[RECENSIONE] La società dello spettacolo - Guy Debord

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Christian Tambasco

[RECENSIONE] La società dello spettacolo - Guy Debord

Messaggioda Christian Tambasco » 31 gen 2010, 21:03

a suo tempo scrissi questa recensione, se così si può definire, relativa al libro di Debord

la società dello spettacolo
Di questo libro non farò una semplice recensione, ma aggiungerò una premessa che ne evidenzi l'importanza che ha rivestito per me, che tenti di raccontare come l'ho vissuto. D'altronde, pensare ad una semplice recensione, nel senso di farne una sintesi che pretenda di spiegarlo, non è possibile, in questo senso non è recensibile, almeno per il sottoscritto. Non basterebbe un enciclopedia per sviscerare il mondo che rivela e le implicazioni che ne derivano.

Con questo libro sento un debito intellettuale, non solo per la profondità e la lungimiranza davanti la quale ci si trova, ma anche perchè rappresenta un confronto continuo con i suoi contenuti.

Mentre lo si legge si riflette, mentre si interrompe la lettura per far fronte alla quotidianità le riflessioni riecheggiano nella testolina, dopo che lo si è letto si rimane senza parole per un pò, quasi ad assaporarne il lascito dei concetti, quasi a sentirli evolvere al nostro interno. Contenuti, alcuni, difficili da assimilare al momento e cristallini al presentarsi della realtà. Mi capita ancora di comprendere meglio alcuni concetti espressi al verificarsi della "situazione" che volevano descrivere o a cui si volevano riferire.

Devo ammettere che a tratti è risultato difficile, impegnativo, ma mai ha smesso di mantenere vivo in me l'interesse e la volontà di leggerlo oltre ad un morboso desiderio conscio di non vederne mai la fine. Questo libro ha rappresentato un continuo mettermi in discussione, trovare conferme, contraddizioni, un confronto ripetuto con quanto percepivo di ciò che Debord esprimeva.

Una volta entrati nel merito del libro non si ha affatto la sensazione di trovarsi nella posizione allievo-maestro, bensì in un confronto alla pari con l'autore, anzi di più. A confrontarsi non sono lettore e autore, questi spariscono cedendo il passo, la scena ai pensieri e alle coscienze che si affrontano, si avviluppano.

Il libro sarà sicuramente oggetto di rilettura da parte del sottoscritto a distanza di tempo e con stati di coscienza differenti da sottoporre a ciò che mi permetto di considerare, già da ora, sempre attuale e questo perchè si basa sull'idea in movimento, movimento dell'idea di contro alla staticità dell'ideologia, della tradizione, di ciò che viene sempre presentato e ahimè accettato come dogmatico.

Alcune considerazioni necessarie sull'edizione di cui sono entrato in possesso. L'edizione è quella tradotta da Paolo Salvadori e Fabio Vasarri ed edita da Baldini Castoldi Dalai. Nella sua prefazione alla 4^ edizione italiana, Debord, la definirà eccellente dopo aver denigrato parecchie precedenti traduzioni in diverse lingue. L'edizione si completa con i "Commentari", un'integrazione che l'autore farà nel 1988, 21 anni più tardi, dell'opera originale che risale al 1967.

La società dello spettacolo è un'analisi lucida e dettagliata della trasformazione della società ad opera dell'economia di mercato divenuta il centro che si serve dell'uomo che se non è il suo burattino né è l'ingranaggio. Un'economia di mercato che sostituisce il criterio quantitativo a quello qualitativo, tutto l'esistente viene preso per poi essere riproposto sottoforma di merce.

L'uomo stesso viene privato del suo tempo per vederselo restituito sottoforma di due merci contraddistinte; tempo lavoro e tempo libero. Quest'ultimo, inconsapevolmente e sottoforma di diritto acquisito, altro non è che una nuova forma di asservimento, funzionale al sistema, che abbisogna dell'individuo, prima come merce-lavoro, ingranaggio necessario alla produzione, poi come consumatore, fruitore dei prodotti e servizi appositamente confezionati per lui.

Se il denaro si fa equivalente generale astratto di tutte le merci, così lo spettacolo ne è il completamento moderno in cui l'insieme del momento mercantile appare in blocco come equivalente di ciò che la società può essere e può fare.

"Tutto ciò che lo spettacolo può permettersi di non far apparire...non esiste"...e viceversa, questa frase da sola riassume l'elemento fondante della critica di Debord, dove la realtà data in pasto allo spettatore è quella che appare nella forma in cui viene fatta apparire per sostenere ciò che si vuole e si deve sostenere. Lo spettacolo, unico e solo a dare voce alle parole, unico e solo a dare spazio e forma ai pensieri, unico e solo a determinare quali sono le realtà e i dogmi a cui saranno sottoposti gli spettatori.

Lo spettacolo che grazie alla tecnologia può arrivare ovunque, da chiunque.

Tutto ciò che accade nello spetttacolo, asserve lo spettacolo, Debord ci guida, non solo nel mondo spettacolare dell'informazione, ma anche nello stesso mondo spettacolare della disinformazione, delle dicerie e del ruolo altrettanto importante che rivestono ai fini del mantenimento dello stato di cose. Uno spettacolo che ha la capicità di mutare una realtà nell'immutabilità dello schema che lo domina ed ecco l'uomo che evolve la sua condizione di vita senza aver mai variato la sua condizione di schiavo.

La critica di Debord non si costituisce come un attacco ai media, come erroneamente si potrrebbe pensare, bensì una critica alla direzione che la società ha preso in cui si è passati dall'essere all'avere e dall'avere all'apparire. L'uomo non è solo lo spettatore passivo del mondo cui deve ambire/tendere, diviene addirittura inconsapevolmente partecipe nel pubblicizzare il tutto solo subendone gli effetti.

L'economia di mercato che ci regala una società in cui tutto è merce e in quanto tale per essere venduta deve prima essere presentata. Eccola la società in cui l'immagine diviene elemento fondamentale per poterne preservare la continuità. L'uomo si fa immagine nel momento stesso in cui a suo tempo permise di trasformarsi in merce.

Concludo con Debord:

"Nel mondo realmente rovesciato, il vero è un momento del falso"

"lo spettacolo è il capitale ad un tale grado di accumulazione da divenire immagine"

"l'alienazione dello spettatore a beneficio dell'oggetto contemplato si esprime così: più egli contempla meno vive; più accetta di riconoscersi nelle immagini dominanti dal bisogno, meno cmprende la sua propria esistenza e il suo proprio desiderio. L'esteriorità dello spettacolo in rapporto all'uomo agente si manifesta in ciò, che i suoi gesti non sono più i suoi, ma di un altro che glieli rappresenta"

"il mondo sensibile è stato sostituito da una selezioni di immagini che esiste al di sopra di esso e che nello stesso tempo si è fatta riconoscere come il sensibile per eccellenza"

"in una società in cui la merce concreta resta rara, è il dominio apparente del denaro a presentarsi come l'emissario dotato di pieni poteri che parla a nome di una potenza sconosciuta."

"Oh gentiluomini la vita è breve... Se viviamo, viviamo per camminare sulla testa dei re" [1]



[1] cit. Enrico IV - Shakespeare


Ciao Christian

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