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raccolta delle menzogne del SistemaIGB
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domenico.damico

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Messaggioda domenico.damico » 18 mag 2011, 15:16

!
Sete di profitto - Le banche mettono le mani sull’acqua
di Roberto Cuda

Fonte: Valori - Mensile di economia sociale, finanza etica e sostenibilità
(rivista di banca etica, nota mia)



"Chiare, fresche, dolci acque. E redditizie"Il mondo della finanza, istituti di credito in testa, non si lascerà sfuggire l’occasione d’oro offerta dal governo, che ha dato vita ad una privatizzazione forzata del comparto idrico. Che dovrà concludersi entro il 2015.


Chiare, fresche, dolci acque. E redditizie. Senza fare troppo rumore, le banche stanno mettendo le mani su una delle risorse vitali del Paese (e del mondo intero). Dopo aver acquisito piccole quote nelle principali società idriche del settore, ora si avvicina il momento di fare il grande salto. Restano due ostacoli da superare: le tariffe (troppo basse) e il referendum per l’acqua pubblica.

Poi sul resto ci si può mettere d’accordo. La svolta è arrivata con l’operazione San Giacomo, nuovo polo dell’acqua controllato da Iren (frutto della fusione tra la ligure-piemontese Iride e l’emiliana Enìa) in partnership con F2i, il fondo di private equity guidato da Vito Gamberale e partecipato al 55% da Intesa SanPaolo, Unicredit, Merryl Lynch e sette fondazioni bancarie. F2i nella nuova società – che ha inglobato la genovese Mediterranea delle Acque – avrà una quota del 35%, con l’opzione di salire al 40%. Altro socio di rilievo con l’8% è la Cassa Depositi e Prestiti, a sua volta partecipata al 30% dalle stesse fondazioni.

Manovre che segnalano gli appetiti del mondo creditizio verso un boccone troppo ghiotto per farselo sfuggire, specie in periodi di vacche magre. E il ministro per le Politiche europee, Andrea Ronchi, lo ha offerto su un piatto d’argento con un decreto del 2009, poi convertito in legge, avviando una vera e propria privatizzazione forzata del comparto. Infatti entro il 2015 i comuni dovranno scendere al 30% nelle società quotate in Borsa (al 40% entro giugno 2013), mentre nelle aziende a totale capitale pubblico l’azionista privato dovrà salire al 40% entro quest’anno. In caso contrario scatta l’obbligo di gara per l’affidamento del servizio.

Una rivoluzione per il settore, che riverserà in Borsa partecipazioni per oltre due miliardi di euro nei prossimi tre anni e mezzo, rimettendo in gioco gli attuali assetti proprietari. Sempre che il referendum non rovini la festa.


Il cappio dei debiti
Intanto sui pacchetti in vendita hanno messo gli occhi tutti: banche, gruppi industriali (in primis Caltagirone, già azionista di rilievo di Acea), fondi di investimento, fondi pensione, fondazioni bancarie, ma anche organismi pubblici come Cassa depositi e prestiti e veicoli come F2i. I Comuni dal canto loro potrebbero cogliere l’occasione per dare un po’ di ossigeno alle casse, in sofferenza per il taglio ai trasferimenti, cedendo quote anche superiori alla soglia imposta per legge.

Le banche tuttavia sono avvantaggiate sui competitor grazie agli intrecci finanziari già in essere, che legano a doppio filo le sorti del settore agli interessi degli istituti. Le sole società quotate hanno debiti bancari per 6 miliardi di euro, su 9 miliardi di capitalizzazione, che fruttano ogni anno dai 240 ai 360 milioni di interessi (prelevati direttamente dalle bollette dei cittadini). Una spada di Damocle che peserà non poco nel processo di privatizzazione, quando cioè si tratterà di collocare le partecipazioni sul mercato. In prima fila svetta Intesa SanPaolo, seguita nell’ordine da Banco Popolare, Unicredit, Dexia Crediop, Mps e Bnp (che controlla Bnl): sono loro che tengono le briglie del debito nel comparto idrico, ben in grado di influenzare le scelte strategiche delle aziende clienti. E saranno loro, con tutta probabilità, a contendersi la torta.

«Sul piatto ci sono soprattutto le imprese del Nord, più ricche ed efficienti», continua Lembo, segretario nazionale del Comitato italiano per il Contratto mondiale dell’acqua. Inoltre, continua Lembo, «mentre in regioni come la Toscana, l’Umbria e l’Emilia le tariffe sono già aumentate, in Lombardia e Veneto ci sono margini molto più ampi. Ma per ora le banche mantengono uno stretto riserbo sull’argomento, visti i nostri tentativi (andati a vuoto) di avere qualche chiarimento».

Del resto i rischi sono bassi e il rendimento è garantito per legge. Già nel 2006, infatti, la normativa stabilisce una remunerazione minima del 7% sul capitale investito, da incorporare nelle tariffe.

«Ma si tratta appunto di una soglia minima - continua Lembo - destinata con tutta probabilità a salire, visto che in Italia la tariffa media è circa la metà di quelle europee. La stessa remunerazione viene garantita ai fondi pubblici, ad esempio quelli erogati da Cassa Depositi e Prestiti, quando i tassi applicati da quest’ultima agli enti locali si attestano oggi intorno al 3%. Una norma iniqua, di cui abbiamo chiesto l’abrogazione per via referendaria». Nel 2009 F2i ha assicurato agli investitori un rendimento medio del 15%, al di sotto del quale difficilmente scenderà in futuro se vuole continuare a rastrellare capitali.

A pesare saranno anche gli interventi per chiudere le falle di una rete non proprio in ottimo stato – si stimano non meno di 50 miliardi di euro nei prossimi 15 anni – che aumenteranno i debiti delle multiutility e faranno lievitare i prezzi. È questo un nodo cruciale dei processi in atto, come spiega Andrea Gilardoni, docente di Economia e gestione delle utilities all’università Bocconi di Milano: «Il settore idrico è oggetto di grande attenzione, ma richiede grossi investimenti, che la pubblica amministrazione non è più in grado di sostenere. Il fabbisogno è di gran lunga superiore alle risorse disponibili e non resta che il ricorso alla finanza privata per riparare le reti e garantire una gestione efficiente delle varie fasi, dal trasporto alla depurazione, dal riciclo al trattamento fognario. Le nuove normative europee, d’altro canto, impongono parametri qualitativi dai quali non possiamo prescindere».


Il nodo tariffe
Le tariffe saranno, dunque, il vero spartiacque di un ingresso in forze della finanza privata. «Banche e fondi intervengono solo se hanno ritorni adeguati - conferma Gilardoni - e dunque servono prima regole chiare e trasparenti, come è già avvenuto nel settore elettrico, a partire dalle tariffe. Le banche finora hanno mostrato prudenza, proprio a causa dell’incertezza normativa e del malfunzionamento del sistema degli Ato. Per contro la natura del servizio idrico potrebbe garantire rendimenti costanti che, soprattutto in periodi di crisi, costituiscono un asset importante. Si tratta insomma di investimenti con rischi contenuti, meno sensibili ai cicli dei mercati finanziari».

È d’accordo Giampaolo Attanasio, associate partner di Kpmg specializzato nel settore energy e utility: «L’interesse degli investitori per il comparto è legato al buon rapporto tra rischio e rendimento e a una remunerazione comunque superiore a quella dei titoli pubblici. Tuttavia la mancanza di chiarezza normativa e il basso livello delle tariffe ostacolano l’afflusso di capitali privati. Molti preferiscono aspettare, in attesa di una netta separazione tra patrimonio e gestione del servizio e di un maggiore consenso sugli aumenti tariffari. In ogni caso un eventuale ingresso delle banche non avverrà direttamente, ma attraverso fondi infrastrutturali come F2i, che potrebbero attrarre gli investimenti mettendo in gioco una reale competenza nel settore. Per il resto molto dipenderà dall’esito della crisi, per nulla scontato. Quando le quote dei Comuni verranno messe sul mercato potremmo trovarci di fronte ad un’economia in ripresa oppure ad uno scenario giapponese, di stasi: situazioni molto acquirenti».



Intesa Sanpaolo sembra aver fiutato prima degli altri l'affare
Dai documenti contabili risulta, infatti, la banca di gran lunga più esposta sul settore idrico. Azionista al 10% di Acque Potabili (provincia di Palermo), al 3,6% di Acegas e al 3% di Iren, compare tra i grandi finanziatori di tutte le multiutility quotate in Borsa.

Acegas, Acque Potabili, Acsm Agam, Hera, Iride ed Enìa registrano debiti a breve e medio-lungo termine intorno ai 420 milioni di euro verso Intesa, oltre il doppio dei volumi di Unicredit. Acea e A2A non forniscono il dettaglio dei creditori, ma sappiamo che la banca guidata da Corrado Passera intrattiene rapporti privilegiati con entrambi. Nel marzo 2010 essa garantì il collocamento di un prestito obbligazionario Acea pari a 500 milioni di euro, insieme a Bnp, Mediobanca, Mps e Unicredit, mentre nove mesi dopo compare tra i collocatori di obbligazioni A2A per 1 miliardo di euro, insieme a Bnp, Mediobanca, Banco Bilbao e Calyon. Nei prospetti di entrambe le aziende, depositati alla Borsa del Lussemburgo (paradiso fiscale nel quale è avvenuta l’emissione), si precisa che gli istituti “e le rispettive affiliate sono impegnati, e potrebbero esserlo in futuro, in attività di banca d’investimento, banca commerciale (inclusa l’erogazione di prestiti agevolati) e altre transazioni correlate con le imprese emettitrici e le proprie affiliate e potrebbero prestare servizi per esse”.

Intesa è anche uno dei grandi investitori di F2i, il fondo entrato prepotentemente nel mercato idrico con l’operazione San Giacomo-Mediterranea delle Acque, ma non disdegna interventi di minor cabotaggio in diversi Ato. Nel 2009 ha partecipato alla concessione di un prestito in pool alla società Multiservizi, che ha in appalto il servizio idrico dell’Ato di Ancona per la realizzazione degli investimenti previsti dal Piano d’Ambito, e ha acquisito un mandato per un finanziamento all’Ato di Novara, in attesa del quale ha concesso un prestito ponte in pool con altri istituti. Nel 2008 si segnala la prosecuzione dell’attività di advisory verso la Gori Spa, concessionaria per il servizio idrico dell’Ato Sarnese Vesuviano. Nelle relazioni di bilancio dei due anni precedenti emergono rapporti con l’allora Smat di Torino, a garanzia di finanziamenti della Banca Europea per gli Investimenti, e con la Telete per progetti relativi al ciclo idrico dell’Ato 1 Lazio Nord-Viterbo e dell’Ato 3 Umbria, nonché un’operatività “di particolare rilievo” con le principali aziende del nord Italia, quali Aem Milano, Hera, Asm Brescia e Iride.

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domenico.damico

Re: ORO BLU

Messaggioda domenico.damico » 19 mag 2011, 0:12

Terrificante articolo del prof. di economia che ha parlato su radio2, Sandro Brusco

Fonte:http://www.noisefromamerika.org/index.php/roles/19

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L'acqua, un bene economico
di sandro brusco, 14 Maggio 2011

I referendum sulla gestione delle risorse idriche si avvicinano. L'Istituto Bruno Leoni ha pubblicato un libro che cerca di compiere un'analisi economica della gestione dell'acqua. È probabilmente una battaglia persa quella di provare a ragionare su questo tema, ma è giusto provarci lo stesso.
Il tema

Anche se il tema della gestione delle risorse naturali, tra cui l'acqua, è sempre di attualità, è ovvio che l'operazione editoriale dell'Istituto Bruno Leoni è legata ai due referendum programmati per giugno. Devo confessare che non conosco bene la Legge Ronchi, quindi non sono in grado di dire quanto sia ben fatta. Ma, con l'approssimarsi del referendum, il quadro ha iniziato un po' a chiarirsi. A me è risultato utile questo articolo di Luigi Marattin, assessore al bilancio di area PD al comune di Ferrara.

Ma al di là del merito degli argomenti, ho trovato progressivamente sempre più sconcertante la retorica dei proponenti del referendum. Si legga per esempio questo intervento del padre comboniano Alex Zanotelli, di cui riporto un paio di passaggi significativi.

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Come possiamo permettere che l’acqua, nostra madre, sia violentata e fatta diventare mera merce per il mercato? Per noi cristiani l’acqua è un grande dono di Dio, che fa parte della sua straordinaria creazione e che non può mai essere trasformata in merce.

...

Come cristiani non possiamo accettare la legge Ronchi, votata dal nostro Parlamento (primo in Europa) il 19 novembre 2009, che dichiara l’acqua come bene di rilevanza economica. Il referendum del 12 e 13 giugno sarà molto importante per bloccare questo processo di privatizzazione dell’acqua e per salvare l’acqua come un grande dono per l’umanità
Scendiamo in piazza! Così come hanno fatto i monaci in Myanmar (ex Birmania) contro il regime che opprime il popolo.


Francamente, la Legge Ronchi potrà avere un sacco di difetti ma pensare che sia oppressiva al pari della dittatura di Myanmar è decisamente sopra le righe. E in caso vi stiate chiedendo se questa sia una posizione confinata a poche frange del mondo cattolico, la risposta è no. L'atteggiamento ''l'acqua è un dono di Dio quindi non può essere una merce'' sembra essere condiviso almeno da parte delle gerarchie ecclesiastiche, visto che sull'ufficialissimo Osservatore Romano, il 22 marzo scorso è apparso un articolo a firma di Gaetano Vallini che, ovviamente con toni più pacati, esprime concetti simili. Anche qui, riportiamo alcuni passaggi significativi

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Se è vero che spesso per i poveri non è tanto la scarsità d’acqua in sé a portare sofferenza, ma l’impossibilità economica di accedervi, allora esiste, come ha ricordato il 24 febbraio il vescovo Mario Toso, segretario Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, intervenendo alla conferenza internazionale di Greenaccord a Roma, «un serio problema di indirizzo etico», perché, ha aggiunto rilanciando le parole del Compendio della dottrina sociale della Chiesa , l’acqua — diritto universale e inalienabile — è un bene troppo prezioso per obbedire solo alle ragioni del mercato e per essere gestita con un criterio esclusivamente economico e privatistico. Il suo valore di scambio o prezzo non può essere fissato secondo le comuni regole della domanda e dell’offerta, ovvero secondo la logica del profitto. Che è però quanto in più parti del mondo accade o si rischia in caso di privatizzazione, fino a giungere al paradosso che vede i poveri pagare molto più dei ricchi per quello che dovrebbe essere un diritto naturale.

...

Ed è ciò che oggi la società civile chiede anche in alcuni Paesi occidentali, come l’Italia, dove presto si voterà un referendum che chiede di evitare di intraprendere la strada verso la privatizzazione dell’acqua. Un referendum che ha visto impegnate anche alcune realtà ecclesiali nel comitato promotore, segno dell’attenzione del mondo cattolico verso un tema delicato e cruciale.

...

Come non ricordare in questa circostanza il suggestivo messaggio che ci giunge dalle Sacre Scritture, dove si tratta l’acqua come simbolo di purificazione? Il pieno recupero di questa dimensione spirituale è garanzia e presupposto per un’adeguata impostazione dei problemi etici, politici ed economici che condizionano la complessa gestione dell’acqua da parte di tanti soggetti interessati, nell’ambito sia nazionale sia internazionale».

Allora, giusto per ricordare ciò che è ovvio. Se un bene è economico o meno non è determinato dalle sue qualità simboliche o da quanto sia importante per la sopravvivenza. Un bene è economico se è scarso, e quindi esiste il problema di come allocarlo. Quindi, piaccia o meno e indipendentemente dalla sua origine o meno come dono divino, l'acqua è un bene economico. Come sono beni economici il cibo (o ''il pane'', giusto per evocare altri simboli), i vestiti, l'abitazione e tanti altri senza i quali l'esistenza non sarebbe possibile.

Questa realtà elementare, la scarsità dell'acqua e quindi la necessità di ragionare in termini economici della sua gestione e allocazione, resta qualunque sia il regime di proprietà dell'acqua (che non è messo in discussione dalla legge Ronchi: l'acqua resta pubblica). La vera domanda quindi non è se l'acqua è un bene economico o meno. Lo è, almeno finché resta una risorsa scarsa. La vera domanda è quali obiettivi vogliamo raggiungere con questo bene e, soprattutto, come vogliamo raggiungerli.

Sugli obiettivi credo che ci sia in realtà ampio consenso. A nessuno piace l'idea che ci siano vasti settori della popolazione condannati alla sete e a nessuno piace l'idea che l'acqua, o qualunque risorsa naturale, possa essere usata per estrarre profitti monopolistici. I dissensi sono sul come. I referendari sembrano straconvinti che gli obiettivi possono essere raggiunti unicamente mantenendo non solo la proprietà pubblica dell'acqua (che, ripeto a costo di essere noioso, non è messa in dubbio dalla legge Ronchi) ma anche la gestione pubblica della sua distribuzione. Non ho capito bene quali argomenti teorici e quale evidenza empirica sostenga tale posizione; le cose che ho letto, come i due interventi che ho riportato sopra, sono più o meno al livello di ''il denaro è lo sterco del demonio'' e quindi non si possono prendere sul serio. Attendo migliori indicazioni. Attendo anche di sapere perché i proponenti del referendum non propongono pure la nazionalizzazione immediata di tutte le panetterie. Il pane, si sa, è una risorsa essenziale senza la quale la vita è impossibile, ed ha anche un alto valore simbolico. Come si può permettere che la sua distribuzione venga lasciata ai privati e che il capitale investito in questo settore venga remunerato?

Il libro

Non conoscevo l'autore del libro. Una rapida ricerca su internet lo indica come appartenente al think tank svedese Timbro. Il libro, originariamente scritto in svedese, è stato pubblicato in inglese nel 2005 dal Cato Institute, ed è stato ora tradotto in italiano con una prefazione di Oscar Giannino.

Il libro è incentrato sulla politica della gestione dell'acqua nei paesi in via di sviluppo, che al momento è praticamente solo pubblica. È anche in buona misura fallimentare, risultando sia inefficiente dal punto di vista tecnologico (un notevole ammontare di acqua viene sprecato) sia profondamente ingiusta dal punto di vista distributivo (i poveri sono quelli che più frequentemente pagano le inefficienze della distribuzione). La proposta è quindi di aprire il settore alle imprese private, in modo che si riescano a ridurre gli sprechi e migliorare l'allocazione.

Gli argomenti teorici sono abbastanza standard, anche se molto spesso completamente ignorati, e il valore aggiunto del libro sta quindi nella lunga serie di case studies empirici. Non starò ad aggiungere di più; se volete approfondire guardate la recensione su Amazon. Nel frattempo, prepariamoci ad una campagna elettorale dai toni ancora più demagogici del solito.


Il rovesciamento di ogni logica. L'incapacità di uscire dagli schemi economicistici.
Ragionamenti così ottusi, da essere quasi comici, se non fossero tragici.
Perché questa presunta real-politik (che non ha nulla di realistico) è quella effettivamente in atto.

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Christian Tambasco

Re: ORO BLU

Messaggioda Christian Tambasco » 19 mag 2011, 8:36

questo è un professore? cioè qualcuno che ha qualcosa da insegnare a qualcun altro? :shock:

sandropascucci
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Re: ORO BLU

Messaggioda sandropascucci » 19 mag 2011, 9:55

la cosa da ribattere è:

«dato che dici che non vuoi mettermi un dito nel culo e
dato che è vero che non sono proprietario dello spazio dietro il mio buco del culo..
perché allora stai lì con l'indice [neanche minimamente inumidito]
puntato verso il mio buco di culo?»
[sandropascucci, 2011]


questi VERMI si dilettano in PROVOCAZIONI. io le raccolgo. io~vengo~a~te© e, quando dici:
- perché non nazionalizzare le panetterie?

ti dico:

- OK!! MI PIACE L'IDEA!! OTTIMA!! FAMOLO!

una panetteria COMUNALE che dà pane gratis ai disoccupati.
ora hai voluto fare il fighetto a fare questa provocazione.. io-popolo l'ho raccolta.
ora dimmi PERCHE' NON SI PUO' AVERE IN UN COMUNE ITALIANO UNA PANETTERIA GRATUITA.

sei un verme se neghi il pane!

la soluzione, secondo-me-sandro-pascucci, è GIRARGLI OGNI PROVOCAZIONE CHE FANNO.

le PROVOCAZIONI (e so di che parlo!) sono fatte per far INDIETREGGIARE l'avversario.

FACCIAMOCI SOTTO!

quando dicono:
e che torniamo al baratto? SI. torniamo al baratto. io baratto la mia moneta [SIMEC, non euro o lira] con i tuoi panini al salame.
e che andiamo a piedi? SI. al centro città si va a piedi. tutti. ministri in primis.
e che torniamo al medievo? NO. poiché è lì, caro furbetto, che è nato il problema del signoraggio. volevi fregarmi perché mi credevi INCONSAPEVOLE, eh?
e che torniamo indietro nel Tempo? NO, cojone, poiché il Tempo non possiamo manipolarlo (a parte la patetica ricerca di guadagno da parte delle industrie con il giochino ora solare/legale)
e che torniamo.. STOP! hai parlato tu, ora ascolta ciò che IO POPOLO voglio dirti:

e qui si apre una discussione TRA PERSONE CONSAPEVOLI ecc..

lo scopo del PRIMIT è CREARE CONSAPEVOLEZZA SUL TEMA MONETARIO. e il cerchio si chiude.

questi, nelle loro piccole menti da furbetti de noandri, e questo professorone per primo, vogliono mettere il dito puntato dritto verso il nostro buco di culo e poi dire "ma mica te l'ho infilato!!". certo.. per ora!

intanto privatizzi la GESTIONE e domani è un attimo che privatizzi IL GESTITO
e, in cascata, chi, di quel GESTITO [ossia l'acqua] ne è dipendente.

STANNO FACENDO CON L'ACQUA OGGI QUELLO CHE HANNO FATTO CON LA MONETA 1000 ANNI FA.
 - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - -
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TRATTENERE IL RESPIRO AIUTA A PESARE MENO SULLA BILANCIA

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Re: ORO BLU

Messaggioda sandropascucci » 19 mag 2011, 12:51

mi scuso per aver infrante le regole di PRIMIT 2.0
si puo' sostituire la parola culo con la parola nuvolettarosa
la domanda è: [ti] cambia [davvero] qualcosa?
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