What Is Money For? di Ezra Pound

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sergioloy

What Is Money For? di Ezra Pound

Messaggioda sergioloy » 15 set 2009, 13:28

non sapevo dove metterlo, magari c'è già in effetti. nel caso lo si può togliere tranquillamente.

EZRA POUND

A che serve il denaro

I disordini non avranno mai fine, non avremo mai una sana amministrazione della cosa pubblica, se
non acquisteremo una nozione precisa e netta della natura e della funzione del denaro.
Potrei tornare indietro e parlarvi della carta moneta emessa in Cina nell'anno 840 della nostra era,
ma sono le vicende della moneta nel mondo occidentale che ci interessano.
Prima di tutto tenete presenti le parole dette da Patterson, fondatore della Banca d'Inghilterra. Egli li
assicurava che la banca avrebbe fatto buoni affari perché «la banca lucra sugli interessi su tutto il
denaro da essa creato dal nulla».
In che cosa dunque può consistere questo denaro che il banchiere può «creare dal nulla»?

Misura dei prezzi

Il denaro è un mandato, un titolo quantitativamente determinato. Ecco la qualità fondamentale che lo
distingue da altri titoli non quantitativamente misurati, quali, ad esempio, il titolo di un Tizio ad
appropriarsi di quanto posseggo mediante la requisizione in tempo di guerra, o di un invasore,
oppure di un ladro, di appropriarselo tutto.
Il denaro è un titolo quantitativamente determinato, consegnato dall'acquirente al venditore contro la
consegna di beni, senza che occorra altra formalità; senonché qualche volta si rilascia una ricevuta.
Il concetto di giustizia è inerente al concetto di misurazione, e il denaro è la misura del prezzo.

Mezzo di scambio

Il denaro è valido quando il pubblico riconosce che conferisce un diritto, e quando si consegnano
merci o servizi nella quantità determinata dal valore stampato sul «biglietto», sia esso di metallo o di
carta.
Il denaro è un biglietto generico, e solo in ciò differisce da un biglietto ferroviario o da un biglietto di
teatro. Se questa affermazione vi sembra puerile, considerate per un istante la natura di altri
biglietti.
Un biglietto ferroviario è un titolo quantitativamente determinato. Un biglietto da Roma a Frascati ha
un valore diverso da uno da Roma a Catania. Tutti e due sono misurati in chilometri di lunghezza
invariabile. Un biblietto monetario, in un regime monetario malsano, ha un valore oscillante. Da
molto tempo il pubblico si affida a persone che si servono di misure instabili.
Ed ecco un altro punto di vista. I biglietti di teatro sono datati. Non accettereste un biglietto per Fila
B, n. 7, se non portasse una data. Se sei persone avessero diritto al medesimo posto alla medesima
ora, il biglietto avrebbe un valore molto relativo. (Orage domandava: «Lo chiamereste inflazione
stampare tanti biglietti quanti posti vi sono nel teatro?»).
Si sente dire che il denaro è un «mezzo di scambio»; ciò significa che può circolare liberamente di
mano in mano quale titolo quantitativamente determinato a beni e a servizi che esso misura gli uni
rispetto agli altri.

Garanzia di scambi futuri

La nostra definizione del denaro sarà precisa se sarà espressa in parole che non possono applicarsi
ad una cosa diversa e se la definizione nulla omette di quello che è essenziale alla natura del denaro.
Quando Aristotele chiama il denaro «garanzia di scambi futuri», intende dire che esso è un biglietto
non datato, che varrà quando vogliamo servircene.
Talvolta questi biglietti hanno conservato la loro validità perfino per un secolo.
Quando non si fa subito la consegna del denaro dovuto per beni o servizi ricevuti, si dice che si ha
credito. Il «credito» è la fiducia di altri nella nostra possibilità e nella nostra volontà di consegnare a
tempo debito sia il denaro, sia altri beni misurati dal denaro.

Lo scopo del denaro

La maggior parte degli uomini è tanto intenta a procurarsi la propria quota di biglietti-denaro per
servirsene come misura di capacità d'acquisto, che si è scordata dello scopo del denaro e si è
ingolfata in una massa inestricabile di errori e di confusioni per quanto riguarda l'ammontare totale
del denaro in circolazione in un paese.
Un ottimo martello non vale niente come stuzzicadenti. Se ignorate lo scopo del denaro, ve ne
servirete in modo connfusionario; soprattutto un Governo che ignora lo scopo del denaro farà una
politica monetaria confusionaria.
Dal punto di vista statale, cioè dal punto di vista di un individuo o di un partito desideroso di
governare con giustizia, un pezzo di denaro è un biglietto, tutto il denaro circolante nel paese è un
mucchio di biglietti, che serve per assicurare l'equa ripartizione degli alimenti e degli altri beni
esistenti nel paese.
Oggidì, il compito che spetta a chi vuol scrivere un opuscolo sul denaro non è quello di dire qualche
cosa di nuovo, o di escogitare una tesi o dimostrare una teoria; egli non deve fare altro che mettere
in evidenza certi fatti già noti da 20 e talvolta 2000 anni.
Bisogna rendersi conto dello scopo del denaro.
Se pensate che è una trappola per acchiappare i gonzi, o un mezzo per sfruttare il pubblico, sarete
ammiratori del sistema bancario operato dai Rothschild e dai banchieri di Wall Street. Se pensate che
è un mezzo per estrarre profitti dal sudore del popolo, sarete ammiratori della borsa.
Dunque, e infine, per mettere un po' d'ordine nelle vostre idee avrete bisogno di alcuni princìpi come
punti di riferimento.
Scopo di un sistema economico razionale e decente è quello di sistemare le cose in modo tale che la
gente possa nutrirsi, vestirsi, ed essere alloggiata nei limiti concessi dalla massa dei beni disponibili
nel paese.

Il valore del denaro

Dato che in un tale sistema economico il denaro rappresenta il mezzo di scambio, vi renderete conto
che per essere un mezzo di scambio equo deve essere quantitativamente determinato.
Di che cosa vi servirete per misurare il valore dei beni? Un uovo è un uovo. Potete mangiarlo
(fintanto che non marcisce). Le uova non sono tutte delkla medesima grandezza; tuttavia potrebbero
servire in una comunità primitiva, come misura approssimativa dei valori [1].
L'austriaco Unterguggenberger, riformatore monetario, si serviva del lavoro come unità di misura,
«Arbeitswerte», 10 scellini di lavoro. Ciò poteva andar bene in una valle alpestre ove tutti facevano
pressoché lo stesso lavoro nei campi.
Carlomagno aveva preso ad unità di misura il grano; un dato numero di staia di grano, orzo, o segala
valeva un «denaro» o viceversa; il prezzo giusto dell'orzo era tanto allo staio.
Nel 756 d. C. era 2 danari.
E nell'808 d. C. era 3 danari.
Ciò vuol dire che l'agricoltore otteneva più danari per la medesima quantità di orzo. Speriamo che
poteva acquistare una maggiore quantità di altri beni con quel danaro.
Disgraziatamente, il valore dei beni dipende dal volume disponibile -scarsezza, sufficienza, o
eccedenza- per soddisfare la richiesta ad un dato momento.
Un paio d'uova avranno gran valore per un affamato, naufrago, che si trova su una zattera.
Il grano varrà di più rispetto alla stoffa di lana in certe stagioni che non in altre. Altrettanto si può
dire dell'oro e del platino.
Un solo prodotto (fosse pure l'oro) non può offrire una base sufficiente al denaro.
L'autorità dello Stato a garanzia del biglietto stampato offre la base migliore ad una circolazione equa
ed onesta.
I Cinesi si resero conto di questo più di 1000 anni fa; ne è la prova il biglietto di Stato (non di banca)
emesso dalla dinastia Tang.
Il diritto di emettere denaro (biglietti) e di stabilirne il valore è attributo squisito della Sovranità.
Gli interessi americani occultano l'articolo più importante della costituzione degli Stati Uniti.
Questoi interessi affermano che il Governo americano non ha il diritto di fissare i prezzi. Esso ha però
il diritto di stabilire il valore del denaro:diritto che spetta al Congresso.
La differenza non è dunque che questione di formule legali e di disposizioni verbali.
Il Governo degli Stati Uniti ha il diritto di dire che un dollaro ha lo spessore di uno staio di grano, ha
la lunghezza di un metro di tessuto, ha la larghezza di un decilitro di benzina.
Dunque il Governo degli Stati Uniti ha un diritto legale di fissare il prezzo giusto e stabilire un equo
regime dei prezzi.

Il prezzo giusto

Dagli scambi dopo secoli nacqie la dottrina del prezzo giusto d ei canonisti, e mille anni di meditazioni
-da sant'Ambrogio a sant'Antonino di Firenze- sui mezzi per determinare il prezzo giusto. (Le
corporazioni medievali si occuparono incessantemente di questo problema, e crearono gli organi per
determinarlo).
Tanto per i seguaci di Douglas, fautori del «credito sociale», quanto per i cattolici moderni, il prezzo
giusto è il postulato necessario dei loro sistemi. Si può rimproverare a Douglas di non aver escogitato
e creato gli organi per assicurare il rispetto del prezzo giusto. Un sacerdote mi diceva recentemente
che i «distributori» inglesi cominciano ad accorgersi che non hanno organi per stabilire e per far
rispettare il prezzo giusto.
Non vi è che lo Stato che possa effettivamente stabilire il prezzo giusto di un prodotto, per mezzo di
ammassi di prodotti grezzi, posti sotto il controllo dello Stato, e con la creazione dell'ordinamento
corporativo della produzione.

Il volume del denaro

Una volta stabilite le dimensioni del dollaro, dello scudo, o della lira che sia, toccherà al Governo
curare la stampa dei biglietti e provvedere affinché vadano in mano agli aventi diritto.
Aventi diritto sono tutte le persone non dedite alla delinquenza, e ai sensi di questo opuscolo la
delinquenza comprende le frodi commesse a danno altrui per mezzo della camorra monetaria.
Negli Stati Uniti e in Inghilterra il volume del denaro è insufficiente (Al momento di scrivere: 1939).
Non circola in mezzo alla popolazione un numero sufficiente di biglietti per permettere l'acquisto di
quanto ad essa occorre -e ciò nonostante il fatto che le merci si trovano nei magazzini o marciscono
sui moli dei porti.
Quando una nazione non ha o non può ottenere la quantità di derrate occorrente al suo popolo, è una
nazione povera. Quando quelle derrate esistono e il popolo non può procurarsele con il lavoro onesto,
lo Stato è marcio, e no bastano le parole per dire quanto è marcio.
Ma quando un banchiere o un professore vi afferma che un paese non può fare questo o quello
perché manca il denaro, afferma una menzogna vile e stupida quanto sarebbe dire che non si
possono costruire le strade perché mancano i chilometri. (La frase non è mia, ma è troppo bella
perché non sia messa in circolazione).
Roosevelt e i suoi professori si erano messi sulla buona via quando volevano il dollaro-merce; però
prevaricarono e ricorsero a sotterfugi e a scappatoie quando si trattava di provvedere i biglietti in
quantità sufficiente per soddisfare le esigenze di tutto il popolo e di fare sì che quei biglietti
circolassero.
È dovere dello Stato provvedere affinché il volume del denaro nelle mani di tutto il popolo sia
sufficiente, e di fare in maniera che circoli con la rapidità occorrente perché si effettui la distribuzione
di tutti i beni prodotti o producibili.
Se tutti i cittadini di un paese non possono fare tre pasti al giorno e non hanno di che vestirsi ed
alloggiarsi, vuol dire che quel paese è o indolente o malsano. Se questo avviene in uno Stato ricco,
vuol dire che le ricchezze di quello Stato non sono integralmente valorizzate.

Il credito sociale

Il valore è dovuto in gran parte al lavoro. Il grano è disponibile perché la terra è stata lavorata; le
castagne perché sono state raccolte.
Ma molto lavoro è stato fatto da uomini -per lo più inventori, scavatori di pozzi, costruttori di impianti
industriali, ecc.- ormai defunti, i quali dunque non possono né mangiare névestire panni.
Grazie a questa eredità di attrezzamento economico e scientifico messa a nostra disposizione da
questi defunti, è stato creato un notevole patrimonio di Credito sociale che può essere ripartito fra il
popolo a titolo di premio e in aggiunta al salario.
Il Douglas vorrebbe che fosse incrementata la capacità d'acquisto globale della nazione con
l'emissione di biglietti da distribuirsi a ragione di un tanto per testa, e in una misura proporzionata al
volume dei beni disponibili. Oggigiorno (1939) in Inghilterra e negli Stati Uniti i beni disponibili e
richiesti non sono acquistati perché il volume complessivo della capacità di acquisto a disposizione
del pubblico (cioè il volume totale dei biglietti in circolazione) è insufficiente.
Mussolini e Hitler non hanno perduto tempo a fare proposte. Hanno iniziato, e tuttora fanno, la
distribuzione tanto dei biglietti che dei beni in una misura proporzionata alla capacità e all'attività dei
rispettivi popoli, italiano e tedesco.
Douglas potrà obiettare che questo modo di agire non è «democratico» (cioè a dire ugualitario); ma
per l'esperto monetario e per l'economista il risultato è il medesimo. I beni vengono distribuiti.
Questi tre uomini considerano la giustizia da punti di vista un po' diversi. Essi sono tutti e tre
d'accordo sulla necessità di colmare l'insufficienza constatata nella capacità di acquisto nazionale. È
oramai trascorso un decennio da quando io dissi che Mussolini era riuscito a fare assai più che non il
Douglas, perché il Douglas ha presentato le sue idee come un sistema bastao sulla cupidigia e non
sulla volontà.
Ma entrambi i sistemi, tanto quello Fascista quanto quello di Douglas, differiscono quanto ilgiorno
dalla notte fall'ignominia dell'infame sistema britannico del sussidio(dole) corrisposto ai disoccupati
con denaro sottratto ai lavoratori, sistema che rende i disoccupati sempre meno atti al lavoro, s
empre più incapaci di godere i sensi della vita.
Non soltanto essi divengono un peso morto a carico dei lavoratori, ma un peso morto a carico di tutte
le persone che si sforzano di mantenere un tenore di vita decente. Tutta la scala dei valori è falsata.
Ogni anno diminuisce sempre più il senso dei valori sociali, del dovere di vivere in modo da non
nuocere agli altri, di osservare la moderazione e di esercitare la previdenza.
La creazione del denaro per assicurare la distribuzione dei beni non è una novità.
Se non volete credere che l'Imperatote Tching Tang sia stato il primo a distribuire, nell'anno 1766 a.
C., un dividendo nazionale, chiamatelo pure con un altro nome. Diciamo che sia stato un sussidio
straordinario, ma il fatto serve almeno per eliminare un equivoco. L'Imperatore metteva in valore
una miniera cuprifera e batteva monete tonde, forate di buchi quadrati, che distribuiva ai poveri «e
questo denaro permetteva loro di acquistare il grano dai ricchi»; ma questo denaro non poteva
modificare la carestia generale di grano.
Il fatto è avvenuto tremila anni fa, ma giova ad intendere la natura del denaro e quello che può fare.
Ai fini del buon governo, il denaro è un biglietto che serve ad assicurare la distribuzione senza
disordine sociale dei beni a disposizione del mercato; potrà anche incoraggiare una maggiore
produzione di grano o di altri beni, incoraggiare, cioè, l'abbondanza. Ma il denaro in sé non è
abbondanza.

Inflazione

«Inflazione» è una parola che serve da spauracchio per allontanare la gente da qualsiasi espansione
monetaria.
La vera inflazione non comincia se non quando il denaro (titoli quantitativamente determinati) è
emesso contro beni o servizi che non possono essere consegnati (questo fu il caso degli assignats
della Rivoluzione Francese, emessi contro terre appartenenti allo Stato), o quanto è emesso in
quantità eccedenti la richiesta per beni o servizi disponibili. In tali casi la situazione è paragonabile a
quella che esisterebbe qualora due o più biglietti fossero emessi per il medesimo posto al teatro alla
medesima ora, o a Londra per uno spettacolo dato quella sera a Bombay, o per uno spettacolo
scadente al quale nessuno vuole assistere.
Il denaro può essere emesso tanto che ognuno dei titoli quantitativamente determinati può essere
soddisfatto dai produttori e dai commercianti del paese con la consegna dei beni o servizi dove e
quando sono richiesti dal pubblico.

I certificati muniti di bollo del Gesell

L'inflazione è un pericolo; il ristagno del denaro è un altro.
Gesell, il riformatore monetario sudamericano, prevedeva il pericolo del tesoreggiamento e volle
prevenirlo con l'emissione di certificati bollabili, ossia di biglietti di Stato ai quali il portatore deve
apporre, al primo di ogni mese, una marca da bollo equivalente all'1 per cento del valore nominale
del biglietto stesso. Il biglietto che non ofsse debitamente munito di bolli non avrebbe corso.
Si tratta di una tassa sul denaro, che potrebbe essere prelevata -nel caso della lira- a ragione di 5 o
di 10 centesimi al mese su biglietti di 5 e di 10 lire. La tassa sul denaro può essere prelevata in molti
e svariati modi; quello escogitato da Gesell offre il vantaggio di non poter gravare se non sulla
persona che, alla data stabilita per la riscossione, abbia in tasca denaro per un ammontare almeno
cento volte superiore a quello della tassa stessa.
I certificati Gesell offrono un mezzo di scambio ed una misura degli scambi che non potrebbe essere
tesoreggiato impunemente. Essi dovrebbero sempre circolare. I banchieri non potrebbero rinchiuderli
nelle loro sacrestie e tassare il pubblico per concederne l'uso. Avrebbero anche il vantaggio di
mettere il venditore di generi deteriorabili in una migliore posizione per trattare con i possesori di
denaro, bene teoricamente non perituro.
Il sistema Gesell mi piace soprattutto perché le persone che se ne servono ottengono una nozione
esatta della natura del denaro, la capiscono meglio che non coloro che non si sono serviti di questi
certificati bollabili. Non sono certamente desideroso di introdurre nuovi bolli; tuttavia faccio osservare
che il pubbliconon è troppo stupido per servirsi di francobolli postali e che non serve pretendere che
è troppo scemo per imparare cosa sia il denaro.
Non dico che sia obbligatorio servirsi del sistema Gesell; ma una volta che vi siete resi contodel
perché egli lo voleva, non sarete più tosati dai pescecani della banca e delle autorità monetarie,
senza accorgervi di essere tosati. Ecco perché il Gesell è così utile come educatore. Egli ha escogitato
un mezzo molto semplice per essere sicuro che i biglietti circolino.

Il denaro statale

Nel 1816 Tommaso Jefferson faceva un'affermazione fondamentale che non è stata mai bene
assimilata, e tanto meno messa nel dovuto rapporto con le varie «proposte moderne» per
miglioramenti speciali da portare all'attuale dannato e rovinoso sistema -o piuttosto camorra-
monetaria.
Il lettore farebbe bene a incorniciare questa affermazione di Jefferson:
«...E qualora i biglietti nazionali emessi abbiano a base (condizione indispensabile) la garanzia data
da imposte specifiche create per effettuare il riscatto ad intervalli fissi e ragionevoli, e siano di taglio
atto alla circolazione, non sarebbe né necessario né equo gravarli di interessi, perché servirebbero a
tutti gli scopi cui serve il denaro metallico che verrebbe ritirato e da essi sostituito». Jefferson a
Crawford, 1816.
Questa formula dettata da Jefferson è sana. Se lo Stato emettesse il denaro in quantità sufficienti per
coprire le spese valide e giustificate, e se lo facesse circolare continuamente in modo che uscissero
dal portone per rientrare dalla finestra fiscale, l'economia nazionale non soffrirebbe tempo di arresto.
L'emissione di denaro onesto è un servizio, e quando lo Stato rende questo servizio ha diritto ad un
equo compenso, che differisce da quasi tutte le forme di tributo finora note.
Dico «quando lo Stato lo emette», perché quando gli Stati sono d eboli o incapaci, o quando fanno
emissioni inadeguate, gli individui o i consorzi si assumono a ragione questo compito (o lo
conservano da periodi pre-statali) e vale meglio, anzi è necessario, che la funzione monetaria
continui ad essere esercitata piuttosto che arrestarsi o cessare del tutto.
Ma d'altra parte, quella nazione che abbandona lo strumento per misurare gli scambi alla mercé di
forze estrinseche alla nazione, è una nazione in pericolo; è una nazione priva di sovranità nazionale.
È una nazione di cretini incompetenti che scivolano verso la rovina.
Riassumiamo.
La sovranità nazionale è insita nel diritto di emettere titoli o mandati quantitativamente determinati
che hanno diritto ai beni, cioè di emettere denaro.
Nessun altro r eparto o funzione dello Stato sandrebbe sorvegliato con cura più gelosa che non
questo, e in questo più che non in qualsiasi altro reparto dell'amministrazione statale occorrono alti
requisiti di moralità.
Il denaro statale, che riposa sulla ricchezza nazionale, deve rimpiazzare l'oro manipolato da usurai
internazionali.

Le necessarie cautele

Nel fondare una dinastia o nel riordinare uno Stato, i retto criterio vuole che in primo luogo siano
assicurati i risultati voluti, cioè che si provveda perché gli abitanti siano alimentati e alloggiati, e in s
econdo luogo che si provveda a disciplinare il meccanismo che serve alla distribuzione dei beni
(sistema monetario o altro) in modo che non abbia a decadere e che non si presti ad essere
derubato.
Ad esempio J. Q. Adams, uno dei fondatori degli Stati Uniti, aveva alcune buone idee socialiste o
statali per la conservazione delle risorse nazionali a scopi educativi o ad altri scopi di interesse
superiore. Le sue proposte eranointempestive. Il Presidente Jackson dava accesso alla terra; i coloni
potevano acquistare un buon appezzamento gratis; disposizione tempestiva e utile. Jackson non
provvedeva però ad impedire che questi terreni fossero trasferiti dai coloni ad altri quando non
volevano più coltivarli da sé. Di conseguenza il territorio degli Stati Uniti è caduto in mano ai
latifondisti.
Per i sistemi monetari esiste il medesimo pericolo che per i sistemi fondiari.
Create un sistema monetario equo e perfetto, e in tre giorni i farabutti, i bastardi dalla mentalità
mercantilista e monopolista, inventeranno quanche truffa per defraudare la gente. Il cacciatore di
concessioni nascerà in una forma o nell'altra fintanto che il letame puzzerà e l'umanità sarà afflitta da
aborti mentali.
John Adams si era accorto per tempo che i signorotti che tiranneggiavano le campagne avrebbero
avuto per successori i sensali che trafficavano in borsa.
Nel 1860 uno dei Rothschild -bontà sua- conveniva che il sistema bancario era contrario agli interessi
nazionali, e ciò prima che l'ombra di Hitler si fosse proiettata sulle fortune di quella famiglia.
Tocca alla nostra generazione fare quello che non fecero i democratici dei primi tempi. Il sistema
corporativo che conferisce al popolo, ordinato per categorie, poteri collettivi, offre ad esso un mezzo
per proteggersi per sempre dalla potenza della plutocrazia.
Se non vi piacesse l'ordinamento corporativo, cercatene un altro che possa dare i risultati voluti, ma
non perdete la bussola e non dimenticatevi del fine che tutti gli onesti vogliono raggiungere.
Soprattutto non mentite a voi stessi, e non prendete un aratro per un'ipoteca, o viceversa.

Un sistema economico

È vano parlare di economia, o ascoltare chi ne parla, o leggere libri che ne trattano fintanto che
lettore e scrittore non sanno il significato delle espressioni più semplici, più necessarie e che
ricorrono più frequentemente.
Quando si tratta di proporre un sistema economico, si deve innanzitutto domandare a quale scopo
deve servire.
E la risposta è che deve servire ad assicurare a tutti il cibo (sano), l'alloggio (decente), e
l'abbigliamento (secondo le esigenze del clima).
Un'altra formula per esprimere lo stesso concetto è quella dettata da Mussolini: «Disciplinare le forze
economiche e adeguarle ai bisogni della Nazione».

L'usura

Le sinistre pretendono che la proprietà privata sia incompatibile cvon questo che è il vero scopo del
sistema economico.
Vediamo la definizione della proprietà che si dava all'inizio dell'era capitalista, durante la Rivoluzione
Francese.
La proprietà «è il diritto che spetta ad ogni cittadino di godere e di disporre dei beni che la legge gli
garantisce. Come ogni altro diritto, il diritto di proprietà è limitato all'obbligo di rispettare l'altrui
diritto. Non d eve portare pregiudizio alla sicurezza, alla libertà, all'esistenza e ai diritti di proprietà di
altri nostri simili. Ogni possesso, ogni traffico che violasse questa massima sarebbe illecito e
immorale». Robespierre.
Uno sguardo dato al maledetto secolo decimonono ci rivela la continua violazione di queste massime
da parte dell'usurocrazia demo-liberale. In sostanza, la dottrina del capitalismo si è rivelata essere
una dottrina che insegna che si deve permettere ai ladri spregiudicati e ai gruppi antisociali di
intaccare i diritti di proprietà, corrodendo e consumandoli.
Questa tendenza ad «intaccare» è stata identificata e condannata fino dal tempo della legge
mosaica; Mosè la chiamavaneschek.
E nulla è più diverso da questa tendenza ad intaccare e a corrodere che il diritto di ripartire i f rutti
del comune lavoro cooperativo.
Il fatto è che l'usura è divenuta la forza dominante del mondo moderno.
«D'altra parte l'imperialismo demoliberale altro non è se non un'ingente accumulazione di capitali
monetari in alcuni paesi ove ammontano, lo abbiamo visto, a 4 o 5 miliardi di sterline in titoli. Questo
spiega lo sviluppo straordinario preso da una categoria, o piuttosto da uno strato di persone, che vive
di rendita, cioè di persone che vivono tagliando le cedole dei loro titoli, senza partecipare affatto alle
attività delle imprese, la cui professione è l'ozio. L'esportazione del capitale, base economica
indispensabile dell'imperialismo, non fa che accentuare il distacco dalle attività produttive di questo
strato di portatori di titoli, e dà l'impronta di parassitismo allo Stato che vive sfruttando ilo lavoro di
paesi e colonie transoceaniche»: V. I. Lenin, citando Hobson nel volume L'imperialismo, stadio
supremo del capitalismo.
Va bene, lo ha detto Lenin. Ma si potrebbero citare passi simili dalle opere del nazista Hitler (vedere il
paragrafo di Mein Kampf che Wyndham Lewis ha messo in evidenza nel suo volumeHitler).
«La lotta contro la finanza internazionale e contro i prestiti di capitali (Das Leihkapital) è divenujto il
punto più importante del programma nazional-socialista: la lotta del popolo tedesco per la sua
indipendenza e la sua libertà».
Si potrebbe citare la stessa idea espressa da Mussolini, fascista, e da G. H. Douglas, che si dice
democratico e dichiara che i suoi seguaci sono i soli veri democratici; si potrebbero citare simili passi
dalle opere di Mac Nair Wilson, monarchico cristiano, e di mezza dozzina di altri che non sospettano
affatto che concordano con le idee di Lenin.
Le sole persone che non sembrano aver letto e digerito questo suo trattato sono i membri del partito
operaio britannico e i vari gruppi di sedicenti comunisti sparsi in Occidente.
Certi fatti sono ormai acquisiti al di sopra dei partiti, alcune percezioni sono divenute oramai il
patrimonio comune di tutti gli uomini di buona volontà e non vi è oramai che la stampa ebraica e
peggiore che ebraica che si sforza di oscurarle. Fra i «peggiori della stampa ebraica» vanno
classificati i professori prezzolati che insegnano errori alle nuove generazioni dei giovani, i prezzolati
per mentire, i quali continuano a mentire per accidia o per inerzia o per una loro bebstiale
indifferenza al benessere del genere umano.
E qui, per evitare che la discussione sia sviata da considerazioni estranee all'argomento, voglio
distinguere tra il pregiudizio contro gli ebrei come tali, e il desiderio che esprimo che l'ebreo voglia
risolvere una volta per sempre il problema di fronte al quale si trova.
Intende egli osservare per conto proprio la Legge di Mosè?
Intende continuare a rubare agli altri, servendosi del meccanismo dell'usura, mentre vorrebbe essere
tenuto in conto di «prossimo»?
Questo è un esempio di quella doppiezza di criteri che la lurida delegazione britannica voleva far
prevalere, servendosi a tal fine della corrotta Società delle Nazioni (facciata dietro la quale si ergeva
a Basilea lo strumento di una corruzione anche peggiore).
L'usura è la cancrena del mondo che non potrà essere recisa dal corpo delle nazioni se non dal bisturi
del Fascismo.

APPENDICE

1. «L'attività bancaria è proclamata monopolio di Stato»: f.to Lenin, Krylenko, Podvalsky, Gorbunov.
Ciò implica, evidentemente, i pieni poteri allo Stato.
2. «Disciplinare le forze dell'economia e adeguarle alle necessità della Nazione»: Mussolini. Consegna
per l'Anno XIII.
3. Risolto il problema della produzione, la scienza, pungolata dallo Stato, dovrà risolvere il problema
della distribuzione. Cfr. Discorso del 6 ott. XII.
4. Il Ministro Rossoni accenna alla politica degli ammassi e alle possibilità che offre per instaurare un
nuovo sistema di imposte.
5. Bankhead ha proposto al Senato americano i «certificati bollabili»(stamp scrip), forse l'unica
proposta monetaria onesta al 100 % che sia stata fatta a quell'assemblea da quando la civiltà
americana fu distrutta dalla guerra civile e dopo di essa (1861-1865).
6. Daladier -per quanti errori possa aver commesso- proponeva i «certificati bollabili» ad una
assemblea del partito radicale francese, forse l'unica proposta onesta al 100% che sia stata fatta in
quel paese miserabile e tarlato da quando Necker vi introduceva i suoi parassiti e da quando la Banca
di Francia veniva inchiodata in groppa a quel popolo.
Converrebbe esaminare queste affermazioni per accertarne la verità oppure per smentirle.
Persiste tutt'ora una grande e viscida ignoranza. Gli interessi americani assoldano giornalisti di infimo
grado per ottenebrare l'opinione pubblica. Dobbiamo forse supporre che tanto lo scrittore quanto
colui che ne compra la penna ignorano che i salari sono pagati in denaro, che i dividendi sono pagati
in denaro, che materie prime e prodotti finiti si acquistanocol denaro?
In quanto alle bugie premiate, non esistono limiti: si va dallaSaturday Evening Post che afferò:
«Krueger è qualche cosa di più di un Titano della Finanza», alle affermazioni di ogni giorno e di ogni
ora fatte dagli «uomini di Stato» e dalla stampa inglese.
A proposito dell'Inghilterra
Per quanto mi risulta, non è stato presentato al parlamento britannico, dalla fondazione della Bance
d'Inghilterra in poi, nessun piano di politica monetaria da parte del Governo che sia onesto al 10%, e
nessuna delle importanti confessioni religiose inglesi si è mai pronunciata a favore della semplice
onestà monetaria.
Il sistema fiscale britannico è infame. Il fatto che i quadri di Raeburn o di Constable sono portati via
dal castello per entrare nei magazzini dell'antiquario ebreo, conseguenza di un'imposta iniqua e nera
sulle successioni, non ha mai messo un boccone di più in bocca al bracciante agricolo.
Dobbiamo all'oscuramento della coscienza circa la natura del denaro la distruzione inutile di tante
belle cose. Il castello, che avrebbe dovuto e potuto offrire un modello dell'arte di vivere, è stato
smantellato e ischeletrito senza scopo.
Se la vendita della biblioteca e la messa all'incanto dei quadri del castello avessero aumentato, sia
pure di dieci grammi, la razione di carne consumata dal bracciante, forse queste imposte potrebbero
essere giustificate. Ma nessuna giustificazione esiste per le imposte attualmente inflitte
all'Inghilterra.

Una parola per l'Arkansas

«Nello Stato di Mississippi il piantatore di cotone di medio calibro produce quattro balle di cotone
all'anno, le quali valgono attualmente, al prezzo di mercato, 42,50 dollari per balla. Ciò vuol dire 170
dollari per un anno di lavoro. La figlia del piantatore di cotone, che riceve in media 12 dollari la
settimana nella vicina fabbrica, guadagna 624 dollari l'anno per il suo lavoro, ossia tre volte il reddito
dell'agricoltore».
Così scrive la Commonwealth College Fortnightly di Mena, Arkansas, il 1 marzo 1938.
«Dunque -mi si fa notare- il denaro non è tutto e non si tratta esclusivamente di un problema
monetario».
Si potrebbe avere una circolazione monetaria equa e stabile, misurata in termini di uova, di lavoro, o
di un indice logaritmico dei prezzi, e quel piantatore riceverebbe sempre $ 42,50 per una balla di
cotone, e non potrebbe ottenere un maggior rendimento unitario.
Mi domando se questa dichiarazione sarà tale da soddisfare i miei amici bolscevichi di Arkansas e la
gente che si è messa in testa che io mi preoccupoesclusivamente del problema monetario!

Nota

[1] I buoi hanno servito a tal fine presso gli Zulù e altre tribù africane.
titolo originale:What is Money for?, Great Britain Publication, London 1939;
traduzione italiana di O. Rossetti Agresti, Edizioni San Giorgio, Napoli 1980.
Il testo fu pubblicato anche su «Il Meridiano di Roma», n. 30, 1941.
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sandropascucci
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Re: What Is Money For? di Ezra Pound

Messaggioda sandropascucci » 15 set 2009, 13:51

ottimo..
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