[DOSSIER n.10] IGB mala tempora..

raccolta delle menzogne del SistemaIGB
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francescalazzaro

[DOSSIER n.10] IGB mala tempora..

Messaggioda francescalazzaro » 5 lug 2010, 23:26

Che il sistema di IGB sia corrotto e ch'egli utilizzi ogni mezzo spudoratamente illecito per procedere con il suo piano di conquista e supremazia sui popoli, è ormai cosa nota…
Leggendo "Confessioni di un sicario dell'economia.." di John Perkins, ho notato come siano state davvero tante le persone che hanno tentato di spodestare IGB, e come questo abbia giocato veramente sporco pur di mantenere il suo predominio.
È stata la lettura di questo libro a darmi lo spunto per fare questo “ memoriale”, una “raccolta” di quelle che sono state le personalità più esplicitamente ardite da mettersi in prima linea contro IGB…Ma che nonostante questo non ce l’hanno fatta perché uccisi, esiliati o arrestati dal burattinaio di turno, che muoveva i fili.
Personaggi con carisma [non ho trovato una donna! ("sic!®") :(…] che per primi hanno dato inizio alla lotta.
Coloro che innanzi a noi hanno individuato il nemico e hanno dimostrato che l’impero dipende dalle grandi banche, dalle Corporation, dalle religioni e dai governi corrotti, ci hanno dato la chiave per aprire il vaso di Pandora.
Oggi grazie a loro siamo qui, non più singoli ma UNITI, a cercare di correggere i loro errori e di fare in modo che la storia cambi...a fare in modo che questa corporatocrazia crolli una volta per tutte!

Volevo contribuire in qualche modo anch'io a fornire uno strumento di studio.
Studiare parte del signoraggio attraverso gli uomini che l’anno combattuto.
Alcune cose sono copiate, altre trascritte altre mie. Ovviamente le fonti sono citate e gran parte derivano da signoraggio.com.

Non so perché, sento che la lotta a IGB è prossima alla fine.
Parlo di una fine, che proporzionatamente alla sua durata, [secondo me] si giocherà entro qualche decennio al massimo … magari non sarà il 2012.. ma sarà il 2019 o il 2069 oppure il 2084 ma giù di lì ci sarà.
Noi [PRIMITivi] siamo tra quei consapevoli che vogliono contribuire ad allargare questa conoscenza tramite qualcosa di costruttivo.
Sento [o spero?]che presto ci sarà la svolta… vedo che il popolo si sta svegliando.
Sempre più persone giungono alla consapevolezza, una consapevolezza che forse, tra l’altro, era già intrinseca aldilà di profezie e predizioni varie.
Saremo troppi...dovranno ucciderci tutti per fermarci! ;)

P.S.=Ovviamente ci sono solo alcune di queste personalità, qualora doveste conoscerne altre si potranno inserire, pertanto chiedo scusa agli interessati [ :P ] se ho dimenticato qualcuno …

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Premessa:

A Gerusalemme, prima della nascita di Gesù, vigeva l’obbligo di pagare una tassa sul Tempio, gli ebrei potevano farlo attraverso una moneta speciale, il mezzo siclo del santuario, ovvero una mezza oncia d'argento puro [un’ oncia corrisponde a 28,35 grammi, mezza 14,17 grammi]

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Non recando l’effige di alcun imperatore pagano, per gli ebrei il mezzo siclo era la sola moneta garantita da Dio, ma i cambiavalute [gli antenati di IGB] dell’epoca se ne accaparrarono il mercato, alzandone il prezzo come una qualsiasi merce e realizzando lauti profitti da un monopolio, [apparentemente assurdo], che veniva effettuato su una moneta...
Menzionati anche nella bibbia, i cambiavalute, destarono odio persino in Gesù stesso, che li scacciò dal tempio nell' unico episodio di violenza attribuitogli…
Questi comunque perdurarono, nonostante anche due antichi imperatori Romani avevano provato a diminuire il loro potere, riformando le leggi sull'usura e limitando la proprietà terriera a 500 acri. Essi furono entrambi assassinati … ed ecco che:


In principio, correggetemi se sbaglio..[dopo Gesù… ammesso che sia esistito e i due imperatori di sopra…] fu:

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Giulio Cesare:

Immagine(Roma, 13 luglio 101 o 100 a.C.– Roma, 15 marzo 44 a.C.) Generale, conduttore e scrittore romano, considerato uno dei personaggi più importanti e influenti della storia. Ebbe un ruolo cruciale nella transizione del sistema di governo dalla forma repubblicana a quella imperiale, della quale fu ritenuto da molti il fondatore. Fu dictator di Roma alla fine del 49 a.C., nel 47 a.C., nel 46 a.C. con carica decennale e dal 44 a.C. come dittatore perpetuo. Fu ritenuto da alcuni degli storici a lui contemporanei il primo imperatore di Roma
Nel 48 a.C. Giulio Cesare riprese il potere di coniazione della moneta dai cambiavalute e coniò monete per il bene di tutti.
Con questa nuova e abbondante offerta di denaro, Cesare costruì grandi opere pubbliche e riuscì a conquistare il cuore della popolazione. Ma i cambiavalute lo detestavano e alcuni ritengono che questo sia stato un elemento importante del suo assassinio. Una cosa è certa: la morte di Cesare segnò la fine dell’abbondanza di denaro a Roma. Aumentarono le tasse e la corruzione, come sta avvenendo oggi negli Stati Uniti, e l’usura e la svalutazione delle monete diventarono una prassi.
[signoraggio.com docet]


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Napoleone Bonaparte:

Immagine(Ajaccio, 15 agosto 1769 - Isola di Sant'Elena, 5 maggio 1821).
Politico e militare francese, nonché fondatore del Primo Impero francese.
Nel 1800, Ufficiale d'artiglieria poi generale durante la rivoluzione, governò la Francia a partire dal 1799, Primo Console dal novembre 1799 al maggio 1804 e Imperatore dei francesi, con il nome di Napoleone I (Napoléon Ier), dal dicembre 1804 al 14 aprile 1814 e nuovamente dal 20 marzo al 22 giugno 1815. Fu anche presidente della Repubblica Italiana dal 1802 al 1805 e re d'Italia dal 1805 al 1814, «mediatore» della Repubblica Elvetica dal 1803 al 1813 e «protettore» della Confederazione del Reno dal 1806 al 1813. Prima del suo regno, a Parigi, la Banca di Francia era organizzata secondo schemi simili a quelli della Banca d’Inghilterra. Napoleone, però, decise che il paese doveva liberarsi dei propri debiti e non si fidò mai della Banca di Francia. Egli dichiarò:

“Quando un governo dipende dai banchieri per il denaro,
questi ultimi, e non i capi del governo, controllano la situazione,
dato che la mano che dà è al di sopra della mano che riceve...
Il denaro non ha madrepatria e i finanzieri non hanno
patriottismo, né decenza:il loro unico obiettivo è il profitto “
[N.B.1815]


Nel 1803, Jefferson (l’allora presidente statunitense) e Napoleone siglarono un accordo secondo il quale gli Stati Uniti avrebbero pagato 3 milioni di dollari in oro a Napoleone in cambio di un vasto territorio ad ovest del fiume Mississippi: l’acquisto della Louisiana. Con quei tre milioni di dollari, Napoleone mise rapidamente in piedi un esercito e iniziò a scorrazzare in Europa, conquistando tutto ciò che trovava sul suo cammino. La Banca d’Inghilterra reagì per ostacolarlo e fu finanziata ogni nazione sul suo tragitto, raccogliendo gli enormi profitti di guerra. La Prussia, l’Austria ed infine la Russia si indebitarono pesantemente nel vano tentativo di fermare Napoleone.
Quattro anni più tardi, il trentenne Nathan Rothschild, direttore della sede londinese della famiglia, si incaricò personalmente di un ardito piano per finanziare (contrabbandando oro proprio attraverso la Francia) un attacco dalla Spagna del britannico Duca di Wellington.
Gli attacchi di Wellington da sud, insieme ad altre sconfitte, costrinsero alla fine Napoleone ad abdicare e Luigi XVIII fu incoronato Re di Francia. Napoleone fu quindi esiliato all’isola d’Elba, presumibilmente per sempre.
Nel 1815, però Napoleone fuggì dal proprio esilio e ritornò a Parigi. Furono inviate delle truppe francesi per catturarlo, ma il suo carisma era tale che i soldati si strinsero intorno al loro vecchio condottiero e lo acclamarono di nuovo loro Imperatore.
Nel marzo 1815, Napoleone mise in piedi un esercito contro il Duca di Wellington a Waterloo.
Alcuni cronisti sostengono che Napoleone prese a prestito 5 milioni di sterline dalla Banca d’Inghilterra per riarmare le truppe, ma sembra che questi fondi provenissero dall’istituto di credito Ouvard di Parigi. Ciononostante, da allora in avanti, non era più inusuale che le banche centrali in mani private finanziassero in guerra entrambi gli schieramenti.

[Le guerre divennero il più grande generatore di debiti in assoluto. Una nazione prenderebbe a prestito qualsiasi somma pur di vincere. Al perdente finale verrà concesso solo quel tanto necessario per mantenere una vaga speranza di vittoria, mentre al vincitore finale viene dato quanto basta per vincere. Inoltre, i prestiti di questo tipo vengono concessi con la garanzia che il vincitore onorerà i debiti dello sconfitto.]

A Waterloo, quindi, nell’attuale Belgio, Napoleone subì la sua ultima sconfitta. Il 18 giugno 1815, 74.000 soldati francesi si scontrarono con 67.000 soldati provenienti dall’Inghilterra e da altre nazioni europee. L’esito era sicuramente incerto e, in effetti, se Napoleone avesse attaccato qualche ora prima, avrebbe probabilmente vinto.

Indipendentemente da chi fossero i vincitori e i vinti, Nathan Rothschild di ritorno a Londra utilizzò l’opportunità di acquisire il controllo del mercato azionario e obbligazionario inglese e, possibilmente, anche della Banca d’Inghilterra.
Nathan Rothschild grazie ad un espediente ebbe la notizia dell’esito della battaglia prima ancora di Wellington e si precipitò alla Borsa dove occupò il suo solito post. Tutti gli occhi erano su di lui. I Rothschild disponevano di una leggendaria rete di comunicazione, improvvisamente, Nathan iniziò a vendere. Gli altri nervosi investitori videro che Rothschild stava vendendo, ne dedussero che Napoleone doveva aver vinto e Wellington doveva essere stato sconfitto. Ben presto, tutti si trovavano a vendere i propri titoli consolidati – le obbligazioni governative – e i prezzi calarono bruscamente. La Borsa crollò. Poi Rothschild, tramite i propri agenti, iniziò segretamente a comprare i titoli consolidati per una frazione del loro valore.
Il giorno dopo la battaglia di Waterloo, nel giro di poche ore, Nathan Rothschild acquisì il dominio non solo del mercato obbligazionario ma anche della Banca d’Inghilterra. A metà dell’800 i Rothschild erano la famiglia più ricca del mondo, nessuno escluso. Essi dominavano i nuovi mercati delle obbligazioni governative ed avevano esteso i propri interessi in altri gruppi bancari e industriali.


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Abraham Lincoln:

Immagine(Hodgenville, 12 febbraio 1809 – Washington, 15 aprile1865).
Politico statunitense e poi 16º Presidente degli Stati Uniti d'America, e il primo ad appartenere al Partito Repubblicano. È considerato sia dalla storiografia sia dall'opinione pubblica uno dei più importanti e popolari presidenti degli Stati Uniti.
Fu il presidente che pose fine alla schiavitù, prima con la Proclamazione dell'Emancipazione (1863),
che liberò gli schiavi negli Stati dell'Unione, e poi con la ratifica del Tredicesimo Emendamento della Costituzione Americana, con il quale nel 1865 la schiavitù venne abolita in tutti gli Stati Uniti. A Lincoln è riconosciuto il merito di aver allo stesso tempo preservato l'unità federale della nazione, sconfiggendo gli Stati Confederati d'America(favorevoli al mantenimento della schiavitù) nella Guerra di secessione americana.
L'operato di Lincoln ha avuto una duratura influenza sulle istituzioni politiche e sociali degli Stati Uniti, dando inizio a un maggiore accentramento del potere del governo federale e ponendo un limite al raggio d'autonomia dei governi dei singoli Stati. L'autorevolezza di Lincoln è stata rafforzata dalla sua abilità di oratore, e il Discorso di Gettysburg, il più significativo e famoso da lui pronunciato, è considerato una delle pietre miliari dell'unità e dei valori della nazione americana.
Nel 1862-63 Il presidente Lincoln aveva bisogno di denaro per finanziare la Guerra Civile ed i banchieri internazionali gli offrirono un prestito al 24-36% di interesse; Lincoln rifiutò la loro richiesta perché non voleva gettare la nazione in tale enorme debito; e avanzò la proposta al Congresso perché approvasse una legge che autorizzasse a stampare banconote del Tesoro degli S.U.. Lincoln disse:

“Il governo dovrebbe creare, emettere e far circolare tutta la valuta e il credito necessario per soddisfare il potere di vendita del governo e il potere d'acquisto dei consumatori."

"Il privilegio di creare ed emettere moneta non è solo la suprema prerogativa del governo, ma è anche la sua più grande opportunità creativa."

“Con l’adozione di questi princìpi, ai contribuenti verranno risparmiate enormi quantità di interessi. Il denaro cesserà di essere il padrone e diventerà il servitore dell’umanità.” – Abraham Lincoln

”Abbiamo dato al popolo di questa repubblica la più grande benedizione che abbia mai avuto – la loro propria moneta per pagare i loro debiti…”

Lincoln stampò oltre 400 milioni (senza debito né interesse) fece stampare le banconote con inchiostro verde sul retro, e furono chiamate “greenbacks”; vi pagò i soldati, gli impiegati degli S.U. e comprò forniture per la guerra. I banchieri internazionali non lo apprezzarono, volevano che Lincoln prendesse i soldi in prestito da loro in modo che gli americani fossero debitori di un interesse enorme sul prestito. La soluzione di Lincoln fece apparire questo ridicolo.
Il 14 aprile 1865, 41 giorni dopo l’inizio del suo secondo mandatoa a Washington, al Ford’s Theatre, durante la programmazione di una commedia musicale dello scrittore britannico Tom Taylor, “Our American Cousin, John Wilkes Booth”, un attore della Virginia simpatizzante sudista, preme il grilletto di una calibro 44 contro la testa del presidente Abramo Lincoln, Morì la mattina del giorno seguente.Gli uomini di IGB© sostengono che si tratta di un fallo involontario.
Poco dopo la morte di Lincoln il governo revocò la legge sulle Banconote che mise fine al denaro esente da debito ed interesse di Lincoln.Fu approvata una nuova legge bancaria nazionale e tutto il denaro tornò ad essere gravato da interesse.
Lincoln muore dimostrando però che è possibile avere del denaro senza ricorrere a banchieri strozzini.



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Jacobo Arbenz Guzmán:

Immagine(Quetzaltenango, 14 settembre 1913 – Città del Messico, 17 gennaio 1971) Politico e militare guatemalteco. Fu il presidente riformista, democraticamente eletto, del Guatemala dal 1951 al 1954.
Nel 1935 entrò nell'esercito guatemalteco, di cui divenne colonnello, e dal 1937 fu professore di scienze e storia. Guzmán fu a capo del ministero della Difesa per quasi sette anni; nel marzo del 1951 egli si candidò alle elezioni presidenziali (che si svolsero democraticamente) e vinse ottenendo il 60% dei voti circa.
Il suo programma elettorale, basato sull'indipendenza economica del Guatemala dagli Stati Uniti, ricevette il sostegno soprattutto delle classi meno abbienti, voleva ridistribuire le terre incoltivate a 100.000 contadini del suo paese.
Il più grosso ostacolo di questo piano era la United Fruit Company, compagnia situata negli Stati Uniti che controllava gran parte del terreno agricolo della nazione e che tentò di nazionalizzare.
La terra da acquistare venne valutata intorno ai 525.000 di dollari. Il governo guatemalteco fa un’offerta più bassa rispetto a questa cifra, ma la United Fruit fa una ragionevole offerta di 16.000.000 di dollari. Quando Arbenz si oppose, le trattative vennero bloccate e la United Fruits chiese alla CIA d’intervenire. In base alla legge internazionale, un giusto compenso deve essere concesso per le proprietà straniere che vengono nazionalizzate Per proteggere i suoi interessi nella nazione, l'UFC e le banche che la sostenevano, collaborarono con la CIA per persuadere l'aministrazione statunitense che Arbenz era un comunista o al meglio un socialista che stava aprendo la strada a una presa del potere da parte dei comunisti.
A capo della CIA c’era Allen Dulles, il quale sostenne la United Fruits con scelte politiche che rientravano nelle pratiche di governo di stampo Maccartistico di quegli anni. Fu subito lanciata una raffica d’illazioni sulla pericolosità del presidente Arbenz, che così divenne una pericolosa minaccia comunista per il futuro degli Stati Uniti. Fu persino realizzata una pellicola che mostrava che la presa della terra da parte della United Fruits era una conquista contro il Comunismo, il titolo di questo capolavoro della cinematografia è “Perchè il Cremlino odia le banane “.
A questo punto erano tutti convinti della pericolosità del presidente del Guatema, così la CIA potè dare il via all’operazione in cui fu deposto Arbenz , democraticamente eletto dal suo popolo, per fare posto ad un dittatore di destra, al servizio degli Stati Uniti e propenso a trovare una felice soluzione con la United Fruits.



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Mohammad Mossadeq:

Immagine(Teheran, 19 maggio 1882 – Ahmadābād, 4 marzo 1967)
Politico iraniano, nazionalista attento alle esigenze della popolazione.
Nel 1925 fu eletto al parlamento iraniano, il "Majlis" (organismo legislativo della Repubblica Islamica dell'Iran).
Si oppone, senza successo, all'incoronazione a Re del Primo Ministro Rezā Khān (penultimo Scià di Persia, comandante militare, cambiò il nome ufficiale del Paese da Persia in Iran e verso la metà degli anni trenta, lo stile di governo dittatoriale di Reza Scià provocò insoddisfazione in Iran).
Mossadeq fu Primo Ministro d'Iran dal 1951 al 1953, all'epoca gli inglesi avevano forti interessi petroliferi nel paese, che gestivano mediante una società mista, la Anglo Iranian Oil Company. Nel solo 1947, la compagnia estrasse dai giacimenti iraniani e commercializzò petrolio per 112 milioni di $, una somma enorme per l'epoca e di quella enorme cifra rimasero in tasca al governo iraniano 7 milioni di dollari, poco più del 6% del totale, conservando per se il 94% [vera e propria "rapina" delle ricchezze naturali del pianeta da parte delle potenze coloniali].
Mohammad nazionalista dedito alla popolazione, fece fissare un salario minimo di 50 centesimi al giorno, che la compagnia doveva versare alle maestranze iraniane.
Gli accordi prevedevano anche fondi da destinare agli oneri sociali: case, scuole ed ospedali dovevano essere finanziati con i proventi petroliferi (sottratti da quel 94%).
Gli inglesi respinsero le richieste e Mossadeq, nell'ottobre del 1951, nazionalizzò la compagnia estromettendoli dall'Iran.
Questi ultimi non la presero molto bene, ma per le compagnie britanniche il periodo aureo stava terminando: di lì a poco, nel 1954, la Royal Navy avrebbe ritirato la flotta dall'Oceano Indiano, sancendo così la fine del dominio britannico nell'area.
Il legame angloamericano però si fece vivo e dove non arriva Londra ecco giungere Washington, ed ecco che entra in gioco la CIA, per ottenere con rivolte interne ciò che non è possibile ottenere con le armi.
Il primo tentativo di estromettere Mossadeq dal potere però, fallisce anche per l'appoggio dell'ayatollah Kashani, massima autorità religiosa dell'epoca, e Mossadeq rimane in carica giacché aveva provveduto precedentemente ad epurare l'esercito dagli ufficiali corrotti e poco affidabili.
Nulla può fare però nel successivo mese di agosto del 1953, quando gli americani si riproposero con il generale Schwarzkopf, che guidò per sei anni la guardia imperiale iraniana e sapeva bene dove e come corrompere per effettuare il golpe.
Il colpo di stato non comprendeva solo la deposizione di Mossadeq, ma anche una "calda" visita alla sua abitazione a suon di mitragliate e bombe a mano. Avvertito in tempo, Mossadeq riuscì a fuggire e si ritirò a vita privata, lo Scià approvò i termini dell'accordo angloamericano, che prevedeva ovviamente la privatizzazione della compagnia petrolifera di stato, opprimendo la popolazione iraniana.
Mossadeq mori di cancro nel 1964, e qualcuno potrebbe pensare che l'Iran abbia dimenticato l'idealista, il nazionalista che sosteneva la proprietà statale del petrolio iraniano. Invece, nel primo anniversario della sua morte dopo la caduta dello Scià, un milione di pellegrini si recò ad Ahmad Abad, dov'è sepolto, per un tardivo ma sincero tributo all'uomo che aveva cercato di difendere il petrolio iraniano dalla cupidigia anglo-americana. Un milione di persone che sapevano cosa significa vivere sotto l'ombrello protettivo della "democrazia" anglo-americana: 6 a te e 94 a me.



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Salvador Allende Gossens:

Immagine(Valparaíso, 26 giugno 1908 – Santiago del Cile, 11 settembre 1973).
Studia e si laurea in medicina, appassionato marxista ed acuto critico del sistema capitalista, tanto da dedicarsi sia alla professione di medico che all'attività politica.
Salvador Allende viene eletto Presidente democraticamente nel 1970, alla sua quarta elezione
L'amministrazione Nixon è la più strenua oppositrice di Allende, per il quale nutre una malevolenza che il Presidente americano non esita ad ammettere apertamente. Durante la presidenza Nixon, i cosiddetti "consiglieri" statunitensi (che imperversano in buona parte dell'America Latina per tutti gli anni Settanta e Ottanta) tentano di impedire l'elezione di Allende tramite il finanziamento dei partiti politici avversari. Si sostiene che lo stesso Allende abbia ricevuto finanziamenti da movimenti politici comunisti esteri, ma tale ipotesi rimane ufficialmente non confermata; ad ogni modo la portata degli eventuali contributi sarebbe stata ben minore rispetto alle possibilità di "investimento" statunitensi.
Alle elezioni ottiene il primo posto ma non il 50% dei voti (raggiunge difatti il 36,3% dei suffragi) di conseguenza la decisione di una sua eventuale ascesa alla presidenza viene rimandata alla risolutezza del Congresso che si trova a scegliere tra lui e Jorge Alessandri, il secondo più votato. L'attenzione del mondo è attirata sul Cile: per la prima volta un marxista può diventare capo di un governo nell'emisfero ovest grazie ad una vittoria elettorale e non ad una insurrezione armata.
Contrariamente alle aspettative il Congresso, controllato dai cristiano democratici, non blocca la sua vittoria ma gli consente l'insediamento.
La nuova presidenza allarma la parte più ricca della popolazione ed in particolar modo gli Stati Uniti che in seguito alla sua elezione fanno condurre dalla CIA un'operazione di propaganda per incitare l'ex presidente democristiano del Cile Eduardo Frei Montalva a bloccare la ratifica di Allende come presidente da parte del Congresso.
Con gesto a dir poco ardito dichiara la sua intenzione di promuovere riforme socialiste, la cosiddetta "via cilena al socialismo", che prevede opportune misure che puntano sulla riforma agraria, aumento dei salari, nazionalizzazione obbligata del rame (la ricchezza massima del paese) senza alcun indennizzo. Questa sua scelta gli scatena contro l'ostilità del capitale americano.
Il suo programma prevede grandi interventi statali e la ridistribuzione della ricchezza ancora concentrata nelle mani di alcune famiglie cilene ricche e potenti per poter in questo modo attenuare gli squilibri tra ricchi e poveri.
Nonostante cerchi di realizzare questo progetto nel pieno rispetto della Costituzione, si mette contro anche quella parte di società cilena che da troppi anni è abituata a godere di favoritismi e privilegi.
Il governo annuncia una sospensione del pagamento del debito estero e al tempo stesso non onora i crediti dei potentati economici e dei governi esteri. Tutto ciò irrita fortemente la media e alta borghesia ed accresce la tensione politica nel paese, oltre ovviamente a creare un dissenso internazionale.
Allende stringe una profonda amicizia con Fidel castro e nel 1971 annuncia la ricostituzione delle relazioni diplomatiche con Cuba, nonostante in una dichiarazione dell'Organizzazione degli Stati Americani cui il Cile aderiva, si era stabilito che nessuna nazione occidentale avrebbe elargito sbocchi verso quello stato.
La politica di Allende si sbilancia sempre più a sinistra, l'amministrazione Nixon esercita una torchiatura economica sempre più crescente attraverso canali legali (come l'embargo) e illegali (come il finanziamento degli oppositori politici).
L'11 settembre del 1973(anno caratterizzato da un altissimo tasso di inflazione e dalla mancanza di materie prime che fanno piombare il paese nel caos totale) è una data che diventa un incubo per la democrazia, per opera del colpo di stato della destra nazionalista (coordinata e pilotata dagli Stai Uniti). Salvador Allende viene destituito: le forze armate Cilene guidate dal Generale Augusto Pinochet mettono in atto il golpe. Segue l'assedio e la presa del "Palacio de La Moneda"; anziché arrendersi a Pinochet, Allende sceglie il minore dei due mali ed opta per il suicidio. Sebbene le contingenze della sua morte, avvenuta a Santiago del Cile, non siano del tutto chiare, la versione ufficiale confermata dal suo medico personale è che il Presidente si è suicidato con un fucile. Altri sostengono che sia stato ucciso dai golpisti mentre difendeva il palazzo presidenziale.



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Jaime Roldós Aguilera:

Immagine(Guayaquil, 5 novembre 1940 – Loja, 24 maggio 1981).
Presidente dell’ Ecuador dal 10 agosto 1979 al 24 maggio 1981. Nella sua breve presidenza, divenne noto per la sua insistenza sui diritti umani.
Il 11 ottobre 1979, firmò il decreto per ridurre la settimana lavorativa a 40 ore.
Il 1 novembre 1979, emise un altro decreto raddoppiando il salario minimo a 4.000 sucre al mese. (160 dollari nel 1979 dollari Usa).
L'8 marzo 1980, ristabilì il piano di sviluppo nazionale.
Il 15 aprile 1980 istituì un comitato di dirigenti per trovare una soluzione alle battaglie per il potere nel Congresso Nazionale, presieduto dal suo ex mentore Assad Bucaram.
All’inizio del 1981, presentò ufficialmente in parlamento la sua nuova legge sugli idrocarburi, che se attuata avrebbe riformato il rapporto del paese con le compagnie petrolifere.
Le società petrolifere reagirono facendo di tutto per bloccarlo… ma Roldòs non intendeva cedere alle intimidazioni. Reagì denunciando il complotto esistente tra la politica, il petrolio..e la religione. Accusò apertamente il SIL [ Summer Institute of Linguistics, Istituto estivo di linguistica, un'organizzazione non governativa, di confessione cristiana evangelica che ha l'obiettivo principale di studiare, sviluppare, documentare le lingue minoritarie e di tradurre la Bibbia in queste lingue per poter diffondere il più largamente possibile il messaggio evangelico. Wikipedia docet…(tipo i pellegrini delle crociate..) ]di collusione con le compagnie petrolifere e poi, con una mossa estremamente audace – forse avventata – ordinò al SIL di lasciare il suo paese.
Poche settimane dopo aver sottoposto al parlamento il suo pacchetto di leggi e un paio di giorni dopo aver espulso i missionari, Roldòs avvertì tutte le imprese straniere, tra cui le compagnie petrolifere ma non solo, che sarebbero state costrette a lasciare il suo paese se non avessero attuato piani volti ad aiutare la popolazione dell’Ecuador.
Tenne un importante discorso allo stadio olimpico Atahualpa di Quito e poi partì alla volta di una piccola comunità nel sud dell’Ecuador. Dove morì in un incidente aereo il 24 maggio 1981.
Omar Torrijos,in un’orazione funebre per Roldòs, si riferì a lui come un fratello. Confesso anche di avere incubi in cui veniva assassinato lui stesso; si vedeva cadere dal cielo in una gigantesca palla di fuoco…



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Omar Efraín Torrijos Herrera [Omar Torrijos,]
Immagine(Santiago, 13 febbraio 1929 – 31 luglio 1981).
Militare e politico panamense.
È stato il comandante della Guardia Nazionale di Panamá, e leader del paese americano dal 1968 al 1981, anno della sua morte. Fu il promotore del colpo di stato del 1968, grazie al suo ascendente sulle masse povere e sui contadini, tanto che ebbe a dire di fronte ai fanciulli di un quartiere periferico: "Qui crescono i figli della rivoluzione". Sebbene fosse di fatto il personaggio più importante del paese, non vinse elezioni né fu mai presidente. Famoso per i trattati Torrijos-Carter, del 1977 fra Panamá e Stati Uniti (Questo primo trattato è ufficialmente intitolato Il trattato relativo alla neutralità permanente e alla gestione del canale di Panama ed è comunemente conosciuto come il trattato di neutralità. In virtù del presente trattato, gli Stati Uniti mantennero il diritto permanente di difendere il canale da ogni minaccia che avesse potuto interferire con la sua neutralità continuando a fornire servizio alle navi di tutte le nazioni) che alla fine diede la piena sovranità di Panama nel Canale, a mezzogiorno del 31 dicembre 1999.

Dopo la morte di Roldòs, anche Torrijos espulse il SIL e si rifiutò di cedere alle richieste dell’amministrazione Reagan di rinegoziare il trattato sul canale.
Due mesi dopo la morte di Rolodòs, l’incubo di Omar Torrijos si avverò morì in un incidente aereo. Era il 31 luglio 1981.

il piccolo aereo sul quale volava diretto alla sua casa di Coclesito, aveva avuto un incidente e non c’erano sopravvissuti. Qualche giorno dopo la voce dell’addetto alla sua sicurezza, il segretario Chuchu, alis Josè de Jesùs Martinaz, ex docente di filosofia marxista all’Università di Panama, professore di matematica e poeta, mi disse:”C’era una bomba su quell’aereo so che c’era una bomba sull’aereo, ma non posso dire il perché al telefono”.”[Graham Greene - scrittore, drammaturgo, sceneggiatore, autore di libri di viaggi, agente segreto e critico letterario inglese.]



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John Fitzgerald Kennedy:

Immagine(Brookline, 29 maggio 1917 – Dallas, 22 novembre 1963).
Politico statunitense, e 35º Presidente degli Stati Uniti.
Candidato del Partito Democratico, vinse le elezioni presidenziali del 1960 e succedette al Presidente degli Stati Uniti Dwight D. Eisenhower. Assunse la carica il 20 gennaio 1961 e la mantenne fino al suo assassinio. Gli subentrò il vicepresidente Lyndon B. Johnson.
Kennedy, di origine irlandese, è stato il primo Presidente degli Stati Uniti di religione cattolica. Fu anche il primo presidente statunitense ad essere nato nel XX secolo ed il più giovane a morire ricoprendo la carica.
La sua breve presidenza, in epoca di guerra fredda, fu segnata da alcuni eventi molto rilevanti: lo sbarco nella Baia dei Porci, la Crisi dei missili di Cuba, la costruzione del Muro di Berlino, la conquista dello spazio, gli antefatti della Guerra del Vietnam e l'affermarsi del movimento per i diritti civilidegli afroamericani.
Il 4 Giugno del 1963, firmò un decreto presidenziale virtualmente sconosciuto, Ordine Esecutivo 11110, impedendo alla Federal Reserve Bank di prestare soldi a interesse al Governo Federale degli Stati Uniti.
Con questo decreto, Kennedy dichiarò che la Federal Reserve Bank, di proprietà di privati, sarebbe presto fallita.
La Christian Law Fellowship ha ricercato questo evento nel Registro Federale e nella biblioteca del Congresso. Possiamo tranquillamente concludere che quest'Ordine Esecutivo non è mai stato abrogato, corretto o superato da nessun Ordine Esecutivo successivo. In parole semplici, è ancora valido.
L'ordine esecutivo 11110 del presidente Kennedy dette al dipartimento del tesoro il potere esplicito: "di emettere certificati d'argento a fronte di ogni lingotto di argento, dollari d'argento della Tesoreria." Questo significa che per ogni oncia di argento nella cassaforte della Tesoreria degli Stati Uniti, il governo poteva introdurre soldi in circolazione basandosi sui lingotti d'argento fisicamente presenti.
Più di 4 miliardi di dollari in banconote degli Stati Uniti sono stati messi in circolazione in tagli da 2 e 5 dollari. Le banconote da 10 e 20 dollari degli Stati Uniti non hanno mai circolato ma furono stampate dal Dipartimento del Tesoro quando Kennedy fu assassinato.

>Kennedy fu assassinato il 22 novembre del 1963 a Dallas, in Texas. Lee Harvey Oswald fu accusato dell'omicidio e fu a sua volta ucciso, due giorni dopo, da Jack Ruby, prima che potesse essere processato. La Commissione Warren concluse che Oswald aveva agito da solo; tuttavia, nel 1979, la United States House Select Committee on Assassinations dichiarò che l'atto di Oswald era stato probabilmente frutto di una cospirazione. La questione se Oswald avesse o meno agito da solo rimane dibattuta, con l'esistenza di numerose teorie cospirazioniste. L'assassinio di Kennedy fu un evento focale nella storia degli Stati Uniti per l'impatto che ebbe sulla nazione e sulla politica del paese. Ad oggi, la figura di Kennedy continua a ricevere stima e apprezzamento [– Wikipedia docet -]

>Il Presidente Kennedy fu assassinato il 22 novembre del 1963 e le banconote degli Stati Uniti che lui aveva emesso furono immediatamente tolte dalla circolazione. Le banconote della Federal Reserve continuarono a fungere da valuta legale della nazione. I Servizi Segreti americani confermano che il 99% delle banconote in circolazione erano nel 1999 banconote della Federal Reserve. L'ordine esecutivo 11110 dette agli Stati Uniti la possibilità di creare i suoi soldi basandosi sul vero valore delll'argento. [-Signoraggio.com docet-]


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Thomas Isidore Noël Sankara:

Immagine(Yako, Alto Volta, 21 dicembre 1949 – Ouagadougou, Burkina Faso, 15 ottobre 1987).
Politico burkinabè cambiò il nome di Alto Volta ed è stato il 1°Presidente del Burkina Faso.
Giovane ufficiale dell’esercito, ambizioso e determinato, Sankara si impadronì del potere con un golpe. All’età di soli 34 anni si trovò a governare una nazione assediata dalla desertificazione e dalla carestia, che da decenni conviveva con colpi di stato, scioperi selvaggi e una miseria dilagante.
In soli quattro anni di governo, Sankara riuscì a realizzare riforme sociali epocali e cambiò il volto del Paese.
Idealista ma pure un uomo di azione si dedicava solo a programmi ambiziosi e intensivi: in meno di tre settimane, il suo Governo riuscì a far vaccinare contro il morbillo, la meningite e la febbre gialla il 60% dei bambini del paese.
In ogni villaggio Sankara fece costruire nuove scuole (in quattro anni la percentuale di bambini scolarizzati del Burkina salì di un terzo), ambulatori, piccoli dispensari e magazzini per i raccolti.
Molta gente si offriva volontaria per realizzare i programmi della rivoluzione, ma Sankara non esitava ad usare le maniere forti pur di centrare i suoi obiettivi: obbligò i capi-villaggio a seguire corsi di formazione per infermieri di primo soccorso.
Impose una campagna di alfabetizzazione rapida nelle campagne (tutti, per 50 giorni consecutivi, furono costretti a frequentare la scuola) ed arrivò persino a promulgare l’obbligo di partecipare ad un’ora di ginnastica collettiva tutti i giovedì pomeriggio.
Sankara gestì il potere in modo decisamente poco convenzionale. Cercò di ridare vigore all’arretrata economia rurale, nella speranza di far raggiungere al Paese l’autosufficienza alimentare.
Ma rifiutò polemicamente gli aiuti internazionali e le politiche di aggiustamento promosse dal Fondo monetario.
«L’Africa si salverà da sola. Tutto ciò di cui abbiamo bisogno sta nella nostra terra e nelle nostre mani» usava ripetere nei suoi comizi.
scosse le cancellerie occidentali facendosi promotore di una campagna contro il debito estero contratto dai paesi africani:
«Dopo essere stati schiavi, siamo ora schiavi finanziari. Dobbiamo avere il coraggio di dire ai creditori: siete voi ad avere ancora dei debiti, tutto il sangue preso all’Africa».
A preoccupare le potenze occidentali erano anche le “amicizie” di Sankara: il presidente burkinabè frequentava “gente pericolosa” come Gheddafi, Fidel Castro, Menghistu e il mozambicano Samora Machel. La Francia, in particolare, temeva che il proselitismo di questo giovane rivoluzionario potesse contribuire all’erosione dell’influenza politica ed economica di Parigi in Africa.
La diplomazia e la realpolitik non erano il suo forte (il padre-fondatore della Costa d’Avorio, Houphouet-Boigny, lo chiamava scherzosamente «il figlio ribelle») ma, da umile e populista qual era, viveva per primo il modello di vita proposto alla sua gente.
Occorreva che tutti facessero dei sacrifici e lui non si tirava indietro.
Rifiutava di vivere al di sopra delle possibilità della gente comune, per le vie della capitale Ouagadougou lo si vedeva spesso girare in bicicletta.
Per abbattere i privilegi della classe dirigente fece vendere le auto blu ministeriali, sostituendole con semplici utilitarie (il presidente guidava personalmente una Renault 5).
Nel 1985 licenziò gran parte dei membri del suo gabinetto e li inviò a lavorare nelle cooperative agricole, nello stesso anno decise un taglio del 15% dei salari del governo. Impose una radicale politica di austerità a tutti i funzionari pubblici, compreso a se stesso.
La rivoluzione richiedeva sacrifici. Tutti erano coinvolti nei progetti contro la desertificazione: ogni straniero che arrivava in Burkina era obbligato a piantare un albero.
Studenti, operai, ministri e persino diplomatici europei furono “inviati” (un termine eufemistico: il regime non sopportava i dissidenti) a dare una mano per la costruzione della ferrovia che avrebbe dovuto collegare la capitale Ouagadougou alla città di Tambao, dove si trovano ricchi giacimenti di manganese e di calcare (gli economisti avevano calcolato che il progetto non avrebbe mai potuto produrre reddito e ancora oggi i lavori non sono stati ultimati).
Non tutti lo prendevano sul serio, soprattutto all’estero, ritenendolo ingenuo e sognatore.
Gli oppositori politici lo accusavano di autoritarismo e di demagogia. Ma il suo fascino era contagioso, soprattutto i giovani vedevano in lui un nuovo leader, non assetato di potere, saggio e idealista.
Sul piano sociale e culturale Sankara creò una frattura netta col passato.
Si oppose fermamente a quella sorta di feudalesimo rurale che permetteva ai capi-villaggio di sfruttare i contadini.
Puntò con forza sull’emancipazione delle donne.
Si occupò di moralizzare la vita pubblica e lottò attivamente contro la prostituzione e la corruzione.
A livello economico perseguì una politica protezionistica.
Quando non indossava l’uniforme militare, Sankara vestiva il tipico abito verde della fabbrica di tessuti Faso dan Fani, fatto col cotone ruvido burkinabé (era l’uniforme imposta ai funzionari).
Anche il pane veniva in parte fatto con la farina di miglio perché il mais costava troppo e doveva essere importato. Certo non fu facile, ma in quattro anni il presidente cambiò il volto del Paese. E il Burkina Faso divenne fiero della propria diversità.

Thomas Sankara venne assassinato nel 1987 durante un colpo di stato organizzato da alcuni ufficiali dell’esercito, tutti vecchi amici del presidente.
La nuova giunta militare venne guidata dal capitano Blaise Compaoré (l’attuale presidente del Burkina Faso), un tempo compagno di lotta di Sankara, che cercò invano di screditare l’immagine dell’ex leader con un’intensa propaganda destinata solo a far rimpiangere il precedente regime.
Sotto il governo di Sankara l’economia del Burkina ritrovò vigore, i conti pubblici vennero gestiti con oculatezza e la corruzione fu ridotta a livelli bassissimi (un caso quasi unico in Africa).
Tutti i principali indici della qualità della vita - mortalità infantile, età media, scolarizzazione, ecc. - migliorarono.
Ma soprattutto la popolazione burkinabé sviluppò un genuino senso di patriottismo che permise di superare le divisioni tribali e di guardare al futuro con rinnovato ottimismo .
Sankara si era procurato diversi nemici a cui dava molto fastidio. Pur godendo dell’appoggio delle masse, entrò sempre più in contrasto con alcuni gruppi di potere molto influenti fra cui i sindacati, i proprietari terrieri, i capi tradizionali.
Aspri dissidi si erano creati anche con alcuni paesi occidentali, specie gli Stati Uniti e la Francia, rispetto ai quali il Burkina Faso era stato per lungo tempo in una posizione di dipendenza economica e di sudditanza politica.
Sankara era solo, troppo debole per avere la meglio su tutti. Ma l’immagine di questo giovane rivoluzionario che osò sfidare i grandi del mondo, e che seppe incarnare le speranze di liberazione di un intero continente, resta un esempio di integrità e di coraggio che riempie di orgoglio milioni di africani.



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Arrigo Molinari:

Immagine(Acri 1932 -Andora 27 Settembre 2005).
Laureatosi in giurisprudenza a Napoli nel 1953, nello stesso anno visse il concorso di vicecommissario aggiunto di Polizia, e presterà servizio alla questura di Imperia, al commissariato di Sanremo e alla questura di Genova. Da avvocato, Molinari si dedica ad un fenomeno, nella provincia di Imperia, di anatocismo bancario, riuscendo a far indagare sei ex direttori di un istituto di credito.
La sua battaglia più grande, inizia a ridosso dell’anno duemila e lo vede citare in giudizio Bankitalia per la truffa del Signoraggio.
Fu assassinato, nella sua abitazione di Andora il 27 Settembre 2005 con numerose coltellate, Arrigo Molinari non riuscirà mai a deporre all’udienza fissata per il 5 Ottobre 2005.
La settimana prima dell’assassinio «il Giornale» aveva intervistato Arrigo Molinari, in occasione dell'udienza presso il tribunale civile su due ricorsi da lui presentati contro Banca d'Italia e Banca centrale europea.
Ecco la testimonianza che stava per essere pubblicata.

>Dica la verità, avvocato Molinari: anche lei ce l'ha con Fazio. Infierisce.

«Neanche per sogno. Io ce l'ho con la Banca d'Italia e con i suoi soci voraci banchieri privati».

>Cos'hanno fatto di così terribile?

«Hanno divorato l'istituto centrale di Palazzo Koch, rendendolo non più arbitro e non più ente di diritto pubblico. Con un'anomalia tutta italiana».

>Ai danni dei risparmiatori.

«...che adesso devono sapere esattamente come stanno le cose».

>Ci aiuti a capire.

«Sta tutto scritto nei miei due ricorsi, riuniti ex articolo 700 del codice di procedura civile, contro la Banca d'Italia e la Banca centrale europea per la cosiddettatruffa del “Signoraggio“, consentita alle stesse fin dal 1992».

>Ricordiamo chi era, allora, il ministro del Tesoro.

«Era un ministro sottile che ha permesso agli istituti di credito privati di impadronirsi del loro arbitro Bankitalia, e quindi di battere moneta e di prestarla allo Stato stesso con tasso di sconto a favore delle banche private».

>Il “Signoraggio“ è questo?

«Il reddito da “Signoraggio“ a soggetti privati si fonda su una norma statutaria privata di una società di capitali, e quindi su un atto inidoneo e inefficace per la generalità, per cui i magistrati aditi dei tribunali di Genova, Savona e Imperia non troveranno alcun ostacolo derivante da un atto di legge. L'inesistenza di una disciplina normativa consente di accogliere i tre ricorsi senza problema di gerarchia di fonti».

Le conseguenze del “Signoraggio“?

«Rovinose per i cittadini, che si sono sempre fidati delle banche e di chi le doveva controllare».

>Tutta colpa delle banche?

«Sarò più chiaro, la materia è complessa. Dunque: le banche centrali e quindi la Banca d'Italia, venuta meno la convertibilità in oro e la riserva aurea, non sono più proprietarie della moneta che emettono e su cui illecitamente e senza una normativa che glielo consente percepiscono interessi grazie al tasso di sconto, prestandolo al Tesoro».

>Non si comportano bene...

«Per niente! Ora i cittadini risparmiatori sono costretti a far ricorso al tribunale per farsi restituire urgentemente il reddito da “Signoraggio“ alla collettività, a seguito dell'esproprio da parte delle banche private italiane che, con un colpo di mano, grazie a un sottile ministro che ha molte e gravi responsabilità, si sono impadronite della Banca d'Italia battendo poi moneta e togliendo la sovranità monetaria allo Stato che, inerte, dal 1992 a oggi ha consentito questa assurdità».

>Un bel problema, non c'è che dire.

«Infatti. Ma voglio essere ancora più chiaro. L'emissione della moneta, attraverso il prestito, poteva ritenersi legittima quando la moneta era concepita come titolo di credito rappresentativo della Riserva e per ciò stesso convertibile in oro, a richiesta del portatore della banconota».

>Poi, invece...

«Poi, cioè una volta abolita la convertibilità e la stessa Riserva anche nelle transazioni delle Banche centrali avvenuta con la fine degli accordi di Bretton Woods del 15 agosto 1971, la Banca di emissione cessa di essere proprietaria della moneta in quanto titolare della Riserva aurea».

>Lei sostiene che Bankitalia si prende diritti che non può avere.

«Appunto. Prima Bankitalia, nella sua qualità di società commerciale, fino all'introduzione dell'euro in via esclusiva e successivamente a tale evento, quale promanazione nazionale della Banca centrale europea, si arroga arbitrariamente e illegalmente il diritto di percepire il reddito monetario derivante dalla differenza tra il valore nominale della moneta in circolazione, detratti i costi di produzione, in luogo dello Stato e dei cittadini italiani».

>Un assurdo tutto italiano, secondo lei.

«Certamente. Sembra un assurdo, ma purtroppo è una realtà. L'euro, però, è dei cittadini italiani ed europei, e non, come sta avvenendo in Italia, della banca centrale e dei suoi soci banchieri privati».

>Quasi tutto chiaro. Ma che si fa adesso?

«Farà tutto il tribunale. Dovrà chiarire se esiste una norma nazionale e/o comunitaria che consente alla Banca centrale europea, di cui le singole banche nazionali dei Paesi membri sono divenute articolazioni, di emettere denaro prestandolo e/o addebitandolo alla collettività. L'emissione va distinta dal prestito di denaro: la prima ha finalità di conio, il secondo presuppone la qualità di proprietario del bene, oggetto del prestito».

>Lei, professore, ha fiducia?

«Certo. La magistratura dovrà dire basta!».


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Lech Kaczynski:

Immagine(Varsavia, 18 giugno 1949 – Smolensk, 10 aprile 2010)
Politico polacco. Militava nel partito conservatore Prawo i Sprawiedliwość (PiS). Era presidente della Repubblica di Polonia dal 2005 ed ebbe precedentemente ricoperto l'incarico di presidente (sindaco) di Varsavia dal 2002 fino al 22 dicembre 2005. Morì in un disastro aereo mentre ricopriva la carica di presidente della Repubblica.
In quei giorni, a causa della nube provocata da un'eruzione vulcanica in Islanda, vennero annullati anche voli come Barcellona - Lamezia Terme … pertanto ai funerali non parteciparono personalità come:
Obama, il Principe Carlo, Angela Merkel e il cancelliere tedesco [da Berlino a 400 km di distanza], Nicolas Sarkozy e Berlusconi …
Riporto ora parte del discorso della giornalista Polacca Jane Burgermeister, nel servizio girato a Krakovia il 18 aprile 2010 durante i funerali del presidente Lech Kaczynski.

“Persistono una serie di dubbi a proposito della natura dell’incidente aereo che ha ucciso non solo il presidente Lech Kaczynski, ma anche circa 100 personaggi tra forze di polizia forze armate e civili parte integrante dell’élite. Numerose persone cominciano a chiedersi se si sia trattato davvero di un incidente, qui in Polonia. Si crede che non si sia andati effettivamente a fondo nelle indagini, anche perché le indagini forensi sono state realizzate dagli investigatori russi e numerose delle risultanze sono state spedite a Mosca, insieme ai corpi delle persone che pare siano morte in questo incidente.
In effetti, degli spari possono essere uditi nel video girato immediatamente dopo la caduta dell’aereo, in questo piccolo boschetto vicino Smolensk. Almeno 4 colpi di pistola, spari da pistole di piccolo calibro e si continua a parlare del fatto che alcuni soggetti, parte delle forze militari, abbiano raggiunto i sospetti e li abbiano eliminati, assicurandosi che non vi fosse alcun testimone delle dinamiche dell’incidente. Questo videotape è oggi a disposizione dal funzionario di Stato polacco responsabile delle indagini. Un altro elemento che ha dato una serie di ulteriori dubbi sta nel fatto che la scatola nera è stata recuperata e pare mostrasse che il velivolo Tupolev funzionasse perfettamente, che non vi sia stato alcun problema tecnico sull’aereo ed era stato recentemente revisionato nel dicembre 2009. È emerso che questo specifico velivolo Tupolev fosse dotato di un sistema speciale in grado di assicurare che il pilota venisse informato se l’aereo stesse approssimando ostacoli pericolosi o nel caso stesse avvicinandosi troppo al terreno, un cosiddetto Terrain Awareness Warnins System, quindi il pilota polacco doveva necessariamente essere consapevole della sue estrema prossimità agli alberi. Sulla base del resoconto ufficiale, l’aereo sarebbe precipitato in un bosco ad appena 1 km di distanza dalla pista di atterraggio. Per l’esattezza, a circa 420 metri a sinistra della pista, ufficialmente, l’aereo avrebbe colpito un albero con l’ala sinistra, l’ala si sarebbe spezzata e l’aereo avrebbe quindi virato verso sinistra precipitando. Frammenti dell’aereo sono stati ritrovati in un’area di circa 500 metri di raggio, tuttavia nessuno dei corpi è stato ritrovato e nessun oggetto personale dei passeggeri che si presuppone siano morti in tale incidente, né sono visibili in nessuno dei video che hanno documentato l’incidente dopo che l’aereo è precipitato al suolo.
I servizi di sicurezza russi sono immediatamente intervenuti per impedire ai giornalisti di raggiungere il punto in cui l’aereo era precipitato ed hanno inoltre confiscato le foto ed i documenti video relativi all’incidente. I giornalisti russi hanno rivelato che la struttura radar presente presso l’aeroporto di Smolenskera fu smantellata successivamente alla visita del primo ministro Donald Tusk di Vladimir Putin in data 8 aprile, appena prima che l’aereo che trasportava Kaczynski e l’élite polacca precipitasse a Smolensk. Inoltre pare esistano testimoni che sostengono di aver notato personale militare operare sul sistema di segnalazione della pista di atterraggio immediatamente dopo l’incidente.
Tutto questo sta ulteriormente favorendo le speculazioni a proposito del fatto che tale sistema di segnalazione sia stato sabotato per ingannare il pilota a proposito dell’effettiva localizzazione della pista e spingerlo sui boschi. Immediatamente dopo l’incidente, sono circolate voci in base alle quali Lech Kaczynki avesse interferito con il pilota determinando la caduta dell’aereo, tuttavia le registrazioni recuperate e relative alla cabina di pilotaggio mostrano invece che nessuno interferì. Inoltre, i media Hanno sostenuto che il pilota dell’aereo polacco non fosse in grado di parlare in russo in maniera adeguata, questo elemento è ciò che venne dichiarato dai controllori del traffico aereo russo, tuttavia i colleghi del pilota polacco sostengono che egli parlasse benissimo il russo.
All’inizio, ci è stato detto dai media che l’aereo tentò per ben 4 volte di atterrare a Smolensk a causa della densa nebbia, ma nel frattempo è invece venuto fuori che l’aereo effettuo un solo tentativo, ovvero quando è precipitato.
Pare deducibile dunque ,che vennero date al pilota informazioni errate sull’effettivo posizionamento della pista di atterraggio, probabilmente quest’ultimo venne male indirizzato affinché precipitasse all’interno del bosco. Inoltre un’esplosione avrebbe quindi staccato l’ala sinistra del velivolo mentre il pilota si trovava nella fase di discesa. Successivamente quando l’aereo è precipitato in quel piccolo bosco, un piccolo gruppo di individui pare essersi recato sul luogo per eliminare il personale di bordo. La completa assenza dei corpi farebbe pensare al fatto che questi Generali di elevato livello, il Presidente della Banca Centrale, il Capo della Sicurezza, i due candidati presidenziali in opposizione e un gran numero di membri dell’opposizione in Parlamento non fossero affatto sull’aereo, ma che siano stati uccisi o comunque rapiti in Polonia e che la loro sparizione sia stata semplicemente tenuta nascosta affinché passasse il messaggio che questi fossero in realtà morti nell’incedente. […]
È stranamente singolare che tale incidente si sia verificato esattamente in occasione del 70° Anniversario del massacro perpetrato dall’esercito russo ai danni di 22.000 ufficiali dell’esercito polacco, accademici e leader politici che furono massacrati dalle forze di sicurezza sovietiche con il consenso implicito della Germania nazista.
I polacchi si sentono oggi privi dei loro leader, e numerose persone si chiedono chi si nasconda in realtà alle spalle di questo straordinario evento.
È importante ricordare che la Polonia rappresenta l’unico paese in Europa che ha rifiutato di fare ricorso al vaccino contro l’influenza suina, grazie alla coraggiosa condotta del Ministro della sanità polacco, Eva Kopac, inoltre la Polonia rappresenta il paese il cui Governo della Banca Centrale ha posticipato o comunque non ha inteso permettere che la moneta nazionale, lo zloty, fosse rivalutata rispetto all’attuale tasso di cambio dell’euro, una scelta che sinora aveva garantito una serie di positive ricadute economiche, aumentando le esportazioni, l’occupazione e le entrate fiscali per il paese. Il Presidente della Banca Centrale Nazionale aveva già affermato di non aver bisogno di prestiti dal Fondo Monetario internazionale, e la Polonia è l’unico paese a non trovarsi in recessione in Europa, ed è anzi cresciuta del 2,7 % quest’anno e dell1,7% lo scorso anno. L’ammontare del debito pubblico è relativamente basso rispetto a numerosi altri paesi, tuttavia, dopo la morte del Presidente della Banca Centrale nell’incidente aereo, ci si attende che la Polonoia decida di entrare a tutti gli effetti nell’area Euro, incrementando la dimensione del proprio debito pubblico, in tempi brevissimi.

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http://www.statoquotidiano.it/13/11/2009/i-cambiavalute-e-le-loro-monete-scacciati-dal-tempio-di-gesu/5432/
http://www.disinformazione.it/mohammed_mossadeq.htm
http://www.disinformazione.it/mohammed_mossadeq.htm
http://biografieonline.it/biografia.htm ... or+Allende
http://www.signoraggio.com/signoraggio_jfkvsfed.html
http://www.missionaridafrica.org/archiv ... _03/08.htm
http://ilsignoraggio.blogspot.com/2005/ ... usura.html
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Re: [DOSSIER n.10] IGB mala tempora..

Messaggioda francescalazzaro » 5 lug 2010, 23:28

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Francesco Avigliano
Avigliano.jpg
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(1861/1862 Potenza – 13 marzo 1929 a Napoli )
Pensatore e scrittore del mezzogiorno italiano. Uno dei più significativi e sconosciuti ispiratori del pensiero economico del poeta Ezra Pound.
Tra il 1880 e il 1892 intraprende la carriera militare, approfittando delle ore di libertà offerte del servizio per imparare da solo a leggere, scrivere e far di conto.
Dopo il servizio militare ottenne un impiego dallo Stati e – come egli stesso disse – ad un “magro” stipendio di 110 lire al mese. Tra il 1892 e il 1898 ebbe 2 figli dalla moglie Claudia Pisani.
Nel 1910 si trova a Roma, e si trasferirà a Napoli sul finire della guerra.
Nel tempo libero, nel 1901, scrive il suo primo libro “Educare” che significa? In cui valuta problemi socio-pedagogici nati da una “costante meditazione” – come egli afferma – “per istruire il popolo quanto basta, educarlo quanto si può” . In apparenza risulta come un’opera che effettua studi di sociologia dell’educazione, che affronta problemi delle istituzioni scolastiche in relazione alle trasformazioni delle strutture sociali. Il suo contenuto è tuttavia fondamentale per cogliere l’origine e la metodologia di concentrazione del pensiero economico dell’autore. Infatti in questo egli scrive:

“Ma la questione è di bilancio, è di danaro. Maledetto danaro! MA perché deve tollerarsi che esso eserciti una funzione così mostruosa, quella di far coesistere da un lato, il bisogno insoddisfatto e, dall’altro, giacente l’occorrente per soddisfarlo, e, in mezzo, lui despota, crudele, beffardo?!Gli insegnanti non trovano posti; i locali ci sono e, se non ci fossero, li potremmo edificare, poiché la pietra c’è e gli operai non hanno lavoro; la terra è lì, disposta a fornirci il necessario per una scodelal di minestra: tutto c’è Dunque ad ogni modo la questione è di denaro. Se questo non fosse limitato, si chiacchiererebbe di meno. È indispensabile formare finalmente la coscienza politica del popolo è specialmente dei contadini. Per essi la casa comunale è ancora poco meno che una dimora di semidei verso; i quali o si prostrano o prorompono in conturtielie e peggio, come fa il popolo napolitano verso S. Gennaro, quando ritarda l’annuale miracolo. Questa coscienza amorfa negli amministrati genera una coscienza sui generis negli amministratori, i quali si credono più unti del Signore, [QUI ABBIAMO LA PROVA CHE SILVIO BERLUSCONI È IMMORTALE…] che curatori di conti di una comunità libera. Ora lo sforzo degli uomini equilibrati deve essere diretto a regolare le funzioni organiche di questo primo nucleo sociale, perché esso divulga in fatti quello che è riconosciuto in principio, cioè che organismo, nel quale il centro risente l’influsso dell’ultima cellula periferica, e viceversa(pp.50-51] di “Educare”che significa?. )”.

Il giudizio favorevole di Giustino Fortunato (scrittore, politico, storico, e meridionalista italiano, ricordato per essere stato uno degli attivisti della cosiddetta questione meridionale) lo incoraggiò allo studio della filosofia e dell’economia politica.
Avigliano, indaga e cerca di mettere in luce le cause dei fenomeni, che non vengono ricercate dalla scienza ortodossa.
Nel 1905 pubblica la sua prima opera economica “Perché c’è la miseria?” in cui avanza la proposta di moneta cartacea prescrittibile o moneta cadùca (come è cadùca la ricchezza che la moneta simboleggia) per sottoporre il denaro alle leggi che governano i “beni veri”, con lo scopo di fondare un sistema monetario che lasci sussistere il “baratto senza il baratto” [sunto di questo pensiero si trovano nei due articoli “il danaro” e “La soluzione?” pubblicate ne “Il Divenire sociale ” dell’annata 1907].
Nel 1906 ebbe inizio la collaborazione con la rivista “Il Divenire sociale” in cui pubblicherà tredici articoli sulla funzione limitante del denaro; raccolti poi in volume e formeranno il saggio: “La moneta e la sua funzione imitatrice”(1908).
Alcuni dei temi:

“Poiché si aggirano intorno a questa semplice questione cioè, che gli economisti generalmente sentenziano che la moneta è innocuo strumento di scambio, una macchina che ci permette di fare agevolmente ciò che faremmo anche senza di essa, ossia che anche oggi sotto l’abbagliante superficie del fenomeno monetario,sussiste il baratto di cose naturali, di beni di consumo; mentre io sostengo invece:
1°) che la moneta costosa, nella sua f unzione di comune denominatore del valore, produce un gioco antitetico che si risolve in una limitazione della produzione.
2°) che è errore che l a quantità di moneta esistente sia quella soltanto che permane nei canali circolatori come strumenro di scambio, poiché la produzione capitalistica ha trovato – inconsapevolmente… - … una scaturigine, una miniera miracolosa, sui generis di moneta, non più sonante, ma astratta come l’idea, la quale, indistruttibilmente e illimitatamente si fissa nel mondo economico non solo come un potere di acquisto in cicli di produzione diversi da quello da cui è scaturito, ma si fissa anche come un capitale bvero e proprio senza il cui tornaconto la produzione della ricchezza reale è spesso turbata e non di rado paralizzata addirittura”
(pp. 233 – 234 di “chiusura della polemichetta metallica,” “Il Divenire sociale”1908).

Ebbe “qualche battuta di polemica” da parte di due collaboratori della rivista, i quali disapprovavano le idee dei suoi scritti. Finita la collaborazione con “Il Divenire sociale”, per 10 anni (come risulta dalla raccolta bibliografica ”Opere di Francesco Avigliano”) non pubblicherà nulla.
Nel 1914 seguirà i fenomeni finanziari della Grande Guerra.
Nel periodo conclusivo della guerra riprese a scrivere, terminando un articolo intitolato :”La guerra e la finanza”, che apparirà sulla “Rivista Popolare”.
Nel febbraio 1922, in collaborazione con “Pagine Libere”, pubblicò 2 articoli “Il capitalismo e la débâcle intelletuale”. Questi interessarono Riccardo Ricciardelli, seguace di Agostino Maria Trucco (economista italiano pubblicò oltre 200 volumi, contenenti elaborazioni della teoria economica detta Hallesismo, da lui fondata) che gi fece notare, a suo modo, gli errori contenuti nei suoi scritti, con una lettera aperta, su “Pagine Libere” appunto, invitandolo a mettersi in relazione con la società Anonima Hallesint Edizioni d’Italia.
Avigliano, in risposta, gli fece notare di trovarsi d’accordo nell’individuare nei prestiti la fonte principale delle spese sostenute dai governi in tempo di guerra, non d’accordo invece sulla definizione.

“[…] per me” - scrive Avigliano – “i prestiti sono prodotti di un artificio. Per Lei invece sono il prodotto di un movimento economico che imprime una maggiore celerità alla massa di moneta circolante. Aperto così il varco ai dissensi, questi si fanno sempre più profondi. Ella vede nelle emissioni cartacee una imposizione indiretta; io invece una creazione dal nulla di moneta addizionale. Non mi soffermo dove Ella comincia col notare che almeno la carta è qualche cosa per sé stessa e che perciò non si possa parlare di creazione dal nulla. La sua è disquisizione di sapore filosofico. La moneta se è moneta, entra nei canali circolatori come prodotto del lavoro.
Una volta entrata, diventa un mero strumento ideale di scambio; in quanto reca in grembo simbolicamente il valore di beni e servigi scambiati a disimpegnare quest’ufficio, tutto è buono anche il “fango”, DICE Marx; anche la carta dico io.
Ma quando la carta entra nella circolazione allo scoperto, cioè, senza simboleggiare né un prodotto del lavoro, né lo scambio di beni servigi, quella carta – non ci sono considerazioni statali che tengano – è limpidamente moneta falsa, è perciò addizionale, ossia trascendente l’equilibrio economico e perciò spogliatrice del mercato in danno dei consumatori marginali, ossia dei poveri di tutti i ceti. Così Ella vede nel risparmio una sana funzione economica; quando io invece vi scorgo – orribile eresia – un artificio finanziario. Per Lei la finanza è una “quidità” in funzione del fatto economico; per me il fatto economico è diventato schiavo dell’artificio finanziario. E così via. Se io volessi dare qualche sviluppo ai dissensi, trascenderei di molto i limiti di un cortese scambio di idee. E non ci intenderemo ugualmente”
(pp.338 di Hallesismo, capitalismo e débâcle intellettuale. Risposta a Riccardo Ricciardelli “Pagine Libere” 1922).

Da questo articolo, ed altri, si percepisce la preparazione Avigliano per la pubblicazione di “L’enigma sociale”.
Ebbe forse qualche difficoltà a trovare un editore, ma venne comunque pubblicata nel 1926 dalla casa editrice Dante Alighieri, dei librai Alberghi & Segati, sfortunatamente però passo quasi inosservato…
L’enigma sociale” è l’opera al quale Avigliano lavora nel corso degli ultimi anni della sua vita, con il quale si è inoltrato nei più oscuri labirinti della scienza economica ortodossa.
Avigliano morirà a Napoli il 13 marzo 1929 a Napoli all’età di 67 anni.



Fonte "L'enigma sociale", edizione Ar, Collana L'Antibancor

[*]Nella foto, dal libro "L'enigma sociale":

"Ossequia l'illustre Direttore della Biblioteca Universitaria e [si permette] di mandargli in omaggio due copie del libro
<<L'enigma sociale>> nonché un'autorecensione nel Roma, con un giudizio di Alfiero Vittorio Russo ".


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Gertrude Margaret Coogan

GertrudeMCooganjpg.jpg
(Lincoln, 1898 – Chicago 1986)Economista e scrittrice.
Purtroppo i dati riguardanti l'autrice sono scarsi.
Fu la prima donna a conseguire un master in Organizzazione Aziendale presso “Northwestern University” di Chicago, dove si laureò con menzione speciale nel 1922. Iniziò la propria carriera lavorativa nella “Northern Trust Bank” dove restò per otto anni. Sul finire degli anni venti aprì a Chicago uno studio di consulenza in materia di investimento che rimase attivo fino al 1985. Fondò insieme ad altri il “Circolo degli Analisti finanziari” (Thr Analist Club) un gruppo di ricerca e di rilevazione nazionale.
Queste sue attività, le procurarono una conoscenza approfondita della scienza monetaria. Ovviamente riconosceva quanto basilarmente questi principi siano semplici, e quanto sia dogma di questa scienza che il valore della moneta dipenda dalla quantità disponibile di moneta in reazione ai beni che si possono scambiare con essa.
La sua opera più importante “Money Creators” ( I Creatori di moneta 1935).

“Lo scopo di questo libro è di fornire al popolo americano la necessaria conoscenza della natura e delle manipolazioni del sistema monetario degli Stati Uniti […]
Questo libro può anche essere usato come manuale per illustrare al popolo americano i semplici principi della scienza monetaria che sono stati resi oscuri da dotti economisti. I dotto economisti a mio parere corrispondono a quel tale che, secondo la descrizione che mi capitò di udire
“era un’enciclopedia di disinformazioni mal assimilate”.
L’autrice di questo libro è ben informata. Le informazioni in esso contenute sono accurate; sono state assimilate. Esso è scritto in modo attraente, con uno stile accattivante, e trasmette al popolo americano verità di prima grandezza.
Quando queste verità saranno note, e la nazione americana sosterrà il suo diritto costituzionale ad un sistema monetario onesto, per questo paese inizierà un’epoca di prosperità fiscale e materiale, di opportunità di progresso culturale e spirituale tale non solo da entusiasmare e rallegrare il suo popolo, ma da diventarne un esempio per il resto della razza umana.”
[New York 29 ottobre 1934 Robert L. Owen*]

Oltre a “I creatori di moneta”, Gertrude M. Coogan ha scritto Lawful Money Explained (Una spiegazione della moneta legale 1939).

[*]Robert Lath Owen (1856 - 1947).Uomo politico e avvocato americano.



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Ezra Weston Loomis Pound [Ezra Pound]
Immagine(Hailey, 30 ottobre 1885 – Venezia, 1º novembre 1972)
Poeta statunitense che visse per lo più in Europa.
Nasce in America da una famiglia di tradizioni quacchere [setta religiosa protestante fondata in Inghilterra nel sec. XVII] e puritane.
Frequentò il college di Clinton e poi l’Università di Pennsylvania.Tra il 1907-1908 fu docente di letteratura spagnola e francese al Wabash College (Indiana), dove fu obbligato a dimettersi a causa dei suoi atteggiamenti giudicati troppo disinvolti.
Nel 1908 lasciò gli Stati Uniti per l'Europa. Approdò dapprima a Gibilterra, poi si stabilì a Venezia, dove pubblicò la prima raccolta di poesie, “A lume spento” . Nel settembre 1908 raggiunse Londra che lasciò solo nel 1920, qui in 12 anni concepì un progetto di trasformazione e di rifondazione vera e propria della società, da dove scaturì un forte interesse del poeta per l’economia e la relazione tra arte ed economia.
Dal 1925 risedette per circa un ventennio a Rapallo. Fu affascinato dai temi sociali dell’economia e della finanza, Pound attinse esempi di vita dall’esperienza rurale italiana, che considerò come espressione del maggior grado di libertà, svincolata dalle esigenze finanziarie legate allo sfruttamento delle posizioni di vantaggio costituite dalle rendite. Negli anni ’30, sempre più interessato alla politica e all'economia, pubblicò un pamphlet [ genere letterario situabile tra lo scritto polemico e quello satirico] dal titolo “ABC dell'economia” e “ Jefferson e/o Mussolini” opera in cui dava un'interpretazione liberale e artistica del dittatore italiano (il quale tuttavia gli concesse una sola udienza nel 1933).
Dal 1941 al 1943 Pound realizzò a Roma per radio italiana numerose trasmissioni in inglese, in cui accusava gli angloamericani e la finanza internazionale di aver provocato la guerra contro i paesi che si erano ribellati al giogo dell'usura. Trasmesse in Gran Bretagna e Stati Uniti, queste trasmissioni gli valsero un'incriminazione per tradimento da parte del governo americano. Nel 1945 fu catturato dalle truppe americane in Italia e internato in un campo vicino a Pisa. Trasferito negli USA per la celebrazione di un processo che in effetti non si svolse mai, Pound fu dichiarato infermo di mente e rinchiuso per 12 anni nel manicomio criminale di Saint Elizabeth, a Washington dove continuò a scrivere tra i pezzi più alti della poesia moderna. Tornò in Italia, dove visse fino alla morte, sopraggiunta nel 1972 a Venezia.


«... noi domandiamo cosa sia la moneta,il credito, l'interesse, l'usura.[..] ».

«Prima di discutere una politica monetaria, una riforma monetaria, una rivoluzione monetaria,
dobbiamo essere ben sicuri della natura della moneta. ».

«Il nemico è l'ignoranza (nostra). Al principio dell'ottocento John Adams (pater patriae) vedeva
che i difetti ed errori del governo americano derivavano non tanto dalla corruzione del personale,
quanto da un'ignoranza della moneta, del credito e della loro circolazione.
».

Giacinto Auriti risponderà a questi cinque quesiti di Pound nel libro il paese dell'utopia..


...lavori in corso...e in fase di aggiornamento ;)


::
Giacinto Auriti


Immagine(Guardiagrele, 10 ottobre 1923 – Roma, 11 agosto 2006)
Giurista, saggista e politico italiano. Insegnò nelle Università di Roma e di Teramo Filosofia del Diritto, Diritto internazionale, Diritto della Navigazione, Diritto Privato Comparato e Teoria Generale del Diritto.
Concentrò i suoi studi alla funzione della moneta.

Simbolicamente, quella che fu la rivoluzione Copernicana nel medioevo, si può rileggere oggi nei suoi trascorsi e nelle sue teorie.

Dedicò gran parte della sua vita ed energie alla ricerca della verità, improntando le sue riflessioni sugli argomenti trattati da Ezra Pound.
“Chi crea il valore della moneta - dice Giacinto Auriti - non è chi la stampa ma il popolo che l’accetta come mezzo di pagamento”

“Il signoraggio bancario ha trasformato i popoli da proprietari in debitori del proprio denaro, perché si è mascherata sotto la parvenza del valore creditizio, basato sulla riserva (con la formula "pagabile a vista al portatore") il valore indotto basato sulla convenzione sociale. In tal modo la moneta è stata trasformata in una fattispecie analoga al francobollo di antiquariato che ha valore per convenzione e senza riserva. La risultante di questa strategia è stata la sistematica trasformazione delle banche centrali da debitrici in proprietarie per un valore pari a tutto il denaro emesso sotto forma di false cambiali.”

Sostenne che l'emissione di moneta senza riserve e titoli di stato a garanzia per la realizzazione di opere pubbliche non creerebbe inflazione in quanto corrisposto da un eguale aumento della ricchezza reale, e che le banche centrali ricaverebbero profitti indebiti dal signoraggio sulla cartamoneta, dando origine in tal modo al debito pubblico.

Diede vita a numerose iniziative volte a dimostrazione delle sue teorie.

• Pubblicò scritti sia in ambito giuridico che monetario, si possono ricordare al riguardo:
“Principi ed orientamenti per una moneta europea”, “La proprietà di popolo”, “L'ordinamento internazionale del sistema monetario” ma soprattutto “Il paese dell'utopia. La risposta alle cinque domande di Ezra Pound”.
In quest’ultimo saggio, Giacinto Auriti da risposte ai 5 quesiti di Ezra Pound, ai quali non aveva mai risposto nessuno: la moneta, la circolazione, il credito, l’interesse e l’ usura.

• Fu conduttore di una serie di trasmissioni su una televisione locale abruzzese, "Moneta al popolo”, nella quale spiegava ai telespettatori al telefono questa grande truffa del sistema bancario ai danni dei cittadini.

• L’8 marzo del 1993 denunciò per truffa, falso in bilancio, associazione a delinquere, usura e istigazione al suicidio, l’allora presidente del consiglio dei ministri Ciampi e il governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio.
Al riguardo, nel 2000, concedette un’intervista a Radio Radicale e riferendosi ad una conferenza effettuata a Rieti disse:

“Viene al microfono il direttore della banca d'Italia locale e dice:
>«Professor Auriti, le devo fare un rimprovero, perché lei ha insinuato che noi della banca d'Italia siamo dei delinquenti».
Gli ho detto: «Guardi che è assolutamente falso. Io non ho insinuato. Io ho affermato che voi siete dei delinquenti. E se lei si ritiene offeso, lei mi deve denunciare per calunnia. Perché se lei non lo fa, vuol dire che quello che ho detto è vero.
Qua la lotta è mortale.
O devo andare in galera io per calunnia, o deve andare lei in galera per truffa. Se no, è inutile che parliamo dello Stato di diritto».”


E ancora dall’intervista:

“E quando sono stato chiamato dal procuratore della repubblica di Roma Ettore Torri, mi ha chiamato e mi ha detto: «Professor Auriti, lei ha dimostrato l'elemento materiale del reato. Manca il dolo perché… è stato sempre così».
E allora ho detto: «Scusi - e ho detto "Eccellenza" - prima di tutto faccio notare che la continuazione del reato è un aggravante, non è un esimente... e lei mi dice: È stato sempre così. Poi, secondo punto: io ammetto la buona fede, per carità! Però dobbiamo chiarire: fino a quando non ti ho fatto la denuncia! Dopo che ti ho fatto la denuncia, come la mettiamo? »”


• Fu fondatore e segretario del SAUS (Sindacato anti-usura).

• Alla fine del luglio 2000 effettuò, a Guardiagrele (CH) sua città natale abruzzese, un esperimento che ebbe enorme successo, mise in circolazione i SIMEC (simboli econometrici di valore indotto) di esclusiva proprietà del portatore (come è esplicitamente stampato sui biglietti).

Immagine

Auriti riscuoteva di enorme fiducia in paese ed ebbe sufficiente carisma da far accettare l’esperimento ai suoi compaesani.
Dimostrò con la pratica la teoria del valore indotto, palesando quindi che i cittadini possono per convenzione creare il valore della moneta locale senza alcun intervento né dello stato né del sistema bancario.
Con questo esperimento tolse alla Banca d’Italia la sovranità e la proprietà sulla moneta chiarendo appunto che il valore è dato solo da chi l’accetta, basandosi su una convenzione, ma non da chi la emette.
In pratica i cittadini cambiavano il SIMEC al pari con la lira, per esempio depositavano centomila lire [all’epoca..] e ottenevano in cambio centomila SIMEC. Per convenzione però questi ultimi, in mano al cittadino valevano il doppio ovvero duecentomila, quindi, per esempio, ciò che in lire costava 10 mila lire poteva essere comprato a Guardiagrele con 5 mila SIMEC e la conversione SIMEC/lire per gli acquisti al di fuori del paese era doppia, 100 mila SIMEC venivano convertiti con 200 mila lire.
Dunque, il cittadino, accettandoli e accettando anche di partecipare alla convenzione contribuì a dimostrare il valore convenzionale della moneta senza riserva.
L’economia di Guardagrele si riprese proprio grazie a questa iniziativa, Auriti sostenne:
«La gente è entusiasta perché qui è rinata Guardiagrele. Quando è entrato sul mercato il valore indotto del SIMEC è ritornato il sangue nell'economia».
Tutto ciò, fino al sequestro dei SIMEC avvenuto su disposizione della procura di Chieti. Il fatto che furono successivamente dissequestrati dimostra però a tutti gli effetti la legittimità dell’esperimento e la veridicità delle affermazioni auritiane.?[non ne sono completamente sicura...chiedo conferma/smentita o eventuale modifica da poter fare, grazie..]

Probabilmente, lo stress e l’enorme dispendio energetico rivolto a questa lotta lo indebolirono, rendendolo, all’età di 83 anni, stanco e malato, Don Giacinto, come lo chiamavano a Guardiagrele, morì l'11 agosto 2006.


...costantemente in fase di aggiornamento, qualora trovassi nuove informazioni le aggiungerò.
_________________________________________________________________________________________________________________________________

http://www.signoraggio.com/signoraggio_auritirock.html
Ultima modifica di francescalazzaro il 17 set 2010, 10:25, modificato 8 volte in totale.

sandropascucci
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Re: [DOSSIER n.10] IGB mala tempora..

Messaggioda sandropascucci » 6 lug 2010, 1:30

ricordati di gertrude m. coogan
 - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - - 8< - - -
sandropascucci : primit.it signoraggio.com
INTERNET AIUTA A RIVOLUZIONARE IL MONDO COME
TRATTENERE IL RESPIRO AIUTA A PESARE MENO SULLA BILANCIA

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francescalazzaro

Re: [DOSSIER n.10] IGB mala tempora..

Messaggioda francescalazzaro » 6 lug 2010, 7:26

CASPITA GIÀ!!! :o :o
che stupida che sono! :roll: :roll: :roll:
proprio lei! è forse tra le prime autrice che ho letto al riguardo...
GRAZIE DELLA DRITTA!!

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Christian Tambasco

Re: [DOSSIER n.10] IGB mala tempora..

Messaggioda Christian Tambasco » 6 lug 2010, 10:25

Napoleone insieme a personaggi come Sankara, Allende, Molinari, Auriti, etc....insomma mi lascia perplesso

data inizio governo di Napoleone 1799
data fondazione della Banca di Francia 1800 in forma di società anonima composta dalle maggiori famiglie di parigi

la coogan stavo per suggerirla anch'io ;)

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Re: [DOSSIER n.10] IGB mala tempora..

Messaggioda lillifata » 12 lug 2010, 19:10

In merito alla situazione politica in Polonia, si sono da poco concluse le elezioni presidenziali e c'era da scommettere su quello che sarebbe successo:
http://www.corriere.it/esteri/10_luglio_04/polonia-exit-poll-komorowski_633c3a2c-8796-11df-95fd-00144f02aabe.shtml

Vedremo questo nuovo presidente, pupillo dell'UE, verso quali tentacoli porterà il suo Paese.
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Re: [DOSSIER n.10] IGB mala tempora..

Messaggioda kasiacolagrossi » 12 lug 2010, 19:34

Lilli non è che quello precedente era meglio.... (una volta tradotti articoli posto qualcosa... comunque ha vinto con 0,5 % accumulati durante la notte... :roll: )
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Re: [DOSSIER n.10] IGB mala tempora..

Messaggioda lillifata » 12 lug 2010, 19:55

Grazie Kasia.
Anche perchè ne so molto poco, quindi....aspetto i tuoi post. ;)
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Umiltao

Re: [DOSSIER n.10] IGB mala tempora..

Messaggioda Umiltao » 12 lug 2010, 22:02

Senz' alcunché toglirere® alla tua ricerca in senso generale...

francescalazzaro ha scritto:Personaggi con carisma [non ho trovato una donna! ("sic!®") :(…] che per primi hanno dato inizio alla lotta.
Coloro che innanzi a noi hanno individuato il nemico e hanno dimostrato che l’impero dipende dalle grandi banche, dalle Corporation, dalle religioni e dai governi corrotti, ci hanno dato la chiave per aprire il vaso di Pandora.
Oggi grazie a loro siamo qui

Non penso proprio. Sicuramente non grazie a Lech Kaczynski, che non so cosa ci stia a fare nella lista. E' come dire Carlo Azeglio Crampi quando stava in Barackitalia a difendere l' export italiano assieme al CAF tramite la svalutazione competitiva della nostra c.d. moneta nazionale, la lira.

Pochi mesi fa moltissimi avrebbero messo pure Adolf Hitler tra i c.d. "liberatori monetari", cosa verificatasi completamente errata a un' analisi precisa e da vari punti di vista.

Inoltre bisogna ricordare che alcuni della lista emisero moneta per finanziare guerre e secondo me senza ben capire il significato di quanto facevano e su iniziativa o idea di altri (Lincoln e Bonaparte).
Altri come Pound senza saperlo appoggiarono il furbesco e raccapricciante lato B di IGB©, solo perché aveva scoperto che gli scheletri stavano pure in casa sua e quindi passò da Non-aprite-quella-porta_1 a Non-aprite-quella-porta_2.

I sudamericani vedevano lo scontro prettamente tra pubblico e privato, non certo tra proprietà e debito monetari.

Tutti costoro vanno presi solo come esempio storico-economico e basta, per quello che sono stati, senza sovraccaricarli di meriti inesistenti se non elevarli addirittura a Messia [+ o - blasfemi].

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francescalazzaro

Re: [DOSSIER n.10] IGB mala tempora..

Messaggioda francescalazzaro » 12 lug 2010, 22:41

ooookay!
restano esempi...
però Lech Kaczynski, sembrerebbe sia stato assassinato anche perché intralciava il progetto verso il nuovo ordine...
ho inserito coloro che in un modo o nell'altro hanno avuto discordie nei confronti di IGB...forse ho esagerato con i "ringraziamenti".. :P

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Umiltao

Re: [DOSSIER n.10] IGB mala tempora..

Messaggioda Umiltao » 12 lug 2010, 23:09

Beh, se è per questo secondo Auriti pure Romano Prodi venne fatto fuori come Presidente del Consiglio da IGB© nel 1998 perchè osò sfiorare la riserva di Barackitalia...

Quale nuovo ordine? C' è Minari per quello. I mostriciattoli lasciamoli a lui.
A me la moneta unica sta bene (in quanto unica e comoda, non certo perché sia gestita bene, anzi: ora rubano in silenzio). Ma non erano proprio i cambiavalute i cattivi?

Nota come si AMA parlare sempre d' altro con le classiche dicotomie-omogeneizzato-frappè-frullato-budino: nuovo/vecchio, pubblico/privato, buono/cattivo, morale/immorale, centrale/laterale, turbo/aspirato, Senna/Prost, Sainz/McRae, nazionale/multinazionale, Prodi/Berlusconi, Hitler/Stalin, Iran/USA, Inter/Milan, Sacchi/Capello, ecc.

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Re: [DOSSIER n.10] IGB mala tempora..

Messaggioda mr.spyder » 12 lug 2010, 23:56

Umiltao ha scritto:Senz' alcunché toglirere® alla tua ricerca in senso generale...

...ma in senso lato senz' anlcunché aggiungirere©... :mrgreen: :lol:
Antonio Prezia, detto spyder... anche se non è importante chi sei,ma cosa vuoi fare per cambiare il mondo.

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Re: [DOSSIER n.10] IGB mala tempora..

Messaggioda lillifata » 13 lug 2010, 8:27

Il mio sistema di difesa anti uomo-politico, che si sostanzia in una micidiale miscela di avversione e diffidenza a priori,

testardamente basata sul principio che il potere, più che logorare l'uomo, fa proprio i "purtusi" (buchi), era comunque attivo.

Leggendo il dossier non ho mai pensato che l'ex presidente polacco fosse un santo o un liberatore.

Solo l'ennesimo burattino stronzo, pilotato da qualcuno, che per stavolta casualmente faceva un gioco che non piaceva alla mamma Europa.

Forse l'hanno fatto fuori anche per questo.

Adesso hanno messo al suo posto qualcuno che fa più comodo a giocare altri giochi.

Tutto qui.

E' solo la conferma, l'ennesima, della merda in cui siamo avviluppati.

Altri di quella lista forse avrebbero meritato un pizzico più di fiducia, adesso meritano di essere studiati.
Ma sono proprio pochi, credo. Pochi, pochi.
liliana sgarlata

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Re: [DOSSIER n.10] IGB mala tempora..

Messaggioda kasiacolagrossi » 13 lug 2010, 13:43

Komorowski è il buratino ( SERVO PERFETTO )... Kaczynski voleva essere il BURATTINAIO ....
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Re: [DOSSIER n.10] IGB mala tempora..

Messaggioda lillifata » 21 lug 2010, 20:19

In proposito, ho trovato questo articolo di Ellen Brown:

::
HITLER E IL PRIVILEGIO DI FABBRICARE DENARO

“Non siamo stati così sciocchi da creare una valuta collegata all’oro, di cui non abbiamo disponibilità, ma per ogni marco stampato abbiamo richiesto l’equivalente di un marco in lavoro o in beni prodotti. Ci viene da ridere tutte le volte che i nostri finanzieri nazionali sostengono che il valore della valuta deve essere regolato dall’oro o da beni conservati nei forzieri della banca di stato“. (Adolf Hitler, citato in Hitler’s Monetary System, http://www.rense.com, che riprende C.C.Veith, Citadels of Chaos, Meador, 1949). Quello di Guernsey (politico del Minnesota, ndr), non fu dunque l’unico governo a risolvere i propri problemi infrastrutturali stampando da solo la propria moneta. Un modello assai più noto si può trovarlo nella Germania uscita dalla Prima Guerra Mondiale. Quando Hitler arrivò al potere, il Paese era completamente, disperatamente, in rovina.



Il Trattato di Versailles aveva imposto al popolo tedesco risarcimenti che lo avevano distrutto, con i quali si intendeva rimborsare i costi sostenuti nella partecipazione alla guerra per tutti i Paesi belligeranti. Costi che ammontavano al triplo del valore di tutte le proprietà esistenti nella Germania. La speculazione sul marco tedesco aveva provocato il suo crollo, affrettando l’evento di uno dei fenomeni d’inflazione più rovinosi della modernità. Al suo apice, una carriola piena di banconote, per l’equivalente di 100 miliardi di marchi, non bastava a comprare nemmeno un tozzo di pane. Le casse dello Stato erano vuote ed enormi quantità di case e di fattorie erano state sequestrate dalle banche e dagli speculatori. La gente viveva nelle baracche e moriva di fame. Nulla di simile era mai accaduto in precedenza: la totale distruzione di una moneta nazionale, che aveva spazzato via i risparmi della gente, le loro attività e l’economia in generale. A peggiorare le cose arrivò, alla fine del ecennio, la depressione globale. La Germania non poteva far altro che soccombere alla schiavitù del debito e agli strozzini internazionali. O almeno così sembrava.

Hitler e i Nazional-Socialisti, che arrivarono al potere nel 1933, si opposero al cartello delle banche internazionali iniziando a stampare la propria moneta. In questo presero esempio da Abraham Lincoln, che aveva finanziato la Guerra Civile Americana con banconote stampate dallo Stato, che venivano chiamate “Greenbacks“. Hitler iniziò il suo programma di credito nazionale elaborando un piano di lavori pubblici. I progetti destinati a essere finanziati comprendevano le infrastrutture contro gli allagamenti, la ristrutturazione di edifici pubblici e case private e la costruzione di nuovi edifici, strade, ponti, canali e strutture portuali. Il costo di tutti questi progetti fu fissato a un miliardo di di unità della valuta nazionale. Un miliardo di biglietti di cambio non inflazionati, chiamati Certificati Lavorativi del Tesoro. Questa moneta stampata dal governo non aveva come riferimento l’oro, ma tutto ciò che possedeva un valore concreto. Essenzialmente si trattava di una ricevuta rilasciata in cambio del lavoro e delle opere che venivano consegnate al governo. Hitler diceva: “Per ogni marco che viene stampato, noi abbiamo richiesto l’equivalente di un marco di lavoro svolto o di beni prodotti“. I lavoratori spendevano poi i certificati in altri beni e servizi, creando lavoro per altre persone.

Nell’arco di due anni, il problema della disoccupazione era stato risolto e il Paese si era rimesso in piedi. Possedeva una valuta solida e stabile, niente debito, niente inflazione, in un momento in cui negli Stati Uniti e in altri Paesi occidentali erano ancora senza lavoro e vivevano di assistenza. La Germania riuscì anche a ripristinare i suoi commerci con l’estero, nonostante le banche estere negassero credito e dovesse fronteggiare un boicottaggio economico internazionale. Ci riuscì utilizzando il sistema del baratto: beni e servizi venivano scambiati direttamente con gli altri paesi, aggirando le banche internazionali. Questo sistema di scambio diretto avveniva senza creare debito nè deficit commerciale. L’esperimento economico della Germania lasciò alcuni durevoli monumenti al suo processo, come la famosa Autobahn, la prima rete del mondo di autostrate a larga estensione.

Di Hjalmar Schacht, che era all’epoca a capo della banca centrale tedesca, viene spesso citato un motto che riassume la versione tedesca del miracolo del “Greenback”. Un banchiere americano gli aveva detto: “Dottor Schacht, lei dovrebbe venire in America. Lì abbiamo un sacco di denaro ed è questo il vero modo di gestire un sistema bancario“. Schacht replicò: “Lei dovrebbe venire a Berlino. Lì non abbiamo denaro. E’ questo il vero modo di gestire un sistema bancario” (John Weitz, Hitler’s Banker Warner Books, 1999).

Benchè Hitler sia citato con infamia nei libri di storia, egli fu popolare presso il popolo tedesco. Stephen Zarlenga, in The Lost Science of Money, afferma che ciò era dovuto al fatto che egli salvò la Germania dalle teorie economiche inglesi. Le teorie secondo le quali il denaro deve essere scambiato sulla base delle riserve aurifere in possesso di un cartello di banche private piuttosto che stampato direttamente dal governo. Secondo il ricercatore canadeseHenry Makow, questo fu probabilmente il motivo principale per cui Hitler doveva essere fermato; egli era riuscito a scavalcare i banchieri internazionali e creare una propria moneta. Makow cita un interrogatorio del 1938 di C.G.Rakowsky, uno dei fondatori del bolscevismo sovietico e intimo di Trotzky, che finì sotto processo nell’URSS di Stalin. Secondo Rakowsky, “[Hitler] si era impadronito del privilegio di fabbricare il denaro, e non solo il denaro fisico, ma anche quello finanziario; si era impadronito dell’intoccabile meccanismo della falsificazione e lo aveva messo a lavoro per il bene dello Stato. Se questa situazione fosse arrivata a infettare anche altri Stati, potete ben immaginare le implicazioni controrivoluzionarie” (Henry Makow, “Hitler Did Not Want War”, http://www.savethemales.com&#41;.

L’economista inglese Henry C.K.Liu ha scritto sull’incredibile trasformazione tedesca: “I nazisti arrivarono al potere in Germania nel 1933, in un momento in cui l’economia era al collasso totale, con rvinosi obblighi di risarcimento postbellico e zero prospettive per il credito e gli investimenti stranieri. Eppure, attraverso una politica di sovranità monetaria indipendente e un programma di lavori pubblici che garantiva la piena occupazione, il Terzo Reich riuscì a trasformare una Germania in bancarotta, privata perfino di colonie da poter sfruttare, nell’economia più forte d’Europa, in soli quattro anni, ancor prima che iniziassero le spese per gli armamenti“. In Billions for the Bankers, Debts for the People (Miliardi per le Banche, Debito per i Popoli, 1984), Sheldon Hemry commenta: “Dal 1935 in poi, la Germania iniziò a stampare una moneta libera dal debito e dagli interessi, ed è questo che spiega la sua travolgente ascesa dalla depressione alla condizione di potenza mondiale in soli 5 anni. La Germania finanziò il proprio governo e tutte le operazioni belliche, dal 1935 al 1945, senza aver bisogno di oro nè debito, e fu necessaria l’unione di tutto il mondo capitalista e comunista per distruggere il potere della Germania sull’Europa e riportare l’Europa sotto il tallone dei banchieri“.

L’IPERINFLAZIONE DI WEIMAR

Nei testi moderni si parla della disastrosa inflazione che colpì nel 1923 la Repubblica di Weimar (nome con cui è conosciuta la repubblica che governò la Germania dal 1919 al 1933). La radicale svalutazione del marco tedesco è citata nei testi come esempio di ciò che può accadere quando ai governi viene conferito il potere incontrollato di stampare da soli la propria moneta. Questo è il motivo per cui viene citata, ma nel complesso mondo dell’economia le cose non sono come sembrano. La crisi finanziaria di Weimar ebbe inizio con gli impossibili obblighi di risarcimento imposti dal Trattato di Versailles.

Schacht, che all’epoca era il responsabile della zecca della repubblica, si lamentava: “Il Trattato di Versailles è un ingegnoso sistema di provvedimenti che hanno per fine la distruzione economica della Germania. Il Reich non è riuscito a trovare un sistema per tenersi a galla diverso dall’espediente inflazionistico di continuare a stampare banconote“. Questo era quello che egli dichiarava all’inizio. Ma Zarlenga scrive che Schacht, nel suo libro del 1967 The Magic of Money, decise “di tarar fuori la verità, scrivendo in lingua tedesca alcune notevoli rivelazioni che fanno a pezzi la saggezza comune propagandata dalla comunità finanziaria riguardo all’iperinflazione tedesca“. Schacht rivelò che era la Banca del Reich, posseduta da privati, e non il governo tedesco che pompava nuova valuta all’economia. Nel meccanismo finanziario conosciuto come vendita a breve termine, gli speculatori prendono in prestito qualcosa che non possiedono, la vendono e poi “coprono” le spese ricomprandola a prezzo inferiore. La speculazione sul marco tedesco fu resa possibile dal fatto che la Banca del Reich rendeva disponibili massicce quantità di denaro liquido per i prestiti, marchi che venivano creati dal nulla annotando entrate sui registri bancari e poi prestati ad interessi vantaggiosi.

Quando la Banca del Reich non riuscì più a far fronte alla vorace richiesta di marchi, ad altre banche private fu permesso di crearli dal nulla e di prestarli, a loro volta, a interesse. Secondo Schacht, quindi, non solo non fu il governo a provocare l’iperinflazione di Weimar, ma fu proprio il governo che la tenne sotto controllo. Alla Banca del Reich furono imposti severi regolamenti governativi e vennero prese immediate misure correttive per bloccare le speculazioni straniere, eliminando la possibilità di facile accesso ai prestiti del denaro fabbricato dalle banche. Hitler poi rimise in sesto il paese con i suoi Certificati del Tesoro, stampati dal governo su modello del Greenback americano. Schacht disapprovava l’emissione di moneta da parte del governo e fu rimosso dal suo incarico alla Banca del Reich quando si rifiutò di sostenerlo (cosa che probabilmente lo salvò dal processo di Norimberga). Ma nelle sue memorie più tarde, egli dovette riconoscere che consentire al governo di stampare la moneta di cui aveva bisogno non aveva prodotto affatto l’inflazione prevista dalla teoria economica classica. Teorizzò che essa fosse dovuta al fatto che le fattorie erano ancora inoperose e la gente senza lavoro. In questo si trovò d’accordo con John Maynard Keynes: quando le risorse per incrementare la produzione furono disponibili, aggiungere liquidità all’economia non provocò affatto l’aumento dei prezzi; provocò invece la crescita dei beni e di servizi. Offerta e domanda crebbero di pari passo, lasciando i prezzi inalterati. (da Webofdebt)

di Ellen Brown



su questo blog (discretamente fascio)...
http://ilgraffionews.wordpress.com/2010/04/25/hitler-e-il-privilegio-di-fabbricare-denaro/
liliana sgarlata

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Umiltao

Re: [DOSSIER n.10] IGB mala tempora..

Messaggioda Umiltao » 22 lug 2010, 6:08

L' articolo che hai riportato, Liliana, fa parte del capitolo 24 del libro Web of debt di Ellen Brown: http://books.google.it/books?id=VBfc5lliml4C&pg=PA229&lpg=PA230&ots=dcvOsaQ7nZ&dq=Ellen+Brown+Web+of+debt+MEFO

L' articolo dice invece falsità riguardo la politica monetaria del Terzo Reich ed è pure molto lacunoso nel descrivere quella che fu la Wehrtwirtschaft, la c.d. economia di guerra (sic!) instaurata dal duo Hitler-Schacht, completamente appiattito nella già falsante descrizione di quella particolare emissione di moneta.

Tra l' altro gli allegati riduzione dei salari per legge e politiche corporative a vantaggio dei soli imprenditori sono simili a quanto fatto dal Fascismo in Italia.

Il progetto di riarmo e di piena occupazione forzati si basava sulle cambiali MEFO - Metallurgische Forschung - ideate e gestite da Hjalmar H.G. Schacht al contempo da Presidente della Reichsbank (Banca Centrale tedesca) e da Ministro dell' Economia fino al 1939, cioè fino a quando Hitler diede inizio alla 2ª Guerra Mondiale.

Un articolo più esaustivo e preciso in merito:

http://www.luogocomune.net/site/modules/news/article.php?storyid=2460



Chiamo in causa Domenico per i dettagli inerenti l' emissione e la gestione delle MEFO (come da viewtopic.php?p=5108#p5108 ).




[Il blog linkato più che fascista io lo definirei sandilucianista in salsa complottista-del-cazzo™. E' linkato anche il giornale che piace tanto a Sandi :lol: . E' una buona conferma che il collettivismo autoritario e clericale e il sindacalismo doppiogiochista è sempre stato il punto di partenza per le spirali nazionaliste-segregazioniste ben esemplificate dal PNF di Mussolini e dal NSDAP di Hitler. Non sono un caso inoltre le simpatie per l' URSS di Stalin e gli accordi economici inizialmente fatti con la stessa dittatura da entrambi.
Ricordando che tutte queste forme totalitarie sono state create ad arte dal Sistema Bancario occidentale, più o meno come Sanduccio salta senza ritegno dalle candidature politiche neofasciste a quelle in NoEuro...]

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Re: [DOSSIER n.10] IGB mala tempora..

Messaggioda Huro Chan » 17 set 2010, 13:19

L' articolo dice invece falsità riguardo la politica monetaria del Terzo Reich ed è pure molto lacunoso nel descrivere quella che fu la Wehrtwirtschaft, la c.d. economia di guerra (sic!) instaurata dal duo Hitler-Schacht, completamente appiattito nella già falsante descrizione di quella particolare emissione di moneta.

Tra l' altro gli allegati riduzione dei salari per legge e politiche corporative a vantaggio dei soli imprenditori sono simili a quanto fatto dal Fascismo in Italia.

Il progetto di riarmo e di piena occupazione forzati si basava sulle cambiali MEFO - Metallurgische Forschung - ideate e gestite da Hjalmar H.G. Schacht al contempo da Presidente della Reichsbank (Banca Centrale tedesca) e da Ministro dell' Economia fino al 1939, cioè fino a quando Hitler diede inizio alla 2ª Guerra Mondiale.


Ecco, mettere i puntini sulle i credo sia fondamentale in questo caso.
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Re: [DOSSIER n.10] IGB mala tempora..

Messaggioda Lerda Michele » 10 nov 2010, 17:35

Francesca, posso uitilizzare questo tuo dossier, cambiando qualche frase, per dei trafiletti nella rivista universitaria, in particola su Sankara, JFK e Auriti. L' impostazione che hai dato qua è praticamente perfetta per i trafiletti che ho in mente!
La vita è qui e ora il resto non conta!!!

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francescalazzaro

Re: [DOSSIER n.10] IGB mala tempora..

Messaggioda francescalazzaro » 10 nov 2010, 19:18

:shock:
e me lo chiedi???
scherzi!!!
è qui apposta!!!!


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