Quando finisce la moneta inizia il credito. E quindi..

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sandropascucci
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Quando finisce la moneta inizia il credito. E quindi..

Messaggioda sandropascucci » 15 feb 2012, 15:13

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Quando finisce la moneta inizia il credito. E quindi il debito.

[sandropascucci, 14.02.2012 : primit.it – signoraggio.com]

La moneta è un qualcosa di reale. Da legare a qualcosa di reale.

La moneta si cede in cambio di merce (o servizio), e/o viceversa.

Terminato lo scambio la parte che ha ceduto moneta si trova in possesso della merce (o servizio) e la parte che ha ceduto la merce (o servizio) si trova proprietaria della moneta.

Non esiste debito in questa semplice transazione.

Non ci si è arricchiti con l’entrata in possesso di moneta, si è solo provveduto a rifornirsi della possibilità, in futuro, di entrare in possesso di vera ricchezza, ossia di beni, merci o servizi di valore equivalente a quelli ora ceduti.

Quando non si ha la moneta ma si pretende di accedere alla merce (o servizio) si ricorre al credito, quindi al debito. Si diventa mutuatari.

Avendo [ora] credito si può avere [ora] merce (o servizio) ma non ci si libera del debito, che rimane a fare compagnia al mutuatario.

Chi cede (vende) la merce (o servizio) ha ora credito e può usarlo come fosse moneta, ma non è moneta.

La moneta è autonoma e si basa sull’accettazione della controparte per essere reale e viva. Fino a che hai moneta non hai credito e quindi non hai debito.

Se hai moneta non hai debito ma neanche ricchezza. La moneta non è ricchezza. Se hai merci, beni o servizi allora hai ricchezza ma hai anche debito, se li hai ottenuti tramite credito e non tramite moneta.

Ecco perché i vecchi PRIMA accumulavano moneta e POI acquistavano i beni (merci o servizi). Oggi persone di 30 anni hanno* automobili, case e vanno in vacanza alle Maldive ma la sera mangiano pane, rata del mutuo e mortadella.

*o aspirano ad avere, intortati da film, pubblicità ingannevoli, false speranze e miti sociali.

E’ una scelta. Comprare a credito (quindi a debito) è una scelta. Singola ma che ricade su tutti. Perché?

Il credito ha bisogno di una struttura che lo gestisca, che lo garantisca, che lo tenga in vita.

Questa struttura è la banca.

La banca crea credito, e quindi debito, mai moneta.

La moneta passa di mano e non lascia residui ma solo prodotti che passano di proprietà tra i contraenti.

La transazione effettuata tramite moneta è autoestinguente, pulita.

La transazione effettuata tramite credito genera un residuo: il debito, che andrà estinto successivamente.

Questo vuol dire che nella transazione credito-vs-merce partecipa la banca, senza nessuna titolarità, se non quella di aver fornito un espediente machiavellico chiamato “credito bancario”, ossia debito.

Ecco l’importanza, quindi, della domanda di Auriti:

la moneta di chi è?


Il credito è della banca che lo dà al mutuatario (colui che chiede il prestito) e che a sua volta lo passa al venditore della merce (o servizio). Il debito è la ricevuta che rimane nelle mani della banca e che tiene sotto mira l’acquirente/mutuatario, che dovrà, in base alla abilità e fortuna, saldare la banca. Per cosa? Per aver fatto un segno su un foglio o riempito una casella di memoria di un computer.

Tutto si basa sulla limitatezza del singolo bisognoso, capace di sottomettersi al Sistema con frasi tipo: «senza la banca non avrei casa».

Quando in realtà è proprio senza quella stessa casa che la banca non avrebbe potuto creare, dal nulla, la cifra [mistificatoria] pari al suo valore reale.

Un bel paradosso, no?

Una banca nel deserto non può creare credito, poiché nessuno le porta beni reali in garanzia.

Una banca al centro di una città può invece creare, dal nulla, credito sufficiente a comprare l’intera abitato. Tutte le case, che, certo liberamente, il proprietario vuol mettere in vendita e qualcuno vuol acquisire.

La banca è l’unica industria che per operare ha bisogno solo di un tavolo e di un foglio di carta. E qualcuno che si chini a porre una firma. Ignaro o bisognoso, al banchiere non importa.

La banca è un pozzo senza fondo, in grado di riempirsi di ogni cosa reale, nel Tempo.

Ecco perché quando una persona fa il mutuo poi lo paghiamo tutti. In un modo o nell’altro siamo vittime del POTERE che quella persona ha dato alla banca, che lo re-investe, quel POTERE, tramite vari canali, al fine di PRESERVARLO.

Fiducia, politici, favori, malavita, armi, droga, sanità, impianti industriali, libertà individuali, cittadini, neonati, pane, acqua e farina.. tutto nell’idrovora posta - lo vedi bene anche tu, no? - al centro del paese, nella piazza principale, a fianco dei Carabinieri, di fronte al Municipio, di lato alla Farmacia. E’ lì.

Il POTERE BANCARIO, la FORZA de Il Grasso Bankiere, è lì. Non nei libri contabili a somma zero.

IGB ha sommato tutte le singole rate, la nostra fretta di avere subito le cose, merci, beni e servizi e ne ha fatto uno scudo enorme, dietro il quale continua a succhiare energie alle persone.

Il mutuatario ha avuto SUBITO la casa? Bene.. e IGB ha avuto SUBITO il POTERE. Bene?

Credevamo fosse gratis "avere SUBITO" casa? Davvero abbiamo creduto fosse limitato alle singole rate mensili, seppur spalmate per lunghi 35 anni?

Abbiamo permesso alla banca di entrare nel tessuto commerciale prima e industriale dopo. E sociale ADESSO. E politico da sempre.

Nulla rimane sospeso in aria gratis, neanche un passero. La moneta ha i piedi per terra, il credito pretende di volare. Per un certo periodo pare pure possibile, sembra funzionare.. ma quello non è volare, quello è cadere con stile.

E’ lì. E’ tutto lì il potere di emettere credito, e quindi debito, sotto mentite spoglie di moneta: il SIGNORAGGIO delle banche.

E lì, da capire, da consapevolizzare e da combattere. Se non sei un barattolo di grasso per cuscinetti a sfera.

E’ lì.

Ma al 30enne piace stare di là, su facebook. Taglione.

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Re: Quando finisce la moneta inizia il credito. E quindi..

Messaggioda MauroB » 16 feb 2012, 13:10

lettera di un giovane imprenditore al sole 24 ore

Tutto si basa sulla limitatezza del singolo bisognoso, capace di sottomettersi al Sistema con frasi tipo: «senza la banca non avrei casa».


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Il peso dei fondi negati

Cronologia articolo16 febbraio 2012Commenti (1)

Ci tolgono l'amore per il lavoro
Era ora che qualcuno mettesse a disposizione di noi piccoli e piccolissimi imprenditori uno strumento per parlare della terribile stretta sul credito che sta avvenendo in questi tempi.
Sono titolare, con i miei genitori, della tipica azienda famigliare del Nord Italia, lavoriamo nel settore impiantistico da 37 anni, siamo riusciti, investendo le nostre vite, a creare un'impresa che ha chiuso il 2009 con un fatturato di oltre 2 milioni di euro e 20 addetti. La nostra azienda è la nostra vita e il nostro orgoglio, è tutto quello che abbiamo, rappresenta il passato e,per quel che mi riguarda, il mio futuro .
Come mio padre anche io ho iniziato a lavorare presto. A 18 anni sono entrato in società con i miei genitori, perchè adoro il nostro lavoro e credo nel nostro potenziale; a 19 anni sono stato il più giovane in Italia a creare un sistema qualità certificato ISO 9001, a 25 anni , con un finanziamento datomi da una importanmte banca italiana (50mila euro in 5 anni con mutuo chirografario, erogato nel giro di un mese. Come cambiano le cose in 5 anni!) ho comprato la mia seconda impresa, una piccola società (la più antica di Marghera che dal 1968 costruiva impianti di condizionamento) che lavorava principalmente sulle manutenzioni. Negli anni successivi, lavorando una media di 13 ore al giorno sono riuscito a ripagare il debito. Ma la mia aziendina oggi non esiste più: la chiusura della maggior parte delle entità produttive di Marghera ne ha decretato l'inevitabile fine. Ma non mi lamento: abbiamo acquisito contatti e clienti, li abbiamo fidelizzati e portati nell'azienda principale (www.migliorinimpianti.it) nata come ditta individuale e poi, investendo in certificazioni, classi SOA sempre più elevate, ha continuato a crescere nell'ottica del miglioramento continuo, fino a oggi. Ora ho 30 anni, negli ultimi 2 anni sto assistendo, impotente, alla disgregazione, lenta ma inevitabile, di tutto quello che pian piano abbiamo costruito. E tutto per la stretta del credito da parte delle banche. La stessa banca che nel 2009 mi accordava 60mila euro di fido di conto corrente e 350mila euro di castelletto autoliquidante per anticipo fatture e contratti, nel 2010, a fronte del vistoso calo di fatturato, mi accordava 40mila di c/c e 300mila di castelletto; ora per darmi 200mila euro di castelletto e 40mila di fido, mi richiede la garanzia consortile del 70% sul conto corrente e del 50% sul conto anticipi.
Sono conscio del fatto che senza le banche non avrei mai potuto lavorare e fare i numeri che abbiamo fatto, ma mi rendo anche conto che ho pagato, e salato, il credito che mi è stato concesso: solo a una delle banche con cui lavoro ho pagato in 10 anni 218.191,09 euro di interessi.
Mi chiedo se nel calcolo del rating della mia azienda , qualcuno ha tenuto conto che io ho si ridotto (volutamente) il fatturato, ma ho anche ridotto il rapporto di indebitamente con le banche a meno di un terzo? Nessuno calcola che per la prima volta in 37 anni abbiamo preso la dolorosissima, ma indispensabile, decisione di licenziare degli operai? Nessuno calcola che lavoro io, con mio padre e mia madre, praticamente gratis da due anni? E ancora, nessuno calcola che, per come vanno le cose oggi, io non potrò mai accedere al credito per comprarmi una casa o farmi una famiglia con i sistemi convenzionali? Infine, e questo vorrei chiederlo di persona al prof. Monti, come possiamo sperare che il nostro paese si riprenda se stiamo pian piano togliendo la voglia di lavorare a chi ama il proprio lavoro e lo ha sempre portato avanti con passione?

Christian Migliorin - un giovane imprenditore che vuole ancora credere nel futuro
Gli interessi pagati in 10 anni sono cosa del passato e non possono contare sul finanziamento del futuro se non come indicazione sulla correttezza di comportamento. Ridurre il perimetro dell'azienda è una strada inevitabile durante i rovesci della recessione. Le banche lo sanno. O dovrebbero saperlo.

Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/ucxZi


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Re: Quando finisce la moneta inizia il credito. E quindi..

Messaggioda sandropascucci » 16 feb 2012, 17:58

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solo a una delle banche con cui lavoro ho pagato in 10 anni 218.191,09 euro di interessi
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