagna "va incontro ad un periodo più prolungato di attività economica stagnante rispetto a quanto previsto in precedenza". Viceversa - prosegue S&P - "potremmo rivedere le prospettive da negative a stabili se il governo centrerà, o supererà, i suoi obiettivi fiscali nel 2010 e nel 2011 e se le prospettive di crescita della Spagna saranno più brillanti di quanto stimiamo".

Fra le ragioni che l'hanno portata a tagliare il rating, l'agenzia spiega che "la Spagna probabilmente va incontro a un periodo protratto di crescita sotto tono, che indebolisce la sua posizione di bilancio". "Prevediamo la crescita reale del Pil a una media annua dello 0,7% nel periodo 2010-2016, contro precedenti aspettative di oltre l'1%", spiega l'analista di S&P Marko Mrsnik.

Chiusura in calo per l'euro al termine di una seduta trascorsa sull'ottovolante in reazione alle notizie in arrivo da Berlino sul pacchetto di salvataggio per la Grecia. Rafforzato dalle rassicurazioni di Bce, Fmi e Germania sulla volontà di sostenere lo stato ellenico, l'euro è caduto di nuovo in picchiata perdendo quota nel finale dopo il taglio del rating della Spagna da parte di S&P: un euro vale ora 1,3147 dollari contro gli 1,3264 della chiusura di ieri, nuovo minimo degli ultimi 12 mesi."
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Messaggioda sandropascucci » 29 apr 2010, 12:23

M. Hewson (Cmc): l'Italia potrebbe essere la prossima vittima di S&P's
giovedì, 29 aprile 2010 - 11:53

Dopo Grecia, Portogallo e Spagna i mercati stanno iniziando a scommettere sul possibile downgrade dell'Italia da parte di Standard's & Poor's. A sostenerlo Michael Hewson, Market Analyst di CMC Markets, nel suo report mattutino sul mercato valutario. Secondo Hewson, la Bce dovrebbe allargare il range dei titoli utilizzabili come collaterali, viste le ulteriori bocciature che nei prossimi giorni potrebbero colpire il debito di Atene. Intanto la conferma del costo del denaro da parte della Fed, che ha ribadito che i tassi rimarranno ai minimi storici ancora per un "periodo prolungato" (Hoening permettendo), consente alla moneta unica di respirare dopo i minimi da 1 anno contro dollaro.
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domenico.damico

Re: [dossier n. 5] LO STATO SOVRANO NON CONTA UN CAZZO

Messaggioda domenico.damico » 29 apr 2010, 14:19

E' incredibile come il giudizio di queste agenzia atterrisca un Paese Sovrano prima e lo induca, nel breve lasso di tempo di qualche giorno, ad approvare leggi, riforme, piani di lacrime e sangue che non sarebbero stati neanche ipotizzabili fino a qualche tempo prima.

E' un giochetto così facile; e sempre questi fantomatici "mercati".

I banchieri, come 200 anni fa si sono impossessati della stampante, così ora hanno deciso di impossessarsi dei sistemi normativi dei Paesi Sovrani.
Gli economisti, i politici non riescono a capirci un cazzo di quello che succede; fino a ieri non sapevano neanche che fosse un CDO, uno Swap o tutti tecnicismi derivanti dalla movimentazione di miliardi di euro.

Il sistema sta facendo un upgrade (ma parla come magni no: aggiornamento) pesante e con scopi ben determinati; si sono rotti i coglioni dei tentennamenti politici, della botta al cerchio e un'altra alla botte.
Vogliono portare avanti la strategia di lungo termine in modo più deciso.
Forse qualcuno, tra i politici, si sta anche svegliando, cominciando a comprendere quanto sostanziale sia il potere di chi emette e gestisce la moneta.
Ma nessuno è in grado di opporsi e non perdere la faccia allo stesso tempo.
Sono tutti in gruppo a guardarsi, terrorizzati, mentre IGB è in fuga a pochi km dal traguardo.

sandropascucci
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Re: [dossier n. 5] LO STATO SOVRANO NON CONTA UN CAZZO

Messaggioda sandropascucci » 29 apr 2010, 14:32

ITALY 2012: CIVIL WAR!


E’ il destino verso il quale navighiamo, sospinti dal soffio possente e nauseabondo di diaboliche aziende private dai poteri quasi divini, rispetto ai quali gli Stati Sovrani non possono fare più nulla.

I poteri sovrani del popolo, e quindi della Nazione, sono stati evirati da politici corrotti e meschini, comprati da I Grassi Banchieri internazionali a colpa di bustarelle, manovre sottobanco e promesse di ricchezze e appezzamenti di Terra sulle quali governare. Che poi in realtà è uno pseudo-governo quello che IGB offre al politicastro infame, come il padrone che dà un po’ di giogo al cameriere di sala.

Una dittarella privata, che si finge autonoma (autonoma de ché??) e indipendente (salvo poi dichiarare facente parte di un impero, di una coorporation più grande) cala la scure su una Nazione Libera e Sovrana. E la storpia. Per anni, se non per sempre.

E’ toccato all’Argentina, all’Irlanda, all’Islanda, al Portogallo, alla Grecia.. ora toccherà all’Italia.

Le future generazioni avranno due scelte: disperazione o suicidio. Ma “loro” hanno fretta e vogliono unificarle: la guerra civile.

Ridurre interi Paesi alla sussistenza, tramite vassallaggio finanziario, questo è il compito di spregevoli società di rating. Giudicare milioni di individui, di Esseri Umani in base a formule matematiche e fogli di calcolo elettronici.

Sei AA+ ? PUOI VIVERE
Sei AA- ? DEVI MORIRE
Sei BB ? DEVI MORIRE MA PRIMA “BUMBA”.

Questo è il verbo dei sciacalli di Wall Street. Gentaglia che non ha idea di come si tiri su l’acqua da un pozzo; per non parlare di come lo si scava un pozzo.. eppure è la stessa progenie di chi asseta e affama uno Stato. Senza dubbi, senza rimorsi, senza giustizia.

E noi continuiamo a sentirci SUCCUBI di questi diavoli in giacca e cravatta, dalle mani curate, dai modi soft e il sorriso bianco a 38 denti.

Dov’è la SOVRANITA’ ? Dov’è la CONSAPEVOLEZZA di ciò che VALIAMO realmente? Dov’è il LIBERO ARBITRIO esprimibile nel proprio stile di vita e di condotta sociale?

Quando ogni arto è legato a un filo [neanche più invisibile] dov’è la LIBERTA’ per lo schiavo di muoversi? E decidere dove andare e quando.

Tra due anni ci sarà la guerra tra le strade. Poveri che sanno contro poveri che non sanno. Sfoltimento della popolazione. E’ già un vantaggio.
[continua..]
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Valerio Raiola

Re: [dossier n. 5] LO STATO SOVRANO NON CONTA UN CAZZO

Messaggioda Valerio Raiola » 29 apr 2010, 18:32

!
Agenzie di rating, ecco chi controlla i giudici del mercato
Roma, 28 apr. - (Adnkronos) - A giudicare dai loro documenti, vere e proprie 'sentenze' per società o Stati sovrani, le agenzie di rating potrebbero sembrare entità esterne al mercato, non coinvolte nelle dinamiche da loro stesse innescate. Niente di più sbagliato. Le agenzie, soprattutto le tre 'grandi' (Moody's, Standard & Poor's e Fitch), sono controllate da investitori che - date le dimensioni dei loro interessi - ricevono grandi benefici o profondi danni dalle oscillazioni del mercato.

E' esemplare il caso di Moody's, che ha una struttura piuttosto complessa. La maggioranza del capitale è in mano a un manipolo di grandi azionisti, tutti grandi gestori di fondi di investimento: i primi quattro azionisti controllano il 49% delle azioni. Il primo socio è la Berkshire Hathaway (19,1%), presieduta dal finanziere Warren Buffett, detto 'l'oracolo di Omaha', uno degli uomini piu' ricchi del pianeta secondo Forbes. Seguono società di investimenti come Capital Research Global Investors (10,30%), Capital World Investors (10,03%) e Fidelity Management & Research (9,61%). Ognuno di questi azionisti controlla asset in ogni settore dell'industria e della finanza (inclusi bond stranieri) per centinaia di miliardi di dollari. A sua volta Moody's è una società quotata in borsa (e quindi soggetta alle fluttuazioni provocate dai suoi stessi giudizi): nel 2009 ha avuto un fatturato di 1,8 miliardi di dollari con utili pre-tasse di 687 milioni.

Standard & Poor's, invece, fa parte del gruppo McGraw-Hill Companies, una public company quotata al Nyse attiva nell'editoria e nei servizi finanziari, che edita tra l'altro il settimanale Business Week. L'azionariato di McGraw-Hill è molto simile a quello di Moody's, anche se con un grado inferiore di concentrazione proprietaria: al primo posto c'è Capital World Investors (presente anche in Moody's) con il 7,69%, quindi T. Rowe Price Associates (6,67%), BlackRock Global Investors (4,39%) e un altro investitore presente in Moody's, ovvero Fidelity Management & Research (3,86%). Nel 2009 i Credit Market Services di S&P hanno fatturato 1,74 miliardi di dollari, contribuendo in maniera sostanziale al fatturato del gruppo McGraw-Hill, pari a 5,95 miliardi di dollari (con utili di 1,17 miliardi).

Diversa la situazione di Fitch, la terza agenzia a livello mondiale con circa il 16 % del mercato (laddove S&P e Moddy's ne hanno circa il 40 per cento a testa). Fitch - il cui giudizio spesso e' 'arbitro' nel caso di visioni contrastanti fra le altre due grandi agenzie - è controllata al 60% da una holding, la Fimalac, acronimo di Financie're Marc de Lacharrie're, posseduta al 65,75% da una persona fisica, Marc Euge'ne Charles Ladreit de Lacharrie're, detto MLL. Finanziere, al tredicesimo posto fra gli uomini piu' ricchi di Francia con un patrimonio stimato in 1,1 miliardi di dollari, MLL è un ex banchiere, nato nel 1940 a Nizza, che nel 1991 crea la sua holding, la Fimalac, attraverso la quale acquisisce partecipazioni in molte società: tra le altre Credit Lyonnais, France Telecom, Air France, Renault, Canal Plus. Ha poi disinvestito per dedicarsi interamente ai servizi finanziari, tramite Fitch. Il restante 40% di Fitch è nelle mani del gruppo Hearst. Fitch Ratings nel 2009 ha avuto un fatturato di 683 milioni di euro. Nel primo trimestre del 2010 il fatturato è passato a 115 milioni (+8% sullo stesso periodo del 2009).

sandropascucci
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Re: [dossier n. 5] LO STATO SOVRANO NON CONTA UN CAZZO

Messaggioda sandropascucci » 29 apr 2010, 20:52

CVD
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Christian Tambasco

Re: [dossier n. 5] LO STATO SOVRANO NON CONTA UN CAZZO

Messaggioda Christian Tambasco » 10 mag 2010, 11:48

ancora...

fonte: sole24ore Ecco chi comanda nelle agenzie di rating

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Moody's, S & P e Fitch
Ecco chi comanda
nelle agenzie di rating

di Fabio Pavesi
9 Maggio 2010

Qualcuno li ha definiti i "Padroni dell'Universo". Finanziario s'intende, che non è comunque poca cosa di questi tempi. Oppure chiamateli pure i signori del rating o le tre sorelle: Moody's, Standard & Poor's, Fitch.

Giudici inappellabili dei destini di Stati, mega-corporation, piccole società e persino di singoli mutui cartolarizzati. Loro danno un voto sul merito di credito a tutto e a tutti e una loro bocciatura, così come una promozione, ha vistosi effetti sui mercati come si è visto in questi giorni nel caso della Grecia, della Spagna e dell'equivoco sulle banche italiane.

Ecco perché i padroni dell'universo sono temuti. Loro del resto sono un oligopolio perfetto. Sono solo in tre e si spartiscono la torta di chi emette debito in tutto il mondo. E visto che tutti si indebitano il lavoro non manca. Se non vai da Moody's c'è S&P o Fitch.

Senza alternative di sorta. E così il mestiere delle tre sorelle diventa particolarmente remunerativo.

Utili giganteschi
Solo le società autostradali o gli aeroporti guadagnano come loro. E non c'è di che stupirsi.
Sono tutti mono o oligopolisti, quindi con i ricavi pressoché assicurati. Se sei bravo a gestire i costi puoi solo fare un sacco di soldi.

Basti vedere Moody's che essendo quotata a Wall Street consente maggiore visibilità sui numeri. Ebbene Moody's, solo nel 2009, per ogni 100 dollari che ha fatturato ne ha guadagnati sotto forma di utile operativo ben 38.

Su 1,8 miliardi di ricavi fanno un margine di 680 milioni. Ma attenzione quel 38% di redditività è un mix tra i servizi di analisi e quelli di assegnazione dei rating. Solo sul mestiere più remunerativo, quello appunto dell'assegnare pagelle, la redditività balza al 42% sui ricavi.

Un exploit il 2009? Niente affatto. Gli anni d'oro sono stati altri: nel 2007 il margine operativo era al 50% dei ricavi e nel 2006 si è toccato il picco del 62% di utili operativi sul fatturato. Un'enormità: 1,26 miliardi di margine su due miliardi di fatturato. Se poi si va all'utile netto la musica non cambia. Dal 2005 al 2009 Moody's ha generato profitti per complessivi 2,8 miliardi.

Ma Moody's non è sola. Anche Standard&Poor's non è da meno. Non è quotata ed è posseduta dal gruppo editoriale McGraw-Hill che sta invece sul listino di Wall Street.
Più difficile in questo caso isolare il contributo dato dall'attività di rating dal resto dei business.

La divisione servizi finanziari è quella che opera con il marchio S&P. L'intera divisione ha fatturato, nel 2009, 2,6 miliardi di dollari con profitti operativi per circa un miliardo.

Come si vede un bel 39% di marginalità in linea con la rivale Moody's. E negli anni precedenti la redditività era ancora più elevata con punte nel 2007 del 45% sul giro d'affari. Ovviamente qui confluiscono i ricavi anche dalla gestione degli indici di Borsa e dei servizi informativi. La parte ghiotta del rating dovrebbe comunque contribuire per l'80% ai volumi complessivi.

Resta Fitch, la più piccola delle tre, e l'unica europea. L'agenzia ha prodotto ricavi l'anno scorso per 559 milioni di euro con profitti operativi per 151 milioni. Un po' più sotto, quanto a redditività, delle rivali a stelle e strisce. E così i padroni dell'universo non solo dettano i destini più o meno amari del costo del debito di Stati e società, ma sono anche più che remunerativi. Una sorta di gallina dalle uova d'oro in un mercato grande quanto il mondo e che non può fare a meno di loro. Un vero affare per gli azionisti.

I fondi Usa i veri padroni
Già, e qui viene il punto. Chi comanda in Moody's e le sue consorelle? Chi sono i padroni dei padroni dell'universo? A parte l'europea Fitch che ha due azionisti di peso come il gruppo francese Fimalac e il gruppo editoriale Hearst, le altre due sorelle sono di tutti e di nessuno. Vere e proprie public company. In S&P c'è un azionista forte, cioé la McGraw-Hill, ma il resto dell'azionariato è diffuso come del resto in Moody's. E qui arriva la sorpresa.

Che ci fa Buffett in Moody's?
Il primo azionista di Moody's, con il 13,4% del capitale, risultava a fine dicembre del 2009 secondo rilevazioni Reuters, Warren Buffett, il guru di Omaha con il suo fondo Berkshire Hathaway. Al secondo posto con il 10,5% ecco comparire Fidelity uno dei più grandi gestori di fondi del mondo. E poi è un florilegio di gente che di mestiere compra e vende titoli: si va da State Street a BlackRock a Vanguard a Invesco a Morgan Stanley Investment. Insomma i più grandi gestori di fondi a livello mondiale sono azionisti di Moody's. E guarda caso lo stesso copione si riproduce in Standard&Poor's: ecco nell'azionariato comparire in evidenza, a fine 2009, i nomi di Blackrock, Fidelity, Vanguard. Gli stessi nomi. Il che pone una domanda. Che ci fanno gestori di fondi nel capitale di chi dà i voti ai bond emessi dalle stesse società che abitualmente un gestore compra e vende? La prima risposta è semplice: si sta lì perché si guadagna e perché i fondi in America sono da sempre gli investitori istituzionali per eccellenza. La seconda è più maliziosa, ma indotta da questa strana presenza. Stare nel capitale di chi determina i destini di una miriade di società magari è utile per avere accesso a informazioni privilegiate. Se so che un'emissione verrà bocciata, vendo prima che sia resa pubblica. Certo è un'illazione, ed è vero che esistono i muri cinesi. Ma quei muri sono stati oltrepassati tante di quelle volte che un filo di sospetto rimane.

I bilanci d'oro
Sono in tre e giudicano il debito di tutto il mondo. Una sorta di oligopolio perfetto per Moody's; Standard and Poor's e Fitch che ovviamente beneficiano di questa formidabile rendita di posizione. Lo evidenziano con chiarezza i conti delle «tre sorelle» del rating, come qualcuno ama chiamarle. Sia Moody's che S&P sono vere e proprie macchine da soldi. Entrambe nel corso del 2009 hanno visto i propri profitti operativi collocarsi al 38% dei ricavi. Ogni 100 dollari fatturati, 38 si trasformano in utili. E di mezzo c'è stata la crisi dei mercati. Nel 2007 il margine per Moody's toccava il 50% dei ricavi. Più distanziata, ma non meno redditizia l'europea Fitch con il 27% di margine sui ricavi.

I NUMERI-CHIAVE
5 miliardi
Il business delle pagelle
È il giro d'affari delle tre agenzie di rating realizzato nel corso dell'ultimo anno. E dire che c'è stata crisi nel 2009 anche per loro. Negli anni d'oro, pre-crisi finanziaria, il business era ancora più ricco, grazie alla forte diffusione della finanza strutturata. Nel solo 2007 i ricavi complessivi delle tre società erano di 6 miliardi.

2,8 miliardi
Profitti a go go
Dare voti a Stati, società, singole emissioni di obbligazioni è un mestiere assai remunerativo.
Nel periodo tra il 2005 e il 2009, solo per fare un esempio, Moody' ha generato utili netti per la bellezza di 2,8 miliardi di dollari.

13,4%
La corsa a un posto al sole
Il 13,4% era la quota di capitale di Moody's posseduta a fine del 2009 dal fondo Berkshire Hathaway di Warren Buffett, l'oracolo di Omaha. Ma le società di rating non fanno gola solo a lui. Nel capitale di Moody's si ritrovano veri e propri colossi dei fondi di gestione del risparmio. Da Fidelity a BlackRock. Da Vanguard a Invesco e così via. Stessa sorte tocca a Standard&Poor's che pur avendo un azionista di controllo come McGraw-Hill, vede nel capitale la presenza dei fondi Usa. Spesso gli stessi che partecipano all'azionariato di Moody's.

70 mila mld
Un mercato colossale
La cifra è formidabile ed è un piatto ricco per le agenzie di rating. Secondo le stime della stessa Moody's il mercato delle emissioni di debito a livello mondiale toccherà nel 2012 i 70mila miliardi di dollari. Su molte di quelle emissioni ci sarà il bollino delle tre sorelle che quindi vedranno crescere il loro business senza fare alcuno sforzo.

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Christian Tambasco

Re: [dossier n. 5] LO STATO SOVRANO NON CONTA UN CAZZO

Messaggioda Christian Tambasco » 20 mag 2010, 10:26

fonte: sole24ore Per salvare l'euro serve l'euro-fisco

::
Per salvare l'euro serve l'euro-fisco
di Angelo Baglioni e Massimo Bordignon
20 Maggio 2010

La crisi di fiducia che sta attanagliando l'Unione monetaria europea non può essere affrontata soltanto con i meccanismi d'intervento straordinari approvati dal Consiglio dei ministri europeo nella seduta fiume del 9 maggio. La crisi ha origine dal fallimentare sistema di governance dell'Unione monetaria ed è a questo livello che deve essere affrontata.

Per la prima volta, dopo anni di sostanziale assenza dal dibattito, la Commissione Ue ha risposto alla sfida proponendo una riforma radicale del Patto di stabilità e crescita (Comunicazione del 12 maggio 2010), riforma che dovrà poi essere approvata dai paesi per diventare operativa, senza tuttavia che questo richieda una revisione del Trattato Ue.
La proposta si articola in tre punti fondamentali. Primo: il rafforzamento del coordinamento delle politiche fiscali. Secondo: il monitoraggio delle divergenze macroeconomiche. Terzo: la creazione di un meccanismo di gestione permanente delle crisi debitorie dei paesi dell'area euro.

Il primo punto prevede l'anticipo al primo semestre dell'anno della valutazione dei piani nazionali di convergenza fiscale da parte del Consiglio europeo. Questo "semestre europeo" dovrebbe consentire una maggiore capacità del Consiglio d'influire sulla formulazione dei budget nazionali per l'anno successivo. Si prevede anche un rafforzamento delle sanzioni in caso di deviazioni rispetto ai parametri del Patto: dal deposito (fruttifero) di risorse alla sospensione dei finanziamenti europei dal Fondo di coesione.
Nel valutare il rispetto dei parametri, una maggiore enfasi viene posta sul rapporto debito/Pil: se il rapporto eccede il 60% e non mostra segni apprezzabili di riduzione, scatta la procedura per deficit eccessivi.

L'impostazione appare ragionevole in un orizzonte di breve periodo: è quello che si può fare senza modificare il Trattato Ue, agendo solo sulle procedure applicative. Inoltre si tratta di un approccio abbastanza graduale da poter sperabilmente superare le resistenze di coloro che temono un'eccessiva perdita di sovranità nazionale.
Tuttavia, potrebbe non essere sufficiente nel lungo periodo. Le forti tensioni che hanno accompagnato l'accordo sul piano di assistenza finanziaria alla Grecia e le perduranti turbolenze sui mercati finanziari indicano che l'Europa si trova di fronte a un bivio storico: o riesce a fare un salto in avanti nel percorso d'integrazione economica, o rischia di retrocedere per decenni, mettendo in discussione la tenuta dell'Unione monetaria.
Il salto in avanti richiede il trasferimento di parte della politica fiscale a un'autorità europea, che gestisca un vero e proprio bilancio federale della Ue. Il disegno originale della moneta unica prevedeva che prima o poi questo salto sarebbe avvenuto: i mercati finanziari si stanno domandando se si tratta di un sogno oppure di una prospettiva realistica, seppure non immediata.

Occorre quindi impostare subito il cammino che porterà dal coordinamento della politiche fiscali nazionali (su cui ancora insiste la Commissione nella sua Comunicazione) alla creazione di una politica fiscale europea. Il trasferimento di sovranità fiscale rappresenta un passaggio storico e impegnativo, ma è la logica conseguenza di quanto già avvenuto con il trasferimento della sovranità monetaria.
Il secondo punto prevede un esame da parte del Consiglio europeo delle divergenze di carattere macroeconomico, relative ad esempio all'andamento della produttività e dei conti con l'estero. Il Consiglio potrà emettere raccomandazioni ai singoli paesi dell'area euro in caso di un esito insoddisfacente di questo esame. L'attenzione dedicata dalla Commissione alle divergenze strutturali è un passo avanti apprezzabile.

Finalmente si comincia a prendere atto che i problemi nella tenuta dell'Unione monetaria non derivano solo dalle finanze pubbliche, ma hanno la loro origine nei divari di produttività e nei disavanzi di parte corrente tra un paese membro e l'altro. Resta da vedere se il monitoraggio da parte del Consiglio sarà veramente efficace, oppure sia destinato a tradursi in dichiarazioni di principio con scarse conseguenze concrete.
Il terzo punto prevede la creazione di un meccanismo permanente di assistenza finanziaria ai paesi in difficoltà nel finanziamento del debito pubblico sul mercato, sull'esempio del piano recentemente approvato per la Grecia e degli interventi previsti dall'accordo del 9 maggio. L'erogazione dei prestiti dovrebbe essere condizionata all'attuazione di misure correttive di finanza pubblica.

Anche in questo caso si tratta di un significativo passo avanti. Disporre di un meccanismo definito ex ante dovrebbe evitare di assistere alle incertezze e all'improvvisazione con cui è stato gestito il caso greco, con tutte le conseguenze negative in termini d'instabilità dei mercati finanziari e di maggiore costo del finanziamento pagato dalla Grecia. Il limite della proposta della Commissione consiste nel prevedere assistenza finanziaria solo a favore del paese debitore.

Sarebbe importante aggiungere la possibilità d'intervenire a favore dei creditori di uno stato insolvente, qualora esso non rispetti gli impegni d'aggiustamento fiscale e quindi non meriti il finanziamento comunitario. In questo modo verrebbe disinnescata la mina del contagio in caso d'insolvenza di un debitore sovrano, togliendogli un'arma di ricatto formidabile nei confronti degli altri paesi dell'area. In questo senso andava la proposta del Fondo monetario europeo che è stata invece accantonata nel dibattito successivo; andrebbe ripresa.

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Re: [dossier n. 5] LO STATO SOVRANO NON CONTA UN CAZZO

Messaggioda sandropascucci » 21 mag 2010, 4:31

!
ECO - Rating, Ponzellini: Agenzie "Michelin", la stella a chi offre cena

Roma, 18 mag (Il Velino) - “Le agenzie di rating sono come la Guida Michelin: danno le stelle solo a quei ristoranti che offrono il pasto. E quindi non è questo il meccanismo con cui devono andare avanti”. Così Massimo Ponzellini, presidente della Banca Popolare di Milano, ospite di Sebastiano Barisoni a Focus Economia su Radio 24. “Credo però se ne siano rese conto. È impensabile”, ha continuato Ponzellini ai microfoni di Radio 24, “che le persone che danno il rating all’Italia, anzi la persona, perché poi è una sola con due assistenti, stia in un ufficio a Francoforte senza sapere nulla di quello che succede in Italia, senza capire i pesi politici e le forze del paese. Allo stesso tempo - ha continuato – bisogna tener presente che una grande agenzia di rating come Moody's o Standard & Poor’s hanno per tutte le aziende e le banche italiane, circa 20-22 persone sul territorio. Quindi hanno anche una capacità di analisi che è basata su numeri e dati che in qualche modo devono interpretare. Non si può dai numeri desumere una realtà così complessa e capace come quella dell'Italia”, ha aggiunto Ponzellini nell'intervista a Radio 24. “Se uno avesse guardato ai numeri degli anni 60' 70' 80' in Italia mai avrebbe potuto dare un rating a nessuna delle grandi imprese italiane. Invece l'Italia ha fatto meglio della media di tutti i paesi europei. Quindi in realtà bisogna avere una conoscenza più profonda e complessiva delle cose. A mio modo di vedere – ha concluso Ponzellini – da un lato le agenzie di rating stanno rivedendo questa posizione e sono più aperte a capire cos'è il management di un impresa, il sistema di pagamento di un management, le prospettive, le capacità, il territorio, non solo numeri ufficiali. Dall'altro è necessario che anche banche e imprese si aprano maggiormente a agenzie di rating anche in un rapporto dialettico. Incontrando le agenzie bisogna far capire le proprie ragioni ma anche dire: guardate che anche noi diamo un rating a voi”.
audio: http://video.ilsole24ore.com/SoleOnLine ... ellini.php
(com/cos) 18 mag 2010 18:16
http://ilvelino.it/articolo.php?Id=1125443
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Re: [dossier n. 5] LO STATO SOVRANO NON CONTA UN CAZZO

Messaggioda kasiacolagrossi » 21 mag 2010, 11:59

http://www.contropiano.org/Documenti/20 ... alismo.htm
(nel resto del articolo si tira l'acqua al proprio mulino...troppo)
::
Di fronte alla più grave crisi finanziaria dal 1929, tra il 2008 e il 2009 i maggiori governi capitalistici, a partire dagli Stati Uniti, hanno fatto ricorso al più massiccio indebitamento statale pur di arrestare la frana dovuta al crollo dei mercati finanziari, gonfiati con enormi soufflé dalla speculazione internazionale: le più antiche e principali banche d'affari mondiali, fondi d'investimento potentissimi che detengono i pacchetti azionari delle industrie di mezzo mondo, le temutissime agenzie di "rating". E proprio quest'ultime sono sempre più sotto l'occhio del ciclone delle critiche degli esperti finanziari e degli economisti, oltre che di alcuni ministri economici.

Da tempo, le agenzie di rating (un intreccio di consulenti, economisti, banchieri, operatori finanziari che a loro volta speculano in Borsa) analizzano l'andamento dei conti delle grandi società quotate in Borsa e i bilanci meno sofisticati degli stati sovrani.
Hanno libero accesso ai conti e anche estrema discrezione di giudizio, in grado di far tremare i mercati e la stabilità delle nazioni, di volta in volta ritenute "a rischio".
Eppure,dal secondo Dopoguerra in poi, gli stati capitalistici si sono dati come strumenti di controllo e analisi dei loro conti istituzioni "ufficiali", pubbliche come il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale, l'OCSE e, più di recente, la BCE da quando l'Euro è diventata la moneta comune per 16 paesi dell'Unione Europea.

Forse perché le "intelligenze" di questi organismi provengono spesso dalle stesse istituzioni pubbliche o perché la "mano morta" del sistema capitalistico non ammette concorrenti ispettive, l'autorevolezza delle istituzioni internazionali non hanno mai determinato l'andamento dei mercati. Diversa, invece, la credibilità delle Agenzie di rating, dirette emanazioni della "mano morta", dove il conflitto di interessi regna sovrano.
Ora, assistiamo ai danni sui mercati fatti proprio dai giudizi, spesso interessati, forniti da queste società (spesso però conosciuti in anticipo dai grandi fondi speculativi). Miliardi di dollari si spostano così nelle "tasche giuste" del mondo capitalistico, costringendo i governi dei paesi "bocciati" ad approntare manovre draconiane, piani di rientro dai deficit con "lacrime e sangue" per lavoratori, pensionati, giovani, donne e piccole aziende.
katarzyna edyta colagrossi

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Christian Tambasco

Re: [dossier n. 5] LO STATO SOVRANO NON CONTA UN CAZZO

Messaggioda Christian Tambasco » 22 mag 2010, 8:43

ancora con l'euro-fisco...dicono che il problema è che gli Stati ancora fanno resistenza a mollare sovranità economica...dicono

fonte: sole24ore Prodi: grande passo verso il federalismo fiscale europeo

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Prodi: grande passo verso il federalismo fiscale europeo
di Elysa Fazzino
21 MAGGIO 2010

L'accordo di Bruxelles per salvare l'eurozona è per Romano Prodi un passo "molto importante verso la graduale creazione di un federalismo fiscale europeo" e mostra che "non c'è un'alternativa praticabile all'euro". Per Samuel Brittan l'accordo è la risposta alla paura di una seconda fase della crisi bancaria internazionale, che scoppierebbe "se gli investimenti fossero svalutati dall'uscita di paesi periferici dall'eurozona".

I due commenti sulla crisi, uno dell'ex premier italiano e l'altro dell'economista britannico, pubblicati in contemporanea sul Financial Times, indicano prospettive diverse dentro e fuori dall'eurozona. Prodi vede la crisi come una spinta ad andare avanti nella costruzione europea. Brittan sottolinea che c'è una crisi internazionale nell'aria ma non una crisi di bilancio specifica del Regno Unito e mette in guardia contro un'ulteriore svalutazione della sterlina.
"A causa delle difficoltà politiche non è stato possibile proteggere l'euro", scrive Prodi. "Anni fa avevo avvertito – continua – che eventi straordinari avrebbero potuto costringere a coordinare le politiche fiscali". Poi è arrivata la crisi greca, grave ma facilmente risolvibile per via delle modeste dimensioni dell'economia del paese. "Eppure è mancata un'azione tempestiva": le elezioni tedesche nel Nord Reno-Westfalia hanno ritardato il realizzare che "la crisi greca presentava un'opportunità per fare gli inevitabili passi verso una governance europea che non erano possibili quando l'euro fu creato".

Prodi, che è anche stato presidente della Commissione europea, caldeggia "nuove istituzioni od organismi per monitorare i bilanci degli stati membri, far rispettare la disciplina fiscale e imporre punizioni a chi infrange ripetutamente le regole di disciplina di bilancio".
"Molti paesi, tuttavia, ancora non vogliono attuare tali cambiamenti radicali alla sovranità economica", anche se si continua a discutere di una possibile crisi, non necessariamente quella greca.

"Siamo quindi a un bivio", afferma Prodi. "La sola alternativa a un maggior coordinamento delle politiche economiche è la dissoluzione dell'euro". Ciò sarebbe un "colpo catastrofico per il progetto europeo", particolarmente "devastante" per la Gemania.
Prodi spiega di avere spinto per fare entrare l'Italia nell'eurozona per dare al paese la disciplina fiscale di cui aveva bisogno. E quindi considera le recenti decisioni prese a Bruxelles come un grande passo verso il federalismo fiscale europeo. "Combinare le risorse dei paesi dell'eurozona e della Commissione con quelle della Banca centrale europea è un passo più in là rispetto al patto di stabilità e crescita". Il patto "è stato rimpiazzato da un coordinamento più muscoloso". La decisione di sostenere l'euro con una mutua cooperazione finanziaria è "un grande passo avanti".

Anche se le incertezze rimangono, Prodi è convinto che i mercati terranno conto del fatto che la Bce, la Commissione e la maggior parte dei paesi dell'eurozona hanno ora più poteri e più responsabilità che in passato. E nonostante gli interrogativi su come questo poteri saranno attuati e nonostante le turbolenze politiche provocate dalle misure d'austerità, secondo Prodi, "la nave dell'Unione sta navigando nella direzione giusta".

Il commento di Brittan, intitolato "Ora è il momento di chiedersi: quale crisi?", chiarisce che "c'è ancora una crisi nell'aria" e che si tratta di una crisi internazionale: si teme una seconda stoccata della crisi bancaria. "Perché altrimenti è stato negoziato così in fretta un gigantesco accordo di prestito e garanzia e perché il Fondo monetario internazionale ha voluto essere coinvolto? E perché Barack Obama era così preoccupato?".

Ma, citando dati Fmi, Brittan contesta l'idea che ci sia una crisi di bilancio specificatamente britannica. Il fabbisogno lordo Uk per il 2010 equivale circa al 20% del Pil, meno della Francia (25,1%), degli Usa (32,2%) e del Giappone (64%). Il rapporto debito-Pil è del 68,2%, al di sotto non solo degli Usa ma anche di molti altri paesi tra cui Germania e Canada. La scadenza media del debito è di 12,8 anni, mentre gli altri paesi sono al di sotto, gli Usa a 4,4 anni.

Gli analisti Fmi - continua Brittan - ritengono che nella maggior parte dei paesi avanzati il grosso del deterioramento fiscale venga non da spese irresponsabili o da stimoli fiscali ma dagli effetti automatici della recessione. Per quanto riguarda la crescita dell'economia britannica, l'economista Bill Martin "gioca con l'idea di una svalutazione del 25% della sterlina, in aggiunta alla svalutazione già avvenuta sul mercato". Brittan non è d'accordo: una seconda svalutazione avrebbe effetti molto peggiori sull'inflazione. E la Banca d'Inghilterra dovrebbe di conseguenza fare una stretta in chiave anti-inflazionistica "che farebbe più danni di una qualsiasi stretta fiscale programmata dal nuovo cancelliere".

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Christian Tambasco

Re: [dossier n. 5] LO STATO SOVRANO NON CONTA UN CAZZO

Messaggioda Christian Tambasco » 26 mag 2010, 9:14

comincio a dare segni di intolleranza verso certe persone e dichiarazioni

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Ma ai mercati non interessa assegnare delle responsabilità
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fonte: sole24ore Per i conti Ue serve la frusta

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Per i conti Ue serve la frusta
di Leonardo Maisano
26 maggio 2010

Solo la frusta garantisce credibilità. Marco Annunziata chief economist di UniCredit e Martin Wolf editorialista del Financial Times incrociano penne e idee attorno a questo concetto, banalizzazione estrema del "Che fare?" per sospingere l'euro fuori dalla crisi

Il duello che li ha visti schierarsi su fronti opposti in una garbatissima pubblica polemica ha, in realtà, punti di convergenza. «Siamo d'accordo - dice l'economista dell'istituto di credito italiano - nel far risalire le ragioni della crisi ai comportamenti eccessivi, alle bolle, come dice Wolf, immobiliare e non solo immobiliare. Ma ai mercati non interessa assegnare delle responsabilità». Interessano le soluzioni. E la soluzione per Annunziata è ristabilire credibilità all'azione dei governi. Come? Attraverso maggiore disciplina e senza la discrezionalità invocata dall'editorialista britannico che mette in guardia dai rischi dell'austerità.

«I mercati non credono più al patto di stabilità, chiedono altro, ma non è facile imporre sanzioni a uno stato sovrano. Restano quindi o il governo europeo - e quello che significa è evidente a tutti - oppure regole europee, che ogni partner dovrà adottare, capaci d'imporre correzioni automatiche di bilancio in caso di uscita dal limite dei parametri».
La frusta appunto, che schiocca non appena si verifica lo sfondamento del tetto fissato. «Credo - aggiunge Marco Annunziata - che solo la ritrovata credibilità possa consentire un aggiustamento graduale. Il caso italiano mi sembra significativo. Fino a qualche tempo fa in Italia sembrava, in termini relativi, che andasse tutto bene. L'azione dei mercati per l'indebolita immagine dell'euro ha costretto invece a intervenire».

Eppure Martin Wolf insiste sull'urgenza di rilanciare la crescita e farlo con le mani legate da vincoli di bilancio troppo rigidi, è complicato. Obietta, inoltre, il commentatore inglese, che negli anni i parametri dell'Eurozona sono stati violati più spesso da Germania, Francia e Italia che non da Spagna e Irlanda, eppure dopo la Grecia è su Madrid che si concentrano le tensioni. «Perché è lì - e penso proprio alla Spagna - che il disavanzo pubblico nel 2009 è arrivato al 12 per cento. Il problema oggi, vale la pena di ricordarlo, sono i conti pubblici, non la bolla. Sono i dati di bilancio e il debito che rischiano di far deragliare l'euro anche se tutto ha preso le mosse dagli eccessi del passato. Eccessi in cui, peraltro, hanno avuto un ruolo chiave anche i governi. Chiudevano in disavanzo in anni in cui il boom finanziario moltiplicava le entrate fiscali. Hanno speso troppo dando un contributo al boom degli anni scorsi con politiche pro-cicliche».

La querelle Annunziata-Wolf in realtà trova punti d'incontro, nonostante le priorità siano ben distinte. C'è ovviamente piena concordia sulla necessità di rilanciare la crescita. La questione non va posta in termini troppo semplicistici, in secca alternativa fra rigore di bilancio e approccio meno austero. «Non ci può essere un solo rimedio - continua il chief economist di UniCredit - per uscire da questa situazione. Sono necessarie riforme strutturali che possano aiutare la ripresa. Ma i mercati ci dicono, oggi, che la priorità è l'equilibrio di bilancio. Il numero infinito di violazioni delle regole registrato in questi anni conferma che le regole così come sono strutturate ora non sono sostenibili e credibili. La mia proposta di un impegno vincolante non esclude comunque di concedere a un paese di superare il margine del 3% se necessario, in casi di shock». Ma questo dovrà poter avvenire senza sfidare i mercati che, piaccia o no, restano ovviamente irrinunciabili per far fronte alle esigenze finanziarie dei governi.


i mercati di qua e i mercati di là, i mercati chiedono questo, ai mercati non interessa quello

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I mercati non credono più al patto di stabilità, chiedono altro, ma non è facile imporre sanzioni a uno stato sovrano. Restano quindi o il governo europeo - e quello che significa è evidente a tutti - oppure regole europee, che ogni partner dovrà adottare, capaci d'imporre correzioni automatiche di bilancio in caso di uscita dal limite dei parametri
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Christian Tambasco

Re: [dossier n. 5] LO STATO SOVRANO NON CONTA UN CAZZO

Messaggioda Christian Tambasco » 28 mag 2010, 14:46

fonte: sole24ore Prodi: «La speculazione è forte quando la politica è debole»

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Prodi: «La speculazione è forte quando la politica è debole»

di Vittorio Carlini
28 maggio 2010

«Da un lato i mercati finanziari sono di fatto globalizzati; dall'altro gli strumenti per regolarli hanno ancora una dimensione locale, nazionale. E' questa la contraddizione che ci ha portato alla crisi». Romano Prodi, raggiunto al telefono nella sua casa di Bologna, non fa troppi sconti. Il Professore non nasconde le sue preoccupazioni: il futuro, perlomeno nell'immediato, non è roseo. «Questa dicotomia – dice - non sarà risolta in tempi brevi. Non vedo uno slancio, uno scatto in avanti in favore di una regolamentazione a livello mondiale».

Il problema della finanza è una conseguenza del più ampio fenomeno della globalizzazione...
La globalizzazione, in generale, sta provocando il cambiamento della sovranità nazionale. I mercati finanziari sono una parte del discorso. Lo stato westfaliano, come noi lo conosciamo, è oggetto di profondi mutamenti: è perforato da continui vasi comunicanti, essenzialmente per una duplice causa.

Vale a dire?
In primis, c'è il forte aumento del peso di istituzioni sovranazionali, quali per esempio l'Unione europea. Poi ci sono strumenti non istituzionali, come appunto le Borse e i mercati finanziari. Questi ultimi, però, sono guidati da forze non regolate in maniera sufficiente. E qui sta il guaio: fino a quando non lo affrontiamo, assisteremo al succedersi di altre crisi, di altri periodi di difficoltà.

Eppure, almeno a livello di dichiarazioni, c'è chi continua a richiamare il tema della riforma sistemica...
Sì, ma manca la politica. Non vedo all'orizzonte un forte accordo per il cambiamento. Fino all'aprile dell'anno scorso, si spingeva per una regolamentazione di tipo globale. Pian piano, le ambizioni sono diminuite; si è preferito ripiegare su argomentazioni di carattere tecnico, sulla soluzione di singoli aspetti del problema. Per carità, proposte pur sempre importanti ma che non affrontano il "peccato originale", non risolvono alla radice la contraddizione. Basta vedere quello che è successo per la Tobin tax.

Cosa intende dire?
In sé è una buona idea. Ma se non viene condivisa da tutti, se non c'è uno scatto in avanti della politica che la impone a livello planetario non ha senso. Può essere aggirata sempre e comunque, passando per qualche isola del Caimano.

Ma le regole sono veramente sufficienti a riportare nei giusti limiti un capitalismo finanziario che ha messo in atto la fuga in avanti?
Le regole sono tutto. Io parlo di accordi tra istituzioni, governi, organi che devono farle rispettare. La speculazione è forte quando la politica è debole. Se nel caso della Grecia avessimo avuto una politica con legami precisi, accordi precisi, strumenti precisi gli speculatori avrebbero preso una bastonata tale da ricordarsela per molto tempo.

Rimanendo sulla scala mondiale, molti auspicano una maggiore collaborazione tra Europa e Stati Uniti...
Su questi temi sarebbe utile arrivare ad una grande alleanza tra le due sponde dell'oceano Atlantico. Tuttavia, non credo che il governo di Washington sia in grado di prendere una simile iniziativa e le capitali europee non mi sembrano unite tra loro.

Perché pensa che il presidente Barack Obama non sia in grado di farsi promotore di un simile disegno?
Il mondo politico americano è diviso. Nel recente passato, soprattutto sul tema della finanza, ci sono state molte grida ma non grandi passaggi concreti. Non vedo un'idea che possa portare, per esempio, a dar vita ad una nuova Bretton Woods: cioè ad un grande accordo a livello mondiale. La conferenza, avviata nel 1944, avvenne in un momento in cui gli Stati Uniti potevano esercitare una forte leadership. Fu preparata da due anni di dicussioni. E poi, allora, il mondo era più piccolo: adesso bisogna coinvolgere molti più stati. Oggi come oggi solo il G20 potrebbe convocare, per il medio termine, un simile consesso. Tuttavia non vedo una spinta reale in tal senso. Non vorrei sembrare troppo pessimista, ma bisogna leggere la realtà con molta serietà.

Insomma, la politica non c'è. Per quale motivo?
Perché siamo in una fase ancora arretrata di cooperazione internazionale. Ci sono troppi players che vogliono giocare le loro carte. Gli stati nazionali hanno le loro prerogative, le loro regole cui non vogliono rinunciare. A ben vedere, non esiste un colpevole preciso. E' la storia che va avanti: già nel passato abbiamo vissuto periodi di grande mutamento, e nel futuro ce ne saranno altri. Di certo, però, la soluzione non è tornare al protezionismo. I mercati dei beni e quelli finanziari devono restare aperti, collegati tra loro e permettere una vita economica dinamica. Chiuderli significherebbe solo peggiorare le cose: il mondo tornerebbe verso la miseria e la guerra.

Passando a un piano più limitato, quello dell'Unione europea, dopo lo scoppio della crisi greca abbiamo assistito ad accenni di maggiore integrazione: nell'ipotesi di riforma del patto di stabilità è ipotizzato, per esempio, che i bilanci statali possano sottostare a una valutazione ex ante del Consiglio europeo. Un passo che condivide?
Sì e mi auguro che, dopo la crisi, i provvedimenti adottati spingano ancora di più in questa direzione. La politica monetaria comune deve essere affiancata da una politica economica coordinata sui grandi temi. Altrimenti, la situazione non può più reggere a lungo.

Quest'impostazione, giocoforza, conduce alla limitazione della sovranità nazionale nella politica fiscale...
Credo che, sui grandi capitoli economici, sia un processo inevitabile. Poi, voglio essere chiaro. Se la domanda è: dev'esserci un sistema sanitario europeo? Bé, rispondo con forza di no. Il principio di sussidiarietà è una cosa seria e i servizi ospedalieri debbono rimanere vicino ai cittadini. Un discorso analogo può farsi, ad esempio, per lo stato sociale: seppure può immaginarsi un coordinamento tra gli stati, la sua organizzazione resta un tema di livello locale. E' compito della politica individuare e definire cosa è nazionale e cosa sovranazionale.

In tal senso è stata fatta la proposta di un'agenzia di rating europea, un progetto sensato?
Si tratta di un problema serio. Già parecchi anni fa non avevo una grande considerazione di queste società: vedevo come davano i voti. E, poi, se il loro giudizio dev'essere considerato oggettivo perché pubblicarlo a mercati aperti? Senza dimenticare, inoltre, il tema del conflitto d'interessi. Ciò detto, non sono favorevole ad un'agenzia europea che non potrebbe limitarsi a valutare non solo il debito sovrano ma anche i bond aziendali.

Una soluzione potrebbe essere quella di rafforzare la Bce, attribuendogli un potere di valutazione sul merito di credito...
E' un discorso serio. La Bce è indipendente e risponde, in definitiva, all'opininione pubblica europea. Il tema del rafforzamento degli organi comunitari è rilevante. Penso, per esempio, ad Eurostat: che senso ha poter verificare solamente la bottom line di un bilancio, quando non puoi analizzare se gli addendi da cui deriva sono falsi oppure no. Torniamo al tema della maggiore integrazione e coordinamento, sempre però su i grandi capitoli economici

Insomma... Lei è un glocal
Certo che sì. Da tutta una vita sono glocal; quando ero presidente della Commissione europea ho tenuto la mia famiglia e le mie radici ben salde a Bologna, la mia terra.


la BCE risponde all'opinione pubblica europea...sai ho una pessima opinione di te...ah sì e stica non ce li metti... :lol:

dunque la sovranità monetaria con tutta la sua politica ce la siamo giocati da un pezzo, poi je damo la politica fiscale...e co che caxxo lo faccio l'ospedale se organi sovranazionali nun vonno??? già ora si leggono articoli per cui l'Italia deve rinunciare al suo sistema di welfare...ma ancora ne parliamo boh


mai sopportato questo...mai

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Christian Tambasco

Re: [dossier n. 5] LO STATO SOVRANO NON CONTA UN CAZZO

Messaggioda Christian Tambasco » 7 giu 2010, 15:34

fonte: Corriere della Sera Ue a Sacconi : le dipendenti pubbliche
in pensione a 65 anni a partire dal 2012


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Ue a Sacconi : le dipendenti pubbliche
in pensione a 65 anni a partire dal 2012
L'Unione europea: le donne che lavorano nel pubblico devono andare in pensione di vecchiaia 5 anni dopo

07 giugno 2010

MILANO - Trattativa che parte in salita. L'eta pensionabile di vecchiaia delle dipendenti statali deve essere portata a 65 anni dai 60 attuali a partire dal 2012 e non più dal 2018 come prevedeva la normativa attuale. L'Unione Europea insiste: «l'Italia deve applicare la sentenza della Corte di Giustizia Ue sull'equiparazione dell'età pensionabile di donne e uomini del pubblico impiego a 65 anni entro il 2012». Lo ha detto la commissaria alla Giustizia e diritti civili, Viviane Reding, al ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, durante un incontro a Lussemburgo. «La commissaria - ha osservato il portavoce Mattew Newman - capisce che l'Italia ha difficoltà ma deve applicare la sentenza della Corte. Il cambiamento della legge può essere combinato con le misure di consolidamento di bilancio del Governo», ha aggiunto riferendosi alla manovra sui conti pubblici annunciata nei giorni scorsi. Al ministro Sacconi, la Reding ha ricordato che «tutti gli Stati devono essere trattati allo stesso modo». La Ue insiste dunque sul fatto che il periodo di transizione «deve essere breve. La nuova legislazione deve entrare in vigore entro il 2012», ha concluso il portavoce. Le norme messe a punto dal governo italiano e rigettate dalla Commissione europea prevedevano di portare l'età pensionabile delle dipendenti pubbliche da 60 a 65 anni entro il 2018. In questi ultimi giorni si stava lavorando ad un compromesso che riduceva il periodo di transizione portandolo al 2015.

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Re: [dossier n. 5] LO STATO SOVRANO NON CONTA UN CAZZO

Messaggioda sandropascucci » 25 giu 2010, 19:43

Grecia mette in vendita le sue isole? Papandreou smentisce ma intanto i Cds salgono a 1.140 punti
di Vittorio Da Rold 25 giugno 2010

Il premier greco George Papandreou ha seccamente smentito che nel memorandum di accordo con Ue e Fmi il suo governo avrebbe dato come garanzia le proprietà demaniali dello stato ellenico. Rispondendo in parlamento ad un'interrogazione del leader dell'estrema sinistra (Syriza) Alexis Tsipras, il premier ellenico ha assicurato, in tono irritato e anche un po' ironico, che «non saranno pignorati né il Partenone né le isole né le spiagge e neppure gli ospedali greci».

La smentita di Papandreou coincide con un'informazione pubblicata dal quotidiano inglese Guardian, e non collegata all'interrogazione parlamentare, secondo cui il governo di Atene per far fronte alla crisi finanziaria starebbe facilitando gli affitti a lungo termine delle isole greche. Atene secondo il quotidiano britannico avrebbe deciso di recuperare il blasone perduto vendendo i gioielli di famiglia. Secondo queste indiscrezioni la Grecia sarebbe pronta a mettere sul mercato alcune delle sue isole più belle del Mar Mediterraneo. Altre potrebbero essere affittate per lunghi periodi di tempo. Tutto per ripianare gli enormi debiti che il paese ha contratto negli ultimi mesi con l'Unione Europea e con il Fondo monetario internazionale per evitare il collasso economico e di fronte a un piano di salvataggio di 110 miliardi di euro. Il tutto mentre i Cds sulla Grecia sono schizzati a 1.140 punti e la percentuale di default nei prossimi cinque anni è salita secondo la Cma Datavision al 68.5%.

Brutte notizie che si aggiungono alle voci di mrcato secondo cui a vendere molti titoli "periferici" (tra cui quelli greci ma non solo) sarebbero le banche, che hanno bisogno di liquidità per restituire i fondi presi a prestito dalla Banca centrale europea (si parla 500 miliardi di euro secondo la Reuters che cita il governatore austriaco Ewald Nowotny) attraverso una massiccia operazione di rifinanziamento a lungo termine che scade il primo luglio. Certo le smentite del quotidiano britannico sono autorevoli ma la voce che una grande area nella splendida Mykonos, la principale destinazione turistica ellenica, sarà messa in vendita fa comunque rumore anche se infondata.

Secondo il Guardian questo territorio, di proprietà del governo, dovrebbe essere ceduto a un magnate straniero pronto a investire milioni di euro per la costruzione di un resort turistico iper-lussuoso. Altri lotti di territorio in vendita si troverebbero sull'isola di Rodi e potrebbero essere comprati da acquirenti russi e cinesi. Anche Roman Abramovich, il ricco proprietario del Chelsea, sarebbe interessato all'acquisto di una delle isole greche, anche se uno dei suoi portavoce - contattato dal quotidiano britannico - ha smentito l'affare. Quindi non c'è nulla di vero. Anche perché la maggior parte delle 6000 isole greche nel Mar Mediterraneo sono minuscole e solo 227 sono popolate e soprattutto collegate.

Il Guardian parla anche della quotazione di alcune isole che non supera i due milioni di euro, meno di una casa nei quartieri londinesi di Chelsea e di Mayfair. Insomma un vero affare, se solo fosse vero. Secondo il sitoweb "Private Islands" specializzato nella vendita di atolli sparsi nel mondo, alcuni autentici gioielli come l'isola di Nafsika, un'oasi di 1.235 acri nel Mar Ionio, potrebbe costare al massimo 15 milioni di euro. Il Governo greco smentisce la bufala della vendita delle isole e annuncia di aver dato il via libera alla riforma delle pensioni, una manovra che quando approvata in Parlmento alzerà l'età pensionabile a 65 anni, questa sì una notizia che farà bene al paese e al suo recupero di credibilità finanziaria.

da: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/ ... d=AYzRNH2B
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Christian Tambasco

Re: [dossier n. 5] LO STATO SOVRANO NON CONTA UN CAZZO

Messaggioda Christian Tambasco » 28 giu 2010, 16:35

già anticipato nella discussione saldi di fine nazione

fonte: corriere Isole e Dolomiti, la lista delle polemiche

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Isole e Dolomiti, la lista delle polemiche
Al demanio locale anche le montagne. Il Pd: è estremismo

di Roberto Bagnoli

28 giugno 2010

ROMA - Si avvicina l’ora X per sapere quali saranno i beni del Demanio che potranno essere trasferiti agli enti locali in base al federalismo demaniale. A fine luglio l’Agenzia del demanio diretta da Maurizio Prato fornirà un elenco dettagliato e ufficiale che apparirà sul suo sito. Intanto, da ieri è disponibile una lista provvisoria che i governatori delle Regioni o i sindaci potranno cominciare a studiare per vedere se vi sono beni interessanti. Quelli finora «inventariati » valgono oltre 3 miliardi di euro, costituiti da 9 mila immobili, chilometri di spiagge, centinaia di miniere, fiumi e laghi (in questo caso solo in concessione). I pezzi più pregiati sono quelli storici come la Cittadella di Alessandria, il Palazzo dei Normanni a Palermo, la Rocca di Scandiano, il Castello di Vigevano. Da ieri si sono aggiunte altre perle come pezzi delle Dolomiti (Tofane, Monte Cristallo, la Croda del Becco a Cortina), alcuni vecchi immobili di Porta Portese, famosa ormai nel mondo per il celebre mercatino romano, la facoltà di Ingegneria della Sapienza e persino il Nuovo Cinema Sacher di Nanni Moretti, stimato 4 milioni e mezzo di euro.

La tabella di marcia per lo storico passaggio, anticamera per una valorizzazione o addirittura la cessione a privati (in questo caso il ricavato andrà in gran parte alla riduzione del debito locale e per il 25% residuo per quello pubblico), si sta accorciando. Entro il 20 di agosto le amministrazioni centrali dovranno indicare i beni in uso che intendono conservare. Passati altri tre mesi — cioè entro il 20 di novembre—il governo pubblicherà l’elenco dei beni effettivamente cedibili agli enti locali. A questo punto Regioni e Comuni avranno a disposizione due mesi per fare richiesta spiegando però che cosa intendono fare. Se tutto va bene dopo altri 60 giorni arriveranno i decreti per il passaggio di proprietà: l’operazione dovrebbe dunque terminare entro fine marzo del prossimo anno.

Nella lista messa a punto dall’Agenzia ci sono anche montagne e laghi, ex caserme come quella di Santo Stefano vicino a Ventotene e veri e propri gioielli dal valore incalcolabile come il Museo di Villa Giulia a Roma, l’ex Forte Sant’Erasmo a Venezia, il faro di Ponza. Sempre a Roma spiccano l’ex Forte Ardeatino, l’area della Villa Gregoriana a Tivoli e l’intera area dell’Idroscalo di Ostia (valore stimato quasi 7 milioni di euro) dove Pier Paolo Pasolini trovò la morte. Nel ricco e affascinante capitolo dei fari arrivano quelli di Ponza, di Mattinata sul Gargano, di Spignon a Venezia oltre a quello di Punta Palascia a Otranto. Tra le isole che possono essere devolute quella di Santo Stefano vicino a Ventotene, terreni nell’isola dell’Unione di Chioggia e in quella di Sant’Angelo delle Polveri a Venezia e un complesso di aree dell'isola di Palmaria vicino a Portovenere.

Non sono mancate le polemiche. Se il governatore del Veneto, il leghista Luca Zaia ha valutato il federalismo demaniale «una cosa giusta», l’opposizione ha avuto molto da ridire. Per il portavoce dei Verdi Angelo Bonelli «dietro questa alienazione di beni si nasconde la più grande operazione edilizia ed immobiliare della storia della Repubblica italiana». Il deputato del Partito democratico Francesco Boccia osserva che il «federalismo non deve diventare un suk, ma una nuova stagione di doveri» e annuncia che nei prossimi giorni il Pd tornerà alla carica per introdurre «forme di compensazione dei territori meno fortunati».


fonte: ANSA Federalismo: AAA patrimonio vendesi
fonte: ilmessaggero Da Porta Portese alle isole: la lista dei
beni che gli enti locali potranno vendere


ma sì svendita per svendita mettemoce pure questa

fonte: ANSA Prefetto di Roma: vogliono cancellare prefetture

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Prefetto di Roma: vogliono cancellare prefetture

"E' disegno per scardinare lo Stato, si torna ai tempi del fascismo"

28 giugno 2010

ROMA - E' il momento piu' delicato della sua carriera da prefetto. Giuseppe Pecoraro, prefetto di Roma, in un'intervista al Messaggero si dice ''molto preoccupato'' per il tentativo che si sta mettendo in atto di ''cancellare le prefetture o fondere la figura del prefetto con quella del questore''. ''Per l'Italia - dice - significa tornare indietro di oltre sessant'anni. Ai tempi del fascismo, quando la questura era una divisione della prefettura''.

L'operazione parte, secondo Pecoraro, da ''maliziosi emendamenti'' nelle Commissioni parlamentari che hanno come obiettivo ''un vero progetto di riordino dello Stato'', motivati solo apparentemente dalla volonta' di ridurre la spesa. Ma ''c'e' superficialita' e ignoranza - prosegue il prefetto - in quanto e' illegittimo trasferire agli enti locali con legge ordinaria, competenze prefettizie in materia di sicurezza. E' necessaria, invece, una legge costituzionale''. Dietro a questo tentativo ci sono ''esponenti di un partito di governo (che hanno presentato gli emendamenti) ed esponenti dell'opposizione (che hanno rilasciato anche dichiarazioni) - denuncia Pecoraro - che cercano accordi sotto banco sui singoli temi, mettendo in difficolta' il governo''. Nessuna obiezione, da parte del prefetto a ''offrire il nostro contributo a un progetto serio di riorganizzazione dello Stato e al taglio degli stipendi'' ma ''quello che sta avvenendo sul piano economico e' gravissimo, ci stanno umiliando''.

''L'allarme e' giustificato. Occorre, infatti, prestare la massima attenzione nel ridisegnare competenze e funzioni sull'ordine e la sicurezza pubblica, poichè si va ad incidere direttamente sui principi e le garanzie unitarie dello Stato'', dichiara Enzo Letizia, Segretario dell'associazione nazionale Funzionari di Polizia.

''Condividiamo, dunque, le preoccupazioni del prefetto - dice ancora - poichè quando si interviene in una materia assai delicata come l'ordine e la sicurezza pubblica l'analisi delle questioni deve essere profonda e guidata da prudenza ed equilibrio, in un confronto pubblico e trasparente come avvenne con la legge n.121 del 1981 che disegnò le architravi della sicurezza unitaria e civile del nostro Paese''. Secondo Letizia ''oggi si sente nuovamente il bisogno di una Commissione Affari interni al Senato ed alla Camera dei deputati, che fu abolita agli inizi degli anni novanta, per ridare al parlamento il luogo ove discutere in modo serio ed approfondito i temi della sicurezza''.

''Il governo e la maggioranza ritengono essenziale il ruolo dei prefetti, non solo come autorita' locale per la sicurezza, ma anche per il delicato ruolo di mediazione sociale e di rappresentanza dello Stato che svolgono sul territorio. Si tratta di funzioni e di prerogative che non solo vanno difese, ma semmai vanno ancor meglio definite e rafforzate'', afferma il capogruppo del Pdl al Senato Maurizio Gasparri.

''Preoccupa l'allarme lanciato dal prefetto Pecoraro'', commenta il presidente della Regione Lazio, Renata Polverini. ''Cancellare prefetture - spiega - significherebbe privare i cittadini di importanti sentinelle del territorio a garanzia dei diritti civili e delle politiche per la sicurezza. Confidiamo, anche dopo le rassicurazioni del capogruppo del Pdl al Senato Gasparri, che la doverosa lotta agli sprechi e agli enti inutili non coinvolga istituzioni che svolgono invece funzioni sociali importanti''.

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Christian Tambasco

Re: [DOSSIER n. 08] LO STATO SOVRANO NON CONTA UN CAZZO

Messaggioda Christian Tambasco » 13 lug 2010, 13:45

Poste Italiane è una S.p.A. i cui azionisti sono per gran parte il MEF (Ministero dell'Economia e delle Finanze) e la restante parte la CDP (Cassa Depositi e Prestiti) quest'ultima per il 70% dello Stato e per la restante parte di 66 fondazioni bancarie, come già sottolineato da altri in appositi post

viene da pensare che la prima cosa da farsi è chiudere il conto in banca e aprire un conto alle poste, male che va gli effetti leva andrebbero a vantaggio dello Stato e si sa lo Stato siamo noi, insomma in quanto cittadino pago sempre, ma metto lo Stato nel suo insieme in condizioni più agevoli per far fronte ad esigenze di pubblica utilità

purtroppo tra la teoria e la pratica c'è sempre qualcosa che non torna (lo sanno bene gli economisti che additano sempre la realtà di non adeguarsi ai loro modellini perfetti)

i prodotti creditizi offerti dalle poste sono TUTTI di altri istituti privati, non ci credete? auff noiosi che siete:

PRODOTTI DI FINANZIAMENTO
MUTUO BANCOPOSTA (Concesso da Deutsche Bank)
PRESTITO BANCOPOSTA (concesso da Deutsche Bank SpA)
PRESTITO FINALIZZATO BANCOPOSTA (concesso da Compass SpA - Gruppo Bancario Mediobanca)
PRESTITO PERSONALE PRONTISSIMO BANCOPOSTA (concesso da Compass SpA - Gruppo Bancario Mediobanca)
PRESTITO MONDO BANCOPOSTA (concesso da Deutsche Bank SpA)
PRESTITO BANCOPOSTA SALUTE (concesso da Deutsche Bank SpA)
CESSIONE DEL QUINTO BANCOPOSTA (concessa da Deutsche Bank SpA)

CARTE DI CREDITO BANCOPOSTA
PRIVATI
CARTA DI CREDITO BANCOPOSTAPIU’ (emessa da Compass Spa - Gruppo Bancario Mediobanca)
CARTE DI CREDITO BANCOPOSTA CLASSICA, ORO E CREDit-easy (emesse da Deutsche Bank SpA)
CARTA DI CREDITO BANCOPOSTA RICARICABILE (emessa da Agos SpA)
Carta Oro American Express (American Express Services Europe Limited)

AZIENDE
Carta Business American Express e Carta Oro Business American Express (American Express Services Europe Limited)
BancoPosta "Corporate card" e "Bancoposta Gold Corporate Card" (emesse da Deutsche Bank SpA)


dunque la leva finanziario/creditizia è sempre a favore del sistema privato con qualche briciola a bancoposta visto che OFFRE/VENDE/CEDE il SUO portafoglio clienti

fonte:Poste Italiane

tempo fa avevo riportato un articolo del sole24ore circa un decreto firmato da Tremonti sulla EXPORT-BANCA una sorta di incrocio tra pubblico e privato per permettere agli esportatori di ottenere il credito dal sistema bancario il quale non si sarebbe dovuto preoccupare delle garanzie perché ci avrebbero pensato CDP (sempre cassa depositi e prestiti) e SACE. La CDP si sarebbe basata sul risparmio postale.

Di seguito il thread relativo:
Export-Banca

il fantasma giuridico, allo stato dell'arte risulta irrilevante la sua forma pubblica o privata che sia

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Christian Tambasco

Re: [DOSSIER n. 08] LO STATO SOVRANO NON CONTA UN CAZZO

Messaggioda Christian Tambasco » 23 lug 2010, 9:55

fonte: sole24ore Moody's taglia il rating del Portogallo, buona domanda per i titoli di Stato greci

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Moody's taglia il rating del Portogallo, buona domanda per i titoli di Stato greci
Riccardo Sorrentino
13 luglio 2010

Moody's ha tagliato di due punti il rating del Portogallo portandolo ad A1 da Aa2 mantenendo stabile l'outlook. Lo scorso 5 di maggio l'agenzia di rating aveva messo osservazione il debito di Lisbona ventilando un possibile declassamento, che puntualmente si è verificato.

La notizia ha riportato tensione soprattutto sul mercato dei cambi con l'euro in calo sul dollaro e ha messo sotto pressione il debito del Portogallo. Il costo contro il rischio default a 5 anni (credit default swap) è salito a 286 punti base (279,6 ieri), mentre lo spread del governativo di riferimento (il decennale) rispetto al corrispondente titolo tedesco si è allargato a 290 punti base (286). Le borse europee invece sono state relativamente influenzate.

Se la bocciatura di Lisbona ha riportato all'attenzione del mercato la crisi del debito sovrano, acqua sul fuoco è arrivata dalla nuova asta di titoli greci. Atene torna sul mercato del debito per la prima volta dallo scorso maggio. La domanda è stata di tre volte superiore alle attese. Il governo greco ha collocato titoli di stato a 26 settimane per 1,625 miliardi di euro. Il rendimento è salito a quota 4,65%, in lieve rialzo dal 4,55% pagato ad aprile. La domanda degli investitori è stata pari a 3,6 miliardi di euro.

Tornando alla bocciatura del debito portoghese da parte di Moody's, l'agenzia sostiene che la solidità finanziaria di Lisbona «continuerà ad indebolirsi nel medio termine a causa del peggioramento della qualità del debito». Le prospettive di crescita per l'economia del Paese poi rimarranno deboli in assenza di riforme strutturali. Il rapporto tra debito e Pil potrebbe avvicinarsi al 90%. In un'intervista telefonica all'agenzia Bloomberg, gli analisti di Moody's hanno comunque affermato che non sono in vista ulteriori interventi sul rating di Lisbona, anche perchè c'è fiducia per un ritorno del deficit sotto il 3%.

Il giudizio sul debito del Portogallo (consulta il grafico con le scadenze dei prossimi anni) era stato tagliato anche da Standard & Poor's lo scorso 27 aprile. L'altra grande agenzia di rating aveva allora portato il rating sul debito sovrano di Lisbona ad «A-/A-2» da «A+/A-1» con outlook negativo. Immediatamente dopo l'annuncio l'euro, dopo una mattinata relativamente stabile, frena nei confronti del dollaro.

Il programma di consolidamento fiscale del Portogallo è una «condizione necessaria» per la ripresa economica e Moody's ha comunque confermato la «fiducia nella strategia del governo portoghese» ha commentato il ministero delle Finanze di Lisbona. Il ministero delle finanze sottolinea anche che la decisione di Moody's «deriva dalla crisi finanziaria internazionale che ha colpito l'economia per oltre due anni», aggiungendo che la decisione di «mantenere l'outlook stabile segnala che Moody's ha fiducia nell'attuale strategia di politica economica del governo portoghese».


fonte: sole24ore Moody's taglia il rating dell'Irlanda

::
Moody's taglia il rating dell'Irlanda
Riccardo Sorrentino
20 luglio 2010

Retrocessa. L'Irlanda è stata declassata da Moody's: da Aa1 ad Aa2, con un outlook però stabile e non più negativo che lascia quindi prevedere che il nuovo voto resterà valido almeno per qualche tempo. Il rating corrisponde infatti alla AA già attribuita da Standard & Poor's, mentre è più alto di un livello dell'AA- concesso dalla Fitch.

L'annuncio è stato fatto ieri mattina e ha suscitato qualche polemica. È giunto solo un giorno prima delle due importanti aste di oggi: una di titoli di stato a sei anni, da un miliardo di euro; un'altra di decennali, da 1,5 miliardi. La differenza dei rendimenti dei bond 2020, rispetto a quelli tedeschi, è così salita da 291 a 301 punti base (3,01 punti percentuali), il massimo dal 2 luglio, anche se è poi tornato a quota 295. «La scelta dei tempi - ha spiegato alla Reuters Alan McQuaid della Bloxham - non è stata bella, e questo certamente aumenterà il premio (per il rischio, ndr) che occorrerà pagare per ottenere risorse». La risposta dei mercati, in ogni caso, è stata effimera: l'euro in particolare ha perso momentaneamente terreno - è calato a 1,2872 da 1,2893 dell'apertura - per poi recuperare quanto aveva perso e spingersi ben oltre quota 1,29.

Ha molto inciso il nuovo outlook di Moody's: «Potrebbe indicare - ha aggiunto David Schnautz di Commerzbank - che i rischi sono ora piuttosto bilanciati e questo alla fine dovrebbe risultare in un sostegno per i bond irlandesi e per quelli della periferia europea».
Il declassamento, oltre ad allineare - dopo mesi - il voto di Moody's con quello attribuito a giugno 2009 da S&P's, è stato spiegato dalla stessa agenzia come una conseguenza delle «graduale ma significativa perdita di forza finanziaria del governo irlandese, che si è riflessa in un deterioramento della disponibilità del debito», ha spiegato in un comunicato Dietmar Horning, Senior Credit Officer di Moody's. Secondo l'agenzia, la crescita del Pil irlandese sarà al di sotto della sua media storica nei prossimi tre-cinque anni: il settore bancario e quello immobiliare, che hanno trainato l'attività economica in passato, avranno invece un ruolo molto limitato nel prossimo futuro. Il Pil - secondo Moody's - potrà quindi crescere del 2-3% l'anno dal 2011, meno quindi del 4% indicato dal governo. Anche il Fondo monetario internazionale, la settimana scorsa, ha ritenuto possibile che il 2010 si chiuda con una flessione del Pil dello 0,6% - con una ripresa entro fine anno - mentre il 2011 potrebbe vedere una crescita del 2,3%, interiore rispetto al 3% previsto dall'Unione europea e del 2,4% del consensus di mercati, e il 2012 una del 2,5 per cento.

Potrebbe così ritardare il rientro del deficit sotto la soglia del 3%, dal 14% dell'anno scorso (che comprende però gli oneri per la nazionalizzazione di Anglo Irish Bank). Il timore, anzi, è che il disavanzo possa salire al 20% quest'anno, come ha indicato l'Economic and Social Research Institute (Esri) di Dublino. L'obiettivo ufficiale resta quello di centrare il bersaglio nel 2014, ma il piano sembra troppo ambizioso. Il governo ha intanto spiegato, sia pure in via ufficiosa, che i cittadini irlandesi - dopo le pesanti riforme già approvate - potrebbero non accettare ulteriori sacrifici.

Il paese, in ogni caso, sembra poter reggere bene il colpo. Quest'anno, e fino al primo trimestre del 2011, non sono previsti grandi rimborsi di bond, e questa pausa dovrebbe scongiurare il rischio di crisi improvvise. Non sembra preoccupante neanche il versante bancario: lo stress test del Committee of European Banking Supervisors riguarderà anche la Allied Irish e la Bank of Ireland, ma il governatore della banca centrale Patrick Honovan si è mostrato fiducioso: gli esami compiuti dall'autorità monetaria di Dublino - ha spiegato - sono stati più severi. Allied, in particolare, dovrà raccogliere 7,4 miliardi di euro per soddisfare i requisiti fissati dalla vigilanza irlandese.

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Christian Tambasco

Re: [DOSSIER n. 08] LO STATO SOVRANO NON CONTA UN CAZZO

Messaggioda Christian Tambasco » 3 ago 2010, 11:57

fonte: ItaliaOggi Draghi, 80 mld di oro

::
In soli due mesi il valore è aumentato di 10 miliardi di euro
Draghi, 80 mld di oro
In soli due mesi il valore è aumentato di 10 miliardi di euro
di Stefano Sansonetti

03 agosto 2010

È un'escalation impressionante. A fine 2008 valevano 48,9 miliardi di euro. Un anno dopo si era già sfondata la soglia dei 60. Oggi, prendendo l'ultimo dato disponibile, riferito a fine giugno, si è addirittura sfiorata quota 80 miliardi di euro. Tanto sono arrivate a valere le riserve auree della Banca d'Italia.

Si tratta di circa 2.500 tonnellate d'oro, divise in centinaia di migliaia di lingotti custoditi, in parte, nei forzieri di via Nazionale. L'ultimo aggiornamento diffuso da palazzo Koch, appunto, parla di riserve per 79,914 miliardi di euro al 30 giugno 2010. Tanto per fornire un parametro in più, l'incremento è stato di 10 miliardi rispetto a soltanto a due mesi fa, quando il governatore Mario Draghi ha tenuto le sue considerazioni finali più recenti. All'incredibile boom, naturalmente, ha contribuito l'andamento del prezzo dell'oro, salito del 23,3% nel solo 2009 e proseguito senza sosta anche nella prima parte di quest'anno.

Chissà cosa avrà pensato il ministro dell'economia, Giulio Tremonti, di fronte a questi dati. L'anno scorso, infatti, all'interno di un provvedimento anticrisi (dl 78/2009), il titolare del dicastero di via XX Settembre aveva provato a introdurre una sorta di golden tax, ovvero un prelievo del 6% sulle plusvalenze auree di Bankitalia entro un tetto massimo di 300 milioni di euro. Progetto poi bloccatosi per l'opposizione della banca centrale europea guidata da Jean-Claude Trichet. A constatare l'andamento delle plusvalenze negli ultimi anni e negli ultimi mesi, sembra di poter dire che il progetto di Tremonti avrebbe potuto far guadagnare un bottino pieno alla casse dello stato.

Tra l'altro, sempre l'anno scorso, nell'ambito del dibattito parlamentare che si è sviluppato sul provvedimento, l'idea di fare uso delle plusvalenze auree di palazzo Koch aveva incontrato il favore anche di qualche autorevole esponente dell'opposizione. Tanto per fare un esempio Enrico Morando, Pd, già responsabile economico dei Ds, pur contestando le modalità con cui Tremonti era intervenuto sul tema, aveva condiviso l'opportunità di utilizzare le plusvalenze auree. In particolare la proposta era quella di prevederne un impiego per la sviluppo di progetti infrastrutturali a lungo termine, soprattutto per il Sud.

Chissà che questi discorsi, con la nuova valutazione dell'oro di palazzo Koch, non possano presto tornare in auge.

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Re: [DOSSIER n. 08] LO STATO SOVRANO NON CONTA UN CAZZO

Messaggioda mr.spyder » 3 ago 2010, 15:05

fate i calcoli....

30 giugno oro a 1240 dollari l'oncia
3 agosto oro a 1185 dollari l'oncia

http://www.kitco.com/charts/popup/au0060lnb.html

articolo fuori tempo....ora il discorso non vale più,o quanto meno è ridimensionato
Antonio Prezia, detto spyder... anche se non è importante chi sei,ma cosa vuoi fare per cambiare il mondo.

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Re: [DOSSIER n. 08] LO STATO SOVRANO NON CONTA UN CAZZO

Messaggioda sandropascucci » 28 ott 2010, 12:12

http://www.bancaditalia.it/interventi/i ... 0_2010.pdf

traduzione: «..e non rompeteci i coglioni!»

forse saccomanni [nomen omen] è un appassionato di alberto sordi:

http://www.youtube.com/watch?v=uahU5m6Hvj4

«Mi dispiace, ma io so' io, e voi nun siete un cazzo! » [a. sordi - il marchese del grillo]
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Re: [DOSSIER n. 08] LO STATO SOVRANO NON CONTA UN CAZZO

Messaggioda sandropascucci » 28 ott 2010, 12:44

«..Va tuttavia mantenuto fermo il principio che l’accountability non deve rendere possibili indebite intromissioni nell’attività delle Autorità indipendenti: il ruolo di queste ultime deve restare chiaramente distinto da quello dei soggetti politici, in modo da non creare interferenze o tensioni e da non dare neanche l’astratta percezione che possano verificarsi condizionamenti..»


che altro dire? punto. basta. 'nnamo a casa.
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Umiltao

Re: [DOSSIER n. 08] LO STATO SOVRANO NON CONTA UN CAZZO

Messaggioda Umiltao » 28 ott 2010, 14:34

[modalitè feticista dell' ultimo post©]

In aggiunta, se vogliamo, da viewtopic.php?p=14552#p14552:

"E' un discorso serio. La Bce è indipendente e risponde, in definitiva, all' opinione pubblica europea."
[Romano Prodi, 2010]


Appunto.
A conferma di questo è sufficiente ribadire il pensiero del guru della strada, l' apice dell' opinione pubblica europea: «Non andrete avanti sulla vostra tematica se continuerete a fare come avete fatto finora. Dovete invece fare così [...].».

viewtopic.php?f=9&t=1256

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sergioloy

Re: [DOSSIER n. 08] LO STATO SOVRANO NON CONTA UN CAZZO

Messaggioda sergioloy » 29 ott 2010, 13:43

::
Ue, Tremonti: Con nuovo patto stabilità forte devoluzione poteri

Apcom Venezia, 29 ott. (Apcom)

"Il 'nuovo' patto di stabilità e crescita porta con sé una forte e progressiva devoluzione politica di poteri, dagli stati nazionali all'Europa". E' quanto ha affermato il ministro dell'Economia Giulio Tremonti nell'intervento inviato al Forum degli investitori di lungo termine, a cui avrebbe dovuto prendere parte.

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Re: [DOSSIER n. 08] LO STATO SOVRANO NON CONTA UN CAZZO

Messaggioda sandropascucci » 8 nov 2010, 9:47

::
Dollaro svalutato, un rischio per i "Piigs", Italia in testa

Il deprezzamento della valuta americana, conseguenza della politica monetaria di stampaggio a tempo pieno della Fed, approfondirà ancora di più il solco fra un'Europa (Germania e satelliti) che corre come il vento e un´Europa che sta sull'orlo di una nuova recessione. L'Italia, al di là delle dichiarazioni ufficiali, sta metà di là e metà di qua.
di Giuseppe Turani
Pubblicato il 07 novembre 2010 | Ora 19:24
Fonte: WSI
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(WSI) – Una sorta di tempesta perfetta si sta formando al largo dell´Europa e c´è qualche probabilità che arrivi da queste parti all´inizio della primavera, come le rondini. Gli esperti dicono che potrebbe essere una tempesta complicata da affrontare. Ma è ancora presto per fare questi ragionamenti.
Il luogo in cui sta maturando sono gli uffici della Federal Reserve a Washington, la banca centrale degli Stati Uniti. Come si sa, i vertici della Fed hanno deciso che nei prossimi mesi rovesceranno sul mercato qualcosa come 600 miliardi di dollari. Nel senso che con questi soldi compreranno titoli e titolacci che oggi ingombrano il mercato. In realtà, l´operazione è l´ultima arma nelle mani dell´America per dare una spinta alla sua economia. Insomma, benzina per il motore dell´economia più grande del mondo.

E che ci sia bisogno di questo nuovo carburante è chiaro a tutti. Oggi l´America conta 14 milioni di disoccupati ufficiali e altri 5-6 non dichiarati (gente scoraggiata che sta ai bordi del mercato, e che si nasconde). Poiché oggi il sistema Usa crea circa 100-150 mila posti al mese, è evidente che per riassorbire quei disoccupati ci vorrebbero, alla velocità attuale, più di dieci anni. Solo che in America nessuno ha tutto questo tempo. Non il presidente Obama che nel 2012 deve affrontare la campagna elettorale per la rielezione. E ancora meno quelli che oggi sono senza paga.

Da qui l´idea dell´iniezione di una dose molto massiccia di nuovo carburante. Ma da dove verranno questi 600 miliardi di dollari? Molto semplice: dai torchi della stessa Federal Reserve, che provvederanno a stampare questi biglietti verdi nuovi di zecca. Questi soldi finiranno alle banche che, in cambio, cederanno titoli alla stessa Fed. Ma la cosa importante non è questa.

La questione-chiave (che poi è anche l´origine della tempesta in arrivo) è che se si stampano tanti dollari, alla fine il valore del dollaro scende. Ma se il dollaro si deprezza, le esportazioni americane sono favorite mentre le importazioni dall´estero conoscono più difficoltà. Con questa mossa, cioè, l´America cerca di procurarsi un vantaggio competitivo per esportare di più e per far lavorare di più le proprie aziende (che dovrebbero finalmente assumere con più velocità). D´altra parte, l´ha appena detto anche il presidente Obama che bisogna puntare sulle esportazioni.

E fin qui siamo abbastanza nella norma. Quando un´economia ristagna, se può, svaluta un po´ la moneta e cerca di andare in giro per il mondo a vendere. Solo che, come dice la vecchia battuta («il dollaro è una risorsa per l´America, ma un problema per gli altri»), questa faccenda rischia di creare grossi guai all´Europa. E non tanto nel senso che da qui sarà più difficile esportare (anche se sarà proprio così), ma proprio perché il dollaro svalutato rischia di creare grossi guai all´euro. La Germania e i paesi che le ruotano intorno (compreso il nostro Nord) probabilmente soffriranno un po´, ma non tanto. Guadagneranno un po´ meno e dovranno fare un po´ di sconti, ma niente di più. La Germania ormai è molto internazionalizzata (la Bmw produce sia in Germania che in America, e così via), e quindi se la caverà.

Chi si troverà nei guai saranno gli eterni paesi deboli (Portogallo, Spagna, Italia, Irlanda, Grecia), dove gli scossoni euro-dollaro possono provocare una nuova tempesta identica a quella che abbiamo vissuto qualche mese fa e dalla quale siamo usciti per il rotto della cuffia e che ha rischiato di far saltare l´euro. D´altra parte, è già qualche settimana che il mercato dei bond di questi paesi conosce alti e bassi inconsueti.

In sostanza, la svalutazione del dollaro approfondirà ancora di più il solco fra un´Europa (Germania e satelliti) che corre come il vento e un´Europa che sta sull´orlo di una nuova recessione. L´Italia, al di là delle dichiarazioni ufficiali, sta metà di là e metà di qua.

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Re: [DOSSIER n. 08] LO STATO SOVRANO NON CONTA UN CAZZO

Messaggioda sandropascucci » 8 nov 2010, 9:48

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Re: [DOSSIER n. 08] LO STATO SOVRANO NON CONTA UN CAZZO

Messaggioda kasiacolagrossi » 16 nov 2010, 22:59

Portogallo

http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/ ... ornale_pi1

::
BALCONE
PORTOGALLO/DI NUOVO SOTTO TIRO
Rischio «uscita dall'euro»

Il Portogallo, come nel 2009, è di nuovo sull'orlo del baratro. Il rischio, denunciato dal ministro degli esteri Luis Amado del governo socialista guidato da José Socrates, è quello di «uscire dalla zona euro». In una intervista al settimanale «Exspresso», Amando ha confermato che o i socialisti al governo e i social-democratici (destra) all'opposizione si mettono d'accordo per fare la fronte a una situazione estrema in una grande coalizione, o altrimenti l'alternativa è quella di lasciare l'euro [...]


dove sta il problema? :?

::
[...] Il rischio-paese del Portogallo e ai massimi storici dal adozione dell'euro e "i mercati" dubitano dell capacità di Socrates di tagliare il deficit di bilancio a cui si è impegnato con la Ue. Socrates non ha la maggioranza in parlamento e per far passare il budget di lacrime e sangue del 2011 ha bisogno dei social-democratici, che dopo vari tentativi e tira-e-molla l'hanno dato alla prima lettura della finanziaria, questo mese. Ma il voto finale è atteso per il 24 e il nervosismo, dentro e fuori, cresce. Ci sono forti dubbi che il governo socialista possa reggere fino alla sua scadenza naturale (come in italia Berlusconi prima vuole votare la finanziaria poi la fiducia), fine 2013, specie ora che Psd è avanti nei sondaggi. Ma per la costituzione lusitana, si potrebbe andare al voto anticipato non prima del maggio 2011. Un tempo molto, troppo lungo


credo di aver sbagliato il 3d. :(
katarzyna edyta colagrossi

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Re: [DOSSIER n. 08] LO STATO SOVRANO NON CONTA UN CAZZO

Messaggioda sandropascucci » 18 nov 2010, 13:38

sandropascucci ha scritto:dato che l'UIC:

L'Ufficio Italiano dei Cambi in Banca d'Italia
Dal 1 gennaio 2008 l’Ufficio Italiano dei Cambi è soppresso e le sue funzioni sono esercitate dalla Banca d’Italia, che succede in tutti i diritti e rapporti giuridici di cui l’UIC è titolare (D.lgs. 21/11/2007 n. 231).


cominciamo a snellire gli "organi di controllo" ??

"Strano! Io ho sempre saputo che nel Texas ci nascono solo tori e checche, soldato Cowboy e tu l'aria del toro non ce l'hai neanche un po' quindi il cerchio si restringe!"
[Srg Mag. Hartman]
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sergioloy

Re: [DOSSIER n. 08] LO STATO SOVRANO NON CONTA UN CAZZO

Messaggioda sergioloy » 24 nov 2010, 21:07

Il capo del FMI ha detto che le nazioni europee devono cedere maggiore sovranità e dare maggiori poteri al centro al fine di evitare future crisi.

http://www.telegraph.co.uk/finance/fina ... to-EU.html

sandropascucci
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Re: [DOSSIER n. 08] LO STATO SOVRANO NON CONTA UN CAZZO

Messaggioda sandropascucci » 8 dic 2010, 9:43

::
Ungheria: giu' moneta e titoli Stato
Ieri Moody's ha declassato di due gradi il debito del Paese
07 dicembre, 16:09

(ANSA) - BUDAPEST, 7 DIC - Fiorino e titoli di Stato in caduta dopo che l'agenzia di rating Moody's ha declassato ieri di due gradi il debito dell'Ungheria, abbassandolo nella categoria Baa3. Il cambio e' arrivato a 285 fiorini contro un euro.

L'agenzia oggi, in conseguenza ha degradato anche otto banche commerciali, le piu importanti, salvo la Cib, filiale di Banca Intesa. Il governo conservatore persegue una politica monetaria di misure temporanee anziche' avviare interventi strutturali, sottolineano gli esperti.
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