[RECENSIONE] La fine della finanza - M.Amato, L. Fantacci

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Christian Tambasco

[RECENSIONE] La fine della finanza - M.Amato, L. Fantacci

Messaggioda Christian Tambasco » 1 feb 2010, 11:21

La fine della finanza
Dal latino FINANTIA "conclusione amichevole di una controversia" da FINARE per FINIRE, terminare, concludere, da FINIS fine, conclusione, etc.., quindi non una predizione di tipo apocalittico circa la fine dei mercati finanziari, stile 2012, ma la constatazione del fatto che, nel corso della storia, la finanza si sia sempre più allontanata dal suo motivo d'essere o almeno da come era stata pensata originariamente.

Gli autori partono dall'etimologiadella parola per spiegarne i perchè, i fini e al contempo, come il venir meno del "fine" della finanza ci abbia condotto ad un sistema destinato ciclicamente a crisi endemiche, inevitabili come la dottrina stessa ammette.

Quindi il titolo in realtà si deve interpretare come la fine del fine ultimo della finanza ovvero la fine di quello spazio in cui debitore e creditore si incontrano per definire come e quando concludere il loro rapporto, la fine dello spazio in cui i debiti si estinguono, si saldano e i crediti si stralciano.

I mercati fianziari oggi sono luogo in cui i debiti non devono essere saldati e i crediti devono essere rinnovati, luogo in cui il fine è un debito procrastinabile in eterno, il suo rinvio a data da destinarsi, un mercato che rende sempre più possibile un presente basato sul debito, un debito che non ha un debitore e se ce l'ha non è tenuto a pagare.

Come si sia arrivati a ciò, come si sia potuto costruire un sistema debito, con la complicità degli Stati e dei privati banchieri, come si sia arrivati ad un sistema che fa il diavolo a quattro pur di mantenere in vita il debito grazie alle banche centrali, i due autori ce lo spiegano ripercorrendo a ritroso la storia.

Si parte dai "subprime borrowers" per arrivare alle lettere di cambio di Lione, attraversano l'unione europea dei pagamenti, la sua idea di fondo nelle Clearing Unions di Keynes, visitano Bretton Woods nel 1944 e gli accordi siglati a Savannah nel 1946, il gold standard, il gold-exchange standard, il dollar standard, per poi ritornare ai giorni nostri e trarre le dovute conclusioni.

Una constatazione è d'obbligo, ovvero, un sistema che ogni qualvolta vuole fissare delle regole finisce per spodestare l'oggetto della regolamentazione. Dall'oro alla moneta creata ex-nihilo.

Gli autori non si limitano a criticare le scelte consapevoli adoperate dal sistema fino ad ora. bensì mettono sul piatto delle proposte la possibilità di pensare una finanza diversa che non si basi più sulla liquidità per come la intendiamo oggi. Il ritorno alla separazione tra credito e moneta, il ripristino di un rapporto creditore/debitore in cui il rischio di successo o insuccesso è ripartito e limitato agli attori di tale rapporto in modo tale da ripristinare anche il senso di responsabilità che deve derivare dall'incontro tra il debitore e il creditore.

Il credito non necessita di liquidità accantonata, può essere concesso sottoforma di respiro dato al debitore, garantito dall'oggetto dello scambio, la merce. La moneta può quindi cessare di essere merce alla base di movimenti speculativi e tornare a circolare assolvendo al compito di mezzo di scambio e misura del valore. Questa l'idea, ovvero sottrarre la caratteristica di riserva di valore, della moneta, al mercato finanziario, o meglio, sottrarre il concetto di moneta-merce in modo da eliminare un mercato della moneta.

Un libro che mi ha dato gran piacere leggere e di sicuro ha ampliato le basi su cui svolgere le mie riflessioni legate al tema monetario.


Ciao Christian

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