il termine signoraggio nel Sistema Politico..

raccolta delle menzogne del SistemaIGB
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Messaggioda sandropascucci » 31 mag 2011, 11:22

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Re: il termine signoraggio nel Sistema Politico..

Messaggioda sandropascucci » 31 mag 2011, 11:23

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Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-12113
presentata da
ANTONIO DI PIETRO
lunedì 30 maggio 2011, seduta n.479


DI PIETRO. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:

l'emissione della moneta è obbligatoriamente collegata alla generazione del signoraggio che è rappresentato dal guadagno e dal potere in mano al soggetto predisposto alla creazione della moneta. Il signoraggio, dunque, è l'insieme dei redditi derivanti dall'emissione di moneta. Il premio Nobel Paul R. Krugman, nel testo di economia internazionale scritto con Maurice Obstfeld, lo definisce come il flusso di «risorse reali che un governo guadagna quando stampa moneta che spende in beni e servizi»;

storicamente, il signoraggio era il termine col quale si indicava il compenso richiesto dagli antichi sovrani per garantire, attraverso la propria effigie impressa sulla moneta, la purezza e il peso dell'oro e dell'argento;

oggi, invece, alcuni studiosi di economia imputano al moderno signoraggio una dimensione che va ben al di là di una semplice tassa, in quanto il reddito monetario di una banca di emissione è dato solo apparentemente dalla differenza tra la somma degli interessi percepiti sulla cartamoneta emessa e prestata allo Stato e alle banche minori e il costo infinitesimale di carta, inchiostro e stampa sostenuto per produrre denaro. Apparentemente, in quanto, de facto, il signoraggio moderno è eclissato nella contabilità dall'azione di dubbia legittimità della banca emittente che pone al passivo il valore nominale della banconota. In buona sostanza, la banca dichiara di sostenere per la produzione della carta moneta un costo pari al suo valore facciale (euro 100 per una banconota del taglio di 100 euro);

le Banche centrali sono le istituzioni che raccolgono sia la ricchezza, sia il profitto da signoraggio che dovrebbero essere trasferiti, una volta coperti i costi di coniatura, alla collettività rappresentata nello Stato;

tale signoraggio è il cosiddetto signoraggio primario poiché deriva dall'abilità che possiede la Banca centrale di emettere moneta stampandola e immettendola nel mercato. Si tratta del signoraggio che sta a monte di tutto il sistema monetario, poiché si colloca nel momento di emissione della moneta;

questo processo non è però l'unico che permette l'aumento della massa monetaria in circolazione nel circuito economico. Esiste, infatti, un secondo meccanismo attraverso il quale cresce la base monetaria in circolazione, il cosiddetto signoraggio secondario o credit creation;

il signoraggio secondario è il guadagno che le banche commerciali ricavano dal loro potere di aumentare l'offerta di moneta estendendo i loro prestiti sui quali ricevono interessi e, negli ultimi decenni, con l'introduzione di nuovi strumenti finanziari quali, ad esempio i derivati;

con riferimento al sistema monetario attuale, da anni si discute sia in ambito accademico sia in ambito sociale sulle incongruenze relative alla proprietà del valore della moneta al momento della sua emissione: un valore che, in buona sostanza, non verrebbe riconosciuto in capo al suo creatore, ovvero la collettività, il popolo, ma che piuttosto le verrebbe sottratto;

principio fermo di ogni democrazia è che la «sovranità» appartiene al popolo e la nostra Carta costituzionale sancisce chiaramente questo principio all'articolo 1;

ne consegue che derivazione diretta di tale sovranità è anche la sovranità monetaria, che determina il potere di chi detiene il controllo della moneta e del credito;

essendo il popolo a produrre, consumare e lavorare, la moneta, sin dal momento in cui viene emessa da una qualsiasi Banca centrale dovrebbe, in linea di principio, come affermato da molti studiosi, diventare proprietà di tutti i cittadini che costituiscono lo Stato, il quale però non detiene il potere di emettere moneta;

la distorsione alla base della sovranità monetaria è stata oggetto di uno studio da parte del procuratore generale della Repubblica Bruno Tarquini che sul punto ha scritto il libro La banca, la moneta e l'usura, edizione Controcorrente, Napoli, 2001. Secondo il procuratore generale Bruno Tarquini, lo Stato avrebbe avuto i mezzi tecnici per esercitare in concreto il potere di emettere moneta e per riappropriarsi di quella sovranità monetaria che avrebbe permesso di svolgere una politica socio-economica non limitata da influenze esterne, ma soprattutto liberandosi di ogni indebitamento;

anche il professor Giacinto Auriti, docente fondatore della facoltà di giurisprudenza di Teramo, ha compiuto numerosi studi sulla sovranità monetaria e sul fenomeno del signoraggio;

in particolare, il professor Giacinto Auriti ha sostenuto che l'emissione di moneta senza riserve e titoli di Stato a garanzia per la realizzazione di opere pubbliche non creerebbe inflazione in quanto corrisposto da un eguale aumento della ricchezza reale, e che le Banche centrali ricaverebbero profitti indebiti dal signoraggio sulla cartamoneta, dando origine in tal modo al debito pubblico;

altra denuncia compiuta dal professor Giacinto Auriti è quella relativa alla totale assenza al livello giuridico di una norma che stabilisca in maniera univoca di chi sia la proprietà dell'euro all'atto della sua emissione. Per tali ragioni, ad avviso del professor Auriti, risulterebbe impossibile individuare chi sia creditore e chi debitore nella fase della circolazione della moneta e i popoli europei non sapranno mai se siano «creditori» (in quanto proprietari) o «debitori» (in quanto non proprietari) per un valore pari a tutto l'euro che viene messo in circolazione -:

se alla luce di quanto descritto in premessa il Governo non intenda intervenire, anche nelle competenti sedi europee, per verificare la compatibilità delle teorie elaborate dal procuratore generale della Repubblica Bruno Tarquini e dal professor Giacinto Auriti con i Trattati dell'Unione europea e il principio costituzionale della sovranità monetaria, anche al fine chiarire di chi sia la proprietà dell'euro al momento della sua emissione, quale sia la natura giuridica della moneta emessa dalle banche commerciali e, infine, quale sia la reale efficacia degli strumenti di controllo a disposizione della Banca centrale sulla massa monetaria messa in circolazione dalle banche commerciali.
(4-12113)
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Messaggioda sandropascucci » 5 nov 2013, 6:18

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Sel, stampare un centesimo ne costa almeno quattro

I deputati di Sinistra ecologia e libertà hanno presentato una mozione alla Camera per verificare i costi di produzione delle monete da uno, due e cinque centesimi. Dall'introduzione dell'euro, ne sono stati stampati 174 milioni di euro per un costo complessivo di 362 milioni

Sel, stampare un centesimo ne costa almeno quattro

TAG euro, sel, un centesimo

MILANO - Quando si dice che i conti non tornano. A farli sono stati i deputati di Sinistra Ecologia Libertà che hanno presentato una mozione alla Camera (primo firmatario il tesoriere nazionale di Sel Boccadutri, e sottoscritta anche da deputati del Pd, Scelta Civica, M5S) sulla vicenda dei costi di fabbricazione delle monete da 1, 2, 5 centesimi. I costi di fabbricazione di ciascuna moneta da 1 centesimo - scrive Sel in una nota - ammonterebbero a 4,5 centesimi; quelli di ciascuna moneta da due centesimi a 5,2 cent; quelli di ciascuna moneta da 5 centesimi a 5,7: dall'introduzione dell'Euro la Zecca avrebbe fuso oltre 2,8 miliardi di monete da un centesimo, 2,3 miliardi di monete da 2 cent e circa 2 miliardi di monete da 5 cent, per un costo complessivo di 362 milioni di euro a fronte di un valore reale di 174 milioni.


cojoni.
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Messaggioda sandropascucci » 5 nov 2013, 10:44

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Re: il termine signoraggio nel Sistema Politico..

Messaggioda sandropascucci » 5 nov 2013, 13:51

forse SEL&COMP. volevano portare a casa un facile bottino mediatico.
si saranno detti: con la BCE che appoggia (6 mesi fa!) possiamo vincere facile e prenderci il merito.

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19/05/2013 11:19
«Non aboliamo i centesimi, i tedeschi li vogliono»

Il presidente della Bundesbank Jens Weidmann è contrario all’ipotesi allo studio della Bce. Lo ha affermato in un’intervista al domenicale Bild am Sonntag. «La decisione non spetta alla Bce ma ai ministri delle finanze dell’Eurozona»

Il presidente della Bundesbank (Buba), Jens Weidmann, è contrario all'ipotesi allo studio della Bce sull'abolizione dei centesimi di euro. Lo afferma il manager in un'intervista al domenicale Bild am Sonntag (BamS), in cui dopo aver precisato che la decisione sull'abolizione delle monetine da uno e due centesimi spetta non alla Bce, ma ai ministri delle Finanze dell'Eurozona, sottolinea che «nella popolazione tedesca c'è il desiderio di mantenere queste monetine, personalmente non posso che associarmi». Martedì scorso la Bce aveva comunicato di stare riflettendo sulla possibilità di chiedere l'abolizione di queste monetine, poiché i costi di produzione superano il loro valore effettivo.
Da quando l'euro è stato introdotto nel 2002, produrre le monetine da uno e due cent ha fatto perdere alla Bce 1,4 miliardi di euro. In totale i Paesi dell'Eurozona hanno messo in circolazione finora 45,8 miliardi di monetine da uno e due cent. Weidmann si dice anche molto scettico sull'idea di introdurre nuove banconote da uno e due euro, spiegando che «la gente non le vuole», oltre al fatto che un argomento contrario alla loro introduzione è dovuto agli «elevati costi di stampa». Il presidente della Buba riconosce che l'annuncio di Mario Draghi di intervenire in maniera illimitata nell'acquisto di bond dei Paesi in crisi per far fronte alla speculazione, «ha calmato i mercati, ma l'euforia sarebbe stata ancora più grande se i ministri delle Finanze avessero adottato gli Eurobond. È proprio una buona idea garantire tutti insieme per i debiti di Stato?». Weidmann si pone poi retoricamente la domanda «se abbiamo tirato le lezioni giuste dalla crisi finanziaria e se manteniamo l'Unione monetaria come un'unione della stabilità». Secondo il manager, esiste il rischio che la politica dei bassi tassi di interesse «conduca al fatto che la lotta contro le cause della crisi venga condotta con minore fermezza».


mi chiedo: ma com'è che questo tizio sa perfettamente che i centesimi sono ben voluti ma la carta no?!
e a questo punto ci inseriamo l'immortale duisemberg che smerda tremonti: http://www.signoraggio.com/Duisenberg-vs-Tremonti.htm

Duisenberg, costose per l'Italia le piccole banconote di euro

La risposta della Banca Centrale Europea alla proposta di Giulio Tremonti
(Conferenza stampa presidente BCE 12.9.2002)

La Banca Centrale Europea sta valutando le implicazioni dell'introduzione di banconote da uno e due euro suggerita dal nostro ministro dell'Economia Giulio Tremonti. Lo ha rivelato il presidente della BCE Willem Duisenberg rispondendo il 12 settembre a una domanda sull'argomento nel corso di una conferenza stampa a Francoforte. L'introduzione di queste due nuove banconote non sarebbe però un affare né per l'Italia né per gli altri Paesi che attualmente godono del diritto di "signoraggio" sulle monete. (13 settembre 2002)

Estratto della conferenza stampa del presidente della BCE, Willem F. Duisenberg, Francoforte 12.9.2002

Domanda: "Mr Tremonti, il ministro italiano dell’Economia, ha proposto l’adozione delle banconte da 1 e 2 euro, insieme con le monete allo scopo di impedire ulteriori aumenti dei prezzi. Il 74% degli italiani è d’accordo con questa proposta e noi vogliamo sapere che cosa pensa lei di questo e se ne avete parlato alla Banca centrale europea. Grazie."

Duisenberg: “Non abbiamo progetti di introdurre banconote da 1 o 2 euro, ma ne abbiamo sentito parlare. Naturalmente, ne abbiamo discusso. Stiamo valutando le implicazioni di introdurre tali banconote. In linea di principio non abbiamo niente contro questo progetto, ma stiamo valutando le implicazioni e spero che Mr Tremonti si renda conto che se tale banconota dovesse essere introdotta, egli perderebbe il diritto di signoraggio che si accompagna ad essa. Dunque se egli, come ministro dell’Economia, ne sarebbe contento non lo so.”
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